E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

Hai bisogno di aumentare il tuo tasso di conversione? Vuoi mettere al centro della tua strategia i social media? Ecco tre modi per utilizzare i social media con il tuo e-commerce e migliorare il tuo tasso di conversione.

1) Permetti il login al tuo e-commerce attraverso i social

Pensaci: quante volte hai rinunciato a iscriverti a un sito web per non avere una nuova registrazione con l’ennesima password da ricordare?

Il social login ti permette di invogliare gli utenti a registrarsi al sito senza obbligarli a scrivere ancora una volta i loro dati. Per non parlare poi che sempre di più il traffico è mobile, e lì le opzioni di iscrizione brevi e semplici diventano davvero attrattive.

E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

2) Ridurre l’abbandono del carello con il social checkout

Non solo login: per un e-commerce il passaggio più critico è la conferma dell’acquisto, a discapito dell’abbandono del carrello. In questo processo di interazione, avere un cliente registrato attraverso i social potrebbe essere fondamentale.

Proporre ai clienti, infatti, di concludere l’acquisto connettendosi al loro profilo social invece che registrandosi, crea un percorso di navigazione più breve con meno possibilità di abbandono. Inoltre, saranno già registrati al sito la volta successiva, permettendo così di utilizzare i loro dati di navigazione per studiare promozioni dedicate o percorsi nel sito consigliati.

E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

3) Incoraggia a lasciare una testimonianza attraverso i social

Per un cliente che vuole acquistare su un e-commerce, potrebbe essere fondamentale e decisivo leggere testimonianze positive. Queste potrebbero essere recensioni, commenti sul web, passaparola… in questo gioco, i social svolgono un ruolo primario.

Le testimonianze lasciate da, ad esempio, utenti di Facebook, infatti, possono valere molto di più: le persone tendono a credere molto di più a chi “ci mette la faccia” piuttosto che utenti anonimi. E allora perché non invogliare i clienti a condividere i loro acquisti sui social? In questo modo crescerà non solo la conoscenza del tuo brand, ma anche la sua affidabilità e, di conseguenza, le sue converisoni.

E voi? Avete mai implementato strategie che utilizzano i social media per ottimizzare le conversioni?

Halloween, Social Media e Poe nei migliori annunci stampa della settimana

Lunedì… tempo di annunci stampa! Come sempre abbiamo selezionato per voi la migliore pubblicità proveniente dalle menti più creative. Ecco la top 5 di questa settimana da brividi.

Hootsuite Media: Halloween Ads

Quei bricconi di Hootsuite hanno pensato, progettato e pubblicato questa serie di annunci in salsa Halloween che riguardano i social media. Non bisogna avere paura di acebook e compagni (grazie al gestionale Hootsuite).

Vogliamo sapere da voi:
1) Quali social network vengono citati negli annunci (domanda facile per un Ninja allenato)
2)  Quali film vengono parodiati negli annunci (domanda più impegnativa)

Si vincono dolcetti gustosi!

Creative Director: Briony Crane
Designer: Jason Esteban
Copywriter: Evan LePage
Photographer: Alastair Bird
Digital Retoucher: Steve Pinter
Hair & Makeup: Jessica Langedyk, Marie-Helene Babin
Art Director: Briony Crane
Social Strategy: Evan LePage, Jamie Stein, Andy Au

Mr Kipling: Trick or Treat


Molte le pubblicità di marchi famosi circolate in rete questa settimana con oggetto la festa di Halloween.  Questo annunico per Mr.Kipling ci pare davvero appropriato, sobrio e in linea con i valori del brand e il messaggio da veicolare.

Advertising Agency: JWT, London, UK
Executive Creative Director: Russell Ramsey
Creative Director: David Masterman
Creatives: Kevin Lai, Eduardo de Jevenois Howlett
Photographer: Laurence Haskell
Designers: Georgi Georgiev, Bryan Riddle

Copic Thick + Fine: Viking/Luchador/Bear

Grezzo e fine, robusto e gracile. Caratteristiche centrali del pennarello double-face Copic.

Advertising Agency: FCB Chicago, USA
Chief Creative Officer: Todd Tilford
Executive Creative Directors: Dan Fietsam, Jon Flannery
Creative Directors: Gustavo Dorietto, Gabriel Schmitt
Art Director / Illustration: Gustavo Dorietto
Copywriter: Gabriel Schmitt
Retoucher: Karyn Bieneman

Toshiba Air Conditioning: Uncool

Sistemi d’aria condizionata Toshiba: un rapido sollievo da ciò che è uncool (non freddo, non figo).

Advertising Agency: The Collaborative Agency, Australia
Art Director: Malcolm Gray
Copywriter: Bill Hayes
Strategist: David Gaff
Photographer: Hugh Peachey
Retoucher: Steven Simmonds

Penguin Audiobooks: Franz Kafka/Edgar. A. Poe Collection

Un modo davvero creativo per pubblicizzare una collezione di audio libri.

