Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet

Photo Credits: Justin Sullivan/Getty Images

“Le riviste avranno un futuro, ma non è così scontato che sarà su carta”. Questo è il pensiero espresso pochi giorni fa dal presidente di Google Eric Schmidt.

Schmidt ha espresso il parere di molti addetti ai lavori durante una conferenza organizzata dall’Associazione degli Editori di Riviste degli Stati Uniti, supportando la tesi secondo la quale il futuro delle riviste non sarà legato alla carta ma ai tablet e ai contenuti digitali.

Secondo Eric Schmidt il futuro dell’editoria passerà per i tablet
Sempre secondo Schmidt, da qui a cinque anni i tablet sostituiranno sostanzialmente le riviste. I tablet del futuro offriranno un’esperienza interattiva totalmente diversa rispetto all’informazione attuale, sfruttando sempre di più l’interazione tra i social networks e la geolocalizzazione.
Questo futuro deve essere visto come un opportunità per l’editoria”, attraverso la geolocalizzazione e gli innumerevoli servizi che potranno essere legati alla nuova informazione anche la pubblicità cambierà, sarà possibile per gli editori lanciare campagne molto più personalizzate e mirate rispetto ad oggi.

Schmidt ha concluso il suo intervento ricordando che Google crede moltissimo nella personalizzazione dell’advertising online, “tanto più saranno personalizzate le campagne, tanto maggiore sarà la possibilità di vedere i lettori interagire con queste”.

Probabilmente è presto per dire che l’editoria tradizionale non ha futuro: indubbiamente il settore subirà dei drastici cambiamenti ma cinque anni ci sembra un arco temporale troppo piccolo per uno stravolgimento totale.

Voi ninja cosa pensate in merito? Il pensiero di Schmidt troverà attuazione oppure l’editoria tradizionale ha ancora delle carte da giocare nella partita (forse) più importante della sua vita?

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Moda a noleggio con My Secret Dressing Room

Chi, almeno un volta, non ha trascorso ore a guardare sconsolata l’armadio in vista di un evento speciale? E chi non si è mai pentita dell’acquisto di un capo costosissimo indossato solo un paio di volte e poi abbandonato nel guardaroba?
La soluzione a entrambi i problemi arriva da My Secret Dressing Room, la startup made in Milano che ha puntato sul trend della share economy applicato al settore d’eccellenza della capitale italiana del fashion.

La community delle Fashion Victim

My Secret Dressing Room è il portale in cui gli utenti possono noleggiare e mettere a noleggio i propri capi firmati: abiti, borse, scarpe e accessori firmati escono dal dimenticatoio e acquistano nuova vita.
La piattaforma online si compone di due sezioni:

  • LIST&EARN in cui le Secret Stylist mettono a noleggio i loro capi semplicemente registrandosi e creando delle schede prodotto comprensive di foto, descrizione, taglia e prezzo di noleggio (definito in totale autonomia).
  • FIND&RENT dove le Secret Fan possono scegliere gli indumenti e accessori da noleggiare tra quelli presenti nel guardaroba segreto e prenotarlo online con un comune pagamento con carta di credito.

Una volta trovato l’abito perfetto, My Secret Dressing Room si occupa di ritirarlo dal guardaroba della Secret Stylist e consegnarlo in quello della Secret Fan il giorno e all’ora che questa preferisce (anche in orario serale).
Un elemento differenziante della piattaforma, rispetto a un comune negozio di abiti a noleggio, è la possibilità di condividere con gli altri utenti opinioni sull’esperienza di affitto, commenti sul capo noleggiato e sulla serietà degli altri membri della community.

Per tutte le fashion victim interessate al servizio segnaliamo che per questa fase iniziale sono attivi servizi gratuiti quali lo shooting professionale dei capi da caricare sul sito e la presenza di un’indossatrice per le stylist che non volessero fare da modelle per il servizio fotografico.
Grande è la curiosità per il servizio, ma è opportuno precisare che inizialmente sarà attivato a Milano, in seguito esteso al resto dell’Italia per poi varcare i confini con lo sbarco a Londra e Parigi nel 2014.

Guarda il video di presentazione

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Si è chiusa con straordinario successo la Facebook Hacknight, il primo hackathon Facebook tenutosi a Roma nella notte tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre negli spazi di LUISS ENLABS presso la Stazione Termini ed organizzato da eZecute in collaborazione con LUISS ENLABS – la fabbrica delle startup, Codemotion e Roma Startup.

Vincitori i tre progetti più creativi che si sono distinti per capacità di esecuzione, utilizzo innovativo delle tecnologie Facebook e impatto sul business e potenzialità sul mercato.

Oltre 300 programmatori e startupper hanno partecipato attivamente, dando vita a più di 30 team che si sonno confrontati in una notte di intensa creatività per realizzare i migliori progetti basati sulle tecnologie di Facebook. Di questi, ben 18 gruppi hanno completato il proprio lavoro e hanno così partecipare alla finalissima nella mattinata sottoponendo i propri pitch al giudizio di una giuria qualificata di mentor e giudici.

