My Parade, trasforma le immagini in storia con il visual storytelling

My Parade, trasforma le immagini in storia con il visual storytelling

My Parade è una piattaforma online (in versione beta) che permette di creare visual storytelling con le tue foto.

“Fai prender vita alle tue esperienze e racconta la tua storia al mondo” sono le parole nella pagina about, a indicare con chiarezza le possibilità offerte dalla piattaforma: dare vita alle tue foto, trasformandole in una storia, nella tua storia.
Se invece volete curiosare nelle storie degli altri, potete dare un’occhiata alle gallery già pubblicate e provare a capire secondo quali meccanismi una fotografia diventa da semplice “scatto” a racconto.

Personalmente ho visto la gallery dell’Edison National Historic Site e A winter in Rajasthan, entrambe interessanti. Utilizzare My Parade è semplice: basta caricare le foto tramite Dropbox oppure con un comodo comando drag and drop.

Sappiamo bene quanto siano importanti le immagini nel web 2.0, quanto arricchiscano i contenuti testuali. Anzi, è più corretto dire che un’immagine può essere essa stessa un contenuto fatto e finito, autosufficiente: pensiamo alla forza virale dei meme visuali, a quanto rapidamente si diffondono e quanto raccontano, senza troppe parole.
Le immagini emozionano e trasmettono informazioni: sono immediate, trasversali, non vincolate alla conoscenza di una lingua: ecco dove sta la forza del visual storytelling e oggi, grazie a My Parade, possiamo costruire le nostre, di storie, con pochissimi click.

Occhio però: scegli bene le foto, perché non tutte le foto raccontano! Così come per i contenuti “scritti”, contano le emozioni: ci dev’essere tensione, commozione, empatia, azione…

Insomma, conta riuscire a generare una reazione emotiva in chi guarda, e per farlo occorre che i nostri scatti siano “narrativi”.Che altro dire? Niente, proviamo My Parade e lasciamo parlare, anzi raccontare, le immagini, le nostre immagini. Buon divertimento!

I 10 peggiori intervistatori per un colloquio di lavoro

Hai trovato un candidato promettente e il prossimo passo è il colloquio di lavoro. Bene, i sudori freddi cominciano proprio adesso. Tra filtrare la rosa di candidati e individuarne il migliore c’è una bella differenza.

Ecco una lista di situazioni e intervistatori-tipo da evitare per selezionare il tuo candidato

Il prevedibile

Domande come “qual è la tua maggior debolezza” o “i tuoi punti di forza” sono domande in primis inutili in quanto la percezione di sé stessi è sempre distorta. In secondo luogo sono domande troppo scontate e che il candidato può prepararsi senza troppa fatica. Così facendo si testa solo la sua capacità di memoria.

Lo sbirro cattivo

Testare di che pasta è fatto il candidato raccontando storie dell’orrore riguardo il posto di lavoro non è una mossa azzeccata. Lo stress a lavoro è una reazione della persona all’ambiente lavorativo piuttosto che qualcosa di intrinseco all’ambiente di lavoro in sé. Risultato: il candidato scappa da un ambiente in cui potrebbe trovarsi bene.

Il paranoico

L’intervistatore teme che il candidato possa costituire una minaccia. Cercherà il pelo nell’uovo per non assumerlo. L’intervista è inutile.

L’ignorante

L’intervistatore non possiede le competenze tecniche per capire se un candidato è adatto a quel lavoro oppure no. Si va avanti quindi secondo un criterio di simpatia. Il punto è che molte persone talentuose non sono simpatiche, quindi si corre il rischio di giocarsi una risorsa preziosa solo perché non è socievole.

L’enigmista

Ti pone quesiti arguti e intelligenti del tipo “perché i tombini sono rotondi” per testare la capacità di problem solving. Queste domande rivelano solo l’intelligenza dell’intervistatore inoltre certi ragionamenti potrebbero non rispecchiare il modo in cui i problemi vengono risolti in quel particolare ambiente di lavoro.

Il fanfarone

Usa termini estremamente tecnici e pomposi “come estrapoleresti maieuticamente dai tuoi collaboratori il divenire immanente dell’essere senza tempo?”. Solo un disperato, o un fanfarone, lavorerebbe in un posto dove si parla un linguaggio inutilmente tecnico.

Lo psicologo

Pensa che lo scopo di un colloquio sia quello di tracciare il profilo psicologico di un candidato. Ma questo è un lavoro da esperti. La psicologia pop è da ciarlatani.

