Gabetti: crisi aziendale o crisi del sistema?

gabetti crisi aziendale o crisi del sistema

Il marchio Gabetti con i suoi 50 anni di esperienza ha scritto la storia dell’intermediazione immobiliare in Italia.

Questo è il biglietto da visita di questo colosso italiano, il modo in cui si presenta sul panorama nazionale e internazionale. Il gruppo continua a far parlare di sè, ma non più per i suoi successi, bensì per la sua difficile situazione economica e i continui tentativi di risanamento. Ma come si è arrivati a questo punto? Quali sono le cause della crisi della Gabetti? Ripercorriamo le tappe dell’ascesa, la gloria e le prime difficoltà di questo storico gruppo.

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Gabetti: Sulla via del successo

Erano gli anni’50 quando Giacomo Gabetti fonda a Torino la prima agenzia di intermediazione immobiliare. Vent’anni dopo, negli anni’80, Gabetti diventa una Holding e nel marzo 1990 viene quotata in Borsa. La crescita è al suo apice. Attraverso il progetto franchising la società espande la propria rete di agenzie su tutto il territorio nazionale, diventando così leader incontrastato nell’intermediazione immobiliare italiana.

Il successo aumenta e i piani industriali diventano sempre più ambiziosi (forse troppo). Dal 2006 si susseguono una serie di acquisti e fusioni con altre società finanziarie, di consulenza, quali l’Abaco Servizi per la gestione dei patrimoni immobiliari e La Gaiana. L’apertura al mercato estero è un passaggio naturale che porta la Gabetti Property Solutions a pianificare attività di investimento in Romania e negli Emirati Arabi e a firmare un accordo con la United Business Holding, che sancisce la nascita di Tree Real Estate, società di franchising immobiliare, il cui controllo viene acquisito interamente dalla Gabetti Property Solutions S.P.A nel 2011.

Sulla via della crisi

Difficile intravedere le prime incrinature in questa strada spianata verso il successo. Eppure la crisi di questa holding italiana non è un fenomeno recente, causato dalla difficile congiuntura economica che ha profondamente colpito il mercato immobiliare. I segni di una strada sempre più tortuosa sono arrivati nel 2007, proprio con le prime fusioni, acquisti e investimenti all’estero che hanno pesato sul conto economico del gruppo piuttosto che aumentarlo.
Dal 2007 ad oggi gli eventi si sono succeduti rapidamente.
Tre iniezioni di capitale, uscita di scena della famiglia Gabetti che ha lasciato il posto alla famiglia Marcegaglia ora in possesso del 61% del capitale e l’ultimo cambio al timone della società con l’arrivo di Fabrizio Prete.
Il nuovo assetto e le nuove direttive del management, che hanno portato a un riduzione del personale da 350 a 200 dipendenti e a una riduzione complessiva dei costi (inclusi gli stipendi dei manager) e l’investimento di 24 milioni di euro dello scorso luglio non sono bastati a risanare i 152 milioni di debiti.

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Gabetti: verso la via d’uscita?

Sembrava quai fatta ed invece… ennesimo nulla di fatto per la holding che per la terza volta consecutiva non è riuscita a far approvare i conti 2012. Causa dello slittamento è la mancata conclusione della trattative con le banche per la rinegoziazione del debito e la ricapitalizzazione della società. A far saltare l’accordo con la Banca di Sondrio sono state motivazioni di carattere legale.
Nel caso di una mancata un’intesa con i creditori, l’unica strada che resta da percorrere è quella del concordato. Ma gli addetti ai lavori ritengono che non manchino più di 20 giorni per arrivare a un nuovo accordo.

Gabetti: crisi aziendale o crisi di sistema

La Gabetti non è l’unico colosso italiano a versare in una crisi economica che sembra senza uscita. Altre aziende, un tempo fiore all’occhiello dell’economia italiano stanno per chiudere i battenti. Tra i nomi altisonanti Richard Ginori, nota società di ceramiche che sembra abbia trovato il suo angelo custode in Gucci, Seat Pagine Gialle, (anch’essa sulla via del risanamento), Zucchi che, dopo un periodo turbolento sembra trovare una certa stabilità.

