Ecco ChillHub, lo smartfridge di Ubuntu

Avete appena fatto la spesa, dopo l’ufficio e prima della palestra. State mettendo velocemente a posto i vostri acquisti quando avviene l’amara scoperta: vi siete dimenticati di comprare il latte. Di nuovo. Ammettetelo, quante volte vi è successo e quante volte vi siete chiesti quanto sarebbe tutto più semplice se si potesse monitorare il frigo a distanza? Beh, la risposta alle vostre necessità potrebbe arrivare dal mondo open source e, più precisamente, da Snappy Ubuntu Core, versione del famoso sistema operativo dedicata allo sviluppo per cloud e devices a cui si deve, attraverso FirstBuild, lo sviluppo dell’ultimo ritrovato tecnologico nel settore dei frigoriferi.

Con ChillHub la refrigerazione diventa smart

ChillHub, questo il nome dello smart-fridge che sfrutta il sistema operativo Snappy Ubuntu Core, è già disponibile al pre-ordine e sarà distribuito a partire da giugno: potrete aggiudicarvelo per circa 799$.

Il “frigorifero del pinguino” comprende un vano freezer e due porte USB, necessarie al funzionamento dei due add-on, gli unici (al momento) disponibili. Si tratta, nello specifico, di due brocche: una capace di misurare la quantità di latte residua (così non vi dimenticherete più di fare la scorta!) ed un’altra che si riempie automaticamente di acqua, per non restare mai privi di liquidi rinfrescanti.
Ma non finisce certamente qua: l’elettrodomestico presenta un’interfaccia Wi-Fi integrata attraverso la quale inviare dati relativi, ad esempio, alla temperatura interna, direttamente allo smartphone del proprietario (ciò avviene tramite una specifica app). Un update non da poco, che trasforma quello che è un classico elemento delle cucine di tutti in uno smart device, degno di far parte dell’IoT.

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ChillHub: più di un frigorifero

“ChillHub, the only fridge as smart as you”, cita il payoff. Già, ma quali sono le caratteristiche che rendono questo frigo “intelligente come te”?

Dietro alla realizzazione di ChillHub c’è FirstBuild, innovativa realtà nel settore degli elettrodomestici nata da una partnership tra GE Appliances e Local Motors.
FirstBuild ha coinvolto sin dal primo momento la community, invitando gli utenti a condividere le proprie idee attraverso l’apposita area Co-create. “Quando è partita nel maggio 2014 la community FirstBuild, gli utenti hanno iniziato ad inviare le proprie idee per nuovi device periferici per un refrigeratore: a mancare erano potenza e connettività ad internet. I membri della piattaforma Brian Wagner e Nicolas Grenie hanno progettato la primissima porta USB ad essere collegata ad un frigorifero. Con ChillHub il frigorifero si apre allo sviluppo di dispositivi interni che si collegano senza problemi alla iOS app FirstBuild”, è spiegato all’interno del sito.

Una volta individuate le problematiche e le relative soluzioni è avvenuto il passaggio dall’ipotesi alla realizzazione concreta di un prodotto ad altissima tecnologia, sofisticato eppure alla portata di tutti: il firmware è infatti liberamente scaricabile da GitHub, in linea con la filosofia open source che da sempre caratterizza Ubuntu. Il pack di ChillHub comprende infatti anche un software developers kit (node.js) ed un’open source iOS app, per permettere all’utente di modificare e gestire ChillHub secondo le proprie esigenze.

Il frigo intelligente potrebbe risolverci molto la vita, perciò non possiamo che sperare in futuri sviluppi verso questa direzione: chissà che, un giorno, il nostro elettrodomestico non possa arrivare ad occuparsi della spesa in autonomia!

Le app più promettenti progettate da startup

Avere una buona idea è il primo passo ma il secondo per portarla al successo è cavalcare i trend sapendo apportare delle novità, oltre a rispondere ai bisogni più reali.
Questo è quanto succede oggi quando una startup decide di muoversi nel campo mobile e la realizzazione di un’app ne riassume tutte le intenzioni. Attualmente esistono diversi esempi a riguardo, di seguito potete trovare alcune idee tra le più promettenti anche “Made in Italy”.

