Con PooPourri tutti la fanno, anche Babbo Natale [VIRAL VIDEO]

Con PooPourri tutti la fanno, anche Babbo Natale

Tutti hanno bisogno di PooPourri, anche Babbo Natale. Il famosissimo brand di… ehm deodoranti da bagno torna alla ribalta con un viral video tanto divertente quanto dissacrante: Even Santa Poops! Il nuovo video di PooPourri è tutto dedicato all’unico lavoratore che ha 364 giorni di ferie: Babbo Natale.

In una sola notte Babbo Natale visita tutte le case dei bambini di tutto il mondo per consegnare loro dei regali. Tutti quei sali e scendi, tutti quel latte e biscotti, tutta quella tensione… è normale che prima o poi qualche “problemino” scappi. Ed ecco che entra in gioco PooPourri che, con molta ironia, torna con un viral video tutto natalizio.

Dopo aver dedicato un video alle ragazze con Girls don’t poop, e uno ai ragazzi con Second Hand Stink, il mitico brand torna alla ribalta con uno spot dedicato a Babbo Natale e alla magica “atmosfera” natalizia. Un video dissacrantemente divertente che ha superato in una settimana le 4 milioni di visualizzazioni.

Il segreto del successo dei video di PooPourri? La geniale discrepanza tra il tema trattato (i cattivi odori della cosa marrone che fa tirare lo sciacquone) e lo stile bon ton inglese dei personaggi (come la mitica ragazza dal vestito azzurro, volto del brand). Nel video Even Santa Poops sono riusciti dove in molti hanno fallito: prendere in giro la festa più amata al mondo… il Natale!

Con PooPourri tutti la fanno, anche Babbo Natale [VIRAL VIDEO]

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Con oltre 2 mila mi piace su YouTube, il video è stato accolto con entusiasmo dagli utenti con commenti tipo “Marketing. They’re doing it right” o il classico “LOL” e l’onnipresente “I CAN’T TELL IF THIS PRODUCT IS REAL OR A JOKE”. Vogliamo rassicurare tutti: PooPourri è un prodotto reale ed è possibile acquistarlo sul sito ufficiale. Io, fossi in voi, ne terrei sempre una nel bagno… così, nel caso passi Babbo Natale.

Facebook: da gennaio 2015 nuove condizioni e normative

Normativa Facebook privacy

Manca poco più di un mese al 2015, e le domande sui programmi di Capodanno e sui buoni propositi per l’anno nuovo si sprecano.
Facebook come al solito anticipa i tempi. In questi giorni si sta già preparando alle novità del 2015, in particolare aggiornando le condizioni, la Normativa sui dati e la Normativa sui cookie, e migliorando le inserzioni.

Utilizzando i nostri servizi a partire dal 1° gennaio, accetti le condizioni, la Normativa sui dati e la Normativa sui cookie aggiornate e accetti di visualizzare inserzioni migliorate sulla base di applicazioni e siti che utilizzi. Maggiori informazioni sugli aggiornamenti e sulla modalità di gestione delle inserzioni visualizzate di seguito.

Privacy

Da settembre 2014, è disponibile il Privacy Checkup. In particolare si è sviluppato un maggior controllo della privacy, un promemoria per le persone la cui privacy è impostata su “Pubblica” e strumenti di selezione del pubblico semplificati.
Grazie alle informazioni di base sulla privacy, verranno messe a disposizione guide interattive in cui sarà possibile trovare le risposte alle domande più frequenti su come controllare le informazioni su Facebook. Ad esempio, scoprire come rimuovere i tag e gli amici, come bloccare le persone e come scegliere il pubblico di ciascuno dei tuoi post.

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Nuovi prodotti e servizi

Non sia mai che Facebook decida di modificare solo una cosa per volta. Infatti, gli aggiornamenti alle normative sono pensati appositamente per i prodotti e i servizi a cui stanno lavorando a Menlo Park.

Geolocalizzazione

La normativa in questo caso sarà particolarmente interessante per chi lavora in ambito marketing. L’obiettivo infatti è quello di sfruttare le informazioni sulla posizione, in base alle funzioni che si sceglie di utilizzare. In particolare è probabile che in futuro, se si sceglierà di condividere la propria posizione, verranno suggerite informazioni molto specifiche come i menù dei ristoranti nelle vicinanze o gli aggiornamenti degli amici in zona.
Per quanto riguarda la geolocalizzazione in funzione degli amici, è già disponibile l’opzione Amici nelle vicinanze, grazie alla quale la propria posizione viene automaticamente notificata agli amici.
Inoltre addirittura la potenza del segnale e lo stato della batteria saranno tracciate per permettere al social di capire se le applicazioni funzionano bene sul dispositivo.

E-commerce
In alcune aree è già presente il pulsante Acquista che permette alle persone di trovare e acquistare prodotti senza uscire da Facebook. L’obiettivo finale è rendere le transazioni ancora più efficaci, sarà particolarmente interessante vedere i prossimi aggiornamenti per quanto riguarda la normativa dei pagamenti online, in quanto l’uso informazioni relative a carte di credito e a dati bancari sono quelle che più avevano suscitato allarmismo e scetticismo.

Aziende di Facebook
I cambiamenti nelle normative andranno a colpire, a livello generale, anche le aziende di proprietà di Facebook (Facebook Payments, Instagram, WhatsApp, Onavo, Oculus e Atlas).
Facebook gestisce queste aziende in conformità alle condizioni d’uso e normative sulla privacy di ciascuna di esse, in particolare sarà interessante capire se anche queste cambieranno le proprie normative.

