TIM WCAP Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

TIM #Wcap Accelerator è il programma di open innovation di Telecom Italia che seleziona, finanzia, e accelera startup in ambito digitale.

L’obiettivo è quello di aiutare i migliori talenti a trasformare le idee in imprese pronte a entrare sul mercato, supportando le startup in modo diretto durante le fasi di nascita e sviluppo.

In Italia sono presenti con quattro acceleratori a Milano, Bologna, Roma, Catania. Oltre 3.000 mq che costituiscono un punto di riferimento nel panorama della digital innovation italiana, e il cui obiettivo è anche quello di mettere a disposizione delle community territoriali spazi di networking, coworking e formazione, collaborando con università, incubatori e partner locali.

Nel solo 2015 TIM #Wcap Accelerator ha selezionato ben 40 startup sparse su tutto il territorio italiano, conosciamole nel dettaglio.

TIM #Wcap Accelerator Milano

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

Looqui: dedicata alle persone sordocieche, offre una soluzione per la comunicazione a distanza attraverso la Lingua dei Segni tattile.

One Sec Pay: si tratta di un innovativo sistema di comunicazione a emissione di onde sonore, la cui decodifica permette il trasferimento di file, link o stringhe di codice.

Fred: per condividere i tuoi libri (di carta) incontrando le persone che ci abitano vicino, nasce questo social network di prossimità.

Predix.it: per ottimizzare la retention dei siti web, Predix offre una soluzione che anticipa i comportamenti degli utenti anonimi.

Marshmallow Games (Funky Grant): si tratta di un’app mobile per bambini in età prescolare, per l’apprendimento di materie come la matematica, la logica, la lingua italiana e le lingue straniere.

Hotblack Robotics: se il focus degli ultimi mesi è sulla robotica, ecco arrivare la soluzione per guidare un team di robot connessi a una piattaforma di cloud robotics, all’interno di ambienti dinamici sconosciuti e per far compiere loro i compiti più disparati.

Donkey Commerce: fornisce uno strumento di gestione dei prodotti per store, e-commerce e marketplace.

Sofia: la gestione di Smart Home non sarà più un problema grazie a questo assistente personale, basato su tecnologie di Speech Recognition e Artificial Intelligence.

Art Stories: un progetto digitale di educazione al patrimonio culturale che sviluppa app per guidare grandi e piccoli alla scoperta delle città italiane.

Xensify: per potenziare le iniziative commerciali all’interno di spazi fisici connettendosi alle app del brand e monetizzando le interazioni con iniziative di up/cross-selling, cashback e fidelity, ecco una perfetta soluzione B2B.

Menzioni speciali per ProntoPro, il marketplace che mette in contatto la domanda di servizi (fotografi, catering, insegnanti di musica, idraulici, ecc.) con i professionisti fornitori; Apio, piattaforma web basata su framework open source che permette di prototipare rapidamente applicazioni IoT per le piccole e medie imprese; Quokky, un archivio digitale di dati personali e servizi per i pagamenti online e in mobilità.

LEGGI ANCHE: Con Lelylan la domotica è di casa [INTERVISTA] 

TIM #Wcap Accelerator Bologna

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

ArtPlace: è l’applicazione che, grazie alla tecnologia iBeacon, promette di far vivere un’esperienza unica ai visitatori dei musei, fornendo direttamente sul loro smartphone contenuti esclusivi che vengono proposti in base alla posizione rilevata.

My Drop: i sensori modulari sono diventati uno strumento importante per le attività sportive e fisiche all’aperto, My Drop permette di gestirle attraverso la sua piattaforma dedicata.

Tickete: l’analisi degli scontrini fiscali può dire molto sulle abitudini di acquisto dei clienti. Nasce così l’idea di un’app mobile che rileva le abitudini di acquisto.

Marketcloud: una piattaforma di API per realizzare eCommerce in tempi rapidi e con facilità.

Tooteko: dedicato ai non vedenti, questo dispositivo wearable fa da ponte fra l’utente e il suo smartphone.

Myappfree: un’app discovery per smartphone, tablet e pc ti offrirà una o più app gratuite.

Domotica Undici: le operazioni di home & building automation possono rivelarsi complesse, per questo un dispositivo wireless che consente di effettuarle tutte può agevolarci la vita.

Wallin: una piattaforma di cloud computing per gestire contenuti interattivi su display digitale, consentendo alle aziende di creare engagement.

Hyperting: mette in contatto chi offre il proprio spazio web con chi vuole promuovere i propri prodotti, per attivare campagne pubblicitarie attraverso una piattaforma dedicata.

Leonardo: non una semplice cassetta di sicurezza, Leonardo è un box dotato di schermo touchscreen, che permette di ricaricare la batteria degli smartphone nelle situazioni in cui ne hai davvero più bisogno.

Una menzione speciale per Condomani, il social network che porta la pace nelle nostre città, permettendo la gestione dei condomini online; è rivolto a condomini, amministratori e fornitori di servizi.

TIM #Wcap Accelerator Roma

Carme: traffico e parcheggio non sono un problema del futuro anche grazie a questa piattaforma per “Connected Car” che organizza dati raccolti dai veicoli su strada, per offrire sistemi di gestione delle flotte aziendali.

Farmosa: un utilissimo gestionale per aziende sanitarie che monitora i consumi di farmaci ed elimina i rischi di errore farmacologico nelle terapie.

Intendime: chi ha problemi di udito rischia più di altri in caso di pericolo, ma con questo sistema che rileva i suoni delle abitazioni e avvisa l’utente direttamente su smartphone, tablet o dispositivo da polso, anche gli ipoudenti potranno stare più tranquilli.

Laquy: anche in casa possono essere presenti inquinanti indoor, ecco la piattaforma tecnologica che monitora le sostanze inquinanti presenti negli ambienti domestici e consiglia piante per mitigarne l’effetto.

Agesic: è il software per proteggere la vita delle persone che lavorano in stato d’isolamento.

UrbietOrbit: pensata per le Pubbliche Amministrazioni locali, questa piattaforma si basa sull’analisi incrociata dei dati, per permettere il recupero tributi.

Flatme: cerchi il coinquilino ideale? Prova con Flatme, la piattaforma per l’incontro fra domanda e offerta di locazioni immobiliari per studenti e lavoratori fuori sede.

