Unite the Two Bays, Napoli e San Francisco sempre più vicine [INTERVISTA]

Paolo Pontoniere e Luciano Serafini hanno il grande merito di aver costruito dei binari di collegamento tra due baie molto famose: quella di Napoli e quella di San Francisco, grazie al progetto Unite the Two Bays, promosso da Skillpoint & Campania FelixGli startupper navigati sanno già che il 25 giugno, a Napoli, si terrà l’evento Job Creator Tour organizzato insieme a Mind the Bridge. Abbiamo intervistato Paolo e Luciano per cogliere meglio lo spirito dietro queste iniziative. Tutte accomunate dal desiderio di favorire l’incontro tra i venture capital d’oltreoceano e la vulcanica creatività campana e napoletana.

Ciao Paolo! Cosa può imparare uno startupper californiano da uno startupper campano?

L’arte di fare di più con meno e che se si fanno salve le specificità locali gli innovatori sognano tutti alla stessa maniera. In un certo senso l’arte d’arrangiarsi napoletana e quella di reinventarsi continuamente della Silicon Valley sono più simili di quello che possano apparire a prima vista. La disponibilità a rischiare di chi si inventa ogni giorno un nuovo modo di fare business e la determinazione di chi conta solo sulle proprie risorse per farcela, anche quando tutto sembra intralciare il cammino, sono due facce della stessa medaglia. Non però, si badi bene, il risvolto l’uno dell’altra, ma piuttosto l’immagine riflessa (e filtrata dalle specificità geografiche delle due regioni) di un desiderio di innovazione profondo che finisce con lo scuotere la società tutta nelle sue fibre più profonde.


Chi più d’uno startupper napoletano può apprezzare l’esortazione di Steve Jobs “stay hungry stay foolish” a chi sogna di cambiare il mondo con la forza d’una idea? E non solo perchè la città versa in una situazione economica disastrata (per molti versi più grave di quella di altri grandi centri in crisi), con la conseguente penuria di fondi per imprese emergenti, ma anche perchè nel conflagrare magmatico degli interessi sociali campani aprire spazi a gruppi che sognano innovazione potrebbe sembrare un’utopia. Nei fatti però non lo è. Esperienze di startup come Buzzoole, moboz, Intertwine, rehub, bisquit, craftyparking e Creative Advisory dimostrano non solo che Napoli “talks innovation” ma che ne parla proprio per affrontare problemi che affliggono il consesso cittadino e con l’intento di creare nuove comunità. Niente di molto dissimile da quello che hanno fatto e continuano a fare giovani innovatori statunitensi nello stile di Mark Zuckerberg, Sergey Brin, Biz Stone e David Karp, che poi si tratti di un garage, di un tech-hub, di un basso o di un’officina cambia ben poco, e’ lo spirito che conta: siamo tutti sognatori alla ricerca di un problema da risolvere.

Paolo, come nasce il progetto Unite the Two Bays?

Dal desiderio di riqualificare l’immagine di Napoli nel centro mondiale dell’innovazione tecnologica dimostrando che al di la della pubblicistica mediatica delle emergenze sanitarie e criminali, Napoli e’ una delle capitali culturali europee e un centro dove si fa ricerca creativa di frontiera. Incoraggiati dal nuovo vento di risorgimento e cambiamento che si respira nella città, un gruppo di operatori culturali ed economici partenopei su ambedue le sponde della baie, tra cui oltre a me vanno segnalati Amelia Antonucci e Luciano Serafini di Skillpoint hanno deciso di lanciare un progetto di scambi culturali ed economici tesi a ri-stabilire o ri-qualificare canali di comunicazione creativa tra le due baie. Una scommessa che pareva persa in partenza, un sogno assurdo l’avevano definita alcuni sia a Napoli che a San Francisco, oggi Unite the Two Bays non solo e’ diventato una realtà ma gode anche di ampio supporto sia in Campania che nella Bay Area di San Francisco.

Ciao Luciano! Per te la domanda inversa: cosa può imparare uno startupper campano da uno startupper californiano?

“The best entrepreneurs are just curious by nature”. Il nostro obiettivo è fornire agli startupper campani l’opportunità di trascorrere 3 settimane in full immersion nell’ecosistema della Silicon Valley per studiarne il modello, stringere relazioni, acquisire contatti.

