Marketing agroalimentare contro la crisi. Ma l'impresa italiana è ostacolata [INTERVISTA]

Avevo paura che affermare che il marketing agroalimentare è, o può essere, una leva contro la crisi, potesse essere molto impegnativo, se non addirittura problematico. Invece qualcuno (più coraggioso di me) lo ha fatto e, il convegno “Il marketing agroalimentare: una leva contro la crisi” che si è tenuto lo scorso 4 novembre a Salerno ha attirato la mia attenzione anche perché, parlando alle piccole e medie imprese italiane che operano nel comparto agroalimentare, aveva lo scopo di aiutarle ad aprirsi ai mercati internazionali attraverso alcune riflessioni.
Per questo ha accolto, fra le altre voci, anche quella di Alex Giordano, che è intervenuto con l’esempio di “Rural-Hub: una via italiana alla social innovation“.

Il progetto italiano Rural Hub è stato selezionato di recente per partecipare al China Italy Innovation Forum, una tra le poche esperienze dedicate al settore dell’innovazione agrifood, che si terrà a Pechino il 14 dicembre prossimo: la scelta è stata dettata dall’alto valore innovativo di questo progetto legato ad un settore di interesse strategico per la cooperazione tra Italia e Cina in vista soprattutto dell’Expo Milano 2015.

Data l’importanza dell’argomento, ho quindi chiesto direttamente ad Alex Giordano di fare qualche considerazione sulle possibilità sostanziali che abbiamo in questo momento in Italia per dar vita ad una “social innovation”, capace di generare impatto economico ed ambientale grazie ad un ripensamento dell’industria alimentare.

In che senso il marketing agroalimentare è inteso come una leva di sviluppo contro la crisi?

In realtà non è tanto il marketing alimentare in sé, ma un certo modo di rivivere il concetto di agricoltura. In questo il RuralHub cerca di diffondere (e qui si spiega la mia presenza) un modello più vicino al Societing che al Marketing, un modello dove sono favoriti tutti i processi di socializzazione tra azienda, marca, prodotti ed i suoi pubblici. Dove tutto quello che normalmente è marketing inteso come branding o sistuito da uno storytelling autentico che i prodotti hanno in sé. Anzi, usiamo la parola esatta: Storia non Storytelling. C’è un patrimonio immateriale che lega le biodiversità italiane che è fatto di storie e che non è solo mercato ma anche cultura, antropologia o turismo.

Basta davvero riformare, filantropicamente, il sistema alimentare riportandolo sempre più verso la localizzazione del processo di “produzione-trasformazione-distribuzione del cibo”, come se la globalizzazione non avesse favorito l’equilibrio dei prezzi o la competività dei mercati?

Come sempre bisognerebbe chiedersi quali mercati? E poi a scapito di chi? Ovvero dove ricadono eventuali costi sociali di un certo tipo di affrontare l’agricoltura?
I giovani di oggi, quelli che scelgono di tornare all’agricoltura, non lo fanno in maniera naif o solo per una fascinazione romantica. Lo fanno con la consapevolezza che è impossibile considerare in maniera analitica quello che è un processo sistemico e che vede intimamente legate, come ci suggerisce Mario Pianesi, Ambiente > Agricoltura > Alimentazione > Salute > Economia.

Se seguiamo solo un pezzetto di questo sistema troveremo certamente vantaggioso comprare le arance in Sud America pagandole 10 volte in meno, lasciando deserti ettari ed ettari di terreni. Ma quando poi questi terreni abbandonati a se stessi diventano facile vittima di incendi o smottamenti non contiamo questi costi (sociali ed ambientali) nel bilancio?

Se cominciamo a farlo e se cominciamo a mettere nel conto economico anche la qualità della vita di questi giovani che tornano alla terra e se ci aggiungiamo anche la possibilità di attivare attorno ad essi sia le comunità locali per i prodotti e quelle globali per la loro fruizione vediamo che un certo tipo di rivedere l’agricoltura torna ed essere economicamente vantaggioso.

Facciamo i conti con la fattibilità: da nord a sud in Italia interi territori, probabilmente i più importanti per l’agricoltura, non sono coltivabili. A causa di inquinamento pericoloso e radioattivo nei terreni, le imprese del settore sono ostacolate, di fatto, nel loro lavoro.

Che tutto il Sud è inquinato è solo dichiarazione di certa propaganda. Facciamo apature serie e valorizziamo la biodiversità che è tanta. Pensa che nel Cilento sono state trovate almeno 80 varietà di Pere autoctone. Io ne conosco almeno 2 o 3, c’è tanto da fare.

Il più grande mercato europeo di prodotto agroalimentari, denominato “il giardino biologico del mondo”, però corrisponde proprio alla Terra dei Fuochi campana che tu citi. Allora in cosa consiste la rural/ social innovation in Italia?

