Dimensioni immagini social: istruzioni per l'uso [INFOGRAFICA]

Ci lavoriamo tutti i giorni e ormai le conosciamo a memoria, ma è passato un po’ di tempo dal nostro post sulle dimensioni che contano per un social media manager: è arrivata, quindi, l’ora di fare un recap con le dimensioni social aggiornate per un 2015 a prova di centimetro!

Per gestire al meglio le pagine social delle vostre aziende, infatti, è fondamentale conoscere le dimensioni esatte per cover, foto profilo e quant’altro, evitando così spiacevoli foto sgranate o effetti grafici mal riusciti.

E allora vai di tasto destro >> salva su questa infografica realizzata da CoversHub che ci permette di tenere a portata di click i corretti pixel per ogni social. Ma non finisce qui! Sotto ogni scheda trovate infatti anche i quattro colori più usati dal social brand, con il codice colore esadecimale corrispondente.

Dimensioni istruzioni per luso_infografica

Buon aggiornamento!

Corso Online in Content Marketing: scoprilo on demand

Content Marketing

Content is king, amano ripetere seminari e digital guru. Dalla grande alla piccola azienda così come dal B2B al B2C, presidiare i contenuti significa incrociare gusti, format, piattaforme, tempi. Significa avvantaggiarsi del rinnovato potere di fruizione di cui gode l’audience oggi, ma anche imparare tecniche di storytelling e riconoscere i cluster di interessi ed affinità cui dedicare i contenuti del brand.

Cosa imparerai a  corso?

Il Corso On Demand in Content Marketing è dedicato a chi vuole comprendere i fondamenti della disciplina: le logiche dietro i contenuti digitali di successo, la pianificazione editoriale e l’implementazione di una content strategy, gli strumenti più efficaci per il corporate storytelling.

Questo Corso On Demand permetterà ai partecipanti di ottenere padronanza sulle responsabilità e sulle attività necessarie al fine di realizzare un Content Marketing efficace ed efficiente. Strategie, tecniche, strumenti e case study costelleranno il percorso di apprendimento guidando i partecipanti alla scoperta della disciplina.

In particolare, frequentando il corso, imparerai a:

  • Applicare i fondamenti dello storytelling per guidare la tua attività di Content Management
  • Ispirare la tua azienda ai principi delle media company
  • Progettare i contenuti digitali più efficaci per la tua azienda
  • Pianificare e gestire strategie efficaci di Content Marketing
  • Inserire la Content Strategy all’interno della tua strategia di Web Marketing
  • Usare Storify per narrare meglio la tua impresa
  • Misurare il valore dei contenuti di marca

Come funziona il Corso On Demand?

Il Corso On Demand consta di 7 ore di didattica. Le lezioni, completamente online, sono fruibili On Demand in qualsiasi momento ed ovunque ci si trovi.

  • I moduli didattici – rappresentati da videolezioni e slide didattiche – saranno sempre disponibili e consultabili, senza limiti di tempo, nella propria area utente.
  • Puoi seguire i corsi comodamente da casa o dall’ufficio, nell’orario che preferisci
  • Nessuno spostamento nè viaggio da intraprendere
  • Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
  • Impara al ritmo giusto per te: decidi tu quando e dove imparare!
  • Scarica il Certificato finale dopo aver completato il Questionario finale

PREZZO LANCIO 149€
BE NINJA!

Tinder crea dipendenza. Ecco perchè

Un tempo c’erano sesso, droghe e rock and roll. Adesso invece è il momento di social network e app mobile. Ovviamente si parla di dipendenze, e i dati sono abbastanza significativi: secondo uno studio dell’Università di Chicago, Facebook creerebbe una dipendenza superiore a quella provocata dal tabacco e dallo shopping compulsivo, e seconda soltanto a altre due forme di dipendenza: sonno e sesso.

