Unbelievable, il prankvertising di Pepsi Max che lascia a bocca aperta

Unbelievable Bus Shelter, Pepsi Max (Pinterest)

Ve la ricordata la campagna di prankvertising targata LG, in cui i candidati ad un colloquio perdevano letteralmente il controllo, quando dalla finestra di un ufficio in cui si stava svolgendo il loro colloquio di lavoro, assistevano alla scena della caduta di un meteorite?

Bene, la stessa formula pubblicitaria, che si basa sul principio della candid camera, colpisce ancora e questa volta c’è lo zampino di Pepsi.
Il prankvertising della bibita analcolica fondata da Caleb Bradham ha come protagonisti proprio loro: pendolari, ignari del loro destino, che attendono il solito autobus davanti alla abituale fermata del mezzo.

Siamo a Londra, la tranquillità sembra regnare nella New Oxford Street. Nulla può turbare gli animi dei londinesi, che stanno per recarsi al lavoro.
Quando ecco che dal cielo cade un meteorite, che a una velocità sorprendente, sembra proprio scagliarsi contro il pannello della fermata dell’autobus e colpire una donna. Lo sgomento e l’incredulità nel viso della prima vittima sono indescrivibili.

Unbelievable Bus Shelter, Pepsi Max (Pinterest)

Non se la vedrà meglio un altro ragazzo che stenterà a credere ai propri occhi: il tentacolo di una mostruosa piovra gigante sbuca fuori da un tombino e cattura un passante. E ancora, occhi puntati verso l’alto, perché delle inquietanti navicelle spaziali si stanno avvicinando minacciose, proprio verso un altro pendolare.

E che cosa c’è di più sconvolgente, di una spaventosa tigre, che pare proprio dirigersi verso di te, con fare minaccioso? Ancora una volta tutto questo è incredibile, perché non ti trovi nella savana, ma sei seduto sulla panchina della fermata di autobus, in una delle vie più trafficate di Londra.

Unbelievable Bus Shelter, Pepsi Max (Pinterest)

La paura è tangibile ma svanisce nel giro di pochi secondi, per dare spazio ad una risata, sicuramente intervallata da un qualche “Va’ a quel paese”, com’è normale che ci si aspetti. Pochissimi istanti bastano per capire che si è trattato di uno scherzo. Incredibile.

Un po’ di realtà aumentata e il prankvertising è servito!

Potere della tecnologia della realtà aumentata e un apparente pannello di vetro di una comunissima fermata di un autobus può trasformarsi nel tuo peggior incubo o nella tua migliore occasione per diventare celebre! Già, perché se per caso un giorno dovessi essere coinvolto in uno scherzo del genere, sappi che la contagiosità del contenuto dello spot è talmente elevata, che nel giro di poche ore, il tuo volto sconvolto potrebbe fare il giro di tutto il web.

Alti tassi di engagement quindi, ma questo, i geni dell’advertising l’hanno capito e realizzano già da qualche tempo campagne di prankvertising per i brand più audaci.  Neanche a dirlo, quelli che lasciano veramente il segno, sono gli adv che sconvolgono grazie agli effetti speciali della realtà aumentata! E se il prossimo passo del prankvertising, che sfrutta tale tecnologia, fosse l’interazione tra uomo e tecnologia? Fantascienza? Secondo te, perché un certo Zuckerberg avrebbe acquistato Oculus?

La realtà virtuale è sempre meno virtuale e tanto più reale!

Milano Underground: storie dell'Italia che viaggia in metro [INTERVISTA]

La ricerca Ninja che vuole proporvi progetti interessanti che lettori e appassionati del video non possono perdere approda dopo Roma e la Cmapania, a Milano.  Abbiamo notato che le web series raccontano spesso la società ma anche la quotidianità, ed è proprio per questo che abbiamo deciso di incontrare, uno degli ideatori della serie cult del momento Milano Underground.

Con Giovanni Esposito, direttore creativo della serie, abbiamo parlato di fruizione del web, professionalità e soprattutto di come si è sviluppato il progetto online dal 21 marzo.

Qui di seguito l’intervista, buona lettura!

Milano Underground rappresenta la quotidianità della società italiana e, in particolare, di quella milanese: qual è però a tuo giudizio l’originalità del vostro punto di vista?

Presentiamo la metropolitana come un ambiente diverso da come lo si percepisce quotidianamente. Di solito la metro viene vista (e vissuta) unicamente come mezzo di trasporto, freddo, asettico, alienante. Non ci si sofferma mai a pensare al valore sociale che c’è dietro ogni viaggio, al potenziale umano che essa trasporta ogni giorno da una parte all’altra della città.