Inserzioni

L’immagine e il nome del profilo possono essere associati a un’inserzione per mostrare l’attività su Facebook.
In particolare Facebook e altre aziende usano tecnologie come i cookie, i tag pixel e la memorizzazione locale per mostrare inserzioni utili. Ad esempio, un cookie può aiutare un inserzionista a scoprire se l’inserzione del prodotto è stata vista su Facebook prima di acquistarlo dal suo sito Web.
Poiché la normativa sui cookie verrà modificata, bisognerà valutare le novità riguardanti le inserzioni.

E’ possibile comunque disattivare le inserzioni di Facebook basate sulle applicazioni e sui siti tramite la Digital Advertising Alliance (disponibile negli Stati Uniti, in Canada e nell’Unione Europea), anche da mobile.
Quando si sceglie di non vedere inserzioni, la scelta si applica automaticamente a ogni dispositivo che usi per accedere a Facebook (un’innovazione rispetto al passato).
Si sta anche rendendo disponibile lo strumento per le preferenze relative alle inserzioni in altri Paesi, a partire da Australia, Canada, Francia, Germania, Irlanda e Regno Unito. Per chi non lo sapesse le preferenze relative permettono di capire il motivo per cui viene visualizzata una particolare inserzione e di controllare il modo in cui Facebook usa le informazioni dell’utente per decidere quali inserzioni mostrare.

Concludendo, in attesa dell’anno nuovo, sappiate che i cambiamenti che deciderete di fare non saranno mai nemmeno lontanamente vicini a quelli di Facebook: stay tuned!

KLM e Shiphol sorprendono i passeggeri con le ‘Cover Greetings’ [VIDEO]

Separarsi dai propri cari prima di prendere il volo verso destinazioni lontane è un momento di emozioni intense e lacrime che scorrono a fiumi… Lo sa bene la compagnia aerea KLM che in questi giorni ha presentato la nuova campagna ‘Cover Greetings’ Say goodbye just before take-off in collaborazione con l’aeroporto di Amsterdam-Schiphol.

Il video è già virale su Facebook, Twitter e You Tube ed è firmato dalle agenzie DDB & Tribal Amsterdam (per KLM) e FHV BBDO (per Schiphol Airport).

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L’idea è molto semplice ma sorprendentemente originale: dopo gli intensi saluti di addio gli amici, familiari e fidanzati dei passeggeri sono stati accompagnati dal personale Shiphol e KLM in una saletta dove ad attenderli c’erano fogli e pastelli colorati per creare messaggi personalizzati.

In pochi minuti ciascun foglio è finito sul poggiatesta del sedile occupato dal proprio caro!

E una volta saliti a bordo la promessa di alcuni passeggeri di non piangere nuovamente è stata subito infranta alla vista di quei poggiatesta.

Il filmato è stato girato in una sola mattinata seguendo i passeggeri di tre diversi voli; ma dato il successo dell’iniziativa, non ci stupiremmo affatto se le Cover Greetings diventassero un must della comapgania aerea 😉

Come influisce la tecnologia sul nostro sonno? [INFOGRAFICA]

Dormire è importante, riposare bene è fondamentale per recuperare le energie impiegate durante la giornata e non solo. Pensate che il sonno è talmente importante che ogni anno, il 15 marzo, si celebra la Giornata Mondiale del Sonno (World Sleep Day). Certo oggi riposare bene è difficile… ci sono molte distrazioni che grazie alla tecnologia ci concediamo prima di andare a letto.

Sono lontani i tempi in cui in una stanza da letto c’erano un letto, vestiti e oggetti personali. Oggi le stanze da letto sono ricche di tecnologia e gadget che permettono di essere sempre in costante connessione con smartphone, tablet e device di ogni genere. Ma quali sono gli effetti della tecnologia, tipicamente moderna, sul nostro sonno?

Esordisce così l’infografica proposta dal blog di Lunasleep nell’articolo “Is Technology Running your sleep?” che analizza dettagliatamente come la tecnologia influenza il nostro riposo notturno.

I dati

Secondo la “National Sleep Foundation“, associazione americana noprofit che approfondisce le tematiche legate al sonno, ben il 60% di persone tra i 13 e i 64 anni dichiarano di avere problemi a riposare la notte. Il 63% degli intervistati afferma di non dormire abbastanza, il 15% delle persone tra i 19 e i 64 anni dorme meno di 6 ore nei giorni lavorativi e il 95% usa device elettronici nell’ora che precede il riposo notturno. Non è da sottovalutare però che la mancanza di sonno è collegata a diversi fattori come ad esempio la depressione, l’obesità, il diabete e problemi cardiovascolari.

Fiat lux… ma anche no!

Uno studio del “Lighting Research Centre” suggerisce che la luce emessa dal display del tablet e di oggetti simili può provocare un abbassamento della melatonina, l’ormone che regola il nostro bioritmo. Se trascorriamo le due ore che precedono il sonno davanti a uno schermo illuminato possiamo arrivare a sopprimere il 22% di melatonina, rendendo più che difficile conciliare il sonno. Ma siamo un po’ troppo dipendenti dai nostri telefoni? Forse si se consideriamo che il 95% di persone tra i 18 e i 29 anni dichiarano di dormire con il proprio smartphone accanto al letto, il 25% non toglie la suoneria durante la notte, il 10% si sveglia regolarmente per via di telefonate, messaggi o mail e ben il 50% delle persone controllerà il telefono immediatamente se si sveglierà durante la notte.

