Il film dell'estate sul turismo 3.0: Italia Senza Tempo [INTERVISTA]

Ci sono luoghi del nostro Paese dove il tempo sembra azzerato e i ritmi sono scanditi dal sorgere e calar del sole o dal passaggio delle stelle, posti che spesso andiamo a cerchiamo, pensiamo di raggiungere con aerei e invece sono a portata di mano, ma restano ancora molto poco conosciuti. Sono luoghi di un‘Italia senza tempo, che per essere scoperta chiede soltanto una buona dose di spirito di avventura, un paio di scarpe comode e tanta voglia di lasciarsi meravigliare.

Per me che sono nata in uno di questi posti viene facile immaginarli e parlarvene, e in ambito di marketing territoriale e promozione turistica l’ho fatto altre volte proponendo proprio la scoperta della mia terra d’origine, la Basilicata, meta perfetta per un Digital Diary internazionale, o per la possibilità di praticare un’avventura estrema sulla punta più alta d’Europa, questa volta invece protagonista di un vero e proprio film da vedere a puntate sul web.

Oggi vi porto in giro per questa Italia Senza Tempo.

Italia Senza Tempo: il marketing territoriale sviluppato offline che fa viaggiare online

Si tratta di un’idea di business turistico nata in un territorio di periferia, la Basilicata, appunto, da tre giovani lucani, Ilaria Navarra (responsabile della comunicazione), Angelo Chiacchio (designer e video maker), Walter Molfese (video maker ne timelapser) in collaborazione con artisti e musicisti, che formano insieme un team diffuso, transnazionale e che lavora anche a distanza. Il progetto è un foto-video racconto che vuole “catturare la bellezza dove il tempo non esiste”, iniziato nell’agosto del 2013 a 2000 metri di quota, sul Pollino, con 40 chili di attrezzatura fotografica e una settimana di tempo per produrre i primi cinque minuti di film.

Io e Ilaria abbiamo scambiato due chiacchiere per confrontarci sull’idea di Italia Senza Tempo e lei ha risposto così alle mie domande.

Com’è nato il progetto Italia Senza Tempo?

“Da una chiacchierata, in una sera di mezza estate, mettendo insieme varie idee e intenzioni. Ci siamo lanciati una sfida: raccontare l’Italia con altri occhi, altre tecniche e cavalcare l’onda della comunicazione online per promuovere quei luoghi che difficilmente entrano nei grossi circuiti della promozione territoriale e che sono nascosti e remoti spesso molto più nella nostra mente che nella realtà dei fatti. Nel progetto confluiscono esperienze e competenze professionali di natura diversa, le abbiamo messe insieme, ci siamo dati degli obiettivi, con passione e fatica li stiamo portando avanti”.

Perché ritrarre luoghi che hanno la qualificazione di essere “senza tempo”?

“Oggi siamo sempre tutti connessi, aggiornati e immersi in un flusso di immagini e contenuti generati da noi stessi, ognuno di noi viaggia, fotografa, condivide e nella foga poco ci si accorge di quanto veramente siano belli certi luoghi. Esistono angoli d’Italia dove sembra non solo che il tempo – inteso come convenzione inventata dall’uomo, come storia – si sia fermato, ma addirittura che non sia mai esistito.

La loro natura risulta così impeccabile che contrasta con la frenesia di oggi. C’è bisogno di riscoprire posti così e per farlo serve un occhio professionale e creativo che catturi ed elabori immagini di qualità che ci facciano accorgere della meraviglia che abbiamo intorno per promuoverla e tutelarla. Il viaggiatore va ispirato, e i cittadini di queste aree devono percepire la bellezza che hanno intorno, devono riscoprirne il valore, i luoghi vanno raccontati e noi ci stiamo provando. Non a caso l’osservazione più frequente che abbiamo ricevuto è: “in quale angolo del mondo si trova?”, come se la bellezza fosse sempre altrove“.

Qual è l’obiettivo del progetto? E quale impatto vi aspettate sul territorio della Basilicata?

