12 mosse per contrastare lo stress

1. Scaricatevi

Fate sport. Lo sport è un anti-depressivo naturale e vi aiuta a esprimere la rabbia che accumulate in ufficio. Visto che non potete prendere a pugni il vostro capo, immaginatevelo su un sacco. Il resto lo sapete fare da soli.

2. Prendetevi un’ora

Un’ora di cosa? Di riflessione. Almeno una a settimana. Per riflettere su voi stessi, sulla vostra settimana, su dove sta andando la vostra vita. Altrimenti la quotidianità ci trasforma in criceti che corrono sulla ruota, corrono ma non sanno verso dove e perché. Quando ci prendiamo una paura possiamo guardare il nostro percorso, vedere cosa sta andando bene, cosa sta andando male, togliere risorse da qualcosa che non ci sta dando nulla per investirle in qualcosa di più adeguato.

3. Preparate l’agenda

Non solo lavoro. Nell’agenda vanno anche gli impegni leggeri: tutto quello che ha un orario ma riguarda qualcosa che vi piace: opera, lettura, palestra, famiglia, paracadutismo, parrucchiera, estetista, amante. Se non vi concedete del tempo la vostra energia, come in un videogioco, si abbasserà costantemente.

4. Priorità

Non tutte le cose che dovete fare hanno la stessa importanza: bene, scrivetele su un foglio e classificatele per importanza ed urgenza. Una volta classificate bisogna capire quali potete fare voi, quali potete delegare, quali possono essere lasciate in stand by. Inoltre ricordatevi che i grandi obiettivi devono essere divisi in livelli intermedi da monitorare, altrimenti andrete sicuramente in stress perché non li avete ancora raggiunti.

5. Rinunciate ad essere perfetti

Non ci riuscirete e provandoci avrete solo frustrazioni; invece le vostre imperfezioni vi rendono umani, interessanti, originali. Cercate di usare le vostre imperfezioni come vostro marchio di fabbrica.

6. Smettete di provare a cambiare le persone

Le persone non cambiano a meno che non vogliono cambiare. Altrimenti starete combattendo con i mulini a vento. E anche quando vogliono cambiare, ci vuole molto tempo. Invece di pensare a perché gli altri non cambiano, investite queste energie nel fare di voi il cambiamento che volete.

7. Abbracci

Viviamo in un mondo di parole ed immagini. Ma a volte ci dimentichiamo del contatto corporeo. A volte un abbraccio vale più di mille parole. Abbracciate almeno un amico/a, un collega, un qualcuno al giorno. E fatevi abbracciare. Cosa succede?

http://www.youtube.com/watch?v=EeiN19YKkRA

8. Non rimandare ciò di cui hai paura

Spesso quello che ci stressa non è nelle cose, ma nel pensiero delle cose. Sono stressato perché penso che devo presentare un progetto e non mi sento in grado oppure devo chiarire una questione con un collega e ho paura di come reagirà.

Questo crea ruminazioni, cioè paranoie. Affrontare subito quello che temiamo ci preserverà dalle perdite di tempo. Inoltre nella maggior parte quello di cui avevamo paura risulterà essere solo un’ombra.

9. Trasgredire

Jung sosteneva che ognuno di noi ha un’Ombra, cioè tutte le nostre inclinazioni che non vorremmo che gli altri vedessero. Dexter lo chiama il Passeggero Oscuro. Ognuno di noi ce l’ha (fortunatamente non tutti abbiamo il desiderio di uccidere).

Meglio conoscere queste parti e, ogni tanto, assecondarle in maniera adeguata (senza fare male a sè e agli altri). I sette peccati capitali hanno ancora il loro fascino, vi siete chiesti il perché?

10. Eliminare le persone nocive

Non letteralmente. Non le dovete fare fuori. Semplicemente non ci dovete passare troppo tempo. Il vostro tempo libero è poco, le persone con cui lo passate dovrebbero essere “nutrienti”: quando state con loro provate sensazioni piacevoli: pace, gioia, energia, rilassamento.

Se invece passando tempo con qualcuno sentite che ne uscite spossati, stanchi, demotivati questo va bene solo se riguarda il vostro lavoro. Per il tempo libero sono troppo nocive. Cercate di passarci il minor tempo possibile.

11. Creatività al lavoro

La maggior parte della giornata la passiamo al lavoro, se il lavoro non ci piace significa che stiamo passando la nostra giornata a fare qualcosa che ci disturba. Iperstressante. Cercate di modificare il vostro job in maniera che vi rispecchi, cercate, quando possibile, di aggiungere, fatelo un po’ vostro. Nel lungo periodo cercate di modificarlo rispetto ai vostri bisogni interiori. Sembra impossibile, a volte basta solo un po’ di creatività e tanta determinazione.

12. Dire NO!

E’ ora di rifiutarsi di fare tutto quello che ci chiedono. Altrimenti gli altri vi useranno fino a spremervi. Qualche bel no vi preserva da carichi di stress enormi, anche gli altri devono occuparsi delle cose.

L'Incubatore del Politecnico di Torino vince il Premio Nazionale dell'Innovazione con Ecolumiere

Dopo le StartCup regionali, di cui abbiamo seguito da vicino l’edizione calabra e quella piemontese, l’innovazione che nasce negli incubatori italiani si è riunita al Premio Nazionale dell’Innovazione, che quest’anno è stato ospitato all’interno del Festival della Scienza di Genova.

Nella mattina del 31 ottobre presso il Teatro della Gioventù si è infatti svolta la fiera delle startup vincitrici delle competizioni di Business Plan regionali.

Nel pomeriggio Riccardo Luna ha quindi condotto la premiazione: prima sono saliti sul palco i 4 migliori progetti delle categorie Life Sciences, ICT – Social Innovation, Agrifood-cleantech, Industrial, quindi sono stati consegnati i premi delle migliori startup nate negli incubatori universitari italiani.

