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Facebook ads e ristoranti: come pubblicizzare la tua attività

Scorrendo il News Feed di Facebook avrai di certo notato che negli ultimi mesi è partita la corsa alle inserzioni riguardante tutto ciò che è cibo.

Tendenza cominciata con gli early adopter che ora continuano a raccogliere frutti, passata poi per i food blogger (se sei in Campania, di certo Egidio Cerrone e il suo “Puok e Med” ne è un esempio di successo…) e le pagine di #foodporn, fino ad arrivare al punto che oggi anche il più lurido bar di Caracas “investe” del budget (nella maggior parte dei casi butta via…) per sponsorizzare i suoi piatti migliori: ecco perchè oggi sei costantemente bersagliato dalla “cose da magnà“!

Ma, passando dall’altro lato della barricata, a cosa dovrebbe prestare attenzione un ristoratore che ha voglia di provare a inserire le Facebook ads nel suo piano di marketing?

Fresh ingredients and cooking utensils on rustic table

Geolocalizza

A meno che non si tratti di un franchise che copre tutta la nazione, il tuo locale ha un punto sulla cartina dove è localizzato, e un raggio di potenziali clienti con ampiezza variabile in base al tipo di offerta e fascia di prezzo.

Qualsiasi ads che pubblichi deve essere quindi geolocalizzata, per non essere mostrata a persone magari interessate alla tua cucina, ma che non si trasformeranno mai in clienti per via della distanza.

Sembrerà banale specificarlo… ma quante volte hai sorriso vedendo post sponsorizzati di locali a Pordenone, mentre tu abiti a Napoli?

Viva il tempismo

Usa la programmazione oraria e giornaliera per proporre post più appetibili (è proprio il caso di dirlo…). Cambia il tono e il tipo di messaggio da far apparire nel week end rispetto a quello dei giorni infra-settimanali: ad esempio con post su mega mangiate da fare con amici o serate da passare con la fidanzata, rispetto a pranzi veloci ed economici da fare coi colleghi di lavoro.

Inoltre utilizza le ore più “fameliche” per avere interazioni migliori: le persone sono più invogliate a cliccare sul cibo quando hanno lo stomaco vuoto!

Scegli le foto giuste

Il cibo si mangia con gli occhi prima che con la bocca: ecco perchè è fondamentale avere cura nello scattare le foto di piatti appetitosi e che “si vendono da soli”. Occhio però a non esagerare negli effetti, nelle farciture, nelle dimensioni, perchè gli utenti si aspetteranno di trovare esattamente quello che stai promuovendo, e rischieresti di deluderli con un’evidente pubblicità negativa.

Fotografa bene, ma fotografa solo quello che vendi!

Hands taking photo pancakes with smartphone

Crea un tratto distintivo

Proprio a causa dell’elevata sovraesposizione, è fondamentale che cominci a rendere il tuo brand immediatamente riconoscibile, altrimenti sarai il centesimo ristorante che mette la foto della pizza o del panino con l’hamburger di “chianina”.

Consultati col tuo chef e pensa a un’esperienza gastronomica che puoi proporre e che sia differente (e soprattutto migliore) dalla concorrenza, associagli un tratto distintivo e uno slogan e punta deciso su quella. “Se puoi immaginarlo… puoi friggerlo!

Punta alle nicchie

Grazie agli strumenti di Facebook Marketing è possibile mostrare le inserzioni a persone con interessi molto specifici, che spesso invece vengono sottovalutati lato ristorazione. Ecco quindi che puoi proporre piatti e offerta per risvegliare l’orgoglio vegano (o vegetariano), o salvare la serata ai celiaci (reali, o per moda!). Oltre al fatto che sono una percentuale sempre più incisiva della tua clientela, spesso influenzano le scelte dell’intera comitiva.

Oppure punta al target “genitori con figli“, pubblicizzando un menù sano anche per i più piccoli, o un’offerta famiglia che soddisfi sia il papà goloso, sia la mamma a dieta, sia le esigenze dei pargoli. Attento però al messaggio che utilizzi, per evitare di trattare queste esigenze come se fossero problema, scatenando quindi la reazione opposta.

Crea privilegi per i fan

Sia che sia la prima volta, sia che siano diventati clienti abituali, si raggiungono risultati migliori se il tuo fan-cliente percepisce che seguendoti costantemente su Facebook riceve dei vantaggi. A queste parole la prima idea che di certo ti sta balenando per la testa è quella di sorteggiare delle consumazioni gratuite per chi mette like/commenta i post: non farlo! Non è legale e rientra nella gestione dei concorsi e dei giochi a premio.

LEGGI ANCHE: Come organizzare un concorso a premi su Facebook

Puoi però offrire dei piccoli privilegi che gratificano i tuoi fan: vantaggi sulle prenotazioni, entrée in omaggio, serate a tema con offerte sconto.. o magari un piatto segreto fuori menù che solo chi è fan può conoscere! Usa la creatività, e prova a farli felici!

