All'Italians Festival trionfano Cères e Wind premiate dall'ADCI

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Sabato 7 novembre, si è chiusa la seconda edizione di IF! Italians Festival, il Festival dedicato alla Creatività ideato e promosso da ADCI (Art Directors Club Italiano) e ASSOCOM, in partnership con Google. IF! è un momento di confronto, nato con l’intento di promuovere la cultura della creatività tra professionisti del mondo della comunicazione e semplici appassionati.

Nella serata conclusiva sono stati consegnati sul palco del Teatro Franco Parenti i premi annuali dell’Art Directors Club Italiano alla migliore creatività italiana.

I vincitori

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Per questa edizione dell’Italians Festival, ad aggiudicarsi in ex aequo il riconoscimento più importante, l’Italians Festival Grand Prix le agenzie sono due BCube per Cères e Ogilvy & Mather per Wind Italia. Di seguito i lavori vincitori:

Facebook Postin Pan – Ceres

Papà – Wind Telecomunicazioni

Nel corso dello show di premiazione sono stati consegnati 19 Ori,il premio “7 Days Brief” vinto da Valeria Camin e Valentina Ceccarelli e il premio “Best Use of YouTube” vinto, in ex aequo, dalla campagna “Italy, The Extraordinary Commonplace” realizzata da Leo Burnett per ICE e dalla campagna “Papà” firmata BCube per Wind Telecomunicazioni.

Da menzionare il bronzo a Plural Agency per la campagna #ticonnettoinonni per RAI, l’unica agenzia indipendente e forse la
più piccola a vincere nella categoria Brand Content.

Nel pomeriggio, l’Art Directors Club Italiano ha anche consegnato il premio “Hall of Fame” a uno dei grandi protagonisti dell’edizione 2015 di IF! Italians Festival: il designer e architetto Paola Antonelli, senior curator del Dipartimento di Architettura e Design e direttore ricerca e sviluppo del MoMA di New York, venuta a condurre il talk “Lo strano rapporto tra design e violenza”.

LEGGI ANCHE: Digital Warriors: partecipa all’appuntamento gratuito per innovatori digitali targato Ninja Marketing [EVENTO]

Prima della consegna degli ADCI Awards 2015 il comitato organizzatore del Festival della Creatività che hanno voluto ricordare Enrico Gasperini, pioniere della cultura digitale in Italia, fondatore di Inferentia e Digital Magics, nonché presidente di Audiweb dal 2007, scomparso nella notte di giovedì scorso a soli 53 anni.

Oracle Cloud Day, scopri le opportunità di innovazione per le aziende [EVENTO]

Oracle Cloud Day, scopri le opportunità di innovazione per le aziende

Il primo passo per avere un’azienda moderna e competitiva nell’era nuova del business è sicuramente quello di abbracciare le opportunità del Cloud.

Se non le conosci o se vuoi chiariti ulteriormente le idee, giovedì 19 novembre puoi partecipare gratuitamente all’Oracle Cloud Day a Milano, un evento organizzato per illustrare le offerte innovative del sistema cloud realizzato da Oracle. Scommettiamo però che ti stai chiedendo: perché un marketing manager o un social media manager dovrebbe partecipare al Cloud Day? 

Proviamo a capirlo insieme! 🙂

Oracle Cloud Day, scopri le opportunità di innovazione per le aziende

L’importanza del Marketing Cloud

Oracle è un’azienda che si occupa di tecnologia ma anche di servizi di Marketing Cloud al fine ultimo di seguire il cliente in tutte le fasi della comunicazione e della vendita.

In primis Oracle offre la possibilità grazie alla Data Manager Platform di riunire tutti i dati di un cliente in ‘un’unica identità‘ in maniera tale da rispondere all’attuale sfida del marketing multicanale. Con il marketing moderno è fondamentale offrire alle aziende percorsi che riescano a conciliare tutti i canali di vendita sfruttando al massimo le potenzialità in ambito digital: dall’email, al sito, fino ai social e al mobile. Oracle Marketing Cloud mira a creare soluzioni per le aziende targhettizzando e segmentando il data base B2B, pensando ai consumatori e personalizzando le campagne sui canali digitali, puntando sui contenuti e arrivando a sfruttare anche i big data.

L’obiettivo principale di Oracle è creare e stimolare l’interesse nell’audience, ad esempio attraverso servizi di online advertising, utilizzando dati già acquisiti del cliente. Il tutto riunendo e gestendo con più facilità task e servizi di cui, solitamente, si occupano diverse agenzie ‘frammentate’ come ad esempio, la strategia social o la gestione del sito.