Inoltre Tv e videogiochi non ci aiutano a dormire meglio. La televisione, con il suo schermo luminoso, riduce il nostro livello di melatonina e aumenta anche la frequenza cardiaca rendendo difficile conciliare il sonno. Per i videogiochi è da considerare che gli effetti sul sonno si ripercuotono sia sulla qualità, diminuendo la fase REM, sia sulla quantità. Inoltre l’azione fisica del ‘giocare’ mette il corpo in tensione producendo il cortisolo, un ormone dello stress prodotto dalle ghiandole surrenali.

LEGGI ANCHE: “Remee: una maschera per controllare i sogni”

Non tutta le tecnologia… viene per nuocere

Ma ci sono delle buone tecnologie per il nostro sonno, oggetti della nuova e vecchia generazione che possono aiutarci a passare una buona notte. Ad esempio leggere un libro avvolti dalla luce soffusa di una lampada ci può rilassare e conciliare il sonno o ancora avere una rivista vicino al letto ci può aiutare a mandare altrove i nostri pensieri, oppure possiamo utilizzare i nostri device per ascoltare della musica rilassante e abbandonarci lentamente a un sano riposo. Se proprio non vogliamo rinunciare a un sonno digital addicted possiamo affidarci a un ebook reader come ad esempio il Kindle di Amazon che non ha uno schermo luminoso.

Allora Ninjas, con quale tecnica o strumento digitale preferite consegnarvi tra le braccia di Morfeo? Raccontatecelo tra i commenti!

Samsung e Swarovski: è la brillante idea regalo per il prossimo Natale

C’era una volta il telefono cellulare, strumento bruttino e negli anni sempre più piccolo che ci faceva telefonare mentre camminavamo, mandava brevi messaggi di testo e ci faceva comunicare praticamente tutto con un singolo squillino.

Venne poi lo smartphone, cugino evoluto e un po’ fighetto del rude primate telefonico che invece decise di essere negli anni sempre più ingombrante e avere una app per fare qualsiasi cosa. Qualsiasi, davvero, sapete a cosa mi riferisco.

Col tempo lo smartphone è diventato a tutti gli effetti un accessorio alla moda, decisamente prezioso e dal design accattivante. Niente di nuovo fin qui, d’accordo. Il punto è che questa storia dell’accessorio è diventata più grande di quanto pensassimo, fino a trasformare il telefono in un vero e proprio gioiello.

“Certamente – direte voi – l’ho pagato 649 euro, ci mancherebbe non fosse il mio gioiellino”.

E qui vi sbagliate. Perchè quando dico gioiello intendo proprio quelle enormi pietre preziose che di solito campeggiano su luccicanti anelli di fidanzamento.

E’ infatti stata lanciata sul mercato la nuova case del Samsung Galaxy Note 4, che grazie alla partnership con Swarovski può ora sfoggiare una luccicante back cover totalmente tempestata di cristalli.

LEGGI ANCHE: Case Swarovski per iPhone e iPad. Lusso esagerato?

Non è la prima volta che i due brand si incontrano, grazie alla linea Swarovski for Samsung, ma in questo spot firmato Leo Burnett vediamo finalmente le reali potenzialità di utilizzo complementare smartphone / smartwatch. Ospite speciale dello spot è infatti il Samsung Gear S, anche lui vestito a festa.

Un modo piuttosto vistoso per aumentare la propria fetta di mercato, che posiziona sempre più il marchio coreano come brand attento alle tendenze, alla moda e a quell’eccentricità che se a volte non ripaga in termini di vendite ha di certo ritorni di visibilità garantiti.

“Dress your device up, no matter what the occasion” proclama entusiasta Samsung: la parola d’ordine per il vostro prossimo natale sarà Make The Moment Shine.

Perchè un gioiello è per sempre, dicevano.

Almeno fino alla prossima release di prodotto.

6 motivi per cui l'eCommerce non può fare a meno di un blog

Obiettivo dichiarato di NinjaMarketing è proporre, attraverso approfondimenti, case study, analisi ed interviste, un approccio nuovo al modo di fare business in Italia; lo facciamo interfacciandoci con la realtà più prossima e con quelle che trainano il mondo della comunicazione e del marketing nel resto del mondo.

Questo nostro modo di proporvi contenuti fonda la sua ragion d’essere sul tentativo di veicolare le macro-discussioni a partire da situazioni conosciute al fine di migliorare quanto più possibile la qualità del lavoro svolto dai professionisti di ogni settore, stimolare le PMI ad investire sull’innovazione e la digitalizzazione del marketing per ritrovare competitività in campo internazionale.

Non di rado quindi ci capita di sottolineare quanto le nuove forme di commercio digitale, l’universo eCommerce, possa essere uno strumento efficace per la salvaguardia di tutte quelle aziende medio-piccole che in questi anni di crisi economica hanno subito un duro attacco del loro monte affari, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e di opportunità economiche.

LEGGI ANCHE: l’eCommerce: perchè funziona 10 caratteristiche che smentiscono la crisi

La splendida analisi di Rosanna illustra come gli operatori italiani abbiano capito l’importanza dell’eCommerce come strumento di sopravvivenza e rilancio dei prodotti e servizi italiani.

Ciò non di meno sentiamo l’esigenza di aiutare le aziende a comprendere meglio come utilizzare al meglio l’online, sia da un punto di vista della produzione dei contenuti, sia della gestione più tecnica degli stessi.

