Custodia universale per tablet fino a 10.1 pollici by Puro

Custodia universale per tablet fino a 10.1 pollici by Puro [GADGET OF THE WEEK]

Custodia universale per tablet fino a 10.1 pollici by Puro

Questa settimana parliamo di custodie per tablet e lo facciamo con Puro, un’azienda italiana (con sede a Modena) nata nel 2002. Seguendo valori come eccellenza, innovazione e qualità, Puro è diventata uno dei punti di riferimento nel settore degli accessori per telefonia, audio, informatica e tablet.

Custodia universale per tablet fino a 10.1 pollici by Puro

@simonecinelli on Instagram - http://instagram.com/p/aLdEOHt3ke/

Oggi vi presentiamo la custodia universale per tablet, per proteggere i vostri device nel migliore dei modi.
Custodia protettiva, realizzata in ecopelle, composta da una cover rigida sul retro e da una comodissima apertura a libro che permette di utilizzare e trasportare tablet fino a 10.1” in tutta sicurezza.

Sensazione al tatto davvero piacevole grazie agli interni “effetto vellutato” molto eleganti, dimensioni ridotte (sembra di portare una agenda) e tessuto esterno difficile da sporcare per via del materiale (ecopelle) con il quale è stato realizzato.

Puro - Custodia universale per tablet

Grazie alla funzione Stand Up è possibile ripiegare la cover e posizionare il Tablet scegliendo tra 4 diverse angolazioni. Personalizzata all’esterno da una fascia elastica di chiusura e da fasce elastiche antiscivolo interne, la custodia è disponibile nel colore nero, con il logo Puro applicato sul fronte.

Riassumendo:
– Ideale per tablet fino a 10.1”
– Angolo di visualizzazione regolabile con 4 angoli diversi
– Fascia elastica di chiusura
– Fasce elastiche antiscivolo interne

Custodia universale per tablet fino a 10.1 pollici by Puro

A noi ninja la custodia è piaciuta, vista anche la compatibilità con vari device tra i quali: Apple, Samsung, Asus, Motorola, Acer, Toshiba, Sony e Huawei.

Il costo? Circa 35 euro sullo store di Puro (con consegna gratuita).

Seguite Puro anche sui social (Facebook e Twitter tra gli altri) per non perdere nessuna novità sugli accessori!

La guerra dei social in versione Game Of Thrones [INFOGRAFICA]

Come sarebbe la guerra tra i social media in versione Game of Thrones? Ci ha pensato HootSuite con questa infografica, dove viene evidenziato il “rapporto teso” tra le diverse piattaforme e come le guerre tra i social media hanno influenzato il “viaggio” tra i diversi regni.

L’inverno dei social media è in arrivo 😀

Youtube e "Lean Advertising": i casi di successo

Non sempre investire milioni di dollari nello sviluppo delle campagne di comunicazione garantisce risultati certi. Ci sono casi in cui delle campagne relativamente economiche hanno ottenuto riscontri migliori di altre in cui erano state investite cifre stratosferiche.

In una recente ricerca apparsa sulla Harvard Business Review, Thales Teixeira ha raccolto alcuni esempi di quello che definisce “Lean Advertising”, ovvero campagne di comunicazione che hanno ottenuto un sorprendente ritorno sull’investimento grazie alla loro “viralità”.

Questo articolo è concentrato su alcuni esempi di campagne diffuse principalmente tramite Youtube, anche se gli esempi di iniziative “virali” a basso costo ed alto impatto non si limitano solamente a questo strumento.

Uno dei casi di maggior successo è quello di DC Shoes, in cui uno dei co-fondatori del noto marchio viene ripreso alla guida spericolata di una auto da rally per le vie di San Francisco.

Nel 2011 il video viene condiviso su Youtube, diventando il filmato più condiviso dell’anno e totalizzando 180 milioni di visualizzazioni. Il risultato è un aumento delle vendite del 15% nel solo 2011, senza contare il contributo di lungo termine che una campagna di così largo successo è in grado di dare ad un brand. Si stima inoltre che, per ottenere risultati simili utilizzando i media tradizionali, DC Shoes avrebbe dovuto investire circa 5 milioni di dollari.

