I cartoni animati più psichedelici di sempre [PARTE 2]

Dopo che io e Ciube abbiamo pubblicato il primo video, alcuni fan (di Ciube) ci hanno scritto per segnalarci che ci eravamo dimenticati alcuni cartoni indispensabili, quindi ecco a voi la 2° parte dei cartoni animati più psichedelici di sempre.

Alla prossima

Jack’nRoll

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Branded entertainment, casi di successo in Europa ed Italia [GUEST POST]

Di Davide Bartolucci, CEO&Founder Shado.

Da anni si discute di quanto intrattenimento e advertising si trovino ad incrociare in modo sempre più integrato le loro strade.

Vediamo quotidianamente campagne pubblicitarie che lanciano personaggi di culto, che utilizzano in modo molto raffinato le armi di uno storytelling sempre più esteso. Al tempo stesso la televisione concentra i suoi investimenti in grandi eventi collettivi ed aggreganti, show nati per spettacolarizzare al massimo livello le principali passioni del pubblico: cucina, musica, relazioni, ma anche tutte le sfumature dell’odierno lifestyle.

Non interrompere ma estendere

Broadcaster e produttori di contenuti, a causa della complessità dei loro modelli di business, vivono questo cambiamento in modo graduale, di certo molto più lento e progressivo di quanto non dicessero le più entusiastiche proiezioni in materia, ma in questi mesi stiamo assistendo ad una forte accelerazione nell’integrazione tra programmi televisivi e canali di intrattenimento con i brand che investono nella visibilità che solo questi soggetti sanno generare.

In Italia non registriamo ancora un impatto simile a quello che ha, per fare l’esempio più celebre, il Super Bowl negli Stati Uniti; a quel livello è addirittura un singolo evento a influenzare intere strategie promozionali, fino al linguaggio stesso con cui vengono lanciati dei nuovi prodotti sul mercato. Ciò che sta cambiando invece anche in casa nostra è la funzione della marca all’interno dei processi di storytelling popolare.

Brand experience estendibili

Se in altre parole fino a poco tempo fa la preoccupazione principale degli inserzionisti era quella di non essere più visti solo come l’interruzione pubblicitaria che interrompe lo spettacolo, oggi c’è una tendenza al rilancio, ovvero creare esperienze di brand che aggiungano valore ad un programma televisivo, interpretandone la meccanica distintiva e diventandone di fatto un’estensione.

Un esempio pratico in Europa è quello degli inglesi di iTV, da anni sono molto attivi in questo ambito con una divisione di business che mira a creare progetti caratterizzati da una forte integrazione tra talent, meccanica dello show e presenza della marca.

È così che sono nate le partnership tra la catena di grande distribuzione Morrisons e lo show di varietà Ant & Dec’s Saturday night takeaways, o quella di Gala Bingo con lo show Coronation Street.

Nel primo caso il duo comico Ant & Dec, presentatori dello show, sono protagonisti di numerose estensioni dello show, dalle licenze per prodotti in vendita negli store, a campagne tematiche digital e adv, contenuti online e concorsi e giochi su facebook.

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Nel secondo Gala Bingo (gaming) ha studiato un’esclusiva versione di Bingo online caratterizzata dalla presenza dei personaggi dell’altrettanto popolare game show Coronation Street.

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In entrambi i casi vediamo come sviluppare progetti integrati come questi aumenti sensibilmente il ROI e l’ingaggio del pubblico su iniziative multipiattaforma.

Il caso Amadori

Anche in Italia riposizionare un brand sui nuovi cluster di consumatori, valorizzando al massimo sponsorizzazioni e product placement è possibile con la giusta strategia.
Con Amadori è stato intrapreso un percorso progressivo, lanciando nel 2011 le Amadorabili ricette, spinoff della campagna pubblicitaria con Teresa Mannino diventata così web serie interattiva. Oggi il  brand è reduce da un’ancor più soddisfacente iniziativa di branded entertainment: Amadorabili Chef, una sorta di game show online che ha accompagnato la terza edizione di Masterchef.
In concomitanza con ogni puntata del talent show culinario, sono stati rilasciati altrettanti episodi originali sui canali online Amadori; qui lo chef Bruno Barbieri lanciano sfide settimanali sulla preparazione del pollo, ha permesso agli utenti di imparare le principali tecniche di preparazione con un approccio how-to, ma soprattutto di concorrere alla vincita di premi molto ambiti, primo tra tutti la partecipazione ad una sua cooking class.

