La privacy di Facebook cambia: non si può più nascondere il proprio profilo dalla ricerca

La scorsa settimana Facebook ha modificato le impostazioni della privacy che permettevano agli utenti di nascondersi dai risultati della ricerca.

Dopo aver iniziato, lo scorso Dicembre, il processo di eliminazione della feature “Chi può trovare la tua Timeline attraverso il tuo nome?” per gli utenti che non ne usufruivano, è stato deciso di rimuovere l’impostazione anche dagli account di chi la sta ancora usando. Questa fetta di utenti troverà un pop-up sulla home-page che avvertirà del cambiamento.

I motivi sono vari: ad esempio, questa possibilità non rendeva veramente invisibile il proprio profilo. Nel momento in cui si veniva taggati in una foto o in un post, automaticamente si poteva venire trovati da qualcuno che non è nostro amico. Inoltre, scrivono sul blog ufficiale, “questa funzione faceva sembrare la ricerca di Facebook rotta, in alcuni casi”. Infatti spesso capitava di non trovare un amico di cui si conosceva perfettamente il nome o di non riuscire a trovare utenti appartenenti ad uno nostro stesso gruppo.

In sostanza, l’idea è quella che l’esistenza dei profili non sarà occultata, ma starà agli utenti decidere quali porzioni di questi saranno visibili agli altri. Facebook consiglia di utilizzare in maniera assennata le impostazioni di privacy delle proprie informazioni e dei propri post. Questo anche per aiutare nell’indicizzazione di tutto il sistema in vista dell’arrivo della funzione Graph Search.

Ed è proprio Graph Search che ha costituito un perno fondamentale per questo cambio di direzione per quanto riguarda la privacy. Infatti, con la ricerca in base a luoghi o interessi, sarebbe stato comunque possibile essere trovati da chiunque.

Scegliendo di rendere privata la propria città, i propri album ed altre informazioni, potremo comunque tutelarci dalla diffusione di informazioni che vogliamo tenere private. Vi abbiamo già dato qualche consiglio in questa direzione.

Cosa ne pensate di questa decisione presa da Facebook? E’ lesiva verso la privacy o è meglio spingere gli utenti ad essere attenti alla visibilità delle proprie informazioni?

Scopri il marchio: Oxfam svela la verità sullo zucchero

Oxfam, la confederazione di associazioni non governative che si occupa di fornire soluzioni definitive al problema della fame e dell’ingiustizia, ha recentemente prodotto uno studio sullo zucchero che viene usato per prodotti di Coca-Cola e Pepsi.

Lo studio prodotto per la campagna Scopri il marchio ha fornito informazioni sugli effetti collaterali eticamente discutibili come la violazione di diritti umani, derivanti dalla compravendita di terreni agricoli sottratti alle persone che usavano quelle stesse terre per vivere dignitosamente e sfamarsi. Questo tipo di appropriazione della terra viene evocativamente  chiamato land grabbing.

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Aziende come la Associated British Food che si occupano di fornire lo zucchero alle maggiori aziende alimentari, le dieci grandi sorelle, per tenere il passo con la crescente domanda di zucchero sottraggono la terra ai contadini per impiantarvi canna da zucchero e soddisfare così i bisogni del mercato.

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Oxfam si propone di essere un megafono per tutti coloro ai quali il land grabbing ha portato ad un peggioramento delle condizioni di vita e addirittura alla fame, come nel caso di Edilzia Duarte e dei suoi figli, la cui unica fonte di sostentamento è stata sostituita da piantagioni di canna da zucchero.

Il mezzo con cui la campagna Scopri il marchio si propone di far fronte a queste ingiustizie è una petizione per richiedere ai governi e alle grandi aziende che assistono a questo fenomeno, di informarsi su come utilizzare metodi più sostenibili nel rispetto dei diritti umani delle popolazioni autoctone.

 

 

Better Out Than In: Banksy invade New York

Il Cavaliere Oscuro della street art che la leggenda vuole essere nato a Bristol nella metà degli anni settanta, ha invaso la vera Gotham City: New York.

Stiamo parlando di Banksy che da martedì primo Ottobre ha fatto comparire le sue opere e le sue installazioni per tutta la Grande Mela giorno dopo giorno, intitolando questa invasione Better Out Than In, prendendo ispirazione da una frase di Paul Cézanne che dice: Tutti i dipinti realizzati all’interno, in uno studio, non saranno mai belli come quelli realizzati all’esterno.

1 Ottobre – Manhattan: per prima è comparsa l’opera raffigurata nell’immagine sopra. La spiegazione di questa è inoltre fornita da una guida audio accessibile telefonando al numero riportato a fianco all’opera stessa.

