Carrefour Gourmet Milano: fare la spesa può essere un’esperienza sensoriale

Fare la spesa può e deve essere un’esperienza piacevole che coinvolge tutti i sensi: questo è l’obiettivo di Carrefour Italia che ieri mattina ha inaugurato, in viale Bezzi a Milano, il suo settimo supermercato gourmet nella città meneghina.

L’esigenza di un punto vendita che offra molto più dei soliti prodotti della grande distribuzione nasce dal crescente interesse da parte del pubblico per tutto ciò che riguarda il cibo buono, sano e gustoso. Seguendo food blog, programmi tvformat web altamente virali, gli italiani hanno voglia di cucinare e gustare prodotti salutari, dalla provenienza certificata o di altre culture. Il supermercato deve diventare, quindi, un luogo tutto da scoprire pronto a venire incontro alle esigenze dei lavoratori con aperture straordinarie, consegne a domicilio, pagamenti tramite app e molto altro.

Carrefour Gourmet

Questa nuova – e ci auguriamo duratura – riscoperta sull’importanza del cibo come elemento fondante della nostra cultura ha trovato nelle nuove frontiere del marketing contemporaneo una sponda ideale per la costruzione di un linguaggio che facesse da catalizzatore.

Il cibo non può più essere semplicemente proposto ed esposto ai consumatori: è diventato imprescindibile mostrare un racconto nel quale tutti gli elementi principali di una pietanza o di un singolo ingrediente siano posti in primo piano affinché ci possa essere una valutazione attiva e complessiva.

Ed è con questo spirito che la nota catena di supermercati ed ipermercati francese Carrefour ha deciso di dare il via ad un nuova definizione di store attraverso il progetto Carrefour Gourmet.

Non solo distribuzione ma valorizzazione del cibo

Carrefour Gourmet

Il Carrefour Gourmet è pensato e si articola con la struttura propria di un percorso di formazione culinaria volto all’acquisto più che come negozio al dettaglio classico.

Carrefour si è sempre contraddistinto per lo spirito di innovazione e l’attenzione al cliente e ha voluto assecondare questo entusiasmo verso le buone cose, questa ricerca di qualità coniugata all’esigenza di risparmio, proponendo un nuovo format, un nuovo modo di fare la spesa.

La mission aziendale parte da un caposaldo ineluttabile per chi vuole fare business in questo settore: garantire l’accesso ad un pubblico più ampio possibile. Per un esercizio commerciale questo vuol dire garantire una fascia di prezzi competitivi che non scoraggino nessuno, superando il preconcetto semplicistico del “se vuoi mangiare bene devi spendere tanto”: il Carrefour Gourmet si propone come un supermercato di alta gamma ma attento alla convenienza.

Il secondo centro di gravità attorno al quale ruota tutto il gourmet è la freschezza. Il cibo presentato alla clientela vuole ricostruire quel rapporto diretto tra i luoghi in cui viene prodotto/coltivato e la nostra tavola.

Più in generale lo spirito col quale è stato concepito lo store vuole rispecchiare questo schema di valori:

… trasformare la spesa quotidiana in una esperienza unica e piacevole
… tutto è eccellente, e nulla scade nella banalità
… il cibo diventa cultura, conoscenza e sensazioni
… vivere l’autenticità delle cose e riconoscere il sapore della tradizione
… sentirsi coccolato
… i prezzi sono accessibili a tutti e le promozioni competitive

Sui due piani d’allestimento sono previsti dei corner che aiutano chi vuole fare la spesa nel determinare gli ambiti di interesse e di gusto sui quali effettuare le proprie scelte.

Ogni cluster avrà come oggetto un momento del pasto affinché si possa modellare lo stesso in maniera sempre nuova sfruttando l’ampia gamma di prodotti, nazionali e non, il tutto attraverso degustazioni ad hoc che integrino le conoscenze pregresse.

I cibi senza glutine, senza allergeni, i prodotti per vegani e quelli bio avranno un’intera isola dedicata, sottolineando la volontà inclusiva di Carrefour Italia rispetto a tutte le esigenze alimentari contemporanee.

