StartupBus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

Startup Bus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

Quest’anno sono otto gli StartupBus partititi in tutta Europa per la seconda edizione della competizione di startupper più intensa al mondo. L’avventura Italiana comincia alla Città della Scienza di Napoli, Business Innovation Center che funge da incubatore ed offre spazi e servizi specialistici per l’avvio di imprese innovative.

StartupBus: multidiscipinarietà e coworking

Le parole chiave sono multidisciplinarietà, networking e coworking. Il kick off meeting è avvenuto nel corso di Na Startup, evento periodico che funge da catalizzatore per gli innovatori di tutti i campi e permette agli imprenditori innovativi di presentare le proprie proposte di startup attraverso dei pitch (presentazioni) di cinque minuti.

Startup Bus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

Ad inaugurare la competizione ci ha pensato la delegazione di Confindustria Giovani. In particolare, il vicdpresidente Vincenzo Caputo ha ricordato ai presenti le importanti sinergie tra le startup e l’industria tradizionale ed ha evidenziato la necessità di aggiornare e valorizzare gli elenchi delle startup italiane, per fornire finanziamenti reali alle idee meritevoli. A seguire, la conductor del team, Chiara Adami, ha tenuto una conferenza stampa per presentare gli aspetti chiave della proposta di StartupBus.

Le tappe del viaggio si trasformeranno in altrettanti strumenti di apprendimento per i Buspreneur, grazie ai workshop e alle conferenze degli esperti che incontreranno durante il viaggio. L’obiettivo è introdurre i talenti italiani nell’ecosistema imprenditoriale internazionale, ispirando i partecipanti ad ottenere risultati reali.

Startup Bus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

I pitch degli startupper

È stata poi la volta dei pitch degli startupper che hanno già cominciato la loro avventura e necessitano di un contributo per implementare ed espandere le loro idee. Quattro novelli imprenditori sono stati selezionati in base a originalità dell’idea, scalabilità, mercato potenziale e capacità di presentazione ed hanno potuto presentare le proprie startup ad una platea selezionata. Ad intervenire sono dunque stati:

  • Enrico Adinolfi di eThanks, un social network che consente di lo scambio di “grazie” elettronici in segno di gratitudine a chi condivide idee, beni o competenze di qualsiasi tipo, premiando chi più aiuta gli altri.
  • Gianluigi Franci di Epi-c, che propone un approccio epigenetico alternativo a quello delle big pharma, sviluppando brevetti di farmaci antitumorali senza passare per gli iter universitari, troppo lunghi.
  • Enrico Pandroin di Supermercato 24, che vorrebbe espandere il suo progetto di eCommerce londinese a Napoli; la sua idea di business consiste nel metter in contatto supermercati e corrieri per organizzare una rete di spesa a domicilio targettizzata su una clientela ben definita.
  • Carmine Spizzuoco di CtrlAltLab, che ha ideato algoritmi innovativi per la realtà aumentata per modificare la percezione della mente umana ed avvicinare reale e virtuale “misurando qualsiasi cosa sia misurabile”; le applicazioni spaziano dal product placement, all’edutainment, alla psicologia.
Startup Bus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

L’intervento dei Buspreneurs

È arrivato infine il turno dei Buspreneurs, che sfruttando un minuto a testa hanno trasmesso idee, competenze, esperienze, desiderio di conoscere, di fare e di reagire positivamente ad un mercato del lavoro poco attraente. Ciascuno ha incentrato il proprio intervento su qualcosa, ma tutti hanno sottolineato la passione che li motiva e la volontà di portare con orgoglio il tricolore nazionale al Pionieers Festival di Vienna, dove si svolgerà la finale.

Startup Bus Italia 2014: kick off meeting a Napoli [DAY 0]

La giornata è trascorsa in un clima così coinvolgente che un nuovo partecipante si è unito al gruppo durante l’evento!

Gli applausi e l’aperitivo finale hanno chiuso la giornata. Le prossime tappe saranno L’Aquila e Firenze. 

Stay tuned, Ninja! 

4 consigli per generare profitti dalla tua app

4 consigli per generare profitti dalla tua app

Creativa @Fotolia

Ormai non c’è più alcun dubbio: si tratti di una piccola o media impresa o di una grande multinazionale, lo sviluppo di un’app è diventato un investimento imprescindibile.

Tuttavia con altrettanta ovvietà dobbiamo purtroppo constatare come nella maggior parte dei casi si decida di puntare su questa scommessa confidando più nell’azzardo che in una razionale pianificazione e progettazione. I risultati sono conseguentemente deludenti: app di bell’aspetto, perfettamente funzionanti e impeccabili sotto ogni punto di vista finiscono per generare profitti assai ridotti, vanificando così l’investimento iniziale.

Anche se le logiche di mercato impongono di massimizzare i profitti impiegando tutti i mezzi possibili, è ad oggi evidente come nel mondo delle app non vi sia un pieno utilizzo di tutte le risorse a disposizione. Paradossalmente, infatti, non è raro vedere interi reparti marketing confrontarsi con perdite ingenti e con la sfiducia di capi non più intenzionati a ripetere un azzardo che comporterebbe esclusivamente la perdita di tempo e di denaro.

