I 9 tool digitali più utilizzati nel mondo dell’informazione

Come orientarsi nella sfida dell’informazione in tempo reale? Ecco 9 strumenti digitali che possono semplificare la vita di redazione.

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1. Slack

Slack facilita e velocizza la comunicazione con i colleghi ed è diventata fondamentale in molte redazioni.

Nei gruppi di lavoro risulta sempre difficile riuscire a gestire l’enorme mole di mail e messaggi relativi ad un progetto comune.

Slack è un’app di messaggistica istantanea adatta alle community che consente lo scambio di file e la suddivisione per argomenti di discussione. È inoltre possibile integrare servizi quali Dropbox, Twitter, Google Drive e Hangouts.

Il bot integrato di Slack viene utilizzato anche per fornire dati in tempo reale o feedback per i giornalisti.

2. TweetDeck

Twitter è ancora la piattaforma social più utilizzata dai giornalisti e TweetDeck è uno degli strumenti fondamentali per ottimizzare la propria presenza sul social network.

Alcuni professionisti dell’informazione non amano l’esperienza su Twitter perché non gradiscono passare da una pagina all’altra per seguire una discussione, non la considerano abbastanza una piattaforma in tempo reale.

Tweetdeck

TweetDeck offre stream di timeline, menzioni e repliche fianco a fianco in maniera veloce, tutto in una singola pagina.

È perfetto per monitorare grandi quantità di liste Twitter per news/tendenze, e per creare engagement con i follower.

3. Buffer e SocialFlow

Buffer è uno strumento per gestire i social media che posta automaticamente nel corso della giornata.

Cliccando su un bookmarklet, un link o una immagine, si può scrivere la bozza del post e aggiungerlo alla coda. Questa viene poi inviata sulla base di una tabella di marcia creata in precedenza, così che basti impostarla e dedicarsi ad altro.

Può tornare utile per assicurarsi di avere un flusso regolare di contenuti oppure per gestire le pubblicazioni su account di brand.

SocialFlow è un altro strumento per gestire i social media. La sua diffusione è certamente dovuta alla capacità di analizzare il contesto e i post in maniera intelligente, scegliendo di condividere l’informazione che potrebbe essere maggiormente gradita dal proprio pubblico.

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Aggiungendo il contenuto alla coda di SocialFlow e dando una serie di setting, l’app posta gli articoli nella giusta piattaforma, basandosi su dati di conversazioni in tempo reale.

4. Twitter e Facebook

Twitter e Facebook restano ancora i primi luoghi in cui i giornalisti controllano cosa stia succedendo o cosa sia di tendenza.

Twitter è perfetto per capire di cosa stia parlando la gente in questo momento. Facebook, invece è più lento per quanto riguarda i trend, la sua forza consiste però nell’aiutare gli editor a catturare i temi più discussi e comprendere le conversazioni che vi ruotano intorno.

5. Chartbeat

Chartbeat è uno strumento di analisi del traffico in tempo reale che è diventato linfa vitale per molte redazioni.

Fornisce analytics su quali contenuti stiano andando meglio e quali peggio, così che si possano prendere precise decisioni editoriali.

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Uno strumento indispensabile dal momento in cui le visualizzazioni e i click sono i fattori chiave degli investimenti pubblicitari nel mondo dell’informazione online.

6. Nuzzel

Nuzzel è molto utilizzato per far sapere ai giornalisti quali articoli stiano diventando importanti nei loro network.

L’app mostra le notizie più condivise dagli amici di Facebook, Twitter, o da un gruppo di influencer, per avere un filtro curato e contestualizzato delle news.

Gli alert mobile sono inoltre utili per avvertire i giornalisti riguardo argomenti di tendenza che rischierebbero altrimenti di perdere.

7. CrowdTangle

CrowdTangle è uno strumento che aiuta a  comprendere il misterioso algoritmo del newsfeed di Facebook.

Mostra quali post stanno performando meglio su Facebook, sulla propria pagina o su quella dei competitor e consente ai giornalisti di decidere con criterio quali argomenti coprire o promuovere.

Traccia i post attraverso parole chiave, così che si possa trarre ispirazione dai migliori rispetto ad un certo argomento.

Dare un’occhiata ai contenuti che vanno meglio su Facebook non è solo utile per prendere decisioni editoriali, ma anche per tirar fuori contenuti ad alto tasso di engagement ed ottenere più like.

8. Google Alerts e Dataminr

Google Alerts e Dataminr sono utili per i giornalisti che si occupano di tematiche specifiche.

Google Alerts invia una notifica quando viene pubblicato un contenuto che coincide con le proprie keyword.