La voce finge di essere seriosa e tenta di spiegare con fare professionale l’opera, facendo riferimento alle origini latine della parola graffiti e indagando il significato della figura cercandolo nel subconscio sia dell’artista che del pubblico, interrompendosi all’improvviso e chiedendo “are you kiddin’ me?” facendo ben sentire il rumore dei fogli di carta da cui legge la spiegazione che vengono gettati. La voce poi dice che non ha idea di quale sia il significato e chiede allo spettatore di trovarlo.

2 Ottobre – Westside: Banksy continua adattando la calligrafia all’accento americano, notoriamente più grossolano e meno elegante del British.

Westside

3 Ottobre – Midtown: compare la silhouette di un cane che urina su di un idrante. Anche per quest’opera la guida audio spiega ironicamente il graffito, esordendo dicendo: state guardando una delle più importanti opere d’arte del ventunesimo secolo? Se così siete nel posto sbagliato e quando sta spiegando veramente ciò che è rappresentato la voce viene viene sommersa dalla musica di sottofondo.

Midtown

4 Ottobre – Delancey, Bushwick, Williamsburg: adatta dei graffiti già presenti aggiungendo la didascalia “The Musical” mantenendo per tutte lo stesso font, dando a questi un nuovo stile o, come scrive Banksy nel suo sito, un Broadway makeover.

Delancey

Bushwick

Williamsburg

5 Ottobre – New York City: comincia ad aggirarsi per le strade di New York un furgone delle consegne, esternamente malmesso, che sosta ogni sera in un quartiere diverso. Il cassone, durante la sosta, rimane aperto e, per la gioia dei passanti, mostra l’ultima installazione dell’artista. Il vano del furgone infatti, se dall’esterno risulta tutt’altro che attraente, all’interno nasconde un lussureggiante giardino mobile, visione tutt’altro che consueta nei quartieri in cui sosta.

Con una pompa che eroga 83 litri d’acqua e un tramonto che non tramonta mai il furgone porta per le strade di New York un’installazione criticata dalla voce della guida audio perchè somigliante ad altre opere precedenti. Sempre il Cicerone telefonico, aggiunge come l’ispirazione sia venuta dai giardini segreti coltivati dai Newyorkesi, sfrattati durante la grande depressione, all’interno dei terreni incolti.

6 Ottobre – TouTube: fa la sua comparsa in rete questo video che si prende apertamente gioco di Al Qaeda di cui non vi sveliamo il finale.

7 Ottobre – Brooklyn: fa la sua comparsa un graffito che raffigura un palloncino a forma di cuore coperto di cerotti. L’audio-guida, accompagnata da una melodia struggente spiega come il cuore come l’animo umano sia soggetto a mille ferite, di come l’opera sia una chiara rappresentazione della lotta per sopravvivere dell’animo umano paragonato ad un palloncino in balia del vento, ma quest’atmosfera viene interrotta dall’iniziativa dello speaker di aspirare l’elio del palloncino e parlare come un cartone animato per tutto il resto della registrazione.

Brooklyn

Brooklyn

8 Ottobre – Greenpoint: Ho una teoria secondo cui puoi far sembrare profonda qualsiasi frase sempliemente scrivendo il nome di un filosofo morto alla fine. [Platone]

Greenpoint

9 Ottobre – Lowe East Side: un graffito che si sviluppa su una vera auto, per poi proseguire su una parete fa la sua comparsa accompagnato non da una guida audio, ma da quello che sembra essere la registrazione di una conversazione radio delle forze di polizia durante un’emergenza. Quest’opera sembra essere più tetra di quella dei giorni precedenti e sembra ricordare la New York di Delillo in Cosmopolis.

Lower East Side

10 Ottobre – East New York: Un cane della prateria fa la sua comparsa in divieto di sosta. Il roditore è bidimensionale, ma la terra da cui sembra emerso è vera.

East New York

11 Ottobre – Meatpacking District: The Siren of the Lambs è questo il titolo dell’opera. Consiste in un camion per il trasporto bestiame che percorrerà le strade del Meatpacking District per le prossime due settimane. Dalle aperture del cassone escono con la testa simpatici peluche raffiguranti mucche, pecore, galline e orsetti che però sembrano piangere disperati durante il loro viaggio.

Che le opere di questo misterioso artista abbiano tutte carattere polemico e satirico non v’è alcun dubbio, quindi partendo da questo fatto abbiamo provato a farci un’idea riguardo ai vari significati delle opere che compongono questa invasione, ma non ve li diremo. Sarebbe un po’ indirizzare l’interpretazione che è proprio quello che Banksy non vuole. Lo chiede la voce, lo fa capire il suono delle guide audio. La spiegazione la deve trovare ognuno. E ogni interpretazione sarà comunque plausibile.

Il bootstrapping per lo sviluppo di una startup di successo


“Se fondate una startup volendo farla assomigliare all’IBM, siete fuori dal mercato”
 .

