Twitter: 5 consigli per migliorare la vostra attività

Nella gestione di una strategia di comunicazione sui social media, spesso Twitter gioca un ruolo fondamentale. Tuttavia, spesso, risulta un social piuttosto complesso: post necessariamente brevi, utenti non facili da agganciare, poca possibilità di analizzare i dati direttamente dalla piattaforma nativa.

C’è allora un modo per riuscire a coinvolgere il più possibile il nostro target? Sì. Ed è creando una strategia in grado di bilanciare tweet programmati e post in real time.

Vediamo come in 5 punti chiave fondamentali:

1) L’ora di punta

No, non intendiamo twittare nella vostra ora di punta, mentre prendete il tram per andare a lavoro con le gambe che giocano al wind surf per non cadere sul vicino puzzolente. Intendiamo che è necessario conoscere quando il vostro pubblico è collegato a Twitter.

Per farlo, potrebbe tornarvi molto utile Tweriod, uno strumento che analizza i tweet dei vostri follower e vi fornisce le informazioni necessarie per capire quando è meglio twittare per il vostro pubblico.

2) Non abbandonate la nave

Ovvero, non lasciate che i vostri account Twitter restino soli a se stessi. Come può invece accadere su Facebook, dove 2-3 post al giorno possono bastare, Twitter necessita di mantenere lo stream sempre attivo e ricco di contenuti interessanti.

3) Programmate i vostri tweet

Lo so, già eravate preoccupati di dover trascorrere tutta la vostra giornata attaccati a Twitter, ora di punta (vostra) inclusa. Fortunatamente, nonostante la piattaforma nativa ancora non lo permetta, è possibile attraverso tool esterni programmare i tweet per raggiungere, come abbiamo già visto, il vostro pubblico negli orari migliori.

Non dimenticate poi di programmare tweet durante le feste o nel weekend: secondo alcune statistiche è infatti nel fine settimana che gli utenti sono più disposti ad ascoltare cosa dicono i brand, e più stimolati a raccogliere informazioni al riguardo e a condividerle.

4) Share is the new black

Come trovare contenuti da twittare durante il giorno? Semplice: non parlate solo di voi stessi.

Se infatti è fondamentale avere un piano editoriale che punti principalmente su una strategia di content – ovvero ricco di materiali nuovi, creati ad hoc, e mirati ai vostri obiettivi – su Twitter è particolarmente importante condividere contenuti di altri, riuscire ad essere sempre sul pezzo monitorando le informazioni più interessanti.

Per questo è importante dare uno sguardo sempre alle tendenze (i famosi TT), ma anche utilizzare strumenti che vi permettano di trovare contenuti più adatti al vostro pubblico, ad esempio riunire in liste gli account che forniscono informazioni più interessanti riguardo al vostro settore di riferimento, o utilizzare i feed RSS dei siti più adatti al vostro brand.

5) Essere sempre sul pezzo

Ora che avete condiviso post da fonti esterne e avete programmato i principali contenuti della giornata, è importante riuscire ad essere sempre sul pezzo traendo vantaggiose opportunità di marketing dagli eventi che avvengono real time, come giochi sportivi o eventi politici.

Un ottimo (e famoso) esempio a riguardo è il brand di biscotti Oreo, che durante il black out del Super Bowl postò questo tweet:

I risultati furono impressionanti, il costo dell’operazione 0 $.
Un piano editoriale ben programmato e organizzato è quindi fondamentale per ottenere successo su Twitter, ma lo è altrettanto riuscire ad essere al posto giusto al momento giusto.

Postate con regolarità, non parlate solo di voi stessi e aumenterete le possibilità di ottenere una maggiore visibilità e un maggiore engagement. E voi, come strutturate la vostra strategia su Twitter?

5 consigli per promuovere i tuoi eventi sui social media


Ti piacerebbe sapere come sponsorizzare i tuoi eventi ottimizzando l’utilizzo delle piattaforme social? Mike Stelzner, uno dei fondatori di Socialmediaexaminer.com, ha offerto dei suggerimenti su come poterlo fare al meglio, ma soprattutto con stile. A partire dalla sua guida, i Ninja te ne propongono 5, guardiamoli step by step:

Prima di tutto bisogna pianificare

Bisogna preparare un marketing plan con i controfiocchi che risponda alle seguenti domande riguardo all’evento che bisogna sponsorizzare:

  • Dove?
  • Quando?
  • Chi?
  • Che cosa?
  • Perché e per quanto tempo?

Il marketing plan rappresenta il retroscena nonché la spina dorsale di tutta la comunicazione che in seguito andrai a mettere in opera. Per questo motivo, più viene fatto dettagliatamente e con lungimiranza, più efficace sarà la campagna. Per creare un plan di tutto rispetto conviene tenere a mente il target di riferimento e postare i contenuti che si pensa possano attrarre di più quel tipo di pubblico. Pensa alla natura dell’evento e quindi sforzati di trovare i canali, i contenuti e l’energia giusti per sponsorizzarlo al top.

Ma entriamo nel vivo dei consigli.

