Ai Lions Health l’appuntamento è con le startup più creative del settore

Anche quest’anno all’interno dei Cannes Lions ci saranno i Lions Health, dedicati alla creatività che sta cambiando la vita delle persone. Noi di Ninja Marketing vi invitiamo a seguire il panel dell’agenzia Healthware che si terrà il 19 giugno dalle 13:30 alle 14:45 intitolato “Digital Health Transformation through Open Innovation“.

I temi della sessione

Uno dei fattori principali per fare vera innovazione è correre il rischio. Spesso le grandi aziende evitano di correre determinati rischi, evitando di fatto anche qualsiasi tipo di cambiamento.

Al contrario le startup producono continuamente flussi di innovazione creando nuovi mercati e rivoluzionando quelli attuali. Le aziende esistenti che sottovaluteranno questi nuovi player o proveranno a resistere all’innovazione falliranno.

Proprio per questa ragione l’agenzia Healthware International, leader globale specializzata in healthcare marketing, dedicherà la sua sessione a 3 startup che stanno rivoluzionando creatività, marketing e comunicazione in area salute.

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Come ci spiega Roberto AscioneChief Executive Officer di Healthware International:

“L’innovazione nella salute, che la digital health sta iniziando a produrre, passa in gran parte per il lavoro di start-up che non esitano a immaginare nuove possibilità e sperimentare nuovi approcci ad un settore che è stato tanto vivace scientificamente quanto statico nell’ambito organizzativo, nel rapporto con il consumatore e nell’offerta di servizi.

L’attività della nostra Agenzia si è arricchita già da anni della divisione HealthwareLabs focalizzata proprio sul tema della Open Innovation e quindi sul mondo delle start-up come driver di trasformazione. Siamo molto orgogliosi di celebrare questo nuovo modo di fare strategia e business transformation a Cannes Lions assieme a tre fantastici Team che – ognuno a suo modo – stanno cambiando, in meglio, la nostra salute”.

Le startup protagoniste

Quest’app permette ai pazienti di impostare la propria musica ed utilizzarla per curare il proprio acufene. Ciò consente alla terapia di individuare la causa dell’acufene nel cervello invece che semplicemente gestirne i sintomi. Design e tecnologia che aiutano a trasformare l’esperienza sanitaria delle persone,  facilitando l’accesso ai servizi di prevenzione, diagnosi e trattamento, rappresentano la nuova frontiera della salute digitali – sono app che guariscono.

Qualcuno la definirebbe l’Instagram dei medici. È una piattaforma per gli operatori sanitari per condividere “casi” al fine di migliorare le decisioni e i risultati per i pazienti. Un nuovo modello di interazione, nel quale la conoscenza e i dati aiutano gli operatori sanitari nella gestione della malattia sfruttando il supporto della community.

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Una piattaforma video globale che offre una content strategy end-to-end ai brand che vogliono raggiungere e coinvolgere il pubblico del settore health. Raggiungere le persone significa creare vicinanza e mantenere persistenza; la generazione di esperienze ricche che facilitano e incoraggiano la conversazione.

Tap, la tastiera wearable bluetooth che trasforma tutto ciò che tocchi in un touch screen

Nel prossimo futuro potrai non avere bisogno di fare tap sul tuo smartphone, tastiera o tablet quando vorrai scrivere: è questo il concetto che sta dietro a Tap, il nuovo gadget wearable che trasforma qualsiasi superficie in una tastiera.

Il dispositivo contiene alcuni sensori che analizzano il movimento delle dita e può essere indossato sia nella mano destra che nella sinistra come un guanto. Tap si accende con un doppio tocco su una qualsiasi superficie, spegnendosi automaticamente dopo tre minuti di inutilizzo.

Tap potrà diventare davvero il killer delle tastiere QWERTY: non devi infatti aspettarti un ologramma di uno schermo o una tastiera laser proiettata che ti indichi dove digitare. Ad ogni tocco appariranno sullo schermo caratteri o numeri, e potrai selezionare anche caratteri speciali tramite la memorizzazione di movimenti particolari.