Consiste nel mettere in gioco il vero fuoco creativo, quello dei cervelli e delle intelligenze di tante persone oneste e motivate. Quindi i decisori (università, politici ed enti a vario titolo) la finissero di essere collusi così come si è visto con le attività malavitose e lavorassero a fare una mappatura seria dei terreni malati. Poi la ruralinnovation, ripeto, non significa tornare in modalità pittoresca a fingersi agricoltore 2.0 ma è tornare alla terra sapendo che non solo di braccia abbiamo oggi bisogno ma anche di cervelli e di capacità manageriali.

Capacità che non consistono solo nel saper usare il web 2.0 per vendere i pomodori biologici a New York ma anche nel capire, ad esempio, che nei territori malati si può coltivare canapa destinata a scopi edilizi (mattoni o materiale fonoassorbente) che è ugualmente redditizio, non fa male perché non va ingerito e pare che (ma non so giurartelo perché non è mia materia) aiuti anche a disintossicare i terreni.

Resoconto Utili Facebook Q3: 7 cose che ogni marketer dovrebbe sapere

Resoconto Utili Facebook Q3: 7 cose che ogni marketer dovrebbe sapere

Il 30 ottobre, Facebook ha comunicato i suoi ricavi del terzo trimestre 2013 (Q3). Questi dati possono offrire spunti molto interessanti per ogni marketer, in quanto consentono non solo di avere una visione completa dello stato di salute finanziario della piattaforma, ma offrono anche importanti indicazioni sui trend di utilizzo.

Analizzando i dati e le riflessioni dei più importanti magazine economici online ecco una lista di 7 informazioni essenzialiche ogni marketer e brand presente su Facebook dovrebbe conoscere.

1. Il mobile rappresenta il futuro di Facebook

Utenti facebook mobile attivi giornalmente - resoconto utili q3

Ormai il mobile non è più solo un “trend” ma una certezza, confermata dai dati, e Facebook ha deciso di puntarci in maniera chiara diversificando e ottimizzando la sua presenza mobile con diverse app. E queste strategie sembrano aver avuto successo: attualmente il 20% del tempo che un consumatore spende sul proprio startphone è proprio utilizzando app di Facebook (includiamo anche Instagram).

Oltre a questo è da registrare anche che il numero degli utenti mobile è quello con il tasso di crescita più elevato e che quelli attivi giornalmente sono 507 milioni (469 mil. nel trimestre precedente).

Crescita utenti Mobile Facebook - Resoconto utili q3

2. L’ADV mobile sta diventando una parte cospicua dei ricavi

L’importanza del mobile si riconferma anche dagli utili derivanti dall’advertising. Dall’introduzione di questo nuovo formato, nel 2012, ora rappresenta il 49% degli utili totali.

Crescita Utili Advertising - Resoconto Facebook Utili q3

3. I teenager su facebook sono in leggero calo

Ed ecco una notizia dolente, malgrado David Ebersman CFO di Facebook abbia subito chiarito che questa perdita ha un’importanza relativa, il mercato sembra non aver preso bene questa informazione, facendo diminuire pesantemente la crescita delle azioni al momento dell’annuncio.

Inoltre questo trend pare essere confermato da più parti, in particolare dal rapporto semestrale sulle abitudini dei teenager americani di Piper Jaffray, il quale afferma che attualmente Facebook è preferito solo dal 23% degli under 20, mentre nel 2012 superava il 40%.

Trend di preferenza Teenager sui social media

4. Il numero di utenti attivi giornalieri continua a crescere

Il tempo trascorso su Facebook continua ad aumentare, e insieme a questo indice anche il numero di utenti attivi a livello giornaliero (728 Mil. nel Q3).

Incremento utenti facebook attivi giornalmente - Resoconto utili q3

5. Gli utili continuano ad aumentare

Come conseguenza direttamente proporzionale alla crescita di utenti c’è l’incremento degli utili, che nel Q3 ha superato le stime degli analisti attestandosi sui 2,016 miliardi di dollari.

Utili di facebook q3

6. Gli obiettivi di Facebook

Resoconto Utili Facebook Q3: 7 cose che ogni marketer dovrebbe sapere

Nel corso della conferenza con gli analisti, Mark Zuckerberg ha voluto dichiarare che il primo obiettivo di Facebook nel lungo termine è quello di “collegare il mondo“.

Il secondo obiettivo dichiarato invece è quello di comprendere il mondo attraverso le conversazioni e le fotopubblicate ogni giorno dagli utenti, e di costruire un’ “economia della conoscenza”.

Ma dietro una vision così etica potrebbe nascondersi la giustificazione per estendere la raccolta di dati comportamentali degli utenti e incrementare la precisione del suo sistema di advertising.

7. Video ADS? Si, ma non subito

Video Advertising Facebook

Se pur con un po’ di ritardo, sembra che sia in rampa di lancio anche questo nuovo formato di ADV. Incalzato da alcune domande al riguardo, Zuckerberg ha evidentemente temporeggiato affermando che per non peggiorare l’esperienza nel newsfeed di Facebook deve essere ottimizzato ogni dettaglio.

