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Non solo Facebook. Ecco i social network più famosi e più diffusi nel mondo

Quali sono i social network più famosi? Anche se si continua a discutere sulla perdita di attrattiva di Facebook, soprattutto per le nuove generazioni, il social network continua ad essere quello con i dati più impressionanti a livello mondiale, con oltre 2,38 miliardi di utenti attivi mensili.

Con una strabiliante crescita anche fuori dai confini dell’Occidente, Facebook non si è ancora totalmente affermato in Asia, sebbene sia necessario registrare una notevole crescita rispetto ai dati di qualche anno, come quelli mostrati qui nella mappa, dove il panorama asiatico era ancora piuttosto frammentato.

world map social network

Se chiedessimo a un italiano di elencare i principali social network, oggi probabilmente citerebbe Instagram, Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest. Forse qualcuno aggiungerebbe anche YouTube, che spesso non viene considerato un social network ma lo è a tutti gli effetti.

Social network più famosi: da QZone a Sina Weibo, quelli che non abbiamo mai sentito nominare

Eppure, tra i social network più famosi a livello mondiale ce ne sono alcuni che non abbiamo neppure sentito nominare. Per esempio, uno tra i maggiori social network dopo Facebook è QZone. Nonostante sia utilizzato quasi esclusivamente in Cina, questo social conta oltre 500 milioni di utenti attivi mensili ed è in continua crescita.

È cinese anche l’ultimo nella top ten dei social network più diffusi al mondo. Sina Weibo è una piattaforma di microblogging, a metà strada tra Twitter e Facebook. Anche qui, gli utenti possono condividere messaggi o replicare quelli altrui. Ha fatto molto discutere per alcuni episodi di censura, per esempio quando nell’aprile 2018 la piattaforma ha deciso di censurare tutti i contenuti riguardanti l’omosessualità in linea con la posizione del governo cinese. Dopo tre giorni di proteste da parte degli utenti, però, la società ha deciso di fare retromarcia.

Il russo è una delle lingue più parlate su internet. E anche quando si tratta di socializzare, i russi preferiscono un social network che parli la loro lingua. Facebook ha difficoltà a penetrare in quest’area anche a causa dell’enorme popolarità di VKontakte, che conta circa 70 milioni di utenti attivi, più del43% della popolazione russa con età compresa tra i 12 ai 64 anni. L’interfaccia è molto simile a quella di Facebook e anche le funzionalità sono più o meno le stesse; ci sono i like, i gruppi, le news, i messaggi privati e i filtri per la privacy.

Le app di instant messaging più famose

Anche la comparazione delle maggiori app di messaggistica istantanea riserva diverse sorprese. Naturalmentye WhatsApp non è l’app principe a livello mondiale.

L’app di instant messaging più diffusa in Cina è naturalmente WeChat, che conta circa un miliardo di utenti registrati, contro il miliardo e mezzo di utenti attivi su WhatsApp, ormai anch’essa dominio di Facebook. Ma ci sono anche altri player in gioco, che possono vantare numeri non trascurabili e sono ben radicati in alcune aree specifiche.

Ma nella top ten delle app di messaggistica troviamo anche altri nomi: da Messenger, sempre in lenta ma inesorabile crescita, a Telegram, pronta ad approfittare delle defaillance dei colleghi per acquisire nuovi utenti, da Signal a Wire, fino alla nuova applicazione ibrida di Instagram, Threads.

Un quadro sempre destinato a cambiare, di anno in anno.

Scopriamo nel dettaglio le caratteristiche dei social network più famosi e delle app di messaggistica più diffuse.

Facebook

Per molti dire Facebook significa dire social network, dato che la piattaforma è diventata nel corso degli anni una delle più famose e utilizzate nel mondo. Facebook ci ha insegnato a trovare i nostri amici online per connetterci con loro, scambiandoci post, like e reaction, foto, link e video. Grazie a pagine e gruppi è anche possibile seguire i propri brand e personaggi favoriti, o scambiare opinioni intorno a interessi comuni. Il social network più famoso dà anche molto spazio al lavoro con una piattaforma dedicata, WorkPlace.

QZone

Qzone è il social network cinese creato dalla Tencent Holdings nel 2005. Permette agli utenti di scrivere blog post, tenere un diario, inviare foto e ascoltare musica.

Su QZone gli utenti possono impostare il loro background e selezionare gli accessori in base alle loro preferenze, in modo personalizzato. Una versione mobile del social network è disponibile a costo aggiuntivo.

Shoelace di Google

Dopo aver detto addio a Google+, Big G ci riprova con una nuova avventura nel mondo dei social network, con Shoelace. Ad oggi l’app è disponibile in beta solo a New York City.

