Come analizzare le metriche della vostra pagina Facebook

Per sapere quali sono i punti forti della vostra fanpage, analizzeremo le metriche utili per il vostro Facebook marketing.

Il duro lavoro del social media manager consiste anche nell’analizzare metriche utili alla delineazione di una strategia che miri a raggiungere determinati obiettivi di marketing. Risulta pertanto necessario saper interpretare alcune metriche fondamentali quali: il numero di fan raggiunti da un post, quanti di questi fan vengono coinvolti e che tipologia di interazione ricevono i post pubblicati.

Prima di procedere con l’analisi…

Accedere alla pannello di amministrazione, successivamente entrare nella nuova sezione “Vedi dati e procedere con l’esportazione dei dati cliccando su “Esporta dati“.

Nella finetra di interazione che apparirà, delineate il periodo di tempo d’interesse e selezionate:

  • la “nuova” tipologia di esportazione;
  • la tipologia di dati da analizzare (“dati a livello pagina” o “dati a livello post“) [per esportare entrambe le tipologie di dati dovrete ripetere l’operazione selezionando prima l’una poi l’altra];
  • il formato di file in cui verranno esportati i dati di vostro interesse (excel).

Se avete effettuato questi passaggi ora siete pronti per l’analisi delle cinque metriche fondamentali; cominciamo!

1. Numero di fan raggiunti organicamente

Aprite il file dati a livello post e nella tabella di esportazione troverete nella “colonna T” – la portata del post tra le persone a cui piace la vostra pagina dall’inizio.

Per determinare il numero di fan raggiunti organicamente dovrete sottrarre questa colonna alla “colonna V” –  relativa alla portata “a pagamento” di un post tra le persone a cui piace la tua Pagina dall’inizio.

N° di fan raggiunti organicamente = Colonna T – Colonna V

2. Coinvolgimento dei fan

Raggiungere i propri fan è solo l’inizio dell’analisi, è un’informazione da prendere con cautela, in quanto Facebook non fornisce il numero effettivo di utenti che hanno visto il vostro post.

Facebook, infatti, può dirvi quanti utenti hanno cliccato sul vostro post, e quindi sicuramente l’hanno visto, ma non si ha l’idea di quale sia il livello di coinvolgimento generale del post.

Nel file dati a livello di post la “colonna W” – corrisponde alle persone che hanno selezionato “Mi piace” per la vostra pagina e hanno interagito con il vostro post dall’inizio.

Le ultime 5 colonne della tabelle sono tutte correlate. Infatti troviamo:

  • Fan impressions – visualizzazioni del post da parte di persone che hanno selezionato “Mi piace” per la pagina dall’inizio;
  • Fan reach – portata del post tra le persone a cui piace la pagina dall’inizio;
  • Paid fan impressions – visualizzazioni a pagamento del post da parte di persone che hanno selezionato “Mi piace” per la pagina dall’inizio;
  • Paid fan reach –  portata “a pagamento” di un post tra le persone a cui piace la pagina dall’inizio;
  • Engaged fans – persone che hanno selezionato “Mi piace” per la pagina e hanno interagito con il post dall’inizio.

3. Consumatori e reale utilizzo del post

Il “consumatore del post”, o Post Consumer, è un utente che clicca in qualsiasi parte del post inclusi:

  • commenti;
  • mi piace;
  • condivisioni;
  • click sulle foto;
  • click sui link;
  • play video;
  • click su visualizza il resto del post;
  • click su visualizza più commenti ;
  • click sui profili degli utenti che hanno commentato il post.
“L’utilizzo del post”, o post consumption, riguarda il click stesso, l’azione per intenderci.

Nel file dati a livello post li trovate rispettivamente nella “colonna O” – il numero di persone che ha cliccato da qualche parte sul post. I click che generano notizie sono inclusi in “Altri click” (utenti singoli). Nella “colonna P” – il numero di click in un punto qualsiasi del post. I click che generano notizie sono inclusi in “Altri click” (totale) .

C’è davvero poca differenza tra il consumatore e l’utente coinvolto, in quanto nella tabella vengono inclusi tutti i click. L’unica differenza la troviamo nella generazione di una storia senza il click, che viene inclusa solo nel conteggio degli utenti coinvolti.