Con questo poker di consigli, puntare le proprie fiches su un’app non sarà più un rischio.

1) Sincronizza l’app con i social e attiva la geolocalizzazione

4 consigli per generare profitti dalla tua app

Olly @Fotolia

È prassi comune quella di inviare informazioni promozionali ai propri utenti tramite notifiche push. È prassi altrettanto comune tra gli sviluppatori di nuova generazione quella di considerare questa consolidata pratica come uno dei principali errori per la promozione di un’app.

Ciò è strettamente legato alle posizioni di Apple, Google e Microsoft sull’uso delle notifiche push per la promozione sui rispettivi store: l’invio delle fastidiose notifiche promozionali potrebbe infatti comportarne l’esclusione dalle “vetrine virtuali”.

Esistono però delle soluzioni alternative per inviare notifiche push, ottenendo l’approvazione degli store e migliorando l’esperienza d’uso degli utenti.

Sincronizzare l’app con gli account sui social media degli utenti (o con la loro lista contatti) e inserire la funzione di geolocalizzazione sono due delle soluzioni più ricorrenti per poter inviare notifiche push non più infastidendo ma informando. In tal modo non sarebbero più violate le regole degli store e allo stesso tempo verrebbe risvegliato l’interesse sull’app in quanto chi la usa avrebbe la possibilità di essere sempre aggiornato su cosa fanno i suoi amici e le persone nelle vicinanze. L’effetto prodotto sarebbe quello di aumentare la visibilità, invogliando al download anche chi non l’ha ancora fatto.

2) Più è avvincente e più piace

4 consigli per generare profitti dalla tua app

Syda Productions @Fotolia

Anche sviluppare un’app ludica può essere remunerativo. Nonostante l’inserimento di inserzioni pubblicitarie e la presenza di download o aggiornamenti a pagamento siano i fattori più remunerativi per un’app, anche giocando si possono guadagnare notevoli incassi. Nel campo dei videogames sono due i fattori chiave che determinano il successo: la storia e i punti di svolta.

Nel primo caso è possibile notare come la maggior parte delle app ludiche facciano riferimento ad avvenimenti che si svolgono nel tempo presente. Strutturare una storia su tre livelli, rappresenta invece la strategia per centrare il bersaglio a colpo sicuro: un’avventura che parta dal passato, si articoli nel presente e si concluda gloriosamente nel futuro è uno schema che, se reso ancor più intricato dall’aggiunta di bivi e intrecci, renderebbe l’app di sicuro successo. In tal modo, infatti, gli utenti resterebbero letteralmente incollati al proprio smartphone, travolti dall’appassionante sfida.

Nel secondo caso, i punti di svolta, ci troviamo di fronte a quei particolari momenti in cui il coinvolgimento dell’utente è al massimo. Sono le fasi in cui lo sviluppatore può controllare le decisioni del giocatore e mettere pressioni sulle sue azioni. Sono proprio queste le maggiori opportunità di introito in quanto si può offrire la possibilità di comprare il passaggio al livello successivo, evitando così di dover ricominciare il gioco da zero.

Il coinvolgimento diventa dunque la chiave essenziale per aprire la porta del successo: secondo l’inchiesta di Statista, infatti, le app ludiche sono il 20% del mercato e ben il 22% di queste sono scaricate, usate una volta sola e disinstallate. Una app che genera ripetute e costanti visite è destinata a scalare le vette il successo confidando semplicemente sul passaparola e senza aver nemmeno bisogno di costose campagne promozionali.

3) Il valore di una ricompensa

Quando un utente ottiene qualcosa all’interno di un gioco, è ricompensato con differenti beni di valore, quali pozioni magiche, uova di Faberge, diamanti, oro, argento che potranno essere utilizzati nelle fasi successive o in particolari momenti di difficoltà.

Tale concetto può essere esteso anche ad altre applicazioni che non sono prettamente ludiche. Pensate un’app per pulire il vosrto smartphone da file inutili: potrebbe permettere ai propri utenti di guadagnare ricompense ogni volta che puliscono il proprio smartphone. In tal modo si potrebbe aumentare la fidelizzazione degli utenti, offrendo loro qualcosa che renda l’uso dell’app più piacevole e gradevole.

4) Supporta i tuoi utenti con manuali e tips per la tua app

4 consigli per generare profitti dalla tua app

Olly @Fotolia

Il destino di un’app è segnato fin dal primo momento in cui l’utente la scarica: al primo sguardo, infatti, può essere notata perché ritenuta interessante o divertente; un secondo sguardo, invece, potrebbe non esserci poiché molte di queste app finiscono per essere rimosse da tablet e smartphone senza troppi indugi.

Nella maggior parte dei casi gli utenti scaricano le applicazioni (anche quelle gratuite) solo dopo aver valutato i consigli di amici o aver letto attentamente le recensioni. Quando trova qualcosa di innovativo, l’utente procede al download, confidando di trovare qualcosa che rappresenti un nuovo valore o una nuova comodità.

Il problema, tuttavia, è che una volta avviata la nuova app, ci si trova di fronte ad un mondo nuovo di cui non si conoscono i comandi e le funzionalità. È perciò essenziale per gli sviluppatori di app innovative pubblicare online manuali di istruzione e garantire un costante supporto che chiarisca tutti i dubbi degli utenti.

