Con Lookout blocchi il ladro del tuo smartphone con uno scatto

Alzi la mano chi di voi, almeno una volta nella vita, non ha subito il furto del proprio smartphone?

Un fenomeno, questo, che non conosce crisi. Fonti certe, infatti, dimostrano che solo nel 2013 la polizia americana ha rilevato una media di 113 cellulari persi o oggetto di furto ogni minuto, per un totale di 162 mila al giorno.

Per questo le case produttrici e le compagnie telefoniche si stanno mobilitando per individuare precauzioni e soluzioni efficaci per risolvere il fenomeno o quantomeno a complicare la vita di chi ruba. Tra queste come non ricordare “Trova il mio Phone”, applicazione nativa iOS molto utile in caso di smarrimento o furto del proprio device.
Ma oggi vi parlo di un nuovo sistema di sicurezza che spaventerà i ladri di smartphone di tutto il mondo.

Con Lookout scopri chi ti ha rubato lo smartphone e dove si trova

C’è una nuova applicazione in città: Lookout è pronta per salvaguardare e proteggere il tuo device. Proprio come un vigilante silenzioso, il sistema, permette di scattare una fotografia al possibile ladro, nel momento in cui cerca di utilizzare il telefono dopo averlo rubato.

Come? In un modo semplice ed efficiente: mentre il ladro pensa di essere al sicuro e di poter “agire” inosservato, l’app attiva la fotocamera frontale dello smartphone e scatta una foto all’insaputa di chi ha compiuto il furto; dopodiché invia un’email al proprietario del cellulare con l’indicazione dell’ora e del luogo in cui è stato realizzato lo scatto. Quest’ultimo avrà quindi tutte le indicazioni per agire in modo tempestivo con una denuncia alla Polizia e un recupero dell’oggetto smarrito.

Le caratteristiche che hanno reso quest’applicazione così utile e funzionale sono: da una parte il selfie al ladro di smartphone che, i creatori di Lookout hanno chiamato “theftie” (dall’inglese “theft” che significa furto), dall’altra il meccanismo di geolocalizzazione che permette in pochi secondi di sapere non solo chi ha preso il telefono ma anche dove si trova in quel momento l’oggetto smarrito e il colpevole da “acciuffare”.

Lookout, un’app dalla doppia anima disponibile per Android e iOS

L’applicazione ha una doppia anima ed è dedicata agli utenti Android e iOS.
Cinque sono le situazioni nelle quali Lookout attiva il meccanismo di sicurezza per garantire la massima protezione del tuo amato device:
• viene inserito per tre volte di fila un codice di sblocco del telefono;
• la scheda SIM viene rimossa dal telefono;
• si prova ad attivare la modalità aereoplano;
• il dispositivo viene spento;
• viene rimossa l’applicazione dal telefono.

È importante precisare, però, che le impostazioni possono essere personalizzate affinché i sistemi di sicurezza si attivino solo quando richiesto.

E la tutela della privacy?

Con Lookout, ferma il tuo ladro in uno scatto

Inevitabilmente questa applicazione ha sollevato delle perplessità per quanto riguarda la tutela della privacy ma considerando che, come riporta il Wall Street Journal, Lookout è già riuscita a risolvere qualche caso di furto, io non mi farei troppi problemi anzi ne sarei piuttosto soddisfatta.
Del resto anche Spider-Man non ha mai avuto vita facile con le autorità locali ma i suoi gesti sono entrati nella storia di New York 😉

App, branded content e quiz: back to school con le novità digital fashion del momento

Tra siti dedicati a un capo d’abbigliamento, quiz accattivanti e progetti video, le novità sono molte: eccole!

Max Mara realizza un progetto di storytelling digitale dedicato al suo cappotto icona

Come dare tributo a un capo icona? Se Burberry a suo tempo ha fatto successo con The Art of Trench, oggi è Max Mara a dare vita a un sito che racconta la storia del celebre cappotto cammello 101801. E, per l’occasione, perché non crearne anche una limited edition in vendita online?

Se cliccate su 101801 iconic coat trovate un sito dedicato ricco di contenuti per rendere omaggio al cappotto e avete la possibilità di acquistare la limited edition.

Non finisce qui. Max Mara ha scelto sei coppie super stylish, composte da mamma e figlia, a cui far indossare e raccontare il cappotto icona in un video. Il concept? È un capo d’abbigliamento che resta giovane nel tempo, era trendy nel 1981 come lo è oggi. E soprattutto, è da indossare a tutte le età.

Sephora colpisce i Millennial con un quiz psicologico mirato all’acquisto d’impulso

Sephora è un brand sempre attento alle novità e sempre pronto a colpire il target dei millenial nel momento giusto con i mezzi giusti.

L’ultimo progetto riguarda un quiz pseudo-psicologico alla fine del quale Sephora propone all’utente tre varianti personalizzate in base alle risposte date. È online sul sito (ottimizzato per mobile naturalmente!) dedicato al profumo Pinrose a questo link.

Come far sapere agli utenti che esiste il quiz e invogliare allo shop now? Ovviamente usando Snapchat! Sull’account “sephorasnaps” hanno mostrato il processo del quiz alle utenti: quale miglior strategia per coinvolgere il target e sfruttare l’acquisto d’impulso alla conclusione del quiz?