Jon Loomer, esperto di Facebook marketing, sostiene che la metrica relativa ai consumatori è preferibile all’utente coinvolto grazie alla suddivisione in tipologie di consumo (vedi sopra).

4. Click dei link

A proposito di tipologia di interazione (o consumo) ecco la metrica relativa ai click dei link.

Uno degli obiettivi primari di pubblicazione è quello di creare traffico verso il vostro sito. Perciò questa metrica è molto importante. Viene suddivisa nella seconda e terza tabella relativa al file dati a livello di post in:

  • Click dei link;
  • Visualizzazione di foto;
  • Esecuzione dei video;
  • Altri click (interazioni che non rientrano nelle precedenti).

Se il post contenente il link che porta al vostro sito web riceve 100 like, ma nessun click sul link può considerarsi un post di successo? Probabilmente no 😥

Ricordatevi sempre di effettuare un controllo incrociato sulle referenze del traffico tra questa metrica, i parametri URL, e i programmi che permettono di abbreviare il vostro link (come bitly).

Fatte le analisi del caso forse dovrete rivedere i vostri post in relazione a questa infografica! 😉

5. Feedback positivi

Ed ecco che andremo ad analizzare i dati a livello pagina.

Sei delle ultime tab sono dedicate ai feedback positivi, e vengono anche chiamate “Storie” o “Parlano di questo”.  I feedback positivi sono misurati dai commenti, mi piace e condivisioni generate dagli utenti durante l’interazione con la pagina Facebook.

Essenzialmente si contraddistinguono nelle seguenti tab:

  • Feedback positivi giornalieri – per tipologia (utenti singoli);
  • Feedback positivi settimanali – per tipologia (utenti singoli);
  • Feedback positivi mensili (28 giorni) – per tipologia (utenti singoli);
  • Feedback positivi giornalieri – per tipologia (utenti totali);
  • Feedback positivi settimanali – per tipologia (utenti totali);
  • Feedback positivi mensili (28 giorni) – per tipologia (utenti totali).

Utili da visionare in correlazione ai feedback negativi per avere una visione completa della risposta ricevuta dagli utenti alla pubblicazione dei post.

Fotografie storiche versione Selfies: la campagna del Cape Times

You can’t get any closer to the news!

Questo è il payoff della campagna adottata dal Cape Times, quotidiano sudafricano, ideata e realizzata da Lowe South Africa.

Sfruttando la sempre più diffusa moda dei selfies, le foto scattate direttamente dai soggetti tenendo da soli la fotocamera, sono state convogliate all’interno di questa campagna tutte le proprietà di questo tipo di immagini.

Sempre più diffuse grazie a Twitter ed Instagram, questo tipo di fotografie permette agli utenti del web di vedere e sapere in tempo reale come è vestito, cosa stia facendo, dove si trovi e con chi sia la persona che scatta la foto.

I selfies più apprezzati sono, ovviamente, quelli delle celebrità che rendono partecipi i loro fan della loro vita quotidiana, eliminando le distanze e l’intermediazione di altri media.

Immagini spesso banali e incapaci di comunicare grandi cose, i selfies sono stati stravolti da Lowe South Africa che ne ha aumentato esponenzialmente la capacità, o per meglio dire potenzialità, di raccontare un fatto e di avvicinare il pubblico agli eventi.

Come ha fatto? Semplice, sia da dire che da fare, ma difficile da pensare: ha trasformato delle immagini storiche in selfies.

Da Churchill ai due amanti a Times Square, passando per William e Kate, tutti in questa campagna sono diventati più narcisi.

 

 

Dobbiamo dire che, se questi scatti fossero stati veri, non saremmo potuti essere più vicini alle notizie.

Snapchat sotto accusa per pedopornografia in Canada

Snapchat sotto accusa per pedopornografia in Canada

Snapchat sotto accusa per pedopornografia in Canada

Snapchat è l’applicazione scaricabile gratuitamente sui propri smartphone che consente l’invio di foto e la loro immediata “autodistruzione” (di recente salita alla ribalta per il rifiuto dell’offerta da 3 miliardi di dollari arrivata da Facebook).