I vincitori

Si sono classificati primi nella graduatoria e aggiudicati i premi messi in palio da Facebook, ovvero crediti pubblicitari da utilizzare per promuovere le proprie applicazioni e sviluppare nuovi business:

Vincitore del 1° premio Facebook Hackaton – STAMPLAY
Il primo premio è stato assegnato a Stamplay, la startup del co-fondatore Giuliano Iacobelli. Il servizio proposto permette di automatizzare i processi per la gestione dell’online marketing (sito web, email marketing, social media) e di farli parlare tra loro, eliminando attività manuali. Con Stamplay un paio di semplici click supportano i marketer a focalizzarsi sui loro obiettivi.

Vincitore del 2° premio Facebook Hackaton – SMART GYM
Il secondo vincitore è Smart Gym sviluppata dal coder indipendente Luca Vallarelli. Grazie a questa applicazione, lo smartphone si trasforma in un vero e proprio personal trainer che analizza l’esecuzione degli esercizi, comunica come migliorare le proprie performance e garantisce la possibilità di un risveglio muscolare in qualsiasi momento e luogo. Collegandosi direttamente con l’account Facebook si possono condividere i propri risultati per far vedere agli amici che da “soffiatori di minestrine” state diventando dei “bodybuilder”.

Vincitore del 3° premio Facebook Hackaton – GAMEPIX
Il terzo classificato è GamePix, il social game network accessibile da qualsiasi device ideato da Valerio Pullano, co-founder della startup GamePix. Si tratta di una piattaforma aperta che permette agli sviluppatori e ai gestori di fan page di pubblicare e monetizzare i propri videogames, raggiungendo direttamente i giocatori che possono divertirsi a migliaia di giochi con un unico avatar.

Facebook Hacknight: ecco i vincitori della prima edizione italiana

Le parole del Country Manager Facebook Italia, Luca Colombo

“Siamo molto soddisfatti dell’esito di questa prima Hacknight italiana perché è un’importante dimostrazione della creatività presente oggi tra startup e giovani sviluppatori nel nostro Paese e delle numerose opportunità di trasformare, grazie a Facebook, queste idee in progetti di business capaci di far crescere il digitale in Italia” dichiara Luca Colombo, Country Manager Facebook Italia e coinvolto in prima persona nella selezione dei vincitori.

“Quest’iniziativa ci ha permesso di mostrare concretamente come è possibile fare business attraverso Facebook e ha aperto un dialogo con la community dei coder e degli sviluppatori, un’area di mercato per noi assolutamente strategica in quanto genera valore all’interno della nostra piattaforma e risponde perfettamente al nostro obiettivo di offrire alle persone esperienze e contenuti innovativi e rilevanti”.

Altri premi

Sono stati inoltre distribuiti due Lazio Talent Award da Filas – società dedicata al sostegno dei processi di sviluppo e di innovazione del tessuto imprenditoriale della Regione Lazio – che consistevano in premi di €1.000 ciascuno per il migliore Team di Coders e la migliore Business Idea e così assegnati:

Best Coders Team – SPIDLY
Spidly, costola di una software house dedita allo sviluppo di web app del co-fondatore Claudio Pomo, si è distinta per l’adattabilità dell’interfaccia e la portabilità dell’idea su diverse piattaforme social. I coders durante la notte hanno infatti sviluppato una nuova funzionalità automatica e intelligente che permette a Spidly di valutare con maggiore accuratezza i contenuti multimediali recuperati dal web, proponendoli a loro volta sui vari social al fine di incrementare la popolarità delle pagine stesse.

Best Business Idea – GAMEPIX
Il social game network che si è classificato al terzo posto con la nuova applicazione multidevice per giocare da qualsiasi luogo a un’infinità di giochi si è aggiudicato anche l’award di migliore idea di business poiché consente agli amministratori delle pagine di monetizzare gli utenti.

Sono stati infine distribuiti premi in hardware per i migliori programmatori.

La gallery fotografica è su Facebook.

Google+: hangouts, foto, video e URL personalizzati. Ecco tutte le novità

Immagine tratta da googleplusblog.it

Dedicare più tempo a noi stessi e meno a capire come funziona la tecnologia, con questo obiettivo abbiamo introdotto i recenti miglioramenti alle funzioni foto e hangout di Google+, che rendono più semplice l’utilizzo della messaggistica, delle videochiamate e l’editing delle foto.”

Con queste parole Google Italia ha introdotto in un recente post le ultime novità su Google+, che a poco più di 2 anni dalla sua nascita ha raggiunto dei risultati veramente notevoli: 1 miliardo e 13 milioni di utenti e una crescita del 33% rispetto a giugno dell’anno scorso, contro il 35% di Facebook e il 44% di Twitter.

“Con 540 milioni di utenti attivi su Google ogni mese, ben 300 milioni di utenti attivi nel solo stream di Google+ e più di 1,5 miliardi di foto caricate ogni settimana, la community di Google+ sta crescendo più rapidamente di quanto avremmo mai immaginato – prosegue Google nel suo blog ufficiale -.

“Gli ultimi aggiornamenti sono il nostro modo di dirvi “grazie”: ci auguriamo che vi siano utili per risparmiare tempo e vi aiutino a condividere la vostra storia”.

In seguito all’evento del 29 ottobre 2013 sono dunque emerse moltissime novità annunciate da BigG, le principali riguardanti Hangouts e Google+, in particolare le foto, che stanno guadagnando ottime cifre. Basti pensare che gli oltre 500 milioni di iscritti al mondo condividono oltre 1,5 miliardi di scatti alla settimana.