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Ritz-Carlton apre un account Flipboard per condividere consigli sul luxury travel

Se è vero che i brand sono diventati essi stessi storytebler e che in quanto publisher hanno la possibilità di amplificare i propri obiettivi, l’obiettivo della celebre compagnia di hotel sembra essere molto chiaro: “We are thrilled to present our new digital publication with the popular content-sharing platform Flipboard, to continue inspiring and exciting all generations of traveler through our crafted magazines.”

Per approfondire, cliccate il link Become inspired by flipping through the pages of the Ritz Carlton.

Amazon: stop alle critiche online con la campagna #SaySomethingNice

Il gigante dell’e-commerce ha realizzato un’interessante campagna video sul delicato argomento dei giudizi negativi online basati sull’apparenza.

A fare da ambassador e divulgare la campagna sono state chiamate 8 fashion influencer del calibro di Gala Gonzalez, Susie Bubble, Hana Tajima, Freddie Harrel, Camille Charriere e Clementine Desseaux: ognuna nel video ha raccontato la propria personale esperienza, quando è stata criticata e quando ha criticato gli altri… Da qui l’hashtag della campagna #SaySomethingNice.

Curiosi di guardare il video? Lo trovate su You Tube.

Comprare nei negozi fisici in tutto il mondo è ora possibile, con Glix

Vi siete innamorate di un abito venduto solo in quella vetrina del Marais a Parigi ma siete tornate in patria a mani vuote?  Nessun problema!

Glix Everyone’s Personal Shopper, l’app ideata da Sara Spadafora, è un marketplace che mette in contatto gli utenti che desiderano acquistare un prodotto e i negozi attraverso i personal shopper che effettuano fisicamente l’acquisto. L’app aspira a portare lo shopping urbano online, attraverso la condivisione di immagini e un network di personal shopper geolocalizzati vicino all’oggetto dei desideri.

Glix permette ai fashion addicted di selezionare e acquistare capi d’abbigliamento e accessori tramite un network di Personal Shopper distribuito sul territorio nazionale e internazionale. Si auto definisce il primo street view della moda e punta a creare un network virtuale che connetta i Personal Shopper con le boutique e i brand, creando una nuova figura professionale – il Sales Assistant 2.0 – a disposizione degli utenti nell’immediatezza di un click.

Rendendo per la prima volta ‘visibili’ e acquistabili i capi e gli accessori di moda fino a questo momento celati nel mistero delle boutique più cool del mondo, Glix aspira ad affermarsi come esclusiva app di riferimento per i globe-shopper e per chiunque sia alla ricerca di pezzi unici in tutto il mondo. Grazie alla funzione “Ask me”, l’app permette di selezionare il proprio Personal Shopper preferito e ottenere una consulenza personalizzata dal proprio stylist virtuale, online o di persona.

Lo potete scaricare da iTunes.

Domingo Iudice racconta Pescaria: quando lo street food diventa virale

Polignano a Mare, Puglia. Nei vicoli della città, qualche tempo fa, è nata Pescaria, ovvero “un modo tutto nuovo di gustare buon pesce, crudo e fritto“. In quest’esperienza imprenditoriale di successo lo street food di qualità incontra il mondo social e sbarca anche a Milano. Abbiamo intervistato il co-fondatore e responsabile marketing, Domingo Iudice.
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La Puglia delle eccellenze: come è nata l’idea e quanto era social il progetto iniziale?

Pescaria è prima di tutto un’impresa orientata al mercato. Nel senso che arriva alla propria formula partendo da un bisogno latente del mercato non ancora soddisfatto al momento della sua apertura. Tale bisogno di concretizza in una formula di ristorazione marinara priva di servizio, informale e più rapida dei classici ristoranti in cui tuttavia si rinvengono materie prime e preparazioni di assoluta qualità. Un mix che piace non solo alle fasce più giovani e che testimonio quanto detto all’inizio di questo periodo.
La storia di Pescaria nasce dalla tensione di due forze distinte. Un’anima puramente marinara, quella del socio Bartolo L’Abbate, patron della Pescheria Lo Scoglio, e una di marketing, espressa dall’agenzia Brainpull che rappresento. Inizialmente il nostro era un rapporto cliente/agenzia, avendo seguito Bartolo nella comunicazione dell’evento “Mareviglioso – festa del pesce e palio del mare”. Di lì, sentito il desiderio di Bartolo di riversare la sua esperienza in un ristorante di cucina marinara, abbiamo iniziato a buttare giù alcune idee. Il passo alla realtà societaria è stato breve.
Personalmente ho sempre coltivato l’idea di dover virare in formule più “metropolitane e postmoderne” i saperi culinari pugliesi. Non a caso la mia tesi in economia industriale era intitolata “Panzerotto – going global: il lancio internazionale di un prodotto tipico”, lavoro in cui mi cimentavo nell’analisi di fattibilità e profittabilità di un fast food che aveva come prodotto strategico il panzerotto.
Lo Scoglio era specializzato nella fornitura di ristoranti, con preparazioni fresche destinate alla ristorazione di qualità. Da cosa nasce cosa: abbiamo fatto squadra e utilizzato ognuno il suo background per giungere ad una idea di impresa dalla precisa preposizione di valore.

Anche Gambero Rosso parla di voi: meglio avere la comunicazione di qualità o, in questo caso,  la cucina?