Con questa frase Steve Blank, importante imprenditore californiano,  nonché professore all’Università di Standford, introduce il concetto di bootstrapping, secondo il quale per fondare una startup occorrono regole completamente diverse rispetto a quelle necessarie per una grande azienda.
Questo vale sia per le startup che possono contare su finanziamenti esterni, sia per quelle che devono contare solo sulle loro forze per crescere e raggiungere i propri obiettivi.
Il bootstrapping consiste principalmente nell’arte di avviare un business tramite l’ausilio dei risparmi e  delle competenze personali, affidandosi alle proprie capacità e cercando di raggiungere il più velocemente possibile il break even point (punto di pareggio in cui i costi e i ricavi del nostro business si incontrano).

Concentrarsi sul progetto, non sugli investitori

Molti aspiranti imprenditori impiegano tantissimo del loro tempo alla ricerca di investitori non preoccupandosi sufficientemente dello sviluppo della propria idea.

Il focus principale all’inizio deve invece essere sempre lo sviluppo del business e il raggiungimento degli obiettivi primari di un’azienda, quali la formazione di una base clienti e la creazione di liquidità.

Nella fase di avvio basarsi solo sulle proprie finanze e sulla capacità dell’impresa di generare liquidità, costringe gli imprenditori ad identificare ed a risolvere tutti i problemi che possano minare l’efficienza della startup; fare bootstrapping non permette infatti la presenza di inefficienze produttive, comunicative o di qualsiasi altro tipo.
Al contrario poter contare subito su finanziamenti esterni rischia di portarci a tralasciare molti dettagli e a badare poco al perfezionamento di tutte le attività, ignorando errori che possono venir trascurati a causa della presenza di una cospicua fonte di denaro a disposizione.

 

L’importanza della flessibilità per una startup

La ricezione di seed d’investimento da parte di finanziatori esterni rischia di ridurre in maniera rilevante la flessibilità dell’azienda.
Aprire un’azienda altamente innovativa si sostanzia spesso in un’avventura decisamente movimentata;  è facile infatti essere costretti a cambiare rotta ed a modificare le proprie strategie in corso d’opera per seguire le dinamiche del mercato. Gli investitori esterni possono invece ostacolare questi repentini cambi di rotta, non comprendendone a fondo le motivazioni e costringendo gli imprenditori a seguire le strategie iniziali nelle quali i team possono aver perso fiducia.

Essere immobili e scarsamente flessibili in contesti turbolenti e dinamici come quelli ad esempio dei settori dell’alta tecnologia può essere fatale. Il bootstrapping permette, soprattutto all’inizio,  di tenere aperta ogni porta e di essere ricettivi e pronti a seguire ogni singolo stimolo proveniente dall’ambiente esterno.

Le sei regole del bootstrapping

Secondo un interessante articolo del professore americano della Fletcher School Amar Bhide, pubblicato da Harward Business Review, i bootstrappers necessitano di un’ impostazione mentale differente da quella imperante nel  del mondo delle grandi aziende.

L’articolo suggerisce che per abbracciare la mentalità del bootstrapping è importante seguire queste sei regole:

  1. Essere subito operativi: agire ti permette di cogliere alcune nuove opportunità, cosa che prima non avresti potuto fare
  2. Perseguire progetti che generano flussi di cassa in tempi brevi e che possono quindi permettere di  raggiungere velocemente il break even point: business che creano immediati guadagni, anche non rilevanti, acquistano credibilità agli occhi delle altre persone
  3. Offrire un prodotto di alto valore e grande originalità, facendo in modo che queste caratteristiche vengano facilmente percepite dai potenziali clienti: è piu facile vendere un prodotto che offre dei vantaggi tangibili sulla concorrenza;
  4. Tenere la crescita sotto controllo: espandersi solo al tasso che si può affrontare e controllare;
  5. Focalizzatevi sulla liquidità: un bootstrapper non può permettersi di vendere in perdita all’inizio, ma deve cercare di avere un margine minimo che gli permetta almeno di coprire i costi e finanziare la crescita;
  6. Capire quando spendere e quando fare economia: investire solo su ciò che crea davvero un vantaggio competitivo.

Queste sei regole costituiscono l’architettura sulla quale il bootstrapping si sviluppa: tenerle a mente aiuterà chiunque voglia aprire un proprio business a focalizzarsi sugli aspetti più importanti evitando di perdere la rotta con il rischio di far fallire il proprio business.

Panini, giocattoli e pensionamenti eccellenti: i migliori annunci stampa della settimana

Siete pronti per il consueto aggiornamento Ninja sui migliori annunci stampa pubblicati questa settimana provenienti dalle migliori agenzie pubblicitarie del pianeta? Check this out: 

Volkswagen Bus: No more

Ogni automobile merita una campagna di lancio, ma solo un’icona senza tempo come il furgone della Volkswagen merita una “campagna di ritiro“. L’ultimo paese al mondo a  produrre il famoso Kombi, conosciuto in Europa come “Bulli”  è il Brasile dove quest’auto sarà ritirata dal mercato alla fine del 2013, mettendo così fine ad una grande produzione durata più di sessant’anni in tutto il mondo.