Google+ Hangouts

Adesso si può condividere la località sugli Hangouts mediante un pulsante dedicato, proprio a fianco delle foto e condividere in chat e visualizzare in anteprima le GIF animate.

Terza e ultima novità è il supporto SMS, inviabili a breve anche via Hangouts. Si potranno inoltre effettuare chiamate a schermo intero attraverso ogni tipo di dispositivo, cellulare o pc, con miglioramenti per quanto riguarda la regolazione automatica della luminosità dei video e l’applicabilità di effetti agli Hangouts in tempo reale.

Google+ Foto

La maggior parte delle novità introdotte di recente da Google+ riguardano le foto. Sembra che BigG abbia curato in particolar modo alcune nuove funzioni, introducendo alcuni strumenti assai curiosi che adesso vi illustreremo: interessante a tal proposito l’iniziativa della community Momenti #darivivere.

  1. La prima di queste si chiama Backup Foto, la quale permette di caricare da adesso le foto su Google+ di default alla massima risoluzione in un backup in cloud, accessibile dalla propria pagina di Google+.
  2. La seconda funzione riguarda invece la Ricerca: tramite Google foto adesso potremo effettuare ricerche tematiche con il riconoscimento di 1.000 parole in più, permettendoci così di far comparire tutte le foto attinenti ad un elemento ricercato. Se per esempio scriviamo “lago”, “mare” o piuttosto “spiaggia”, riusciremo a visualizzare una serie di fotografie basate su tali ricerche.
  3. In seguito c’è la Modifica Foto con funzione di correzione automatica: su questo Google ha fatto un lavoro davvero memorabile. A partire dalla funzione della correzione automatica, assai migliorata rispetto a prima e con effetti aggiuntivi, tramite la quale si può vedere l’anteprima dopo averci applicato un effetto.
  4. Grazie poi a Snapseed e la sua funzione HDR SCAPE, recente acquisizione di Google, si può modificare l’HDR regolandolo manualmente a proprio piacimento, conferendo alle foto una maggior tonalità soprattutto nei colori.
  5. In ultima c’è Analog Efex Pro, dedicata ai professionisti del settore come strumento assai potente, creato per la modifica delle foto a nome Nik Collection. Provvisto di moltissimi effetti con cui personalizzare ogni immagine a seconda dei gusti, non sarà purtroppo gratis, bensì al prezzo di 149 dollari.

google+

Google+ Video

Una certa attenzione è stata posta anche sui video: Google ha infatti introdotto 3 nuove ed interessanti funzionalità: la prima, definita Action – Movimento, può creare una sola immagine a partire da una sequenza di foto, così da sottolineare il movimento del soggetto dalla posizione d’inizio a quella finale, lasciando immutato il paesaggio.

Grazie invece alla Eraser – Gomma possiamo cancellare sempre da una serie di foto tutti i soggetti “intrusi”, ottenendo così un’immagine finale pulita e priva di sconosciuti.

Per finire c’è Auto Awesome Movie – Filmato, che crea un video a partire da immagini e/o video scattati dal nostro dispositivo Android, con l’opzione di inserire un brano musicale come audio in sottofondo.

Si può anche visualizzare la sequenza di videogrammi per modificare il video a piacere, sia in relazione alle foto/video da togliere sia in relazione alla durata, potendo inoltre scegliere la durata totale del filmato stesso. Al termine della creazione si riceverà una notifica sul proprio dispositivo Android; la cosa interessante è che il video e la musica vanno davvero a “ritmo”, ovvero ad ogni scena corrisponde una battuta musicale, come nel video che segue:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Rv1tZm1sHQI’]

Come usare gli URL personalizzati in Google+

Come vi abbiamo anticiapato pochi giorni fa, Google ha comunicato che sta iniziando a proporre agli iscritti la possibilità di scegliere un Vanity URL, ovvero un URL personalizzato per i profili e per le pagine, un indirizzo web breve e facile da ricordare che rimanda direttamente al proprio profilo o alla propria pagina.

Tuttavia tale possibilità non viene offerta a tutti, bensì soltanto a chi soddisfa determinati requisiti di idoneità: Google inoltre avvisa che, a seconda dell’URL preassegnato, potrebbe darsi che si debba aggiungere qualche lettera o numero per rendere unico il proprio profilo.

Chi può dunque farlo? E come? Ecco un ripasso per chi è ancora in alto mare 😉 :

Requisiti necessari per ottenere un URL personalizzato

Prima di tutto, è necessario che il proprio account risulti in regola con le Norme relative ai contenuti e al comportamento degli utenti di Google+ e dai Termini di utilizzo degli URL personalizzati di Google+. Può sembrare una bazzecola, ma non lo è: leggendo attentamente i termini di utilizzo, scopriamo per esempio che gli URL personalizzati potrebbero diventare a pagamento. Quindi:

– Criteri di idoneità per le persone:

  • Esser stati aggiunti alle cerchie da 10 o più follower;
  • Avere un account da almeno 30 giorni;
  • Aver impostato una foto profilo.

– Criteri di idoneità per le pagine Google+ locali:

Le pagine, invece, hanno due modalità differenti: gli esercizi commerciali devono corrispondere ad attività locali verificate su Places For Business.

– Criteri di idoneità per le pagine Google+ non locali

Le altre attività devono verificare il proprio sito web su Google+ inserendo un link nell’apposita sezione.