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Accanto a queste vecchie glorie che a fatica affrontano la crisi vi sono marchi tutti italiani che dalla crisi hanno saputo trarre spunto per crescere e innovarsi come Cucinelli, Stefanel, Tod’s e molti altri

Non so a voi, ma La domanda nasce spontanea! Le cause di questa diffusa crisi delle grandi società che hanno segnato la storia, vanno ricercate nella congiuntura economica nazionale e internazionale o piuttosto sono da attribuire a una cattiva gestione aziendale? L’ interpretazione dei fatti mi è chiara, ma lascio che sia il futuro a rispondere per me.

Appunti di VINEomaking: consigli per una ripresa video perfetta

Vine è forse in grado di ideare una forma d’arte propria? La settimana scorsa abbiamo esaminato alcune delle sue opportunità nel post Vine per videomaker: esercizi video e mecenatismo digitale. Ora rendiamoci conto della parte concreta del videomaking: abbiamo a disposizione solo 144 fotogrammi, come possiamo sfruttarli al meglio? Di seguito tre consigli utili per la ripresa video su Vine.

Ripresa senza sbavature

Desideriamo una stop-motion impeccabile o, più semplicemente, non vogliamo immagini mosse? Beh se la nostra mano pare una foglia tremante, forse è bene ricorrere ad altri espedienti , non solo alla nostra buona volontà.

Per stabilizzare l’immagine il massimo sarebbe utilizzare un cavalletto treppiedi, ma se ciò non fosse possibile? Due sono i casi per lavorare con Vine: o vi aiutate poggiando la mano su una superficie piana oppure mantenete il gomito lungo il vostro corpo.

Questi due trucchetti eviteranno le eccessive vibrazioni, inoltre, nel caso in cui respiriate usando il diaframma, riuscirete ad avere un’ulteriore elemento di stabilità, quindi concentratevi!

Da non sottovalutare il fatto che meno salti ci saranno, più il ciclo delle immagini sarà omogeneo e più il loop dei vostri frames si trasformerà in un ipnotico andirivieni di immagini, effetto a dir poco positivo!

Movimenti di camera

Volete fare una carrellata? A questo punto siete più facilitati da Vine rispetto a una videocamera normale. Avete un figlio/nipote/fratellino a portata di mano? Bene, rubategli la macchinina o il camion, agganciate il vostro Iphone ed il vostro dolly sarà pronto per essere usato!

Audio in Presa diretta

L’audio è importantissimo, deve dare ritmo e scandire i 6 secondi. Purtroppo non è possibile aggiungerlo in un secondo momento, ma l’audio da usare sarà lo stesso della ripresa. Quindi bisogna interessarsi ad esso con una particolare attenzione, senza sottovalutare la sua importanza.

Se il video ha la prerogativa di regalare un effetto ipnotico, ciò deve accadere anche per quanto riguarda il lato sonoro. Bisogna cercare di ridurre al minimo il rumore di fondo, tutto ciò che si sente deve essere funzionale alla storia o perlomeno avere un senso.

Si consiglia l’utilizzo di cuffie che hanno un microfono incorporato per una migliore registrazione della nostra voce, o perlomeno avviciniamoci il più possibile alla fonte di registrazione. Meglio ancora ovviamente se si possiede un microfono Boom per Iphone, in caso contrario, si invitano tutti i gentili spettatori a zittirsi durante le riprese.

Ovviamente Vine non è solo ripresa, ma ha anche velleità affini alla cura della fotografia. Ma questo lo spiegheremo meglio al prossimo post!

Addio Missoni: un marchio simbolo del Made in Italy oggi in lutto

“Per vestirsi male non serve seguire la moda, ma aiuta.” Ottavio Missoni

Sumirago oggi piange il suo simbolo: il padre del marchio Missoni, Ottavio Missoni, si è spento all’alba di oggi all’età di 92 anni nella sua casa adiacente al Quartier Generale della Griffe fondata 60 anni fa.

Missoni: una realtà animata da 250 dipendenti che tiene alto il Made in Italy nel settore della moda a livello internazionale. E la moda internazionale oggi piange un uomo simbolo di eleganza, stile ed umiltà, dopo aver recentemente pianto la scomparsa del figlio Vittorio nella tragedia di Los Roques, in Venezuela, lo scorso 4 gennaio in un tragico incidente aereo dalle cause ancora ignote.