Premi speciali

Il premio speciale UK Trade & Investment è stato assegnato a:
On-iris: molecola organica per ripristinare il funzionamento della retina;
Re-OIL: elettrodomestico per produrre sapone recuperando gli oli esausti utilizzati nelle cucine.

Hanno vinto invece il premio speciale Intel:
Scalable Data Analytics: soluzioni innovative per l’analisi efficiente di Big Data, in grado di analizzare grandi quantità di dati in modo scalabile utilizzando tecnologie Cloud.
Youwrist: bracciale in grado di leggere le vibrazioni nel polso a seguito dei movimenti delle dita. Dei sensori codificano questi segnali e, una volta acquisiti e rielaborati, vengono utilizzati come comandi per un qualsiasi altro componente elettronico, quale smartphone, tablet, personal computer, consolle videoludica e altro.

Infine si sono aggiudicati il premio speciale Microsoft:
Scloby: registratore di cassa evoluto che permette l’emissione di scontrini fiscali e fatture oltre che la gestione dell’inventario e delle campagne promozionali in modo facile ed intuitivo tramite tablet, smartphone e pc
Scalable Data Analytics.

I vincitori: l’incubatore del Politecnico di Torino vince il Premio Nazionale dell’Innovazione

I vincitori delle quattro categorie sono stati:
– ICT/Social Innovation: Anymaker, stampante 3D per bambini. Partendo da un disegno digitale i bambini possono ideare ed immediatamente realizzare i giocattoli desiderati e nel contempo vivere un’esperienza coinvolgente e d’apprendimento;
– Life Sciences: On-iris;
– Industrial: Optosensing, sensori in fibra ottica per il monitoraggio delle infrastrutture e delle aree territoriali;
– Agrifood-cleantech: Ecolumiere, linea innovativa di dispositivi di illuminazione LED, che consente un risparmio energetico grazie alla regolazione automatica della luminosità, emessa in funzione della luce già presente.

La vittoria assoluta di Ecolumiere ha consentito ad I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, da cui la startup è stata supportata, di vincere la Coppa dei Campioni 2013 che premia i migliori Incubatori Universitari Italiani.

Se volete anche voi diventare i protagonisti dell’innovazione in Italia, cercate l’incubatore di imprese della vostra università o nella vostra regione. Potrete ricevere supporto nello sviluppo di business e nella stesura del Business Plan e avere la possibilità di partecipare così all’edizione 2014 di StartCup e Premio Nazionale dell’Innovazione.

L'empatia, la formula vincente dell'Inbound Marketer

empatia

Se sei un cinico, freddo e calcolatore, uno che pensa solo ai numeri, ti consiglio di perdere cinque minuti a leggere il post: nonostante il titolo possa far pensare a tutto, tranne che al business, ti mostrerò come, puntando su quello che non è misurabile, otterrai quello che cerchi: profitto e successo di lungo periodo.

La strategia olistica dell’Inbound Marketing

Dopo aver parlato dei principi, dei mezzi e dei canali dell’Inbound Marketing, voglio introdurre un concetto fondamentale per il successo di qualsiasi strategia olistica web based. Da ricercatore “empirico” del web ed osservatore delle SERP, voglio aiutarti a trovare il principio che sta dietro al successo di ogni strategia ben studiata.
La conoscenza di cui sto parlando non è solo di natura tecnica, ma concettuale.

Se riesci a leggere i trend, se riesci a connettere i puntini dei semi incastonati nel terreno, se hai una bussola ben settata, riuscirai a crearti alleati, fare branding, ottenere visibilità a prescindere da qualsiasi aggiornamento negli algoritmi dei motori di ricerca o dei social network. Il segreto è semplice e chiaro: il successo nel web del futuro, sarà appannaggio di quelle aziende che cercheranno di creare valore per i propri clienti/amici. Perché?

Proprio perché nello ZMOT, nel web dei prosumer, vince chi ottiene recensioni positive, chi aiuta a risolvere problemi, chi regala emozioni, chi dà suggerimenti utili, chi fa risparmiare, chi mantiene le promesse, chi si mostra friendly (anche facendosi trovare al momento giusto, ed al posto giusto ovvero con sito ottimizzato, veloce, sul device giusto, nel momento giusto). Non mancheranno tentativi di manipolazioni, a cui abbiamo già assistito e stiamo ancora assistendo, quali ad esempio il fenomeno deteriore delle recensioni a pagamento. Ma alla fine ogni tecnica manipolatoria verrà smascherata dalla potenza dirompente delle “conversazioni” (vedi quello che è successo con le tecniche di black hat SEO!). E credimi, se anche le aziende dovessero diventare amichevoli solo per calcolo, vivremo comunque in un mondo migliore.

empatia

Mettersi nei panni dei clienti o dei follower

Ogni strategia di marketing e non solo di inbound, per essere efficace richiede quindi un balzo evolutivo. Per poter essere non interruttivi, per riuscire a persuadere e convincere, per assicurarci un long term commitment, la strada è una sola: dobbiamo imparare a metterci nei panni dei nostri clienti, essere cioè empatici ed aiutarli, essere coerenti con le nostre promesse, stupirli.

Se il martellamento pubblicitario ti propina paradisi immaginari ma poi ti vende spazzatura, credi possa durare? Se ti vendono una vacanza da sogno e ti ritrovi in una bettola maleodorante, cosa scriverai dell’agenzia di viaggio sui social e cosa apparirà sulle SERP? E se tanti recensiranno negativamente l’agenzia quale futuro pensi possa avere? Quando nei mass media vigeva la regola del monologo -one to many- la realtà manipolata poteva funzionare, oggi, ma soprattutto domani, funzionerà sempre meno (il tempo è un gran signore). Se un brand alimentare si vuole dare un’immagine salutare e immette nel mio organismo junk food, sostanze che sono tutto, tranne che salutari, non c’è futuro per questa azienda che magari pagherà ricerche scientifiche compiacenti, testimonial farlocco, avrà anche successo a breve, ma nel lungo periodo verrà “smascherata” e nessuna operazione di riposizionamento sarà allora sufficiente.