La comunicazione in Pescaria è una materia prima alla stregua del buon pesce. Sono due condizioni “sine qua non” per quel che ci ha sempre riguardato. E sono elementi indispensabili, quanto la cucina stessa. Non a caso il terzo elemento di questo puzzle è l’inserimento di uno chef di assoluto riguardo, Lucio Mele, che ha dato forma alle nostre idee, interpretando con la sua esperienza la nostra idea di fast food marinaro à la pugliese.
Lucio Mele è uno chef Pugliese di 36 anni, giovane quanto talentuoso. Lo ritengo geniale. Si è appassionato subito all’idea, l’ha resa sua ed è riuscito a trasformare un’idea autentica in un gusto altrettanto inedito. La risposta alla domanda è quindi: entrambe, perché Pescaria è prima di tutto uno formula. Ai posteri se definirla di successo oppure no.

Quanto sarebbe stata famosa Pescaria 10 anni fa quando Facebook ancora non comandava le vite di molti?

Facebook è la piazza più grande del mondo. La piazza più grande di ogni stato, ogni regione e città raggiunta dal network. Ed è vero se pensiamo che è qui che la gente si incontra, conosce e manifesta, oltre che nelle piazze reali. Facebook è quindi un catalizzatore – a mio dire il più efficace del mondo – di relazione e delle relative informazioni trasferibili.
Quindi 10 anni fa, Pescaria avrebbe impiegato 10 volte di più per farsi conoscere. Ironia numerica a parte, ritengo che Facebook e Instagram abbiano catalizzato enormemente il passaparola di un contenuto che, ancora una volta, definisco autentico e differente.

Come avete organizzato il lavoro digital? Quanto e come avete investito sul prodotto?

Ouverture di Pescaria – 4.08.2016

Il video racconto di una serata che ha come protagonista una sede nuova, più bella e più grande e un menù molto, ma molto monello!Vieni a trovarci a Polignano, in Piazza Aldo Moro 6/8 <3

Gepostet von Pescaria am Montag, 8. August 2016

Abbiamo lavorato sui contenuti, partendo da un concetto di marketing piuttosto semplice (Purchase funnel – Lewis 1898 ndr). Abbiamo tuttavia pensato di portare alla bocca dell’imbuto solamente gli utenti interessati. Siamo partiti quindi da una conversazione puramente divulgativa su un argomento assai gradito, nel nostro territorio di riferimento: il pesce crudo e la cultura del prodotto ittico.
Al “Boost your business” organizzato da Facebook e Confcommercio a Bari, proferii una frase ambigua quanto divertente: La cozza è virale. Nel senso che la foto di una semplice cozza nera aperta è in grado di generare azioni, interazioni e condivisioni notevoli. Ecco, abbiamo giocato su contenuti graditi per creare un pubblico di persone interessate all’argomento. A queste abbiamo presentato Pescaria, il suo concetto, le novità e infine i prodotti.
La definizione del budget non è mai avvenuta a priori. E’ variabile in base al pubblico potenziale e alla copertura che intendiamo dare al messaggio. Ma in genere un’impresa locale non dovrebbe spendere meno di 600 euro mensili, che dalle mie parti è un costo assimilabile a 1 manifesto pubblicitario per il medesimo tempo…

Un errore commesso (se esiste!) che vi ha fatto cambiare rotta e tre consigli per i nostri lettori che vogliono divenire i nuovi re del social street food (se è corretto chiamarlo così)

L’errore sarebbe stato quello di partire con l’idea di essere i re del social street food. Perchè il nostro obiettivo è sempre stato quello di stabilire una relazione con il nostro pubblico che si è rivelato ben più grande di una nicchia.
Il consiglio è di essere autentici, trasparenti e aperti. Autentici perchè in un contesto ipercompetitivo chi copia muore, chi inventa vive. Trasparenti perchè è nella natura di una comunicazione autentica un profilo sincero, lineare e di basso profilo. Aperti perchè in una conversazione autentica e trasparente emergono, insieme a una tempesta di critiche distruttive e corrosive, perle di ricostruzione che abbiamo quotidianamente usato per migliorarci e perfezionarci.
La comunicazione istantanea è meravigliosa quanto pericolosa. Ma dai nostri clienti abbiamo imparato tantissimo. Sono loro i nostri opinion leader. Sono loro ad averci spinto a cambiare sede e a tentare la folle avventura di una nuova apertura a Milano.

Perché Burning Man piace sempre di più a chi lavora nel digitale

Oggi si conclude una manifestazione che in pochi anni ha visto aumentare esponenzialmente visitatori, osservatori e presenze: the Burning Man.

Questa manifestazione, nata nel 1991Black Rock City, prevede 8 giorni nei quali si vive nel deserto ricreando una sorta di società alternativa, totalmente disconnessa dalla realtà, in cui i confini di genere sono banditi.

Un’iniziativa in cui anche la tecnologia viene ripudiata, come se ci si trovasse in una bolla atemporale.

Un modello arcaico in cui l’economia è di scambio, sono bandite le transazioni con il denaro ed ogni partecipante deve portare con sé lo stretto necessario per sopravvivere per gli 8 giorni dell’evento, sino al climax in cui un fantoccio di legno, appunto il burnin’ man, viene dato alle fiamme.