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Smart Launcher, giovane e italiana

Credere fino in fondo nei propri sogni e vederli realizzati, anche in maniera superiore rispetto alle aspettative. È tutto vero, ed è successo in Italia! Stiamo parlando di Vincenzo Colucci, un giovane studente universitario che ha messo in pratica i suoi studi e ha realizzato un’app da 20 milioni di download.

Si tratta di Smart Launcher ed è un’interfaccia alternativa a quella preinstallata nei dispositivi Android che consente di organizzare i contenuti sul telefono, in modo da rendere l’esperienza digital più comoda e veloce. In occasione della sua tesi di laurea, il giovane ha colto l’occasione per mettere in pratica i suoi studi e con un investimento iniziale di 150 euro per l’acquisto di un dispositivo Android, ha iniziato i suoi esperimenti di programmazione, dei quali ha potuto beneficiare a lungo.

Infatti la risposta degli utenti è stata superiore alle aspettative e dopo non molto è arrivato il primo stipendio dai primi investitori pubblicitari. Ma la soddisfazione non finisce qui: Vincenzo è stato contattato da Google che ha deciso di premiarlo e lodare la sua iniziativa e la sua intraprendenza girando questo video in cui egli stesso si racconta nella sua città d’origine, in cui ancora vive, Manfredonia.

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L’app è disponibile in versione gratuita e fa in modo che le applicazioni siano raggruppate per tipologia: Comunicazione, Internet, Multimedia, Accessori, Impostazioni.

Oggi Vincenzo è a capo di un team di tre persone ed ha lanciato la nuova versione della sua app, Smart Launcher 3 (attualmente disponibile solo a pagamento a 2,97 euro) nella quale c’è la possibilità di creare categorie in più, schermate secondarie e scegliere un maggior numero di animazioni.

Breather, prenditi i tuoi spazi


Per chi viaggia spesso per lavoro e durante questi spostamenti non può assolutamente permettersi di rinunciare alla propria attività davanti al pc, trovare degli spazi in cui è realmente possibile concentrarsi non è così semplice come a volte si pensa. Il coworking è diventato molto popolare e attualmente usufruire di uno spazio privato viene definito quasi un lusso. Tuttavia questo non significa che non ce ne sia ancora realmente bisogno.

Da questa esigenza Julien Smith e Caterina Rizzi hanno creato BREATHER, una startup che permette di affittare piccoli, privati spazi d’ufficio attraverso un’app mobile.

Una volta entrati all’interno dell’app si ha accesso a una serie di alternative nelle vicinanze del luogo in cui l’utente si trova. Naturalmente ogni spazio è curato al dettaglio ed è descritto minuziosamente per informare l’ipotetico affittuario. Una volta prescelto lo spazio che fa per voi, ci si reca nell’edificio in cui è situato e si inserisce all’ingresso della stanza il codice che avete ricevuto sul vostro mobile all’interno della app e come per magia la porta si apre.  L’affitto prevede una tariffa oraria che va dai da $ 25 a $ 70, a seconda delle dimensioni e servizi forniti .

Attualmente Breather ha raccolto 7,5 milioni dollari in due turni di finanziamento, ed è in rapida crescita.

Anche se all’inizio la società acquistava gli spazi che cedeva in affitto, ora Breather si presenta come un’opportunità ai proprietari di dare una possibilità in più ai loro spazi inutilizzati. È possibile scaricare Breather per iOS e per Android ma non per l’Italia in quanto il progetto è partito soltanto a Montreal, San Francisco, Ottawa e New York ma se vi capita di spostarvi in questi luoghi potreste usufruirne; tuttavia l’intenzione di espandersi non manca e sono in cerca di partner.

Con Localjob l’artigiano è subito a casa tua


Allo Startup Chile le giovani menti italiane non potevano mancare e infatti il team della società SocialCities composto da Andrea Lugli, 26 anni, che ne è anche il Ceo, Riccardo Russo e Luca Cavina, entrambi di 24 anni, Mariagrazia Cinti, 25 anni, Alessandro Di Teodoro, 26 anni, è stato selezionato fra più di 1600 candidature provenienti da 9 paesi con il loro progetto LocalJob. Si tratta dell’opportunità di rintracciare artigiani qualificati con partita IVA via pc o tramite mobile app quando occorrono e soprattutto in caso di emergenza (disponibile su iOs, Android, Windows Phone).