L’intenzione non è più quella di spodestare Facebook ma di lanciare una nuova social platform più di nicchia, incentrata sulla creazione di eventi e capace di seguire la nuova tendenza verso il private social.

Weibo

Weibo è essenzialmente un servizio cinese di microblogging, simile a Twitter. Il sito è stato lanciato dalla Tencent Holdings Limited ad aprile 2010. Gli utenti possono trasmettere un messaggio di al massimo 140 caratteri cinesi attraverso web, SMS o smartphone.

Twitter

Si tratta probabilmente di una delle piattaforme più semplici per utilizzo tra i social network più famosi: il limite dei 140 caratteri (oggi cancellato), lo rende divertente e utile nelle ricerche per argomento grazie agli hashtag. Su Twitter è possibile seguire influencer e conversazioni su argomenti specifici, ma soprattutto il social ha trovato la sua dimensione come luogo di discussione per l’intrattenimento: tra i trend topic più ferquenti (gli hashtag più utilizzati in un determinato momento sul social) si trovano spesso quelli legati a trasmissioni televisive, serie tv o eventi del giorno.

Oggi Twitter è anche il regno della politica e degli annunci a volte controversi di importanti notizie di business, come quelli offerti di frequente da Elon Musk, che proprio per un tweet qualche tempo fa ha dovuto lasciare la guida di una delle sue società.

Instagram

Il social network visuale per eccellenza, Instagram è attualmente di proprietà di Facebook, per questo troviamo spesso notifiche integrate sui diversi social. Si tratta di un social che permette agli utenti di scattare foto, applicare filtri, e condividerle su altri servizi.

Instagram all’inizio era impostata su un formato fotografico unico quadrato, a cui era possibile aggiungere oltre ai filtri anche le cornici, in stile Polaroid, oggi consente invece anche l’uso del formato rettangolare, dei video, delle dirette e delle Stories, raccolte di immagini e video che spariscono dopo 24 ore.

social network più famosi instagram

Pinterest

Anche Pinterest è basato sulla condivisione di fotografie, video e immagini. Tra i social network più famosi, la caratteristica di Pinterest è quella di consentire agli utenti di creare bacheche in cui catalogare le immagini presenti nelle pagine web in base a temi predefiniti, o immagini appositamente generate.

Il nome deriva dall’unione delle parole inglesi pin (appendere) e interest (interesse). I cosiddetti “pin button”, in corrispondenza dei contenuti multimediali permettono di “pinnare” questi contenuti, categorizzandoli in bacheche di interesse (boards).

LinkedIn

Definita in genere come la rete professionale per eccellenza, LinkedIn è attualmente di proprietà di Microsoft e consente agli utenti di creare un profilo incentrato sul proprio curriculum vitae. Lo scopo principale del social network è infatti consentire agli utenti di mantenere una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo.

Su LinkedIn è possibile consultare i profili degli altri utenti per conoscere esperienze professionali e formazione, trovare opportunità di lavoro, accrescere il proprio network professionale, pubblicare offerte di lavoro e inviare candidature dirette alle aziende. Ma è anche possibile pubblicare post e creare una sorta di blog personale, grazie alla funzione Pulse.

VKontakte (VK)

VK o VKontakte, è tra i social network più famosi in Russia. Il suo nome significa semplicemente “in contatto”. Si tratta della maggiore rete social in Russia ed è stato fondato dal programmatore Pavel Durov nel 2006.

Nel gennaio del 2014 ha raggiunto i 210 milioni di utenti registrati. Nel 2013 VK è stato reso inaccessibile dall’Italia per effetto di un provvedimento della Procura di Roma in seguito ad una denuncia da parte di Medusa Film per violazione di copyright, ma è stato in seguito riattivato.

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Cloob

Cloob è un social network molto popolare in Iran: secondo i gestori ha circa un milione di membri e più di 100 milioni di pagine visualizzate al mese.

Gli utenti hanno accesso a strumenti come un servizio di posta elettronica interna (per amici, gruppi di amici e membri della community), community e relative discussioni (club), album fotografici personali e delle community, archivi di articoli, messaggistica istantanea e chat, oltre ad una moneta virtuale chiamata coroob, un registro di spese e guadagni per utenti, negozi virtuali per vendere beni e servizi, domande e risposte, condivisione di collegamenti e contenuti, notizie, impostazione dei permessi di privacy.

WeChat

WeChat è un servizio di messaggistica istantanea – o meglio è anche questo, dato che l’app include moltissime funzioni, dai pagamenti agli ordini al ristorante, al gaming – che consente di comunicare sia attraverso messaggi di testo che vocali per dispositivi mobili, sviluppato dalla società cinese Tencent.