Come funziona Tap?

Anche se l’azienda produttrice è stata abbastanza avida di spiegazioni dettagliate sul funzionamento del dispositivo, Bloomberg ha affermato che un tap singolo produce una vocale e una combinazione di pressioni si traduce in una consonante.

Ci sono 31 tap possibili, con un’accuratezza stimata del 99%: con tali numeri e un software di scrittura predittiva costruito bene, le premesse per una essere una killer app ci sono tutte. Molte persone infatti sono restie ad imparare più di 5 movimenti, figuriamoci 31 😉

La Tap Systems sostiene che il wearable Tap è un’alternativa concreta ai sistemi di controllo vocale ed enfatizza la questione del rispetto della privacy come punto di vantaggio rispetto alle soluzioni già sul mercato (come Siri).

Non preoccuparti delle dimensioni della tua mano: Tap è disponibile nelle tre taglie large, medium e small.

Connettività Bluetooth

Tap si collega utilizzando la tecnologia Bluetooth e può interagire con qualsiasi dispositivo mobile. Gli sviluppi più interessanti che noto sono quelli relativi all’integrazione con strumenti di realtà virtuale: chiunque abbia tentato di scrivere con il Gear VR, ha provato sulla sua pelle la difficoltà di guardare ogni singolo carattere sullo schermo. Prima di scrivere un parola passavano minuti.

Tap è compatibile con tutti i device che utilizzano Bluetooth, dai più piccoli come gli smartwatch, alle Smart tv, dai sistemi Windows, a quelli Mac OSX, Android, iOS.

Ricarica e curva di apprendimento

Il device wearable viene caricato tramite cavo USB ed occorrono circa 3 ore per una ricarica completa. Potrai utilizzarlo fino a 4 ore consecutive oppure tenerlo in standby per 72, con una sola carica.

Per imparare ad utilizzare Tap è stato creato “TapGenius”, un gioco disponibile per iOS. L’azienda promette che padroneggerai il sistema in meno di un’ora… a patto di utilizzare la mano principale le prime volte!

Il progetto per il momento è ancora in beta test, ma contiamo di averlo a disposizione entro la fine dell’anno.

Io non vedo l’ora di provarlo, e tu?

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La regola del 50: per avere successo su Facebook

Tranquillo, è capitato a tutti: d’improvviso ti viene in mente un’idea geniale, che magari non hai ancora visto in giro, e prima di razionalizzare il tutto sei già su Facebook ad aprire una nuova fanpage e a lanciare il primo post. In fondo se ce l’ha fatta “Io ti maledico” o “Calciatori Brutti“, perchè non potresti farcela anche tu?

È il più classico caso di survival bias, ed è purtroppo facile prevedere infatti che il 99.99% di queste “genialate” fallisca pochi mesi, o giorni, dopo il debutto.

Perchè? Semplice! Non hai seguito la regola del 50!

50 post

L’errore più comune è quello di produrre uno o due contenuti che ti ronzano in testa, pubblicarli subito, per poi renderti conto che non hai più nulla di interessante da proporre. Ecco quindi che avere in “frigorifero” un buon numero di post e definire un calendario editoriale completo può aiutarti a smorzare la frenesia e lo stress dei primi mesi, può schiarirti le idee su format e rubriche da testare con la tua utenza, ma soprattutto può farti realizzare la vera consistenza della tua idea.

LEGGI ANCHE: Costruire un piano editoriale di una fanpage

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50 ore

Un qualsiasi progetto (anche se non supportato da una strategia digital completa, che necessita di impegno ancora maggiore!) per crescere richiede del tempo da dedicarci. Se non hai a disposizione un buon numero di ore mensili da investire nella tua idea, lascia subito perdere!  Se le hai, però non credi che questo tuo progetto valga tutto questo tempo “da perdere”, ti sei già risposto da solo sulle tue effettive aspirazioni.

