AirBnB hotel: una notte in una botte di birra

Un letto in una vera botte di birra – utilizzata per il suo scopo fino al 1995. Un sogno per molti amanti dell’ambrata bevanda, la realtà al AirBnB hotel di Ostbevern (Germania) che ha dedicato una singolare stanza agli innumerevoli amanti della birra.

Il concept è davvero molto semplice: da alcune grosse botti, rigorosamente vuote, è stato ricavato un comodo letto per due al quale si può accedere da una breve scalinata in legno. Ogni dettaglio è studiato per colpire l’ospite, mettendolo a suo agio in una situazione allo stesso tempo intima e fuori dal comune.

Insomma, con un pizzico di spirito goliardico le possibilità sono infinite.

Come scegliere il giusto consulente SEO?

Per tutti i siti che si fanno estensione di un business e che promuovono servizi o prodotti che possono essere oggetto di una ricerca su internet, la Search Engine Optimization è fondamentale. La SEO è infatti quell’insieme di attività finalizzate a posizionare un sito web tra i primi risultati di un motore di ricerca (Google, Bing, Yahoo…) per parole chiave specifiche e attinenti ai servizi, ai prodotti e ai vari argomenti di cui tratta un sito web.

Si tratta di un lavoro che comporta impegno, pianificazione ed esperienza. Ma si tratta anche di un investimento conveniente e a lungo termine. Ecco la necessità di capire a chi rivolgersi, soprattutto considerando che spesso le operazioni di un consulente SEO sono operazioni “invisibili”, che coinvolgono il codice che sta dietro una pagina web, difficilmente comprensibile per il cliente.

In questo articolo ti illustrerò in maniera non banale come capire se il professionista a cui chiedi una consulenza potrebbe fare al caso tuo. Non ti dirò quindi “guarda il suo sito”, “guarda il suo curriculum”, “guarda chi sono i suoi clienti”, “controlla il suo portfolio”: tutti consigli validi, ma non necessari.
Ti svelerò alcuni “segreti” su come funziona questo mestiere.

Consulente SEO o Agenzia?

Il SEO è un mestiere che si può tranquillamente fare da casa con un computer, una connessione internet e un buon bagaglio di conoscenze ed esperienze. Se ti rivolgi ad un’agenzia avrai tutta una serie di costi aggiuntivi, tra cui:

– affitto dell’ufficio
– bollette
– lavoro dei commerciali
– stipendi del personale amministrativo
– margine dell’impresa
– altro

Se un’ora di lavoro con un consulente ti costerebbe 30, la stessa ora di lavoro con un’agenzia probabilmente ti costerebbe 100.

Le agenzie sono valide solo in alcuni casi: per siti molto grossi e per progetti in cui si ricerca il massimo dell’eccellenza che deriverebbe dal risultato del lavoro di diversi professionisti che lavorano sul tuo caso. Se l’agenzia ha un solo SEO – come spesso capita – il gioco non vale la candela: rivolgiti ad un consulente.
Un altro caso in cui le agenzie sono utili è quando hai un progetto che contempla diversi aspetti, dallo sviluppo web a campagne di promozione online e offline. In questo caso è preferibile interagire con un unico interlocutore.

Fatta eccezione per i casi detti, un consulente SEO è decisamente la scelta più efficace e conveniente.

L’obiettivo della SEO: il posizionamento non basta

L’obiettivo della SEO dovrebbe essere il ROI, ovvero un positivo e redditizio Ritorno sugli Investimenti. Questo non è scontato, perché ci sono SEO – e clienti – che si concentrano, invece, su altri valori: sul link building (l’aumento dei link in entrata), sul posizionamento, sull’aumento delle visite del sito, ecc.
Quando l’obiettivo non è il ROI, ma un altro valore, e il consulente SEO prenderà decisioni che potrebbero portare beneficio solo al ROI, sottovalutando i valori concordati, allora potrebbe non agire in favore del tuo business.

Permettimi qualche esempio:

Es. 1:

Contatti un SEO e questo ti dice che ti “garantirà” il posizionamento del 90% dei risultati di 100 parole chiave nelle prime 3 pagine dei principali motori di ricerca (Google, Bing e Yahoo).
Tre obiezioni:

1) Un posizionamento in seconda pagina è praticamente – nella stragrande maggioranza dei casi – un posizionamento inesistente (una percentuale bassissima di utenti arriva in seconda pagina).
2) Tra i motori di ricerca Google predomina in posizione di monopolio (oltre il 90%), quindi presentare i valori di posizionamento dei 3 motori di ricerca come equivalenti non è fornire un servizio onesto e trasparente al proprio cliente.
3) Posizionarsi con una parola chiave molto specifica e molto lunga (ad esempio “hotel vicino firenze con piscina riscaldata”) è relativamente facile, ma ovviamente ti porterà un minor numero di visite.

Morale: se un SEO ti offre un posizionamento o se chiedi ad un SEO un servizio di “solo” posizionamento, un tale servizio è quello che otterrai, ma non è detto che il “solo” posizionamento ti offra un buon ROI. Un bravo SEO sarà invece in grado di consigliarti sulle parole chiave adatte al tuo obiettivo, su quelle più redditizie e su quelle raggiungibili in una determinata fase della campagna.

Es. 2:

Il SEO ti garantisce un aumento delle visite del tuo sito o sei tu stesso che chiedi al SEO di aumentare le visite al tuo sito.

Obiezione: se il criterio per valutare il successo o meno di una campagna SEO è l’aumento delle visite, sarà in quella direzione che si muoverà il tuo consulente. Ma ci sono visite e visite, e le visite migliori si chiamano “visite qualificate”, ovvero visite che hanno una maggiore probabilità di trasformarsi in contatti o clienti.
Morale: un bravo SEO non cerca visite fine a se stesse, anche se sa come procurarsele o sa come lavorare in quella direzione; un bravo SEO cercherà visite che producano risultati in termini di ROI.