Secondo alcune fonti, però, pare proprio che Zuckerberg e soci avrebbero già preso accordi con alcuni importanti brand per i primi annunci, quindi l’introduzione sembra non essere poi così lontana.

Come essere presenti su Facebook: l'esperienza del corso Ninja Academy

Come essere presenti su Facebook: l’esperienza del corso Ninja Academy

Si é concluso qualche tempo fa il corso in Facebook Marketing Avanzato targato Ninja Academy. Un’opportunità unica per tutti i partecipanti per acquisire nozioni e tecniche su come essere presenti su Facebook con i propri contenuti, per poi concentrarsi sull’utilizzo degli strumenti avanzati utili a profilare e selezionare gli utenti target delle iniziative.

Questo post vuole essere un’occasione per ripercorre i contenuti e le case histories analizzate, a beneficio di coloro che non hanno partecipato e si chiedono quali siano effettivamente gli argomenti affrontati nei corsi social media marketing della Ninja Academy e le metodologie didattiche utilizzate per farlo.

Com’é strutturato Facebook e come sfruttarne le funzionalità per i nostri obiettivi di business

Come prima cosa il docente Lorenzo Viscanti ha offerto a tutti i partecipanti un’ampia panoramica della struttura di Facebook, dal suo Grafo Sociale alla logica della nuova versione di quello che conosciamo come Edge Rank, ovvero l’algoritmo che stabilisce quanto importante é un contenuto per ogni utente.

Particolare attenzione, evidentemente, é stata dedicata a spiegare come poter sfruttare questi fattori a proprio vantaggio per raggiungere i propri target di riferimento e quindi i propri obiettivi di business.

Come essere presenti su Facebook: l’esperienza del corso Ninja Academy

Facebook advertising: come promuovere contenuti sul social network

Lorenzo Viscanti ha illustrato dettagliatamente ai partecipanti tutte le fasi che appartengono alle strategie di promozione su FB: prima di tutto la profilazione degli utenti per sponsorizzare la propria pagina, piuttosto che un contenuto specifico; quindi l’ottimizzazione dei post e degli adv per creare engagement, con una parte dedicata alle diverse tipologie di contenuto fra cui scegliere per l’advertising su Facebook.

Case histories significative e analisi strategica

Con Laura Saldamarco i partecipanti hanno potuto visionare numerosi e rilevanti casi studio relativi a pagine che, con la loro strategia, costituiscono esempi concreti di come fare della presenza su Facebook un’arma imprescindibile del marketing mix.

Per ognuno dei casi é stato analizzato lo scenario di partenza, analizzando di volta in volta la strategia messa in campo per creare engagement, fidelizzare gli utenti e catturare l’attenzione di nuovi.

Infine, proprio con Laura gli iscritti hanno potuto acquisire utili info per l’analisi della propria strategia grazie agli Insights che Facebook mette a disposizione dei gestori delle pagine: dal migliore orario per postare, alla più efficace tipologia di contenuto.

E gli studenti, cosa ne pensano?

Come essere presenti su Facebook: l'esperienza del corso Ninja Academy

Qualche aneddoto da condividere con tutti i Ninja

C’è qualcosa che ancora non vi abbiamo raccontato del corso in Facebook Marketing Avanzato. E riguarda il gruppo degli studenti! Sì, perchè per ogni corso viene attivato un gruppo chiuso sul social network dove tutti i partecipanti possono interagire, commentare, confrontarsi, porre domande agli altri e ai docenti.

E così è stato! Da partecipante posso assicurarvi che il confronto, la collaborazione tra tutti coloro che hanno partecipato è stata strabiliante. In tantissimi hanno presentato casi professionali chiedendo consigli, ricevendo riscontri utili e professionali.

Insomma, durante il corso Ninja Academy è nata una piccola famiglia di Ninjetti disposti a collaborare e condividere esperienze rilevanti.

Grazie ancora a tutti gli studenti, a Lorenzo e Laura, e a tutto il team Academy. Alla prossima!

E voi, cosa aspettate a controllare quali sono gli altri corsi in programma?

Remee: una maschera per controllare i sogni

Remee: una maschera per controllare i sogni

Remee: una maschera per controllare i sogni

Cos’è il sogno lucido?

Per tutti quelli che – come me – adorano il film Inception, questa invenzione ha dell’incredibile. Nata con un progetto su Kickstarter, Remee è la prima mascherina a led che consente di raggiungere lo stato di “sogno lucido“: non si tratta solo di un espediente cinematografico, ma di un fenomeno possibile che si basa sul fatto di rendersi conto di stare sognando.

