Vuoi vedere il tuo video Periscope per sempre? Basta un hashtag

Periscope, l’applicazione mobile di live streaming acquistata nel 2011 da Twitter, si apre al cambiamento: l’arrivo di una nuova feature ha reso i suoi video fruibili per sempre, e non soltanto nell’attimo della diretta.

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In precedenza l’applicazione, una volta chiuso il live streaming, non rendeva disponibile la registrazione nel proprio account: solo selezionando un’apposita impostazione era possibile rendere fruibile il video esclusivamente per le 24 ore successive alla diretta o salvarlo nel proprio dispositivo mobile, consentendo così di pubblicarlo in altre piattaforme per una visione a posteriori.

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Dal 4 maggio 2016 le cose sono cambiate, come ha annunciato il CEO di Periscope Kayvon Beykpour in una sessione live. Un cambiamento che non ha a che fare solo con una nuova caratteristica della piattaforma, ma forse addirittura con tutta la sua ragione d’esistere.

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Inserendo il semplice hashtag #save nel titolo broadcast del video che stiamo per registrare, infatti, Periscope procederà al suo salvataggio per tutto il tempo che gli utenti desiderano, almeno fino a quando non decideranno di cancellarlo dalla cronologia. Per farlo, basterà cliccare “Delete Replay” su dispositivo iOS o, se si ha sistema operativo Android, andare sul menù accanto a “Share Broadcast” e cliccare su “Delete Broadcast”.

Una volta che il video viene salvato, e finora non sono stati dettati limiti sul numero di video che è possibile salvare, si potrà rivederlo nel proprio profilo utente e rimarrà permanente anche nel proprio account Twitter e in qualsiasi altra piattaforma in cui si condivide il video streaming.

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Questa nuova feature è attualmente allo stadio di versione beta. Kayvon Beykpour ha sollecitato tutti gli utenti a dare feedback, volendo creare così un test collettivo sulla sua effettiva funzionalità per risolvere nel minor tempo possibile problemi e bug. Al momento, quindi, conviene non affidarsi totalmente ai server e salvare comunque il video nella propria memoria, se si tiene particolarmente a rivederlo.
Il nuovo hashtag #save scomparirà una volta che la feature verrà sistemata definitivamente e diverrà una funzione ufficiale, ovvero già integrata nel sistema.

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L’idea di creare questa nuova feature è nata dall’esigenza di diventare più avvenente sul mercato dei video streaming. Sono molte le applicazioni che puntano sui contenuti video, ma anche Facebook si è lasciato entusiasmare da questo mondo e ha dato a tutti gli utenti la possibilità di creare video di live streaming, con una plus: una volta finito il live, i video vengono pubblicati direttamente sulla propria timeline e fruibili ogni volta che si vuole.

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Con questa scelta Periscope si sta allontanando dai meccanismi di “autodistruzione dei contenuti” che sancivano la sua originalità, ma soprattutto dall’idea che ne era alla base: condividere momenti di vita irripetibili, in virtù della loro unicità nel momento. La scelta non è stata presa solo per mostrarsi più competitiva nei confronti di Facebook, ma anche per rispondere alle insistenti richieste dei suoi user. Sarà la scelta giusta per l’applicazione? Intanto piattaforme come Snapchat, che giorno dopo giorno hanno sempre più successo, continuano a puntare su una comunicazione rapida e “a tempo determinato”.

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Periscope, che si trovava e continua a trovarsi al centro tra due grandi fuochi, ha scelto di avvicinarsi alle mosse di Facebook, per catturare nuovi brand e advertiser e risolvere il problema della scomparsa dei video degli emittenti, invece che innovarsi e differenziarsi. Speriamo abbia altri assi nella manica.

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Basterà questa nuova feature per salvare Periscope dalla concorrenza, o al contrario sancirà l’inizio della sua fine? Facci sapere cosa ne pensi: scrivici sulla nostra pagina Facebook, o magari fai un video Periscope.

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WOW Air propone il lavoro da sogno con Snapchat

WOW Air propone un nuovo “best job in the world”, formula lanciata dall’omonima iniziativa dell’Ente Turistico del Queensland risalente al 2009. Questa volta non si tratta di trascorrere sei mesi da sogno come custode (e blogger) in una favolosa isola del Pacifico, ma di volare tra le 28 destinazioni coperte dalla compagnia aerea islandese.

Come candidarsi per viaggiare gratis tutta l’estate 2016 vincendo il concorso “SnapTraveler”?

Diventa #Snaptraveler

La chiave per diventare uno dei quattro fortunati che viaggerà in giro per il mondo completamente spesato per trasporti, vitto e alloggio, passa per Snapchat, il social network sulla cresta dell’onda della notorietà grazie al largo consenso ottenuto tra i giovanissimi e in cui molti brand stanno già investendo.

WOW Air propone il lavoro da sogno con Snapchat

Ogni candidato ha creato una presentazione divertente e creativa di massimo due minuti attraverso la funzione “storia” del social network, salvata sul proprio device, e caricata sull’apposita pagina di iscrizione.

La compagnia aerea cerca persone “creative, ambiziose e divertenti, con la passione per i viaggi, buone abilità di storytelling via Snapchat e, ovviamente, il fattore ‘WOW’“.

LEGGI ANCHE: Snapchat, le ultime novità e le opportunità per i brand

Tre mesi con WOW Air

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Viaggi aerei, hotel e attività ricreative di tutti i generi saranno le esperienze che caratterizzeranno i tre mesi dei vincitori, con l’unica condizione di documentare tutto in modo accattivante attraverso Snapchat. Le tappe di viaggio saranno quattro: ognuna durerà dai tre agli otto giorni e comprenderà almeno due esperienze degne di essere immortalate e condivise, anche se solo per 24 ore, tempo massimo a disposizione degli utenti per visualizzare una “storia”.

Gli Snaptraveller potranno contribuire alla stesura dei loro programmi di viaggio, anche se l’approvazione definitiva spetta ai datori di lavoro.

Il 17 maggio verranno annunciati i vincitori, che voleranno in Irlanda per incontrare il marketing team di WOW Air e conoscere tutti i dettagli del programma.

Sei pronto per un’esperienza memorabile ed un’esposizione mediatica senza precedenti?

Lo storico accordo tra FCA e Google: sta davvero per arrivare l’auto che si guida da sola?

Pochi giorni fa Fiat Chrysler Automobiles e Google hanno ufficializzato l’accordo per realizzare l’auto che si guida da sola. Siamo finalmente dinanzi alla svolta definitiva per quanto riguarda quello che si preannuncia un cambiamento epocale?