Quelli che vi abbiamo elencato sono 4 semplici consigli per realizzare un’app che generi realmente profitto, senza spreco di investimento. Hai altre considerazioni da suggerirci? Condividile con noi nei commenti qui sotto!

David Beckham completamente vestito in uno spot

Una delle vette più alte raggiunte dalla Scozia dai tempi in cui Sean Connery si presentava in Kilt sui red carpet è il primo spot per il nuovo Scotch Whisky Haig Club. Tutta l’eccellenza del glamour britannico concentrata in pochissimi minuti con protagonista, manco a dirlo, il golden boy del marketing mondiale David Beckham, immortalato da Guy Ritchie. In collaborazione con l’agenzia pubblicitaria adam&eveDDB, l’ex Mister Madonna, non perde il suo stile e la sua attitudine alle riprese incisive e alle virate di camera veloci sempre in bilico tra cinema e Mtv. Un inno all’edonismo chic – la ciliegina sulla torta sarebbe stata la presenza di Posh Spice al seguito – : un gruppo di jet setter che si ritrovano nelle highland scozzesi. A bordo di idrovolanti e macchine d’epoca giungono a Glen Affric, nei pressi di Inverness, per passare insieme un tranquillo weekend. Un brindisi cordiale con Haig Club – l’ultima creatura del colosso Diageo ha un packaging da fare invidia al più costoso degli Eau de Parfum – e un selfie d’obbligo a fine giornata, ovviamente non con uno smartphone qualunque come i comunissimi mortali ma con una point-and-shoot camera d’eccezione.

Lo scatto va poi inserito nell’album dei ricordi che mostra dove questi hanno consumato la preziosa bevanda, dalle Piramidi egizie alla Grande Muraglia passando dall’isola di Pasqua e l’Antardide. La colonna sonora scelta per l’adv è la stilosissima “Left Hand Free” della band indie rock Alt-J. Intervistato in occasione del lancio di “Welcome” lo scorso 17 Ottobre Beckham ha dichiarato “Lavorare con Guy per presentare Haig Club è stato così gratificante, mostrare un brindisi tra amici è quello che volevamo, semplice ma diretto”. Eccolo a voi.

Recentemente Beckham avrebbe inoltre dichiarato di essere “troppo vecchio per spogliarsi ancora davanti all’obiettivo”. Asciughiamoci le lacrime e godiamoci questo video amarcord di tutte le più belle pubblicità che lo vedono protagonista.

Facebook e Apple pagano per congelare gli ovuli delle loro dipendenti

Facebook e Apple stanno cercando di rendere più facile la carriera delle loro impiegate. I due colossi della Silicon Valley sono i primi ad offrire la copertura assicurativa per congelare gli ovuli delle loro dipendenti, assicurando loro la possibilità di far carriera senza però rinunciare al desiderio di avere dei figli.

Siamo lontani anni luce dai semplici benefit aziendali che le imprese italiane, e non solo, mettono a disposizione dei loro dipendenti, come le auto, gli smartphone o i viaggi di lavoro. Nel settore del tech sono gli americani a prendersi maggiormente cura dei loro sottoposti, pensiamo ad esempio a Google che offre massaggi, parrucchieri e lavanderie in loco per mantenere i dipendenti felici e produttivi.

Sempre Google nel 2012 avviò una policy aziendale del tutto innovativa, pagando la metà dello stipendio alle famiglie cui era morto il partner nel gigante di Mountain View, per dieci anni dopo la morte. Questa policy di Facebook e Apple sembra essere però una grande evoluzione per le possibilità di carriera delle donne.

Da notare che la copertura economica per tale pratica è molto onerosa, molte dipendenti americane non percepiscono un salario tale da potersi permettere un’assicurazione sanitaria per questo tipo di procedimenti. Infatti il costo di raccolta degli ovuli è di circa diecimila dollari, mentre il costo per la conservazione in strutture specializzate è di circa cinquecento dollari l’anno. Facebook ha già cominciato a coprire il costo offrendo ventimila dollari a ogni singola dipendente, mentre Apple inizierà a gennaio 2015.

Se pensiamo si tratti di un costo eccessivo per le casse dell’azienda, ci sbagliamo! Infatti Apple oltre alle pratiche di raccolta e congelamento offre alle proprie dipendenti, qualora ce ne fosse bisogno, un supporto per i trattamenti di infertilità, nonché un programma di assistenza per le adozioni, pagando le spese legali connesse con l’adozione.

Detto in questi termini sembra che si tratti esclusivamente di un’opzione per le donne e che questo sia del tutto innocuo dal punto di vista sociale. In realtà non mancano gli scettici. Infatti, mentre una parte progressista degli americani crede che si tratti di un passo importante verso la chiusura del divario di genere, i conservatori sostengono che sia un modo per mettere la carriera in primo piano rispetto alla famiglia, una pratica egoistica.

Fino a poco tempo fa gran parte dei conservatori avrebbero pensato a questa pratica in una società distopica, simile a quella che Aldous Huxley professava nel suo Ritorno al Mondo Nuovo dove le scoperte tecniche e scientifiche la facevano da padrone, ma saranno i risultati a dire se avranno avuto ragione.