Monitora le metriche giuste

È sempre complicato conteggiare risultati offline derivanti da campagne online: come si fa a calcolare precisamente quanti coperti in più hai fatto grazie a un post sponsorizzato su Facebook? Ecco quindi che la metrica principe diventano le interazioni social (like, commenti, condivisioni): cosa sicuramente importante per valutare l’appeal di un post, ma che spesso viene sovrastimata lato “soldi che guadagni”.

Metriche molto importante, e quantificabili, possono invece essere le lead effettuate (email/numero di telefono/o anche il semplice messaggio su Messenger). Oppure le prenotazioni gestite tramite Facebook. O magari, come detto sopra, un codice promozionale “Fan” (che potrai conteggiare agilmente) che i clienti devono dichiarare di avere quando si presentano al locale.

Utilizza Messenger e fai CRM

Facebook Messenger è ora (e lo sarà sempre di più, basti pensare all’evoluzione dei chat bot…) uno strumento potentissimo per rimanere in contatto con i tuoi clienti. Molto meglio quindi investire budget pubblicitario per fare in modo che gli utenti contattino la tua pagina, avendo quindi poi la possibilità di sfruttare un canale aperto 1 vs 1.

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Utilizzalo come primo supporto per ricevere le prenotazioni, e poi continua a fare CRM con i clienti che ti hanno visitato.

Come? Magari ringraziando per la scelta il giorno dopo e chiedendo feedback sulla loro esperienza: lui avrà la percezione che ci tieni ed è per te un cliente speciale, tu riceverai interessanti suggerimenti per migliorare la tua attività!

E se provassi a proporgli amichevolmente un’offerta interessante, magari con foto allegata? (“Ciao NOME, guarda cosa ci è appena arrivato dalla pescheria… questo week end lo cuciniamo alla brace: sei dei nostri? Posso riservarti un tavolo speciale!“). Puoi gestire tutto questo tramite le risposte salvate di Facebook!

LEGGI ANCHECome migliorare la customer satisfaction con le risposte salvate di Facebook?

Questo approccio giocherà a tuo favore anche per poter avere un numero maggiore di recensioni positive su Facebook, cosa che influenza e influenzerà nei mesi a venire la tua posizione nel motore di ricerca del social network.

ATTENZIONE: rimane il fatto che se non cambi l’olio della friggitrice dal 1968, puoi anche fare le migliori inserzioni su Facebook ma i clienti continueranno a scappare dal tuo locale: prima di investire in pubblicità cerca di avere un buon prodotto da vendere!

La cassetta degli attrezzi del SEO e SEM strategist: Free Masterclass disponibile On Demand

Mercoledì 13 luglio i docenti del Corso in SEO & SEM Strategy (formula Online +Aula pratica opzionale), Gianpaolo Lorusso, Luca De Berardinis e Fabio di Gaetano,  ci hanno offerto una panoramica di tutti i tool indispensabili per intraprendere una strategia SEO & SEM performante. Un’occasione di formazione molto importante che introduce al corso online che partirà a settembre.

Se sei interessato ad approfondire la tua conoscenza dei tool utili per una stretgia SEO & SEM e ti sei perso la diretta del webinar non preoccuparti, puoi recuperare quest’ora di conoscenza online seguendo la Free Masterclass On Demand sul sito di Ninja Academy.

Come seguire la Free Masterclass on Demand

SEO e SEM Masterclass

Quello che devi fare è andare sul sito di Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla Free Masterclass presentazione webinar del Corso Online e del Lab “La cassetta degli attrezzi del SEO & SEM Strategist”. A questo punto nella tua area utente troverai tutti i contenuti che i tre docenti hanno condiviso.

Oltre alla visione della Masterclass potrai curiosare sull’offerta di corsi proposti da Ninja Academy  e trovare il corso online più utile per la tua formazione!

Ti ricordo che hai tempo fino al 6 settembre per approfittare dell’offerta Early Booking per iscriverti al Corso Online in SEO & SEM Strategy al prezzo promozionale di 199 euro (al posto di 299 euro).

Onitsuka Tiger festeggia i 50 anni delle sue iconiche strisce

Introdotte nel 1966, durante le gare di qualificazione pre-olimpiche di Messico ’68, le iconiche scarpe Tiger con le “strisce” compiono 50 anni.

Per festeggiare l’iconica collezione – chiamata proprio MEXICO 66 – Onitsuka Tiger esibirà a Singapore per due settimane 50 paia di scarpe ridisegnate da 50 personalità della Repubblica asiatica.

Tra i personaggi coinvolti in questa collaborazione troviamo la stilista Sabrina Goh, l’illustratrice Lydia Yang e i fotografi Chuando & Frey.

Ecco alcuni dei modelli che verrano esposti durante la mostra:

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“A sign of things to come” by designer, Ginette Chittick – IMAGE: ONITSUKA TIGER

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“Dreams of forever” by artist, Andrew Loh – IMAGE: ONITSUKA TIGER

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AMIEN’s re-interpretation – IMAGE: ONITSUKA TIGER

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“Untitled” by photographers, Chuando & Frey – IMAGE: ONITSUKA TIGER

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Sedimentary Rock by fashion designer Sabrina Goh – IMAGE: Onitsuka Tiger

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Blossom of Life by designer Linda Hao – IMAGE: ONITSUKA TIGER

 

La mostra si terrà da Pedder on Scotts a Singapore dal 30 luglio al 14 agosto. Non è ancora noto se dopo questa mostra questi esclusivi modelli saranno venduti o meno al pubblico.

