Social Media Factory 2016: i vincitori di Roma!

Dopo avervi parlato della chiusura della Social Media Factory di Ninja Academy, un percorso di quattro mesi di learning by doing per diventare dei veri Ninja dei social, vogliamo oggi raccontarvi il punto di vista di uno dei gruppi vincitori, il team romano “The Burbs” attraverso la voce del suo team leader Giorgia.

Complimenti per aver vinto questa edizione della Social Ninja Factory! Quali sono stati – a tuo avviso – gli elementi vincenti del vostro progetto anche rispetto agli altri?

– l’energia positiva che abbiamo subito percepito non appena abbiamo iniziato a lavorare insieme
– la determinazione di dimostrare le nostre capacità agli altri ma soprattutto a noi stessi
– la passione per un progetto comune che sapevamo già ci avrebbe cambiato la vita
– la creatività che si è scatenata in ognuno di noi ogni volta che dovevamo lavorare a un brief
– e soprattutto la perseveranza, non abbiamo mai mollato nemmeno nei momenti più difficili, anche se ce ne sono stati pochi, anzi ci siamo spronati a vicenda per dare il massimo
– senza dubbio la voglia di vincere!

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Come avete gestito il lavoro a distanza?

Ci siamo sentiti quotidianamente come buoni amici che vivono lontani, su Whatsapp, Skype e Facebook ci siamo scambiati idee contenuti e motivazione. Ad ogni brief ognuno di noi rifletteva sulle deliverables assegnateci per poi condividere le proprie idee con il gruppo. Ed è proprio in quei momenti di scambio di idee e di unione di tutte le nostre menti che siamo riusciti a cavalcare l’onda e a creare le strategie migliori!

I ragazzi dicono che:
Il lavoro a distanza è stato gestito perfettamente, nonostante la maggior parte di noi lavorasse a tempo pieno, siamo riusciti a dividerci i compiti e a rispettare ogni deadline. Ringraziamo la nostra group leader Giorgia che ha coordinato il tutto in maniera impeccabile e si è occupata del lavoro “sporco” quando altri non avevano tempo e che non si è permessa di prevalere sul gruppo, ma anzi ha sempre dato spazio a tutti senza prendersi tutto il merito.

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Tre aspetti positivi e tre negativi nel lavorare in gruppo?

Lavorare in gruppo è stato più che positivo, l’unione ha fatto la forza!
In sintesi tre cose positive:
– la perfetta intesa tra di noi
– la passione per il nostro lavoro
– la voglia di cambiare vita;
Tre cose negative di questa esperienza:
– la difficoltà nel lavorare fisicamente insieme a causa della distanza
– l’assenza di un rappresentante Ceres alla presentazione finale
– la mancata possibilità di interagire con gli altri gruppi

Cosa ti rimarrà di più da questa esperienza?

Per rispondere a questa domanda abbiamo deciso di dire ognuno la sua: Maggie dice che le rimarrà soprattutto l’amore con cui è stata accolta nel gruppo. Non si è mai sentita così apprezzata in vita sua e questo ha solo contribuito alla riuscita del progetto e ad alzare notevolmente la sua autostima.

Manuela dice di aver avuto dei compagni di avventura ideali: ciascuno a modo suo ha reso questo periodo unico ed irripetibile. La certezza di aver trovato punti di riferimento e potenziali partner professionali.

Mattia dice che ciò che gli rimarrà di più sarà l’affiatamento del team e le relazioni che si sono instaurate tra tutti.

Fabio dice che questa esperienza gli ha regalato noi. In più un rinnovato metodo di lavoro e la capacità di interfacciarsi con nuovi metodi comunicativi.

Io da leader dei The Burps auguro a tutti di poter lavorare con persone come loro. È stata una fortuna immensa averli incontrati, mi hanno arricchita e fatta crescere, professionalmente e umanamente. Ringrazio Raffaele, il nostro fantastico tutor, che è stato per noi una guida importante durante tutto il percorso, i suoi consigli e la sua grinta ci hanno motivati sempre di più fino alla vittoria!

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Olimpiadi 2016: 5 lezioni di successo per il tuo lavoro

Le Olimpiadi si sono concluse da ormai un paio di settimane, ma l’eco delle eroiche gesta dei più grandi atleti del mondo risuona ancora forte sulle nostre bacheche: merito della spettacolarità delle imprese olimpiche, del fascino e del carisma di campioni del calibro di Usain Bolt, Michael Phelps e Simone Biles, del potere d’ispirazione delle loro vittorie.

Seppur testimoni delle sole performance ufficiali, siamo consapevoli dell’enorme mole di lavoro, fisico e psicologico, che anticipa le competizioni di atleti che gareggiano ai livelli più alti dello sport mondiale. La loro professionalità e la capacità di gestire stress, tensione e fatica con tenacia, concentrazione e, perché no, ironia, è ciò che li rende quello che sono: i migliori.

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Ecco perché nei giorni successivi alle sfide olimpiche in molti hanno analizzato le performance sportive e comunicative degli atleti, al fine di trarne consigli utili per ogni professionista che voglia migliorare il proprio modo di lavorare e vivere con i colleghi. Eccone dunque alcuni.