Il valore della customer care (la mia esperienza)

Quando dalla propaganda si torna alla conversazione la via dell’inganno non funziona più. Ti faccio un esempio concreto di un brand e di un’esperienza personale. Non sono solito fare nomi e non sono stato pagato, ma in questo caso voglio farlo sia per ringraziare l’azienda, che l’addetta alla customer care (la migliore marketer che abbia mai incontrato), che per far sì che le best practice si propaghino viralmente e siano d’esempio. L’azienda di cui parlo è la Samsonite di cui non ho acquistato direttamente neanche un prodotto ma che sarà la mia fornitrice di valigie da viaggio vita natural durante. Perché?

Problema: tre anni fa dovevo partire per New York insieme alla famiglia e ci eravamo accorti che ad una valigia rigida di mia suocera (acquistata 8 anni prima e fuori produzione), si era rotta un clipse e non poteva essere chiusa. Per una molletta da un euro, avremmo dovuto spenderne oltre cento per un nuovo acquisto. Soluzione: cercare la molletta. Dopo aver girato per negozi ed essermi quasi rassegnato all’idea di dover ricomprare la valigia, ho scritto una mail al customer care della ditta produttrice. La collega (poiché di vera marketer si tratta) avrebbe potuto tranquillamente dirmi che la valigia era fuori produzione e che avrei dovuto ricomprarne una nuova, magari ad un prezzo scontato. Invece mi ha chiesto di fotografare la valigia ed il particolare rotto e di inviare una mail.

Al momento ho pensato che fosse solo un contentino e che avrei ricevuto una risposta cortese del tipo: “non possiamo fare nulla”. L’indomani, nella mia mail, ho trovato la seguente risposta: “abbiamo la clipse, mi dia il suo indirizzo che gliela spediremo”. Immagina la mia felicità! Ringrazio e chiedo i dati per inviare il bonifico o a chi lasciare gli estremi della carta di credito. Risposta: serve solo l’indirizzo, è tutto gratis.

Traduzione in termini economici: l’azienda non ha venduto niente, l’addetta ha “perso tempo”, ha perso i soldi della molletta e quelli della spedizione (udite udite) con corriere = l ‘azienda ha fatto un regalo ad uno che non era neanche cliente. Riflessione: l’azienda può misurare quello che ha perso ma non quello che ha guadagnato. Domanda al cinico calcolatore: secondo te fare tale mossa “disinteressata” è stata una decisione saggia (economica) o una follia (antieconomica)? Che tipo di roi avrà il suo investimento?

Non ho la risposta certa ma so solo che ora il brand si ritrova un evangelist che comprerà esclusivamente le sue valigie, che le consiglierà agli amici, che parlerà della sua esperienza sui social e che poiché è un ragazzo fortunato, senza compensi, ne parlerà come case history su Ninja Marketing. 😉 Fai le tue valutazioni, ma la morale della favola è che entrare nelle scarpe di qualcun altro non è semplice, può essere antieconomico nell’immediato, ma è l’unica via che assicura la visibilità, la viralità, il buzz, il passaparola che è poi la chiave di volta dell’Inbound Marketing o web marketing e del branding.

La visione empatica dell’ Inbound Marketer

Nei prossimi post, in cui mi occuperò di Inbound marketing, di SEO e di come tentare di costruire “scientificamente” quella che in markettaro si definisce la propria “Buyer persona” (il proprio cliente tipo) e di ricostruire il “Buyer journey” ossia quello che potremmo tradurre impropriamente l’esperienza di acquisto (ma non solo), cercherò di delineare un modus agendi e di mostrare i tool necessari per creare un business profittevole.

Il messaggio che voglio lanciare ora però è il seguente: il successo dipende sicuramente anche da fattori tecnici, ma senza una visione “empatica”, un progetto di serietà ed impegno nel lungo periodo, non c’è futuro. Il principio di cui parlo non è nuovo, in tanti ne hanno già scritto e se vuoi fare un upgrade ti consiglio alcune letture che realmente ti possono aiutare a diventare un bravo marketer ma soprattutto ti possono far settare meglio la tua bussola interiore, per affrontare qualsiasi sfida lavorativa e non.

Il primo libro che mi viene in mente è un manuale dell’empatia, la bibbia dei manager americani, un libro che seppure degli anni 30, resta attuale e prodigo di consigli utilissimi per affrontare meglio la vita, il lavoro e le relazioni: “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnergie.

Il secondo è quello del padrone di casa. Si tratta di Create! di Mirko Pallera: la cui lettura mi ha introdotto nel mondo Ninja Marketing e mi ha spinto ad ampliare gli orizzonti. Il terzo è “La civiltà dell’empatia” di Jeremy Rifkin e il quarto (l’ordine è solo casuale, sono tutte perle) è “Good Works” di Philip Kotler che insegna come coniugare profitto e responsabilità sociale dell’impresa.

Buon inbound marketing e buona empatia a tutti. 😉

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I 5 migliori smartphone Android del 2013

I 5 migliori smartphone Android del 2013

L’autunno è un periodo importante per i dispositivi Android: con il natale alle porte, i produttori spingono i propri top di gamma per la fase decisiva della guerra delle vendite. E voi? Sognate uno smartphone per natale? Vi aiutiamo a decidere con la nostra top 5 Android devices!

1) Google Nexus 5

I 5 migliori smartphone Android del 2013

 

Nuovissimo arrivato di casa Google, il Nexus 5 realizzato da LG Electronics. è la pura visione di Android seondo Google. Privo di personalizzazioni del produttore, questo device è, come tutti i Nexus, il banco di prova di Big G: sarà il primo a montare Android 4.4 KitKat e a godere degli aggiornamenti futuri. A differenza del Nexus 4, questo dispositivo viene venduto anche in Italia.