È molto importante sottolineare come il successo di queste iniziative sia strettamente legato alla consapevolezza del brand, in questo caso Amadori, che mettere a fattor comune tutti i suoi asset di comunicazione in modo convergente ed integrato, sia la vera chiave del risultato, e che politiche di medio lungo termine trasformano la serialità, tipico approccio televisivo, in una forma di identità aziendale di nuova generazione. Nell’infografica i numeri dell’iniziativa!

In conclusione possiamo dire che le partnership tra i produttori di intrattenimento ed i grandi brand che già investono in format e programmi tv molto popolari, o che stanno considerando di farlo, hanno oggi una grande opportunità, quella di creare esperienze inedite ma in linea con le meccaniche che generano il successo dei grandi show, farlo sui propri canali, ed offrire al pubblico delle vere e proprie estensioni dell’esperienza che li appassiona, aumentando in modo sensibile il moltiplicatore derivante dal coinvolgimento emotivo dei fan e quindi il ROI di campagne di branded entertainment.

Mission 31, Fabien Cousteau lancia la prima missione subacquea in diretta sui social media

Photo credit: Brian Lam

L’acqua collega tutti“. Sentir pronunciare queste parole da Fabien Cousteau, nipote del celebre Jacques, equivale a sentire un lampo di verità, semplice quanto pura. La cosa affascinante è vedere poi questa verità realizzata e tradotta anche attraverso le tecnologie social.

Mission 31 reca con sé diversi primati. Nessun team di esplorazioni sottomarine ha mai passato 31 giorni e 31 notti sott’acqua. E’ quanto succederà, questa primavera, all’interno della stazione subacquea Aquarius al largo delle Florida Keys. Fabien Cousteau dirigerà un gruppo di ricerca oceanografica che studierà issue quali clima, inquinamento, e gli effetti della vita sott’acqua sul corpo umano. Quanto può un essere umano restare senza luce del sole? Quali effetti a lungo termine ha la pressione dell’acqua sul nostro corpo?

Photo credit: Mission 31

Proseguendo nel solco della legacy delle missioni Conshelf del nonno Jacques, Mission 31 si svolgerà con un’importante novità: ogni giorno della ricerca sarà trasmesso live, 24 ore su 24, grazie alle più conosciute piattaforme digital. Skype, Facebook, Twitter ed Instagram su tutti. Sarà possibile seguire la vita all’interno della stazione Aquarius e al di fuori in ogni momento, partecipando ad una ricerca che per la prima volta tenta di coniugare scienza e divulgazione grazie ai social media.

“Al termine della missione ConshelfTwo, mio nonno Jacques produsse il documentario-premio Oscar World Without Sun. Eppure ricevette critiche derivanti dai più scettici sulla sua cattura delle immagini subacquee più sconvolgenti”, racconta Fabien. “Utilizzando le tecnologie di ripresa più avanzate, saremo in grado di mostrare al mondo ogni secondo di Mission 31 in tempo reale e senza montaggio. Credo che molte persone saranno scioccate da queste immagini. Abbiamo esplorato meno del 5% del regno oceanico, c’è davvero tanto altro da scoprire”.

Photo credit: Anne-Marie Cousteau

Proprio a partire dalle differenze tra Mission 31 e ConshelfTwo abbiamo intervistato Fabien Cousteau, chiedendogli come potrà il pubblico “da casa” interagire con i ricercatori nell’Aquarius. Un ponte comunicativo che esemplifica un perfetto collegamento tra mondo analogico e mondo digitale. Presto sarà anche indetto un concorso lanciato da Nokia Lumia che porterà pochi fortunati vincitori a passare qualche giorno sott’acqua, in compagnia anche dei VIP endorser di OceanElders, come Richard Branson che parteciperà alla missione via Skype. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ma per Misson 31 sarà proprio questo il bello.

Come sta cambiando Facebook: quello che i marketer devono sapere

Vi racconteremo i cambiamenti del social network che ha cambiato le regole del raccontare i brand, attraverso una matrice che tanto ricorda le famose matrici da studi universitari di marketing.

