Facebook Live: video streaming disponibile per tutti

Erano in rollout da qualche tempo i Live Video, ma da oggi c’è un’altra novità in casa Facebook: le dirette video saranno visualizzate in posizione di rilievo – precisamente in alto – nel tuo news feed.

Inzia il tuo streaming

Puoi iniziare la tua diretta video cliccando sull’ultima icona nella barra “Aggiorna Stato” di Facebook. Per ora la funzione è disponibile solo per dispositivi iOS ma è in propagazione anche su Android.

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Seleziona la privacy – proprio come puoi farlo per i tuoi post – ed inizia il tuo streaming. I tuoi contatti riceveranno una notifica/invito (come accade per Mentions) a partecipare alla tua diretta.

Nuova posizione nel news feed

Un post sul blog ufficiale di Facebook conferma che a questi video sarà data nuova visibilità all’interno del nostro news feed:

Ora che sempre più persone guardano i Live video, stiamo considerando questo formato come nuovo – differente dai normali video – e stiamo riflettendo su come posizionarlo all’interno del News Feed. Inizieremo ad aggiornare il News Feed in modo che sarà più probabile che i Facebook Live video appaiano più in alto quando sono effettivamente in diretta, rispetto a quando non sono più live. Le persone guardano in media 3 volte di più i Facebook Live video quando sono effettivamente live rispetto a quando non lo sono più. Ciò perché sono molto più interessanti in quel momento.

Dunque presto avremo un nuovo contenuto con cui fare i conti sulla nostra bacheca.

Milano Fashion Week: tutte le iniziative più belle sui social media

La moda corre con la tecnologia che avanza, e se prima dell’avvento dei social la moda che verrà era riservata solamente agli addetti del settore, oggi le cose sono radicalmente cambiate. Infatti, mentre alla Milano Fashion Week sfilavano le collezioni autunno/inverno 2016/2017 ed estate 2016, tutti gli appassionati potevano vedere in anteprima abbigliamento ed accessori in vendita nei negozi nei mesi successivi, e magari già acquistare i capi.

La velocità e immediatezza derivata dal photo sharing ha spinto infatti gli stilisti a modificare le regole del gioco, lanciandosi verso un processo di Ready-to-Buy, dalla passerella all’armadio in pochi clic. Ma andiamo con ordine.

Durante i sei giorni della manifestazione, dal 24 al 29 Febbraio 2016, sono state presentate le collezioni Donna della stagione Autunno-Inverno 2016/17 organizzate in un calendario che prevedeva un totale di 73 passerelle e 99 presentazioni.

Vediamo tutte le migliori notizie e curiosità in ambito social, che ci hanno riservato questi  6 giorni di sfilate milanesi.

The Sartorialist e la Passeggiata: cattura l’essenza di Milano

La Settimana della Moda Donna è cominciata un giorno in anticipo con l’iniziativa de La Rinascente in collaborazione con il celebre fotografo di street-style The Sartorialist, con un progetto dal titolo #LaRinascentePeople.

Scott Schuman, dotato di uno smartphone Samsung, ha immortalato i volti dei partecipanti al casting che potranno poi essere selezionati per la nuova campagna pubblicitaria Spring-Summer 2016.

La parola d’ordine: catturare l’essenza di Milano.

Idea cui si è rifatta anche l’Associazione MonteNapoleone, che ha inaugurato “La Passeggiata”, un altro progetto fotografico sempre in collaborazione con Samsung. Un’esposizione per far vivere un racconto emozionante tra moda e innovazione lungo le vetrine di MonteNapoleone, che è servita per evidenziare le potenzialità del nuovo Samsung Galaxy S7 all’interno della street-photography.

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La strada è diventata la nuova passerella dello stile dove hanno sfilato blogger, fashion editor, buyer, influencer e modelle. Un’occasione per sbirciare anche dietro le quinte, come hanno mostrato gli snap di Anna Dello Russo (Ex direttrice dell’Uomo Vogue, ora fashion editor di Vogue Giappone), che permettevano di “spiare” il cambio-outfit in taxi, tra uno show e l’altro.

Giorgio Armani, re dei social con finale da Oscar

Giorgio Armani ha presentato la sua nuova collezione curando molto la gestione dei social, pubblicando su Instagram tante fotografie del backstage e della sfilata e azzerando la distanza tra pubblico da casa e addetti ai lavori. L’account più performante è stato senza dubbio il suo, con 4,2 Milioni di followers e più di 400mila interazioni totali, complice anche la vittoria dell’Oscar come migliore attore protagonista  di Leonardo di Caprio per il film “The Revenant”.

Il post dell’attore con un completo Tuxedo Armani è stato in assoluto il contenuto che ha ottenuto più interazioni della giornata (85K), mentre gli hashtag più utilizzati sono stati #ArmaniStars e #Oscars. I dati sono stati rilasciati da Blogmeter, la società di consulenza specializzata in Social Media Intelligence che in occasione della Milano Fashion Week ha lanciato #InstagramFashionIndex, il primo osservatorio di settore dedicato alle performance social dei Brand della moda. Blogmeter quotidianamente ha stilato una classifica parziale dei Brand più influenti in rete, le cui collezioni hanno riscosso più successo tra gli utenti.