Dopo aver scelto una foto, infatti, potremo decidere per quanto tempo questa rimarrà visibile sul telefono del destinatario e passati i secondi prefissati l’immagine si auto-distruggerà automaticamente senza che gli altri possano salvarla.
Potremo scegliere il tempo di visibilità tramite il timer integrato nell’applicazione (ed in tal senso un’immagine potrà rimanere visibile da 1 a 10 secondi) passati i quali si auto-eliminerà per sempre dal dispositivo del ricevente.

Ma se un utente dovesse scattare uno screenshot? Snapchat ci invierà una notifica in caso qualcuno scatti uno screenshot di un’immagine da noi inviata prima della sua auto-distruzione.

Disponibile da molti mesi, l’app sta spopolando tra i giovanissimi, diventando nel giro di poco tempo una delle maggiormente utilizzate.

In questi giorni è scoppiata un’indagine a Laval (Montreal) e 10 ragazzi son stati arrestati, sospettati di produrre e condividere contenuti pedopornografici.

Cos’è accaduto? La creazione, il possesso e la trasmissione di immagini osè riguardanti minorenni sono considerati reato e quello che poteva sembrare un gioco tra coetanei è sfociato con l’arresto di alcuni liceali, di età compresa tra i 13 e i 15 anni, che hanno ben pensato di condividere alcune foto “private” delle proprie fidanzate (che si sono ritrovate addirittura su Instagram).

Ormai è diffusa la tendenza tra ragazzi del “sexting”: un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi sessualmente espliciti e/o immagini inerenti al sesso, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche tramite altri mezzi informatici.

Come riporta Wikipedia:

“Il sexting, divenuto una vera e propria moda fra i giovani, consiste principalmente nello scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il telefono cellulare, o nella pubblicazione tramite via telematica, come chat, social network e internet in generale, oppure nell’invio di semplici MMS.

Tali immagini, anche se inviate a una stretta cerchia di persone, spesso si diffondono in modo incontrollabile e possono creare seri problemi alla persona ritratta nei supporti foto e video.
Negli USA, paese in cui il fenomeno ha avuto origine, il sexting è una pratica molto diffusa: secondo un sondaggio, infatti, lo pratica il 20% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni.
Secondo una ricerca inglese, hanno avuto a che fare con il fenomeno, nel Paese, più di un terzo dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni”.

Massaggi, automobili e pannolini: i migliori annunci stampa della settimana

Il Lunedì e sempre un giorno particolarmente stressante. Noi Ninja lo sappiamo e vi diamo l’assist per prendervi una pausa leggera e divertente con i migliori annunci stampa pubblicati questa settimana. Check it out!

Eagle Print Awards: Massage

The Eagle Print Awards premia le campagne stampa più creative delle agenzie sudafricane. Per promuovere l’edizione di quest’anno si è deciso di puntare su una comunicazione divertente prendendo spunto dalle tante e comuni lamentele di chi lavora nel mondo della pubblicità.

In scena una giovane professionista si accinge a massaggiare il suo cliente eccessivamente villoso. Con ironia e paradosso:  “In un universo parallelo il tuo lavoro potrebbe fare schifo. Sfrutta al meglio il lavoro che hai già“.

Advertising Agency: King James, Cape Town, South Africa
Creative Directors: Devin Kennedy, Matt Ross, Dan Berkowitz
Art Director: Moe Kekana
Copywriter: Dominique Swiegers
Typographer: Alistair Palmer
Photographer: Sacha Waldman

The American Advertising Awards/Seattle: Hard work

Restiamo nella sfera awards pubblicitari con queste print che prendono in prestito immagini di ambiti lavorativi lontani da quelli prettamente creativi, per celebrare il duro lavoro dei Mad Men di Seattle.

Rispetto all’annuncio precedente che giocava sul piano ironico, queste print hanno un tono di voce celebrativo/empatico e motivazionale/premiale: You’ve done the hard work. Now go for your ADDY.

Advertising Agency: Hydrogen, Seattle, USA
Creative Directors: Mary Knight, Tom Scherer
Art Director: Scott Schmehl
Copywriter: Mary Knight

Pampers: Mom

Proponiamo questa ad non per la sua composizione, che, senza ombra di dubbio, appare facile, scarna e troppo semplificata, bensì per ciò che nasconde: uno storytelling  profondo.