Il vincitore indiscusso, però, per quanto riguarda la capacità di incollare l’utente allo schermo, è Tinder, che secondo Business Week in media viene controllato dagli utenti (circa 50 milioni attivi) 11 volte al giorno per sette minuti ognuna, contro i soli 40 minuti al giorno spesi su Facebook.

LEGGI ANCHE: Hooked: ecco come app e social network creano dipendenza

Nata nel settembre 2012, Tinder è la creazione di Sean Rad, studente all’University of Southern California, basata sulla possibilità di cercare l’anima gemella online.
Il concetto di online dating non era esattamente nuovo nel 2012, ma Tinder ha diverse caratteristiche, che contribuiscono a renderlo una dipendenza non da poco.

Collegandosi con il proprio account Facebook (senza che alcuna notifica compaia sulla propria pagina), il sistema geolocalizza i possibili incontri attorno a un raggio chilometrico prestabilito dall’utente: vengono quindi mostrati gli altri utenti e il “gioco” può iniziare. Con uno scroll verso sinistra si passa all’utente successivo, mentre con uno verso destra si mostra il proprio apprezzamento: solo però se anche l’altro utente ha mostrato il proprio interesse si potrà chattare.

In pratica, Tinder mette in contatto solo persone che si piacciono realmente, evitando così messaggi inopportuni, e soddisfando il reale bisogno di approvazione.

Esiste, inoltre, una base scientifica del successo di Tinder, che poggia sul comportamento umano.
Che molte persone non sappiano flirtare è un fatto noto, ma forse non tutti sanno che tantissimi non sanno riconoscere le situazioni in cui sono oggetto di flirt.

Stando a quanto riportato su News Mic l’Università del Kansas in un recente studio, ha intervistato uomini e donne eterosessuali scoprendo che quasi tutti (l’80% circa) capisce piuttosto facilmente se qualcuno non è interessato a flirtare, in compenso solo il 36% degli uomini e il 18% delle donne capisce se qualcuno sta flirtando.

Anche un articolo dell’Huffington Post conferma che, soprattutto le donne, preferiscono creare match su Tinder che conoscere un uomo in un bar o in palestra, perché nella vita reale non ci sono garanzie che l’altro le trovi veramente attraenti.

Tinder è invece un modo certo per capire quando un comportamento è effettivamente indice di un flirt, e ha reso tutto a portata di un movimento di pollice.m

Alcune rivoluzioni portate dalla stampa 3D nella medicina, nell'automotive e nel settore aerospaziale [PARTE 1]

Chi è Garrett Peterson? Probabilmente ai più questo nome non dice molto, si tratta di un perfetto sconosciuto evidentemente di origini americane.

In effetti Garrett non è un personaggio famoso o un divo di Hollywood ma un bambino di 18 mesi afflitto da una malformazione cardiaca e da tracheobroncomalacia – una malattia che toglie rigidità a trachea e bronchi limitando la respirazione. Vi starete chiedendo: come mai vi parliamo del piccolo Garrett? Il motivo è legato alle cure sperimentate sullo sfortunato bimbo di quasi due anni, che il 26 Dicembre 2014 è potuto tornare a casa con i suoi genitori grazie ad una stampa 3D! Ecco il video della sua (bellissima) storia.

I medici dell’Ospedale dell’Università del Michigan, C.S. Mott Children’s Hospital, infatti, grazie al supporto della tecnologia di stampa 3D hanno elaborato un modello software della trachea e dei bronchi del bambino, stabilendo forma e dimensioni delle strutture sintetiche necessarie per consentirgli di tenere aperti i bronchi resi flaccidi dalla malattia. In sostanza, grazie alla riproduzione 3D è stato creato un supporto – assorbile nel tempo – che consente al piccolo Garrett di mantenere una funzione respiratoria normale.

La storia affascinante di Garrett chiarisce bene il potenziale della tecnologia di stampa del futuro. Ma cos’è nello specifico una stampante 3D?

