Mauro Berruto: il cambiamento? È innanzitutto desiderio [INTERVISTA]

“Comprendere le strategie più efficaci, trarre ispirazione dai leader, cogliere nuovi stimoli, anticipare il futuro”: così si presenta il Forum delle Eccellenze, il grande evento formativo ed esponenziale che torna il 29 e il 30 novembre prossimi a Milano e che da sette anni si dedica alle imprese e ai professionisti, fornendo argomenti e strumenti strategici per supportare il cambiamento e l’innovazione in termini di management.

Lo fa con la voce di coach e trainer di fama internazionale e attraverso una formula seminario che diventa un momento di scambio di esperienze, per ispirare nuove visioni e trasmettere buone pratiche. Ci eravamo avvicinati a questi argomenti grazie ad un primo confronto con Tim Gallwey, sulla capacità di innescare un cambiamento positivo, fuori e dentro di sé.
Così, in quanto media partner del Forum, abbiamo avuto la possibilità e il piacere di continuare a discutere di questi temi anche con i sei relatori della nuova edizione: il primo a esprimere un’idea di cambiamento, legata alla parola chiave “desiderio”, è un italiano, il coach della Nazionale italiana maschile di volley, Mauro Berruto, la cui nota carriera si è contraddistinta anche per il successo delle sue strategie di coaching applicate al mondo manageriale. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Cosa significa allenare il desiderio e perché è così importante farlo?


Significa ricordare a se stessi e ai propri uomini che gli aspetti tecnici non sono l’unica componente rispetto all’obiettivo di raggiungere una “high performance” in qualunque contesto: sportivo, artistico, di business.

Come dice Antoine de Saint Exupery: “Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

In che modo si crea una squadra vincente? Che ruolo hanno le soggettività nel team?

Una squadra è il luogo in cui ogni individuo mette a disposizioni i propri punti di forza per un interesse comune. Una squadra diventa vincente quando il singolo condivide e accetta l’idea che sarà il lavoro collettivo a realizzare anche i propri sogni individuali.

Quali sono i “metodi infallibili” per ottenere risultati impossibili?

Non ci sono metodi infallibili. C’è però un metodo, il più semplice di tutti. Si fonda su due parole chiave delle quali oggi, in questi tempi burrascosi e di crisi (non solo economica), dovremmo riappropriarci: l’atteggiamento e la fatica. L’atteggiamento, perché è il modo in cui facciamo le cose che fa la differenza. La fatica, perché è la medicina del mondo.

È tutta una questione di mentalità ed esercizio costante, quindi? Cosa accadrebbe lasciando una persona a se stessa?

È una questione di mentalità, esercizio e senso di squadra. Anche in quelle che sembrano le più individuali delle attività si scopre sempre il lavoro di tante persone che hanno fatto un lavoro meticoloso, dettagliato, di qualità e che magari non hanno modo di essere riconosciute e gratificate per ciò che hanno fatto.

Ecco perché non occorre lasciare le persone a se stesse. A tutti noi piace fare parte di squadre, meglio ancora se di squadre vincenti.

Libertà di sognare e desiderabilità sociale: siamo il frutto di che cosa?

Noi siamo il frutto di decisioni continue che prendiamo quotidianamente. Odio quel modo di rispondere di fronte alle difficoltà di chi ti dice: “Io sono fatto così…” Noi siamo quello che vogliamo essere! E ripeto lo diventiamo grazie all’atteggiamento e alla fatica.

Perché dovremmo ambire sempre ai massimi risultati, al meglio di ciò che prescrive la società?

Già Machiavelli sosteneva, attraverso la metafora dell’arciere, che se noi vogliamo centrare il centro di un bersaglio occorre che miriamo più in alto.
Quel mirare alto, quel desiderare sempre quello che talvolta sembra addirittura impossibile è lo strumento più prezioso che noi abbiamo a disposizione per realizzare appieno il nostro potenziale.

Realizzare il massimo del proprio potenziale è la vera vittoria. Diventiamo donne e uomini “vincenti” non quando spolveriamo coppe e trofei vinti ma quando abbiamo la sensazione di aver usato tutte le nostre risorse a disposizione e di aver espresso la totalità del nostro potenziale. Le “vittorie” saranno una conseguenza.

[Credits foto: Fotolia.com]

Perché Samsung continua ad attaccare Apple?

Coca-Cola vs Pepsi. McDonald’s vs Burger King. Procter & Gamble vs. Unilever. Quando i brand si odiano i consumatori ci guadagnano grazie a sconti, promozioni e iniziative frutto di scontri all’ultimo dollaro.

Non c’è dubbio che negli ultimi anni i nemici che hanno maggiormente catturato l’attenzione dei media siano Samsung e Apple. Scienza vs fede, convenienza vs immagine, acquirenti vs adepti.

Qualunque sia il vostro schieramento – io cercherò di non farvi capire il mio – concorderete che è sempre divertente assistere ai round tra i due brand che si sfidano a colpi di creatività.

Il più agguerrito tra i due è Samsung che pare abbia sempre la risposta pronta a qualsiasi passo (falso) di Apple.

Tim Cook presenta il nuovo IOS? Samsung risponde con le feature di Android. I consumatori sono disposti a fare file di ore per acquistare il nuovo iPhone? Samsung risponde prendendo in giro chi aspetta “the next big thing”.