Con le caratteristiche di un top di gamma, display da 5 pollici ed un prezzo di soli €349, è lo smartphone dal miglior rapporto qualità/prezzo. Una novità caratteristica riguarda la fotocamera stabilizzata, che permette di ridurre l’effetto mosso delle foto; di certo però sono interessanti anche caratteristiche come: la ricarica wireless, 4g LTE e sistema WiFi ultraveloce (dual-band). Disponibile in due colori: bianco e nero.

2) Samsung Galaxy S4

I 5 migliori smartphone Android del 2013

Cavallo di battaglia del colosso coreano, il Samsung Galaxy S4 offre molte soluzioni innovative, come un menu a tendina speciale che si attiva grazie al doppio swype o delle opzioni fotografiche uniche. Insieme al suo rivale HTC One, il Samsung S4 è diventato uno standard di riferimento. Se volete attirare lo sguardo della gente oltre ad avere un superdevice, l’S4 farà al caso vostro. Il prezzo va dai 400 euro ai 450, disponibile nei colori bianco e nero.

3) HTC One

I 5 migliori smartphone Android del 2013

Se siete dei veri patiti della musica dovreste orientarvi sull’HTC One: il modello di punta HTC è infatti dotato di Beats Audio, per un’esperienza sonora sempre ricca e fedele alla realtà.

Ovviamente questa non è l’unica caratteristica che ne fa uno smartphone competitivo: con delle specifiche hardware molto simili all’S4, il punto forte di HTC One sta nell’apprezzata interfaccia HTC Sense, che permette widget esclusivi e tante personalizzazioni. Molto interessanti anche le caratteristiche della fotocamera: la funzione HTC Zoe permette di scattare in automatico fino a 20 foto e un video di 3 secondi. Disponibile nei colori Glamour Gray (nero) e Polar White (bianco).

4) Motorola Moto X

I 5 migliori smartphone Android del 2013

Dopo essere stata acquistata da Google, Motorola è ripartita alla grande con il Moto X, uno smartphone acquistabile solo on-line e totalmente personalizzabile: è persino possibile far stampare un’incisione con un messaggio personale sul retro!

Moto X monta un hardware leggermente sottotono rispetto ai suoi concorrenti più blasonati, ma il device risulta comunque velocissimo e la batteria dura un po’ di più. Se volete un device unico, il Moto X potrebbe essere quello che fa per voi. Al momento il Moto X non è acquistabile in Italia: fatevelo comprare da un vostro amico che abita in America!

5) Sony Xperia Z

I 5 migliori smartphone Android del 2013

Per le persone avventurose che però non vogliono rinunciare alle specifiche tecniche, Sony ha pensato a questo Xperia Z. Resistente a polvere, immersioni, getti d’acqua, graffi ed urti, l’Xperia Z monta una fotocamera da 13 mpx con tecnologia HDR: il massimo per la Phoneografia.

L’unica pecca di questo dispositivo sta nel prezzo, un po’ alto rispetto ai concorrenti ( a partire da 539 euro), e nella frequenza degli aggiornamenti: Sony non è nota per la tempestività delle release Android. Disponibile nei colori bianco, nero e purple.

Scegli il tuo Android

Abbiamo presentato quelli che secondo noi erano i migliori smartphone Android del momento. Qual è il migliore? All’indomani dalla presentazione del Nexus 5 siamo davvero curiosi di vederlo in azione perché, sulla carta, è il device dal miglior rapporto qualità/prezzo.

Tutti gli smartphone della classifica si differenziano per un aspetto in particolare, e scegliere il migliore in un’ottica oggettiva è davvero difficile. La soluzione sta nello scegliere lo smartphone su misura per voi: quale scegliereste? Segnalatecelo nei commenti! 😉

UPDATE: I ninja ascoltano i loro “guerrieri” e, viste le tante richieste di ampliare il numero dei device Android recensiti, abbiamo scritto la seconda parte di questo articolo.

Si parla di LG G2, Huawei Ascend P6 e Samsung Galaxy Note 3. Buona lettura!

E-commerce, Marketing Tribale e Rockettari in una parola: EMP

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Il mese scorso ho letto un libro di Seth Godin che si chiama “Siamo tutti strambi”. Lui lo conoscete di sicuro, il guru del marketing che ha scritto, tra le altre cose, “La Mucca Viola”.

Bè comunque nel libro Godin parla dell’opportunità/necessità di smettere di cercare un mercato di massa fatto di prodotti che vanno bene per tutti, per rivolgersi invece a gruppi più ristretti ma più interessati e fedeli: gli strambi. Che poi a dirla tutta sono cose che Alex Giordano diceva già nel 2008 quando parlava di marketing tribale.

Nel mondo degli E-commerce esiste un esempio concreto e di grande, grandissimo successo di mercato per strambi, o marketing tribale: EMP.

Per chi non lo conoscesse è e-commerce di abbigliamento rock ‘n roll o forse è meglio dire “alternativo”. Che negli anni (le sue ogni risalgono alla metà degli anni 80) è diventato un punto di riferimento nel mondo per tutti coloro in cerca di uno stile diverso da quello che si può trovare passeggiando per le vie del centro.

Il successo così eclatante di un progetto come questo mi ha stupito molto, come suo utente e come marketing coso digital ma ha fatto davvero piacere avere quindi l’opportunità di intervistare Alberto Gaglio, Managing Director di EMP Italia.

Alberto Gaglio

Alberto Gaglio

Ciao Alberto, ma allora esistono davvero così tanto rockettari nel mondo ?