Se poi a regime il tuo progetto ti impegnerà per meno ore le ipotesi son due: o sei diventato ricco e sei al mare a vivere di rendita, oppure questa cosa non dà da mangiare neanche a una mezza persona part time!

50 euro

Anche una grande idea ha bisogno di benzina per mettersi in moto. Ad oggi è praticamente impossibile emergere e acquisire audience senza un adeguato investimento in inserzioni pubblicitarie. Se non vuoi finire a parlare per mesi in una stanza vuota, con il rischio di perdere velocemente l’entusiasmo iniziale perchè non supportato da riscontri e gratificazioni numeriche, metti a bilancio quindi circa 50€ settimanali (poco più di 5€ al giorno, il minimo per poter pubblicare un’inserzione su Facebook!) per dar voce a pagamento al tuo progetto.

Attenzione: ciò non vuol dire che devi bruciare soldi pigiando a caso sul malefico tastino “metti in evidenza“: se non sei in grado di gestire campagne ads su Facebook, affidati a chi ne sa più di te! Riuscire a scegliere le ads che performano meglio non è facile, e il processo potrebbe essere lungo e dispendioso

LEGGI ANCHE: L’inserzione Facebook perfetta? Una su un milione!

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50 amici

FERMO con quel dito sul mouse! Non ti stiamo assolutamente dicendo di cominciare a invitare tutti i tuoi (poveri) amici a diventare fan di questo tuo nuovo progetto, ma piuttosto di fare un’analisi quanto più onesta e oggettiva sul potenziale appeal della tua idea. Credi che ci siano almeno 50 persone di tua conoscenza che autonomamente possano essere interessate a diventare fan e soprattutto a interagire con i tuoi contenuti? Se si, per quale motivo? E come potresti far crescere questo numero?

… e se non ho tutte queste risorse?

Nessuno ti vieta di sognare di raggiungere grossi obiettivi partendo dal nulla: magari puoi provarci lo stesso perchè ogni nuovo progetto ti stimola a crescere e migliorare. Il fallire, sbattendo il muso contro gli ostacoli e la realtà, è una delle cose migliori che potrebbero accaderti… soprattutto da giovane e quando l’investimento è moderato!

Non abbatterti, e con la nuova consapevolezza guarda avanti. Tanto la regola del 50 sarà sempre lì ad aspettarti!

Brexit or Remain? L’importante è votare, lo dice anche Keira Knightley

Il 23 giugno sarà una data storica per il Regno Unito: i cittadini dovranno decidere se continuare a far parte dell’Unione Europea o se lasciarla. Sui social media lo scontro tra le due fazioni impazza, raggiungendo anche i luoghi più impensabili e dando, a uno sguardo attento, qualche spunto di riflessione.

Intanto partiamo dalle parole. Le due fazioni stanno lavorando da tempo su tutti i media con importanti discorsi e richiami al nazionalismo. Eppure il tutto si può riassumere in poche parole: EUReferendum – Brexit o Remain? Aggiungendo una manciata di temi caldi come “job” (lavoro), “NHS” (servizio sanitario nazionale) e “safety” (sicurezza) capiamo velocemente il cuore del discorso e non ci sorprendiamo che Brexit sia la campagna più attiva.

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EUReferendum spiegato su Tinder

Perchè il referendum abbia successo servono voti, da una parte o dall’altra. E dove trovare i votanti? Su Tinder , a quanto pare. Il social, famoso più per i suoi scopi ludici che sociali, ha deciso di entrare in partnership con Bite the Ballot , un’associazione no profit che punta a spingere i giovani al voto e alla cittadinanza attiva.

In perfetto stile Tinder, agli utenti sono presentate delle schede con dei brevissimi fatti sul rapporto UK – EU. Gli utenti devono swipare a destra se pensano che le informazioni siano corrette (stessa mossa che si fa quando la persona piace), o a sinistra se pensano che le informazioni non siano corrette (stessa mossa che si fa quando la persona non piace). Risultato: giovani informati e (più) pronti a votare a colpi di swipe!