Parterre: una geniale piattaforma permette di generare app di second screen in modo veloce e customizzato per il cliente.

Social Extender: creare, organizzare e amplificare ogni tipo di evento, ottimizzandone l’intero ciclo di vita sarà molto pi semplice con questo sistema.

Mcampus: incentrata sull’e-learning, Mcampus usa video, testi, grafici e può essere integrato e fruibile contemporaneamente tramite un’interfaccia utente customizzabile.

Menzione speciale per Apptripper, l’app turistica che suggerisce percorsi al di fuori dei circuiti mainstream, basandosi sul mood indicato dal cliente.

TIM #Wcap Accelerator Catania

TIM Wcap Accelerator 2015, ecco le top 40 startup

EyeCAD: si tratta di un visore dedicato a professionisti del settore edile e del design industriale, che permette di accedere in maniera semplice, fotorealistica e mobile agli spazi pensati.

Mash&Co: è l’app per bambini in età prescolare basata sulle storie dei personaggi Mash e Periwinkle, di cui ti avevamo già parlato.

Bycare Lab: un antifurto GPS e un device intelligente per chiamate di emergenza tutto in un unico dispositivo.

Buukit: è un progetto di network nazionale di pubblicità outdoor e transit, che ha l’obiettivo di aggregare i servizi offerti dalle piccole e medie realtà del settore.

Motorsquare: per scegliere l’auto che più si adatta alle tue esigenze e alla tua personalità da oggi non dovrai fare altro che affidarti a questa app mobile.

Giftsitter: con questo servizio che permette all’utente di aprire una lista regali e all’invitato di fare il regalo in modo rapido e semplice, sarai sicuro di fare sempre la scelta giusta.

Bookingbility: ideata pensando alle esigenze dei disabili e alla difficoltà di individuare strutture idonee, la piattaforma di prenotazione online è dedicata alle strutture ricettive per disabili.

Beepry: organizza il tuo viaggio in modo semplice, anche se vuoi inserire più tappe nei tuoi spostamenti, grazie a questo travel planning specializzato nella ricerca di voli multi-tratta.

Fileshute: si tratta di una piattaforma web e mobile per la gestione, il backup e la condivisione di dati.

CloudMesh: questa piattaforma di cloud computing renderà il management dei sistemi accessibile anche a un’utenza non strettamente tecnica.

Menzioni Speciali per Forward – Going Digital Everywhere, l’app mobile dedicata agli immersive event, in cui lo smartphone diviene strumento di informazione, acquisto, comunicazione e interazione; Snapp App Builder, un’applicazione intuitiva e in ottica mobile first, per creare app e siti web direttamente dallo smartphone; Park Smart, il software di gestione dei parcheggi per conoscere la disponibilità di stalli in una determinata zona della città.

UPDATE: Le startup Iooota e Smartground inizialmente scelte per il programma 2015 sono state sostituite con altre due: rispettivamente, Ioota con Artplace e Smartground con Artstories.

Perché sperimentare una training experience non convenzionale? [INTERVISTA]

Francesco Serravalle

L’Outdoor training è è una metodologia di formazione esperienziale e si svolge in spazi aperti, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale. Rappresenta uno strumento valido per migliorare le performance di un team perché allontana i partecipanti dalla loro area di comfort ricreando la dimensione aziendale in un ambiente diverso. L’estate scorsa l’ha provata anche il team di Ninja Marketing, hai letto la loro esperienza?

Il Percorso Esperienzale in Professional Empowerment è stato ideato dalla Ninja Academy proprio per offrire un’esperienza particolare, che prevede anche una outdoor experience in barca a vela coordinata dai trainer di Virvelle, una società di formazione specializzata in metodologie attive, che aiuteranno i guerrieri a sviluppare maggiori capacità di collaborazione con i gruppi di lavoro.
La formula Virvelle per il team building outdoor si basa su tre aspetti fondamentali: preparazione interiore, metafora formativa ed esperienza attiva.

Facciamoci chiarire da Francesco Serravalle, co-founder di Virvelle e trainer nel Percorso Esperienziale della Ninja Academy, in che senso “collaborare in barca a vela è come collaborare in azienda”.

team building in barca a vela

1. Definisci Virvelle “non una società ma qualcosa che ispiri le persone a migliorarsi”. Ci racconti come è nata l’idea di fare training non convenzionale?

L’idea è nata nel 2003 davanti una birra, in barca a vela nel paradiso dell’arcipelago della Maddalena…in un’atmosfera alla “Jack Frusciante”. Ero con Mario (ndr co-founder Virvelle) amico e ‘fratello’ quando decidemmo che la passione, archetipo del miglioramento, dovesse essere un elemento distintivo anche della nostra sfera lavorativa. Volevamo fare qualcosa fuori dagli schemi utilizzando la nostra passione, appunto la vela…da lì il passo è stato breve con la formazione esperenziale in outdoor.
Il bello di questa metodologia per noi è la centralità dell’esperienza rispetto ai contenuti e l’esperienza è l’elemento necessario per innescare un qualsiasi processo di miglioramento.

Con il trascorrere del tempo abbiamo avuto la conferma di come la passione e miglioramento fossero i driver principale nella crescita di Virvelle, sia internamente, facilitando il senso di appartenenza di quanti hanno collaborato e collaborano con noi, supportando il loto sviluppo, sia fidelizzando quanti hanno provato le nostre “training experience” non clienti, appunto, ma persone che credono nella formazione come strumento di progresso e crescita personale.

2. Virvelle propone, tra le altre cose, esperienze di team building in barca a vela. Come può cazzare il genoa e a mollare la drizza migliorare i rapporti all’interno del team?

In barca a vela ci sono forze naturali e imprevedibili, vento, meteo, onde, che non puoi sconfiggere ma devi governare per rientrare in porto. Per farlo non serve un super eroe ma un team affiatato che convive in 10 mq di superficie, in cui un solo gesto fatto tropo tardi, un genoa lascato qualche secondo prima o un punto nave comunicato male possono portarti ad un obiettivo diverso. È questo che succede quotidianamente nei team di lavoro.