Ma al di là della descrizione del modello di business nel suo insieme, vediamo nel dettaglio cosa è successo nell’opening day del Carrefour Gourmet di Via Bezzi (Milano) avvenuto nella giornata del 23 marzo scorso.

La Blind Taste Experience con Davide Oltolini

Carrefour Gourmet

Un supermercato che ti fa venire voglia di fare la spesa: questo è il primo pensiero che si ha quando si varcano le soglie del Carrefour Gourmet, perché il primo banco che ti accoglie all’entrata non è quello dei biscotti o delle offerte, ma quello dei fiori. Seguito subito dall’ortofrutta fresca, a kilometro zero, esotica e da quello delle spezie provenienti da tutto il modo. E così, via via che ci si addentra tra gli scaffali, si possono trovare prodotti tipicamente italiani e regionali, come salumi, formaggi e pasta, proprio accanto a sushi pronto, angolo Wok, hamburger e salse. C’è anche un bar, che offre dolci, panini, centrifughe a tutte le ore e che, ci racconta il direttore, ha sorprendentemente successo durante l’orario dell’aperitivo.

Ciò che ci affascina sono i volti dei partner locali, invitati a far assaggiare i propri prodotti, e quelli dei dipendenti, emozionati di lavorare in un supermercato che non sembra un supermercato.

Dopo aver fatto un giro dei 3200 metri quadri suddivisi in due piani dello store, con Michele Stefanoni – Direttore Regione Nord Carrefour Italia – siamo stati invitati ad una Blind Taste Experience guidata da Davide Oltolini, critico e giornalista enogastronomico. 

Carrefour Gourmet

Ad occhi coperti, abbiamo imparato a riconoscere gusti e sapori, a distinguere i pinoli dalle noci, la tartare di tonno da quella di salmone. Per chiudere con un gelato, in vendita nello store, il cui packaging sembra quello di una crema per le mani.

Se anche tu sei curioso di scoprire le nuove specialità del Carrefour Gourmet di Milano non ti resta che recarti in via Bezzi e raccontaci com’è andata!

Scritto in collaborazione con Nunzia Falco Simeone

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8 app per personalizzare i tuoi scatti e condividerli su Instagram

Dopo l’ultima novità che ha interessato Instagram e che interessa un po’ tutti i social addicted, probabilmente ti starai chiedendo come fare per far ottenere una posizione di rilievo alle tue foto pubblicate sul social network fotografico.

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Sicuramente una buona scelta degli hashtag giusti sarà fondamentale per far acquisire rilevanza ai tuoi scatti ma, niente di più vero, è la bellezza e la cura con cui tratti le tue immagini a fare la differenza. Ecco allora alcune app che potranno tornarti utili qualora decidessi che un semplice Lo fi o un Kelvin non potranno bastare a dare quel tocco in più alle tue foto.

Per chi ama il B/W

8 app per personalizzare i tuoi scatti e condividerli su Instagram

Se hai una passione per il bianco e nero e, non appena scatti una foto, corri a modificarla con questo effetto ma trovi che il solo filtro Moon offerto da Instagram non sia abbastanza, con questa app (gratuita e disponibile solo per iOS) avrai ampia scelta. Ad esempio, troverai dei filtri ispirati a delle pellicole professionali come la Kodak TRI-x 400, Fuji Neopan 400 e Ilford HPS.

Black è un’app d’ispirazione professionale ma intuitiva nell’utilizzo: basta fare swipe a destra o sinistra per applicare i diversi filtri, con lo strumento curva controllare i toni e i contrasti e personalizzare ancor di più inserendo delle vignette. Al costo di €0.99 avrai accesso ad una serie di feature avanzate.
Un’alternativa ad un costo più alto è l’app Camera Noir, €2.99 solo per iOS.

Per chi ama fare colpo

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Se ami giocare con le tue immagini queste due applicazioni sembrano pensate per te!
Giphy Cam farà dei tuoi scatti delle simpatiche Gif che potrai importare su Instagram come video ed editarle! Un’app gratuita disponibile per iOS.