Magari viaggiamo ogni giorno affianco ad un potenziale amico, partner o collega, ma viviamo in una società che ci impedisce di rivolgerci al prossimo con naturalezza. che peccato! 🙁

Per noi la metropolitana è una sorta di ‘luogo/non-luogo magico’, dove tutto può accadere o essere raccontato. Il sottotitolo di Milano Underground è infatti STORIE METROPOLITANE perché siamo convinti che ci sia molto da raccontare, sulla vita di ogni singolo passeggero. Noi ne abbiamo inventate (sceneggiate) quattro di storie, ma si potrebbero realizzare centinaia di episodi ogni giorno…

A livello narrativo quale può essere la soluzione alla difficoltà di far intrecciare storie che sembrano vivere solo all’interno del vagone di una metropolitana?

Ogni personaggio negli episodi è, come la metro stessa, in continuo movimento, pertanto in fase di scrittura ci siamo trovati con 2 personaggi di 2 storie diverse nella stessa stazione e… abbiamo deciso di farli scontrare. Da lì abbiamo intrecciato ogni episodio generando un classico meccanismo di causa/effetto, in modo tale che ogni incontro apparentemente casuale determini uno sviluppo orizzontale in un’altra delle storie. E’ bastato far sì che tutte le storie fossero ambientate nello stesso giorno affinché potessimo avere piena libertà di movimento.

Tengo a sottolineare però che la fruizione della serie non è necessariamente orizzontale e continua. Voglio dire, ogni episodio è autoconclusivo, per tanto si può iniziare a guardare la serie direttamente dal terzo episodio, per poi passare al secondo, saltare al quarto e infine il primo. Il fatto che le storie siano intrecciate desta ulteriore interesse e curiosità in quanto, nel loro insieme, raccontano la città di Milano per quello che è oggi, ma ogni singolo episodio è puro intrattenimento.

Ogni regista ha trattato un genere diverso ma lo stile rimane comunque omogeneo grazie ad un ‘dogma’ che abbiamo inizialmente condiviso e che ci impegnava ad estrarre il set dalla vera realtà circostante.

Un esperimento tecnico molto stimolante, ma la vera prova è stata per gli attori, che si sono ritrovati a recitare tanto per la macchina da presa quanto per i passeggeri che, a mo’ di pubblico, circondavano le riprese.

Per il progetto vi siete serviti del crowdsourcing, negli Stati Uniti ormai è un modello che riesce a far produrre film, in Italia a che punto siamo?

Vorrei evidenziare che si tratta di crowdsourcing, e non crowdfunding… Ad ogni modo è stato davvero interessante, abbiamo ricevuto centinaia di adesioni di persone che volevano apportare il proprio valore al progetto. Ci hanno sottoposto storie, grafiche, foto, portfolio, in tantissimi hanno aiutato ad implementare il progetto per quello che è oggi.

In Italia non sono molti i progetti che utilizzano questa tipologia, anche se ci sono alcuni casi che, a mio avviso, potrebbero essere utilizzati come benchmark internazionali. La tecnologia messa a nostra disposizione è solo un mezzo, ma bisogna essere creativi ed ingegnosi in tutti i sensi per farla fruttare.

In attesa della web serie si poteva trovare sul vostro canale #Passengers ritratti metropolitani di “non attori”; i due progetti sono nati insieme o uno è a supporto dell’altro?

#Passengers è un estratto della serie, quello che in gergo si definisce spin-off, anche se in realtà bisognerebbe chiamarlo spin-ON visto che, a tutti gli effetti, introduce la serie di 4 episodi di cui Milano Underground è composta.

Sostanzialmente volevamo iniziare a diffondere pillole che mostrassero agli utenti che la metropolitana è realmente piena di storie. Per cui ciò che abbiamo fatto è stato armarci di videocamera andando in giro a chiedere ai passeggeri dove stessero andando e perché, e il risultato è stato davvero inaspettato.

Delle molte storie raccolte quale ti ha colpito di più?

Sicuramente quella di Sergio, un neo pensionato di origine sarda che, valigia alla mano, stava andando a ritirare il passaporto per andare a vivere definitivamente in India!

Il suo video ritratto è stato il suo ultimo saluto all’Italia. E’ strano pensare che magari, chi sta leggendo queste righe, ha viaggiato in metropolitana affianco a Sergio senza conoscerne la sua storia…Non vi nascondo che questa è un po’ la submission di tutto il progetto. voglio dire, in un mondo in cui si socializza solo dietro a un device, il contatto umano e la condivisione acquistano un nuovo valore.Ed è paradossale che, per raccontare tutto questo, abbiamo invece utilizzato dei social network!

Caro lettore, fai un test, nel prossimo viaggio che farai in metropolitana chiedi a chi ti è seduto affianco dove stai andando e perché. Se la persona ti apparirà intimorita dalla tua richiesta, puoi sempre dirle di aver letto di un progetto chiamato Milano Underground che stimola la condivisione di storie sui mezzi pubblici! 🙂

Già dal promo si nota che, oltre all’idea, anche a livello tecnico non avete nulla da invidiare a serie che si vedono in chiaro. Perché la scelta di proporla sul web? È stata forzata o voluta?