Burning Man e Tech: i nerd tra gli hippy

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Eppure negli ultimi anni il festival di controcultura è divenuto tappa fissa per le grandi personalità del tech come Mark Zuckerberg, presente nel 2014 arrivando in elicottero, Larry Page, Jeff Bezos, che non più tardi di due anni fa commissionò una scultura da due milioni di dollari, Elon Musk ha addirittura affermato che Burning è la Silicon Valley.

Com’è possibile che una rappresentazione utopica e distopica della realtà, in cui la tecnologia e qualsiasi richiamo al capitalismo sono assenti, siano considerate affine a tutti coloro che lavorano nel digitale?

Ci sono alcuni punti di contatto tra i due mondi, come se Burning Man e il Digital fossero solo due rappresentazioni diverse della stessa filosofia di vita e di lavoro.

Proviamo quindi a vedere cosa ci trovano i digital addicted della Valley di familiare nella vita nel deserto.

#1 Il superamento dello spazio fisico

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Quella del Burning Man è una cittadella di 6 mila anime che nasce dal nulla e ritorna al nulla nello spazio di una settimana. I confini di territorio e di spazio sono talmente labili ed irrisori in termini di tempo che a loro modo simulano l’universo digitale nel suo essere aleatorio.

Inoltre l’evento nasce nel 1990 a San Francisco quando un gruppo di artisti volle bruciare un fantoccio in una delle baie della città per testimoniare il rifiuto per le restrizioni della società contemporanea.

A suo modo l’universo digitale rappresenta anch’esso il superamento dello spazio fisico contribuendo a costruire un mondo più funzionale ai propri scopi.

#2 La piena consacrazione della propria identità

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Questo è l’aspetto che forse è più semplice da spiegare: al Burning Man si può diventare chiunque. Non esistono più le identità di genere, quelle legate a ciò che si è tutti i giorni.

Uno spazio in cui tutto è permesso ed è incoraggiata la massima espressione di se stessi. Questo è anche l’appeal che viene dato ai social network per esempio.

Limiti e costrizioni valicati sul piano fisico così come sul piano delle idee quindi: al Burning Man puoi essere ed esprimere veramente te stesso.

#3 Se cade lo status quo, tutto è possibile

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Burning Man non simula una democrazia, in quanto pur paritario, quello democratico è un regime ed ogni vincolo e richiamo allo status quo va contro il manifesto di libertà (o per meglio dire anarchia) che è manifesto di Burning Man.

Questa libertà ha in sé un potere distruttivo, da intendersi come una forza di cambiamento. Da questo punto di vista Burning Man rispecchia la volontà di mutare in maniera profonda il mondo che muove tutti i founder del settore tech e che vedono nella manifestazione il contesto del loro universo ideale.

Ecco perché i digital addicted tutti, ma in particolare i grandi della Silicon Valley, sono così interessati al fenomeno Burning Man.

Quell’universo parallelo che ogni anno nasce dal nulla nel deserto e può diventare qualsiasi cosa viene visto e vissuto come un Big Bang che si ripete uguale a se stesso eppure ogni volta così potente, nel quale dalla “distruzione” di ciò che è si sprigiona l’energia creativa per delineare il mondo come dovrebbe essere.

Una fantasia nella quale ogni uomo è conoscenza e creazione allo stato puro e può liberare pienamente il proprio potenziale.

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Deliveroo cambia logo e colora le sue divise

Deliveroo ha appena reso ufficiale un massiccio lavoro di rebranding attraverso un comunicato ufficiale del CEO Will Shu. Forme semplificate e colori piatti hanno reinventato non solo il logo dell’azienda ma anche le divise dei dipendenti.

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Il servizio di food delivery è nato in Inghilterra ma è attivo oramai in diversi Paesi del mondo, tra cui l’Italia. Tramite le parole di Shu, l’azienda racconta di aver compiuto questa trasformazione per rendere il servizio ancora più efficiente, sicuro e soddisfacente:

La nostra evoluzione è un processo di cui siamo fieri: in fondo la nostra ambizione è creare la migliore esperienza di food delivery, e sappiamo che ci riusciremo soltanto continuando a porci nuove sfide, ad adattarci, a modificarci. Ed è proprio quello che stiamo facendo, attraverso la creazione di diverse cose nuove: un kit ancora più sicuro per i nostri rider con indumenti visibilissimi e ultra-riflettenti, un’identità visiva che pone al centro della scena il cibo e i nostri ristoranti, e un logo che speriamo possa diventare il simbolo della possibilità di ricevere a domicilio ovunque i piatti dei migliori ristoranti.

Una delle esigenze più sentite per Deliveroo, allo stesso modo, era quella di poter differenziare nettamente la sua visual identity da quella dei competitor, uno su tutti UberEATS, il cui personale veste divise scure, cromaticamente affini a quelle finora utilizzate da Deliveroo.

Dal color teal e il canguro, dunque, l’azienda è passata, come leggiamo sul blog ufficiale, ad un “segno distintivo che diventasse il simbolo dell’eccellenza nel cibo e che potesse funzionare sia come favicon che su un manifesto pubblicitario“.

A questo link trovate maggiori info sul processo creativo che ha portato alla nascita del nuovo logo.

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iPhone 7 di Apple: quale novità ci aspettano?

Settembre è arrivato e  nel mondo tecnologico questo mese è sinonimo di novità in casa Apple. Negli ultimi quattro anni, Apple organizza in questo mese un evento per presentare la prossima generazione dei suoi prodotti più importanti. Questa volta l’evento si svolgerà il 7 settembre e il protagonista sarà il nuovo iPhone 7.