Gli innovatori della rete vedono all’orizzonte il tramonto di Facebook tuttavia, da parte del social più chiacchierato dell’infosfera, non ci sono segni di cedimento ed è una buona notizia per chi si occupa di marketing e ha inserito Facebook tra le leve del marketing mix del prossimo anno.

Sembra chiaro che, quando si ragiona di marketing (si tratti di Facebook o di qualsiasi altro strumento online) è fondamentale rimanere costantemente aggiornati per prendere direzioni continuamente nuove e per essere consapevoli di quello che sta cambiando. Solo allora si potrà raggiungere il massimo successo di una campagna.

Se il vostro lavoro coinvolge quello che Facebook vi da’ la possibilità di fare, non potete trascurare i seguenti punti:

Focus sul News Feed

Per molto tempo la barra laterale è sembrato il posto più ovvio per posizionare il proprio annuncio, tuttavia, ora qualcosa è cambiato; e’ il news feed a scalare la vetta perché è qui che la maggior parte degli utenti sono suscettibili di visualizzare e interagire con il vostro messaggio. Sulla base dei dati di Facebook, per il terzo trimestre del 2013 è stato stimato 44 volte superiore il CTR e 5 volte superiore il tasso di conversione.

Puntare sul Mobile

Ormai, è un fatto ben noto che gli utenti mobile costituiscono un pezzo importante di tutti gli utenti attivi di Facebook. Tenendo presente questo, una parte significativa del budget pubblicitario deve essere assegnato alla sola parte mobile di Facebook. Creare campagne mobile efficienti esige approcci creativi diversi è quindi necessario studiare i comportamenti degli utenti mobile.

Familiarità

Le statistiche e le osservazioni da parte degli esperti, suggeriscono che gli utenti di Facebook sono più propensi ad acquistare da marche che già conoscono e con cui hanno già interagito. Per questo è importante conoscere la storia del comportamento degli utenti e le loro preferenze. Tempo e budget dovrebbero essere assegnati a strumenti che aiutano a costruire una storia e a creare un rapporto con gli utenti. Strumenti come la personalizzazione del pubblico aiutano i marketer ad acquisire conoscenze sui clienti specifici (sulla base di ciò che hanno cercato in precedenza) incrementando così il tasso di conversione.

Non essere monotoni

La capacità di attenzione di utenti è bassa e l’ultima cosa che faranno è impegnare la loro attenzione sugli stessi annunci più e più volte . Per mantenere vivo e motivato un contenuto e far si che gli utenti interagiscano con il vostro marchio, sviluppate validi contenuti creativi e fatelo negli orari di maggiore seguito del vostro pubblico. Questa strategia può portare ad un CTR quasi del 35% più alto.

La pubblicità, anche su Facebook, raggiunge un livello di competitività molto alto e nuove idee e misure devono essere prese al fine di creare un’impressione positiva e mantenerla.

Utilizzando le linee guida di cui sopra, si può realizzare una campagna di successo, ottenendo risultati soddisfacenti per tutto il 2014.

Humin, la startup che umanizza il tuo network

Humin, la startup che umanizza il tuo network

Humin, la startup che umanizza il tuo network

 

E’ vero che fare network aiuta? Probabilmente sì se le connessioni sono giuste. Ma come fare se le conoscenze sono tante, troppe da non ricordare più l’identità delle persone nella propria rubrica o dei collegamenti sui social? Nasce da questo problema Humin, una startup fondata nel 2012 con lo scopo di rendere un po’ più umana la rete nel suo instancabile diramarsi.

 

Humin, la startup che umanizza il tuo network

 

Addio alla vecchia rubrica

Almeno un paio di smartphone, due o tre profili social, mille riunioni di lavoro e cento attività per il tempo libero. Il risultato? Decine di nuove conoscenze da gestire e memorizzare e una app per farlo: Humin. Il frutto della startup – nata dalla collaborazione di Ankur Jain, Jake Medwell, Jonathan Shriftman, Daniel Pourbaba and David Wyler – integra informazioni provenienti da diverse fonti su ognuna delle connessione dell’utente.

Diventa quindi desueta la rubrica intesa come elenco alfabetico di nomi presto privi di contenuto e viene sostituita da un “assistente personale” in grado di ricordarci il luogo e il giorno del primo incontro e, se integrata con i social, che lavoro fa, quando si troverà in città o verso quale nuova meta sta viaggiando.