#MFWBlueRoom: la social experience live con Twitter

Entrare in contatto con i protagonisti della MFW, grazie a Twitter. Un’iniziativa realizzata grazie alla collaborazione della Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha organizzato la #MFWBlueRoom, un progetto gestito presso il Fashion Hub che era stato allestito all’UniCredit Pavillion di Piazza Gae Aulenti: utilizzando l’hashtag dedicato, gli utenti di Twitter  hanno potuto porre domande ai grandi protagonisti della moda internazionale.

#InstaVogueDinner – Potere all’immagine

Kevin Systrom, co-fondatore e CEO di Instagram, è stato l’ospite d’onore di un party organizzato in suo onore nientemeno che da Vogue. Una cena esclusiva con vista su Piazza Duomo presso il ristorante Giacomo Arengario, che ha sancito il legame molto forte fra moda e Instagram.

Great time #instavoguedinner with The inventor of INSTAGRAM Kevin Systrom @kevin #cannolo #milano #fashionweek #italy

Una foto pubblicata da francasozzani1 (@francasozzani1) in data:

Oltre a vari influencer del celebre social di “photo sharing” erano presenti fra gli altri anche il direttore di Vogue Italia Franca Sozzani, che ha dichiarato:

Instagram ha dato un nuovo significato alla fotografia. Se prima aveva la funzione di cristallizzare un “ricordo”, ora è diventata anche e soprattutto un linguaggio, un modo di comunicare. Attraverso Instagram si assiste ogni giorno a un dialogo non solo con le immagini ma tra le immagini stesse”.

Presente anche la celebre Anna Wintour, direttore di Vogue US, che durante il suo discorso ha parlato così del social network più gettonato del momento:

“Non possiamo più vivere senza. Come lo stile milanese, sembra sia istantanea e per sempre. [Instagram] è diventato la nostra fonte di notizie al mattino e di storie della buonanotte alla sera, e ha insegnato al mondo intero a pensare visivamente”.

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All’evento, hanno partecipato anche il famoso modello Lucky Blue Smith, la stilista Miuccia Prada, Alessandro Michele, Marco Tronchetti Provera, Lapo Elkann, Alexa Chung, Karlie Kloss e Peter Dundas.

Chicca finale: il dessert, che gli ospiti sono stati invitati a condividere su Instagram usando l’hashtag dedicato.

“No ai social network!”

Infine, un episodio “particolare”: l’appello lanciato da Massimo Giorgetti di MSGM, che ha richiesto di non condividere alcun momento della sua sfilata.
Volontà rispettata dai suoi ospiti, considerando come il brand ha registrato uno dei tassi di engagement più bassi (3.800 interazioni).
Da capire se Massimo Giorgetti sarà considerato un precursore dei tempi, o semplicemente un addetto ai lavori poco convinto dal principio della condivisione sui social.

In ogni caso, quella che si è chiusa è sicuramente stata una Milano Fashion Week decisamente social. Avete altri momenti da segnalare? Ditecelo sulla nostra fan page di Facebook!

Apple e Facebook vs USA e Brasile: si può ancora proteggere la privacy?

Possiamo ancora proteggere la privacy?

Siamo amareggiati. Si tratta di una decisione estrema e non proporzionata. Siamo sempre stati disponibili e continueremo ad esserlo e a collaborare con le autorità“.

Così un portavoce di Facebook ha commentato l’arresto di Diego Dzodan, numero due del social network in America Latina, che ha anche ricevuto sanzioni economiche.

I problemi legati al binomio privacy/tecnologia si moltiplicano: nello scorso dicembre, un giudice brasiliano aveva temporaneamente ottenuto il blocco del servizio a causa del diniego di fornire l’accesso ai dati e alle conversazioni presenti su WhatsApp, società appartenente a Facebook, di alcuni soggetti coinvolti in attività criminali. Tutto questo per 48 ore e nonostante le proteste di milioni di utenti.

LEGGI ANCHE: Apple: Tim Cook scrive una lettera aperta ai propri consumatori sulla privacy

Facebook, WhatsApp e privacy

proteggere la privacy

Ci troviamo di fronte al terzo caso in pochi mesi in Brasile: l’azienda di Zuckerberg si è più volte rifiutata di fornire i dati richiesti. Già a febbraio 2015, infatti, il gruppo si era rifiutato di fornire l’accesso ai dati personali riguardo a pochi soggetti sospettati di reati legati alla pedofilia, per proteggere la privacy dei suoi moltissimi utenti.

Questa volta il giudice brasiliano ha concesso un mese di tempo per fornire i dati richiesti, imponendo anche una multa giornaliera; è stato dunque inevitabile, per recidiva, l’arresto di Diego Dzodan, con l’accusa di non aver comunicato dati dell’applicazione più scaricata in Brasile negli ultimi due anni.

proteggere la privacy

A nulla è valsa la giustificazione del team brasiliano, secondo cui WhatsApp non memorizza i messaggi scambiati dagli utenti, che sono invece criptati da entrambe le parti.