Pinterest ha acquisito Math Camp per lavorare sul discovery

Pinterest ha acquisito Math Camp per lavorare sul discovery

Pinterest ha annunciato di aver acquisito il team di Math Camp, la società che ha prodotto l’app location-based Highlight e l’app di photo-sharing Shorts.

I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti, ma entrambi i co-founder Paul Davison e Ben Garrett, insieme alla maggior parte del team di Math Camp, si uniranno a Pinterest per lavorare su prodotti mobile all’interno dei settori ingegneria, prodotto e design della compagnia.

La tecnologia di Math Camp non fa parte dell’accordo e per questo verrà accantonata nelle prossime settimane Tuttavia, il piano di Pinterest per Math Camp è quello di far lavorare gli sviluppatori su librerie e framework già in parte esistenti.

Math Camp, la startup che vuole creare serendipity

Pinterest ha acquisito Math Camp per lavorare sul discovery

Math Camp è la startup che ha prodotto app come Highlight, complice una certa popolarità dei servizi di geo-localizzazione, anche grazie al successo nello stesso periodo di Foursquare. Highlight è infatti un’app che invia notifiche push quando si è vicini ad un altro utente connesso con lo stesso sistema, con l’obiettivo di sviluppare serendipity.

Qualche anno dopo la società ha lanciato Shorts, un’altra app che consente di incontrare persone sulla base delle foto che hanno scattato.

“Pinterest è impegnata ad aiutare le persone a scoprire idee via mobile, via web e nel mondo reale”, ha dichiarato Steve Davis, Lead Product Manager in Pinterest. “Il team di Math Camp è composto da esperti nella costruzione di prodotti mobile innovativi che consentono di far connettere le persone con gusti simili e aiutarle a scoprire giorno per giorno immagini e video attraverso diverse piattaforme”.

Math Camp aveva raccolto inoltre 5,5 milioni di dollari da parte di investitori come SV Angel, Slow Ventures, Greycroft Partners, Draper Fisher Jurvetson, CrunchFund, Betaworks e Benchmark.

LEGGI ANCHE: Pinterest: un ottimo alleato per gli eCommerce (ma non solo)

I motivi dietro l’acqu-hire da parte di Pinterest

Pinterest ha acquisito Math Camp per lavorare sul discovery

Il team di Math Camp, quindi, diventa utile per il social network delle immagini proprio per sviluppare le potenzialità su mobile della propria app, magari integrando direttamente le funzioni di Highlight sia per utenti che per retailer, al fine di costruire una community più omogenea e interessata.

Utenti attivi e coinvolti per il social significa una maggiore capacità attrattiva nei confronti di inserzionisti e brand, che saranno così più propensi a investire in Pinterest Ads.

L’acquisizione potrebbe anche avere a che fare con i progetti di Pinterest sulla ricerca visiva per immagini, con possibilità di aggiungere poi prodotti al proprio carrello.

Questo è il terzo acqu-hire per Pinterest negli ultimi mesi, dopo l’applicazione di Mobile Commerce Tote e l’app smart-keyboard Fleksy.

Il team di Math Camp ha accolto così l’acquisizione da parte di Pinterest:

Siamo lieti di annunciare che saremo acquisiti da Pinterest, per continuare il lavoro che abbiamo su image e video-sharing e sul discovery nel mondo reale, ma su scala molto più ampia.

Anche se la squadra continuerà a esistere, saremo concentrati sulla costruzione dei prodotti core per Pinterest. Purtroppo, questo significa che chiuderemo le app Highlight, Roll e Shorts nelle prossime settimane. Nel frattempo, ci accingiamo a lavorare duramente per assicurarci che sia una transizione senza problemi per voi. Renderemo anche open sourcing molto del nostro lavoro, in modo che la comunità degli sviluppatori ne possa trarre beneficio.

I social network e il rischio per i millennial

Il DORS (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute), il 23 giugno scorso ha pubblicato un articolo riguardante i comportamenti a rischio per i giovani derivanti da un uso scorretto dei social media, Facebook in particolare.

Innanzitutto è bene indagare quali siano le piattaforme social più utilizzate dai giovani, cosiddetti millennial. Secondo Search Engine Journal, Facebook è il social più usato dai millennial (utenti fra i 18 e i 24 anni), attestandosi all’82% del totale. E sempre nella fascia 18-24, è sorprendente scoprire che il numero di video caricati dagli utenti su Facebook giornalmente supera quelli caricati su YouTube, e l’accesso a Facebook avviene prevalentemente da mobile (68%) rispetto al desktop (32%). Dopo Facebook abbiamo Instagram, e a seguire Snapchat.

I social network e il rischio per i millennial

I social network sono non-luoghi in cui i riferimenti e le rappresentazioni di comportamenti a rischio per la salute sono molteplici, soprattutto per quanto riguarda il consumo di alcolici. Spot e immagini di bevande alcoliche, riprese amatoriali condivise con gli amici (soprattutto in formato video) in cui il bere regna sovrano e status in cui si dichiara di essersi ubriacati sono comuni su molti profili di adolescenti e giovani.

