La Battaglia delle Idee: cloud & startup con Vito Flavio Lorusso [INTERVISTA]

Vito Flavio Lorusso

Incontriamo Vito Flavio Lorussotechnical evangelist Microsoft – già tra i protagonisti della prima edizione de La Battaglia delle Idee. Quest’anno il suo speech è intitolato “Cosa non fare assolutamente sul cloud!”. Abbiamo fatto alcune domande a Vito prima del suo intervento alla #BattleSA, programmato per la giornata di sabato 5 luglio alle ore 15.45.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui!

Il cloud, questo (s)conosciuto: le startup commettono ancora molti errori su questo tema?

Se ci sono delle aziende che possono trarre beneficio dal Cloud, queste sono proprio le startup per il tipo di vantaggi che offre nel non richiedere investimenti precedenti.

Nonostante questo aspetto sia chiarissimo a chi segue la parte business, quando una startup digitale si trova a progettare la sua soluzione sul Cloud tende invece a non sfruttarlo a dovere, ma a pensare ancora in maniera troppo disgiunta all’utilizzo di servizi già fatti in modalità pay per use e on demand (posta, unified communication, crm) e a progettare il cuore digitale della propria idea in maniera opposta, sfruttando solo la possibilità di avere nuove risorse quando servono, ma non sfruttandole in maniera efficiente né dal punto di vista dei costi, né dal punto di vista della riduzione del lavoro di manutenzione dell’infrastruttura.

Spero con il mio intervento alla Battle di dare proprio dei consigli utili per riuscire ad essere più maturi nel “costruire” e non solo nell’”utilizzare”

cloud computing

Un tuo giudizio sulla formazione IT italiana (università, spin off, corsi di specializzazione etc)

Ad essere onesti non ho un quadro così completo da poter dare un giudizio sul sistema formazione in Italia. Sicuramente c’è molto fermento, molta voglia di fare e inventiva, ma mi sembra che la creazione di imprese moderne e la preparazione del talento imprenditoriale siano indirizzate molto meglio da “spin-off”, cioè da contesti come NaStartup o InnovactionLab dove, pur con una forte connessione con l’ambiente universitario, si ha sufficiente libertà di azione per liberarsi da certi schemi dottrinali che il nostro sistema universitario è ancora obbligato a seguire.

Nei miei confronti con realtà fuori dall’Italia, ho notato che questo ecosistema è più organico e strutturato e la distanza tra l’ordinamento universitario e le realtà imprenditoriali è ridotta. Ma, è un fatto, a noi Italiani gli schemi piacciono poco e l’iniziativa personale è percepita da noi stessi come il più valido acceleratore della creatività. In un’economia globale, però, con questo ecosistema è più difficile emergere.

battaglia delle idee 2012

Uno scatto della prima edizione de La Battaglia delle Idee (2012)

Raccontaci la giornata tipo di un tech evangelist 🙂

Viaggio, giro, faccio cose vedo gente (interessante) (cit.) Sotto la punta dell’iceberg c’è tanto studio, un costante approfondimento sulle tecnologie esistenti e su quello che sembra avere una prospettiva futura, alzarsi presto, andare a dormire tardi e non smettere mai di imparare. Ogni anno per me è un nuovo anno, nuovi obiettivi sempre più ambiziosi, un budget e un team con cui collaboro su cui fare affidamento e la possibilità di riuscire clamorosamente o di fallire miseramente. In fondo ogni anno mi sento un po’ startupper anche io.

Master in Digital Marketing: come sviluppare strategie di comunicazione digitale e sui social media?

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Oggi, il 90 per cento della nostra “dieta mediatica” avviene attraverso schermi connessi a internet: pc, tablet, smartphone e televisione, anch’essa sempre più connessa alla rete. In un mondo dove le persone cercano luoghi di interazione in tempo reale per informarsi, conversare, divertirsi e acquistare, diventa assolutamente necessario per un professionista del marketing governare le leve digitali e saper progettare strategie in grado di integrare le forme di comunicazione offline con le piattaforme e gli strumenti online.

Master Online in Digital Marketing [Ottobre 2014|Marzo 2015]

Dopo il grande successo dello scorso anno siamo orgogliosi di presentare la seconda edizione, aggiornata e rinnovata, del Master Online in Digital Marketing targata Ninja Academy. Si tratta di un percorso completo per sviluppare e aggiornare le competenze dei professionisti di azienda, agenzia, startup e freelance, sulle strategie di marketing e vendita nell’ambiente digitale.

