Social media e Olimpiadi 2016: ottimi risultati e grandi gaffe

Le Olimpiadi 2016 sono passate, abbiamo celebrato i nostri ori, ci siamo commossi per le proposte di matrimonio inaspettate e abbiamo tutti sorriso insieme a Bolt nella finale dei 100 metri. Sui social media, però sono altre le cose che hanno fatto discutere. Alcune potrebbero essere sfuggite al pubblico italiano, soprattutto perché molte delle gaffe più discusse sono scaturite dai media USA. Ecco qui una panoramica di spunti e riflessioni nate dai giochi, ma di cui nutrirci per guardare con nuovi occhi la copertura degli eventi sportivi, soprattutto quando si tratta di donne.

Tornando un attimo alla situazione nazionale, secondo l’analisi condotta da Blogmeter, durante le Olimpiadi sono stati generati più di un milione di messaggi e oltre 16 milioni di interazioni sui social. Circa 245 mila autori italiani hanno condiviso sul web il proprio entusiasmo in occasione delle conquiste della nazionale italiana.

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In particolare due sono stati i momenti di massimo coinvolgimento: la medaglia di bronzo con cui la tuffatrice Tania Cagnotto ha concluso la propria carriera ha suscitato più di 400 mila interazioni, superando in engagement per la stessa giornata perfino l’oro di Gregorio Paltrinieri nei 1500 metri in stile libero, che si è fermato sotto la soglia delle 200 mila interazioni. Grande entusiasmo anche per la vittoria della nazionale di pallavolo maschile nella semifinale contro gli Stati Uniti, che ha acceso le speranze degli Italiani generando un picco di oltre 480 mila interazioni.

Oltre alle sue 28 medaglie, di cui 8 d’oro, l’Italia Team ha portato a casa il grande successo sui social, dove ha collezionato 221 mila messaggi e più di 5 milioni di interazioni. Tra gli atleti della nazionale spicca senza dubbio Federica Pellegrini, che  vince la medaglia d’oro come regina dei social grazie a 61 mila messaggi e più di un milione di engagement proprio per il post in cui ha espresso la propria amarezza per la mancata medaglia, ottenendo quasi 120 mila interazioni.

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Ma nel mondo i social si sono mobilitati soprattuto per difendere alcune atlete. Sebbene sembrerebbe scontato il contrario, continuano gli atteggiamenti sessisti nei confronti di numerose sportive.

Il primo caso ad attirare l’attenzione è stato quello della vittoria della nuotatrice ungherese Katinka Hosszu, che ha ottenuto l’oro nei 400 metri misti. Al momento della vittoria il cronista dell’ABC Dan Hicks si è lanciato in un’ode non all’atleta, ma bensì a suo marito, ritenuto responsabile della vittoria della moglie, di cui è allenatore. Le parole esatte sono stateecco l’uomo responsabile per aver trasformato la moglie in una nuotatrice completamente nuova“. Quella parola, “responsabile”, non è passata inosservata e ha scatenato Twitter, facendo notare che con gli atleti di sesso maschile non si perde tempo a cercare chi sia il responsabile della vittoria se non lo sportivo che effettivamente l’ha vinta.

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Non è andata meglio al Chicago Tribune che ha lanciato questo tweet per annunciare la vittoria al tiro a segno dell’americana Corey Cogdell-Unrein.

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Come notate non compare né il nome dell’atleta, né la disciplina, ma soltanto il nome del marito, che del resto è al centro dell’articolo. Anche qui la risposta degli utenti sul web è stata tempestiva.

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Anche le atlete più celebri di Rio 2016 non sono state immuni da attacchi sessisti. Nonostante aver vinto tutte le medaglie possibili, la squadra di ginnastica USA non riesce ad attestasti il diritto di essere donne e anche atlete. Due i casi che hanno smosso la community, il primo nuovamente causato dalla NBC, che ha paragonato un momento di svago delle atlete dicendo che pareva fossero al centro commerciale, dando per scontato che un gruppo di ragazze, nonostante abbiano appena dimostrato di essere le migliori al mondo nella loro disciplina, non possano che, in fin dei conti, voler e poter essere a fare shopping.

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E quando, alla fine dei giochi olimpici, la squadra si è effettivamente concessa un po’ di relax sulle spiagge di Rio facendosi un selfie, un utente ha pensato bene di commentare il Tweet applicando i canoni riproposti dai cronisti.

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Anche a lui non è andata tanto bene.

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Se aggiungiamo come la questione bikini-velo abbia preso il sopravvento durante la partita di Beach Volley Egitto-Australia, o come il quotidiano Libero abbia pensato fosse importante sottolineare che il “lato B” di Rossella Flamingo fosse da medaglia d’oro, a dar valore al suo argento nella scherma, viene istintivo fare un passaggio che esula dallo sport.