Richiesta di un URL personalizzato

Se finalmente soddisfiamo i suddetti criteri, allora vedremo una notifica nel lato superiore della nostra pagina/profilo Google+, oppure ci arriverà direttamente una mail dal team di G+ che ci informa della novità.

google+

1) Per cominciare, cliccate su Ottieni URL dalla barra superiore apparsa nel profilo/pagina, oppure andate nella scheda “Informazioni” e cliccate sul link “Richiedi” sotto al vostro URL di Google+.

google+

2) Vedrete gli URL approvati per voi. Se c’è più di un opzione, selezionate quella che preferite: è possibile che vi venga richiesto di aggiungere alcuni numeri o lettere per rendere l’URL più direttamente riconducibile a voi.

3) Accettate i Termini di servizio selezionando l’apposita casella.

4) Cliccate su Cambia URL.

google+

5) Può darsi che vi venga chiesto di verificare il vostro account tramite numero di cellulare (e non c’è scampo, se vogliamo l’URL dobbiamo metterlo per forza): in questo caso apparirà una finestra popup in cui inserire il numero, attendere l’sms con il codice di conferma, inserire il codice nella casella e quindi cliccare su Verifica.

6) Quando si è veramente sicuri di volerlo impostare (N.B. una volta approvato non è più modificabile!), cliccate su Conferma scelta.
google+ A tal proposito, se si conosce l’URL personalizzato di un utente si può accedere alle aree del suo profilo o della sua pagina G+ semplicemente aggiungendo parole chiave alla fine dell’URL:

– google.com/+URLpersonalizzato/post
– google.com/+URLpersonalizzato/informazioni
– google.com/+URLpersonalizzato/foto
– google.com/+URLpersonalizzato/video
– google.com/+URLpersonalizzato/più uno

L’unica modifica che Google permette è di cambiare le lettere maiuscole con le minuscole o gli accenti/segni diacritici: non sembra che siano ammessi dei cambiamenti più sofisticati, probabilmente per evitare il fenomeno del Cybersquatting. La modalità è la seguente:

1) Andate nella sezione “Link” del vostro profilo Google+, situata in “Profilo” > “Informazioni”;
2) Viene visualizzata la seguente finestra in cui si può cambiare la formattazione:

Questa “imposizione” di Google ha lasciato molti basiti, per gli scontenti c’è sempre la possibilità di usare il servizio Gplus.to, che dà la possibilità di personalizzare la propria URL di Google+ a piacimento.

E non è finita qui: a partire da novembre 2013, per attrarre ulteriori utenze, Google vincolerà la possibilità di postare commenti su YouTube al suo social network. Quindi qualunque utente che vorrà dire la sua sarà costretto a farsi un account Google+.

Tenendo conto l’impatto che tutto ciò ha sulla SEO, sta forse per iniziare l’era dei Google Media?

YouTube Music Awards: chi ha vinto e cosa c'è di diverso

YouTube Music Awards: chi ha vinto e cosa c'è di diverso

Si sono svolti ieri sera, 3 novembre 2013, i primi YouTube Music Awards, il grande evento mediatico creato da Google per premiare i talenti, emergenti e non, della sua piattaforma video. I video più visti, più amati, più condivisi nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati i protagonisti dello show presentato da Jason Schwartzman e Reggie Watts, diretto da Spike Jonze e in diretta dal Pier 36 di Manhattan.

Quali sono stati dunque i video vincitori, e soprattutto: cos’è successo durante la prima edizione del “festival musicale” più atteso delle ultime settimane?

I vincitori degli YouTube Music Awards

Video dell’anno: “I Got a Boy” delle Girls’ Generation
Artista dell’anno: Eminem
Video risposta dell’anno: “Radioactive” di Lindsey Stirling (ft. Pentatonix)
Fenomeno dell’anno: “I Knew You Were Trouble” di Taylor Swift
Video rivelazione dell’anno: Macklemore & Ryan Lewis
Video innovazione dell’anno: “See Me Standing” di DeStorm

YouTube Music Awards: chi ha vinto e cosa c'è di diverso

YTMA: perché sono diversi dai VMA di MTV e gli altri Awards

Sono in molti oggi a sottolineare come lo spettacolo -descritto nelle ultime settimane come l’ulteriore pedina nella strategia di Google all’attacco della televisione come contenitore di intrattenimento di alto livello- non sia stato progettato come agguerrito competitor di eventi quali gli MTV Video Music Awards o magari i più tradizionali Grammy.

Strano, divertente, diverso, senza fronzoli, caotico, disorganizzato: questi sono stati gli aggettivi più utilizzati per descrivere lo show, probabilmente non quelli che ci saremmo aspettati dai primi awards organizzati da Google (e dalle enormi tasche di Google, in particolare).

Al di là dei premi, cosa possiamo ricavare da questo evento? Lo show ha registrato un picco massimo di ascolti di 220 mila spettatori. Certamente un numero esiguo se confrontato con le cifre della televisione. Basta dire che l’ultima edizione dei VMA è stata guardata da 10 milioni di persone.

Questo dato si traduce in una sconfitta per YouTube e Google? Crediamo di no, per diversi motivi. Anzitutto, la tecnologia di trasmissione: lo streaming ha evidenti e conosciuti limiti rispetto al broadcasting, ed è in grado di raggiungere molti meno spettatori del canale televisivo. Alcuni momenti del live sono stati contrassegnati da qualche problema tecnico, visivo e audio, che tuttavia ha fatto parte del gioco, in uno show che fin da subito è stato presentato dagli hosts come “non organizzato, senza nulla di schedulato”.