L’inseguimento sul Tamigi

Lo scontro tra frazioni non è solo online, tutt’altro. La decisione del leader del UKIP Nigel Farage di guidare una flotilla lungo il Tamigi per ricordare ai londinesi di sostenere Brexit, ha avuto un risvolto inaspettato. Bob Geldolf si è lanciato all’inseguimento con una barca più piccola ma vivace, che ne ha cantate due a Farage. Nella playlist “Please Don’t Go” e”If You Leave Me Now” dei Chicago. Il tutto è stato twittato in diretta da Joel Golby per Vice.

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Votin: la campagna che toglie una g e ti fa giovane

Ancora i giovani al centro dell’attenzione delle campagne. Quella scelta dal gruppo Britain Stronger in Europe ha fatto parlare di sé per come non sia riuscita a raggiungere l’obiettivo. La critica? Non basta cercare di parlare giovane per parlare ai giovani. Il copy dell’ad giocava sull’utilizzo di verbi privati della “g” finale, come “workin”, “earnin” e “makin”, e suggeriva infine l’importanza di #VoteIn. Ai ragazzi però non è piaciuto perché paternalistico.

Don’t Fuck my future

Keira Knightley, Vivienne Westwood e Lily Cole Read hanno sostenuto un’altra campagna per spingere gli elettori a votare, e questa volta non si è andati tanto per il sottile: “Servono soltanto cinque secondi per farmi fottere il futuro”, ricorda la Knightley, cinque secondi con conseguenze a lungo termine.

Queste solo alcune delle chicche che stanno popolando il web in vista del referendum. Ma, dopo gli inseguimenti lungo il Tamigi, la settimana del rush finale potrà svelarsi piena di colpi di scena!

Keep sweating: Usain Bolt e Serena Williams danno energia alla comunicazione di Gatorade

Keep sweating, letteralmente “continua a sudare” è la nuova campagna di comunicazione attraverso cui Gatorade ha deciso di esaltare e rilanciare gli elementi fondativi della sua brand image.

La campagna si articola essenzialmente su due video differenti in più formati, uno da 15 secondi per la televisione e uno da 30 per il digital, più altri contributi con un minutaggio maggiore.

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LEGGI ANCHE: “Coca-Cola cattura la felicità a 360°”

Il ruolo di Usain Bolt e di Serena Williams

I protagonisti assoluti, oltre al noto brand di bevande, sono due stelle indiscusse dello sport: il campione del mondo, olimpico e detentore del record del mondo sui 100 e sui 200 metri piani Usain Bolt e colei che è ritenuta da molti come la tennista più forte di sempre, l’americana Serena Williams.

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https://www.youtube.com/watch?v=-G7axnKO000

Questa precisa scelta, a mio avviso, non è dovuta esclusivamente alla notorietà e all’indiscussa bravura dei due sportivi in questione, ma anche ad altri elementi strettamente legati alla loro persona. Entrambi atleti di colore, potenti e grintosi, con personalità ingombranti e spesso da divi e performer ancora più che da sportivi.
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Essi personificano al meglio gli attributi che il brand Gatorade vuole rappresentare e veicolare attraverso il suo marchio e i suoi prodotti: forza, sfida, tenacia, potenza e capacità di superamento dei propri limiti.  È davvero difficile pensare a due testimonial che avrebbero potuto assolvere questo compito in maniera più credibile ed efficace.

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L’originalità dei video della campagna

I video che costituiscono la campagna sono particolari, anche se non completamente innovativi: il punto di partenza è quello delle gocce di sudore dei due atleti, con immagini in slow motion ricostruite in digitale.