Dopo Rio, infatti, un’altra spiaggia ha attirato l’attenzione dei social: quella di Nizza. Queste immagini, in cui si vedono de gendarmes costringere una donna mussulmana a spogliarsi in spiaggia davanti a sua figlia in lacrime, ha scosso il web.

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Viene spontaneo porsi delle domande sul valore che la società da alle donne come individui e quanto continui a darne, invece, al loro corpo. L’amarezza lasciata da questi fatti, che coinvolgono le atlete più importanti del mondo, mettono in luce una questione quotidiana che esula dallo sport. Ma per fortuna i social vigilano sulla questione.

Chi è Massimo Ciociola, l’italiano applaudito da Zuckerberg ieri a Roma

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Massimo “Max” Ciociola è l’italiano del momento. Ieri infatti, durante il Townhall Q&A di Mark Zuckerberg a Roma, Massimo è stato citato dal CEO di Facebook tra i vincitori del FbStart Program come esempio di come le buone idee possano provenire da qualsiasi parte del mondo. L’idea in questione si chiama Musixmatch ed è oggi una delle realtà imprenditoriali italiane più interessanti e promettenti del panorama digital.

Ecco lo spezzone del video:

Mark Zuckerberg Live from Rome – Q&A session 29/08/2016 from alessandra on Vimeo.

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C’è ancora qualcuno che non conosce quest’app?

Musixmatch è ad oggi il più grande catalogo al mondo di testi di canzoni raccolti in crowdsourcing ed è tra le top 300 app più scaricate al mondo. Viene utilizzata da oltre 30 milioni di utenti.

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L’app ha decisamente cambiato il comportamento dei consumatori ed ha integrato al meglio l’universo mobile. Mentre prima occorreva infatti cercare il testo della canzone su Google, con l’app Musixmatch è possibile collegare direttamente la propria musica, gestire le tue playlist e visualizzare i testi tramite l’app (anche sincronizzati in modalità “karaoke”).

Ad oggi la società ha raccolto più di 14 milioni di dollari di investimenti per sostenere la sua crescita internazionale. Tra i supporter della società troviamo Micheli Associati, United Ventures, P101 ed alcuni angel investors tra cui Paolo Barberis, founder di Dada, Paolo Basilico e Roberto Condulmari di Kairos Partner.

La fiducia di Zuckerberg fa ben sperare nel futuro della compagnia anche rispetto alla notizia poco edificante dello scorso giugno, quando lo stesso Max ha annunciato la fine della partnership con Spotify.

Switching economy, tra tecnologia e ritorno ai rapporti umani

Switching economy, tra tecnologia e ritorno ai rapporti umani

Questo articolo è scritto da Federico Di Bisceglie, Ninja Guest.

L’economia, nel mercato globale, presuppone una grande e talvolta vertiginosamente rapida mutazione di scenari, di difficile comprensione anche per coloro che di fatto si rendono fautori in prima persona di tali cambiamenti. Le variabili sono enormi, in quanto le esigenze che l’utenza reclama a gran voce sono di sempre più difficile realizzazione e sempre più disomogenee. Ecco allora nascere risposte come quella della cosiddetta Switching economy.

Se le aziende si trovano sempre più spesso a dover soddisfare richieste difficoltose e sempre più specifiche, è anche vero che soprattutto i grandi colossi non hanno sempre saputo adeguarsi a ciò che il mercato richiedeva.

Così, nel 2015, secondo i dati raccolti da Global consumer pulse research, in Italia il 24% del reddito netto a famiglia è stato destinato a spese per cambiare una società erogatrice di un servizio. Il tutto per un ammontare complessivo di oltre 250 milioni di euro all’anno, dato in aumento esponenziale, con un 10% in più rispetto al dato 2014.

La risposta del mercato e il ritorno al rapporto umano nella Switching economy

Switching economy, tra tecnologia e ritorno ai rapporti umani

In un mondo sempre più dominato dall’avanzare delle nuove tecnologie, sembra che il consumatore sia in un certo senso saturo e che abbia bisogno di tornare all’antico rapporto umano vis-à-vis con chi fornisce un determinato tipo di servizio, sebbene anche in questo caso non manchino le eccezioni.

Nella ricerca di Accenture, infatti vengono delineati tre diversi macro-tipi di consumatore, ognuno con differenti peculiarità ed esigenze:

  1. il tradizionalista, che non ama la tecnologia e desidera il rapporto umano e un sostegno per ciò che riguarda la parte informatica;
  2. chi vorrebbe invece il massimo del servizio, ma talvolta non è in grado di usufruirne appieno, a causa della sua incapacità di sfruttare adeguatamente gli strumenti informatici potenzialmente a sua disposizione;
  3. infine l’appassionato di tecnologia, che può fare a meno del rapporto umano, in quanto connettersi e usufruire di un servizio online non gli crea alcun tipo di problema, anzi.