Sì! Moltissime persone ascoltano e amano il rock, ma magari preferiscono non dimostrarlo apertamente durante la vita quotidiana. Ogni giorno scopro che sempre più persone amano il nostro mondo, i nostri prodotti. Chi non vuole vivere la propria vita in modo rockeggiante? EMP esiste, ed è diventato quello che è, proprio perché soddisfa questo bisogno.

Sulla carta un e-commerce come EMP sembra un progetto di nicchia, invece è un successo mondiale. Qual’è la ricetta di questo successo?

Descrivere in poche parole una storia di oltre 25 anni non è facile, essendo la nostra casa madre attiva dal lontano 1986 in Germania. Se dovessi riassumere il tutto direi che porre il cliente e le sue richieste al centro del proprio business creando un mondo nel quale possa realizzare i suoi desideri è stata una scelta vincente.

Lo stile di EMP è molto definito seppur trasversale nelle tipologie di capi, come selezionate cosa mettere a catalogo?

Siamo in grado di soddisfare moltissime richieste di stili diversi, mantenendo però un carattere unico e decisamente ben definito. La selezione dei capi spesso avviene proprio grazie alle segnalazioni che riceviamo. Oggi non è più come una volta in cui il buyer decideva quali prodotti acquistare e proporre, oggi è il cliente che decide. A lui viene giustamente riconosciuto il potere di decidere il successo o l’insuccesso di un prodotto e, permettimi anche di aggiungere, il successo o l’insuccesso di una azienda.

Recentemente si è vista una campagna affissione che promuove il sito italiano, non è certo usuale per un e-commerce e per di più tematico, quali sono i vostri obiettivi di marketing?

La campagna promozionale sulla metropolitana di Milano ci ha dato delle grandissime soddisfazioni soprattutto in termini di “branding”. L’obiettivo era proprio questo: far avvicinare potenziali nuovi clienti al mondo dell’e-commerce ed ovviamente di EMP. Purtroppo in Italia la diffidenza verso l’acquisto on-line è ancora alta e spesso dovuta alla mancanza di fiducia o il timore di essere truffati. EMP si rivolge solo apparentemente ad una nicchia, mentre in realtà coinvolge persone di qualunque sesso ed età che abbiano passioni nel mondo musicale e alternativo. Affermo sempre con decisione che EMP può soddisfare le richieste dei ragazzi, ma anche delle persone ben più mature ed, ovviamente, le statistiche confermano il tutto.

So che il marchio EMP sponsorizza i più importanti festival rock da anni, c’è qualche progetto in corso di cui ci vuoi parlare?

EMP considera l’evento dei festival come una grandissima occasione per incontrare i proprio clienti… i propri fedelissimi. E’ una esperienza fantastica essere presenti agli eventi ed essere in prima linea per poter ascoltare i clienti, avere un feedback e poter capire come migliorarsi.

Spesso si investono molte risorse in ricerche di mercato e sondaggi, cosa che facciamo anche noi chiaramente, ma ripeto sempre che basta saper ascoltare i propri clienti ed oggi grazie al web è tutto molto più facile. Prendiamo l’esempio di Facebook.

EMP ha una pagina molto importante e spesso dedico il mio tempo a leggere i commenti ed i post dei nostri clienti, non mancando di rispondere. Sono con loro… tra loro!

C’è un progetto in particolare a cui teniamo e cioè il crowdfunding del circolo Magnolia, la più grande campagna di questo tipo mai realizzata in Italia. Un bellissimo progetto a cui EMP ha partecipato, che coinvolge tra gli altri il Politecnico di Milano, la Bicocca e l’accademia di Brera e che prevede che questo circolo musicale, diventato davvero importante a livello di eventi musicali, sia ad impatto zero sull’ambiente. Siamo entusiasti di partecipare e felicissimi che l’obiettivo sia stato raggiunto, per altro in anticipo sulla data di scadenza per la raccolta fondi. EMP_2013_Italia_Main

Che peso ha il merchandising dei gruppi all’interno del vostro business?

Il merchandising dei gruppi è importante perché l’offerta che abbiamo è davvero ampia e spesso i più o meno giovani posso acquistare comodamente da casa l’articolo tanto sognato.

Vendiamo anche molto merchandising di altro tipo, dalle serie TV ai videogiochi ad esempio, e moltissimo abbigliamento non brandizzato e cioè neutro – per capirci, il pantalone militare o la maglietta semplice – proprio per dare un’offerta a 360°. Spesso sono gli stessi clienti appassionati di merchandising rock che acquistano anche questa tipologia di prodotti. Il rock rimane comunque il nostro core-business. Siamo un e-commerce rock e così rimarremo.

Ma voi vi vestite sempre così? Nel caso vi stimo molto…

In EMP ognuno è libero di vestirsi come meglio crede. Abbiamo stili molto diversi e direi anche originali, ma abbiamo una grande passione comune: la musica! Una grande azienda nel quale i ragazzi si realizzano e condividono sogni e permettimi di rubare una riga per ringraziarli. EMP esiste, ed è quello che è, grazie anche al loro lavoro!

 

E anche stavolta è tutto, se qualcuno di voi ha mai provato EMP, o frequenta altri e-commerce “tribali” mi faccia sapere che ne pensa!

Jack ‘n Roll

Wowcracy, la startup per il fashion crowdfunding

Wowcracy, startup incubata da Nana Bianca, non è l’ennesima piattaforma di crowdfundig, Wowcracy è una sfida.

Lucas Vigliocco, Marco Torello, Andrea Gulisano e Davide Tronzano hanno un desiderio comune, riuscire a democratizzare la moda, scopriamo come insieme a loro.

1. Cos’è Wowcracy e come nasce?

“Wowcracy è una piattaforma digitale, che permette a fashion designers e brand di presentare progetti di comunicazione e vendita, al fine di coinvolgere l’utenza in una brand experience in grado di includere sia la pre-ordinazione di prodotti non ancora in commercio sia la partecipazione ad eventi o esperienze.