Questo è tecnicamente un salto generazionale per iPhone, ma Apple ha adottato già nella sesta generazione un approccio diverso, con piccoli cambiamenti fisici al design del telefono. Inoltre, in questo evento probabilmente assisteremo anche all’aggiornamento di Apple Watch.

In questi giorni Sonny Dickson, una delle fonti più attendibili riguardo al mondo Apple, ha pubblicato un’immagine di quello che potrebbe essere il nuovo design di iPhone 7 che rivela subito alcune grandi novità.

 

Un nuovo design

iPhone 7 probabilmente seguirà il design della sesta generazione: la grande differenza è che ci si aspetta di vedere un look più pulito ed essenziale. Scompariranno alcune linee sul retro dello smartphone, come ci rivela questo mockup su MacRumors.

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Addio al jack per le cuffie

Questo ovviamente non è una nuova funzionalità, ma è una svolta importante. Apple potrebbe scegliere di rimuovere il jack per cuffie dal prossimo iPhone, il che significa che tutte le cuffie dovranno essere senza fili e che la porta thunderbolt sarà il fulcro del device. Ci sono certamente aspetti positivi per questo, ma ce ne sono anche molti negativi, e tra questi sicuramente l’inutilità di tutti gli accessori che hanno esclusivamente l’ingresso con jack.

Una seconda fotocamera

Non è una fotocamera per selfie, ma una seconda fotocamera sulla parte posteriore del device, che può essere utilizzata per produrre foto di qualità superiore o offrire una visione ingrandita. Ad esempio, lo smartphone P9 di Huawei utilizza una seconda fotocamera in bianco e nero per la nitidezza, mentre G5 di LG utilizza una seconda fotocamera per offrire una prospettiva zoom-out. Bloomberg dice che Apple probabilmente opterà per quest’ultimo approccio, con la seconda fotocamera che offre una vista ingrandita.

Addio 16GB

Era l’ora! Secondo il Wall Street Journal i giga di partenza saranno 32.

Un pulsante home Clickless

Secondo 9to5Mac, il nuovo pulsante Home sarà sensibile alla pressione e si adatterà al tatto dell’utente, come già avviene nei più recenti MacBook.

Una versione ancora più nera

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Finalmente torna una versione total black e alcuni di noi gioiranno sicuramente!

Ed ovviamente…

I nuovi iPhone saranno ovviamente più veloce, con nuovi processori, forse più RAM, e qualcosa che verrà descritto come “magico”. Forse saranno più resistenti all’acqua, anche se non è chiaro se il telefono sarà effettivamente impermeabile.

Probabilmente iPhone 7 avrà l’alloggio per la doppia SIM, la ricarica wireless e il suo design potrebbe essere più sottile. Ma del resto, mancano poche ore al grande annuncio ed è meglio aspettare prima di fare altri pronostici 😉

Roma, Fertility Day, USA: gli epic win e gli epic fail della settimana

L’estate è, per molti, ormai solo un ricordo: ferie finite, lunedì, ufficio, costume nel cassetto. Un pensiero però consola e rigenera: agli epic fail non c’è mai fine. Neanche il tempo di mettere l’ombrellone in garage che il web si scatena: ecco a voi i mitici momenti epici della settimana.

Win

Va bene, andiamo avanti. Non perdiamo tempo.

Fail

Iniziamo dalla capitale che, in questi giorni, vive nel pieno del suo fervore politico. La soluzione ai problemi non possiamo di certo darla noi, ma possiamo consigliare a chi ha turbamenti interni di uscire all’aria fresca e fare una bella passeggiata. Ma forse qualcuno ci ha già pensato.

Chi si tiene in forma e chi non trattiene le polemiche. Quanto è dura per un personaggio pubblico la vita social? Lo sa bene la cantante Emma Marrone che, puntualmente, è impegnata a battersi e a difendersi dalle critiche e dai commenti gratuiti che spesso riceve. E anche qui, il popolo di Twitter non risparmia battute.

Un epic fail per chi si diverte sempre e solo a remare contro, al di là dei gusti musicali. Poi però c’è chi riporta ordine e chiarezza alla faccenda.

Sempre su Twitter, ma dall’altra parte del mondo. Chissà cosa si prova ad essere i figli di Donald Trump. Tra chi vorrebbe saperlo e chi ne può fare volentieri a meno, vi deliziamo con una chicca made in Usa.

Qualche giorno fa a sostegno del padre, il figlio omonimo del potenziale presidente, Donald Trump Jr, ha deciso di sostenere la campagna elettorale del padre, com’è giusto che sia. Ma Donald Jr ha forse dimenticato di quanto sia suscettibile, sarcastico e creativo il popolo di Twitter (vedi sopra).

Three, two, one.. GO!

https://twitter.com/HuguesJohnson/status/772464190971863040

e anche

e ancora

Poveri (!?) Trump. In ogni caso, siamo sicuri se la passino meglio di alcuni creativi di Nicole Spose per la piccola svista sponsorizzata, scovata da un’attenta utente e postata su un gruppo social di SMM.

Una distrazione capita a tutti. Attenzione! Attenzione! Una distrazione capita a tutti! Promettiamo di essere più buoni con il web.