Quest’anno era il 60esimo della Griffe Missoni: Il marchio del “zig zag”, il suo segno distintivo.
Vediamo di dedicare un tributo ad uno dei vanti della moda italiana attraverso le immagini e la storia della Griffe.

La storia della Griffe

Nel ’58 la comparsa alla Rinascente di Milano della prima collezione. 17 manichini con indosso abiti dal motivo che avrebbe contraddistinto il marchio negli anni e nel mondo. Il successo fu immediato. Nel ’66 la prima sfilata di moda; nel ’69 l’apertura dello stabilimento a Sumirago nel Varesotto, tutt’ora sede dell’azienda, con vicino la villa dove abita tutt’oggi la famiglia Missoni.

Nel 1970 il sogno americano per i Missoni si avvera con il primo punto vendita aperto a New York da Bloomingdale’s. Le sfilate si spostano da Palazzo Pitti alle passerelle milanesi e la stampa impazzisce. Nel ’78 i 25 anni vengono celebrati con una mostra itinerante. Nell’83 il Teatro alla Scala affida alla firma Missoni opera e balletto. Ed è l’inizio di importanti collaborazioni.

Negli anni ’90 il rinnovamento del top management e l’inizio di una nuova stagione di successi con un’ impronta più fresca: quella del figlio Vittorio – il commerciale – la sorella Angela – la creativa – ed il fratello Luca – il tecnico.
Negli anni la gamma di prodotti si arricchisce di accessori, fragranze, biancheria, tessuti, componenti d’arredo, fino ad un hotel extra lusso aperto nel 2009 ad Edimburgo, oltre ai successivi luxury hotel in Kuwait, Oman e a Dubai.

I segni distintivi del marchio Missoni

Niente cronache o mondanità. Il silenzio del gossip attorno alla famiglia. Si è parlato sempre e solo del marchio e del famoso intarsio policromo che lo ha contraddistinto. Un’idea innovativa nel campo dei tessuti originata da un telaio, il Raschel, usato per la produzione di scialli, che i genitori di Ottavio Missoni importarono nel mondo della maglieria.

Il “put together” ed il patchwork sono stati l’innovazione che ha portato al successo della maglieria di lusso.
Lo zig-zag, i motivi etnici e le geometrie, fino ai cari jaquard fiammati.
Colori vivaci, mescolati, accostati audacemente per ottenere un prodotto misurato e preciso, senza eccessi e sbavature. Lo stile a fiori, righe e rombi ovunque, dai cappotti, alle camicie, alla biancheria per la casa.

Un catalogo composto da abbigliamento uomo e donna, ed il comparto Home.
La sezione abbigliamento è la più antica. Le collezioni uomo e donna sono famose nel mondo soprattutto per i maglioni. I maglioni del brand sono un must in un guardaroba di classe, ma leggero. Chic ma non snob, potremmo dire.

La filosofia dietro al successo del marchio

“Casa e bottega” era il motto di Ottavio e della moglie Rosita. Famiglia ed azienda in un connubio unico e speciale che ha, forse, determinato la forza del marchio. I valori familiari, la cultura tradizionalista, il sostegno degli affetti come propulsore nascosto – ma non troppo – di un marchio che ha fatto la differenza e ancora oggi l’estero ci invia per il pregio delle sue creazioni.

Il marchio racconta la storia familiare: è un album dei ricordi che traspone sulle trame dei tessuti i volti ed i ricordi della famiglia, raccontando una storia d’amore. Amore per la vita, amore per il lavoro, amore per la famiglia.

Il fondatore del marchio inconfondibile per i rombi, lo zig-zag ed il trionfo di colori sapientemente accoppiati era, infatti, anche uno sportivo – ex atleta azzurro finalista ai Giochi di Londra del ’48 nell’atletica leggera – ed un grande lavoratore – insignito dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro nel 1993 – a dimostrazione di come dietro un grande marchio spesso si nasconde una grande personalità, che trae ispirazione da ogni fonte, che profonde impegno con dedizione, che riesce ad eccellere in differenti campi, con l’impegno e la convinzione.

Forse sono questi gli insegnamenti che occorrerebbe trarre da questo personaggio della storia della moda italiana. Perché l’Italia possa vantarsi di altri nuovi esempi di pregio. Per continuare a farsi riconoscere all’estero per l’esclusività dei propri prodotti piuttosto che per altro.