Advertising School: Brother Ad, Santo Domingo, Dominican Republic
Art Directors: Hugo Quezada, Sara Paz
Copywriter: César Salcedo

Arrivederci alla prossima settimana con la rubrica dei migliori annunci stampa!

Facebook sorpassa YouTube: usare i video per riconquistare i più giovani?

Facebook sorpassa YouTube

Facebook supera YouTube in termini di visualizzazioni video. L’annuncio, dato da Gian Fulgoni -co-founder ed executive chairman emerito di ComScore– due settimane fa ha colpito tutti gli addetti ai lavori: un segnale di come la battaglia per catturare l’attenzione dell’audience sia ormai un affaire fra colossi sempre più irraggiungibili.

Un miliardo di visualizzazioni al giorno sono un numero difficilmente parificabile da altri provider, che Facebook pare sia riuscito a raggiungere anche grazie all’introduzione di modifiche dell’algoritmo che regola la pubblicazione sul Newsfeed.

Eppure, per comprendere il “sorpasso” fino in fondo, è necessario indagare a fondo quali siano le strategie che sia Facebook che YouTube stanno impiegando per vincere “la guerra del video”, e perché.

Un confronto che si combatte sul terreno del contenuto e che conferma come il video sia una leva sempre efficace per catturare l’attenzione del pubblico: in particolare, quella fascia più sensibile  che comprende gli utenti sotto i 30 anni, che rispetto agli altri segmenti di pubblico orientano i loro consumi quasi esclusivamente grazie al web e alla loro attività sui social network.


Lo scorso anno, proprio in questo periodo, The Future Company realizzava per conto di Mashable una ricerca che sottolineava come i ragazzi fra i 12 e 15 anni preferiscano YouTube a Facebook. Un fenomeno già osservato sul mercato USA, ad esempio, con Snapchat: secondo un’altra ricerca pubblicata lo scorso agosto da eMarketer, gli studenti dei college americani fra i 18 e i 24 anni preferiscono usare per comunicare, nel 70% dei casi, il social delle foto “usa e getta” rispetto a Twitter (46%) e appunto Facebook (11%). Social network forse meno complessi rispetto a quest’ultimo, considerando che articolano la loro struttura su una determinata forma di contenuto attorno cui orbitano tutte le altre funzionalità, ma certamente più performanti se si considera, appunto, la fruizione del contenuto stesso e i motivi per cui queste piattaforme vengono utilizzate.

Il saper rispondere a determinate richieste di format particolari di contenuto potrebbe diventare decisivo nell’accaparrarsi preferenze nel vasto pubblico degli utenti social: la modifica di Facebook può esser letta in quest’otticca, un tentativo di andare incontro alle forme di narrazioni preferite dagli utenti (quanti brand veicolano grazie ai video le loro campagne più creative? Pensateci).

Particolare che si sia scelto di lavorare a un territorio che da qualche anno si sta rivelando particolarmente scivoloso per il team di Palo Alto: indicativo di come Mark Zuckerberg & co. forse vedano con preoccupazione l’emorragia di utenti fra la fascia più giovane degli utenti digitali.

Per ora, la modifica all’algoritmo del Newsfeed e la funzione Autoplay (criticata perché particolarmente incisiva sul download dati da device mobile) hanno fatto propendere la battaglia delle visualizzazioni verso Facebook, anche se è troppo presto per definire se questo sia stato un primo passo per una strategia più ampia che indichi come prioritario il tentativo di coinvolgere nuovamente gl utenti più giovani: certamente, non sarà questa l’ultima mossa del social network più importante al mondo per continuare a confermarsi leader del mercato.

Attendiamo ora la risposta di YouTube e Google: ci dobbiamo aspettare, magari, un intervento di pari livello anche sulle ricerche che faremo sul motore di ricerca? Chi vivrà vedrà. E chi vorrà, amici lettori, commenterà 😉

Coca-Cola Light ti ricorda quanto sei speciale

Coca-Cola Light

Pensavamo che Coca-Cola avesse raggiunto l’apice delle sue campagne sulla personalizzazione con le etichette che riportavano nomi delle persone?  Ci sbagliavamo, perché Coca Cola Light ha appena sviluppato 2 milioni di design unici per bottiglia. La campagna è stata creata da Coca-Cola Israel, con l’aiuto di Gefen Team, Q Digital e Hp Indipo.

LEGGI ANCHE: E se una Coca-Cola costasse 140 calorie? Il nuovo spot Happy Cycle

In molti punti vendita israeliani, i consumatori hanno potuto acquistare dei pacchetti contenenti una bottiglia di Coca-Cola e dei bicchieri caratterizzati dallo stesso tipo di disegno. In un secondo momento, agli stessi consumatori sono state date delle magliette e delle cover per iPhone che riportavano ancora una volta il loro personale disegno Coca-Cola.