Rimane poi da verificare dal punto di vista medico quanto sia effettivamente possibile che una donna riesca ad avere un figlio da un ovulo congelato. Grazie al progresso tecnologico le possibilità di avviare una gravidanza con un ovulo congelato sembrano essere aumentate di molto negli ultimi anni, ma la sicurezza dell’efficacia del sistema non è certa per tutte le pazienti.

Google Inbox: 10 cose che dovete sapere

Sono stata sempre scettica rispetto a circa il 99 per cento dei prodotti che vengono proposti per risolvere il problema di sovraccarico di e-mail. Resto totalmente estranea a tutti quei servizi, software, app che dovrebbero unificare le mie caselle di posta elettronica in un’unica soluzione: le osservo con sospetto sugli schermi di pc, smartphone e tablet dei colleghi e penso “Non voglio altra roba che ingombri inutilmente il mio desktop!”.

In altre parole, io non amo particolarmente le email e sono costretta ad usarle per lavoro: se aggiungo a queste le notifiche delle app di messaggistica, quelle dei diversi social network, in molti momenti della giornata rimpiango il mio buon vecchio silenzioso Nokia 3310!

Scusate la premessa, ora vengo alla questione di oggi: mercoledì 22 ottobre Google ha annunciato un nuovo servizio con annessa app mobile di email, Google Inbox. Questo nuovo servizio promette di essere smart (parola che mi piace parecchio!) e di lavorare per me: ho scelto di richiedere l’invito per testare il servizio e nell’attesa di riceverlo condivido con voi le 10 cose dell’app Google Inbox che dovete conoscere subito!

Per chi fosse interessato a ricevere l’invito, basta inviare un’email a inbox@google.com. Vi avviseranno loro quando sarai disponibile per voi il servizio.

 1) I tuoi messaggi più importanti sempre in evidenza

La sezione In evidenza è la parte più interessante di Inbox: lì visualizzerete il promemoria del giorno, il volo che dovete prendere l’indomani, le informazioni su quel pacco che aspettate con impazienza. Grazie alla tecnologia di Google (ebbene sì, i suoi magici algoritmi) Inbox vi mostra anche il promemoria “Stendere i panni” quando sarete a casa e non a lavoro, vi dirà se il vostro volo è puntuale accanto alla notifica del vostro biglietto aereo, vi darà informazioni persino sul numero del corriere di quel pacco che attendete tanto. In sostanza Google ha riportato su Inbox l’esperienza dell’app Google Now.

2) Posticipare le notifiche

Quando un messaggio può aspettare o avete altre cose da fare, si può scegliere di fare “snooze” sulla propria casella di posta: potete cioè con un semplice tap sul vostro device, posticipare la visualizzazione di quella notifica in un momento o in un luogo a voi più conveniente. Potete specificare in quale luogo volete visualizzare quella determinata notifica: a casa, a lavoro, o in qualsiasi altro luogo, come ad esempio nel vostro negozio preferito. Il vostro proprietario di casa vi invia il conguaglio del condominio via email mentre siete a lavoro? Scegliete di vederlo quando sarete a casa!

3) Inbox è un vero è proprio assistente, anche intelligente!

Con Inbox aggiungere un Promemoria sembra davvero facile: fin qui però nulla di nuovo. La novità sta nel fatto che Inbox, grazie ai dati di Google, non solo inserisce il promemoria ma ti suggerisce le informazioni più utili: devi prenotare un ristorante? Lui ti suggerisce il nome del ristorante e aggiunge al tuo promemoria l’indirizzo e il numero di telefono per la prenotazione.

4) Gestisci come vuoi i tuoi gruppi

Inbox riunisce in Gruppi i messaggi dello stesso tipo in modo da non ingombrare la vostra casella di posta. per impostazione predefinita, raggruppa i messaggi in Promozioni (le email commerciali, che includono coupon, sconti e newslatter di negozi), Acquisti (le notifiche di acquisti online, mostrandoti anche le informazioni relative all’invio di un pacco e il numero a cui chiamare per rintracciarlo) e i Viaggi (dai tuoi voli, agli hotel prenotati, ai servizi di noleggio nella città dove andrai). Potete comunque impostare i Gruppi come preferite e non solo: potete scegliere di visualizzare certe notifiche solo una volta al giorno o una volta alla settimana. Il resto del tempo, saranno nascoste.

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5) Segna come “già fatto”!

Avete mai provato la soddisfazione di segnare su una lista le cose già fatte? Ecco, con Inbox è possibile contrassegnare i messaggi e promemoria come “Fatto” facendo scorrere il dito a destra. Ciò che è contrassegnato come Fatto viene rimosso dalla tua casella di posta, ma si può facilmente visualizzarlo dalla cartella con etichetta Fatto. 

6) Componi le email in pochi tap!

Hai bisogno di sparare una e-mail in fretta? Tocchi il pulsante rosso “+”  e vedi i contatti a cui invii più-spesso via email. Basta toccare l’immagine del profilo per aprire immediatamente un nuovo messaggio con il loro indirizzo pre-impostato nel campo “A”.