LEGGI ANCHE:
Fare team building in barca a vela: l’esperienza dei Ninja con Virvelle

 

3. Hai formato nella tua carriera tanti professionisti di aziende grandi, medie e piccole. Qual è il segreto dei team che lavorano meglio?

 

Negli anni nelle diverse esperienze realizzate da Virvelle, sia in prima persona come trainer a contatto con i partecipanti, che come coordinatore dei docenti, ho potuto notare quanto si stesse concretizzando quel cambiamento che Hersey e Blanchard negli anni 70, e successivamente esperti di organizzazione aziendale e psicologia dei gruppi hanno approfondito, indicavano come “leadership situazionale”.

 

Nelle organizzazioni moderne, la velocità di aggiornamento dei mercati, sia in termini di competenze che scenario, la connettibilità, intesa nel senso più ampio del termine, sono caratteristiche ambientali che i team vincenti devono considerare per lo sviluppo della loro leadership: il leader “classico”, massimo esperto nel gruppo del “sapere tecnico” non può più esistere. Serve una leadership “fluida”, “situazionale” in grado di emergere a seconda delle competenze strategiche e prioritarie necessarie in quel momento.

 

Secondo questa visione, potrebbe essere banale parafrase Socrate rimodulando che l’autorevolezza è nel leader “che sa di non sapere” ma se lo prendiamo alla lettera noteremo la forza di questa verità! La competenza di un gruppo nel capire chi è il miglior skipper in quel momento è la vera forza di un equipaggio che naviga nell’imprevedibile mare dell’economica moderna.

lezione di nautica all'aperto

4. Virvelle presidia la giornata dedicata al team building: quali trasformazioni ti aspetti di vedere nei partecipanti – ops negli equipaggi in barca?

Mi auguro innanzitutto che, come fu per la vostra esperienza in outdoor di ottobre scorso, rientrando in porto ci si beva tutti una birra ghiacciata seduti davanti ad un tramonto e sullo sfondo la costiera amalfitana! 🙂

Sarebbe il segno inequivocabile che la componente emotiva esperenziale è servita come catalizzatore nello sviluppare le meta competenze, oggetto del percorso di personal empowerment, che si agiscono attraverso comportamenti migliorabili.
Inoltre indicherebbe che siamo rientrati tutti sani e salvi 😉

5. Sei anche tu a bordo del percorso esperienziale in professional empowerment in qualità di trainer. Come ispirerai i partecipanti?

Come sempre: trasferendo la passione in quello faccio, condividendo esperienze positive, comunicando l’importanza nel migliorarsi continuamente, dimostrando il piacere di aver ideato insieme a MirkoAdele e tutti i “non convenzionali” questo magnifico percorso, ma soprattutto gridando cazz….aaaaa la randa!

Facebook cambia l'EdgeRank e introduce le "risposte salvate"

 

L’estate sta per arrivare, ma Facebook è ancora alle prese con le pulizie di primavera. Infatti è l’ennesimo periodo di aggiornamenti per la piattaforma social sviluppata a Menlo Park. Non allarmarti, non è ancora ora di pubblicare lamentele sui soliti cambiamenti di Facebook; si tratta principalmente di aggiornamenti sotto il cofano, relativi all’algoritmo che analizza le notizie interessanti e ad alcuni aspetti dell’interfaccia utilizzata dagli amministratori delle Pagine.

Il fattore tempo

Perché un vasto numero di utenti visualizzi un post pubblicato da una Pagina, questo deve ricevere una quantità minima di Mi Piace, condivisioni e commenti. Così funziona l’EdgeRank, l’algoritmo di Facebook che analizza i contenuti sulla piattaforma. Pochi giorni fa, due ingegneri di Facebook hanno annunciato che un nuovo fattore influenzerà il posizionamento dei post sul News Feed degli utenti: il tempo.

Per usare le loro parole:

Sulla base del fatto che non si scorre velocemente un post, ma si sta sullo schermo per più tempo rispetto ad altri nelle vicinanze del News Feed, si deduce che si tratta di qualcosa che si è trovato interessante e si può iniziare a fare emergere ulteriori messaggi come quello più in alto nel News Feed. Abbiamo iniziato a implementare questa funzione e continueremo nelle prossime settimane. Ci aspettiamo cambiamenti significativi nella distribuzione del News Feed grazie a questo aggiornamento.

Facebook conferma così la sua attenzione per l’esperienza dell’utente, che dev’essere essere costituita da un equilibrio di contenuti delle Pagine – che siano più inerenti possibile agli interessi delle persone – e di elementi pubblicati dagli amici.

Le risposte salvate

L’altra novità interessa i community manager. Se sei uno di loro, e ogni giorno devi rispondere prontamente a una grande quantità di domande da parte degli utenti, questa notizia ti farà piacere.

Facebook sta testando un nuovo strumento chiamato “Risposte Salvate“, che permetterà a chi gestisce Pagine per i business di scrivere, salvare e riutilizzare risposte preimpostate da usare per rispondere agli utenti. Questa novità permetterà di risparmiare molto tempo nella gestione della comunicazione.

Il servizio, che per ora è attivo solo per un gruppo selezionato di amministratori, è nidificato nell’interfaccia di messaggistica delle pagine, e offre un strumento semplice che permette all’amministratore di creare una nuova risposta e salvarla per usarla successivamente. C’è anche una barra di ricerca, per chi ha bisogno di tante risposte pronte.

Alla sua attivazione il servizio offre alcune risposte preimpostate che permettono di capirne il funzionamento. Queste possono essere personalizzate o affiancate da altre create da zero. Dopo aver salvato una risposta, basterà cliccarci sopra per inviarla all’utente. Potrai inoltre accedere rapidamente alle risposte salvate dal box di risposta ai messaggi, cliccando su un’apposita icona.

Molto utile è la possibilità di inserire dei box che personalizzano automaticamente le risposte in base all’utente a cui si risponde. Questi box inseriranno nella risposta, per esempio, il nome o il cognome dell’utente, il nome o cognome dell’admin o un link, permettendo di risparmiare ancora più tempo.

Per adesso lo strumento è in test; Facebook non ha ancora annunciato ufficialmente il suo lancio e i pochi utenti che possono usarlo non hanno nemmeno ricevuto un avviso della sua attivazione. Nulla di nuovo comunque da parte del social, che spesso attiva nuove funzioni ad alcuni utenti perché ne testino l’uso prima del rollout ufficiale.