Massima centralità è stata dedicata all’utente, che non solo ha votato il proprio video preferito, ma anche stabilito chi fossero gli artisti in nomination, scelti sulla base dei livelli di engagement tra cui le views, i likes, le condivisioni, commenti e iscrizioni ai canali. Sembrerà banale, ma di certo siamo molto lontani dagli spettacoli di autocelebrazione dell’establishment discografico. Il fatto che sia mancato il simbolico red carpet la dice lunga su questo punto 🙂

Come dimostra la presenza della categoria “Video risposta dell’anno”, lo show è stato creato per celebrare il consumo di musica e le sue tante forme di ri-creazione, che si materializzano in cover e parodie, tra le tipologie di contenuto che hanno fatto la fortuna di YouTube. È stato celebrazione di ciò che avviene dentro YouTube, dove sono gli utenti a decidere, scegliere, condividere, commentare. YouTube, dove le persone ascoltano musica e guardano video, cosa che non fanno più in tv.

Uno dei punti chiave della regia di Spike Jonze è stata la messa in scena non di tradizionali esibizioni live degli artisti ma di video musicali dal vivo, ricreati on stage. Come ad esempio il riuscitissimo “Afterlife” degli Arcade Fire con l’attrice Greta Gerwig.

YouTube Music Awards: chi ha vinto e cosa c'è di diverso

YTMA: perché non hanno bisogno di essere come gli altri show

Il web supererà la tv, YouTube scavalcherà la televisione. In molti sostengono questa tesi, che noi però non ci sentiamo di appoggiare, e questo evento un po’ ci supporta in tal senso.

Anzitutto, abbiamo visto che le più grandi tecnologie non sono mai state distrutte da quelle nuove, quanto piuttosto inglobate. Hanno mutato forma, hanno subito ridimensionamenti, ma non sono mai scomparse del tutto. Concertazione tra tecnologie, non superamento. E del resto le produzioni televisive più interessanti stanno investendo online per diffondere contenuti complementari a quelli televisivi (com’è ad esempio per le web serie parallele ai telefilm più seguiti, come “The Walking Dead”).

Gli YouTube Music Awards non hanno presentato i classici momenti topici, al limite tra il memorabile e lo scandaloso, ai quali siamo abituati con altri spettacoli, quelli di cui si parla per anni, di cui la gente scrive per giorni online e che gli addetti ai lavori classificano come “strategia di marketing”. Questo ha forse fatto perdere appeal allo show, che in alcuni punti ha portato a qualche calo di attenzione. Ma forse non è di questo che YouTube ha bisogno.

L’esibizione chiaccheratissima di Miley Cyrus, per intenderci, ha portato migliaia di persone a scrivere di lei online, a cercare video, contenuti. Tutti erano online a cercare Miley Cyrus quando è stato rilasciato il video di “Wrecking Ball”. Un lancio perfetto. Ciò non è servito, a livello di sceneggiatura, agli YTMA, durante la visione dei quali all’utente bastava cliccare sulla colonna di destra se voleva vedersi tutti i video dell’artista che si esibiva in quel momento.

YouTube Music Awards: chi ha vinto e cosa c’è di diverso

Gli YouTube Music Awards ci sono piaciuti?

Gli YTMA sono forse stati il festival di chi non ama gli MTV Music Awards, ma non ne sono stati assolutamente i sostituti.

Nello show abbiamo visto il prodotto più fedele dell’azienda che li ha creati, una piattaforma dove le persone si collegano per ascoltare musica, divertirsi con i video, godere anche di sceneggiature di ottima qualità, ma spesso in mobilità, non sempre con una rete wi-fi. Il consumo audivisivo su YouTube è intermittente, irregolare, breve e intenso.

In Tv, o su servizi a questa più affini come Netflix e Holu, si guardano telefilm della durata di 50 minuti, o show che possono durare ore. Ma non su YouTube.

Attendiamo il prossimo anno per verificare tutte queste nostre osservazioni, ma nel frattempo lasciate qui le vostre! Avete seguito questa prima edizione degli YouTube Music Awards? A voi sono piaciuti? Qui potete rivedere tutte le performance!

Ipo: le azioni di Twitter arrivano a 25 dollari [BREAKING NEWS]

I rumors erano già accesi intorno all’argomento: Twitter ha rivisto al rialzo il prezzo delle proprie azioni per lo sbarco in Borsa a New York atteso per il prossimo 7 novembre, e il nuovo range annunciato è di 23-25 dollari, rispetto all’iniziale forbice di 17-20 dollari previsti nella documentazione presentata.

In questo modo, il valore dei servizi del social network potrebbero acquistare un valore fino a 13,6 miliardi di dollari. Emettendo sul mercato 70 milioni di titoli, infatti, il servizio di microblogging si posizionerà in questo modo sul Nyse con la possibilità di mettere sul mercato ulteriori 10,5 milioni di titoli, in base a quanto emerge dai documenti depositati alla Securities and Exchange Commission.

Dopo l’arrivo in borsa di Facebook nel maggio 2012, che aveva aperto con 38 dollari ad azione, è quello di Twitter quello più atteso negli ultimi anni e, mentre si commentano i passi verso la quotazione, già si parla polemicamente di “Instatwitter”, un’unione delle caratteristiche dei servizi Instagram e Twitter, visti gli ultimi aggiornamenti rilasciati dal gruppo.