Uno startupper è prima di tutto un imprenditore ed i migliori imprenditori sono curiosi per natura, un imprenditore non ha bisogno che gli si spieghi quali possano essere i benefici di un opportunità, un imprenditore ama scoprirlo da solo e sa come farlo, decidendo autonomamente se, come e quando cogliere le opportunità che ritiene utili e funzionali ai suoi progetti.

Quali le aspettative sull’evento che si terrà il 25 a Napoli?

Con il progetto “Dal Vesuvio alla Silicon Valley e ritorno” stiamo seminando in un terreno creativamente fertile, presto potremo cogliere opportunità che potrano portare benefici alla città, alla regione ed all’intero Paese.

Stiamo già ricevendo riscontri più che positivi che vanno al di là delle nostre aspettative iniziali, l’evento del 25 giugno sta riscuotendo un importante risalto mediatico attirando l’attenzione e l’interesse di Capital Ventures, Centri di ricerca, Aziende, Fondazioni, Startupper, Ricercatori, Università, e Pubbliche Amministrazioni. L’idea piace per la sua straordinaria semplicità, per la sua duttilità, per la sua snellezza e velocità, e sopratutto per il favorevole rapporto costo-beneficio.

Nella mia “Vision” l’evento del 25 giugno è il primo di una lunga serie d’iniziative che coordinando ed integrando le migliori risorse disponibili nella nostra regione connetteranno la nostra città ai più avanzati “hot spot” internazionali in tema di innovazione tecnologica, favorendo la nascita di un ecosistema che trasformera Napoli in un HUB internazionale degli incubatori d’impresa, fucina e laboratorio per gli startuppers, faro di riferimento per gli investitori internazionali, aggregatore di aziende innovatrici, un vero “ritorno al futuro” per la nostra città.

Promuovere i corsi di lingua con i sottotitoli delle serie tv [VIDEO]

Gli amanti delle serie tv americane sparsi nel mondo hanno tutti una cosa in comune: la sofferenza provocata dalla spesso abbondante differita nella trasmissione dei telefilm nel proprio Paese, e la necessitá di fare affidamento a dei sottotitoli per ovviare al problema.

Ecco quindi nascere, parallelamente alla diffusione di file video illegali, decine di siti che mettono a disposizione le traduzioni dei dialoghi di ogni puntata. Il Británico English Institute ha pensato di sfruttare a proprio vantaggio questo fenomeno per promuovere in Perù i propri corsi di inglese creando “The barely legal media space“.

Non c’é nulla di più efficace per attirare l’attenzione (e forse anche l’ira) di uno spettatore che alterare i sottotitoli con traduzioni palesemente modificate ed assurde tra Rick e Daryl di The Walking Dead, o Walter e Jesse in Breaking Bad.

Pinterest lancia in Francia la sua prima versione locale

La lingua, benché fondamentale, costituisce solo una parte di una cultura. Per questo motivo, in Francia, Pinterest ha lanciato una versione del social network che, oltre ad avere un’interfaccia tradotta, è anche localizzata. Localizzata significa che sono disponibili contenuti e categorie strettamente legati alla cultura e alle tendenze del luogo da cui ci si connette.

Un team sito a Parigi si è messo in contatto con i 300 blogger più seguiti in Francia per farsi aiutare a generare un effetto passaparola proprio da chi crea la tendenza; da qui nasce la campagna “Epingler c’est partager”.

Il Pinterest francese, infatti, conterrà gli elementi presenti nei blog più seguiti e, partendo da questi, gli utenti avranno la possibilità di navigare in un mare di contenuti dedicati.

Questo è stato il primo passo per coinvolgere utenti non anglofoni, ma anche per controllare la diffusione di siti web simili che all’estero stanno prendendo piede proprio grazie alle mancanze a cui Pinterest sta ponendo rimedio, come ad esempio Pinspire.

L’interfaccia di Pinterest, è disponibile anche in spagnolo, olandese e portoghese, il ché, dopo la recente novità, ci lascia immaginare le intenzioni dei proprietari.

Al momento Pinterest non possiede il dominio .fr, ma chi si collegherà al social network con un IP francese verrà automaticamente indirizzato alla versione francofona del sito.

Sarà efficace questa strategia di Pinterest per non perdere utenti?

Cannes Lions 2013: gli italiani conquistano la giuria

Le premiazioni del Cannes Lions sono appena cominciate e i creativi italiani già hanno portato a casa un bel po’ di riconoscimenti.