L’arresto di un responsabile di Facebook appare, secondo le dichiarazioni dello staff del popolare social network, fuori misura, perché basa l’accusa di intralcio alle indagini su informazioni che l’azienda non è in grado di fornire.

Prima di Facebook, FBI vs Apple

Non è passato molto dalla burrascosa vicenda che ha coinvolto Apple dopo la richiesta dell’FBI di creare una backdoor per accedere alle conversazioni e ai dati personali di un iPhone 5 di proprietà di uno dei cecchini della strage di San Bernardino.

proteggere la privacy

Apple ha intrapreso un impegnativo braccio di ferro per proteggere la privacy dei dati memorizzati sui dispositivi, affrontando il Governo Americano davanti al Congresso, opponendosi all’ingiunzione che obbligava l’azienda a fornire tutto l’aiuto possibile alle indagini relative ai reati penali, fino alla creazione della temuta backdoor.

Il consigliere generale di Apple, Bruce Sewell, testimonierà infatti al Congresso.
Non è questo l’unico caso in cui dal Governo è stato richiesto lo sblocco di un terminale (iPhone o iPad) di proprietà di soggetti coinvolti in procedimenti penali.

Proteggere la privacy: bloccare un iPhone è una violazione?

Sono oltre una dozzina le richieste da parte delle autorità americane e lo sblocco dell’iPhone 5 del tiratore di San Bernardino potrebbe stabilire un rilevante precedente di violazione autorizzata della privacy.

proteggere la privacy

Proprio in questi giorni un giudice di New York, pronunciandosi su un caso di sblocco di un dispositivo interessato da All Writs Act, si è espresso in modo favorevole ad Apple, fornendo, di fatto, un utile aggancio all’azienda di Cupertino. 

In questo scontro legale che può decidersi sulla motivazione di incostituzionalità, Sewell sostiene che: “Il popolo americano ha diritto ad una conversazione onesta intorno a queste tematiche importanti“.

La crittografia usata da Apple è stata sviluppata da team super qualificati nel corso degli anni per proteggere la privacy di chi li usa.
Se oggi si dimostra tanto efficace da risultare inaccessibile ai tecnici del governo, essenzialmente conferma sicurezza e affidabilità, proprio per proteggere la privacy delle persone.

Esiste una platea più ampia su cui promuovere un prodotto?

Proteggere e violare la privacy: nessuna certezza, solo interrogativi

proteggere la privacy

Solleva molti dubbi la questione relativa alla sicurezza dei nostri dati.

Fatti qualche domanda: è possibile assumersi i rischi di lavorare alla vulnerabilità di un sistema, invece che alla sua sicurezza?

Quanti diritti siamo disposti a barattare per questa società “sicura”?

A quanti milioni ammonta il numero delle persone, incensurate, che pagherebbero, in termini di privacy, l’accesso ai dati di questa dozzina di criminali?

O ancora, è possibile che il lavoro e i risultati degli investigatori dipendano, in così grande parte, da dati a cui non possono o non riescono ad accedere? Quanto sono affidabili i servizi di intelligence?

proteggere la privacy

Insomma, dove sono i super hacker assoldati dalla CIA nei film americani?

Dall’altro lato: possiamo accettare a cuor leggero che la forza di pochi soggetti privati sia tale da mercanteggiare con le istituzioni nazionali e sovranazionali?

Quello tra FBI e Apple pare un braccio di forza fantascientifico. Possiamo cedere la sovranità alle S.p.A?

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USA e Europa, approcci diversi alla privacy

Stati Uniti e Unione Europea hanno storicamente e giuridicamente avuto approcci diversi nel proteggere la privacy e il diritto alla riservatezza: l’Unione Europea ha adottato una legge generale in materia (recepita in tutti gli stati membri e valida quindi anche per l’Italia),  la Direttiva 95/46/CE, mentre gli USA utilizzano gli strumenti tipici del sistema di Common Law, disciplinando le fattispecie caso per caso e sulla base dei precedenti.

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Questa differenza legislativa rende evidente la complessità del tema per un sistema giuridico basato sui casi e sulla giurisprudenza invece che sui codici: stabilire che è possibile e legittimo (Che è secondo la legge, che ha le condizioni richieste dalla legge, e perciò validoTreccani) invadere la sfera privata di un individuo, tramite una sentenza, costituisce una frattura col passato e una importante innovazione giuridica.

Proteggere la privacy: si tratta di una vera frattura, in relazione a tecnologie mai normate?

La nozione di privacy nel diritto anglosassone è piuttosto ampia: una definizione giuridica di privacy non esiste e tutta la legislazione americana è considerata patchwork quilt legislation a causa della frammentarietà del regime di tutela del diritto alla riservatezza.

Il rischio di affidarsi a decisioni giurisprudenziali per dirimere controversie legate alle tecnologie più innovative va calcolato come la severa rinuncia ai principi di equità, tipici dei sistemi occidentali regolati sulle fattispecie, del Pater Familias.

Tired and exhausted woman at work

Privacy e iperconnessione

Allora, possiamo davvero parlare di frattura col passato?