Il Ninja Master Online in Digital Marketing è il nuovo modo di concepire l’alta formazione: pensato per rispondere alle esigenze dei professionisti che hanno sempre meno tempo a disposizione, fornisce in un tempo ridotto e con la massima comodità l’aggiornamento necessario agli standard di insegnamento più alti del settore. I docenti della Ninja Academy sono scelti tra i migliori professionisti riconosciuti nel loro campo, persone che ogni giorno affrontano sfide e trovano soluzioni concrete.

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60 ORE FORMATIVE comprensive di:

▨ 36 ore di live webinar
▨ 9 ore di question time
▨ 15 ore di seminari di approfondimento

e la possibilità di interagire direttamente con i 9 relatori del Master.

Inoltre, per sfruttare al massimo le conoscenze acquisite nel Master, è possibile integrare i propri studi attraverso un Percorso Premium Opzionale, 100% learning by doing: la Ninja Digital Factory. (SOLO 30 POSTI)

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OBIETTIVI
Il Master presenta scenari e strumenti aggiornati, sviscerando tutte le tematiche principali del marketing e della comunicazione digitale, quali ad esempio la Content Strategy, la SEO, la SEM, il Performance Marketing, le Digital PR e il Social Media Marketing, la Web Analytics e il Mobile Marketing, rispondendo alle seguenti domande:

▨ Come sta cambiando il mondo del marketing e della comunicazione?
▨ Come si implementa un piano di marketing digitale?
▨ Come ideare un portale online o un’app efficace?
▨ Come si progetta una social media strategy?
▨ Come creare contenuti efficaci e gestire le PR online?
▨ Come si analizzano le performance digitali e quali sono le metriche di valutazione?
▨ Come migliorare il proprio ROI nel digitale?

I MODULI E I DOCENTI DEL MASTER
Il Ninja Master Online in Digital Marketing propone un percorso completo che permette di aggiornare le proprie competenze in digital marketing attraverso 4 aree tematiche e 9 moduli di approfondimento curati dai migliori professionisti italiani del marketing digitale:

AREA 1 – LO SCENARIO DIGITALE:
✔ Digital Marketing con Miriam Bertoli

AREA 2 – LE PIATTAFORME DIGITALI:
✔ Digital Projects con Giorgio Brojanigo
✔ Mobile & App con Nicola Armellini

AREA 3 – GLI STRUMENTI DIGITALI:
✔ Content Marketing con Simone Tornabene
✔ Performance Marketing con Alessio Semoli
✔ SEO & SEM con Davide Pozzi e Gianpaolo Lorusso
✔ Social Media Strategy con Tommaso Sorchiotti
✔ Digital PR con Giovanna Montera

AREA 4 – LA MISURAZIONE DIGITALE
✔ Web Analytics con Alessio Semoli

Quali sono i vantaggi di seguire il master online?

▨ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
▨ Segui i corsi quando è meglio per te, in diretta oppure On-Demand
▨ Un costo decisamente più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
▨ Seminari tematici per acquisire competenze specifiche
▨ Attestato di partecipazione che certifica la tua frequenza al Master
▨ Realizzazione di un project work multidisciplinare, utile anche alla tua azienda o startup (Ninja Digital Factory: SOLO 30 POSTI)

NINJA MASTER ONLINE
Fino al 16 settembre: 949 €
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Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Trovare reti wireless in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs [VIDEO]

Trovare reti wifi in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs

Prima o poi, anche quando siamo in vacanza, arriva il momento in cui ci disperiamo nell’invano tentativo di trovare reti wireless a cui agganciarci per navigare. Mentre cerchiamo avviliti un accesso wi-fi, a volte può succedere di incappare in curiosi business locali che si propongono di aiutare i villeggianti a collegarsi ad Internet: ad esempio, sapete che esistono cani da wifi? 😉

Trovare reti wifi in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs

José, il protagonista spagnolo dell’ultimo spot di T-Mobile, addestra i suoi cani proprio a questo scopo! Molti turisti si rivolgono alla sua piccola impresa, che non sembra però così affidabile.

A metà video ci viene mostrata un’annotazione, sovrapposta al “biglietto da visita” tenuto tra le mani dal collaboratore di José: cliccando, atterriamo su quello che sembra proprio il sito di Wi-fi Dogs. Ma dopo pochi secondi, capiamo di essere su un dominio di T-Mobile, che ci invita a non sprecare le nostre vacanze cercando la connessione, ma a sottoscrivere i suoi servizi.