A proposito di essere buoni, chissà cosa pensa la suddetta Emma dell’amico Gigi D’Alessio che, in seguito al suo messaggio in cui sottolineava il suo attuale disagio economico, ha dovuto fare i conti con i social.

Detto ciò, rimarrebbero due grandi epic fail di cui parlare.

Il primo riguarderebbe la vignetta satirica di Charlie Hebdo che ha colpito profondamente la sensibilità degli italiani. Tanto è stato detto a riguardo, se non fosse che la polemica sui social ha fatto sì che la redazione francese pubblicasse una seconda vignetta di risposta. Non aggiungiamo nulla su quanto detto e scritto, così come non aggiungiamo nulla alla polemica del #fertilityday che ha scatenato una vera e propria rivoluzione social, un movimento contro il ministro che ha dovuto rivedere quanto proposto.

Come dire, in questi casi, bisogna essere bravi per far arrivare bene il messaggio:

Buona settimana, epica, a tutti i guerrieri! 

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Perchè WhatsApp sta cambiando le policy sulla privacy?

L’utente online medio è costantemente terrorizzato dalle ingerenze delle aziende in relazione alla sua privacy, salvo però poi scoprire di avere il dito più veloce del West nel cliccare “avantiavantiavantiaccetto” all’atto di installare un nuovo servizio o di essere informato su modifiche, anche importanti, delle privacy policy.

Cerchiamo allora di far chiarezza sulle possibili conseguenze dell’ultimo importante aggiornamento relativo al trattamento dei dati di WhatsApp (per la prima volta dopo oltre quattro anni!), visto che interessa oltre un miliardo di persone nel mondo, e praticamente chiunque abbia uno smarpthone con connesione mobile in Italia.

LEGGI ANCHE: Privacy: le future possibilità di Facebook che potrebbero spaventarti

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Inutile specificare che questo aggiornamento è conseguente all’acquisizione da parte di Facebook di circa due anni fa: oltre 18 miliardi di dollari investiti appunto per poter avere accesso a uno dei database di dati personali più importanti, e soprattutto il tassello (numero di cellulare) che più di tutti gli mancava per completare la mappatura completa della sua base utenti. Cerchiamo di rispondere al primo timore che può sorgere:

Whatsapp diventerà a pagamento o compariranno banner?

Ciò non è minimamente nelle intenzioni dell’azienda di Mark Zuckerberg, e non perchè ci tenga particolarmente al vostro benessere: il motivo è che è molto più profittevole, visto l’ecosistema creato, avere un enorme numero di utenti felici e assidui, monetizzandoli poi tramite gli inserzionisti delle Facebook Ads, piuttosto che racimolare qualche spicciolo vendendo spazi pubblicitari ad aziende esterne a 0.05€ CPM!

Ma allora cosa ho accettato di cambiare?

Questo primo aggiornamento lato privacy (non è difficile prevedere che ne seguiranno altri in futuro) si articola principalmente su tre concetti:

  1. Specificare limiti e poteri della crittografia end-to-end
  2. Migliorare le performance delle inserzioni di Facebook sulla base del tuo numero su WhatsApp
  3. Dar modo alle aziende di comunicare con gli utenti

whatsapp privacy policy

Specificare limiti e poteri della crittografia end-to-end

Qualche mese fa tutti gli utilizzatori di WhatsApp hanno visualizzato il messaggio relativo alla crittografia end-to-end, ma in pochi hanno capito il reale significato. Eccolo qui, direttamente dal blog di WhatsApp, con relative specifiche sull’aggiornamento attuale.

Quando tu e le persone con cui stai messaggiando utilizzate l’ultima versione di WhatsApp, i messaggi vengono crittografati per impostazione predefinita, il che significa che siete le uniche persone che possono leggerli. Anche se ci coordineremo maggiormente con Facebook nei mesi a venire, i messaggi crittografati rimarranno privati e nessun altro potrà leggerli. Né WhatsApp, né Facebook, né nessun altro. Non invieremo né condivideremo il tuo numero di WhatsApp con altri, incluso su Facebook, e continueremo a non vendere, condividere, o dare il tuo numero di telefono agli inserzionisti.

Sembra tutto molto tranquillizzante: tutto rimane privato, come e più di prima. Questo dovrebbe mettere un freno, almeno per il momento, alla possibilità di effettuare marketing su Facebook, in real time, sulle conversazioni di Whatsapp. (es. se parli con un tuo amico di organizzare serata, non è possibile far apparire in automatico ads su eventi o locali della tua zona).

Migliorare le performance delle inserzioni di Facebook sulla base del tuo numero di WhatsApp

Ecco che però, continuando a leggere il blog, comincia a delinearsi la collaborazione e lo scambio di informazioni tra i due colossi:

…collegando il tuo numero di telefono con i sistemi di Facebook, Facebook potrà offrirti migliori suggerimenti di amici e mostrarti inserzioni più pertinenti se disponi di un account Facebook. Ad esempio, potrai vedere l’annuncio di una società con cui già lavori, piuttosto che l’inserzione di una società di cui non hai mai sentito parlare.

Sui suggerimenti degli amici poco da dire (anche se sembra una specifica un po’ tardiva, visto che questa feature era stata percepita e segnalata già da molti utenti!): nulla di strano che aggiungendo un contatto mobile su WhatsApp ti capiterà in breve tempo di ricevere un suggerimento per diventare suo amico anche su Facebook.