Per celebrare questo storico avvenimento l’agenzia carioca che gestisce Volkswagen ha presentato questa semplice composizione in puro stile Bernbach (Immagine emblematica e lunga body-copy).

Advertising Agency: ALMAPBBDO, Sao Paulo, Brazil
General Creative Director: Luiz Sanches
Creative Directors: André Kassu, Marcos Medeiros
Digital Creation Directors: Luciana Haguiara, Sandro Rosa
Art Directors: Benjamin Yung Junior, Marcelo Tolentino
Copywriters: Marcelo Nogueira, Marcelo Pignatari
Photographer: Fabio Bataglia

M&S Ultimate Sandwiches: Goat cheese/Pastrami

La catena di grandi magazzini M&S presenta un concept leggero nella composizione, ma importante ed efficace nella resa. I nomi degli ingredienti di diversi panini, che vengono definiti ultimate, sono impilati uno sull’altro, formando, il panino stesso.

Per enfatizzare la bontà e la succulenza degli ingredienti è stato usato un font decisamente “bold” mentre il colore di sfondo di ogni creatività viene ripreso dall’ingrediente caratteristico di ogni sandwich.

Advertising Agency: RKCR/Y&R, London, UK
Creative Director: Mark Roalfe
Original Art Direction: Dschwen LLC Creative Studio
Art Director: Tim Brookes
Copywriter: Phil Forster
Typography: Tim Brookes, Lee Aldridge

Toy Kingdom: Life Insurance Form/Chronic Disease Form


La body-copy descrive ottimamente il senso di questo simpatico annuncio stampa: “Al Toy Kingdom potrai trovare la più esaltante gamma di giocatoli per tutte le immaginazioniLascia giocare liberamente i tuoi figli quando sono ancora piccoli perché un giorno saranno degli adulti.”

I rigidi e tristi moduli sono stati scarabocchiati con disegni colorati verosimilmente da un bambino che ha ignorato  l’importanza del modulo e del suo contenuto.

Advertising Agency: Canvas, South Africa
Creative Director: Michael Ipp
Art Director: Matthew Grobler
Copywriter: Shannon Devy
Photographer: Lyndon Skibbe

Rasti: Truck

Non deve essere facile per una azienda che produce costruzioni giocattolo combattere ogni giorno contro lo strapotere universale di un competitor come Lego.

I mattoncini colorati Rasti sono molto popolari in Argentina dove sono entrati addirittura nei detti popolari come: “si è rotto come un Rasti” o “puoi costruirlo come un Rasti” prendendo in prestito il concetto di facilità di montaggio e smontaggio dei mattoncini colorati.

Anche in questa comunicazione ritroviamo questo indirizzo rafforzato dalla headlineDon’t Cry ). Da ogni rottura può nascere una nuova creazione, prolungando il gioco potenzialmente all’infinito.

Advertising Agency: FWK Argentina
Creative Director: Christian Oneto Gaona
Art Director: Matías Fernández
Copywriter: Matías Abbondio
Photographer: Celeste Martearena Godoy

FedEx Express: Crutches

Le grandi agenzie pubblicitarie cercano i loro talenti nelle migliori scuole di advertising del pianeta. Questo esempio di accademia è davvero molto divertente. Si cerca di promuovere la compagnia FedEx e soprattutto di mettere in luce la rapidità delle loro spedizioni: l’uomo all’interno dell’abitazione presto avrà un incidente data la precaria posizione di lavoro.

Alla porta sono già presenti, (grazie a FedEx) due stampelle che saranno molto utili allo sfortunato protagonista.

Advertising School: Escola Cuca, São Paulo, Brazil
Creative Director: Murilo Melo
Art Directors: Amanda Perensin, Caio Almeida
Copywriter: Marcelo Carvalho

Pubblicità o amico intenditore: di chi ti fidi?

Pubblicità o amico intenditore: di chi ti fidi?

Gli italiani preferiscono ricorrere ai consigli di amici e parenti per ottenere informazioni di qualità prima di effettuare un acquisto: è quanto emerge dalla Nielsen Global Consumer Confidence Survey 2013, una ricerca internazionale che, oltre alla fiducia dei consumatori nella pubblicità, misura l’efficacia del messaggio pubblicitario nell’attivazione del processo di acquisto.

La comunicazione “tra pari” è vincente

Ben il 73% degli intervistati dichiara di prediligere il passaparola rispetto ad altre forme di comunicazione, dato confermato anche negli altri paesi europei (79%) e nel mondo (84%). Nonostante la rilevanza del dato, bisogna evidenziare come il passaparola perda qualche punto percentuale rispetto ai dati della Survey 2011 quando sia in Italia che in Europa toccava addirittura l’88%.