I contenuti sui social hanno un potenziale di viralità altissimo, ossia hanno un alto coefficiente di condivisione e diffusione. Diventa quindi necessario domandarsi in che modo la diffusione di materiale contenente comportamenti devianti possa incidere sulle attitudini dei millennial.

La moda del consumo moderato di alcool

Una indagine globale, realizzata in cinque Paesi (USA, Gran Bretagna, Olanda, Brasile e Messico), ha trovato recentemente conferma anche in Italia grazie a una ricerca commissionata e promossa da Heineken® in collaborazione con Duepuntozero Doxa.

Posto che il consumo di alcolici in Italia è tra i più bassi al mondo (6,19 lt pro capite contro una media dei Paesi OCSE di 9,1 lt), e prendendo in considerazione un campione di giovani di età compresa tra i 21 e i 35 anni (quindi uno spaccato più ampio di quello solitamente preso in considerazione per individuare i millennial), risulta che il 75% di loro dichiara di limitare la quantità di alcool che beve durante la maggior parte delle serate che passa fuori casa, poiché non desidera che vengano diffusi materiali sui social che possano metterlo in imbarazzo.

I social network e il rischio per i millennial

Come evidenziato dal ricercatore americano Marlon Mundt in “The impact of peer social networks on adolescent alcohol use initiationi social media sono una fonte di esposizione a contenuti relativi all’alcol attraverso due modalità: i comportamenti dei pari e la pubblicità di alcolici.

Da diversi studi è emerso infatti come i millennial abbiano la tendenza a mostrare comportamenti a rischio sui propri profili social, in particolare comportamenti legati al consumo di alcool e ad azioni conseguenti l’assunzione dello stesso.

I social network e il rischio per i millennial

Dai messaggi puramente testuali (i post), alle fotografie e i video contenenti l’atto del bere e consumare alcool: come evidenzia il DORS, dalla letteratura scientifica emerge come i giovani che diffondono sui social media tali contenuti relativi a comportamenti devianti, tendono a esercitare altri comportamenti a rischio in differenti ambiti della salute, come sessualità e consumo di sostanze stupefacenti.

E come anticipato dalla ricerca di cui sopra, raramente i giovani dichiarano sui loro profili social malesseri e imbarazzi derivanti dall’assunzione di alcool.

LEGGI ANCHE: Per qualche millennial in più: Instagram vs. Snapchat

Qui si inseriscono le aziende produttrici di alcolici, che occupano uno spazio considerevole sui social network. Le strategie di marketing utilizzate puntano soprattutto sulla promozione di eventi offline passando per la gamification, fino alla fornitura di sconti e buoni omaggio a concorsi a premi.

Su Facebook le aziende invitano a cliccare “mi piace” sulle proprie pagine e a postare immagini in cui sia esibito il consumo di una particolare bevanda alcolica. Le restrizioni e i codici di autodisciplina pubblicitaria a cui sono soggetti i media tradizionali non riguardano il mondo dei social media dove invece è possibile raggiungere i destinatari in modo facile e coinvolgente, anche e soprattutto chi è al di sotto dell’età legale per l’acquisto/consumo di alcol instaurando legami di familiarità con i brand di alcolici (Jernigan and Rushman, 2014).

Come intervenire e gli sviluppi per il futuro

La ricerca scientifica su come fare prevenzione attraverso i canali socialmediali ad oggi è ancora scarsa, nonostante l’utilizzo dei social media da parte dei millennial sia sempre più massiccio.

Uno dei metodi di prevenzione che solleva il DORS, sarebbe quello di individuare i destinatari attraverso una ricerca qualitativa dei contenuti devianti che vengono pubblicati sui social, per poi raggiungere i millennial con comunicazioni e messaggi mirati. La criticità principale per questo tipo di intervento è, ovviamente, la privacy.

Ciò che potrebbe essere utile è la presenza sui social network di profili e pagine istituzionali, in grado di portare avanti campagne finalizzate alla prevenzione, utilizzando anche strumenti di advertising così da poter raggiungere il target in un modo il più possibile preciso e puntuale.

I social network e il rischio per i millennial

I millennial sono soggetti estremamente sensibili agli effetti dei social media perché sono presenti pressoché su ogni canale e sono altamente suscettibili alle influenze dei pari età.

Basti pensare che un social in costante crescita come Snapchat è alla continua ricerca di nuovo pubblico giovane e giovanissimo, nonostante questo non abbia denaro da spendere.
Colpendo il millennial, però, è semplice indurre i genitori all’acquisto di prodotti (online e offline): il giovane è in una continua gara per omologarsi ai propri coetanei, e il genitore non può tirarsi indietro nel soddisfarlo, essendo immerso in un tessuto sociale che lo richiede.