Per il team di Humin ogni incontro è un’opportunità da non trascurare: futuri soci? Nuovi clienti? O addirittura sposi?

Humin, la startup che umanizza il tuo network

Humin Rights

L’approccio umano e rispettoso nei confronti di ogni incontro si è tradotto per il team di Humin in una vera e propria filosofia di lavoro, anche attraverso la promozione di una discussione aperta sull’industria tecnologica e la gestione dei dati degli utenti.

Attraverso #HuminRights la startup vuole incentivare la nascita di un movimento di aziende che adottano un approccio etico alla gestione dei dati, come Humin già fa assicurando a ogni utente la privacy nelle conversazioni e in tutti i dati gestiti attraverso l’applicazione. Per rendere meglio l’idea il team di Humin dichiara di gestire le informazioni private di ogni individuo così come gestirebbe quelle di un gigante della finanza.

Le menti, italiane, dietro il video virale Woman’s Day ThroughGlass [INTERVISTA]

Qualche settimana fa, in occasione della Festa della Donna, mimose e cioccolatini sono stati messi in ombra da un video che in poco tempo ha fatto il giro del mondo, conquistando oltre un milione di visualizzazioni.

Parliamo, naturalmente, di Woman’s Day #throughglass, una produzione dell’agenzia inglese Banjo Eyes Film nata dalle menti di due italiani: Luca Corteggiano, creativo, e Davide Gentile, regista.

Il video, che sembra inizialmente mostrare una normale giornata dal punto di vista di una donna che indossa i Google Glass, prende una piega completamente inaspettata.

Ne abbiamo parlato con Luca Corteggiano.

Come è nata l’idea di associare un argomento così importante come la violenza sulle donne al progresso tecnologico ?

È nata a cena con Davide (NdR Gentile, regista del video). Lui voleva fare uno spot contro la violenza domestica girato dal punto di vista della vittima e gli serviva una storia. A me è venuto in mente di usare i Google Glass. Era una grande opportunitá: tutti ne parlano, a fine anno entreranno in commercio e su internet dilagano i video girati con i pochi esemplari disponibili.

Durante quella chiacchierata è nata anche la riflessione che poi è diventata il messaggio finale del video: possibile che con tutti i progressi che sta facendo la nostra società non siamo ancora riusciti a risolvere il problema della violenza contro le donne?

Secondo te qual è l’elemento che ha reso il vostro video così virale?

Direi che si è trattato di una combinazione di due fattori. Il primo è il fatto di usare un linguaggio, meglio un media, nuovo. Tutti questi video che proliferano su internet realizzati dagli utenti ma relativi a servizi e prodotti commerciali sono di fatto una novità. Basti pensare ai prototipi del prossimo modello di iPhone pensati e messi online dai designer indipendenti o appunto ai video fatti con Google Glass.

L’altro elemento è sicuramente la sorpresa. Noi siamo probabilmente la prima generazione che è cresciuta infarcita di comunicazione e quando vediamo i diversi tipi di contenuto (spot tv, virale su internet etc) capiamo subito dove si va a parare.

Questo video evidentemente é riuscito a prendere in contropiede lo spettatore: in quella che sembrava l’ennesima favola tecnologica ha “precipitato” un messaggio brusco e difficile da digerire. Penso che la sua forza sia stata quella. Peccato per tutti i blog che hanno pubblicato il video con titoloni tipo “donna brutalmente picchiata in in video shock contro la violenza domestica”. Hanno decisamente rovinato il percorso narrativo. Ma d’altronde con quei titoli hanno avuto molti piú click…

Quale, fra quelle che hai realizzato, è la campagna che preferisci e perché?

Questa é quella che mi ha sorpreso di più. Non pensavo che un video fatto “in casa” da due amici potesse avere una eco del genere ed essere pubblicato e visto in tutto il mondo. Un altro è uno spot che ho realizzato per LAKAI a Los Angeles, nominato miglior commercial del 2013  all’International Skateboard Film Festival di Los Angeles.

LAKAI: VENICE TO VENICE WITH GUY MARIANO from LAKAI LIMITED FOOTWEAR on Vimeo.