Probabilmente, no: gli strumenti tecnologici e le intelligenze artificiali si sviluppano più in fretta di quanto possano fare i processi di normazione per legiferare e i limiti tra privacy e condivisione spontanea assumono contorni sempre più sfumati.

Se il potente Governo degli Stati Uniti ha bisogno di Tim Cook, chi è che comanda davvero?

Amnesty International insieme a Saatchi & Saatchi per i diritti umani

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la dichiarazione per i diritti umani, un documento che riguarda tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta nella storia dell’umanità veniva scritto che ogni essere umano può godere di alcuni diritti per il solito motivo di essere al mondo.

L’argomento, ad oggi ancora attuale, è oggetto ogni anno di un rapporto pubblicato da Amnesty International volto a spiegare passi avanti e aree di miglioramento.

Ad oggi, purtroppo, le ingiustizie e le violenze contro le persone sono ancora molto e troppo diffuse; per questo motivo Amnesty International ha scelto di lanciare un appello, insieme all’agenzia Saatchi & Saatchi e a Roberto Saviano, affinchè tutti conoscano e combattano contro la violenza e le ingiustizie diffuse in tutte il mondo.

LEGGI ANCHE: Amnesty International e l’originale campagna con lo “Slide unlock”

Here’s to You

Nel 1970 Here’s to You è diventata ed è rimasta la canzone simbolo per la lotta contro i diritti umani.

Scritta da Joan Baez ed Ennio Morricone riprende le ultime parole pronunciate da Sacco e Vanzetti, simbolo della lotta contro la violenza gratuita contro gli essere umani.

Chi erano Sacco e Vanzetti?

Amnesty International insieme a Saatchi & Saatchi insieme per i diritti umani

Nella America del dopoguerra, Bartolomeo Vanzetti e Ferdinando Sacco vennero dichiarati colpevoli di omicidio e condannati alla pena di morte. A nulla valsero le prove a loro favore, che avrebbero potuto scagionarli. Nell’America della fine degli anni ’20 i deboli erano i più vulnerabili.

“Sono così convinto di essere nel giusto, che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto”. Bartolomeo Vanzetti

Sebbene siano passati quasi 90 anni, ancora tantissime persone sono vittime di violenze e ingiustizie senza motivo; Roberto Saviano ci ricorda come ancora in Italia la violazione dei diritti umani sia ancora all’ordine del giorno.

Here’s to you è ancora attuale, un inno contro le ingiustizie diffuse e i diritti violati.

Noi possiamo cambiare il mondo?

Un piccolo gesto può fare la differenza. Questa canzone ci insegna a non dimenticare e non lasciare solo nessuno.

L’appello che Amnesty International lancia è quello di tornare a cantare; attraverso il canto si ha la possibilità di far sentire la propria voce e dire io non ci sto.

Tutti coloro che decideranno di dare il proprio contributo e rispondere all’appello potranno caricare il loro video sul sito dedicato all’iniziativa.

Con i contributi raccolti Amnesty International realizzerà un unico videoclip, da diffondere in tutto il mondo affinchè i diritti umani siano nella mente e nel cuore di tutti, e sempre più persone rispondano agli appelli lanciati dall’associazione.

Non ci resta quindi che scaldare la voce e accendere il microfono. Nella speranza che l’umanità sia pronta per ascoltare.

Credits

SAATCHI & SAATCHI

Executive Creative Director: Agostino Toscana

Creative Director: Alessandro Orlandi, Manuel Musilli

Art Director: Alessandro Orlandi, Manuel Musilli

Digital Art Director: Alessio Bianconi

Copywriter: Alice Scornajenghi

Producer: Manuela Fidenzi

Head of TV: Erica Lora-Lamia

Account Manager: Giuseppe Colasurdo

Account Assistant: Annalisa Bronzi

Head of Interactive Production: Silvio Coco

Web Developer: Dario Cataldi

AMBITO 5

Head of Digital Strategy: Carlo Tumino

Head of Digital Media and Analytics: Fabio Muzzi

 

THINK CATTLEYA

Regia: Bosi & Sironi

DoP: Paolo Caimi

Executive Producer: Alessandro Bonino

Producer: Martino Benvenuti

Scenografia: Paki Meduri

Montatore: Marcello Saurino

Post produzione video: BAND POST FACTORY

Post produzione audio: Lello Ambrosini

Musica: HERE’S TO YOU – Interpretata da Joan Baez – (E. Morricone / J. Baez)

Edizioni e proprietà del master: Universal Music Publishing Ricordi Srl

Cover base strumentale: Sing Sing

Twitter: cinque consigli su come usare le GIF

È stata una lunga battaglia, ma ce l’abbiamo fatta.
Da qualche giorno è stato lanciato l’aggiornamento che consente di condividere le GIF su Twitter. Attraverso l’icona GIF presente nella schermata di stesura del tweet, non dovremo più copiare e incollare le GIF da altri portali, perché avremo accesso diretto ad una gallery con numerose immagini animate. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla partnership siglata con i portali Giphy e Riffsy.

I programmatori l’hanno finalmente capito: noi twitteri siamo esseri estremamente pigri.

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Ecco dunque cinque consigli da attaccare al frigorifero, da mettere nel portafoglio vicino alle foto dei parenti e da utilizzare secondo necessità per l’utilizzo delle GIF.