#1 Un video vale più di mille parole

Importantissimo è avere in una sezione molto visibile, possibilmente in homepage, un video di presentazione dell’evento o attività che si vuole offrire al pubblico. I video catturano immediatamente l’attenzione, possono contenere moltissime informazioni condensate in pochi minuti e in più hanno lo straordinario potere di rendere subito evidente la natura del servizio sponsorizzato.

Si potrebbe pensare, di primo acchito, che un video possa sottrarre spazio a contenuti preziosi per la pagina, ma in realtà è il contrario: un buon video è capace di far arrivare le informazioni riguardanti l’evento in maniera diretta ed efficace. Si tratta pur sempre di un modo per far arrivare un messaggio, giusto?

Ecco allora alcuni consigli utili per sfruttare tutta la potenza dei video: utilizza un titolo accattivante che invogli alla visione accompagnato da una miniatura intrigante che esalti le qualità dell’evento. Un buon video richiede un edititng impeccabile: cerca di evitare immagini statiche di modo che l’occhio sia sempre impegnato a guardare qualcosa. Per finire, un sottofondo musicale e qualche anticipazione sull’evento garantiranno al video la possibilità di catturare l’attenzione di chi lo osserva e aumenteranno la voglia di parteciparvi.

#2 Gli affiliate marketer come migliori amici

Saper gestire e organizzare i propri affiliati è una delle chiavi del successo. Il trucco per ottenere il massimo risultato in termini di condivisioni e sponsorizzazioni da parte loro è quello di rendergli il lavoro il meno faticoso possibile. I publisher affiliati devono infatti avere la possibilità di poter prendere i vostri contenuti e condividerli nella maniera più facile possibile.

Ma come farlo? Conviene creare un codice incorporato per i video in modo che si possano facilmente copiare e citare in articoli e post. Il top sarebbe creare dei banner e mini banner per l’evento in modo che gli affiliati debbano solo copiare link e codici per condividere il contenuto. Offrire una larga varietà di scelta tra video, podcast e pubblicità è sempre un incentivo e lascia libertà di scelta al business partner su quale contenuto sia più adatto alla propria pagina.

Un’ottima idea sarebbe inoltre quella di creare dei tweet preconfezionati e blog-post già scritti così che basti solo copiarli per per poterli condividere. Geniale no?

Creare un pagina dedicata agli affiliati dove collocare tutto il materiale destinato alla condivisione è una cosa che richiede molto tempo e lavoro. Tuttavia il risultato varrà ogni sforzo.

#3 Testimonial? Chiedere non costa nulla

Mai sottovalutare la potenza di un volto che consiglia di partecipare ad un evento. Un testimonial che spende buone parole per la tua attività produce l’effetto di rinforzare la fiducia nel marchio e conferisce credibilità.

Ma come fare per trovare un testimonial? Per fortuna nell’era digitale non c’è bisogno di reclutare Cristiano Ronaldo o Messi per trovarne un personaggio famoso che porti buoni risultati. Chiunque può farlo. Tenendo sempre bene a mente che in Rete la credibilità è tutto, per cui trovare lo sponsee più adatto non può far altro che aumentare le possibilità di riuscita della campagna.

Per trovare un testimonial esistono diversi metodi e approcci: ad esempio si possono effettuare sondaggi online utilizzando una delle piattaforme dedicate come SurveyMonkey. Un altro buon metodo è quello di ottenere un videoclip di raccomandazioni da parte di un personaggio già conosciuto e rispettato del settore che garantisca per te. Insomma, bando alla timidezza, chiedere è sempre segno di intelligenza.

#4 Pro-muoviti


La caratteristica più importante per promuoversi  è quella di essere creativi. Promuoversi significa utilizzare i social media in maniera attiva e propositiva. Per trasmettere energia e positività ci vuole un atteggiamento positivo: se hai deciso di far diventare un successo la tua campagna promozionale sui social media divertiti e sperimenta.

Una buona idea per iniziare a promuovere un evento è quella di organizzare un contest per incrementare l’esposizione del profilo e generare buzz. Diventare viral o anche solo farsi sentire in Rete non è affatto semplice, quindi non limitarti a frequentare sporadicamente le piattaforme social più conosciute come Facebook e Twitter, ma cerca sempre di allargare la cerchia di contatti su altre piattaforme.

#5 Condividetevi e moltiplicatevi


La promozione, come lo zen, è un esercizio costante, non basta farlo una volta e stop. La frequenza con la quale si interviene sul web è fondamentale.

Bisogna però trovare la misura giusta tra quantità e frequenza: l’ideale è né troppo ma nemmeno troppo poco, per poi spingere con il piede sull’acceleratore nei giorni immediatamente precedenti l’evento. Lo scopo ultimo è quello di creare un legame con il pubblico, quindi tieni la tua pagina sempre aggiornata su ogni tipo di news e informazione che potrebbe essere rilevante.