È fondamentale, come sottolinea il DORS, che le ricerche vengano effettuate in modo più approfondito, analizzando con attenzione il rapporto tra le modalità di utilizzo dei media sociali e i comportamenti a rischio, come il consumo di alcool.
Inoltre, i ricercatori sono chiamati ad analizzare la natura di scambio continuo dei social media, che consente opportunità nuove e stimolanti di intervento in diversi setting: dalla scuola alla famiglia.
Infine è opportuno che si faccia attività di advocacy così da regolamentare la pubblicità di alcolici sui social, così come accade sui media tradizionali.

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Honda, Philips, Nescafé: i migliori annunci stampa della settimana

Cosa hanno tirato fuori le menti più geniali delle agenzie di tutto il mondo? Non è lunedì senza le campagne stampa più creative dell’ultima settimana.

Honda: Don’t post and drive

Nota amara per chi non riesce a staccarsi quasi mai dal telefono. La sicurezza prima di tutto, secondo Honda.

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Agenzia: DDB, Johannesburg, Sudafrica
Executive Creative Director: Liam Wielopolski
Art Director: Assaf Levy
Copywriter: Balekane Mokoditoa
Photographer: David Prior

Vivo: Interference

Se sei un vero amante di film e serie tv non puoi lasciare che un segnale instabile ti rovini la visione.

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Agenzia: Y&R, São Paulo, Brasile
Chief Creative Officer / Creative Director: Rui Branquinho
Head of Art / Art Director: Felipe Pavani
Copywriter: Ricardo Dolla
Illustrator: Gabriel Bueno
Art Buyer : Monica Beretta, Stephanie Wang
Print Producer: Ronaldo Cavalcante

Philips: Silence your surroundings

Quante volte avresti voluto mettere il silenzioso al mondo? Ecco, ci ha pensato Philips a esaudire il tuo desiderio!

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Agenzia: BBDO, Giacarta, Indonesia
Executive Creative Director: Randy Rinaldi
Creative Director: Harinto Ate Prabowo
Art Director: Iqbal Ari Khrisna, Yohanes Chayadi, Ferry Indra Lesmana
Copywriter: Jasmine Subrata
Agency Producer: Catur Fajarini
Photographer: Erich Silalahi

Nescafé: The power behind any connection

Non c’è niente da fare, è il caffè l’unico vero motore del mondo!

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Agenzia: OgilvyOne, Berlino
Chief Creative Officer: Michael Kutschinski
Creative Director: Danna Blum
Art Director: Garth Gericke
Copywriter: Hayley Chappell

Onesitego: Window

Lo schermo del telefono è una finestra sul mondo: perché non proteggerlo al meglio?

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Agenzia: Bates CHI & Partners, Bangalore, India
Chief Creative Officer: Manmohan Anchan
Executive Creative Director: Mukund Sharma
Associate Creative Director / Art Director: Santhosh K
Copywriter: Mukund Sharma, Santhosh K
Photographer: Yellow Studio
Additional Credits: Anil Kumar

Allora, che ne dite, siete soddisfatti per questa settimana? Torneremo con il prossimo appuntamento tra sette giorni!

LEGGI ANCHE: Tesla, Snickers, iD: i migliori annunci stampa della settimana

Trump, Ferragni e Pokemon Go: Epic Win e Fail della settimana

Bottino ghiotto per noi di Ninja, che torniamo ogni lunedì con la rassegna degli Epic Win e Fail più esilaranti della settimana. Vediamo quali sono stati i casi più interessanti…

Win

Huma Mobin e Arsalaan Sever Butt sono una coppia di novelli sposi pakistani che avevano programmato una seconda luna di miele in Grecia per viaggiare insieme ai genitori di lui. Sfortuna ha voluto che il passaporto dello sposo non sia arrivato in tempo e, a fronte di un viaggio non rimborsabile, la sposa non ha trovato altra soluzione che partire da sola con i suoceri. Huma ha visitato tutti i posti dell’itinerario che lei e Arsalaan avevano deciso insieme, scattando ogni volta una foto che la ritraeva abbracciata al marito invisibile o con ostentate espressioni di tragicomica disperazione.

L’improbabile album della sua luna di miele è in brevissimo tempo diventato virale. Almeno un epic win possiamo riconoscerglielo.

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Parlavamo di famiglia, e unendo alla ricetta il calcio, troviamo un altro epic win della settimana. Questa volta l’autrice è una mamma, che ha scelto di ricordare che per essere bravi a pallone non bisogna fare male all’anniversario.. Fosse stata una mamma comune, non avrebbe fatto notizia, peccato che la signora in questione sia la mamma di Cristiano Ronaldo!

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Sempre per rimanere in ambito sportivo, parliamo di Nike. Una decina di giorni fa sulla brand page dell’azienda su Instagram era stata utilizzata una fotografia che ritraeva degli atleti londinesi correre davanti al suo store nel quartiere di Hackney, recentemente inaugurato, dopo una bella passata di Photoshop. La post-produzione aveva incluso la sostituzione delle scarpe di uno dei corridori con delle Nike. Questo stesso atleta aveva notato l’accaduto e l’aveva denunciato sui social provocando un tam tam di indignazione sul web che rischiato di minare almeno in parte la reputazione dell’azienda. Dopo questo scivolone – a tutti gli effetti un Social Media Epic Fail – Nike ha spedito un paio di scarpe al ragazzo in questione incoraggiandolo a utilizzarle nella prossima sessione. Bella mossa.