Assolutamente voluta! Crediamo fortemente nella rivoluzione mediatica in atto. Avremmo potuto realizzare MiUnd anche solo come programma radiofonico, ma sicuramente avremmo avuto un pubblico ristretto. Utilizzando il web invece avremo modo di mostrare le storie che vivono nella città di Milano al mondo intero. Per quanto riguarda il livello tecnico, oltre che ringraziarti, voglio dirti che il risultato è stato ottenuto lavorando con professionisti che vengono da diversi media, ma gran parte ha alla spalle esperienze cinematografiche, e il risultato si nota. Se l’intrattenimento del futuro correrà in rete, ci si aspetta anche di vedere un buon prodotto, o sbaglio?

I gattini che si schiantano su YouTube sono divertenti, ma non possono essere l’unica forma di intrattenimento in circolazione, non credi? 🙂 L’equazione webserie=lowprofileproduction non deve più esistere!

E’ uscita la prima puntata di Milano Undergound. L’aspettativa intorno agli episodi è stata alta, sia da parte del pubblico che dei media. Come siete riusciti a richiamare l’attenzione?

Amici e parenti! Scherzo… è stato davvero curioso, un’onda anomala che ci ha trasportato dalle pagine dei quotidiani fino a DeeJay TV. E’ stato tutto molto inatteso, la nostra fortuna è stata quella di aver per primi creato buzz in rete, ed evidentemente siamo riusciti a toccare dei temi che alle persone interessano.

La città, le storie, la modalità di produzione, di fruizione, tutte domande che nascono spontanee attorno ad un progetto come Milano Underground, e questa intervista ne è l’esempio. Ora, quello che spero, e di poter mantenere alte le aspettative, e che Milano Underground piaccia agli utenti quanto è piaciuta a noi nel realizzarla

Dopo la metro di Milano altre città in cantiere?

In realtà per prima cosa ci piacerebbe che ‘il cantiere’ delle metro di Milano giunga a conclusione per poter girare un quinto episodio nella nuova linea, ma la verità è che abbiamo diverse città in mente, ma forse la prossima produzione avverrà nel posto più inaspettato, e non è detto che sia in Italia…

Di seguito la prima puntata di Milano Underground andata online il 21 marzo, vi consigliamo di non perderla e di dirci cosa ne pensate!

Buona visione 🙂

Guida alla scelta del social network più adatto al vostro business

Rappresentare la propria azienda sui social network è una necessità sempre più impellente, ma non sempre è facile dedicarsi in maniera adeguata a tutte le piattaforme per via del tempo e delle risorse necessari.

Questa difficoltà colpisce soprattutto le aziende allo stato embrionale che non possono permettersi una figura specializzata per questo scopo.

Per questo motivo abbiamo deciso di riprendere alcuni consigli di TheNextWeb per aiutarvi nella scelta della piattaforma più adatta con cui cominciare ad essere presenti online e darvi qualche consiglio per trarne il massimo dei risultati.

Twitter

Per chi è: Chiunque – dal privato alla multinazionale.

Cosa condividere: Comunicate direttamente con i clienti e con altri brand. Aprite conversazioni il cui focus sia la vostra presenza nel settore di competenza o unitevi a conversazioni già aperte – potete starne certi, ce ne sono già. E dovete entrare a farne parte.

Frequenza dei post: Numerosi al giorno.

Strumenti utili: La presenza costante richiede molto tempo, ma è necessaria. Programmate i vostri post anche al di fuori dell’orario lavorativo: tramite Twitter stesso se siete utenti ads o tramite i numerosi tool esistenti. E se siete alla ricerca di un pubblico internazionale, può aiutarvi con i fusi orari.

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Instagram

Per chi è: Chi si occupa di stile di vita, cibo, moda o rappresenta personalità e brand di lusso.

Cosa condividere: Immagini e video che sottolineino l’appeal del vostro brand. Italia Independent, ad esempio, pubblica sul suo profilo le foto degli utenti che indossano i suoi occhiali, personalità comprese.

Frequenza dei post: Uno al giorno. Instagram è un social network molto utilizzato “per staccare”; quindi, il momento ideale per raggiungere i vostri follower è quando la giornata lavorativa volge al termine.

Strumenti utili: Gli strumenti di condivisione integrati nella stessa app sono molto utili. Grazie a questi potete creare un legame tra il vostro account Instagram e quello di un altro social network sul quale eventualmente siete presenti. Inoltre, fate buon uso degli hashtag; createne uno ad hoc che vi permetta di essere trovati facilmente e che dia vita ad un trend.

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LinkedIn

Per chi è: Businessmen, scout, chi cerca un lavoro e aziende che cercano contatti professionali con altre aziende.

Cosa condividere: Una descrizione dell’azienda o della vostra figura professionale, annunci o domande di lavoro e articoli legati al vostro settore.

Frequenza dei post: Da due a quattro a settimana.

LinkedIn vi aiuta a instaurare relazioni lavorative; le persone e le reti sono tutto. Occupatevi di loro con la stessa cura di Pete Campbell in Mad Men.

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Facebook

Per chi è: Chiunque.