Controllare i sogni

Qualcosa di simile accade nelle fasi di dormiveglia o quando ci si rende conto che un sogno sta per finire. Ma come è possibile manipolare l’avventura onirica e controllarla in modo cosciente? A questa domanda ha cercato di rispondere il progetto di Bitbanger Labs con Remee, una maschera da apporre sul viso prima di andare a dormire, che contiene al suo interno una striscia di led posta all’altezza degli occhi. Funziona così: i led possono essere programmati per accendersi in base a sequenze predeterminate, così da creare dei pattern di luci. Basta programmare una sequenza e impostarne l’accensione durante la fase REM del sonno. Proprio nel bel mezzo del sogno, i led si accenderanno e – durante il sonno stesso – il dormiente riconoscerà la sequenza di luci e si renderà conto di stare sognando in modo… controllato.

Remee e la fase REM

Drew Prindle di Digital Trends ha provato su se stesso l’efficacia di Remee per testare se davvero il sogno lucido era possibile. La difficoltà principale nel raggiungere questo stadio sta nell’impostare l’avvio del pattern durante la fase REM, ovvero la parte più profonda del ciclo del sonno. Remee non è dotato di costosi sensori neurali (è attualmente in vendita a 95$), non è in grado perciò di riconoscere quando inizia la fase REM; l’unico modo per attivare la sequenza è impostare un timer. Drew Prindle ci ha messo 40 giorni per monitorare il ciclo del sonno e individuare la fase REM di ogni dormita.

Remee: una maschera per controllare i sogni

A spasso nei sogni

Grazie all’applicazione Sleep Cycle (basata sull’accelerometro interno degli smartphone), Drew ha potuto impostare Remee per attivarsi nel momento giusto, ottenendo così il premio per la sua perseveranza: si trovava nella sua cameretta d’infanzia quando – durante il sogno – ha visto e riconosciuto il flash delle luci rosse.
Era il segnale di Remee per fargli capire che quello era un sogno e che da quel momento in poi poteva iniziare a controllarlo! Secondo la sua esperienza, il sogno era dettagliato e tutto in quella camera era realistico, esattamente come se lo ricordava. Una stupefacente emozione che spalanca nuove e suggestive possibilità per l’esplorazione dei sogni. Remee richiede tempo, sforzi e costanza, ma credo che la sola possibilità di andare a spasso nei propri sogni sia di per sé un’ottima motivazione per provarci…

KptnCook: la startup green che prepara la tua busta della spesa

Una startup digitale che sviluppa un’applicazione? Già visto.
Una startup green, una visione del futuro, un’utopistica tecnologia? Niente di nuovo.

Ma cosa direste se un giovane team di app developer trovasse una soluzione green digitale che potrebbe  cambiare le vostre abitudini da domani?

KptnCook è una startup tedesca basata su un’app che elimina il tempo sprecato a decidere cosa cucinare e quali ingredienti acquistare.

Vi suggerisce ricette ed ingredienti, ordina e paga automaticamente la tua “busta” della spesa nel supermercato che scegli, magari da ritirare al volo sulla via di casa al ritorno dal lavoro. Tu pensa a cucinare, CptnKook si occupa del resto.

Ne abbiamo parlato con Polina Marchenko, fondatrice e CEO, alla guida di un team di tre sviluppatori e designer.

Come ti è venuta l’idea?

Come spesso accade, tutto è partito da un mio problema: che cosa mi cucino per cena? Come faccio a scegliere? E come posso risparmiare tempo?

Da tre anni lavoravo per un incubatore qui in Germania, ma pensavo ormai di lanciare la mia startup. Ho presto scoperto che il “mio” problema era tale per moltissimi dei miei amici e familiari. Forse il più importante tra tutti i commenti è arrivato dal mio chef, una volta vista la demo dell’app: “Fallo tu oppure lo farò io!

Avete poi partecipato allo startup weekend di Berlino. Quanto è stato utile, e quanto ha fatto “evolvere” l’idea?

Ha cambiato la mia vita, da un giorno all’altro! Sono arrivata come una semplice ragazza con un grande sogno, e 54 ore dopo la mia idea aveva vinto, l’avevo “validata”, migliorato la “go to market strategy” e trovato un team. Cosa chiedere di meglio?

Quali sono i bisogni che cercate di soddisfare? Cosa vuole la gente?

Ridurre lo stress. In città, le persone subiscono situazioni stressanti dalla mattina alla sera. Lavori intensi fino a tardi, traffico, mancanza di tempo e, nel nostro specifico, lunghe code al supermercato per la pagare.

Pensare alla cena è stressante in sè, a partire dalla decisione di cosa preparare? Alla gente manca l’ispirazione, nonostante le decine di show televisivi incentrati sulla cucina. Quando siamo allo scaffale del supermercato, non sappiamo cosa comprare, ci stressiamo, ed impieghiamo una media di 20 minuti solo per scegliere e trovare gli ingredienti. Perché non usare questo tempo diversamente?

Che esperienza sarà CptnKook per le persone?

Comodità alla massima potenza e pasti salutari giorno dopo giorno. Immagina tre “ricette del giorno”, seleziona un supermercato, ordine e paga via app, e passa a prendere il tuo sacchetto già pronto e pagato sulla via di casa.

E per i supermercati? Perché essere parte del vostro progetto?