Il declino nella preferenza è facilmente comprensibile considerando le nuove frontiere della pubblicità e della comunicazione digitale che, in alcuni casi, hanno appreso molto dal passaparola. Si pensi alla diffusione di forum, blog, community e ai siti in cui gli utenti si scambiano opinioni e chiedono consigli: questa forma di passaparola online è vincente in Italia (49%), Europa (55%) e nel mondo (68%).
L’altra piazza dove gli utenti condividono esperienze, informazioni e opinioni con amici e conoscenti sono i social network: è qui, nel luogo di incontro virtuale per eccellenza, che il 38% dei consumatori italiani (Europa 41%, mondo 55%) si informa su prodotti e servizi, attraverso pubblicità e fan page dei brand preferiti. Il dato, già molto rilevante considerando la relativa novità del fenomeno, è destinato a crescere: Nielsen rivela che esso conquista 16 punti percentuali in Italia e 21 in Europa (vs 2011).

Comunicazione 1.0 e TV

Per credibilità ed efficacia nel mondo online si collocano al secondo posto i siti aziendali che influenzano il processo di acquisto del 41% dei consumatori in Italia, 51% in Europa e  67% nel mondo.
Tra gli strumenti online, batte l’efficacia dei social network il mondo dell’email marketing che si attesta al 40% di efficacia secondo gli intervistati, con un incremento del 15% rispetto ai dati Nielsen 2011.

 

Ma la televisione che fine fa in questo panorama media sempre più complesso? Contro le aspettative di molti, tra i mezzi presi in considerazione dall’indagine, la tv è seconda solo al passaparola: il messaggio pubblicitario televisivo resta uno strumento di informazione efficace in Italia per il 49% degli intervistati e ancor di più in Europa (55%) e nel mondo (68%).

Pubblicità, convergenza e integrazione

I dati emersi dall’indagine Nielsen inducono a riflettere su una crescente importanza ed efficacia dell’informazione “tra pari”, sia nelle forme tradizionali del passaparola che in quelle digitali di forum e social media. L’indagine fornisce inoltre la fotografia di un ecosistema mediatico sempre più vasto e complesso: ogni brand non può fare a meno di una comunicazione cross canale per una copertura efficace del proprio target.
La sfida può apparire ardua, ma attraverso la comprensione dei mezzi a disposizione e delle loro potenzialità, essi si trasformano in un’ulteriore risorsa per rendere la comunicazione pubblicitaria sempre più efficace.

PashionVictim, il marketplace di designer e fashion blogger

Hanno lavorato per anni nel mondo della moda, come free press editor del magazine Style Up! Quando si è diffuso il fenomeno del fashion blogging hanno deciso di cavalcare questa evoluzione e creare una startup che potesse coniugare il bisogno di visibilità dei designer emergenti con la popolarità del mondo delle blogger. Matteo Margini (CEO e Founder), Riccardo Ruffini (Designer), Silvia Ceddia (Social Media Manager), Andrea Beck Melegari (Digital PR) affiancati da un team di sviluppatori esterno e da una collaborazione con l’università di Bologna, di cui hanno fatto parte Giorgia Sterza, Francesca Amoroso e Stefano Maccagnani, hanno così lanciato PashionVictim.

Facciamoci dunque raccontare da Matteo com’è nata l’idea.

Come è nata la vostra idea?

La nostra idea ha radici alquanto lontane; da anni crediamo fortemente che il web sia in grado di democratizzare un sistema estramente verticalizzato come la moda. Per anni grandi budget investiti su media tradizionali sono stati capaci di influenzare con successo le scelte di acquisto delle persone, oggi attraverso il web anche semplici persone hanno la facoltà di lanciare dal basso nuove tendenze con un’efficacia talvolta terribilmente superiore rispetto a quella espressa da riviste, radio o tv.

A tal proposito riteniamo che il fenomeno del fashion blogging sia soltanto agli albori e che l’attuale gestione delle collaborazioni tra blogger e brand sia una vera e propria giungla; allo stesso tempo crediamo fortemente nell’eccellenza del Made in Italy nel creare prodotti moda dall’altissimo contenuto stilistico e qualitativo.

In cosa consiste PashionVictim?

Dall’unione spontanea (e non forzata) del mondo del fashion blogging e del design Made In Italy nasce PashionVictim, ovvero un marketplace che intende mettere in relazione i più promettenti fashion designer italiani con il mondo in esplosiva ascesa dei fashion blogger, per dar vita ad un social commerce in cui ciascun articolo è rigorosamente indossato, provato e recensito proprio dai blogger.