La prima versione è stata distribuita a gennaio 2011. L’applicazione è disponibile per Android, iPhone, Blackberry, Windows Phone, Symbian e Windows 10 e le lingue supportate sono il cinese semplificato e tradizionale, l’inglese, l’indonesiano, lo spagnolo, il portoghese, il turco, il malese, il giapponese, il coreano, il polacco, l’italiano, il tailandese, il vietnamita, l’indi e il russo.

Gli utenti di WeChat possono inoltre postare foto e stati, condividere musica, articoli e mettere “mi piace” a contenuti condivisi da altri utenti nella funzione “Moments” e con WeChat Pay effettuare transazioni online e trasferire denaro.

WhatsApp

Un’applicazione di instant messagging per smartphone, sempre di proprietà di Facebook.

WhatsApp oltre allo scambio di messaggi testuali permette di inviare immagini, video, audio, documenti, la propria posizione geografica e fare chiamate e videochiamate VoIP con chiunque abbia uno smartphone dotato di connessione a Internet e abbia installato l’applicazione. La sua applicazione si sviluppa sempre di più anche nella direzione del marketing di prossimità.

Messenger

Facebook Messenger è un’app di messaggistica istantanea reso disponibile prima solo per dispositivi mobili e successivamente anche sul web. Messenger permette agli utenti di scambiare messaggi di testo e chiamate vocali, file, immagini e foto, creare conversazioni di gruppo e negli Stati Uniti effettuare transazioni economiche direttamente attraverso l’app.

Anche su Messenger sono ora disponili reaction, filtri e adesivi per personalizzare le proprie foto e condividerle con gli amici. Una delle funzionalità più apprezzate di Messenger da parte delle aziende è la possibilità di integrazione di Chatbot.

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Line

Un’applicazione di instant messaging per smartphone, tablet e computer, Line consente di scambiare testo, immagini, video e audio e di effettuare telefonate e videoconferenze via VoIP.

È stata sviluppata dal gruppo sudcoreano Naver Corporation e lanciata in Giappone nel 2011, diventando nel 2013 il social network più usato nel Paese.

Viber

Viber è una delle applicazioni di messaggistica istantanea più diffuse, che permette, in modo del tutto gratuito, di effettuare telefonate e inviare messaggi di testo con immagini ad alta definizione, tramite WiFi o reti 3G.

È stata fondata ed è di co-proprietà di quattro partner israeliani: Talmon Marco (amministratore delegato), Igor Megzinik, Sani Maroli e Ofer Smocha. Il 14 febbraio 2014, la startup è stata acquisita dalla società giapponese Rakuten per 900 milioni di dollari. Viber sincronizza i contatti già presenti nella rubrica del telefono e riconosce quali contatti hanno già attivato il servizio e sono quindi raggiungibili.

Snapchat

Nota ormai anche come “app del fantasmino”, Snapchat è un servizio di messaggistica istantanea per smartphone e tablet che consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore.

Oggi il numero degli utenti attivi giornalieri è di circa 190 milioni.

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Tencent QQ

Tencent QQ, generalmente chiamato QQ, è il più popolare programma di messaggistica istantanea in Cina. L’app è di proprietà della Tencent Holdings Limited.

Quando è entrato nell’uso delle famiglie cinesi, QQ è subito diventato un fenomeno culturale, superando per importanza Skype, MSN e Yahoo. Oltre al programma di chat, QQ ha anche sviluppato altre applicazioni, tra cui giochi online, suonerie scaricabili, eccetera.

Skype

Skype è un software proprietario freeware di messaggistica istantanea e VoIP, che unisce le  caratteristiche di un servizio di chat, ad un sistema per le telefonate basato su un network Peer-to-peer.

Skype utilizza un protocollo VoIP per trasmettere le chiamate, mentre i dati, trasmessi in formato digitale, vengono cifrati tramite algoritmi. Già nel 2011 l’applicazione contava circa 663 milioni di utenti registrati a livello mondiale e oggi offre una serie di nuove funzioni come adesivi, emoticon e chiamate di gruppo potenziate, con l’aggiunto di comode funzioni come la traduzione simultanea in sottotitoli, che lo rendono uno dei sistemi più utilizzati non solo in ambito di lavoro da remoto, ma anche per le conversazioni private e familiari.

Arriva il primo TEDxMatera con "Ancien Future": un'anteprima


Con il sostegno delle autonomie locali e grazie all’organizzazione di Mariapia Ebreo, il prossimo 20 maggio sarà Matera la location del primo TEDx lucano.
Lì, ospiti di rilevanza internazionale proporranno idee di grande valore all’interno del consueto format, progettato per assicurare autorevolezza e parità di trattamento fra tutti gli interventi.

TED, infatti, è l’organizzazione no-profit dedicata alla diffusione di Idee di Valore, nata in California venticinque anni fa, e le sue conferenze costituiscono un appuntamento annuale a cui sono invitati a partecipare i world’s leading thinkers and doers, con interventi di 18 minuti ciascuno.