Fare gioco di squadra non è solo un modo di dire

In un recente articolo Forbes ha evidenziato come la Gran Bretagna abbia brillato particolarmente degli sport di squadra: questo sarebbe stato il risultato, tra le altre, di una precisa strategia di coesione nel Team GB, rivolta all’eliminazione delle inutili rivalità.

Una volta ancora, emerge l’importanza del lavoro di squadra per il raggiungimento di un traguardo comune.

Punta tutto sul tuo obiettivo

Simone Biles è stata una delle regine indiscusse di queste Olimpiadi. Il suo successo è un messaggio di riscossa rispetto a come poter uscire da una situazione complicata. Strappata ad una madre drogata ed alcolizzata passando per l’orfanotrofio, l’adozione da parte dei nonni sino a diventare una ginnasta di fama mondiale. Ma i suoi traguardi sono frutto di una disciplina ferrea e costante. Come ricorda l’Huffington Post, Biles ha iniziato l’attività sportiva a 7 anni, ma i primi risultati importanti sono arrivati quando, all’età di 13 anni, ha scelto di seguire un programma scolastico domestico che le permettesse di aumentare le sue ore di allenamento da 20 a 32 settimanali.

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Il messaggio è chiaro. Vuoi eccellere in quello che ami? Impegnati al massimo delle tue possibilità.

Programma ogni cosa, ma non trascurare l’importanza delle scelte istintive

Le immagini di Shaunae Miller sdraiata sulla linea di arrivo dei 400 metri hanno fatto il giro del mondo. Tra elogi e accuse, si è parlato molto della tenacia con la quale Miller ha cercato di arrivare al traguardo.

A chi, nella propria vita professionale, non è capitato di trovarsi di fronte ad un imprevisto, a pochi metri dal traguardo. Il modo in cui reagiamo ad essi può insegnarci molto su noi stessi.

Rifletti su chi vuoi essere e cosa vuoi ottenere

A fare di un atleta un buon atleta sono i suoi risultati. A farne una leggenda sono i risultati che ha dichiarato al mondo di voler ottenere, prima ancora di farlo. Inc. ricorda come Usain Bolt avesse proclamato di voler conquistare tre medaglie d’oro di fila, in tre differenti competizioni. Riuscendoci.

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Ogni obiettivo dichiarato è una promessa, per ogni sportivo così come per ogni professionista.

Il traguardo è sempre più vicino? Continua a correre sempre più forte, ma goditi il momento

Insieme a Michael Phelps è stato il protagonista assoluto delle Olimpiadi di Rio. Vincente, glorioso, infinito, Bolt è un esempio di indiscusso successo.

L’atleta giamaicano, a volte rallenta nell’avvicinarsi al traguardo, trovando magari il tempo per una foto, per prendere coscienza della grandezza che si sta compiendo. Non è semplice sfacciataggine o manifestazione di superiorità la sua, ma la voglia di provare gioia non solo a vittoria raggiunta

Non perdere mai di vista i tuoi obiettivi è di fondamentale importanza per la tua professione, allo stesso modo bisogna trovare il tempo ed il modo per prendersi anche meno sul serio e godersi ogni singola istante di un’impresa.

Cosa pensano i pubblicitari italiani della campagna #FertilityDay

La campagna del Ministero della Salute, realizzata dall’agenzia Mediaticamente per promuovere il #fertilityday, ha fatto discutere tutti negli ultimi giorni. In quest’articolo però abbiamo raccolto i commenti a freddo dei professionisti della comunicazione, che hanno deciso di condividere con noi il loro esclusivo punto di vista. 

Sergio Spaccavento – Executive Creative Director di Conversion:

spaccavento_ninja“Quello che rende il Fertility Day più interessante di tanti altri epic fail, magari strumentalizzati e oggetto di pensieri webeti, è che rappresenta un perfetto esempio di cosa è diventato il dissenso. Le reazioni che ha scatenato sono la prova che oggi il dissenso è comodo, veloce e social. Certo, non una novità: quello che sorprende è che il dissenso 2.0 (o 3.0), con tanto di key opinion leaders, di commenti parodistici e ironici degli utenti e di instant adv sponsorizzati da brand a caccia di empatia, ha addirittura il potere di far retrocedere un Ministero, oscurandone la campagna e il sito.
Una censura bottom up, da un “basso” social-indignato verso un “alto” diventato inerme. Una censura assoluta e intransigente, che non trova terreno per la dialettica, potenzialmente pericolosa.”

Vicky Gitto – Presidente ADCI e Chairman & Chief Creative Officer di Young&Rubicam/Vml Italy – Global Creative Board Member:

Vicky-Gitto-ninja“#Fertilityday. Uno stato imbarazzante.