Preventivi, contratti, trucchi e garanzie

A volte si vedono preventivi ridicoli che elencano una lunga lista di servizi dalla denominazione esoterica tipo:
– realizzazione robots.txt
– realizzazione sitemap.xml
– iscrizione agli Strumenti per Webmaster di Google

Permettimi di tradurlo in termini di ore lavoro:
– realizzazione robots.txt (5 minuti)
– realizzazione sitemap.xml (10 minuti)
– iscrizione agli Strumenti per Webmaster di Google (5 minuti)

Una lista del genere è stata redatta solo per impressionarti. Sempre per impressionarti il tuo SEO o la tua agenzia potrebbe prometterti un “risultato garantito”.
Attento! C’è una fregatura da qualche parte o, nella migliore delle ipotesi, il tuo interlocutore sta giocando d’azzardo o sta facendo di tutto per farti firmare il contratto.

Io ed altri stimati colleghi non usiamo contratti: i nostri clienti sono liberi di interrompere il rapporto quando lo desiderano – e noi lo stesso – e senza penali. E questo perché ci concentriamo piuttosto sulla realizzazione di un rapporto duraturo e di reciproco interesse: se io ti faccio guadagnare di più, tu mi paghi di più o mi dai più lavoro.

C’è chi sostiene che non è etico dare garanzie perché Google non è sotto il nostro controllo: non possiamo cambiare i suoi algoritmi e determinare in termini assoluti il posizionamento di un sito web. Possiamo solo promettere che faremo del nostro meglio per far crescere il tuo sito e il tuo business.

Infine, un SEO potrebbe tentare di impressionarti facendoti effettivamente ottenere ottimi risultati ma con alcuni “trucchi”, ovvero con alcune tecniche non consentite da Google e dagli altri motori di ricerca e che, una volta scoperte, potrebbero portare ad una penalizzazione del tuo sito. L’uso di trucchi di questo tipo è, quindi, da considerarsi una scelta poco oculata e ovviamente di breve termine.

Il bravo SEO oggi

Il rapporto ideale tra un consulente SEO ed il proprio cliente è un rapporto di fiducia, a lungo termine, nel quale il consulente è da considerarsi quasi come un partner commerciale: se il tuo business cresce ci sarà sempre bisogno di un po’ di SEO.
Il consulente SEO si deve impegnare a far crescere il tuo business e tu d’altra parte dovrai essere disposto ad investire nel corso del tempo nel suo lavoro (ad esempio con un budget di mantenimento mensile o annuale o con nuove iniziative o operazioni di crescita).

Non esiste solo la SEO oggi, il web si fa sempre più complesso, nuovi attori emergono mentre altri si rafforzano (si pensi ad esempio a Facebook e a quanto poco era importante solo pochi anni fa). L’Online Marketing è una disciplina vasta che include la SEO, il PayPerClick , la Web Advertising, il Social Media Marketing, l’Email Marketing, ed altre tecniche ancora.

Un bravo SEO, concentrandosi non sul posizionamento fine a se stesso, ma sulla crescita dell’azienda del suo cliente, dovrà capire come muoversi tra le varie opportunità offerte da Internet e dovrà saper consigliare il suo cliente sulle operazioni da fare e da sperimentare in un’ottica di lungo periodo, anche a costo di non chiamarsi più “Consulente SEO” ma “Web Marketing Consultant” o qualsiasi altra denominazione questo settore così dinamico possa partorire.

Non dico che il bravo consulente debba essere in grado di padroneggiare tutte le tecniche dell’Online Marketing – che sarebbe un po’ come chiedere al proprio dottore di essere anche dentista, chirurgo e psichiatra – ma deve essere in grado di capirle e monitorarle al fine di saper indicare al proprio cliente, nel corso del tempo, dove risulta più proficuo investire il budget destinato alla promozione online.

Si ringrazia Jonathan Pochini, Consulente SEO e Online Marketing.

Mondo startup 2013: le dieci idee da seguire

Continuano a moltiplicarsi le realtà imprenditoriali con la vocazione innovativa. Ecco qui una release delle startup da seguire e dalle quali prendere nuova linfa per i nostri progetti imprenditoriali. Diversi i campi toccati, da quello professionale a quello sportivo: vediamo quali.

1. Wezzoo: weather for you!

Il tempo secondo te, un claim che veste perfettamente su wezzoo. Un app multilingue, che usa la geolocazione e che punta in alto la dove anche gli utenti dovranno spulciare se qualcosa vogliono postare. Condizioni meteorologiche, sensazioni e considerazioni in merito con tanto di foto da scattare sul momento e con sfondo i luoghi dove ci troviamo. Ovviamente il tutto da condividere sui nostri contatti social facebook e twitter.

2. Healthy Heroes: lo sport al tempo degli eroi

Adatta allo sportivo amante della competizione su tutti i livelli, anche quelli app/up. Con un proprio cartoon alter-ego, indici di progresso fisico e sfide all’ultima corsa per testare le nostre capacità atletiche. Un prodotto che unisce sport e svago.

3. Vimention: una notizia dev’essere prima di tutto vera

Vimention è una social map app dove gli utenti condividono e seguono veri e propri fenomeni d’interesse dovunque nel mondo. Con quest’app condividere tutto ciò che ha colto il nostro interesse e dove tutto ciò lo si può trovare è d’obbligo, e tutto in tempo reale. Cosa assai importante è la veridicità delle notizie generate dagli utenti che all’interno della mappa saranno geolocalizzati al momento del post: occhio ai furbi.