Confermato il successo della campagna ”The Candidate” di Publicis per Heineken International che si aggiudica un oro nella categoria PR Lions. Per la stessa categoria sale sul podio anche ‘Loveville‘ di Havas Worldwide Milan per Reckitt Benckiser.

Le altre vittorie sono i bronzi vinto da McCann Worldgroup Milan per la campagna “Potere e Salumi” di Fiorucci Food e ancora Publicis per la campagna di Heineken Italia “The real master of intuition” nella categoria Direct.

L’Italia domina nella categoria Promo & Activation con due argenti per “The Candidate” e i tre bronzi di M&C Saatchi Milano con la campagna “Fastline” per Fastweb; Saatchi & Saatchi per il progetto “#Dammi più voce” di Coordown Onlus e TBWA con la campagna “Together for reconstruction” realizzata per McDonald’s Italia.

Il gran vincitore della giornata è l’australiana McCann Melbourne che porta a casa due Grand Prix per “Dumb ways to die” realizzata per Metro Trains Melbourne.

Amazon investe in programmi televisivi originali

Tutti conosciamo Amazon come il più grande successo di business sul web. Nata nel 1995 come una libreria online, ha poi esteso la gamma di prodotti venduti a DVD, CD musicali, software, videogiochi, prodotti elettronici, abbigliamento, mobilia, cibo, giocattoli e altro ancora. Ha varcato i confini di Washington creando siti in Canada, Regno Unito, Germania, Austria, Francia, Italia, Spagna, Cina e Giappone e spedisce i suoi prodotti in tutto il mondo.

Pensate sia abbastanza? Per il CEO Jeffrey Bezos, assolutamente no.
Quest’anno, infatti, uno dei brand simbolo del commercio online ha allargato il suo modello di business mettendosi in gioco con la produzione di serie televisive.

Il processo, in atto dalla fine del 2010, permetterebbe agli Amazon Studios, la unit dedicata alla produzione e sviluppo di film e telefilm, di competere con Netflix e Hulu, aziende che offrono un servizio di streaming online.

A partire dalla fine di quest’anno, gli utenti iscritti ad Amazon Prime – 79 dollari per un anno di spese di spedizione gratuite e accesso digitale alla libreria – potranno vedere in streaming contenuti originali prodotti dall’azienda.

Le sceneggiature vengono proposte e giudicate dagli utenti. Ogni pilot è disponibile gratuitamente su Amazon.com, mentre le serie complete, quelle cioè che ottengono il via libera grazie ai feedback positivi degli spettatori, saranno disponibili esclusivamente agli utenti di Amazon Prime negli Stati Uniti e di LoveFilm in Inghilterra.

Ma a differenza dei competitor Netflix e Hulu Plus, l’obiettivo di Amazon non sarebbe solo quello di ottenere ricavi dagli abbonamenti. In questo modo, il rivenditore cerca di attirare più persone al suo servizio Prime che saranno, quindi, più propense ad acquistare dal sito. Come spiega l’analista Brian Solis: “Content is king. […] Amazon sta utilizzando il contenuto per creare un ponte tra Amazon, i suoi prodotti e i suoi servizi, e i clienti.”

Secondo un report della società di ricerca Morningstar, i membri Prime acquistano più frequentemente dei clienti normali, spendono il doppio ogni anno e tendono ad acquistare prodotti più costosi.
Ci pare abbastanza chiaro il motivo per cui Amazon voglia ottenere più clienti di questo tipo. E prova a conquistarli e ad attrarli alla membership con l’offerta di contenuti di valore.

Amazon Prime Instant Video può essere considerato anche più attraente rispetto ai suoi competitor. Come Netflix e Hulu, Amazon offre una propria library di show televisivi, film e contenuti originali , inoltre include la spedizione di due giorni gratuita per molti prodotti e un ebook per Kindle gratuito ogni mese dalla libreria di Amazon.

Dopo che una selezione di 14 episodi pilota è stata resa disponibile gratuitamente, in base al feedback del pubblico gli Amazon Studios hanno scelto cinque serie da produrre.

La commedia politica Alpha House con John Goodman, la sitcom sulla Silicon Valley Beta  e tre show per bambini sono stati selezionati per la produzione di serie completa.

“Siamo entusiasti della risposta positiva dei clienti ai nostri primi episodi pilota originali”, ha dichiarato Roy Prince, direttore degli Amazon Studios. “Il successo della prima serie di pilota ci ha dato la spinta a provare questo approccio con più programmi. Questo è solo l’inizio.”