Dataminr funziona allo stesso modo, scansionando però i flussi di tweet pubblici e si basa su un algoritmo per far emergere breaking news e nuovi trend.

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9. Google Reverse Image Search

È uno strumento importante per i social media editor che hanno bisogno di verificare le fonti, utile a fermare la disinformazione riguardante i disastri naturali.

Google Reverse Image Search consente infatti di verificare l’origine dell’immagine, per essere certi che non si tratti di un vecchio scatto.

È possibile inoltre specificare delle date, per restringere il range.

E tu utilizzi qualcuno di questi strumenti? Ne conosci altri utili al mondo dell’informazione?

Gearshift 2016: il consumatore automotive è sempre più digitale

Oggi Google ha presentato i risultati di Gearshift 2016, la ricerca annuale commissionata a Kantar TNS, istituto di ricerche di mercato leader nel mondo, sul comportamento dei consumatori automotive in relazione al mondo digitale. La ricerca analizza questa relazione attraverso “Grandi Tendenze” (Online, Mobile e Video) e “Micro-Momenti”, ovvero quei momenti in cui i bisogni e le domande che il consumatore si pone diventano espressione del suo comportamento online.

La ricerca indica la necessità di passare da un’ottica di presidio a un’ottica di interpretazione dei “momenti”, in cui il messaggio giusto nel momento giusto può fare la differenza. In questo contesto acquisisce importanza il target dei Millennials, un segmento fondamentale per il settore automobilistico in quanto portatore della futura equity dei brand.

Sono quattro i risultati principali che emergono dalla ricerca:

  • I consumatori automotive hanno una conoscenza del digitale superiore alla media, si informano e prendono decisioni grazie a ricerche e video online, spesso via mobile, e hanno ridotto il numero di visite in concessionaria;

  • Per raggiungere e attrarre gli utenti digitali interessati a un acquisto auto, bisogna rivedere il percorso d’acquisto in un’ottica di micro-momenti in cui il brand può diventare influente e fare la differenza;

  • Il percorso d’acquisto è molto diversificato, ma tipicamente comincia online, con search e video come riferimenti chiave in tutte le fasi;

  • L’acquirente auto di oggi arriva in concessionaria con una conoscenza approfondita sul prodotto: rispondere ai suoi bisogni e ispirarlo nel momento della ricerca online è un ingrediente fondamentale per il successo del brand.

Grandi Tendenze e Micro-Momenti

Secondo la Gearshift 2016, oggi la scelta del prodotto finale da acquistare avviene soprattutto nell’ecosistema digitale. Mobile e video online sono gli elementi chiave. Il 96% di chi è interessato all’acquisto di un’auto fa ricerca online, soprattutto dopo avere visto video su YouTube. Il 66% dei nuovi acquirenti auto fa ricerca via mobile, favorendo la nascita di quelli che Google definisce “Micro-momenti”, ovvero situazioni in cui una domanda dell’utente può trovare immediatamente risposta sul dispositivo tascabile. In particolare, per i consumatori automotive, la ricerca evidenzia:

  • 31% ha cercato informazioni su automobili mentre era impegnato in un’altra attività;

  • 44% ha fatto ricerca durante il percorso casa-lavoro o durante un’attesa;

  • 22% ha cercato dopo il suggerimento di un’altra persona.

Chi effettua un acquisto oggi ha cercato il 39% di informazioni in più degli acquirenti passati. Se si considera che il tempo medio per l’acquisto si è accorciato a 3,2 mesi e che le prove in concessionaria sono diventate in media 1,1, i dati suggeriscono non solo che l’online dà accesso a un numero molto maggiore di informazioni, ma anche che queste informazioni sono più rilevanti e pertinenti, tanto da abbreviare la durata del percorso d’acquisto.

YouTube

Mentre la search si afferma come assoluta linea diretta con il consumatore, punto di riferimento per rispondere ai suoi bisogni e alle sue domande nei momenti che contano, il video online è diventato il primo “scent of car”, il momento in cui il consumatore si avvicina virtualmente all’emozione di guida.

YouTube è la piattaforma di riferimento nelle prime fasi di contatto con un brand automotive, ovvero nel momento in cui si cerca un’esperienza percettiva. Il 41% di chi ha guardato un video online prima dell’acquisto lo ha fatto su YouTube, indicazione del fatto che oggi il digitale precede il momento emotivo di prova dell’auto.