La giovane donna (che è mamma – e lo scopriamo dal logo di Pampers) dorme in un sonno tranquillo, perché anche suo figlio, dorme tranquillamente grazie ai pannolini Pampers che assorbono i bisognini e (indirettamente) gli strilli notturni del pargolo.

Art Director / Copywriter: Irunika Bandara

 

Land Rover: Eye

L’auto Discovery 4 di Land Rover è dotata di 5 telecamere esterne che offrono assistenza al conducente sopratutto durante le fasi di parcheggio.

Per promuovere questa feature della vettura l’agenzia Young & Rubicam Germany ha deciso di mettere al centro della scena l’occhio umano facendo un merge fra l’iride colorata e paesaggi mozzafiato, mettendo in evidenza il potere di controllo a 360 dell’ambiente circostante l’abitacolo.

Advertising Agency: Y&R, Berlin, Germany
Executive Creative Director: Jan Leube
Creative Directors: Markus Rieser, Esben Ehrenreich
Art Director: Bernd Claussen
Copywriter: Ralph Stieber
Photographer: Markus Thums

TRS Air Conditioners: Bed/Couch

Questa print esprime una promessa semplice: grazie ai condizionatori TRS puoi abbassare la temperatura dei tuoi ambienti domestici rendendoli più confortevoli.

Per rendere più attraente questo concetto i creativi di DDB Colombia hanno pensato bene di inserire nella print dei mobili (letto e divano che formano la colonnina di mercurio) e due persone: un giovane ragazzo e, all’estremo opposto, una avvenente fanciulla che senza l’aiuto dei condizionatori TRS non potranno abbassare la temperatura, quindi non potranno mai avvicinarsi l’un l’altro.

Advertising Agency: DDB, Colombia
Creative Director: Marco
Copywriter: Pelotas, Copa
Art directors: Poncho, Barba
3D: Barba

Startup in Italia: dalla ricerca di finanziamenti al lean model

Le startup, in Italia, da qualche anno sono diventate argomento di discussione quotidiana.

Si parla delle nuove app lanciate da connazionali, si parla delle quotazione in borsa di piattaforme americane che hanno qualche anno ma che ancora sono alla ricerca di un loro business model.

Approfittiamo quindi di due eventi per fermarci e fare il punto della situazione sullo stato dell’arte delle startup in Italia.

Gli eventi sono stati la conferenza “Si fa preso a dire startup: limiti e potenzialità del metodo lean startup” tenutosi presso SMAU – Milano il 23 Ottobre presentata da Gino Tocchetti e l’evento Start4To, tenutosi a Torino il 15 Novembre, durante il quale è intervenuto Stefano Firpo del Ministero dello Sviluppo economico per spiegare le attività del governo finalizzate a supportare l’imprenditorialità innovativa.

Cominciamo dunque dal delineare il ruolo delle startup nel sistema socio-economico per poi descriverne le problematiche italiane e identificarne una possibile soluzione.

Lo stato dell’arte delle startup in Italia

Le ricerche compiute della Kauffman Foundation relative al contesto statunitense evidenziano l’impatto positivo delle startup tecnologiche sull’occupazione. Negli Stati Uniti la quasi totalità dei nuovi posti di lavoro creati provengono da aziende con meno di 5 anni di vita. Solo però quelle tecnologiche hanno un bilancio positivo tra posti creati/posti distrutti.

Questi dati portano a credere che le startup innovative rappresentino un modello economico sul quale fondare il futuro dell’economia dei paesi occidentali.

Tuttavia la situazione italiana è ancora critica. Guardando ai dati storici l’Italia si colloca tra i Paesi con bassi indice di imprenditorialità (indice TEA). Anche il recente aumento dell’indice TEA in Italia non nasconde una rinata predisposizione imprenditoriale, ma piuttosto l’assenza di altre opzioni lavorative che non basta dunque a fare nascere la motivazione necessaria per fare l’imprenditore.

A frenare le aspirazioni degli italiani è la paura di fallire e la percezione di poche opportunità. L’aspirante imprenditore italiano vive dunque in una situazione di incertezza, la cui soluzione viene vista nell’identificazione di una fonte di finanziamento. Tuttavia questa può risultare una falsa soluzione, soprattutto perché spesso il finanziamento viene sovrastimato proprio per arginare l’incertezza.

Vediamo dunque quale metodologia può essere adottata per non entrare in questo circolo vizioso che da incertezza genera incertezza.