Trovare reti wifi in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs

Trovare reti wifi in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs

Trovare reti wifi in vacanza? Ci pensano i Wi-Fi Dogs

Credits:

Advertising Agency: DDB Tribal, Berlin, Germany
Chief Creative Officer: Eric Schoeffler
Executive Creative Director: Matthias Schmidt
Creative Director: Veit Moeller, Nils Haseborg
Senior Copywriter: Alice Bottaro
Senior Art Director Digital: Konradin Resa
Junior Art Director: Jacopo Biorcio
Junior Copywriter: Marc Lüdemann
Assistant Copywriter: Lydia Willie
Director: Randy Krallman
DOP: Erik Wilson

5 suggerimenti per una content strategy di successo

5 suggerimenti per una content strategy di successo

Tra blog personali, mezzi di comunicazione tradizionali e social media, sta diventando sempre più difficile per i brand riuscire ad emergere tra tutto il  rumore del marketing.

Se questo è vero per i grandi brand, lo è ancora di più per le piccole e medie imprese che cercano di ottenere visibilità digitale.  Per farlo bisogna partire da una pianificazione della strategia dei contenuti.

Ecco i cinque suggerimenti per le PMI stilati da Jeetu Mahtani, amministratore delegato di HubSpot International, utili nello sviluppo di una strategia di contenuti che consenta di emergere nel mare magnum del digital content.

1. Step by step: non ovunque, ma all’interno di una tabella di marcia

Volete partire per una nuova destinazione senza una mappa? Probabilmente no. La creazione di contenuti senza un obiettivo non aiuta né l’azienda né i clienti. La strategia dei contenuti deve quindi allinearsi con gli obiettivi di business. Volete aumentare le vendite? Volete vendere un certo prodotto? Bisogna identificare in maniera chiara cosa si vuole ottenere e in quale momento. Esattamente come si fa con una tabella di marcia.

2. “Il mezzo è il messaggio” come diceva Marshall McLuhan: scoprite quale mezzo usa il target

Conoscere il target di riferimento è un imperativo, ma sembra anche una frase fatta e ormai inflazionata dai reparti marketing. Eppure difficile da mettere in pratica. Una efficace strategia di contenuti deve deve studiare il comportamento del target, ovvero come e quando consumano contenuti e quello che si aspettano dal brand.

Ipotizziamo che un brand di auto abbia tra i propri acquirenti due distinte tipologie di persone: genitori che lavorano e giovani laureati che acquistano il loro primo veicolo. Il messaggio deve essere diverso non solo nel contenuto ma anche nel mezzo attraverso il quale viene veicolato.
In questo caso per diversificare mezzo e messaggio, il brand di auto potrebbe creare un manuale di guida sicura per i blog sulla genitorialità così da intercettare il target dei genitori, mentre un contenuto visivo posizionato su Twitter è più probabile che attiri il giovane laureato.

Il consiglio è quindi di investire tempo ed energie per capire da chi è composto il target e quali sono i contenuti e i mezzi che più interessano loro.

3. Riempite gli spazi vuoti: trovateli con Google

Analizzare il contenuto presente e (soprattutto) non presente online. Sarebbe opportuno investire del tempo nell’analisi dei contenuti che si trovano nelle prime posizioni di ricerca in Google, sui contenuti più condivisi sui social. Potreste fare delle scoperte interessanti, ovvero che ci sono moltissime pagine che parlano dello stesso argomento lasciandone scoperti molti altri.

Ecco, una scelta intelligente potrebbe essere quella di inserirsi in questo vuoto di contenuti e riempirlo per primi. Sarete così ricompensati da Google che vi premierà con buone posizioni nei risultati di ricerca proprio perché avrete creato un contenuto originale.

4. L’eccellenza non basta: siate sorprendenti

Il contenuto di qualità deve portare con sé una promessa. Ovvero non deve solo informare il target, ma deve intrattenerlo e ispirarlo. Il contenuto proposto deve essere:  facile da trovare, facile da leggere e altamente ingaggiante e sharabile. Non lo è? Riformulatelo.