4. Very Last Room: booking very last and very cheap

A quanti viaggiatori solitari e non, è capitato di dormire all’aperto causa mancata prenotazione? Very Last Room si propone a voi come il più “Last dei last”. Il team francese promette che da mezzogiorno sino alle due del mattino di ogni giorno, prezzi bassi ed un elevato risparmio, ovviamente con prezzi ed info in tempo reale sul nostro smartphone e/o tablet. Si potranno trovare prezzi scontati sino al 70% ma, come te ci sono altri utenti che stanno seguendo le tue stesse opportunità. In definitiva? Il segreto di Very Last Room è la rapidità con cui bisogna bloccare le offerte.

5. Appafone: l’app che ti cerca per farti risparmiare

Installi appafone sullo smartphone ed entri in un negozio, dopo qualche minuto arriva una notifica ed è proprio l’ultima app installata che ti segnala i contatti social, promozioni, eventuali coupon del negozio oltre ad un timbro virtuale utile per un’ulteriore sconto. Una bella notizia per chi vuole approfittare delle occasioni senza perdere troppo tempo fra mille e più portali di coupon e contatti social networks.

6. Blippar: dove il reale è virtuale (e viceversa)

Blippar è il primo riconoscitore d’immagini di riviste, giornali prodotti e poster e quant’altro possa essere implementato in quest’app. Quanti visionari hanno sempre pensato che il virtuale potesse un giorno superare il reale? Eccoci pronti a spulciare, comprare, visionare e giocare con gli oggetti reali in modo virtuale. I prodotti che comunicano con quest’app si comportano come se facessero parte della nostra multimedialità ed al contempo della nostra realtà istantaneamente sui nostri schermi.

Ad esempio una rivista apparirà come fosse un e-commerce negli spazi pubblicitari; come un magazine online negli articoli; come una demo sopra la recensione d’un videogioco. Una novità semplice ma azzeccata per rompere la monotonia, tanto che numerosi brand multinazionali seguono i nostri amici di blippar, come Nestle, Xbox, Unilever e Samsung.

7. Hojoki: le tue attività passate e future in un touch

Unisci le tue conversazioni (prendendone visione e replicando con il tuo team) e guardando la grande immagine vedrai scorrere le tue recenti attività. Tutto ciò che ti serve con un touch, I punti forza di quest’app aggregativa sono la rapidità di lancio e di recupero dati come vecchie attività, informazioni, e-mail e quant’altro tu ed il tuo team avete deciso di condividere.

8. Metopad: l’app che promette di rivoluzionare la medicina

Un prodotto che potrebbe spopolare nel campo della medicina rivoluzionandolo. Davvero molto interessante quest’app dedita ai professionisti della medicina che promette di semplificare la ricerca di dati dei pazienti, senza doversi perdere fra le mille documentazioni mediche, di rimanere sempre aggiornato ed in contatto con i propri pazienti e con un touch essere in grado di recuperare tutto ciò che concerne l’ambito professionale medicale che può interessare la cura o il paziente in genere.

Metopad ambisce non solo ai liberi professionisti della medicina ma anche alle strutture ospedaliere pubbliche e private, data la sua capacità di mettere in contatto non solo medico con paziente ma anche medico con medico. Da seguire senz’altro.

9. Runnr: lo smart personal trainer

Il tuo coach personalizzato sempre con te nei tuoi momenti di jogging. Rilascia utili feedback personalizzati in base alle tue caratteristiche, al tuo piede, al passo intrapreso: si tratta di un utile supporto per chi sta iniziando e per chi è già in corsa. Runnr è un’app che infatti comunica con te e con i tuoi piedi, bastano uno smartphone ed un sensore nel tuo piede ed il tuo coach sarà attivo per tutta la durata della corsa per supportarti, motivarti ed evitarti brutte storte.

10. BusyFlow: il team in un’app

BusyFlow è uno spazio di lavoro che crea il modo più semplice per voi e la vostra squadra di collaborare e gestire le applicazioni cloud. BusyFlow adatta idealmente per piccoli gruppi (fino a 20 persone) che utilizzano più applicazioni cloud-based quindi lavorare insieme su uno o più progetti. All’interno di busy flow si potranno utilizzare le applicazioni per la produttività più comuni (come Dropbox o gli applicativi Google) in modo più efficace e rapido. Potrai facilmente manipolare file, note ed attività, discutere con il tuo team in pubblica od in privato coi singoli componenti.

Givenchy: ecco i primi scatti della campagna primavera/estate 2013

Dopo le indiscrezioni degli ultimi mesi, Givenchy presenta finalmente i primi scatti fotografici della sua campagna pubblicitaria primavera/estate 2013.

Riccardo Tisci, direttore creativo della maison francese, ha scelto come modelle sue prestigiose e fedeli amiche: “Sono persone che amo e che mi amano. Si tratta della famiglia, qualcosa che è difficile trovare nel mondo d’oggi. Sono persone reali, di cui prendo solo il meglio della loro personalità, senza sforzo”, ha dichiarato lui stesso. A testimonianza di ciò, le modelle appaiono con acconciature e makeup naturali.

E’ la prima esperienza con Givenchy per tutte loro, eccetto una: Mariacarla Boscono. Modella e attrice teatrale italiana, abituè delle campagna della maison, ma questa volta con un prezioso dettaglio in più: la Boscono, infatti, stringe tra le braccia la figlia recentemente partorita, quasi interpretasse una versione rivisitata della Santa Madre.

Gli altri due celebri volti della campagna sono della modella britannica Kate Moss e dell’artista e performer serba Marina Abramovic, che insieme alla Boscono completano il trio d’eccezione protagonista degli scatti dei fotografi di moda Mert&Marcus, con lo styling di Carine Roitfeld.