Si tratta di una stampante in grado di realizzare oggetti in tre dimensioni a partire da un modello digitale (ormai è possibile stampare in  gomma, materie plastiche, carta, materiali poliuretanici simili, metalli e altro ancora). La tecnica di produzione di un oggetto 3D è cosidetta  “additiva”, ovvero un oggetto solido tridimensionale viene costruito aggiungendo materiale strato su strato sino a riprodurre quanto desiderato. Pensate ad una costruzione Lego dove l’oggetto viene costruito sovrapponendo pezzo su pezzo.

Innovazione, quella della stampa 3D, che trova possibili applicazioni in numerosi campi e settori: proviamo di seguito ad analizzare i principali nel primo dei due articoli dedicati al tema.

3D printing in campo medicale

Anche grazie anche alla storia di Garrett, è facilmente intuibile quanto la medicina possa beneficiare di tale innovazione: si tratta evidentemente del settore dove sono concentrati gli sforzi maggiori. Pensate al vantaggio oggettivo di ottenere un prodotto finale estremamente personalizzabile: un valore aggiunto inestimabile per la ricostruzione, ad esempio, di protesi o parti del corpo umano.

Per citare un esempio, in campo odontoiatrico si utilizzano da tempo ponti, modelli e supporti dentali in materiali particolari. Simili le applicazioni in campo protesico, ove i ricercatori stanno sviluppando, grazie all’ ausilio della stampante 3D, protesi o arti articolari.

Altrettanto importanti gli sviluppi in ambito acustico-uditivo: protesi riprodotte da stampanti tridimensionali in grado di ovviare al problema sordità. E’ recente la notizia dalla Princeton University in New Jersey, dove alcuni ricercatori hanno messo a punto un “orecchio bionico” con una struttura fatta di un gel costituito di cellule bovine. Un dispositivo in grado di ridare l’udito ai sordi!

Le applicazioni in campo medicale sono davvero numerose; tra queste risulta estremamente interessante – e per certi versi molto affascinante – lo sviluppo del cosiddetto bioprinting. La stampa di tessuti umani! L’obiettivo del Bioprinting 3D è quello di realizzare veri e propri organi sostitutivi da poter impiantare direttamente nei pazienti. Naturalmente stiamo parlando di campi di applicazione che necessitano di tempo in ricerca e validazione; è tuttavia altrettanto semplice pensare ai vantaggi tanto per i medici quanto per i pazienti che vedrebbero risolto, ad esempio, l’annoso problema del rigetto o quello altrettanto grave delle morti causate dalla mancanza di organi compatibili per il trapianto.

La stampa 3D può rivoluzionare il mercato dell’automotive

Se fino a poco tempo fa la combinazione tecnologica stampa 3D ed automotive era soprattutto legata alla produzione di alcuni componenti, specie in fase di prototipazione, oggi il connubio è pronto ad evolversi. E’ recente infatti la presentazione presso l’International Manufactoring Tecnology Show di Chicago della prima auto al mondo interamente “stampata” in 3 dimensioni. Nonostante il nome poco originale, “Strati” diventa apri-pista per altri possibili prototipi che andranno a rafforzare sempre più il legame tra questa tecnologia e il settore delle automobili.

LEGGI ANCHE: Back to the Future: Alcune Interessanti Innovazioni Direttamente dal CES 2015 [PARTE 2]

Ecco alcuni esempi della portata rivoluzionaria delle stampanti 3D in alcuni settori. E non è ancora finita: nella seconda parte del pezzo parleremo di aerospazio e… musica! Da non perdere…

Intùiti e il crowdfunding: miti e strategie del finanziamento dal basso



Il 2014 è stato l’anno del crowdfunding. Negli Stati Uniti si è affermato, come dimostra il mezzo miliardo raccolto dalle campagne sulla principale piattaforma, Kickstarter. In Italia si è assistito ad una crescita “furiosa” delle piattaforme e se ne è cominciato a parlare anche a livello mainstream, complice la normativa sulle startup innovative che ha introdotto il concetto di equity crowdfunding.