Ne ho parlato con Stefano Marzani, sviluppatore, co-fondatore di RE:Lab e manager di DQuid, startup italiana sbarcata in Silicon Valley che sviluppa ecosistemi software e hardware in grado di connettere alla rete oggetti di uso comune come la macchinetta del caffè, il termostato, il frigorifero.. e anche le auto.

Stefano, qual è lo stato dell’arte per quanto riguarda le self-driving car?

La definirei una situazione sorprendente: da tanto si parla della famosa Google Car a forma di topolino e dell’equivalente Apple Car, un van che ho incrociato già un paio di volte per le strade della Silicon Valley, ma si è scoperto che ci sono altri player che hanno raggiunto livelli di automazione estremamente avanzati.

La Google Car
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A livello scientifico ci sono due macromondi: i sistemi informativi (In-Vehicle Information Sistems, IVIS) e quelli proattivi (Advanced Driver Assistance Systems, ADAS). In Europa studiamo i sistemi IVIS e ADAS da ormai 10 anni attraverso progetti di ricerca collaborativi tra le stesse case automobilistiche ma in America sono andati oltre la ricerca, sviluppando soluzioni concrete.

Ford, ad esempio, ha sviluppato ed è in produzione un eccellente sistema di Lane Keeping, che permette all’auto di rimanere all’interno della propria corsia di marcia, e un ottimo sistema di Frontal Collision Warning, che permette invece di mantenere la distanza ideale dalla vettura che la precede. Tesla invece lo scorso Ottobre ha aggiornato il firmware delle auto facendo emergere alcune nuove funzioni di Piloted Driving.

In ogni caso, invito tutti a dare un’occhiata al sito che Google ha dedicato al progetto della self-driving car: un sito voluto dallo stesso Governo della California che quando ha concesso il via a questa sperimentazione ha chiesto che i dati fossero esposti pubblicamente.

Sul sito si possono trovare alcune interfacce dei sistemi di back-end che mostrano come la macchina vede la virtualizzazione del contesto stradale e come sono stati i gestiti i problemi riscontrati nel corso delle sperimentazioni: si tratta di informazioni impressionanti, poiché dicono che gli incidenti si ridurrebbero di decine di percentuali introducendo le auto che si guidano da sole.

Il problema da gestire pare piuttosto quello etico, poichè ancora non è chiaro di chi sia la responsabilità in caso di incidente. Ad ogni modo, anche se l’orizzonte legislativo è molto complesso, io credo che entro il 2020 qualcosa sarà immesso sul mercato.

A volte, quando si parla di innovazione, di tangibile c’è poco. Siamo realmente ad un passo dall’auto che si guida da sola?

Sì, ne sono certo, perchè questo accordo è ben più di un annuncio teorico: stiamo parlando di installare la tecnologia ad automazione crescente di Google su auto già in produzione.

Ad ogni modo, credo sia necessario vedere la cosa su più livelli. Giustamente c’è chi dice che la vita delle self-driving car è più semplice a Mountain View dove le strade sono tutte uguali tra di loro, e per questo credo che quando arriverà il momento di esportarla altrove – Europa, Sud America, ecc.. – sarà lecito attendersi livelli di automazione che variano a seconda del contesto. In autostrada ad esempio, con condizioni di visibilità buone, una strada geometricamente ben definita e un fondo regolare, la macchina sarà in grado di procedere in totale autonomia.

Si tratta di un cambiamento enorme perchè fino a poco fa era sempre necessario l’intervento dell’utente, il quale doveva comunque guardare avanti e mantenere il piede sui pedali dell’acceleratore e del freno. Ora però stiamo finalmente parlando di automazione totale, con il pilota che legge il giornale mentre la macchina procede in autonomia.

C’è chi sostiene che quella di collaborare con “la casa automobilistica tecnicamente meno innovativa” sia una mossa astuta da parte di Google. Tu come la vedi?

Quello del gap tecnologico tra i vari player del mercato delle self-driving car è un tema interessantissimo perchè il dibattito non riguarda più solo la Silicon Valley e l’Europa, ma la Silicon Valley e Detroit. Quando si parla di innovazione noi pensiamo in primis alla competizione tra Nuovo e Vecchio Mondo ma la realtà è che negli Stati Uniti, questo tipo di sfida, esiste molto forte anche tra la Silicon Valley e Detroit, capitale mondiale dell’automobile.

È vero che FCA e le altre case automobilistiche europee sono in ritardo rispetto al tema dell’automazione, ma Detroit non se la passa tanto meglio: solo poche settimane fa è stata ufficializzata la prima grande acquisizione monstre di una software company da parte di General Motors.

Tieni conto che il successo delle self-driving car è basato due fattori tecnologici abilitanti: i Big Data e l’intelligenza artificiale. È grazie a queste due tecnologie che si rende possibile l’analisi di una gigantesca mole di dati e l’elaborazione di algoritmi di guida sempre più sofisticati. Non a caso, uno dei player principali di questo mercato è Nvidia, che fornisce alle Google Car (e pare anche alle vetture Tesla) la potenza necessaria all’elaborazione di tutti i dati provenienti da videocamere, sensori radar, sensori laser di prossimità, laser-scanning per la ricostruzione 3D e altre periferiche garantendone sia un’elaborazione locale sia una comunicazione con il server centrale che classifica, riconosce e raffina gli algoritmi, aggiornandoli settimanalmente su tutte le vetture. L’aggiornamento da remoto delle vetture sta diventando un asset strategico di massima rilevanza ed è ciò che maggiormente differenzia quelle che qualcuno definisce le “smartphone su quattro ruote” prodotte in Silicon Valley e quanto prodotto invece dalle case automobilistiche tradizionali.

Muoversi su questi contesti tradizionalmente di dominio IT non è per niente semplice per l’automotive tradizionale ed evidentemente i programmi di ricerca finanziati di cui parlavo poc’anzi non sono stati così efficienti nel generare quel tipo di innovazione che invece Google ha messo a terra. Questo vale ovviamente anche per Detroit e per questo, al netto della strategia di Google, questo tipo di partnership sono essenziali e quella di FCA è una grande mossa per colmare competenze su cui è ovviamente carente. È bene ricordare comunque che si tratta di un accordo sì importante ma non esclusivo.

Pacifica, la vettura FCA su cui Google installerà le proprie tecnologie
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Non credo comunque che Google abbia scelto di collaborare con FCA solo per questo motivo. Sul mercato americano FCA si sta muovendo molto bene e con numeri di crescita di molto superiori a quelli registrati in Italia e in Europa, soprattutto con i marchi Jeep e Maserati, marchio – quest’ultimo – che si sta posizionando benissimo sul mercato di lusso. Anche la 500 è un’auto estremamente posh in Silicon Valley, e ho visto spesso in giro la sua versione elettrica.