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Ancora più interessante e di livello superiore è Enlight, definita da Apple nel 2015 come “la migliore app di photo editor all-in-one”. Se con Giphy Cam ricerchi “l’effetto risata”, con questa app puoi far somigliare i tuoi scatti a delle opere d’arte e renderle davvero uniche, tutto questo per soli device Apple al costo di €3.99.

Alla ricerca del selfie perfetto

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Probabilmente se dovessi conteggiare in quali categorie si suddividono gli scatti presenti su Instagram, una delle prime a venirti in mente sarebbe quelle dei selfie.

Fotografare se stessi è ormai una pratica di uso comune, che fa della nostra immagine qualcosa di “spettacolare”, solo che non sempre siamo davvero così fotogenici e allora, se proprio non ti va giù, puoi ricorrere a qualche correzione con questi due suggerimenti.

FaceTune (€3.99 per iOS e €1.99 per Android) dona al tuo sorriso una lucentezza da divo/a e maschera qualche brufolo di troppo o eccessive occhiaie.

Perfect365 (gratuita per iOS e Android) invece ti rimette a nuovo offrendoti una gamma di make up tra cui scegliere e diversi beauty style. Occhio a non esagerare però!

Se l’immagine non basta

8 app per personalizzare i tuoi scatti e condividerli su Instagram

Per dare alla tua foto un significato univoco, puoi accompagnarla con del testo nella scrittura del post ed esprimere a parole ciò che secondo te la foto non riesce a dire. Va bene, nulla di strano.

Ma se invece ti piace intervenire proprio sulle immagini, perché non scrivere direttamente su di esse o inserirvi qualche oggetto e personalizzarle? Se vuoi, puoi provare Typic, disponibile a €2.99, e SnapPen al costo di €0.99, entrambe solo per dispositivi iOS. Naturalmente, anche in questo caso, avere gusto e porre attenzione a non esagerare, potrebbe dare ai vostri scatti qualcosa in più e farli balzare in cima alle preferenze di molte persone!

Bene, ora non ti resta che decidere se affidarti ad una o più di queste app o restare attaccato all’uso più tradizionale del social network fotografico, sperando comunque in un ampio consenso verso le tue immagini!

Non solo PowerPoint: funzioni e tool per dare una svolta alle tue presentazioni

Nel suo Tedx Talk del 2015 a New York, il comico professionista Will Stephen ci insegna come sia possibile sembrare interessanti ed intelligenti pur non parlando di niente. La cosa ci fa ridere, ma fa anche riflettere su un dato molto interessante, ovvero la delicatezza del rapporto tra forma e contenuto.

Quale conti di più è difficile dirlo, ma una cosa è certa: nel campo della comunicazione la forma ha un’importanza primaria e fondamentale. Anche se non si è degli esperti, basta trovarsi di fronte alla necessità di mettere in piedi delle presentazioni per accorgersi immediatamente che, se le tue slide sono brutte e la sequenza è noiosa, la probabilità che dei contenuti non passi granché è molto alta.

Presentazioni

Per questo, oggi più che mai, la corsa alla soluzione grafica più accattivante per le proprie presentazioni è diventata sempre più sfrenata. Complice di questo meccanismo è sopratutto la rete, dove ormai si moltiplicano a vista d’occhio i siti e le piattaforme che, senza richiedere alcuna competenza di grafica o di programmazione, ti permettono di creare delle presentazioni personalizzate partendo da template già pronti da compilare, a prezzi accessibili e sempre più competitivi.

Per chi non li conoscesse, ne presento brevemente alcuni:

LEGGI ANCHE: Tre tool digitali a confronto per creare presentazioni originali

  • Emaze: permette sia di creare nuove presentazioni che rielaborare le proprie, aggiungendo animazioni ed effetti.

Presentazioni

  • Prezi: uno dei più famosi. Si possono creare delle mappe interattive con grafiche accattivanti e contenuti multimediali integrati.