Google pubblica su Behance le sue guidelines sul visual design

Il senior design di Google Roger Oddone ha pubblicato su Behance le Visual Assets Guidelines, due documenti di straordinario valore con alcune delle principali guidelines seguite da Google in materia di design, con un focus centrato in modo particolare sulle icone dei prodotto, loghi e illustrazioni.

 

 

I due documenti elencano un range di principi design related seguiti in maniera rigorosa dal gigante del web, con l’obiettivo di divulgare alcune delle linee guida, solide ma flessibili, utili a creare dei prodotti digitali di altissima qualità, che in questi anni hanno rafforzato sempre di più la visual identity e la brand personality di Google.

 

 

Un elenco di tips, diviso in Part One e Part Two, che va dalle caratteristiche generali che dovrebbe possedere un’icona ai dettagli minimi su colori, dimensioni e mood per creare una brand identity di alto livello.

Un range di idee fondamentali per tutti coloro che lavorano nel settore del graphic design e dovrebbero essere utilizzate come riferimento sia a livello tecnico sia a livello di trend setting. D’altronde se non detta le regole Google, chi può dettarle?

 

 

E voi, ninja designers, utilizzerete queste guidelines?

Digital PR, come scovare gli influencer?

Digital Pr, Come scovare gli influencer?

Gli influencer risiedono in ogni angolo del web. Essi condividono esperienze e opinioni sui brand e più il loro livello di influenza è alto e maggiore è l’impatto delle loro opinioni sulla reputazione aziendale.

Nel Web gli utenti attivi producono circa 500 milioni di contenuti su prodotti e servizi ogni anno, ma l’80% di questi sono realizzati solo dal 6% degli utenti sui social media. Questi dati fanno emergere l’importanza delle Digital PR ovvero tutte le azioni in ambito digitale che attraverso l’utilizzo di determinati influencer sono in grado di generare awareness e trasmettere fiducia migliorando la reputazione di un brand.

È quindi fondamentale per un’azienda mappare gli influencer chiave per il suo mercato, curare i rapporti con loro e quando lo ritiene opportuno coinvolgerli in azioni tattiche utili per il raggiungimento di specifici obiettivi.

Ma quindi come scovare gli influencer online? Probabilmente non esiste un percorso univoco di analisi ma varie soluzioni che devono partire da una conoscenza di base del mercato.
Ecco qualche consiglio e qualche tool utile a questo scopo:

1. Klout & Co.

Digital Pr, Come scovare gli influencer?

Ci sono diverse piattaforme il cui obiettivo è misurare l’influenza di persone e aziende online, la più popolare è Klout. L’obiettivo primario di piattaforme come questa è semplificare il concetto di influenza fornendo un indice sintetico.

Klout ha recentemente definito un nuovo servizio chiamato Klout for business. Business offrirà degli analytics che riflettono come e dove gli influencer parlano di un brand. Ma fino a qui niente di nuovo, le novità stanno nel fatto che questa nuova funzione consente di sapere se la propria comunicazione è d’interesse per gli influencer e inoltre suggerisce quali topic trattare per migliorare l’engagement nei loro confronti.

Ma come anticipato esistono davvero molte piattaforme analoghe a Klout: Kred ad esempio, oppure Tellagence, Little BirdNinjaOutreach & Traackr che però si sono specializzati nel fornire solamente servizi ad aziende.

2. Analisi della blogosfera

Digital Pr, Come scovare gli influencer?

Un’ulteriore analisi interessante per scovare influencer in rete è l’analisi della blogosfera.

Per semplificare quest’analisi si possono utilizzare alcune classifiche come quelle fornite da e-buzzing che classificano i blog più importanti distinguendo anche per categorie d’interesse. Per il mercato internazionale è altrettanto utile Technorati che, oltre a fornire una classifica dei blog più autorevoli, offre anche un motore di ricerca dedicato.

3. Social Network Analysis (SNA)

Digital Pr, Come scovare gli influencer?

La SNA è una metodologia che consente di analizzare delle reti sociali e può aiutare a mettere ordine e a razionalizzare informazioni identificando, non solo gli influencer, ma anche le community più interessanti, gli argomenti più condivisi ed i diversi aspetti dell’engagement all’interno dei social network.

E voi amici ninja come scovate gli influencer per le vostre attività di Digital PR?