La modifica è stata fatta proprio nell’ottica dell’IPO, probabilmente mossa furba più che intelligente, che risulta come un occhiolino agli inserzionisti che in questo modo hanno più spazio, attraverso le immagini, per le campagne pubblicitarie, con netta gioia degli investitori.

L’ombra dell’esperienza di Facebook

Come se ciò non bastasse, altre critiche in atto, sempre sul confronto con l’andamento in Borsa di un anno fa di Facebook, riguarda il pericolo speculazione: dopo l’Ipo si rischia crollo come per Facebook l’anno scorso?

In sintesi, il business de “la settimana di Twitter” vede analisti non particolarmente entusiasti, investitori istituzionali meno scettici, considerati comunque ricavi raddoppiati (e perdite triplicate) ma anche le prospettive nel business pubblicitario, affari d’oro per le banche d’investimento che stanno orchestrando l’Ipo di Twitter e punto di vista degli utenti, probabilmente, per un attimo dimenticato.

Com’è essere copywriter, oggi? Scopriamolo a Milano il 19 novembre.

Così come tutte le professioni della comunicazione, anche quello del copywriter è un mestiere che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi ed adattarsi ad una miriade di cambiamenti dati luogo dall’avvento della comunicazione digitale.

A questo tema è dedicato l’evento How To Be A Copywriter, Today previsto per il 19 Novembre a Milano. L’iniziativa prende vita proprio dal desiderio e dalla necessità di riflettere sulla trasformazione che il mestiere del copy ha subito e dalla volontà di rendere questa figura maggiormente consapevole della propria rilevanza nella comunicazione sia offline che digital.

Quest’iniziativa nasce da un’idea della copywriter Sara Guidi Colombi e ha preso forma  grazie all’entusiasmo e all’esperienza di Pasquale Diaferia e al supporto dell’Associazione TP – pubblicitari professionisti.

Tanti speaker d’eccezione, nonché copywriter di grande esperienza, sono pronti a riflettere su questo tema: tra gli altri, Luca Scotto Di Carlo, Creative Director di M&C Saatchi, Claudio Muci, User Experience Designer, Pasquale Barbella, Past President ADCI e Jack Blanga, Creative Director di Meloria.

La conferenza si svolge il 19 novembre 2013, presso la sede dell’Associazione TP, in Via Andrea Salaino 7, a Milano. La quota di partecipazione è di 70 €, vi consigliamo di iscrivervi al più presto perché i posti sono limitati.

Google Street View: ecco le 20 immagini più "spaventose"

Google Street View: ecco le 20 immagini più "spaventose"

Google Street View: ecco le 20 immagini più "spaventose"

Google Street View ti fa conoscere il mondo, ti porta sul Rio delle Amazzoni, ti accompagna lungo le strade di New York e San Francisco, ti presenta le bellezze delle nostra penisola, ti conduce in Africa e in Australia.

Bello, bellissimo e pazienza per la sensazione di essere piombato dritto dritto in Orwell, 1984, ci si può convivere tutto sommato, no?

Il mezzo, per sua natura, a volte cattura immagini bizzarre, strane, spaventose. È il caso della gallery presentata da Mashable, in cui troviamo scatti a volte divertenti, a volte inquietanti.

Come definire l’alieno con tanto di bandana, sorpreso sbracato su una sedia? Quantomeno fuori moda. E gli uomini-piccione giapponesi? Se fossimo sul set di un film di David Lynch, ci sarebbe da preoccuparsi. Idem per i burloni mascherati sulla highway: passare di lì in macchina deve aver causato qualche fremito agli automobilisti.

I manichini in Chile, invece… be’, lì davvero siamo nei dintorni dell’horror, così come la cittadina di New Baltimore (N.Y.), che sembra uscita da uno degli incubi di Lovecraft e l’invasione di gabbiani (Hitchcock, questo è un accostamento facile).

Non vi anticipiamo altro, godetevi la gallery (e occhio alla foto bonus, una vera chicca da intenditori). Se proprio siete impressionabili, accendete le luci della cameretta! 🙂

[nggallery id=52 template=”galleryview”]

Lou Reed, Halloween, Sviluppo Globale: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì vi proponiamo la classifica dei migliori annunci stampa della settimana, perché anche sotto le feste comandate la creatività non va in vacanza!

Check this out: 

Rolling Stone Magazine: Tribute to Lou Reed

Per dare l‘ultimo saluto al  grande poeta del rock Lou Reed, la rivista musicale specializzata RollingStone ha creato insieme ad DLV BBDO Milano una print celebrativa che rivisita la copertina del primo album dei Velvet Underground.

La celebre banana di Andy Warol è stata ruotata e formando la smorfia di una bocca triste.

Advertising Agency: DLV BBDO, Milan, Italy
Executive Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Art Director: Valerio Mangiafico
Copywriter: Matteo Maggiore

Pepsi: Halloween

È la print in assoluto più condivisa di questo Halloween 2013! I creativi di Buzz in a Box hanno vestito la lattina del loro cliente Pepsi con un mantello brandizzato Coca-Cola. Una comparativa decisamente ben riuscita che gioca sul concetto travestimento dell’orrore con una connotazione negativa sul competitor diretto di Pepsi.