Si parla tanto di Internet of Things e, in queste ultime settimane, di Bot. Che tipo di relazione c’è tra queste tecnologie e le self-driving car?

Si tratta di tecnologie indispensabili allo scenario, perchè pur trattandosi di un’architettura tecnicamente più simile al fog-computing (e quindi con una capacità locale di elaborazione indipendente dal cloud), si tratta comunque di un sistema connesso al 100%. Ogni automobile avrà presto le proprie API, aprendo ad un numero di opportunità decuplicato rispetto ad oggi.

Il rapporto della macchina con i suoi utenti cambierà radicalmente: ci sarà una riduzione gigantesca del parco macchine e si andrà verso una sharing economy nella quale la protagonista assoluta sarà l’auto e non l’autista (come avviene ad esempio nel caso di Uber). L’automobile potrà essere condivisa tra più utenti e chiamata on-demand, con l’integrazione delle cosiddette calm technologies, ovvero tecnologie che richiedono l’attenzione dell’utente solo quando strettamente necessario e senza distrarlo: pensate ad esempio ad un assistente virtuale che, in relazione alle agende degli utilizzatori, ti segnala che “Al momento l’auto è utilizzata da tuo figlio e può essere disponibile dalle 14 in avanti” o ti chiede “Va bene se tua moglie prende l’auto dalle 8 alle 10 di domani o vuoi negoziare la disponibilità?”.

Il bene scarso del nostro futuro non è più la disposizione di questa o quest’altra tecnologia, bensì l’attenzione dell utente, che sarà fondamentale gestire in questo contesto automatizzato.

Un’auto connessa si espone inevitabilmente a problemi di cyber security: cosa ci puoi dire a tale proposito?

Inutile nascondere che si tratta di un problema gigantesco: l’anno scorso una coppia di hacker – di quelli che fanno le cose con spirito “filantropico” – sono riusciti, mediante una connessione remota, a prendere il controllo di una Chrysler che stava percorrendo l’autostrada.

La Jeep finisce fuori strada dopo che i suoi freni sono stati disabilitati mediante una connessione remota. Credits: Andy Greenberg / Wired
La Jeep finisce fuori strada dopo che i suoi freni sono stati disabilitati mediante una connessione remota

Le tecnologie per evitare che questo succeda sono già disponibili ma i sistemi non sono ancora ottimali ed attualmente possiamo ancora considerarlo un rischio. Anche in seguito a questo episodio la stessa FCA ha introdotto policy molto stringenti per evitare che riaccada, ma sarebbe ingiusto nascondere che per tutto il mondo IoT ci sia ancora tanto da fare.

Self-driving car, casa connessa, fintech: quali sono i prossimi trend da tenere d’occhio?

Sicuramente il fintech e in particolare il fenomento del Robo-Advising, bot che ti informano e aiutano nelle scelte di investimento. C’è una start-up italiana che sta lavorando molto bene e che ha preso grossi finanziamenti proprio su questo tema, si chiama Money Farm.

Anche il mondo assicurativo ha davanti a sé una strada ricca di opportunità. Oggi ci sono alcune assicurazioni che ti offrono uno sconto a fronte dell’installazione di una scatola nera nella tua vettura, che però non è connessa al veicolo: registrare e analizzare i dati connettendosi direttamente alla vettura e non più basandosi solo sul proprio accelerometro è solo l’inizio. Che si tratti di un bene mobile o immobile, pensate cosa significherebbe dotare una casa o un’auto (ad esempio in leasing) di sensori IoT, registrando così una serie innumerevole di informazioni sulla storia del bene stesso.

Adidas, Canon, Amnesty: i migliori annunci stampa della settimana

Tu dormi ancora, ma il resto del mondo si è già svegliato e va di fretta. Allora resta aggiornato con noi. Bentornato sulla rubrica dei migliori annunci stampa della settimana raccolti da Ninja Marketing per un lunedì creativo.

Adidas: Fun

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Italianissima la nuova pubblicità di Adidas, direttamente dall’agenzia creativa The Big Now. La corsa è molto di più che mera fatica, è divertimento, benessere fino a diventare un vero e proprio stile di vita.

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Advertising Agency: The Big Now, Milan, Italy
Creative Director: Marco Peyrano
Art Director: Alessandro Polia
Copywriter: Marco De Rosa
Photographer: Arec studio

Unicef: #NoFilter Saigon River

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La nuova pubblicità dell’Unicef è dedicata ai bambini che vivono lungo i fiumi inquinati dell’Asia. Queste foto sono state scattate in Vietnam e, poi, sviluppate alla vecchia maniera usando la camera oscura. Per lo sviluppo è stata usata l’acqua del fiume accanto a cui sorge il loro villaggio ed ecco il risultato. Se l’immagine è venuta così rovinata, pensa cosa può succedere ai bambini!

Client: Unicef Global
Agency: Happiness
Country: Belgium

Teletalk International Mother Language Day 2016

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Non importa qual è la nazionalità di provenienza o la lingua parlata, ieri è stata la festa di tutte le mamme del mondo e Teletalk ha pensato di omaggiarle con questa grafica. Infondo, c’è un linguaggio che tutte hanno in comune, vero?

Client: Teletalk
Agency: Ogilvy & Mather

Amnesty International: Baby Bride

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Scioccante questa immagine realizzata da Air Brussels per Amnesty International. La pubblicità vuole denunciare l’abominevole realtà delle mogli bambine in Burkina Faso. Qui, l’usanza e le leggi permettono di prendere in moglie ragazzine non ancora adolescenti che spesso muoiono in seguito alle complicazioni causate da una gravidanza prematura. Amnesty ha lanciato una petizione per indurre il governo del Burkina Faso a interrompere questa barbarie.

Client: Amnesty International
Agency: Air Brussels
Country
Belgium

 

Canon: Some photos can’t wait

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Hai presente quando c’è quell’attimo, quello unico e irripetibile, in cui puoi fare la foto giusta? Ecco proprio di quello sto parlando. Certi momenti accadono e basta e se tu non sei pronto ad immortalarli, allora li hai semplicemente persi.

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Advertising School: Brother Ad School, Buenos Aires, Argentina
Creative Director: Juan Rezzónico
Art Director: Alvaro Salazar
Copywriter: Ignacio Grossman

LEGGI ANCHE: “Nissan, Penguin e BMW: i migliori annunci stampa della settimana

La prossima settimana stesso posto, stessa ora, ti aspettiamo!