Anche i dati di navigazione anonimi diventano importanti: sono, infatti, utili al marketing manager per poter comprendere, ad esempio, quali tra i clienti di cui si occupa ha creato una determinata rete di traffico dati e info online, per ‘targhettizzare’, in base ai dati di navigazione, gli utenti anonimi e i ‘look like’ (per suggerire gli utenti simili), potendo così escludere audience non potenzialmente interessate alle campagne di marketing. Con Oracle il cliente, in questa prima fase, ‘da anonimo diventa acquisito’.

La marketing optimization

In una fase successiva avviene la marketing optimization: grazie ad un “drag and drop” dei dati acquisiti si definisce il percorso del cliente senza trascurare il listening sui social media o i dati di vendita e post vendita, come le transazioni commerciali online delle aziende che si occupano di B2B.

Oracle nell’ambito B2B incentra il focus sul digital body language del cliente, analizzando cioè tutte le informazioni e i comportamenti inerenti l’utente e fornendo soluzioni adeguate ai suoi interessi: ad esempio indicando le pagine visitate dal cliente o i suggerimenti di acquisto in base ai prodotti che ha già visualizzato e acquistato.

Considerando che il 45% delle decisioni di acquisto a livello enterprise vengono fatte dal cliente ancor prima che l’agente si presenti, il Sales Cloud di Oracle è un aiuto concreto per gli addetti alle vendite, un servizio veloce e facile, da usare ovunque, che garantisce un’agilità di business e che fornisce ai rappresentanti maggiori informazioni sull’azienda con una maggiore probabilità di centrare gli obiettivi di vendita.

I servizi cloud nel B2B sono forniti da Oracle con la consapevolezza che ci sia bisogno di infrastrutture e filiere, oramai digitali, attraverso le quali l’azienda stessa può interagire agilmente. Basti pensare alla possibilità di inviare proprio attraverso i canali cloud la proposta di vendita, potendo ricorrere, ad esempio, alla firma digitale e servizi simili.

Inoltre, grazie al Service Cloud di Oracle, è possibile estrapolare e analizzare tutta la storia delle interazioni del cliente, incluse quelle sui social media, per poter incentivare la cura della web reputation aziendale e poter creare buzz. 

L’opportunità dei servizi di Oracle sta nel poter indirizzare l’azienda verso una gestione più accurata e immediata del cliente sfruttando lo strumento di Marketing Automation che offre informazioni preziose sul Digital Body Language dei clienti per gestire campagne marketing multicanale, Content e Social Marketing grazie a una potente Data Management Platform.

Standardizzazione e disintermediazione del cliente

Quindi partecipando all’Oracle Cloud Day sarà ancora più chiaro come i servizi cloud offerti dalla multinazionale mirano alla standardizzazione e disintermediazione nella cura e gestione del cliente. Con il cloud è possibile facilitare l’innovazione e accelerare il time to market, ridurre i rischi e le complessità con soluzioni più complete e sicure nel mercato e compiere un passo nel futuro.

Tutte le aziende devono essere in grado di muoversi agilmente, proprio come delle start-up. È per questo che il 19 novembre non puoi mancare all’evento Oracle presso il Mi. Co di Milano. Ad accoglierti ci sarà Fabio Spoletini, Oracle Italia Country Leader & Vice President for Technology Business Unit mentre la moderazione dell’evento sarà affidata ad Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC. Dalle 9.00 alle 15.30 si alterneranno momenti di approfondimento sull’importanza del cloud in ambito HR, Finance, Development e Customer Experience.  A parlare dei servizi dell’azienda saranno gli stessi clienti che hanno già intrapreso con successo il percorso di trasformazione gestionale dell’IT. 

Allora, che stai aspettando a iscriverti all’Oracle Cloud Day? Un vero Guerriero non può perderselo!

Amazon prime now, dal desiderio alla consegna in un'ora

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Amazon Prime Now guarda al tricolore ed è probabilmente l’unica classifica in cui l’ Italia appare al secondo posto in Europa (per meriti). Siamo quindi nel bersaglio per testare un’ innovazione di economia digitale, mica poco.

15.000 prodotti inclusa la categoria food, che qualche mese fa veniva annunciata come novità e che oggi sembra dare senso ad un progetto più ampio, che mette Amazon sul trono del mercato digitale. Aumentare l’efficienza delle consegne, spingendo i tempi ai limiti della performance spettacolare, ovvero consegne entro i 60- 120 minuti.

Sembra impossibile ma è solo “questione di magazzino” e la prima città Italiana a testare la novità è Milano (2 ore in 34 comuni dell’hinterland milanese).