 

 

Il lean model

Le startup non sono delle aziende piccole o delle aziende giovani, ma delle organizzazioni temporanee che non hanno ancora identificato il proprio business model e che, proprio per questo, vivono in una situazione di incertezza costante.

Per affrontare una situazione di incertezza e individuare un business model sostenibile a partire dal quale si sviluppa un’impresa, Steve Blank ha proposto di utilizzare un metodo basato sui concetti di iterazione, ciclo, agilità e adattamento.

Sono così state fondate le basi del cosiddetto metodo lean startup, un metodo sperimentale in cui lo sviluppo del prodotto procede in modo incrementale, partendo da ipotesi e prodotti semplici, che vengono testati sul mercato e quindi migliorati.

L’obiettivo iniziale di un team imprenditoriale deve essere la creazione di un Minimum Viable Product (MVP), ovvero la versione minima di un prodotto sufficiente a testarlo sul mercato per poter misurare i risultati, validare le ipotesi oppure ridefinire le assunzioni iniziali (pivot).

Alla base di questo modello dunque vi è l’idea che solo entrando in contatto con il mercato sia possibile trovare un Business Model sostenibile.

Affiancando i dati delle ricerche sulla predisposizione imprenditoriale degli italiani con le metodologie di sviluppo delle startup emerge dunque come il modello lean possa essere un approccio utile agli aspiranti imprenditori italiani per guardare con più interesse al testing del prodotto con i clienti piuttosto che alla ricerca di investimenti.

Snapchat sarà la prossima frontiera del marketing?

Dopo la stratosferica proposta d’acquisto di 3 miliardi di euro avanzata da Facebook e il gran rifiuto del ventitreenne CEO, si può dire a buon ragione che Snapchat, social app per inviare contenuti che si autodistruggono in 10 secondi, è senza dubbio la storia di successo del 2013.

Ma sarà anche la terra promessa dell’advertising? È presto per dirlo. Certo è che con 350 milioni di “snaps” scambiate al giorno, uno zoccolo duro di utenti fatto per lo più di adolescenti e i teenager in fuga da Facebook (scesi dal 76% al 56% secondo Global Web Index), i marketer dovranno presto fare i conti con la nuova piattaforma.

Il fatto è che non è stato chiaro fin da subito come sfruttare, al di là della pratica del sexting dilagata tra gli adolescenti, contenuti che vivono il tempo di un tap sullo smartphone. Eppure molte aziende hanno deciso di provare, nell’intento di guadagnare vantaggio competitivo.

Sfruttare la fama di app trasgressiva

Fin da quando è apparsa sulla scena, Snapchat è dilagata tra gli adolescenti come app per il sexting, l’invio di foto e video ammiccanti. Per la prima volta gli adolescenti di mezzo mondo hanno avuto a disposizione un’applicazione per inviare contenuti sessualmente espliciti senza il rischio di lasciarli nella memoria dello smartphone di un ex-fidanzato.

Molti brand, quindi, hanno coltivato mille cautele prima di avvicinarsi alla piattaforma. Non è stato così per MTV UK che, per niente intimidita dalla reputazione dell’app, l’ha sfruttata per promuovere la 6° edizione del Geordie Shore, clone britannico del Jersey Shore, trash reality americano ad alto contenuto erotico. Foto e video sono stati diffusi in anteprima attraverso l’app con ottimi risultati di visibilità.

Questo coupon si autodistruggerà

Contenuti che si autodistruggono in un intervallo di tempo determinato sono sembrati perfetti per un’altra attività di marketing che, per sua natura, è “a tempo” e con una scadenza: il couponing.

La catena di yogurterie 16Handles di New York è stata tra le prime aziende ad usare Snapchat per regalare agli utenti simpatici coupon che si autodistruggono in 10 secondi.

L’idea è venuta lo scorso gennaio quando il management si è accorto che i teenager, cioè gli hard consumer della catena, giocavano a fotografare i vari gusti proposti dai punti vendita. Hanno deciso allora di regalare un coupon con uno sconto, dal 16% al 100%, a chiunque avesse fatto uno “snap” in una delle yogurterie della catena e l’avesse inviato all’account ufficiale del brand. Il tutto ad un’unica condizione: 10 secondi di tempo per correre alla cassa e far scansionare il coupon.