Finalmente non dovrai più aprire in continuazione il tuo FAQ e fare copia e incolla per ogni risposta.

Allora, che ne pensi delle novità annunciate da Facebook? Faccelo sapere nei commenti!

Quando il lavoro digital può essere frustrante: la parola ai professionisti della rete [INTERVISTA]

“Io ho un piccolo hotel a Roma… come faccio a essere primo su Google cercando Roma?” o ancora “Come faccio a scaricare foto ad alta definizione da Instagram?”. Queste sono solo alcune domande stravaganti che nel primo caso Rudy Bandiera, blogger e consulente web, e nel secondo Orazio Spoto, digital e social media strategist, ci hanno confessato di aver ricevuto da parte di clienti… o potenziali tali   😮

Lavorare nel settore digital non è tutto rose e fiori! Per quanto non esistano domande stupide esistono però committenti restii a comprendere la giusta essenza del mondo della comunicazione digitale e che rendono la vita difficile a molti collaboratori.

Chi si trova quotidianamente impegnato a sviluppare piani di comunicazione, strategie di digital marketing e social media management sa benissimo che la prospettiva del cliente può essere pericolosa ma anche affascinante: ammettiamolo, qualche volta può far scattare anche qualche risata o stimolo creativo!

Così abbiamo chiesto ad alcuni esperti digital del settore – Rudy Bandiera, Jacopo Guedado Mele e Orazio Spoto – di raccontarci le più strane richieste a loro pervenute.

L’esperienza di Rudy Bandiera

“Questa storia NON riguarda un cliente, perché uno così come cliente non credo lo vorrebbe nessuno. Ero a un evento abbastanza noto in Italia, in ottica di fitness e sport… in effetti mi chiedo ancora il perché abbiano chiamato proprio me per parlare nella plenaria  🙂 Comunque, avrei dovuto a parlare di ‘scenari futuri’ ovvero di Web, di inbound, di 3.0 e di tutte quelle cose di cui si parla quando si deve fare capire alle persone che esistono delle opportunità di crescita pur essendoci la crisi. Ovviamente durante l’intervento durato circa 30 minuti, ho parlato anche di Google e accennato al discorso SEO, non tecnicamente ma semplicemente per fare capire quali sono le dinamiche del motore, come ‘ragiona’ e a cosa serve essere posizionati”.

Ma a fine evento succede l’inimmaginabile… 😉

“Mi si avvicina un uomo con un tono molto cordiale. Mi fa i complimenti per l’intervento e mi dice, con fare circospetto come se mi stesse svelando un segreto o dicendo una cosa che ha pensato lui per primo al mondo ‘io ho un piccolo hotel a Roma… come faccio a essere primo su Google cercando Roma?’ Ecco… a quel punto io credo si avere risposto qualcosa tipo ‘dovrebbe chiamare un hacker oppure un prestigiatore, vista la concorrenza. Oppure investire qualche milione, ma credo siano tre soluzioni difficilmente raggiungibili. Le consiglio altro…’ e poi ho cercato di spiegargli il perché fosse praticamente impossibile che la cosa accadesse. Capito, adesso, perché sono FELICE che non sia un mio cliente?   😉 ”.

L’esperienza di Jacopo Guedado Mele

foto Facebook/Marius Mele

E se c’è chi ignora totalmente il mondo in cui lavori dall’altro canto c’è chi sa ‘sfruttare’ male risorse e motivazione. Particolarmente “triste” quanto accaduto al digital coach Jacopo Guedado Mele.

“Tempo fa, un consulente di un’importante agenzia di comunicazione mi ha contattato per coinvolgermi nella realizzazione di un portale eCommerce internazionale in ambito alimentare. Ho risposto con entusiasmo, attivando subito un team di lavoro eterogeneo, composto da  professionisti provenienti da diversi ambiti: dall’UX, al content management fino agli esperti di internazionalizzazione. La squadra ha lavorato ogni notte per due settimane proponendo, infine, nove diverse versioni del documento. Il nostro lavoro è stato tanto apprezzato da far ottenere al consulente la possibilità di entrare a far parte dell’organico aziendale. Purtroppo, però, ha deciso di non riconoscere nulla al team che ha contribuito a ottenere questo risultato insieme a lui.  Affidandosi quindi ad altri, la strada del progetto non ha seguito il percorso lineare con cui era stato pensato, bensì uno molto più tortuoso. La morale di questa storia la lascio a voi”.

Sì, lavorare in questo settore è veramente frustrante a volte, c’è chi riesce a vanificare sforzi e sacrifici pur di non riconoscere un ottimo lavoro!

L’esperienza di Orazio Spoto

Ma può capitare anche che la realtà vada oltre il limite dell’immaginario e si attribuiscano a social come Instagram potenzialità tipiche di piattaforme di condivisione come Flickr.

“Parlare di un social così particolare come Instagram è sempre un duro lavoro. Che lo si faccia per attività di consulenza o semplicemente per ‘evangelizzare’ un amico durante un aperitivo, le domande che mi sento fare sono sempre strane e originali. Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di scaricare le immagini in alta risoluzione. In pratica Instagram viene scambiato per una piattaforma su cui si possono caricare immagini ne’ più nemmeno come si potrebbe fare su un hard disk. Altro tema caldo sono i filtri. Molti pensano che per pubblicare una foto su Instagram bisogna obbligatoriamente usarli. Un po’ come se fossero le forche caudine”.

Insomma lavorando nel mondo digital ne capitano di tutti i colori! Ma nonostante ciò chi è veramente un professionista di certo non si scoraggia e mantenendo un aplomb impeccabile va avanti, sorride e cerca di compiere la sua missione da digital Ninja 😆

E a voi, è mai successo di ricevere qualche richiesta strana? Raccontatecelo tra i commenti  😀

10 bugie che i graphic designer raccontano ai loro clienti

Richieste di loghi abnormi, invii di immagini in word, urgenze delle 17:59 di venerdì e molto, molto altro ancora: i clienti sanno bene come rendere difficile la vita dei graphic designer.

Credo lo possiedano nel DNA e non mi stupirei se esistesse un’accademia per i clienti alle prime armi che devono imparare come generare ogni giorno richieste assurde da sottoporre ai graphic designer (compito difficilissimo che richiede un talento davvero raro!).