Presentazioni

  • Klynt: programma che permette di lavorare alla presentazione su un’interfaccia del tutto simile a quella di un programma di montaggio e di creare timelines personalizzate.

Presentazioni

  • GoAnimate: per creare presentazioni attraverso dei video animati, con una vasta gamma di template.

Presentazioni

  • Thinglink: tool che aggiunge tag e pulsanti interattivi sulle immagini per creare collegamenti ipertestuali, pop-up e animati.

Presentazioni

  • Shorthand è un ottimo modo di raccontare storie attraverso la creazione di contenuti in page scrolling.

Presentazioni

Affezionato a PowerPoint? Non temere!

Per tutti quelli che, invece, sono affezionati al classico e collaudato PowerPoint, non mancano degli Add-in che permettono di rendere le proprie presentazioni assolutamente dinamiche e competitive. Ognuno si inserisce nell’interfaccia del software creando una barra degli strumenti aggiuntiva.

Vediamone alcuni:

  1. ShapeChef. Grande libreria di template, grafici e icone di qualità da utilizzare esclusivamente con PPT
  2. Go-Tools mette a disposizione una serie di strumenti per la gestione intelligente della slide, come l’esportazione di contenuti in vari formati, il drag & drop di slides in una nuova presentazione con la possibilità di mantenerne la formattazione, l apossibilità di creare nuove palette di colore, etc…
  3. Office Timeline. Un altro Add-in che consente la creazione di timeline grafiche.
  4. ParticiPoll: Permette di creare dei sondaggi da sottoporre alla propria audience anche durante la presentazione, senza dover ricorrere a strumenti di terze parti.
  5. AplorisUna serie di strumenti che permettono di creare e gestire con molta facilità i grafici. Utilizzabile anche con Excel.
  6. Office MixConsente di creare delle animazioni video a partire dalle nostre slides.

E adesso, nessun dorma!

Performance marketing: la Free Masterclass è disponibile on demand

Lo scorso Giovedì 17 marzo, Luca La Mesa, Gianpaolo Lorusso e Matteo Polli, docenti del prossimo Corso Online in Performance marketing di Ninja Academy, hanno condiviso con noi qualche piccolo segreto per gestire le nostre campagne di marketing online.

Abbiamo iniziato a capire come impostare un ecosistema informativo votato a massimizzare l’efficacia delle campagne online, a comprendere le metriche fondamentali per tracciare l’andamento di una campagna e ad applicare strategie di SEM e social advertising. Un’occasione davvero unica per iniziare ad avvicinarsi al mondo del performance marketing.

Se anche tu sei interessato a questi argomenti e vuoi imparare dai migliori esperti di settore ma hai perso il live webinar “Tecniche ninja per migliorare la performance delle campagne online“, niente paura! È disponibile On Demand la Free Masterclass sul sito di Ninja Academy.

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Come recuperare la Free Masterclass

Niente di più semplice! Basta andare sul sito di Ninja Academy e iscriversi gratuitamente alla Free Masterclass in Perfomance marketing, per poi accedere a tutti i contenuti della lezione dall’Area utente.

Ti ricordiamo poi che se vuoi diventare un vero Ninja del Performance Marketing puoi iscriverti al corso ad un prezzo scontato >>> Hai tempo fino ad oggi per usufruire dello sconto Early Booking a 199€ (anziché 299€).

Non perdere quest’occasione!

Le compagnie telefoniche tagliano i prezzi per sostenere Bruxelles dopo gli attacchi

In seguito agli attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS che hanno colpito Bruxelles martedì, uccidendo 30 persone, le compagnie di telecomunicazione hanno deciso di cancellare i costi di telefonia per chi cerca di contattare persone in Belgio e in Turchia.

Le compagnie AT&T, Verizon, T-Mobile, Sprint, Virgin Mobile, Boost Mobile e Canada’s Telus hanno annunciato che per il momento tutte le chiamate e gli sms nella zona colpita dall’attentato saranno gratuiti.

