Facebook redesign concept: un'idea di Fred Nerby

Fred Nerby, scozzese di nascita ma di adozione australiana, è un Interactive Art Director & Designer che ha voluto creare un progetto del tutto personale basato sul colosso dei social network per eccellenza: Facebook.

Nerby infatti ha creato un concept di Facebook completamente nuovo: dalla schermata di login, ai profili, fino alle brand page, ogni elemento è stato ridefinito per dare vita a uno stile, che, seppur lontano dal look a cui siamo abituati,  risulta elegante, pulito e al passo con gli ultimi trend del design delle interfacce.

I diversi contenuti si confondono tra loro dando vita a una sorta di puzzle della nostra vita social, eppure sembrano incastrarsi perfettamente come parte del tutto.

Tra le novità rispetto all’attuale design, troviamo una presenza preponderante del colore grigio che lega in maniera ottimale i due colori principali del brand, probabilmente è stato scelto per attenuare lo sforzo visivo degli utenti.

Secondo Nerby Facebook ha fatto un buon lavoro sulla UI, ma non stiamo ancora vedendo la vera portata di ciò che questa piattaforma può davvero offrire, inoltre nel creare questo design Nerby ha voluto puntare tutto sul desiderio dell’utente di poter controllare i propri dati in modo tale che l’esperienza con l’ambiente sia maggiormente personalizzata aggiungendo valore realmente utile all’utente finale.

Se Facebook decidesse di adottare questo nuovo e accattivante design, voi cosa ne pensereste?

Terracyle: kite surfs, staccionate e fertilizzanti dai rifiuti di casa tua

Cos’hanno in comune un tubetto di dentifricio, un mozzicone di sigaretta, una cialda usata ed un vecchio paio di ciabatte da mare?
Si tratta di rifiuti, ingombri di cui probabilmente ci libereremmo gettandoli in un qualche cassonetto di raccolta indifferenziata, in mezzo agli scarti domestici ed a quel vecchio maglione strappato di cui è giunta l’ora di disfarsi. Oggetti senza apparentemente alcun valore e per i quali siamo anche costretti a pagare la tassa di smaltimento dei rifiuti.

E se qualcuno fosse interessato a comprarli?

Dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fiori

E’ in questa famosa frase di De Andrè che si riassume la folle genialità di Terracycle, grande azienda americana pioniera nel riciclaggio dei rifiuti, che parte proprio da qui: trovare una seconda vita a tutti quei prodotti difficilmente riciclabili o riusabili. Come? Affidandosi agli stessi prodottori/utilizzatori di quei rifiuti, sparsi per gli Stati Uniti ed in altri 20 paesi. Privati cittadini, ristoranti ed uffici. Perché farlo? Perché esiste una chiara e dimostrata convenienza economica, un modello di business di successo, ancor prima che una nobile iniziativa dal punto di vista prettamente ecologista.

Le brigate del riciclo

Il meccanismo è semplice: ogni membro di Terracycle aderisce ad una o più “brigate”, ovvero le squadre virtuali per il raccoglimento di un particolare rifiuto. Ce ne sono circa 50, intente a raccogliere toner usati, anime dello scotch, paia di scarpe, fotocamere e quant’altro. Ogni spedizione viene poi mandata all’impianto di Terracycle, nel New Jersey, per corriere espresso. E’ questo il luogo dove i materiali vengono a nuova vita, si trasformano in oggetti nuovamente utili alla Società.

Qualche esempio? Scarti di plastica che diventano vasi da balcone o staccionate, giornali che si trasformano in matite, confezioni di merendine che magicamente riappaiono come rastrelliera di bici o come kite surf. E non meno importante: mozziconi di sigaretta che diventano…posacenere! Quest’ultimo in particolare è un risultato straordinario, vista la quantità di mozziconi prodotta giornalmente e i notori tempi parabiblici di smaltimento in natura. Sono quasi 200 i prodotti del catalogo Terracycle, acquistabili online dal relativo a prezzi non esattamente popolari (ma che devono certamente ripagare le spese di spedizione e l’indubbia complessità del processo di riciclo di materiali non convenzionali).

Cosa ci guadagno?

Ma cosa spinge il “brigadista” ad impegnarsi nella raccolta, impacchettamento e spedizione? L’anima ecologista in primis, lo spirito di emulazione, il fascino del consumatore illuminato, ed anche la possibilità concreta di poter ricevere un piccolo ritorno economico da quello che fino ad allora era stato un costo. In che modo? Per ogni “lotto” del rifiuto inviato (che deve comunque avere una quantità minima, solitamente in termini di peso), vengono accreditati dei punti sulla piattaforma Terracycle. Questi possono essere utilizzati per comprare gli stessi prodotti per cui si è contributo alla creazione con il proprio materiale (oppure prodotti afferenti ad altre waste streams) oppure effettuare una donazione verso una delle tante organizzazioni no profit che hanno stretto alleanza con Terracycle.

Non solo riciclaggio

Terracycle non è una delle tante piccole organizzazioni private con scopi nobili e dai risultati difficilmente misurabili. E’ piuttosto una grande azienda, con decine di dipendenti ed un mega sito di raccolta, stoccaggio e smistamento. Terracycle raccoglie rifiuti da oltre 20 milioni di persone sparse in 20 paesi con un impatto significativo nella riduzione concreta dei rifiuti che finiscono nell’inceneritore, o peggio in discarica o su qualche spiaggia. L’azienda si è però spinta oltre, spaziando dall’educazione ambientale all’interior design ecosostenibile, con team dedicati capaci di allestire un uffici perfettamente funzionante basandosi solo su materiali riciclati, con risultati apprezzabili anche dal punto di vista meramente estetico.
Terracycle rappresenta però una cattedrale nel deserto, capace di raccogliere una goccia dell’oceano di rifiuti che giornalmente produciamo e sprechiamo. Le opportunità non mancano, le brigate crescono, tracciando il percorso verso un’economia finalmente circolare.

Selfridges propone sugli scaffali prodotti senza marchio

Sopraffatti dagli innumerevoli stimoli che vi assalgono mentre fate shopping? Da oggi Selfridges vi regala l’esperienza di uno shopping tranquillo e rilassante.