Galaxy iPhone

Le pubblicità al vetriolo di Samsung sono spesso intelligenti, ironiche e soprattutto dal perfetto tempismo – e ci ricordano tanto quelle attraverso cui Apple attaccava Microsoft.

Tutto è cominciato nel 2011

Secondo un’email interna pubblicata da Business Insider, Samsung decide di cominciare ad attaccare Apple poco dopo la morte del suo fondatore, preoccupato di tutta la copertura mediatica che il suo rivale sta ricevendo.

Poco dopo parte la prima campagna in cui vengono derisi coloro che attendono in fila per acquistare il nuovo iPhone.

Gli attacchi continuano in occasione dell’uscita del Samsung Galaxy III. Prima dipinti come hipster e fanboy, i clienti di Apple vengono rappresentati come vecchi e antiquati, legati ad un prodotto che in realtà non offre nulla di nuovo.

Nello spot del Super Bowl del 2012, i clienti della concorrenza diventano stupidi prigionieri del mondo di Apple e in quello del 2013 Samsung tira una poco velata frecciatina riguardo la disputa in corso su chi ha copiato chi.

Spot di questo tipo raccolgono il consenso del pubblico e degli addetti ai lavori, oltre a spingere i prodotti Samsung grazie alla viralità ottenuta. Il Galaxy SIII è un successo.

Nello spot di lancio del Galaxy S IV, Samsung ci porta ad un party in piscina dove tutti i recenti diplomati hanno un Samsung, mentre i loro genitori hanno… indovinate un po’… un iPhone.

Non tutte le pubblicità sono state un successo: ricordate l’assurdo spot ideato per l’Islanda?

Ci fermiamo qui, ma Samsung ha speso miliardi di dollari in pubblicità contro Apple anche per i Galaxy Note e Tab ed è tornato all’attacco ultimamente in occasione della presentazione degli iPhone 6 e 6 Plus.

Sconfiggere Apple è la priorità, non importa quanto costa 

A questo punto è abbastanza chiaro che Samsung sia ossessionato da Apple e che una buona parte del budget e dello sforzo creativo sia rivolto ad ideare una pubblicità contro il proprio competitor.

Samsung è il big spender in pubblicità nel mercato degli smartphone con 363 milioni di dollari spesi in solo advertising – rispetto ai 351 milioni spesi da Apple.

E’ una questione di potere 

Se questo tipo di spot portino effettivamente i consumatori a tradire la mela è difficile a dirsi. Apple continua a vendere iPhone e ci sarà sempre la fila di ore ed ore fuori ad un Apple store in occasione dell’uscita di un nuovo prodotto.

Ma è chiaro che agendo in questo modo Samsung si sia imposto come marchio forte, l’unico in grado di contrastare gli innovatori di Cupertino, ed ha di certo scheggiato l’immagine mitica di quell’azienda che aveva osato “pensare diversamente”. Se prima le file per il nuovo iPhone erano simbolo del fatto che Apple poteva vantare una clientela di fedelissimi, oggi chi compra Apple può apparire come un pollo che sta pagando troppo un prodotto antiquato.

Samsung e Apple sono chiaramente i due leader di mercato, ma Samsung è riuscita a strappare la supremazia proprio quest’anno. Samsung vende più smartphone di Apple, ma è chiaro che uno dei motivi risiede nel fatto che Samsung offre una vasta gamma di prodotti, al contrario dei due nuovi modelli all’anno offerti da Cupertino.

A questi grandi attacchi, inoltre, Apple non ha risposto direttamente, continuando per la sua strada.

Intanto noi aspettiamo con trepidazione il prossimo match!

Ninja social oroscopo dal 2 all'8 Ottobre

oroscopo social

 

Cari social-oroscopari amici, sia che il vostro cielo di nascita veda una seconda casa (luogo astrologico per le spese) ricca e spendacciona, sia che vi dimori solo un morigerato Saturno, nessuno di voi di questi tempi potrà evitare di mettere mano al portafogli!

Ebbene si: torna l’autunno, gli oggetti che avevamo messo via prima dell’estate non ci piacciono più oppure nel peggiore dei casi ci vanno stretti. Insomma, è provato che ad Ottobre c’è bisogno di concedersi qualche regalino…

Non ci sarà bisogno di convincere il Leone a spendere con proximity marketing e coupon di sconto perché le sue mani, bucate di natura, sono adesso un colabrodo arrugginito. Al massimo lo si potrà distrarre qualche ora con una estenuante sessione di sesso. Per queste cose (le sessioni di sesso) questa settimana per andare sul sicuro potete chiamare un Sagittario… Che solo per questo rinuncerà anche al suo shopping!

La Bilancia sarà così in pace con sé stessa che si vedrà bellissima con qualsiasi mise…. Impossibile impedirle di acquistarla anche se si dovesse trattare di un succinto completino zebrato proiettato sul suo corpicino come un ologramma. Di sicuro però un Ariete non si tratterrà dal farle notare che non è proprio l’abbigliamento ideale per l’ufficio. E che il bianco e nero, poi, non va mica più tanto!