Scherzi a parte, ormai i poveri clienti sono presi di mira e resi oggetto dei più disparati meme o resoconti bizzarri. Ma siamo sicuri che i graphic designer abbiano la coscienza così pulita? Che non cedano anche loro al lato oscuro della forza, ogni tanto, bersagliando proprio i tanto bistrattati clienti?

La risposta arriva dalla nuova serie dedicata al fantastico mondo dei creativi: le bugie che i graphic designer raccontano ai loro clienti! Scoprile tutte su Creative Market e segnala la tua confessione con l’hashtag #designersLies.

LEGGI ANCHE: Web designer: anatomia dei clienti peggiori [INFOGRAFICA]

1. Il tuo sito attuale è abbastanza buono ma bisogna lavorarci un po’.

La verità: “Oddio, i miei occhi, i miei occhi!”

2. Il logo si basa su una geometria circolare per un maggiore equilibrio estetico.

La verità: “Questo trucco impressiona sempre i clienti.”

3. Qui ci sono alcuni lavori fatti per Nike, Ford e Coca Cola.

La verità: “È tutto lavoro non ufficiale realizzato all’università.”

4. Siamo una prestigiosa web agency.

La verità: “Siamo solo io e il mio pc, a casa, in mutande.”

5. Hai ragione, sembra molto meglio così.

La verità: “L’hai totalmente rovinato ma hey, sono i tuoi soldi.”

6. Hai sempre la massima priorità!

La verità: “Proprio dopo tutti i miei buoni clienti.”

7. Il mio fax non funziona, posso spedirtelo via email?

La verità: “Stai scherzando? Che anno è questo? Chi possiede un fax oggigiorno?”

8. Sto caricando il design ultimato proprio adesso.

La verità: “Sono in ritardo e sto finendo di fretta mentre parliamo.”

9. Sono stato sveglio tutta la notte a lavorare sul progetto.

La verità: “Ho buttato tutto giù alle 3 di notte dopo una maratona di Breaking Bad.”

10. Ho usato il rosso per trasmettere un senso di passione e intensità.

La verità: “Il rosso è il colore di default dello sfondo in Photoshop.”

HSBC, Apple, Honda: i migliori video della settimana [VIDEO]

migliori video della settimana

Non c’è modo migliore di iniziare una nuova settimana Ninja che con un recap degli spot più belli, divertenti ed emozionanti dei giorni appena passati.

Siete pronti per una nuova dose dei migliori video della settimana? Vi aspettano un commovente racconto della vita di un’azienda e del suo titolare, un viaggio attraverso la storia della musica ed effetti grafici davvero in grado di… trasformare la vostra espressione 😉

HSBC: Lift

Sarà la colonna sonora di Yann Tiersen, sarà l’efficace metafora dell’ascensore per raccontare gli alti e bassi di ogni storia (o azienda, in questo caso), sarà la cura nei dettagli nel ricostruire ambienti e abiti dagli anni ’70 ad oggi, ma questo spot ci è piaciuto tantissimo.

Capace, seppur in forma metaforica ed edulcorata, di raccontare come non spesso avviene il percorso intricato e complesso a cui va incontro chi decide di fondare un’azienda, lo spot di HSBC parte della campagna “It’s Never Just Business” è un esempio pregnante di un buon storytelling, che ci racconta il viaggio di un “eroe” verso la conquista finale.

Lift è davvero una metafora del viaggio di un’azienda e delle persone che ne sono a capo. Ci guida attraverso il tempo, e hai modo di vedere e provare quegli eventi che accadono nel ciclo di vita di un’impresa. Sì, è un viaggio in ascensore, ma è il più straordinario viaggio in ascensore del mondo.” Nick Rowland, Grey London Creative Director

Apple: History of sound

Dai primi grammofoni ai sistemi digitali, la storia della musica e dei suoi supporti di registrazione ed ascolto è stata attraversata da grandi innovazioni. Apple è stata senza dubbio una grande protagonista in questo senso per quanto riguarda almeno l’ultimo decennio. Questo è lo spot realizzato per il lancio di Apple Music, e che ripercorre gli ultimi 127 anni di storia del suono.

Honda: Give and Take

Da una parte metti, dall’altra togli. Non si può avere tutto. La vita è un compromesso. Honda ci tiene a farci sapere che queste regole di vita non valgono per il suo nuovo modello, e ha scelto di farlo usando una buona dose di morphing ad effetto comico assicurato.

Target: Take Pride

In occasione del Pride Month, Target ha rilasciato la sua campagna istituzionale #takepride in supporto della comunità LGTB.

Un collage di immagini originali e contenuti documentaristici accompagnati da un voice over emozionante, in grado di rendere universale e coinvolgente un messaggio importante: “We’re not born with pride. We take pride. Pride in celebrating who we were born to be” (Non siamo nati con l’orgoglio. Ci prendiamo l’orgoglio. L’orgoglio di celebrare quello che siamo nati per essere.)

Heineken: The Insider

Ultimo episodio in ordine cronologico della campagna istituzionale di Heineken, “Open Your World“. Questa volta protagonista è Parigi con le sue vie meno conosciute, i suoi locali più esclusivi e i suoi personaggi più interessanti.

La casa del 2020? Eccola, nelle 7 previsioni di IKEA

Come tutto anche il nostro modo di vivere e abitare evolve: cambiano l’esigenze e con queste le strutture, l‘arredamento, la funzionalità degli oggetti. Un’evoluzione la cui interpretazione diventa sfida chiave per proporre soluzione e rimanere protagonisti nel mercato. Ikea che da sempre fa dell’innovazione uno dei suoi tratti distintivi non poteva certamente sottrarsi a questa sfida. Non affatto un caso per chi conosce l’azienda svedese, da sempre in prima linea nel proporre al proprio pubblico un approccio sempre nuovo e distante dai soliti schemi: design, comunicazione, proposta commerciale, non c’è tratto che non sia influenzato da questa visione. Chi meglio quindi di Marcus Engman, responsabile Ikea per la progettazione di nuovi prodotti, poteva darci qualche previsione sulla casa del futuro?