5. La misura del successo: misuratela, appunto

E’ importante individuare delle metriche specifiche per le diverse tipologie di contenuti. Dal numero di condivisioni ai download di materiali, avere degli indicatori di performance e delle tempistiche per decretare il successo o l’insuccesso è vitale per una sana strategia di contenuti.

La produzione e proliferazione di contenuti è una grande cosa. Tuttavia, senza una chiara tabella di marcia, obiettivi misurabili, target e mordente, si corre il rischio di trovarsi in una stanza vuota a produrre e distribuire contenuti in uno stato di isolamento.

Pubblicità da brividi: i brand che spaventano

Ah, la paura, che favoloso strumento di comunicazione.. Dal bubu-settete alle maschere terrificanti passando per gli scherzoni fatti alle spalle, tutti noi siamo stati almeno una volta vittime di uno spavento preterintenzionale.

Da bambini si affronta la paura per dimostrare il proprio coraggio, da adolescenti per fare  gli splendidi di fronte alla potenziale fidanzatina, da adulti.. beh da adulti la si usa in pubblicità per vendere prodotti o serviziSembrerebbe assurdo, ma nemmeno troppo.

Abbiamo già parlato di come la paura sia una leva funzionale per stimolare reazioni eclatanti e quindi memorabili.

Sempre più marchi si affidano dunque a toni e ambientazioni da brividi, un po’ per posizionarsi come brand di culto, un po’ per trasmettere il messaggio in maniera più originale, e un po’ per strizzare l’occhio a quella viralità che “comunque vada il video è stato visto da milioni di utenti”.

La FirstBank, banca statunitense con sede in Colorado, ha mostrato ai propri clienti come fidarsi delle cose gratuite possa esser causa di spiacevoli complicazioni. Meet the Bargain Dummy!

La compagnia giapponese produttrice di pneumatici AutoWay, per non essere da meno, ha mostrato come i suoi prodotti siano eccellenti anche in situazioni, diciamo, imprevedibili..

Un tempo erano i violini stridenti a sottolineare i climax di tensione nei film, ormai da anni il ruolo è appannaggio di percussioni improvvise che fanno saltare sulla poltrona.

In questo video, la Phones 4U dimostra di possedere i fondamenti dell’horror (nel dubbio hanno anche messo una bimba inquietante che fa sempre il suo effetto). Il messaggio? Non sfruttare le loro offerte sarebbe un errore che vi perseguiterà per sempre..

L’azienda australiana di vernici Dulux mostra come le tinteggiature fatte con i loro prodotti non proteggano solo dall’umidità.

Uno dei video che ho trovato più inquietanti è quello della Little Baby’s Ice Cream. Un bambino con sguardo attonito e al limite del “sento le voci, mi dicono di fare del male ai miei cari” si cosparge di crema.

Letteralmente.

Tanta crema.

L’effetto è più disturbante che altro, ma ad ognuno i propri gusti. Sarà complice il fatto che detesto il gelato alla crema.

Chiudo questa mini-carrellata con uno degli innumerevoli viral video di Sony Playstation. Anche qui l’effetto è più angosciante che spaventoso, ma le cose spesso non si sovrappongono l’una con l’altra?

Inutile dire che ognuno di questi video è stato condiviso e postato innumerevoli volte. L’awareness del prodotto è andato ben oltre i propri consumatori tradizionali, grazie anche e soprattutto ad un messaggio che seppur parlando di un prodotto ha trasmesso 30 secondi di emozione vera.

E voi che rapporto avete con la pubblicità da brividi? Conoscete altre campagne di questo genere? Fateci sapere la vostra!

Tornano gli OK Go tra musica e illusioni ottiche [VIRAL VIDEO]

Adoro le illusioni ottiche. Così come adoro gli OK Go. Quindi è ovvio dire che adoro il nuovo video degli OK Go, The Writing’s On the Wall, dove ci sono talmente tante illusioni ottiche che contarle è addirittura superfluo!

È inutile parlare degli OK Go, famosissima band alternative rock di origine americana che ha trasformato il video clip in pura arte. Dopo il folle video di Needing/Getting girato con la collaborazione di Chevrolet, di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa, il folle quartetto è tornato alla ribalta con un nuovo videoclip per il loro singolo The Writing’s On the Wall.

Ok go video

Con il loro ultimo singolo, gli OK Go sono riusciti lì dove Maurits Cornelis Escher non è arrivato: hanno realizzato un videoclip pieno zeppo di illusioni ottiche. Realizzato dalla SpecialGuest.tv, con la regia di Aaron Duffy, Damian Kulash, Jr. & Bob Partington, il video è semplicemente… incredibile!