La parte sulle aziende risulta invece essere ancora molto nebulosa: WhatsApp prima si è impegnata a non condividere il tuo numero di telefono con altri, però conferma che userà il tuo numero (magari tramite l’algoritmo di Facebook) per farti vedere inserzioni più interessanti. Un possibile utilizzo sembra quindi poter essere il retargeting tramite liste di numeri di cellulare, fino ad ora possibile solo tramite matching con le info del profilo di Facebook.

Dar modo alle aziende di comunicare con gli utenti

Per la prima volta WhatsApp ventila la possibilità di un’utilizzo aziendale del servizio, con tutta probabilità da gestire tramite specifici account business.

Un’implementazione che sembra in realtà del tutto naturale, il primo step affinchè la piattaforma possa diventare, in combo con Facebook Messenger, la casa per il customer service, tutt’ora gestito dalle aziende con metodi macchinosi e antiquati: basta provare a chiamare un call center di un operatore telefonico, di un ente, o di una banca per rabbrividire…”digita 1 – digita le sei cifre – parla con un operatore”… praticamente il Medio Evo digitale!

Che si tratti di ricevere informazioni dalla banca circa transazioni potenzialmente fraudolente, o di ricevere notifiche da una compagnia aerea su un volo in ritardo, molti di noi ottengono queste informazioni altrove, tramite messaggi di testo o telefonate.

Questo tipo di servizio è solamente il primo passo verso una gestione dei clienti sempre più indirizzata all’utilizzo mobile, tramite una applicazione totalmente familiare, riconoscibile e comoda da usare.

WhatsApp

Tutto ciò fa quindi presagire ad aggiornamenti della privacy a cascata nel medio periodo, con tutte le aziende interessate che chiederanno di contattare (in molte previdentemente lo hanno già fatto) la propria base dati, e di gestire le problematiche del servizio clienti nonchè il CRM, tramite numero di cellulare in generale, e WhatsApp in particolare.

… E poi?

Tutto ciò porterà Facebook-WhatsApp ad avere a disposizione informazioni ancora più precise e particolareggiate sul vostro conto, visto che tramite la piattaforma ci si troverà a gestire (con comodità!) anche tutti i rapporti con le aziende di cui si è clienti.

Ma tutto sommato si può star tranquilli perchè, come scritto sopra, questi dati non verranno utilizzati per le inserzioni a pagamento o ceduti alle aziende… almeno fino al prossimo aggiornamento delle policy che accetterete senza leggere! 🙂

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Un tour nello Starbucks più grande del mondo

Starbucks Reserve Roastery and Tasting Room nasce a Seattle a dicembre 2014, dando alla luce non più un classico negozio Starbucks, ma un vero e proprio tempio per gli amanti del caffè.

Mentre in Italia continuiamo ad insistere con il protezionismo e solo Milano sembra averla spuntata, in America e da qualche tempo anche in Europa (nello specifico a Londra come test ), Starbucks ha rivoluzionato il concetto di caffetteria allestendo le Roastery, torrefazioni di caffè, luoghi di scambio, di incontro, spazi di convivialità in cui i clienti si sentono come a casa e possono assaporare un’esperienza sensoriale a tutto tondo.

La chiave di volta per comprendere il futuro del colosso del caffè sta proprio in questo nuovo concetto. Per questo vogliamo condurvi in un appassionato tour nello Starbucks più grande del mondo, quello da cui tutto è partito, da Seattle al 1124 di Pike Street, dove miscele di caffè si fondono per dare vita a bevande esclusive. Nel momento in cui varcherete la soglia sarete stupiti dall’immensa distesa di chicchi tostati che siedono in contenitori luccicanti, pronti per essere macinati e preparati.

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L’esperienza di gusto del caffè cambia volto

Lo spettacolo sensoriale è senza precedenti: all’interno dello Starbucks Reserve Roastery and Tasting Room troverete due bar, un negozio con i prodotti a marchio Starbuck, un ristorante, una biblioteca a due piani con 200 libri, e una fabbrica atta alla torrefazione. Tutto sotto lo stesso tetto in una sorta di fabbrica di Willy Wonka pronta a sfornare il caffè o le ricette più buone che abbiate mai assaggiato. Nel quartiere Capitol Hill di Seattle, questo negozio è stato il più grande mai costruito da Starbucks, il segno che l’azienda sta andando ormai da tempo in un’altra direzione.

La torrefazione realizza circa 1,4 milioni di libbre di caffè, da confezionare e smistare in piccoli lotti in tutto il mondo. Tutto questo viene realizzato mentre il pubblico è libero di guardare, sorseggiare un caffè e chiedere direttamente ai dipendenti in sede cosa sta accadendo.

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Dare una sbirciatina all’interno dei meccanismi aziendali

Come si riesce a diventare un colosso mondiale? Dando la possibilità ai propri clienti di dare una sbirciatina al dietro le quinte, a cosa accade nel backstage, per farli sentire parte di un tutto che vuole essere continuamente in linea con i loro bisogni e desideri. Quante aziende dovrebbero pensarla in questo modo? A dicembre 2014 e per i successivi 4 anni sono stati pianificati altri 100 negozi di questo tipo.