Amazon Prime Now: cos’è e come funziona

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Tutto passa dal nuovo centro di distribuzione Amazon in zona Affori: 1.500 metri quadri dove lavorano 60-70 persone. Marco Ferrara- City Manager di Prime Now;

“Dalla app l’ordine finisce nei nostri sistemi di magazzino: si prepara l’ordine, si mette nei sacchetti, e a questo punto viene affidato a uno dei corrieri con cui lavoriamo”.

Amazon consegna con motorini e furgoni e studia di ampliare il parco mezzi con biciclette o trasporto pubblico, come a New York. Il servizio è attivo dalle 8 del mattino a mezzanotte, 7 giorni alla settimana: i tempi veloci di consegna colgono l’occasione per supportare le consegne durante le festività natalizie.

“Per quello che abbiamo visto finora i clienti fanno soprattutto la spesa. Per Natale avremo una selezione di prodotti e idee regalo”.

La prova sul servizio Prime Now

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Il costo è di 6,90 euro su singolo ordine per la consegna in un’ora, il servizio è gratis nelle 2 ore ma è attivo solo per i clienti Prime. L’abbonamento costa 19,99€/ anno ed è gratis in prova per i primi 30 giorni.

LEGGI ANCHE: Amazon Prime Now: la consegna in un’ora è realtà

Per verificare la qualità del servizio, Altroconsumo ha testato il servizio, mettendo alla prova il servizio di consegna express Amazon Prime Now (quindi pagando 6,90 euro in più) effettuando tre acquisti con spedizioni a tre indirizzi diversi situati a Milano città. Si legge:

“In tutti e tre i casi la consegna è avvenuta in tempi decisamente più rapidi del previsto: in un caso abbiamo ricevuto i prodotti 17 minuti dopo aver inoltrato l’ordine, in un caso 26 minuti dopo e in uno la consegna è avvenuta in 30 minuti. Abbiamo anche variato la tipologia di prodotti acquistati: sia i piccoli oggetti (una chiavetta USB) che prodotti più fragili e voluminosi (alcune bottiglie di bibite e liquori) sono arrivati in perfette condizioni. Il processo di ordine avviene senza particolari intoppi: una volta loggati, infatti, l’app mantiene in memoria tutte le impostazioni dell’account Amazon, senza necessità di inserire nuovamente i dati e l’indirizzo.”

Economizzare il tempo e annientare le distanze; acquistare con un click non basta più, vogliamo tutto e lo vogliamo subito.

Digital Warriors: partecipa all’appuntamento gratuito per innovatori digitali targato Ninja Marketing [EVENTO]

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Vuoi trascorrere un sabato mattina ricco di ispirazione? Prenota qui il tuo posto per l’evento “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing”, un’occasione di formazione gratuita targata Ninja Marketing e Ninja Academy dedicata a fare il punto della situazione su trend, tool e professioni insieme alla digital industry italiana.

Iscriviti qui all’evento gratuito “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing”

Segui l’evento anche su Facebook per avere update e contenuti extra!

Sabato 28 novembre, al Copernico Milano

Ti invitiamo ad una mattinata di formazione gratuita progettata per innovatori, manager, social media lovers ed appassionati del digitale, presso Spazio Copernico a Milano, il 28 novembre dalle 9:30 alle 13:00. Avrai l’occasione di conoscere dal vivo il clan di Ninja Marketing e i docenti della Ninja Academy, oltre ai principali esponenti della digital industry italiana che fanno parte dell’Advisory Council della Academy.

Google, TIM WCAP e Microsoft Italia sono solo alcune delle aziende che saranno presenti per dispensare la propria conoscenza ai nostri Digital Warriors!

Digital Warriors: partecipa all’appuntamento gratuito per innovatori digitali targato Ninja Marketing [EVENTO]

Digital Warriors: il programma

Cominceremo con il benvenuto di Mirko Pallera, founder e CEO Ninja Marketing e Ninja Academy, che presenterà il catalogo corsi 2016 della Ninja Academy e svelerà al pubblico delle novità che riguardano Ninja Marketing.

Due potentissimi track paralleli daranno vita a panel ritmati ed intensi. Tra gli appuntamenti da non perdere, il panel con i docenti Luca La Mesa, Simone Tornabene, Orazio Spoto, Filippo Giotto ed Edoardo Scognamiglio che si confronteranno sui Social Media Marketing Trends 2016.

Altri docenti della Ninja Academy, Matteo Flora, Claudio Gagliardini, Andrea Fontana e Francesco Gavatorta, parleranno di Digital Life: Vision & Tool.

Chiuderà la mattinata la tavola rotonda sull’evoluzione del mercato digitale con gli esperti dell’Advisory Council Francesco Gagliardi di Google, Ilaria Potito di TIM WCAP, Marco Agosti di Tiscali, Enrico Quaroni di Rocket Fuel, Antonella La Carpia di Teads e Vito Flavio Lorusso di Microsoft Italia, moderati da Mirko Pallera.