Uno dei rari casi in cui il “basta che se ne parli” non funziona. Volendo categorizzare questo genere di progetti rivolti al sociale: ci sono quelli rilevanti, quelli irrilevanti e quelli di cui avremmo volentieri fatto a meno. Ecco questo copre non una, bensì le due ultime categorie. Perché non solo è evidentemente irrilevante in un momento per il paese in cui se parliamo di “time to market” ci sono un’infinità di altre priorità; ma è anche fuori luogo e nel tentativo di passare un messaggio positivo ha creato una deflagrazione tale nell’opinione pubblica da sperare che venga dimenticato con la stessa velocità con cui elimini un file dal desktop. Entrando poi nel merito del progetto da un punto di vista esecutivo, immagino la quantità di filtri e paure che hanno portato alla creatività attuale. Tuttavia il nostro compito di professionisti della comunicazione in questi casi è trovare con grande attenzione equilibri, toni di voce e leve che arrivino al cuore o alla pancia della gente, in questo caso invece il messaggio risulta talmente sterile da non dare alla luce altro che un rifiuto corale, il che per una campagna sulla fertilità e’ abbastanza paradossale.”

Fabio Palombo – Direttore Creativo TBWA:

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“È inqualificabile, più che la creatività, la superficialità, l’incapacità di prevedere le reazioni, l’assoluta mancanza di empatia e di sensibilità sui temi sociali ed economici dibattuti negli ultimi decenni. Tutto ciò è inaccettabile per chiunque faccia comunicazione.”

Luca Pedrani – Direttore Creativo 12SECONDI e Senior Copywriter in H-ART, part of AKQA network:

pedrani_luca“La buona comunicazione nasce sempre da un ascolto. La campagna Fertilityday non ascolta: alza la voce ignorando completamente il contesto storico del nostro Paese. Il suo tono di voce è quello della condanna. Di chi ti ricorda, come una maestrina, che non hai fatto i compiti. È una comunicazione aggressiva che provoca e rinfaccia, invitando naturalmente le persone a fare lo stesso gioco. Solo che Fertilityday a quel gioco perde, perché gli italiani hanno molte, troppe, risposte concrete da dare alle sue sterili (divertente, dato che si parla di fertilità) provocazioni. Il re è nudo.”

Daniela Montieri – Copywriter freelance, “tenutaria” del gruppo “Un posto al copy“:

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“Un mistero dove voglia andare a parare la campagna del cosiddetto “Fertility Day”. Nel bando, pubblicato nel dicembre 2015, si legge chiaramente: “iniziativa di informazione e comunicazione per la promozione della cultura della fertilità nella popolazione giovanile e per la prevenzione dell’infertilità”. Ok. Il committente è il Ministero della Salute, quindi presumo che la campagna sia volta a incoraggiare le donne a fare controlli prima che sia tardi. Non si deve quindi entrare nel merito della volontà e delle possibilità concrete (senza parlare del dovere!) che hanno oggi le donne di procreare. Questi sono piuttosto temi sociali, non sanitari. Sta di fatto che quello che è venuto fuori è una propaganda fascista che dice, né più né meno, “sei femmina, stai a casa e fai figli”. Mi chiedo con terrore: il ministero voleva dire una cosa e ne ha detta un’altra o voleva dire proprio quello? Nel primo caso, i professionisti della comunicazione esistono, usiamoli. Nel secondo…”

Pasquale Diaferia – Creative Chairman di Special Team:

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“Il primo commento istintivo è stato: “Promuovere le nascite tagliandosi le palle, è un ossimoro davvero originale.” Tono di voce e stile sono assolutamente inadatti, quasi da suicidio, per una campagna che impatta su fattori sociologici e allo stesso tempo profondamente intimi: Se la decrescita delle nascite è il tema dei temi, un figlio è passaggio delicatissimo per ogni donna (senza dimenticare che anche diventare padre è profondamente totalizzante). Poi ho riflettuto sul fatto che questo paese è guidato da una classe dirigente mediocre ed incompetente. Si può ingenuamente provare a risolvere un problema così delicato con un annuncio. Ma non si risponde, davanti alla sollevazione popolare, “se non vi piace questa campagna, ne faremo un’altra.”

Alla fine sono andato a controllare i credits. E ho concluso con quello che dico ai clienti che piagnucolano davanti alle mie fatture: Se pensi che come professionista sia caro, non sai quanto ti costerebbero i danni provocati dei dilettanti.”

Alfredo Accatino – Chief Creative Officer & Partner Filmmaster Events:

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“LE PAROLE SONO SASSI.

Se si applicasse la metodologia che ogni studente liceale è chiamato a seguire nell’analisi di un testo si capirebbero molte cose. Proviamo così a leggere cosa scrive il ministro che, affidandosi a un medium che evidentemente identifica come “moderno”, dice: LA CAMPAGNA NON E’ PIACIUTA? NE FACCIAMO UNA NUOVA. #FERTILITYDAY E’ PIU’ DI DUE CARTOLINE. E’ PREVENZIONE. E’ LA #SALUTE DEGLI ITALIANI.

Si capisce subito che il tweet, scritto di getto, è stato poi oggetto di restyling del portavoce. Ma la sostanza non cambia. Come sempre avviene in Italia c’è pressappochismo nel pianificare un progetto di comunicazione sociale, immiserita nell’immagine “2 CARTOLINE”, che dimostra una totale ignoranza del settore e dei mezzi che utilizza. “NE FACCIAMO UNA NUOVA” vuol dire, semplicemente, identificare ciò che si è fatto in una Pizza. Vuol dire continuare a buttare via i soldi dei contribuenti, ma soprattutto danneggiare o ridicolizzare proprio la causa che il Ministero vorrebbe portare avanti. Senza mai assumersi la responsabilità per i propri errori.