Si accede nella app ed è possibile visualizzare i profili degli artigiani nella vostra zona di interesse. Non mancano i commenti e le recensioni di altri utenti per orientarsi nella scelta. In caso di emergenza è possibile pubblicare un annuncio immediato e tutti i professionisti interessati vi invieranno un preventivo in basa al quale sarete voi a scegliere. Registrarsi è semplice e gratuito ed è utile all’artigiano, per promuoversi allargando le proprie possibilità, al consumatore che può avvalersi di un servizio in qualsiasi momento e con estrema facilità.

La formula di Startup Chile prevede l’investimento di 35 mila dollari alle 90 idee selezionate oltre a concedere sei mesi di incubazione e il visto lavorativo di un anno al team del progetto, oltre a lanciarle verso una delle più importanti community di startup e investitori del mondo.

Il giorno della partenza è vicino e i giovani ragazzi il 22 giugno saranno già a Santiago per iniziare il periodo di affiancamento e sviluppo, sperando di riuscire ad accedere allo Startuo Chile Scale, un livello successivo, e ricevere un finanziamento di altri 100 mila dollari.

Immediately, il CRM è anche da mobile


Immediately è una startup che si occupa di tool per le vendite ed è di pochi giorni fa la notizia che ha raccolto 2 milioni di dollari di finanziamenti. L’idea di fondo è il miglioramento del Customer Relationship Management, in particolare la società vuole aiutare i venditori a gestire il flusso di lavoro. Come? Permettendo, attraverso l’app Immediately, di collegarsi direttamente coi loro account di posta nei database delle vendite, monitorare i loro contatti ed essere avvertiti quando le email che inviano vengono aperte.

Insomma è un’applicazione di posta elettronica progettata tenendo presenti le esigenze degli addetti alle vendite, la quale si pone una sfida: è possibile costruire uno strumento di e-mail mobile potente ma anche elegante e che i venditori vorranno usare in qualsiasi momento ? L’intento da raggiungere è quello di dotare i venditori di un’estensione mobile dei progetti creati per anni in ufficio. L’app permette di attingere ai profili Linkedin degli interlocutori così da avere già delle informazioni su di loro .

Se nell’attività di vendita due aspetti sono fondamentali, e cioè il tempo e l’attività vera e propria, allora con Immediately entrambe possono essere rispettate e questo riassume tutta la sua potenzialità.

Tannico.it e Shoppable.it, le startup da 1 milione di euro [INTERVISTA]

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Le startup italiane continuano a registrare grandi successi negli investimenti, con cifre da capogiro da parte di Fondi di Venture Capital. P101 e Club Digitale hanno da poco investito 1 milione di euro in Tannico.it, tra i più importanti ecommerce di vino in Italia, e in Shoppable.it, leader nel settore delle vendite online di lifestyle e design.

L’aumento di capitale ha un obiettivo preciso: consolidare la posizione sul mercato dei due ecommerce per confermarne il percorso di crescita, che negli ultimi due anni li ha portati a raggiungere oltre 30.000 clienti con più di 40.000 prodotti spediti ogni mese.

Shoppable.it e Tannico.it puntano ora a chiudere il 2015 con un fatturato di oltre 5 milioni di euro, che significa un volume d’affari più che raddoppiato rispetto al 2014.

Abbiamo rivolto alcune domande a Marco Magnocavallo, investitore e imprenditore del settore startup ecommerce, fondatore di Tannico.it e Shoppable.it e già noto anche per la fondazione di Blogo.it nel 2007.

Tannico e Shoppable sono accomunati dalla selezione di prodotti di qualità. Qual è il vostro business model?

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Inizialmente il modello di business era basato sulle vendite private a tempo. Poi nel corso del tempo abbiamo aggiunto una selezione di prodotti permanenti, che sono quindi sempre presenti a catalogo.

Rimane comunque sempre forte l’impronta per entrambi i siti data alla selezione di prodotti che cerca di far emergere brand o cantine meno conosciute in Italia o che hanno delle specificità interessanti.