Il Made in Italy non perderà uno dei suoi portabandiera. Il sogno Missoni continuerà, ma senza colui che lo ha reso possibile.

15 cose che i brand dovrebbero sapere su Reddit

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The Front Page of Internet. Così si definisce Reddit, famoso sito di social news in cui gli utenti del web possono postare link di pagine presenti sulla rete. Grazie ad un sistema di votazione i componenti della community possono decidere di dare maggiore risalto ad un link dandogli la possibilità di salire fino in homepage.

Reddit nasce nell’ottobre 2006 da Condé Nast Digital, ma grazie al suo enorme sviluppo nel settembre 2011 diventa Reddit inc. controllata dalla Advance Publications, società alla quale appartiene anche Condé Nast.

Il social news attrae un pubblico notoriamente volubile e che reagisce negativamente alla pubblicità online. Infatti, Reddit ha scelto di impostare una strategia in cui i marchi possono sponsorizzare la propria attività con collegamenti sulla homepage o su pagine di argomento specifico.

Il problema centrale, però, deriva dal fatto che poche aziende hanno compreso cosa possono fare con questo social news perché manca un progetto solido di business media. Soltanto l’Università del Texas, Autodesk e Coastal sono brand che hanno deciso di gestire una campagna pubblicitaria su Reddit.

Pochi hanno capito gli enormi vantaggi che questa nuova piattaforma può apportare al brand, ecco 15 cose che le aziende dovrebbero sapere su Reddit:

4,4 miliardi: pagine visualizzate al mese

62,3 milioni : visitatori unici al mese.

La percentuale è talmente incredibile che basti pensare che ComScore, leader mondiale nella tecnologia online che è in grado di misurare ciò che gli utenti fanno quando navigano, attesta a 12 milioni i visitatori unici al mese provenienti da tutto il mondo.

16 minuti: il tempo medio sul sito per sessione.

Secondo ComScore, nel mese di febbraio, l’utente medio ha speso 85 minuti su Reddit.

17 milioni : Voti espressi dagli utenti ogni giorno

4.206 subreddits

I subreddits sono le pagine dedicate ad argomenti specifici a cui gli utenti possono accedere e nelle quali possono postare e commentare ciò che desiderano.

22: i dipendenti

199 milioni: La quantità di pagine vista da ogni dipendente ogni mese

165.000: il numero medio di visitatori su Reddit considerando qualsiasi momento di una giornata lavorativa di un normale dipendente negli Stati Uniti

88%: la percentuale di visitatori che visitano più volte al giorno il sito

300.000: numero di utenti che hanno partecipato a Secret Reddit Gifts Secret Santa.

Si tratta di un marketplace messo a disposizione degli utenti che permette alle persone di scambiarsi regali. Gli utenti provenienti da tutti gli Stati d’America rilasciano diversi annunci su oggetti che vogliono scambiarsi, si incontrano e si donano reciprocamente qualcosa. Tutto è partito in occasione delle festività natalizie, quale momento migliore?

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1.888: Numero di cartoline inviate dagli utenti in ufficio Reddit

4.000: Numero di interviste “Ask Me Anything” con più di 100 commenti

1654: La maggior parte dei commenti su un annuncio a pagamento

Era quello relativo a Coastal, azienda che produce occhiali da sole

78%: percentuale di membri gold che decidono di effettuare pubblicità sul social news

39 minuti: il tempo medio sul sito per sessione per Reddit.tv

In conclusione, si può dire che Reddit è un mondo veramente ricco di sorprese. I brand dovrebbero scoprirne il potenziale con più attenzione. In Italia ci sono alcuni siti che cercano di emulare le sue caratteristiche, basti pensare a OkNotizie oppure a Diggita. Gli utenti del web hanno capito le potenzialità del social news, adesso sta alle aziende elaborare un piano preciso che possa aiutarli nella comunicazione con il cliente.

Voi che ne pensate?

Cerchi lavoro? Il Way to Work di Adecco arriva in piazza [INTERVISTA]

Trovare una collocazione nel mercato del lavoro di oggi sembra davvero difficile, con una disoccupazione sempre crescente stando ai dati diffusi dall’Istat. E se la situazione generale non è rassicurante, ancora meno incoraggianti appaiono le cifre sulla disoccupazione giovanile, con ben 635 mila giovani tra i 15 e i 24 anni alla ricerca disperata (o quasi) di un lavoro. Qual è quindi il giusto “way to work” da seguire per orientarsi nel mondo del lavoro e conquistare l’ambito impiego?Abbiamo posto alcune domande ad Adecco Italia, per conoscere quali strumenti hanno a disposizione i giovani alla ricerca di lavoro nell’epoca dei social.