Innanzitutto, possono attirare un nuovo segmento di clienti cui piace cucinare ma detestano acquistare gli ingredienti, e che spesso oggi finiscono ad un fast food per non stressarsi.
Possono poi offrire un servizio unico anche ai clienti esistenti, contrastando startup come HelloFresh che giorno dopo giorno “rubano” clienti ai venditori tradizionali.

Infine, abbiamo anche sviluppato un’app per gestire in maniera pratica ed efficiente gli ordini ricevuti tramite CptnKook per rendere la vita “facile” ai dipendenti.

La vostra idea sembra un tipico paradigma da “Economia Verde”. Pensi che la Green Economy sia una bolla destinata ad esplodere come altre?

Il nostro servizio vuole in effetti sostenere la cultura del “fai da te” e della “nutrizione sostenibile”, aiutando a contenere gli sprechi alimentari.

Vogliamo aumentare la coscienza del cosa e come si mangia, evitare gli sprechi, e spingere per pick-up” piuttosto che per il “delivery” perché è una soluzione eco-friendly. Non credo che la Green Economy sia una bolla.

Dove trovi l’energia per superare i problemi e le difficoltà di ogni giorno della tua startup?

Sicuramente il supporto costante della mia famiglia e del mio team, ma soprattutto il feedback positivo dei potenziali clienti e la domanda “posso già scaricare l’app?”

Come vi siete organizzati per lavorare in team?

Ognuno si concentra sulle cose su cui ha maggiore esperienza, ma allo stesso tempo ci aiutiamo a vicenda. Cerchiamo sempre di ritagliarci del tempo insieme nel pomeriggio, per verificare i progressi e prendere insieme le decisioni più importanti dal punto di vista strategico.

Dove vi vedete e volete arrivare fra tre anni?

Vogliamo arrivare a vedere KptnCook nelle principali città europee ed americane

Raccontaci un aneddoto dai vostri primi mesi di vita

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Ce ne sarebbero tanti! Ho imparato ad apprezzare il fatto di lavorare da un appartamento e non da un ufficio. Il divano del salone è diventato la mia seconda stanza da letto, dove posso fermarmi quando prepariamo un meeting importante o semplicemente non ho voglia di andare a casa…. ci ha molto aiutato a conoscerci meglio in un’atmosfera informale.

Che consigli daresti ad un’altra startup sul punto di iniziare?

“Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore”. Le parole sono di Steve Jobs.

Ci saranno tanti ostacoli e dubbi che ti attanaglieranno. Andate avanti credendo ciecamente in quello che fate. E per chi ha paura di lasciare il proprio lavoro “sicuro” dico: lanciati, se andrà male, troverai un lavoro migliore, ed avrai accumulato esperienza per lanciare con maggiore fortuna la tua prossima startup.

10 passi per una content strategy ottimizzata per il Mobile Marketing

Con l’uscita del recente aggiornamento dell’algoritmo di Google, HummingBird (più noto in Italia come Colibri) che prende il posto di Caffeine, introdotto nel lontano 2010, i siti mobile e le strategie sono sotto i riflettori. Per le imprese infatti diventa oggi necessario disporre di siti web che siano prestanti via mobile, e che le strategie adottate riguardino anche i contenuti, non solo l’architettura del sito.

Facciamo allora un po di chiarezza su quali possono essere i punti fondamentali per sviluppare una giusta content strategy efficace per il mobile marketing e sviluppare al meglio il vostro business.

1. Pensiamo subito in “mobile”

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Inizialmente l’approccio al design mobile era abbastanza semplice: si creava un sito web standard compatibile con le risoluzioni desktop più comuni, per poi trovare differenti formati di visualizzazione del sito su schermi con risoluzioni diverse, semplificando la struttura grafica ed inserendo contenuti “tappabili” direttamente.

Oggi il trend sta cambiando, in quanto la metà delle ricerche su internet si svolge tramite dispositivi mobile, quindi vige la regola “mobile first“, ovvero è ora di pensare come prima cosa ai nostri siti in versione mobile. Questo deve essere applicato anche ai contenuti; pertanto bisogna abbandonare l’idea di logorroici “mappazzoni” di righe senza fine,  creando paragrafi non superiori alle 3 o 4 righe.

2. Meglio contenuti lunghi o corti?

Da sempre Google ci ha abituato ad un range di battute comprese fra 500 e 1000 per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca. Da un lato, la grande quantità di parole ci permette di approfondire qualitativamente i nostri contenuti, dall’altro è bene porsi l’interrogativo circa il tempo e la necessità che il nostro utente ha a disposizione da dedicare ad una lettura approfondita. Pertanto per impostare una content strategy è fondamentale conoscere il target di riferimento.

3. Capiamo le abitudini del nostro pubblico mobile

Esistono tantissime strategie di mobile marketing sui contenuti, che spesso vengono generate senza conoscere i dati di “ascolto”. Vediamo una serie di domande che dobbiamo porci prima di pianificare qualsiasi strategia mobile:

– Sappiamo qual’è la percentuale di accessi sul nostro sito tramite mobile?