La Comunicazione è un mestiere, che si pone degli obiettivi, che richiede risorse coerenti, che deve rispettare il proprio pubblico e determinart regole. Cosa che i ministri e il Governo, da anni, non rispettano, polverizzando i messaggi in decine di campagnette improvvisate, gestite da improvvisatori, solo per garantire visibilità al proprio dicastero. Amen.”

Samsung sospende la vendita del Galaxy Note 7

Se eravate già in fila per acquistare il nuovo gioiellino Samsung Galaxy Note 7, la cui uscita in Italia era prevista per oggi, brutte notizie per voi, non è tutto oro quel che luccica!

La nota azienda sudcoreana ha ufficialmente interrotto la distribuzione  a causa di un difetto a dir poco pericoloso: la batteria si surriscalda e il rischio d’esplosione è alto.

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Nella dichiarazione ufficiale rilasciata, il brand ha riconosciuto la problematica riscontrata e ha rassicurato i consumatori:

Dopo le recenti segnalazioni che abbiamo ricevuto dai nostri clienti  in merito al nuovo Galaxy Note 7 abbiamo condotto un indagine approfondita e abbiamo riscontrato un problema nella batteria. Fino ad oggi si sono verificati 35 casi di esplosione del dispositivo, e attualmente stiamo conducendo un controllo approfondito per identificare la presenza di eventuali batterie difettose sul mercato. Tuttavia, poiché  la sicurezza dei nostri clienti è per noi una priorità assoluta abbiamo deciso di interrompere la vendita del  Galaxy Note7.

Il nuovo modello Galaxy Note è stato lanciato circa un mese fa in ben dieci diversi paesi del mondo e sono stati già venduti 2,5 milioni di pezzi.

Un episodio singolare nella storia dei dispositivi mobile: oltre a stoppare la distribuzione, Samsung ha dichiarato anche il fermo definitivo della produzione.

La notizia fa il giro della rete

Nell’era digitale in cui viviamo le voci ci mettono poco a circolare, il polverone della pericolosità dello smartphone firmato Samsung è stato sollevato a inizio settimana quando un utente di nome Ariel Gonzalez ha postato su YouTube un video in cui ha mostrato il suo telefono completamente bruciato, sostenendo che il disastroso e pericoloso episodio si sia verificato dopo aver staccato il suo dispositivo dal caricatore ricevuto in dotazione con il telefono.

Il primo di una lunga serie di reclami da parte dei consumatori, che ha visto la pagina Facebook  Samsung Singapore inondata di numerose lamentele sulla scarsa durata della batteria e sull’eccessivo riscaldarsi del dispositivo nel periodo di carica.

Koh Dong-jin, capo della sezione mobile Samsung in merito alla spiacevole vicenda ha dichiarato di sentirsi estremamente dispiaciuto. La società offre le scuse più sincere a tutti i clienti in possesso del nuovo dispositivo:

Riconosciamo e ci scusiamo dell’inconveniente, vi garantiamo che Samsung continuerà a fornire prodotti di alta qualità. Stiamo lavorando con i nostri partner per garantire la sostituzione di tutti i telefoni già venduti nel minor tempo possibile.

Il momento per l’azienda coreana non è dei migliori sopratutto in vista dell’imminente presentazione del nuovo iPhone 7 da parte della sua più temuta azienda concorrente.

Non solo informatici tra i lavoratori più pagati della Silicon Valley

Silicon Valley, in tre parole “patria dell’innovazione”.

La valle che ha dato i natali a Facebook, Apple, Google, Microsoft e molti altri colossi della tecnologia e del software, per quest’anno, si è trasformata da valle dell’oro per gli informatici e i programmatori, a una valle dell’argento in cui i veri Zio Paperone sono diventati i Product Manager, con uno stipendio superiore anche del 10% rispetto ai colleghi developer.

Secondo LinkedIn, però, tra le skill più richieste e più pagate sul mercato del lavoro per il 2016 troviamo ancora quelle riguardanti la programmazione e l’analisi dei dati, affiancate al marketing e alla comunicazione.

Inoltre, la celebre classifica di Forbes elegge al primo posto Bill Gates, riconfermandolo l’uomo più ricco del mondo.

Quindi, informatici, non vi preoccupate, le vostre capacità sono ancora estremamente ricercate.

Product Manager, gli stipendi d’oro della Silicon Valley

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Se gli stipendi degli informatici e dei programmatori sono quasi il doppio rispetto a quelli delle altre figure sul mercato del lavoro, nella Silicon Valley i veri ricchi sono i Product Manager, secondo la ricerca di Quartz.

Si attestano al primo posto con un compenso superiore anche del 10% a quello della categoria IT, per non parlare della categoria Graphic Design, al terzo posto della classifica.

Il mercato del lavoro, quindi,  considera ancora una risorsa IT come preziosa e ben pagata, mentre la Silicon Valley, il territorio fertile per queste skill, la considera solo seconda a chi si occupa di prodotto.