La casa, uno spazio sempre più “fluido”

Per consuetudine e tradizione siamo sempre stati abituati a pensare alla casa come un’ambiente “fisso”, caratterizzato da una struttura e composizione molto rigida. Una camera con letto e armadio, una sala con divano e tv, schemi ordinati che nel prossimo futuro potrebbero scomparire. La continua urbanizzazione (entro il 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che la maggioranza delle persone vivrà nelle aree urbane) sta spingendo verso spazi abitativi sempre più piccoli e soprattutto eclettici, capaci cioè di reinventarsi ed avere spesso utilizzi molto differenti.

Un cambiamento che segnerà profondamente anche l’arredamento, con oggetti che dovranno essere ibridi,  in grado di rispondere contemporaneamente a esigenze molteplici. Il classico divano sarà anche letto e perché no, luogo dove mangiare. “Stiamo già assistendo all’acquisto di molti più divani letto che divani”, dice Engman. Un trend che non smetterà e che potrebbe far diventare il nostro vecchio caro divano il centro della casa: un mobile multi-uso dove socializzare, riposarsi, mangiare.

Ben presto, uno sgabello potrebbe essere il mobile più importante

 

Come detto dovremmo abituarci a vivere spazi sempre più ridotti e conseguentemente meno ammobiliati. La contaminazione diverrà l’elemento essenziale in fase di progettazione, trasformando gli odierni mobili in elementi polifunzionali. Dice Engman:

 “È possibile che presto uno sgabello diventi uno dei pezzi più importanti dei mobili nella vostra casa, perché può fare così tante cose oltre essere uno sgabello. Si può usare come un comodino, una sedia, un tavolino o una scaletta e si può facilmente progettarli per renderli componibili.

Pronto a scegliere il tuo nuovo sgabello?

La fine delle “case magazzino”

La casa è sinonimo di memorizzazione. Ogni angolo di essa presenta strutture atte a conservare i nostri oggetti: cassettiere, armadi, librerie, mensole CD. Un’abitudine che già sta svanendo, stretta tra la limitazione di spazio degli appartamenti odierni e le nuove tecnologie di archiviazione che non necessitano di spazio fisico (cloud). Un minor numero di oggetti che ci porterà a migliorare il nostro rapporto con questi, spingendoci a renderli visibili e parte essenziale dei nostri spazi.

Vetrine e mensole aperte prenderanno il posto degli attuali armadietti e mobili chiusi, per accentuare il carattere esibizionista della casa. La gente vuole mettere in mostra le loro collezioni, non nasconderle e proprio per questo gli oggetti dovranno essere funzionali oltre che estetici, così da rispondere alle necessità polifunzionali a cui andremo in contro.

LEGGI ANCHE: Il design minimal-warm degli headquarters di Evernote

Mobili intelligenti

Ecletticità che farà rima con intelligenza e con oggetti sempre più smart. Un esempio? Torniamo da Ikea. L’azienda svedese ha annunciato che lancerà a breve una serie di lampade capaci di caricare wireless dispositivi che supportano tale standard. Un primo piccolo passo verso un futuro in cui mobili e tecnologia conviveranno al meglio. Ciò non significa che i mobili diverranno presto gadget, ma che saranno in grado, grazie a nuove funzionalità, di far diventare la vita di casa più semplice e migliore. Un domani in cui la gente potrebbe scaricare un aggiornamento come oggi fa con lo smartphone e quindi aggiungere nuove features ai  propri mobili.

Una partita che suscita grande interesse tra i produttori. Non a caso Ikea ha presentato all’ultimo Salone del Mobile una cucina smart molto simile a ciò che potremmo ospitare in casa nostra negli anni a venire.

Il flat design al servizio del packaging

Parlando di Ikea, come si poteva non parlare di packaging? L’azienda svedese ha rivoluzionato il mercato con i suoi celebri kit di montaggio, croce e delizia di milioni di clienti. Sull’argomento packaging Engman è piuttosto diretto:Siamo sempre alla ricerca di imballaggi flat, una soluzione per rendere finalmente le spedizioni sostenibili e vantaggiose. I prossimi anni saranno chiave in tutto ciò e vedranno secondo Engman le aziende sempre più impegnate per trovare soluzioni d’imballaggio migliori, così da incentivare l’acquisto e ridurre il costo dei prodotti.

Una direzione potrebbero essere gli studi del MIT su materiali 4D programmabili, capaci di assumere forme se scaldati o bagnati. Sistemi avveniristici e probabilmente lontani, in grado però di tramutare in realtà questa volontà sempre più flat.

Parola chiave: personalizzare

La passione per la customizzazione, una volontà che conosciamo bene già oggi. Chiunque di noi, seppur in piccolo, vi è rimasto colpito. Una passione che è troppo spesso sinonimo di tempo e costi alti ma che non può non essere considerata dalle aziende. La personalizzazione, la capacità di rendere un oggetto unico e più vicino possibile al desiderio dell’utente/cliente, è probabilmente la frontiera più rilevante nel home design, ma non solo.

Una vera sfida per gli attuali player del mercato, una sfida promettente ma difficilmente conciliabile con le caratteristiche della produzione di massa. I diversi esperimenti che hanno visto la luce oggi indicano quanto rappresenti una priorità, un’eccezione che in futuro potrebbe diventare regola.

L’emozione del tatto

Le persone passano la maggior parte del loro tempo a toccare schermi, dice Engman. Una necessità irrinunciabile che può diventare noiosa, appiattendo le sensazioni tattili. Proprio per questo nelle abitazioni del futuro troveranno spazio tessuti strani e fortemente materici, progettati appositamente per contrastare l’effetto piatto dei touch screen.

Materiali capaci di emozionare ricordandoci un senso sempre meno stimolato e al tempo stesso aggiungere valore agli oggetti della nostra quotidianità.

Fare carriera, 7 consigli per lavorare soddisfatti

“Fare carriera” è uno stimolo onnipresente nella vita lavorativa, a qualsiasi livello, per qualsiasi professione. Ecco qualche consiglio per fare ordine nel tuo metodo e nelle tue priorità, cercando di fissare delle mete e arrivare soddisfatto a fine giornata.