Cosa condividere: Qualsiasi tipo di contenuto, compresi eventi e pubblicità.

Frequenza dei post: Uno o due al giorno.

Utilizzate Facebook per aumentare l’appeal del vostro brand. Postate sulla vostra pagina anche contenuti non strettamente legati al vostro settore. Basta un’immagine simpatica per far sì che l’utente abbia un’impressione positiva di voi.

Strumenti utili: Facebook per primo vi offre numerosi strumenti utili; nelle impostazioni della pagina potete analizzarne le statistiche, promuoverla e molto altro. Esiste anche un’app dedicata alla gestione delle pagine, per chi lavora in mobilità.

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Google+

Per chi è: Blogger, brand che cercano contatti contatti più informali con altri del settore e chiunque voglia espandere la propria presenza già consolidata sugli altri social.

Cosa condividere: Contenuto più formale e più specifico rispetto a quello su Facebook, ma comunque accessibile a tutti.

Frequenza dei post: Uno o due al giorno.

Google+, essendo figlio di BigG, analizza i contenuti al fine di integrarli nell’indicizzazione del motore di ricerca; hashtag e parole chiave, di conseguenza, assumono particolare importanza. Inoltre, linkate spesso al vostro sito per aumentarne il ranking.

Strumenti utili: Se siete blogger è molto utile impostare Google Authorship in modo da legare i vostri post al vostro profilo Google+, risultandone autori.

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YouTube

Per chi è: Brand che propongono contenuti video e pubblicità, o chiunque voglia insegnare qualcosa di pratico o voglia condividere il proprio expertise.

Cosa condividere: Video in grado di catturare l’attenzione o che insegnino qualcosa.

Frequenza dei post: Uno o due a settimana.

Quando decidete di proporre contenuti video, YouTube è l’alternativa che vi può aiutare maggiormente ad ottenere visibilità in quanto, essendo un prodotto di Google, gode della priorità assoluta nei risultati delle ricerche.

Consiglio: Nella descrizione dei vostri video includete sempre un link al vostro sito web per creare un contatto più diretto. Ricordate anche agli spettatori di iscriversi al vostro canale per poterli raggiungere nel lungo termine.

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Pinterest

Per chi è: Chi si occupa di moda, cibo, design, viaggi e fai-da-te.

Cosa condividere: Contenuto visivo e creativo.

Frequenza dei post: Numerosi al giorno.

Scegliete attentamente le parole chiave dei vostri post in modo che vengano categorizzati con maggior precisione. I post che rientrano in categorie definite vengono trovati più facilmente dagli utenti e hanno più possibilità di essere pinnati e diventare popolari.

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Foursquare

Per chi è: Attività locali come negozi, ristoranti e punti di interesse turistico.

Cosa condividere: Informazioni sulla località o sull’attività, consigli e offerte.

Frequenza dei post: Uno a settimana. Cominciate già da prima dell’inaugurazione.

Condividete dettagli riguardanti la vostra attività e chiedete un feedback a chi vi viene a trovare. In caso di recensioni negative non ignorate il cliente insoddisfatto, ma rispondete, dimostrandovi aperti ai consigli e al miglioramento.

La soddisfazione del cliente è fondamentale per avere un buon punteggio e le recensioni positive sono un’ottima pubblicità gratuita.

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Ivan Pols: dalla passione per il disegno a Ogilvy & Mather [INTERVISTA]

Ivan Pols, il creativo dietro le campagne di Dove, Audi e Philips, sarà uno dei giurati del PIAF di quest’anno. Abbiamo colto l’occasione per parlare con lui della sua passione, il disegno, e della sua esperienza nel settore della pubblicità.

Com’è lavorare per una delle più famose agenzie pubblicitarie al mondo con un’eredità così importante?

Come negli altri posti, credo. I lavori passati dell’agenzia sono un buon promemoria che possiamo fare grandi cose, ma è un po’ difficile farle di nuovo (e ci sono delle elevate aspettative da rispettare).

Così mi concentro su come aiutare i team a creare idee nuove e interessanti, venderle e proteggerle. E vendere e proteggere le idee è un lavoro a tempo pieno, così finisco per mangiare il pranzo alla mia scrivania e stare in ufficio fino a tardi. Proprio come tutti gli altri nella pubblicità.

Tra i premi che hai ricevuto, per quale sei più fiero?

Mi ricordo saltare su e giù sul letto quando ho scoperto che avevamo vinto il nostro primo Cannes Cyber ​​Gold nel 2004. È stato il primo Cyber ​​Gold del Sud Africa e era davvero importante per la piccola agenzia per cui lavoravo, sono orgoglioso di quello per un paio di motivi.

People Opposing Women Abuse from Ivan Pols on Vimeo.

Trasformare una grande idea/ideale in una campagna integrata internazionale. Come avviene questo processo?