Un altro caso interessante è quello di Blendtec, azienda specializzata nella produzione di elettrodomestici da cucina, divenuta famosa quando il suo fondatore, Tom Dickinson, ha iniziato ad apparire in video su Youtube mostrando personalmente la potenza del suo frullatore.

Uno dei video più famosi è quello che ritrae il signor Dickinson inserire e ridurre in poltiglia lattine, cuscinetti a sfera, un remo da barca e un ipod in uno dei suoi potenti mixer da cucina, anche se su Youtube potete trovare decine di altri video di Dickinson che riesce a frullare gli oggetti più impensabili.

Uno dei casi più curiosi è invece quello di Speed Stick, un deodorante in stick che è stato pubblicizzato nientemeno che al Superbowl 2013, riscontrando un grande successo presso il pubblico.

Il video però, a differenza di altri grandi brand che partecipavano all’evento, non era stato girato da professionisti, ma da un freelance che aveva risposto ad un annuncio su Tongal, una piattaforma in cui le imprese possono postare dei brief per cercare creativi a basso costo. Nonostante lo spazio pubblicitario durante il Superbowl sia costato all’azienda circa 4 milioni di dollari, il video, successivamente postato su Youtube, continua tuttora ad essere condiviso ed è stato visualizzato decine di migliaia di volte.

Anche Golden Grahams, noto marchio di cereali statunitense, è ricorso al crowdsourcing per una campagna di comunicazione rivolta al target degli studenti e dei neolaureati. Tramite i propri social network, l’azienda ha invitato i ragazzi a condividere un episodio divertente legato ad un colloquio di lavoro che avevano dovuto sostenere in passato. Le cinquanta storie migliori sono state poi tramutate in animazioni e caricate su Youtube, dove hanno riscosso parecchio successo, totalizzando globalmente circa 2,5 milioni di visualizzazioni.

L’esempio di “Lean Advertising” di maggior successo è però il famosissimo video di Dollar Shave Club, un’azienda statunitense che, per pochi dollari, consegna rasoi a lamette a domicilio. Michael Dubin, il fondatore, nonché CEO e protagonista del video, era conscio dell’impossibilità di combattere la potenza economico-mediatica dei colossi che dominavano il mercato dei prodotti da rasatura.

A Dubin servivano uno slogan ed un video virale, che potessero fare il giro del mondo e “stamparsi” nella mente del suo target. Si rese tutto ciò possibile investendo nello sviluppo del video la “ridicola” cifra di 4,500 dollari, ottenendo milioni di visualizzazioni e proiettando la propria start-up verso il successo.

Galaxy S4 : Il marketing più coinvolgente di Samsung

Se nel 2012 Samsung ci aveva sbalorditi con una campagna di marketing intensa e spettacolare, nel 2013 l’azienda coreana non smette di sorprenderci, continuando ad essere presente ad ogni evento mediatico internazionale e agendo su tutti i principali canali di comunicazione, da quelli digitali a quelli tradizionali. Il risultato è evidente, il Galaxy S4 appare ormai ovunque, in strada, in metro, nei vari temporary store sparsi per il mondo, in tv, nei vari banner in rete.

Se aver completamente cambiato l’aspetto al Opera House di Sydney, per il lancio del Galaxy S4 in Australia, non vi avesse lasciati sbalorditi, Samsung ha subito pensato di tirare fuori qualche altro coniglio dal suo cilindro.

Samsung sfila sul red carpet con il cast di The Great Gatsby

Poteva il colosso sud coreano lasciarsi sfuggire il red carpet del Festival di Cannes, per promuovere il Galaxy S4? Ovviamente no, Samsung infatti ha stipultato un contratto di collaborazione con Baz Lhurmann, regista de Il grande Gatsby, per la realizzazione di un esclusivo cortometraggio, su come la tecnologia abbia aiutato il suo processo creativo.