Chissà se Coca-Cola risponderà a questo tiro mancino pubblicitario andando ad aggiungere un nuovo scambio di creatività alla lunga lista di schermaglie tra i due brand. Intanto in rete c’è già chi ci scherza su.

Advertising Agency: Buzz in a Box, Brussels, Belgium
Creative Directors / Art Directors: Gregory Defay, Quentin Gascard
Photographer: Jekyll n' Hyde
Additional credits: Account Manager: Tu Anh Ha

MINI: Wicked

Anche Mini non si è fatta sfuggire l’occasione della festa di Halloween per promuovere il proprio marchio. In questa print l‘effetto di luci rende la simpatica automobile decisamente malvagia!

Advertising Agency: Chemistry, Dublin, Ireland
Creative Director: Emmet Wright
Art Director: Fabiano Dalmácio
Copywriter: Rob Maguire

The Guardian: Paris and Mumbai/London and Lagos

Due grandi immagini realizzate grazie al contributo di Jean-Marie Vives, l’eclettico artista 3D rubato al cinema (visual effect per Il favoloso mondo di Amélie, Alien la clonazione), specializzato in creazione di ambienti surreali, fanno da sfondo a queste due print per la rubrica “Global development” del quotidiano online TheGuardian.com.

Immagina se Londra stesse crescendo velocemente come Lagos o immagina se Parigi avesse le stesse auto di Mumbai. Recuperare il ritardo sul mondo che cambia velocemente.

Advertising Agency: BBH, London, UK
Executive Creative Director: David Kolbusz
Art Director: Shelley Smoller
Copywriter: Raphael Basckin
Illustrator: Jean-Marie Vives

Merrell Footwear & Clothing: Plastic cage/Metal cage

L’ambiente di lavoro può essere asfissiante, quasi una prigione! Lo sa bene il brand di calzature sportive Merrell che, in questa campagna stampa, ha voluto lanciare un messaggio di libertà: “Let’s get outside!” Ottima la scelta grafica dei fogli di carta che danno dinamismo all’intera print.

Advertising Agency: Proximity, Santiago, Chile
Creative Directors: Marcelo Con, Fernando Cuevas, Daslav Maslov
Art Directors: Cristián Ziro Salazar, Daslav Maslov
Copywriter: Fernando Cuevas
Digital Producer: La Mano Estudio

Sandra Ortega Mera è l'erede ufficiale del patrimonio di Zara

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

La figlia di Amancio Ortega, cofondatore di Inditex, grande azienda di moda spagnola proprietaria del famoso brand Zara, è appena diventata la donna più ricca di Spagna.

Sandra Ortega Mera è stata dichiarata infatti, anche se mancano ancora le conferme ufficiali, erede del 90% del patrimonio della madre Rosalia Mera, scomparsa l’estate scorsa a causa di un’emorragia cerebrale.

L’eredità, stimata intorno ai 7,3 miliardi di dollari, comprende le partecipazioni azionarie in Rosp Corunna Participaciones Empresariales, che possiede a sua volta il 5,1% di Inditex.
Secondo il Bloomber Billionaire Index, ciò rende Sandra Ortega Mera la 182esima persona più ricca del pianeta, nonché la seconda azionista più grande dell’azienda fondata dai suoi genitori.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

 

Una panoramica del gruppo Inditex: quali brand oltre a Zara?

Il gruppo Inditex è un colosso della moda e dell’abbigliamento, diffuso in tutto il mondo grazie ai suoi 6.104 punti vendita, proprietario di 8 brand: Zara, Massimo Dutti, Pull and Bear, Oysho, Bershka, Stradivarius, Zara Home e Uterqüe. Zara da solo rappresenta intorno al 65% del fatturato.

Nonostante l’azienda operi in un settore maturo e caratterizzato da un folto numero di competitors, il fatturato 2012 è cresciuto del 16% (15,95 miliardi di euro) e l’utile netto del 22% (2,36 miliardi di euro).
Inoltre, durante l’anno scorso, Inditex è riuscita a creare ben 10.802 nuovi posti di lavoro, contribuendo ad incrementare l’occupazione in questo periodo di crisi.
Recentemente infatti un rappresentante di Zara, il più famoso brand del gruppo, è stato ospite di Rock the Job, un evento incentrato sul mondo del lavoro, dove ha potuto spiegare le modalità con cui il marchio stia sostenendo la propria crescita.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

 

Il Fast Fashion di Zara: portare un abito dalla passerella al negozio in due settimane

L’azienda è famosa per il suo particolare metodo di produzione, il cosiddetto Fast Fashion, già descritto da Mirko Ferrari per Ninja Marketing, che permette di abbassare radicalmente il tempo necessario ai capi per approdare nei punti vendita; si parla di due settimane per passare dalla fase di progetto a quella di vendita al dettaglio, un’inezia.
Altre aziende hanno imitato questa metodologia, ma per ora solo l’impresa spagnola riesce a farla rendere al 100%, scopriamo perché.

Produrre in casa per incrementare la flessibilità

La strategia di integrazione verticale a monte e a valle, perseguita da Inditex, le permette di avere un controllo diretto sulla produzione, a partire dalla fase di creazione del design fino alla vendita nei negozi di proprietà. L’outsourching, quando effettuato, viene eseguito nei vicini Portogallo o Marocco, permettendo agli output prodotti di poter riconfluire velocemente nella sede di La Coruna, pronti per essere ultimati e spediti in tutto il mondo.