– Sappiamo quanti lo vedono tramite smartphone e quanti tramite tablet?

– Come si comportano gli utenti mobile rispetto a quelli desktop?

– Quanto tempo rimangono sul sito in media? 10 min sono ben diversi da 90 secondi!

– Quante altre attività possono svolgere tramite mobile per cui riescono ad accedere ai vostri contenuti? Es: Facebook, Twitter, YouTube

Più informazioni abbiamo sui nostri utenti mobile, maggiore saranno gli accorgimenti che riusciremo a prendere in fase di stesura di nuovi contenuti o in fase di pianificazione strategica.

4. Attenzione ai titoli

Ricordiamoci sempre che il titolo è molto importante indipendentemente dalla forma o dallo strumento di comunicazione. È necessario creare un titolo accattivante che attragga il lettore e lo spinga a intraprendere la lettura. Ancora più esigente è la forma mobile, perché “short“, pertanto diventa quasi obbligatorio verificare che:

– il titolo attiri l’attenzione del pubblico;

– il titolo susciti nel lettore curiosità;

– il titolo evochi una reazione emotiva nel lettore.

5. Non lasciamoci scappare il lettore

La parte che dobbiamo pensare meglio quando produciamo contenuti è rappresentata in genere dai primi 2 paragrafi, questi devono essere abbastanza accattivanti da portare il lettore a continuare la lettura. Se questa pratica è normalmente applicata da chi scrive sul web o sulla carta stampata, su mobile, il riassunto e la sintesi diventano elementi predominanti.

Ma che strategia usare? Se la nostra notizia è vincente , dobbiamo focalizzare immediatamente nel riassunto l’oggetto principale, certi che l’utente voglia approfondire ulteriormente la lettura.

6. Adattabilità dei contenuti

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Tutti quelli che masticano un po’ di SEO, sanno che la lunghezza dei contenuti in un articolo è fondamentale. L’utente medio invece manifesta necessità di informazioni importanti in uno spazio compresso.

Come abbiamo già visto prima infatti, diventa fondamentale la lunghezza dei contenuti, per questo si potrebbero strutturare i contenuti testuali il sito con una versione per il desktop, ed una dedicata al mobile, oppure creare dei riassunti per ogni post, lasciando all’utente la possibilità di leggere l’intero articolo in un secondo momento.

7. Non trascuriamo la formattazione

Curare nel dettaglio la formattazione dei contenuti può diventare un’ottima mossa strategica per il nostro lavoro di mobile copy. Quindi oltre all’uso consono ed appropriato di bold e italici, ricordate inoltre di:

– mettere i punti, non fare frasi infinite;

– usare font di dimensioni appropriate;

– fare attenzione al colore del font e del background.

 

8. Consideriamo il livello di lettura

Quando scriviamo dei contenuti, come abbiamo già detto, dobbiamo conoscere il nostro target e quali/quante sono le parole giuste da utilizzare per rendere il più possibile fruibile il testo. Da un punto di vista qualitativo, ad esempio, per un pubblico consumer, è necessario fare attenzione a non utilizzare terminologie troppo tecniche; di contro, per il segmento addetti, cerchiamo di qualificare il più possibile il contenuto con parole specifiche.

Da un punto di vista quantitativo, uno strumento che può aiutare a valutare la leggibilità del testo è l’indice di leggibilità Flesch-Kincaid, che si può comunemente trovare fra le funzioni di revisione di Microsoft Word. Se il punteggio è troppo alto, diamo una ricontrollata alla lunghezza delle parole, delle frasi e ai punti.

9. Inseriamo contenuti video e immagini

Infografiche, video ed immagini diventano sempre più importanti. Per le strategie mobile, i “micro-video” stanno diventando sempre più numerosi. I servizi come Vine, Instagram e Mindie, che permettono di realizzare minivideo, sposano in pieno le necessità di “stringare” i contenuti per le piattaforme mobile, perché come per il testo, anche i video se troppo lunghi non vengono visti per intero.

10. Utilizziamo anche i link

Semplifichiamo la vita dell’utente, riducendo la mole di contenuti presenti sulla stessa pagina attivando link appositi che riportino un approfondimento specifico su una sezione dedicata, in modo da permettere rapidamente l’identificazione dell’argomento d’interesse ricercato dallo stesso lettore.

Questi  10 passi sono piccoli accorgimenti che potrete subito mettere in pratica per il vostro mobile marketing: se avete altri suggerimenti segnalateceli nei commenti 🙂

Christmas is coming e Lego punta sul rapporto padre-figlio

All’orizzonte già si intravedono le prime campagne natalizie ma Lego batte tutti con un meraviglioso spot TV realizzato dall’agenzia We Are Pi di Amsterdam e diretto da Joanna Bailey.