Il consumatore, richieste e volontà di cambiamento

Switching economy, tra tecnologia e ritorno ai rapporti umani

L’utenza che si affaccia ad un determinato tipo di servizio è sempre più esigente e sempre meno fedele. Le cause di questa sfiducia e della conseguente volontà di cambiamento sono dimostrate anche da un o studio condotto da Capgemini nel 2015: i programmi di fidelizzazione delle aziende nei confronti del digital consumer sono sempre più inadeguati.

L’era digitale è complessa da gestire anche per i principali attori, in quanto gli scenari e le aspettative cambiano in maniera rapida e repentina. L’insoddisfazione che emerge dalle statistiche elaborate dallo studio Fixing the Cracks: Reinventing Loyalty Programs for the Digital Age potrebbe essere uno dei fattori che hanno determinato un incremento così evidente di switcher, ovvero utenti che hanno preferito cambiare e provare qualcosa di diverso.

LEGGI ANCHE: Sette consigli per rendere costruttivo il tuo business anche in estate

Perché anche la tua azienda deve fare i conti con la Switching economy

Switching economy, tra tecnologia e ritorno ai rapporti umani

Il termine Switching economy è stato coniato proprio da Accenture per descrivere il crescente numero di consumatori che intraprende la scelta di passare da un fornitore ad un altro a causa di un insoddisfazione di qualche tipo.

Un dato molto interessante per le aziende sta nel fatto che non sono solo questioni di costo i motivi che spingono il consumatore a cambiare, ma che si tratta soprattutto di esigenze legate ad una differente tipologia del rapporto con chi eroga un servizio.

In questo senso, è interessante notare che la Switching economy ha numerosi seguaci negli utenti che vengono delusi da promesse di un determinato tipo di servizio, che vengono poi nei fatti disattese.

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Uber e Volvo, una partnership per il futuro della guida autonoma

“Eppur si muove”, da sola. Il tema della guida senza conducente è una delle news nell’ambito dell’innvazione tecnologica più cavalcate, soprattutto mediaticamente, dalle grandi realtà internazionali. Un tema che porta cn sé un mercato pressoché sconfinato e che potrebbe realmente rivoluzionare la mobilità, portando tangibili miglioramenti: dalla sicurezza al risparmio economico, sino alla qualità di vita dei cittadini.

Non solo Google e Tesla, i progetti fin qui più pubblicizzati, sembrano aver compreso tutto questo. E’ di pochi giorni fa l’annuncio di una nuova partnership tra Uber, il celebre servizio di noleggio e Volvo, noto marchio scandinavo dell’auto. Una collaborazione che vede tra i principlai obiettivi proprio la guida autonoma.

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Uber e Volvo, una collaborazione da 300 milioni di Dollari

L’azienda americana continua con il suo processo di rivoluzione nell’utilizzo dei veicoli e sceglie un partner di tutto rispetto. Uber e Volvo useranno lo stesso veicolo di base per la fase di sviluppo dei propri progetti di guida autonoma. Una sinergia che più che puntare alla realizzazione di un modello comune vuole favorire risparmio e soprattutto una migliore e più veloce creazione di un sistema funzionante e dalle performance di livello.

Il modello scelto sono i SUV Volvo, ai quali le due aziende applicheranno le rispettive tecnologie. Uber metterà in campo le innovazioni sviluppate da una delle sue recenti acquisizioni: Otto. La start-up ha infatti realizzato un proprio kit in grado rendere autonomi i camion, un kit che verrà adesso adattato ai SUV Volvo. Le Xc90 sono modificate con una speciale dotazione formata da decine di sensori, telecamere, laser, radar e ricevitori Gps. Un surplus tecnologico che dovrbebe garantire l’efficienza del sistema.

Il servizio partirà entro la fine del mese in fase di test nella cittadina americana di Pittsburgh con una speciale flotta robotizzata composta da 90 vetture. I clienti Uber che chiederanno un passaggio potrebbero vedersi assegnare una di queste auto, con la fortuna di avere offerta la corsa da Uber stesso. Ovviamente per la totale sicurezza del passeggero sarà presente a bordo un tecnico in grado di intervenire in caso di pericolo.

Lato Volvo, invece, sono ormai mesi che gli ingegneri testano i primi modelli a guida autonoma sulle strade di Goteborg. Se i test continueranno in modo positivo nel 2017 è prevista la loro consegna a conducenti selezionati della stessa città svedese e a Londra.

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Guida autonoma: una sfida per molti

Come detto la guida senza pilota è un business che fa gola e che sta spingendo alcune tra le maggiori aziende internazionali a sfidarsi a suon di tecnologia e innovazione. Apple, Google, Ford e persino la Fca stanno portando avanti, più o meno segretamente, progetti proprietari che nei prossimi anni potrebbero diventare realtà.

Ma Uber e Volvo non sono i primi in fase di test ufficiale. Un servizio di taxi con auto a guida autonoma è già attivo a Singapore grazie a nuTonomy, startup che vede tra i founder anche un professore italiano del MIT.