Risponde: Silvia Zanella, Marketing and Communication Manager di Adecco Italia.

Cosa è il programma “Way to work”? In che modo ha aiutato i giovani in cerca di occupazione?

Adecco Way To Work è il nuovo programma di Adecco Group su scala globale dedicato al sostegno e al supporto dei candidati in cerca di una occupazione. Il 30 aprile, in oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, 10 mila dipendenti Adecco si sono resi disponibili fuori dai propri uffici e filiali per offrire consigli, indicazioni e strumenti a chi è in cerca di un’occupazione. La prima edizione di Adecco Way to Work™ è stata rivolta in particolar modo ai giovani under 30, categoria più colpita dalla crisi occupazionale in atto.

Con il programma Way To Work, Adecco intende mettere in campo le proprie competenze, abilità professionali e opportunità formative per aiutare i giovani a orientarsi nel mondo del lavoro in maniera efficace. In questa direzione si inseriscono migliaia di corsi di formazione che Adecco attiverà in forma gratuita durante tutto il corso del 2013 e rivolti a coloro che si registreranno o aggiorneranno il proprio cv esclusivamente attraverso la sezione italiana del sito italiano www.adecco.it/WaytoWork. I corsi di orientamento e career coaching avranno l’obiettivo di aiutare i candidati ad essere più incisivi nella ricerca di una occupazione e di fornire loro indicazioni pratiche su come orientarsi nel mondo del lavoro in maniera efficace.

L’Adecco way to Work, presente in 50 paesi,  ha convolto 21 città italiane, che riscontro ha avuto in numeri questa iniziativa?

A livello globale:
· 10 mila dipendenti coinvolti
· 50 Paesi
· 500 città
· 1000 location
· Oltre 500 mila giovani contattati

A livello Italia:
· 300 dipendenti coinvolti
· 21 città e 12 Regioni Abruzzo (Pescara), Campania (Benevento), Emilia-Romagna (Bologna, Parma, Piacenza), Liguria (Genova), Lazio (Roma, Frosinone), Lombardia (Bergamo, Brescia, Crema, Milano, Monza, Varese), Marche (Urbino), Piemonte (Torino), Puglia (Lecce), Toscana (Pisa), Trentino Alto Adige (Trento), Veneto (Padova, Vicenza).
· 15 mila giovani contattati

Uscire dalle filiali per andare in piazza, per orientare e dare suggerimenti utili; l’aspirante lavoratore under 30 non è in grado di muoversi autonomamente nell’ambito del lavoro?

L’aspirante lavoratore under 30 è generalmente in grado di muoversi con autonomia in questo mondo ma può imbattersi in errori banali che spesso non sa nemmeno di commettere e che possono diminuire notevolmente le opportunità di trovare un nuovo lavoro o essere semplicemente contattato per un primo colloquio.

Per questo motivo Adecco deve dare prova della propria responsabilità nei confronti della società, specialmente in momenti come questo in cui l’Istat denuncia un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 38%, aiutando chi è alla ricerca di un posto di lavoro ad esprimere al meglio le proprie competenze e potenzialità, attraverso il proprio CV e durante il colloquio, fornendo loro gli strumenti più utili per accompagnarli nella strada che porta al lavoro.

Oltre che nelle piazze Way to Work è su Facebook, Youtube e Twitter. La ricerca dell’impiego si muove anche attraverso i canali social; è possibile affacciarsi al mondo del lavoro con la tastiera o il tablet invece di raggiungervi nelle piazze o nelle filiali?