TEDx è l’acronimo di Technology Entertainment e Design, e si riferisce ad un format di eventi che hanno l’obiettivo di diffondere idee di valore, e la x sottolinea che si tratta di eventi organizzati in modo indipendente, a livello locale, che consentono di condividere l’esperienza del TED con un impatto in un determinato territorio.

Sulla scorta di questa formula, quindi, il TEDxMatera proporrà dieci speaker, protagonisti di diversi punti di vista sul tema dell’Ancien Future, in una location simbolo dell’unione tra tradizione e innovazione, a Casa Cava, nei Sassi di Matera, che sono tra l’altro patrimonio dell’Umanità Unesco.

Gli speaker


I TEDTalks si alterneranno in modo da stimolare confronti e connections con i partecipanti e saranno condotti, tra gli altri, da:

Nicoletta Iacobacci, Head of Future Media dell’European Broadcasting Union

Dale Herigstadt, Mente creativa che ha concepito l’interfaccia grafica di Minority Report, il film di Spielberg

Barbara Serra, giornalista di Al Jazeera English

Federico Ferrandina, musicista materano

Giampiero Gramaglia, direttore di Euractiv.it e già direttore Ansa

Alex Giordano, fondatore NinjaMarketing e direttore del Centro di Etnografia Digitale.

About TEDxMatera: risponde Mariapia Ebreo


Cosa significa realizzare a Matera un evento importante come il TED, sia da lucana che da professionista della comunicazione?

Matera è “il luogo ideale” in cui far confluire “idee che meritano di essere condivise”. TEDxMatera nasce dalla volontà di puntare l’attenzione sulle piccole realtà che, proprio come Matera e la Basilicata tutta, sono dotate di vocazioni e talenti, che meritano di essere valorizzati e comunicati. Dieci storie di valore saranno raccontate sul palco del TEDxMatera, per gli attenees, gli ospiti presenti, e per la platea “online” che il circuito dei video TEDx raggiunge a livello internazionale.

L’obiettivo vorrebbe essere quello di “portare stimoli di riflessione”, spunti di ragionamento, che consentano a tutti di rivalutare, a livello personale e di territorio, le proprie qualità e le occasioni di crescita e sviluppo. Per me, materana, “migrante e tornante”, giornalista prestata alla comunicazione, questa esperienza rappresenta esattamente questo: un’occasione per mettere a valore delle esperienze, che nel mio caso sono quelle del TEDxTransmedia, a cui ho collaborato per le edizioni del 2012 e 2013 a Roma, e farne uno strumento di crescita e maturazione, personale e professionale.

Perché hai scelto proprio un tema come “Ancient Future” come filo conduttore degli interventi?

Ancient Future è quello che ho respirato, ogni giorno, vivendo, crescendo e lavorando a Matera. La terza città più antica del mondo, che ospita un centro ASI, è una specie di bellissimo ossimoro, che ritrovi poi nella mentalità, nelle persone, nelle abitudini. Provare a sciogliere questo punto, capire quanto i due mondi possano dialogare davvero, o capirne le distanze reali, e crearne valore, questo mi è sembrato un bel punto di partenza per cominciare il percorso del TEDxMatera.

Che tipo di impatto pensi avrà un TEDx in Basilicata?

Matera mi ha piacevolmente stupito, per l’attenzione che ha voluto dedicare all’evento. E la Basilicata ha confermato questo bel “mood” di accoglienza e disponibilità rispetto ad una idea, quella del TEDxMatera, che per la prima volta porta questo tipo di Conference in una terra ricca di talenti che meritano, davvero, di essere “condivisi”.

Tutti questi elementi sono stati già confermati quando si è scatenato, in maniera del tutto spontanea, il buzz nei confronti di questo evento non appena si è iniziata a diffondere la voce intorno alla sua realizzazione nella città di Matera, raccolto poi in uno storify, precedente al lancio ufficiale al Forum della Comunicazione di Milano di due giorni fa.

I preparativi del TEDxMatera sono, quindi, in corso e presto sarà lanciato il sito tedxmatera.com dove sarà possibile trovare tutte le informazioni relative gli interventi e l’organizzazione.
Intanto il TEDxMatera si può seguire anche su Facebook o su Twitter.

Cardstore: il lavoro più duro e più importante [VIRAL VIDEO]

Prendi un annuncio di lavoro, un lavoro che non esiste – “directors of operation” – pubblicalo su quotidiani e su diversi siti on-line, comincia ad intervistare i candidati proponendo loro il più estenuante, senza pause e senza paga, e il più duro lavoro che possa esistere.