Prima di Tannico e Shoppable, Blogo. Quanto conta avere già fama di imprenditore di successo per il lancio di una nuova idea?

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Più che la fama credo che sia importante l’esperienza accumulata. Con Blogo, ma ancora prima con le altre società che avevo fondato, ho vissuto esperienze diverse che mi hanno sicuramente aiutato con la partenza di Shoppable e Tannico. Dalla gestione della crescita di un’azienda, al marketing, dal posizionamento sul mercato alla linea editoriale, dal recruiting alle relazioni con i soci e i finanziatori.

Importante è stato anche l’aver visto negli ultimi anni come funziona il mercato dei capitali di ventura, sia con Boox dove abbiamo una quindicina di aziende in portafoglio, ma anche con l’esperienza che ho avuto in un fondo di VC italiano.

Un aumento di capitale da un milione di euro per la vendita di vino nell’anno dell’EXPO. Si tratta di un caso?

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Si tratta sicuramente di un caso. Certo è che l’attenzione verso il food che sta portando l’EXPO può solo fare del bene a un settore merceologico che per troppi anni è andato a rilento, con scarsa innovazione e pochi capitali.

Oltre ai capitali, quanto conta l’esperienza del team di investitori per la crescita di Tannico e Shoppable?

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Per la crescita è importante tutta la squadra. Dai fondatori ai primi dipendenti/collaboratori, dai soci finanziatori ai partner.

Il ruolo dei fondi in ogni caso aiuta anche a strutturare meglio l’azienda e a capire che i soldi non sono infiniti e che prima o poi bisogna arrivare a break-even.

Prevedete di chiudere il 2015 con un fatturato di oltre cinque milioni di euro. Quali sono i prossimi passi?

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Abbiamo strategie diverse per Shoppable e Tannico. Sul primo stiamo puntando all’allargamento del catalogo, alla linea di business B2B con la quale stiamo già avendo successo sia in Italia che all’estero e a una prima produzione di oggetti a marchio Shoppable.

Con Tannico invece stiamo lavorando per avvicinare sempre di più l’esperienza d’acquisto online a quella offline. Lanceremo quindi nel mese di giugno le consegne in giornata inizialmente su Milano, così come stiamo iniziando a offrire un servizio di consigli con la nostra squadra di sommelier, un servizio che sta riscuotendo un grande successo.

Un horror psicologico basato sulla realtà del manicomio di Volterra agli inizi del secolo scorso: questo è The Town of Light, progetto videoludico di grande impatto ideato da Lka e Game Venture.

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The Town of Light, l'ambizioso progetto videoludico di Lka

Prova a immaginare come doveva essere la vita in un manicomio durante gli anni ’30, quando la malattia mentale era stigmatizzata molto più di ora e le terapie farmacologiche attuali non esistevano. Mettiti nei panni dei pazienti, senza diritti, vessati da quelle che possiamo definire vere e proprie torture, e pensa anche al difficile compito di psichiatri e infermieri, che senza l’aiuto della moderna farmacologia si trovavano a combattere contro malattie di cui ancora poco si sapeva.

È questo l’obiettivo del progetto videoludico The Town of Light, creato da LKA e sposato da subito dall’etichetta di game consulting Game Venture; un videogioco che flirta con l’horror senza fare ricorso a zombie o ad altre creature sovrannaturali, ma solo basandosi sulla realtà.

The Town of Light: la Storia

Attraverso la storia di Renée, immaginaria ragazza schizofrenica ricoverata nel manicomio di Volterra negli anni ’30 del Novecento, The Town of Light ci porta alla scoperta della terribile situazione degli istituti psichiatrici del secolo scorso. Parliamo di un’esperienza esplorativa in prima persona che, grazie a un’accurata ricostruzione dell’ambientazione e dei personaggi del manicomio, vuole far conoscere il dramma che questi centri, chiusi nel 1980 con la legge Basaglia, rappresentavano per i malati, i loro parenti e anche per il personale medico.

La scelta di Volterra da parte degli sviluppatori non è casuale: la struttura architettonica dell’edificio, infatti, ben si adattava a fare da location per un videogioco.