Millennials

La Gearshift di quest’anno ha un focus specifico su questo target, offrendo l’opportunità di capire quali sono gli interessi, le motivazioni e le priorità dei 18-34enni nel decidere quale auto acquistare. A differenza delle precedenti generazioni, i Millennials pongono maggiore attenzione ai temi di brand reputation e alla driving experience, che spesso come abbiamo visto ha un precedente virtuale su YouTube. Immagini, video, design e stile sono più importanti rispetto al passato, così come la disponibilità dell’opzione ibrida o di carburanti alternativi.

I Millennials sono oggi diventati acquirenti attivi che fanno ricerca prima di tutto su internet, a cominciare dai video online per una prima considerazione dei modelli auto fino alle ricerche di prossimità sulle mappe per trovare una concessionaria. Secondo lo studio infatti, 6 persone su 10 acquistano in una concessionaria che non conoscevano prima.

L’interesse dei Millennials verso caratteristiche tipiche della brand equity diventa particolarmente rilevante dal momento che si tratta delle persone più attive nelle conversazioni online e abituate a interagire con un marchio.

Quattro consigli per gli esperti del marketing

Ai quattro risultati principali della ricerca fanno seguito quattro conclusioni altrettanto importanti:

  • Farsi avanti per riempire gli spazi: ovunque i consumatori cercano informazioni, per i brand c’è un’opportunità per aumentare l’engagement;

  • Lo smartphone è sempre più il dispositivo chiave dei Micro-Momenti: gli investimenti devono crescere di pari passo;

  • È importante costruire campagne sui motori di ricerca e produrre contenuti video per rispondere alle richieste dei consumatori in ogni fase del percorso d’acquisto e per tutti i “momenti”;

  • Ogni interazione con il brand genera un’opinione: è fondamentale investire in esperienze rilevanti e originali per rendere il brand unico.

La ricerca è stata effettuata ascoltando in Italia Individui di età superiore ai 18 anni acquirenti di auto negli ultimi 12 mesi, che accedono ad internet per motivi personali, N=527. Il field è stato effettuato nel periodo 11.03.2016 – 02.05.2016.

L’app Microsoft Health diventa Microsoft Band

Da un articolo su The Next Web si apprende che Microsoft non avrebbe intenzione di aggiornare il suo wearable device Band 2, il fitness tracker datato 2015, e che, secondo indiscrezioni, potrebbe voler uscire da questo mercato.

Tutto ciò non è ancora stato confermato, ma c’è una traccia che potrebbe dare adito a queste supposizioni: Microsoft ha cambiato nome alla sua app Microsoft Health, in grado di catturare e memorizzare dati relativi all’attività fisica, rinominandola Microsoft Band.

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Potrebbe essere che il rebranding voglia ribadire la vicinanza tra le funzioni di questa app al dispositivo wearable di riferimento, ma senza il lancio di un nuovo hardware sembra assai strano.
Intanto il rebranding è già avvenuto su Android e Windows Phone, mentre per iOS avverrà nei prossimi giorni.

In una dichiarazione la company afferma:

Continuiamo a investire e ad aggiornare la piattaforma Microsoft Health, che è aperta a tutti i partner produttori di hardware e applicazioni per dispositivi Windows, iOS, e Android. Continuiamo inoltre a vendere Microsoft Band 2 e rimaniamo profondamente impegnati nel supportare i nostri clienti e nell’esplorare il settore wereable.

Niente di certo ma è anche vero che non si parla di un aggiornamento della Band 2. Con il passare del tempo in Microsoft si è assistito a un calo di attenzione per l’hardware, sempre meno protagonista, per lasciare più spazio al software e in generale alla produzione di servizi.

Quello che si vocifera è che Microsoft a fine ottobre svelerà nuovi gadget, fino a quel giorno non avremo nessuna certezza di quanto si sta ipotizzando, non ci resta che aspettare quel momento.

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Rai e YouTube: il racconto dal Pop-Up Space di Roma

Il 15 settembre è stato presentato il primo YouTube Pop-Up Space italiano a Roma. Il progetto, nato dalla collaborazione tra YouTube e Rai, ha previsto la creazione di uno spazio di formazione in cui i giovani creator italiani potessero confrontarsi con la professionalità e l’esperienza di artisti ed esperti del mondo della creatività e della produzione. A presentare l’iniziativa Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale Rai, e Stephen Nuttal, Senior Director YouTube EMEA.

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Cosa sono gli YouTube Pop-Up Space?

I Pop-Up Space fanno parte di un programma di YouTube per fornire alle comunità di creativi un supporto professionale parallelo a quello degli Space permanenti che si trovano a Tokyo, Los Angeles, Londra, New York, San Paolo del Brasile, Berlino, Parigi, Mumbai e Toronto.