Vivi la tua vocazione…

Se ti sei fermato al binomio “lavoro vs carriera” sei già caduto nella prima trappola. Se è innegabile che chi lavora in vista del futuro sia più motivato di coloro che lo fanno meramente per lo stipendio, è ancor più vero che chi lo fa esprimendo se stesso sia ancor più soddisfatto.

Guarda al presente prima che al futuro e concilia vita personale e professionale, poiché il lavoro è uno dei fattori che determina la tua identità: sta a te decidere quanta importanza dargli.

… cercala, trovala e ritrovala

“Talvolta si prende come cattiva abitudine l’essere infelici.” G. Eliot

Prima di cercare un lavoro o di fossilizzarti su quello che hai, prendi coscienza delle abilità e degli interessi che ti definiscono: non cadere nella trappola dell’abitudine, non sederti pensando che sei stanco, ma mettiti in piedi e guarda dall’alto il puzzle della tua professionalità.

Sia che tu sia disoccupato o che tu abbia una carriera avviata, abbi sempre uno sguardo d’insieme, così che, anche se scendi a compromessi, tu sappia sempre dove vuoi arrivare o quando i tempi sono maturi per cambiare rotta.

Ricorda che puoi decidere liberamente il numero di pezzi, ossia l’impegno che vuoi profondere e le competenze che vuoi raggiungere. Probabilmente dovrai scegliere e ri-scegliere, finirai un puzzle e dovrai/vorrai cominciarne un altro, perché la tua carriera difficilmente sarà a senso unico.

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In carriera o in carriola? 7 consigli per lavorare soddisfatti

Goditi il percorso non la meta, la carriera non il ruolo

La tua carriera è un viaggio formativo: impara, integra, inventa. Nel contesto attuale ci sono poche certezze, quindi non vale la pena focalizzarsi su un ruolo, ma piuttosto sulle competenze: sono queste a determinare il tuo valore e a permetterti di scegliere, quando se ne presenterà l’occasione.

Abbi la pazienza di decidere come arredare la tua mente, ma comincia a farlo ora.

Fai le pulizie di primavera

“La mente umana è come un piccolo ripostiglio vuoto, e sta a noi riempirlo con mobili di nostra scelta.” S. Holmes

Mettere in ordine i propri spazi vitali è un esercizio virtuoso, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Le mensole che devi spolverare e arredare sono nella tua testa: si tratta, anzi, di un bell’appartamento.

Vuoi uno studio privato, un luogo di pace da decorare con la tua passione segreta? Perfetto! Bada però che essa non invada bagno, salotto e cucina, altrimenti ti converrà scegliere se farne il tuo nuovo lavoro o ridimensionare lo spazio che uno dei due occupa nella tua vita. Di sicuro, la soluzione non è quella di ributtarla nello studio, chiudendo la porta prima che debordi fuori.

Cerca una coerenza tra possibilità, voglia e aspettative: puoi fare come il famoso detective, che si sforza di dimenticare che il sole gira intorno alla terra per non occupare memoria inutilmente, ma come lui dovrai accettare lo scherno della gente comune (e magari sorprenderla con il tuo genio).

Sii indispensabile

L’esercizio più utile che puoi fare per auto-formarti è chiederti: “Chi assumeranno se mi licenziano? (/se non assumono me?)”.

La risposta “uno che lavora di più” può valere per un lavoro che non richiede una spiccata professionalità, ma un’azienda è composta dalle competenze e dalla personalità dei suoi dipendenti.

Spesso quello che sai trasmettere vale più di quello che sei: enfatizza le tue abilità dimostrandoti maturo, indipendente, coinvolgente e organizzato e genererai un circolo virtuoso di cui sarai il fulcro, indipendentemente dal tuo ruolo in azienda.

In carriera o in carriola? 7 consigli per lavorare soddisfatti

Compiaci te stesso

“La filosofia è paga di pochi giudici, e di proposito evita la folla.” Cicerone

Quanto è sottile il confine tra l’autogratificazione e il prestigio? Quanto è facile cedere alle lusinghe dell’approvazione? Dove finisce davvero la volontà degli altri e dove inizia la mia? E ancora: è più utile insegnare ad una platea o essere il più ignorante nella stanza? Essere applauditi o applaudire? Scrivere un libro o leggerlo?

Aristotele afferma che l’uomo è un animale sociale, e questo si manifesta in modo subdolo nella tua menti, come in quella di tutti noi, portandoci spesso a scegliere il plauso immediato piuttosto che la tranquillità nel sonno.

Il prestigio è una tentazione onnipresente, e dunque una distrazione che ti impedisce di operare scelte razionali. Ottenere il favore di clienti, colleghi e superiori rischia di diventare la tua priorità senza che tu te ne accorga. Non ignorare gli altri, impara da loro, ma non alimentarti dei giudizi esterni, perché minano la tua autostima.

Pensa a te stesso. Fai in modo di sorridere alla fine di un compito senza cercare l’approvazione degli altri: magari arriverà, ma sarà secondaria. Sei tu a innaffiare le radici dell’albero della tua carriera personale, e sempre tu deciderai come potarlo, di volta in volta.

Crea bei ricordi

Ridi, trastullati, bighellona, socializza. Prenditi le tue pause, che aiutano a scandire il lavoro, e concediti il tempo per scambiare due battute con i colleghi/clienti o per cogliere il lato comico di un incarico.

I bei ricordi si fissano nella memoria portandosi dietro le nozioni tecniche, ed entrambi devono far parte della tua carriera lavorativa.

Come conquistare un business angel con un pitch? [INTERVISTA]

Anna Testa

Ogni giovane imprenditore con un sogno e con la determinazione di trasformare quel sogno in realtà, spesso si rivolge ad acceleratori d’impresa o partecipa a gare per conquistarsi i favori di Business Angel in grado di fornirgli il supporto necessario per poter prendere il volo. Abbiamo intervistato Anna Testa, a capo del #WCAP di Telecom Italia a Milano e giurata del Demo Day che si terrà a chiusura dello Startup Pitch Lab di Ninja Academy.  Ecco qualche prezioso consiglio per evitare strafalcioni e affascinare l’audience per avere l’attenzione che il nostro progetto merita.

Come conquistare un business angel

In quanto responsabile del TIM #WCAP di Milano ne avrai sentiti di pitch. Cosa non vuoi più sentirti dire da chi ti presenta la sua idea d’impresa?