In contemporanea, Gianluca Lisi, Giosè Milli e Luigi Centenaro parleranno di co-creation, personal branding e tecniche innovative per il Professional Empowerment in auditorium.

Scopri qui il programma completo!

Come partecipare?

L’evento “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing” è gratuito, per partecipare bisogna iscriversi sul sito della Ninja Academy.

I posti in aula sono limitati, quindi ti consigliamo di prenotare il tuo posto e di arrivare presto 🙂

Influencer Marketing: definire gli obiettivi per raggiungere il successo digitale [PARTE 2]

influencer marketin e obiettivi

Definire gli obiettivi, un punto di partenza fondamentale per qualsiasi progetto che voglia avere successo. Banale che sia si torna sempre qui, senza finalità precise difficilmente il tuo impegno si tramuterà in attività davvero performanti, portandoti così a gettare al vento tempo e risorse. Non è possibile cominciare un viaggio senza avere ben chiara la meta, non credi?

Parlavamo un paio di settimane fa di quanto la questione finalità rivesta un ruolo chiave anche nell’influencer marketing, condizionandone ampiamente forma, attori, costi. Torniamo oggi a parlarne, illustrando la seconda parte degli obiettivi dell’influencer marketing, caratteristiche e riflessioni comprese. Sei pronto? Partiamo.

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing: definire gli obiettivi per raggiungere il successo digitale [PARTE 1]

Crisis management

Uno degli obiettivi sottovalutati, ma dei più attinenti all’utilizzo dell’influencer marketing, un alleato su cui confidare durante una crisi aziendale.

Sappiamo bene cosa significhi per un brand avere tra le mani una crisi. Governarla correttamente e tempestivamente è una priorità, tanto rilevante da necessitare prassi e team dedicati.

Sottovalutare questi momenti può veder segnata la reputation dell’azienda in modo indelebile e di conseguenza la percezione dei possibili clienti. Un danno d’immagine che si traduce in perdite economiche (spesso pesanti).

Si parla di reputazione ed è quindi perfettamente conscio l’utilizzo degli influencer. Trust, fiducia, oggettività: ecco alcune dei plus che potremmo usare per controbattere la crisi. 

Ma, concretamente, come aiuta l’influencer marketing?

  • Dare una visione trasparente e veritiera del brand. Gli utenti non sono soliti credere alla parola delle compagnie, ma la musica cambia se tali pareri vengono da persone credibili e soprattutto super partes. Ovvio che aprendo la realtà allo sguardo esterno è fondamentale essere puliti e non nascondere nessun scheletro nell’armadio. L’indipendenza dell’influencer vale in un senso e nell’altro e può trasformare un intervento per riabilitare in ulteriore benzina sul fuoco.  
  • La voce di un influencer è risorsa unica per gestire e controbattere il passaparola negativo che viaggia nel web (e non solo). Nessuna falsità però, oltre che poco etico rischia di divenire un’altra possibile fonte di attacco.
  • Gli influencer sono medium per diffondere il punto di vista dell’azienda sulla criticità in essere.
  • Il crisis management necessita interventi a priori. Lavorare con gli influencer significa creare relazioni che potrebbero essere utili nel momento opportuno.

Umanizzare il brand

Succede spesso che brand molto conosciuti perdano, proprio per il loro successo, quel necessario lato umano. Una situazione che rischia di farli essere troppo lontano dai clienti. Una criticità a cui l’influencer marketing può ovviare.

Come? Dando valore ai contenuti creati dagli utenti ad esempio (user generated content). Che siano contest (a volte troppo complessi) o semplicemente assumere i consumAttori in veri ambassador del brand, mostrando con i contenuti di questi ultimi un lato diverso dell’azienda.  

Altra via preferenziale è quella di coinvolgere i dipendenti, il lato più umano dell’azienda.  L’attività dei dipendenti sui social è spesso una risorsa sottovalutata, che invece può avere un impatto notevole. Un’unica controindicazione: queste persone non sono professioniste e possono incappare in gravi fail. Per questo è doveroso realizzare corsi dedicati per migliorare l’utilizzo dei social e creare policy ad hoc.

Incoraggiare all’acquisto

Uno dei fini più ricercati dalle aziende, punto però spesso complesso da dipanare. Vendere resta una questione primaria per le aziende, in qualunque ambito operino.

Vendita, che non è un fine univoco, ma una summa di diversi obiettivi, capaci insieme di influenzare i target all’acquisto. Awareness, lead generation, thought leadership, reputazione, finalità che insieme sono in grado di creare una condizione particolare nell’utente, favorendo il processo d’acquisto.  