Lo spazio, sviluppato da Google e Rai Com, è il primo in Europa realizzato in collaborazione con una Media Company. Per tre giorni la community di YouTube creator italiani ha avuto accesso a masterclass, sessioni formative, corsi di video produzione e momenti di incontro con creativi, artisti ed esperti tra cui il cantante Mika, il musicista Stefano Bollani, il regista e sceneggiatore Ivan Cotroneo, i direttori delle prime tre reti Rai Andrea FabianoIlaria Dallatana e Daria Bignardi, i direttori creativi Roberto Bagatti e Pierluigi Colantoni, il team di Rai Fiction e Carlo Degli Esposti, produttore della serie tv Braccialetti Rossi, con la sua squadra di autori e due degli attori della serie, Mirko Trovato e Daniel Tenorio.

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I numeri di YouTube

Con più di un miliardo di utenti unici al mese nel mondo e oltre 400 ore di video caricate ogni minuto, il colosso di San Bruno è il terzo sito web più visitato al mondo, dopo Google e Facebook. Secondo quanto riportato da Google Europe Blog in Europa ci sono circa 3 milioni di creator che grazie al Partnership Programme riescono a guadagnare grazie alla pubblicità sui propri contenuti.

Gli YouTube creator italiani sono una comunità in grande espansione: oltre 2.500 hanno superato i 10mila iscritti al proprio canale. Il watchtime in Italia è in crescita di oltre il 40% annuo, del 100% se si considerano solamente i dispositivi mobili. Deloitte stima che l’impatto di YouTube sul sistema economico italiano abbia generato tra i 500 e i 600 posti di lavoro e tra i 30 e i 40 milioni di euro di indotto.

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Quale futuro tra YouTube e Rai?

Ma cosa significa la collaborazione di queste due grandi aziende in termini più ampi? A giugno del 2014 Rai aveva rimosso dal proprio canale YouTube circa 40.000 contenuti. Oggi, è evidente che qualcosa si sta muovendo nella direzione di un nuovo avvicinamento. Il progetto del Pop-Up Space nasce proprio con l’intento di mettere l’esperienza delle professionalità classiche a confronto con chi sta ridisegnando la creatività su nuovi canali. “Non c’è più un noi e un loro, ma un noi con loro” ha affermato Campo Dall’Orto. Emerge, per entrambe le aziende, il tentativo di sviluppare un modello creativo più distribuito. E nonostante i due speaker non abbiano potuto rivelare troppo è chiaro che il progetto del Pop-Up Space di Roma sia stato il segnale di una collaborazione sempre più stretta.

Gli effetti della stampa lenticolare per la tua creatività

Quando un’agenzia decide di utilizzare la diffusione di materiale promozionale offline per le sue campagne, il percorso creativo che regola la decisione di produrre questo o quell’altro gadget, di far preparare al proprio grafico determinate immagini, sottostà a concept che possano attirare l’attenzione dei destinatari di quella campagna.

Ma una volta che l’obiettivo è stato scelto, perché nell’esecuzione viene scelta una modalità piuttosto che un’altra?

Gli effetti sono tutti uguali tra loro o ci sono caratteristiche che si adattano meglio di altre per veicolare un determinato messaggio?

Abbiamo deciso di utilizzare i prossimi appuntamenti per dei focus su una specifica tipologia di prodotto, la stampa lenticolare, e di passare in rassegna tutte le modalità con cui viene utilizzata.

In quello di oggi vedremo alcuni casi in cui uno degli effetti di stampa più utilizzati, l’effetto Flip, è stato utilizzato nelle campagne di advertising classico cercando di capire il perché della scelta e le reazioni che si volevano scatenare nei clienti.

#1 Interattività innanzitutto

Quello del rendere un oggetto statico in uno dinamico è uno dei primi intenti che vengono incarnati dall’utilizzo della stampa lenticolare con effetto Flip. Il passaggio da un’immagine all’altra con uno stacco netto ha per sua natura una forza dirompente ed attiva sul racconto.

Prendiamo ad esempio questa campagna curata da H3D, uno dei soggetti leader nella stampa lenticolare, per Brioschi:

via GIPHY

Questo ambient simula una vera e propria frattura nel pavimento nel momento in cui vi si passa sopra. Lo stacco netto di immagine non è un semplice escamotage per dare più messaggi sullo stesso supporto, ma è un innesco per veicolare il concept sull’essere appesantiti dopo un pasto.

In più non si tratta di un effetto che si mette in atto da solo, la posizione della stampa sul pavimento fa sì che il flip avvenga solo e soltanto nel momento in cui il target del messaggio ci passa sopra.