Chi riuscirà a toglierci il piacere/dovere della guida? Una domanda che potrebbe avere presto risposta.

I problemi della segmentazione politica e religiosa di Facebook

Avete mai esplorato la pagina Facebook relativa alle vostre ad preference? Fatelo, è molto interessante: potete osservare quelli che, secondo Facebook, sono gli argomenti di vostro interesse, utilizzati dai sapienti algoritmi di mr. Zuckerberg per determinare quali pubblicità verranno visualizzate sulla vostra timeline. Insomma, tutti gli argomenti e le preferenze che Facebook utilizza, insieme ai vostri dati su età, sesso e localizzazione, quando vi inserisce in un segmento di un’inserzione a pagamento. Come ogni servizio gratuito, Facebook deve di fatto sostenersi economicamente e lo fa mettendo a disposizione i dati dei suoi utenti per gli advertiser.

Ciò non dovrebbe sorprendere affatto voi ninja marketer. È piuttosto ovvio pensare che, se tra i miei artisti preferici ci sono Kanye West, Jay-Z e Eminem, Facebook tenderà a propormi inserzioni relative alla musica rap piuttosto che all’ultimo disco di un noto jazzista. Facebook non è solo un social network, ma anche una delle piattaforme pubblicitarie più importanti del momento, e la capacità di segmentare per interessi il proprio bacino utenti è fondamentale.

Esplorando da browser la pagina delle ad preference, ci si può imbattere ad esempio nella tab denominata “Stile di vita e Cultura”. E qui la cosa si fa più curiosa. Di fatto, in quella tab sono raccolte tutte quelle che, sempre secondo Facebook, sono le preferenze relative a qualsiasi cosa costituisca lo stile di vita e la cultura di una persona, inclusi quindi i temi etici o religiosi di maggior interesse e le proprie idee politiche. E qui le cose si fanno più complicate e anche un po’ comiche.

Perché, a meno di non essere decisamente espliciti nell’affermare sui propri status le preferenze politiche o la propria fede religiosa, Facebook utilizza come base di “analisi” delle proprie ideologie le pagine che seguiamo e la nostra attività online. Vediamo ad esempio cosa pensa Facebook delle credenze religiose, partendo dal profilo di un utente che si ritenga “ateo”.

Facebook “consiglia” inserzioni relative al Giudaismo, all’Islam, alla Bibbia e persino al Paganesimo.

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Vista la particolare categoria, approfondiamo le anteprime di possibili inserzioni a tema “pagano”. Questo è il risultato.

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In un secondo step, verifichiamo quelle a proposito di Giudaismo e all’Islam, con questi risultati.

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Notate come in tutte e tre le preview compare la pagina “Exposing the JOY of SATAN”, pagina critica che cerca di analizzare i presunti “brainwashing” della setta “The JOY of SATAN”, seguaci e promotori del cosiddetto Satanismo Spirituale. Non hanno nulla a che fare con le tristemente note “Bestie di Satana”, ma se volete approfondirete voi l’argomento. Notate inoltre come, sotto il “Paganesimo”, sia inclusa una pagina che propone bigiotteria fatta a mano, mentre tra le anteprime corrispondenti al Giudaismo si trovi una pagina che si batte per i diritti animali. Queste pagine sono solo molto labilmente correlate alle tre religioni a cui, secondo Facebook, fanno riferimento; anzi, il Giudaismo, nonostante alcune norme più restrittive rispetto al Cristianesimo, non vieta affatto il consumo di carne animale.

Una confusione, questa, che si riflette spesso anche sui presunti interessi politici. Come confermato da un insider di Facebook su Mashable, a meno di non essere particolarmente espliciti nella propria attività sul social, Facebook determina l’appartenenza politica basandosi soprattutto sulle pagine seguite e su quelle con le quali si ha più interazione. Se quindi siete soliti criticare, direttamente sul suo profilo Matteo Salvini o invece Matteo Renzi, e se magari seguite la pagina con un “Like”, gli algoritmi di Facebook potrebbero facilmente credere che supportiate le loro idee politiche. Ma non solo: quando mancano dati sufficienti, Facebook sembrerebbe basarsi sulle idee politiche della maggioranza delle persone che seguono le pagine da voi seguite.

Alla luce del fatto che è possibile rimediare agli eventuali errori di Facebook con dichiarazioni esplicite (per lo meno in USA, dove il sistema politico bipolare è molto più semplice che qui in Italia) o semplicemente eliminando dalla lista dei vostri interessi quelli che reputate agli antipodi della vostra personalità, sembrerebbe lecito considerare questi errori di segmentazione un “non problema”, dei semplici sbagli legati a, presumo, un’analisi basata su keyword piuttosto che sul significato di post e status che costituiscono l’attività su Facebook degli utenti. Ma non è tutto così banale come può apparire.