Nei video chiamati Behind the Sweat, una sorta di behind the scenes, chiaramente ricostruito ad hoc, degli allenamenti dei due campioni, gran parte delle sequenze narrative è costituito da immagini riprese in prima persona dagli atleti, come realizzate attraverso action cam che riprendono alcune fasi di allenamento dei due.

https://www.youtube.com/watch?v=yPjHaG9mE6M&feature=youtu.be

https://www.youtube.com/watch?v=jO_oDjS0dJ4&feature=youtu.be

La motivazione alla base della scelta di proporre le immagini in soggettiva appare abbastanza chiara: dalla prospettiva coinvolgente dei due campioni è infatti possibile e più immediato sperimentare direttamente la velocità, la forza e il sudore necessari per compiere una performance spettacolare.

Le due star vengono in questo modo umanizzate, fatte vedere più da vicino e avvicinate, per quanto possibile, all’immagine che ogni sportivo ha di sé stesso e della propria attività fisica, aumentando il coinvolgimento del pubblico.

Durante le riprese si possono notare alcuni key messages, posizionati sulla pista di atletica, sul campo da tennis o su cartelli pubblicitari o proposti con altri escamotage, in cui vengono evidenziate alcune necessità del corpo umano relative alla reidratazione e alla reintegrazione di zuccheri e carboidrati nel corso dell’attività fisica.

Questa modalità originale e alternativa, che richiama quasi alcune scritte in sovrimpressione dei videogame, appare indubbiamente funzionale per aumentare l’attenzione dell’audience di riferimento, proponendo concetti chiave alla base dell’acquisto di uno sport drink in maniera differente rispetto alle modalità convenzionali.

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Il sottofondo musicale è ritmato e coinvolgente, per cercare di trasmettere ulteriormente la carica agonistica che contraddistingue questi atleti e dalla quale lo stesso brand Gatorade vuole essere caratterizzato.

Il claim, pronunciato da una profonda voce maschile, afferma: “L’energia dei carboidrati, il reintegro dei sali minerali, Gatorade: tutto quello di cui hai bisogno per continuare a sudare”.

Il risultato finale è ottimo

Gli spot appaiono assolutamente coerenti ed efficaci in relazione al messaggio che la campagna vuole trasmettere: Gatorade è il compagno ideale per le sfide quotidiane di tutti gli sportivi, agonisti e amatori, che pretendono il meglio dalle loro prestazioni sportive e che si ispirano alle gesta dei loro idoli, come Serena Williams e Usain Bolt.

In un mercato maturo e saturo come quello degli sport drink è sempre più necessario cercare di distinguere la propria value proposition su di un piano emozionale, senza tuttavia tralasciare l’aspetto funzionale.

Gatorade, brand storico in questo mercato, è stato da sempre capace di esaltare questi due elementi nell’ambito delle sue comunicazioni pubblicitarie e, in questo caso, ha rilanciato ulteriormente e coerentemente la sua immagine in questa stessa direzione.

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Non resta che augurarvi una buona partita, corsa o nuotata: ma non dimenticatevi di reintegrare ciò che perdete durante l’attività fisica, magari attraverso un buon Gatorade!

Digital Marketing Update, aggiorna le tue skill in un lampo!

Lavori nel Digital Marketing ed ogni giorno succede qualcosa che cambia le carte in tavola: un nuovo social, un nuovo formato di campagna, un nuovo trend. Come restare al passo ed offrire ai miei clienti solo le migliori soluzioni di Web Marketing?

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Seguendo questo percorso riuscirai a:

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Quali sono gli argomenti del Digital Marketing Update e chi è il docente?

Il Digital Marketing Update trasmette, oltre ad alcuni necessari approfondimenti operativi rispetto alle evoluzioni ed ai trend di marketing digitale, competenze di fondamentale importanza come la capacità di pianificazione di una strategia web a 360 gradi che abbracci PR, posizionamento e piattaforme social: l’obiettivo è fornire un framework puntuale di competenze di Digital Marketing per essere sempre in sintonia col proprio mercato. Aggiorna le tue competenze pratiche insieme a Marco Massarotto ed al suo team di top manager DOING, il primo gruppo italiano di comunicazione digitale per clienti, dipendenti e fatturato.