Fiat e Leo Burnett: il calcio cerca nuovi eroi

No, questa volta non si parla dei grandi calciatori: di partite e goal memorabili ne hanno fatti sì, ma che mondo sarebbe senza tifosi, arbitri e portieri? Secondo voi, è stato più eroico il goal di Grosso ai mondiali, o la vostra fidanzata davanti a un derby?

Da questa idea nasce la nuova campagna di Fiat con Leo Burnett, #EROICERCASI, che celebra i veri eroi del calcio, quelli che gioiscono e soffrono insieme alloro squadra del cuore.

Per eroi cercasi sono stati sviluppati 8 diversi formati, ognuno con un protagonista del mondo calcistico, ed è stata studiata una campagna a 360° gradi, lanciata il 2 maggio su tutte le reti della tv nazionale e digitale e che prevede delle declinazioni su radio e stampa.

Fiat e Leo Burnett: il calcio cerca nuovi eroi

Nel mondo del web, #EROICERCASI, presenta un’estensione con protagonista il grande Bruno Pizzul: perchè un vero eroe non può che avere il telecronista emblema della storia del calcio italiano.

Per la realizzazione dei video, Fiat e Leo Burnett hanno fortemente voluto il regista esordiente Gabriele Mainetti, noto al grande pubblico e alla critica per il suo recente successo Lo chiamavano Jeeg Robot.

LEGGI ANCHE: Jeeg Robot, tutto il marketing del supereroe

Ma chi sono gli eroi dei giorni nostri? Eccone alcuni!

Il Derby si gioca in casa

https://www.youtube.com/watch?v=ygsgzj0LneU

Il video è dedicato a tutti quei padri che, dopo aver portato i propri figli allo stadio, regalato magliette, figurine e palloni della propria squadra del cuore, nella speranza di condividere insieme la gioia delle vittorie, devono affrontare la più grande delle sconfitte: il figlio tifoso della squadra avversaria.

Loro si che sono i veri eroi di ogni domenica!

Portieri vs Rigori

https://www.youtube.com/watch?v=M078BXmlStQ

Spesso i giocatori preferiti e più imitati sono gli attaccanti, che con una magia, o un errore, possono decidere la partita. Ma altrettanto determinante è il portiere.

Fiat dedica questo video a tutti i portieri del mondo, a volte criticati ma che con i loro talento possono salvare le sorti della partita, o cambiarla, sta a voi decidere se in bene o in male.

Fidanzate e fuorigioco

https://www.youtube.com/watch?v=mEBckUlmmWU

Alzi la mano chi tra voi donne non ha mai passato una domenica di sole davanti ad una partita sentendosi dire: “Ma tu sai cos’è il fuorigioco?”

Anche le donne, a loro modo, o meglio nella versione stereotipata dipinta nello spot, sono delle eroine del calcio: festeggeranno la fine del campionato poiché potranno riavere i loro compagni tutti per sé.

Il fischio dell’arbitro

https://www.youtube.com/watch?v=JHNut42D8CA

Fiat non vuole dimenticare chi, spesso odiato e maltrattato, porta ordine e giustizia in ogni match ed in ogni parte del mondo.

Un arbitro è sempre dietro la scena, non è coinvolto nei festeggiamenti ma trova largo spazio nelle critiche del dopo partita, spesso sotto i riflettori più per i suoi errori che per il suo senso della giustizia.

La passione per questo sport  dunque è tenuta accesa e viva da chi ogni partita e ogni weekend rimane con il fiato sospeso davanti alla televisione o in campo, vivendo il calcio come una vera e propria fede.

Vi riconoscete in qualcuno di loro?

CREDITS

Executive Creative Directors: Francesco Bozza, Alessandro Antonini

Group Creative Director: Davide Boscacci

Creative Director: Valerio Le Moli

Copywriter: Fabio Lattes Romeiro

Art Director: Giuseppe Campisi
Account Director: Romana Ambrogini

Account Executive: Federica Sandionigi 

Head of Tv Department: Riccardo Biancorosso

Producer Agenzia: Cristina Tosatto

Regia: Gabriele Mainetti

Cdp: Think Cattleya

Executive Producer Think Cattleya: Monica Riccioni

Producer Think Cattleya: Alexia Gamba

Seeds&Chips: a Milano per “fare le cose in cui non crede nessuno”

Quest’articolo è stato scritto da Claudia Laricchia (bio in chiusura)

“Col senno di poi, c’è una cosa che mi sento di poter dire. Le cose che hanno una ricaduta vera nella storia del mondo, sono le cose in cui all’inizio non crede nessuno. E così è stato all’epoca e per alcuni anni dopo. Noi abbiamo remato contro tutto il resto. Questo è il messaggio da dare ai giovani: fate le cose in cui non crede nessuno”. Lo afferma Luciano Lenzini, uno dei ricercatori del Cnuce-Cnr a cui si deve il primo “login” alla rete Arpanet, la notte tra il 29 e il 30 Aprile del 1986.

È esattamente con questo spirito che Marco Gualtieri ha messo in piedi la macchina gigantesca che aprirà le porte mercoledì 11 Maggio a Milano. Si tratta di Seeds&Chips, il Summit internazionale sulla Food Innovation, la cui seconda edizione si svolgerà da mercoledì 11 a sabato 14 Maggio a Milano Congressi. È un grande evento dedicato ai pionieri, ai visionari, ai sognatori, che con lo sforzo quotidiano e determinato di realizzare quello che vedono, diventano imprenditori, scienziati e portatori sani di futuro.

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Perché Seeds&Chips è un evento pionieristico?

  1. Per il modello promozionale.

Non è una fiera. Non è un insieme di conferenze. Non è un contest per le Startup. Non è una Business Convention. Ma è tutto questo, insieme.

Seeds&Chips è cioè lo specchio del Food Tech. Un’applicazione trasversale della scienza e innovazione, a tutta la filiera agro-industriale, dal campo alla tavola e dalla tavola in poi. È un incubatore di eventi che racconta l’innovazione nel settore economico più importante e tradizionale dell’Italia: quello agroalimentare. E per le conferenze, non si tratta del solito programma autoreferenziale, con la vetrina statica di speaker impegnati a parlarsi addosso o tra di loro. Si tratta di TED Talks e format che ispirano e che puntano sull’interazione.

  1. Per i soggetti coinvolti.

Tutti pionieri. Tutti impegnati a fare una fatica mostruosa per dar corpo ai loro sogni, visioni e progetti. Startupper. Scienziati. Investitori. Imprenditori. Tutti ci raccontano di prime volte, perché il Food Tech è solo all’inizio e l’Italia è la terra che può e deve coglierne le opportunità.