Per la prima volta lo Scorpione farà i conticini prima di acquistare quel capo che ha visto nella sfilata 4D di Ralph Lauren… Ma non ho dubbi che dopo aver racimolato monetine dimenticate in tutte le tasche ed impegnato gli ori di famiglia riuscirà ad averlo. Poi, forse, gli andrà stretto! Ma ci sarà un inatteso Cancro pronto senza alcun senso di colpa a proporgli di rivenderglielo. Con lo sconto. Senza pietà!

I Pesci non vogliono proprio uscire da quel camerino… E questa volta non si tratta della loro proverbiale indecisione bensì di una certa incazzatura: quello screening facciale ha suggerito un capo che proprio non evidenzia le loro pinne… Se solo ci fossero più Pesci nel marketing allora sì che la gente si vestirebbe meglio!!! Ovviamente non è della stessa opinione l’Acquario che dopo settimane di contrarietà al mondo intero oggi è proprio soddisfatto di questa tecnologia che non gli richiede nemmeno lo sforzo di pensare ma gli suggerisce ottimi acquisti… Da condividere magari con gli amici sui social o con il partner sotto le lenzuola!

I Gemelli stranamentre questa settimana non hanno tempo per le compere. Romperanno il salvadanaio per andare a far amicizia nei bar… Niente sesso o cose del genere però, loro che sono specialisti nell’ascoltare le storie altrui vorranno farlo davanti ad un ottimo bicchiere di Jack Daniel’s. Dopo il terzo diventeranno loro stessi dei cowboy dalle mille avventure!

Il Toro non ha bisogno di app perché i suoi investimenti saranno tutti in biancheria intima. Per l’ufficio e per il tempo libero.  Con grande successo in entrambi! Per la Vergine invece altro che completini intimi: l’amore si prende per la gola… Avranno già inventato una stampante 3D per ricostruire il Duomo con i bucatini??

Da ultimo il Capricorno che non spende mica per cose inutili e soprattutto non gradisce questa settimana essere infastidito dallapubblicità: così si rifugia in Ello dove può registrarsi come Burbero Scocciato senza che nessuno glielo impedisca.

Atongm W007: lo smartwatch a portata di tutti [RECENSIONE]

La smartwatch mania è alle porte: dopo i pionieri del settore come Samsung ed i suoi Galaxy Gear, la seconda generazione di smartwatch tra cui l’Apple Watch ed il Moto 360 è pronta ad invadere il mercato entro natale.  L’idea di affiancare un orologio tecnologico al proprio smartphone lascia perplessi alcuni utenti mobile: qual è il rapporto costi/benefici dell’indossare al polso un dispositivo smart?

Per provare in prima persona se siete tagliati per uno smartwatch senza spendere una fortuna potreste iniziare da un modello basic approfittando dell’offerta su Gearbest.com dedicata ai lettori di Ninja Marketing: inserendo il coupon GBAWCM, potrete acquistare lo smartwatch a 70 dollari (€55 al tasso di cambio attuale).

L’abbiamo testato per voi: Cerchiamo di capire insieme le caratteristiche di questo compagno digitale da polso.

Confezione

Lo smartwatch Atongm si presenta in una ecologica ma elegante confezione in cartone grezzo, abbastanza compatta. Nella confezione troviamo:

  • lo smartwatch, a cui è già stata applicata una pellicola protettiva dello schermo;
  • caricatore bianco con angoli smussati, plug USB e presa americana;
  • cavo dati USB/micro USB per caricare il dispositivo e connetterlo al computer;
  • una pellicola protettiva dello schermo di riserva;
  • manuale in inglese.

Nella nostra spedizione, come credo in tutte quelle verso l’Italia, ci è stato inviato anche un comodo adattatore universale con poli italiani (visibile in foto).

Design

Lo smartwatch fornitoci da Gearbest è il modello sportivo, con cassa e cinturino in plastica arancione. Il dispositivo è però disponibile anche nella colorazione marrone con cassa in acciaio brunito, più classico, o con cinturino nero e cassa argentata, più sobrio. Lo smartwatch misura 24,5 cm in altezza (cinturino incluso), 3,5 cm di larghezza alla cassa e 1 cm di spessore al punto massimo (le giunture).

Le sue dimensioni non sono estreme: un buon compromesso tra portabilità ed usabilità. Al polso, lo smartwatch non è troppo ingombrante, ed il peso di appena 53 grammi favorisce l’indossabilità del W007, comparabile ad un orologio classico. Il quadro orario può simulare quello a lancette o, scorrendo il dito all’ingiù sullo schermo, diventerà analogico, riportando l’ora e la data.

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Il lato anteriore ospita lo schermo quadrato da 1,54 pollici, la fotocamera da 2 Mpx e il microfono per le chiamate; sul lato sinistro troviamo il bilanciere del volume, mentre sul lato testro troviamo il tasto blocco/accensione e la presa micro USB. Infine, sul lato posteriore troviamo le viti di fissaggio e lo speaker, i cui incavi sfociano sul lato sinistro per rendere udibili i suoni quando lo smartwatch è indossato.

La plastica del cinturino è gradevole al tatto, mentre l’assemblaggio non è male: lo smartwatch non scricchiola mai.