Segmentazione

Recenti sono state le polemiche sulla presunta faziosità della newsfeed di Facebook che, secondi alcuni, avrebbe messo in secondo piano argomenti e post di supporto al partito conservatore USA, con tanto di richiesta di spiegazioni ufficiale del Senato a stelle e strisce. Questo problema si lega a doppio filo alle problematiche relative all’auspicabile, ma mai sempre in pericolo, net-neutrality e del fenomeno della filter-bubble, le cui distorsioni sull’informazione finiscono giocoforza per ripercuotersi sul modo di vedere la realtà che ognuno di noi costruisce giorno dopo giorno.

Quella di consentire “correzioni umane” nella targetizzazione e un sempre maggior controllo sulle inserzioni è un primo, semplice ma importante passo di Facebook verso una maggior correttezza nei confronti delle identità digitali, ma sempre più reali, che ogni persona crea nella sua attività online. Ma, al contempo, gli interrogativi etici (è giusto che Facebook supponga le mie idee religiose e politiche?) e pratici (è giusto il sistema che utilizza?) rimangono. L’unico consiglio che posso darvi per ora è questo: non siamo solo parti di un target di mercato, ma anche persone; tenete sempre a mente che ogni vostra azione online può ripercuotersi su di voi, anche sotto forma di “etichette” sgradite.

Come tornare in ufficio a settembre senza impazzire subito

Settembre è dietro l’angolo, lunedì potresti tornare in ufficio e quindi cosa fare? Come riuscire ad allontanare quella sensazione d’ansia opprimente che comincia a montare?

Per chi ha staccato dal lavoro questi giorni sono forse i più difficili, hai creato una nuova routine quotidiana nella quale i ritmi frenetici sono stati spazzati via. Il tuo modo di pensare è rallentato ed il ritorno alle “ostilità” del tran tran lavorativo viene vissuto come un vero e proprio trauma.

Per questo motivo abbiamo deciso di fornirti qualche strumento lastminute per gestire al meglio i primi giorni feriali affinché le difficoltà cui andrai incontro possano essere assorbite nel miglior modo possibile.

Il prontuario del ritorno a lavoro senza stress

Ecco un elenco di quegli accorgimenti da prendere in questi ultimi giorni di vacanza per fare in modo che la sensazione di riposo non svanisca una volta ritornato alla vita di sempre:

  • prenditi un giorno in più: se devi ritornare a lavoro il mercoledì, rientra dalla tua vacanza almeno il lunedì: quel giorno “di mezzo” ti servirà per riprendere il tuo ritmo quotidiano
  • non arretrare le tue faccende domestiche: non accumulare bucato e non rimandare pulizie. Organizzati al meglio in casa per arrivare più produttivo in ufficio!
  • ovunque tu sia stato in vacanza, porta al ritorno qualcosa con te. Un oggetto, un rito simbolico, una ricetta: quando si torna da un viaggio si torna sempre arricchiti e questo valore aggiunto portalo in ufficio e condividilo coi colleghi.
  • fai una lista delle priorità: una volta rientrato, la tua scrivania sarà sommersa di appunti e cose da fare. Rimanda solo le cose superflue, avrai la mente più libera
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  • interrompi le tue sessioni di lavoro. Una mini pausa aiuta a rilassarsi, caricare la mente e a riprendere le energie. Anche pochi minuti possono ricaricare le tue batterie
  • nessuno è necessario: non pensare che solo tu debba fare qualcosa in particolare. Lasciati aiutare dai tuoi colleghi, il lavoro di squadra è sempre un plus, ma soprattutto rispetta le loro esigenze come fossero le tue
  • A proposito di squadra, ricorda che i tuoi colleghi sono spesso tuoi amici. Crea con loro un rapporto di fiducia: un ambiente di lavoro tranquillo e sereno, ti aiuterà a rendere molto di più.

Non è tanto la produttività il tuo problema quanto la mancanza di motivazione?

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Il miglior modo di prendersi cura della propria professionalità è prepararla costantemente alla crescita.

Puoi iniziare l’autunno con una nuova carica: il Social Media BootCamp, a Salerno dal 21 al 24 settembre è progettato per permetterti di coniugare sapere e relax, formazione per la mente e per lo spirito. Quattro giorni a stretto contatto con i professionisti più appassionati di Social Media in Italia per produrre insieme project work, esercitazioni, idee editoriali e di comunicazione per arricchire la tua routine quotidiana o semplicemente ravvivare il tuo curriculum.

Insieme ai docenti Filippo Giotto e Luca La Mesa e ad altri 24 colleghi avrai modo di confrontare le tue competenze e socializzare, comprendendo trend, strategie e tecniche avanzate di Social Media Marketing & Community Management.

Un’esperienza formativa che unisce yoga, meditazione e metodi dei migliori Social Media Ninja in Italia che a quasi un mese dall’inizio ha già fatto registrare il sold out!

Le top app per i professionisti da usare durante le vacanze

Le vacanze arrivano per tutti…o quasi. C’è chi, per il mestiere che fa, non è mai realmente in vacanza anche se non rinuncerebbe certo a qualche giorno di meritato relax. Come? Facendosi aiutare dalla tecnologia!