“Con Italia Senza Tempo vogliamo catturare e mostrare tutta la bellezza del paesaggio italiano, un paesaggio che ha davvero molti volti ed è spesso così affascinante e lontano dai soliti cliché. L’idea è di far vedere che esistono luoghi incredibili che è possibile visitare con un breve tragitto in auto, in treno, in bici e naturalmente a piedi, luoghi che sono dietro l’angolo, vogliamo incentivare un turismo interno che guardi all’Italia e casa propria con nuovi occhi. Non sarebbe forse più interessante scoprire le coste della Sardegna prima di fuggire all’estero? E con molte ore in meno di viaggio, magari per uno short-break, un fine settimana.

La Basilicata è una regione che sta sperimentando molto nell’ambito della comunicazione turistica e territoriale in genere, ha creduto nel nostro progetto da subito ed i numeri le hanno dato ragione: il primo video realizzato nel Parco Nazionale del Pollino ha superato le 32.000 visualizzazioni in 6 mesi è stato condiviso da circuiti importanti come il National Geographic Italia. L’obiettivo è quello di rafforzare l’appeal della destinazione turistica che raccontiamo ed in particolare dei luoghi più remoti, delle aree interne, presso i potenziali viaggiatori e aumentare la consapevolezza di vivere in un luogo di rara bellezza presso le comunità locali”.

C’è un messaggio innovativo in termini di marketing territoriale che attraverso questo progetto viene rilevato?

“L’innovazione è essenzialmente nella scelta dei luoghi, poniamo l’attenzione su aree poco note ma ad alto potenziale e poi nella tecnica cinematografica utilizzata. Ci avventuriamo sul sentiero meno battuto e cerchiamo visioni di una natura incredibile, il timelapse ci permette di mostrare in pochi minuti fenomeni che in natura richiedono delle ore.
Attraverso le immagini ed i contenuti editoriali che realizziamo costruiamo un racconto, Angelo e Walter raccontano live l’esperienza del loro viaggio e così la consigliamo a quelli che vogliono dismettere ogni tipo di “connessione” per qualche giorno e fare un viaggio in un’Italia senza tempo. Con il nostro progetto guardiamo a quella nicchia crescente di turisti che ricerca luoghi autentici, spesso aree protette di cui l’Italia è piena, sono viaggiatori attenti che cercano prodotti di qualità, a cominciare dalla immagini”.

Mi ha particolarmente colpito l’utilizzo dell’hiperlapse per la raccolta delle immagini utilizzate nel film, inoltre so che il lavoro di post produzione è stato molto lungo: perché avete deciso di sviluppare i video proprio così?

“Effettivamente queste tecniche sono molto pesanti sia in termini di attrezzatura di produzione che di workflow di post-produzione. Ma a noi piacciono le sfide e quella di IST era di mostrare dei posti (quasi) inediti, in una veste inedita, caratterizzata soprattutto da un’alta qualità cinematografica.
La tecnica del timelapse permette di mostrare dei fenomeni naturali normalmente impercettibili e di farli vivere allo spettatore in un lasso di tempo ridotto rispetto al tempo reale. Tutto questo con una qualità fotografica altissima, capace di catturare anche i più piccoli dettagli e le più leggere sfumature di colori in condizioni di bassa luminosità. Ad esempio filmare il cielo stellato con una tecnica tradizionale è impossibile.

L’hyperlapse poi permette di ridurre la percezione dell’accelerazione del tempo tipica del timelapse con un movimento di macchina a velocità normale, creando così quell’effetto di atemporalità che immerge lo spettatore in un atmosfera più onirica che documentaristica“.

Siete presenti su molti canali di comunicazione social, oltre che su un blog: quale strumento vi sta aiutando di più nella diffusione del progetto? Quale ritieni sarà invece, nel lungo termine, lo strumento che vi porterà più visibilità e perché?

“Cerchiamo di presidiare più canali per far conoscere al meglio i nostri lavori, abbiamo fatto una scelta e al momento siamo presenti su Facebook con una fanpage, su Twitter e su Instagram.
Ognuno di questi social ci serve ad intercettare un particolare tipo di pubblico a seguirlo e indirizzarlo verso le destinazioni che promuoviamo. Instagram al momento ha un elevato potenziale e ci permette un racconto live per immagini dei luoghi che Angelo e Walter riprendono con le loro fotocamere. Una maggiore visibilità mi auguro possa venire dal nostro blog perché è li che si concentrano i contenuti principali del nostro racconto”.