Poi racconta che per quanto possano essere increduli quel lavoro esiste davvero, è il lavoro di ogni madre: Cardstore per la festa della mamma ricorda quanto sia difficile dare alla luce e crescere i propri figli e consiglia ai loro clienti che devono sempre ricordarsi della propria madre.

Video geniale, semplice e emozionale quello realizzato dall’Advertising Agency Mullen di Boston per la campagna di Cardstore in avvicinamento alla festa della mamma. Il video racconta l’esperimento fatto con i 24 candidati e svela solo nel finale il concept del promo.

La reazione dei candidati che prima ridono imbarazzati, per poi commossi augurare un felice Mother’s day e ringraziare le proprie madri, sono il focus dell’adv che vuole emozionare, far riflettere e veicolare sul sito Cardstore gli utenti per creare il proprio biglietto d’auguri.

cardstore video

cardstore festa della mamma

cardstore il lavoro più duro

cardstore video virale

cardstore mamma

cardstore prank

Il tema della mamma come lavoro duro e faticoso era stato già trattato per le recenti olimpiadi di Sochi 2014 e nel 2012 per le olimpiadi di Pechino da P&G con la campagna #BestJob.

Cardstore ha cavalcato il filone in modo opportuno, introducendo una componente di originalità e sopresa, come si evince dal notevole rumor su Twitter. È stato creato infatti l’hashtag #worldstoughestjob che ha aiutato il video a riscuotere in pochisismi giorni già 10 milioni e mezzo di visualizzazioni… in fondo la mamma è sempre la mamma.

Corporate Storytelling: consigli per una narrazione di successo

Corporate Storytelling

Dietro ogni impresa, grande o piccola che sia, ci sono delle storie, che attendono di essere trovate, raccontate e condivise. Che tu sia una grande impresa, un’agenzia, una PMI o un freelance, sia che tu ti muova prevalentemente online o offline, oggi hai bisogno di raccontarti.

Andrea Fontana [Co-Founder @ Storyfactory] e Massimo Lico [Visual Storytelling Specialist @ Storyfactory] – docenti del Ninja Corso Online in Corporate Storytelling, illustreranno le strategie e gli strumenti per la narrazione dei brand, offrendo scenari evocativi, tecniche espressive e spunti pratici con i quali poter sviluppare una narrazione efficace, in grado di impattare sul coinvolgimento delle persone dell’impresa, e di conseguenza verso i propri clienti e il proprio business.

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con i docenti: ecco cosa mi hanno raccontato…

Prima di leggere l’intervista, ne approfitto per ricordarti che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 12 maggio (e si somma agli ulteriori sconti e bonus se hai già frequentato uno o più corsi Ninja Academy). E se vuoi un assaggio del corso, martedì 6 maggio a partire dalle 17 ti aspettiamo al free webinar!#NinjaCS

Che cosa è il corporate storytelling?

E’ l’applicazione delle tecniche narrative a brand, prodotti, persone…. E in generale ai contesti organizzativi complessi. E cioè un modo per aiutare brand, prodotti, persone e spazi a raccontarsi, sia con interlocutori interni che esterni.

Lo Storytelling evolve la comunicazione classicamente intesa, perché parla un linguaggio più profondo e immediato: ognuno di noi è una storia in continuo divenire, che si evolve in base alle altre storie con cui entra in contatto.

what's your story

Ci dareste 3 suggerimenti per un Corporate Storytelling efficace?

Il primo suggerimento è questo: leggi il tuo lettore. Non esiste più il target, tutto viene assorbito dal concetto di lettore che interpreta un copione e modifica quello degli altri, che partecipa attivamente alla narrazione.

Il secondo: costruisci le storie in modo coerente, strategico: l’importante non è raccontarsi in sé, ma far riconoscere la propria audience nel racconto. Non c’è manipolazione, bensì riconoscimento.

Il terzo: scegli con cura e attenzione il tuo medium. Occorre optare già in fase di elaborazione per il mezzo con il quale si vorrà diffondere la storia, e quindi lo strumento è una scelta a priori.

Cos’è e come si sviluppa il Visual Storytelling?

Un’immagine vale più di cento parole. Il potere narrativo delle immagini è noto a tutti, perché tutti ne abbiamo fatto esperienza, ma meno nota è la grammatica che aiuta a costruire questa tipologia di racconto. Il Visual Storytelling studia e applica questa grammatica.

Lo sviluppo dipende da molte variabili, come il lettore di riferimento, il contesto narrativo e il medium. Una foto o un video non sono a priori un “racconto”, bisogna saperli comporre.

visual storytelling

Come coniugare Social Media, Storytelling e Visual Storytelling?

È un gioco di equilibri che va stabilito strategicamente, e che va continuamente rivisto e aggiustato nel tempo. Le storie sono vive e interagiscono con altre storie, tanto più e tanto più rapidamente ciò accade nei social.