“Poiché siamo sempre più bombardati da informazioni e stimoli, il mondo sta diventando un luogo rumoroso. In una iniziativa che va al di là della vendita al dettaglio, vi invitiamo a celebrare il potere della quiete e a trovare la calma tra la folla.”

Questa è la motivazione che sta alla base della campagna “No Noise” che comprende una serie di iniziative rivolte, appunto, ad eliminare il “rumore” che caratterizza l’esperienza dello shopping.

La più interessante consiste nell’esporre sugli scaffali prodotti senza logo.
Su richiesta del retailer, alcuni dei marchi più noti al mondo, come Heinz,  Marmite e Levi’s, hanno creato edizioni limitate dei loro prodotti senza marchio.

È interessante notare come brand sempre attenti al marketing e alla promozione, si siano avventurati in un progetto del genere, rinunciando a ciò che più li contraddistingue.

Naturalmente, si tratta di brand così forti da essere facilmente riconoscibili grazie al solo packaging. I prodotti no-logo sono disponibili non solo in negozio, ma anche on-line.

 

La campagna No Noise prevede anche una Silence Room, ovvero una stanza in cui gli acquirenti possono fare un break dallo shopping e godere di un po’ di tranquillità.

“Quando abbiamo aperto le porte nel 1909, Harry Gordon Selfridge ha creato una Silence Room in cui gli acquirenti avrebbero potuto ritirarsi dal vortice degli affari. Pensiamo che ne abbiamo bisogno ora più che mai, quindi lo stiamo riportando come parte della nostra campagna No Noise”.

Progettata dall’architetto Alex Cochrane, questa rivisitazione del Silence Room è un santuario, al riparo dal rumore e dal caos del negozio.

Ma non è necessario rintanarsi nella Silence Room per avere un po’ di pace. Il negozio è stato trasformato, privilegiando un design minimalista degli stessi prodotti, a partire dall’abbigliamento in esposizione.

Inoltre ci sono corner gestiti in collaborazione con Headspace, l’iniziativa nata con lo scopo di diffondere tecniche di meditazione, in cui i clienti possono sedersi e ascoltare brevi tecniche di meditazione.

A partire da febbraio, ogni domenica sarà una “Idle Sunday“, caratterizzata da conferenze organizzate dalla Idler University su temi come la poesia del silenzio e l’osservazione delle nuvole. Anche la pausa pranzo è rilassante grazie all’iniziativa “Food for Thought”, una panetteria pop-up che offre prodotti senza glutine, succhi di frutta e prodotti in formato mini.

Windows 8 introduce Ads in Apps [INTERVISTA]

Con il lancio del nuovo sistema operativo, “Microsoft Advertising” presenta nuove opportunità per i brand per raccontare la propria storia all’interno delle applicazioni, grazie a Bing Apps, Xbox Apps e 3rd parties Apps

Il tanto atteso arrivo di Windows 8 non solo promette di rivoluzionare il modo di concepire la tecnologia, le abitudini e le esperienze di fruizione da parte degli utenti, ma cambierà radicalmente anche le modalità con cui i brand possono raccontare la propria storia, attraverso nuove opportunità di advertising creative, immersive ma non invasive, che rendono il consumatore protagonista.

Abbiamo avuto la possibilità e l’onore di intervistare Giorgio GabrielliCountry Manager Advertising & Online di Microsoft Italia –

Da sempre pioniere nella ricerca di soluzioni e formati innovativi capaci di abbracciare e soddisfare al meglio le esigenze degli utenti e degli inserzionisti, Microsoft Advertising sta rivoluzionando il proprio approccio alle modalità con cui sviluppa esperienze pubblicitarie su Windows 8. Stiamo ricevendo dai nostri partner – sia in termini di centri media che di top brand – feedback molto positivi, riconoscendo l’aspetto innovativo e il valore aggiunto che Ads in Apps è in grado di offrire” – ha commentato Giorgio Gabrielli“Windows 8 si conferma così una soluzione all’avanguardia ideale per combinare business ed intrattenimento, che grazie all’esperienza e al know-how di Microsoft Advertising, consente ai brand di creare awareness e stabilire un dialogo continuo e costruttivo con gli utenti, trasportandoli all’interno delle app per un’esperienza esclusiva e coinvolgente, di valore per le aziende”.

L’inserimento di brand nella nostra quotidianità inizia con i primissimi product placement cinematografici e arriva oggi con questa nuova modalità di embed nel nuovo sistema operativo Windows. Come nasce e quali sono le motivazioni alla base di Ads in Apps?

Facciamo una mega introduzione nel senso che Windows 8 è il nuovo sistema operativo di Microsoft; questo sistema operativo risponde a una serie di caratteristiche che erano necessarie per garantire l’innovazione nel mercato dell’IT, nel mercato dei devices e nel mercato del services. Era necessario andare oltre quello che era la concorrenza, andare avanti rispetto a loro, probabilmente anche di anni, cosa che noi siamo riusciti a fare ed è visibile dal fatto che la schermata di Windows 8, alla quale noi dedichiamo grande attenzione sia nell’advertising che in tutti gli altri canali, è la stessa per tutti i device che si possiedono con Windows8.

Quindi “Pinko” ha il suo pc, apre il suo pc e si trova la schermata che “Pinko” ha costruito in base alle sue esigenze, scarica le sue app e costruisce una schermata che è tutta sua. Quando dal pc passa al suo tablet perché poi è in treno, ha ancora la sua schermata ed è quella che personalmente si è costruita, poi “Pinko” risponde a una telefonata al suo Windows Phone 8 e ha ancora la sua schermata e ha una schermata sua e ricorda la schermata del suo pc.

Oggi molti utenti accedono all’Xbox e tale schermata sarà simile a quella di tutti gli altri device. Io Microsoft dovevo anche supplire a quello che in un normale sistema operativo di Microsoft non c’era, andando oltre Apple e mettendo a disposizione non solo tutte le schermate uguali ma far funzionare questo sistema operativo con delle app dove, una delle app rimarrà il vecchio sistema operativo Windows 8, quello col quale accedi a tutti i tuoi dati personali e poi hai centinaia di app a disposizione da costruire per poter utilizzare il nuovo sistema operativo.