Il perfezionista

È sempre alla ricerca di leader. Il punto è che in un’azienda sono necessarie soprattutto persone che abbiano la capacità di seguire. In una squadra così come c’è bisogno del fantasista, c’è anche bisogno del mediano.

Il procrastinatore

Farsi prendere dall’entusiasmo non giova ma c’è da dire che un candidato valido ha sempre più di una possibilità. Far attendere troppo un candidato nel fargli una proposta di lavoro equivale a perderlo.

L’indaffarato

Mentre fa l’intervista è impegnato in altre tremila cose. Trovare candidati adatti è estremamente importante per la crescita e il successo di un’azienda. Per un’intervista bisogna impiegare il 100% dell’attenzione.

Se hai avuto esperienza di altri tipi di intervistatori che non sono stati elencati, lascia un commento qui sotto.

Articolo tratto da The 10 most ineffective job interviewers di Geoffrey James

15 citazioni sulla creatività dalle leggende dell’advertising

leggende creatività

Creatività. Sul CV degli aspiranti creativi e nelle job description pubblicate dalle agenzie di comunicazione non deve  mai mancare. Sbandierata, osannata, bistrattata. Creatività sì, creatività no. Tutti ne parlano, eppure, in pochi sono in grado di darne una definizione.

Ecco però che un articolo di Business Insider ci regala non una, ma ben 15 perle di saggezza sulla creatività, partorite dai geni dell’advertising. Se durante un colloquio ti dovessero chiedere: “Che cos’è  la creatività?”  non farti cogliere impreparato: puoi sempre citare con disinvoltura una di queste dichiarazioni.

1. Steve Jobs: Visionario

“Creatività? Significa semplicemente unire le cose. Quando chiedi a un creativo com’ è stato in grado di realizzare qualcosa, questo avvertirà un po’ di imbarazzo, perché in realtà non ha realizzato proprio nulla di così straordinario. Al massimo ha percepito e visto qualcosa nel suo insieme (prima di chiunque altro).”  — Steve Jobs, co-fondarore di Apple.

2. Rei Inamoto: Polemico

“Dalla creatività e dall’innovazione ci si aspetta di trovare soluzioni inattese a problemi ovvi o di trovare ovvie soluzioni a problemi inattesi. Dovremmo usare la nostra creatività per generare più opportunità di business e soluzioni anziché cercare costantemente di distruggere quello che le persone stanno facendo.” — Rei Inamoto, Chief creative officer di AKQA

3. Bill Bernbach: Graffiante

“Un’idea può diventare polvere o magia, dipende dal talento che la graffia!”  — Bill Bernbach, co-fondatore di Doyle Dane Bernbach.

4. Bruce Fairchild Barton: Divino

“Se hai davvero qualcosa di grandioso che puoi dare al mondo, questa si vedrà attraverso l’espressione della tua personalità, quella scintilla divina che brilla dentro di te e ti rende diverso da qualsiasi altra persona.”— Bruce Fairchild Barton, co-fondatore di Batten, Barton, Durstine & Osborn

5. Cindy Gallop: Criptica

“Troppe persone, inclusi gli operatori dell’industria dell’advertising, credono che il futuro sia qualcosa che accada e li travolga di conseguenza” — Cindy Gallop, ex presidentessa della Bartle Bogle Hegarty.

6. George Lois: Bestiale

“Nulla accade dal nulla. Bisogna alimentare costantemente la bestia che c’è in te, che ti fa scatenare e che ti ispira”.  — George Lois, co-fondatore della Lois, Holland, Callaway

7. Luke Sullivan: Curioso

“La creatività è come quando lavi un maiale.  E’ un vero casino. Non ci sono regole. Non c’è un vero inizio o un corso d’opera o una fine. E’ una vera spina bel fianco e quando hai finito, non sei nemmeno sicuro che il maiale sia pulito e non sai nemmeno perché ti sei trovato a lavare proprio un maiale.”  — Luke Sullivan, autore del libro “Hey, Whipple, Squeeze This”

8. Leo Burnett: Divertente

“Le idee creative fioriscono per bene nelle aziende in cui ci si diverte. Nessuno è in un’azienda per divertirsi, ma ciò  non toglie che in ufficio non ci si possa divertire!” — Leo Burnett, the Leo Burnett Company