Una GIF al giorno leva il twittero di torno

Mai abusare delle GIF. Potrebbe sembrare il consiglio più scontato, ma non lo è. Sono simpatiche, ma ricordati che Twitter è anche un social network che ha bisogno di parole (poche) che siano taglienti, in grado di colpire l’attenzione, che caratterizzino l’account che gestisci.
Se comincerai a twittare solo attraverso le GIF, il risultato ottenuto sarà il ritorno a zero follower e all’immagine profilo con l’uovo.

via GIPHY

Oggi mi sento GIF

A volte le parole stanno a zero: alle GIF non capita mai. Invece di utilizzare i 140 caratteri per spiegare cosa ti passa per la testa, una sola e semplice GIF animata potrebbe essere più efficace per descrivere il tuo stato d’animo. Provare per credere!

Tu sei ciò che twitti

Trova delle GIF simpatiche nella galleria e prova a rapportarle alla tua vita. Fà sì che le GIF parlino di te. Meglio ancora: sii la GIF. Che si tratti di disastri o di vittorie epiche, fai finta che nella GIF ci sia tu e twitta insieme a lei una frase che possa esprimere al meglio la situazione riportata.

via GIPHY

GIF-risposta

Il tuo profilo su Twitter non dovrà assolutamente diventare una GIFmania, ma a volte una risposta brillante, immediata e ben riuscita necessita di una sola GIF. Prova a rispondere con le GIF a qualche tweet, vedrai che delle volte riusciranno ad essere più incisive di quanto lo saresti stato tu.

Variare per credere

Sforzati di non utilizzare sempre le solite quattro GIF. La galleria offerta da Twitter è molto vasta, ma non è la sola. Nel web ci sono milioni di GIF nascoste che possono proprio fare al caso tuo. Utilizzare sempre le solite farà pensare ai tuoi followers che sei entrato in un loop tipo quello delle mosche contro il vetro. Piuttosto, ricomincia a cercare online: il buon vecchio sharing da terze parti non passa mai di moda!

Prima di chiudere, c’è un sesto consiglio per te: il modo migliore per imparare resta sempre la sperimentazione. Quindi prova, senza timore, ad utilizzare le GIF in modi creativi, e vedrai che ne diventerai dipendente. Sia tu che i tuoi followers.

Tutti pronti? 3,2,1 GIF!

Mobile app, VR, Snapchat, Snapdragon Wear: tutte le ultime novità Tech dal settore Moda

Ci risiamo! Dopo l’intensa partecipazione all’ultima Milan Fashion Week e visto il successo del mio primo articolo a riguardo (‘Le novità Digital più hot dal mondo Fashion‘), sono pronta a raccontarti le migliori novità tecnologiche provenienti dal settore moda.

Fashion mobile app

Parto con una novità in campo applicazioni mobile: è Versace ad aver creato l’app più divertente dell’ultimo periodo, si chiama Versace Emoji App ed è stata realizzata in occasione di San Valentino.

Reinterpreta l’iconico simbolo della Medusa trasformandola in una faccina sorridente corredata da una gamma di diverse espressioni e ha lo scopo di consentire agli utenti di condividere le immagini, direttamente dalla propria gallery o scattandole al momento, utilizzando le Versace emoji, i filtri e aggiungendo testi personalizzati.

A supporto del lancio dell’app è stata pensata anche una capsule collection di t-shirt con la stampa Versace Emoji. Online forse vi sarete accorti del progetto grazie all’hashtag #VersaceSharesLove

Moda e realtà virtuale

Passiamo ora al mondo della realtà virtuale. In passato sono stati nomi come Dior (ve lo ricordate circa un anno fa il progetto Dior Eyes,  il primo Virtual Reality Headset in grado di combinare tecnologia VR e suono a 360°?), Topshop e Rebecca Minkoff a investire in tecnologia.

Oggi il caso che sta facendo parlare di sé è il servizio fotografico in realtà virtuale realizzato dal fotografo Ruvan Wijesooriya a Manhattan.

Il progetto Unstiched è stato possibile grazie alla collaborazione con l’agenzia Virtualize e The Endless Company, specializzata nella creazione di esperienze di realtà virtuale. Se vuoi approfondire, ti consiglio di proseguire con l’articolo pubblicato su Motherboard.

Snapchat

#1 L’evoluzione del mobile adv

Nell’ultimo periodo, tra i brand del lusso, è stato Gucci quello che ha lavorato di più sui social di live streaming. Ha infatti scelto Snapchat per condividere video e foto relativi agli scatti di Glen Luchford per la campagna pubblicitaria della collezione Pre-Fall 2016, ambientata in una serra piena di fenicotteri rosa. Senza dimenticare il takeover di Jared Leto sull’account Snapchat.

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Detto questo, la novità riguardante Snapchat che ti voglio segnalare è relativa alla nuova partnership con Viacom, il colosso media che è diventato partner esterno esclusivo per la vendita di spazi adv sui contenuti del social network sopra citato. Sì, il gruppo di cui fanno parte anche MTV e Paramount Pictures ha stretto una partnership con Snapchat e promette nuove strategie di contenuti riflettendo quella che sembra essere l’evoluzione del mercato del mobile advertising.