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Sul sito della AT&T leggiamo la dichiarazione della compagnia che spiega “Siamo vicini ai cittadini del Belgio e ai nostri clienti che hanno famigliari e amici laggiù. Daremo credito a chi utilizza i nostri servizi per chiamare e inviare sms al Belgio dal 22 al 28 marzo”.

Non solo le company telefoniche si sono attivate per aiutare la gente di Bruxelles: anche i grandi gruppi digitali hanno voluto offrire un aiuto.

Airbnb ha attivato l’opzione “Urgent Accomodation“, ovvero la risposta di Airbnb  alle catastrofi che ha annullato tutti i costi per le persone colpite dal disastro e che necessitano di pernottare a Bruxelles tra il 21 e il 25 marzo.

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Uber affida a Twitter la notizia che il servizio è in crisi a causa dell’alta richiesta e dell’impennata dei prezzi dei taxi, che dice di aver fermato. Tuttavia varie le critiche relative all’impennata dei prezzi e nessuna news compare sul sito di Uber Brussels.

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Infine, come sicuramente avrete avuto modo di verificare per controllare con un sospiro di sollievo che i vostri amici fossero al sicuro, Facebook ha attivato il suo “safety check“.

Ancora nulla invece da Google e Skype, che non hanno partecipato alla corsa solidale a sostegno del Belgio come fecero a novembre per Parigi.

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La reazione degli artisti agli attentati di Bruxelles del 22 marzo

La reazione degli artisti agli attentati di Bruxelles del 22 marzo

A Bruxelles c’è una statua in bronzo, il Mannaken Pis, che immortala un innocente puttino intento a fare la pipì dentro la fontana.

Sempre a Bruxelles la mattina del 22 marzo 2016 un’ombra cala sulla città, un’ombra di terrore perché proprio di terrorismo si tratta: tre kamikaze si lasciano esplodere tra l’aeroporto e la metro della città, portando con sé gli ennesimi morti e feriti di questo conflitto privo di senso.

La rete non rimane in silenzio di fronte a tanto dolore ed è così che il Mannaken Pis diventa presto il simbolo della sfida lanciata contro il terrorismo dagli artisti che, ancora una volta, scendono in campo con la loro creatività per dire “No, io non ci sto”. Non ci sto a vivere nella paura, non ci sto a perdere un caro amico, non ci sto a vedere il mio paese in ginocchio.

Così come per i tragici accadimenti di Charlie Hebdo e dello scorso 13 novembre a Parigi, anche per gli attentati di Bruxelles illustratori e artisti di tutto il mondo hanno dato il loro sostegno alla protesta contro questa follia. Ecco il frutto del loro lavoro, perché l’arte è proprio questo, l’arte è la voce dell’uomo. E quando l’uomo urla al dolore l’arte non può che fare altrettanto.

Mon coeur est à Bruxelles

Una foto pubblicata da Joann Sfar (@joannsfar) in data:

Je suis Bruxelles ! ? #bestrong#JesuisBruxelles#IamBrussels Una foto pubblicata da ModelsMundo (@modelsmundo) in data:

“22/03/2016 – Belgique” #illustration #belgique #résistance #attentat #attaque #terrorisme #mannekenpis #peace

Una foto pubblicata da @victoriakerner in data:

Todos somos #Bruselas #JesuisBruxelles #Jesuisbelge Una foto pubblicata da enfemenino (@enfemenino) in data:

#bruxelles #belgique #attentats #explosion #aeroport #metro #triste #tragedie #debout #peace #peaceandlove #stop

Una foto pubblicata da Princesse Ficelle (@princesseficelle) in data:

??❤️ Carry on pissing them off. #jesuisbelge #jesuisbelgeunefois #jesuisbruxelles #bruxelles #brussels #bruxellesmabelle Una foto pubblicata da C. (@clemilicious) in data:

#belgium#brussels#solidarity#jesuisbruxelles#whats#wrong#with#world Una foto pubblicata da @majamaj0613 in data:

#prayforbruxelles #jesuisbruxelles #mannekenpis #bruxelles#prayforbrussels ?????