È un fenomeno affascinante, in quanto da un lato apre nuove prospettive per realizzare prodotti e servizi innovativi attraverso il sostegno degli stessi consumatori che fungono da primo test di mercato; dall’altro si scontra con nuove logiche di sviluppo business e di promozione, con regole proprie, che necessitano nuove competenze e nuove strategie per realizzare campagne di successo.

Danae Ringelmann, founder di Indiegogo, ci ha raccontato le sue idee sul crowdfunding e il dietro le quinte delle campagne di maggior successo. Ora vorremmo approfondire questo tema attraverso le storie di italiani che stanno sperimentando questo nuovo metodo di finanziamento dal basso.

Tra questi innovatori c’è Matteo di Pascale, creatore di una delle dieci campagne Kickstarter più finanziate in Italia, che ci ha raccontato la sua esperienza con il crowdfunding.

Matteo, attualmente art director presso Leo Burnett, ha avuto un’esperienza come CCO presso la startup olandese twibfy; proprio durante questo periodo di lavoro all’estero ha lanciato la campagna di crowdfunding per Intùiti, un set di carte che derivano da una rielaborazione dei tarocchi e che sono finalizzate a stimolare la creatività.

Con questo progetto ha raccolto più di 38.000 sterline, da parte di quasi 2.000 baker, finanziatori. Il segreto del successo? Una buona intuizione e una valanga di competenze di marketing e creatività.

Vediamo dunque ora con Matteo, quali sono le strategie sviluppate per la campagna di Intùiti.

Realizzando una campagna di crowdfunding, hai sfatato alcuni miti che circondano questa nuova strategia di finanziamento?

Esistono due principali miti legati al crowdfunding.

Inizialmente il crowdfunding era interpretato come un modo attraverso cui persone che credono in un progetto, possono contribuire alla sua realizzazione. In realtà ora è diventato uno strumento di pre-vendita. Per questo funziona molto la vendita di oggetti-feticcio. Per quanto riguarda i servizi invece la modalità che si è consolidata è la vendita di abbonamenti, sconti sul costo del servizio o accesso in anteprima come nel caso della piattaforma di blogging Ghost.

Il secondo mito del crowdfunding riguarda la visibilità data dalla piattaforma. In realtà le piattaforme sono principalmente un servizio di pubblicazione dei contenuti e di gestione delle donazioni. Per acquisire visibilità non basta la piattaforma, ma è necessario sviluppare una strategia di scelta della piattaforma, di acquisizione di visibilità attraverso una buona copertura mediatica e di un sistema di ricompense adeguate.

Kickstarter o Indiegogo: quale scegliere?

Kickstarter e Indiegogo sono le due piattaforme principali di crowdfunding che consentono di raggiungere un mercato internazionale.
Indiegogo ha il vantaggio di avere fee più basse; si caratterizza per il fatto di delegare agli algoritmi la definizione della visibilità delle campagne all’interno della piattaforma. Questa caratteristica lo distingue da Kickstarter in cui invece è lo staff della piattaforma a scegliere i progetti a cui dare visibilità, ma in cui è necessario avere almeno uno dei membri del progetto registrato in UK (o in uno degli altri Paesi accettati dalla piattaforma).

Io ho scelto quest’ultima piattaforma proprio perché la selezione editoriale, piuttosto che quella automatica, rende la piattaforma più meritocratica.

Quali sono gli elementi che contribuiscono al successo di una campagna?