Scaricando un paio di applicazioni è possibile godersi le tanto attese vacanze senza avere l’ansia di perdere il controllo della situazione. Non ci credi? E allora buona lettura, chissà se fra queste app troverai quella che fa proprio al caso tuo 😉

WiFi Finder, l’app dei Social Media Manager

Top app per i lavoratori in vacanza: come godersi l'estate

Se sei un Social Media Manager sai bene che, in qualsiasi momento dell’anno e dovunque ti trovi, hai bisogno di una connessione Internet per programmare e controllare le pubblicazioni sui social network che gestisci.
E allora basta con la ricerca “disperata” di reti wi-fi a cui “agganciarti”; scarica WiFi Finder: l’app che ti permette di trovare hotspots wi-fi (gratuiti o a pagamento) nei paraggi di dove ti trovi e in 144 Paesi nel mondo. Non solo, il suo funzionamento si auto-alimenta grazie alla partecipazione degli utenti che possono aggiungere reti wi-fi all’applicazione man mano che le trovano.

Chiunque potrà così usufruire di una mappa di reti per aiutare i Social Media Manager, e più in generale gli utenti del web, a non rimanere mai sprovvisti di una connessione Internet.
Caro Social Media Manager, scarica l’applicazione gratuita WiFi Finder per Android e dormi pure sogni tranquilli!

(versione simile per iOS è Free WiFi Finder)

Pocket, l’app del Giornalista

Top app per i lavoratori in vacanza: come godersi l'estate

Un bravo giornalista deve essere sempre aggiornato su ciò che accade nel mondo e nel settore di cui è esperto. Questo significa leggere e raccogliere informazioni h24 per poi scrivere, al momento giusto, l’articolo perfetto. Se ti rispecchi in quello che stai leggendo è arrivato il momento di scaricare Pocket, l’app che permette di salvare e organizzare qualsiasi contenuto web da computer e dispositivi mobile, per poterlo leggere e consultare in un secondo momento, anche senza collegamento a Internet.

Non sarà quindi più necessario auto-inviarsi e-mail, note vocali o salvare nei preferiti della cronologia decine di schede per non perdere traccia delle fonti interessanti che trovi quotidianamente in Rete; da oggi puoi salvare tutto su Pocket ed accedervi successivamente da qualsiasi dispositivo.
L’app è gratuita e disponibile per dispositivi iOS, Android e Windows Phone.

Leafsnap e Like That Garden, le app dei botanici

Top app per i lavoratori in vacanza: come godersi l'estate

Se fai il botanico di professione o comunque ami stare all’aria aperta, andando alla scoperta di  specie vegetali sconosciute, l’estate è sicuramente la stagione adatta a te. Tra un’escursione e l’altra, però, ti consiglio di scaricarti Leafsnap e Like That Garden, due applicazioni che a partire dalla foto di una foglia e di una pianta/albero sono in grado di svelare tante informazioni utili, come: il nome, la descrizione, la specie, i luoghi di coltivazione e molto altro ancora.

Sono entrambe facilissime da utilizzare: basta fotografare la foglia/pianta/albero e in pochi secondi compariranno sullo schermo le informazioni correlate. Non solo, Like that Garden si connette automaticamente al web per estrarre ulteriori informazioni e, “attingendo” dal suo database, segnala fiori e piante che sembrano simili a quelle richieste più tante altre curiosità ad esse correlate.
Le app sono entrambe scaricabili gratuitamente ma Leafsnap solo per dispositivi iOS mentre Like That Garden per iOS e Android.

What The Font, l’app per i grafici

Top app per i lavoratori in vacanza: come godersi l'estate

La creatività di un grafico non va mai in vacanza soprattutto d’estate quando, scoprendo luoghi e culture nuove, l’ispirazione è all’ordine del giorno. E allora caro grafico: zaino in spalla, What The Font sullo smartphone e sei davvero pronto a partire. L’app per iOS ti rivela il nome del font che ha attirato la tua attenzione. Come?

Basta scattare una foto ad una lettera, automaticamente l’app si connette al sito MyFonts.com e in pochi secondi identifica il carattere. Una volta scoperto il nome del font, è anche possibile ricevere nella propria casella di posta i risultati delle ricerche effettuate, completi delle anteprime dei font.
Con What The Font, scaricabile gratuitamente dall’Apple Store, trovare il font perfetto per il tuo progetto grafico non sarà più un problema.

Metronomo Realistico Gratuita, l’app per i musicisti

Top app per i lavoratori in vacanza: come godersi l'estate

Se sei un musicista o un appassionato di musica quest’app è dedicata a te. Realizzata da musicisti professionisti dotati di un “orecchio allenato”, Metronomo Realistico Gratuita ti permetterà di avere sempre a portata di click un metronomo digitale estremamente preciso da sembrare reale.