Per quale motivo? Il Product Manager ricoprirebbe un ruolo fondamentale, in quanto le sue capacità di relazione e di sviluppo possono decretare il successo o l’insuccesso di un’idea e quindi la crescita o la morte di una startup.

Insomma se un Product Manager non sa fare il suo lavoro, gli informatici non hanno ragione di esistere in quanto non ci sarebbe nessuna startup da portare avanti.

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Big Data, programmazione e marketing: ecco le skill più richieste e più pagate

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Il mercato del lavoro riconosce ancora come rare e ricercate le skill riguardati l’informatica, l’analisi dei dati e lo sviluppo di software e programmi, tanto che LinkedIn mostra nella sua classifica delle capacità più ricercate nel 2016 tra i primi posti capacità di programmazione e gestione informatica dei dati, analisi dei dati ed analisi statistiche, con una buona dose, però, di marketing e social media marketing per completare il quadro delle skill legate al mondo di internet e dell’innovazione.

Spostandoci, invece, verso metà classifica le capacità legate al web design e alla grafica, rimango sempre capacità ricercate dai recruiter seppur in calo meno rispetto agli anni passati.

Lo scenario, comunque, come dimostra il caso Silicon Valley, potrebbe cambiare di paese in paese o di contesto in contesto.

A volte basta solo essere nel posto giusto al momento giusto.

Niente panico, l’uomo più ricco al mondo anche per il 2016 è un informatico

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Anche per il 2016 la classifica Forbes dei più ricchi del pianeta elegge al primo posto l’informatico più ricco al mondo Bill Gates.

La celebre rivista non dimentica però di citare nomi come Mark Zuckerberg (Facebook) o Jack Dorsey (Twitter) nella sua top 100, a dimostrazione del fatto che essere un esperto IT ripaga ancora.

Se diamo, però, uno sguardo all’Italia la mancanza c’è e si vede: i primi citati come uomini e donne più ricchi del pianeta di nazionalità italiana sono Maria Franca Fissolo, conosciuta anche come Lady Ferrero, il patron di Luxotica Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina leader nel settore farmaceutico.

Insomma di informatici nemmeno l’ombra.

Roberto Andreoli, nuovo direttore della divisione Cloud e Enterprise di Microsoft

In uno scenario in cui il Cloud Computing si sta affermando in maniera importante in Italia con una crescita del 25% nel 2015 e il cui valore di mercato dovrebbe raggiungere circa 1,51 miliardi di euro, Microsoft Italia annuncia la nomina di Roberto Andreoli come Direttore della Divisione Cloud & Enterprise a conferma del forte impegno verso il cloud computing e le soluzioni di infrastruttura IT.

Roberto Andreoli

Roberto Andreoli nel nuovo ruolo a riporto di Paola Cavallero, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia, guiderà il team dedicato all’innovazione dell’Information Technology delle aziende di grandi, medie e piccole dimensioni con l’obiettivo di diffondere sempre più l’utilizzo del Cloud Computing, dell’Internet delle Cose e della Business Intelligence tra le organizzazioni del Paese. In particolare, in linea con la strategia Mobile First – Cloud First, il nuovo Direttore insieme al suo team s’impegnerà a promuovere la diffusione del Cloud Computing pubblico, privato e ibrido, puntando al costante miglioramento delle soluzioni e dei servizi in una logica di Cloud OS (Cloud Operating System) e di grande apertura alle tecnologie Open Source.

Roberto Andreoli entra nel nuovo incarico, precedentemente ricoperto da Andrea Cardillo, oggi nominato nuovo Direttore del Microsoft Technology Center italiano, un luogo esperienziale in cui far vivere alle aziende scenari d’innovazione ed in cui dimostrare concretamente come la tecnologia possa generare concreti vantaggi di business, in una prospettiva di Digital Transformation.

Roberto Andreoli guiderà il team Cloud & Enterprise dopo aver lavorato due anni nella Divisione Developer Experience and Evangelism, ricoprendo il ruolo di Tech Evangelism Leader, che gli ha permesso di adottare un approccio innovativo all’evangelismo, consentendo al team italiano di distinguersi a livello mondiale per l’eccellenza del lavoro svolto nell’area dell’Openess, del Digital Evangelism e del Community Management. Prima della sua esperienza nella divisione Developer Experience and Evangelism ha ricoperto diversi ruoli  in differenti aree di business a livello locale e internazionale, avendo l’opportunità di collaborare con l’area SMSP come Public Sector Leader, con la divisione Dynamics come CRM Senior Marketing Manager per l’area Western Europe, e infine con la divisione Microsoft Services.

In precedenza, Roberto ha lavorato in SAP per cinque anni dove ha ricoperto diversi ruoli, dalla divisione vendite a incarichi più specializzati e tecnici. Roberto è anche membro del Consiglio di ADICO (Associazione Italiana Direttori Commerciali e Maketing Manager) ed è il rappresentante di Microsoft all’interno dell’area Giovani Imprenditori di Assolombarda.

#fertilityday si poteva fare di meglio?

«La bellezza non ha età. La fertilità sì». È uno degli slogan della campagna del Fertility Day per richiamare l’attenzione pubblica sul tema della fertilità. Il 22 settembre sarà quindi il Giorno della fertilità, ma l’annuncio è stato accolto dal web con amara ironia.