Guardando alle campagne di maggior successo si possono identificare alcuni elementi ricorrenti:
1) Il goal di 10.000 dollari. La cifra del goal non deve essere definita considerando anche la ricompensa per il lavoro pregresso dei creatori, ma deve corrispondere al budget necessario per la produzione. Kickstarter è inoltre una piattaforma tutto o niente, quindi non è opportuno fissare goal troppo elevati.
2) La durata di 30 giorni.
3) Il video emozionale: un video “cool”, di circa 3 minuti in cui emerge anche in prima persona il creatore della campagna, dando così l’accesso al “backstage”

Intùiti Creative Cards from Matteo di Pascale on Vimeo.

Quali tipi di reward hai introdotto nella tua campagna?

Ho puntato su tre strategie per differenziare i reward:
1) EARLY BIRD: è importante incentivare le donazioni nei primi giorni, per poter diventare una campagna di tendenza. Una strategia può essere offrire uno sconto ai primi donatori.
2) UPSELLING: per differenziare i tipi di ricompense senza dover sostenere costi aggiuntivi è possibile abbinare al prodotto fisico prodotti virtuali e servizi. Ad esempio nel caso di Intùiti ho abbinato la versione digitale delle carte oppure un incontro virtuale di lettura creativa delle stesse.
3) STRETCH GOAL: reward aggiuntivi che vanno oltre al goal definito ad inizio campagna; essi però necessitano di una ulteriore strategia di comunicazione, nonché di un piano di sviluppo prodotto adeguato.

Quali sono le strategie di comunicazione per lanciare una campagna di crowdfunding?

L’elemento fondamentale è la pre-campagna. Prima si lancia il progetto nella propria rete personale (Friend&Family) principalmente attraverso i social (senza temere di essere bannati dagli amici: capita!). Ad esempio facendo il countdown del lancio.

È quindi possibile lanciare il progetto attraverso blog di nicchia, oppure attraverso un evento che dà visibilità alla community e quindi conferisce credibilità allo stesso.

Guardando ai risultati della campagna di Intùiti, quali sono i canali che hanno avuto maggior successo?

Sicuramente la newsletter di Kickstarter in cui siamo entrati perché selezionati dalla redazione e che ci ha portato più della metà delle donazioni (51%). Da canali esterni a Kickstarter sono arrivate solo il 9% delle donazioni, a seguire il canale “Discover” (7%) e “Staff picks” (3%) interno alla piattaforma, il resto da varie attività di ricerca.

Qual è stata la nazione che ha contribuito maggiormente?

Naturalmente gli USA, in quando il crowdfunding è più diffuso. Al secondo posto Italia e Germania. L’aspetto curioso è che gli italiani hanno cominciato a donare solo in un secondo momento, quando la campagna ha raggiunto successo all’estero.

Però gli italiani sono ancora in tempo, sia per acquistare le carte di Intùiti, sia per cominciare a credere nei progetti di crowdfunding italiani.

Fake, Tide e .zip i migliori annunci stampa della settimana

La pubblicità più creativa, raccolta per voi nella classica top five: ecco a voi i migliori annunci stampa della settimana!

Newsedan / Smart: Zip

.ZIP! Compatta o compressa?

Advertising Agency: Slogan Propaganda, Fortaleza, Brazil
Creative Directors: Sérgio Fiuza, Alexandre Vale
Art Director: Otávio Rodrigues
Copywriter: Julio Temporal
Photographer: Image bank

Toronto Humane Society: Puppy swap

Bella campagna fake che mostra un fantomatico servizio di consegna di cuccioli a domicilio. Una volta cresciuto l’animale viene sostituito con un nuovo cucciolo. (ciotola con nomi sostituiti – porta girevole che favorisce l’entrata e l’uscita)

Il sito web di questo servizio fasullo rivela il vero messaggio della campagna: PuppySwap isn’t real. Unfortunately, pet abandonment is. Over 180,000 animals enter Canadian shelters each year. 40% will never leave.