Queste poche immagini in bianco e nero ci fanno già immaginare la classe e l’eleganza che percorreranno l’intera campagna e ci confermano ancora una volta che “la moda è come l’arte, è sogno”.

Web Analytics: come e cosa monitorare del proprio e-commerce? Quattro chiacchiere con Marco Cilia [INTERVISTA]

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Dal 28 gennaio al 22 marzo arriva il Master Online in Strategie di Marketing & E-commerce: un percorso formativo di 40 ore completamente online per progettare e gestire un e-commerce di successo.

9 Moduli di Alta Formazione, 12 ore di Question Time, 4 ore di Seminari di Approfondimento studiati per formare il professionista in modo completo su tutti gli aspetti di progettazione e gestione di un e-commerce acquisendo così le competenze necessarie per raggiungere i vostri obiettivi di business.

Dopo le interviste ai direttori scientifici del corso (Gianluca Diegoli e Mirko Pallera) e alla nostra docente in Content Strategy (Alessandra Farabegoli) è tempo di carpire qualche notizia in più da Marco Cilia, Web Analytics Manager e relatore del modulo in E-commerce Analytics.

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Ciao Marco! Cosa devono aspettarsi i partecipanti dal modulo in E-commerce Analytics?

Vorrei riuscire a trasmettere maggiore sicurezza nell’analisi dei dati derivanti dagli e-commerce in termini di ritorno dell’investimento e valutazione delle performance del sito. Due aspetti che ormai tutti sono concordi essere fondamentali quando si parla di commercio elettronico, ma che spesso vedo essere affrontati con timore o superficialità.

Verranno trattate delle case history? Se sì, potresti darci qualche anticipazione a riguardo?

Difficilmente i miei clienti hanno dato in passato il permesso di usare i dati per delle case history: magari sono solo sfortunato io, ma è così, sono tutti molto gelosi 🙂 Credo che le case history siano importanti ma non fondamentali, più che altro perché spesso ci sono dietro delle alchimie difficilmente ripetibili (Quale era il media-mix? Che tipo di clientela aveva? Da quanto tempo faceva business? Di che periodo storico si parla?).

Quali sono i benefici immediati del monitoraggio delle statistiche?

Fare web analysis ti permette di comprendere all’istante cosa sta succedendo sul sito e nello store online, spesso anche in real time, e questo mi sembra già un bel vantaggio. Con grandi quantità di dati è possibile anche azzardare delle previsioni sul futuro. Infine, grazie alle evoluzioni degli strumenti, le statistiche non rappresentano più un flusso “passivo”, ma servono per variare le strategie e addirittura i contenuti del sito, in modo da renderlo più efficace.

Qual è il futuro dell’e-commerce? Come si sta evolvendo in Italia?

I numeri dei report sono sempre positivi anche se il numero di persone che compra online, per quel che posso vedere di persona, sostanzialmente rimane piuttosto stabile, forse perché, spesso, i negozi virtuali sono delle mere riproposizioni di cataloghi in formato elettronico. Si tratta comunque di un esperimento: solo il tempo dirà se funzionerà davvero. Sicuramente il social commerce sta provando a cambiare le cose, portando il commercio in spazi online vivaci e pieni di “vita”.

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Mercedes-Benz porterà Siri sulle proprie automobili

Mercedes-Benz porterà Siri sulle proprie automobili

A partire dalla prossima primavera Mercedes-Benz adotterà l’assistente personale dell’iPhone e lo integrerà all’interno delle proprie vetture. Il sistema di riconoscimento vocale targato Apple permetterà durante la guida di comandare in modo semplice e pratico le maggiori funzioni del proprio iPhone, il tutto grazie ad un’app, la “Digital DriveStile App”.

Per utilizzare Siri durante la guida sarà sufficiente collegare il proprio iPhone 4S o iPhone 5 al “Driver Kit Plus”, in questo modo sul display della vettura si avrà l’accesso a tutti i contenuti dello smartphone, permettendo così al guidatore di inviare SMS, impostare il navigatore, aggiornare il proprio status su Facebook, oppure mandare un Tweet sfruttando a scelta i comandi vocali o quelli presenti sul volante.

Sicuramente Siri ha raccolto un grande interesse durante questo CES  e Mercedes-Benz ha proposto un prodotto che può davvero tentare i possessori di iPhone. Attualmente il “Driver Kit Plus” è disponibile per la Classe A, B, C mentre è previsto entro aprile per la Classe E, CLS, S, SLK, GLK.

È arrivata l'ora di "Days: The Crossmovie" [INTERVISTA]

Mancano pochissime ore al lancio ufficiale di “Days”, la nuova webserie interattiva della casa di produzione #bymysidewebseries. Ninja Marketing, in qualità di Media Partner, offre a tutti i ninjetti dei contenuti speciali a partire da oggi e per le prossime settimane. Cominciamo alla grande con le interviste ai protagonisti: Flavio Parenti, creatore della serie, e gli attori Pierluigi Pasino, Eros Galbiati, Matteo Alfonso, Fiorenza Pieri. Buona lettura!

Flavio, il tempo sembra avere un ruolo cardine sia in “#bymyside” che in “Days”, con tempi narrativi brevi, che si dilatano però al momento della fruzione online, che permette allo spettatore un’esperienza molto personale. Questo fattore ha avuto peso nella creazione della sceneggiatura di Days?

Sì, assolutamente. Dopo #bymyside ho intuito che la forma “classica” della serie web, cioè ad episodi cadenzati settimanali, non era abbastanza efficace: troppo lineare, e obbligava lo spettatore ad aspettare. Sul web invece è decisivo dare all’utente maggior possibilità di scelta. E questo vale anche per l’entertainment. Con “Days” lo spettatore si cuce il proprio episodio, decide lui quanto guardare, come guardare e cosa guardare della storia. E ogni volta può scoprire cose nuove. Il tempo di “Days” stesso è nelle sue mani.