Questo sistema operativo è tutto collegato all’advertising, e grazie a tale strategia nel mondo in 4 giorni abbiamo effettuato 4 milioni di download, dato reso pubblicamente noto da Microsoft. Dal 26 Ottobre Microsoft esce sul mercato mondiale con tutta una serie di devices che riproducono dei pc completamente diversi da quelli precedenti perché tutti con schermo touch; si ha quindi sia tastiera che lo schermo touch.

Le innovazioni introdotte ci permettono di affermare che in un futuro, neanche tanto lontano, tutti noi utilizzeremo il mondo digitale non più tanto e solo attraverso il browser ma soprattutto attraverso le app.

Dal momento in cui disponi di una schermata, l’hai costruita tu, ce l’hai davanti, è la tua, è il tuo mondo, se hai bisogno di qualcosa di diverso e in più dov’è che andrai? Andrai nello store a disposizione del sistema operativo o sul browser? Andrai nello store e ti scaricherai tutte quelle app che sono necessarie per la tua vita, per la praticità della tua vita.

Ecco perché noi diciamo nello slogan Microsoft “Device and Services”, noi mettiamo a disposizione una quantità di devices enorme, abbiamo a disposizione circa 60 modelli diversi solo in Italia e 800 diversi in tutto il mondo con un sistema operativo che non è più solo il sistema in grado di permetterti l’utilizzo del pc classico, ma inseriamo l’utente in un eco-sistema di servizi. Ecco quindi che Microsoft decide di mettere al suo interno delle app native che riguardano: meteo, mappe, news, finance, sport, travel oltre a un mondo entertainment legato al brand Xbox music, game, video.

Per parafrasare Chris Anderson, il web sta morendo per dare molto più spazio e lunga vita alle app?

Ci siamo spostati completamente verso un mondo totalmente nuovo, dicevo touch perché siamo passato dal click al tack, ecco quindi che sta cambiando anche la terminologia. E’ partita questa offerta e abbiamo già cominciato a proporre in tutto il mondo questa innovazione.

Stiamo parlando con gli editori,classici ma anche appartenenti a realtà nuove, di nicchia (alberghieturismo.it, CineTrailer, iLMeteo.it, musiXmatch lyrics, Garzanti Linguistica e Sanihelp.it). Sono realtà che abbiamo preso e che Microsoft vende sul mercato pubblicitario. Quindi, noi ci occupiamo delle nostre app native ma anche di terze parti rendendoci disponibili a tutti per avere ricavi dalle pubblicità fruibili da app.

Ci sono oltre 25 brand a bordo del progetto a livello globale, focalizziamoci sui brand presenti sul mercato italiano.

Il rispetto totale del consumatore resta prioritario ragion per cui abbiamo deciso di non creare dei formati invasivi che lo disturbino; questo fa sempre parte del cambio di paradigma. Il consumatore è stanco di avere invasioni di campo; il vantaggio è accomodare le sue esigenze in tutto e per tutto.

Per il lancio abbiamo deciso di vendere in Italia 6 pacchetti, solo di 6 offerte, fino al 31 Gennaio. Sono 6 i brand presenti su Windows 8, ovvero; Fiat con Alfa Romeo, Barilla, Media World, Samsung, Wind e Nissan.

Telecom Italia, con Cubomusica, presidierà le Xbox Apps. Siamo contenti di aver accolto brand diversi e tutti importanti, siamo soddisfatti di questo apprezzamento da parte del mercato.

Come è stata gestita la tempistica del rilascio del software Developer Kit con l’uscita del sistema operativo e la parte di advertising che scorreva in parallelo?

La domanda è pertinente perché è andato tutto bene e il mercato ha reagito velocemente tra i tempi dell’acquisto e i tempi della campagna poichè i consumatori sono arrivati tutti a ridosso del lancio del sistema operativo.

Il paradigma è cambiato perché non solo le app cambiano il sistema di fruire il mondo digitale ma anche il nostro intento è quello di conversare con sistemi nuovi, ecco perchè abbiamo raggiunto degli accordi con delle agenzie creative su base mondo, global, che ci stanno proponendo idee, e a nostra volta noi le proponiamo al mercato pubblicitario con dei formati rivoluzionari.

Il nostro obiettivo è farti entrare in un mondo, noi vogliamo che chi entra goda certe esperienze e si senta proiettato in un universo parallelo.

Un’esperienza tra pubblicità, funzionalità e servizi applicativi offerti da Windows.

Vogliamo superare le frontiere dei social, superare addirittura Facebook, realizzare un’app, renderla totalmente personalizzata e attraverso questa garantire la possibilità di poterla vivere.

Social Media e business: tutti i vantaggi per la vostra azienda

Una verità ormai consolidata è che i social media sono il nuovo “terreno di battaglia” con cui i retailer devono confrontarsi quotidianamente. Cosa significa questo per le aziende? Semplicemente che la spinta all’integrazione delle strategie corporate con i social media sta diventando una necessità. Chiarito questo, la domanda successiva che un’impresa si pone è “E chi se ne occupa adesso?” Lo sguardo ricade subito sul malcapitato addetto al marketing (figura a cavallo fra il mistico e il virtuale!).

Noi – prontamente – vi suggeriamo di prendere in considerazione una checklist di benefici e di consigli su perché e come l’utilizzo dei social media e di un social team (che se ne occupi!) può risultare la marcia in più per la vostra impresa.

I perché sono molteplici:

  • Miglioramento della portata social dell’impresa
  • Incremento del coinvolgimento dei fan
  • Engagement con advocates e influencer
  • Aumento della lead generation
  • Applicazione funzionale degli strumenti di monitoraggio

Quando si pianificano le strategie aziendali da adottare per il medio e lungo termine, l’intero quadro dirigenziale viene coinvolto nelle decisioni. Questo principio deve essere adottato anche nei riguardi nelle scelte riguardanti la presenza social del brand online. Utilizzare le risorse aziendali a disposizione (umane, tecnologiche, know how) fa sì che si sfrutti appieno il potenziale che i social media mettono a disposizione!

Andiamo a scoprire assieme con una breve lista di alcuni benefici che i social media possono apportare al business di un’impresa:

1. Il vostro mercato è già social

I consumatori trascorrono sempre più tempo sui social network e questo sta cambiando le regole della socialità e dei comportamenti di consumo. La pratica degli acquisti online, infatti, sta prendendo sempre più piede portando le aziende a confrontarsi ed adeguarsi alla tendenza. I social stanno dando la possibilità ai consumatori di essere più informati e coscienti dei loro acquisti e di utilizzare la rete per trovare ciò di cui hanno bisogno.