È dura. Davvero difficile. È molto soddisfacente quando funziona, ma è un processo molto lungo. Le campagne possono richiedere anche 18 mesi di sviluppo creativo, ricerca e ri-sviluppo. E i progetti possono essere cancellati in qualsiasi momento o i prodotti possono cambiare. Facciamo infinite sessioni di presentazioni, motivazioni e modifiche, mentre le stagioni cambiano intorno a noi. Ma se resisti, crei una fantastica campagna integrata amata da milioni di persone. Questo è il Sacro Graal per me.

Qual è il soggetto che preferisci disegnare e perché?

Amo disegnare le donne. Sono un soggetto infinitamente affascinante, emotivamente evocativo ed è sempre un piacere catturarle e interpretarle in disegno. Se il soggetto è abbastanza buono per Matisse …

Che lavoro faresti se non fossi un mad man?

Probabilmente sarei un fumettista e un concept artist. Quello era il mio percorso di carriera originale prima essere sviato dalla pubblicità.

Cosa ti aspetti dalla tua esperienza come giurato al PIAF?

Spero di imparare un po’ di più come funzionano le grandi idee, e portare quella intuizione ai miei colleghi a Londra. Spero anche di incontrare alcune persone interessanti che amano il loro settore, perché è molto motivante essere parte di una comunità creativa ed orgogliosa di esserlo.

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin [VIDEO]

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin

C’è chi lo sostiene da anni: quella di Elvis vivo è una delle teorie che da anni movimentano le più fervide conversazioni degli appassionati di musica e non solo, e lo stesso vale anche per diversi altri artisti che il mondo ha prematuramente perso. Ora Bavaria, brand di birra olandese, ha dato corpo alle fantasie di migliaia di fan e chimerici pensatori costruendo uno spot in cui il re del rock vive felice su una solitaria isola tropicale assieme a Kurt Cobain, John Lennon, Marilyn Monroe, Tupac e Bruce Lee.

Tra drink colorati e sonate in spiaggia il gruppo sembra passarsela davvero alla grande, fino a quando non scorge in lontananza un’imbarcazione che si avvicina e che costringe all’immediato camuffamento del paradiso delle star.

Tutti si nascondono e Marilyn, ovviamente (ovvero in maniera del tutto scontata), ripropone la celebre scena della gonna che si alza de “Quando la moglie è in vacanza“.

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin

Elvis vivo? Sì, e beve birra con Cobain, Lennon e Marylin

Cosa ne pensate? Un po’ troppo, per una radler? 🙂

Ninja social oroscopo dal 27 marzo al 3 aprile

 

Se questa settimana un segno d’aria deciderà di conquistarvi sappiate che non avrete scampo: Gemelli, Bilancia e Acquario saranno i latin lover dello zodiaco. E non accettano rifiuti, sia chiaro!
Non avranno alcuna speranza però con lo Scorpione che sarà impegnato nel cercare di diventare ricco (meglio se entro mercoledi prossimo!) nè con Toro e Leone che d’amore non vorranno proprio sentir parlare.
L’Ariete invece ha voglia di spogliarsi per festeggiare la primavera, il Sagittario potrebbe farsi coinvolgere da una cenetta romantica o da un tramonto sui colli, la Vergine stranamente sbadata potrebbe cadere nella trappola ed il Pesci… beh per lui è impossibile resistere al richiamo dell’amore!
Con i Cancro, infine, forse saranno gli stessi segni d’aria a desistere e darsela a gambe, inondati da uno tsunami di parole e pensieri.
Ma il Capricorno??? Ce lo siamo dimenticato??? No… è solo che questa settimana è meglio stargli alla larga 🙂
Good Luck!

Con “Chi ha visitato il tuo profilo” di Linkedin è più facile trovare lavoro

Con “Chi ha visitato il tuo profilo” di Linkedin è più facile trovare lavoro

Chiunque sia alla ricerca di un lavoro sa quanto sia importante tenere d’occhio il proprio profilo Linkedin, ma non tutti sanno come usarlo al meglio per attirare offerte interessanti: il recente aggiornamento della piattaforma ha fornito degli strumenti molto utili per aumentare le opportunità di essere trovati e contattati.

Chi ha visitato il tuo profilo”: cos’è e come funziona

Avete presente quando siete in metropolitana o in autobus e pizzicate qualcuno mentre vi fissa? Bene, “Chi ha visitato il tuo profilo” è l’equivalente su Linkedin della suddetta situazione: permette all’utente di controllare chi ha “sbirciato” il proprio profilo negli ultimi 15 giorni.

Gli utilizzi a cui si presta sono diversi: c’è chi lo usa semplicemente per tenere traccia dell’interesse riscosso e chi invece lo vede come uno strumento attivo per la creazione di opportunità.

Con “Chi ha visitato il tuo profilo” di Linkedin è più facile trovare lavoro

Udi Milo, Product Manager che si è occupato del remake della funzionalità, ha dichiarato: “Ci siamo accorti che guardare il profilo di un utente è un po’ come bussare alla porta di qualcuno: tu mi hai visualizzato, io ti ho visualizzato, abbiamo qualcosa in comune di cui parlare”.