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Altro Epic Win, questa volta di YouPorn, che riconosce alla famigerata Pokemon Go lo scettro di “più ricercato del web”: a noi piacciono quelli simpatici, quindi che dire: YouPorn, hai vinto (anche) tu.

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Fail

Passiamo ai fail, e rimaniamo nel mondo dei Pokemon Go.

Here we go again. Donald trump ce la fa: sposta ancora un po’ più in alto l’asticella del politicamente scorretto e utilizza addirittura Pokemon Go per attaccare Hillary Clinton. “Crooked Hillary Pokemon Go” raffigura l’avversaria democratica come un Pokemon che va catturato e, presumibilmente, rinchiuso per sempre.

Il “Parody Attack Ad”, com’è stato definito, proprio come Pokemon Go è un fenomeno che è esploso ed è arrivato ad avere dimensioni considerevoli in pochissimo tempo. Se quello della campagna elettorale repubblicana è un climax ascendente, ne vedremo delle belle da qui a novembre.

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Altro giro, altra corsa. Ci spostiamo nel mondo delle fashion blogger, per parlare della migliore, della più conosciuta. Sì, proprio di Chiara Ferragni e del suo spazzolino. Ne avete sentito parlare? Nel caso, questo è lo scatto incriminato.

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I fatti: Oralcare.pro, azienda che produce spazzolini e articoli per l’igiene orale, pubblica questa foto sottolineando l’usura dello spazzolino adoperato da Chiara Ferragni. Come normale in questi casi, il web si spacca in due: chi è scandalizzato dal particolare, e chi invece si polarizza contro l’azienda, rea di aver accusato un(a) guru del fashion, senza ragioni.

Il post ha portato sì tanta awareness al marchio autore del misfatto, ma vista anche l’ondata di commenti negativi non sarà che in questa storia il fail sia doppio (sia della Ferragni, sia della Oralcare.pro)? In ogni caso, un consiglio: occhio agli spazzolini (e occhio anche voi, social media manager!).

Torniamo un attimo al calcio e chiediamoci: Siamo tutti Leo Messi? Stando ai Social pare proprio di no. Dopo la condanna per frode, il Barcellona ha deciso di sostenere attivamente il fenomeno argentino lanciando a stretto giro la campagna #TodosSomosLeoMessi a cui il web ha reagito spaccandosi in due fazioni: i sostenitori di Messi che hanno aderito alla campagna e gli indignati che hanno fomentato un fenomeno altrettanto virale contribuendo al grande esito dell’hashtag #YoNoSoyLeoMessi.

 

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Formalmente, schierarsi con chi ha platealmente torto non è mai furbo. Forse il Barcellona teme più di fastidiare la propria stella più luminosa che i suoi followers.. In ogni caso, per tutta questa storia, dichiarare il Fail è d’obbligo.

Chiudiamo la rassegna con un Fail dal retrogusto amaro e controverso: dopo l’attentato a Nizza la giornalista Rai Paola Ferrari si lancia su Twitter con una proposta forte, fatalmente superficiale e decisamente controversa. E il web si scatena.

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Non è la prima celebrity che casca in social-affermazioni populiste e francamente opinabili. Prendiamo ad esempio Ivana Spagna o Francesco Sole, entrambi sull’incidente tragico avvenuto in Puglia.

 

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Entrambi forse avrebbero dovuto fare più attenzione a ciò che viene scritto sui social.. Sorry guys: per entrambi è epic fail!

Con questo è tutto!
Se volete condividere con noi le vostre segnalazioni, scriveteci sulla nostra pagina Facebook. E buona settimana a tutti!

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Polaroid Swing, l’app che anima le tue foto

Sono tanti i nostalgici delle care Polaroid: di quelle piccole macchinette, del piacere di scattare e vedere la diapositiva uscire, del piccolo gesto di far oscillare la foto prima di guardarla apparire sulla carta. Ora è Polaroid  a scegliere di “oscillare” nella nuova era mobile e lo fa con una nuova applicazione di photo sharing che permette di trasformare le vostre foto statiche in animazioni: parliamo di Polaroid Swing.

Ora disponibile per dispositivi Apple iOS (una versione per Android uscirà a breve), Swing è descritta in un comunicato stampa di lancio come “un nuovo e unico mezzo visivo per l’era mobile”. L’applicazione è il prodotto di una collaborazione tra il brand Polaroid iconica e Swing, una startup tech della Silicon Valley presieduta dal co-fondatore di Twitter, Biz Stone, Tommy Stadlen e Frederick Blackford.

“Il prodotto combina il patrimonio iconico della Polaroid con l’innovazione d’avanguardia”, si legge sempre sul comunicato.

Come funziona

Polaroid Swing consente di creare foto in movimento con un semplice tocco. Gli scatti catturati si trasformano in animazioni che prendono vita quando si toccano o oscillano insieme al vostro iPhone.