Il legame che creerai con il pubblico non si dovrà spezzare né durante, né al termine dell’evento. Conviene infatti, una volta iniziato l’evento, continuare a condividere contenuti, creare hashtag e incoraggiare a postare foto su Instagram e Facebook e, una volta finito, continuare a far parlare di sé chiedendo opinioni e punti di vista. I social media sono uno strumento molto potente a disposizione di tutti e che, se governati a dovere, possono portare a risultati stupefacenti.

Cantona e le star Kronenbourg 1664: i suoi agricoltori [VIDEO]

Il fatto che abbiano scelto proprio lui come testimonial di una birra Francese è già sarcasmo e contraddizione insieme: Eric Cantona ex centravanti e capitano del Manchester United, francese di nascita ma divenuto “King Eric” in Inghilterra per le sue prodezze calcistiche, racconta una storia divertente sulla bevanda preferita dagli Inglesi ma prodotta in Francia, la birra Kronenbourg 1664.

Lo scenario è interessante di per sé, ma lo spot lo è ancora di più in quanto verte proprio su alcuni stereotipi tra Francia e Inghilterra. Cantona infatti racconta come in Alsazia gli agricoltori produttori di Kronenbourg 1664 siano venerati e idolatrati come le “football star” inglesi: vanno in giro in Lamborghini con gli stivali sporchi di fango, sono seguiti ovunque da supporters che ergono “statue col forcone” nelle piazze per ricordarne le gesta.

Lo spot è molto divertente e curato nei dettagli – “We are the Champions” in sottofondo rimarca ancora di più il paradosso – ed è interpretato magistralmente da Cantona che è a suo agio nella parte visto il suo recente passato da attore e da testimonial per spot un di più successo come Scorpion Ko e Joga Bonito di Nike.

Come volevasi dimostrare però gli inglesi non l’han presa tanto bene, infatti in UK lo spot è stato bannato dalla ASA (Advertising Standards Authority) in quanto fornisce informazioni errate e misleading circa le vere origini della Kronenbourg: nonostante la lager sia stata fondata nel 1664 appunto a Strasburgo da Geronimus Hatt, l’ASA sostiene che solo una piccola parte della produzione avviene in Francia e che invece gli stabilimenti dell’azienda sono proprio (casualità ironica) a Manchester.

Andy Warhol: il padre della Pop Art di nuovo a Milano

Self portrait, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Andy Wahrol, il padre della Pop Art, è tornato a Milano – città particolarmente cara all’artista americano che per la prima volta accoglie una sua monografia – con una mostra ospitata all’interno delle sale di Palazzo Reale (dal 24 ottobre 2013 fino al 9 marzo 2014) curata dal collezionista privato Peter Brant con il contributo di Francesco Bonami, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale, 24 Ore cultura – Gruppo 24 Ore  e Arthemisia Group nell’ambito della programmazione dell’Autunno Americano.

Brillo Box Pads Box, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

L’esposizione si snoda attraverso diverse sale, presentando l’uomo dietro l’artista. Non solo la star del mondo dell’arte e del mercato ma anche il Warhol intimo, l’amico e l’uomo. Artista e comunicatore,  capace di guardare a tutto ciò che lo circondava con curiosità e di inserire nelle sue opere riferimenti popolari provenienti dalla tv, dal cinema, dai fumetti e dalla vita di tutti i giorni.

Self-portrait (green), courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

La sua arte è diretta, provocatoria e commerciale, di fronte allo sguardo dell’artista tutte le persone sono uguali. Per lui la bellezza è ovunque, bisogna solo riuscire a coglierla per  trasmettere a tutti la potenza dirompente del quotidiano.

La prospettiva si ribalta: non più un’arte elitaria ma popolare, Pop Art per l’appunto.

Jean-Micheal Basquiat, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Diverse e curiose le tematiche preferite che ricorrono nelle sue opere: le icone  del nostro tempo – le celebrità, prodotti iconici come la Coca Cola, personaggi noti anche molti distanti dalla sua filosofia come Mao Tze Dong, ma anche il dollaro solo per citarne alcuni – la bellezza e la morte.

Skull, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Per lui tutto diventa spettacolo, il confine tra vita privata ed arte si fa labile nella serie – inedita e mai vista prima in Europa – di Polaroid scattate in occasioni di party o si incontri nello studio dell’artista che ritraggono Andy Warhol così come diverse volti noti e non del mondo dello show business.

Ecco alcune delle opere più iconiche di Andy Warhol, esposte nelle sale di Palazzo Reale a Milano fino al 9 marzo 2014.

Silver Coke Bottles courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Una Coca Cola è sempre una Coca Cola e non c’è quantità di denaro che possa farti comprare una Coca Cola più buona di quella che l’ultimo dei poveraccia si sta bevendo sul marciapiede sotto casa tua. Tutte le Coca Cola sono sempre uguali e tutte le Coca Cola sono buone. Lo sa Liz Taylor, lo sa il Presidente degli Stati Uniti, lo sa il barbone e lo sai anche tu.