HTML5: scopriamo il presente ed il futuro del Web Publishing

HTML5: scopriamo il presente ed il futuro del Web Publishing

HTML5: scopriamo il presente ed il futuro del Web Publishing

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Nonostante ci siano ancora molti detrattori e la via verso la perfezione sia infinita, HTML5 sembra aver definitivamente sbaragliato i concorrenti, ponendosi come lo strumento principe del publishing online. Insieme con i suoi fedeli alleati, CSS 3.0 e Javascript, ha dimostrato non solo una grande versatilità ma anche una certo “spirito di adattamento”.

La ricetta del suo successo può essere sicuramente racchiusa attorno ad alcuni punti chiave:

  • Sviluppatori: con una community sempre crescente e professionisti provenienti da ogni tipo di industria, HTML5 non ha certo rivali.
  • Strumenti: di tutti i tipi e a tutti i prezzi. L’editing non è così facile e accessibile con nessun altro linguaggio.
  • Ubiquità: HTML5 si muove in diversi ambienti conservando quasi in toto le sue potenzialità.
  • XML: il suo cuore è potentissimo per chi sa usarlo, adattandosi con pochi step ad ogni tipo di device.
  • Feature: nessun altro linguaggio vanta così tanti widget e kit per aggiungere funzioni e rispondere a problemi precisi.
HTML5: scopriamo il presente ed il futuro del Web Publishing

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Se questo è il presente, cosa possiamo aspettarci dal futuro? Il primo step è un potenziamento e migliore integrazione delle sue “radici” ossia il linguaggio di Markup. Non è difficile ipotizzare l’esplosione di markup semantici che miglioreranno indicizzazione dei testi o di intere pagine.

Le potenzialità delle tag possono trovare nel web publishing un ambiente congeniale per mettersi in mostra: basti pensare a come gruppi di parole, parti di testo o persino specifiche keyword possono essere “taggate”, permettendo una lettura più profonda e ricca.

Stessa cosa per i design Responsive in grado di calzare perfettamente su schermi diversi: anche qui il linguaggio di markup può essere fondamentale per migliorare la resa e facilitarne l’ottimizzazione. Oggi è impossibile prescindere dalla diversità dei device con cui ogni prodotto web deve confrontarsi.

Questo è tanto più vero per il testi web che possono diventare illegibili col passaggio da uno schermo ad un altro, vanificando buona parte del lavoro svolto sia sul significato del testo che sulla sua fruibilità.

In ultimo HMTL5 si propone come un tool potentissimo per potenziare l’esperienza di lettura, dall’ipertesto fino all’integrazione multimediale. Le possibilità offerte da HTML5 aprono uno spazio del tutto diverso all’interno dell’esperienza di lettura, cambiando in sostanza ciò che intendiamo comunemente per libro o fumetto. A giovarne sono sopratutto quei testi “didattici” in senso lato come libri di cucina o “fai da te” allargato che potranno intrattenere e stimolare il lettore in modo più profondo ed accattivante rispetto alle controparti classiche.

Insomma a conti fatti, HTML5 non ha rivali da temere per quanto riguarda il web publishing, dimostrandosi come l’unica scelta per chi vuole un’esperienza di lettura decisamente più interattiva. Per farsi un’idea precisa di quanto possano cambiare i libri sul web basta consultare questo veloce showcase.

Le rivoluzionarie app che cambiano le vita, celebrate da Apple [VIDEO]

Qualche giorno fa Apple ha rilasciato il suo ultimo video online, un lavoro dai contenuti nettamente differenti rispetto a quelli che solitamente vengono diffusi da Cupertino. “Making a difference, One app at a time“, come suggerisce il titolo stesso, si focalizza sul potere innovativo insito nel sistema di sviluppo e fruizione delle applicazioni mobile.

Lontano dall’essere l’ennesima declinazione del mini slogan “c’é un app per ogni cosa“, il video é dedicato per la sua intera durata -quasi 10 minuti- alle app di terze parti che hanno introdotto significativi miglioramenti nella vita di persone in difficoltá e contesti sociali precari.