Puoi lasciarci qualche anticipazione sulle prossime “puntate” del film?

“Questo mese di luglio uscirà Maratea Senza Tempo, il video su cui abbiamo lavorato dalla scorsa primavera.

Siamo dunque ancora a sud e dalle montagne siamo scesi al mare, ci siamo spostati nel Golfo di Policastro ai confini con il Cilento. La destinazione in questo caso è nota agli amanti del mare e delle coste del Mediterraneo, noi cerchiamo di raccontarla in maniera inedita perché negli anni è rimasta ancora naturale e selvaggia.
Stay tuned”.

Wall of Clash: la creatività è nei tweet per Converse

Wall of Clash Converse

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Anche quest’anno Converse ha confermato il suo profondo legame con l’urban style grazie alla campagna “Wall of Clash”, ideata per la promozione della collezione primavera-estate 2014. Per l’occasione, la reinterpretazione, con tonalità camouflage e zebrate, dell’evergreen All Star Chuck ’70.

E allora perché non rendere energicamente ricche di colori e creatività anche le metropoli?

Partita lo scorso febbraio da Amsterdam, la campagna di street marketing ha unito il mondo in un immaginario percorso che ha attraversato l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Sono 16 le città interessate: Londra, Parigi, Barcellona, Madrid, Berlino, Praga, Varsavia, Zagabria, Belgrado, Atene, Beirut, Istanbul, Salonicco, El Cairo, Città del Capo, Johannesburg. In ognuna di queste città, importanti street artisti hanno riqualificato enormi e grigie facciate di edifici in nome della creatività urbana.

Questa è Londra: The Old Vinyl Factory, in precedenza sede della EMI e da tempo abbandonato, ospita ora il più grande murale della capitale del Regno Unito. Vari artisti coinvolti, tra cui Remi Rough e System.

A Madrid la session di live painting è stata tenuta da Okuda e Suso 33 che hanno ricoperto con i loro graffiti il Colegio Oficial de Arquitectos.

Colegio Oficial de Arquitectos

Nella Ville Lumière, gli street artisti Alëxone e Supakitch hanno impiegato due settimane per decorare gli interni e l’esterno di una abitazione storica nei pressi del Canal de l’Ourcq. Se nelle prossime settimane vi troverete nella capitale francese, fateci un salto! È aperta al pubblico fino ad Agosto.

I soggetti? Li hanno decisi gli utenti di twitter, indirizzando le opere d’arte attraverso l’hashtag #wallofclash.
Un solo tweet @Converse, esprimendo desideri, suggestioni, idee propositive. Una triangolazione, quella tra brand, consumer e creativi urbani, senza precedenti.

Wall of Clash be yourself

Il contributo di Berlino per Wall of Clash

La convergenza degli attori sociali metropolitani nella creazione di una maestosa opera d’arte collettiva e la crescita della brand awareness, nei toni audaci e unconventional di Converse. Tutto questo è il “muro di battaglia”.

muro battaglia amsterdam

Il "muro di battaglia", Amsterdam

La call to action è proseguita con il passaparola virale e con una serie di altri eventi di creatività urbana, che hanno coinvolto l’entusiasmo di street artisti emergenti in altre zone delle città interessate. Come in ogni passata occasione, Converse è riuscita nell’intento di ridistribuire valore alla sua comunità: questa volta lo ha fatto non solo arricchendo d’arte gli spazi urbani ma soprattutto grazie al coinvolgimento creativo e passionale di tutti gli amanti delle sneakers.

LikeAGirl: la campagna di Always contro gli stereotipi [VIRAL VIDEO]

“Run like a girl”: con questa richiesta inizia il video #LikeAGirl dell’azienda americana Always. Non solo, il filmato apre la campagna omonima sulla discriminazione di genere che sta avendo un notevole riscontro sui siti internet italiani e stranieri. Perché la campagna Always LikeAGirl è diventata un fenomeno virale?

La campagna #LikeAGirl

Always, brand americano di prodotti per l’igiene intima femminile, ha svolto una ricerca sugli stereotipi di genere che esistono nella nostra società, in particolar modo nel mondo femminile. Sembrerebbe che, nel passaggio tra l’età dell’infanzia alla pubertà, le ragazze subiscano un netto calo dell’autostima.