La storyline, ambientata ai nostri giorni, sarà basata sul racconto di Renèe, che con la sua voce ci accompagnerà attraverso la sua triste vicenda di paziente manicomiale. Ricostruire la sua personalità e la sua vita nel manicomio di Volterra, attraverso la libera esplorazione dell’ambientazione (che ha un ruolo di primo piano nella storia), sarà il compito del giocatore. I flashback e i ricordi della protagonista condurranno i giocatori lungo il padiglione Charchot, ricostruito fedelmente così com’è ora: solo l’arredamento e le apparecchiature mediche sono state riprodotte più liberamente basandosi comunque sulla tecnologia e lo stile degli anni di ricovero della protagonista. I giocatori scopriranno così le agghiaccianti condizioni di vita in queste strutture, dove l’igiene era spesso un optional, al contrario di lobotomie, docce gelate e altre torture.

Oculus VR: il device perfetto per The Town of Light

Accanto a un versione da monitor, i ragazzi di LKA hanno deciso di sviluppare una versione anche per Oculus, lo schermo da indossare per vivere un’esperienza di realtà virtuale. A livello di gameplay, questa versione avrà alcune peculiarità per sfruttare al meglio la maggiore immersività consentita da Oculus. Il trailer Oculus, visibile solo col il dispositivo, permetterà di cominciare a conoscere le atmosfere del gioco.

Il videogioco come strumento di apprendimento

Come dice il game designer ed esperto di Gamification Fabio Viola, il gaming come “emotional and learning engine” è ancora alle prime fasi, ma The Town of Light e altri progetti simili fanno ben sperare.

Il gioco, che uscirà entro l’anno, ha i suoi punti di forza nelle forti emozioni e nell’immersività del gameplay. Non a caso, il videogioco si è aggiudicato il premio Story&Storytelling durante la Game Connection Europe 2014: in attesa dell’uscita, godiamoci il trailer del gioco.

Google e Nestlé ancora insieme: le barrette KitKat diventano YouTube

Che in Google abbiano un certo debole per gli snack lo sapevamo da tempo.

I nostri lettori più cyber-addicted, conoscono bene ad esempio la storia che si cela dietro la nomenclatura del sistema operativo per device mobili Android. Sin dalla sua prima versione infatti (o sarebbe meglio dire la terza, la 1.5) l’OS ha avuto oltre ad una denominazione alfanumerica progressiva per indicarne la release, anche un nickname che richiamasse un prodotto dolciario.

Era un omaggio dei programmatori alla fonte di sopravvivenza cui dovevano il sostentamento durante i periodi di scrittura di codice, il distributore automatico della sede ed un modo per fornire una visione friendly e di facile memorizzazione per gli utenti.

Giunti nel 2013 alla lettera kappa, vuoi per ragioni di iconicità del prodotto, vuoi per ragioni di natura economica (progettare un OS gratuito per l’utenza non significa produrlo a costo zero), Google aveva optato per uno dei prodotti più famosi del mondo, le barrette al cioccolato KitKat, dando vita ad una partnership con il colosso dell’industria alimentare Nestlé.

LEGGI ANCHE: Google sceglie Nestlè per il suo nuovo OS: ecco Android KitKat!

Giacché quella scelta si è rivelata felice per entrambe le aziende, quest’anno Nestlé, per celebrare gli ottant’anni di presenza del prodotto KitKat in Gran Bretagna ha deciso di rilanciare la collaborazione, attraverso la campagna “YouTube my break“.

“YouTube my break” e la partnership con Google

Come avete potuto notare dal video in allegato ci troviamo di fronte ad uno scambio di prestiti tra brand, una valorizzazione per osmosi in cui ognuno porta nella propria dimensione, Online ed Offline, un pezzo del proprio partner col fine di esaltarli entrambi.

Se da un lato Nestlè decide di mutare pelle facendo stampare oltre 600.000 barrette con Youtube a sostituire KitKat nel logo, dall’altro Youtube prende in prestito il celeberrimo claim “have a break, have a KitKat” facendolo diventare una voce personalizzata per la ricerca vocale sulla piattaforma video.