Si stanno instaurando infatti, dinamiche di saturazione con aziende che aprono siti d’acquisto diretto su tutte le piattaforme disponibili nella convinzione che più punti vendita virtuali possano garantire maggiori opportunità d’acquisto da parte degli utenti.

Una sorta di digitalizzazione dell’agricoltura estensiva. Questo non genera affatto valore aggiunto alla vostra attività, il proliferare di punti vendita on-line facente capo alla stessa azienda genera più che altro dispersione di interesse.

Come fare quindi a convogliare l’attenzione dei cyber-shopper verso il nostro sito di eCommerce ?

Oggi ci occuperemo di uno strumento molto utilizzato dalle grandi aziende, di solito in partnership con i siti web istituzionali delle stesse ma, come avremo modo di spiegarvi, può produrre risultati sorprendenti anche per i siti di puro eCommerce: il blog aziendale.

La nostra analisi verterà su 6 paragrafi di approfondimento, una combinazione di aspetti tecnico/informatici e di content marketing al fine di una esposizione esauriente (speriamo) riguardo l’efficacia di un blog per incrementare le vendite.

#1 Blog e SEO: massimizzare l’indicizzazione con la creazione di contenuti

Proviamo a spiegare con un linguaggio comprensibile come funziona un motore di ricerca al giorno d’oggi. La possibilità di comparire in alto nella SERP (search engine results page n.d.R.) viene determinata da come lo spider di Google ad esempio si comporta nell’analisi di tutte le pagine web del nostro sito.

Vulgata vuole che una pagina prodotto piena di keywords rispetto alla categoria merceologica di riferimento faccia tutto il lavoro. In realtà questa operazione è assai più complessa di così e la semplicità di contenuto è, di norma, assai più remunerativa.

Vediamo quindi di spiegare quale funzione i blog aziendali possano svolgere: da cassa di risonanza e di aggregazione tale da aumentare esponenzialmente l’indicizzazione dei contenuti del nostro sito di eCommerce.

Un blog strutturato affinché rimandi attraverso i link a pagine prodotto, con approfondimenti ricchi e ben strutturati, viene percepito dai motori di ricerca come un generatore di interconnessioni di documenti. Vengono valutate tutte queste connessioni come generatori di contenuto indicizzando ogni nuovo post di rimando al sito di eCommerce.

In questo modo il traffico di utenza viene veicolato con naturalezza verso il sito di vendita utilizzando il blog come ricettore di interesse da un lato, e come generatore di link e connessioni dall’altro, col risultato di trovarsi più in alto nelle pagine di ricerca quando vengono digitate le keywords di interesse della vostra attività.

Questa valutazione dei motori di ricerca è però soggetta all’impatto qualitativo dei contenuti proposti del blog, vedremo più avanti come creare post che soddisfino i parametri dei motori di ricerca ottimizzandone gli effetti.

#2 Il Blog come intermediario tra web e vendita: gli approfondimenti

Veicolare l’utenza sul proprio blog aziendale prima e cercare di portarla all’acquisto di un vostro prodotto/servizio è un’operazione molto delicata. Spesso i blog aziendali sono farciti di post che riescono nell’intento di attrarre attenzione ( e quindi letture) ma che poco hanno a che fare con la nostra attività e quindi non generano transazioni.

Ne deriva come vengano messi online post molto graziosi da leggere o da condividere ma che non generano traffico sul sito di eCommerce. Se un lettore arriva sul blog ma il contenuto dello stesso non spinge ad alcun approfondimento è in linea di massima inutile. Dobbiamo quindi concepire ogni post come un ponte che stiamo gettando tra la nostra piattaforma di vendita ed il pubblico.

Il Blog ha senso nel momento in cui i contenuti generano valore aggiunto su argomenti di interesse aziendali ed accompagnino la curiosità dei lettori verso ciò che abbiamo loro da offrire. Un post deve quindi soddisfare una curiosità, accenderne di nuove ed incanalare questo desiderio di approfondimento affinché venga smistato attraverso l’approdo al nostro sito.

#3 Illustrare un problema ed individuarne la soluzione: un blog “racconta” i suoi utenti

Un buon blog aziendale utilizza sempre post che si aggancino alla problematiche che i nostri possibili clienti affrontano ogni giorno. Ogni lettore deve poter individuare in un case study ad esempio una situazione in cui incappa sovente, una difficoltà nella quale può immedesimarsi.

In questo senso, raccontare una storia che possa essere vista come la SUA storia, un racconto che possa poi trovare una degna soluzione attraverso un prodotto o servizio che abbiamo da offrire nel nostro sito di eCommerce.

Facciamo un esempio concreto: sono un’azienda che vende sistemi di sorveglianza e voglio cercare di vendere telecamere occultabili.

Nella pagina prodotto sul sito di vendita non posso dilungarmi sulle possibilità di utilizzo, devo essere conciso sulle caratteristiche tecniche, le specifiche di produzione, il prezzo etc. etc.

Sul blog però posso essere assai più creativo. Posso raccontare la storia di un mio committente precedente che ha deciso di acquistare una telecamere occultata nel suo negozio perché subiva furti da parte della clientela.

In questo modo, un lettore può immedesimarsi in quel racconto, trovare in quel racconto anche il suo problema, ed al contempo gli sto suggerendo una possibile risposta attraverso l’acquisto di un determinato prodotto sul mio sito.