2. Più social, più visibilità, più vendite

Social per le aziende può significare un relativo aumento di visibilità agli occhi dei consumatori e più connessioni con il proprio mercato di riferimento. Le directory di Twitter o di Linkedln ad esempio, sono delle ottime risorse per trovare potenziali clienti e per prendere parte alle loro conversazioni! La visibilità è un ottimo vantaggio competitivo se si fa leva sui giusti contenuti, che verranno condivisi raggiungendo un vasto pubblico. Tradotto significa più traffico verso il sito aziendale e quindi maggiore possibilità di vendita.

3. Più vantaggi competitivi

E’ possibile utilizzare i social per ottenere vantaggi che i media tradizionali non forniscono. Come strumento di audit per le esigenze del pubblico, può aiutare ad ascoltare i bisogni degli utenti per poi convertirli in prodotti e servizi ad hoc (e migliorare quelli che già si offrono). Monitorare le parole chiave e le conversazioni che si creano attorno al brand, sicuramente può rivelarsi un ottimo tool per migliorare i rapporti con il pubblico (individuando advocates e influencer che aiuteranno la brand reputation).

4. Creare valore aggiunto

La presenza social di un brand può essere, per i suoi followers e potenziali tali, sinonimo di valore aggiunto generato attraverso contenuti multimediali e post. Condividere soluzioni gratuitamente, how to, consigli o semplicemente informazioni può entusiasmare i fan e fare sì che – tramite il passaparola – invitino altri a seguirvi.

5. Umanizzare l’impresa

Ai consumatori piace comprare dalle persone. Sebbene le imprese siano rappresentante da loghi e adv, attraverso i social, il brand può diventare l’amico fidato dal quale i consumatori acquistano più volentieri. Questo può essere realizzato, ovviamente, coadiuvando una politica che miri a migliorare la brand reputation con un’ottimizzazione della presenza social dell’impresa.

I settori che maggiormente godono dei benefici dell’integrazione con i social sono:

Vendite
I canali di vendita con una diretta azione social si moltiplicano efficacemente, ottimizzando gli investimenti e riducendo le spese (la gestione di un canale di vendita online ha un costo nettamente inferiore ad uno store fisico e raggiunge un bacino di utenza più variegato e segmentato). Un efficace strategia per la presenza social in nuovi mercati porta l’impresa ad intercettare nuove opportunità online con la possibilità di aumentare le proprie vendite. Come?

Sicuramente i vostri competitor avranno dei difetti e i loro clienti si lamentano online dei disservizi e delle mancanze: stanno aspettando proprio le vostre offerte! Basta inserire le giuste keyword in un tool per il monitoraggio delle conversazioni ed il gioco è fatto: tanti nuovi contatti a disposizione. Fate delle debolezze altrui la vostra forza!

Customer Care
Il customer care è il filo diretto tra l’impresa e i propri clienti (quante volte l’abbiamo sentita questa? Eppure, nulla di più vero da quando le aziende sono online!). L’assistenza clienti – che prima si limitava al telefono-fax o al massimo alle email – oggi si arricchisce di tutte le risorse che il web mette a disposizione (commenti e contatti sui vari profili social aziendali). Il web, però, svela anche l’altro lato della medaglia: non si avranno più scuse per non rispondere alle lamentele e basterà poco per far sì che la brand reputation crolli per qualche errore di troppo! Siate preparati con obiettivi e strategie chiare, e assicuratevi di avere un social crm in grado di affrontare la sfida.

Comunicazione e Marketing
Con l’apporto dei social media nelle politiche aziendali, la pianificazione e l’attuazione delle campagne adv non è mai stata tanto diversificata. I social media si presentano come un’enorme cassa di risonanza per un concept che prima si limitava ai media tradizionali. Le campagne, infatti, possono essere incentrate totalmente sui social media o utilizzarli parzialmente, ma ne guadagneranno sempre in termini sia di portata sia di visibilità (per gli utenti). I social media danno anche la possibilità di controllare facilmente l’andamento della campagna, utilizzando strumenti di monitoraggio per le conversazioni (primaria fonte di informazioni per gli addetti ai lavori) che forniscono dati su opinioni, vendite e brand reputation. Controllate, controllate e… controllate!

Cerchiamo di capire, adesso, invece come organizzare un social team con i fiocchi che darà consistenza a tutti gli appetitosi benefici che i social media ci prospettano. Ogni azienda può infatti cavalcare l’onda dei social media affidandosi ad una squadra ben organizzata:

  • Concentrandosi sulle attività che massimizzano il risultato e tenendo sempre d’occhio quelle secondarie;
  • Dividendo i social in due grandi gruppi: i big four (Facebook, Linkedln, Twitter e Google+) più Pinterest, dandogli priorità uno, e gli “altri” (ovvero tutti i social che possono rappresentare nuovi mercati da esplorare e mercati di nicchia);
  • Stilare una “to-do” list: focalizzandosi su 3 o 4 attività per ogni canale selezionato.

Per realizzare tutto quest, però, vi suggeriamo un profilo tipo dei membri del social team che si sta organizzando. Ovviamente il candidato deve essere uno specialist del settore ed avere qualche profilo social attivo (ben organizzato e gestito) sarà il bigliettino da visita per ogni candidato da prendere in considerazione. In aggiunta, dovrà saper interagire e coinvolgere gli utenti online (e con i capi).

Il team dovrà pianificare, organizzare, realizzare e promuovere ogni azione social, ritagliadola su misura per i differenti canali in modo efficace ed efficiente. Tutto questo viene realizzato attraverso due livelli di gestione: strategic management (assegnazione delle responsabilità e della gestione delle attività social) e il tactical management (ovvero la quotidiana attività social, il coinvolgimento e l’interazione con gli utenti).

Questo si concretizza in poche ma fondamentali azioni:

# Ascoltare: i competitors e il proprio pubblico. L’audit risulta importante al fine di sapere cos’è stato detto online e da chi, in modo da fornire le giuste risposte al momento opportuno.

# Sviluppare contenuti: rafforzare la brand reputation con la creazione di contenuti unici, divertenti, originali e (se possibile) utili secondo le esigenze dei clienti e le tendenze di mercato.