Assolutamente sì. Per tutti gli utenti interessati e registrati al sito www.adecco.it/WaytoWork, attiverà in forma gratuita migliaia di corsi di formazione per tutto il 2013 e in tutte le Regioni Italiane. Durante la giornata di evento abbiamo invitato tutti i candidati incontrati ad iscriversi al sito in quanto è il canale più veloce e immediato per rimanere sempre aggiornati. Inoltre Adecco Italia ha da poco pubblicato un’indagine dal titolo “Il lavoro ai tempi del #socialrecruiting e della #digitalreputation” in cui si evince che quanto più ricche ed integrate sono le relazioni sociali coltivate da chi è in cerca di lavoro tanto maggiore è la probabilità di trovare un’occupazione e raggiungere un successo professionale, anche attraverso i social media. Giunta alla terza edizione, la ricerca rivela oggi le ultime tendenze sulle dinamiche dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’era del web 2.0, prima tra tutte il ruolo che i legami personali e le modalità con cui vengono utilizzati giocano nella ricerca del lavoro.

Contestualmente al lancio di ” Way to Work” Adecco annuncia “Around the World in 80 Jobs”, di che si tratta?

Around the World in 80 Jobs è un progetto che offre a giovani neodiplomati e neolaureati l’opportunità di vivere un’esperienza stimolante e unica viaggiando in 80 Paesi e sperimentando 80 diversi posti di lavoro, nelle aziende più prestigiose del mondo e totalmente spesati. Per aderire al programma, i giovani interessati all’iniziativa dovranno accedere al sito www.adeccowaytowork.com e sfidarsi in una serie di giochi e test per misurare le proprie attitudini professionali. I concorrenti migliori verranno valutati da una giuria internazionale che selezionerà i candidati più validi e ritenuti idonei a prendere parte al programma. L’esperienza di ciascun ragazzo verrà documentata e condivisa ogni giorno attraverso le piattaforme on-line e social di Adecco Way To Work™: oltre alla piattaforma www.adeccowaytowork.com, anche la sezione locale, la pagina Facebook, il canale YouTube, il profilo Twitter dedicato al Way to work e il profilo twitter di Adecco Italia.

 

Windows 8: dall'Asia tre video promo davvero insoliti

Cosa c’entrano il make up, un’anguria e un pianoforte con Windows 8?

Beh, a spiegarvelo sono 3 video, comparsi neanche 24 ore fa sulla rete.

Non è chiaro se siano spot veri o se siano opera di qualche fan: in ogni caso questi tre video molto bizzarri provenienti dal Giappone sono sicuramente un modo davvero anomalo per spiegare le qualità di Windows 8!

Vengono direttamente dalla Cina, non hanno ancora una traduzione e al momento la prima testata a darne notizia è stata la CNet, che pare saperne quanto noi, cioè veramente poco! I video sono comparsi su Youku, il servizio di video hosting che in Cina fa concorrenza a Youtube e erroneamente si è pensato che la loro provenienza fosse il Giappone.

The Verge accenna  ad una dichiarazione di un portavoce della società secondo il quale i video sono stati realizzati per i mercati asiatici ed inviati al canale generale di Microsoft per errore, dove sono stati poi scoperti dal resto di Internet e pubblicati dunque su Youku.

Quale sia la loro origine, Giappone o Cina, e la loro autenticità, noi Ninja li abbiamo trovati molto insoliti e ve li proponiamo. Il nostro preferito? Quello dell’anguria, ovvio 🙂

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=leaPZezW5u0′]

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=eHhl78ximng’]

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=dTUsar_KNDM’]

Test A/B by MailUp: perché alcuni messaggi funzionano e altri no? [FREE EBOOK]

L’A/B Test costringe anche il Marketer più esperto a fare un esercizio di umiltà: chi riuscirà a trarre insegnamenti da ogni test avrà la chiave per una comunicazione email di successo.

Parola di Nazzareno Gorni, CEO di MailUp. Ed è proprio così: siamo spesso convinti di poter prevedere cosa accadrà, di sapere alla perfezione quello che il nostro cliente desidera, di conoscere i trend ed essere sempre sul pezzo. Ci riflettiamo su, ci pensiamo e ripensiamo: sì, è l’oggetto perfetto per la nostra newsletter oppure sì, è una call to action vincente. Brutta notizia: almeno la metà delle volte abbiamo torto, facciamocene una ragione.

La soluzione però c’è e prende il nome di A/B test: mettere a confronto due (o più) DEM o newsletter e inviarle inizialmente solo ad una piccola percentuale di target può farci scoprire l’insospettabile. Una volta scoperto l’arcano, il messaggio migliore verrà inviato al resto dei nostri lettori. Sicuramente più facile a dirlo che a farlo, ma per questo ci pensa MailUp che nel suo eBook dedicato ai test A/B ci spiega perché alcune mail funzionano più di altre e soprattutto come aumentare le conversioni grazie all’Email Marketing.