La trama si sviluppa a partire dall’attuale situazione economica, che ha portato alla crescita di molti movimenti sociali. La scelta di creare una serie interattiva e partecipativa ha a che fare, in qualche modo, con questo?

Il tema della crisi non è certo nuovo. La viviamo tutti i giorni, ma non so per quale arcano motivo ne parlano più i telegiornali delle serie o dei film. Forse perché pensano che visto che le persone la vivono quotidianamente non vogliono sentirne parlare quando guardano un film o una serie. Nulla di più sbagliato. Se un problema ci riguarda da vicino, avere qualcuno che te ne parla e ti propone soluzioni è sempre interessante. #bymyside parlava già della crisi, ma ad un livello esistenziale. Era la crisi della persona che contaminava il mondo. Qui è il contrario. La crisi del mondo contamina le persone. Il fatto che sia interattiva non ha invece a che fare con il tema della crisi, è una ricerca mia di nuove forme di narrazione e anche un modo per rivolgermi ad una generazione più giovane, che forse non ha l’occasione di affrontare contenuti profondi su YouTube. Risvegliare le menti 🙂

“Days” ha un carattere fortemente postapocalittico e fantascientifico, cinematograficamente utilizzato per demonizzare le paure insite nella società. Credi che il web ben si presti a contenuti di questo tipo?

Assolutamente sì. Il web, YouTube, sono i veicoli più interessanti che ci sono in giro. Sono liberi, poco censurati, creativi, diretti, avulsi da politica e oligarchie. Sono il Far West dell’800, l’America del ‘500. Qui mi sento un pioniere, un creativo del “mai visto prima”. Ed è impagabile.

La maggior parte delle web serie ha come protagonisti giovani sconosciuti. Voi siete un’importante eccezione. Come vi siete approcciati a questo mondo, da professionisti?

Pierluigi Pasino

Io ci sono finito per caso nel mondo delle webseries, o forse meglio per necessità. Ho scritto “#bymyside” che era una storia che avevo urgenza di raccontare. Flavio ha voluto dirigerla con l’ intento di farne un film, che peò’ non è mai uscito, perché se non hai una produzione alle spalle, soprattutto qui in Italia, il cinema indipendente rimani a guardartelo a casa tua con gli amici. Per questo abbiamo deciso di buttarci sul web modificando un pò il prodotto che fortunatamente si adattava, se non nel concept almeno nella struttura, ad essere suddiviso in pillole per la rete.
Mi sono approcciato a questo mondo con la stessa dedizione e professionalità con la quale affronto sia il teatro che il cinema o la televisione. Non avrei mai pensato di lavorare come attore per il web ed invece eccomi qua, molto contento di esserci.

Eros Galbiati

Per me fare l’attore deve significare “essere libero”. È il modo di fruizione del prodotto che cambia, non tanto la realizzazione. Lavorare su “Days” è stato intenso tanto quanto girare un film per il cinema o una serie TV: la peculiarità è che è un prodotto completamente libero e indipendente, caratteristiche impossibili da trovare nei progetti mainstream a cui di solito partecipo.

Matteo Alfonso

Lavorare come protagonista per una web serie è una sfida professionale paragonabile a quella che si affronterebbe in un lungometraggio per il cinema o in uno spettacolo di teatro. L’unica cosa che cambia è il linguaggio con cui viene raccontata la storia. Una delle caratteristiche principali del progetto è proprio la volontà di restituire al prodotto uno standard professionale e creativo il più alto possibile, ben sapendo che il pubblico del web è il più prezioso che un gruppo come il nostro possa avere. E poi la nostra generazione si è formata in costante rapporto con le serie tv e con Internet; non c’è terreno migliore, ad oggi, per mettere alla prova il nostro gusto e le nostre idee.

Fiorenza Pieri

La proposta di lavoro mi è arrivata da un professionista, Flavio, che immagino nella ricerca di qualità per il suo prodotto ha cercato di creare un team di persone che sapessero fare il proprio mestiere, ognuno nel suo campo. Credo dovrebbe essere la premessa di ogni buon lavoro. Ciò non toglie che siamo piuttosto sconosciuti e ancora un po’ giovani anche noi.

Per ogni canale c’è un pubblico e un suo feedback. Quello del web puó commentare in tempo praticamente reale. Cosa c’è di davvero nuovo, per voi, in questo tipo di rapporto?

Pierluigi Pasino

Il pubblico del web mi ha stupito da subito. Prima di “#bymyside” non pensavo nemmeno che YouTube si potesse utilizzare come un contenitore di intrattenimento di qualità alla pari del cinema o della tv. Il pubblico del web è, per natura, un pubblico più attento e più esigente, proprio perchè non è soddisfatto di quello che gli viene proposto in tv. E’ partecipativo al 100% ed è esigente, ma soprattutto puo’ esprimere il suo parere positivo o negativo su quello che sta guardando. In questo modo anche il tuo prodotto migliora perchè hai un feedback immediato e spietato! E’ la più bella forma di compartecipazione artistica che ci possa essere.

Eros Galbiati

La possibilità di interagire e poter commentare in tempo reale il prodotto che il pubblico vede mi fa un pò paura. Credo che il pubblico abbia bisogno di un “tempo di decompressione” in cui ripensa, assimila, e successivamente si esprime su quello che ha visto. Chiaramente sul web questo non è possibile: sono semplicemente le regole di un mondo nuovo, a cui noi, che facciamo parte della generazione di mezzo, dobbiamo adeguarci e abituarci.