  1. Per i temi di cui si discute.

40 temi legati al Food Tech, cioè a come si declina l’innovazione applicata al settore agroalimentare: dall’idroponica, all’agricoltura di precisione, alla nutrizione 4.0., ai big data.

  1. Perché è l’unico evento in Italia, che dà continuità ad Expo2015, l’Esposizione Universale che dal 1 Maggio al 31 Ottobre ha portato in Italia oltre 20 milioni di visitatori e che ha consacrato Milano a Capitale del Cibo e del Diritto al Cibo.
  2. Perché è un evento indipendente.

E in Italia, essere indipendenti e super partes, senza rappresentare in modo più o meno latente una corrente alla quale poi dar conto, è davvero un valore che concorre a rendere Seeds&Chips, credibile.

  1. Perché segue dei valori chiari: il Food Tech va al di là di un business molto attrattivo. La tecnologia, infatti, offre soluzioni innovative all’accesso di cibi sani e salubri per tutti; alla lotta agli sprechi; alla nutrizione; all’allocazione equa delle materie prime; alla produzione sostenibile e quindi alle sfide che un Pianeta con 9 miliardi di persone nel 2050, impone.

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Al centro di Seeds&Chips, quindi, il Food Tech. Etica, equità, soluzioni per i Paesi in Via di Sviluppo, vita, accesso al cibo; cibo sano; equo; sostenibile e business. Il Food Tech è un settore investito da 400 milioni di dollari nel 2010, che diventano 1 miliardo nel 2013, e 2,4 miliardi nel 2014 e 6 miliardi nel 2015. Crescita esponenziale di investimenti dei venture capital nelle 500 operazioni realizzate nel settore, che vedono l’Italia come terra fertile di attrazione degli investimenti, considerate le sue dotazioni e i suoi talenti.

Come sono distribuiti i 6 miliardi di investimenti nel Food Tech e come ne parliamo a Seeds&Chips?

  1. Il 20% degli investimenti si concentra in delivery e commerce, il cosiddetto “eat commerce”.

Di questo, a Seeds&Chips ne parliamo nell’ambito del programma dello IAB Seminar sul tema “Food for the Digital Feed”, sulla comunicazione digitale nel settore agroalimentare, e nello specifico con Riccardo Mangiaracina, Research Director of B2C eCommerce Observatory – School of Management Polimi. Il seminar è in calendario il 12 Maggio p.v.

E continueremo a parlarne, sempre il 12 Maggio con la conferenza internazionale sul tema “Food delivery: dove siamo, dove andiamo”, dalle ore 17.00 alle ore 18.30 con Carlo Brianza, fondatore della Startup “la comanda”, dispositivo legato a internet delle cose, che permette di ordinare a domicilio in pochissimo tempo; Nicole Centano di “Splendid Spoon”, che riconnette il cibo vegetale sano alla gioia di fruirne direttamente e senza stress; Danielle Gould, di Food Tech Connect, acceleratore statunitense; Matteo Sarzana, di Deliveroo, aggregatore di ristoranti per la consegna a domicilio.

E ancora, il giorno 13 Maggio con la conferenza internazionale sul tema “Food E-Commerce, l’opportunità per l’Italia”, dalle 14.00 alle 15.30 con Andrea Casalini di Eataly Net; Michele Costabile, docente della LUISS “Guido Carli”; Armando Garosci di Largo Consumo; Michele Iadarola, di Especially Apulia e Alfredo Minutelli di Alibaba, l’infrastruttura tecnologica e logistica che sta investendo per aprire uffici commerciali in Italia e portare in Cina marche e prodotti fatti in Italia. E con una classe media di 350 milioni di persone innamorate dello stile italiano, il mercato potenziale del made in Italy è gigantesco.

  1. Il 12% degli investimenti si concentra in progetti connessi al trattamento sostenibile delle acque.

A rappresentare, tra l’altro, tale comparto specifico, a Seeds&Chips, c’è il DISBA CNR, Advisor scientifico ufficiale dell’evento che coordina – grazie al Direttore, Francesco Loreto -, il progetto premiale MIUR 2011 assegnato al CNR per l’uso sostenibile dell’acqua in agricoltura “AQUA”.

Ma anche Nano Tech, una delle Startup coordinate da UNIDO ITPO, l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dei Paesi in Via di Sviluppo, che con Giorgio Magalini di occupa di sanificazione e batteriostabilità ed effetto antimicotico del packaging per alimenti, manufatti plastici di uso quotidiano e sanificazione dell’acqua.

E ancora Water Wells, con Stefano Stracquadanio, Sandra Ferrero, Matteo Chiera di Vasco, Marco Ferrero e Manuel Tropea, sempre del network di UNIDO ITPO, che promuove un sistema di drenaggio dell’acqua capace di ridurre il consumo di energia dal 10 al 60% e la proliferazione di batteri.

E ancora, a Seeds&Chips ci saranno i  WAFAward, Humanitarian water and food awards. Uno dei premi più importanti al mondo per la ricerca di soluzioni per la gestione dell’acqua e l’ottimizzazione delle risorse necessarie per i processi produttivi agricoli. In questo scenario, è presente Ayrton Cable, nato nel 2003, 13enne attivista che si occupa di sicurezza del cibo e dell’acqua con la sua campagna per nutrire il Pianeta e diminiuire la povertà. Già a 9 anni aveva presentato una proposta di legge al Parlamento Britannico per promuovere un cibo etico.

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  1. Il 12% degli investimenti si concentra in progetti di bioenergia.

A Seeds&Chips, ne parliamo con Fly2015, la Startup che parte appunto dalla presenza di 9 miliardi di persone da sfamare sul Pianeta nel 2050 con risorse sempre più scarse e non ulteriormente sfruttabili con questo ritmo.

E ne parliamo anche con Mogu, il progetto della Startup Mycoplast che sviluppa e commercializza una tecnologia per la produzione su scala industriale di biomateriali innovativi prodotti a partire da micelio (funghi) e scarti provenienti da filiere agro-industriali. Tra le applicazioni, la realizzazione di pannelli fono-assorbenti e termo-isolanti.

A Seeds&Chips c’è anche HomeBiogas che converte cibo e scarti animali in gas per cucinare (fino a 4 ore di disponibilità) e fertilizzanti naturali per la terra (fino a 5 litri al giorno), facendo risparmiare l’uso di 6 tonnellate di biossido di carbone all’anno.