Baz Lhurmann utilizza il Galaxy S4 durante la premier a Cannes

Ecco qua il filmato realizzato da Baz Lhurmann con  Samsung

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All eyes on the S4

Non manca di certo la creatività agli uomini di Samsung, ne tantomeno l’abilità di realizzare nuovi video con tutte le caratteristiche per diventare virali. Samsung infatti ha da poco realizzato un’azione di marketing non convenzionale che sta facendo il giro del web, All eyes on the S4, riguardante una sfida ingaggiata con i passanti della stazione di Zurigo il 16 maggio. Riuscireste a fissare il Samsung Galaxy S4 per 60 minuti di fila con delle coppie furiose che litigano, venditori di hot dog che vi lanciano salsicce in faccia e una folla che reagisce ad ogni vostro spostamento per vincere un Galaxy S4?

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A cena con S-Translator

Per presentare la funzionalità S-Translator, nuovo software del Galaxy s4 che è in grado di tradurre istantaneamente parole o frasi in moltissime lingue diverse (anche con la prononcia vocale) Samsung pubblica un nuovo video promozionale sul suo account Youtube. Il filmato vede protagonista una ragazza americana che a cena da una famiglia asiatica, utilizza l’applicazione sul suo Galaxy S4 per complimentarsi per il cibo, in maniera semplice ed immediata

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 L’amore ai tempi di Samsung

Samsung ha sempre cercato di arrivare al cuore dei propri intorleocutori parlando di quotidianetà utilizzando un linguaggio giovane, ecco perchè ha prodotto un video musicale di 5 minuti HI, HEY, HELLO che racconta la nascita di una storia d’amore tra due ragazzi universitari grazie all’aiuto del Galaxy S4. Il giovane innamorato si serve di alcuni dei nuovi softwear presenti nel nuovo Galaxy S4 come Air Gestures, Sound & Shot, il Group PlayShare Music, Samsung Smart Pause e il Dual Shot, per attirare le attenzioni della corteggiata.

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 Samsung e David Ferrer: l’epic fail su Twitter

Non manca pero qualche piccolo inconveniente in casa Samsung, che ha anche intrapreso una forte collaborazione di sponsorship  con vari atleti e gente dello spettacolo, grandi nomi come Lebron James stella del NBA, James Magnussen campione di nuoto, l’attore regista James Franco, il club italiano Juventus  per l’aquisto dei diritti dello Stadio che presto diventerà il Samsung-Arena e l’affermatissimo tennista David Ferrer, con il quale  ha avuto qualche incidente di percorso.

Il campione di tennis infatti è stato invitato ad elogiare, tramite i social, il suo Galaxy S4 dall’azienda coreana. Ferrer nel suo tweet scrive che è molto felice con il suo dispositivo Samsung e aggiunge “configuro S Health sul mio nuovo GalaxyS4 per aiutarmi negli allenamenti @SamsungMobile”. Il piccolo problema , per il campione di Tennis  è stato scriverlo dal proprio iPhone e non accorgendosi che nel suo tweet era evidente che stesse utilizzando l’applicazione iPhone per twitter.

Dopo poco lo sventurato Ferrer ha provveduto a modificare il tweet e ad far sparira il nome del maggior conpetitor di samsung,  ma la rete non perdona e lo screen shot del tweet ora fa il giro del web.

Samsung  nel 2012 è stata la più “spendacciona” tra le piu grandi multinazionali del mondo (nel campo dei dispositivi mobili)  per spese di marketing e comunicazione, le cifre secondo il Wall Street Journal sono sbalodirtive, nel 2012 infatti Samsung ha speso circa  401 milioni di dollari contro i 333 milioni della Apple che nel 2011  aveva un budget 3 volte superiore a quello dei coreani.

Il marketing è spesso il fattore più importante che decide il successo o il fallimento di un prodotto. Samsung è riusciata a conquistare il cuore degli utenti non solo con le loro innovazioni ma anche sapendo ben sfruttare al meglio le strategie di Marleting e  vari canali di comunicazione.

In fondo chi conosce l’arte del marketing meglio di Samsung?

Sei rimasto fuori casa? Ci pensa l'app di Kevo ad aprire la porta!

Sei rimasto fuori casa? Ci pensa l'app di Kevo ad aprire la porta!

Sei rimasto fuori casa? Ci pensa l'app di Kevo ad aprire la porta!