ANDY WARHOL

Shot Light Blue Marilyn, courtesy the Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Dorothy Podberm un’amica del fotografo Billy Name, tirò fuori dalla cintura una piccola pistola d’argento e sparò a quattro ritratti di Marilyn Monroe appoggiati uno sopra l’altro su un muro della Factory, lo studio di Warhol sulla East 47th street. La pallottola colpì il ritratto dell’attrice esattamente in mezzo agli occhi. Warhol mostrò questi ritratti con il titolo Shot Marylyn.

DAI DIARY DI ANDY WARHOL

Thirty are better than one, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Credo che tutti i quadri debbano avere le stesse dimensioni e gli stessi colori, in modo che siano intercambiabili, e nessuno pensi di avere un quadro migliore o peggiore. E se uno è un capolavoro, lo sono tutti. E poi anche se il soggetto è diverso si dipinge sempre lo stesso quadro.

ANDY WARHOL

Flowers, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Odio le domeniche: è tutto chiuso eccetto i fiorai e le librerie.

ANDY WARHOL

Liz #5, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, GT, USA

Liz Taylor ha cambiato la mia vita: anch’io ora ho i miei parrucchieri personali. Ho preso il mio amministratore, il mio fotografo, il mio redattore e la mia segretaria e ne ho fatto dei parrucchieri.

ANDY WARHOL

Red Elvis, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Alcune persone passano tutta la vita pensando a un particolare personaggio famoso. Scelgono un lui o una lei famosi e ci si fissano. Consacrano interamente la loro persona al pensiero che non hanno mai incontrato, o hanno forse incontrato una volta. Se chiedi a una persona famosa che genere di posta riceve, troverai che c’è sempre almeno una persona che le scrive costantemente e che ne è ossessionata.

ANDY WARHOL

Self portrait in drag, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Una bellezza in fotografia è diversa da una bellezza dal vero; è difficile essere dei modelli perché si vorrebbe essere sempre come si viene in fotografia, ma ciò non è possibile. E così si comincia a copiare la fotografia. Con la fotografia entri per metà in un’altra dimensione.

ANDY WARHOL

One Dollars Bills, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

L’America è veramente bella. Ma sarebbe ancora più bella se tutti avessero i soldi per vivere.

ANDY WARHOL

Mao, courtesy of the Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

La cosa più bella di Tokyo è McDonald. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald. La cosa più bella di Firenze è McDonald. A Pechino e a Mosca non c’è ancora niente di bello. 

ANDY WARHOL

What's There, la campagna canadese per le Paraolimpiadi [VIDEO]

What's There, la campagna canadese per le Paraolimpiadi [VIDEO]

“Non conta ciò che manca, conta ciò che c’è”, è lo slogan del team canadese che partecipa ai Giochi Paraolimpici Sochi 2014.

Lo spot, ideato per promuovere l’evento che si svolgerà dal 7 al 17 marzo, ci ricorda che anche i più deboli possono vincere, è l’impegno ciò che conta e di certo non manca da parte della squadra canadese che gareggierà alle Paraolimpiadi russe.

La particolarità del video è che le prime scene sono tagliate in modo tale da non mostrare gli arti mancanti degli straordinari atleti disabili, solo nel finale lo spettatore scopre la loro identità e si fortifica del messaggio sociale d’uguaglianza.

La NBC Sport si prepara a trasmettere 50 ore di diretta, per cui questo è solo un assaggio di cosa significa essere veri atleti.

Advertiser: Canadian Paralympic Committee
Agency:BBDO, Toronto, Canada
Additional credits:Creative Directors: Peter Ignazi, Carlos Moreno
Associate Creative Directors: Simon Craig, JP Gravina
Art Director: JP Gravina
Copywriter: Simon Craig
Agency Producer: Jennifer Morrison
Account Director: Rebecca Flaman
Account Supervisor: Jaya Rizzi
Director: David Quinn
Production Company: Sons & Daughters
Director of Photography: Gabe Langlois
Editor: Gord Koch
Colourist: Wade Odlum / Alter Ego
Music & Sound Design: RMW Music
Photographer (print): Matthew Murnaghan
Client: Karen O’Neill, Martin Richard, Julia Forbes
Cast: Dominic Larocque, Tyler McGregor, Mark Arendz, Michelle Salt

Fendi porta i droni in passerella a Milano

Fendi porta i droni in passerella a Milano

Come associare la moda Made in Italy alla tecnologia? Non stiamo parlando di nuovi tessuti, né di e-commerce; non parliamo nemmeno di applicazioni mobile: tutto già visto e già provato. L’innovazione stavolta arriva direttamente in passerella e ci arriva volando: già, perché ad accompagnare pochi minuti fa le modelle sul catwalk per la sfilata Autunno-Inverno 2014 di Fendi ci sono i droni!

Ricordate tempo fa quando si è parlato di Amazon e del futuro delle spedizioni via drone? Qualcuno ci ha riso su… Certo, l’esperienza in passerella è una passeggiata (o un volo se volete) da nulla per questi dispositivi, ma il risultato è comunque spettacolare.