Advertising Agency: Grip Limited, Canada
Creative Directors: Randy Stein, Scott Dube
Copywriter: Dane Boaz
Art Director: Juan Torres
Agency Producer: Liz Crofton
Account Manager: Justine Leetham
Photographer: Dave Krovblit

Tide-to-Go: Spaghetti/lipstick/Wine

Il tuo bucato parla! Parola di Tide.

Art Director: Amanda Keffer
Copywriter: Ian Holmes
Photographers: Amanda Keffer, Ian Holmes

Consejo Norte Cultura: Smuggling of cultural belongings

L’arte che fa parte della nostra cultura è per qualcuno solo una fonte di guadagno. Campagna contro il traffico illegale di reperti archeologici.

Advertising Agency: Sushi Agencia Creativa, Salta, Argentina
Creative Directors: Nill Arnedo, Chelo Sosa
Art Director: Chelo Sosa
Copywriter: Nill Arnedo

Garmin: Impossible to get lost

Cantava il compianto poeta: “…nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino!”  Non sembra essere dello stesso avviso Garmin, che ci mostra una fotografia caotica della città felsinea attraversata dal percorso idealmente tracciato dal navigatore.

Che tu sia diretto al Santuario di San Luca o nel cuore di Brooklyn, con Garmin sarà impossibile perdersi!

Advertising Agency: Porta, Santiago, Chile
Creative Director: Kiko Carcavilla
Art Director: Luis Ramírez
Copywriter: Nicolás Pérez

LEGGI ANCHE: Bandiere crema e maquette: i migliori annunci stampa della settimana

E-traces, la wearable technology che trasforma i passi di danza in tracce digitali

“Prima Danza. Dopo pensa. È l’ordine naturale delle cose”. Partiamo dalla citazione di Samuel Beckett sul mondo della danza, perché sinteticamente racchiude lo stesso concept che ha ispirato l’artista Lesia Trubat nel suo raffinato ed innovativo progetto E-Traces, memory of dance: catturare i movimenti spontanei e naturali del balletto classico e rielaborarli per creare un’arte visiva duratura nel tempo.

“La danza è la più effimera di tutte le arti poiché l’unica traccia che lascia di sé, dopo il suo passaggio, è il puro e dolce ricordo. E’ un’arte sfuggente che non può essere trattenuta, appare e poi svanisce per restare intrappolata nei pensieri, come una luce abbagliante nella memoria

Nelle parole riportate dal post del DailyMail “Innovative new pointe shoes turn a ballerina’s movements into unique works of art by digitally tracking her dancing”, leggiamo la motivazione che ha ispirato l’artista, spingendola a rivoluzionare un’arte tradizionale come la danza e a tentare di trasformare le sensazioni visive in tracce digitali.

Nel suo primo studio Traces, el llegat del la dansa, Lesia aveva tentato di mappare i vari movimenti di un gruppo di danzatori, attraverso vari supporti che includevano anche inchiostro e sale. “Solo le tracce catturano questi momenti effimerileggiamo sul suo official site – e li trasformano in visive e sensazioni tattili destinate a chi acquista il prodotto”.

Il processo di produzione consisteva nel creare la grafica dai movimenti dei ballerini e fonderli con materiali utilizzati nel settore edìle, introdotti in uno stampo, che veniva poi elaborato in piastrelle contenenti la memoria della danza tra tecnica ed anima, regole e passi ben precisi.

Una nuova intuizione porta poi l’artista barceloneta a fondere l’arte e la tradizione con la tecnologia, reinventando la scarpetta a punta del balletto classico. Nel nuovo progetto E-Traces (Electronic Traces) vengono applicati dei sensori sulle scarpette da ballo grazie alla tecnologia Lilypad Arduino e tutti i tecnicismi della danza vengono catturati e trasformati in tracce digitali. Così i passi delle danzatrici danno vita a un tracciato digitale e ogni pliè, cambré, arabesque e promenade diventano rappresentazione visiva e duratura nel tempo.