Se la progettazione è stata ben orchestrata, il risultato sarà semplice, immediato, e spingerà le persone ad un’azione diretta. Non è un procedimento di addizione di elementi, bensì di riduzione ad un denominatore comune.

***

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.

BE NINJA.

Ninja social oroscopo dal 17 al 23 aprile

Da sempre ho una teoria: la mutevolezza è la nostra salvezza.
Perchè qualsiasi cosa possa accadere in una giornata, questa dura sempre 24 ore. Per quanto duro possa essere un inverno, prima o poi arriva la primavera. E così via…
Questa settimana, il re degli astri, il re Sole, si sposterà dall’Ariete al Toro e tutto sarà illuminato di una nuova luce.
Il Toro vi scalderà con un sorriso nuovo, se una Vergine deciderà che siete la sua dolce metà non avrete scampo, il Capricorno potrebbe lasciarvi vivere anche se certamente lo state infastidendo.
Cercate parcheggio con uno Scorpione che, data la sua fortuna, lo troverà di certo prima degli altri! Mettetevi in affari con un Pesci (ma tenete voi i conti!) e se avete un capo della Bilancia prendete ferie.
Amate un Cancro, tenete d’occhio l’Ariete con i suoi colpi di genio, fate solo finta di ascoltare un Leone… ma ovviamente senza che lui se ne accorga dato quanto è permaloso.
Giocate con un Gemelli ma non aspettatevi che voglia giocare al dottore, affidatevi ciecamente alle mani di un Sagittario e se vivete con un Acquario… fate finta che non ci sia. Lui ha bisogno di essere ignorato!
Buona settimana a tutti…

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

Reaper of Souls è l’espansione del videogioco online “Diablo III”, sviluppato dalla nota software house americana Blizzard. 

Scopriamo gli altri titoli nella classifica dei videogiochi italiana riferita al mese di marzo.
A seguire troverete indicati (con colori diversi) i nuovi ingressi e le differenze di posizioni rispetto alle vendite di Febbraio.

PC: Classifica Videogiochi (Marzo 2014)

1) Diablo III: Reaper of Souls – Activision Blizzard  **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

2) Titanfall – Electronic Arts  **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

3) Diablo III: Reaper of Souls (Collector’s Edition)
– Activision Blizzard **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

4) World of Warcraft – carta pre-pagata da 60 giorni
– Activision Blizzard **-1 Posizioni

5) The Sims 3: Starter Pack – Electronic Arts **-3 Posizioni

6) Football Manager 2014Sega **-5 Posizioni

7) South Park: Il Bastone della Verità – Sega **New Entry

8) Call of Duty: Modern Warfar 3 – Activision Blizzard **New Entry

9) Simcity (Limited Edition) – Electronic Arts **-4 Posizioni

10)  Diablo III – Activision Blizzard **-1 Posizioni

CONSOLE: Classifica Italiana dei Videogiochi (Marzo 2014)

1) Infamous Second Son su PS4 – Sony **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

2) Titanfall su Xbox One – Electronic Arts **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

3) Dark Souls II su PS3 – Namco **New Entry

La classifica italiana dei videogiochi per PC/Console più venduti a marzo

4) Metal Gear Solid V: Ground Zeroes su PS4 – Konami **New Entry

5) FIFA 14 su PS3 – Electronic Arts **-4 Posizioni

6) FIFA 14 su PS4 – Electronic Arts **-4 Posizioni

7) Yoshi’s New Island su 3DS – Nintendo **New Entry

8 ) GTA V Grand Theft Auto su PS3Rockstar Games **-5 Posizioni

9) Call of Duty: Ghosts su PS3 – Activision Blizzard **New Entry

10) Metal Gear Solid V: Ground Zeroes su PS3 – Konami **New Entry

Pepsi e il packaging in realtà aumentata per FIFA World Cup

Il packaging è uno dei mezzi più efficaci per comunicare un marchio. Ha una vastissima portata, dal negozio alle case dei consumatori, e ha un incisivo effetto sui processi di acquisto: è una guida per l’orientamento nel negozio, indirizza il consumatore e dà notizie sulla qualità e sugli aspetti del prodotto.

Pensate a cosa può succedere combinando una confezione intelligente con un’app che interagisce usando la realtà aumentata!

È stata questa l’idea innovativa attuata dal gigante delle bibite Pepsi che per la comunicazione di FIFA World Cup Brasile 2014 ha realizzato la campagna “Now Is What You Make It”.

Oltre alla pianificazione visiva, che coinvolge le più note superstar del football a livello mondiale, approfondisce l’interazione concessa da una nuova tecnologia, la  realtà aumentata (AR), applicandola direttamente sulle lattine.