Kevo è l’innovativo sistema di apertura porte che impiega la tecnologia touch-to-open di Unikey.
Non è soltanto una soluzione smart, è una vera promessa: chiavi che si nascondono in borse profonde, mazzi che si scambiano tra case in città diverse o che rimangono attaccate dietro a porte chiuse per sbaglio… Kevo mette in salvo da queste disavventure!

Kwikset e Weiser, partner strategici di UniKey, hanno creato la vera evoluzione della chiave, includendola direttamente sullo smartphone.

Sei rimasto fuori casa? Ci pensa l'app di Kevo ad aprire la porta! Kevo lavora così: utilizza i sensori di prossimità e il bluetooth 4.0 in abbinamento con un’app (per ora parliamo di iOS ma stanno sviluppando anche per altri sistemi operativi), niente riconoscimento di impronte digitali né inserimento di password.

Basta avvicinarsi alla porta , in un ordine di distanza predefinito, per creare una sorta di zona – bubble di prossimità.
In questa fase l’iPhone/iPad/iTouch sblocca la chiusura in automatico, senza dover avviare l’app o toccare alcun sensore, direttamente dalla tasca o dalla borsa. Il massimo della comodità 🙂

L’applicazione, che si può scaricare gratuitamente dallo store, è in grado di gestire i setting della chiusura Kevo, inviare, abilitare o cancellare le ekey.
Ad aumentare la sicurezza si aggiungono i log delle attività , da consultare per tenere traccia di ogni modifica, e il setup delle notifiche personalizzate. Inoltre in caso di smarrimento è possibile bloccare ogni ekey tramite l’account web, ed è possibile trasferirle facendo sign up da un device ad un’altro.

Sei rimasto fuori casa? Ci pensa l'app di Kevo ad aprire la porta!

L’app non ha bisogno di essere lanciata ad ogni utilizzo di Kevo, mentre non è necessario re-inserire password o pin per sbloccare le chiusure, tutto è a portata di un tocco.

E se per caso il telefono è scarico – scenario più che plausibile? No problem! Grazie al Kevo fob, una sorta di portachiave abbinato a ciascuna chiusura,  la porta si apre quando il dispositivo si avvicina, sempre direttamente dalle tue tasche.
Kevo sarà in vendita a breve negli Stati Uniti e in Canada, per essere aggiornati sulle altre release internazionali basta inserire l’indirizzo mail sul sito.

A tutti gli smemorati geek: ce la fate a resistere? Presto grazie al vostro smartphone non rimarrete più chiusi fuori casa!

Coca Cola si fa in due con la Sharing Can [VIDEO]

Share Happiness“, è il leitmotiv che ha contraddistinto la comunicazione di Coca Cola negli ultimi anni. Dalla prima campagna ne sono susseguite tante, soprattutto in formato video, che hanno declinato in quante più forme possibili i concetti di condivisione e felicità: dall’umanizzazione di un distributore che vuole abbracci ai gesti di spontanea bontà catturati dalle telecamere di sicurezza, lo sforzo dei creativi per questo brand rimane quello di creare e raccontare storie positive che abbiano come filo comune questo prodotto e i valori che da sempre formano la brand identity.

Stavolta Coca Cola ha scelto di dare corpo a questi ultimi, e ha creato la Sharing Can, la lattina che si divide in due. Dalla pubblicità al prodotto fisico, l’asset comunicativo più forte del brand è stato materializzato, allineando il packaging della bibita al posizionamento del brand sul mercato. Rimane solo da vedere se le lattine verranno effettivamente commercializzate o se l’iniziativa è solo pubblicitaria.

Credits:

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Paris, France
Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Singapore
Director: Giovanni Fantoni Modena
Chief Creative Officer: Chris Garbutt, Eugene Cheong,
Creative Director: David Raichman, Frederic Levron, Yvan Hiot
Copywriter: Xiao An Cheng
Art Director: Nicolas Gagner, Erdenechimeg Erden
Producer: James Brook Partridge, Laure Bayle, Aurélie Appert, Lorenzo Hassan
Copywriter / Art Director: Baptiste Clinet, Nicolas Lautier, Florian Bodet, Martin Olivier

Uber Milano contro tassisti ed amministrazione: la petizione per salvare la startup

La notizia è di poco più di due ore fa: Uber Milano opta per una linea aggressiva e di coinvolgimento dei clienti per far fronte a quella che ritiene una aggressione da parte del Comune e dalla lobby dei tassisti, accusati di episodi di violenza ed intimidazione dagli autisti che sono associati alla Uber.