Matteo Alfonso

Per me il confronto con il pubblico di “Days” sarà stimolante come e forse più di quanto lo sia quello con il pubblico del teatro. La possibilità di commentare in tempo reale quello che si sta guardando e di restituirci un feedback immediato è un prezioso termometro per il nostro lavoro. Sono convinto che il livello di onestà critica ed emotiva dello spettatore sul web sia il più alto in assoluto. È vero che ci si ritrova esposti a tutto, malevolenze comprese, ma in nessun altro luogo chi fruisce del lavoro può raccontare a chi l’ha realizzato cosa ne pensa e cosa ha provato in tempo reale e senza peli sulla lingua.

Fiorenzia Pieri

Credo che proprio questo sia stato il punto di partenza del progetto. Operare sul web imitando le strategie televisive (vedi la serialità a puntate) non è sufficiente. Questo prodotto si pone l’obiettivo di creare un nuovo modo di essere pubblico, sfruttando le potenzialità offerte dalla rete, che mantiene la possibilità di commentare, ma anche di interagire nella fruizione del prodotto stesso. Non credo di potermi spiegare oltre senza rischiare di rovinavi la sorpresa ormai imminente!

A posteriori, cosa vi è rimasto dell’esperienza di “#bymyside”?

Pieluigi Pasino

“#bymyside” è legata tanto ai miei ricordi, alle persone e ai “personaggi” che mi hanno più ispirato. So che non parla facilmente a tutti per i suoi ritmi lenti, e per questo avevo molta paura di come avrebbe reagito un pubblico così “veloce” come quello del web. Alla fine è stato molto emozionante vedere che in molti la apprezzassero e soprattutto si riconoscessero in lei. Per due settimane abbiamo vissuto in maniera estrema dormendo di giorno e lavorando di notte, sempre buttati per terra nel parcheggio dell’Unes tra birre e mozziconi di sigarette. Siccome avevamo i costumi raccordati e giravamo in sequenza, ricordo che l’ultima settimana i miei jeans sapevano di cane lupo bagnato.Tutto molto hard-core ma lo rifarei subito!

Matteo Alfonso

“#bymyside” è stata, senza alcun dubbio, una delle esperienze più belle, divertenti ed entusiasmanti a cui abbia mai avuto la fortuna di partecipare. La sensazione netta che stavamo realizzando qualcosa di nuovo e di molto importante per noi. Il riscontro che abbiamo avuto, soprattutto da un pubblico di spettatori anagraficamente più giovani, è stato sorprendente ed è una gioia essere riusciti a farlo senza rinunciare allo spessore di quello che raccontavamo. Il fatto che la serie sia piaciuta, pur non essendo una commedia, è la più grande delle soddisfazioni per me.

Jacopo Maria Bicocchi

Bms è una esperienza ancora viva, che riguarda più il presente che il passato. Ha modificato il mio modo di pensare a Internet e rafforzato i nostri rapporti, la nostra amicizia. Quel parcheggio, quelle zanzare, quel camioncino del latte che sbucava dietro l’angolo portando l’alba con sé, la focaccia al mattino che ci dava la buona notte, quella casa trasformata in un accampamento, hanno fatto quello che siamo ora. Tutto quello che faremo nel futuro sarà grazie a bms.

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Da sinistra Mark Zuckerberg, Marissa Mayer, Jack Dorsey, Phil Libin, Alberto Perlman

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “Top 5 CEOs to Watch in 2013” di Eric Schurenberg pubblicato su www.inc.com

Mark Zuckerberg, 28 anni

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Ci risiamo. Lo so, non si fa altro che parlare di lui: Mark, Mark Mark. Ma questo sarà un anno decisivo per il suo Facebook, vedremo fino a che punto può arrivare e se riuscirà a far fruttare tutto il suo potenziale. Questo social network ha più traffico di Google, Yahoo, YouTube, Microsoft e Amazon messi insieme, e non solo, ha anche più informazioni personali sui suoi utenti di qualsiasi altro gigante del web. Ma la sfida di Facebook è quella di trasformare tutto il traffico e tutti i dati in profitti. Il 2013 sarà il momento giusto per vedere se sarà in grado di massimizzare tutto il suo potenziale.

Zuckerberg, il ragazzo prodigio, ha solo 28 anni, ed lui è l’amministratore delegato di una società di 56 miliardi dollari. Molti si chiedono se sia abbastanza maturo per tenere le redini di un business così grande. Finora ha preso delle decisioni discutibili sotto certi versi, come l’acquisizione di Instagram o altre questioni legate alla privacy dei suoi utenti. Sarà lui è il prossimo Jeff Bezos o il prossimo Jerry Yang?

Marissa Mayer, 37 anni

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Questa donna brillante è l’amministratore delegato di Yahoo, il quale sta affrontando diverse difficoltà, e nel 2013 il mondo starà a guardare se riuscirà a superarle.

Qual è il problema di Yahoo? Rimane ancora una grande forza, con 60 milioni di utenti unici al mese. Tuttavia queste cifre non possono competere con quelle registrate da Facebook o Google, nè a livello di traffico, nè a livello di profilazione dei visitatori.

Al momento le opinioni sulla gestione di Marissa sono positive: ha fatto delle intelligenti assunzioni, tra cui Henrique De Castro, che ha lavorato con Google, con lo scopo di ripristinare la reputazione di Yahoo come leader tecnologico. Inoltre il revamping, cioè la ristrutturazione, di Flickr è stato un’altra ottima mossa.

Lei sarà tenuta particolarmente sotto controllo. E’ una giovane donna con un bambino, presa come un esempio di giusto equilibrio tra vita familiare e lavoro.