Ripreso quasi tutto in piano sequenza, il filmato è realizzato in maniera impeccabile con una tecnica perfetta che mette in luce il grande talento dei membri della band e dei ragazzi di SpecialGuest.tv. Resta lo spirito giocoso e l’amore per i colori (immancabili giallo, rosso, blu e verde) tipico degli OK Go che, per la realizzazione del filmato, si sono messi in gioco impegnandosi duramente (e rinunciando anche a metà barba).

Video degli OK Go

Ovviamente il video è diventato in poco tempo un viral superando quota 8 milioni di visualizzazioni in appena dieci giorni dalla pubblicazione. Tutto merito della semplice, e geniale, idea che sta alla base del video e dell’ottima resa finale. Se con Needing/Getting gli OK Go sono riusciti a giocare con una Chevrolet, in The Writing’s On the Wall sono riusciti a giocare con la nostra percezione facendoci esclamare, più di una volta, “Nooooo, incredibile!

Credits: 

Created By SpecialGuest.tv for OK Go
Directed by Aaron Duffy, Damian Kulash, Jr. & Bob Partington
Production Co – 1stAveMachine
Exec. Producer – Cheri Anderson at SpecialGuest
Exec. Producer – Sam Penfield at 1stAveMachine
Producer – Garrett Fennelly
Creative Consultant – Mary Fagot
Director of Photography – William Rexer
Production Designer – Ethan Tobman
Wardrobe Designer – Ciera Wells
Color – Ricart + Co — Seth Ricart
Audio – Dig It Audio — Jeffery Seelye

Come si narra un brand: le lezioni dal corso in Corporate Storytelling

Come si narra un brand: le lezioni dal corso in Corporate Storytelling

“Le belle storie non si dimenticano”. Con questa citazione ha preso il via il Ninja Corso Online in Corporate Storytelling, conclusosi con successo pochi giorni fa.

Anima delle lezioni tenute dai docenti Andrea Fontana e Massimo Lico sono stati l’analisi e l’approfondimento teorico e pratico di strategie e strumenti per la narrazione dei brand che possono aiutare ogni marketer a connettere imprese e organizzazioni con le persone.

Cos’è lo Storytelling? Narrazioni, contro-narrazioni e capitale narrativo

Inevitabile partire da questa domanda, alla quale Andrea Fontana ha dato una risposta chiara e corredata da esempi e case histories davvero significative.

Un processo attraverso il quale costruiamo racconti in cui proiettiamo noi stessi. Ecco di cosa si è parlato. Le narrazioni hanno un potere enorme nel creare un legame emotivo con i consumatori, perché sono in grado di aumentare la percezione di valore dell’oggetto narrato (sia che si parli di un prodotto, di un brand, o magari di un territorio). Le storie, in altre parole, contribuiscono ad accrescere un capitale narrativo di cui tenere gran conto nella propria strategia di branding.

Allo stesso modo, come noi della sezione Media abbiamo avuto modo di vedere tante volte, narrazioni parodistiche, sarcastiche, rielaborazioni della comunicazione ufficiale, possono influire in senso negativo sulla percezione di valore: stiamo parlando in questo caso di contro-narrazioni.

Una buona strategia di Corporate Storytelling deve quindi saper costruire identità e relazioni d’impresa attraverso le tecniche del racconto, e durante il corso abbiamo analizzato diversi ottimi esempi di tali tecniche.

Perché lo Storytelling è importante

Perché funziona? In che modo? Lo storytelling è efficace perché il nostro modo di pensare è narrativo: la narrazione è un punto d’accesso nelle menti, che contribuisce a costruire identità, alla percezione di esperienze intense che verranno ricordate a lungo.

I docenti ci hanno proposto tanti esempi di grande rilevanza, nei quali sarete molto probabilmente incappati tante volte senza far attenzione alla strategia narrativa retrostante. L’ultima serie di video Apple, ad esempio, o la campagna elettorale di Obama.

Andrea Fontana ha illustrato dettagliatamente ai partecipanti tutte le fasi che appartengono alla realizzazione di una buona strategia: dall’analisi attenta e accurata del proprio “lettore”, passando per la costruzione coerente dei racconti, terminando con consigli utilissimi per la scelta del medium da utilizzare.