Utilizzando l’applicazione gratuita è possibile sbloccare una serie di elementi e contenuti esclusivi, compresi i dietro le quinte e un gioco di calcio interattivo, che permettono di personalizzare e gestire l’esperienza.

Non è un’idea nuova, ad oggi Blippar ha collaborato con oltre 750 brand, ma la combinazione di Pepsi e del calcio mondiale può significare una forte spinta per la tecnologia AR non ancora comune tra gli strumenti più diffusi.

Sarà un semplice espediente che avremo dimenticato nel giro di pochi anni, o un aspetto essenziale del futuro del packaging design? Diteci la vostra!

Festival of Media Global: UM Australia è l’agenzia dell’anno

La giuria del Festival of Media Global quest’anno ha onorato del titolo Agency of the Year Award l’agenzia australiana UM, che si è aggiudicata anche il premio di Campaign of the Year.

La campagna premiata è Cross the Line (XTL), ideata per il governo australiano, che consiste in un’iniziativa che coinvolge i giovani per promuovere il rispetto nelle relazioni e l’utilizzo responsabile dei social media.

UM ha vinto anche con altri due lavori: Fast Front Pages per News Corps (Silver, Best Communications Strategy) e Spend Your Lunch Well per ING Direct (Gold, Best Entertainment Platform).

Mat Baxter , CEO di UM Australia, ha dichiarato: “Questo è un grande riconoscimento per la squadra ed è fantastico vedere una campagna che promuove i rapporti rispettosi tra i giovani mostrata sulla scena mondiale. Questi premi ci danno un punto di riferimento importante sulla qualità del lavoro che stanno facendo per i nostri clienti. Sono entusiasta e onorato che UM Australia è una delle migliori agenzie media di tutto il mondo”.

Ha commentato uno dei giudici, Tom Gill, global media director di Heineken: “Sentiamo spesso parlare della necessità per i brand di avere uno scopo di là del loro fine principale, ed è quello di usare il sociale come un percorso naturale per il proprio pubblico e di avere qualcosa di semplice da dire a loro che risuoni. XTL ha soddisfatto tutte queste caratteristiche in un modo e ad un livello pari a nessun altro concorrente”.

Le aziende dicono no agli uffici risorse umane

 

Si assiste ultimamente ad un fenomeno generalizzato: le aziende cercano strutture di gestione più uniformi e vogliono più responsabilità per i dipendenti, finendo per prendere di mira proprio le risorse umane. Secondo i dirigenti, il tradizionale reparto risorse umane, che rivendica il dominio su tutto, dall’assunzione al licenziamento, fino al mantenimento della diversificazione delle posizioni lavorative, soffoca l’innovazione e costringe le imprese a politiche e processi inefficienti. Allo stesso tempo, un boom del settore software per le human resources ha reso molto più semplice automatizzare o esternalizzare le funzioni relative al personale, come la gestione delle paghe e l’amministrazione dei benefit.

Mediare le controversie senza l’ufficio risorse umane

Pochi anni fa la LRN Corp., che aiuta le aziende a sviluppare programmi di etica e conformità, ha modificato la sua struttura abolendo la maggior parte dei titoli di lavoro e dei nomi di reparto e giungendo infine ad eliminare il reparto risorse umane.

 

 

Alcuni lavoratori dicono di avvertire molto l’assenza di un ufficio risorse umano interno, soprattutto quando si tratta di responsabilità dirette delle HR, come mediare le controversie coi dipendenti o risolvere i problemi di pagamento. Ma LRN e altre società che si muovono nella stessa direzione sostengono che le imperfezioni andranno limate, ma la strada da percorrere resta questa.

Manager e talent scout

Ruppert Landscape Inc., una società con 900 dipendenti, ad esempio, non ha mai avuto un reparto risorse umane tradizionale. Sono invece direttamente i manager a gestire il rinnovo dei contratti e ad andare a caccia di nuovi talenti durante le sessioni di reclutamento nei college, preparandoli poi al lavoro in azienda. Secondo il CEO Craig Ruppert, la struttura decentrata favorisce l’autonomia e la responsabilità tra i leader di tutta l’azienda. Facendo una stima, i dirigenti impiegano appena il 5% del loro tempo su questioni relative alle risorse umane.

Nel 2012, i datori di lavoro degli Stati Uniti hanno avuto una media di 1,54 esperti di risorse umane ogni 100 dipendenti, con un leggero aumento rispetto al minimo di 1,24 del 2009, l’anno della recessione. Questi professionisti, stando ai dati del governo americano, guadagnano un salario medio annuo di circa 51 mila dollari.