La versione precedente di “Chi ha visitato il tuo profilo” informava semplicemente l’utente sulle ultime cinque persone che l’avevano visualizzato, con un grafico che illustrava l’andamento delle visite nelle ultime settimane, e la percentuale di quanto fosse apparso nelle ricerche negli ultimi sette giorni.

Le informazioni si arricchiscono

Quando Linkedin ha deciso di aggiornare la funzione, Udi Milo ha deciso di partire da una domanda: come possiamo aiutare i 277 milioni di utenti del social network professionale a realizzare attivamente delle connessioni utili?

Con “Chi ha visitato il tuo profilo” di Linkedin è più facile trovare lavoro

L’aggiornamento (per ora disponibile solo per la modalità in lingua inglese) ha comportato un arricchimento delle informazioni disponibili. Adesso è possibile sapere in che settore operano i “visitatori”, dove vivono, e come sono arrivati al tuo profilo.

Come utilizzare queste informazioni? Milo ha dichiarato: “Il perchè questi utenti hanno deciso di cercarti non riusciremo mai a saperlo nè a comunicarlo, ma quello che posso fare è fornire agli utenti un’approssimazione del perchè. Quello che ho voluto dare all’utente sono tanti puntini che lui deve saper connettere da sé”.

Per esempio se qualcuno di un’azienda presente su Linkedin ha visitato il mio profilo, posso andare a visitare la pagina dell’azienda e vedere se ci sono delle offerte che combaciano con il mio profilo professionale. In caso positivo posso contattare direttamente il mio “visitatore” e chiedere conferma. Questo è connettere i puntini e crearsi attivamente un’opportunità e un contatto utile.

Aumentare la propria visibilità su Linkedin

Come fare quindi per aumentare la possibilità di essere trovati e “visitati” da potenziali contatti preziosi?

Con “Chi ha visitato il tuo profilo” di Linkedin è più facile trovare lavoro

Udi Milo ha cercato di rispondere anche a questa domanda, utilizzando i dati sugli utenti per raccomandare loro delle azioni finalizzate ad incrementare l’interesse esterno nei loro confronti.

Nell’ultimo elemento della sezione “Chi ha visitato il mio profilo”, viene anche chiaramente mostrato all’utente il valore dell’azione consigliata: più 15% di visibilità in più se aggiungi una competenza al tuo profilo; partecipa a un gruppo, un altro 10% in più; aggiungi un riepilogo e guadagni un altro 15%.
Queste azioni creano interesse, e questo interesse si trasforma poi in opportunità.

E voi, che tipo di utenti Linkedin siete? Quanti contatti utili siete riusciti a generare dalle informazioni che il social network vi ha messo a disposizione?

Candy Crush debutta a Wall Street: cosa è andato storto?

Il debutto di King Digital Entertainment, azienda sviluppatrice di quel Candy Crush che fa impazzire ben 97 milioni di persone, possiamo archiviarla come la cronaca di un (quasi) disastro annunciato. Nonostante l’evento/avvento si attendesse come uno dei più interessanti del panorama tech degli ultimi mesi – forse al pari delle fanfare che accompagnarono Zuckeberg nell’ingresso a Wall Street– qualche dubbio c’era già, eccome.

Vediamo insieme di capire come è stato questo debutto e quali sono i motivi principali di quello che non è esattamente un disastro ma non è neanche un risultato che fa ben sperare.

King a Wall Street: ricordate Zynga?

L’attesa di King a Wall Street era legata, ovviamente, all’Ipo: ci si attendava un inizio schioppettante con un’offerta iniziale che poteva raggiungere i 24 dollari ad azione; poi Wall Street Journal ha raffreddato gli animi con la notizia che l’offerta sarebbe stata di 22,50 dollari, che avrebbe portato la King ad avere una capitalizzazione intorno ai 6-7 miliardi di dollari.

La giornata invece, per la cronaca, si è conclusa con mezzo miliardo di dollari nell’Ipo, con le offerte iniziali che sono partite a rilento e sono scese nel corso della mattinata anche del 15%, fino alla soglia di 20,16 dollari (9:53 a.m. ora locale a New York). Quale è il motivo della sfiducia? Il ricordo dell’ingresso a Wall Street nel 2011 di un altro colosso dell’entertainment su Facebook: parliamo di Zynga, la società creatrice di Farmville, altro gioco altamente “addictive”.

Non tanto il debutto fu preoccupante, quanto quello che accadde poco dopo:Zynga entrò in borsa con una capitalizzazione stimata a 7 miliardi di dollari che oggi raggiunge i 4,2 miliardi ma nel crso degli anni ha avuto picchi di discesa fino all’80%. È al momento uno dei titoli più a rischio secondo RapidRatings. Il crollo di Zynga coincide con quello del suo gioco più famoso, appunto Farmville, che all’epoca costituiva il 90% delle entrate della società.

E se passasse la moda di Candy Crush?