Attraverso “Youtube my break” gli utenti potranno accedere ai video del giorno più popolari, riempiendo il tempo della loro pausa con i video più divertenti.

Si rende evidente quella che nel 2013 è nata come una collaborazione tra Google e Nestlé stia pian piano assumendo i contorni di una sovrapposizione tra brand. Una volta individuate le affinità tra due prodotti teoricamente distanti tra loro, è stata sviluppata una campagna in cui la commistione di generi manifestasse una interconnessione di identità e punti di forza tra Youtube e KitKat.

Non ci resta che fare gli auguri di buon compleanno alle barrette di cioccolato più famose del mondo, ed incoraggiarvi con il motto fai un break, spezza con Youtube !

EndangeredEmoji: un retweet per salvare gli animali

Il 12 maggio il WWF ha lanciato una nuova campagna di beneficenza dal nome #EndangeredEmoji, e da come si può intuire l’idea si fonda tutta sulle amate/odiate emoji, che fruttano sempre un sacco di risultati in termini di engagement nelle conversazioni.

Si pensi che ogni giorno vengono inviate più di 200 mila Emoji. Un esempio della loro efficacia? Il matrimonio di Andy Murray, famoso tennista e Global Ambassador del WWF, avvenuto un mese fa, il quale ha usato le emoji in un tweet per celebrare il lieto evento. Il risultato? Più di 14.000 retweet.

II WWF ha intuito le potenzialità dello strumento, e forte anche di una facile identificazioni delle emoji stesse con le specie a rischio (es: l’elefante asiatico, il panda gigante, la tartaruga verde) ha provato a lanciare un hashtag: #EndangeredEmoji.

La meccanica dell’iniziativa è semplice: basta ritwittare questo tweet del WWF (o condividerlo dal sito dedicato all’iniziativa) e per ogni emoji che il partecipante invierà, il WWF aggiungerà 10 centesimi alla donazione mensile.

A fine mese chi ha partecipato potrà decidere se donare l’importo raggiunto o  un’altra cifra.

 

Adrian Cockle, il Digital Innovation Manager del WWF, ha dichiarato: “Quando si organizza una raccolta fondi, è essenziale dare alla gente un modo semplice per donare. Attraverso l’uso di una delle piattaforme social più utilizzate, speriamo di mettere in evidenza il problema delle specie a rischio di estinzione e di raccogliere fondi vitali alla loro conservazione, sensibilizzando le persone su questo tema fondamentale”.

Chi l’avrebbe mai detto che anche un’emojì può cambiare il mondo?

E tu la userai per salvare il tuo animale preferito?

Conosci i diversi stili di marketing? Ecco quali sono e come usarli

Forse in passato avrete sentito parlare di stili di leadership e come essi vengano modulati a seconda del team e della situazione. I grandi leader, infatti, non adottano solo uno di questi stili, ma li padroneggiano tutti e li sfoderano a seconda delle esigenze. Ma perché non applicare questo modello al marketing? I professionisti del settore trarrebbero enorme beneficio dall’individuare le necessità del proprio target per adeguare conseguentemente il proprio stile.

Come un buon leader che è capace di dare maggiore o minore enfasi ai diversi processi all’interno del team, così il buon marketer dovrebbe evitare di fossilizzarsi su una sola strategia e cercare di agganciare il consumatore a livello quasi individuale attraverso approcci specifici. Un marketer situazionale è capace di gestire e muoversi tra i diversi stili, accompagnando clienti abituali e potenziali nel loro rapporto con il brand, veicolando loro sempre i giusti messaggi.

LEGGI ANCHE: Nasce il Marketing Transpersonale, il nuovo paradigma che cambia l’approccio alla disciplina.

I 4 stili di marketing

TELLING: comprende tutte quelle forme di comunicazione legate all’outbound marketing che prevedono una strategia push. Questa tattica dà migliori risultati quando lo scopo è la notorietà del brand.

SELLING: le azioni di marketing di supporto alle vendite diventano cruciali una volta acquisito il cliente, che deve percepire il valore del prodotto o servizio una volta acquistato.