Merita certamente una menzione anche il CREA, che a Seeds&Chips ha in mostra l’Essiccatore Solare, finalizzato alla trasformazione sostenibile di alimenti in condizioni protette dalle intemperie e da agenti esterne, garantendo un importante impatto sulla sicurezza alimentare dei Paesi in Via di Sviluppo. E’ dunque un caso di utilizzo alternativo rispetto alle biomasse per energie, come accade di solito,  dell’essiccatore per la trasformazione alimentare.

  1. Il 9% degli investimenti si concentra in progetti connessi al trattamento dei terreni e tecniche di raccolta.

Per le tematiche connesse alla produzione, a Seeds&Chips saranno presenti le Associazioni di Categoria: Confagricoltura, grazie ad ANGA, l’Associazione Nazionale dei Giovani di Confagricoltura e Coldiretti, grazie a Coldiretti giovani impresa. Il mondo agricolo, cioè, nonostante le fisiologiche resistente, è rappresentato in maniera completa e naturalmente grazie ai più giovani.

E’ importante sottolineare che trattamenti e tecniche di raccolta sono strettamente connesse alla gestione di Big Data in Agricoltura.

Un tempo, gli agricoltori guardavano il cielo per decidere cosa piantare, quando e cosa raccogliere, come. Adesso, gli agricoltori hanno a disposizione una serie di dispositivi capaci di raccogliere le informazioni tecniche strategiche per decidere della gestione del loro raccolto. Ed è attraverso queste informazioni dirette e puntuali, che anche le tecniche di racconto della vita della raccolta cambia.

alex rural

L’evoluzione dallo Storytelling all’Infotelling; l’agricoltore 4.0. e l’immersione dell’agricoltore nell’infosfera delle connessioni che lo collegano ai dati della filiera e alla proiezione della filiera nella rete, saranno trattati da Alex Giordano, Fondatore del Centro Studi di Etonografia Digitale e di Ninja Marketing, che a Seeds&Chips introduce e modera la conferenza internazionale sul tema “il potere dei BigData nel Foodsystem”, in calendario il 12 maggio alle ore 16.30 e relatore alla conferenza “Farmer 4.0” che si terrà venerdì 13 maggio alle ore 15.15.

  1. Il 9% degli investimenti si concentra in progetti su droni e robotica in agricoltura.

E’ qui che l’Italia sta investendo moltissimo, ed è per questo che al tema Seeds&Chips ha dedicato una conferenza internazionale dal titolo “la rivoluzione dell’agricoltura di precisione”, in calendario il 13 Maggio alle 11.45, accogliendo moltissimi espositori che si occupano di droni e dispositivi applicati ai droni per il monitoraggio delle colture.

Uno dei protagonisti di tale comparto, a Seeds&Chips, è senza dubbio l’azienda Magnaghi Aeronautica S.p.A. l’azienda che opera dal 1936, con sede a Napoli, che a livello globale nel settore aeronautico è una delle 5 aziende che fa parte dell’omonimo gruppo, che vanta un giro d’affari nel 2015 di oltre 100 milioni di Euro e quasi 900 dipendenti. Magnaghi Aeronautica a Seeds&Chips, tra l’altro, esporrà l’aeromobile Sky Arrow, velivolo biposto, con monomotore certificato secondo gli standard europei, statunitensi, brasiliani, cinesi, argentini, giordani e australiani e pilota, per cui possiede la certificazione ENAC e i dispositivi finalizzati a monitorare appezzamenti molto estesi. E’ pertanto uno strumento di monitoraggio delle colture ancora più preciso sia dei droni, che riescono a coprire mediamente solo 1 o 2 ettari, sia dei satelliti, i cui segnali non garantiscono livelli affidabili di dati. Inoltre i costi operativi – come ci ha spiegato l’Ing. Luigi Pugliese -, sono, incredibilmente bassi e la qualità dell’output decisamente elevata. La Magnaghi Aeronautica, si legge sul Sole24Ore, ha avviato un’interlocuzione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Advisor scientifico di Seeds&Chips, e nello specifico con l’ISPA CNR di Bari  per mettere a punto pay load per operare su ulteriori colture partendo da grano ed ulivi Il primo a Foggia, il cosiddetto “granaio d’Italia” e il secondo nel Salento, per monitorare il fenomeno della Xylella.

Utilizzando le parole di Marco Gualtieri, ideatore e responsabile di Seeds&Chips:

Oggi abbiamo la rara occasione di unire un’opportunità economica alla realizzazione di qualcosa con un grande impatto per il futuro. Seeds&Chips è un momento importante e unico di incontro tra varie generazioni e competenze professionali. È un’esperienza e, soprattutto, un’occasione in cui le personalità più innovative e geniali del mondo si trovano, si confrontano e fanno business insieme”.

Dopo la prima edizione, a marzo 2015, alla vigilia di Expo Milano e 6.000 visitatori, 95 espositori, 115 startup, 12 Paesi rappresentati, 25 conferenze con 135 relatori di cui 26 internazionali e 126 giornalisti accreditati, Milano è pronta per la seconda edizione. A Milano Congressi dal 11 al 14 Maggio. Se siete pionieri e fate le cose in cui (ancora) non crede nessuno e siete, come noi, innamorati dell’Italia, ci vediamo a Seeds&Chips.

 

 

* Claudia Laricchia, dottore commercialista e international business development manager.Da oltre 10 anni si occupa di internazionalizzazione ed assistenza tecnica ad imprese e Pubblica Amministrazione. Focus: Food innovation per rendere le imprese agroalimentari italiane più competitive sui mercati esteri (focus: Stati Uniti; Canada; Cina; Europa). Fondatrice di IDS- Internazionalizzazione digitale e smart.

Call for startups Tim Wcap 2016

TIM #Wcap, tutte le novità della Call for Startups 2016

La Call for Ideas si traforma in Call for Startups. Questa la più importante novità dell’ edizione 2016 di TIM #Wcap, che nel corso degli ultimi anni ha accompagnato decine di startup verso il lancio sul mercato.

TIM #Wcap Accelerator è il programma di Telecom Italia che aiuta talenti e idee a trasformarsi in imprese innovative. Con 260 startup supportate e incubate nei principali punti nevralgici della digital innovation italiana, è uno dei protagonisti dell’evoluzione dell’ecosistema del nostro Paese.

32 grant da 40.000 euro più altri dieci da 10.000 euro grazie al Best in Class Program. quattro acceleratori, per 4.000 mq dedicati all’innovazione. Tre mesi di accelerazione, oltre nove di mentorship e coworking.

Ilaria Potito, Head of TIM #WCAP Accelerator, ci racconta tutte le più importanti opportunità della call di quest’anno, in attesa di conoscere i nomi delle startup selezionate.