La visibilità, ad esempio, è importante ma questa non basterà a incoraggiare gli acquisti se la reputation del brand è negativa. Stesso discorso per le competenze, non basteranno se non saranno in grado di soddisfare le necessità del cliente.

L’influencer marketing non produce direttamente vendite, ma è strumento fondamentale per sostenere le attività che lavorano per favorire le stesse. Immagine e percezione sono e saranno sempre più elementi chiave da spendere sul mercato, plus per distinguersi da competitors. 

SEO

La caccia ai backlink provenienti dai post pubblicati su blog esterni resta uno degli obiettivi più ricercati dalle aziende, spesso l’unico. Un atteggiamento che seppur giusto spoglia l’influencer marketing di molto del suo potenziale.

I plus in chiave posizionamento non possono essere trascurati comunque e vanno quindi valutati in modo attento. Il consiglio è quello di cercare di stringere relazioni con blog e siti rilevanti ed ovviamente in tema. I link che ne derivano non solo saranno di qualità ma rappresenteranno collegamenti reali e utili 

5 benefit che una startup può offrire ai potenziali dipendenti

I 5 benefits che una startup può offrire ai potenziali dipendenti

Fino a non molto tempo fa lavorare per un’azienda che offriva benefit materiali di ogni tipo era il sogno di ogni dipendente. Gli orari di lavoro ben definiti, le mansioni standardizzate e i contratti a tempo indeterminato erano, e per certi versi lo sono ancora, la conditio sine qua non di tutti i dipendenti dell’impresa “fordista” o per meglio dire della “burocrazia meccanica e professionale” tanto acclamata da Henry Mintzberg.

Lo sviluppo del principio di flessibilità lavorativa ha imposto alle nuove generazioni forme di lavoro diverse, forse meno sicure dal punto di vista economico ma di grande attrazione perchè in grado di offrire benefit unici come la crescita personale e il sogno, spesso remoto, di creare qualcosa di proprio.

Le startup sono i portatori di questi benefit perché se da un lato soffrono di una sopravvivenza sempre più in bilico, dall’altro possono, se accudite e aiutate, aspirare a qualcosa che si avvicini a quello che Horatio Alger Jr. in tempi non sospetti ha definito: sogno americano.

Senza voler entrare in merito alle critiche che la letteratura ci ha offerto sull’idea di American Dream, possiamo dire che lavorare per una startup può essere divertente, ma può anche essere terrificante. Le domande che ci poniamo sono: perché la nuova generazione di dipendenti dovrebbe lavorare per una startup? Quale sono i nuovi benefit che queste possono offrire?

In un recente articolo di Mashable, 13 startupper hanno dato il loro punto di vista a riguardo. Abbiamo scelto per voi 5 delle migliori risposte.

1. Un’opportunità di crescita unica

I 5 benefits che una startup può offrire ai potenziali dipendenti

Kyle Wong, Co-Founder di Pixlee, sostiene che i migliori candidati non sono esclusivamente motivati ​​dallo stipendio. Essi sono spesso motivati ​​da l’opportunità di imparare, crescere e essere messi in discussione. Mettere i migliori dipendenti in una posizione in cui possono avere successo, sviluppare nuove competenze e fare cose che non avrebbero avuto l’opportunità di fare altrove, questi i concetti chiave.

2. La possibilità di imparare

Jonathan Simkin, CEO di Swyft sostiene che il modo migliore per ottenere e mantenere il personale è quello di dare loro un’esperienza che non possono ottenere altrove. Le grandi aziende possono offrire ai propri dipendenti un sacco di soldi, un sacco di vantaggi, e in alcuni casi, un sacco di equità. Il vantaggio di una startup è che i loro dipendenti hanno la responsabilità, lo spazio per crescere e la capacità di imparare cose nuove.

3. Responsabilità diverse

Secondo Alexandra Levit il vantaggio di lavorare per una startup non è lo stipendio ma la possibilità di fare un lavoro che offra strumenti tali da padroneggiare una vasta gamma di competenze trasferibili, o competenze che sono rilevanti tra i ruoli e le industrie. In un anno in una startup, per esempio, è possibile fare esperienza nella gestione di progetti, relazioni con i clienti, le vendite, il marketing e la finanza. Una grande azienda potrebbe pagare di più, ma le probabilità di rimanere incasellato in una sola di queste aree è molto probabile e la crescita professionale sarà esponenzialmente più lenta.

LEGGI ANCHE: SOS colloquio di lavoro, assumeresti te stesso?