La danza si trasforma in pittura digitale

Il microchip applicato alla scarpetta, sviluppato dal maestro della wearable technology Lilypad Arduino, registra il contatto del piede con il pavimento, ne rileva i movimenti e invia i dati raccolti a un’applicazione mobile. Quest’ultima poi traduce i segnali riproducendo la “costellazione” tracciata dalla scarpetta in movimento nello spazio.

Oltre all’accelerometro, alla scheda Lilypad sono collegati una serie di sensori di contatto che vengono cuciti sulla punta della scarpa, sul tallone e sulla pianta del piede. Questi sensori di forza segnaleranno i vari livelli di pressione a cui è sottoposta la scarpa durante il movimento del ballerino.

Con questa innovazione la danzatrice può interpretare i suoi stessi movimenti e correggerli, oppure paragonarli ai movimenti di altre danzatrici. I grafici creati con i movimenti possono essere gli stessi o diversi, dipende dal tipo di passo eseguito, dalla correttezza dei movimenti e dalla posizione del corpo. Tramite l’app ogni ballerino ha la facoltà di selezionare alcune impostazioni di base (come ad esempio la tipologia del tratto) e personalizzare la propria opera digitale riproducendo arabesque, pirouette e plié sullo schermo di uno smartphone con una rapida successione di eleganti movimenti” spiega Lesia nell’intervista rilasciata all’Huffingtonpost. “Si tratta di un progetto che può essere estrapolata per altre discipline di danza e le applicazioni sono molteplici, dalla formazione di ballo o di autoregolamentazione classi alla rappresentazione grafica dello spettacolo dal vivo.

Per ora il progetto è ancora un prototipo, sviluppato da Lesia Trubat come tesi di laurea all’ELISAVA.
Ma introduce due aspetti innovativi davvero interessanti: quello relativo al catturare concretamente azioni che per la spontaneità e l’improvvisazione del gesto stesso, sarebbero per loro natura fugaci ed effimere, e quello legato ad un nuovo modo di interagire con la sacralità e la rigidità del mondo della danza classica attraverso l’utilizzo e l’introduzione combinata di app e smartphone.

Amanti di danza, balli e coreografie: se il prototipo venisse messo in commercio, lo acquistereste?

OneMorePack: torna la competizione che tutti i creativi aspettavano

OneMorePack: è tornata la competizione che tutti i creativi stavano aspettando!

Per chi non lo sapesse, OneMorePack è il premio di creative packaging design, ideato da Grafica Metelliana S.p.a; l’obiettivo è quello di valorizzare i talenti presenti sul nostro territorio, promuovendo l’innovazione nel settore cartotecnico.

Una competizione che non mette solo alla prova il talento creativo, ma crea anche relazioni e spunti di riflessione, spingendo su due elementi fondamentali: curiosità ed innovazione.

La seconda edizione del premio ha preso ufficialmente il via il 17 dicembre 2014, mentre il termine ultimo per le iscrizioni è fissato per il 2 aprile 2015.

Dopo il successo della I edizione, OneMorePack presenta una serie di novità: ci saranno, infatti, due competizioni. Alla competizione principale si aggiungerà la competizione “Students”, rivolta ai ragazzi di età compresa tra i 18 ed i 27 anni, iscritti almeno al primo anno di un Istituto Superiore o di un’Università con indirizzo design. Per la categoria studenti è stato assegnato un tema intorno al quale sviluppare il personale progetto di packaging design.

OneMorePack: è tornata la competizione che tutti i creativi stavano aspettando!

Ci saranno 6 vincitori nella sezione “Professional”, 4 menzioni speciali, 3 premiati nella sezione “Students” ed uno stage presso un’agenzia di comunicazione.

Si potrà concorrere con uno o più lavori già realizzati per il mercato italiano o estero, appartenenti ad una o più categorie:

– astucci food&beverage (vino, pasta, olio, cioccolato, etc.);
– astucci esthetics (cosmetica e profumi);
– astucci various (gioielli, abbigliamento, accessori, etc.);
– shopping bag;
– visual (espositori da terra, espositori e dispenser da banco, etc.);
– label (etichette).