7) Eliminare la posta inutile

Non c’è nulla di così rilassante come una casella di posta pulita. Dopo aver finito di evidenziare le notifiche che vi interessano, potrete eliminare con un semplice swipe quelli che non avete segnato. Non dovrete cioè cancellarli uno ad uno.

8 ) Chiama un amico da Inbox

Quanto tempo sprecato a cercare il nuovo numero di telefono di un amico o l’indirizzo che ci ha mandato via email? Con Inbox è sufficiente digitare “telefono di David” nella barra di ricerca per ottenere ciò che stai cercando. E da lì puoi direttamente effettuare la chiamata.

9) Guarda le foto, documenti e altro senza aprire una e-mail

Quando dovete cercare un allegato, trovarlo fra la marea di email con l’icona della graffetta non è davvero pratico! Con Inbox vedi comodamente la preview allegati.

10) I tuoi voli a portata di touch

Hai prenotato un volo di recente? Cercate “il mio prossimo volo” e Inbox metterà in evidenza il vostro volo, compreso il numero di volo, aeroporti e terminal. E quando è il momento di volare, Inbox aggiornerà lo stato del volo, informandovi se il vostro viaggio è in orario o se è stato cancellato. Potete persino fare il checkin senza aprire l’email!

Infine questo Google Inbox mi ha davvero incuriosito e non vedo l’ora di provarlo: spero proprio sia vero quello che Google promette nel suo video

“Inbox è un modo per tornare ad occuparti delle cose davvero importanti”

Parola di Google!

Rejoice China Hugs: più amore e meno divorzi [VIDEO]

Oltre 40 milioni di visualizzazioni in sole quattro settimane per la nuova commovente campagna di Leo Burnett Hong Kong per Rejoice, linea di shampoo prodotta da P&G per il mercato asiatico.

Non una semplice campagna di marketing. Questa volta i creativi si sono spinti oltre arrivando a toccare un tema diventato oramai frequente in Cina: l’allarmante tasso di crescita dei divorzi. Ad una crescita sociale ed economica non corrisponde un’eguale crescita del benessere familiare. Tutt’altro: ogni anno milioni di coppie in Cina, ed in misura diversa nel resto del mondo, si separano.

Sembra che nessuno sia disposto oramai ad impegnarsi per far funzionare un rapporto, sembra che nessuno riesca a credere più nell’amore…
Ed allora ci ha pensato il regista David Tsui a trasmettere un messaggio potente, realizzando questo mini film di quattro minuti in cui una coppia vicina al divorzio rivive i momenti più belli della storia d’amore che li ha portati al matrimonio. Il finale lascia la speranza di un felice epilogo della storia. Ed anche lo spettatore in fondo lo spera!

Per promuovere la campagna anche sui social networks LB Hong Kong ha creato l’hashtag #IBelieveInLoveAgain.
Non resta che stare a vedere, trionferà l’amore?

Vuoi fare un'esperienza estrema? Prova lo shopping da The North Face

Amanti dell’outdoor e degli sport estremi, da oggi The North Face ha creato uno store su misura per voi! Per il mercato coreano, sulla scia di una sempre più affermata consumer insight del brand “never stop exploring” l’agenzia Innored ha posizionato, in Korea, un pop up store molto particolare.

Dopo aver scelto una zona molto frequentata, è stato allestito un temporary store in perfetto stile The North Face, con paesaggi montani, una parete che riproduce quelle presenti nelle palestre di roccia, il prodotto esposto in modo da evidenziare le caratteristiche tecniche e le qualità dei capi. Tutti i particolari che ci potremmo aspettare in uno store del brand.

Mentre i potenziali clienti si stanno provando alcuni capi, ecco che iniziano a succedere fatti molto strani: pavimento, capi e manichini  quasi per magia, scompaiono!

L’obiettivo è quello di trasformare una giornata normale, in un’avventura, tanto amata e ricercata dai consumatori di The North Face e l’agenzia coreana sembra aver raggiunto l’obiettivo. Il panorama che appare è ora una parete tutta da arrampicare.

Per rimanere all’interno del punto vendita e non cadere nel vuoto, infatti, i suoi ospiti devono tirare fuori tutte le loro qualità di esploratori ed iniziare una vera e propria scalata. Dopo i primi sguardi di stupore, ecco che tutti iniziano la loro missione, senza conoscere però la metà precisa. L’obiettivo del punto vendita sembra, fino a questo punto, solo quello di far divertire ricreando il loro ambiente naturale.

Tuttavia, The North Face ha studiato un traguardo finale più ricercato: ad un certo punto, infatti, viene calato dall’alto, uno dei prodotti in comunicazione per questa stagione all’interno del mercato coreano. Ogni esploratore  è invitato a lanciarsi nel “vuoto” per conquistare il suo premio.

 

Il messaggio di North Face appare chiaro. Attraverso questo viral video il brand desidera infatti rafforzare il concetto di never stop exploring. Andare oltre i limiti significa anche raggiungere dei traguardi, in questo caso anche un capospalla.

The North Face inoltre, attraverso questa attività di guerrilla marketing, introduce un argomento fondamentale all’interno del marketing: l’importanza della retail experience.

Il mercato è in continua evoluzione e l’esperienza di acquisto si sta spostando dai negozi ai canali e-commerce.