# Monitorare: tenere sotto controllo le metriche e i parametri per essere sempre aggiornati e tastare il polso della situazione, in modo da poter rispondere in maniera efficace ed immediata alle eventuali crisi e misurare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Le conseguenze in caso di fallimento della gestione da parte della squadra della presenza online dell’azienda? Cattiva brand reputation e crollo delle vendite! I consumatori sono diventati molto suscettibili.

Molte imprese hanno già fatto il salto, altre stanno valutando la possibilità di lanciarsi nel mondo social e partecipare alla conversazione che ruota intorno a loro! E voi, cosa aspettate? 🙂

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

Volete trovare lavoro in una società innovativa? Allora siate pronti a rispondere anche a domande insolite. La prossima volta che vi sottoporrete ad un colloquio di lavoro, non basta essere armati di elenchi mentali per descrivere i vostri punti di forza e di debolezza, o essere pronti a raccontare una storia coinvolgente sulla vostra capacità di perseverare nei momenti di crisi.

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

I datori di lavoro, in alcune delle aziende più ambite, hanno  in mente per voi tutt’ altro tipo di domande. “Secondo te, in media, quanti capelli ha sulla testa una donna?” …questo è solo un assaggio!

Possono capitare domande totalmente inaspettate e molto particolari che testano in profondità la capacità di ragionamento e di gestione dello stress.

Le 25 domande più insolite in un colloquio di lavoro secondo Glassdoor:

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

1.”Se tu fossi ridotto alle dimensioni di una matita e messo in un frullatore, come ne usciresti?”
Chiesto da Goldman Sachs.

2. “In media, quanti comignoli ci sono in un quartiere?”
Chiesto da Deloitte.

3. “Qual è la filosofia delle arti marziali?”
Chiesto da Aflac.

4. “Mi spieghi quello che è successo in questo paese negli ultimi 10 anni?”
Chiesto da Boston Consulting.

5. “Vota te stesso, su una scala da 1 a 10 quanto sei strano?
Chiesto da Capital One.

6. “Quanti palloni da basket entrano in questa stanza?”
Chiesto da Google.

7. “Su 25 cavalli prendi i 3 più veloci. In ogni gara, solo 5 cavalli possono correre allo stesso momento. Qual è il numero minimo di prove necessarie?”
Chiesto da Bloomberg LP.

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

8. “Se tu potessi essere qualsiasi supereroe, chi sceglieresti?”
Chiesto da AT & T.

9. “Hai una torta di compleanno e hai esattamente 3 fette da tagliare in 8 pezzi uguali. Come faresti?”
Chiesto da Blackrock.

10. “Dati dei numeri da 1 a 1000, qual è il numero minimo di tentativi necessari per trovare un numero specifico, se viene dato il suggerimento “più alto” o “più basso” per ogni tentativo che si fa?”
Chiesto da Facebook.

11. “Se tu avessi 5623 partecipanti ad un torneo, di quante partite dovrebbero essere giocate per determinare il vincitore?”
Chiesto da Amazon.

12. “Una mela costa 20 centesimi, un arancia costa 40 centesimi, un pompelmo costa 60 centesimi, quanto costa una pera?”
Chiesto da Systems Epic.

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

13. “Ci sono tre cassette, una contiene solo mele, una contiene solo arance, e una contiene sia le mele che le arance. Le scatole non sono state correttamente etichettate, questo fa si che nessuna etichetta identifichi il contenuto effettivo della scatola. Apri solo una scatola, e senza guardare dentro prendi un frutto. Osservando il singolo frutto, come si può etichettare correttamente e immediatamente tutte le scatole?”
Chiesto da Apple.

14. “Quanti semafori ha Manhattan?”
Chiesto da Argus Information.

15. “Sei in una stanza buia, senza luce. Hai bisogno di appaiare i calzini per un colloquio di lavoro, hai 19 calzini grigi e 25 calzini neri. Quali sono le probabilità di appaiare correttamente i calzini?”
Chiesto da Eze Castello.

16. “Cosa hanno in comune legno e l’alcool?”
Chiesto da Guardsmark.

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

17. “Come si fa a pesare un elefante senza utilizzare una bilancia?”
Chiesto da IBM.

18. “Hai 8 centesimi, 7 hanno lo stesso peso, uno pesa meno. Hai anche una scala di giudizio. Trova quello che pesa di meno in massimo 2 passi”
Chiesto da Intel.

19. “Perché pensi che solo una piccola percentuale della popolazione guadagna più di $ 150K?”
Chiesto da New York Life.

20. “Hai un team di 20 persone, organizzali per capire quante biciclette sono state vendute nella tua zona l’anno scorso”
Chiesto da Schlumberger.

21. “Quante bottiglie di birra si bevono in una città durante la settimana?”
Chiesto da The Nielsen Company.

25 domande insolite per un colloquio di lavoro

22. “Qual è la radice quadrata di 2000?”
Chiesto da UBS.

23. “Un treno lascia San Antonio per Huston a 60 km/l. Un altro treno parte Huston per San Antonio a 80 km/l. Huston e San Antonio sono a 300 chilometri di distanza. Se un uccello lascia San Antonio a 100 km/l, si gira e vola in dietro una volta che raggiunge il treno di Huston, e continua a volare tra i due, quanto lontano avrà volato quando i due treni si saranno incontrati?”
Chiesto da USAA.

24. “Come è fatta una M&M?
“Chiesto da US Bank.

25. “Cosa faresti se ereditassi solo una pizzeria da tuo zio?”
“Chiesto da Volkswagen.

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “Want To Work For An Innovative Company? Be Prepared To Answer These Unusual Interview Questions” di Christina Chaey pubblicato su fastcompany.com

Torino by Gnam!, nasce il social food

Sotto la Mole esiste lo spazio virtuale del gusto. È un progetto web dedicato al food e nato dalla passione di due gastronauti: Maurizio Bray e Diego Decortes. Stiamo parlando di Torino by Gnam!, il blog che conta più di 50.000 follower e oltre 1000 fan su Facebook.

Come nasce Torino by Gnam?

GNAM! non è un semplice blog, è un progetto che nasce dalla ricerca sul food e intorno al food. Assaporiamo, osserviamo, cerchiamo tutto ciò che è inconsueto senza dimenticarci del lato tradizionale. GNAM! è il lato coinvolgente ed emotivo del cibo: profumo, sapori, persone.