Call for startups Tim Wcap 2016

Dal 2009, quando si chiamava ancora Working Capital, ad oggi, com’è cambiato TIM #Wcap e come si è modificato l’ecosistema startup italiano?

Quella di Working Capital, oggi TIM #Wcap, è una bella storia. All’inizio TIM #Wcap è nato come programma di comunicazione, funzionando quale strumento indispensabile all’alfabetizzazione del nostro Paese rispetto a temi che solo in questi ultimi anni stanno finalmente arrivando ai media e quindi ai cittadini. Nel 2009, difatti, in Italia si parlava pochissimo di startup e cultura dell’innovazione. Adesso ci sono perfino fenomeni controculturali sul tema. Questo significa che una questione fondamentale per il futuro della nostra economia sta penetrando nella società.

In circa cinque anni l’ecosistema dell’innovazione italiano è cresciuto insieme all’attenzione su argomenti importanti quali il volume degli investimenti, la qualità del deal flow, la normativa sulle startup e l’attenzione della politica sui temi dell’innovazione.

LEGGI ANCHE: Realtà virtuale: sei casi di successo da aziende italiane

TIM #Wcap oggi è quindi il corporate accelerator di TIM, un programma di Open Innovation che intende trovare i futuri fornitori di innovazione della nostra azienda. E stiamo continuando a interpretare da protagonisti l’evoluzione dell’ecosistema. Nel 2013 abbiamo aperto tre acceleratori a Milano, Roma, Catania. Nel 2014 quello di Bologna. A fine 2014 è stato creato il fondo d’investimento TIM Ventures per dare un supporto finanziario importante alle startup ad alto potenziale di crescita. Le sinergie con le nostre linee di business sono aumentate.

Quali sono le novità più importanti della Call for Startups 2016?

Call for startups Tim Wcap 2016

Iniziamo dal grant. Assegneremo 40.000 euro a ognuna delle 32 startup che verranno selezionate. Si tratta del 60% in più rispetto all’anno scorso. Inoltre alle 10 migliori startup andranno altri 10.000 euro. Significa che circa un terzo delle selezionate riceveranno 50.000 euro. Nessun altro fa tanto in Italia.

A questo si aggiungano i tre mesi di accelerazione e i nove di mentorship e coworking; il Trial Corner per le startup che vogliono testare le proprie soluzioni e la nuovissima piattaforma di prototipazione TIM Open. Inoltre, continuiamo ad avere l’Albo Veloce che permette alle startup di entrare fin da subito nell’albo fornitori di TIM.

Idea, team o business model? A cosa dovrebbe prestare maggiore attenzione una startup prima di candidarsi?

Call for startups Tim Wcap 2016

C’è ancora un po’ di confusione su questi temi e sul grado di maturità delle nuove imprese. Non è un caso se da quest’anno abbiamo deciso di cambiare il posizionamento alla nostra call. Non più call for ideas ma call for startups. La cosa più importante sono la vision e la capacità di execution. Una startup è un’impresa a tutti gli effetti e va strutturata. La buona idea e la creatività sono importanti ma da sole non bastano. Una grande idea non accompagnata da una grande capacità di realizzazione serve a poco. Di conseguenza, le cose più importanti per una startup sono il founder, il team, ovvero le persone che la portano avanti, e la vision. Anche se può sembrare paradossale, tutto il resto viene dopo questo aspetto.

Quanto il lavoro dei mentor incide sulle startup e perché è così importante?

Il mentor è una figura fondamentale per le startup. Serve a far sbagliare il team il meno possibile, serve a fargli prendere le direzioni giuste, serve ai pivot, se necessario. E in TIM #Wcap abbiamo un gruppo di mentor altamente qualificati, curato dal nostro main partner Tree.

citymapper

Citymapper, l’app per arrivare puntuale con i mezzi pubblici

Sei solito spostarti in città utilizzando i mezzi pubblici? Bravo, è la scelta migliore, ma a volte può essere snervante, specialmente quando ti trovi a dover correre da una parte all’altra della stazione della metro: la scelta della carrozza giusta può aiutarti a non arrivare in ritardo alla coincidenza!

Noi abbiamo provato per te Citymapper l’applicazione mobile che semplifica e rende facili e veloci gli spostamenti in città.

Citymapper calcola e pianifica il tuo percorso combinando tutti i mezzi di trasporto, metro, treno, autobus, tram, bici, taxi, macchina, vaporetto, car sharing, e fornendo in tempo reale tutte le informazioni utili come ad esempio i tempi d’attesa.

LEGGI ANCHE: Il futuro della ristorazione: l’App-etito vien navigando

Il tempo è prezioso, ed è per questo che Citymapper, coniugando utilità e innovazione, offre una funzionalità esclusiva: guida l’utente nella scelta della strategia di imbarco migliore per risparmiare tempo e arrivare prima a destinazione.

L’app indica infatti qual è la miglior carrozza della metro o del treno su cui salire per arrivare nel minor tempo possibile alla meta prestabilita. Tutti coloro che utilizzano Citymapper possono così trovarsi nella posizione perfetta per raggiungere l’uscita più vicina alla loro destinazione.

Citymapper-imbarco
Guk Kim,ex fondatore di Cibando ed ex Country Manager di Zomato Italia ed oggi General Manager di Citymapper in Italia, spiega:

Vi è mai capitato di dover attraversare tutta la banchina per cambiare dalla linea Rossa a quella Verde alla fermata di Loreto? Ora potete capire esattamente in quale carrozza salire per essere in pole-position per l’interscambio o per l’uscita nella stazione d’arrivo. In questo modo si risparmiano minuti preziosi e non si rischia di rimanere “incastrati” nella folla. Lo stesso accade a Roma: ad esempio, se dovete andare da Eataly (che si trova a due passi dalla Stazione Ostiense), arrivando da stazione Termini, dovete scendere a Piramide, ma anche in questo caso scegliere su quale vagone salire può essere una decisione che permette di risparmiare diversi minuti. La cosa migliore, in questa situazione, è salire sulla prima carrozza che vi porterà verso l’uscita più vicina al negozio.

Come funziona Citymapper

citymapper

Con citymapper spostarsi in città come un esperto è un gioco da ragazzi, il suo funzionamento è facile e intuitivo. Una volta scaricata l’applicazione, disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android, basta selezionare il punto di partenza e quello di arrivo per far si che il viaggio abbia inizio.

Citymapper calcola gli itinerari possibili combinando tutti i mezzi a disposizione della città e guida l’utente passo passo alla destinazione prescelta.