La campagna è intitolata Let’s build ed è raccontata attraverso gli occhi di un bambino che costruisce con i Lego insieme al suo papà. L’emotività che caratterizza la narrazione sembra volersi rivolgere direttamente ai genitori.

“Vogliamo continuare a ispirare i costruttori di oggi e di domani”, ha dichiarato Kathryn Marriott, la brand manager di Lego.

“Questa campagna è stata progettata per costruire il marchio Lego e tutto ciò che esso rappresenta, puntando sul rapporto tra genitori e figli per far godere loro di un’esperienza di gioco creativo che solo Lego può offrire.”

Lo spot è stato premiato nel Regno Unito e in Irlanda durante X Factor ed è stato programmato per tutto il periodo pre-natalizio.
E’ stato stimato che la campagna sia costata circa il 10% del budget di marketing annuale.

Lego non è stato l’unico a puntare su questo tema, quest’anno ci sono state raccontate emozionanti storie padre-figlio nella pubblicità. Un caso su tutti è lo spot per la bevanda Robinsons che ha sottolineato come quando ci si impegni a giocare energicamente con i propri figli, ci si trasforma in migliori amici.

Lo spot Lego vuole  trasmettere proprio questo: giocare insieme ai propri figli con i mattoncini più famosi del mondo ci permetterà di trasportarci in un mondo parallelo, stringendo quei legami che dureranno molto di più di un castello caduto in mille pezzi o di buffi dinosauri ancora sconosciuti alla paleontologia.

Il giro del mondo con i check-in di Foursquare

Nelle nostre giornate c’è un ordine programmato di eventi che si susseguono e danno vita alle routine quotidiane. Questa condizione, moltiplicata per i milioni di persone che vivono in una metropoli, fa sì che anche le stesse città vivano seguendo un ritmo.

Usando i check-in dei suoi utenti, Foursquare ha creato alcuni video che mostrano la giornata tipica di alcune delle più grandi città del mondo. Si va dalle ora di punta in cui i trasporti sono congestionati, alla pausa pranzo in cui i ristoranti sono pieni, alla vita notturna in cui sono i locali ad essere i più frequentati; nei video ad ogni colore corrisponde un’attività particolare.

Foursquare vuole dimostrarci come stia diventando un fenomeno globale, dando ai suoi 40 milioni di utenti e 4,5 miliardi di check-in un aspetto affascinante ed interessante.

Vi lasciamo alla visione dei video:

Istanbul

Londra

New York

Tokyo

San Francisco

Chicago

Perché le donne lasciano le tech companies e cosa fare per evitarlo

Il settore tecnologico ha un problema con le donne.

Nonostante ci siano programmi di sostegno ed incoraggiamento alle carriere nel campo dell’ingegneria e dell’informatica, come Girls who code (per gli Stati Uniti) o Berlin Geekettes (per la scena tech berlinese ed europea), le donne continuano ad abbandonare le aziende tecnologiche in percentuale doppia rispetto agli uomini. Anche quelle che sono riuscite a superare tutti gli ostacoli del caso non riescono a rimanervi a lungo.

1. Maschilismo 2.0

Uno dei problemi più sentiti è proprio quello dell’atteggiamento sessista degli uomini nei confronti delle colleghe donne. Il settore tecnologico infatti è stato per antonomasia dominato dagli uomini e, nonostante le donne abbiamo cominciato a trovare i propri spazi – anche di un certo livello – al suo interno, questo non ha impedito il verificarsi di un accadimento emblematico nell’ultimo periodo.

Il fatto riguarda la conferenza più importante del settore: il Tech Crunch Disrupt di San Francisco. Durante l’ultima edizione, lo scorso settembre, sono state presentate due app create nella tipica hackaton organizzata durante l’evento: la prima si chiamava “Titstare” (da Tit = seno e Stare = guardare ndr) e permetteva di fotografarsi mentre si guarda il seno di una donna, l’altra invece era un gioco che si basava sullo scuotere il proprio cellulare più velocemente dei propri avversari, chiaramente simulando l’atto della masturbazione maschile.

Alcuni presenti, nonché redattrici e rappresentanti – anche uomini – dell’autorevole blog, si sono resi conto della gravità del messaggio e hanno pubblicamente porto le loro scuse con un post in cui hanno ammesso che “il sessismo è un problema importante nelle aziende tecnologiche” e hanno definito le due presentazioni “misogene” e non in linea con lo spirito del loro evento.

2. I motivi principali di abbandono

Ma quali sono nel complesso i motivi per cui le donne che ricoprono ruoli intermedi tendono ad abbandonare i percorsi di carriera più tecnici per intraprendere la strada manageriale o addirittura lasciare definitivamente il settore tecnologico?