9. Lee Clow of TBWA: Spaventoso

“La maggior parte delle idee ha un che di spaventoso. E se un’idea non è minimamente terrificante, allora non si può chiamare idea.” — Lee Clow della TBWA

10. Dan Weiden: Rivoluzionario

“Il caos è l’unica cosa che ti spinge a crescere. E’ il fedele amico che ti aiuta a essere creativo” — Dan Weiden della Weiden + Kennedy

11. David Droga: Misurato

“Il fatto di poter fare qualcosa non significa che tu sia obbligato a farla. Ammiro chi possiede il senso della misura. Alla fine è pur sempre una guerra tra le cose fatte bene e quelle fatte male.” (in realtà Mr. Droga parla proprio di good versus “crap” che letteralmente significa cacca) — David Droga, fondatore di Droga5

12. Mary Wells Lawrence: Di larghe vedute.

“Non puoi fare affidamento solo su te stesso. Ti devi moltiplicare. Devi leggere e documentarti su cose di cui non conosci nulla. Devi viaggiare e recarti in posti che non avresti mai pensato di visitare. Devi incontrare qualsiasi tipo di persona e solo alla fine arrivare a quello che sai.” — Mary Wells Lawrence, co-fondatrice ed ex- presidentessa della Wells Rich Greene

13. Elvis Chaus: Narcotico

“La pubblicità non è così creativa. Per me significa trovare un modo per mettere assieme le cose, combinarle e amalgamarle affinché diventino qualcosa di unico. E a volte, quando davvero sento l’esigenza di pensare, onestamente so di avere solo bisogno di una sigaretta.” — Elvis Chau, Direttore Creativo Esecutivo della Anomaly Shanghai

14. Linda Kaplan: Coraggiosa

“Quando accetti il fallimento come possibile risultato di quello che farai, allora sei in grado di raggiungere qualsiasi cosa. La paura può essere così snervante.  Ogni giorno devo prendere decisioni difficili, ma se non ho paura, riesco a fare le scelte giuste.”  — Linda Kaplan Thaler, chair of Publicis Kaplan Thaler

15. David Ogilvy: Spiritoso

“Le migliori idee sono quelle nate per scherzo. Rendi il tuo modo di ragionare il più spiritoso e divertente possibile.” — David Ogilvy, fondatore della Ogilvy & Mather

Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]

Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]

In occasione del WWDC Apple Worldwide Developers Conference che si è tenuto dal 2 al 6 giugno scorsi a Los Angeles, Apple ha realizzato un video che vuole essere un vero e proprio omaggio “dalla strada” alle app più amate dai fan della Mela e, soprattutto, a coloro che le hanno progettate.

A Cupertino hanno pensato di chiedere a persone comuni, esperte di tecnologia e non, quali applicazioni amano di più e come si immaginano i programmatori dietro ad esse: le risposte spaziano dalla testa rasata, alla barba lunga, passando per gli immancabili occhiali. Ma nelle mente di tutti sembra chiara la percezione del developer come una persone geniale, in grado di realizzare quello che agli altri non verrebbe mai in mente di fare.

Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]

Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]

Un’ode, un plauso (un ringraziamento dovuto? :-)) voluto da Apple per dare il giusto tributo ai tanti developers che negli anni hanno reso ancora più desiderabili iPhone e iPad agli occhi dei consumatori.

“Durante gli ultimi sei anni, si è verificato un enorme cambiamento culturale.

Ha cambiato il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri. Il modo in cui impariamo nuove cose.
O ci divertiamo. Lavoriamo. E viviamo la vita di tutti i giorni.
Tutto ciò grazie agli sviluppatori e alle app che creano.”

Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]

A cena con Tozzi: Peugeot presenta il ciclista ai travel blogger

il ciclista Andrea Tozzi

fonte: Peugeot

Peugeot e Andrea Tozzi? Che cosa hanno in comune il marchio del leone con un ciclista di ultra cycling? Lo abbiamo chiesto mercoledì scorso 4 Giugno a Carlo Leoni, Responsabile Comunicazione Stampa Extra Settore e Competizioni di Peugeot in occasione dell’evento #acenaconTozzi.

In principio fu la bicicletta.

Pochi di voi infatti sapranno che, tradizionalmente Peugeot nasce prima come produttore di biciclette (dal 1882) e poi si lancia nella produzione di automobili. L’accoppiata allora è fatta. Peugeot recupera il suo passato e lo carica di significati, che richiamano i valori del brand: passione per lo sport un po’ wild e un temperamento determinato tipico dell’archetipo dell’esploratore.