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Moto 360: il secondo device indossabile di Google è uno smartwatch

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Prima li chiamavamo “telefono” e “orologio”, oggi li chiamiamo “smartphone” e “smartwatch”. Dopo i Google Glass, Big G annuncia, sotto il cappello di Motorola, il suo primo Smartwatch: Moto 360.

Si tratta del secondo dispositivo indossabile Google, nonchè dell’ultimo prodotto di Motorola sotto la holding Google prima del passaggio a Lenovo. Nonostante di smartwatch di parli già da un po’ di tempo, Moto 360 porta con sè le giuste innovazioni per diventare un prodotto dall’ampio consumo. Scopriamolo insieme!

Design

La prima particolarità, e forse l’aspetto vincente del prodotto, sta nel fatto che il Moto 360 assomiglia di più ad un orologio che ad uno smartwatch: l’elegante quadrante è circolare e le sue dimensioni sono contenute; è persino presente un tasto fisico, identico a quello che serve per cambiare l’ora nei classici orologi analogici.

In linea con la sagace scelta di uno schermo circolare, l’orologio che Moto 360 mostrerà in stand-by sarà analogico, con tanto di lancetta dei secondi. Speriamo che tale lancetta cambi colore all’arrivo delle notifiche!

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Nel teaser abbiamo visto che sarà possibile inserire vari indicatori in stile cronometro, tra cui la temperatura ed il calendario. A livello hardware, Moto 360 ha le proporzioni giuste per essere, oltre ad un prodotto tecnologico, un oggetto di design che ben si adatta ad essere indossato.

Ereditando la filosofia del Motorola Moto X, Moto 360 è uno smartwatch totalmente personalizzabile: sarà possibile scegliere il colore della cassa ed acquistare cinturini di materiali diversi per adattare lo smartwatch allo stile di tutta la settimana.

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Sul piano software, Moto 360 è in vantaggio rispetto ai concorrenti: chi meglio dell’attuale partner di Google potrebbe intervenire su Android a livello di design? I risultati non sembrano male: lo schermo circolare sembra donare un aspetto insolito, ma gradevole, a notifiche e navigazione.

Tramite swipe verticale si interagirà con l’applicazione che stiamo utilizzando, mentre con lo swipe orizzontale sarà possibile passare alle altre funzionalità. Nella homescreen, le notifiche si scorreranno tramite swipe verticale. Per altre impressioni sul redesign del sistema operativo in Moto 360 siamo costretti ad aspettare l’uscita ufficiale, ma siamo ottimisti!

Caratteristiche

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Le specifiche tecniche del Moto 360 sono ancora in gran parte ignote, ma qualcosa trapela dalle parole del suo designer, Jim Wicks. La prima informazione degna di nota riguarda la compatibilità: Moto 360 supporterà solo i terminali Android dalla versione 4.3 in poi, e non è detto che tutte le versioni di Android supportino in modo completo le potenzialità dell’interazione tra Smartphone e Smartwatch.

Per privilegiare l’indossabilità il Moto 360 non monta la fotocamera, ma, come per gli orologi di una certa classe, sarà impermeabile e resistente all’acqua. Sempre in materia di indossabilità c’è una buona notizia per i mancini: grazie al giroscopio integrato, basterà capovolgere l’orologio per adattarsi al braccio destro o sinistro.

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Dal punto di vista delle funzionalità, Moto 360 supporterà, tra le altre, la navigazione gps, il controllo delle playlist musicali ed i comandi vocali Google Now.

Batteria

Non ci sono ancora dichiarazioni sulla durata della batteria dello smartwatch Motorola, ma uno degli annunci più sconcertanti riguarda l’assenza di un connettore di ricarica, il che dovrebbe farci supporre che, in qualche modo, la batteria sarà sempre in funzione e che quindi la durata della batteria non sarà un problema.

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Potremmo fare delle ipotesi a riguardo: lo scenario più credibile è quello di un sistema di ricarica wireless come su Nokia 920, o potremmo pensare a un meccanismo di ricarica a movimento, presente sugli orologi automatici; personalmente, quest’idea mi convince poco, perché la carica a movimento potrebbe non essere sufficiente ad alimentare un dispositivo elettronico. Escluderei anche la ricarica solare, perché la superficie esposta è totalmente occupata dallo schermo.