Il cambiamento introdotto dai dispositivi touch e dalle applicazioni ci viene presentato tramite il racconto e la testimonianza di persone provenienti da diverse parti del mondo, contesti differenti, con esigenze, prospettive e sogni differenti. Dal giovane infermiere africano che istruisce le giovani donne dei villaggi su contraccezione e gravidanza, al CEO dell’azienda che ha sviluppato l’app di cui si serve, Skyscape. Quattro storie differenti che lasciano sullo sfondo Apple e celebrano invece il potere dell’innovazione, quella capace di migliorare nettamente e in modo dirompente la vita delle persone.

Vinòforum 2013, quando il vino è convivialità anche sui social

“Se solo le foto che postiamo sui social network potessero far sentire odori e sapori … sarebbe bellissimo!”

Gli occhi di Emiliano De Venuti si illuminano pronunciando queste parole, così si intuisce subito l’amore per il suo mestiere e la voglia di trasmetterlo agli altri. Master sommelier , nato e cresciuto in una famiglia dove il vino non è una semplice bevanda ma è in primis passione, De Venuti a 35 anni è Ceo e Presidente di Vinòforum, in corso a Roma fino al 22 giugno.

L’evento ogni anno, ormai da dieci a questa parte, raccoglie a Roma le migliori aziende vitivinicole italiane ed internazionali, gli chef stellati e le grandi osterie per promuovere la cultura enogastronomica. La mission della manifestazione è far scoprire a quante più persone possibile il buon cibo e il buon vino, italiano soprattutto.

Varcata la soglia dei giardini del Lungotevere Maresciallo Diaz, i visitatori, con in mano un calice, possono scegliere di degustare tra 2.500 etichette di vini, entrando in un mondo fino a poco tempo fa di nicchia.

E il team di Vinòforum riesce benissimo in questo, non solo in termini di presenze fisiche (44.000 i visitatori dell’ultima edizione) ma anche in maniera social: sono circa 9.000 i fan su Facebook e su Twitter, dove è attivo solo da una paio di mesi, conta 400 follower tra cui importanti nomi del settore, ristoranti, blog di enogastronomia e tante tante persone ‘comuni’, semplici appassionati della ‘bevanda di Bacco’.

I social media sono quindi uno strumento molto usato da chi Vinòforum l’organizza e lo frequenta.

“Ci twittano gli espositori, i sommelier, i main follower – dice Michela Corvino, Communication Manager -. E’ veramente un bel modo per creare una circolarità della cultura enogastronomica, coinvolgere tutti in questa convivialità”.

“Il mondo virtuale è molto attivo e ricettivo – afferma De Venuti. L’enogastronomia comunica per immagini e appena posto una foto tramite la official page vedo subito gli apprezzamenti. Facebook è il social su cui abbiamo puntato di più, proprio per il grande coinvolgimento che crea tramite le immagini oltre che per la sua forte popolarità in Italia. Twitter invece – spiega il Presidente – lo utilizziamo principalmente per lanciare messaggi immediati come gli eventi in corso o in programmazione a beve termine.”

Per aprire al grande pubblico il mondo dell’enogastronomia e creare engagement, il team di Vinòforum si è inventato anche ‘Chef a bordo’. Un mini-reality di 4 puntate in cui Arcangelo Dandini, rinomato chef dalla prorompente romanità, coinvolge i suoi colleghi in un viaggio in macchina fatto di degustazioni e assaggi enogastronomici. Gli chef assaporano i cibi ma scherzando e ironizzando, si divertono facendo vedere un lato umano che nell’immaginario comune non hanno.

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“Solitamente pensiamo allo chef come una persona tutta di un pezzo e invece loro hanno una forte passione per il cibo che è la parte più umana”, dice Corvino.

In una manciata di minuti Vinòforum ci fa scoprire cuochi stellati che amano il proprio mestiere e sono desiderosi di far piacere agli altri i piatti che preparano, spiegandoli in maniera semplice e dando utili consigli. Il coinvolgimento quindi è assicurato anche a livello ‘virtuale’: le puntate caricate su Youtube vengono poi condivise su Facebook e Twitter per raggiungere a pieno la mission dell’evento e la convivialità digitale.

Anche dopo la fine dell’evento a Roma, prevista quest’anno per il 22 giugno, continueremo a far vedere ai nostri fan e follower il mondo enogastronomico attraverso ‘i nostri occhi’, vogliamo raccontare ciò che succede in Italia e nel mondo”, dice De Venuti.

Il vino assicura uno stare bene insieme in ogni luogo, online e offline 😉 Se in questi giorni volete fare una capatina reale all’evento cliccate su www.vinoforum.net per tutte le informazioni.