Caratteristiche tecniche

Lo smartwatch W007 della Atongm monta un processore Mediatek 6260A, con una potenza di 360 Mhz e 256Mb di Ram a supporto, con una memoria Rom di 8Gb. Lo schermo ha una risoluzione di 240*240 pixel, ed il sistema operativo è proprietario. Questa caratteristica permette di utilizzare varie funzioni dello smartwatch con la maggior parte degli smartphone provvisti di bluetooth: l’abbiamo testato su un Nokia 515, su Android 2.3.3 con un Motorola Fire XT, e sul più moderno Android 4.2.1 con uno Stonex STX Ultra.

Le funzioni basilari, come il dialer chiamate e il lettore mp3, sono compatibili con tutti i device testati, mentre alcune funzioni avanzate, come l’antitaccheggio, necessitano dell’app gratuita Atongm Smartwatch, disponibile dalle versioni 4.0 di Android in poi. Nonostante alcune parti dello smartwatch come la presa micro USB o il microfono sono esposte alle intemperie, l’Atongm W007 ha la certificazione IP67: dovrebbe essere resistente a schizzi e polvere. Non sono presenti nè jack da 3,5mm per le auricolari nè lo slot per la micro-sd.

Funzioni

Lo smartwatch Atongm prevede molte funzioni che faciliteranno la vita dell’utente:

  • Notifiche push: una volta scaricata l’app ufficiale Atongm, le notifiche che arrivano sullo smartphone vengono visualizzate anche sullo schermo dello smartwatch;
  • Dialer chiamate: è possibile telefonare (e parlare) direttamente componendo il numero sullo smartwatch. Ovviamente viene utilizzato il traffico della sim montata nel telefono, e la conversazione avviene in vivavoce;
  • Audio Player: possono essere riprodotte sia le canzoni presenti sulla memoria dello smartwatch, che quelle dello smartphone, via bluetooth;
  • Messaggistica: vengono letti anche gli sms e, sebbene scomodo, è possibile anche scriverne di nuovi;
  • Rubrica e registro chiamate: viene riportata la rubrica dello smartphone;
  • Pedometro a sensore di movimento: questa funzione, attivabile anche senza collegare il dispositivo ad uno smartphone, consente di tenere nota delle distanze percorse e delle calorie consumate;
  • Registratore audio
  • Fotocamera da 2Mpx, dalla quale si possono fare anche video di discreta qualità;
  • Connettività Bluetooth;
  • Registratore vocale;
  • Antitaccheggio: se attivata, la funzione antitaccheggio rileva costantemente il collegamento bluetooth tra il telefono e lo smartwatch. Nel momento in cui il segnale viene interrotto (ma non nel caso in cui il bluetooth sia disattivato in uno dei due dispositivi) parte l’allarme;
  • Visualizzatore foto;
  • Sveglia;
  • Calendario;
  • Capture: è una funzione che si attiva solo una volta installata l’app ufficiale Atongm; Capture permette di scattare una fotografia dall’ottica dello smartphone dando il via dallo smartwatch. Si tratta di una sorta di interruttore remoto per la fotocamera del vostro telefono, che vi permetterà di venire nelle selfie che scattate 🙂 Sullo schermo dello smartwatch si visualizza una preview della foto, e la foto scattata è alla definizione dell’ottica dello smartphone (se avete uno smartphone da 12Mpx, verrà scattata una foto da 12 Mpx e verrà salvata sul telefono stesso);
  • Video Player, per riprodurre i video effettuati con lo smartwatch o quelli salvati sul telefono, via Bluetooth;
  • Profili sonori;
  • File manager, che vi permetterà di esplorare sia i file dello smartwatch che quelli dello smartphone;
  • World Clock, che registra più fusi orari;
  • Sleepalert: un reminder che vi ricorda a che ora andare a dormire;
  • Drinkalert: un’applicazione che vi ricorderà periodicamente di assumere liquidi ad orari prestabiliti;
  • Rest time: un’altra applicazione, settabile, che vi ricorderà di riposare a periodi programmati. Utile per chi fa lavori usuranti, che per normativa deve riposare un tot di minuti ogni ora di attività.

Multimedialità

L’Atongm W007 ha una vocazione multimediale da dispositivo di supporto: l’audio, sia in riproduzione musicale che in chiamata, è abbastanza alto, ma gracchia un po’. E’ però sufficientemente forte e definito da sentire l’interlocutore o la suoneria mentre lo si utilizza. Per quello che riguarda il comparto video, le fotografie sono appena sufficienti e i video sono da vera spy cam: poco definiti, ma molto discreti. Ecco di seguito degli esempi effettuati in condizioni di scarsa luminosità: cliccate sulle immagini per visualizzarle a schermo intero.

 

 

Autonomia

La batteria di questo smartwatch è integrata e l’amperaggio non è dichiarato. Comunque, utilizzando costantemente il dispositivo a schermo acceso, collegando lo smartphone via bluetooth e tenendo tutte le notifiche attive, durerà meno di 5 ore. Attivando la disattivazione dello schermo ed abilitando le notifiche solo per eventi importanti, come le chiamate, gli sms, Facebook e Whatsapp la batteria durerà circa 10 ore.