Ed ecco il punto:  King Digital è, al pari di Zynga, un“one-trick pony”, che in gergo indica una persona che sa fare bene solo una cosa. Infatti ben il 78 % delle vendite annuali di King è legato a Candy Crush, in particolare all’app mobile che, ricordiamo, esiste in versione freemium.

Sono dunque gli acquisti in app a generare rendita. Questo meccanismo ha fatto sì che  i ricavi di King Digital sono aumentati, rispetto al 2012, da $164 milioni a $1,8 miliardi. L’utile è balzato da $8 milioni a $568 milioni. E come la mettiamo allora col fatto che l’azienda è anche sviluppatrice di ben altri 180 giochi?

La storia della società King Digital Entertainment

Consideriamo anche la particolare storia della società: King Digital Entertainment è guidata dal Ceo co-fondatatore Riccardo Zacconi (eggià, un italiano, romano per la precisione, che si trasferì in Nord Europa) ed ha base a Dublino. Ha una storia lunga, dal momento che è nata in Svezia nel 2003. Il 48.2% di King Digital appartiene ad Apax Partners, un private equity di Londra, mentre Index Ventures possiede l’8.3%.

Una storia lunga ma il successo, quello vero, coincide con la nascita di Candy Crush e soprattutto della sua versione mobile: la società ha realizzato utili negli ultimi anni, ma ha avuto un inizio difficile.

King, precedentemente noto come King.com, è stata salvata dalla bancarotta nella vigilia di Natale del 2003, ha iniziato a crear profitto nel 2005 e da lì in poi ha realizzato il suo successo fino con  Candy  Crush su Facebook nell’aprile 2012. Nel novembre dello stesso anno il gioco è stato rilasciato su dispositivi Apple e sui dispositivi Android un mese dopo.

L’azienda ha dichiarato che 1.000 miliardi di caramelle sono state schiacciate fino ad oggi e gli utenti hanno trascorso l’equivalente di 103 mila anni di tempo sul gioco! Tutto bellissimo e sensazionale, ma se il gioco passasse di moda?

Aspetti che fanno ben sperare

Tuttavia, a differenza di molte altre aziende tech che sono andati di recente a Wall Street, King Digital è al momento redditizia, non ha debiti e ha generato un flusso di cassa positivo negli ultimi nove anni, cioè ben prima dell’arrivo di Candy Crush.

Insomma, rientra in quelle aziende del gaming che si possono dire “solide”: certo, non si tratta della Blizzard, ma c’è ancora da vedere come si evolverà il mercato delle mobile gaming app e se King si dimostrerà degna del suo nome.

La prima opera d'arte interattiva con i Google Glass: "Portrait of America"

L’artista newyorkese David Datuna ha lavorato con il team di sviluppo software Brick Simple per realizzare la prima opera d’arte interattiva con la tecnologia dei Google Glass.

Si chiama “Portrait of America” ed è una parte del progetto “Viewpoint of Billions”.
Si tratta di una scultura che raffigura la bandiera americana, costruita con circa 2000 lenti da vista e 400 piccoli ritratti di persone famose, contemporanee e del passato, che hanno contribuito a rendere grande l’America. Tra i ritratti si contano quelli di George Washington, John F. Kennedy, Martin Luther King, Lady Gaga, Steve Jobs, Michael Jackson, ecc.

David Datuna

Indossando un paio di Google Glass, lo spettatore con un semplice comando vocale può far partire alcune brevi clip video informative.

L’opera è interattiva perchè “pone” anche domande allo spettatore attraverso una voce registrata. Alcune videocamere incorporate nell’opera registrano le risposte dei visitatori e scattano loro una foto.
Al termine dell’esposizione, tutto il materiale raccolto verrà unito in un grande collage digitale e condiviso con il mondo attraverso i social media.

“È un’esperienza social che utilizza la tecnologia indossabile. Uno degli aspetti più importanti è stato non lasciare che la tecnologia contaminasse l’essenza dell’arte. La tecnologia deve essere uno strumento di coinvolgimento. […] È la visione di un artista la cui storia ricorda quella della corsa al sogno americano. Quelli di “Portrait of America” sono cronistorie che raccontano il viaggio di una nazione grande e così differenziata attraverso un nuovo linguaggio visivo.”


Volete vederla amici ninja artisti?
Attualmente l’opera è esposta a Washinton DC, allo Smithsonian’s National Portrait Gallery.

dopamina e social media

Dopamina e social media: la nuova frontiera del content marketing

dopamina e social media

Perché condividiamo qualcosa sui social network? Perché decidiamo di scattare quel selfie proprio in quel preciso momento? O ancora, perché decidiamo di seguire un brand?

L’istinto ci porterebbe a rispondere rispettivamente:

  1. Perché ci sembra interessante/divertente/importante;
  2. Perché è una situazione che vogliamo immortalare;
  3. Perché percepiamo qualità/contenuti interessanti.