OneMorePack: è tornata la competizione che tutti i creativi stavano aspettando!
LEGGI ANCHE: Marketing 2015: gli eventi dei prossimi mesi che non devi assolutamente perdere!

I progetti migliori verranno esaminati da una giuria composta da esperti di design nazionale ed internazionale, che valuterà i seguenti elementi: funzionalità, comunicazione, innovazione e sostenibilità degli elaborati in concorso.

OneMorePack è patrocinato da: Aiap, Unicom, Assografici e Confindustria Campania.

I partner tecnici sono: Fedrigoni, Macchingraf, Bobst, Luxoro, Tremil; mentre tra i media partner troviamo: Mercurio3D, Converter, Promotion Magazine, Uomini&Donne della Comunicazione.

Vuoi saperne di più? Visita il sito www.graficametelliana.it

Instagram Invasion: il "ritocco illustrativo" a cui non puoi resistere

Selfie, colazioni, autoreferenzialità: dobbiamo ammetterlo, molti di noi sembrano proprio convinti che ogni foto pubblicata su Instagram sia un piccolo capolavoro degno di essere condiviso e investito da piogge di like. Ebbene, sarete contenti di sapere che… da oggi la vostra convinzione può diventare realtà!

Tutto merito di Lucas Levitan, illustratore brasiliano di base a Londra che nel progetto Photo Invasion si diletta a “rubare” gli scatti degli Instagramers per aggiungere un piccolo “ritocco illustrativo” in grado di renderli davvero dei piccoli capolavori dell’illustrazione. Ma, soprattutto, di conferire un nuovo, ironico e irresistibile significato alla foto Instagram in questione.

Lucas si autoproclama, così, co-partner del fotografo, scavando alla ricerca di nuove storie nascoste dietro un’immagine, senza però trascurare la propria passione e, soprattutto, tanto sano e creativo divertimento!

Scoprite tutte le Photo Invasion nel Tumblr dell’artista e anche nel suo profilo Instagram, ma vi consiglio di dare una sbirciatina anche al suo portfolio per scoprire tutti gli altri suoi progetti e fare un bagno di creatività!

Una foto pubblicata da Lucas Levitan (@lucaslevitan) in data:

 

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VideoPlayer: in arrivo i video su Twitter?

Sembra proprio che la novità di Twitter per il 2015 sarà l’introduzione dei video sulla piattaforma. Per competere con gli altri social (e far la guerra a YouTube?), infatti, il social cinguettante ha deciso di rilasciare un VideoPlayer nativo. Quali saranno le sue caratteristiche?

Alcune voci affermano che lo stesso Twitter, nelle sue FAQ, ha rilasciato importanti informazioni a riguardo, altre fonti dichiarano che il testo sopra citato è riferito in realtà ai Promoted Video lanciati questa estate.

Tra le caratteristiche trapelate, Twitter afferma che i video che potranno essere caricati dovranno avere una durata massima di 10 minuti, ma i file non avranno limiti di dimensione, operazione fatta anche per aumentare la possibilità di far caricare agli utenti video di alta risoluzione e, quindi, migliorare l’esperienza utente. Per il momento non sarà possibile modificare i video caricati, né potranno essere pianificati. Si potranno però scegliere anteprima, titolo e descrizione.

 

Interessanti sono le statistiche registrate: nell’interfaccia utente dello strumento di pubblicazione video, infatti, sarà possibile mostrare il numero di avvii, i tassi di completamento del video (in quarti – 25%, 50%, 75%, 100%) e suddividere questi dati in traffico organico e sponsorizzato.

Per sapere se queste informazioni sono davvero riferite al nuovo Video Player dovremo quindi aspettare nuove fonti ufficiali.