Jack Dorsey, 36 anni

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Meglio conosciuto come il ragazzo Twitter, Dorsey è imprenditore degli imprenditori. Ha co-fondato una piattaforma di social media che è stata usata per cambiare letteralmente il mondo, rovesciare governi, trasformando il modo in cui le persone comunicano. Abbiamo avuto modo di ammirarlo recentemente per l’audacia della sua nuova avventura, Square, che mira a cambiare il modo di spendere degli utenti del web. Ha avuto coraggio il ragazzo!

Square è una suite di applicazioni che permettono ai commercianti di elaborare le carte di credito e di monitorare il loro flusso di cassa in una sorta di registro mobile. Per i consumatori, è un modo per pagare le cose con un app sul proprio cellulare.

Il problema principale è convincere due importanti figure: il commerciante e il consumatore. Inoltre c’è molta concorrenza, parliamo ad esempio di Paypal, oppure dell’accordo di Intuit,  AT & T, T-Mobile e Verizon che si sono uniti per realizzare un sistema di pagamenti mobile, chiamato Iside.

Dorsey è stato in grado di raccogliere un molto denaro, anche da Marissa Mayer, uno dei suoi investitori più importanti, e l’azienda ha un valore di circa 3 miliardi di dollari e molte persone credono in lui. Square ha ottenuto una grande vittoria, ottenendo un accordo con Starbucks, staremo a vedere quali altre novità ci sono in serbo per noi.

Phil Libin, 40 anni

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Phil Libin è il CEO più sottovalutato della Silicon Valley. La sua azienda è Evernote, una suite di applicazioni che consentono di memorizzare tutto quello che vuoi ricordare e quindi recuperare in fretta. Le persone che usano Evernote tendono a non farne più a meno. Potrebbe essere sulla buona strada per diventare un vero colosso.

Evernote riesce fare soldi utilizzando un modello freemium, inoltre ha avuto enorme successo nel convincere la gente a eseguire l’aggiornamento. Qualcosa come il 25% degli utenti originali hanno aggiornato il sistema, e questo è un dato fuori classifica per questo tipo di applicazioni, segno che i suoi utilizzatori sono innamorati di questo prodotto.

La società ha un valore di 1 miliardo di dollari e Libin è sicuramente un personaggio da tenere d’occhio.

Alberto Perlman, 35 anni

5 grandi CEO da tenere d'occhio nel 2013

Alberto Perlman è il CEO di Zumba Fitness, che ha fondato con tre soci, tutti di nome Alberto. Ma Perlman è il vero cervello di questo business.

Zumba è ‘un nome familiare per molti, con oltre 14 milioni di persone che hanno preso lezioni di Zumba in 186 paesi. Si tratta di una ginnastica mista alla danza, ed è davvero divertente, gioiosa, contagiosa. Ma al di là degli istruttori instancabili e della musica allegra, è un modello di business convincente.

E’ stata studiata anche una linea di abbigliamento che, secondo alcune stime, presenta un giro d’affari di circa 100 milioni di dollari. E poi c’è la musica: un CD Zumba Fitness ha appena  ottenuto il disco di platino in Francia. Questa società è più di una semplice palestra, è un vero e proprio stile di vita.

Qual è il futuro del business sui social media?

Qualche giorno fa sul Sunday Review del New York Times è stato pubblicato un articolo appassionante di Stephen Baker – giornalista esperto di tecnologia e fondatore di thenumerati.net – che propone una nuova prospettiva dalla quale valutare il dirompente successo dei social network, che magari non hanno ancora espresso tutte le loro potenzialità.

Per farlo parte dal presente. Un presente che vede, tra gli eventi cardine degli ultimi anni sui social network, l’approdo del capo della Chiesa Cattolica su Twitter: @pontifex, infatti, dallo scorso 12 Dicembre è ufficialmente attivo sul social network più cool del momento e conta già quasi un milione e mezzo di follower.

Un arrivo comunque tardivo, se paragonato ad esempio a quello del Dalai Lama, che sta per “sfondare” quota sei milioni di followers. In pratica, i cervelloni della comunicazione in Vaticano potrebbero essere giudicati anche un po’ lenti, avendo compreso tardi le opportunità offerte dal magico mondo dei social media, visti ormai come un imperdibile canale di comunicazione commerciale da qualsiasi consulente di marketing.

La frenesia che negli ultimi anni si è scatenata attorno al social media marketing è eccezionale. Un caso di studio che si andrà a vivisezionare nei prossimi anni, con libri universitari, corsi di specializzazione, dibattiti, saggi e tante polemiche. Una serie infinita di dati, di contatti, di audience, di engagement che attira l’attenzione di tutti verso questo strumento così di moda ma ancora così sconosciuto.

Quella dei social media è una storia che parte da lontano. Per Stephen Baker parte dalle avventure di Don Draper in “Mad Man”, la serie televisiva americana ambientata negli anni 60′ che racconta le avventure di quello che potremmo definire un pioniere del copywriting.

Quello di Don Draper era un mondo rarefatto, immobile, in cui il creativo si sedeva sul suo divano e pensava. Pensava a quali fossero i bisogni della gente, come anticiparli e come esprimerli in poche, semplici parole che potessero stimolarli e condurli al più vicino negozio per appagarli. Un advertising semplice, diretto e funzionale. A tal proposito vi consigliamo di leggere A lezione dai Mad Men: il primo libro su storia, presente e futuro della pubblicità.

Nel corso degli anni, però, gli ambiti di applicazione dell’advertising si sono centuplicati. Internet, i motori di ricerca, i suoi algoritmi, un nuovo audience fino ad allora sconosciuto e oggi i social network. Tutti fattori che hanno portato al pensionamento dei nostri moderni Don Draper, in un’epoca in cui il messaggio sembra contare sempre meno rispetto ai canali con cui viene veicolato.