We think it’s a great storytelling vehicle and we have Velocity as an internal resource to produce creative for our advertising partners.

Viacom aggiungerà anche due nuovi canali alla pagina “Discover” di Snapchat, con l’obiettivo di combinare le reciproche expertise e lavorare sul target Millennials e post-Millennials.

Se ti interessa l’argomento, approfondisci qui.

#2 Fashion shows e live streaming

Le sfilate sono sempre state un momento super esclusivo, i social media hanno però stravolto le logiche delle aziende della moda e del lusso portando oggi brand come Gucci e department stores come Neiman Marcus e Bloomingdale’s ad avere un attivissimo account Snapchat dove condividere le loro storie live con i loro followers.
Ne parla in modo approfondito LuxuryDaily in ‘Retailers turn to Snapchat to share fashion week with curious clientele‘.

La strategia del brand Jean Paul Gaultier è un mix di tutti trend attuali: utilizzo di influencer per raccontare in diretta la sfilata su Periscope, un takeover di 24 ore della modella Daphne Groeneveld su Snapchat che racconta il dietro le quinte e il backstage.

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i-beacon nel nuovo store Barney’s

Offrire esperienze personalizzate e basate sui dati e sul comportamento del consumatore è l’attuale obiettivo dei negozi. Non è più una novità, i negozi fisici hanno la necessità di essere sempre più tecnologici: è la volta del nuovo store di Barney’s a Chelsea che, sfruttando I-beacon, condividerà video e foto, lookbook e interviste direttamente sullo smartphone dei consumatori.

Per saperne di più, ti suggerisco l’articolo ‘Barneys personalizes experience via iBeacon placement‘.

Snapdragon Wear

È un gran parlare di Snapdragon Wear, il chip per gli indossabili.

Ma di cosa si tratta? Qualcomm ha presentato la piattaforma Wear pensata per ridurre i consumi e migliorare la gestione delle risorse Il mercato degli indossabili è maturo ma resta un problema: un orologio, ad esempio, che necessita di essere caricato quasi ogni giorno porta a restare fedeli ai modelli tradizionali. Ecco dove si inserisce la nuova tecnologia: Qualcomm, leader nella produzione di componentistica hi-tech, ha creato Snapdragon Wear 2100, un nuovo chip pensato apposta per gli indossabili che permette di ridurre il consumo energetico.

Stay tuned! Nel frattempo se vuoi approfondire, leggi ‘Qualcomm annuncia la Snapdragon Wear Platform‘.

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Proximity Marketing: Fox usa la tecnologia Beacon per lanciare Kung Fu Panda 3

La campagna promozionale messa a punto da Fox ed Exterion Media per il lancio di Kung Fu Panda 3 ha qualcosa di veramente sorprendente.

Il canale televisivo di intrattenimento è stato il primo ad utilizzare la tecnologia Beacon su circa 500 bus londinesi.

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LEGGI ANCHE: iBeacon e Retail Marketing: in che modo la tecnologia Apple migliorerà l’esperienza di acquisto?

Dal prossimo 11 marzo i passeggeri che utilizzeranno l’App Shazam a bordo potranno usufruire di contenuti esclusivi del film e avranno l’opportunità di prenotare i biglietti del cinema direttamente dai propri dispositivi mobile.

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Non appena i passeggeri saranno sull’autobus, i beacon BLE (Bluetooth Low Energy) installati si attiveranno grazie all’applicazione mobile Shazam. Rivelato il segnale, gli utenti potranno accedere ai contenuti esclusivi messi a punto per loro.

Il Proximity Marketing che la tecnologia Beacon rende possibile attuare è in grado di fornire contenuti coinvolgenti, informativi e di intrattenimento direttamente a milioni di utenti in pochissimo tempo e semplicemente utilizzando il proprio smartphone. Il potenziale che i Beacon dischiudono è, quindi, illimitato.

LEGGI ANCHE: iBeacon, i fari di Apple: cosa sono e come utilizzarli per il business aziendale?

Fox, infatti, guarda già oltre questa campagna promozionale per comprendere come utilizzare al meglio i dati raccolti per pianificare le prossime attività di marketing.

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Il direttore marketing di Fox, Chris Green, ha sostenuto che la partnership con Exterion e Shazam consentirà alla società di coinvolgere gli spettatori ad un livello più profondo. Non si tratta più di manifesti pubblicitari ed annunci all’aperto.

La tecnologia si mette al servizio dell’Advertising elaborando nuove strategie di Branding.

Margot vs Lily

Margot vs Lily, la nuova web serie di Nike

Si chiama Margot vs Lily la web serie di Nike lanciata all’interno della campagna pubblicitaria dedicata alle donne, BetterForIt. A partire dall’1 febbraio fino al 21 marzo, ogni lunedì, sarà caricato un nuovo episodio sul canale Youtube NikeWomen.

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Creata dalla regista Tricia Brook e il produttore Alfonso Gomez-Rejon, la serie è composta da 8 episodi e narra la storia di due sorelle adottive.