Con una serie di critiche, su Twitter l’hashtag #fertilityday è diventato trend topic, mentre il sito ufficiale della manifestazione è andato per qualche ora off line, probabilmente per i troppi click (o forse per altre ragioni). A destare clamore sono le cartoline studiate apposta per il lancio della giornata: una serie di immagini accompagnate da didascalie esplicite, da «Datti una mossa! Non aspettare la cicogna» a «Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi».

Fertility down: Le immagini incriminate

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La campagna di comunicazione messa in piedi dal Ministero della Salute per pubblicizzare la giornata del 22 settembre 2016 si è rivelata un boomerang. Quel “datti una mossa, non aspettare la cicogna” è risultato così offensivo che l’opinione pubblica si è letteralmente rivoltata con tweet, post, card satiriche.

La protesta ha unito chi ha figli a chi non li ha, chi li ha adottati a chi non li ha potuti avere. Tanto che l’agenzia Mediaticamente, che ha curato il progetto di comunicazione per il Ministero della Salute, per 113 mila euro, ha dovuto ritirare subito la campagna e non ha potuto rilasciare dichiarazioni ai media.

Si capisce anche che il progetto è un low budget. Infatti, le fotografie utilizzate per la campagna, per esempio, sono state acquistate su una banca di immagini, ad un costo che in totale supera di poco l’euro.

Forse si poteva fare di meglio

Provando a sospendere un attimo le opinioni di natura etica sul punto e quelle sull’esecuzione della campagna, ci siamo interrogati per riscontrare se effettivamente con un tema così delicato si potesse fare di meglio. Uno dei primi spunti ci viene dalla The National Campaing of Birth Control. Nello slogan si legge:

Prevenendo le gravidanze indesiderate siamo in grado di migliorare in modo significativo altri gravi problemi sociali come la povertà (in particolare la povertà infantile), gli abusi sui minori e l’abbandono.

Un punto questo su cui le reazioni hanno fortemente inchiodato la campagna del Fertility Day 2016.

Fallo per la Danimarca!

L’esempio più grande però di come fare una campagna a sostegno della natalità ci viene dalla Danimarca.

“Do It For Denmark” (fallo per la Danimarca) è il frutto di una trovata di marketing turistico danese, risultante dalla combinazione di due fattori: l’abbassamento del tasso di natalità in Danimarca e, un consistente +46% di cittadini danesi che farebbero più volentieri sesso in vacanza.

Il combinato disposto di questi due dai è stata evidenziato dalla compagnia di viaggi Spies Rejser, che l’ha poi trasformata in campagna pubblicitaria nazionale.

All’origine dello stuzzicante spot vi è un’idea molto semplice: visto che un’alta percentuale di danesi fa molto più sesso in vacanza rispetto a quando vive la routine quotidiana di casa e lavoro, la soluzione è quella di partire, invogliati da una promozione diffusa in rete e fare sesso nei luoghi di vacanza.

Fallo per Mamma!

Un anno dopo invece esce “Do It For Mom!” (Fallo per Mamma!) Un gran bell’esempio di come il settore pubblico possa affrontare un problema sociale con intelligenza, ironia e savoir faire. La natalità in Danimarca è troppo bassa? Il desiderio delle coppie è distratto e insufficiente? Facciamo leva sul desiderio dei loro genitori: quello di diventare nonni.

Il video è stato lanciato in occasione della Festa dei nonni e lo scopo è sempre lo stesso del precedente: incentivare i giovani a viaggiare e fare sesso per combattere l’invecchiamento demografico della Danimarca.

Insomma, gli spunti per incentivare le nascite ed agire sul tasso di natalità del Paese c’erano e ci sono ancora. Che ne dice, Ministra Lorenzin, impariamo a usare Google?

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Parlare con le piante? Ora si può, con Phytl Signs e Project Florence

Chi ama le piante ma non ha il pollice verde potrà presto contare su appositi wearable per “ascoltarle”.

I ricercatori della Vivent SARL hanno infatti creato Phytl Signs, un dispositivo che amplifica i segnali elettrici emessi dalle piante in risposta all’ambiente.

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Phytl Signs, come funziona

Il device è composto da un paletto che va inserito nel terreno vicino la pianta ed un fermaglio che va applicato ad una foglia.

All’interno di entrambi ci sono dei sensori che identificano i cambiamenti di voltaggio della pianta in condizioni di luce/ombra, benessere/malattia, attacco di parassiti, danneggiamento ecc.

Phytl Signs monitora cosa la pianta comunica, non limitandosi a misurare parametri esterni come la temperatura dell’aria o l’umidità del terreno.

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I cambiamenti si possono così ascoltare attraverso un altoparlante che emette un suono quando il voltaggio sta cambiando. Più forte è il suono e più veloce è il mutamento.

I segnali vengono poi raccolti e monitorati attraverso l’app disponibile per smartphone e tablet, che consente inoltre di entrare a far parte della community Phytl Signs per discutere dei segnali.

Ascoltare le piante per un futuro sostenibile

Il dispositivo è stato lanciato attraverso una campagna su Kickstarter che si è da poco conclusa con successo. Il costo del kit è di 130 dollari circa e i finanziatori lo riceveranno ad Aprile 2017.