Tutte risposte vere e che rappresentano le condizioni di base affinché si verifichi l'”azione”. Ma le motivazioni che ci spingono ad interagire in un certo modo sui social network (così come nei processi d’acquisto o nelle scelte più importanti della nostra vita) sono molto più profonde ed inconsce.

La natura emozionale delle decisioni

Le neuroscienze e la psicologia cognitiva, infatti, hanno scoperto che un grandissimo numero di azioni umane sono puramente istintive ed emozionali, influenzate dall’ambiente in cui viviamo ogni giorno e che ci invia continui stimoli: biologici, sociali, ambientali e tecnologici.

Tutti questi stimoli hanno contribuito a trasformare drasticamente i nostri schemi legati ai processi decisionali, anche rispetto ai contenuti che preferiamo sui social media.

Le percezioni, le emozioni e persino la nostra creatività (intesa come la ricerca di un indizio per dare un senso alla fruizione di un contenuto) possono diventare alleati dei social media manager, che potranno così studiare e proporre i contenuti più giusti per il pubblico di riferimento.

Dopamina e social media

Quando decidiamo di condividere una foto su Instagram o di aggiornare il nostro status su Facebook lo facciamo per un motivo molto specifico: cristallizzare un attimo (un pensiero, un’emozione, un’immagine) e conservarne gli effetti positivi che ci ha regalato.

dopamina

Una ricerca della Rutgers University ha stabilito che circa l’80% dei post sui social media sono frutto di esperienze che le persone stanno vivendo nel momento stesso della pubblicazione.

Ed un’altra ricerca, questa volta di Harvard, indica come, quando parliamo delle nostre esperienze e delle nostre emozioni, il cervello “si ricompensa” rilasciando una quantità di dopamina paragonabile a quella che si ottiene dal sesso, dal buon cibo o dall’esercizio fisico.

Insomma: condividere un’emozione positiva fa accrescere il nostro senso di piacere. E’ per questo che ci piace immortalare un momento di felicità attraverso una foto, uno status o un tweet.

Dalla dopamina all’engagement

Come detto, la combinazione delle percezioni di un momento, dell’emozione e della creatività, produce un arricchimento della nostra esperienza e la rende più coinvolgente e memorabile. E’ proprio quando questo coinvolgimento raggiunge elevati livelli d’intensità che parliamo di engagement.

Se a questo concetto uniamo la ricompensa derivante dalla dopamina prodotta dalla condivisione di un contenuto che amiamo, comprendiamo quanto sia importante, per i brand che decidono di puntare sui social media, realizzare una strategia di content marketing sempre più orientata verso le emozioni del proprio audience.

I contenuti che decidiamo di condividere, infatti, non sono solo “utili” (informativi, divertenti, importanti) ma ci proiettano in un mondo simbolico (il mondo della marca) in cui la funzione primaria (informare, divertire, avvertire) si fonde con la capacità del brand di creare omogeneità tra il messaggio e i sentimenti del consumatore.

In pratica, l’obiettivo è fare in modo che chi guarda al nostro contenuto si identifichi con esso e con l’immagine del brand, garantendo inoltre quella “ricompensa” derivante dalla condivisione di un’esperienza immediata e piacevole.

L’impatto sulle dinamiche di social media marketing

Il passaggio da una società “razionale” a quella attuale, in cui prevale l’esperienza emozionale, è maturato in modo graduale per poi avere un’accelerazione decisiva dopo gli anni 2000 con l’avvento di internet.

I social network hanno estremizzato questo passaggio in quanto hanno reso teoricamente infinita la frequenza delle interazioni, cambiando completamente i parametri in cui si sviluppa la relazione brand-cliente.

In questo contesto la parola “emozione” è sempre più popolare, ed è utilizzata come sinonimo di esperienza piacevole ed indimenticabile. La troviamo abbinata ad un nuovo modello di automobile, oppure ad un profumo per i momenti romantici o a un viaggio in luoghi meravigliosi.

Se, quindi, i brand riusciranno a cogliere le opportunità offerte da questa nuova frontiera del content marketing riusciranno ad avere un impatto molto più potente sul pubblico, sia in termini di esperienza immediata sia in termini di ricordo.

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Riscoprire la vera natura dei social network

In pratica, occorre dedicare molta più cura ed attenzione a ciò che i consumatori non dicono (perché non consapevoli) ma che certamente pensano. E tutto dovrà essere in linea con le aspirazioni e le aspettative del pubblico: i prodotti, l’impegno sociale, i valori aziendali e, ovviamente, i contenuti proposti.

Dare la possibilità al nostro audience di essere soddisfatto, appagato e – perché no – fiero del nostro brand e dei valori che esprime avrà un impatto molto più elevato di qualsiasi prodotto potrà mai essere venduto, e ci garantirà il sostegno e la fedeltà della clientela. Saranno i clienti stessi la nostra vera arma promozionale.

Citando Veronica Gentili:

I social network non sono nati per vendere. Coinvolgere le persone interessate a ciò che hai da raccontare è l’unico modo possibile per abitare le reti sociali con successo.”