4. Il controllo del proprio lavoro

Secondo Kim Kaupe, Co-Founder di Zinepak, ciò che gli individui bramano più dei soldi è il controllo del proprio destino, qualcosa che molte aziende non possono offrire. I dipendenti che hanno il controllo e la gestione del proprio lavoro ritengono di avere un grosso benefit perchè possiedono la possibilità di lavorare da casa e di gestire la propria giornata come credono, rimanendo produttivi. Responsabilizzare i dipendenti con il controllo del proprio lavoro significa guadagnare fedeltà e apprezzamento.

5. Ottenere una quota dell’utile

Volendo tralasciare per un attimo il discorso sui benefit che potremmo definire “metafisici”, Ty Morse, di Songwhale, sostiene che la possibilità di ottenere degli utili consente a tutti i dipendenti di partecipare e di essere motivati ​​dal successo della startup. La maggior parte dei dipendenti sono motivati maggiormente ad avere successo quando sanno che potranno beneficiare direttamente dei proventi.

Da queste risposte emerge un aspetto molto chiaro, riassumibile in una parola già ampiamente citata: flessibilità. Qualunque siano i benefit che una startup può offire ai propri dipendenti occorre, a mio avviso, fornire una base economica stabile e solo successivamente una possibilità di crescita personale e professionale.

Barbie Hipster lascia Instagram e torna al vero live authentic

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È un dato di fatto. Pare che il “virus Essena O’Neil” si stia diffondendo. Non abbiamo neanche fatto in tempo a gustarci la sua versione autunnale di #liveauthentic con tanto di zucche e foglie colorate, che è già tempo di salutarla: anche Socality Barbie – meglio nota come la Barbie hipster di Instagram – lascia il social e il suo milione di follower a bocca aperta.

Il post di mercoledì scorso sull’account @socalitybarbie, aperto appena l’estate scorsa, parla chiaro: questa è l’ultima foto di Barbie, il lavoro è finito, ecco il mio vero volto.

Una foto pubblicata da Socality Barbie (@socalitybarbie) in data:

Darby Cisneros, la Barbie in carne ed ossa che si celava dietro il noto profilo, si presenta e appare così per la prima (ed ultima) volta insieme alla sua creazione. E spiega con molta chiarezza le motivazioni di questa scelta: “Ho creato il progetto come spunto per ironizzare su tutti i trend di Instagram che pensavo fossero ridicoli. Non mi sarei mai aspettata di ricevere tutta l’attenzione che ho ottenuto, ma grazie a questo si è creata l’occasione per aprire una discussione su molti argomenti: come scegliamo di mostrarci online, o la folle quantità di tempo che molti di noi utilizzano per creare la vita perfetta su Instagram, chiamando in causa la nostra autenticità e le nostre motivazioni. E’ stato uno spasso gestire questo account ma credo che il lavoro di Socality Barbie sia concluso”. Così, né più né meno. Nessun riferimento ad Essena O’Neill e al polverone scatenato in questi giorni sul tema della rappresentazione falsata della vita sui social. Ma il collegamento balza subito alla mente. LEGGI ANCHE: Quattro cose che può insegnare la storia di Essena O’Neill La foto numero 137 di Barbie chiude non solo un profilo simpatico e indubbiamente piacevole da vedere, ma soprattutto un interessante progetto social e un curioso esperimento sociale. Con grande intelligenza e senso dell’ironia, Barbie-Darby ha mostrato le ossessioni e i luoghi comuni in cui a volte è facile rimanere intrappolati sul Instagram: in nome di uno stile o di una tendenza che va per la maggiore, si rischia l’appiattimento della creatività e del gusto personale, ma anche di creare un ideale di vita perfetta in base al profilo ideale dell’instagramer perfetto.  

  Una foto pubblicata da Socality Barbie (@socalitybarbie) in data:

Grazie a una serie di scatti molto Instagram-friendly, reinterpretati da un personaggio doppiamente irreale che proclama di continuo la sua autenticità, emerge il racconto di un’esistenza meravigliosa. Fin troppo. La fin troppo meravigliosa esistenza che a volte cerchiamo di mostrare sui social.

Con l’utilizzo sapiente e sarcastico di alcuni hashtag “giusti” – da #livefolk a #communityfirst, #letsgosomewhere, #lifeofadventure e via discorrendo – Barbie Hipster ci ha regalato una parodia raffinata dei maggiori trend di Instagram.

La foto delle gambe dall’alto con tanto di tazza di thè o caffè, un perfetto #jumpstagram sullo sfondo del mare, il Maggiolino bianco che fa molto vintage e i classici piedi appesi nel vuoto. Vi dicono qualcosa?