Ma le possibilità di marketing offerte da Snapchat non finiscono qui.

Una storia lunga 24 ore

Forse fiutando i possibili utilizzi a fini pubblicitari, Snapchat ha lanciato lo scorso ottobre la nuova funzionalità Stories per dare la possibilità di creare contenuti che durano un giorno intero. Messaggi, foto e video vanno a comporre una timeline di 24 ore, possono essere visualizzati più volte in questo arco di tempo e vengono cancellati nell’ordine temporale in cui sono stati inseriti. Un modo, dunque, per dare un senso a snap in successione e raccontare la storia di una giornata.

Intuendo le possibilità narrative della nuova funzionalità, molti brand si sono lanciati nella sperimentazione. Lo scorso maggio Taco Bell, catena di fast food dedicata alla cucina messicana, ha usato le Stories di Snapchat per lanciare il suo Beefy Crunch Burrito. Un modo divertente per essere in contatto con i clienti e trattarli – secondo le parole di Tressie Lieberman, manager della divisione social e digital della catena – “come amici e non come consumatori”.

Ma Snapchat ha fatto capolino anche nel football americano I New Orleans Saints hanno usato le Snapchat Stories per raccontare ai tifosi il dietro le quinte degli incontri di campionato: scatti dagli armadietti dei giocatori, istantanee di viaggio, pre-partita e momenti di spogliatoio.

Cose da migliorare

Come è facile immaginare, la più grande sfida di una start-up del web è trovare il modello di business. Per Snapchat, Stories promette di essere la via più veloce verso la monetizzazione.

Un modo per monetizzare il successo della social app potrebbe essere quello di far pagare le aziende per promuovere le Stories al di fuori della base di fan abituali.

Prima che accada però, secondo molti osservatori, Snapchat dovrà apportare alcune migliorie alla sua piattaforma: prima fra tutte la qualità dei video che, secondo Todd Wasserman di Mashble, hanno attualmente una qualità davvero bassa per essere appetibili, per esempio, ai brand di moda.

Volvo e Van Damme insieme per l'epic split [VIRAL VIDEO]

Io odio Jean-Claude Van Damme. Il motivo? Invidia: alla bellezza di 53 anni è ancora atletico, ha un nutrito numero di giovani fan e riesce a fare la spaccata con una naturalezza sconvolgente… anche sopra due tir Volvo.

Jean-Claude Camille François Van Varenberg, meglio conosciuto come Van Damme, è famoso per due cose: per aver ispirato il personaggio Johnny Cage nel videogame Mortal Kombat e per l’epic split, la famosissima spaccata che l’attore esegue in quasi tutti i film. Ebbene, Volvo ha deciso di rendere ancora più epica la famosa mossa di Van Damme grazie a due tir in retromarcia, un romantico tramonto e ad Enya.

Il video è semplice all’apparenza: Jean-Claude Van Damme ad occhi chiusi, un tramonto dai caldi colori arancio e la voce dell’attore in sottofondo. La camera si allontana e mostra l’attore “comodamente” in bilico tra due camion in retromarcia che lentamente si allontanano permettendo all’eroe di eseguire la più epica delle epic split. Il tutto accompagnato dalla canzone di Enya “Only Time”. Tutto questo per mostrare le potenzialità del Volvo Dynamic Steering, una “nuova tecnologia che rende la guida più confortevole e sicura“.

Il video ha letteralmente sbancato su YouTube superando, in appena 4 giorni, quota 17.000.000 di visualizzazioni. A cosa è dovuta la viralità del video? Per prima cosa l’idea semplice e fuori dagli schemi che sta alla base del video; secondo la forte epicità emanata dalle immagini e dalla canzone di sottofondo. Dato che non c’è due senza tre aggiungiamo anche il testimonial: la scelta di Jean-Claude Van Damme, icona televisiva dei decenni scorsi, è risultata vincente.

Al pari del suo “collega” Norris, Van Damme è entrato a pieno titolo nella categoria “Attori epici che meritano lo status di meme viventi“. La conferma arriva anche dai feedback del pubblico di Youtube con ben oltre 137.000 mi piace e oltre 37.000 commenti. Insomma un successone per Volvo che porta a casa un nuovo viral video e un ulteriore successo.