Ça va sans dire: il testimonial perfetto è proprio Andrea Tozzi.

Peugeot a pedali: un passato che ritorna.

Peugeot riabbraccia quindi un passato che gli appartiene e lo fa designando ancora una volta il ciclista, come portavoce del Peugeot World Tour. Il biker toscano, simbolo di uno sport portato all’estremo, non è nuovo a questo genere di avventure: l’anno scorso è stato protagonista di un viaggio Coast to Coast negli USA sempre promosso da Peugeot.

L’evento Peugeot #acenaconTozzi.

Per rendere omaggio ad Andrea Tozzi e fare quattro chiacchiere dal vivo con lui, mercoledì 4 Giugno si è tenuto a Milano l‘evento #acenaconTozzi, organizzato da E3 web agency milanese, che cura le digital PR di Peugeot. Nonostante la pioggia, che ci ha messo letteralmente i bastoni fra le ruote, impedendoci di partecipare alla biciclettata con il super biker, il brio e l’entusiasmo contagioso di tutti si sono mantenuti a livelli altissimi.

I blogger incontrano il biker toscano.

Prima tappa al Bobino Club, dove i travel blogger, tra cui Nonsoloturisti, Cavalli Vapore, Federica Piersimoni, Diquà&Dilà, Nuovi Turismi, Bikeitalia, Matteo Bianconi hanno conosciuto Andrea Tozzi. Tutte le orecchie erano sintonizzate su di lui e sui suoi racconti, che lo hanno visto protagonista di questa prima parte del tour Marrakech- Cabo de Roca. La seconda tappa della serata, per rimanere in tema, non poteva non proseguire al ristorante marocchino, il Mogador, tra Tajine, cous cous e i colori accesi e caldi del locale. Giusto per far rivivere ad Andrea i momenti entusiasmanti di questa sua prima parte del viaggio.

Al Bobino Club Peugeot

fonte: Peugeot

Curiosità dal Peugeot World Tour

  • la sottoscritta è nata il 25 maggio, proprio lo stesso giorno in cui è nato uno degli ospiti presenti
  • 27.000 km da percorrere
  • 197 giorni di viaggio
  • 5 continenti,
  • 22 Paesi coinvolti
  • 1 automobile
  • 1 bicicletta
  • 1 tappa: Marrakech – Cabo da Roca
  • 2 tappa: Cabo da Roca – Tokio
  • 3 tappa: Puerto Montt – Ushuaia
  • 4 tappa: Christchurch – Auckland

Se volete saperne di più, visitate il sito dedicato alla Road Experience di Andrea Tozzi e segui il suo blog. Per un viaggio sempre più social, vi consiglio di twittare direttamente con Andrea. Ecco gli hashtag per raggiungerlo: #PeugeotWT, #PeugeotLive.

L’avventura continua!

Al Mogador - A cena con Andrea Tozzi

fonte: Peugeot

Il corso di Ninja Academy si traduce in risultati: l'esperienza di Lisa De Leonardis

wine export manager

Mi chiamo Lisa De Leonardis e nasco una manciata di anni fa come giornalista. Scrivere è sempre stato il mio lavoro ma soprattutto un piacere che mi ha fatto avvicinare presto al mondo del content management e dunque alla possibilità di lavorare un po’ diversamente rispetto ai miei inizi sulla carta stampata.

Per curiosità personale ma soprattutto per capirci qualcosa in più, ho deciso di frequentare il corso in “SEO e SEM strategy” con Ninja Marketing. L’annuncio del corso mi ha “trovato” sulla rete al momento giusto: la mia necessità era di incrementare la mia attività professionale e di trovare delle nuove vie di business sfruttando la rete e la mia passione per codici, siti, social e blog.

La storia è iniziata così… e, francamente, non avrei mai immaginato di stare qui oggi a raccontarvi il seguito.

Promuovere un corso sul wine export management con l’Inbound Marketing.