In un panorama mediatico in cui la cucina è onnipresente, come mantenete la vostra idea iniziale sempre fresca?

Grazie alla continua ricerca nel food, alla sperimentazione grafica e al coinvolgimento dei nostri follower sui social network.

Quando secondo voi un bistrot, un ristorante, un piccolo shop diventa degno di GNAM?

Quando risveglia sensazioni e ricordi. L’ottima qualità del cibo è solo il punto di partenza: per GNAM! è fondamentale l’emozione.

Che cos’è lo Gnam contest?

Durante un tea party a tema “buon non compleanno” abbiamo coinvolto i partecipanti in un gioco: completare su un foglio la frase “GNAM è…” e posare davanti alla macchina fotografica. Il risultato? 50 bellissimi ritratti che abbiamo postato sul web lanciando una “guerra” di “mi piace”!

Ci raccontate le esperienze con alcune “boutique del cibo” torinesi?

Abbiamo collaborato con l’erboristeria Melissa, creando 3 esclusive miscele, ovvero “3 tè per 3 momenti speciali”:
MOUNTAIN DREAM, Il tuo rifugio: una coccola meritata per quando si è soli;
HOLD ME TIGHT, Un dolce abbraccio:  da condividere con chi scalda il tuo cuore;
THE COUCH SOCIETY, Un momento per stare insieme: per essere condiviso con i vostri amici tutti comodi sul divano.

Questi 3 tè (con un packaging appositamente studiato) sono stati presentati durante un evento in cui è stato possibile degustarli, accompagnati da biscotti speciali in un contesto simile a un salotto d’altri tempi.

C’è una grande cura grafica nel vostro lavoro: quanto è importante per voi il design?

È molto importante. Per essere competitivi sul web, contenuti e visual devono bilanciarsi, rafforzando l’impatto del messaggio. Un esempio è lo “GNAM! Xmas Book”: un libro virtuale che raccoglie il meglio delle nostre selezioni per trasformarle in idee regalo natalizie. Intorno al tema del food abbiamo intrecciato design, travel, beauty e molto altro.

Buongustai del web, adesso tocca a voi GNAMMARE!

Ecco MEGA, la rivoluzione di Kim Dotcom dopo MegaUpload!

Ecco MEGA, la rivoluzione di Kim Dotcom dopo MegaUpload!

Ecco MEGA, la rivoluzione di Kim Dotcom dopo MegaUpload!

Ad un anno esatto dall’arresto (e dalla conseguente chiusura di Megavideo e Megaupload), Kim Dotcom torna sulle scene con un nuovo progetto chiamato MEGA.

Il nuovo sito, che riproporrà molti dei servizi presenti nel vecchio progetto (chiuso con l’accusa di violazione di copyright e delle leggi anti pirateria: il sito Megaupload avrebbe causato una perdita di oltre 200 milioni di dollari per le compagnie e le major) sarà mega.co.nz proprio per evitare molte controversie della legislazione USA.

Dotcom darà a ogni utente registrato (con profilo gratuito) 50 gigabyte di spazio libero sul Web e la protezione dei dati con crittografia. Mentre per chi volesse attivare l’account premium, girano voci di uno storage illimitato! Sicuramente un’offerta molto superiore a quella degli attuali servizi più usati (Dropbox e Skydrive su tutti).

Ecco MEGA, la rivoluzione di Kim Dotcom dopo MegaUpload!

Mega è diverso da Megaupload, spiega il fondatore, perché permette alle persone di controllare esattamente quali utenti possono accedere ai file caricati (diversamente da prima); prima gli utenti cercavano e trovavano liberamente i file, alcuni dei quali contenevano “presumibilmente” contenuti protetti da copyright senza autorizzazione.

Tutto si gioca di nuovo sul filo della legalità: Dotcom ha dichiarato che lascerà completa libertà (e responsabilità) agli utenti nel caricare i file, togliendosi da ogni rischio. Anzi, ha dichiarato che accetterà le richieste di rimozione dei file che potranno arrivare dalle aziende, per far rimanere la piattaforma un porto sicuro ed evitare problemi con la legge.

Il founder ha anche ammesso che si sta lavorando al recupero dei vecchi account premium presenti su Megaupload: lavoro difficile, visto che i file ed il sito sono sotto sequestro dalle autorità statunitensi.

E voi, che ne pensate di questo ritorno in grande stile?

Nasce WOW! webmagazine: solo per veri amanti dell’architettura [INTERVISTA]

L’inizio di questo 2013 non è solo l’alba dei buoni propositi, ma anche delle buone idee. Lo sa bene Renata Sias, che si è data molto da fare per portare alla luce il suo progetto, frutto del bisogno di innovazione sia personale che lavorativo. Nasce infatti WOW! Ways Of Working web magazine che affronta la relazione tra nuovi stili di vita e ambiente lavorativo, analizzando le nuove tendenze architettoniche e le migliori strategie manageriali finalizzate ad ottenere workplace eccellenti.

WOW non è il solito magazine online, anzi! Con una redazione itinerante composta da professionisti del settore, grande interazione social e molte interessanti idee per il futuro, il magazine si propone come pioniere del web 3.0. Ma lasciamo la parola alla direttrice, Renata Sias:

#1.Un magazine nuovo, una redazione piena di professionisti e un titolo che invoca nuove tendenze. Come nasce l’idea di WOW?

Dopo 30 anni di esperienza nell’editoria specializzata su carta ho cominciato davvero ad annoiarmi e a sentire la necessità di creare qualcosa di più fresco e immediato. Trovo però poco originali le newsletter e i portali, poco attraenti i flip magazine che mi sembrano una brutta imitazione della versione cartacea; nel blog non mi piace l’assoluta mancanza di contestualizzazione dei post e di gerarchia nell’importanza dei contenuti.

Image Credit: Plantronics

Quindi ho pensato a un magazine mensile, orientato all’interattività, focalizzato su alcuni temi definiti, con un piano editoriale preciso e un’impostazione grafica che guida la lettura delle informazioni; all’interno del magazine la sezione WOW! News è dedicata all’attualità e prevede un aggiornamento quotidiano delle notizie. Importante: è bilingue (italiano-inglese) perché ha aspirazioni globali.