L’idea è quella di offrire a veri appassionati di moda un’esperienza sociale inspiring, con la possibilità di acquistare capi unici ed esclusivi e godere allo stesso tempo di una migliore percezione dei volumi e della vestibilità oltre ad una superiore completezza informativa data dalla possibilità di interagire e di ricevere preziose indicazioni da chi ha avuto effettivamente l’articolo tra le proprie mani.

A che punto siete dello sviluppo?

Dopo un’anno di business plan competition (lo scorso anno siamo stati finalisti nel secondo girone al Wind Business Factor), focus group e ricerche di mercato, ora siamo finalmente in procinto di lanciare tra fine Ottobre ed inizio Novembre una versione beta del progetto.

Qual è lo scenario competitivo?

Lo scenario competitivo è estremamente complesso, esistono già diverse piattaforme (anche Italiane) in grado di permettere a giovani designer di aprire una propria vetrina on-line; tuttavia un conto è affacciarsi sulla rete, un altro è vendere on-line.

La nostra piattaforma, fungendo in primis da marketplace, permetterà ai brand emergenti di allacciarsi gratuitamente ad uno straordinario canale promozionale sociale rappresentato dai fashion blogger; a nostro avviso, questo è un elemento determinante per generare un adeguato afflusso di traffico verso la nostra piattaforma e garantire ai nostri partner buone performance commerciali senza generare alcun tipo di costo fisso.

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?

Le difficoltà sono quelle tipiche delle startup italiane, ovvero l’estrema difficoltà nel reperire risorse finanziarie ed umane disposte ad investire in progetti con una scalabilità potenziale nel medio/lungo periodo.

Tuttavia, nel nostro caso, il fatto di trovarci in Italia, rappresenta anche un grosso vantaggio competitivo in quanto ci permette di lavorare fianco a fianco di tanti giovani talenti e stilisti emergenti e di presentare all’interno di PashionVictim proposte contenutistiche innovative e di qualità.

Dove vi vedete tra 1 anno?

Nella nostra roadmap tra un’anno saremo pienamente immersi in un processo di internazionalizzazione che vedrà da un lato l’allargamento del nostro panorama commerciale, da comunitario a mondiale, dall’altro l’ingresso di fashion designer esteri per rendere le nostre proposte stilistiche ancora più uniche ed accattivanti.

Notorious Baldies: le star pelate della cultura pop

 

Notorious Baldies è una raccolta di illustrazioni minimal di teste famose, con un unico fattore comune: sono tutte pelate! Infatti l’illustratore brasiliano con base a Londra Mr. Peruca ci fa notare che anche la calvizie è un segno distintivo e lo fa ritraendo alcuni dei più celebri “calvi” mostrandone solo la fronte.

 

 

 

 

E subito parte la sfida nel riconoscere tutti i personaggi raffigurati: si spazia da protagonisti di cartoni (Homer Simpson) a serie tv (Walter White) a film (Sloth) a personaggi reali (Gorbaciov) ai fumetti (Hellboy). Con Notorious Baldies l’artista brasiliano ci mostra come con uno stile originale trasforma la sua passione in vera arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dieci cose da sapere per sopravvivere in una agenzia pubblicitaria

Avete visto Mad Men e avete pensato, poveri stolti, che lavorare in una agenzia pubblicitaria fosse il lavoro più cool che ogni essere umano potesse desiderare?

Siete riusciti a farvi assumere ed avete scoperto cosa significa restare seduti su una sedia per 13 ore guardando un monitor con lo sguardo fisso tipico dell’ottuso e quali danni provoca il rumore di una tastiera in un cervello umano?

Ispirati da un post recentemente pubblicato su Business Insider, i Ninja hanno pensato di correre in vostro soccorso con questo piccolo ma utilissimo decalogo sulle cose da fare o non fare al fine di conservare lo status di homo sapiens.

#1 I clienti sono i vostri unici, veri amici, per cui trattateli meglio di come trattate i vostri genitori

O anche di più, tipo che so il cane. Innanzitutto sono loro che pagano di fatto le vostre bollette, inoltre sono quelli che potrebbero invitarvi agli eventi mondani più cool in città o meglio ancora, alle cene aziendali = mangiare a scrocco.

#2 Non parlate di politica a lavoro. Non parlate di religione a lavoro. Non parlate di un qualsivoglia argomento serio e con contenuto nel luogo di lavoro.

I rari momenti in cui socializzate in ufficio non devono in alcun modo mostrare la vostra vera natura. I vostri colleghi già dal modo in cui vestite dal primo giorno sospettano che siate degli imbecilli, aprire bocca e raccontare un po’ della vostra vita trasformerebbero le loro intuizioni in certezze assolute.

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#3 Questa vorremmo non scriverla tanto già sappiamo che nessuno di voi la rispetterà: mai uscire con un/una collega!