Una foto pubblicata da Khayveen Van Der Woodsen?? (@khayveen_vdw) in data:

Il celebre illustratore Plantu ha voluto unire i popoli francese e belga in questa emozionante vignetta.

E c’è chi ha voluto ricordare anche altre stragi che, purtroppo, non hanno avuto il medesimo impatto mediatico.

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Bene, ma non benissimo potremmo dire: il Tech non dimentica totalmente le quote rosa, ma le percentuali di impiego in questo settore di uomini e donne, soprattutto in ruoli di rilievo, registrano un 82% di quote azzurre contro il 18% del sesso opposto, accompagnate da un’importante percentuale di sessismo verso quelle poche che ce l’hanno fatta.

Fairygodboss indaga ed annuncia: il Tech non è il peggiore settore, a seguire ci sono infatti l’aerospaziale e l’automotive.

Per fortuna, però, c’è anche la visione del bicchiere mezzo pieno: le ricerche dimostrano che aumentare il livello di donne tecnologicamente preparate all’interno dell’organico aumenta la competitività e qualche colosso come Facebook, IBM, HP lo ha già sperimentato.

Un piccolo passo per la donna, un grande passo per l’umanità.

Apple, il Tech che punta al femminile

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Fairygodboss – la community che valuta le opinioni delle donne riguardo le aziende per cui lavorano, rivolta alle donne che stanno cercando il lavoro dei sogni – ha deciso di raccogliere le opinioni di 20.000 utenti riguardo le aziende tech nelle quali si sentono maggiormente a casa.

Il sondaggio ha prodotto tre classifiche differenti a seconda del parametro di riferimento preso in considerazione, con un risultato indiscusso ed unanime: l’azienda tech per eccellenza, Apple, è il miglior posto di lavoro per una donna alla ricerca di una strada all’insegna della tecnologia.

I parametri presi in considerazione sono stati:

Insomma, Apple non è solo in grado di creare prodotti desiderati da moltissimi consumatori, ma rappresenta anche il lavoro dei sogni per una grossa fetta di quote rosa.

Women e Tech, ecco cosa migliorerà le aziende 2.0

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Formare il capitale umano femminile nel campo del Tech rende le aziende più competitive, peccato che il livello di formazione e scolarizzazione del genere femminile sia bassissimo.

L’Italia è stata classificata agli ultimi posti dall’indagine Economist, che stabilisce la percentuale media di donne in tech attorno al 53,7%. E la situazione in Europa non è migliore: solo nove sviluppatori su 100 sono donne, le manager tech solo il 19% e 30% è la forza femminile impiegata in settori tecnologicamente avanzati.

Ironico, visto che se si raggiungesse la parità nel settore il PIL dell’UE registrerebbe un incremento di 9 miliardi.

Diventa sempre più essenziale investire nella formazione e scolarizzazione delle donne anche in ambito tecnologico per permettere alle aziende di avere a disposizione una risorsa utile ed importante all’interno del proprio organico; ecco perché iniziano a nascere sempre più iniziative, sia nazionali che internazionali, con questa finalità.

L’organizzazione di fiere, iniziative di mentoring e sportelli di orientamento, è sempre più necessario: Grils Who Code, EWMD Donne Digitali, Girl Geek Dinners e Girls in Tech, sono solo alcune delle associazioni che si impegnano nella realizzazione di training, corsi di formazione e seminari per coinvolgere anche le HR aziendali.

Lo sapevi, ad esempio, che i primi sei programmatori della storia erano donne?

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Non semplici Geek, ecco le donne tecnologicamente avanzate

Il Rosa è di moda anche nel Tech e Apple l’ha già capito

Geek è colui che nutre un’elevata passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale: non si parla di uomini o donne.

Le più famose geek 2016 secondo La Stampa sono 14, di diverse nazionalità: amministratori delegati come Meg e Ginni a capo di HP e IBM o Susan, AD di Youtube e da sempre impegnata a diffondere la cultura tech tra le giovani, o ancora Safra e Ursula, boss di Oracle e Xerox. La prima da sempre collabora attraverso la sua azienda con università e scuole, mentre la seconda ha vinto anche il premio di prima donna afroamericana amministratore delegato.