L’esempio qui riportato indica l’importanza di concepire un post sempre dalla parte degli utenti, che si basi sulla vita di tutti i giorni, sulla condivisione di un’esperienza diretta, solo così possiamo avere una chance affinché quel contenuto attecchisca.

#4 Veicolare la discussione e rispondere alle necessità: il Blog come customer care service

Una delle difficoltà maggiori nel vendere è quella di risultare operatori credibili. Questo vale per l’off-line ma ha un valore maggiore quando parliamo delle vendite on-line.

Dobbiamo sempre tenere a mente che gli utenti, specie i non nativi digitali, tendono ad essere diffidenti rispetto a nuove forme di acquisto. Questo può succedere perchè magari hanno avuto cattive esperienze con aziende concorrenti in passato.

Come instaurare quindi un rapporto fiduciario ?

Il blog in questo senso può essere utilizzato come servizio di customer care service. Possiamo concepire un post affinchè risponda a tutte quelle domande che ci vengono fatte rispetto ad un determinato prodotto via mail, sui profili social dell’azienda, o in fase di acquisto.

Così facendo stiamo dimostrando quanto sappiamo essere ricettivi rispetto alle sollecitazioni esterno, stiamo mostrando che teniamo ai nostri clienti e che siamo in grado di fornire le risposte giuste a tutti loro. Ricordiamo sempre il principio secondo cui vendere un prodotto non è il passo finale per l’affiliazione di un cliente, è la messa in essere di un percorso nel quale quel prodotto ci lega a quel cliente per quella transazione e per tutte quelle future.

#5 L’editing corretto per una presentazione ad hoc della nostra azienda

Abbiamo descritto nei primi quattro punti quanto importante sia il contenuto e la proposizione dello stesso affinché catturi l’attenzione dei lettori.

Ma la giusta sostanza ha successo se e solo se la forma è tarata sugli obiettivi che ci siamo prefissati.

Un blog aziendale è uno strumento di lettura che si presta ad un utilizzo poco professionale se non è curato da personale formato. Chi vi scrive molto spesso ha dovuto metter mano a blog aziendali scritti come se fossero diari personali, con errori di formattazione e presentazione tali da risultare repellenti per i lettori.

Ricordate quindi di concepire un blog come se voi foste gli editor di un magazine, necessitano di post chiari, schematici quanto basta, precisi e mai ridondanti

Una veste grafica intuitiva e che smisti i lettori, occasionali e fidelizzati, verso le tematiche sulle quali vogliono approfondimenti rappresenta un must per ogni blog aziendale che si rispetti.

Un blog deve catturare l’attenzione e convogliarla nella maniera giusta, deve informare e formare l’utenza.

#6 Superare i confini della distanza: il Blog per mostrare anche se stessi

Ultimo aspetto da considerare rispetto all’importanza di un blog aziendale.

Spostare la propria attività da un punto vendita fisico ad un punto vendita on-line ampliai confini di mercato, ma provoca l’aumento a dismisura anche dei nostri concorrenti. Non possono essere solo ragioni di natura economica (prezzi scontati, offerte, coupon etc. etc.) a garantirci il successo.

Il blog aziendale a questo punto svolge una ulteriore funzione di messa in scena. Serve per portare metaforicamente noi stessi nell’universo digitale. Per essere credibili ed accessibili i nostri prodotti dobbiamo essere credibili ed accessibili noi, per farlo è utile mostrarsi sul proprio sito.

Post che illustrano le riunioni aziendali, lo staff, che raccontano le storie personali e professionali dei dipendenti aiutano il lettore a stabilire un rapporto diretto con noi. Dobbiamo far sì che loro possano dire di conoscerci nonostante abitino a mille miglia di distanza. Sapremo distinguerci da tutti gli altri perché avremo i prodotti migliori, perché sapremo ascoltare le esigenze degli utenti fornendo le giuste risposte e perché avremo mostrato loro chi siamo.

Quelle che vi abbiamo proposto sono solo sei delle moltissime ragioni per le quali un blog aziendale è uno strumento utilissimo per chi fa eCommerce, in futuro vi mostreremo alcune tecniche per la realizzazione di contenuti ottimizzati, raccontando quali blog secondo la nostra opinione svolgono a pieno le funzioni appena elencate.

Stay tuned !!

3 motivi per cui il tuo e-commerce B2B ha bisogno dei social media

e-commerce B2B e social media

La straordinaria importanza dei social media nelle moderne dinamiche di mercato è fuori discussione.

Casi di successo, dati storici e la nostra esperienza d’uso quotidiana da privati consumatori ci insegnano che sempre più i nostri acquisti, le nostre preferenze e le nostre abitudini sono influenzate dai social network e dai contenuti di cui fruiamo ogni giorno proprio su questi canali.

Un’influenza talmente vasta che non può più essere limitata al solo canale business to consumer, ossia alle aziende che propongono i loro prodotti o servizi ai consumatori finali. Anche il settore del B2B è ormai completamente coinvolto in queste nuove dinamiche di mercato ed ignorarle potrebbe essere un errore fatale per il proprio business.

B2B e social media

La direzione “social” del marketing B2B emerge chiaramente all’interno del “Social Media Benchmarking Report 2014“, uno studio prodotto da B2B Marketing con Circle Research che elenca alcuni dati estremamente significativi. In particolare, emerge sulle aziende del settore che:

– il 94% ha un profilo LinkedIn regolarmente aggiornato;

– l’89% è su Twitter;

– il 77% sceglie ed utilizza canali come Facebook e YouTube;

– il 61% ha aperto un profilo Google+.

b2b e social media

Tra le altre cose, cambia anche il paradigma con cui le aziende del B2B si approcciano ai canali social.