Buona parte del modulo curato da Fontana ha riguardato anche l’analisi di esempi efficaci di Transmedia Storytelling, ovvero quella narrazione unica costruita attraverso diversi media, che a ogni passaggio evolve l’esperienza del suo lettore, sfruttando le specificità e le unicità di ciascun mezzo.

L’importanza del Visual Storytelling

Con il docente Massimo Lico è stato analizzato il valore dell’utilizzo delle immagini per raccontare storie e generare emozioni. Il Visual Storytelling è infatti la narrazione di una storia attraverso racconti visivi, sia che si utilizzino fotografie piuttosto che, ad esempio, video o infografiche.

Lico ha dettagliatamente fornito ai partecipanti consigli e strumenti per progettare narrazioni visuali in grado di comunicare veramente qualcosa: un’immagine non necessariamente racconta una storia; le immagini non raccontano nessuna storia, se non sono progettate per farlo.

Con il docente sono stati dunque affrontati i passaggi chiave nella costruzione di una strategia di Visual Storytelling: dallo studio degli ambienti visivi in cui i lettori sono immersi, alla definizione degli elementi minimi della storia da raccontare, fino alla scelta dello stile visivo da utilizzare e l’immaginario di riferimento.

Come nel linguaggio parlato, anche in quello visivo è importante stabilire il rapporto con il lettore, e per gestire questo rapporto si possono riconoscere dei format universali che assieme a Lico abbiamo avuto modo analizzare e comprendere. Grande attenzione è stata dedicata anche alla spiegazione di come le immagini vengono lette ed intepretate, e cosa distingue un’immagine di successo da una che non lo è.

Ultimo, non certo per importanza, il discorso legato al Visual Content Engagement e alle tecniche per generare ottimi feedback online condividendo contenuti visivi narrativi. Anche in questo caso non sono certo mancato esempi a cui ispirarsi, tratti dalle attività social di brand come Moleskine o Coca Cola, dei quali non a caso parliamo spesso anche su Ninja Marketing.

E gli studenti, cosa pensano del Corso in Corporate Storytelling?

corporate storytelling

corso corporate storytelling

lezioni corporate storytelling

ninja academy corso corporate storytelling

Mediolanum Wallet: mobile payment con la tecnologia NFC

 

Mediolanum Wallet

La conferenza stampa Mediolanum Wallet

La scorsa primavera il mobile payment era ancora in fase di sperimentazione in Italia: ricordate Mediolanum Mobile Pay, il primo esperimento di Banca Mediolanum sul territorio italiano?

Finalmente il gruppo bancario di Basiglio in partnership con CartaSi offre al grande pubblico la possibilità di effettuare i pagamenti anche tramite smartphone, attraverso la nuova carta prepagata Mediolanum Freedom Easy Pay e all’app Mediolanum Wallet, scaricabile da Google Play.

I ninja ne hanno voluto sapere di più e il 19 giugno hanno partecipato all’evento “Mobile Payment: una nuova user experience”  presso il  Castello Sforzesco di Milano.

Pagare con il proprio smartphone?

Durante la conferenza stampa è stata presentata l’app Mediolanum Wallet che consente ai correntisti della banca di virtualizzare la propria carta di credito e trasformare il proprio smartphone in un vero strumento di pagamento.  Così il portafoglio diventa smart: Mediolanum Wallet è versione digitale del tradizionale portafoglio, con diverse funzionalità, tra cui la possibilità di controllare il saldo residuo della carta prepagata in real time o effettuare pagamenti veloci tramite widget.

Dunque, per pagare una cena al ristorante, o per acquistare un biglietto del cinema, la formula è veramente semplice: basta uno smartphone di tecnologia NCF abbinato alla carta Mediolanum Freedom Easy Pay  e una sim card TIM abilitata. Pochi attimi e in modo semplice e veloce (noi l’abbiamo testato per pagare un drink 😉 ) pagherai la cena in modo pratico ed intuitivo, avvicinando il tuo telefono al terminale POS.