PARTICIPATING: sviluppatosi con i social media, questo stile permette ai clienti di instaurare un dialogo con il brand. Per l’azienda è fondamentale che la partecipazione attiva si manifesti attraverso feedback positivi che potrebbero influenzare nuovi propspect.

EMPOWERING: veicola messaggi specifici attraverso cui il consumatore si sente intrattenuto, informato e ispirato e si basa principalmente su contenuti di qualità.

I diversi stili vanno utilizzati a seconda dello stato di sviluppo del rapporto tra brand e consumatore. Un bravo marketer deve impegnarsi costantemente a capire qual è il livello di sviluppo del proprio target e come esso cambia nel tempo per scegliere di conseguenza lo stile da applicare a ogni determinata situazione: il marketer diviene alleato del consumatore captando in ogni momento le sue esigenze.

Un mondo in cui il marketer con virgiliana saggezza guida il consumatore nello sviluppo di una relazione con il brand, al fine di conseguire degli obiettivi comuni. Sarà forse questa un’utopia?

App of the week: Gogu, il diario dei ricordi del tuo bambino su app

Vi capita mai di sfogliare l’album dei ricordi della vostra infanzia? Le fotografie dei vostri primi giorni di vita, del vostro primo dentino, dei vostri primi passi… Molti di voi avranno tanti ricordi su carta di quegli anni felici: ora, con un po’ di malinconia, guardiamo i genitori di oggi fotografare il loro piccolo con lo smartphone e ci chiediamo se quelle foto hanno la stessa magia del nostro vecchio e consumato album dei ricordi.

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Forse il fascino della foto stampata non è facilmente superabile, ma dobbiamo fare i conti con la realtà di oggi, che d’altro lato, se ci pensate, non è proprio così male. Oggi puoi scattare migliaia di fotografie dal tuo smartphone e scegliere quella più bella, applicare il filtro migliore, senza attenderne la stampa. Ma l’aspetto più bello è che puoi condividerla subito con chi vuoi: con i nonni lontani, un cugino che vedi raramente, un amico caro.

Per i genitori è nata Gogu, l’app che ti aiuta a tenere traccia dei primi anni del tuo bambino.

 Un’app dedicata ai neogenitori

gogu app

Pensata per i neo genitori, l’applicazione nasce grazie allo scambio di idee tra Tommaso Rossi, Orlando Kalossakas e Jonathon Bowers.

Insieme hanno sviluppato un’interfaccia divertente e semplice che aggiorna l’album dei ricordi ai tempi degli smartphone.

Completano il team Matteo Pogliani e Costanza Rossi, professionisti nel settore della comunicazione digitale e social, impegnati nel dare forma alla comunicazione di Gogu.

Gogu è in sostanza una raccolta, in formato digitale e sempre a portata di mano, dei momenti imperdibili durante la crescita dei figli. In pochi tap si possono condividere momenti di crescita del neonato: dal primo sorriso al primo bagnetto!

Giorno dopo giorno il diario di GoGu App diventerà sempre più ricco e sarà possibile rivivere ogni momento registrato sull’applicazione con la famiglia e gli amici in formato video.

Ecco le features dell’app:

– potete creare un diario della vita dei vostri bambini

– aggiungete foto e video alla loro timeline personale

– condividete il loro diario con familiari e amici

– vinvete i budge registrando i momenti più importanti del vostro bambino;

– dove ha visto il mare per la prima volta? Potete geolocalizzare ogni azione!

L’app è disponibile per iOS e Android.

Coderdojo: scopriamo le community di giovani programmatori [INTERVISTA]

Lo scorso 16 maggio si è tenuta la seconda edizione del TEDxMatera. Tra gli ospiti della giornata c’era Laura Ivres, community associate speaker di Coderdojo, il movimento che si propone di insegnare i giovani a programmare.

Parlaci del movimento Coderdojo: come è nato e qual è la sua visione?

CoderDojo è un movimento globale, non a scopo di lucro e portato avanti da volontari, fondato sulle community di club di programmazione per i giovani.
Ad un Dojo, i giovani, tra i 7 e i 17 anni, imparano a codificare, sviluppare siti web, applicazioni, programmi, giochi ed esplorare la tecnologia in un ambiente informale e creativo. Oltre ad imparare a programmare, i partecipanti incontrano persone che dimostrano le possibilità offerte dalla tecnologia.