Ma il fatto che i social media siano un sicuro canale di successo per la comunicazione commerciale è già un dogma non opinabile? Secondo molti no. Anzi, secondo molti analisti alcuni recenti avvenimenti dimostrerebbero l’esatto contrario.

Basti pensare agli enormi problemi che Zuckerberg sta avendo con la fallimentare quotazione in borsa di Facebook, o al recente studio dell’IBM, che ha scoperto che durante il famoso “Black Friday” americano, solo un insignificante 0,68% degli acquisti online è stato generato direttamente da Facebook, mentre il flusso generato da Twitter non è stato nemmeno misurabile. Anche da una semplice analisi sugli investimenti si può osservare che, al di là di quanto gli esperti asseriscano, le più grandi aziende dedicano, in media, solo il 14% dei loro investimenti in comunicazione sui social network, che sembrano avere più un ruolo di supporto che centrale nelle campagne di marketing.

Insomma, la gallina dalle uova d’oro che tanto abbiamo a cuore forse non è tanto preziosa come pensavamo. Anche se l’iniziale incertezza sulla potenzialità di uno strumento è una costante nello sviluppo dei nuovi media. E’ già successo, infatti, con l’enorme bolla dot-com esplosa all’inizio degli anni 90′: migliaia di start-up e miliardi di dollari investiti nel nuovo strumento, “internet”, con la promessa di generare annunci mirati a milioni di potenziali acquirenti. Una promessa che, in un primo momento, non produsse alcun ritorno economico, portando molti a pensare che internet, da un punto di vista prettamente commerciale, fosse un totale fallimento.

Non la pensò così la Overture Services, società pioniera negli annunci commerciali correlati alle ricerche sul web, tramite “pagamento” delle parole chiave. Un meccanismo sul quale, qualche anno più tardi, una società chiamata Google fonderà un impero. Insomma, il mondo cambia e cambiano le dinamiche della comunicazione. Per anni i Don Draper di tutto il mondo si sono cullati sulla convinzione che le loro sigle e i loro slogan potessero catturare con la massima efficacia i consumatori, e che le loro tecniche per prevederne il comportamento fossero le migliori. Per loro fortuna non c’erano dati che confutassero l’opposto. Con la nascita di internet, invece, il mondo si ribalta e la fiducia lascia il posto all’analisi. Il mercato, le vendite, il ROI, diventano i veri guru e i numeri dominano la scena senza dare scampo.

Con i social network questo sistema si esaspera ed arriva all’estremo: i dati in gioco sono troppi e le variabili che influenzano il successo di una certa scelta migliaia. Con i social network arrivano domande a cui è impossibile dare una risposta: quanto vale un “like” su Facebook? O un follower su Twitter?

Con i nuovi parametri tutto può essere detto così come tutto può essere posto in discussione. Persino l’analisi dell’IBM sul Black Friday: i freddi numeri indicano che gli acquirenti di beni di consumo giunti da social network sono pochi, ma l’analisi numerica non tiene conto di chi, tramite l’annuncio sui social media, si è recato in negozio per completare l’acquisto. Può essere misurata l’influenza effettiva di un annuncio sui social media? E se la vera chiave fosse la viralità di una campagna? Ce ne sono state alcune dedicate al Black Friday, come quella di Macy’s su Twitter, che hanno avuto un successo dirompente. E poi ci sono i grandi colossi come Walmart e Samsung, che hanno raddoppiato l’investimento in comunicazione sui social media (spingendo anche una piccola ripresa delle azioni di Facebook in borsa).

In pratica, l’impatto delle nuove tecnologie è sempre giudicato male perché viene misurato il futuro con i parametri di valutazione del passato.

Così come alla fine del 19esimo secolo la luce non servì solo a sostituire le candele ma a generare il futuro con impensabili fiorenti industrie (la radio, la televisione, il mercato degli elettrodomestici, fino ad arrivare agli attuali prodotti Apple), oggi social network stanno dando vita non solo ad una nuova era della comunicazione, ma stanno modificando i parametri con cui il successo della stessa viene misurata, portando alla nascita di un nuovo mondo: nuove forme di consulenza, formazione, progettazione, ricerche di mercato, nuovi media e prodotti e servizi ancora da immaginare.

Unconventional Instagram: gli scatti a occhi chiusi di Tommy Edison

L’avvento dei social network ha segnato l’inizio della corsa alla condivisione e la comparsa di un’applicazione come Instagram non poteva che cavalcare quest’onda.
Più che creare foto d’artista, infatti, obiettivo della maggior parte degli utenti è condividere il proprio punto di vista e la propria visione del mondo.
Ma cosa succede se a fare ciò è qualcuno che la vista non ce l’ha?

A tal proposito, un grande esempio delle potenzialità di un’app come Instagram ce lo offre Tommy Edison, non vedente sin dalla nascita, che grazie alle impostazioni sull’accessibilità del suo iPhone, riesce senza alcun problema a condividere i suoi scatti su Instagram, aggiungendo filtri, didascalie, hashtag e mention e offrendo la sua “visione” di ciò che lo circonda.

Il sesto senso, dunque, come metodo alla base del fotoreportage di un uomo che non si è mai fatto ostacolare dalla sua disabilità. Alcune immagini saranno sfocate e con qualche imperfezione, certamente, ma i suoi oltre 13.000 follower sembra non ci facciano caso, apprezzando invece questo utilizzo non convenzionale di una delle app più diffuse al mondo!

E per chi fosse curioso si vedere la genesi degli scatti, ecco un video in cui Tommy mostra come crea gli scatti che tanto entusiasmano la sua community: