Come trasformare qualsiasi avvenimento in un evento crossmediale [HOW TO]

Questo articolo è una libera traduzione di “How an Everyday Life Event can Become a Transmedia Event” di Mattia Nicoletti.

Nel 2006 Henry Jenkins ha coniato il termine transmedia storytelling per indicare un tipo di comunicazione che si espande su diversi mezzi di comunicazione.

Molto di più della convergenza, Jenkins ci spiega che la crossmedialità (questo il termine tradotto in italiano) non si limita a distribuire i contenuti su più media, ma affida parte della narrazione ad altri testi.
Ecco che una serie come Lost, il cui mezzo origine è la televisione, espande la propria narrazione sul web, con webisodes e alternate reality games, o sulla carta stampata, con libri e fumetti.

Tanto tempo è passato dai primi esempi e dalla pubblicazione del libro Convergence Culture: Where Old and New Media Collide e siamo di certo più abituati a questo tipo di narrazioni.

Talmente abituati che saremmo anche in grado di diventare transmedia storytellers? Nel nostro piccolo, perché no?

Immaginiamo di voler organizzare un party rock e di volerlo promuovere secondo i meccanismi della cross-promotion.

  • Partiamo innanzitutto dalla creazione del poster dell’evento e definiamo un hashtag da utilizzare sui social network.(#rockparty2013)
  • Creiamo un sito web o aggiorniamo quello a cui l’evento fa riferimento.
  • Comunichiamo l’evento attraverso i social network:
    • Facebook (fanpage e evento)
    • Twitter
    • Pinterest
    • Instagram
    • Google Plus (c’è ancora qualcuno lì?)
    • YouTube: creiamo un video con il poster e come colonna sonora una musica naturalmente rock (che dite, Smoke on the water può starci bene?)
      Se poi siamo o abbiamo amici videomaker, perché non creare un nostro spot?
    • Vine: carichiamo su questa nuova piattaforma una versione di 6 secondi del video

Attenzione questo non basta! È solo il primo step.

Ogni giorno promuoveremo e parleremo dell’evento in modo diverso a seconda del mezzo utilizzato:

  • Sito Web: parliamo sul blog di gruppi famosi e delle pietre miliari della musica rock , ricordando ai nostri lettori che è la musica che avremo intenzione di suonare all’evento
  • Social Network:
    • Facebook: condividiamo video musicali rock e  chiediamo alle persone invitate di suggerirci canzoni da suonare all’evento.
    • Twitter: condividiamo frasi famose di canzoni rock (“He say I know you, you know me, one thing I can tell you is you got to be free!”)
    • Pinterest: pinniamo cover famose di dischi rock, dalla banana ideata da Andy Warhol per i Velvet Underground al prisma dei Pink Floyd.
    • Instagram: carichiamo foto d’epoca e di abbigliamento rock, le collezioni di Vivienne Westwood e Alexander McQueen.
    • Google Plus: Condividiamo articoli sulla musica rock.
    • Youtube: Aggiungiamo al nostro canele una playlist di video musicali rock.
    • Vine: Aggiungiamo video sul luogo in cui si terrà l’evento

Una settimana prima dell’evento inviamo la newsletter con il poster ufficiale e i link a tutti i contenuti che abbiamo condiviso.

Il giorno che precede la festa:

  • Inviamo un reminder finale
  • Postiamo sull’evento su Facebook una playlist delle canzoni che il DJ suonerà al party
  • Chiediamo agli utenti di Facebook, Instagram, Pinterest, Vine, Twitter di postare dei momenti “rock” contrassegnandoli con l’hashtag predefinito

Il giorno del party:

  • Il DJ indossa una t-shirt con l’hashtag
  • Appendiamo alla parete poster con le “istruzioni social” dell’evento
  • Organizziamo un “angolo foto” dove le persone possono scattare foto e caricarle su instagram con l’hashtag

E, ora, let’s party!

Questo è un esempio di come anche un evento di tutti i giorni possa essere considerato un evento crossmediale.
Voi cosa aggiungereste alla lista?

Immagini: Thinkstock/Getty Images

La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft

La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft [INFOGRAFICA]

La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft

Pochi giorni fa vi avevamo parlato della presentazione dell’ultima console di casa Bill Gates: la Xbox One.

In preparazione di questo atteso evento Aaron Greenberg – Capo Business Xbox di Microsoft – ha colto l’occasione per condividere al pubblico una serie d’interessanti dati analitici, sotto forma di infografiche, riguardo la crescita dell’Industria Videoludica globale ed americana.

Sempre più persone, come non mai, giocano ai videogames!


 Dati sull'industria videoludica secondo Microsoft

Più di 1 miliardo di persone in tutto il mondo giocano ai videogames, per una spesa complessiva di 65 miliardi di dollari suddivisi in:
27 miliardi per il mercato Console.
12 miliardi per il mercato PC.
10 miliardi per il mercato Mobile / Tablet.
8 miliardi per il mercato Console Portatili.
8 miliardi per il mercato Social / Browser.

Le console quindi guidano i consumi con ben il 42% della spesa globale totale!

Solo negli Stati Uniti d’America il mercato Console è grande quanto quello di tutto il Cinema!


La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft

11 Miliardi di dollari – Un dato molto significativo che ci fa capire, senza troppi giri di parole, come sia immenso il business che ruota attorno all’Industria Videoludica multi-piattaforma, ma soprattutto quanto sia estesa la diffusione delle console (in relazione ai dati generali degli introiti di tutto il mondo) tra gli americani con 11 miliardi di dollari di fatturato.

I Ricavi dei Videogames stanno crescendo più velocemente di qualsiasi altra forma di Intrattenimento!


 La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft

La crescita dei ricavi, di anno in anno, è del 7% in positivo per i Videogiochi.
Mentre Libri, Magazine e Giornali sono in negativo rispettivamente con: -6%, -3% e -0.2%.

Le Pubblicazioni Videoludiche guidano i Record d’Incassi nel mondo dell’Intrattenimento!


La crescita dell’industria videoludica secondo Microsoft

Ben 650 milioni di dollari di fatturato in soli 5 giorni per Call of Duty Black Ops 2! (Titolo da Tripla-A), uscito nel Novembre 2012 su piattaforme Xbox 360, PlayStation 3, Windows e Wii U.

Mentre i campioni d’incassi cinematografici come Avengers e Iron Man 3 hanno fatturato rispettivamente (in 10 giorni): 373 e 285 milioni.

Sappiamo inoltre che nel 2013 i tre dispositivi più utilizzati, a pari merito, nei videogiochi sono: Console, PC e Tablet.
Può sorprendere come in pochi anni i Tablet abbiano scavalcato sia Smartphone che le Console Portatili come PlayStation Vita e Nintendo 3DS. Ma se consideriamo come queste tavolette magiche siano diventate potenti a dismisura grazie a processori quad-core, potendo sfruttare nel contempo una competitività senza eguali nella politica dei prezzi rispetto a giochi più blasonati (anche se esclusivi) su Sony e Nintendo, “il gioco è fatto”.

In conclusione ritengo che qui da noi in Italia un tale business meriti molta più attenzione da parte dei media tradizionali (TV e Giornali/Magazine generalisti) rispetto a quanto fatto fino adesso, anche se è davvero difficile che qualcosa di concreto avvenga nel “breve termine” in un paese dove purtroppo l’attenzione complessiva del grande pubblico nell’intrattenimento viene catalizzata esclusivamente e costantemente verso Cinema e Calcio.

App of the Week: MessageMe, la nuova chat gratuita per smartphone!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Ad oggi, ci sono tante app che permettono di chattare con amici in modo gratuito (vedi Whatsapp, Viber, Line, Google+ e tanti altri simili), ma MessageMe è l’unico che sembra potersi candidare a rivale di Whatsapp, che per ora rimane il più celebre e diffuso messenger gratuito per smartphone. A sostegno di  questa tesi, ci sono numeri importanti che l’app ha raggiunto in pochissimo tempo: dopo soli 10 giorni  l’app già registrava 1 milione di utenti, dopo circa due mesi, MessageMe contava in tutto il mondo più di 5 milioni di utenti!

Al pari di Whatsapp, MessageMe permette di chattare, sia singolarmente che in chat di gruppo, inviare immagini e video, condividere file audio, link e video youtube, etc. Inoltre, potrai sfoggiare il tuo lato creativo disegnando doodle in diretta nelle conversazioni con i tuoi amici. L’app funziona benissimo sia sotto rete Wi-fi che 3G, EDGE o LTE, è veloce e sicura.

La condivisione di contenuti multimediali comprende anche la possibilità di fare “share” delle tue foto o dei tuoi video direttamente da Facebook, Twitter o da Instagram, oltre che dalla fotocamera dello smartphone. Tra le altre caratteristiche, avrai la capacità di poter condividere la tua posizione nelle conversazioni, grazie ai servizi di geolocalizzazione, o di registrare anche messaggi vocali, a mo’ di walkie talkie.

MessageMe è un’app assolutamente da provare. Facilissima da usare ed affidabile in termini di sicurezza e privacy dei tuoi messaggi, la trovi gratuitamente sia per iOS che per Android nei relativi Store.

 

 

Cortesia e ironia nei più interessanti annunci stampa della settimana

La ninjarubrica che raccoglie i migliori annunci stampa della settimana vi propone una selezione dei messaggi più creativi in circolazione.

Partiamo con un annuncio che sconvolge oltrepassando ogni limite posto dalla comunicazione:

“Renault è lieta di cedere il suo posto ad un altro veicolo.”

L’annuncio stampa incuriosisce in primo step per una non coerenza tra soggetto e firma, che fa pensare ad un errore ma poi il mistero è svelato dal copy: “Renault è lieta di cedere il suo posto ad un altro veicolo. Settimana europea della cortesia sulla strada.”

Detto fatto è ciò che Renault sta facendo letteralmente: i visual degli annunci stampa ritraggono, infatti, automobili di altre marche su fondo asettico e luci puntate; solo il logo sotto conferma ciò che il copy annuncia: Renault, per la settimana della cortesia su strada, lascia spazio agli altri a tal punto di offrire il suo spazio pubblicitario ad altre marche di automobili… più cortesi di così!”

Advertising Agency: Publicis, Brussels, Belgium
Creative Director: Paul Servaes
Art Director: Alain Janssens
Copywriter: Eric Piette
Account Director: Francis Lippens

“You can’t trust all storks.”

Questa è l’ultimo annuncio stampa a cura di una delle più interessanti agenzie pubblicitarie brasiliane Binder Visão Estratégica.

Il cliente è un ospedale privato di Rio de Janeiro che vuole giocare con ironia fumettistica sull’efficace servizio garantito alle natività, affrontando il tema con ironia nella classica spiegazione data ai bambini: l’arrivo dei bambini grazie alle cicogne.

L’annuncio stampa multisoggetto è una rappresentazione fumettistica di cicogne dall’aspetto sospetto, rappresentate con colori fortemente in contrasto e minacciose espressioni, rappresentano pericolo e diffidenza. Il copy sottolinea il senso: “Non puoi fidarti di tutte le cicogne”.

Advertising Agency: Binder Visão Estratégica, Rio de Janeiro, Brazil
Creative Director: Marcos Apóstolo
Art Director: Marcus Saulnier
Copywriter: Gustavo Nogueira
Head of Art: Marcus Saulnier
Illustrator: Estúdio Ícone
Art Buyers: Bianca Repsold , Clara Queiroz
Account Executives: Lucas Daibert

 

“Audi exclusive customized paints. Because the exact colour of your Audi is out there.”

 

 

È la DDB a prendersi la responsabilità di pubblicizzare il nuovo servizio proposto da Audi: la personalizzazione della tinta della carrozzeria.

L’annuncio stampa gioca su un fondo pulito, senza la tipica automobile e nessun riferimento ad oggetti meccanici, anzi i soggetti sono prettamente personali: il reggiseno di Samantha, il cagnolino…  Insomma con Audi puoi customizzare, con le esclusive vernici personalizzate, prendendo i campioni colore dai colori degli oggetti della tua vita. Perché il colore esatto della vostra Audi è là fuori.

Advertising Agency: DDB, Spain
Chief Creative Officer: José María Roca de Vinyals
Executive Creative Director: Fernando Barbella
Creative Director: Jaume Badia
Art Directors: Silvia Cutillas, Alba Ciércoles
Copywriter: Andres Travi
Photographer: Marc Díez
Production: Josetxo Ezcurra, Joan Gamper
Account Director: María José Moreno

“Ogni pericolo diventa piccolo”

 

Questa è la garanzia degli stivali Talent, marca storica di boots che coprono principalmente il piede, la caviglia e si estendono fino al ginocchio. Adatti perciò a tutte le avventure in spazi aperti, in quegli ambienti dove bisogna proteggere il piede e la gamba da acqua, neve, fango o come in questo caso da animali più o meno pericolosi.