La batteria si ricarica completamente in circa 2 ore e mezza. La durata di questo dispositivo non si può comparare con gli orologi classici, ma in confronto con gli altri smartwatch potremmo dire che è leggermente sotto la media. Per le persone che devono svolgere una normale attività lavorativa, comunque, l’Atongm W007 può durare per le 8/10 ore lavorative, a patto di un utilizzo intelligente.

Conclusioni

Lo smartwatch Atongm W007 è un dispositivo competitivo, dal basso prezzo e dalla qualità costruttiva buona. Ovviamente, pagare uno smartwatch 59 euro significa accettare dei compromessi: questo smartwatch non prevede, ad esempio, l’integrazione con Google Maps, come per Moto 360 e per i dispositivi che montano Android Wear.

Il sistema proprietario dello smartwatch Atongm, però, consente di utilizzarlo, almeno per le sue funzioni base, anche con telefoni datati, permettendo funzioni aggiuntive, come la fotocamera remota, con l’applicazione gratis a partire da Android 4.0. La batteria non consente una durata eccezionale, ma con un utilizzo moderato può essere utilizzato durante una tipica giornata lavorativa, per sfruttare i reminder e le notifiche push fornite dal sistema.

Questo prodotto è consigliato a tutti coloro che non vogliono svenarsi per avere uno smartwatch in questa fase iniziale del loro ciclo di vita; è una buonissima soluzione per chi vuole provare in anteprima le comodità di un orologio intelligente e tenerlo per un po’, per capire se vale la pena di avere uno smartwatch e acquistarne uno, magari più potente, in futuro, quando i prezzi saranno scesi.

Alcune funzioni particolari, insieme alla memoria interna di 8Gb, potrebbero fare di questo strumento un piccolo “spy gadget”, utile per registrare le lezioni o le conferenze in ufficio (avendo una fonte di energia per ricaricare il dispositivo), o per fare video in incognito. Qualche utente apprezzerà il fatto che la musica può essere riprodotta dalle casse dello smartwatch: una funzione utile per le corse mattutine!

In definitiva, dovreste acquistare l’Atongm W007 se:

  • Volete spendere poco, ma accettare qualche compromesso;
  • Avete uno smartphone datato o con un OS poco diffuso;
  • Desiderate provare in anteprima questa nuova tecnologia;
  • Avete bisogno di un alleato tecnologico in più, capace di riportare notifiche e registrare audio, foto e video;
  • Lo utilizzereste solo in una determinata frazione del giorno (ad esempio, una tipica giornata lavorativa o una mattinata in gita).

ATLAS: la piattaforma pubblicitaria di Facebook che sfida Google

ATLAS Facebook adv

È passato più di un anno da quando, nel febbraio 2013, Facebook aveva acquistato da Microsoft la piattaforma pubblicitaria Atlas. In questi mesi, il team del social network è riuscito a stravolgerla e ricostruirla da zero, annunciandola in questi giorni come la nuova piattaforma pubblicitaria che stravolgerà il mondo dell’adv online.

Atlas e il “people based marketing”

Atlas Facebook adv

Basandosi sul principio che i cookies sono ormai morti, perché non funzionano sul mobile e non possono tracciare con esattezza il percorso di un utente, Atlas si posizionerà come l’unico strumento valido per seguire gli utenti sui vari device e capire, ad esempio, se guardando la pubblicità sul telefonino, l’acquisto venga portato a termine su desktop, e viceversa. Una piattaforma ross – device o, meglio, “People based marketing”, che, secondo Facebook, riuscirà in futuro anche a integrarsi con gli acquisti e i comportamenti offline.

Facebook VS Google

Una nuova battaglia contro Google? Sembra proprio di sì. Con Atlas, infatti, Facebook entra ufficialmente nel mondo del digital advertising esterno al social network, portando con sé quell’expertise che da sempre contraddistingue le campagne proposte da Zuckerberg.

Atlas Facebook adv

Gli inserzionisti saranno infatti guidati nella pianificazione e targettizzazione e, ovviamente, nell’analisi delle campagne. Sì, un po’ quello che ha sempre fatto anche Google Adsense, con la differenza che Atlas sarà in grado di tracciare davvero il comportamento degli utenti, incrociando i dati del più grande database mondiale profilato per abitudini e interessi di persone reali: Facebook.

Che dite Ninja, il futuro di Minority Report sta diventando realtà?

50+ Content Marketing Tools per la tua Content Strategy – Parte 3

Eccoci con l’ultima parte della selezione di Tool per il Content Marketing di Mushin.

Content Marketing e Contenuti Visuali

Qualsiasi professionista del Content Marketing sa che la propria Content Strategy non può rinunciare alle foto o in senso più ampio ai contenuti visuali. La motivazione? È ben riassunta qui. Il problema con i contenuti visuali è che spesso si tratta di foto. E la ricerca di una foto accattivante, affine al concetto da esprimere e soprattutto utilizzabile gratuitamente, è davvero frustrante. Google è pieno di foto rilevanti. Ma la maggior parte di queste sono foto che non possono essere utilizzate liberamente per via del copyright. Personalmente utilizzo spesso Flickr e la sua sezione Creative Commons (ricordatevi di selezionare la licenza giusta) e Public Domain. Evito di affidarmi ai database di foto perché spesso le foto gratuite sono brutte, richiedono la registrazione al sito (con carta di credito, a volte) e sono sostanzialmente una strategia civetta per acquisire clienti per la parte di database foto a pagamento. Esistono delle piccole (e innumerevoli) fonti royalty-free. Le migliori che ho trovato sono parte di una lista di Dustin Senos su Medium (vedi sotto). Spesso mi capita poi di utilizzare delle icone e qui il leader indiscusso è The Noun Project. Splendido.