L’idea nasce alla fine del 2011 a Torino, da una lunga conversazione avuta con una mia cara amica e collega, con la quale collaboravamo presso una galleria d’arte del centro della città.

Era un periodo di forte disagio politico (come oggi), era anche l’inizio del mandato Monti e di tanto in tanto si sentiva parlare di morte della “democrazia”;è un po’ triste se l’establishment di un intero paese inizia a delirare e perde di vista gli obiettivi fondamentali della “cosa pubblica”;  così iniziammo a pensare ad una parola positiva che ci facesse sentire meglio.

Così nacque “Wowcracy” il cui concetto di fondo era semplicemente che se le persone provassero, con entusiasmo, a sostenersi ed a partecipare collettivamente ad un’obiettivo comune, ci sarebbe più positività.

Il web offre da sempre questa potenzialità, la moda si nutre di nuove idee e visioni, Wowcracy vuole essere quello spazio in cui questa filosofia e la natura creativa del fashion si incontrano.”

2. Moda democratica é…

“La moda democratica è la possibilità, per tutti, di sentirsi parte di un’idea, non unicamente attraverso l’acquisto di un capo, ma anche attraverso diverse e molteplici forme di contribuzione e partecipazione.”

3. Crowdfunding e moda, quali prospettive?

“Il crowdfunding applicato alla moda (e non solo), non si riduce alla cosiddetta colletta, ma può essere un banco di prova nel quale designers e brand possono permettere ai propri followers  di sbirciare e prendere parte a progetti futuri.

In prospettiva può diventare un’indagine qualitativa diffusa, in grado di far comprendere i propri pubblici in anticipo sulla produzione, ottimizzando gli sforzi di marketing, comunicazione e sviluppo prodotto.”

4. Come si posiziona Wowcracy all’interno del fashion system?

“Attualmente stiamo collaborando con Vogue Talents e per noi è un grande onore poter offrire il nostro servizio in collaborazione con un partner così importante; questo ci aiuta a posizionare il nostro servizio presso quei pubblici di giovani stilisti molto più attenti e lungimiranti sulle potenzialità che offre la rete.

In tutta onestà, ad oggi la nostra posizione all’interno del fashion system è in fase di sperimentazione, quello che vogliamo fare è comprendere a fondo questo sistema vivendolo dal suo interno, offrendo di volta in volta un servizio sempre migliore.”

5. Ci raccontate la storia di un designer che su Wowcracy ce l’ha fatta?

“Una delle case histories che ha avuto successo è quella di Judy Clark con il progetto “fashion a frok coat”, si tratta di una designer scozzese, la quale ha saputo giocare molto bene le sue carte, facendo parlare diversi giornali scozzesi del suo progetto su Wowcracy. Riuscire a concludere un progetto su Wowcracy è prima di tutto l’intenzione di voler raggiungere un obiettivo mettendo in campo creatività e concretezza, Judy Clark è riuscita molto bene in questo e ad oggi rappresenta una delle migliori case histories che abbiamo avuto.”

La stessa Judy Clark ci fa sapere che “”Wowcracy is the perfect platform to showcase my work to a global audience. Through the site, anyone can buy into my entire design process from start to finish.”

Mindie: l'app simile a Vine che aggiunge una soundtrack al tuo video

Vine e Instagram hanno dato una nuova misura al video: quella del miniclip che come abbiamo avuto modo di vedere possono essere una formula nuova per il marketing e addirittura per il personal branding.

Il progetto dietro all’app Mindie si inserisce in questo filone di nuove app per la creazione di minivideo: lo fa però aggiungendo la possibilità di creare video con una soundtrack.

L’app Mindie è stata lanciata poco più di due settimane fa e sposta l’attenzione dal video-editing alla condivisione e alla costruzione di una community attraverso la musica: infatti Mindie è anche un’app social, proprio come le app sopracitate.

Mindie: una canzone e 7 secondi di video

Con un’interfaccia molto pulita e a schermo intero, Mindie è facile da usare e facile da navigare: è sufficiente scegliere una canzone dal database di iTunes, registrare un video 7 secondi e pubblicarlo sul social network Mindie. Ovviamente è poi possibile condividere il vostro nuovo video con soundtrack su Twitter e Facebook.

Non è la musica la didascalia, ma il video!

Mindie cambia nuovamente il concetto di minivideo: al centro dell’app non c’è infatti il video in sé, ma la musica.  “La musica è un catalizzatore per la creatività “, come ha dichiarato a Techcrunch il co-fondatore dell’app Grégoire Henrion.

Tutto questo non è facile da capire se non si prova l’app personalmente: vi accorgerete che navigando l’app l’esperienza è più simile allo scorrere una playlist di canzoni.

La dimensione è (per ora) molto intima, a differenza di Vine e Instagram e questo rende l’app molto interessante in attesa di nuovi sviluppi, soprattutto per mano dei più creativi.  Intanto vi lasciamo qui sotto un video prodotto con Mindie tratto dalla pagina Facebook dell’app. per chi volesse invece scaricare l’app, può farlo da iTunes, perché l’app è al momento disponibile solo per iOS.

Italy in a Day: in un video social la vita di noi italiani

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Immagine tratta da www.primissima.it

Protagonisti del Social Movie per un giorno

Sabato 26 ottobre 2013 ha avuto luogo Italy in a Day, esperimento cinematografico collettivo su scala nazionale ispirato all’originale Life In A Day di Ridley Scott, diffusosi su Youtube nel 2010 e definito come il primo Social Movie, o Crowdsourced Movie, per eccellenza.

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C’è chi parla di cinema dal basso, di definitiva decomposizione del pianeta cinema per come si è conosciuto e vissuto per tanti decenni, o forse – più verosimilmente – di una prima svolta dovuta alla comparsa nella vita degli italiani dei social media, della condivisione di foto, video, musiche, pensieri, modi di vivere nei post di Facebook, nei caricamenti di Youtube, di Vimeo, di Instagram o nei 6 secondi di Vine.