Tutto è avvenuto in pochissimo tempo (pochissimo in una logica SEO) e senza che me ne rendessi realmente conto: a settembre scorso è nata l’idea di creare un corso sul wine business, stimolata da un precedente incarico lavorativo. L’idea iniziale è stata condivisa e migliorata grazie all’apporto di amici e colleghi che hanno accettato questa “sfida” e, dopo un mese di pianificazioni e ragionamenti, a novembre è iniziata la pubblicazione degli articoli sul mio sito personale.

wine export manager corso

La mia idea iniziale era quella di tastare il terreno e vedere se davvero sarebbe potuto nascere un qualcosa di concreto. Gli articoli hanno avuto un buon successo e presto mi sono concentrata sul Wine Export Management, un settore in espansione e fortemente necessario al nostro mercato nazionale e fiore all’occhiello del Made in Italy.

Abbiamo fatto delle ricerche, abbiamo contattato cantine e docenti qualificati consolidando l’idea di un Master che rispondesse davvero ad una richiesta del mercato che via, via si andava delineando con precisione dagli articoli che citavo, raccontavo e postavo sui social.

Trasformare contenuti interessanti in veri e propri strumenti di marketing.

Tutto si è compiuto – posso dirlo senza indugi – grazie al corso di Ninja Academy che mi ha aiutato a trasformare dei contenuti semplicemente interessanti in veri e propri strumenti di inbound marketing. Grazie al corso di Ninja ho compreso quanto fosse necessaria una pianificazione delle parole chiave per individuare una nicchia di mercato e dialogare con essa, ho scoperto l’importanza di un’analisi attenta della competitività delle keywords, ho ottimizzato la mia presenza sui social, ho compreso e (finalmente!) iniziato ad utilizzare davvero Google Plus.

wine export management

Clicca sull'immagine per leggere la rassegna stampa...

Quel che ho fatto dopo è stato continuare a scrivere applicando le regole della Rete, perché gli algoritmi remassero nella mia stessa direzione. Ho capito che dovevo aver combinato qualcosa di grosso nelle SERP di Google in maggio, perché nel giro di una settimana abbiamo ricevuto 32 richieste di iscrizione al Master per soli quindici posti disponibili. Avevo appena trasformato un’idea in un fatto solo grazie alla strategia SEO.

Conquistare le SERP di Google con una content strategy azzeccata.

master in wine export management lisa de leonardisCosì ora posso dire di aver conquistato le SERP di Google per le keywords “Wine Export Manager” e “Master Wine Export Manager” facendo sì che il corso ideato da me e messo in atto da Orienta Formazione, un ente accreditato presso la Regione Abruzzo, potesse diventare una realtà in breve tempo, ricevendo tantissimi contatti da tutta Italia.

La prima edizione del Master partirà a settembre 2014 e stiamo ancora ricevendo ogni giorno tante domande di iscrizione che ci fanno già immaginare una seconda edizione nel 2015.

Per raggiungere questo risultato tutto quel che ho fatto è stato mettere in pratica la lezione di Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso, ai quali non dirò mai grazie abbastanza, perché mi hanno incoraggiato a continuare a scrivere contenuti interessanti, originali, con i giusti riferimenti ed i giusti link.

E un po’ sorrido, oggi, a pensare a tutte quelle volte che, da ragazzina che voleva iscriversi alla Facoltà di Lettere, più di qualcuno mi scoraggiava, recitando alla mia risposta “Da grande voglio scrivere” la famosa domanda: “Bello… ma di lavoro?”

P.S. → Ora per completare la mia formazione non vedo l’ora di arricchire la mia esperienza con il prossimo corso in Performance Marketing!

4 Salti: lo spot gay friendly di Findus [UPDATE]

Non è una novità che per le imprese dimostrarsi gay friendly, aiuti a vendere prodotti ed assicuri un certo ritorno in termini di visibilità. Lo hanno capito ormai tanti brand: da Ikea, l’azienda autrice del visual “siamo aperti a tutte le famiglie” a Vitasnella che il 7 Giugno ha sponsorizzato il Roma Pride distribuendo bottigliette d’acqua gratis per tutti con un’etichetta ad hoc.

Il primo spot in Italia apertamente gay friendly.

Questa di Findus però è una novità in assoluto. Dall’8 giugno 2014 infatti il megagruppo britannico di surgelati lancia il primo spot sulla tv italiana apertamente gay friendly. Nella nuova pubblicità infatti una madre fa visita al figlio, che vive ormai da solo. Il ragazzo, organizza una cena e fa scoprire i piatti 4 Salti Findus alla mamma, che ne apprezza gusto e cottura. Ma è un’altra l’importante novità da condividere con la mamma: il figlio trova il coraggio di fare coming out. “Mamma c’è un’altra sorpresa – le dice – Gianni non è solo il mio coinquilino, è il mio compagno“. Lei, comprensiva, risponde: “Tesoro mio, l’avevo capito! Ed è anche un ottimo cuoco“.