Lo store è da sempre un punto cardine di una brand strategy ed è necessario conservare questi canali, magari trasformandoli. Ecco dunque alcuni contenuti che The North Face sviluppa in questo video, e che può aiutare i brand ha studiare forme di comunicazione che ruotano attorno agli store.

Il punto vendita non è solo la vetrina

La vetrina è il primo passo per creare una brand experience. Ma non solo. The North Face ha studiato infatti, in questa occasione, un ambiente poco visibile dall’esterno.  Una strategia di marketing focalizzata sui retail deve costruire un’esperienza all’interno dello store, attraverso allestimenti di impatto ma idee  che parlino del brand in modo innovativo, stimolando curiosità, sopresa e stupore. Punto chiave è sicuramente una stretta collaborazione tra Marketing e team Visual Merchandiser.

Declinare in modi diversi un unico concetto

The North Face ha scelto, a livello globale, l’insight never stop exploring: ha costruito un blog, sviluppato campagne stampa, si dirige verso la retail experience. Diventa dunque importante, per la costruzione di un brand forte e presente  sul mercato a 360°, prendere una sola caratteristica utilizzata a livello digital, la più originale o la più comunicabile, e trasformarla in realtà. Declinare un unico concetto aiuta il consumatore a riconoscere il punto vendita e il brand, facendo vivere un’esperienza unica e personalizzata.

Attivare un “Guerrilla Retail”


Un’idea, per regalare un’esperienza, per essere conosciuta, deve essere creativa. Un’attività di guerrilla marketing può diventare uno strumento efficace e determinante per due motivi: il guerrilla marketing offre opportunità ottime all’interno di un luogo fisico perchè incuriosisce e attrae i consumatori, coinvolgendoli e a loro volta aiutandoli a coinvolgere altre persone. Il secondo motivo è che ha un effetto viral potentissimo, dovuto anche al word of mouth. Fondamentale è creare un’esperienza all’interno del punto vendita specifica, studiata ad hoc per il target a cui ci si vuole rivolgere, andando a catturare il consumatore che può essere davvero interessato al nostro prodotto.

E-commerce o retail experience?

Molti se lo domandano, pochi conoscono la risposta. Bisogna sempre fare attenzione a non arrivare ad un errore molto comune. I consumatori e-commerce fanno riferimento ad un target diverso rispetto a quelli che si recano in punto vendita.

Una soluzione può essere, tuttavia, la sinergia. L’esperienza all’interno del punto vendita facilità, da un lato, la conoscenza tecnica del prodotto, come caratteristiche e vestibilità, il canale e-commerce può venire a supporto del punto vendita a livello logistico, o compensando difficoltà.

Cominciate anche voi la vostra avventura con North Face, per scoprire e superare i propri limiti!

Siri, Google Now e Cortana: la battaglia della Conoscenza

Photocredits: digitaltrends.com

Ninjas, sicuramente conoscete Siri, Google Now e Cortana. Ma voi utilizzate spesso l’assistente vocale dello  smartphone? Siete soddisfatti per la sua capacità di fornire risposte dirette (possibilmente valide) alle vostre richieste?

A quest’ultima domanda ha provato a rispondere, tramite una approfondita ricerca, l’agenzia online Stone Temple. La “battaglia della conoscenza”, con Google Now, Siri e Cortana protagonisti, era volta a verificare quanto i tre prodotti fossero in grado di analizzare, sviluppare e rispondere a domande in maniera avanzata, utilizzando la base di conoscenza insita nel database di ricerca a cui attingono.

Inutile dire che il risultato è estremamente interessante, per vari motivi. Andiamo ad approfondirli insieme!

I tre protagonisti: Siri, Google Now e Cortana

Gli assistenti vocali sono nati, in chiave moderna, circa tre anni fa: era Ottobre 2011 quando, durante il keynote di lancio di  di iPhone 4S, Apple svelava Siri, l’assistente vocale che avrebbe dovuto rappresentare una forte innovazione nel mondo della ricerca vocale tramite smartphone. Quasi due anni dopo, anche Google ha integrato un suo prodotto di ricerca vocale all’interno della sua app, Google Now.

La grande differenza tra i due prodotti è l’interazione con l’utente: Siri infatti si preoccupa di instaurare un rapporto quasi personale, sistemando l’agenda e gli appuntamenti, trovando il ristorante più vicino o rispondendo il più realisticamente possibile (anche con battute) alle domande che gli vengono poste. Google Now adotta un approccio molto diverso, apparentemente più freddo, analitico e focalizzato sull’utilità, indicizzando continuamente informazioni rilevanti per l’utente ed accompagnandolo durante la giornata: sono frequenti infatti notifiche sulla propria squadra del cuore, sullo status del proprio volo o il luogo dove si è parcheggiata la propria vettura. Inoltre è richiamabile in qualunque momento con la frase “ok Google”, diversa da “Hey Siri” che è stato introdotto solo con iOS 8 ed è attivabile solo con l’iDevice in carica.