Gli scatti e le riprese che quotidianamente facciamo circolare in rete a ritmi vertiginosi di crescita esponenziale, però, sembrano soffrire tutti della stessa problematica. Immaginiamo un web senza motori di ricerca: i contenuti, per quanto vengano condivisi, non saranno ordinati secondo precisi schemi di indicizzazione, restando pertanto “a se stanti” e privi di quel senso conferito dall’esser parte di qualcosa di più grande, dall’essere tassello di un enorme mosaico universale.

L’oceano profondo del web 2.0

Certo, il punto del web 2.0 attuale è proprio questo: un continuo autoalimentarsi dei social network tramite le interazioni delle communities di utenti che, generando contenuti, diventano essi stessi parte attiva nei processi creativi. Tuttavia sembra faticoso pervenire a un significato profondo, a un filo conduttore della gran matassa che è la rete.

Su Life in a Day MacDonald e Scott avevano cercato di dipanarla a partire dallo svolgersi dei momenti della giornata, paragonandola alle tappe della vita: le ultime ore prima dell’alba, il risveglio ed i suoi rituali, il giorno, la sera.

A fianco a questi: il miracolo della nascita, il mistero dell’amore, la morte. Il messaggio è di cercare di trasmettere, con un certo taglio enciclopedico, tutto il campionario della “cultura umana”, morte inclusa, imbrigliando nella colonna sonora e nello schermo una celebrazione laica della vita, una chiave di lettura per le meraviglie e le contraddizioni del nostro tempo.

Illustrazione di Costanza Prinetti

Illustri antecedenti e ambasciatori

Prodotto da Indiana Production e Rai Cinema, con Gabriele Salvatores al timone della regia, Italy in a Day si pone dunque come un ambizioso poema audiovisivo che vuole dare la possibilità di mostrare al mondo intero, e non soltanto ai propri fan e ai propri follower, la quotidianità degli italiani.

Una cosa è certa: il progetto non è originale, dato che oltre all’idea lanciata da Scott ha in seguito avuto luogo nel 2011 Britain in Day, organizzato dalla BBC e diretto da Morgan Matthews, quindi il Giappone che ha poi replicato l’esperienza in memoria del primo anniversario dello tsunami del 2011.

Marco Cohen, fondatore della Indiana Production, evidenzia l’importanza degli ambasciatori di tale iniziativa, la quale conta personaggi noti come Rosario e Beppe Fiorello, Luciana Littizzetto, Gianna Nannini, Christian De Sica, Micaela Ramazzotti, Nicola Savino e l’astronauta Luca Parmitano, promettendo inoltre che il video sarà completato entro il prossimo anno.

Anche stavolta l’abbiamo provato di persona per voi: tramite la partecipazione del Centro Culturale Kolbe di Mestre, abbiamo infatti filmato l’esibizione della Polifonica Benedetto Marcello impegnata a sostenere il progetto di musicoterapia “Met – Music Education Teraphy” che,  per la prima volta in Italia, verrà applicato in un reparto di Pediatria e di Neonatologia.

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Estratto del video girato per Italy in a Day

Video, liberatorie e burocrazia

Una prima impressione è scaturita subito da un dato di fatto: i filmati potranno essere utilizzati solo se verranno debitamente compilate e firmate le liberatorie dagli autori dei video, dalle persone riprese (genitori e tutor, se minorenni) e dai responsabili per i luoghi delle riprese, con tanto di numero di documento identificativo richiesto. Inoltre l’account Twitter di Italy in a Day aveva richiesto di avvertire tutti i partecipanti nel caso di riprese ad eventi con molte persone, o di non riprenderne il volto. Molti filmati saranno probabilmente scartati solo per non aver osservato tali disposizioni.

Totale fogli liberatorie: 15 pagine, senza contare le 26 del Codice Etico del Gruppo Rai. Diciamo che, quanto meno di primo acchito, la partecipazione in questo modo non appare poi così facile e istantanea: chissà quanti avranno rinunciato solo alla vista di tanta burocrazia.

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Istruzioni per girare il video tratte da framesaddicted.com

Tempistiche, modalità e parole chiave

Per il resto, è richiesto di caricare entro il 17 novembre 2013 sul sito ufficiale dell’iniziativa filmati di massimo 15 minuti ciascuno, girati solamente durante il 26 ottobre stesso. Si potevano utilizzare videocamere o cellulari in orizzontale, purché con risoluzione 1280×720, in formato originale e ovviamente corredati di liberatorie.

Tutti i selezionati per il montaggio finale saranno citati come co-autori del film accanto al nome di Gabriele Salvatores, entrando a far parte del primo documentario social della storia italiana.

Per dipingere il volto dell’Italia in un giorno, il regista premio Oscar ed il suo team hanno chiesto ai partecipanti di suddividere i video per domande, precisamente: “Cosa ami?”, “Di cosa hai paura”, “In cosa credi?” e “Qual è la tua Italia?”. Volendo assicurarsi poi una fotografia realistica e completa, la produzione ha già stretto accordi con ospedali, carceri, militari in missione e italiani all’estero.

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Gabriele Salvatores, immagine tratta da Invidia.it

Un’idea futuribile per un quadro in evoluzione

Raccogliere milioni di sguardi, vite, punti di vista, per scomporli, ricomporli, orchestrarli sull’ossatura cronologica delle 24 ore di un giorno prescelto: ho avvertito da subito il fascino dell’alto potenziale creativo, innovativo e perfino sociale del progetto. Un film da centinaia di filmati mandati dalla gente è un’idea futuribile, eccitante”, ha sottolineato Salvatores.

Guardare ciò che le masse avranno deciso di riprendere non potrà forse farci scorgere, dopotutto, una sorta di panoramica dell’inconscio “collettivo”, di mente nazionale al di sopra di ogni credo, religione o politica?