Findus: il sapore della vita.

Il messaggio veicolato risulta semplice, chiaro, veloce ed immediato. Il comunicato stampa che precede la messa in onda ne chiarisce lo scopo:

«In linea con il claim della campagna pubblicitaria: “Findus: Il sapore della vita”, il brand continua a sottolineare e a raccontare l’amore per la buona cucina attraverso scene reali di convivialità a tavola, con la massima apertura verso tutti i modelli di vita che caratterizzano la società contemporanea.
Findus presenta ancora una volta momenti di vita vera, di emozioni e complicità familiare come tanti, in cui condividere i gustosi piatti Findus e – perché no? – un po’ di sé con chi si ama. »

Una campagna multisoggetto.

La campagna, creata dall’agenzia pubblicitaria Havas Worldwide Milan e pianificata da Havas Media, è una multisoggetto. Infatti tutte le pubblicità della linea sono fatte in un modo particolare: voci fuori campo, protagonisti non visibili e focus su piatti, prodotti e azioni, quasi a voler sottolineare proprio l’importanza del momento culinario. Sono in molti ora a chiedersi le reazioni che produrrà tra la gente, oltre al ritorno in termini di brand awareness per Findus. Intanto su Youtube aumentano le visualizzazioni del video e su Twitter si sta diffondendo l’hashtag #Findus, quasi a richiamare il titolo dello spot che si presenta con volutamente con l’hashtag #MicroondeESorprese.

Non rimane quindi che attendere pazientemente gli effetti sortiti di questa campagna, che sicuramente non sta passando inosservata.

Lo stupore sui social network.

I commenti si dividono tra chi fa immediatamente il confronto con l’uscita di qualche mese fa di Guido Barilla che disse: “Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono mangiare la pasta di un’altra marca.” e chi come Fabrizio Marrazzo del Gay Center plaude all’iniziativa ponendo lo spot come esempio di comunicazione per le imprese. O ancora, dichiara Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli:

«Quest’attenzione è la dimostrazione di una società che è già cambiata. Chi fa impresa lo sa e sa che il suo messaggio deve rispondere a questi cambiamenti per raggiungere il suo pubblico. Speriamo che questa consapevolezza divenga anche impegno sociale per loro e faccia aprire gli occhi alla politica ancora in ritardo.»

Quel che è certo è che Findus sembra averci stupito in molti. Finora infatti le reazioni che si leggono sono riassumibili nel commento di un utente Facebook: “Ho dovuto ascoltarlo più di una volta per credere che lo stessero dicendo davvero”.

E tu? Cosa ne pensi di quest’iniziativa?

UPDATE

In seguito ad alcune segnalazioni forniteci dai nostri lettori cerchiamo di fare chiarezza su un punto dirimente rispetto allo spot Findus appena raccontatovi.

All’interno di questo articolo abbiamo parlato di primogenitura della Findus rispetto alla tematica affrontata e ciò ha sollevato alcuni dubbi se paragonato ad un altro , quello della Althea Sughi a cura della McCann facente parte della campagna Amore & Sughi.

Da un punto di vista strettamente cronologico Althea e la McCann hanno affrontato prima di tutti questo tema, la campagna è infatti partita a dicembre 2012, frutto di una strategia pubblicitaria antecedente all’affaire Barilla.

La sopra citata campagna fu però preventivamente osteggiata per i passaggi televisivi, difatti ne fu vietata la diffusione nelle ore in fascia protetta così come in prime time, relegandola alla seconda e terza serata ( fu possibile vederla infatti solo dopo le 23 ). Questo boicottaggio ci ha portato a considerare lo spot Findus come il primo ad affrontare questa tematica in televisione ed in orari sensibili.

Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari

Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari

Meno #foodporn, più food sharing. È la mission di Ratatouille, l’applicazione che combatte gli sprechi alimentari rendendo il proprio frigorifero a portata di smartphone. Una spesa esagerata, un raccolto abbondante o la partenza per le vacanze possono coglierci impreparati, costringendoci a fare i conti con eccedenze di cibo che rischiano di finire nella spazzatura.

Come fare a non sprecare allora? Con Ratatouille, ovviamente: gps on, fotocamera in posizione e via al food sharing, nel giro di qualche giorno potremmo trovarci a scambiare – a buon rendere – le uova o la mozzarella con i nostri vicini.