In questo modo, Coca-Cola Israel vuole dimostrarci (o ricordarci) quanto siamo speciali nell’essere unici, e lo fa andando oltre la passata campagna ‘Share a coke’, perché un nome non è sufficiente per rappresentare la singolarità di un individuo. Il concetto di unicità è stato ben esteso anche alla campagna pubblicitaria, diversificata da centinaia di cartelloni pubblicitari dal design esclusivo.

Uno dei fattori più interessanti della campagna ‘Stay Extraordinary‘, è che a progettare ogni singola bottiglia è stato un algoritmo. Ebbene sì, una campagna basata sull’individualità e creatività umana è stata prodotta interamente da una macchina. Ad essere onesti, sviluppare due milioni di etichette, avrebbe richiesto un numero folle di designer ed artisti.

Il risultato di questa campagna? Secondo l’agenzia, le vendite sono aumentate del 2,1% mentre la preferenza di marca del 3%. Inoltre, questa iniziativa della Coca-Cola Israel, grazie alle numerosissime condivisioni avvenute sui social network, si è diffusa in tutto il mondo.

Come, dove, quando e perché gli imprenditori generano profitti

Where, how, when and why. No, non stiamo parlando di una parte delle tanto famose cinque W che ritroviamo nel settore giornalistico ma le utilizzeremo comunque per spiegare come sono generati i profitti aziendali.
Quando decidiamo di lanciarci in un’avventura imprenditoriale l’obiettivo principale è sempre quello di realizzare gli scopi prefissati e posizionare la brand identity della nostra azienda nel mercato di riferimento.

Ma è inutile negare che l’obiettivo primario di qualsiasi impresa, grande o piccola che sia, è ottenere profitto economico.

Come, dove e quando arriveranno i tanto meritati ricavi? E non solo, per quale motivo la vostra impresa dovrebbe essere in grado di riuscire laddove molti hanno fallito e pochi hanno avuto successo?

Dove e quando gli imprenditori riescono a ottenere buoni guadagni?

Quando si tratta di questioni di denaro la tempistica è molto importante. Ecco, di seguito, un grafico illustrativo che indica tutti i possibili guadagni per un’azienda e come loro si evolvono durante le diverse fasi di un’iniziativa imprenditoriale.

Ciclo di vita di un progetto imprenditoriale

Da fase uno a fase quattro (periodo di dolore)

Questa sezione riguarda il momento iniziale della vostra azienda. È questa la fase in cui bisogna mettere le mani al portafogli perché i primi investimenti saranno di fondamentale importanza. Non solo denaro, però, ma anche creatività, perché in questa fase dovete eseguire diverse attività; è il momento di spremere le meningi sviluppando un’idea di prodotto che abbia appeal, seguita ovviamente da uno studio attento del mercato in cui andrete a cimentarvi. Una volta fatto questo sarà il momento di costruire il vostro prototipo aziendale, cercando di identificarvi sempre con i vostri futuri clienti. Possiamo definire questa fase come la fase più interessante dal punto di vista creativo ma carente dal punto di vista di ritorno economico. Se sarete pronti a tutto ciò giungerete abilmente alla fase quattro.

Dalla fase cinque alla fase sei (periodo di introduzione)

Questa è la fase che richiede maggior studio e attenzione. È in questo periodo che dovete realizzare uno studio approfondito dei mercati di riferimento relativi al vostro business, così da poter delineare il vostro target di riferimento. Una volta fatto ciò, arriverà il momento per l’ufficializzazione del prodotto, seguito da una costruzione di canali vendita ad hoc. D’ora in poi si potrà studiare un modello di lancio del vostro business, che lo accompagnerà per l’intero arco dell’avventura aziendale.

Dalla fase sette alla fase nove (periodo Profit)

Eccoci arrivati alla parte più interessante per quanto riguarda i guadagni. Vi trovate in un momento importante per la vostra azienda, detto “monopolio” in cui il prodotto è stato definito e “lanciato” nel mercato del business; ed è in questa fase che i profitti raggiungono il massimo livello poiché i vostri competitor tardano ad arrivare e siete quindi i primi a presentare la vostra idea. Questo vi permette di ottenere guadagni ma anche visibilità. Attenzione, però, a non rilassarsi troppo! Sfruttate questa occasione per introdurre nuove varianti sui prodotti in mercato, attraverso continui investimenti.