Se poi devo creare degli screenshot, la mia scelta ricade sul plugin per browser Awesome Screenshot. Per immagini e illustrazioni ottimizzate per i canali social la mia preferenza va a Canva: è incredibilmente utile per tutto quello che riguarda grafiche e foto per Facebook, Twitter, Pinterest e compagnia. Uno strumento molto interessante è Thinglink: come dice il nome si tratta di un servizio che permette di creare immagini interattive.

La chicca preziosa è la app iOS Seene. Permette di creare foto in 3D dal risultato incredibile. Provala!

Se parliamo di creazione infografiche e illustrazioni, le mie due piattaforme preferite restano Infogr.am e Visual.ly.

Bonus: prova anche Haiku Deck (https://www.haikudeck.com) può essere utilissimo per le tue slide: permette di embeddare presentazioni in un sito web.

Content Marketing e Dati

A volte capita di dover mostrare dei contenuti che sono dati (strutturati). Qui trovo utilissimi Silk per mostrare informazioni strutturate e Datawrapper per creare veri e propri grafici senza dover essere uno sviluppatore. Silk in particolare è uno strumento molto versatile perché ti permette di impostare un vero e proprio storytelling. Un esempio? Guarda questo Silk fatto su Quentin Tarantino. Se invece sei più interessato a come Silk ti permette di presentare dati, ti consiglio questo Silk sulle Start-up che si occupano di News negli Stati Uniti. Uno strumento più gradevole di Datawrapper è Plot.ly. Anche questo consente di generare grafici di diversi tipi da un’interfaccia web molto gradevole.

Mino Degli Atti e Irene Angelopulos: ecco "OK Venice!", l'app per visitare Venezia in modo interattivo [INTERVISTA]

Approfittando della presentazione ufficiale vi abbiamo recentemente parlato di “OK Venice!”, la app per Google Glass il cui obiettivo è diventare un’innovativa guida turistica per la visita della leggendaria città lagunare.
A proposito, leggiamo dal materiale stampa le parole di Giulio Caperdoni, Head of Innovation di Vidiemme Consulting (partner tecnologico del progetto):

Dopo più di un anno di attività di ricerca e sviluppo sui Google Glass, approcciare questo progetto è stato per noi motivo di orgoglio e di stimolo allo stesso tempo. Il poter mettere a frutto le competenze già acquisite con l’esperienza al Museo Egizio, aprendole ad una città preziosa come Venezia, ci ha permesso non solo di sperimentare nuovi approcci di geo-localizzazione, ma anche di utilizzare i Glass per quello che sanno fare meglio: aggiungere informazioni alla realtà, senza invadere in campo visivo e distogliere lo sguardo da ciò che veramente conta.

Abbiamo avuto anche l’occasione di intervistare per i lettori di Ninja Marketing Mino Degli Atti e Irene Angelopulos, fondatori di Mubo (partner editoriale di progetto). Proprio Vidiemme Consulting e Mubo, premiate per l’innovativa proposta di utilizzo fatta a Google, hanno avuto a disposizione i prototipi della Glass Explorer Edition sin dai primi mesi del 2013 e hanno quindi potuto avviare le attività di ricerca e sperimentazione in moltissimi ambiti: dallo sport all’healthcare, dall’arte al business, passando per la comunicazione.
Il risultato? Un’intervista da non perdere!

Buongiorno Mino e Irene, benvenuti su Ninja Marketing: perché avete scelto proprio Venezia come ‘meta turistica’ per la vostra app?

Buongiorno a tutti! L’applicazione si propone come una vera e propria esperienza di riscoperta della città, intrecciando gioco e cultura in una specie di caccia al tesoro ricco di luoghi e monumenti insoliti, secondo i tre paradigmi che hanno reso Venezia unica al mondo: storia, arte e artigianato. Tutto questo viene vissuto e raccontato attraverso luoghi e scorci non battuti dal turismo di massa, sia per invitare alla scoperta, sia per trasmettere un senso di autenticità all’esperienza che soltanto una città come Venezia poteva raccontare.

Quando prevedete che sarà scaricabile e operativa sul mercato?

Oggi i Google Glass sono in vendita – sempre nella conformazione hardware e software prototipale – sia in USA che in UK, mentre il lancio commerciale è atteso per il 2015. Ci regoleremo di conseguenza.

Qual è il vostro target di riferimento e quali sono i vostri obiettivi?

Per la realizzazione di questo progetto hanno collaborato partner di differenti ambiti ed esperienze, i quali, condividendo le proprie competenze in ambito di creazione contenuti, tecnologie ed user experience, hanno apportato un significativo contributo all’utilizzo dei nuovi device wearables a supporto della cultura e del turismo, oltre che al settore delle smart cities e all’accoglienza cittadina, per il target young adults e adults per la visita outdoor di Venezia.