Ci sono anche l’ingegnere Marissa e Padmasree, amministratrici la prima di Yahoo! e la seconda di NextEV, impegnata anche nei diritti per le donne tech in Silicon Valley; e ancora, le fondatrici come Lucy Peng per Alibaba, che ha già organizzato un congresso solo per imprenditrici, Kathryn per Decoded, azienda dedicata esclusivamente all’insegnamento di codici informatici a donne, Weili, founder di Marvell Technology, in cui l’organico femminile è sempre più importante e Caterina per Flickr e Hunch.

La lista si completa con un direttore operativo, Sheryl, impiegata in Facebook, un coordinatore, Genevieve, a capo di un gruppo di ricercatori che studia l’interazione uomo-tech, e infine, la nostra Elena, ingegnere di Oracle.

Anche Girls in Tech ha voluto dire la sua, con i 10 nomi da tenere d’occhio nel 2016, geek italiane che impiegano la tecnologia, non solo per la sua caratteristica innovativa, ma anche per divertirsi, per essere mamme, per fare shopping, per viaggiare, per creare nuovi giochi educativi e per organizzare portali di coupon sconto. Il tutto accompagnato da una buona dose di impegno e sorrisi.

Donne in Tech o geek, chiamatele come volete, ma non dimenticatevi di loro quando si parla di tecnologia, potrebbero fare la differenza.

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat

Per chi ancora non lo sapesse, Snapchat è un’applicazione molto popolare  che permette agli utenti di scambiarsi foto o brevi video e che, dal punto di vista della comunicazione,  si contraddistingue per le sue campagne di marketing non convenzionali.

E questa volta ha deciso di stupirci con una campagna divertente ed ironica, ma allo stesso tempo misteriosa!

Molte città degli USA sono state invase da cartelloni “anonimi” con il logo della città, e nessuno (o quasi) in un primo momento è riuscito a capire chi si nascondesse dietro a quei billboards gialli. Cosa strana e, che ha fatto tanto discutere, è la non presenza sui cartelloni del logo Snapchat, ed è proprio questa caratteristica a renderli unici e misteriosi.

Solo gli snapchatter possono capire

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat!

In effetti non è semplice da spiegare ma cosa c’è di tanto misterioso? Il nome delle città su quei cartelloni stradali rappresenta il logo dello snapchat geofilter per quella specifica area. Gli snapchat geofilters permettono ai snapchatter di sovrapporre un logo sui loro snap, con il simbolo della città dove si trovano e consentendogli di condividere la loro posizione.

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Strade avvolte, quindi, nel mistero ma che strappano sorrisi per chi li comprende. La campagna creata in-house, con MediaVest responsabile di media buying centra, quindi, il bersaglio, con 50 cartelloni pubblicitari che abilmente strizzano l’occhio agli utenti delle diverse città coinvolte. Ma non è tutto merito degli esperti di marketing, in quanto molte creatività sono state create dagli utenti.

Eccone alcune immagini:

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat!

 

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat!

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat!

Cartelloni misteriosi firmati Snapchat!

La pubblicità ucciderà Instagram?

Lo stato di salute di Instagram non è dei migliori.

A rivelarlo è un report di Locowise che mostra come negli ultimi 11 mesi l’engagement sia diminuito del 70% e la crescita dei follower sia caduta fino al 94% in meno rispetto ad aprile 2015. La causa? Secondo Locowise, è l’introduzione massiccia di post sponsorizzati, spesso poco contestuali rispetto ai contenuti che scegliamo di vedere.