Cosa vuol dire fare le cose come una ragazza? Questa la domanda da cui parte la campagna che indaga sul perché “fare una cosa come una ragazza” acquisisce, con il tempo, una connotazione negativa. Le bambine, infatti, eseguono le azioni richieste al massimo delle loro capacità, senza stereotipi. I ragazzi e le ragazze adolescenti, invece, hanno interpretato uno stereotipo con mossette e voci squillanti.

Il video, che trovate alla fine dell’articolo, è stato realizzato dall’agenzia Leo Burnett e diretto dalla regista Lauren Greenfield. In appena una settimana, il video ha superato le 18 milioni di visualizzazioni su Youtube riscuotendo un notevole successo sia in Italia che nel resto del mondo superando i 15 mila commenti.

Perché #LikeAGirl è diventato viral

Alla base del video c’è una forte tensione sociale: la differenza tra i generi. Il classico e ancestrale scontro uomo vs donna, per intenderci. Una lotta di diritti, ruoli e condizione sociale che si ripercuote anche sul piano politico, sociale e culturale di tutto il mondo.

Cavalcando l’onda di molte campagne come, ad esempio, Dove Unilever o Verizon Wireless, anche Always punta sull’autostima femminile per la sua campagna marketing riuscendo a collezionare un viral di forte impatto che convince tutti… o no?

Criticità

Dopo il divertentissimo video First Moon Party realizzato con HelloFlo (di cui vi ha parlato Hana Kawa qui), Always cambia rotta e segue la strada del video sociale, ma qualcosa non convince. Possibile che tutte le bambine intervistate reagiscano con una forza di carattere e sicurezza spiazzante, mnetre tutte le ragazze sono succubi dello stereotipo maschilista?

In ogni caso il video è davvero ben fatto e la digital campaign molto ben organizzata, con un sito internet dedicato, un hashtag ufficiale e l’integrazione con tutti i social del brand.

Un ottimo lavoro quello di Always che ci fa riflette su un tema sempre attuale e necessario. Bravi.

Blackshape, la Ferrari dell’aria made in Puglia

Hanno 84 dipendenti, tra le 21 startup italiane che superano il milione e mezzo di fatturato, hanno ordini da tutto il mondo. No, non fanno app, non fanno sevizi web. Fanno aerei, tra i più innovativi del mondo e li fanno a Monopoli, in Puglia.

La storia dei fondatori di Blackshape Aircraft è simile a quella di tantissimi startupper, cominciata tra i banchi di scuola, un’esperienza di studi all’estero…e poi il ritorno. Sì, Luciano Belviso e Angelo Petrosillo, con la loro formazione sarebbero potuti andare dappertutto, invece decidono di tornare a casa, in Puglia, per creare qualcosa.

Partecipano a Bollenti Spiriti, di cui aveva già parlato Fabio Casciabianca, nel 2009 e vincono un finanziamento a fondo perduto di 25.000 euro. L’idea originaria era quella di creare una serie di mobili in fibra di carbonio. Poi l’idea cambia, la fibra di carbonio resta ma decidono di “innalzarla”. Producono aerei in fibra di carbonio,biposto, molto più leggeri, veloci e con un consumo inferiore rispetto alla media.

Ma 25.000 euro sono bruscolini, c’è bisogno di un finanziamento e anche sostanzioso. A un passo dalla rinuncia lo trovano, un milione di euro. Si parte, anzi si vola. I modelli piacciono, si vendono, solo all’estero. Conquistano il favore degli arabi, degli statunitensi, adesso vorrebbero conquistare il mercato indiano, molto complicato, ma i presupposti ci sono. E tutto senza investimenti mastodontici in pubblicità.

Oggi Blackshape è uno dei leader nel settore dell’aereonautica sportiva, i suoi modelli sono richiesti in tutto il mondo sia da privati che dalle scuole di addestramento. Fa parte della Angelo Investments che al suo interno annovera anche MerMec Group (diagnostica e gestione linee ferroviarie) e Sitael (sviluppo di satelliti e sistemi propulsivi). Insieme un portafoglio ordini stimabile in 150 milioni di euro secondo il presidente Vito Pertosa.