E poi c’è Cortana, l’assistente vocale di Microsoft presente su Windows Phone a partire dalla versione 8.1 (attualmente in versione beta). Cortana, che prende il nome da un personaggio di Halo, è sicuramente l’assistente vocale più giovane e meno conosciuto dei tre, ma è molto interessante per la sua architettura software, disegnata per avere un assistente con “un’anima”. Cortana infatti, al momento della configurazione, va addirittura a richiedere informazioni personali per migliorare l’identificazione dell’utente ed essere un assistente quasi su misura. Un passo avanti, in questo senso, rispetto a Siri.

Cortana: un assistente letteralmente su misura!

La gara: and the Winner Is…

Lo studio, che è andato a ricercare la capacità da parte dei tre assistenti di fornire risposte dirette alle domande proposte, è stato disegnato per essere una gara fra i database che costituiscono, appunto, la base per l’intelligenza artificiale dei tre contendenti. Non è quindi stata una gara di funzionamento o di features dei tre assistenti.

Su 3086 domande, l’assistente capace di fornire il maggior numero di risposte è stato… Google Now!

I dati però dovrebbero fare riflettere: Google Now ha risposto infatti correttamente (solamente) al 58% delle domande. Siri ha fornito il 29% delle risposte, mentre Cortana solo il 20% (ma, ricordiamolo, è l’unico dei tre in versione beta).

Credits: sstonetemple.com

Per risposta si intende la percentuale di domande alle quali è stata data una risposta diretta, senza elencare dei link oppure rimandare ad altri risultati di ricerca. Un esempio può essere quello mostrato qui sotto.

Inoltre, rispetto alle domande alle quali è stata data una risposta ritenuta valida, Google Now si posiziona al primo posto anche per il tipo di risposta considerabile come corretta. Molto meno valide le risposte dirette date da Siri e Cortana.

Credits: stonetemple.com

Insomma, da questi dati si può aprire una riflessione importante: la gestione delle informazioni da parte dell’azienda di Mountain View è molto superiore a quella della concorrenza. Google sta infatti espandendo il proprio database in maniera continua, probabilmente anche per via del misterioso Knowledge Vault (comparso questa estate e dichiarato “non compreso pienamente dalla stampa” da parte di Google stessa), la cui verifica era il fine ultimo di questa indagine. La base di informazioni, le query di risposta e l’algoritmo presenti nel servizio di Google sono sicuramente un passo avanti rispetto alla concorrenza, e la velocità con la quale Google si sta muovendo in questo settore è impressionante per la sua rapidità ed efficienza.

Di fronte a questi dati però, emerge veramente il valore degli assistenti vocali? Sono utili nella vita di tutti giorni e vengono percepiti come importanti dagli utenti? Sicuramente, specie su quest’ultimo aspetto, c’è ancora molto da lavorare, anche perchè la loro intelligenza artificiale non è ancora a livello delle aspettative.

Personalmente, utilizzo sia Siri che Google Now, ma molto spesso non riesco ad avviarli al momento giusto (specialmente Siri, che richiede sempre una connessione per funzionare e in mobilità non è sempre facile averla) oppure preferisco digitare le ricerche manualmente sullo smartphone. Voi invece?

Nel frattempo, se volete approfondire l’argomento, oltre alle fonti indicate qui sotto trovate l’infografica completa dello studio in esame, direttamente da stonetemple.com

Rooms: Facebook rilancia i vecchi forum

Rooms: Facebook lancia una nuova applicazione di message board

“Welcome back to the Nineties!” è stata la nostra prima esclamazione ieri sera, quando Facebook ha rilasciato “Rooms” sull’iTunes Store (USA), un’app mobile completamente slegata da Facebook che ci riporta nell’internet degli anni 90 tra i tanto amati forum, poi scomparsi con l’avvento dei social network e dello stesso Facebook.

Rooms è una piattaforma di message board tematiche da utilizzare sugli smartphone. Come già successo per altre applicazioni rilasciate dal colosso blu, ad esempio Paper o Hyperlapse, Rooms è completamente slegata da Facebook: niente nomi, niente e-mail. Ogni utente potrà utilizzare l’anonimato o uno pseudonimo, e cambiarlo da stanza a stanza.

Rooms: Facebook lancia una nuova applicazione di message board

Come i vecchi forum, ogni camera avrà un moderatore che avrà la facoltà di scegliere le regole della stanza, gli utenti da bannare, i post da fissare in alto, potrà personalizzare il layout, incluso il tasto “mi piace” che viene mostrato sotto ogni post, attraverso l’aggiunta dell’emoji preferita e potrà invitare altri utenti. Come? Attraverso un innovativo sistema di QR Code.

Rooms: Facebook lancia una nuova applicazione di message board

Cliccando sul tasto “invita”, infatti, verrà generato in automatico un Qr Code che potrà essere condiviso con amici, e non solo, attraverso messaggi e social network. Per entrare in una stanza, basterà salvare il Qr Code nel proprio rullino fotografico e all’avvio dell’applicazione questo sarà scansionato automaticamente dandoci la possibilità di entrare nella stanza desiderata.

Ovviamente Rooms strizzerà l’occhio anche ai motori di ricerca: ogni post infatti avrà una url univoca per essere trovata sui motori di ricerca. Come già detto, Rooms non avrà bisogno di un nickname univoco o una e-mail, ma questa potrà esservi associata in modo facoltativo per non perdere l’account in caso di cambio di dispositivo.