#2.Il suo non è solo un magazine che affronta le trasformazioni delle modalità lavorative, ma anche, grazie alla vostra nuova concezione di redazione, un esempio concreto della volontà di cambiamento. La situazione italiana ha bisogno di evolversi?

WOW! affronta i nuovi “ways of…”, le trasformazioni degli stili di vita e di lavoro e soprattutto le nuove relazioni che nascono da queste mutazioni. Ho pensato che, per coerenza, anche la struttura redazionale di WOW! dovesse comunicare questa filosofia e uscire dall’autoreferenzialità; così è nata l’idea delle Jelly Session nomadiche, ovvero riunioni di redazione che mensilmente si tengono in luoghi diversi facendo incontrare un numero ristretto e selezionato di professionisti di alto livello, insieme a qualche studente e a qualche “presenza” via Skype, per condividere le diverse opinioni ed esperienze sul tema portante (l’articolo di apertura) di ciascun numero.

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Questa idea è stata molto apprezzata e credo sia innovativa. La mia impressione è che gli esempi più interessanti di web-media dedicati ad architettura e design siano stranieri (mi piace molto “Dezeen”), nei blog inglesi ho trovato articoli e ricerche di grande spessore; in Italia c’è troppa superficialità, ma non manca qualche esempio interessante (per esempio “Carnet de Notes”) il limite è che sono solo in lingua italiana. Nel settore fashion adoro il magazine “RedMilk”. Nell’insieme penso che in Italia dobbiamo ancora imparare a fare informazione on-line di qualità.

#3.WOW si butta a capofitto nel mondo 3.0: social networks, condivisione e socialità ne fanno da padroni. Quali sono le vostre formule innovative?

L’obiettivo è quello di interagire con i social media (Linkedin, Pinterest, Facebook ecc.), anche se confesso di essere neofita in questo campo. Mi diverto come una bambina quando dall’Australia o dal Sud America persone che non conosco mi scrivono la loro opinione su WOW! Ho 60 anni (significa il Jurassico della comunicazione), so che sembra impossibile, ma quando ho iniziato a lavorare in redazione il buon signor Abbiati correggeva le bozze spostando le letterine di piombo nelle guide di legno! Ho vissuto in prima persona tutte le trasformazioni tecnologiche legate all’editoria, quindi perché non vivere anche l’esperienza web?!

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Una delle formule innovative è l’editoriale interattivo: lancio sul gruppo Linkedin WOW! Ways Of Working dei dibattiti che vengono poi pubblicati come editoriale su WOW! il mese successivo insieme a tutti i commenti. Il desiderio dei lettori di partecipare e di dare contributi è molto forte, ho ricevuto talmente tante proposte che sono in difficoltà su come gestirle…

#4.Da un web magazine nato con queste premesse bisogna aspettarsi interessanti evoluzioni. Cosa avete in serbo per i vostri lettori- coautori nel futuro?

Il desiderio di evolvere e di esplorare tutte le possibilità che il web offre è grande, ma voglio procedere gradualmente. È indispensabile capire le dinamiche dei social-media e puntare sugli aspetti che possono generare qualcosa di nuovo nella creazione del magazine. Nel secondo semestre vorrei organizzare un bar camp, ma il prossimo step sarà una jelly session “straordinaria” dedicata a un tema molto coinvolgente, accompagnata da una mostra fotografica e aperta al pubblico.Ispirandomi ai flash mob, vorrei comunicare all’ultimo momento il luogo dove si terrà. Sono anch’io molto curiosa di vedere che cosa succede.

Cosa ne pensate? Se abbiamo stuzzicato la vostra curiosità o meglio, la vostra voglia di far parte di WOW! non perdetevi il primo numero che è gia online! 🙂

Stefano Schiavo: ecco The Fab Sessions, per formare gli innovatori di oggi e domani [INTERVISTA]

Pensate per un momento alla vostra concezione del modo tradizionale di fare didattica: vecchi banchi, lezioni frontali, tanta teoria e docenti lontani spesso anni luce dalle vostre necessità. Bene, ora immaginate il contrario di tutto questo e… benvenuti alle Fab Sessions!

The Fab Sessions è un progetto formativo davvero interessante e innovativo, avviato con il preciso scopo di formare gli utenti con modalità completamente nuove, utili e interattive. Per approfondirne la conoscenza abbiamo avuto il piacere di contattare e intervistare uno dei suoi ideatori nonché founder e CEO dell’agenzia di social business Sharazad, Stefano Schiavo: è nata un’intervista da non perdere!

Ciao Stefano, benvenuto su Ninja Marketing. Raccontaci, in cosa consiste il progetto “The Fab Sessions”?

Consiste nella progettazione e sperimentazione di format didattici dedicati all’innovazione. Riteniamo che lo sviluppo delle nostre economie sia legato al recupero di una dimensione manifatturiera che sappia dialogare con il mondo del digitale, del design, del management snello e agile, attraverso processi di internazionalizzazione che comunichino il vero valore che ci contraddistingue.

L’Italia ha nella sua dimensione produttiva, nelle fabbriche e tra gli artigiani, un patrimonio di competenze e idee che il mondo guarda con profondo interesse. Richard Sennett ha dato un punto di riferimento alto che è stato sviluppato da Stefano Micelli nel fondamentale ‘Futuro Artigiano‘, lucidissima spiegazione delle linee di sviluppo di questo modello.

Eppure sono gli Stati Uniti che paradossalmente hanno cominciato a recuperare in modo nuovo il valore del saper fare, incrociandolo con tecnologie innovative in grado di far fare alla progettazione, alla produzione, al consumo un salto simile a quello fatto attraverso il digitale nel mondo dei dati e delle informazioni negli ultimi decenni. Pensiamo al movimento dei Makers, a come ha colto la rivoluzione di Arduino, l’hardware open source, invenzione di un italiano come sempre più profeta all’estero che nel suo Paese. Serve un nuovo tipo di didattica destinata al mondo del business e che sappia fornire le competenze per questo tipo di futuro.

Il nostro intento è creare delle sessioni didattiche fatte di giochi e simulazioni. L’idea è che, come nella formazione di competenze manifatturiere, si impara facendo, invertendo l’ordine tra spiegare e fare. Pensiamo che un nuovo modo di fare impresa, un approccio diverso al management, che colga la lezione della cultura ‘social’ fatta di partecipazione, trasparenza, velocità, collaborazione, sia possibile solo partendo da esperienze reali e dai comportamenti che ne nascono.