Il comunicato edito sul blog dell’azienda e rilasciato presso gli organismi di stampa denuncia quella che viene definita come un’opera di intimidazione e boicottaggio ai danni di una startup il cui intento è quello di inserirsi nel complicato settore del trasporto privato in una grande metropoli.

Ora sia chiaro che non è nostra intenzione entrare nel merito delle argomentazioni addotte dalla giunta guidata dal sindaco Pisapia che intendono contrastare l’azienda, né prendere le parti di alcuno.

Le controversie di natura legale devono essere risolte nell’ambito della giustizia nelle sedi competenti, non c’è quindi che attendere le decisioni degli organismi preposti al fine di dirimere una palese divergenza di interpretazioni delle norme che regolano il noleggio con conducente e stabilire se vi siano stati o meno comportamenti scorretti.

Ciò che è degno di essere raccontato è la volontà dell’azienda di rendere partecipe i suoi clienti in questa battaglia, farsi forza dei feedback ricevuti attraverso la bontà del proprio servizio al fine di manifestare concretamente quanto Uber abbia diritto di esistere.

In una dimensione che ruota tutta sui social network infatti, Uber invita tutti gli iscritti all’app e più in generale gli utenti a contattare il primo cittadino di Milano attraverso tutti gli spazi possibili, dalla mail passando per il suo account Twitter, la pagina Facebook del comune, fino ad una petizione.

Una operazione di accerchiamento telematico volta a portare in uno spazio più aperto come è il web una questione che altrimenti sarebbe rimasta vincolata ai confini cittadini.

L'esperienza di Second Life al Rethinking Educational Ethnography [EVENTO]

Di Ivonne Citarella – Sociologa e Second Lifer

Il 6 e 7 giugno a Napoli si svolgerà la terza edizione di Rethinking Educational Ethnography, organizzato dall’Istituto di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche Italia (IRPPS-CNR) e dalla Associazione Italiana di Sociologia (AIS-EDU), presso l’Università di Napoli Federico II in collaborazione con EERA Network 19.

Questa  terza edizione, vedrà la partecipazione di illustri etnografi impegnati in diversi campi della ricerca etnografica, non solo nel campo dell’istruzione ma in differenti discipline (antropologia, sociologia, ecc…) allo scopo di presentare e discutere le sfide della ricerca sulle comunità on-line e sulle sue interazioni con l’etnografia, attraverso la promozione di opportunità e di scambi a livello epistemologico, metodologico e teorico.

Nell’ambito della conferenza presenterò il mio contributo intitolato Second Life : a learning community nel quale esporrò i risultati della mia indagine condotta inworld parte dei quali già pubblicati nel  libro da me curato intitolato Second Life: tra opportunità professionali, gioco e formazione (Scriptaweb, 2011) e in parte raccolti nel corso di questi ultimi due anni.

Nella mia presentazione metterò in evidenza due aspetti molto importanti: quello professionale che si sviluppa in Second Life e quello legato legate alle dinamiche sociali che in esso si attivano.

Per chi non ha mai vissuto l’esperienza in Second Life diventa arduo riuscire ad immaginare il mondo professionale in esso presente, ed è per questo motivo che ho pensato di procedere ad una tassonomia delle stesse, sempre naturalmente con riferimento a quelle rilevate dalla mia indagine e raggruppandole in cinque Aree Professionali (Manageriali, Intellettuali, Tecniche, Relazionali/ Comunicazionali, Commerciali, Artistiche).

Inoltre, in  Second Life ho istituito l’IPAP nella Land di Pyramid Cafè, all’interno del progetto Solaris Experiences, che non solo raccoglie in Albi Professionali tutte le professioni da me individuate nel corso dell’indagine, ma anche le iscrizioni da parte di chi svolge una professione inworld. La raccolta ha un duplice scopo: rendere note le proprie competenze, un’opportunità quindi, per essere individuato e aggiornare in tempo reale  le professioni.