Quali sviluppi prevedete per il mercato del turismo attraverso le nuove tecnologie digitali – per esempio i Google Glass?

La usability dei Google Glass è nuova e unica nel suo genere. Sono dei “companion” dello smartphone, ossia possono essere utilizzati in abbinamento ad un telefono per poter navigare e connettersi alla rete, e si prestano ad un utilizzo “snack” per la fruizione delle informazioni: di numero adeguato, contestuali al bisogno e non invasive rispetto al campo visivo dell’utente, ma in grado di arricchire la realtà con contenuti extra. L’esperienza sarà riprodotta non soltanto in diverse città, bensì anche all’interno di Musei e luoghi chiusi, riproponendo le dinamiche di engagement e di apprendimento tramite modalità ludiche.

Courtesy of Mubo

Grazie a Mino e Irene! Ninja, sembra che anche il futuro del turismo non possa prescindere dalle nuove tecnologie digitali: cosa ne pensate di questa prospettiva?

Doppia IPO a Francoforte per Rocket Internet e Zalando

In attesa dell’IPO di Rocket Internet e Zalando

Dopo la tanto chiacchierata quotazione di Alibaba a Wallstreet,le luci sono puntate su una borsa europea, quella di Francoforte, dove Rocket Internet e Zalando hanno deciso di lanciare la propria IPO.
Rocket internet si qualifica come la più importante internet company al di fuori di Stati Uniti e Cina, mentre Zalando ne rappresenta il maggior successo, come più grande online retail store d’Europa. Due quotazioni separate, ma unite dai soci di capitale più importanti, coloro i quali hanno dato vita ad entrambi i progetti: i tre fratelli Samwer. Hanno fondato Rocket Internet nel 2007 e finanziato Zalando nel 2008. Detengo attualmente tramite la loro holding Global Founders il 53,2% delle quote del primo e il 17% del secondo, mentre non vi è più alcuna partecipazione diretta tra le due società. Stessi investitori anche a livello istituzionale come il fondo Kinnevik, che ha da meno di un mese stretto una nuova collaborazione con i fratelli Samwer per riunire sotto il brand Global Fashion Group, cinque delle più promettenti realtà di e-commerce fashion nel portfolio di Rocket.

Rocket internet da incubatore a società operativa

Trasferire e copiare idee di successo online adattandole a specifici mercati è il business model dei tre fratelli Samwer, che da Berlino hanno lanciato più di 75 startup clone, in Europa e nei paesi emergenti, dirette da giovani rampanti usciti dalle migliori business school al mondo desiderosi di intraprendere la strada imprenditoriale. Non si tratta solo di copiare idee di business, ma di aver standardizzato la metodologia con cui queste società vengono lanciate, dall’identificazione del potenziale alla crescita esponenziale.

Il tutto con una mission molto ambiziosa e uno stile, come dice il nome, da rock star, il loro slogan infatti è “rock the world” con l’obiettivo di diventare la più importante internet company al dì fuori di Stati Uniti e Cina e per questo attrarre le migliori risorse umane in circolazione.

Rocket internet è  cambiata molto dalla sua fondazione nel 2007, non sarà più un investitore-incubatore, bensì diventerà una società operativa ha dichiarato il CEO Oliver Samwer proprio durante la conferenza stampa di ufficializzazione della quotazione. Nel frattempo sono raddoppiate le cifre obiettivo di raccolta, passate dai 700 milioni di euro iniziali all’attuale miliardo e mezzo. In base alla forbice di prezzo delle azioni che va da 35,50 a 42,50 euro, la raccolta del 9 di ottobre potrebbe arrivare fino a quasi due miliardi di euro.

Ottimi risultati per Zalando

Sono passati sei anni dal lancio di Zalando in Germania come clone dell’americano e-commerce di scarpe Zappos, attualmente detenuto da Amazon. Spedizioni di 1500 marchi di moda in 15 nazioni, un fatturato in continua crescita, che sfiora nel primo semestre 2014 il miliardo di euro, registrando per la prima volta un EBITDA positivo. L’obiettivo della quotazione è di raccogliere tra i 507 e i 633 milioni di euro, raggiungendo una capitalizzazione di 5,6 miliardi. Le azioni con un range di prezzo di circa la metà di quello di Rocket Internet,  sarebbero già state internamente collocate secondo Reuters, tramite  gli ordini d’acquisto antecedenti l’offerta pubblica calendarizzata per il primo di ottobre.

Parola chiave: velocità

La velocità con cui investono o disinvestono, i fratelli Samwer è degna del loro logo, un missile. E’ davvero difficile seguire la loro holding e le loro startup, cambiano nome, cambiano investitori, aprono e chiudono, esattamente come è richiesto dal mercato. Ma la velocità riguarda anche i casi in cui le cose non vanno troppo bene, il cosiddetto “fail fast” come è successo con il caso Bamarang. Tutti conoscono Dalani, ma nessuno ricorda Bamarang, e su Google troverete ben poche informazioni. Si trattava di un perfetto clone dell’americana Fab.com, che all’epoca fece infuriare non poco il fondatore, che lamentava non solo la riproduzione del business model, ma l’esatta copia del sito web e degli annunci di lavoro. Sono bastati quindi sei mesi dal lancio, contemporaneo in 12 diverse nazioni, per far dismettere l’attività di questo portale e-commerce di offerte flash di design, a favore del winning business model di Westwing (Dalani), allora già leader in Russia, Germania, Brasile e Italia. Tutta questione di velocità e numeri, focalizzarsi su un business model e mercati di successo.