L’app permette di salvare i percorsi e visualizzarli anche nel caso in cui ci si trovi in modalità offline.

The Next Web Conference torna ad Amsterdam per l’undicesima edizione

Il 26 e 27 maggio si svolgerà uno degli eventi più attesi per chi si occupa di tecnologia ed innovazione: The Next  Web Conference. Giunto alla sua undicesima edizione si terrà anche quest’anno ad Amsterdam.

LEGGI ANCHE: The Next Web 2015, ad Amsterdam le ultime tendenze del web

Anche quest’anno saranno presenti in veste di speaker i maggiori player mondiali nel mondo hi-tech. Tre nomi a caso:

  • Steve Huffman, Co-founder e CEO di Reddit
  • Kayvon Beykpour, Co-founder e CEO a sua volta, ma di Periscope.
  • Dirk Ahlborn, CEO di Hyperloop

Call All The Crazy Ones

The Next Web

La mission del Festival è sintetizzata nella chiamata a raccolta di tutti i pazzi e nella capacità di fare networking in tutte e 8 le location scelte per ospitare keynote e speech di innovatori da ogni parte del mondo.

Ognuna di essere rappresenta uno dei punti cardine attorno ai quali si muoveranno i colossi del digitale, dalla digital innovation passando per le disruptive machines: dai case study sul crowdfunding passando per i nuovi modi per creare forme collaborative d’economia.

Una capacità di fare sistema garantita anche e soprattutto dagli oltre 300 eventi collaterali in programma durante tutta la terza settimana di maggio e che ha nella due giorni principale il suo culmine.

Tech Week

La Tech Week infatti ospiterà alcune tra le startup hi-tech più in voga, dando a queste ultime la possibilità di venire a contatti con venture capitalist accorsi per la manifestazione e dando via a quel circolo virtuoso che è il cuore di The Next Web.

Insomma, se non riesci già a sopportare il caldo torrido delle nostre metropoli ed hai voglia di sapere quali sono e quali saranno le rivoluzioni tecnologiche che accompagneranno il nostro domani, fai un salto nella capitale dei Paesi Bassi, non potresti chiedere di meglio!

Oppure rimani sintonizzato sui canali di Ninja Marketing per sapere prima di ogni altro quali saranno i principali punti di discussione, a te la scelta 😉

Virtual Reality: una vera opportunità per le strategie di Branding e Marketing Digitale?

In uno scatto che è già storia, un omino minuto in jeans e maglietta grigia avanza con passo sicuro, circondato da centinaia di persone che sono e – contemporaneamente – altrove

No, non è un film di fantascienza. Quell’omino minuto ha un nome, Mark Zuckerberg, e lo scatto che ha fatto tanto discutere è quello catturato durante l’F8 – Facebook Developer Conference – l’evento che si è svolto dal 12 al 13 aprile 2016 e che ha proposto la realtà virtuale come il futuro delle interazioni social.

Con un team dedicato (il Social VR) Zuckerberg punta tanto sulle possibilità offerte da una tecnologia ancora da scoprire e comprendere fino in fondo per esplorare nuove modalità di interazione con la realtà e le proprie reti sociali, potenziando le capacità degli utenti.

Gli esperimenti dei brand

In un futuro che è già preente, diventano sempre più numerosi i brand che si lasciano sedurre dall’appeal della realtà virtuale. Come la stanno sperimentando?

Tra gli altri, ci ha già provato McDonald’s a rendere uno dei suoi prodotti una nuova esperienza per i propri consumatori, attraverso la realtà virtuale. Con il piccolo box dell’happy meal che si trasforma (neanche fosse un supereroe) in un vero e proprio device VR, l’esperienza di consumo si rinnova a partire da una rivalutazione del tradizionale packaging del prodotto offerto.

LEGGI ANCHE: McDonald’s trasforma gli Happy Meal in visori VR

Virtual reality diventa anche sinonimo di acquisto ragionato e personalizzato: in pieno stile IKEA, l’azienda svedese lancia un’app in versione beta che consente al consumatore di creare diversi prototipi della propria cucina o stanza dei sogni. La scelta dell’acquisto, insomma, si arricchirà di una nuova fase che vedrà i propri progetti “prendere vita” per poi essere osservati da ogni angolazione.

Riuscirà davvero questo progetto pilota made is Sweden a rendere la realtà virtuale un catalizzatore degli acquisti? Jasper Brodin, il managing director Ikea, ci crede molto affermando che:

“la realtà virtuale si sta sviluppando rapidamente e in un decennio diventerà parte integrante della vita quotidiana.”

Le potenzialità della virtual reality non si declinano soltanto nel mondo del marketing.

Lo dimostra un evento storico: il primo intervento chirurgico realizzato a Londra con l’aiuto della realtà virtuale. Trasmesso in streaming e fruito in realtà virtuale dal Royal London Hospital, l’intervento su un paziente malato di tumore rivoluziona la formazione di una nuova generazione di chirurghi, potenziandone le possibilità di apprendimento che si arricchisce di nuovi punti di vista e di osservazione diretta in sala operatoria.

Cosa cambia con la realtà virtuale?

Come ogni tecnologia che si rispetti, il mercato di nicchia e gli early adopters raccontano l’entusiasmo della novità che, soltanto una volta diventata mainstream, rivela nuove sfaccettature. L’esperienza (insieme ai teorici della comunicazione e ai professionisti del marketing) ci insegna che qualsiasi device, qualsiasi tecnologia si trasforma, acquisisce nuovi significati plasmati e creati dai consumatori.

Cosa accadrà, quindi, alla realtà virtuale? Come si trasformerà con la user experience?

La realtà virtuale diventerà, forse, davvero parte integrante della vita di ognuno di noi, tenendo il passo con i visori VR che saranno gradualmente alla portata di target differenti.

Engagement e virtual reality: l’inizio di una lunga storia d’amore?

Una user experience sempre più immersiva: ecco la promessa più grande della realtà virtuale. Immersività ed engagement: ecco il plus che rende così irresistibile la VR ai brand. La carica innovativa della virtual reality si imporrà come un medium efficace in grado di integrarsi e reinventare le strategie di storytelling?

Le molteplici applicazioni della realtà virtuale in campi così diversi gli uni dagli altri (basti pensare alla valenza che può acquisire un visore VR in campo medico, come accennato prima) rendono le attese verso questa tecnologia entusiasmanti.

Come riusciranno i brand catturare lo sguardo del consumatore più distratto e reticente?

Le domande sono, per ora, più numerose delle certezze. Le aspettative crescono insieme all’entusiasmo creato dai brand che per primi hanno testato le potenzialità della realtà virtuale.