L’obiettivo di rivelare i meccanismi aziendali ed il loro funzionamento è uno strumento per entrare in connessione con il proprio pubblico e di conseguenza rafforzare il brand. La torrefazione non è soltanto un luogo per Starbucks per mettere su uno spettacolo, ma una vera e propria incarnazione di ciò che Starbucks è, ovvero un’azienda internazionale che chiede ai propri clienti di “essere toccata con mano”.

Il menù dello Starbucks Reserve Roastery

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Rete wi-fi attiva per tutti, tablet a disposizione per le ordinazioni, menù assolutamente innovativo: i vantaggi dello Starbucks Reserve Roastery sono super esclusivi. 15.ooo metri quadrati in cui potrete assaggiare infusi di caffè e ricette mai provate prima come l’Espresso Affogato, i Cold Brew Shakes ed i Cold Brew Floats.

Il marchio della Sirena vi farà scoprire nuove specialità, ma soprattutto la torrefazione sperimenta diversi metodi di preparazione del caffè, come il sifonamento che utilizza la filtrazione sotto vuoto per creare una tazza di caffè con un gusto leggermente più pulito.

Il Roastery è un vero e proprio santuario del caffè, per gli amanti del lusso e dell’esclusività.  Certamente si tratta di qualcosa che non era mai stato fatto prima, trasformando un ambiente di vendita al dettaglio in qualcosa di molto di più.

Wanderio

Wanderio e Europcar verso il futuro della multimodalità

Nel settore viaggi, la multimodalità è la possibilità di cercare, confrontare  e prenotare soluzioni di trasporto. Wanderio ha fatto di questo termine la chiave di suo business e a puntarci è stata anche Europcar, leader in Europa nel noleggio veicoli e uno dei principali attori della mobilità, che il mese scorso ha annunciato una partecipazione di minoranza, attraverso il suo Lab, nella startup italiana.

Grazie all’investimento di Europcar, Wanderio consolida la sua presenza in tutta Europa, mentre il colosso del car rental punta decisamente a rendere sempre più all’avanguardia la sua offerta di mobilità.

Wanderio punta a semplificare la vita dei viaggiatori, offrendo la possibilità di confrontare diverse alternative per viaggiare verso una meta designata. Prezzo e durata del viaggio sono i due elementi di spicco, unitamente alla scelta dei mezzi di trasporto:treni, voli, bus a lunga percorrenza, transfer aeroportuali e, prossimamente, anche il noleggio auto.

Abbiamo chiesto a Costanza Pedroni, Head of Marketing di Wanderio, un approfondimento su presente e futuro della app.

soluzioni viaggio economiche

Abbiamo scritto di Wanderio nell’agosto 2015. Cos’è cambiato da allora?

Nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto per espandere la copertura del nostro servizio in termini di compagnie di trasporto disponibili e di paesi serviti. Abbiamo anche reso la nostra applicazione iOS ancora più utile ai viaggiatori, che ora possono salvare tutte le proprie prenotazioni ed averle a disposizione anche senza connessione durante il viaggio.

A proposito di cambiamenti: nel 2014 Wanderio è passato da metamotore a piattaforma di ricerca, acquisto e pagamento di viaggi multimodali. C’è spazio per un cambio di modello anche dopo un round A investment?

Il nostro obiettivo è semplificare l’esperienza di prenotazione del viaggio: in quest’ottica c’è ancora spazio per evoluzioni del nostro servizio, in particolare nell’ampliare e migliorare la nostra offerta, includendo nuove modalità di trasporto quali car pooling e car rental.

car rental

Sulla piattaforma hanno fatto una breve comparsa anche opzioni di viaggio inerenti l’ecosostenibilità e la velocità: ci sono quindi altre variabili di primo piano oltre al prezzo?

Sì, anche se il prezzo rimane una variabile centrale nella prenotazione di un viaggio, sempre più persone sono interessate alla durata totale dell’itinerario e scelgono un mezzo di trasporto rispetto all’altro quando scoprono che grazie ad una certa combinazione di servizi possono arrivare prima a destinazione.

Offrire la possibilità di confrontare e scegliere modalità di trasporto diverse va incontro anche alle esigenze di chi preferisce invece un viaggio più “slow”, magari in treno o in bus, servizi per i quali stiamo assistendo ad una rapida crescita sia in termini di domanda sia di offerta.

Sondando la Rete emergono due fattori peculiari di Wanderio: l’approccio “door to door” e una UI chiara e convincente, che presenta passo-passo il viaggio. Sei d’accordo? Ne aggiungeresti un terzo?

Entrambi i fattori sono in linea con la nostra missione: semplificare l’esperienza di prenotazione di un viaggio. Oltre alla completezza e alla semplicità d’uso, aggiungerei un terzo elemento: la possibilità di acquistare diversi servizi effettuando un’unica prenotazione, e quindi un unico pagamento, fattore che consente di risparmiare ulteriore tempo nell’organizzazione del proprio viaggio.

multimodalità

In chiusura: che consiglio daresti ad uno startupper che vuole proporre la sua idea imprenditoriale nel settore viaggi?

Quello dei viaggi è un settore molto attraente che offre ancora diverse opportunità di costruire valore per gli utenti facendo leva sulla tecnologia, ma è anche un settore affollato, che costringe fin da subito al confronto con dei giganti. Il nostro suggerimento è quello di non scoraggiarsi e mirare a validare il più rapidamente possibile le proprie assunzioni, instaurando fin dal principio una forte relazione con i propri utenti.