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Tenendo premuto il pulsante di scatto dopo aver aperto l’app, Swing cattura 60 fotogrammi in un solo secondo, poi aggiunge frame per creare un’immagine che possa scorrere senza intoppi. Gli utenti possono applicare uno dei quattro filtri in stile Instagramo e aggiungere un’etichetta. Infine è possibile condividere le foto all’interno della community di Polaroid Swing e su Facebook o Twitter.

Oltre al movimento oscillatorio della foto, Polaroid Swing vi permette anche di:
• invertire la foto in movimento per perfezionare il momento,
• riprendere un selfie 3D ruotando il telefono intorno a voi,
• creare l’immagine del proprio profilo in movimento.

Il collegamento Instagram non è un caso. Il fotografo Cole Rise, che ha progettato i filtri originali di Instagram, sovrintende la direzione creativa di Polaroid Swing. Secondo il comunicato stampa, Rise “ha testato l’app con una community molto segreta di artisti.

“Polaroid Swing ha il potenziale per cambiare il modo di pensare le immagini, proprio come i 140 caratteri di Twitter hanno cambiato il modo in cui pensiamo le parole”, ha dichiarato Biz Stone. “La gente inizia a vedere il mondo in un secondo momento. Si tratta di un mezzo di genere che definiscono “.

“La decisione di creare una start-up costruito attorno al nome Polaroid nasce da un profondo rispetto per la storia e il significato del marchio,” ha dichiarato invece Stadlen al Guardian. “Polaroid era l’Apple del suo tempo e Edwin Land è stato il suo Steve Jobs.”

L’origine del nome Swing

Il nome Swing evoca non solo le immagini in movimento, ma richiama alla mente le fotocamera a basso prezzo Polaroid Swinger e  una serie di annunci pubblicitari degli anni ’60 che avevano come protagonisti attrici come Ali MacGraw, la giovane protagonista di Love Story.

https://www.youtube.com/watch?v=9rIGrbo1MRA

 

Negli ultimi anni,  il marchio iconico Polaroid ha subito la concorrenza delle fotocamere Fujifilm Instax: finora aveva cercato una ripresa parlando di droni, tablet annunciando due anni fa addirittura Lady Gaga al CES come suo nuovo direttore creativo.

Sarà forse Swing a dare nuova spinta a Polaroid? In fondo la nostalgia per questo brand non ha mai smesso di coinvolgere giovani e meno giovani. Vedremo se questa app porterà significative novità per il brand.

Più old, nerd e vegetariano: Coop racconta l’evoluzione del consumatore italiano

Europeista tradito, italiano per le grandi occasioni, ma fondamentalmente local. Il consumatore italiano di domani avrà l’aspirazione non di diventare ricco ma di avere figli. Preferirà la salute alla fama e sceglierà di diventare “nerd” piuttosto che fare il finanziere. E soprattutto, presterà un’attenzione particolare alla dieta, preferibilmente vegetariana e vegana, privilegiando freschezza e naturalità nella scelta dei prodotti. In sintesi: sarà ancora più old, nerd e vegetariano. 

Questo è l’identikit dell’italiano tratteggiato dallo speciale Un secolo di Italiani: una fotografia del nostro bel Paese negli ultimi 100 anni, scattata attraverso dati e infografiche e resa nota per il lancio di italiani.coop, nuovo strumento di ricerca e analisi curato dall’ufficio studi Coop.

Un racconto dell’Italia e del consumatore che cambia

Il leader della gdo, Coop, ha lanciato il portale italiani.coop con una preziosa miriade di dati e ricerche, per raccontare l’evoluzione dei consumi e degli stili di vita degli Italiani: temi legati al cibo, alla territorialità, alla demografia e ai trend futuri, con ricerche elaborate dall’Ufficio Studi Coop su analisi provenienti da fonti interne ed esterne.

“Parlare solo di consumi non basta più” ha spiegato il responsabile dell’Ufficio, Albino Russo, presentando il progetto a Milano. L’Italia, a dispetto dei dati macroeconomici, non è affatto ferma, in realtà è un Paese che sta cambiando volto. Gli italiani stanno operando una delle metamorfosi della loro storia e noi vogliamo cogliere le direzioni di questo cambiamento”

La lunga metamorfosi degli italiani è contenuta in questo viaggio che parte nel 1901, mettendo in luce attraverso i dati l’evoluzione del Paese e provando anche a fornire qualche previsione sulle attese e aspirazioni degli Italiani di oggi.

Un portale culturale

italiani.coop è un contenitore culturale fondato su indagini, raccolte e analisi per mappare le mille differenze che caratterizzano il Paese e per collocarle nel quadro europeo, capendo come e dove è posizionato.

Il portale si struttura fra rubriche e sezioni di approfondimento dedicate al cibo, consumi, lifestyle, territori e visioni e sfrutta l’appeal di contenuti interactives e racconti visivi sintetizzati in infografiche, per raccontare in diversi formati di comunicazione, come cambiano le abitudini, le necessità e le aspirazioni degli Italiani.
Un mosaico di identità diverse che fa leva su una storia e un patrimonio comune.