Come è composto il team?” Risposta: “Da me soltanto”. Il team è la vera cosa che conta. Monadi isolate non sono un buon biglietto da visita per gli investitori, da diversi punti di vista.

Il primo è che il rischio è focalizzato su una persona soltanto, il secondo è che è impensabile che il business possa essere portato avanti da un solo individuo, soprattutto in ottica di scalabilità – anzi direi che è proprio impossibile! Infine, essere da soli non è dimostrazione del fatto di essere ottimi comunicatori con abilità persuasive: se non si è convinto uno sviluppatore  a lavorare al proprio progetto nonché sulla bontà di quest’ultimo, è evidente che sarà difficile farlo con un investitore.

team

Qual è l’errore più comune commesso dai founder alla prima esperienza?

L’errore più comune è l’ideare un prodotto senza aver prima testato il mercato. Il programma di accelerazione si focalizza proprio su questo aspetto.

Presentaci il TIM #WCAP come se dovessi fare il pitch di una startup.

TIM #WCAP fa crescere le imprese di domani.

corso startup

Da giurata delle startup partecipanti allo Startup Pitch Lab, che consiglio daresti a coloro che dovranno mettere alla prova il loro pitch?

L’attenzione di chi analizza diverse idee e in un lasso di tempo ristretto può calare nel giro di un paio di minuti. La presentazione deve essere d’appeal e riassumere i punti chiave già dalle prime 2/3 slide. Bisogna essere “sexy”, chiari e grintosi. È necessario spiegare in maniera sintetica sin da subito il problema che si risolve e la relativa soluzione.

Se si è riusciti ad essere abbastanza accattivanti sin dalle prime battute, si riuscirà a stimolare la curiosità degli investor e magari a portare a casa qualche risultato.

Bruno Lévêque su passato, presente e futuro di PrestaShop [INTERVISTA]

bruno leveque

Lo scorso 11 giugno siamo stati a Parigi per il PrestaShop Day, il più grande evento sull’eCommerce in Europa, durante il quale gli esperti hanno fatto il punto della situazione del settore. Non poteva mancare, naturalmente, Bruno Lévêque, co-founder di PrestaShop, al quale abbiamo posto qualche domanda su PrestaShop e sull’importanza della community.

PrestaShop

Il PrestaShop Day ha avuto un enorme successo. Cosa diresti al tuo te del passato?

Probabilmente mi direi di non avere timore, di essere ambizioso fin dall’inizio. Quando è nato PrestaShop non avevo idea che sarebbe diventato così grande. Ogni volta che raggiungiamo una milestone, ad esempio quando abbiamo raggiunto 100 membri, e poi 10mila, 100 mila e quest’anno saranno un milione, pensiamo sempre che sia fantastico. Ma poi se penso a Pinterest (la cui country manager francese era tra gli speaker dell’evento) e vedo che hanno 17 milioni di utenti, mi viene voglia di pensare ancora più in grande! Quindi mi direi “pensa in grande”, e  in realtà è ciò che effettivamente ho fatto grazie a mentor, investor, business angels che mi hanno dato dei buoni consigli.

Hai fondato PrestaShop a 22 anni. Quale momento ricordi con maggiore emozione?

Uno dei ricordi più belli risale al primo mese, quando eravamo un piccolo team che lavorava in un piccolo ufficio di 20 mq. Il ricordo più bello riguarda la prima telefonata che abbiamo ricevuto. Non avevamo soldi, nessun budget per il marketing, avevo usato 3000 euro dei miei soldi per fondare PrestaShop all’epoca ed è solo grazie al sito, al prodotto e alla community che cominciava a crescere. Così abbiamo ricevuto la prima telefonata e credo che quel ragazzo sia qui oggi. Il suo nome era Ludovique, viveva nell’Est della Francia e ci aveva chiamato solo per dirci che il nostro prodotto era fantastico, ma che aveva fatto delle migliorie e che avrebbe voluto mandarcele. È stato il primo contributo che abbiamo ricevuto.

All’epoca il mio scopo era quello di creare una web agency e PrestaShop doveva solo essere il nostro prodotto per l’eCommerce per avere un vantaggio competitivo sulle altre agenzie. Ma col tempo il software è diventato così importante e la community così vasta che abbiamo dovuto chiudere l’attività della web agency e focalizzarci sul software.

ecommerce

Oggi hai presentato la nuova mascotte di PrestaShop, Preston – che, a proposito, adoro – e il nuovo claim che è “WeCommerce is better eCommerce”. Puoi spiegarci il concetto che sta dietro al rebranding dell’azienda?

WeCommerce è una combinazione tra la community e PrestaShop. Sono convinto che tutti abbiano un talento individuale, ma è la combinazione del talento della community che rende PrestaShop favoloso. Ecco perché abbiamo scelto questo slogan e come mascotte Preston, che è un pulcinella di mare. È un animale molto affascinante, che vive in comunità, vola in tutto il mondo, sempre in comunità, ed è un animale molto leale, che sceglie il suo partner per tutta la vita. È stato facile e logico scegliere questo animale come simbolo della nostra community.

PrestaShop Day

Prima hai detto di pensare sempre in grande. Dove vedi PrestaShop tra 5 anni?

Tra 5 anni, e forse anche prima, raggiungeremo un milione di store attivi. Oggi sono 250mila, quindi siamo al 25% dell’obiettivo. Vogliamo diventare la community di eCommerce più grande al mondo e vogliamo essere ovunque. Ora siamo in 207 diverse nazioni e vogliamo continuare a tradurre la piattaforma in altre lingue, avere moduli locali (moduli per la spedizione o il pagamento per ogni nazione del Mondo), ed ecco perché abbiamo lanciato il fondo da 1 Milione di dollari dedicato ai developer. I nostri obiettivi sono la community e il numero di store attivi.

PrestaShop

L’Italia è il terzo Paese in Europa per utilizzo di PrestaShop, dove Francia e Spagna. Cosa pensi della community italiana?

La community italiana è cresciuta drammaticamente. È sempre un piacere venire in Italia, ho partecipato agli ultimi eventi a Milano, come il Netcomm Forum e il Meetup PrestaShop. L’eCommerce in Italia sta crescendo e sta diventando sempre più professionale.