Infine ogni sei mesi 10 tra i più brillanti studenti di ingegneria d’Europa vengono invitati nel laboratorio di Blackshape per lavorare ad un progetto. Lo studente più meritevole vedrà il proprio progetto realizzato e verrà assunto a tempo indeterminato. Perché è vero, si parte da un’idea innovativa, ma questa bisogna alimentarla, rinnovarla, giorno dopo giorno, con nuove idee, nuove risorse, se non si vuole che quel progetto nel giro di qualche anno diventi obsoleto.

E questo quelli Blackshape lo sanno bene!

Pulsante "buy" nei tweet, Twitter punta all'e-commerce?

shopping su twitter

Credits: Kooroshication

Forse, in un futuro non troppo lontano, potremo fare shopping su Twitter. Diverse fonti hanno riportato negli scorsi giorni la misteriosa apparizione di pulsanti “buy now” sull’app mobile di Twitter, posizionati sotto le foto di alcuni prodotti.

Questi tweet ‘anomali’ avevano una cosa in comune: erano stati tutti condivisi attraverso un’applicazione chiamata Fancy. Ma secondo le testimonianze degli utenti, il pulsante portava direttamente ad un checkout interno all’app.  Sono tutti abbastanza concordi nell’affermare che si è trattato di un esperimento effettuato da Twitter. Difficilmente, infatti, gli sviluppatori di Fancy avrebbero potuto effettuare modifiche così radicali all’interfaccia del social network senza il suo consenso.

Il tutto è durato pochissimo tempo. È probabile che la nuova funzione sia stata resa pubblica involontariamente, ma ci sono ottime ragioni di pensare che Twitter abbia un forte interesse ad espandersi nel settore degli acquisti online.

twitter buy now

A maggio il social network ha annunciato un accordo con Amazon US per dare la possibilità ai suoi utenti di aggiungere prodotti al proprio carrello twittando #AmazonCart in risposta ai messaggi su Twitter che includono il link a un prodotto su Amazon.

Poco dopo sono emerse sul web delle mockup, sviluppate da Fancy, che mostravano una possibile integrazione tra Twitter e e-commerce. E ora c’è questa vicenda degli acquisti via tweet, che vede ancora protagonista Fancy.

Insomma, non sappiamo quando, ma lo shopping su Twitter sta per diventare realtà. E vi consigliamo di tenere ben lontani smartphone e carta di credito, perché le compere via tweet promettono di rivoluzionare la definizione di “acquisto d’impulso”!

Solarino, al mare col robot ad energia solare

Sei già pronto a sdraiarti al sole mentre Solarino pulisce la spiaggia per te? Come, cos’è Solarino?
Forse non lo sai, ma in Puglia  un team di quattro ingegneri, Rocco Galati, Alessandro Deodati, Emiliano Petrachi e Giuseppe Vendramin, realizza robot in grado di effettuare la pulizia dei litorali e delle spiagge, rispettando l’ambiente e senza fastidiose emissioni sonore.

Abbiamo rivolto qualche domanda ad Alessandro Deodati per capire meglio come è nata l’idea di coniugare robotica e rinnovabili, anche nell’ottica delle possibili future applicazioni di questo genere di tecnologia.

Ogni idea nasce dall’analisi di un bisogno contingente. Questa considerazione vale anche per Solarino?

È chiaro, il progresso nasce dall’esigenza di sopperire a delle necessità seguite dal desiderio di cambiamento ed è qui che entra in scena Solarino. Per anni il bisogno di mantenere pulite le nostre spiagge è stato soddisfatto da mezzi meccanici ingombranti ed inquinanti e in alcuni casi anche dall’uomo con ingenti sforzi fisici. Noi, con Solarino, abbiamo voluto lanciare un segnale di cambiamento con un occhio alla cura dell’ambiente e con l’altro alla salute dell’uomo.

Quello dei macchinari puliscispiaggia è un settore molto specifico, qual è il mercato di riferimento per il vostro robot?

Il nostro Robot è essenzialmente rivolto a stabilimenti balneari sensibili alle problematiche ambientali, che vogliono trasmettere un messaggio di eco-sostenibilità; a chi gestisce spiagge situate in riserve e parchi naturali obbligati ad operare nel rispetto di determinati vincoli ambientali. Ma Il target di riferimento di Solarino è anche più ampio perché è un robot versatile composto da una motrice intelligente con un’elevata forza di trazione capace di penetrare altri mercati del tutto differenti da quello dei puliscispiaggia.