A giudicare dai numeri, da settembre 2015 i brand si sono buttati a capofitto nella pubblicità su una delle piattaforme che da sempre ha dimostrato una crescita superiore rispetto a Facebook e Twitter, e a onor del vero non ha perso il suo vantaggio nonostante questi dati. Forse la pubblicità su Instagram è stata accolta con troppo entusiasmo, considerando che la previsione dei profitti per il 2016 è stimata sui due miliardi mentre la possibilità di misurarne i risultati sia tutt’ora molto ridotta.

via GIPHY

Alla luce di questi dati però  la scelta di introdurre una nuova logica al newsfeed assumerebbe un significato più radicale rispetto a quello dichiarato dal co-founder e chief executive di Instagram Kevin Systroom, il quale ha ammesso che il 70% dei post non viene visualizzato. Il report di Locowise lascia pensare che i vertici di Instagram non solo vogliono essere sicuri di offrire in quel 30% solo i post “migliori” ma soprattutto di mettere in cima i contenuti che potrebbero maggiormente spingere all’interazione.

Quanto costerà agli inserzionisti scalare la cima di questa nuova news feed lo vedremo. Per il momento però è necessario ripensare – e forse ridimensionare – le reali opportunità di questa piattaforma perlomeno come canale pubblicitario.

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Guardando da una prospettiva più ampia la pubblicità potrebbe aver innescato un naturale ciclo di vita del social, arrivato a un punto di saturazione in cui si è ridotto lo spazio per tutti i contenuti.

Oltre a questa ipotesi, c’è un fatto: dall’acquisizione fatta da Facebook, Instagram ha messo in discussione caratteristiche inconfondibili come il formato rettangolare, forse per rendere più semplice la pubblicazione da parte dei nuovi utenti ma anche delle aziende.

Sembra che piano piano la piattaforma stia perdendo il tratto che lo distingueva, l’autenticità. È proprio da qui che bisognerebbe ripartire per ripensare non solo la strategia generale dei contenuti, ma in generale della promessa di coinvolgimento che ha sempre accompagnato l’identità di Instagram.

Tu cosa ne pensi? Dicci la tua sulla nostra pagina di Facebook!

I 10 brand più amati dai Millennial

I Millennial costituiscono un gruppo molto importante di consumatori ed è proprio per questo motivo che i brand non possono ignorarli.

Ma chi sono davvero?

Partecipano ai flashmob, aspettano l’happy hour, acquistano low cost. Sono youtuber, fashion blogger ed instagrammer. Credono a leggende metropolitane tipo: il cibo condiviso sui social è più buono, farsi 100 selfie al giorno fa diminuire le rughe del 50%. Insomma, sono giovani nati tra gli anni 80 ed il 2000 e rappresentano l’ultima generazione del XX secolo.

I Millenials: cosa sognano i leader del futuro?

I Millennial o Generazione Y sono, quindi, un target estremamente interessante per tutti coloro che si occupano di marketing, non sono altro che i consumatori 2.0. E, non a caso, da diversi studi americani risulta che nei prossimi anni, questa generazione di nativi digitali, comporranno circa il 30% di tutti gli acquisti degli USA. Tuttavia, i Millennial sono complessi e notoriamente difficili da comprendere, anche per i professionisti.

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Quali brand preferiscono?

Nessuno sarà sorpreso nel sapere che i brand del settore tech sono i più amati. Tecnologia e Internet hanno decisamente creato nuovi comportamenti e ispirato nuovi valori che non sono mai esistiti, in particolare per la generazione del nuovo millennio, che è cresciuta in un mondo caratterizzato dal tech e dalla iperconnessione.

Nella classifica stilata da Visualcapitalist.com, Apple si è guadagnato il podio, mentre Samsung, Microsoft, Sony, Amazon, Google hanno contribuito a completare il gruppo.Detto questo, ciò che ha sorpreso è stata la mancanza nei primi 10 posti di: Facebook, LG, Dell, HP, HTC, ASUS e eBay.

Scopriamo i 10 brand più amati dai Millennial

 

Secondo i ricercatori del sondaggio i Millennial preferiscono contenuti divertenti e condivisibili, l’intrattenimento è quindi la vera chiave del successo. I brand devono per cui imparare a creare contenuti interessanti e ad interagire con questi consumatori, se vogliono davvero conquistarli.

Se davvero vuoi entrare nella lista dorata di questa generazione devi smettere di utilizzare lo stesso linguaggio usato in passato, per cui non ti resta che metterti in gioco e uscirne vincitore.