Le caratteristiche che rendono l’app unica nel suo genere sono: la massima precisione dello strumento, l’interfaccia facile e intuitiva e l’uso dell’app sia da smartphone che da tablet. L’app è gratuita per dispositivi iOS e Android. Con Metronomo Realistico Gratuita per tenere il tempo basterà un click.

Buone vacanze!

Come fare foto a 360 gradi col vostro smartphone

Pronti a partire per le vacanze? Vorreste stupire gli amici pubblicando su Facebook delle magnifiche foto a 360°?

No, non occorre alcuna macchina fotografica o lente speciale.

Basta il vostro smartphone e una app: seguite queste istruzioni e avrete dei risultati da professionisti.

La app da scaricare è Google streetview, disponibile per Android e iOs nei rispettivi store, e trasformerà il vostro telefonino in un macchina fotografica a 360°.

La app permette di scattare foto seguendo una sequenza preimpostata, alla fine della quale avrete una foto sferica (così Google ha battezzato le foto a 360°) che potrete conservare nel vostro profilo, da ammirare privatamente, condividere con altri utenti della app, o esportare nel rullino del vostro smartphone.

Come utilizzare Google Street View

La app è molto semplice da usare.

Dalla sua schermata di apertura sarà sufficiente toccare l’icona arancione con la macchina fotografica, in basso a destra.

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Compariranno tre scelte possibili, e, in questo caso, dovrete toccare di nuovo l’icona della macchina fotografica, in basso.

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La app farà comparire un visore in cui, come potete osservare, sarà visibile l’immagine da fotografare e due cerchi: uno pieno e uno vuoto.

Inquadrando il punto arancione, cioè facendolo coincidere con l’interno di quello bianco, verrà scattata la prima immagine. Possiamo considerarla la prima tessera di un mosaico.

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Dovrete continuare infatti a scattare, con lo stesso sistema di far coincidere i cerchi, tutte le altre tessere.

La app, dopo la prima immagine scattata, vi farà comparire i cerchi che vi indicheranno dove indirizzare il telefonino.

Un piccolo suggerimento: se avete un cavalletto a cui fissare il vostro smartphone usatelo, altrimenti abbiate l’accortezza di rimanere fissi su uno stesso punto. Immaginate di essere voi stessi il cavalletto a cui è fissato il telefonino.

La app riesce a compensare piccoli spostamenti e sfasature, ma di certo non fa miracoli!

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Potete in qualsiasi momento annullare il processo di acquisizione delle immagini, oppure concluderlo toccando il simbolo di spunta.

Naturalmente per avere una vera foto a 360° dovrete avere la pazienza di scattare tutte le immagini necessarie.

Quando avrete completato la sequenza di scatti, per poterla condividere su Facebook dovrete esportarla nel rullino del vostro smartphone, selezionando dalla schermata principale della app l’icone della macchina fotografica, e poi la voce “importa foto sferiche”.

Il trucco è proprio questo: nell’esportare le foto, tutti i dati che la qualificano come foto a 360°  sono conservati. La foto sul telefonino sembrerà un quadro surreale come quella qui sotto , ma se la pubblicherete, Facebook sarà in grado di leggere quei dati e rendere disponibile la vostra creazione come una foto sferica a tutti gli effetti.

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Qui potete vedere la stessa foto, dopo averla caricata su Facebook. Molto più godibile, no?

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

Estate, sole, spiagge affollate. E se invece le vacanze fossero il momento migliore per realizzare il tuo sogno di diventare imprenditore con un business da spiaggia?

Che la crisi sia finita o no, inventarsi una professione rimane necessario per molti giovani (e meno giovani) ancora spiazzati da un mercato del lavoro in stallo. Ecco allora qualche idea per usare il periodo estivo come spunto per un business redditizio.

Il business da spiaggia più fresco dell’Estate: gelateria ambulante

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

Uno dei modi più semplici e in voga per aprire una piccola attività è quello di dar vita ad una micro-impresa di vendita ambulante tramite l’utilizzo di tricicli o carrellati, facilmente acquistabili anche online.

Richiedere una licenza itinerante non è un processo complicato, si può iniziare a lavorare in tempi brevissimi, l’investimento iniziale è ridotto e consiste principalmente nella spesa per il mezzo prescelto.

Nei mesi più caldi dell’anno, si possono sfruttare le temperature elevate vendendo gelati e granite ma anche in questo caso le chiavi del successo sono originalità e creatività.

Centro estivo per bambini, un business da spiaggia e da parco

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

Ogni anno, con la fine delle scuole, cresce la domanda di servizi specializzati nell’organizzazione di attività ludiche e custodia di bambini durante l’orario lavorativo.

L’iter per l’apertura di questo tipo di centri è abbastanza snella, i centri possono sorgere pressoché ovunque (scuole private, circoli sportivi, asili nido, spazi all’aperto) e le opportunità di guadagno sono molto buone.