Secondo il trend forecaster Zoe Lazarus, specializzato in lusso e tecnologia;

“Questo è un bel colpo per Fendi. Il live stream è divenuto piuttosto standard nelle sfilate di moda, quindi questo è un modo per alzare la posta e ottenere una copertura anche sui social media”

E proprio sui canali social, Twitter in particolare, che Fendi ha puntato di più sul live via drone cam:

 


Il video della sfilata è già disponibile sul canale Youtube di Fendi, qui ve lo riportiamo per intero. Durante la passerella vedrete i droni volare vicinissimo alle modelle:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=9aciBwlijHA’]

Dal sito ufficiale di Fendi invece è stato possibile assistere, grazie alla partnership con Google, allo streaming della sfilata scegliendo tra la prospettiva delle telecamere principali e le immagini provenienti dal drone in volo.

Ripercorrendo in breve le novità degli ultimi 3 anni in fatto di incontro moda/tecnologia, ricordiamo qualche momento storico, che ne dite?

Nel 2011, Burberry è stata la prima casa di moda a proporre lo streaming della sua sfilata per strada.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=JXdLnaGg_9U’]

Nel settembre 2012, i modelli di Diane von Furstenberg indossavano Google Glass in passerella.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=30Pjl31cyDY’]

Topshop  ha realizzato uno “streaming virtuale” della sua recente sfilata a Londra (16, 17 e 18 febbraio di quest’anno appunto) a cui hanno assistito alcuni consumatori direttamente dal negozio del brand ad Oxford Circus.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=-hJXn4uBJqA’]

Infine questo lunedì, allo show del brand Giles, Cara Delevingne ha pubblicato una serie di video traballanti per condividerli con i suoi 4,4 milioni di fan Instagram, direttamente dalla passerella. Ma delle incursioni sui social media di Cara vi parliamo meglio in questo articol.

Del resto è la stessa industria della tecnologia a non farsi scappare l’occasione di una sfilata: pensate ad Apple che qualche giorno fa ha mostrato a tutti come l’iPhone 5s possa essere un ottimo strumento di reportage video anche durante una sfilata come quella di Burberry.

La settimana della moda a Milano non è ancora finita: vedremo forse qualche altra novità tech in passerella?

CheckBonus: l'app che premia il tuo amore per lo shopping

Checkbonus: l'app che premia la tua voglia di shopping [INTERVISTA]

Carta  per la raccolta punti, carta premi, carta socio: in tempi di crisi gli italiani riempiono i loro portafogli con le fidality card di ogni tipo di esercizio commerciale, dal supermercato al negozio del proprio marchio di abbigliamento preferito. L’obiettivo, neanche a dirlo, è il risparmio.

Ma queste iniziative, dal lato delle aziende, non hanno sempre i risultati sperati: molti consumatori dimenticano a casa la carta fedeltà, non trovano le offerte poi così tanto vantaggiose o semplicemente trovano che i metodi di raccolta punti si adattino poco al nuovo stile di vita smart e mobileEcco perché un’idea come quella che sta alla base dell’app CheckBonus è innovativa, soprattutto ora che si avvale della nuova tecnologia iBeacon di Apple.

CheckBonus.it è l’app per smartphone che simula il funzionamento di una carta fedeltà. Puoi accumulare punti, sbloccare promozioni e richiedere i premi del catalogo premi direttamente con il tuo smartphone. Attualmente disponibile per iOS, lo sarà a breve anche per le altre piattaforme.

A differenza dei tradizionali programmi di loyalty, CheckBonus consente di accumulare punti semplicemente entrando nel punto vendita e interagendo con i prodotti al suo interno.Questo è possibile grazie alla tecnologia iBeacon, attraverso l’uso di dispositivi bluetooth che consentono di localizzare e intercettare l’utente all’interno dello store.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=DDKKEIsh15w’]

Oltre che un’app, CheckBonus è ovviamente una startup tutta italiana, fondata dal CEO Digital Strategist Pierluigi Casolari e dal CTO Yuri Ceschin.  Abbiamo avuto occasione di conoscere Pierluigi e abbiamo chiesto a lui di spiegarci nel dettaglio l’appCheckBonus.

8 persone su 10 usano il mobile durante lo shopping. Qual è l’approccio di CheckBonus alla user experience?

Oggi l’utente quando è all’interno dello store e usa il mobile è in una setting mentale di fuga dal negozio. Compara i prezzi, condivide con gli amici articoli che vede, cerca se online si trovano a prezzi migliori. La nostra idea è quella di supportare l’esperienza in store, potenziandola. Incentivando gli ingressi nei punti vendita attraverso la raccolta punti, e stimolando lo shopping facendo in modo che i retailer mettano a disposizione promozioni sbloccabili dagli utenti che hanno checkbonus. Inviando push e codicisconto agli utenti che interagiscono con il punto vendita

Parliamo ora di iBeacon su CheckBonus. Vuoi provare a spiegarcelo in “parole povere”?

Gli iBeacons sono dispositivi bluetooth di nuova generazione, a basso consumo energetico. Nel nostro caso servono per localizzare l’utente all’interno del punto vendita e agganciarlo al momento del suo ingresso. All’utente basta accendere l’app e automaticamente viene riconosciuto, gli vengono assegnati i punti checkbonus previsti dall’app ed eventualmente sbloccare promozioni in store, al momento del suo arrivo.