Non più soltanto per i classici motivi dell’acquisizione di visibilità ed incremento del traffico, ma anche e soprattutto per la Lead Generation, ossia per l’acquisizione di nuovi contatti da convertire in vendite e fatturato.

LEGGI ANCHE: E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

In pratica, i social media sono ormai una parte fondamentale per il successo commerciale delle aziende del B2B, che utilizzano i canali sociali per rilasciare informazioni sui loro prodotti e contenuti coinvolgenti per i loro clienti. E l’importanza di questo canale diventa ancora maggiore quando l’azienda in questione ha attivo un canale di e-commerce B2B.

In particolare, possiamo riassumere 3 motivi essenziali per cui un e-commerce B2B ha bisogno del supporto dei social media:

1. Social media come strumento di vendita

Secondo uno studio della Gartner Research, entro il 2015 il 50 % delle vendite on-line avverrà attraverso i social media.

Nonostante si possa discutere sulla visione – forse – eccessivamente ottimistica di questo studio, è fuori di dubbio che i social network siano ormai un traino fondamentale per le vendite di tutte le aziende commerciali che decidono di investire su questo canale.

I social media, per caratteristiche intrinseche, sono il contatto più diretto e personale possibile che si può creare con un proprio cliente, anche in ottica B2B. Non solo in ottica acquisizione di nuovi contatti, ma anche e soprattutto per consolidare il rapporto con quelli abituali con un impatto diretto sui risultati di vendita.

2. Social media come strumento di customer service

L’immediatezza con cui un cliente può rivolgersi ai social media in caso di lamentele o domande alle aziende è ormai un fenomeno che tutte le organizzazioni aziendali devono gestire. Nessuno può permettersi di sottovalutarne l’importanza che, inevitabilmente, tocca anche le aziende del settore B2B.

Attivare un servizio di e-commerce senza sviluppare un servizio di social care può diventare una leggerezza che rischia di avere un prezzo troppo alto.

b2b social customer care

LEGGI ANCHE: 5 ragioni per cui dovreste attivare una social media customer service

Nell’epoca di Facebook e Twitter, un cliente soddisfatto è un cliente che vede risolto il suo problema il più rapidamente possibile, e nessun canale telefonico o contatto e-mail potrà mai avere l’efficienza, la freschezza e l’immagine di una customer care curata tramite i canali social.

Inoltre, sarà possibile contare su una continua rete di feedback che potranno essere un volano di crescita e miglioramento costante per la propria attività commerciale e relazionale.

3. Social Media come strumento di customer engagement

Esattamente come avviene nel mercato B2C, anche per un e-commerce B2B è necessario impostare le proprie strategie attorno a risultati definiti e misurabili. In quest’ottica, l’attività di comunicazione con i clienti potenziali diventa fondamentale.

I social media sono lo strumento principe per creare un dialogo costruttivo con i clienti, così da portare ad un aumento significativo del valore che questi ultimi sono capaci di veicolare all’azienda. Grazie alla customer engagement generata dai social media, obiettivi specifici come il miglioramento dell’identità aziendale, l’acquisizione di nuovi contatti e il consolidamento del rapporto con i clienti già esistenti diventano misurabili e concreti.

Poter comprendere il grado di miglioramento che, rispetto ai target fissati, il proprio e-commerce B2B raggiunge nel tempo è un valore aggiunto inestimabile rispetto ai competitor che può trovare riscontri immediati nel successo dell’attività.

I nuovi domini Web: tra identità online e rilancio dell'economia locale

Nelle diramazioni infinite del web, in cui ogni angolo di mondo è a portata di clic ma anche sempre più affollato, sembra diventata stringente la necessità di differenziarsi ed essere identificati rapidamente, quasi a voler scacciare la paura di perdersi in arterie anonime del mondo digitale.

Questione .cloud e Aruba a parte, non è difficile infatti considerare la recente nascita di due nuovi domini web come legati da una sorta di strategia comune, espressione di un mondo multiculturale che cerca di dare voce e spazio ad identità, culture e business locali, per stare al passo con un mondo sempre più globalizzato.

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L’America latina esprime la propria identità online con “.soy”

Accolto con ironia da qualche internauta, Google ha recentemente annunciato la nascita di “.soy”; un dominio ideato, pensato e dedicato ad un’audience latino-americana e al mercato spagnolo presente sul territorio USA. Un indirizzo che si rivolge ad un target specifico, una comunità bilingue e multiculturale. Il verbo “soy” si trasforma, così, anche sul web in una keyword in grado di riunire servizi, imprese e tutti gli utenti che sceglieranno “.soy” per identificarsi in un’unica voce comune.

Come spiegato dal gigante di Mountain View all’interno della pagina ideata per la ricerca dei domini disponibili, “.soy” esprime l’identità e la voce latina sul web, offrendo “un luogo per costruire, creare e condividere contenuti”; uno spazio pensato per brand e imprese, così come per utenti che vogliano esprimere le proprie idee. A pochi giorni dal suo lancio, il nuovo dominio è stato adottato già da numerose organizzazioni, come Hispanic Heritage Fund ed Ella Institute (compagnia di supporto per le carriere professionali delle donne latine negli Stati Uniti e all’estero).