Uno sguardo sulla tecnologia NFC

Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è la tecnologia NFC? Acronimo di Near Field Communication, (comunicazione in prossimità) è una tecnologia di connettività wireless bidirezionale a corto raggio che permette di far comunicare dispositivi diversi accostati: la loro vicinanza crea una rete peer-to-peer che abilita lo scambio di informazioni.  Uno smartphone NFC e un POS contactless abilitato in questo modo possono scambiare informazioni.

tecnologia NFC

Secondo Massimo Doris, il mobile payment sarà una nuova moda

Alla fine della presentazione stampa, Massimo Doris, Amministratore Delegato di Banca Mediolanum, ci ha spiegato come la banca effettuerà il processo di education: la strategia comprenderà un piano di comunicazione integrato sia sui media tradizionali che online, ed includerà anche l’azione diretta dei family banker che assisteranno i clienti nell’approccio a questo sistema. Secondo Massimo, grazie alla velocità e praticità di questo sistema di pagamento, le persone lo sposeranno con entusiasmo al punto di farlo diventare un fenomeno di costume.

Schiavi dell'iPhone? Moment vi aiuta a liberarvi

moment app

Si usa spesso dire, con una forma retorica, che “siamo schiavi dei nostri smartphone”.

L’oggetto che più di ogni altro ha cambiato le nostre abitudini, rivoluzionando il modo in cui svolgiamo centinaia di attività raggruppandole in un solo dispositivo, è in effetti sempre al nostro fianco: in mano, in tasca, sulla scrivania, sul comodino e addirittura sulla mensola in bagno.

L’influenza che ha nelle nostre vite è enorme, dobbiamo ammetterlo, e come sempre in questi casi si corre il rischio di esagerare.

Si sa, il troppo stroppia (o, in modo più alto: in medias res – c’è una misura nelle cose – come dicevano i latini).

Kevin Holesh, uno sviluppatore di app e blogger, si è reso conto di passare troppe ore della propria vita davanti al proprio iPhone e ha deciso di sviluppare Moment, un’app che tiene conto di quanto tempo teniamo i nostri occhi sul luminoso rettangolo palmare, piuttosto che alle cose della vita reale.

Come si legge nel suo blog

“Circa sei mesi fa, mi sono reso conto di avere un serio problema. Ero dipendente dal mio iPhone. Mi sentivo come nudo se non sapevo di averlo nella mia tasca destra. In quel momento ho deciso di creare una soluzione a questo problema”.

Ora, se state pensando “e ha deciso di risolvere la questione inventando una nuova app??”, leggete le prossime righe.

Moment è un applicazione fatta per essere invisibile.

Vi si entra solo la prima volta per impostarla e poi lavora in background, informandovi solo quando avete superato il limite giornaliero che vi siete imposti, evitando così di darci un altro motivo in più per controllare l’iPhone durate la giornata.

Su Techcrunc Holesh racconta di quanto, in alcuni casi, la gente neppure si accorga di questa malsana abitudine: “Ho chiesto a degli amici” racconta Holesh, se avessero un’idea di quanto tempo passassero sui loro telefoni, e poi abbiamo verificato con Moment: la loro risposta era sempre il 50% più bassa della realtà”.

Moment si scarica gratuitamente su dispostivi iOS e ha una serie di opzioni di a pagamento che vanno a implementare il livello di controllo che decidiamo di mettere in atto contro… noi stessi!

moment app screenshot

L’obiettivo, però, non dev’essere “metti giù il telefono per sempre e vai a vivere nei boschi”, quanto più cercare di avere una vita più equilibrata.

Da quando Kevin Holesh utilizza Moment è passato da un uso del proprio iPhone di 75 minuti al giorno a 40 e questa sua invenzione è diventata la sua principale fonte di sostentamento.

Come si diceva a inizio articolo, siamo davvero convinti di con-vivere una delle più grandi innovazioni tecnologiche di sempre e difenderemo sempre, a spada tratta, i vantaggi di avere uno smartphone nella nostra tasca.

Questa applicazione, però, va vista come un utile aiuto a eliminare tutti quei tic che si sono impossessati di noi da 10 anni a questa parte: schiacciare il tasto home del telefono ogni minuto, senza una vera motivazione; portarsi il telefono a letto per un’ultima controllata prima di dormire; portare avanti due conversazioni in contemporanea (una con una persona in carne e ossa e una via etere); dire prima cosa si pensa ai social piuttosto che alla persona che abbiamo a fianco (tutti esempi descritti benissimo nel cortometraggio del 2013 I Forgot My iPhone).

Vivere un po’ meglio, senza rinunciare al nostro iPhone, si può fare.