L’annuncio stampa multisoggetto rappresenta in un’unico corpo la trasformazione di animali pericolosissimi in altri animali, della stessa specie, ma innocui. La fotografia evidenzia il taglio, limite tra un animale e l’altro ed è notevole il trattamento visivo sia per l’idea che per le texture semi fotografiche.

Advertising Agency: Talent, São Paulo, Brazil
Executive Creative Director:João Livi
Creative Directors: Felipe Luchi, Philippe Degen
Art Directors: Felipe Lemes, Bastien Grisolet
Copywriter: Arturo Marenda
Photographer: Carioca
Illustrator: Carioca

Marketing musicale, la sfera di cristallo per predire il futuro? [JACKNROLL]

ATTENZIONE LETTORE: il seguente articolo non indaga su fenomeni musicali virali come dovrebbe, ma è una riflessione sul perché esiste questa rubrica, quindi se non hai voglia di leggerlo non farlo, ma almeno prima mettimi “like” che quando raggiungo quota mille mi danno la cintura gialla dei Ninja, che un po’ come un ausiliare della sosta che diventa vigile dopo 1000 multe.

Eurostar Milano-Roma delle 9:00, che vuol dire che stamattina mi sono svegliato proprio presto.

Passo la prima ora cazzeggiando con Twitter e Vine facendo video a due signore di 500 anni che dormono davanti a me, cerco un caffè ma non lo trovo, le politiche di costo dell’agenzia per cui lavoro si fanno sentire e in seconda classe non c’è neanche il giornale.

Sto tergiversando ad aprire il portatile perché devo mandare delle mail e non ho voglia, leggo qualche pagina di “Guida ragionevole al frastuono più atroce” di Lester Bangs, probabilmente il più famoso critico rock mai vissuto, e lo seguo mentre riesce a dire che i Cream sono un gruppo commerciale costruito a tavolino e i Jethro Tull dei giullari da palco; sono felice che non sia qui per vedere gli Strokes.

 

Come spesso accade il Wifi del Frecciarossa salta, è noto che non regge più di 3 collegamenti in contemporanea e la nuova chiavetta che mi hanno dato in agenzia è una ferro da stiro e non funziona mai, poco male, le mail dovranno aspettare che io raggiunga l’ufficio romano.

No rete no Spotify, e non ho ancora scaricato i brani in locale sul cellulare nuovo, mi attacco allora a YouTube e, nonostante l’incertezza del 3G, riesco a loggarmi e ad agganciare una mia playlist che parte con Gravel pit del Wu Tang Clan che libera il tamarro che è in me di prima mattina.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Of-lpfsBR8U’]

Prendo il quaderno degli appunti che uso per la rubrica di Jack ‘n Roll, magari a questo giro riesco a mandare ad Adele (la responsabile di Ninja Life) un articolo in tempo; poi però, sarà che il treno mi rende sempre riflessivo, ma mi viene da domandarmi perché ci tengo così tanto a questa storia del rapporto tra musica e web, alla quale sto dedicando gran parte del mio (poco) tempo libero da un paio d’anni a questa parte.

Il fatto è che io credo fermamente che la musica sia un laboratorio per la realtà che ci circonda, mi affascinano i cambiamenti e le soluzioni che attraversano la realtà di questo mercato assurdo che non ha pari nel mondo, fatto da creativi che creano se stessi, dove prodotto e marketing sono la stessa cosa, cambiamenti che poi arriveranno anche nel resto del mondo come la risacca di un’onda.

Pensate solo a Napster e ditemi se quel fenomeno non ha anticipato di 10 anni quello che poi è successo in tutto il resto del mercato dell’entertainment e del web in generale.

Per questo scruto YouTube come se stessi sbirciando in tutti i futuri possibili, e seguo le imprese di Guè Pequeno e della sua etichetta con maggiore interesse delle interviste ai grandi manager che escono su YouMark!, perché se il Guercio ha deciso di produrre i Troupe d’Elite non lo ha fatto a caso, nessuno capisce perché (e cavolo neanche io) eppure sono convinto che lui lo sappia benissimo, che comprenda i fan della sua etichetta al punto da anticipare quello che loro stessi vorranno, che sia in grado di fare quello che ogni direttore marketing del mondo sogna di fare: predire il futuro.

Perché io credo che il presente del mercato della musica sia il futuro del resto del mondo.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ocDkkJf8Mto’]

Noi digital strategist, planner, esperti di web, quellochevipare, ci inginocchiamo tutte le mattine all’alba davanti al manifesto di Cultrain e ci ripetiamo che questa è l’era dell’ascolto, e poi con la camicia ma senza cravatta andiamo per il mondo a cercare di convincere Brand che non ascoltano nessuno che qualcosa sta cambiando.

Ma alla fin fine spesso quello che facciamo è cercare di spiegare un fenomeno sociale immenso e indefinibile come il web, utilizzando formulette e terminologie manualistiche.

Poi penso a David Bowie, Beck, ai Pink Floid, i Nirvana, gli Who, i Depeche Mode ma anche i Litfiba, i Negrita, i Modena City Rambler e Vasco Rossi, gente in grado di riunire decine di migliaia di persone di uno stadio e farle ridere e commuovere in un unico grande coro di emozioni utilizzando solo il proprio ingegno, il proprio talento e la propria sensibilità.

Niente manuali, segreti o formule magiche.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=1QP-SIW6iKY’]

Penso che noi esperti della comunicazione stiamo sbagliando mira, che tutta questa necessità di creare gabbie di tecniche che ci aiutino a raggiungere il risultato sia solo l’espressione della paura che il mondo della comunicazione prova dinnanzi all’immensità del web, un fenomeno che ha stravolto tutto e che pochi oggi hanno capito come affrontare, e io cerco le risposte li dove tutto è iniziato, nel primo mercato che è stato affondato dalla rete e che ora sta risorgendo vasto e potente come mai: la musica.

Io ho letto, scritto e recitato centinaia di pagine che spiegano con assoluta certezza quali siano le tecniche corrette per diffondere un video on-line e far funzionare una pagina Facebook (no, non dirò la parola “virale”, quella la dico solo dietro compenso), ma la verità è che la gente guarda quello che ha voglia di vedere, legge quello che ha voglia di leggere, ama, adora, si appassiona, si arrabbia solo quando prova qualcosa di vero, anche se lo prova per qualcosa di “falso” come la storia raccontata in una canzone.

Per questo tengo questa rubrica, non è solo per i 5.000 euri che il Pallera mi sgancia per ogni articolo che scrivo o perché mi piace avere una scusa per non aiutare Chiara a fare il cambio dell’armadio, ma perché sto cercando qualcosa e sono convinto che non lo troverò nel manifesto di Cultrain o nella sezione “comunicazione” delle edizioni Hoepli (che cara grazia che esistono comunque), forse mi sbaglio ma se è così almeno avrò impiegato il mio tempo ascoltando musica.

E se tutto va bene mi sono svangato anche questo articolo senza parlare di Justin Bieber (che però lo scrivo, così indicizza…)

La prossima volta vedrò di scrivere qualcosa di più sensato, ma non prometto niente.

Jack ‘n Roll

Vuoi smettere di fumare? Ecco l'app che ti motiva a farlo

Dopo le sigarette elettroniche, la tecnologia ci viene in aiuto con una app per smettere di fumare. Kwit, disponibile per iOS e per Android, permette di trasformare l’astinenza dalle sigarette in una sfida divertente con noi stessi e con gli altri.

Come funziona?

Primo step: inserire la data in cui si smette di fumare. Secondo step: inserire il numero di sigarette fumate al giorno e il costo del pacchetto. Terzo step: inizia il gioco!

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=uudBc_kgr9Y’]

Più ti astieni più vinci!

La logica del gioco è semplice: più tempo passi senza fumare più sali di livello, fino a diventare un Kwitter professionista. Proprio come nei videogiochi aumentano delle caratteristiche specifiche: Salute, Benessere, Tempo, Soldi, Sigarette.

La strada verso il successo

Per motivare la persona, ognuna delle caratteristiche ha dei sottolivelli: ogni volta che ne raggiungi uno, sblocchi un beneficio.

Puoi anche vedere delle statistiche come il numero delle sigarette che non hai fumato e i soldi risparmiati. Ogni tuo successo può naturalmente diventare social, condividendolo con i tuoi amici su Facebook o Twitter. Se poi hai un momento di difficoltà, scuoti il telefono e ti apparirà un consiglio o una frase motivante.

Serve veramente?

Da psicologo devo dirvi che questa applicazione non vi fa smettere di fumare ma vi aiuta a rimanere astinenti (che a volte è la cosa più difficile). Molti riescono a smettere per qualche giorno/settimana/mese ma poi  hanno delle ricadute: questa app motiva proprio a non ricadere.
Se state ancora alla fase precedente, armatevi di forza d’animo e scegliete uno dei mezzi a disposizione sul mercato: libri, cerotti, sigarette elettroniche, gruppi di aiuto, centri e professionisti specializzati. Fatto questo, potrete diventare un Kwitter!

L'Evernote per i medici si chiama Collabobeat

Quante volte vi è capitato di uscire dallo studio del vostro medico e rendervi conto di aver dimenticato la maggior parte delle indicazioni riguardo la somministrazione dei medicinali, le tempistiche delle analisi, le cautele nelle cure che vi aveva prescritto? Collabobeat è un servizio nato per risolvere questo problema, in quanto consente ai medici di condividere gli appunti delle loro visite con i loro pazienti.

Ninjamarketing ha scoperto Collabobeat durante il TEDMEDLive Bologna, l’evento dedicato agli innovatori nell’ambito della salute e della medicina. Abbiamo così deciso di approfondire la conoscenza di questa startup con un’intervista all’ideatore Floriano Bonfigli.

In cosa consiste Collabobeat?

E’ stato dimostrato che i pazienti dimenticano, immediatamente, fino all’80% di quello che i medici spiegano loro. Così suggeriamo: quando voi medici eseguite una visita, scrivete tutte le vostre note su Collabobeat, poi cliccate sul tasto “Condividi Visita Medica” ed i vostri pazienti avranno le vostre note sempre a disposizione sul loro telefonino.

Il medico può utilizzare Collabobeat anche in mobilità, infatti è accessibile da qualsiasi tablet senza alcun vincolo di hardware o sistema operativo.

L’impatto di queste semplici azioni può essere molto significativo, sia a livello economico che sociale. Il medico rende molto più produttivo il suo tempo prezioso, riducendo al massimo quei successivi contatti che si risolvono solo nel rinfrescare la memoria ai pazienti: “Scusi dottore, quale esame dovevo fare dopo quei 5 giorni di antibiotico? Ho perso il suo appunto…”.

D’altro canto, il paziente si sentirà molto più coinvolto nel suo processo di cura, abbassando i rischi di una mancata aderenza al trattamento indicato.

Negli Stati Uniti hanno quantificato il problema della mancata aderenza alle indicazioni mediche in oltre 120mila decessi all’anno.

Come è nata la vostra idea?

La nostra idea è nata dopo una mia esperienza professionale nel settore dell’ehealth e tanta ricerca di mercato, di quella fatta per strada, che, ad esempio, mi ha convinto a cambiare strada o, come si dice in gergo, “pivotare” un paio di volte.

Ad una delle mie primissime uscite, persone molto più competenti di me mi dissero esplicitamente che non c’era veramente niente d’innovativo in quello che proponevo. Ringrazio ancora per quel consiglio, perché ora siamo sicuri di aver trovato la giusta direzione.

Da chi è composto il vostro team?

Io, Floriano Bonfigli, sono il fondatore ed amministratore unico di Digital Health Experience S.r.L., società incorporata ad ottobre che detiene il 100% di Collabobeat.

Dal punto di vista del design e della tecnologia, con me ci sono Enrico Zoli, Paolo Ciminari e Alessandro Scavella, che sono la colonna portante di Cooder. Cooder è una rete di professionisti del web che ha base nelle Marche, ma con clienti in Europa con punte negli USA. Il loro supporto è molto importante anche dal punto di vista umano, Enrico è sempre in prima fila con me quando c’è da presenziare ad un evento o c’è da incontrare un cliente interessato alla nostra soluzione.

Mi avvalgo, inoltre, dell’esperienza di due advisor. Il primo è mia moglie Maria Teresa Baffoni, laureata in Giurisprudenza, che mi supporta dal punto di vista della privacy e della sicurezza, argomenti giustamente molto sentiti in tale ambito. In questo periodo, stiamo valutando The Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA), in breve la legislazione americana in materia di privacy e sicurezza dei dati della salute della persona.

Il secondo advisor è il Prof. Valeriano Balloni, che tra mille esperienze, già Professore di Economia Industriale e Amministratore Delegato di Byblos S.p.A., attualmente è Vice Presidente con delega alla Ricerca all’Istituto Adriano Olivetti (ISTAO), la business school no-profit di Ancona. Con lui ovviamente si parla di strategia competitiva, di come affrontare il mercato e di come lanciare un’impresa che vuole essere innovativa, soprattutto dal punto di vista organizzativo.

Quali risultati avete raggiunto attualmente?

Come si dice in gergo, siamo in alfa. Grazie al nostro profilo su Twitter abbiamo avuto contatti telefonici con l’Inghilterra e la Germania: aspettano con ansia di vedere la beta; dovranno aspettare ancora per poco. Infatti, tra tre settimane usciremo con una beta privata.

I medici che vogliano testare Collabobeat, possono già richiedere un invito sul nostro sito. E’ sufficiente inserire un semplice indirizzo di posta elettronica.

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una startup nel settore medico?

Le prospettive in Italia sono limitate, ma è solo diretta conseguenza del mercato, che una Nazione relativamente piccola come la nostra riesce ad esprimere.

Riguardo alle difficoltà, sono quelle tipiche di una startup, che dal mio punto di vista hanno poco a che fare con il luogo in cui ti trovi. Generalizzando, anche negli USA 9 startup su 10 falliscono, inutile fasciarsi troppo la testa, si rischia di cadere nel terreno degli alibi.

Ci tengo invece a dire che è una fortuna fare startup in Italia in questo settore, perchè forse non tutti sanno che nella sanità elettronica siamo stati sempre all’avanguardia. In definitiva, in Italia ci sono molte competenze e punte di eccellenza che prendiamo volentieri come benchmark.

Come hanno accolto i medici la vostra idea?

Mi piace risponderti con un esempio concreto. A fine aprile abbiamo avuto un nostro spazio a TEDMEDLive Bologna, un medico ha scambiato quattro chiacchiere con noi ed ha concluso: “Bello, l’Evernote per i dottori!”. Non ha tutti i torti.

Qual è il livello di adozione dei servizi digitali dei medici?

Riguardo al livello di adozione dei servizi digitali, direi che i medici italiani sono nella media. Trovi lo scettico che lavorerà sempre su carta, quello con l’account su Twitter e addirittura quello che ti dice: “Da quando c’è Google, non so che farmene di PubMed!”. PubMed è il più grande database bibliografico sulla letteratura scientifica biomedica, on-line dal 1996.
Tutto questo per dire che riteniamo ci siano anche in Italia quegli early-adopters interessati a testare e diffondere tra i loro colleghi la nostra soluzione.

PICKaBOOK, al Salone del Libro le magliette con ebook incorporato! [INTERVISTA]

Avevamo già parlato dell’aria di novità portata dalla magliette PICKaBOOK, ma dopo il grande successo che hanno ottenuto al Salone del Libro non potevamo non proporvi una veloce intervista al responsabile di questa bellissima idea: Marco Mottolese!

Purtroppo il settore del libro ha sentito molto la crisi di questi anni, la vostra idea nasce anche dalla voglia di non restare immobili di fronte a questa grave situazione?

Sicuramente sì. Chi si ferma è perduto.E poi volevamo dare una mano ai librai. Hanno spazi bellissimi, perchè non usarli per vendere anche altro? E se questo altro è proprio quello che sembra danneggiarli, come gli e-book? Il nostro è un rimedio omeopatico che peraltro somministriamo loro da due decadi.

Le magliette sono molto belle e hanno avuto anche molto successo al Salone del Libro, ve lo aspettavate?

Ovviamente quando si parte non si sa mai nulla. Si attende, si spera, si trema. E’ la parte più interessante dei progetti. Ora che abbiamo la certezza che almeno una maglietta al giorno viene venduta da ciascun punto vendita, sappiamo anche che del medico non abbiamo più bisogno, o meglio, non tanto noi quanto i “malati”. (E che fossero immaginari?)

Le vostre magliette non hanno solo delle grafiche create ad hoc, ma anche dei bellissimi lavori di Street Art. Come nasce questa idea?

I Grafici sono sicuramente bravi nel nostro Paese. Ma davanti ad un foglio bianco, come può essere una maglietta, spesso perdono la bussola. Mentre un grafitaro, davanti ad un muro vergine, non sappiamo perchè, ma si esalta. Bene; qualche anno fa abbiamo pensato che i più bravi a pensare e “scrivere” sono loro ,i grafitari, gli streetartists e abbiamo iniziato a riprodurli su tessuto, perchè lo meritano e perchè è parte del gioco di oggi, ideare e farsi “rubare” l’idea che poi però va in giro per il mondo non è questa, infondo, la viralizzazione?

Visto il grande successo di lancio, quali saranno i vostri progetti futuri?