L’effetto serve dunque a richiamare lo spettatore all’interno dell’ad e renderlo elemento attivo della campagna.

#2 Il superamento della bidimensionalità

Per quanto le stampe attraverso la tecnologia abbiano raggiunto picchi di qualità tali da consentire una costruzione di uno scenario, le immagini sono pur sempre delle riproduzioni bidimensionali di soggetti.

Questa difficoltà oggettiva viene molto spesso aggirata proprio con l’effetto Flip, attraverso un uso sapiente che esalti lo stacco di un elemento tra due immagini.

Osserviamo questo cartellone preparato sempre da H3D per Nissan:

via GIPHY

Come possiamo notare l’elemento centrale oggetto della campagna, ovvero l’auto, non rientra nelle due immagini che danno vita al flip, è lo sfondo a mutare.

Il passaggio brusco da una ambientazione cittadina a quella tipica da fuoristrada non solo è utilizzata per delineare come l’automobile sia adatta per più target di riferimento, ma serve soprattutto per portarla al centro della scena.

Uno scenario che muta offre il senso di profondità che altrimenti non avrebbe, si sottrae alla staticità ed offre in primo piano il prodotto che si vuole portare all’attenzione del consumatore

#3 Pluralità e reiterazione del messaggio

Il motivo per cui nelle stampe lenticolari l’effetto flip, lo abbiamo accennato poco fa, sta anche e soprattutto nel fatto che consente di utilizzare il medesimo supporto per veicolare più messaggi.

Si tratta di uno strumento che potrebbe risultare banale ma non lo è: se posso fornire più angolazioni di un capo d’abbigliamento su una targhetta ad esempio, sto fornendo più punti di vista di uno stesso prodotto:

via GIPHY

Se ho una gamma di prodotti facente parte dello stesso brand posso inserirli tutti nel medesimo display fornendo una visione d’assieme senza che lo spettatore si sforzi di ricercarli:

via GIPHY

Può sembrare che sia un modo in cui i brand giochino al risparmio, perché offrire prodotti in stampa lenticolare che utilizzino l’effetto flip consente loro di investire di meno. In realtà è pura ottimizzazione degli spazi e dei tempi, un mezzo per massimizzare l’attenzione senza dare l’impressione allo spettatore di ricevere troppi input.

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EasyJet lancia in Italia la nuova campagna “Why Not?”

Londra, Parigi, Milano: le nuove generazioni sono sempre più abituate a toccate e fughe nelle principali capitali europee; tutti, prima o poi, abbiamo viaggiato o viaggeremo con un volo easyJet.

Il segreto del successo della compagnia low cost? Arrivare nei luoghi chiave, permettendoti di soddisfare il tuo desiderio di conoscere diverse culture e visitare la città dei tuoi sogni.

EasyJet ha lanciato la campagna “Why Not?” per celebrare ed ispirare sempre più persone non solo a viaggiare, ma a scoprire e arrivare nei luoghi che hanno sempre desiderato.

EasyJet lancia in Italia la nuova campagna "Why Not?"

La creatività è stata ideata dall’agenzia inglese VCCP, che segue la compagnia aerea anche a livello di comunicazione internazionale: “Why Not?” è live in Italia, ad oggi il mercato che presenta più opportunità in termini di sviluppo e con un trend di crescita continua.

La campagna è stata declinata in Italia da FCB Milan con pianificazione di OMD: la colonna sonora è una canzone della rock band inglese The Cult, intitolata “Lil Devil.

“Why not?” è partita con uomo misterioso vestito di fiori, apparso negli ultimi giorni a Milano, Napoli, Padova, Treviso e Venezia e che compare anche nel video di lancio del progetto.

Il piano media si sviluppa a 36o° su stampa, radio, televisioni e affissioni, e comprende anche nuovi canali, come digital Out of Home nei principali circuiti outdoor in Italia, con un occhio di riguardo verso le mete principali nel nostro paese.

EasyJet lancia in Italia la nuova campagna "Why Not?"

Parlando infine di digital e social media, in occasione del lancio, easyJet sta incrementando il suo investimento nel mondo dei social media; da venerdì è attivo il profilo Instagram della compagnia area, fulcro del piano media e degli investimenti fatti, che avrà l’obiettivo di ispirare con i suoi contenuti i viaggiatori di tutta Europa.

“Why Not?”

 

“Why Not?” è un pay off molto semplice, che rappresenta bene lo spirito di curiosità e di avventura dei passeggeri easyJet, non necessariamente solo giovani. Il comune denominatore è quello di essere sempre pronti a partire, a volte anche solo per un breve ma intenso appuntamento di lavoro.