Come funziona il “check-in” con gli iBeacon? Qual è il vantaggio rispetto ai  check-in di foursquare?

Il check-in con gli iBeacons è accurato al centimetro, noi lo chiamiamo walkin. Possiamo tarare gli iBeacons in modo che aggancino l’utente a pochi cm di distanza. Oppure a una distanza di 10 metri.

Con gli iBeacons, il walkin acquisisce una valenza commerciale per il retailer, in quanto questi può verificare e localizzare la presenza del cliente all’interno del punto vendita, oppure addirittura in un determinato reparto, se non addirittura davanti ad un prodotto.

A seconda della localizzazione si possono fare comunicazione differenti, il bluetooth percepisce la distanza: “a 10mt “ posso mandare una push, “a 1mt “ un codice sconto e raccogliere i punti checkbonus

Samsung sta passando dalla tecnologia NFC alla tecnologia Bluetooth LE alla base dell’iBeacon.

E’ vero il Bluetooth LE sta soppiantando NFC. Apple e Samsung stanno investendo pesantemente su questa “tecnologia” che non è nuova – ma che nella sua nuova versione presenta una serie di vantaggi, rispetto sia NFC che il Bluetooth tradizionale. Fatto non indifferente non serve hardware ad hoc, il Bluetooth è già dentro allo smartphone.

In particolare quali vantaggi porta la tecnologia Bluetooth LE / iBeacon ?

Il vantaggio principale è il basso consumo di batteria, il bluetooth LE attivato sullo smartphone, incide in maniera irrilevante sul consumo di batteria. Questo consente di avere un segnale sempre attivo – volendo – e in grado di comunicare con device esterni (gli “iBeacons” appunto). Il bluetooth LE è uno degli ingredienti più promettenti per lo sviluppo degli smart stores, punti vendita intelligenti in grado di fornire un’esperienza ricca e personalizzata alla clientela

Checkbonus: l'app che premia la tua voglia di shopping [INTERVISTA]

So che avete alcuni pilot test in azione con grandi catene. Puoi fornirci alcuni insight sulla traction?

Siamo partiti in gennaio con una catena di articoli sportivi, BricoSport: l’idea era consentire agli utenti che avessero fatto un tour all’interno dei punti vendita di sbloccare una promo. L’idea iniziale era quella di incentivare la scoperta del punto vendita e poi gratificare l’utente con uno sconto del 10% sugli articoli. In febbraio siamo partiti con alcuni negozi – zona Milano e provincia – del gruppo Marco Polo Expert. Marco Polo ci ha messo a disposizione una serie di promo su videogiochi e altri prodotti. Da quel momento si è generato un flusso di ingressi nei negozi spontaneo e costante. Anche se si tratta di numeri contenuti. Fatto molto interessante: il 15% dei nostri utenti invita i propri amici a usare l’app.

Perché un’azienda retail dovrebbe rivolgersi a voi?

Le carte fedeltà sono oggetti obsoleti, una ragazza di 25 anni non ne vuole neanche sentire parlare. Per lei è normale usare lo smartphone in store, se la catena e il punto vendita non sono attrezzati per offrire una UX e un’esperienza mobile in store di un certo tipo, l’utente finisce con l’usare il punto vendita come showroom per provare oggetti che poi va a comprare online, CheckBonus unisce esperienza mobile e focus sul retail.

E poi c’è il tema dell’aggregare più catene. Certi tipi di esperienze mobile le puoi fare solo con app, e l’utente non ha ovviamente voglia di scaricare un’app per ogni insegna. Da qui nasce l’idea dell’aggregare più insegne e delle coalition che propone ai retailer CheckBonus. Un’unica app per rendere veloce lo sblocco di promo e l’accumulo punti e premi.

Qui il link al download per iOS che ricordiamo è gratuito. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate di questa nuova formula di carta fedeltà per i retail e se anche voi preferite un’app alla card!

Cara Delevingne, la modella fashion che controlla i social media [CASE STUDY]

cara delevingne

Source: fashiongonerogue.com

Cara Delevingne, ovvero il fashion marketing in persona

Da quanto di recente riportato in un articolo su Social Media Today, il 2013 è stato sicuramente un grande anno per Cara Delevingne; è praticamente riuscita ad essere presente ovunque, e come spiega Fashion Gone Rogue,

“quando la modella britannica non è in posa per rotocalchi di alta moda, è sempre in prima linea nelle campagne per brand come Fendi, Mulberry e Saint Laurent. Cara è anche apparsa sulle copertine di riviste come W, Vogue China, Vogue Giappone e molto altro”.

La top model britannica ha creato LOL Fashion, un mash-up tra stile e cultura pop che si è rivelato assai ben riuscito nel plasmare legami con un ampio pubblico. Cara ha una personalità molto ben delineata: quando scegli di seguirla sai esattamente cosa aspettarti da lei, perciò si tratta di un case study estremamente interessante per qualsiasi brand che stia cercando di diventare social. Scopriamolo insieme!