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Bye bye Rhapsody, ora chiamateci Napster!

Rhapsody è parte della vecchia guardia dei servizi di musica in streaming: lanciato nel lontano 2001, ha sofferto l’arrivo di Spotify, ed è ora in competizione anche con titani come Apple.

Sotto un nuovo CEO, ha recentemente “snellito” la propria attività fino ad oggi, quando ha annunciato di aver abbandonato il marchio Rhapsody in favore di Napster, il nome che ha acquisito quando ha comprato uno dei suoi principali concorrenti nel 2011.

Il Napster che Rhapsody ha acquistato era precedentemente noto come Pressplay, il che significa che questa è la seconda volta che un servizio di musica esistente sceglie di cambiare il suo nome in Napster. In nessuno dei due casi di fatto il servizio in questione ha a che fare con il servizio di file-sharing Napster peer-to-peer, che è stato citato in giudizio nel 2001.

Rhapsody sul suo blog ha annunciato così il rebranding:

“Nessuna modifica alle playlist, preferiti, album e artisti. Stessa musica. Stesso servizio. Stesso prezzo. 100% la musica che ami. Restate sintonizzati!”

A quanto pare il nome di Napster ha una migliore trazione globale del brand Rhapsody, e la società sta già utilizzando il nome e il celebre logo con il gatto con le cuffie in mercati come Canada.

“Napster sta arrivando”, recita la tagline del sito web ufficiale, facendo un po’ il verso a Games of Thrones. Nel frattempo si sono aggiunte le voci dall’ufficio di San Francisco su alcuni licenziamenti. D’altro canto Rhapsody ha sottolineato che il servizio ha visto una crescita del 35 % degli abbonati paganti l’anno scorso, raggiungendo nel 2015 la cifra di 3,5 milioni di clienti.

Il nome porterà fortuna all’azienda o c’è da temere il peggio? Restiamo in attesa di scoprire il prossimo episodio di questa vicenda!

Internet Trends 2016: tutto quello che devi sapere sulla rete

Utenti ancora in crescita? Mobile sempre più pervasivo? Comunicazione per testi o per immagini? Non serve essere esperti o analisti per immaginare la velocità con cui cambia e si evolve internet, ma grazie alla ricerca Internet Trends 2016 pubblicata da Mary Meeker, esperta analista di internet, nel suo report annuale, ecco uno spaccato più attendibile di come si muove e cambia la rete.

LEGGI ANCHE: Mobile Marketing, i trend che stanno dominando il 2016

4 persone su 10 nel mondo sono connesse

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Partendo dalla base, il numero di internauti abituali continua a crescere, sfondando il muro dei 3 miliardi, ossia quasi il 40% della popolazione mondiale. Quello che è in calo è invece la crescita annuale della base, adesso al 9%, un trend continuo dal 2009 in poi, quando il tasso era al 16%. Si tratta pur sempre di una crescita quasi a doppia cifra, che poche altre industry al mondo possono vantare.

Brilla il valore dell’India, con una crescita passata dal 35% del 2014 al 40% del 2015, coronando un trend positivo di oltre cinque anni. Sono adesso quasi 300 milioni gli indiani connessi.

Il calo della crescita si fa sentire anche sui numeri del “ferro”, ovvero gli smartphone venduti, seppur sempre in forte crescita: +21%, contro il 31% dello scorso anno. Da considerare anche probabile un calo del tasso di ricambio degli utenti già attivi.

Internet trends 2016 e pubblicità

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Pubblicità e mobile, pubblicità è mobile, almeno secondo i dati dell’ultimo report Internet trends 2016. Infatti la maggior parte della crescita viene proprio dagli ads mobile, fautori dei due terzi del +20% complessivo registrato negli Stati Uniti, dove la penetrazione degli smartphone e la maturità degli utenti è massima. Si distingue non a caso Facebook (crescita annuale +59%), che registra ormai accessi da mobile più che da altri dispositivi, proprio nell’anno in cui gli utenti mobile superano per la prima volta quelli desktop, caposaldo di Google, che non a caso mostra risultati più modesti (+18%).