Perché? Innanzitutto datevi uno schiaffo per il sol fatto di avercelo chiesto. Se ancora non vi basta il motivo è semplice: se vi va male sarete costretti a trascorrere le vostre settimane in compagnia di una persona che vi ha fatto sentire desiderati come una multa su un parabrezza. Semmai invece il corteggiamento andasse a buon fine, trascorrereste tutto il vostro tempo da svegli, feriale e festivo, col vostro partner.

#4 Andate ad ogni evento organizzato dai vostri clienti, anche quelli che non vi piacciono.

Anche quelli per i quali in linea di massima, il tasso di divertimento è pari -3. Fate tutto quello che è in vostro potere per non rimanere intrappolati in ufficio alle 22.00 del Venerdì con una presentazione da preparare o un master di bannerini pubblicitari sui biscotti della nonna. Uscite da lì, a qualsiasi costo, con qualsiasi pretesto.

#5 Il caffè non è un alimento sano, porta dipendenza ed assuefazione, vi rende più isterici di quanto non lo siate normalmente.

Chi lavora in ambito pubblicitario già di suo è incline a comportamenti che prevedono un esaurimento nervoso ogni tre mesi. Può servirvi per tenervi svegli ma non può essere considerato un sostituto del pranzo o della cena. Se non ricordate più il significato dei due vocaboli sopra citati, sono passati tre mesi dall’ultimo ricovero da crisi da campagna pubblicitaria consegnata l’ultimo giorno disponibile, digitate 1-1-8 sul vostro telefono (è quell’aggeggio strano dal quale il vostro superiore vi urla in aramaico quando siete a casa perché non avete completato il compito che vi ha assegnato 5 minuti prima di uscire dall’ufficio e che, per ragioni per lui incomprensibili, non avete ancora svolto) e vi auguriamo una buona e repentina guarigione.

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#6 Non è sempre colpa vostra se ogni volta che avete un meeting coi committenti questi alla fine della riunione vi guardano interdetti.

Quanto segue più che per la vostra sopravvivenza in senso stretto è un comportamento da tenere per la salute di chi lavora con voi. Lo sanno che vi siete fatti il proverbiale mazzo quadro, che avete passato le ultime due settimane sui libri per le tecniche di presentazione più innovative, che siete state lì a cronometrarvi pure le pause in bagno pur di entrare nei 10 minuti stabiliti, senza sforare per numero di cartelle, usando solo i font più fighi e i plug-in più creativi per illustrare il vostro progetto pubblicitario.

Tanto alla fine vi diranno sempre e solo “eh….carino è carino, però non mi arriva“. Sono programmati per dirvi questo, vi pagano affinché ve lo possano dire per cui ricordate: evitate di avere nella sala conferenze oggetti contundenti a portata di mano e/o di lancio.

#7 Cercate se possibile di vivere con almeno un inquilino.

Per quanto possiate incappare in veri e propri animali potrebbero ritornarvi utili come valvola di sfogo dalla frustrazione quotidiana, per fare la spesa che non avrete mai il tempo e la possibilità di fare. In alcuni casi pare siano di compagnia e possano essere un ottimo sostegno emotivo, non ci risulta ma vi faremo sapere se troviamo testimonianze in tal senso.

#8 Se lavorate in un’agenzia abbastanza grande da avere una sala ristoro sappiate che vi è un tacito accordo per il quale vige la legge del chi cerca trova.

Arraffate ogni muffin, panino, confezione di insalata o merendina che vi capita sotto mano. Qualcuno potrebbe dirvi che non si fa perché non sta bene o perché aveva lasciato un biglietto per segnalare che era il suo pasto. Tutte balle, in agenzia, specie dopo le 14.00 è guerra, e la si combatte sino all’ultimo morso.

#9 Mai salvare una password sul proprio terminale, mai lasciare Facebook o altro social network aperto.

Neanche quando vi scappa. La vostra dignità e le amicizie che avete faticosamente coltivato fuori dal posto di lavoro potrebbero infrangersi su un “forza XXXX” postato dal vostro collega.

#10 Postate sempre vostre foto sui social (preferibilmente selfies al fine di comprovare la vostra effettiva presenza) degli avvenimenti ai quali vi recate per lavoro.

Otterrete un doppio risultato: coloro che non vi frequentano (le persone normali insomma, quelli con un lavoro serio e che mettono su famiglia) crederanno che state vivendo una vita da sogno tra frizzi lazzi e grana come se piovesse. Quelli che davvero vi conoscono saranno sollevati nel vedere che saltuariamente riuscite a fuggire dalla vostra postazione di lavoro e sopportate la luce del sole.

Questo piccolo elenco in realtà potrebbe continuare all’infinito, ci limitiamo, per ora, a queste dieci regole di sopravvivenza, cercate di rispettarle il più possibile, sappiate che noi Ninja ci teniamo a voi e che presto ritorneremo con altri preziosi consigli per salvare i pubblicitari dalla giungla in cui sono immersi tutti i giorni.