Nella concezione e nello sviluppo del vostro prodotto, quanto ha contato il team e che ruolo hanno avuto incubatori e finanziatori?

L’entusiasmo e la voglia del nostro gruppo di lavorare nel campo della robotica sono state determinanti per trasformare un prototipo nel prodotto funzionale vero e proprio che conosciamo oggi. Le stesse qualità e la stessa forza hanno fatto sì che altri si “innamorassero” del progetto tanto da spingerli a collaborare con noi a vari livelli investendo il loro know-how o la loro capacità finanziaria e permettendoci di entrate sul mercato con una struttura efficiente ed efficace tale da far fronte a qualsiasi richiesta o necessità.

L’applicazione del solare ad oggetti di uso quotidiano può essere un modello concreto facilmente replicabile anche in altri tipi di attività. Vi sentite pionieri in questo senso?

Non ci sentiamo pionieri in tal senso in quanto da qualche anno ormai siamo circondati da strumenti di uso comune che utilizzano il pannello salare per ricaricarsi: basti pensare alle lampade stradali, agli orologi ad energia solare ecc.; di sicuro abbiamo raccolto la sfida consapevoli che questo è il futuro. L’utilizzo che noi facciamo del solare unito alla robotica è finalizzato da un lato ad un risparmio di risorse energetiche e dall’altro ad un risparmio di energie dell’uomo sottraendolo a sforzi fisici eccessivi ed a operazioni pericolose per la sua salute.

La comparsa di Solarino dà un po’ l’idea di un futuro fantascientifico. Cos’altro dobbiamo aspettarci, “spazzini robotici” per le strade delle città?

Non crediamo che Solarino sia il precursore di un futuro fantascientifico: è un robot guidato dall’uomo capace di dare un concreto aiuto nello svolgimento di diversi compiti con un salto in avanti rispetto al passato. Se ci si sofferma a riflettere, input fantascientifici ci giungono quasi ogni giorno da ogni parte del mondo, Dronyx invece è un’azienda concreta che ha sviluppato un nuovo prodotto utilizzabile oggi dalla nostra società; è chiaro che il nostro punto di forza è l’innovazione nel rispetto dell’ambiente e finalizzata ad un progresso tecnologico teso a soddisfare esigenze reali dell’uomo.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Photo Credits by fiatpress.com

Le presentazioni di Apple Car Play e, proprio in questi ultimi giorni, di Google Android Auto dimostrano come la tecnologia in automobile si stia direzionando sempre più verso una strada di connettività ed interazione con l’utente, permettendo di conseguenza lo sviluppo di nuovi scenari tecnologici volti ad un’estensione dell’utilizzo del proprio smartphone in auto (ovviamente, sempre in sicurezza).

Oltre a questi sistemi però, riguardanti l’infotainment, i display e la tecnologia avanzano anche in un altro componente chiave della vettura: il quadro strumenti. Un tempo (nemmeno troppo lontano) analogico, solitamente retroilluminato con una luce monocromatica, questo importantissimo componente sta subendo importanti evoluzioni.

Un esempio di grande impatto è rappresentato dall’Audi Virtual Cockpit, un vero e proprio tablet per dimensioni, potenza e funzionalità.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Photocredits by audi-mediaservices.com

Presentato in anteprima al CES di Las Vegas e, ufficialmente, all’interno della nuova Audi TT Coupè al Salone di Ginevra 2014, il nuovo “Audi Virtual Cockpit” è costituito da un display TFT da 12.3 pollici con processore Tegra, in grado di raggiungere la risoluzione di 1.440×540 pixel, potendo così, tra le varie funzionalità, visualizzare la mappa del navigatore a tutto schermo direttamente dietro agli indicatori di velocità e giri del motore.

Ma questi quadri di bordo così innovativi non sono presenti solo sulle “super car“: anche nel cosiddetto Segmento A infatti, quello dedicato alle auto più piccole, il livello tecnologico si è alzato di molto, ed un esempio arriva da una vettura molto apprezzata, non solo in Italia. Presentata nel suo ultimo facelift al salone di Ginevra, la nuova Fiat 500 contiene un innovativo quadro strumenti: un TFT da 7 pollici, sviluppato in collaborazione con Magneti Marelli, storica azienda appartenente al gruppo FCA.