Valutare una startup digitale in cinque mosse

Ogni volta che si accende una lampadina nel nostro cervello, quando arriva l’idea geniale, la killer application del secolo o il marketplace che tutti stavano aspettando, prima di bussare alla porta di uno dei 140 venture capital e investitori italiani, è utile fare una riflessione su come valutare una startup digitale. Che si tratti di una business plan competition, di un programma di accelerazione, o di un investimento da parte di un fondo, bisogna conoscere i propri punti di forza e di debolezza per ogni singolo driver. Se si vuole avere un format indicativo di calcolo del valore pre-money è a disposizione a questo link.Durante la primissima fase di realizzazione di un progetto, per essere pronti a mandare una mail di presentazione o a bussare alla porta di un incubatore, occorre prepararsi al meglio conoscendo quali sono i punti fondamentali su cui costruire la propria avventura imprenditoriale.

Team, team, team, team, team

Il team è la prima variabile, il team viene prima di ogni altra cosa, anche prima dell’idea stessa. Un buon team si misura ovviamente non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente, più il team è indipendente nello sviluppo dell’idea, più possibilità avrà di essere finanziato. Alcuni investitori affermano addirittura che i cinque driver sono: team, team, team, team, team.Soffermandoci sulle startup digitali, è sempre necessario che siano presenti almeno un ingegnere informatico ed un economista. Si valuta quindi il curriculum dei fondatori in funzione delle formazione e delle esperienze, dell’aderenza dei curriculum alle tematiche del progetto, al network personale e professionale, e soprattutto almeno per la prima impressione la capacità di saper presentare l’idea.

Da un’idea nasce un prodotto

Esiste una bella differenza tra prodotto e idea, avere un prodotto significa concretezza, significa customer validation, cioè contatto e validazione da parte dei primi potenziali. Si passa quindi dalle interviste, al cosiddetto MVP il famoso miminum viable product, cioè una versione dimostrativa delle funzioni del prodotto. Dalla versione Alpha, si passa alla versione Beta, con variante privata e pubblicaper consentire la fase di test ad un numero circoscritto di utenti.

Trazione come velocità di decollo

Quando parliamo di trazione, o traction, intendiamo l’andamento dell’interesse dei potenziali clienti in funzione dello stadio di sviluppo del prodotto. Si tratta di numeri concreti, non di ipotesi o paginate di analisi finanziarie e business plan Come hanno reagito i primi clienti al prodotto? La prima misura di traction per determinare il valore di una startup digitale è data dalle classiche email che si raccolgono con una landing page, passando per i veri e propri test del prodotto. La traction fa parte delle metriche che ogni startup digitale deve monitorare, a costo di dover cambiare completamente strategia, valutando ogni possibile causa dell’insuccesso, movimentando le leve che vanno a formare il business model del progetto.

Numeri cioè risultati

Le metriche possono riguardare risultati non strettamente collegati al fatturato, come numero di visualizzazioni di un sito, o numero di download di un’application. I numeri intesi come risultati derivano dal revenue model della startup, cioè come genera ricavi. Il fatturato è una cosa, una manifestazione d’interesse è un’altra cosa, e soprattutto nella fase iniziale, prima della costituzione è difficile, ma non impossibile, avere già dei risultati reddituali positivi. Non è impossibile perché un team può iniziare a validare la propria idea rispetto a dei potenziali clienti, anche attraverso il pagamento dell’iscrizione ad un gruppo su Facebook come minimum viable product. Un recente esempio di successo di questo tipo è dato dalla startup Tutored che ha potuto validare il proprio business model proprio attraverso un gruppo su Facebook per mettere in contatto chi cerca e chi offre ripetizioni.  

Mercato e concorrenza della startup digitale

Ogni prodotto ha un mercato, ed in ogni mercato esiste concorrenza. Si tratta in primis di identificare quanto grande è il mercato a cui ci si riferisce, e quanto cresce in media annualmente. È bene quindi ragionare sui trend in crescita, ragionare su esempi di successo, oppure addirittura pensare ad un copycat, cioè copiare un’idea esistente focalizzandosi per esempio su un mercato diverso. Il classico esempio è dato idee di successo negli Stati Uniti che vengono replicate in altre nazioni, rispetto a mercati emergenti, come il famoso esempio di Rocket Internet, incubatore di startup digitali basato a Berlino e famoso per aver lanciato Zalando. Importante capire quali sono i concorrenti, senza limitare l’attenzione allo stesso identico prodotto, sono concorrenti tutti i prodotti o servizi che rispondono allo stesso bisogno.