Di questa crescita continua beneficiano sicuramente le vendite dai canali online, arrivate al 10% del totale.

Il mobile mostra un gap di potenziale enorme: è ormai detentore del 25% del tempo speso tra tutti i media, ma destinatario solo del 12% degli investimenti pubblicitari.

Altra conferma importante: gli ads e la comunicazione video continuano a non piacere. Ricordate il fiasco delle videochiamate? Ebbene, l’81% degli utenti (da sondaggio) silenziano gli ads video, 62% sono infastiditi dalla pubblicità “imposta” prima di un contenuto, ed addirittura il 92% sta ha preso in considerazione l’idea di acquistare un software per bloccare gli ads video. Sembra quindi azzeccata la scelta di Facebook di autosilenziare tutti i video ads presenti nel newsfeed, lasciando all’utente la scelta di attivarli.

Parola chiave: comunicare

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Le parole volano, il testo rimane. Sull’onda di questo monito la generazione Y (gli attuali 20-30enni) preferisce comunicare con messaggi di testo, non solo tra loro, ma anche con aziende e negozi, piuttosto che telefonare.

In Cina ad esempio, oltre il 31% degli utenti di WeChat, l’equivalente locale di WhatsApp, fa acquisti tramite la stessa app sugli “stores” dei vari brand. I successori della generazione Z preferiscono invece le immagini, arrivate a quota 3 miliardi/giorno tra Snapchat, Facebook, Instagram e WhatsApp. Resta da capire come vorranno comprare questi teenager al momento poveri di portafoglio, ma ancora più inclini all’uso pervasivo e giornaliero di internet.

A lezione di Content Marketing con BuzzFeed

BuzzFeed è un creatore  di contenuti straordinario, ma qual è il suo segreto? Per scoprirlo sono stati analizzati i 100 contenuti più condivisi,  tra il marzo 2015 e il marzo 2016, in base alla lunghezza dei contenuti, tipo di immagine e categoria, ed ecco cosa ne è uscito fuori.

Quanto deve essere lungo un contenuto virale?

A lezione di Content Marketing con BuzzFeed

Quasi la metà, dei 100 articoli analizzati, si caratterizza per una lunghezza uguale o inferiore a 300 parole.Questo tipo di contenuto è l’ideale per i lettori in cerca di semplicità ed intrattenimento. Tuttavia, il 27%  dei contenuti più popolari di BuzzFeed ha raggiunto le 600 parole ed il 15% ha superato 1.000 parole.

La lunghezza del contenuto varia per argomento

A lezione di Content Marketing con BuzzFeed

LEGGI ANCHE: BuzzFeed rifiuta $1,3 milioni dal Partito Repubblicano

La lunghezza del contenuto, ovviamente varia per argomento; inoltre quando la maggior parte della gente pensa a BuzzFeed, si immagina una o due righe di testo immediatamente seguiti da una immagine o GIF. Questo tipo di articolo è certamente popolare, ma quanto il rapporto testo-immagine incide sulla probabilità di successo?

A lezione di Content Marketing con BuzzFeed

Qualità ed originalità innanzitutto

Invece di concentarti sulle immagini e sulle parole, tieni presente questi consigli:

  •  Crea un contenuto ricco di emotività: un articolo che spiega qualcosa è ottimo, ma un articolo con un gancio altamente emotivo ha qualcosa in più.
  • Crea contenuti utili:  c’è sempre un posto per una GIF negli articoli buzzfeed, ma i migliori combinano queste GIF con informazioni utili e consigli.  Chiediti:  Cosa imparerà il mio pubblico da questo contenuto? 
  • Crea contenuti originali: il contenuto che offri è ancora più rilevante se i tuoi lettori non possono trovarlo altrove.