Il nuovo TFT è un piccolo concentrato di tecnologia, un’innovazione che punta a dare un nuovo cuore tecnologico a questa vettura!

Sul quadrante infatti, compaiono contemporaneamente in formato digitale tutte le informazioni che possono essere utili al guidatore durante il viaggio, come i dati del tachimetro, del contagiri, della temperatura o il Gear Shift Indicator, che suggerisce il momento giusto per cambiare marcia, ed il trip computer, che fornisce le informazioni relative a percorrenza, consumo istantaneo del carburante, autonomia…

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

A seconda della versione (benzina o diesel) o dell’allestimento della vettura, il display modifica la propria grafica, assumendo una vocazione “Racing” per evidenziare la guida sportiva (specie sulle versioni Abarth) oppure “Green“, dedicata al contenimento dei consumi e delle emissioni.

Premendo il tasto SPORT infatti, vengono visualizzate informazioni prestazionali riguardanti la vettura (come le accelerazioni laterali o longitudinali, mentre l’indicatore di destra mostra la pressione del turbo o dell’acceleratore). Premendo il tasto ECO invece, l’indicatore a destra mostra una scala che indica l’ecocompatibilità del proprio stile di guida (da 0 a 5), consentendo di regolare in totale consapevolezza i consumi della propria vettura.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Sul display compaiono anche le indicazioni dello stato della vettura (come l’apertura/chiusura portiere), il nome del chiamante (durante una telefonata in vivavoce) e le indicazioni del navigatore: utilizzando il sistema TomTom Live infatti, le direzioni stradali vengono riportate, oltre che sul navigatore, anche al centro del quadro. Tutto questo garantisce quindi una migliore attenzione durante la guida, con tutte le informazioni utili subito a disposizione.

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Questo quadro è un’innovazione che punta a sviluppare sia l’anima fashion della 500 che la sua tecnologia a bordo, equiparando di fatto una vettura di piccolo segmento alle grandi ammiraglie, ricche di soluzioni tecnologiche e grafiche. Il nuovo TFT è presente come optional sulla versione Lounge al prezzo di 300€, è di serie sulle versioni S, GQ e Cult, oltre alle sportive 500 Abarth.

Se siete curiosi di vederlo in funzionamento dal vivo, prima di andare in concessionaria è da poco disponibile sul sito worldtour.fiat500.com un gioco virtuale, dove si può provare la nuova 500 Cult nel mondo con una simpatica grafica a cartone animato, e testare così il nuovo quadro di bordo. Il tutto ovviamente senza rinunciare a condividere il proprio viaggio sui social!

La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

La Battaglia delle Idee 2014: Alice Soru e il networking territoriale [INTERVISTA]

Nel Day1 della #BattleSA sarà il turno anche di Alice SoruHead of Open Campus Tiscali – un progetto nato a Cagliari e volto ad offrire programmi di accelerazione per startup digitali, spazi di coworking e un ricco calendario di eventi per tutti gli appassionati d’innovazione e creatività. L’intervento di Alice, programmato per le 16:30 di sabato 5 luglio al Teatro Ghirelli di Salerno, è intitolato “Come fare coworking e networking sul territorio“.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui! 

Quali sono le responsabilità di un’organizzazione che voglia farsi centro aggregante della scena startup sul territorio?

Sicuramente la prima responsabilità è quella di individuare i punti di forza e di debolezza specifici del proprio territorio e lavorare su questi senza tentare di replicare modelli esterni. Spesso si parla di “come ricreare una Silicon Valley” in un determinato territorio, ma la Silicon Valley è un contesto unico al mondo con una serie di caratteristiche storiche, culturali, economiche che hanno contribuito a creare l’ecosistema più fertile al mondo per l’innovazione tecnologica.

Noi a Cagliari abbiamo un’altra storia, fatta di ricerca, di casi di eccellenza nel digitale e di piccola impresa tradizionale e credo che la nostra responsabilità sia lavorare su questi aspetti: abbiamo una forte cultura digitale e dobbiamo essere in grado di trasmetterla alla piccola e media impresa che oggi fa fatica a rimanere al passo coi tempi; abbiamo un problema di “cultura d’impresa” e quindi dovremmo lavorare sulla diffusione di una maggiore propensione al rischio e sulla “capacity” dei nostri giovani.