Aspirational, Kirsten Dunst e la sindrome da selfie [VIDEO]

 Aspirational, Kirsten Dunst e la sindrome da selfie [VIDEO]

Kirsten Dunst ha recentemente collaborato con il videomaker Matthew Frost (di cui avevamo parlato a proposito della sua parodia sul mondo dei fashion film con Lizzy Caplan) per realizzare un corto dedicato all’universo dei selfie e della celebrità.

Prima dei social network, riconoscimenti di gloria e fama erano prerogativa esclusiva di attori, rock star, artisti, sportivi di alto livello. Poi sono arrivati Facebook, Twitter, e Instagram, e dalla celebrità che abbiamo sempre conosciuto e di cui abbiamo sempre parlato si è passati alla micro-celbrità, quella raccontata dal mini documentario “Instafame” di Sylvain Labs).

Ora invece può capitare che due ragazze incontrino per caso Kirsten Dunst e, invece di farle domande ed esaltarsi imbarazzate, passino cinque imbarazzanti minuti scattando selfie con una delle giovani attrici più amate di Hollywood cercando la posa migliore per venire meglio di lei in foto. Pronunciando solo una parola: “Cool” o “Great”.

E quando Kirsten Dunst propone di scambiare due chiacchere le due, che stanno battendo frementi i loro polpastrelli sugli schermi dello smartphone per condividere all’istante la foto sui social, chiedono la cosa più importante per un selfie dipendente: “Mi puoi taggare?”.

Haven Lock, un aiuto per il futuro della sicurezza domestica


La paura di ritrovarsi ad avere a che fare con Jack Nicholson alias Torrance intento a prendere a colpi d’ascia la nostra porta è una di quelle situazioni sgradevoli che non vorremo ci capitassero mai. Certo che alla fine degli anni settanta quando venne girato il film Shining Kubrick non poteva certo immaginare che le tecnologie avrebbero fatto salti da gigante in merito alla sicurezza domestica.

E invece grazie al crowdfunding la possibilità di aprire la porta di casa con uno smartphone accompagnata da una maggiore sicurezza sembra potersi realizzare. Da Lockitron a August, sono molti i progetti che si concentrano sulla sicurezza della casa grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Haven ha pensato di utilizzare uno strumento diverso rispetto ai concorrenti, assicurando la porta con un dispositivo piantato sul pavimento che magicamente si alza da terra bloccando saldamente la porta al pavimento senza alcun tipo di serratura.

Come nasce Haven?

Haven nasce da un’idea di Clay Banks e Alex Bertelli quando sono venuti a conoscenza di svariate irruzioni avvenute nella città di Nashville. Considerata la semplicità con cui i malavitosi riuscivano a manomettere le serrature hanno pensato di rivoluzionare totalmente i sistemi di sicurezza così come li conosciamo.

Le caratteristiche di Haven Lock

Come dicevamo prima sono molti i progetti nati in materia di sicurezza domestica, tutte idee che però si sono concentrati sull’utilizzo di applicazioni per smartphone che permettono di aprire le parti meccaniche delle porte. Gli ideatori di Haven hanno invece pensato di costruire qualcosa di più resistente che al comando digitalizzato di chiusura alza una barriera che blocca la porta. Nel video qui sotto potrete capire meglio di cosa si tratta.

Al contrario dei suoi concorrenti Haven, oltre ad utilizzare un app dedicata ha anche pensato di accostare altri dispositivi bluetooth e wi-fi che consentono di aprire/chiudere l’accesso alle case, per smentire coloro che avrebbero potuto giustamente domandarsi: come potrei aprire la porta di casa se perdessi il mio smartphone?

Un’altra peculiarità riguarda l’apertura di emergenza, infatti il dispositivo dispone di un pulsante con una piccola luce rossa che in caso di incendio all’interno dell’abitazione può essere azionato facilmente facendo immediatamente abbassare la levetta di blocco.

Haven Lock non utilizza serratura

La scelta dei founder di non utilizzare serratura dipende da due motivi: molte delle irruzioni a Nashville sono avvenute grazie alla tecnica del lock bumping che sostanzialmente permette ai malavitosi di scassinare le serrature con l’uso di un semplice cacciavite e di una chiave. Il secondo motivo è invece legato alla tecnologia, infatti Banks è venuto a conoscenza di un app che permette di duplicare un chiave qualsiasi attraverso una fotografia scattata da uno smartphone.

Come molti progetti i due founder stanno cercando di ottenere il capitale necessario alla produzione attraverso il crowdfunding, lanciando il progetto su Kickstarter.
Il capitale necessario per la produzione è stato fissato sui 150.000 dollari, qualora si raggiunga questa cifra si potrà acquistare Haven Lock con 200 dollari per unità. Sembrerebbe un progetto molto valido ma come tutte le idee pionieristiche non mancano le perplessità, sarà il mercato a deciderne la validità.