 

Una foto pubblicata da Socality Barbie (@socalitybarbie) in data:

Una foto pubblicata da Socality Barbie (@socalitybarbie) in data:

È probabile che almeno una di queste foto sia presente anche sul nostro profilo. In fondo il senso degli hashtag in un social visual come Instagram è proprio questo: avere parole chiave che raccolgono un’idea, un concetto, una sensazione o uno stile espressivo comune a più immagini.

La logica dei like però per alcuni equivale a maggiore riconoscimento e approvazione da parte degli altri –  anche perché a volte può trasformare una passione in un vero e proprio lavoro. Ma la situazione può sfuggire di mano, e ogni tanto è bene ricordarselo: siamo umani, non sempre la vita è esattamente come vogliamo mostrarla o come promette l’hashtag che usiamo.

L’importante è conoscere le regole del gioco. Grazie Barbie Hipster per averci fatto sorridere un po’ anche di noi stessi. Che non fa mai male.

Email marketing: MailUp lancia la nuova versione di BEE

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MailUp è già da anni un brand leader in Italia nei sistemi di email marketing professionale. Tutti gli sforzi dell’azienda fino ad oggi si sono mossi nella direzione di rendere più facile e veloce il creare, modificare ed inviare email, DEM e newsletter, mettendo sempre l’utente al centro.

Oggi MailUp non si limita a questo e, dopo aver lanciato a maggio BEE, email editor che nel nome conteneva già il suo destino “Best Email Editor“, adesso lancia BEE 2, versione aggiornata che consente di creare email e newsletter più efficaci e con un maggior grado di flessibilità e personalizzazione nel design.

BEE 2: cos’è?

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Ma cos’è BEE?
Si tratta di un editor per scrivere email e DEM in modo semplice e veloce, con il vantaggio di essere completamente integrato nella piattaforma. La prima versione fu lanciata a ottobre 2014 ed è divenuto in breve uno dei tool gratuiti più usati per creare email, DEM e newsletter responsive.

Tra i vantaggi c’erano:

  • Creazione di email senza conoscere l’html
  • Email, DEM e Newsletter immediatamente responsive
  • Inserimento di testi e immagini tramite moduli a trascinamento
  • Struttura del messaggio flessibile e dinamica

BEE però è stato completamente riscritto e ridisegnato per offrire una maggiore flessibilità nella progettazione grafica dell’email. Conservando le sue peculiarità – tecnologia intuitiva e drag & drop – BEE versione 2 offre nuove funzionalità e migliori performance per creare email d’impatto e responsive.

La nuova versione

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Rilasciato congiuntamente a MailUp 8.9 e a poche settimane dal lancio di Jade, la nuova versione di BEE offre all’utente tanti nuovi modelli grafici, dal design professionale e adatti a ogni tipo di comunicazione: DEM, email transazionali, questionari e altro ancora. Pronti per l’uso e personalizzabili.

Una delle principali novità è l’introduzione delle strutture, nuovi tipi di moduli trascinabili nel messaggio e riempibili a piacimento con moduli di contenuto. Da MailUp fanno sapere che BEE presenta anche una migliore visualizzazione delle email su smartphone e tablet, in particolare su alcuni client che in passato non garantivano la resa ottimale, come Gmail per Android.

“A MailUp siamo convinti, e i numeri ce lo confermano, che un design curato ed efficace rappresenti la chiave del successo per qualsiasi campagna promozionale. Per questo siamo orgogliosi del rilascio del nuovo BEE, un editor che consente a tutti di progettare la veste grafiche di email e newsletter, senza che sia necessario conoscere il linguaggio HTML o essere email designer.” commenta Nazzareno Gorni, CEO di MailUp.

Provalo!

Che aspetti? Se anche tu quotidianamente devi districarti nel mondo dell’email marketing affidati a MailUp!

BEE può essere utilizzato richiedendo una prova gratuita di 30 giorni della piattaforma, oppure, senza che sia richiesta alcuna registrazione.

Tre domande sullo storytelling ad Alessandro Baricco [INTERVISTA]

Tre domande sullo storytelling ad Alessandro Baricco

Il 3 e il 4 novembre siamo stati al World Business Forum, uno degli eventi business più attesi dell’anno. In questa occasione abbiamo avuto l’opportunità di incontrare lo scrittore Alessandro Baricco, tra i più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea e maestro nell’arte del raccontare, e porgli qualche domanda sullo storytelling, tema del suo speech sul palco del Mi.Co.

I concetti di “tensione psico-culturale” e di “catarsi” attraverso le emozioni sono gli elementi che determinano la diffusione virale di una storia. Ma come scegliere le giuste “tensioni” per massimizzare l’effetto dello storytelling?