Dopo tanto fotografare e “filtrare” in funzione di like e cuoricini, finalmente smartphone e tablet diventano protagonisti in modo responsabile, amplificando il significato di filiera corta e km 0 per dare una seconda possibilità di consumo al nostro cibo. Al momento Ratatouille è disponibile per iOS solo in lingua inglese, ma ci è bastato giocarci qualche minuto per apprezzarne semplicità ed intuitività. Vediamola insieme.

Postare per non sprecare

Durante la registrazione è richiesta anche la posizione del nostro frigorifero: tutto ruota intorno alla geolocalizzazione, che permetterà di farci trovare in zona e di scoprire se in quartiere possiamo accaparrarci qualcosa di interessante.

Il layout grafico è essenziale e racconta in modo divertente i prodotti, dividendoli per categoria. Con un semplice swipe a destra e a sinistra è possibile visualizzare il proprio frigo, i frigoriferi condivisi vicino a noi e l’attività di tutti gli utenti dell’applicazione.

Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari   Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari   Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari

Riempire il frigo è un gioco da ragazzi: basta scattare una foto e indicare una descrizione, una categoria di appartenenza, una data di scadenza e di ritiro dei prodotti. Abbiamo trovato qualcosa di buono? Allora possiamo entrare velocemente in contatto con il possessore tramite una telefonata, via chat o via email.

Un nuovo network solidale

Se è vero che l’applicazione è stata pensata per la ragazza della porta accanto, è vero anche che il food sharing potrebbe venire molto utile ai ristoratori e a tutti i player del settore food&beverage per facilitare il turnover delle rimanenze.

Un modo alternativo per non sprecare, ma non solo: per innovare, per promuovere la filosofia della filiera corta, per comunicare il proprio impegno verso l’ambiente e fare rete, evitando di buttare via materia prima di qualità. Basta un “frigo” ben curato e un po’ di propositività per risparmiare denaro e fare branding in modo non convenzionale.

Se il meccanismo potrebbe funzionare per il b2b, figuriamoci poi per il b2c: una gelateria davvero smart, ad esempio, potrebbe fidelizzare i clienti alternando i propri gusti artigianali in frigorifero. Un contest rush and win in piena regola!

Ratatouille è un’idea di quattro giovani ragazzi che ha cominciato a muovere i primi passi oltre un anno fa. Ecco una loro intervista realizzata da Lahar Magazine presso H-Farm.

Che ne pensate di Ratatouille? Comincerete anche voi a condividere il vostro frigo per combattere gli sprechi alimentari?

Monuments Men Weekend: cinema e social insieme per la promozione del patrimonio artistico italiano

Può l’uscita di un film per il mercato home video diventare veicolo di marketing digitale e, allo stesso tempo, strumento di promozione e conservazione del patrimonio artistico italiano? Prima dello scorso weekend avremmo subito risposto: “No! In che modo mai potrebbe?”

Poi c’è stato il #MonumentsMenWe e ci siamo ricreduti.

Se siete utenti attenti di Twitter e Facebook avrete notato un proliferare di post a tematica artistica con questo hashtag e tante fotografie da tutto lo stivale.

Il perché si spiega in poche righe: 20th Century Fox Home Entertainment ha pensato di promuovere l’uscita in Digital-HD, Blu-ray e DVD dell’ultimo film di George Clooney Monuments Men invitandoci a diventare sponsor di un monumento, un museo, un sito archeologico o semplicemente un luogo del cuore e di condividerlo sui social, per renderlo noto a più persone possibili, dargli maggiore visibilità e, quindi, sottrarlo alla noncuranza o, peggio, all’oblio.

Insomma, la versione 2.0 di quel che nel film facevano Clooney e la sua brigata durante la Seconda Guerra Mondiale, in difesa delle opere d’arte messe a repentaglio dalle usurpazioni del Terzo Reich (una storia realmente accaduta!).

Per realizzare questo progetto, 20th Century Fox si è avvalsa della collaborazione di Invasioni Digitali – progetto che crede fortemente nel connubio tra beni culturali e nuove forme di comunicazione – e dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei.

Il popolo dei social ha risposto “Yes, Sir!” e per una volta si è dedicato all’azione spesso un po’ fine a se stessa e vanesia dello scatto e del selfie, per immortalare invece piccole e grandi opere d’arte.