L’ironia di utenti e imprese per la scelta del verbo “soy” per il nuovo dominio

L’economia locale e la nuova risorsa “.nyc”

L’iniziativa di Google muove i suoi primi passi insieme ad un altro dominio recentemente varato dall’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). Dopo alcune città, come Berlino e Londra, anche New York, infatti, conquista dopo anni di attesa il dominio dedicato alla propria città. Con il nuovo top level domain (TLD) “.nyc, nella Grande Mela diventa possibile identificare online qualsiasi attività locale.

Presentazione del nuovo dominio disponibile per i cittadini e le imprese di NYC

La città più popolosa degli Stati Uniti offre, in questo modo, un nuovo tool di geo-localizzazione delle imprese locali, rendendo immediata la comunicazione al cliente della presenza della propria sede. Una vera e propria risorsa che strizza l’occhio all’economia autoctona, nella continua ricerca spasmodica di visibilità tra i domini generici (ad esempio “.com”), o nazionali (country code top-level domain o ccTld), ma anche per privati e cittadini che posso scegliere di incentivare economie locali o al di fuori dell’area della Grande Mela.

I domini suddivisi per aree geografiche sembrano donare nuova linfa digital alle aziende di NYC, che strizza l’occhio ad una customer relationship più diretta e stuzzicando in particolare il settore turistico (hotel, locali, ristoranti e bar) alla ricerca di una visibilità sul territorio facilmente identificabile anche online. Per registrare un dominio “.nyc” serve fornire un indirizzo valido nella città di New York.

Cosa cambia con i nuovi domini?

Strumenti di geo-marketing e city branding, volano per la promozione del territorio e delle sue economie locali, luogohi di ritrovo e identificazione culturale di una comunità: sembrano essere queste le caratteristiche dei nuovi domini generici di primo livello (gTld), come “.nyc” e “.soy”.

Nuove opportunità e possibili fall out dei domini che fanno capolino nelle pagine web ci parlano di un mondo online sempre più affollato, semplificato e categorizzato, che crea nuovi strumenti per dare visibilità a servizi, comunità, imprese ed ogni altro tipo di esperienza online, legati a target ed aree geografiche specifiche.

Un web che rivitalizza il tessuto locale, rendendo la navigazione online un’esperienza sempre più personalizzata, adattata alle esigenze dell’utente, facendo appello ad un’identità definita, visibile e riconoscibile. Dominio diventa sinonimo di identificazione e appartenenza per gli abitanti di una grande città, un punto di ritrovo di un’intera cultura.

Recentemente Tim Berners-Lee, il papà del web, ha dichiarato:

“You affect the world by what you browse.”

E presto saranno disponibili molti altri gTld sul web, come “.church,” “.taxi”, “.kids”, “.art” e “.gay.”. Credete che questi nuovi domini possano facilitare o delimitare la vostra esperienza di navigazione sul web?

L'Oréal, YSL e il futuro degli acquisti beauty online: casi di successo di tecnologia al servizio della bellezza

Vorreste comprare un ombretto o un rossetto, ma non avete tempo o voglia di passare in negozio (perché sapete già che ne uscireste con molto più di quello che vi serviva). D’altro canto però gli acquisti beauty online vi sembrano… impersonali. Perché se è vero che l’e-commerce sta rivoluzionando il nostro modo di comprare, per acquistare determinate categorie merceologiche cedere alla virtualità è sempre un po’ più difficile.

In un mondo in cui si tende ad affidarsi sempre di più all’e-shopping la difficoltà nel restare al passo con questa tendenza potrebbe essere un problema per le case cosmetiche e per i beauty store, che fanno della customer experience una componente fondamentale capace di garantire l’acquisto, nella maggior parte dei casi.

Se non si è già consapevoli di cosa si andrà a comprare, quanto è facile portare comunque a termine l’acquisto di una crema, un fondotinta o un profumo senza avere però la possibilità di toccare e annusare il prodotto? Insomma, provate ad immaginare: se non posso sapere se quel bel rossetto mi farà sembrare o meno i denti gialli (eh già) o se quell’ombretto così carino mi spegne lo sguardo, il rischio che io utente abbandoni il carrello prima di aver terminato l’acquisto è senza dubbio piuttosto alto.

I beauty brand però possono fortunatamente contare sulle tecnologie più innovative, che in questo caso si trasformano in alleate preziosissime di un segmento di mercato che vede le sensazioni ed il touch&feel come elementi indispensabili per il cliente.

L’Oréal Makeup Genius: la beauty app che sfrutta l’augmented reality

Per rispondere alla domanda “questo trucco mi starà bene oppure no?” L’Oréal ha lanciato l’app Makeup Genius, che utilizzando l’augmented reality permette di provare i prodotti in tempo reale usando lo schermo del proprio device come se fosse uno specchio.

Dal momento che non potevamo non testare un prodotto così interessante, abbiamo passato una mezz’ora piacevole e divertente in cui, senza scollarci dal divano abbiamo (virtualmente) indossato ombretti viola, blu elettrico e verdi, rossetti dai colori shocking ed i blush che più mi intrigavano. Verdetto: l’app è pienamente promossa, segue fedelmente i movimenti del viso – ho provato a fare le boccacce, sbattere gli occhi, girare la testa – e si adatta a oltre 400 differenti tipi di illuminazioni. Come funziona? L’algoritmo utilizzato è lo stesso de “Il Curioso Caso di Benjamin Button”: una volta fatta una foto del volto Makeup Genius ne riconosce le forme attraverso una mappatura che tocca 64 punti differenti.