I docenti lavorano sulle situazioni che di volta in volta nascono nei gruppi di lavoro. Gli spazi in cui si svolgono le Session sono produttivi, sono aboliti banchi e slide e tutto ciò che separa il docente dagli allievi. Vogliamo sviluppare un’esperienza condivisa e non una lezione passiva. Gli studenti attraversano una fase di stupore quando si accorgono che le loro certezze consolidate si sgretolano, poi affrontano una fase di ricostruzione su nuove prospettive.

A questo proposito, in cosa pensi che Fab Sessions si distingue dai progetti formativi legati al digital che stanno nascendo e si stanno diffondendo sempre di più, soprattutto nelle università?

Le Fab Sessions sono complementari e integrano la formazione in ambito di digital marketing. Non siamo in Silicon Valley ed è difficile pensare che il fondamentale sviluppo della cultura digitale, in cui siamo decisamente ancora indietro rispetto alle aree del mondo con cui dobbiamo competere, sia sufficiente a rilanciare un modello industriale in crisi.

Dobbiamo far leva sulle nostre peculiarità più caratterizzanti. Cito un post di Sharazad in cui Nicola evidenziava gli esiti di una ricerca sulla formazione:

Il 40% degli adolescenti svedesi si attende un lavoro che preveda attività manuale. Qualcuno ha loro spiegato infatti che il flusso d’entrata per tali professioni nel loro paese è del 42%.
Solo il 5% dei coetanei italiani indica come manuale la sua occupazione futura quando il flusso in entrata è ben del 48%. I giovani in Italia sono totalmente disinformati e fanno scelte per il loro futuro scollegate dalla realtà.

C’è un evidente gap che deve essere affrontato, ma questo non significa che dobbiamo spingere i ragazzi a rinunciare a una formazione negli ambiti del design, della creatività, del digitale. Dobbiamo invece spiegare che queste competenze possono essere di grande interesse se viste come parte dello sviluppo di realtà manifatturiere che vogliano intraprendere un nuovo percorso di sviluppo in linea con le linee evidenti nelle altre economie occidentali.

Abbiamo costruito le Fab Sessions come luogo di sperimentazione di questo tipo di cultura e il nostro intento è integrare queste lezioni con quelle sviluppate da altri soggetti appartenenti a mondi complementari.

Chi sono i docenti delle sessions, e dove vengono svolte?

Le sessions sono la parte di Ricerca e Sviluppo dell’iniziativa. Sono gli appuntamenti mensili in cui invitiamo dieci persone per noi interessanti a trovarsi insieme e a sperimentare i nostri nuovi giochi. I docenti di queste sessioni sono persone capaci di coniugare questo tipo di cultura con una profonda conoscenza di business reali.

Un esempio è Andrea De Muri che ha recentemente trasformato un percorso orientato a comunicare il Lean Startup in una giornata con le caratteristiche dette in precedenza. Il laboratorio è stato testato in alcune Fab Session e ora viene richiesto da diversi enti e scuole per essere integrato nei loro percorsi didattici,

Quindi, mentre i laboratori si svolgono presso partner come recentemente Digital Accademia, ma sono aperti a ogni collaborazione coerente con lo spirito dell’iniziativa, le Fab Sessions sperimentali invece si svolgono a Verona, all’interno di The Fab, uno spazio di lavoro che vuole essere la dimostrazione reale di quanto stiamo spiegando. E’ lì che si trova una tipografia letterpress, Lino’s Type, che sta proprio trovando forme originali di esplorazione della stampa integrando stampanti 3D, Heidelberg degli anni ’60, giovani designer in grado di proporre grafiche e idee innovative e artigiani del distretto che aiutano a mantenere viva la tradizione manifatturiera scaligera in questo settore. Entrare a The Fab è un’esperienza molto interessante. Ci si trova nel pieno di una realtà produttiva tra vernici, carta, macchine, cliché e caratteri mobili, ma nello stesso ambiente si muovono designer e creativi tra macbook, kit per la coltura idroponica, radiohead nell’aria e biciclette appese al soffitto…

Qual è l’obiettivo e i primi risultati?

Il nostro obiettivo è ambizioso e vuole affrontare frontalmente le prospettive economiche del nostro territorio. Siamo fortemente convinti che se non vogliamo rinunciare a un ruolo di primo piano e se non vogliamo arrenderci a visioni di inevitabile declino, dobbiamo trovare una strada originale per la nostra economia.

I primi risultati sono stati lo sviluppo effettivo di contenuti originali e di sessioni didattiche entusiasmanti ed efficaci. Sono iniziate collaborazioni esterne e abbiamo già svolto varie session e laboratori aperti che hanno riscontrato un grande successo.

Parallelamente si sta creando un interesse diffuso per queste proposte e una comunità di imprenditori, manager, professionisti, studenti e persone curiose si sta aggregando attorno a questo esperimento.

… e quali invece gli sviluppi futuri?

Siamo ora alla ricerca di nuovi partner per le iniziative didattiche che possano riconoscere in questo approccio un valore da integrare nei propri approcci alla formazione. Ci stiamo guardando attorno sia pensando a realtà di formazione sia ad aziende che abbiamo un interesse in progetti anche non solo didattici su questi temi.

Continuiamo altresì a sviluppare nuovi laboratori che sperimentiamo nelle Fab Sessions. Presto uno sul mondo del lavoro con il sottotitolo provocatorio “contro gli analisti simbolici” e subito dopo vogliamo interrogarci su come “decostruire la macchina gestionale dell’impresa” e su come sviluppare “un’estetica delle relazioni e dell’incompiuto”, questo tema particolarmente interessante per chi si occupa di marketing.

Grazie Stefano, salutiamoci dicendo quali sono le prossime sessioni formative in programma e come fare ad iscriversi.

Le Fab Sessions per ora sono su invito e basta scriverci iscrivendosi nel sito www.thefabsessions.com. Abbiamo però già interamente completato i partecipanti per le prossime tre. Pensiamo di incrementare la frequenza. Sullo stesso sito indicheremo le altre occasioni di formazione che saranno sviluppate con partner o nello stesso contesto di The Fab.