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I Millennials come i loro nonni: il ritorno del consumatore etico

In una delle rubriche, si riporta un’interessante indagine curata da Coop Italia in collaborazione con l’Università di Bologna ed Ipr Feedback secondo cui la generazione dei Millenials sostituisce al possesso un uso temporaneo e condiviso delle cose, riportando indietro le lancette del tempo e assomigliando nei consumi sempre di più ai loro nonni, la generazione che ricostruì l’Italia nel secondo dopoguerra.
Alcuni di loro rispecchiano anche il modello del consumatore etico che, assieme a quello adattivo, si trasforma da semplice consumatore a coautore del mercato, grazie alla sperimentazione di soluzioni della sharing e della green economy.

Partendo da questa similarità, si fa ancora più forte un’osservazione su questo concetto: per raccontare la contemporaneità e guardare al futuro, occorre partire dal passato e dalla storia dell’ultimo secolo, per capire come eravamo e come siamo cambiati. E soprattutto in che direzione stiamo evolvendo.

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Meme, GIF, LinkedIn e le altre: come si pronunciano?

Meme, GIF, LinkedIn…parole che ormai usiamo quasi quotidianamente da quando sono entrate a tutti gli effetti nel nostro vocabolario social. Ma siamo proprio sicuri di pronunciarle nel modo esatto?

Ammettiamolo: all’inizio qualche dubbio lo abbiamo avuto, poi abbiamo sentito gli altri e ci siamo fidati. Forse sbagliando, perché spesso molte di queste parole vengono lette erroneamente anche da chi le mastica tutti i giorni.

Per una volta, però, non colpevolizziamoci: non c’entra la nostra famigerata scarsa propensione alle lingue straniere. O, perlomeno, siamo in buona compagnia: secondo uno studio di qualche tempo fa, condotto su un campione di 30mila persone di 191 paesi, sono anche i madrelingua a pronunciare in modo errato alcune di queste parole straniere.

Mal comune mezzo gaudio, insomma. Ma veniamo al dunque: come si leggono, quindi?

Hashtag

Partiamo dalle basi. Sembra impossibile, perché ormai tutti sappiamo cosa sono gli hashtag, eppure ogni tanto capita ancora di sentire in giro qualche strafalcione. Non ti è mai successo di sentirlo pronunciare astag, ad esempio? A noi sì. Quindi diciamolo subito: il suono corrispondente a “sh” si pronuncia proprio come quello della parola sciocco. Sciroppo, scimpanzé, sceriffo, scena, scivolo. Dobbiamo continuare?

La spiegazione è semplice: il termine, entrato nell’Oxford English Dictionary solo nel 2014, deriva dall’unione di hash (ossia il simbolo del cancelletto in inglese) e tag (etichetta, marcatore). La lettera h, quindi, non deve sparire!

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GIF

Precisiamo prima come si scrive: tutto maiuscolo, perché è un acronimo (Graphic Interchange Format). E come si legge? Su questa scommettiamo che ti senti praticamente sicuro. Essendo una parola di origine inglese (statunitense, per l’esattezza), saremmo portati a leggere ghif. Tutti convinti? Sbagliato! Si legge proprio gif. Come Ginnastica, ginocchio, giro, gita.

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I risultati del poll di Column Five

In effetti la diatriba per molti è ancora aperta, e non tutti sono pienamente convinti (anche i già citati Oxford Dictionaries, che riportano per la verità entrambe le versioni). Ma visto che è una di quelle parole che hanno una paternità certa, conviene ascoltare il suo inventore, Steve Wilhite.

Durante la cerimonia dei Webby Awards del 2013, mentre riceveva un premio per la sua invenzione, ha chiarito definitivamente  la corretta pronuncia proprio con una GIF. La trovi nel video sotto. (Noterai che c’è scritto “si pronuncia jif, non gif” ma non ci siamo sbagliati, è il modo di scrivere i due suoni in lingua inglese: come nel sondaggio sopra riportato, il loro jif corrisponde al nostro gif). Quindi ricapitoliamo: gif, gif, gif!

Meme

Adorati meme. Ma come si pronuncia questa parola? La maggior parte di noi italiani la legge così com’è scritta. Per altri simpatizzanti dell’inglese c’è anche la variante mimi. Ma entrambe sono sbagliate. Si pronuncia miim. Ora non hai più scuse.

Vimeo

Non si legge vimèo come lo leggono in molti. Bensì vìmio, con l’accento sulla prima i e la o finale tendente ad ou. La parola è infatti l’anagramma di movie (film o filmato in inglese) e se ci fai caso è “video” con “me” al centro, per indicare che i contenuti video sono creati dagli utenti stessi del social.

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LinkedIn

Anche qui una piccola premessa. Attenzione a come si scrive: la seconda i va in maiuscolo. Noi lo leggiamo quasi tutti lìnchedin. Alzi la mano chi lo pronuncia diversamente. Eppure, come è facilmente comprensibile ora che sai come si scrive, si tratta di una parola composta da linked e in: quindi, unendole, il risultato è qualcosa di molto simile a linkdin, dove la d è in realtà molto simile ad una t e le due i sono quasi delle e.

Lo ammettiamo, questa è un po’ più difficile da pronunciare, è per “risolutori abili” della Settimana Enigmistica.

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