Noemi Frisoli, Marketing Manager di easyJet Italia ha commentato:

“Why Not?” è l’attitudine propositiva e curiosa della generation easyJet, oltre 15 milioni di italiani che ogni anno scelgono di volare con noi, grazie ad un network di oltre 180 destinazioni dall’Italia in Europa, con tariffe accessibili e un’esperienza di viaggio piacevole. Con questa campagna vogliamo continuare ad ispirare tutta la “generation easyJet”, una generazione di persone che dice “Why Not?” ad ogni opportunità di viaggio e di scoperta”.

Il video propone diverse storie e situazioni, da un giro in bicicletta, ai giochi in mare su una spiaggia per finire in città per un importante meeting o colloquio. EasyJet rappresenta l’entusiasmo del viaggio e il susseguirsi di situazioni imprevedibili e in continuo mutamento, che fanno sempre parte dello spirito di adattamento e avventura della “generazione con la valigia”.

“La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte.”

Business museale, i 15 musei migliori in Europa secondo TripAdvisor

TripAdvisor ha appena rilasciato una lista dei musei migliori in Europa.

Il portale di viaggi più famoso al mondo ha determinato quali sono i musei europei migliori sulla base della qualità e della quantità dei commenti lasciati nel corso dell’ultimo anno.

Parliamo di quantità di visitatori. L’Italia, secondo dati MiBACT, ha registrato una crescita di +4,5 milioni di visitatori in due anni. Si è passati dai circa 39 milioni di visitatori nel 2013 ai circa 43 milioni nel 2016, tant’è che a gennaio scorso si parlava di “anno record”.

Resta il fatto che per trovare un museo italiano nella lista di TripAdvisor bisogna scendere fino all’undicesimo posto.

Ecco i primi 15 classificati.

15. Churchill War Rooms – Londra

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Se siete appassionati di storia e non sapete quale museo visitare, TripAdvisor consiglia le Churchill War Rooms, le stanze dove Winston Churchill incontrò i membri del Governo durante la seconda guerra mondiale.

14. Natural History Museum – Londra

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Famoso per i dinosauri, certo! In realtà l’edificio in sé merita una visita per la sua meravigliosa architettura gotica. L’ultimo venerdì di ogni mese è possibile rimanere fino a tardi e trascorrere una notte al museo.

13. National Gallery – Londra

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Le pareti della National Gallery di Londra sono piene di capolavori di Monet, Tiziano, Canaletto, Vermeer, Turner, e molto altro ancora.

LEGGI ANCHE: #MuseumWeek 2016: i piccoli musei fanno rete e cavalcano al meglio l’iniziativa social

12. Auschwitz-Birkenau State Museum – Oscwiecim

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Auschwitz-Birkenau State Museum in Oscwiecim, Polonia; un museo dove poter vedere da vicino gli effetti personali delle vittime dei campi di concentramento.

11. Galleria degli Uffizi – Firenze

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Una delle meraviglie culturali e artistiche italiane che fanno invidia a tutto il mondo grazie alle opere dei maestri del Rinascimento e non solo.

10. Van Gogh Museum – Amsterdam

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Non c’è posto migliore per ammirare l’opera di Van Gogh che al Van Gogh Museum di Amsterdam, dove è possibile vedere molti dei suoi dipinti più celebri.

9. Rijksmuseum – Amsterdam

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il Rijksmuseum di Amsterdam è il museo nazionale dei Paesi Bassi e basa il suo percorso narrativo sulla storia e l’arte del paese. Importanti anche per i dipinti dei grandi artisti olandesi presenti nella mostra come Vermeer e Rembrandt.

8. Musee du Louvre – Parigi

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il Musée du Louvre di Parigi, meglio noto come la casa della “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci, è un posto pieno di fascino; basta camminare attraverso le sue camere per innamorarsene.

7. Victoria & Albert Museum – Londra

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il Victoria & Albert Museum di Londra è uno dei più famosi musei londinesi grazie alle mostre di grande successo ma soprattutto per la bellissima sala delle sculture.

6. Vasa Museum – Stoccolma

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il Vasa Museum di Stoccolma è il sito di una grande nave da battaglia affondata nel 17 ° secolo.

5. Acropolis Museum – Atene

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Uno dei più grandi siti archeologici sulla terra.

4. British Museum – Londra

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor
Il British Museum ospita circa otto milioni di oggetti che testimoniano la storia e la cultura materiale dell’umanità dalle origini ad oggi.

3. Prado National Museum – Madrid

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il Museo Nazionale del Prado di Madrid è l’unica galleria spagnola a far parte della lista di TripAdvisor. La sua vasta collezione d’arte comprende capolavori di Bosch come il “Trittico del Giardino delle delizie”, così come alcune opere di Velazquez, Rubens e Rembrandt.