Dopo aver intervistato più di 1000 donne che hanno abbandonato il mondo della tecnologia, uno studio dell’Università del Wisconsin-Milwaukee ha scoperto le 4 ragioni principali: per il 30% delle donne intervistate sono le condizioni lavorative mediocri (salari bassi, troppe ore di lavoro e poca opportunità di avanzamento) ad aver condizionato la scelta. Il 27% invece ha affermato di aver avuto problemi a bilanciare la vita lavorativa e personale. Una parte sorprendentemente grande delle intervistate invece ha affermato di trovare noiosa la propria attività e il lavoro in generale. Il 17% invece non andava d’accordo con i propri colleghi, con il proprio capo o non si rispecchiava nella cultura generale dell’azienda.

3. Di cosa hanno bisogno le donne?

Le donne nella tecnologia contanoun nuovo report dell’istituto Anita Borg, dopo aver analizzato le cause dell’abbandono delle aziende tecnologiche da parte delle donne, propone anche delle azioni per trattenerle e sostenerle in maniera efficace, divise in 4 ambiti diversi:

Leadership e responsabilità: formare in maniera ufficiale i manager e renderli responsabili della ritenzione delle donne nei propri team.

Cultura aziendale orientata all’innovazione: stimolare la collaborazione; offrire programmi di formazione per incrementare la consapevolezza e la conoscenza delle micro-iniquità; fornire opportunità di sviluppo e visibilità.

Comunità e reti di supporto: organizzare e supportare workshop e conferenze focalizzati sulle esperienze e sulle sfide dei percorsi di carriera; istituire programmi di mentoring.

Infrastrutture organizzative e policy: fornire la possibilità di gestire il proprio lavoro in maniera flessibile e creare servizi e strumenti che facilitino il bilanciamento lavoro-vita privata.

4. Non solo tech

Di certo il fatto che l’ambiente tecnologico sia nell’immaginario comune un mondo maschile, rende le condizioni lavorative delle donne nel settore più aspre e difficili; questo però non significa che negli altri settori le donne abbiano la strada spianata.

Il problema della ritenzione delle donne e soprattutto dell’acquisizione delle loro figure professionali nelle aziende, può sembrare un problema vecchio, ma non può più essere ignorato. Per citare dei dati concreti, negli Stati Uniti ogni anno in media 3000 donne con un PhD abbandonano la carriera scientifica.

Con queste cifre non si tratta  più di un problema sessista: è una perdita per lo stato nonché una minaccia per la competitività economica.

 

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I numeri di Google+: veri o gonfiati?

I numeri di google Plus

Google Plus non si smentisce mai. E non lo fa neanche ora, facendo anzi parlare nuovamente di sè per alcune dichiarazioni rilasciate il 29 ottobre, secondo cui il social network di casa Google avrebbe raggiunto i 300 milioni di utenti attivi mensili che visitano lo stream e oltre 540 milioni di utenti che interagiscono con G+ . Ma facciamo un passo indietro: come vengono realmente contati questi visitatori da Big G?

Lo stream

Per prima cosa, bisogna considerare che per visualizzazione dello stream, Google intende ogni volta che lo stream viene caricato sul nostro schermo. Questo significa, ad esempio, che se un utente involontariamente clicca sulla campanella delle notifiche e approda sul social network pur di eliminare quel fastidioso numeretto rosso, viene considerato come un utente attivo.

YouTube

È ormai nota la notizia secondo cui i commenti di YouTube saranno finalmente integrati con Google Plus e viceversa. Anche le azioni realizzate sul sito di video condivisione, quindi, potrebbero essere conteggiate come attività svolte su G+.

Google Play

Molti di voi avranno notato come, per rilasciare una recensione sullo store Android o Chrome, sia necessario creare un account su G+. Questo, e il conseguente scaricamento delle applicazioni, è probabile che venga considerato come una delle azione compiute da parte di un utente attivo.

I numeri di Google Plus

SEO

La corsa all’author rank, poi, si è già attivata da tempo. E anche qui per convalidare l’authorship è necessario, neanche a dirlo, un profilo sul social nework in questione. E questo ha permesso a G+ di guadagnarsi una grande fetta di mercato più che attiva: quella degli uomini di marketing.

Immagini in backup

L’utilissima funzione di salvataggio delle immagini dal cellulare all’account Google in automatico, potrebbe essere un’altra delle trovate del social netowork per considerare attivi gli utenti.

Tempo di permanenza

Ma perchè in queste statistiche non viene mai accennato il tempo di permanenza medio sul sito? Perchè è proprio questo il tasto dolente del social network.

Se, infatti, secondo Nielsen l’utente medio trascorre su Facebook 6 ore e 44 minuti, il tempo passato su Google Plus crolla vertiginosamente a 6 minuti e 47 secondi. Un po’ troppa la differenza per essere considerati anche solo lontanamente concorrenti.

I numeri di Google Plus

Google è quindi una oasi felice o un effettivo deserto come molti continuano a sostenere? Certo secondo quanto detto sopra la risposta penderebbe decisamente sulla seconda ipotesi, tuttavia non vogliamo assolutamente negare l’importanza di Google Plus, credendo che un giorno possa realmente raggiungere o superare Facebook. Certo è evidente come, quel giorno, non sia ancora arrivato!