E-Commerce Strategy: 3 consigli per un e-Commerce di successo [INTERVISTA]

Il 12 e 13 Dicembre ci sarà a Milano il Corso intensivo della Ninja Academy in Social Media Marketing & e-Commerce Strategy. Nella seconda giornata Giovanni Cappellotto – docente del modulo in e-Commerce Strategy, illustrerà ai partecipanti come ottenere competenze specifiche su tutti i passaggi strategici dell’e-Commerce, acquisendo la massima consapevolezza sulla corretta piattaforma da lanciare, i modelli di vendita, le tecniche di analisi, gli aspetti gestionali, la valutazione della concorrenza e in generale di tutte le dinamiche e attività che un professionista deve comprendere per lanciarsi in questo mercato.

In particolare:
✔ Cosa serve concretamente per avviare un e-Commerce in grado di affrontare il mercato?
✔ Come scelgo la piattaforma e progetto l’infrastruttura più adatta alle mie esigenze?
✔ Come far conoscere e promuovere le mie attività?
✔ Come portare gli utenti verso l’acquisto?
✔ Come sfruttare i competitor?
✔ Come sfidare le criticità trasformandole in opportunità?

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Giovanni Cappellotto: ecco cosa mi ha raccontato.. (se avete perso l’intervista a Gianluca Diegoli, trovate qui l’articolo).

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 25 novembre (oltre agli ulteriori sconti e bonus  se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy). I posti sono limitati.

Ciao Giovanni, prima di occuparti di e-commerce hai lavorato per anni nella distribuzione off-line e nella costruzione di reti e progetti di vendita. Cosa consigli a chi sta aprendo un e-commerce?

Pazienza, costanza e consistenza.

Non si improvvisa, nessuno ti deve nulla, nessuno ti aspetta, nessuno ti ricorderà se non funzionerà. Non esistono le buone idee che funzionano da sole. Quando guardiamo alle cose che funzionano spesso sembra facile, il frutto di una “buona idea”. Se approfondiamo le cose vediamo che il successo non arriva da una sola buona idea, frutto di una casualità, ma deriva da una somma di fattori che puntano tutti allo stesso risultato.

Dietro ogni successo c’è una storia di tentativi, di aggiustamenti, di obiettivi da raggiungere. Sbagliare velocemente mette nella condizione di imparare e di migliorare. E tutto il tempo che impieghi a “mettere in forma” il tuo progetto è tutto tempo guadagnato. Per cui, di nuovo, pazienza, costanza e consistenza.

Cosa si intende per E-Commerce Strategy?

Vendere è un’attività sociale molto complessa ed articolata. Ricerca delle merci, approvvigionamento, politica dei prezzi, merchandising, proposta di valore, esperienza del cliente, customer care, social commerce. Il bello della vendita è che non è un’attività meccanica. Si tratta di mettere insieme tante competenze e tante funzioni, con un unico scopo: vendere e guadagnare. Dirigere un e-commerce è quindi un’attività strategica che si sviluppa attraverso varie tattiche che prevedono azioni finalizzate con obiettivi progressivi da raggiungere.

Un esempio molto banale: se ho 10 pezzi di un prodotto molto diffuso, qual’è il senso di venderlo lottando sul prezzo quando il mio concorrente ha 1000 pezzi dello stesso prodotto? Quando avrò venduto tutti i miei pezzi, avrò spianato la strada al concorrente. Io non guadagno, lui otterrà un ottimo profitto. Mi sembra quindi evidente che se voglio vivere e prosperare in un ambiente fortemente competitivo devo assolutamente avere una strategia.

Ci daresti 3 consigli per un e-Commerce di successo?

  1. Lavora con i prodotti. Non sottovalutare la forza della merce. I prodotti devono essere presentati e raccontati. Non credere a chi dice che le persone online non leggono.
  2. Lavora con i dati. Analizza quello che succede nel tuo negozio online, ma non farti sommergere dai dati. Scegli le cose importanti da misurare e tieni sempre presente che devi produrre utili.
  3. Lavora con le persone. Per fortuna sono le persone che vendono e comprano, non le macchine, non le piattaforme.

Come vedi il futuro dell’e-commerce?