Questo fa sì che il trucco sembri davvero applicato sul volto, permettendo all’utente di capire se il prodotto soddisfi o meno le sue necessità per poi, ovviamente, acquistarlo; perché sì, l’obiettivo è spingere gli acquisti beauty online. Si prevede che l’app, attualmente disponibile per iOS in Usa e Francia, verrà presto distribuita in altri Paesi.

Google Glass al servizio della bellezza con YSL Beauty

Non è detto che la tecnologia non possa essere amica della bellezza anche all’interno dei negozi fisici: una partnership di tutto rispetto vede infatti YSL beauty collaborare con Google Glass, che sembra trovare sempre nuove applicazioni, dal campo medico fino a quello della bellezza. Questa unione risolve un’altra delle problematiche che, spesso, affligge chi in effetti make-up artist non è e teme di non avere la manualità sufficiente per riprodurre il look realizzato dal MUA in negozio.

Una volta terminata una sessione di trucco realizzata indossando i Google Glass infatti, il truccatore invia il filmato al cliente che potrà così ripetere i movimenti adottati e ricreare a casa propria un look professionale e personalizzato; un approccio “consumatore-centrico”, come è stato definito da Stephan Bezy, International General Manager di YSL beaute.
Inoltre il cliente potrà vedere i prodotti usati dal MUA ed ordinarli dallo store online di YSL; un ulteriore incentivo ad uno spostamento verso l’online shopping.

Acquisti beauty online: come compreremo nel 2020?

In definitiva, i dati parlano chiaro: si prevede che, entro il 2020, l’87% delle persone acquisteranno online, ed il 45% delle operazioni verranno effettuate utilizzando uno smartphone. Di conseguenza i settori merceologici sanno che si devono evolvere in questo senso: pena, il rischio di restare indietro rispetto agli altri.

Secondo una ricerca condotta da Google/Millward Brown, circa metà degli utenti intenzionati ad acquistare dei beauty products su internet non sanno da quale brand iniziare a comprare, ed il 43% delle persone consulta almeno 5 differenti siti prima di prendere una decisione. Solo un’utente su quattro sceglie di comprare online dei prodotti di bellezza. “Store e multistore online si basano sui dati del consumatore, prestandosi di conseguenza ad una maggiore possibilità di offrire un’esperienza personalizzata e coinvolgente” ha spiegato a CosmeticDesign.com Glenn Lalich,VP, Research & Analysis presso PM Digital, che non manca di sottolineare come la possibilità di immagazzinare i dati di un determinato cliente possa offrire agli online store l’opportunità di presentare i prodotti nel momento in cui questo ne ha davvero bisogno.

Staremo a vedere!

L'economia mondiale sta rallentando, in calo l'indice PMI

I produttori di tutto il mondo hanno confermato che l’attività economica sta rallentando ovunque. Gli indici preliminari dei responsabili degli acquisti di novembre, o indice PMI (Purchasing Managers Index), riflettono tutti una decelerazione o addirittura una contrazione delle attività in tutta Europa. L’indice PMI indica il ritmo con cui i direttori degli acquisti delle imprese acquistano per i loro magazzini e solitamente valori superiori a 50 indicano una espansione, mentre valori inferiori a 50 indicano recessione. L’indice composito dell’Eurozona è sceso a novembre al 51,4, in calo rispetto al 52,1 di ottobre.

L’indice PMI in Francia e Germania

Nello specifico, in Francia il PMI manifatturiero è sceso a 47,6, da 48,5 di ottobre, mentre per la Germania l’indice degli acquisti del manifatturiero è sceso a 50,0, anche qui in calo rispetto al 51,4 di ottobre. “In due parole: ancora una prospettiva nera per la Francia”, ha detto il giovane economista danese Claus Vistesen di Pantheon Macroeconomics. “La moneta unica sta lottando per guadagnarsi un po’ di crescita, con il PMI che indica che il PIL è aumentato di appena 0,1-0,2% nel quarto trimestre“, ha sottolineato Chris Williamsondi Markit. “Una quantità così risicata di nuovi ordini per la prima volta in quasi un anno e mezzo, suggerisce che la crescita potrebbe rallentare ulteriormente nel mese di dicembre”. “La Francia rimane una delle maggiori preoccupazioni, con una flessione per il settimo mese consecutivo e una diminuzione sempre più veloce della domanda di beni e servizi. La crescita in Germania intanto ha rallentato ai ritmi più bassi dall’estate dello scorso anno e la domanda resta stagnante”.

L’indice PMI in calo anche in Cina e Giappone

E le cose non vanno meglio per l’Asia. In Cina l’indice PMI è sceso a 50,0 a novembre, in calo dal 50,4 di ottobre ed anche in Giappone è sceso più di quanto previsto. Gli economisti sono preoccupati per il rallentamento della crescita della Cina già da qualche tempo e ora che gli ultimi dati PMI sono scesi ulteriormente, le previsioni sono ancora più incerte. “Le pressioni disinflazionistiche rimangono forti e il mercato del lavoro ha mostrato ulteriori segnali di indebolimento”, ha detto Qu Hongbin di HSBC. I politici cinesi potrebbero rispondere con una sorta di alleggerimento della politica sugli investimenti. Jian Chang di Barclays ha dichiarato: “Pensiamo che gli sforzi del governo per aumentare gli investimenti in infrastrutture e ridurre i vincoli di finanziamento, impediscano un crollo degli investimenti e dell’attività solo nel breve termine, con una crescente preoccupazione per molti investitori”.   Articolo originale: businessinsider.com