Esiste una quarta ipotesi, remota e un po’ fantascientifica: Motorola potrebbe aver utilizzato uno dei suoi brevetti per un sistema di ricarica unico e innovativo. Sappiamo infatti che Motorola è nota per possedere brevetti per un valore presunto di 5,1 mld di dollari; inoltre Google ha ceduto Motorola a Lenovo tenendo per sé tali brevetti, e che Motorola non è nuova per aver pensato a sistemi di comunicazione e connettività legati al corpo umano. Vi piacerebbe avere uno smartwatch eterno, alimentato ad induzione termica? Siamo in attesa di altre indiscrezioni per saperne di più!

Da utilizzare, ma soprattutto da indossare

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Il punto di forza dello smartwatch Motorola sta principalmente in due fattori chiave:

  • Uno smartwatch prende il posto di un orologio: è necessario un buon compromesso tra tecnologia e “vestibilità”. Gli smartwatch visti finora (compresi quelli presentati all’MWC 2014), quadrati e un po’ insoliti, hanno attratto finora solo i geek sportivi: una fetta dei potenziali utenti. Il restante target che può permettersi “orologi” del genere punta spesso su uno stile classico. In questo senso, l’idea di creare uno smartwatch personalizzabile e dal design gradevole rinunciando a pixel di schermo, ad una fotocamera, ad una presa usb a vista sono una mossa vincente;
  • Google si sta focalizzando molto sui wearable devices credendo che siano il trend futuro del mobile: dispositivi che facilitano la consultazione di informazioni e messaggi in mobilità, da utilizzare e da indossare. L’intento è chiaro: Google intende diffondere ancora di più l’utilizzo dei suoi servizi, differenziandosi sistematicamente in prodotti correlati. Dato che Google ha il pieno controllo di Android, siamo già sicuri che Moto 360 sarà il migliore smartwatch a livello software, così come per molto tempo è stato per la serie Nexus. La nuova versione dell’OS, Android Wear, per i dispositivi indossabili, andrà in questa direzione.

Sinceramente sono molto curioso di vedere come andrà sul mercato questo bell’esperimento di design! Intanto sappiamo che l’uscita è prevista per l’estate 2014, ed inizialmente le vendite saranno limitate all’America, proprio come accadde per Moto G ed è tuttora per Moto X.

 

Smart TV: come cambia la pubblicità televisiva

Il futuro è nel web e questa massima vale anche per la televisione. Oggi più che mai si sta assistendo ad un incremento di dispositivi e smart tv che permettono di navigare sul web attraverso lo schermo del proprio televisore.

La tecnologia che consente di avere la propria televisione connessa alla rete esiste già in diverse forme e rientra nella categoria chiamata Connected Tv. Sul mercato si possono trovare dispositivi esterni che permettono di navigare  in rete come Chromecast e Roku, oppure piattaforme con sistema operativo integrato come le Smart Tv. Sembra proprio che le Connected Tv rappresentino il futuro dell’intrattenimento domestico.

La piattaforma di video providing per brand YuMe ha condotto uno studio su come poter ottenere migliori risultati dalle campagne pubblicitarie e dai video spot già circolanti sulle connected tv in collaborazione con Frank N. Magid, una società di consulenza americana.

Lo studio ha dimostrato che per quanto riguarda l’efficacia di uno spot esistono bisogni diversi rispetto al passato.
I partecipanti hanno dichiarato che nonostante preferiscano avere poche interruzioni pubblicitarie, vorrebbero che queste fossero più interattive e allettanti.

Cambiando piattaforma bisogna cambiare approccio comunicativo, questo i pubblicitari lo sanno bene. Dal classico “sit back and relax” che ha caratterizzato la tv fino ad oggi si dovrà puntare al nuovo “sit back and engage“, come ha dichiarato YuMe.

Ecco dunque alcuni consigli da tenere a mente:

Cattura l’attenzione

Uno dei partecipanti ha dichiarato che vedere qualcosa che si muove è come vedere l’inizio di una storia e avere voglia di seguirne lo sviluppo. Le persone sono generalmente più attratte da qualcosa che è in movimento rispetto a qualcosa di statico.

Diversificare

Offrire diversi spot per il medesimo prodotto diversificando il tipo di intrattenimento viene visto di buon occhio rispetto alla ripetizione dello stesso spot fino all’esasperazione.