LEGGI ANCHE: HEROES, 300 innovatori si incontrano a Maratea

2. Musee d’Orsay – Parigi

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Ospitato in una ex stazione ferroviaria, il Musée d’Orsay di Parigi è uno dei più bei musei del mondo, ospita, tra le altre cose, alcune delle opere più belle di Edgar Degas.

1. State Hermitage Museum e il Palazzo d’inverno di San Pietroburgo – il primo nella lista di TripAdvisor

Business museale, ecco i 15 musei migliori in Europa secondo Tripadvisor

Il museo ospita oltre 1 milione di pezzi d’arte (Rembrandt, Matisse e Picasso) e più di 770.000 oggetti archeologici.

Musei migliori d’Europa: chi vince?

Londra sembra avere la meglio sul resto d’Europa, voi siete d’accordo con questa lista?

Vogue Fashion’s Night Out: 5 (+1) eventi da non perdere

Si terrà il prossimo 20 settembre a Milano, ed è una delle serate più attese dagli amanti della moda: è la Vogue Fashion’s Night Out, evento giunto alla sua ottava edizione e tutto dedicato a shopping e divertimento, con un fitto calendario di feste, concerti e dj set.

La serata che anticipa la Milan Fashion Week accenderà il Quadrilatero della moda con un programma davvero variegato: per tutti i fashion addict sarà l0occasione perfetta per entrare in contatto con il mondo della moda in una cornice suggestiva come quella della notte meneghina; per tutti gli altri, la Vogue Fashion’s Night Out si conferma come un’opportunità imperdibile per vivere Milano, è proprio il caso di dirlo, in una nuova veste.

Le boutique più prestigiose del Quadrilatero e i grandi negozi di piazza Duomo rimarranno eccezionalmente aperti al pubblico fino alle 22.30. Sul sito ufficiale potete leggere e scaricare il programma completo, dal quale abbiamo selezionato i 5 eventi da non perdere. Eventi golosi, ispirati all’affascinante mondo del knitting, a quello colorato del circo o all’inebriante sapienza dei profumieri.

#1 Pasticcieria Cucchi

Presso la storica Pasticceria Cucchi di Corso Genova dalle 19 alle 22 verrà inaugurata la mostra Sweet Comics, collage firmati da Alessia Grazzani e dedicati agli eroi del fumetto. Topolino, Minni, Diabolik, Spiderman & co diventano i protagonisti di quadri pop d’autore esclusivi e super fashion. Gli amanti dei fumetti accorrano tutti a questo dolcissimo appuntamento.

#2 Luisa Spagnoli

Le golosità non finiscono qui. Nella Boutique Luisa Spagnoli di Corso Vittorio Emanuele II vi aspetterà un Maestro Cioccolatiere Perugina preparerà dal vivo alcuni cioccolatini nati dal genio creativo di Luisa Spagnoli. Tra tutti spicca Liù, che porta il nome del diminutivo con cui Giovanni Buitoni chiamava la fondatrice del famoso marchio di moda.

vogue fashion's night out

#3 Stefanel

Nello store Stefanel di Galleria Vittorio Emanuele, la knitter Gaia Segattini sorprenderà i presenti con una live performance delle sue creazioni. Grazie all’aiuto della creatrice di Vendetta Uncinetta i partecipanti potranno realizzare il proprio portachiavi di pon pon, ispirato alla collezione Stefanel autunno/inverno 2016-17.

#4 Ottod’Ame

In occasione della Vogue Fashion’s Night Out il negozio di via Manzoni si trasforma in un ideale tendone da circo per una serata all’insegna della magia, dei travestimenti, dei profumi e dei colori dell’universo circense.

#5 Fragonard Parfumeur

L’atelier di via Solferino regalerà la possibilità di creare una miniatura di 12 ml di un eau de toilette: i partecipanti potranno divertirsi a mischiare tre composizioni di essenza utilizzate per la creazione dell’Iris Fragonard, creando una fragranza personalizzato.

Fashion Film Festival Milano

Tra le collaborazioni speciali di questa Vogue Fashion’s Night Out non possiamo non citare quella con il Fashion Film Festival Milano, fondato e diretto da Constanza Cavalli Etro, in programma dal 24 al 26 settembre presso l’Anteo spazioCinema a Milano. In occasione di questo speciale evento, FFFMilano ha collaborato con il celebre magazine di moda per realizzare 10 fashion film dedicati a 10 brand italiani e girati da 10 giovani registi internazionali.”