Diventare cultura, per poi diventare social media

La giovane britannica (appena 21 anni) è stata una delle primissime modelle a comprendere il potere dei social media. Lei non è infatti soltanto un bel visetto, ma anche una vera e propria promotorice culturale con i suoi personali rituali, tonalità di voce, battute e motti di spirito. Quando una tipa come Miley Cyrus deve andarci sempre più pesante nella provocazione per intrappolare la dipendenza dei media tradizionali al “buzz marketing”, l’incantevole Cara Delevingne lascia invece piano piano notevoli spunti di interesse, scintille di creatività, elementi culturali per alimentare la sua crescente comunità di fan.

Non ha bisogno di morire per un “buzz”! È al centro dell’attenzione di una grande varietà di soggetti interessati: i media in primis, ovviamente, ma anche i giovani e la scena creativa indie. Diventa quindi un po’ alla volta legittimata dal discorrere riguardo un sacco di argomenti (hip hop, danza, moda…), mentre sta diventando legittimo curarsi di ciò che Cara Delevingne ha da dire.

Comunicare la propria essenza in ogni canale digitale

Pochi anni fa i team di PR avrebbero proibito ad una modella di provare a cantare: troppo “disorientante”, troppo rischioso. Nel caso di Cara Delevingne, lei non ha certo paura di provare nuovi modi di esprimersi. Quando ha cantato ‘Sonnentanz‘ con Will Heard non ha avuto alcuna pretesa di essere la prossima candidata di X-Factor: ha semplicemente esplorato un nuovo territorio, sorprendendo sia i suoi seguaci che le community nuove di zecca. Nell’attimo in cui si acquisisce “talento” (leggi: personalità) agli occhi del mondo, significa far sapere a tutti che avere un viso carino non vuol dire necessariamente essere soltanto un appendiabiti. [yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=dNmpoj2Izwc’]

Quotidianità

Molte celebrità non sono accessibili a tutti. Sono come miraggi o prodigi, marchiate da strani paparazzi in isole fuori dal mondo. Cara Delevingne non si nasconde mai: dopo una passerella segue le abitudini della sua generazione e si scatta selfies, circondata da un esercito di MoFa (Mobile Fans) da giornalisti e da redattori. Dite che questa vicinanza possa distruggere la sua “appetibilità finanziaria” o “prima fila”? Niente affatto! Anzi, ha appena rafforzato attorno a sé un circolo virtuoso di empatia, costruito su solide basi di implementazione giornaliera.

I meccanismi di gestione dei social media stanno cambiando radicalmente: forse anche i più famosi brand dovrebbero mettersi in ascolto di questa nuova vox populi che sa mescolare sapientemente poesia quotidiana con fashion business, e senza compromettere il proprio potere mediatico. Voi che ne dite, cari ninjas fashion-addicted? Dite pure la vostra commentando qui sotto, ogni osservazione è la benvenuta! 😀

Twitter: come comunicare al meglio le campagne di marketing

Ad aprile partirà il nuovo Master Online in Social Media Marketing & Community Management targato Ninja Academy, il primo master di specializzazione che affronta ogni singolo Social Media approfondendo gli aspetti distintivi e le peculiarità di ognuno, con i migliori esperti delle diverse piattaforme. Il Ninja Master è stato pensato per formare specialisti nel campo dei social ed è suddiviso in 8 unità didattiche.

Oggi la tecnologia permette a chiunque di avviare una presenza sui social, anche a coloro che mancano di competenze specifiche, portando così a situazioni inefficaci, se non addirittura dannose, per le stesse aziende e agenzie.

Il master si pone l’obiettivo di creare specialisti con conoscenze aggiornate e approfondite sui singoli strumenti e, soprattutto, con una visione strategica integrata.

Per darvi un assaggio delle tematiche che verranno approfondire nel corso del master, abbiamo creato una rubrica che ci porta alla scoperta dei docenti dei vari moduli. Le scorse interviste sono state fatte a Stefano Besana, docente di Social Enterprise, e a Lorenzo Viscanti e Valentina Rossetti, docenti di Facebook. Oggi, invece, ho incontrato e intervistato Francesca Casadei, docente di Twitter. Il suo modulo tratterà nel dettaglio:

  • Saper ascoltare e comunicare su Twitter
  • Customer Care & Community Management in tempo reale
  • Twitter Advertising: utilizzo e case study
  • Hashtag, liste e modelli di filtered conversation
  • Social Live Streaming: condividere iniziative ed eventi

Scopriamo insieme cosa ci ha “cinguettato”…

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 4 marzo (oltre agli ulteriori sconti e bonus se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy).

Ciao Francesca. Puoi riassumerci cos’è Twitter in 140 caratteri?

No  😉 Potrei scrivere un tweet per ogni definizione data a Twitter da quando è nato: social network, microblogging, real time conversation…

Perché è importante saper ascoltare e saper comunicare su Twitter?

Le motivazioni sono tante e tutte rilevanti, cambia il livello di importanza a seconda del ruolo professionale che una persona ricopre e il contesto in cui lo esercita.