L’altro aspetto è quello legato alle dinamiche sociali che si attivano inworld. Il principio fondante presente in Second life è quello della “condivisione “ che promuove il “senso di comunità”, la riduzione delle competizioni negative, il superamento degli individualismi per il successo di un progetto comune.

Naturalmente, durante la mia presentazione porrò anche l’accento sugli aspetti negativi emersi durante l’indagine e per i quali spero ci si adoperi per il loro stesso superamento.

L’etnografia applicata al mondo virtuale di Second Life mi ha permesso di raccogliere una serie di dati che, una volta analizzati, hanno reso possibile  la comprensione delle dinamiche relazionali in essa attivate e scoprire il suo mondo professionale.

Creorin vs Agitmedia, nasce l'hashtag JustMyMoney dedicato agli insoluti

L’altro giorno vi abbiamo parlato di un caso che ha fatto il giro del web in poche ore e ha innescato un’accesa discussione.

La Web Agency Creorin, di Giuseppe De Napoli, ha pubblicato sulla homepage di un suo cliente, Agitmedia Srl di Francesco Armentano, questo annuncio:

Dopo un primo momento di approvazione per il “ribelle” ci siamo chiesti: ma è giusto quello che ha fatto? E, soprattutto, è legale?

Ci è venuto in aiuto un interessante articolo dell’avvocato Massimo Melica, il quale ci spiega che Giuseppe De Napoli rischia, e non poco.

Il creativo potrebbe essere accusato di aver infranto tre leggi: l’Art. 392 del codice penale Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose; l’Art. 595 codice penale Diffamazione e l’Art. 629 codice penale Estorsione.
Oltre ad aver violato una serie di istituti civilistici a tutela dell’immagine, del decoro, dell’onore, della dignità, della reputazione, del trattamento dei dati personali del soggetto.

Giuseppe De Napoli ha spiegato il suo gesto in un’intervista a Lol Marketing:

“Sono poco più di 6 mesi che non vedo soldi e continua a prendermi per il c**o, ieri l’ho deciso: sul mio hosting (sono reseller hosting) ho messo giù il sito e inserito una semplice immagine che spiega il perché del mio gesto e bloccato e messo autorisponditori agli account email che informano della stessa cosa. Non volevo che si spargesse tutto questo, era solo uno stimolo a farmi pagare.”

L’avvocato Melica spiega che in caso di mancato pagamento si può ricorrere al diritto di ritenzione, i cui presupposti sono “il possesso della cosa oggetto del negozio giuridico e l’esistenza del credito”. Questo diritto non include,però, la diffusione di commenti e giudizi che minano la dignità e la reputazione del soggetto, cosa di cui potrebbe essere accusato De Napoli.

Si tratta, quindi, solo di un gesto d’impulso che, però, potrebbe avere delle serie conseguenze.

Per fare un po’ di chiarezza sulla questione, abbiamo parlato con tre esperti in materia: l’Avv. Melica, dello Studio Melica Scandelin & Partners; Massimo Guastini, Presidente dell’ADCI e Alfredo Accatino, Direttore Creativo Fimmaster Events.

Da chi e come vengono tutelati i piccoli crediti e creditori in Italia?

Melica: “Il problema in Italia, che riguarda tanto i grandi che i piccoli creditori, è dato soprattutto dalle lungaggini processuali e dal rischio di non trovare capienza, in fase esecutiva, tra i beni del debitore”

Guastini: “I web designer che conosco, compresi quelli che lavorano con me, se non li paghi ti chiudono il sito. Questo dovrebbe essere un buon deterrente”

Accatino: “Da nessuno. E non prendiamoci per i fondelli dicendo che c’è il Giudice di Pace. In Italia non esiste la tutela delle idee, delle professioni creative, del lavoro indipendente e dei free lance. Punto. Ci sono stati anche casi, sanciti da sentenze, nei quali il fatto che un cliente abbia “rubato” l’idea di un consulente, in maniera univoca e lampante, non ha provocato nessuna sanzione. Perché le idee non possiedono identità giuridica.”

In altri paesi d’Europa cosa sarebbe successo?