Per le startup il discorso è in parte differente. Queste infatti di solito nascono senza team di personale esterno, ma la SHRM (Society for Human Resource Management) ricorda che le aziende in genere hanno esigenza di avere un ufficio risorse umane non appena raggiungono i 15 dipendenti, ovvero quando le questioni del personale diventano abbastanza complesse da richiedere competenze specialistiche.

 

I rischi dietro l’eliminazione del reparto risorse umane

Secondo Steve Miranda, amministratore delegato del Centro di Cornell University per gli studi sulle Risorse Umane avanzate ed ex dirigente delle risorse umane presso Lucent Technologies, ora parte di Alcatel- Lucent, “ogni volta che si pensa di eliminare porzioni di HR si deve pensare al rischio finanziario e al rischio strategico”. I manager spesso non hanno una conoscenza specializzata, importantissima, invece, per mantenere un’azienda competitiva. Dall’altro lato non hanno una conoscenza specifica delle leggi in materia di lavoro. Rischiano così di incorrere in azioni legali contro l’azienda solo per non aver applicato correttamente una norma, oppure, se non sanno dove trovare tecnici qualificati, rischiano di rimanere indietro nella continua battaglia per il talento.

 

 

Un esempio su questo tipo di problemi è dato dal caso di Outback Steakhouse. Quest’azienda non ha avuto un ufficio risorse umane fino al 2008, ma ha dovuto crearne uno non molto tempo dopo che la Commissione per le Pari Opportunità ha citato in giudizio la catena di ristoranti per discriminazione sessuale. Così, nel 2009, Outback ha pagato 19 milioni dollari per risolvere il caso e ha deciso di aggiungere una posizione di HR a livello esecutivo.

La soluzione dei dipendenti “concierge”

Allo stesso modo, anche i problemi interpersonali devono essere gestiti in modo diverso quando non vi è la mediazione delle HR. Klick Salute, un’agenzia di marketing con sede a Toronto con focus sulla sanità, ha rinunciato a un reparto delle risorse umane, sostituendolo con due “concierge”, ossia due dipendenti con un background nel customer – service, il cui compito è quello di creare ciò che il CEO Leerom Segal chiama una esperienza di lavoro “priva di attriti” per i dipendenti. Per i “concierge” questo significa gestire svariati aspetti: dalla creazione di sessioni di tutoraggio e percorsi di sviluppo di carriera, fino a trovare un regalo di compleanno per la moglie o il marito di un dipendente. Quando i collaboratori non riescono a lavorare insieme in team o i dipendenti non raggiungono lo scopo con i loro manager, Mr. Segal si aspetta che risolvano i problemi da soli. “Chiediamo ai manager di riconoscere eventuali potenziali problemi” all’inizio, spiega Segal, ed eventualmente di spostare i dipendenti a team differenti se questi problemi non possono essere risolti rapidamente.

 

 

Eppure anche questo tipo di soluzione può creare degli svantaggi, dato che questa apertura porta ad un rapporto più confidenziale, forse troppo. Dunque anche se a volte i manager percepiscono gli uffici del personale come un freno per la crescita aziendale, anche operando senza di loro si può arrivare alla stagnazione. Il processo di assunzione della società, per esempio, è diventato un calvario lungo e contorto: mentre i dipendenti lavorano per capire quali sono le competenze e lo stipendio che un nuovo lavoratore dovrebbe avere, i dirigenti sono diventati “i decisori finali per tutto”, creando una sorta di imbuto attraverso cui far passare ogni decisione.

A volte, insomma, l’unica cosa peggiore di avere un ufficio risorse umane è proprio non averne uno.

 

[Fonte: Wall Street Journal]

Immaginate di partecipare al vostro funerale: Go For Zero [VIDEO]

Immaginate di partecipare al vostro funerale: Go For Zero

Come ti sentiresti se qualcuno ti invitasse al tuo stesso funerale? Vedere la bara con su scritto il tuo nome ed ascoltare le persone a te più care ricordarti in lacrime: è quello che è successo ai protagonisti di questo video commissionato per la campagna sociale di prevenzione e sensibilizzazione al tema degli incidenti stradali, Go For Zero.

Il video ha dato il via ad una serie di messaggi virali, scambiati tramite un apposito format da amici e parenti per ricordarsi dell’ amore e dell’affetto prima che sia troppo tardi.

La reazione dei partecipanti è stata in principio una sorpresa, poi una presa di coscienza e una paura, ed infine un pianto liberatorio ed un abbraccio reale per sentirsi ancora in vita, una vita che va salvaguardata.

melanie

Immaginate di partecipare al vostro funerale: Go For Zero

Immaginate di partecipare al vostro funerale: Go For Zero

Immaginate di partecipare al vostro funerale: Go For Zero

Se anche tu spesso acceleri non curante dei limiti, o usi il telefono alla guida e bevi un po’ troppo al sabato sera, guarda il video e prova ad immedesimarti.