Vogue Fashion’s Night Out sarà anche l’occasione per fare beneficienza: durante la serata sarà infatti possibile acquistare limited edition e prodotti esclusivi il cui ricavato verrà devoluto all’Istituto Monzino di Milano che, con il progetto “Monzino Donna”, segue in modo specializzato le donne con fattori di rischio cardiovascolare.

Ninja milanesi, siete pronti?

Facebook e formazione: BigF al fianco dei marketers di tutto il mondo

È un dato di fatto: in questi anni, l’azienda di Palo Alto ha saputo molte volte stupire e convincere gli utenti attraverso il rilascio progressivo e continuo di nuovi tools e features che hanno contribuito a rendere Facebook ormai una piattaforma che garantisce, attraverso il suo utilizzo, un esperienza fruibile a 360°, rendendo così di fatto quasi imprescindibile il suo utilizzo quotidiano.

E questo lo sanno bene i marketers di tutto il mondo: possedere uno know how degli strumenti che Facebook mette a disposizione per il Facebook marketing è fondamentale, soprattutto in quanto questo ormai è diventato uno dei capisaldi di ogni di strategia di mercato digital che si rispetti.

Facebook scende in campo

Ed è qui che appunto l’azienda scende al fianco dei professionisti del settore: se Facebook Help Center e Facebook for Business, sono stati i principali punti di riferimento interni al social network per chiunque volesse approfondire o apprendere una nozione, ora big F ha deciso di puntare ulteriormente sulla sua piattaforma di eLearning Blueprint dotandola di una vera e propria certificazione, definendola l’unica riconosciuta da Facebook stessa.

 

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Ma andiamo per gradi: lanciato nel marzo del 2015 e con più di 1milione di iscritti, Blueprint è un corso di formazione disponibile (per ora in inglese) a tutti gli utenti di Facebook ed è fruibile attraverso dispositivi desktop e mobile. Ideato per aiutare agenzie e marketers a creare campagne di AD di qualità attraverso tutti i istemi messi a disposizione dell’azienda (quindi anche instagram e messenger per capirci), capaci di generare risultati positivi. Insomma tutto per formare quanto più i diretti interessati al mercato in questione, cercando così di invogliare gli investimenti in pubblicità, che formano appunto gli income principali dell’azienda.

Il programma didattico prevede brevi corsi di formazione online ed on demand, della durata di circa 15’ e vi possono accedere praticamente tutti, dai principianti che muovono i primi passi nel mondo degli ad di Facebook ai più esperti, che possono approfondire nozioni già conosciute.

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La certificazione Blueprint

Ma ecco il passo successivo: in questo post di qualche giorno fa, il social network ha annunciato, tra le varie novità, la vera e propria svolta di del programma Blueprint e cioè la possibilità di ottenere una certificazione a corso compiuto: La Blueprint Certification.

La certificazione, riconosciuta ufficialmente dall’azienda, servirà a dimostrare il proprio grado di esperienza nell’utilizzo dei servizi offerti dal social network, inclusi Instagram e Messenger.

L’azienda illustra anche le due tipologie di certificazione messe per ora a disposizione:

  • Facebook Certified Planning Professional: destinata ai digital media planners, questa certificazione è destinata ai professionisti del digital advertising capaci di pianificare eccellentemente campagne di Facebook Ad.
  • Facebook Certified Buying Professional: destinata ai digital media buyers, questa certificazione è destinata ai professionisti del digital advertising capaci di creare ed acquistare pubblicità su Facebook riuscendo a riceverne il massimo impatto in termini di rientro.

Una volta scelto il proprio percorso di studi, l’aspirante “certificato” avrà due esami da superare: il primo – Facebook Advertising Core Competencies – che riguarda l’aspetto base delle funzionalità del sistema advertising della piattaforma ed in seguito l’esame della “specialità” scelta, ovviamente tutto svolto on-line.

E il risultato? Una volta che l’utente è risultato idoneo al superamento degli esami, questo riceverà un badge di verifica digitale condivisibile e verificabile da chiunque, del quale l’utente potrà fregiarsi per un anno, tempo totale di durata della certificazione (infatti l’anno successivo si dovrebbe ripetere l’esame per risultare di nuovo utenti certificati).

Una cosa è certa: come anche per Google che con le piattaforme Google Analytics Academy e Google AdWords Guide ha potenziato ancora di più il suo bacino d’utenza nel mondo del mercato dell’Ad Online, sicuramente adesso anche Big F non starà a guardare e punterà a diventare ancora più colossale di quanto già lo sia.

Chissà però: il buon Mark riuscirà a stupirci come suo solito?