Al contrario di quasi tutte le aziende di abbigliamento mondiali, Inditex possiede una percentuale molto bassa di produzione in Cina. Sebbene più economico, situare la propria sede di produzione nel paese asiatico allungherebbe notevolmente la catena del valore, rendendo più rigida l’offerta dell’impresa.

Una produzione guidata dalla clientela

Questa stretta integrazione tra le varie fasi della catena del valore permette di rispondere velocemente agli stimoli del mercato e mantenere basse le scorte. La produzione di massa attuata da Inditex è quindi trainata dall’effettiva domanda della clientela e ciò permette una perfetta gestione del magazzino, creando quindi maggiore redditività.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

I designer, presenti nella sede centrale di La Coruna, sono in contatto giornaliero con i manager di negozio e possono seguire l’andamento delle vendite giorno per giorno, vedendo cosa si vende e cosa la gente  prova ma non compra.
Questo permette di fare previsioni attendibili riguardo ai futuri trend di vendita, permettendo di evitare di mettere a saldo prodotti che la gente non gradisce.

Inoltre, una delle caratteristiche più apprezzate dai clienti, specialmente del marchio Zara, consiste nella grande variabilità dell’offerta di prodotti negli store. Capita sovente che da una settimana all’altra vi siano nuovi modelli di abito e questo stimola la clientela a visitare i punti vendita con maggiore frequenza, incrementando le vendite.

Zara, la vera pubblicità sono i punti vendita

Altra particolarità dell’azienda consiste nella bassa, se non quasi inesistente, percentuale di ricavi destinata alla pubblicità ed alla promozione.
Mediamente i fashion retailer spendono circa il 20/30% dei propri ricavi in promozione, mentre lo stesso dato, riferito al marchio Zara, si aggira attorno ad una percentuale dello 0,5%.
Questo risparmio consente di sostenere il più alto costo dovuto alla produzione locale e gli investimenti effettuati per la particolare configurazione dei negozi.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

Molta attenzione è riservata infatti ai punti vendita, visti come emanazione dell’anima dei brand del gruppo.
Situati in aree di prestigio, in città con più di 100.000 abitanti o nei più importanti centri commerciali internazionali, gli store sono davvero un marchio distintivo. Protagoniste inoltre sono anche le vetrine, che possono essere considerate il primo canale di comunicazione delle catene del gruppo.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

 

Il mercato cinese è l’obiettivo per il futuro

Per il futuro Inditex ha intenzione di rafforzare ulteriormente la sua posizione internazionale aumentando il numero dei punti vendita ed espandendosi in nuovi mercati.
Nel 2011 il 70% delle vendite veniva conseguito in Europa ma, data la situazione stagnante ed il progressivo invecchiamento della popolazione del vecchio continente, l’azienda sta volgendo lo sguardo verso altri mercati, in particolare verso quello cinese.
Dei 179 negozi aperti in Asia nel 2011, ben 156 sono stati aperti in Cina.

Conquistare il mercato cinese sarà un’impresa impegnativa, come confermano le parole di Pablo Isla, che ha assunto il ruolo di presidente del gruppo nel 2011, “andare in Cina per noi sarà come cominciare di nuovo in Europa”.

zara_e_sandra_ortega_mera_l_erede_ufficiale

 

I punti di forza e le difficoltà di Zara nel mercato cinese

Ilaria Campos, una progettista di Zara, afferma che, salvo piccole differenze riguardo la predilezione dei colori, i gusti delle donne cinesi sono sorprendentemente simili a quelli delle europee. Il modo di vestire e le caratteristiche dei capi di abbigliamento del marchio spagnolo sembrano essere molto apprezzati dal gentil sesso del paese asiatico.  Questo è un punto a favore del mercato cinese, in quanto per una ditta di abbigliamento non vi è variabile più importante da tenere in considerazione quanto i gusti dei propri clienti.

Tuttavia conquistare la Cina non sarà facile. Gli abiti di Zara, ad esempio, relativamente a buon mercato in Europa, risultano in Cina decisamente più costosi rispetto alla concorrenza locale. Inoltre, data la grande distanza dal luogo di produzione, vendere in Cina risulta più costoso per l’azienda che  tenterà di conquistare gli acquirenti cinesi pur proponendo un prezzo più alto.
Occorrerà innanzitutto costruire in Cina la stessa fama che il marchio gode nei paesi europei per trainare le vendite nel paese asiatico e per sostenere la politica di prezzo più elevata.

 

zara_e_sandra_ortega_mera_erede_ufficiale

 

Il futuro della moda in oriente?

E’ probabile comunque che Inditex sarà costretta in futuro ad espandere ed a insediare il proprio modello di business in Asia, creando una divisione logistica e di progetto sul territorio cinese.
D’altronde è opinione comune di molti analisti di mercato che, data la situazione di stallo economico presente in Europa, la Cina e il mondo asiatico cominceranno sempre più a guidare ed a condizionare le nuove tendenze in fatto di moda e di fashion a livello mondiale. Non stupisce quindi l’interesse del colosso spagnolo di rafforzare la propria presenza nei mercati dell’oriente, destinati forse ad assumere in un futuro non lontano un ruolo di leadership nel mondo della moda.