Capire cosa comunicano le piante può essere certamente un’esperienza entusiasmante per gli appassionati, ma soprattutto potrebbe rivelarsi interessante per studi sull’ambiente, sulla sostenibilità e sul futuro della produzione alimentare.

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“Decodificando questi segnali possiamo aiutare l’ecosistema che ci protegge a crescere in buona salute”, dice la pagina Phytl Signs su Kickstarter, “possiamo nutrire più persone, debellare le malattie delle piante, ridurre al minimo l’acqua utilizzata in agricoltura… le possibilità sono davvero infinite”.

Project Florence, il progetto di Microsoft

Anche Microsoft ha deciso di finanziare un progetto per parlare con le piante, denominato Project Florence.

In questo caso, il vegetale viene ospitato all’interno di un contenitore connesso ad un pc. Basta digitare il messaggio da inviare alla pianta affinché il software lo decodifichi in una serie di flash colorati.

Le frequenze luminose stimolano la risposta del vegetale con l’emissione di segnali elettrici. Il software cerca quindi su Twitter messaggi (in inglese) che possano corrispondere a ciò la pianta voglia comunicarci, traducendo così gli impulsi in parole.

A differenza di Phytl Signs, lo scopo del progetto di Microsoft sembra essere di puro svago, ciò non toglie che si stia sviluppando un grande interesse intorno alla possibilità di comunicare con il mondo vegetale.

Proprio per l’importanza che ricoprono per il benessere del pianeta, la speranza è che un giorno si possano interpretare in modo preciso i misteriosi segnali emessi dalle piante per un ambiente più sano e uno stile di vita più salubre.

Week in social: tutte le news dal mondo social, nella settimana del ritorno

Per molti questa è stata la settimana del rientro in ufficio: vacanze finite, pile ricaricate, entusiasmo alle stelle per affrontare un nuovo lungo anno di lavoro.
Per altri, invece, si è trattata di una settimana in cui contare i giorni che li separavano dal ritorno della rubrica più famosa del web: week in social!

Cosa è successo questa settimana sulle vostre piattaforme di social networking preferite?

Snapchat

L’app del fantasmino non ci ha regalato grandi exploit, ma due giorni fa ha deciso di eliminare la propria pagina Facebook. Erano anni che la pagina non veniva aggiornata (l’ultima volta risale all’agosto 2013), perciò dalle parti di Snapchat hanno pensato fosse il caso di chiuderla, lasciando orfani circa 6,5 milioni di fan.

Messenger

Messenger introduce gli instant video, ossia video condivisi in tempo reale, che non hanno una lunga durata: una sorta di videochiamata “botta e risposta”.

Di default l’audio è disattivato ma si può scegliere di attivarlo in qualsiasi momento: è quasi come se Messenger avesse implementato i live video (o una parte delle Instagram Stories), con durata prestabilita, sull’app di messaggistica.

Instant video ti permette di condividere momenti della vita di tutti i giorni con le persone a cui tieni di più.

Week in social: novità che non t'aspetti

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Instagram

Finalmente, dopo anni di attesa, Instagram introduce lo zoom su foto e video.
La funzione, attualmente rilasciata per i dispositivi iOS ed Android, vi permette di zoomare le foto e i video presenti nel newsfeed principale, sulle pagine di profilo e nella scheda esplora.

Zoommare su Instagram è molto facile, compiendo un movimento con le dita che è lo stesso che siamo abituati a fare nelle gallerie di immagini sui dispositivi touch. Allontanando pollice e indice posizionate sulla foto si avrà lo zoom, riavvicinandole o rilasciandole l’immagine tornerà ad essere della dimensione classica.

Week in social: novità che non t'aspetti

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LinkedIn

Ora su LinkedIn gli hashtag sono realmente supportati, quindi, ora è possibile utilizzarli, e soprattutto ricercarli.
Questa nuova funzionalità è stata inserita soltanto per la versione mobile della piattaforma: ad esempio cliccando su un hashtag otterrò un newsfeed contenete tutti i post che hanno quel determinato hashtag, così come avviene da sempre su Twitter e da qualche anno su Facebook.

Week in social: novità che non t'aspetti

Nel post del blog di LinkedIn si spiega come sia possibile cercare nel newsfeed una particolare notizia che non si riesce più a trovare, proprio grazie agli hashtag, oppure di come sia semplice esplorare topic interessanti, o ancora cliccare sugli hashtag per ottenere risultati correlati.

Pinterest

Due le novità di Pinterest: la possibilità di utilizzare video nelle adv, e la migliorìa nell’esperienza di lettura degli articoli in-app dopo l’acquisizione della tecnologia Instapaper.

Week in social: novità che non t'aspetti

Da Pinterest fanno sapere che la possibilità di utilizzare video nelle adv era la richiesta più insistente da parte degli advertiser. I promoted video verranno visualizzati in ogni parte della piattaforma, dal newsfeed ai risultati di ricerca. Un nuovo potente strumento per le aziende, che ora potranno offrire un contenuto più immersivo relativo ai propri prodotti.