Andremo avanti con le pickabook, per far circolare non solo i classici ma anche altri contenuti digitali. Film, documentari, video, trailer. Il qr code lo permette ed esalta tutto ciò. Magari faremo una collana dal nome “pickitall”. E comunque ci sono così tanti “classici” da far conoscere.Poi, ovviamente, ci occuperemo di Street Art, che è la nostra passione e, per finire, un progetto segreto: far conoscere per davvero San Francesco, il Santo che sta dando l’impronta a questa decade.

iPhone: tasti rotti e/o inaccessibili? Ecco qualche rimedio

Eccoci di nuovo a parlare di iPhone con iSpazio per la rubrica iGenius Corner: questa volta vediamo insieme qualche piccolo trucco per rimediare all’uso dei tasti del nostro iPhone quando sono rotti e/o inaccesibili, utile soprattutto per chi ha ormai il device fuori garanzia e non voglia spender denaro per ripararlo.

AssistiveTouch

AssistiveTouch è uno strumento che troviamo pre installato su iOS che ci viene in soccorso se dobbiamo eseguire delle gesture touch a 2,3,4 o 5 dita oppure delle gesture particolari. Oltre questa funzione integra la possibilità di simulare:

– Pressione singola tasto Home

– Pressione breve tasto Power, ovvero “blocca schermo”

– Tasto volume (+)

– Tasto volume (-)

– Interruttore “mute”

Inoltre permette di attivare delle funzioni che richiederebbero la pressione prolungata, doppia o contemporanea dei tasti sopracitati:

-Attivare Siri

– Aprire la barra multitasking

– Scattare un’istantanea dello schermo

Infine troviamo delle funzioni legate all’accelerometro interno:

– Ruotare lo schermo

– Simulare l’azione “agita l’iPhone”

Fonte @iSpazio

 

AssistiveTouch si attiva in: Impostazioni / Generali /Accessibilità / AssistiveTouch. Una volta attivato comparirà un pulsante sullo schermo che vi accompagnerà in tutte le schermate, ma che potrete spostare a piacimento lungo il bordo del display.

Fonte @iSpazio

Consiglio: Se il vostro problema non riguarda il tasto Home, ma ad esempio riguarda il tasto power, potreste pensare di attivare e disattivare AssistiveTouch con un “Triplo clic su Home” così da non avere sempre il pulsante visibile sullo schermo. Tale impostazioni va configurata nel menu Accessibilità delle impostazioni dell’iPhone.

Se il problema fosse solo software

Abbiamo dato per scontato che il tasto fosse realmente rotto fisicamente, ma il problema potrebbe essere solo software. In questo caso esiste una procedure che rende di nuovo funzionante il tasto HOME (vale solo per il tasto Home questa volta), si tratta della ricalibrazione.

Non vogliamo illudervi: se il vostro iPhone ha superato un anno di vita è più probabile che si sia rotto a livello hardware e quindi questa procedura risulterà inutile.:

– Aprite un’applicazione qualsiasi

– Premete il tasto Power fino a che non appare lo slide di spegnimento

– Non eseguite lo slide per spegnere il dispositivo

– Tenete premuto il tasto Home fino a che non appare la springboard (la procedura impiega qualche secondo)

Il vostro tasto Home tornerà a funzionare.

Per qualche altro trucco utile anche per i possessori di iPhone jealbroken, vi consigliamo la lettura completa dell’articolo di iSpazio.

Science Branding: un logo per ogni scienziato

Science Branding è un progetto di Alan Betancourt, studente messicano di architettura, che prova ad immaginare come alcuni dei più grandi scienziati di tutti i tempi avrebbero potuto creare un proprio logo.

Attraverso un ottimo uso delle font riesce a creare dei brand degni delle migliori aziende, trovando anche degli slogan per alcuni scienziati come “The Naturalist” per Charles Darwin o “Le Chimiste” per Lavoisier.

 

 

 

In Science Branding troviamo i maggiori scienziati di tutti i tempi, da Albert Einstein ad Isaac Newton passando  per il nostro Galileo Galilei per arrivare a Nikolai Tesla. Il risultato ottenuto è una raccolta di loghi minimal che sicuramente sarebbero stati adottati dagli studiosi per promuovere i loro lavori.

 

 

 

Se volete veder la raccolta completa potete trovarla nella pagina di Behance di Alan Betancourt dedicata al progetto Science Branding.