Torna il disco in vinile, lo dicono Nielsen ed i Daft Punk [JACKNROLL]

"il ritornoi del disco in vinile"

Personalmente mi mancano un pò i supporti analogici, intendiamoci siano sempre lodati Spotify e Deezer per la musica che mi concedono quasigratis tutti i giorni, però al rito di desiderare, cercare e scovare i dischi non riesco a rinunciare.

Ci sono sono poi oggetti che per una serie di ragioni irrazionali godono di un’ aura di fascino e sensualità che altri si sognano, e proprio grazie a questo riescono a guadagnarsi uno spazio di immortalità a dispetto della frenesia del processo tecnologico; io sono cresicuto con le musicassette ma non mi mancano per niente, mentre posso pagare 35 euro per il vinile di un live della PFM (che possiedo già in tutte le altre forme possibili) e sentire di essermi riappropriato di qualcosa di importante.

Ma per una volta tralasciamo le mie opinioni e vediamo 5 ragioni, reali e concrete, per le quali dovreste credere al fatto che il mercato del vinile non solo non è morto, ma è addirittura in crescita.

1 I dati lo confermano, anzi lo urlano

Il mercato della musica corre a tutto vapore verso il digitale, già da un paio d’anni in paesi come l’inghilterra l’mp3 supera di gran lunga il formato fisico, nonostante questo dal 2007 ad oggi le vendite dei vinili crescono esponenzialmente ogni anno, passando, secondo Nielsen Sound Scan, da 1 milione di copie vendute nel 2007, ai 5.8 milioni stimati nel 2013.

Ma gli esperti del settore dicono che i dati sono addirittura sottostimati, a causa del fatto che gran parte del business avviene nel mercato dell’usato e del collezionismo, impossibile da tracciare con precisione dagli istituti di ricerca; secondo queste persone (negozianti, collezionisti ecc.) la percentuale di mercato occupata dall’LP sarebbe del 10-15% !

2  I Daft Punk concordano

Il singolo “Get Lucky” dei Daft Punk uscito quest’anno è al momento il vinile più venduto su Amazon di sempre, il disco “Random Access Memories”, uscito in primavera, ha venduto più di 19.000 copie solo la prima settimana, quasi il 10% del totale delle vendite; il che vuol dire banalmente che non sono solo i vecchi hippy con la maglietta arcobaleno a comprare i vinili.

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3 C’è gente che ci sta facendo dei soldi

La Quality Record Pressings, fondata nel 2011 a Salina, nel Kansas, produce oggi circa 900.000 mila dischi l’anno, stampandone di nuovi e ristampando gente del calibro dei Nirvana (ecco la sola idea di campare stampando dischi in vinile mi fa venire le lacrime agli occhi).

Il proprietario sostiene che, pur non avendo mai speso un dollaro di pubblicità, l’azienda va benissimo e dal 2011 sono in costante espansione, il solo problema è rintracciare la macchine per incidere i vinili dato che sono fuori produzione da una trentina d’anni.

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 4 La tecnologia apre nuovi mercati

Avete presente i maker? Quelli che perdono la vista dietro alla stampanti 3D fatte in casa, che parlano con Arduino anche nel sonno e che si abbonano a instructable. I fissati con il DIY (Do It Yourself) insomma. Ecco da è proprio da una di loro, Amanda Ghassaei, che arrivano i primi tentativi di incidere i primi vinili in casa, al momento si sentono proprio male ma sono fichissimi da vedere.

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5 Il mercato del collezionismo è davvero vasto

Siti web per appassionati, guide, fiere internazionali, riviste che trattano solo LP da collezione, il mecato dei vinili usati è davvero vasto e pieno di sfaccettature, si passa dal malato che ne ha migliaia e non li ha mai ascoltati per non rovinarli, al semplice amante che gira per mercatini.

Per ovviare al limite principale del vinile, la trasportabilità, alcuni rivenditori particolarmente intraprendente oggi vende l’LP correlato della versione mp3, così che possa essere ascoltata anche outdoor.

Se cercate un vinile usato o volete solo farvi un’idea di che cosa stiamo parlando date un’occhiata a Discogs, importante community per appassionati, dove potrete trovare di tutto, da “I am the highway” degli Audioslave in versione originale per 16 euro, al promo originale di “Please, Please Me” dei Beatles che potete portarvi a casa con appena 21.000 euro.

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E anche stavolta è tutto, spero di avervi convinto quanto meno a correre nella cantina dei vostri genitori a cercare una copia originale di un singolo dei Beatles, io l’ho fatto circa vent’anni fa, ci ho trovato tutta la discografia dei Pink Floyd e da allora la mia vita ha preso una piega diversa…

Jack’n Roll