Rooms: Facebook lancia una nuova applicazione di message board

In ogni room sarà possibile pubblicare messaggi, foto e video relativi all’argomento di quella stanza, da condividere con amici, ma anche con perfetti sconosciuti. Ed è su questo punto che insiste Josh Miller, 24enne creatore dell’app e già ideatore di Branch, sito di discussioni onlijne acquistato da Facebook a gennaio scorso.

L’obiettivo di Miller è infatti far tornare gli utenti a condividere i propri pensieri con persone dagli stessi interessi. Con i social network ci siamo abituati a condividere informazioni con amici e parenti, allontanando l’idea iniziale dell’internet come “non luogo”. Con i social network siamo al 100% noi stessi, nelle nostre città e con i nostri anni. Con Rooms invece le relazioni, i contatti del telefono, il tuo nome non sono più importanti. Con Rooms esisti perché esistono i tuoi interessi, non i tuoi connotati fisici.

Rooms: Facebook lancia una nuova applicazione di message board

Alla base dei ragionamenti di Miller e Zuckerberg vi è la convinzione che tutti amano parlare delle loro cose preferite, ma che in pochi amano invadere le bacheche degli amici con argomenti che a loro non interessano, e i gruppi potrebbero non bastare a soddisfare questa esigenza, in quanto hanno il limite di non essere ambienti in cui è permesso l’anonimato. Insomma, Rooms potrebbe diventare la nuova applicazione per amanti, oppure un luogo dove creare vere community di appassionati, dalla letteratura allo sport.

Uno strumento utile? Superfluo? Di troppo? Un buco nell’acqua o il grande ritorno del primo vero e grande amore di tutto il web, i forum? Comunque vada, se Rooms fallirà avrà insegnato a Zuckerberg qualcosa per trasformare le sue bacheche e i suoi gruppi, ma se andrà bene avrà, ancora una volta, messo una pietra miliare nella storia del web.

Il Selfie spiegato da Tommaso Sorchiotti e Alessandro Prunesti

Che il selfie sia un’espressione convenzionalmente condivisa anche fuori dal mondo dei social network è un fatto. Che, come fenomeno, sia stato effettivamente compreso fino in fondo anche dagli addetti ai lavori, no.

Eppure, anche l’Accademia della Crusca ha opportunamente sdoganato il selfie come termine parte del nostro vocabolario, indicandolo (o indicandola, dato che l’appartenenza di genere di “selfie” è ancora tutta da definire) come parola dotata di significato: elemento non solo iconografico delle bacheche di Facebook e Instagram, ma forma d’espressione foriera di elementi intrinsechi frutto, dei quali il selfie si fa carico e di cui il più delle volte gli stessi autori non sono al corrente.

Di questo, e di molto altro raccontano le 98 pagine di “Selfie: La cultura dell’autoscatto come forma di racconto e appartenenza“, l’ebook scritto da Tommaso Sorchiotti e Alessandro Prunesti che, partendo dall’evoluzione della fotografia e dal concetto di autoscatto, esplorano il selfie come pillar non solo digitale ma anche espressivo e narrativo, isolandone i tratti distintivi e trovando le connessioni a quelli che sono i grandi mutamenti culturali che i social network hanno portato con sè.

Di seguito, un estratto abbastanza completo di che cosa il lettore può trovare nel libro:

I selfie sono uno strumento intimo che diventa sociale nel momento in cui è utilizzato per testare sugli altri l’effetto del proprio look & feel, nella continua ricerca di feedback e approvazione da parte degli altri utenti della Rete. Attraverso i selfie, infatti, ciascuno di noi ha la possibilità di mostrarsi al mondo esattamente nel modo in cui vuole essere visto, selezionando in modo preciso le informazioni di ambiente da comunicare.

Una lettura agevole e disinvolta che riesce, con un approccio genuino e semplice, a trattare una tematica tutt’altro che semplice e che coinvolge alcune delle metodologie più adottate di content creation e content curation.

Sorchiotti e Prunesti citano studi recenti e attendibili, elencano case studies e sottolineano peculiarità e punti di forza di ognuno, propongono modelli fattuali che, alla fine del libro, fanno capire come il selfie si possa considerare un fenomeno tutt’altro che passeggero, considerando che, come si può leggere nell’estratto che segue, esso nasce da una pulsione insita nell’uomo, il riconoscimento della propria identità:

Ognuno di noi ha un’idea di se stesso e di chi vuole essere. E attraverso le proprie azioni si augura di vedere questa idea riflessa nella società. La recente evoluzione tecnologia e l’abbassamento dei costi hanno creato una sorta di democratizzazione dell’autoritratto. Una pratica che in passato era riservata a un’elité ristretta. Il processo digitale di rappresentazione della propria identità è diventato una possibilità in mano a tutti. Le selfie vengono prodotte in continuazione per creare una costante comunicazione con gli altri, per aggiungere aspetti della propria personalità, per correggere il tiro, per spiegarsi.

Insomma, “Selfie: La cultura dell’autoscatto come forma di racconto e appartenenza” è, come si direbbe in altri contesti, un saggio pensato per “grandi e piccini”, utile sia a chi correntemente lavora nel digitale che per chi vuole ampliare le conoscenze in merito alle ultime innovazioni di social media e content marketing.