LEGGI ANCHE: Startup innovativa, come costituirla direttamente online

Imprese pulizie e Plant Sitter

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

L’idea di offrire un servizio di pulizie può essere molto redditizia soprattutto nelle località turistiche dove in pochi vogliono togliere tempo al relax per svolgere le faccende domestiche. Oltre ai clienti privati, da considerare possibili collaborazioni con bed&breakfast, alberghi e con host di servizi quali Airbnb.

In città, al contrario, una buona idea può essere di quella di proporsi come baby-sitter per piante, curando il verde su balconi e terrazzi per chi parte per le ferie estive.

Business da spiaggia versione vintage: il mercatino delle pulci

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

Usato, vintage e collezionismo rappresentano da sempre una passione per molti e oggi questo fenomeno si sta trasformando in una scelta di consumo più responsabile e sostenibile.

Aprire un mercatino dell’usato si presenta quindi come un’ottima idea per un’attività redditizia e poco costosa, sia in termini di investimenti che di requisiti iniziali: sono necessari solo uno spazio adeguato e la segnalazione certificata di inizio attività.

Divertimento assicurato con la pensione per animali domestici

5 idee per dare vita ad un business da spiaggia

La partenza per le vacanze pone spesso il problema della presenza in casa di un animale domestico e in molti hanno necessità di affidare cani e gatti a strutture specializzate.

I requisiti per aprire strutture di questo tipo variano a livello regionale ed è necessario il benestare della Asl del territorio dove sorge la struttura.

I costi possono inizialmente risultare elevati (terreno, gas, luce, elettricità) ma non va dimenticato che sono disponibili finanziamenti e agevolazioni economiche e fiscali per attività di questo tipo. Inoltre, si tratta di un mercato in cui la domanda è alta mentre l’offerta è ancora molto limitata, quindi le prospettive di guadagno sono molto elevate.

snapchat

Snapchat, 5 branded video a cui ispirarsi

In Italia sta spopolando da qualche mese, ma oltreoceano i millenial già da tempo impazziscono per Snapchat. L’app social che permette di scambiarsi messaggi, immagini e video che si distruggono dopo la prima visione, è sempre più popolare, e molti brand già da tempo stanno cimentandosi con la funzionalità “Storie” per catturare l’attenzione del suo giovane pubblico.

Secondo uno studio di eMarketer, solo negli USA il 45% degli iscritti a Snapchat ha tra i 18 e i 25 anni. Per questo motivo molte grandi aziende stanno sfruttando la popolarità dell’app per far conoscere i propri prodotti e servizi attraverso contenuti che sono sì “low cost”, ma rilevanti per il pubblico poiché divertenti e più personali.

Nonostante le storie di Snapchat rimangano online per sole 24 ore, possono essere d’aiuto ai brand che vogliono lanciare un nuovo prodotto, promuovere sconti e promozioni, creare un rapporto diretto con il pubblico. È esattamente quello che hanno cercato di fare i creatori dei 5 video di cui vi parliamo oggi.

Taco Bell

Per il lancio promozionale dei suoi Spicy Chicken Cool Ranch Doritos Locos Tacos, Taco Bell ha realizzato un mini film della durata di sei minuti. Prodotto in meno di 24 ore, con le prime scene pubblicate mentre ancora si giravano le ultime, ha visto la collaborazione dell’agenzia Deutsch LA e del regista Jason Zada. Una storia romantica che attraversa anche il red carpet degli MTV Music Awards, Un mix perfetto per ogni millenial.

Domino’s Pizza

A inizio anno Domino’s Pizza ha fatto il suo debutto su Snapchat con un video dal titolo “Dough to Door“. La storia racconta le peripezie vissute da un povero fattorino che deve consegnare una pizza ma trova sulla sua strada ogni genere di ostacolo. Alieni compresi. Il potere della pizza è interstellare.

https://youtu.be/dEZrwTS9eW8

Amazon

Amazon sa sfruttare Snapchat per promuovere il suo immenso catalogo attraverso video cheap ma assolutamente ben progettati. Recentemente, ad esempio, ha mostrato una simpatica battaglia tra calzini, immediatamente seguita da un link per acquistarli.

snapchat

Ge

Proprio come su Vine, General Eletric utilizza la piattaforma per creare contenuti brevi, divertenti e dall’anima geek per avvicinare il pubblico alla scienza. La sua presenza su Snapchat si distigue in particolare per un’iniziativa one-to-one: gli utenti sono invitati ad inviare una emoji, alla quale seguirà un contenuto dedicato ispirato ad un preciso principio o esperimento scientifico. Ecco un esempio.

Casey Neistat

È uno degli Youtuber più famosi e seguiti negli USA e nel resto del mondo, e ha scelto di creare dei contenuti specificamente dedicati a Snapchat che crea parallelamente a quelli del suo canale principale. Dal look cheap, aiutano Casey a raccontare i retroscena dei suoi viaggi e dei suoi progetti.