Lavori in un’azienda? Su Twitter parlano del tuo brand, dei tuoi prodotti e servizi, anche delle persone che lavorano con te. Forse parlano anche di te. Monitorare quello che viene scritto e capire come gestire queste informazioni è ormai diventato un asset strategico per valutare e intervenire in ogni area: marketing, comunicazione, public relation, product development, etc.

Sei un giornalista? Quante volte ti è capitato di sentire “la notizia in anteprima su Twitter”? Grazie alla sua semplicità, alla sua potenziale reach e alle dinamiche di networking e di condivisione è diventato uno strumento potente di pubblicazione e circolazione di informazioni relative a contesti altamente notiziabili: conflitti internazionali, VIP, politici… Non a caso Luca Conti (@pandemia) lo ha definito già nel 2011 “Agenzia di stampa globale su misura, in cui seguire personaggi, celebrity e aziende, o con cui commentare l’attualità insieme a chi conta“.

Ti occupi di pubbliche relazioni? Puoi utilizzare Twitter per mappare e monitorare i contatti che vuoi creare e mantenere nel tempo e interagire con loro, facendo leva sulla visibilità e sull’influenza che hanno nei confronti dei loro follower (proprio per questo motivo vengono spesso definiti influencer).

Sei interessato ai broadcaster? Sempre di più la televisione sta cavalcando il fenomeno della Social TV, che trova il suo naturale medium in Twitter, il Social Network del real time per eccellenza. Lo sanno bene le agenzie media che devono affiancare alla tradizionale valutazione dell’impatto televisivo tramite Auditel, nuovi strumenti in grado di misurare la reazione scatenata nella twittosfera. Proprio quest’anno in Italia si inizia a parlare di Social TV Planning.

Sogni di diventare un creativo pubblicitario? L’efficacia della tua idea sarà valutata anche in base al numero di tweet che verranno generati in seguito al lancio della campagna, al loro sentiment e alla loro viralità. Non è il tuo video ad essere virale, sono i Social Media (e in questo i tweet giocano un ruolo importante) a renderlo tale.

Potresti descriverci la Twitter Advertising?

Consente ai brand investitori di rendere il proprio account e i propri tweet visibili all’interno di Twitter e se pensiamo al numero di contenuti pubblicati ogni giorno ci rendiamo conto conto di come, analogamente a quanto accaduto su Facebook, diventi sempre più importante per un’azienda allocare una parte di budget su Twitter Advertising per avere una presenza efficace.

I formati disponibili sono fondamentalmente 3:

  • Promoted Account, per comparire tra gli utenti consigliati;
  • Promoted Tweet, per rendere visibile un tweet nello stream degli utenti;
  • Promoted Trend, per essere i primi nell’elenco delle tendenze.

Quali sono gli strumenti di social media marketing presenti in questo social?

Possiamo classificare gli strumenti di Social Marketing legati a Twitter in 3 macro categorie:

  • strumenti per il monitoraggio: sono quelli che hanno conosciuto la massima proliferazione e diffusione, e possono riguardare il proprio profilo, quello degli altri (ad esempio account di aziende concorrenti o profili di celebrity e influencer), oppure di keyword e hashtag (pensiamo ad esempio a quelli associati a grandi eventi, come il Super Bowl, o a fenomeni televisivi o mediatici come Sanremo e X-Factor).
  • strumenti per il Community Management: fondamentali per far crescere la propria follower base, creare interazione, intercettare conversazioni e gestire situazioni di crisi.
  • strumenti per l’advertising: messi a disposizione da Twitter stessa e da terze parti al fine di ottimizzare la performance delle campagne in logica di real time bidding.

Alcuni di questi sono accessibili gratuitamente, altri invece a pagamento, e altri ancora disponibili in modalità freemium.

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L’iscrizione al Ninja Master Online è inclusa!

Solo fino al 4 marzo, affrettati i posti sono limitati!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
Be Ninja!

Cinematics: la storia del cinema si fa animazione [VIDEO]

Come trascorrete il vostro tempo libero? Guardando i vostri film preferiti o coltivando i vostri hobby e le vostre passioni? Ebbene, oggi vi parliamo di qualcuno che ha impiegato il suo tempo libero in un modo veramente creativo e originale che farà felici gli appassionati di cinema: Pier Paolo.

L’artista brasiliano, infatti, ha dedicato il suo tempo libero a un progetto sperimentale davvero delizioso: Cinematics, un corto d’animazione che ripercorre in un minuto la storia del cinema mediante l’illustrazione dei protagonisti di quei film ormai entrati nella storia.

Anche l’orecchio vuole la sua parte, così il compito di declinare in audio ciò che Pier Paolo ha illustrato è stato affidato a Marcelo Baldin, in arte Combustion, che ha remixato in modo inedito le colonne sonore portanti, accennando con stile a quelle note ormai entrate nell’immaginario collettivo.

Il risultato è un assaggio di cinema adatto anche ai palati più difficili, che piace proprio per la sua estrema semplicità.
E voi? Siete riusciti a indovinare tutti i grandi classici del cinema citati in questi 60 secondi?