“È stata una partecipazione straordinaria!” dichiara l’ufficio stampa di 20th Century Fox Home Enterteinment. “La campagna ha totalizzato oltre 1.000 contributi tra Twitter e Facebook ed ottima è stata la risposta degli influencer che si sono calati nel ruolo di ambassador.”

Molti siti in tutta Italia sono stati invasi da amanti dell’arte che brandivano i fogli con la scritta I am a Monuments Man e promuovevano il proprio tesoro:

 


E altri hanno promosso l’evento… a modo proprio:


Terminato il Monuments Men Weekend verrà effettuata una donazione a favore dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei che servirà ad aiutare una delle realtà segnalate dagli utenti nel corso di questa tre giorni, e qualcuno di questi ultimi sarà sorteggiato per ricevere una copia del film in regalo.

Insomma, si esce tutti vincitori da questa guerra… Soprattutto il nostro patrimonio culturale!

Le skill del marketer moderno [INFOGRAFICA]

skill marketer moderno

Cambiano i tempi e cambia il modo di fare marketing. L’avvento dei social media e delle annesse strategie di mercato stanno cambiando e con loro le skill necessarie a produrre risultati.

Econsultancy.com, società di consulenza online,  ha creato il manifesto del marketer moderno, sottolineando le peculiarità che questa figura deve possedere. Il sito ha suddiviso in hard e soft le caratteristiche da possedere, differenziandole tra skill professionali e personali.

I consulenti hanno poi chiesto agli utenti del sito di confermare o negare l’accuratezza del manifesto, inutile dire che la maggiorparte dei professionisti che naviga sul loro portale si è trovata d’accordo.

Hard skill: customer experience, data, multicanalità.

Una delle caratteristiche più importanti da dover possedere è l’empatia verso il cliente. La capacità di mettersi nei panni dei clienti fornisce l’occasione di poter migliorare costantemente l’esperienza di chi usufruisce del prodotto o il servizio offerto. Un ruolo principe è affidato alla capacità di analisi dei dati raccolti e all’utilizzo che se ne fa, le informazioni raccolte devono essere trasformate in insight e in azioni volte al miglioramento del servizio.

I moderni marketer devono anche essere “commerciali” nel senso che devono possedere una chiara visione del business e devono sviluppare conoscenze e skill necessarie tali da far fronte alle innovazioni integrando diverse tecnologie.

Che dire della creatività? Questa qualità è necessaria tanto quanto una buona conoscenza della tecnologia e del mondo social se si intende offrire il miglior prodotto o servizio possibile.

Bisogna inoltre tenere sempre sott’occhio a ciò che si pubblica. Il content infatti non è una mera questione di postare video, foto e parole, ma anzi deve essere visto come un’occasione dove far trasparire tutta l’anima e  l’energia di un brand.

Soft skill: abbracciare il cambiamento ed approfittare delle opportunità.

Le qualità personali da possedere sono tanto importanti quanto le skill legate al lavoro. In primo luogo il moderno marketer deve essere responsabile. Quindi sempre meglio dire “ci penso io!” piuttosto che “non me la sento”. Avere fiducia nei propri colleghi e superiori è fondamentale per avere un business di successo, tuttavia la fiducia va conquistata assumendosi delle responsabilità. Detto questo risulta chiaro che essere collaborativi e proattivi siano delle skills che devono appartenere al modern marketer.

Secondo il manifesto però non basta essere responsabili e collaborativi, bisogna anche essere etici con i propri colleghi ma soprattutto nei confronti dei clienti.  La cura per il cliente passa soprattutto dal rispetto e dall’onestà con la quale viene trattato, bisogna di conseguenza essere sempre attenti a quello che chi ci sta intorno cerca di dirci.

Il mondo del lavoro diventa sempre più dinamico e come Darwin insegna solo chi si dimostra in grado di adattarsi sopravvive. L’agilità, la flessibilità e la capacità di adattarsi a nuove sfide risulta essere una dei key factor da possedere per avere successo nel proprio lavoro al giorno d’oggi. Ultima ma non per importanza skill da prendere in considerazione è la passione che si investe nei progetti assegnati, chi si diverte nel lavoro ha sempre una marcia in più.

Per avere ben impresso in mente tutte queste skill e caratteristiche, E-consultancy ha creato questa infografica che riassume i concetti chiave espressi nel loro manifesto.

skills of the modern marketer