Nei negozi fisici la gamma di prodotti è limitata dai vincoli fisici di spazio sugli scaffali, mentre i rivenditori online possono visualizzare dieci volte la quantità di prodotti sui loro siti. I consumatori sono travolti dalla scelta . Eppure, i dati mostrano che la maggior parte dei prodotti è inosservato.

Il consumatore come lo conosciamo sta cambiando ed è un fatto incontrovertibile.

I modi con cui si venderà online sono tutti da scoprire a partire da queste due affermazioni. Le imprese devono sempre cercare di rispettare i loro clienti in continua evoluzione e la personalizzazione come una strategia a lungo termine aiuterà i retailer ad illuminare i loro corridoi bui.

SCONTO EARLY BOOKING FINO AL 25 NOVEMBRE!
POSTI LIMITATI.

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

Jack 'n' Roll Video #01: tre modi per trovare musica live sul web

Arriva la verisone video di Jack’n Roll!

Per questa prima puntata ospiti Chewbacca e Adele (nella sua verisone metaforica), in studio con me per scoprire come usare il web per non perdere i concerti live dei vostri artisti peferiti.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=qORMJkswEbQ’]

Movember, la lotta contro il cancro a colpi di baffi

Finalmente anche quest’anno è arrivato Movember, sì, con la M! Fusione della parola November e Moustache, ovvero baffi, è il periodo dell’anno dedicato alla lotta contro il tumore ai genitali maschili. Se non conoscete l’iniziativa, a prima vista potrà sembrare la solita campagna di raccolta fondi, ma vi garantiamo che non è così. Movember è molto di più; è eventi, gala, pop-store, concorsi a premi, gadget, billboard viventi e….Moscars!
Curiosi? Confusi? Proviamo a capire meglio la situazione 🙂

Baffi, non barba!

Come abbiamo detto, Movember è il mese dedicato ai baffi. Tutto inizia il 30 Settembre, quando tutti i Mo Bro si radono per l’ultima volta, lasciando crescere solamente i baffi per tutto il mese successivo. L’iniziativa mira a creare dei veri e propri billboard umani, che, attraverso il WOM, diffonderanno i princìpi dell’iniziativa ad altri uomini, creando maggior consapevolezza verso il problema e raccogliendo fondi per affrontarlo.

La storia

L’iniziativa nasce nel 2003, a Melbourne, dove appena 30 Mo Bros (Moustache Brothers) decidono di portare luce e consapevolezza verso una tipologia di tumore fino a quel momento non troppo conosciuta e affrontata dai media. Movember diventa presto fenomeno virale, arrivando a contare più di un milione di Mo Bro solo nel 2012! Dall’organizzazione di sporadici incontri si è passati all’articolazione del movimento, creando vari siti per ogni paese partecipante, eventi a tema e concorsi a premi per i migliori baffi. Ovviamente anche le donne hanno fatto la loro parte, creando le Mo Sista e raccogliendo fondi da destinare alla ricerca e al supporto per gli uomini affetti da tumore.

Iniziative e contest

Ogni paese può aderire come preferisce, i comitati possono formarsi spontaneamente in qualsiasi zona e possono ricevere il supporto delle organizzazioni centrali.
Nei paesi maggiormente coinvolti si possono trovare varie iniziative:

  • Gala: uno sfarzoso ricevimento alla fine di Movember per far felici anche le Mo Sista
  • Mo Running: una vera e propria maratona per tutti i Mo Bro atletici
  • Mo Parties: più informali e divertenti dei Gala, sono dei veri e propri contenitori per contest e gare a tema Mo di vario genere
  • Move: grazie a questo programma chiunque abbia un negozio può ospitare un evento Movember, barbieri e ristoranti inclusi!
  • The Moscars: gli Oscars dei baffi! Con tanto di tappeto rosso e paparazzi a fine mese verranno premiati i migliori video divisi per categorie: Gro Mo, Your Movember Journey e 2014 Public Servic Announcement/Television Commercial Contest.

Movember in Italia

Purtroppo in Italia non ci sono comitati attivi come nel resto del mondo, ma c’è sempre qualcuno che pian piano cerca di migliorare le cose! A Milano si terranno vari eventi sparsi tra vari locali, senza dimenticare il Mo Party del 28 Novembre.

Risultati

Pensate che tutto ciò sia inutile? Date un’occhiata a questo video:

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