Targeting è la parola d’ordine

Per creare spot interessanti che catturino l’attenzione è importante fare in modo che le pubblicità visualizzate dall’osservatore siano mirate ai suoi interessi. Un osservatore è invogliato a cliccare su una pubblicità solo se questa offre qualcosa a cui è interessato.

Facilitare l’acquisto

Offrire l’interattività e la possibilità di acquisto sul web senza sforzi è la chiave per una pubblicità di successo. Ad esempio un click su un banner dovrebbe indirizzare il consumatore direttamente sull’articolo proposto, una soluzione decisamente preferibile rispetto al dover cercare il prodotto sul sito.

Tv è sempre Tv

La tv è da sempre una fornitrice formidabile di contenuti e bisogna sempre tenere a mente che si tratta di intrattenimento. Lo scopo principale deve essere divertire e farsi guardare, quindi conviene tenere a mente che chi compra una connected tv vuole comunque  fruire di una esperienza da televisore.

Facebook Marketing: sviluppare strategie di Contenuto e di Relazione su Facebook

Il 4 aprile partirà il Corso Online in Facebook Marketing targato Ninja Academy. Il corso è stato progettato per dare competenze sui principali strumenti utilizzabili su Facebook per lo sviluppo e la cura dei contenuti, per proporre strategie e tecniche attuate da grandi brand e startup di successo che gestiscono con efficacia la propria Social Community in rete, e per comprendere concretamente come sfruttare il social network più importante del mondo all’interno della propria azienda o agenzia, attraverso l’analisi di numerose case study.

In particolare:

  • Facebook Update 2014: cosa rimane e cosa sta cambiando
  •  Le competenze di un Facebook Strategist
  • Il grafo sociale e i suoi utilizzi nel Marketing Relazionale
  • Edgerank: cos’è e come si sta evolvendo l’algoritmo che regola la visibilità delle pagine
  • Brand (Fan) Page: dalla creazione al lancio
  • Il piano editoriale efficace su Facebook: idearlo e gestirlo
  • Facebook Mobile: progettare contenuti ottimizzati per smartphone e tablet
  • Facebook Diary: declinazioni e utilizzi in ambito Social Storytelling
  • Facebook Insights: comprendere e interpretare i dati statistici delle proprie FB pages
  • Community Management: le leve reali per fidelizzare i propri “1000 true fans”
  • Customer Care e Crisis Management 2.0
  • Contest, Facebook Guerilla & Social In-Store: best practice & le migliori case study
  • Open graph: tecnologia e creatività per andare oltre le pagine
  • Facebook Paper: l’ultima “killer application” per i contenuti sociali

Ecco il video di presentazione del corso:

Per l’occasione, ho intervistato i docenti Lorenzo Viscanti e Laura Saldamarco, per scoprire qualcosa in più sugli argomenti che verranno trattati nel corso delle lezioni. Ecco cosa mi hanno raccontato…

Ciao Lorenzo. Il Corso Online in Facebook Marketing si focalizza sulle strategie di contenuto e di relazione. Potresti dirci quanto è importante per un’azienda sviluppare e curare i propri contenuti?

Gli ultimi film che ho visto al cinema mi sono stati consigliati da amici, che me ne hanno parlato, magari a cena assieme, o più probabilmente li hanno commentati in un post su Facebook che io ho letto e che mi ha convinto a vedere effettivamente il film. Esattamente come nel cinema, il meccanismo che spinge gli utenti a comprare il nostro prodotto passa per il racconto che ne facciamo, sia noi direttamente sia già chi lo usa. Lavorare sullo storytelling del proprio prodotto è lo strumento essenziale per vendere, in questo momento.

E’ possibile vendere di più ed espandere il proprio business grazie a Facebook?

Circa 30 milioni di italiani usano Facebook, 1.3 miliardi di persone nel mondo.

Se vendere un prodotto passa per raccontarlo ai possibili clienti, cosa c’è di meglio che raccontarlo ad una delle platee potenzialmente più grandi che esistano?

Colpire proprio chi è maggiormente interessato al nostro prodotto non è facile, ma gli strumenti che il social network ci mette a disposizione ci consentono di selezionare il nostro pubblico e misurare i ritorni dell’investimento che facciamo in comunicazione e contenuti.

Ciao Laura. Quali sono le regole indispensabili per gestire al meglio il Crisis Management?

Per gestire una crisi online è indispensabile avere buonsenso e sangue freddo.