FunkyPrize 2016: positività, umanità e semplicità per osare il digitale

Il digitale deve migliorare la vita delle persone.
Il digitale è connessione, scambio e cooperazione.
Scambio e cooperazione generano innovazione.
Innovazione è uso creativo di ciò che esiste già.
Il digitale è qui e ora.

Ecco il Manifesto del FunkyPrize 2016, il concorso organizzato dal Comitato Premio Marco Zamperini e supportato dagli amici di Marco Zamperini (a.k.a. Funky Professor), appartenenti al mondo produttivo, accademico e culturale nazionale, tra i più importanti influencer del mondo della rete in Italia.

FunkyPrize 2016 digitale

In memoria di Marco, una guida alla rete molto importante per il nostro Paese, che ha spiegato la rete ai giovani e ha trasmesso loro il suo entusiasmo per le possibilità della tecnologia, sperimentando con costanza e tempestività le nuove applicazioni per individuare quelle più utili e innovative, convincendo gli imprenditori che Internet era una possibilità che andava sviluppata e invitando le aziende ad usarla con vantaggio.

FunkyPrize 2016, un premio per chi usa e osa il digitale

FunkyPrize 2016 digitale

Anche quest’anno il FunkyPrize 2016 vuole contribuire a colmare il vuoto creato dalla sua prematura scomparsa, incentivando chi intenda portarne avanti la missione, per un utilizzo di Internet più maturo, consapevole e diffuso in Italia, ma anche per lo sviluppo delle potenzialità della rete come strumento di miglioramento della qualità della vita e di creazione di nuove forme di partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese.

Il FunkyPrize intende individuare, segnalare e premiare coloro che con la loro attività usano e osano il digitale ispirandosi ai valori di positività, umanità e semplicità che hanno indirizzato gli insegnamenti di Marco Zamperini.

Anche questa terza edizione, come le due che l’hanno preceduta, sarà sostenuta da organizzazioni e aziende italiane che con il loro contributo vogliono ricordarne la figura e incentivare chi vuole proseguirne l’attività di promotore dell’innovazione attraverso la rete:  Cisco, Conad del Tirreno, H-Farm, NTT Data, Fondazione P&R, Vodafone. 

In  occasione del FunkyPrize 2016, collegato al Premio Marco Zamperini è previsto anche un Premio Speciale, su iniziativa di Rete del Dono, riservato alle organizzazioni non-profit.

Chi può partecipare, i premi e le date da segnare in agenda

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Il concorso è riservato a persone fisiche, Società o Enti residenti in Italia, o comunque operanti stabilmente in Italia, e muniti di codice fiscale, con l’esclusione delle amministrazioni pubbliche.

Il premio del Concorso FunkyPrize consiste nell’assegnazione di 15 mila euro, direttamente dalla giuria.

La giuria valuterà le candidature presentate sulla base della loro coerenza con i requisiti espressi nel regolamento del FunkyPrize 2016 e identificherà al massimo 20 finalisti, il cui nominativo verrà pubblicato sul sito www.funkyprize.org a partire dal 13/10/2016.

I finalisti saranno quindi invitati a partecipare ad un evento nel corso della quale sarà annunciato il nominativo del vincitore selezionato dalla giuria, a cui spetterà il premio.

Il premio speciale di Rete del Dono, riservato alle organizzazioni non-profit che hanno condotto una raccolta fondi di successo attraverso la piattaforma di crowdfunding www.retedeldono.it a favore di un progetto per la realizzazione di una soluzione tecnologica finalizzata alla loro attività istituzionale e coerente con il Manifesto del FunkyPrize, consiste, invece, in una assegnazione di 3 mila euro da parte della medesima giuria del concorso FunkyPrize. Inoltre, Rete del Dono non applicherà alla campagna di crowdfunding del progetto vincitore la propria fee.

La domanda di partecipazione dovrà essere inviata a partire dal 6 giugno 2016 entro e non oltre le ore 24 del  15 settembre 2016.

Ora tocca a te, invia la tua candidatura per mostrare il tuo modo di usare e osare il digitale!