Week in social: novità che non t'aspetti

La scorsa settimana, da San Francisco, Pinterest ha annunciato l’acquisizione di Instapaper, l’app per salvare articoli e pagine web sui propri dispositivi mobili. Milioni di utenti leggono e salvano articoli su Pinterest, e ora grazie all’acquisizione di Instapaper si potranno conoscere sempre meglio i gusti e i comportamenti degli utenti del social, così da migliorare l’esperienza e l’offerta di prodotti ad hoc. Secondo Forbes, Pinterest sta spingendo i contenuti editoriali grazie ad una modifica dell’algoritmo del newsfeed.

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Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

Non solo grazie a Elon Musk, quella del 2016 è stata un’estate stellare per quanto riguarda le novità sulle esplorazioni dello spazio.

Tanto di cui parlare: dalla Code Conference svoltasi in California lo scorso giugno, il cui tema era la produzione edilizia nello spazio al fine di tagliare i costi e tutelare l’ambiente, alle ultime disposizioni favorevoli degli Stati Uniti per quanto riguarda le missioni private su territorio lunare.

Tutte missioni portate avanti da imprenditori visionari che vedono proprio nell’Universo alcune nuove, entusiasmanti possibilità di guadagno.

Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

Elon Musk alla conquista del Pianeta Rosso

Partiamo col geniale ed eclettico Elon Musk, già cofondatore di PayPal e CEO di Tesla Motors, solo per citare le sue due società più conosciute. In campo aerospaziale, Musk è attivo dal 2002, quando ha fondato l’azienda SpaceX con l’obiettivo di permettere la colonizzazione di Marte.

Obiettivo apparentemente sempre più vicino, almeno secondo le parole dell’imprenditore statunitense, che alla Code Conference ha rivelato le tappe di SpaceX per i prossimi anni: nel 2017 la navicella Dragon2 porterà gli astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale; l’anno successivo la stessa navicella verrà spedita su Marte, vuota; il primo equipaggio partirà alla volta del Pianeta Rosso nel 2024, per atterrare nel 2025, ovvero molto prima di quanto previsto dai programmi della NASA (tra il 2030 e il 2040).

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Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

Falcon-9 vola ancora?

L’altro ambizioso obiettivo di SpaceX è quello di progettare razzi riutilizzabili al fine di ridurre i costi delle missioni spaziali. 

Nuovo successo in arrivo per l’azienda statunitense di Elon Musk: il 30 agosto SES, operatore leader nelle telecomunicazioni satellitari, nonché cliente storico di SpaceX, ha annunciato che a portare in orbita il nuovo satellite SES-10 sarà un Falcon-9 atterrato con successo in una precedente missione, e dunque a prova di volo.

Ci sarà da considerare se la commessa non sarà messa in dubbio dalle deflagrazioni multiple riportate dalla NASA nella mattina del primo settembre nella base spaziale di Cape Canaveral, che hanno fatto tremare edifici a chilometri di distanza, con conseguenze ancora incerte.

Altri obiettivi di SpaceX?

La presentazione entro fine anno di Falcon Heavy, il razzo più potente del mondo, capace di trasportare carichi pesanti, atterrare in verticale e arrivare fino a Marte; la presentazione del Mars Colonial Transporter, per il trasporto di persone dalla Terra al Pianeta Rosso; la missione Red Dragon, che avverrà probabilmente nel 2018, che consiste nell’inviare una capsula su Marte in grado di prelevare campioni di roccia che sarà poi possibile analizzare.

In tutto questo, Elon Musk sta già invitando i politici a pensare a una forma di governo marziano: secondo lui dovrebbe essere una democrazia diretta.

Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

ph: Lauren Harnett

Jeff Bezos e la sfida alla gravità

Conosciamo Jeff Bezos come CEO di Amazon.com, mentre ci è poco noto come fondatore di Blue Origin, una società privata che sviluppa concetti e tecnologie per supportare future operazioni di volo spaziale umano.

Recentemente Blue Origin ha stipulato un accordo con la NASA per il trasporto di nuove tecnologie per lo spazio.

Grazie a questa partnership, i voli del razzo New Shepard di Blue Origin avranno dei sistemi per effettuare e controllare ricerche in microgravità a un’altezza di oltre 100 km.

Da Elon Musk a Moon Express, il futuro del business è spaziale

Moon Express vuole la luna

Nei primi giorni di agosto, la Federal Aviation Administation statunitense ha approvato le missioni private su suolo lunare.

Un enorme passo avanti per Moon Express, società aerospaziale in lizza per vincere il Google Lunar X Prize, un premio di 20 milioni di dollari che Google destinerà alla prima società privata in grado di inviare sistemi automatici sul nostro satellite.

La missione di Moon Express prevede l’atterraggio sul suolo lunare di un robot non più grande di una valigia, in grado di spostarsi sulla superficie e, in una fase successiva, di sfruttare le risorse economiche del satellite. Tutto questo potrà avvenire dopo l’ok della Casa Bianca e dopo le necessarie verifiche tecniche.

Naveen Jain, chairman di Moon Express, ha dichiarato:

Abbiamo deciso di andare sulla Luna non perché sia facile, ma perché è un buon affare.