Non comunicare o cercare di riparare il danno con messaggi che possano risultare aggressivi nei confronti degli utenti, ma cercare di spiegare, umanamente, cosa è successo ed ammettere l’errore che si è commesso.

Qual è un errore assolutamente da evitare nello sviluppo di una Community di successo?

L’errore più grande da evitare secondo me è quello di ignorare il proprio target, gli interessi e le interazioni di quest’ultimo. L’ascolto è alla base per sviluppare una Community partecipativa e di successo…dove il successo si misura anche nella creazione di brand ambassador.

Knowledge for change. Be Ninja!

5 consigli per migliorare le performance su Facebook

Chi lavora su Facebook lo sa bene: raggiungere utenti in modo gratuito attraverso le proprie fan page sta diventando sempre più difficile. La direzione del social blu è ormai solo una: pubblicità a pagamento per tutti. E così cambiano la grafica, cambia l’algoritmo, ma anche le pagine che contano numerosi fan sembrano sempre di più lande desolate.

Ecco allora qualche ninja consiglio per trovare un po’ di respiro e migliorare le proprie performance su Facebook senza ricorrere necessariamente al portafoglio!

# 1 Postate quando i vostri fan sono online

Cerca di inserire i contenuti sulla tua fan page quando i tuoi fan sono connessi a Facebook. Considera che un post ha una vita media di circa un paio di ore e che quindi con i tuoi post riuscirai a coprire anche le ore subito dopo rispetto alla programmazione.

Come scoprire quando i tuoi fan sono online? Dal pannello degli Insight, clicca sulla voce “post”: potrai renderti conto di quale sono le ore più performanti ogni giorno della settimana!

# 2 Gli acchiappa like

C’è chi dice che non siano proprio moralmente corretti, ma ogni tanto uno strappo alla regola crediamo si possa fare: utilizzare dei post acchiappa like e condivisioni può essere di aiuto per molte fan page che rischiano di essere schiacciate dal peso delle adv (altrui).

Provate a interrogare direttamente i vostri fan facendo completare loro una frase, oppure proponete offerte da “sbloccare” con la condivisione di una immagine. Gli utenti saranno contenti di riuscire ad accedere a una promozione e la vostra pagina raggiungerà un maggior numero di visualizzazioni.

Attenti però: alla lunga questi trucchetti annoiano, non abusatene!!!

# 3 Gli strumenti possono interagire

Un esempio? Se avete un database di contatti e siete soliti inviare newsletter, provate a dedicare una parte di queste ai post che hanno avuto più interazioni o ai post che rivolgono domande dirette alla tua community. Potrebbe essere un ottimo modo per portare nuovi utenti sulla pagina o stimolare la conversazione con quelli già esistenti a cui magari sono sfuggiti i post perché non online quando postati. Stessa cosa potrebbe avvenire con Twitter: se avete un account performante, perché non linkare anche lì gli aggiornamenti di Facebook per argomenti che presuppongono più di 140 caratteri?

# 4 Studiate gli Insight e trovate la vostra strategia

Sicuramente è un lavoraccio ed è la parte meno stimolante della creazione di una strategia, ma l’analisi dei dati Insight della è fondamentale. Prendete ad esempio i dati degli ultimi 6 mesi e cercate di capire quali sono i post che hanno funzionato maggiormente e che tipo di engagement hanno generato. Like? Commenti? In base a ciò, studiate i contenuti da replicare e verificate che siano effettivamente loro a generare le interazioni a cui siete interessati!

# 5 Duplicate i contenuti

Sappiamo bene come i contenuti originali siano fondamentali e indispensabili per una content strategy di successo, ma potrebbe essere utile saltuariamente condividere i post più performanti. Ovviamente questo non dovrebbe accadere con i post o le immagini recenti, e soprattutto è una idea da sfruttare esclusivamente per i contenuti di successo. Anche qui, direttamente dalla voce Post degli Insight, avete la possibilità di ordinare gli ultimi contenuti condivisi per scoprire quali hanno avuto maggiore coinvolgimento.

Una volta trovati, condividete nuovamente il post attraverso il tasto “Condividi” o incollate e copiate in un nuovo status la url identificativa.

Cosa ne pensate? Voi utilizzate qualche trucchetto per scappare dall’algoritmo nemico delle nostre pagine?