Intanto bisogna capire se uno lo vuole fare. Mario Draghi, ad esempio, non lo vuole fare e fa bene. L’indicazione generale è che non puoi pensare di limitarti a raccontare delle storie perché lo storytelling è fatto di tantissime cose. Se io ti racconto una storia, il tono di voce che uso è metà dello storytelling. Bisogna semplicemente stare attenti, ricordarsi che è un tipo di gesto molto più articolato e sofisticato di quanto si pensi.

Qual è il peggior luogo comune che hai sentito sullo storytelling?

Che lo storytelling siano le storie che aggiungiamo alla realtà per renderla migliore. La gente non capisce che invece lo storytelling è una parte della realtà. Farsi la domanda su cosa ci sia di vero, su quali siano i fatti e quali lo storytelling, è infantile.

Per molti, lo storytelling è ancora una componente negativa “è tutto uno storytelling!”, si sente dire in giro. Anche la Grecia classica, quella di Pericle, era una realtà in cui lo storytelling era una parte davvero molto importante. Questa gente a scuola studia i Greci come modello di cultura e poi, quando si parla di Eataly, è tutto storytelling.

Tre domande sullo storytelling ad Alessandro Baricco

Baricco sul palco del World Business Forum Milano 2015

Come è cambiato il modo di raccontare con la rivoluzione digitale?

Come dicevo durante il mio intervento, una volta ci si doveva accontentare di costruire monumenti, avere poeti che cantassero le gesta e coniare monete. Il digitale ci ha dato innumerevoli canali e una fluidità tale che però non sappiamo assolutamente gestire per adesso. Ci sono quelli più bravi, come ad esempio quelli di Obama, ma siamo molto lontani dalla perfezione.

L'intelligenza artificiale di Facebook e le altre news della settimana #NinjaSocial

L_intelligenza_artificiale_di_Facebook_e_le_altre_novita_della_settimana_NinjaSocial
Torna l’appuntamento con le notizie più importanti della settimana raccolte per il Social Media Manager che non deve chiedere mai. Eccole qui

Instagram lancia i canali tematici

Il team di Instagram ha presentato in occasione di Halloween una nuova feature: la possibilità di guardare i migliori video fatti dagli Instagrammers riguardo un particolare evento in un’unico canale tematico. Una volta aperta la piattaforma comparirà una notifica – come quella nello screenshot qui sotto – che invita a visualizzare i video selezionati. Il modello sembra dunque rincorrere i Moments di Twitter o, più verosimilmente, la particolare caratteristica di Snapchat nella riproposizione dei contenuti generati dagli utenti.
L_intelligenza_artificiale_di_Facebook_e_le_altre_novita_della_settimana_NinjaSocial

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Sì agli pseudonimi. Una novità arrivata dopo un anno di proteste da parte della comunità Lgbt e trans americana che spesso non usano nomi comuni per registrarsi. Facebook darà la possibilità di inserire fra le informazioni personaliuna nota che spieghi la scelta e dall’altra parte renderà più difficili le segnalazioni per i profili con i nomi falsi.

In fase di test i Local Market Una funzionalità che rafforzerà ulteriormente il social commerce dando la possibilità agli utenti di vendere e comprare oggetti a seconda di dove si trova l’utente. Non è esclusa che questa nuova opzione venga integrata con gli annunci all’interno dei gruppi, proprio per dare visibilità agli stessi.
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Arriva Slideshow. Il nuovo formato pubblicitario consiste in un collage fotografico da 3 a 7 immagini della durata massima di 15 secondi, con la possibilità in futuro di personalizzare il montaggio, il testo e l’audio. La novità è stata introdotta soprattutto per le connessioni da mobile non abbastanza potenti da reggere un video, e non caso il primo test è stato condotto in Africa.

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Riconoscimento delle  immagini. Attraverso un sistema di intelligenza artificiale, Facebook sarà in grado di capire quali siano gli elementi contenuti nell’immagine e di descriverli verbalmente. Questo è sicuramente un passo in avanti per l’accessibilità della piattaforma in favore degli ipovedenti, ma anche un modo per tracciare ancora più nel dettaglio il gusto degli utenti.

Teaching machines to see and understand
Facebook’s AI team is working to build smart systems that can enhance people’s lives. Watch this video to learn about how we’re approaching AI research and the impact this work is already having. Posted by Facebook Engineering on Martedì 3 novembre 2015

Twitter: addio stellina!

Sicuramente la notizia più diffusa della settimana: il tasto a forma di stella che aggiungeva un tweet ai preferiti è stato sostituito con un meno impegnativo ‘mi piace’ attraverso un tasto a forma di cuore.  Un attacco di romanticismo? Più che altro la constatazione che l’opzione rappresentava un modello di usabilità poco utilizzato.

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