Eventi, weekend, competition, fiere: qual è il tuo giudizio della scena startup italiana?

In questi ultimi anni si stanno sicuramente muovendo tante cose. C’è finalmente una normativa più chiara e ci sono una serie di agevolazioni fiscali per le startup innovative. Sarebbe impossibile per qualsiasi startupper seguire il calendario di eventi sempre più ricco.  A mio avviso va bene che ci siano tanti eventi e tante opportunità di entrare in contatto con questo mondo. L’importante è che contestualmente vada avanti il lavoro sulla normativa e sull’attrazione e la creazione di nuovi capitali di investimento.

Da Open Campus, su di un’isola, un’importante lezione di networking e collegamento col resto del paese. Quali sono i suoi principi ispiratori?

SI è vero, noi siamo ubicati in un’isola ma operiamo nell’ambito dell’ITC e del digitale e attraverso internet i concetti di ‘centro’ e ‘periferia’ vengono un po’ a cadere. Inoltre, Open Campus si trova a Cagliari, una città dove dall’inizio degli anni 90 c’è stata una vera e propria rivoluzione digitale:  il CRS4 di Carlo Rubbia, L’Unione Sarda, il primo giornale in Europa ad andare online, Video on Line, il primo ISP in Italia e poi Tiscali che dopo 15 anni ha ancora il suo quartier generale a Cagliari e oggi, attraverso Open Campus, continua a sostenere il fermento digitale del territorio.

Talento, idee, conoscenza, sono valori che non hanno una localizzazione fisica e si trovano distribuiti in egual misura dal nord al sud d’Italia! Con Open Campus lavoriamo tutti i giorni con questi valori bene in mente, cercando di portare avanti progetti che usino internet come strumento di conoscenza e di miglioramento della nostra vita.

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

Autographer è un nuovo strumento essenziale per chi vuole memorizzare quanti più ricordi possibili (anche intere giornate di ricordi) e per i ricercatori etnografici. Si tratta di una piccola fotocamera indossabile e intelligente che fotografa per voi lasciandovi liberi di fare altro.

Come funziona Autographer?

Lanciata da OMG Life, Autographer è in grado di fotografare e registrare l’intera scena in maniera discreta senza l’intrusione indesiderata di una fotocamera convenzionale. Basta indossarla e lei inizia a scattare in maniera automatica e soprattutto intelligente. L’intelligenza è dovuta a 5 sensori in grado di interpretare il contesto e scegliere le migliori impostazioni di scatto. Infatti analogamente all’occhio umano, i sensori percepiscono e decodificano luminosità, moto, direzione, colore e temperatura.

Quali le caratteristiche tecniche?

  • Completamente automatica
  • Peso 58g
  • Dimensioni 37.4 x 90 x 22.9 mm
  • Display OLED
  • Sensori incorporati per elaborare i migliori tempi di scatto
  • GPS
  • Obiettivo grandangolare che replica il punto di vista dell’occhio di chi la indossa
  • 8GB di memoria interna che le consentono di acquisire continuamente fino a 12 giorni
  • 12 ore di durata della batteria
  • Porta micro USB per la connettività e la ricarica
  • Singole immagini, sequenze e video in stop-motion
  • Leggera e più piccola di un iPhone

Autographer: una piccola fotocamera indossabile e intelligente per scattare "foto di vita reale"

La dichiarazione di Simon Randall, Head of OMG Life

«Autographer fornisce alle persone un nuovo metodo di fotografia, che potremmo chiamare Autografia. L’autografia permette di salvare un numero maggiore di ricordi, catturando immagini di “vita reale“, piuttosto che “la vita messa in posa”. Le persone possono vivere liberamente il momento, senza dover “mettere in pausa” per scattare foto. E’ la soluzione ideale per eventi di musica dal vivo, i momenti più sentimentali, come primi passi dei bambini, e molto altro.

Autographer assicura che i momenti migliori, che  diversamente potrebbero andare persi, siano completamente catturati. Nel corso del tempo questi momenti acquistano valore sentimentale e con Autographer si può assicurare di avere sia il ricordo che l’immagine a cui fare riferimento.»