Melica: “I creditori in altri Paesi godono di una macchina della giustizia più rapida ed efficiente, di conseguenza la rabbia che il giovane imprenditore ha dimostrato, certamente non trova giustificazione. In alcuni Paesi baltici è tollerata al limite la pubblicazione del nome del debitore, procedura molto forte e di impossibile recepimento nel nostro ordinamento.”

Guastini: Negli altri paesi d’Europa è tutto molto diverso. A partire dalle gare.

Accatino: “In molti paesi non pagare un fornitore non è usanza eticamente inaccettabile, per cui succede molto raramente. Esistono comunque associazioni di categoria a tutela e possibilità di poter accedere ad arbitrati che in Italia non esistono. Vengono usati anche i social, per esempio per redarre blacklist di clienti, indicando chi non paga (per esempio negli Stati Uniti). Strumento che non mi piace in assoluto, perché si presta a strumentalizzazioni, e in alcuni casi, a mere vendette personali.”

Cosa consiglierebbe ai giovani “creativi digitali”?

Melica: “Sicuramente l’adozione di contratti che leghino il committente alla prestazione, questo da un lato garantisce il regolare corso del negozio giuridico e dall’altra testa la serietà del committente.  Infine, occorre considerare che il mercato è negativamente influenzato da smanettoni con scarsa competenza e professionalità, questo in molti casi genera una sorta di concorrenza sleale per il prezzo al ribasso, limitando le opportunità di lavoro per coloro che operano con grande serietà e dedizione.”

Guastini: “Un consulente di comunicazione, come qualsiasi altro consulente, si cautela con un contratto. Prima di cominciare. Non c’è altro mezzo. L’alibi del ‘e ma se la metto sul formale perdo il lavoro’ significa abdicare dal principio al proprio ruolo. Significa rinunciare a una relazione alla pari. Quindi inutile lamentarsi poi. Che i giovani creativi presentino dei contratti e se li facciano firmare. Che chiedano il 30% all’ordine, il 30% alla consegna del lavoro e il 40% a sessanta giorni. Paura che i concorrenti accettino di lavorare senza garanzie? Non è l’epoca giusta per la paura.

Accatino: “Il caso sollevato è esplicito. Ma vi dirò di più, io stesso molti anni fa fui tentato di fare la stessa cosa, e chiesi addirittura un preventivo a quei mezzi mobili con i 6×3 bifacciali, che volevo piazzare di fronte all’agenzia denunciando i mancati pagamenti. Per fortuna, layout in mano, non lo feci, visto che per quella società ho poi lavorato felicemente per anni. Quindi ci sono casi e casi. Ma in questo episodio sono con il ragazzo. E’ venuto il momento di smuovere le acque, di acquisire una nuova coscienza. Di chiedere tutele semplici: accesso a un arbitrato in tempi immediati, diritto a non versare IVA se il pagamento non viene effettuato, penale per il fornitore che ritarda oltre un tempo logico i pagamenti. E poi condividere in gruppi le esperienze può essere un grande deterrente.”

Lavoro a nero, concorrenza sleale e lenta burocrazia appaiono quindi i problemi che vanno risolti al più presto, al fine di evitare situazioni spiacevoli come questa.

Ora la homepage della Agitmedia Srl è stata aggiornata con questo messaggio:

La comunità del web continua ad esprimersi con pareri contrastanti, c’è chi afferma che in alcune professioni capita spesso di aver a che fare con ritardi nei pagamenti e che quindi il gesto di De Napoli è da apprezzare, chi invece reputa che abbia esagerato e che meriterebbe una punizione.

Fatto sta che le reputazione di entrambi i soggetti in questione è minata, quindi, in questa querelle non c’è nessun vincitore.

Cosa succede in Rete ogni 60 secondi [VIDEO]

Internet non avrà certo segreti per voi Ninjetti, ma siete certi di sapere quante foto vengono pubblicate su Instagram ogni minuto, quanti aggiornamenti di stato in Facebook, quanti tweet si riverseranno in rete ogni 60 secondi?

Ci pensa BuzzFeed ad aggiornarci su tutti questi retroscena in questa infografica animata dal titolo “What Happens On The Internet In 60 Seconds“.

E ora, quale di queste cose farete nei prossimi secondi? 😉