Dalla fase dieci alla fase undici (periodo SunSet)

Ecco la fase tanto bramata in cui non tutti riusciranno ad arrivare, la fase di maggior successo, la più affascinate ma allo stesso tempo la più critica. È una sorta di “fase di bilancio” perché vi dovete interrogare sulla possibilità di continuare a investire nella propria società, oppure decidere di abbandonare il mercato. Nel fare ciò dovete sempre ricordare che i profitti aziendali non dipendono solo dai fattori interni alla vostra azienda ma anche da fattori esterni, quali scenari di mercato e competitor, che sono in continuo cambiamento.

Il ciclo produttivo varia sempre in base al prodotto e al mercato

Quanto appena detto è un tipico esempio di ciclo imprenditoriale generale. A partire da questo, la durata e le attività menzionate variano secondo la natura dei prodotti e dei mercati. Ad esempio, un farmaco può avere un periodo di vita più lungo per quanto riguarda il monopolio nel mercato a causa del brevetto, mentre una tecnologia mobile può essere replicata in brevissimo tempo.
Ovvio che questi sono solo piccoli esempio in grado di dare indicazioni sul vostro business. Tenete sempre a mente queste fasi quanto deciderete di entrare nel mercato con la vostra azienda ma non fatene una bibbia. La strada per raggiungere il successo non è l’applicazione di un ricettario prestabilito; il profitto lavorativo è l’esito di un mix di devozione, passione e costanza, difficilmente quantificabile.

11 decadi di rosso Campari omaggiate dalla street art

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale. La sua unità Streetness, omonima di questa rubrica, sostiene i migliori street artisti nel sistema dell’arte contemporanea e verso le imprese italiane e internazionali per produzioni innovative in edizione limitata.

(di Francesca Cartolano)

Fin dalla sua nascita, il Campari ha legato i suoi valori alla passione per l’arte e per l’innovazione strizzando l’occhio, ammiccante, al mutamento dei costumi, del gusto, dell’estetica e della comunicazione visuale.
Nei suoi 110 anni di attività di produzione su scala industriale, i più grandi nomi dell’arte d’avanguardia italiana hanno lasciato la loro firme impresse sui manifesti pubblicitari e sulle etichette delle edizioni limitate che, inevitabilmente, hanno finito per influenzare il posizionamento nel mercato del marchio stesso.

Anima contemporanea, la vita Red Passion è indissolubilmente legata al mondo dell’arte, della comunicazione e dell’impresa.
Per ricordare i 110 anni dell’edificio a Sesto San Giovanni – sede storica dell’azienda – e per lanciare ancor più forte il messaggio di un’anima che, oscillando fra tradizione e innovazione, si conferma tra i top player del mondo del beverage, Campari ha deciso di dar lustro a 11 decadi di produzione artistica utilizzando la creatività urbana come strumento di riqualificazione territoriale, nel quartiere che da sempre ha ospitato la sua ascesa.

Grazie anche al patrocinio del Comune, le 11 decadi, affidate ad altrettanti street artisti dell’area milanese, sono divenuti un percorso di arte esposta lungo il muro perimetrale dell’edificio storico, a Milano.
Gli artisti, ognuno con il suo stile e con la propria personale reinterpretazione dei ricordi storici e campagne pubblicitarie rievocate, si sono espressi tra Arte e Poesia.
C’è davvero l’imbarazzo della scelta a voler descrivere gli interventi: Pao con “Ama, Impara”, rende omaggio Bruno Munari che negli anni 50 declinò graficamente il nome del brand in occasione dell’inaugurazione della prima linea metropolitana di Milano. Osservate la foto: non vi pare di vedere una metro in corsa?

Nais, ancora, ricorda con leggiadria le campagne di inizio secolo di Marcello Dudovich; gli ORTICALNOODLES con “la rissa” del futurista Fortunato Depero; Tv Boy, con “Better Urban Art”, lo Spiritello del Bitter creato dal grande Ugo Nespolo: la scorza d’arancia diventa il segno di uno spray.

Ancora Neve, che omaggia Fellini per il decennio ‘74/84, e poi Ivan, Tawa, Boris Veliz, Imen, Geometric Bang, Seacreative.
Con grande rarità tanti creativi urbani hanno collaborato a un simile progetto di arte pubblica e collettiva.

Redvolution 2.0, il progetto di riqualifica urbana a cura di Jacopo Perfetti, conferma con grande successo (artistico e di pubblico) lo spirito classico contemporaneo e carismatico del marchio Campari.
In occasione della realizzazione delle opere, ancora, presso Galleria Campari è stata allestita la mostra “1904 – 2014 La Fabbrica del Campari 110 anni di innovazione e successo per migliorare la città”, con l’obiettivo di esporre gli elementi di innovazione – architettonici e costruttivi – che hanno contraddistinto lo stabilimento Campari.

Approfittatene per andare a visitare le opere e la mostra, ovviamente accompagnando la visita a un brindisi: cosa sarebbe la vita senza la Rossa Passione?