La sfida

Lily vive a Manhattan, ed è una stella del fitness grazie al suo canale Youtube. Margot vive a Brooklyn e ha da poco perso il lavoro come social media manager presso una società di software di contabilità. In realtà, ciascuna vuole essere come l’altra. Lily, nonostante il suo crescente pubblico di appassionati, non ha veri amici, e prova invidia per la vita sociale di sua sorella adottiva. Margot invece ha un sacco di amici e inconsciamente è attratta dalla vita salutare di Lily.

Al termine della prima puntata le due si lanciano una sfida: Margot deve aprire un canale social e raggiungere più di 1000 iscritti, Lily deve stringere almeno 3 rapporti di amicizia veri. Nel corso delle puntate i ruoli e le vite delle due sorelle si invertono.

Margot vs Lily

Il Branded Entertainment di Nike

Così per il 2016, Nike ha voluto puntare sul pubblico femminile con questa operazione di branded entertainment. Si tratta della capacità di una marca di creare contenuti di intrattenimento attraverso nuove tecniche di storytelling e content marketing. In questo modo l’attenzione del pubblico rimane focalizzata sulla storia, sul contenuto e non sul prodotto in sé. Infatti, al centro di Margot vs Lily ricorrono i temi tanto cari a Nike come quello del gioco e della sfida.

La premessa sembra divertente, le attrici sono perfette per i ruoli, e la trama, in stile cartone animato, a volte, suona vera e rispecchia le esperienze di giovani donne single, come quelle che vivono nelle grandi città americane. All’interno dei vari episodi non poteva mancare l’inserimento di prodotti Nike: le protagoniste indossano tute e scarpe da ginnastica firmate dallo storico marchio sportivo. Ci sono anche scorci di prodotti digitali in azione, come l’applicazione Nike + Training Club (NTC), che Margot utilizza, con risultati alquanto disastrosi, in uno dei suoi primi allenamenti.

Margot vs Lily

Nell’ultimo episodio caricato la guest star Jack McBrayer (meglio conosciuto come Kenneth Parcell, il fattorino della serie 30 Rock) interpreta il ruolo di un troll di Internet, i cui commenti sui social sconvolgono Margot.

Come andrà a finire e soprattutto quale delle due sorelle vincerà la sfida?

https://www.youtube.com/watch?v=FpNPF1P1ziw

SpareRoom

SpareRoom: fare branding mettendoci la faccia (e non solo)

A volte fare branding per la propria azienda significa metterci la faccia. Altre volte la casa. Deve averla pensata così Rupert Hunt, founder di SpareRoom, il sito numero uno nel Regno Unito per cercare e affittare case in condivisione.

L’idea è semplice, ma al tempo stesso di quelle che ti fanno subito pensare…seriously?

Hunt vive in un appartamento con ben 15 stanze in un quartiere emergente di Londra, non gli piace la solitudine ed è in cerca di due coinquilini. Così decide di pubblicare un annuncio su spareroom.co.uk, proprio come farebbe un normale utente interessato ad affittare una delle “stanze libere” della propria casa.

Fin qui, nulla di così strano. Se non fosse che, per vivere nel suo appartamento del valore di 3 milioni di sterline – no, non hai fatto male i conti, stiamo parlando di quasi 4 milioni di euro – non è necessario avere a disposizione una cifra esorbitante come si potrebbe pensare, ma vale la formula pay what you can afford, paga quello che puoi. Anche una somma simbolica.

Quanto simbolica? Non meno di una sterlina al mese. Parafrasando la prima espressione che ci viene in mente (no, non è seriously) possiamo dire niente male, considerando che Londra è una delle città più care al mondo. Dov’è quindi la fregatura? Da nessuna parte. A patto che gli aspiranti coinquilini siano disposti a partecipare ad una sorta di provino social, condiviso settimana dopo settimana sui profili personali di Hunt e sul canale YouTube del sito, fino alla scelta definitiva.

“Ho deciso di filmare la mia avventura per mostrare alla gente il processo di selezione (che può essere divertente!) e per diffondere il messaggio che vivere con le persone giuste è meglio che vivere da soli”

 

 

Gli crediamo? In effetti è un po’ difficile pensare che il founder di SpareRoom sia disposto a condividere i suoi spazi quotidiani con due perfetti sconosciuti solo per farsi un po’ di pubblicità. Dal 2004 la filosofia di SpareRoom è Life is better when you share it, la vita è migliore quando la condividi. E allora, condividere per condividere, perché non farlo fino in fondo?

 

Una foto pubblicata da Rupert Hunt (@ruperthunt) in data: 23 Feb 2016 alle ore 04:01 PST

Per Rupert Hunt le audizioni sono un esperimento già testato qualche anno fa per la ricerca del precedente coinquilino. Pare avessero funzionato, così tanto da spingerlo stavolta ad aggiungere le telecamere e l’elemento social. Ed ecco Rupert’s Housemate Hunt, una web serie che sta prendendo vita su YouTube, raccontando le selezioni con tanto di SpeedFlatmating, una specie di speed dating fra ipotetici coinquilini e proprietario di casa.