Elon Musk: il Superman delle startup

Elon Musk

Elon Musk lavora molto. Workaholic. Due start-up fondate e vendute nei primi anni del web, CEO di una compagnia che produce navicelle spaziali, presidente della Tesla Motors e azionista di maggioranza della più grande agenzia di energia solare degli Stati Uniti. Lavora molto.

Poi, ogni notte, torna nella sua villa sulla strada per Bel Air. Le foto dei suoi 5 bambini, due matrimoni falliti alle spalle, lo studio immerso nel silenzio. Fuori c’è un giardino che è una tenuta. Ventimila ettari in cui far viaggiare lo sguardo, e le idee

Su Elon Monk dovrebbero farci una serie tv. Una vita incredibile, di progetti giganteschi e talento scatenato. Da piccolo nerd a ultra-ricco sfondato. La sua scalata al successo comincia 30 anni fa. Aveva 12 anni, e un debole per i videogiochi. Oggi è il ritratto del milionario vulcanico ed eclettico, capace di incrociare passioni e incassare trionfi.
Ad Hollywood gira voce che la sua storia abbia ispirato la figura di Tony Stark, il protagonista della saga di Iron Man. La sua, di saga, non è poi da meno. Un super businessman con la faccia e il nome da supereroe. Programmatore, inventore, imprenditore, filantropo.
E in ogni nuovo episodio, un nuovo successo.

Elon Musk [2]

Il ragazzo delle startup d’oro.

Elon Musk [3

Da ragazzino la grande passione di Elon Musk erano le stringhe di codice. Va ancora alle medie quando produce il suo primo videogioco, Blastar, che rivenderà a un’importante società per 500 dollari. Il suo primo bel colpo. Si iscrive all’Università della Pennsylvania, facoltà di Fisica ed Economia, e impara a fondere energia e fiuto per gli affari.

Nel 1999 cede Zip2 – una società di software fondata insieme al fratello Kimbal – al gigante Compaq incassando 22 milioni. Un anno dopo compra a prezzo stracciato un sistema per i pagamenti online destinato a diventare il più diffuso al mondo: Paypal.
Per acquistarlo, circa due anni dopo, eBay sborserà 1.5 miliardi di dollari.

Progetti spaziali.

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Elon Musk fonda la sua terza società nel 2002, a 31 anni. SpaceX produce veicoli per viaggi nello spazio. In particolare si occupa di tecnologie per la progettazione di razzi innovativi. Nella vita di Musk è una passione nuova, influenzata dai romanzi di Asimov, una passione che diventa una filosofia e una missione.

I viaggi nello spazio rappresentano l’unica possibilità di preservare l’umanità dalla minaccia dell’estinzione. La sfida, ha spiegato, è progettare razzi riutilizzabili per più di un volo, l’unico modo per rendere le gite spaziali sostenibili e accessibili ad un pubblico più ampio. Per il momento SpaceX ha ottenuto un contratto con la NASA, per i viaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale, dal valore di oltre 2 miliardi.

Tesla motors: passione elettrica.

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L’altra passione di Elon Musk sono le auto elettriche. Con la sua Tesla Motors ha brevettato fin qui tre modelli rivoluzionari (Tesla Roaster, Model S, Model X) realizzati con tecnologie d’avanguardia e con l’idea di dare nuova velocità al futuro dei veicoli elettrici.
La Tesla Motors non produce soltanto auto col proprio marchio, ma vende singole componenti ai principali produttori di electric cars in tutto il mondo.

Musk ha in testa di rivoluzionare e plasmare un intero mercato in rapida espansione. Sono in molti a considerarlo, in un certo senso, il nuovo Henry Ford dell’automobile ricaricabile.

Alla conquista del Sole.

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SolarCity è nata da una sua idea. Una grande rete di energia solare per abitazioni private, industrie, organizzazioni no-profit (e macchine elettriche, ovviamente). Successivamente Elon Musk ha girato il comando a suo cugino Lyndon Rive, mantenendo il controllo del pacchetto azionario. Ad oggi SolarCity è il primo fornitore sul mercato USA, con oltre 16.000 dipendenti.

Come al solito, in pieno stile Musk, dietro una grande idea di business c’è un’alta – altissima – missione: sconfiggere per il sempre il global warming.

Hyperloop! Verso nuove fantastiche avventure.

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Nell’agosto del 2012 Elon Musk ha svelato il suo nuovo piano: un treno ultraveloce che colleghi Los Angeles e San Francisco in 30 minuti, alla velocità di oltre 960 km/h. L’ha chiamato Hyperloop, una specie di aereo su binari (ad energia elettrica).

Altri progetti di Elon Musk: un’automobile sommergibile per immersioni a 4 ruote e la prima colonia di esseri umani su Marte. Ottantamila posti disponibili, da mezzo milione di dollari ciascuno. Tutto questo, e molto altro, nelle prossime puntate della vita di Elon Musk.

Le migliori startup in scena al WebSummit 2013 di Dublino [FOTOGALLERY]

Il 30 e il 31 ottobre ha preso vita a Dublino la nuova edizione del WebSummit, il raduno globale di pensatori e gli attori leader a livello mondiale nella tecnologia e nell’innovazione che seguiamo puntualmente.

Non si tratta solo di un evento che presenta le migliori startup del pianeta o aziende tecnologiche, ma di imprese, grandi e piccole, che vengono influenzate dalle nuove tecnologie. Quest’anno più di 10.000 partecipanti da tutto il mondo e oltre 300 relatori, hanno animato workshop e tavole rotonde contaminandosi vicendevolmente, con l’importante presenza degli italiani.

Tra di essi c’eravamo anche noi grazie all’adesione di Adele Savarese, che per l’occasione aveva intervistato Paddy Cosgrave, lasciandosi dare qualche consiglio per prepararsi al meglio a questa esperienza.