CoderDojo è stata fondato da James Whelton e Bill Liao. Tutto è iniziato nella scuola di James Whelton nei primi mesi del 2011, quando James (allora un 18enne coder) ha ricevuto un po’ di attenzione per aver hackerato l’iPod Nano e, di conseguenza alcuni giovani studenti si sono mostrati interessati ad imparare a codificare. Ha messo in piedi un club di computer a scuola, dove ha iniziato a insegnare agli studenti le basi di HTML e CSS. Nello stesso anno ha incontrato Bill Liao, un imprenditore e filantropo, che era interessato a rendere il progetto in qualcosa di più grande.

CoderDojo oggi raggiunge 24.000 giovani di tutto il mondo ogni giorno e la sua missione è quella di offrire ai giovani di tutto il mondo la possibilità di esplorare la magia dietro la tecnologia.

Quindi, pensi che la programmazione sia la nuova alfabetizzazione?

Moltissimo, soprattutto per i giovani. Ora abbiamo una generazione di “nativi digitali”, i giovani che sono nati in un mondo circondato dalla tecnologia e stanno già eccellendo nelle loro competenze digitali al di là dei loro insegnanti e degli adulti.

È fondamentale che tutti i giovani vengano introdotti alle competenze digitali, come la programmazione di computer, mentre il mondo diventa sempre più tecnologico.

Che tipo di attività pianificate per coinvolgere la comunità online e offline?

Ci impegniamo con la nostra comunità in molti modi, tra cui l’uso di forum online, e-mail e telefonate e attraverso la nostra comunità wiki, Kata. Attualmente stiamo sviluppando la Platform CoderDojo Community che servirà a gestire il funzionamento dei Dojo e connettersi con la comunità globale.

Stiamo anche sviluppando ulteriori risorse di apprendimento per la comunità globale CoderDojo in modo da aiutarli nel sostegno ai giovani che vogliono imparare a programmare.

Ci sono comunità CoderDojo in Italia, e come possiamo sostenerle?

C’è una comunità molto attiva e dedicato CoderDojo in Italia, con 92 Dojo ora attivi nel Paese. Il miglior modo per sostenere Dojo in Italia è quello di incoraggiare le imprese e le istituzioni a sostenerli, fornendo uffici e supporti quali attrezzature, strumenti e ricompense e incoraggiando le persone tecnicamente qualificate a donare il loro tempo per ispirare la prossima generazione di creatori digitali!

Condividere le news di CoderDojo Italia con i responsabili dei media e i politici e diffondere il messaggio per incoraggiare la creazione di CoderDojo club!

Come hai ispirato i partecipanti del TEDxMatera?

Spero di aver ispirati i ragazzi, e soprattutto le ragazze, a conoscere la tecnologia e ad esplorare nuovi modelli di apprendimento. Inoltre, spero di aver ispirato le persone ad impegnarsi nel processo di apprendimento e ad acquisire nuove competenze.

Cosa devi sapere prima di lanciare la tua startup sul mercato [VIDEO]

Lancia la tua startup, ecco come far colpo sugli investitori

Stai per lanciare la tua startup? Il tuo sogno sta finalmente per diventare realtà? Per essere davvero sicuro di non aver lasciato nulla al caso e far colpo sugli investitori, avrai certamente seguito il free webinar con Antonia VernaGennaro Varriale, Augusto Coppola e Raimondo Bruschi, che ha presentato il Corso Online in Startup Management e lo Startup Pitch Lab targato Ninja Academy, in partenza a giugno!

Se te lo sei perso ti diamo la possibilità di rimediare guardandolo in streaming. Nel video potrai avere un assaggio – completamente gratuito – di ciò che ti aspetta: 45 minuti in cui i docenti della Ninja Academy ti daranno utili consigli sulle tematiche legali legate alla tua attività, sugli aspetti IT che è bene garantire prima di parlare ad un investor, sulla pianificazione per capire che tipo di modello di business attira di più i VC e su come presentare al meglio il proprio team ed il proprio progetto per convincere un interlocutore a scommettere sulla tua startup.

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