Il risultato è questo: una campagna di branding efficace e divertente che ha saputo creare engagement e consensi. Metterci la faccia e spingere i propri utenti a fare altrettanto, dando vita ad una narrazione partecipativa e del tutto in linea con i’identità del brand, paga sempre.

Dopo aver pubblicato l’annuncio, come era prevedibile, sono piovute centinaia di candidature, tanto da costringere Hunt a chiudere in anticipo la raccolta di adesioni. Ma di materiale deve averne raccolto parecchio, visto che da giorni ormai il canale Youtube, la pagina Facebook e i profili Twitter e Instagram, raccontano in mini puntate le avventure dei possibili – e molto fortunati – futuri coinquilini. Il primo c’è già, fresco di nomina, grazie anche ai mini poll pubblicati da Hunt. Siamo curiosi di vedere chi è il prossimo.

Sonia Peronaci: la cucina, il web e le nuove avventure

Questo articolo è stato scritto da Fiorella Taddeo, Ninja Guest.

Ha imposto un nuovo approccio alla cucina sul web sfruttando le potenzialità e le caratteristiche della rete. Lo ha fatto prima di tutti. Dopo nove anni di record e primati con Giallo Zafferano, Sonia Peronaci ha deciso che era tempo di nuove avventure. Ne ha parlato con Ninja Marketing: dai progetti per il futuro, all’evoluzione del web, passando per il quotidiano e le fonti di ispirazione di una food blogger. Qualche domanda per conoscere meglio la regina della cucina su internet.

Patate al forno (10 di 40)

Innanzitutto una domanda obbligata: com’è la nuova vita di Sonia Peronaci? Come procede la tua nuova avventura?

Sono molto impegnata su diversi fronti: prima di tutto mi sto dedicando ad un nuovo libro in uscita a maggio ma sto valutando tante nuove opportunità anche su altri media. Il sito procede molto bene (a proposito, vi piace?) e ci stiamo impegnando non solo nella produzione di contenuti ma anche su iniziative nuove che vedrete a breve!

Dove sta andando il web? Vorremmo il punto di vista di chi ha visto, prima di altri, le potenzialità della rete e del blogging.

Io spero che il web stia andando verso una “purificazione” sia dei contenuti che dei siti a causa principalmente della pubblicità troppo invasiva. Auspico una fruizione migliore di siti e blog, molti dei quali sono ormai praticamente invasi dalla pubblicità rendendo di fatto quasi impossibile accedere ai contenuti. Il web sta diventando un po’ come quelle riviste patinate che, su 100 pagine, ne hanno 80 di pubblicità e solo 20 di contenuti. Ecco, spero che ci si renda conto che questa non è la strada e si ritorni ad un utilizzo più consapevole del mezzo, dando agli utenti ciò che davvero gli serve e cercano e cioè contenuti di qualità.

Spaghetti alle vongole (48 di 57) copia

Ogni mattina una food blogger si sveglia e….? I tre gesti quotidiani irrinunciabili

Leggere i commenti sul sito e su Facebook
Pensare ai nuovi contenuti da produrre
Cercare nuove ispirazioni su siti, libri e riviste di settore per essere sempre aggiornata sulle tendenze del momento.

Quali sono le tue fonti di ispirazione, per inventare una nuova ricetta o sperimentare un nuovo approccio editoriale?

Guardo sicuramente all’estero e in particolar modo alla Francia per quanto riguarda la pasticceria, che io amo molto. Per le nuove tendenze, invece, mi rifaccio molto ai siti americani e inglesi. Tra i miei preferiti ci sono Jamie Oliver e Martha Stewart.

Spaghetti carbonara (32 di 51) copia

Gastronomia, ricette, ristoranti, in generale il food ha invaso tutti i media segnando la nascita, a mio avviso, di un nuovo storytelling. Chef e blogger ne sono i protagonisti. In cosa evolverà questo boom?

A mio avviso questo enorme boom del mondo food ha avuto il grande vantaggio di avvicinare maggiormente le persone alla cucina: ormai tutti si interessano e hanno voglia di imparare, uomini e donne. D’altro canto, l’esposizione massiccia costringe ad un rinnovamento continuo, sia dei contenuti che delle modalità con cui questi vengono proposti. Siamo talmente bombardati che è ormai fondamentale trovare idee nuove e avvincenti che sappiano conquistare anche se è tutt’altro che semplice.

Tre città o tre Paesi in cui torneresti sempre e le tre ricette che in occasione di questi viaggi hai messo in valigia.

Key west e la sua Key lime pie: scoperta durante un meraviglioso viaggio negli States che mi ha fatto scoprire posti meravigliosi e piatti buonissimi.
Bolzano con i canederli: ricordi di un’infanzia trascorsa in Alto Adige con nonna e zia che mi hanno insegnato tutte le loro ricette. Il posto che porto sempre nel cuore.
Parigi con la duemila foglie di Pierre Hermè: il porto dove torno quando ho voglia di bello. Parigi, per me, è l’equivalente di un comfort food: accomodante, familiare, bellissima. E poi è piena di pâtisserie, boulangerie e bistrot meravigliosi.

 

Fotografie di Gian Marco Folcolini