A/B Test

Qualche anticipazione?

Il valore dei test | Dedicare un’ora in più alla nostra email
Quali elementi testare | Provare layout, design e copy
Come effettuare un test | Parametri e livello di confidenza
Puntare tutto sul vincente | Come usare i risultati del test
I migliori esempi | Piccoli cambi che fanno la differenza
Il test A/B: check-list

 

Come usare l’email per vendere online?

MailUp Ninja AcademyNinja Academy sceglie MailUp, piattaforma professionale di invio email, per farvi conoscere i segreti dell’Email Marketing e lo fa tramite il loro eBook (assolutamente gratuito): “Test A/B: perché alcuni messaggi funzionano e altri no?”. 15 pagine di consigli per impostare un test e sperimentare più varianti di un template, bottone o call to action. Sono i risultati che ci aiutano a proseguire la conversazione con i nostri destinatari!

E-book MailUp

E tenetevi forte, perché Ninja Academy e MailUp
hanno in serbo tante altre sorprese per voi!

Be relevant. Be Ninja.

Test A/B

Come si comportano i giornali italiani sui social network?

Soprattutto negli ultimi anni i social media hanno cambiato il modo di fare informazione e di comunicare: foto, video, aggiornamenti di stato in tempo reale su eventi, catastrofi e molto altro, hanno stravolto il modo di comunicare, di reperire informazioni.
Ma come si sono adeguati i giornali e i giornalisti? Come si comportano nell’era dei social media?

Dall’interessante studio di Vincenzo Cosenza sulle performance delle testate giornalistiche italiane sui social media, nel quale sono state analizzate 56 pagine Facebook di altrettante testate giornalistiche e 38 account Twitter, è emerso che solo 14 testate risultano avere una presenza attiva sui social media e differenziarsi, mentre le altre presentano forti ritardi nel loro uso.

In Italia quali sono i giornali più attivi sui social media? Repubblica occupa la prima posizione su Facebook, con 5 milioni di interazioni (like+commenti+condivisioni), seguita al secondo posto da Fatto Quotidiano, mentre se consideriamo la conta dei follower su Twitter Repubblica risulta prima davanti a Gazzetta dello Sport e Fatto Quotidiano, mentre su Facebook il numero di fan più elevato è di FanPage con un milione e quattrocento mila.

Come commentato da Vincenzo Cosenza stesso

Rispetto allo scorso anno emerge una maggiore presa di coscienza dell’importanza dei social media, anche se l’utilizzo è meramente strumentale a veicolare traffico sul sito web principale (atteggiamento figlio delle metriche di successo usate nel settore). Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori.

In definitiva si usano ancora i social media come discarica di link, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower (al momento solo La Stampa e Il Sole 24 Ore hanno un social media editor).

Mi sembra una visione miope se si pensa che il 19% degli italiani apprende le notizie grazie alla condivisione degli amici (dati della nuova ricerca del LariCa di Urbino) e che costruire un rapporto di fiducia con la community (che non coincide con gli affezionati del sito web) sarà sempre più importante se si vorranno invogliare gli utenti a pagare per alcuni contenuti pregiati.

Questo studio evidenzia come le testate utilizzino (poco) i social media. Solo poche riescono ad emergere e ad avere un grosso numero di interazioni, ma sapranno i social media sostituire in futuro il vecchio caro giornale?

Se è vero che si parla sempre più di street-information ovvero l’informazione fatta da tutti direttamente sul campo, con video, foto immediatamente condivise, allora qual è il ruolo del giornalista dopo l’avvento dei social media? Diventeremo tutti un pò social-giornalisti? Le notizie vengono condivise prima sui social e poi sui mass media classici, questo dovrebbe far riflettere sul “nuovo potere mediatico dei social” e sulla loro funzione di informazione e comunicazione.

Con New Style Boutique Academy la moda è virtuale e social

Il 6 aprile si è svolto a Milano l’evento conclusivo dell’iniziativa di Nintendo “New Style Boutique Academy“.

In occasione dell’uscita del nuovo gioco New Style Boutique dedicato alle appassionate di moda , Nintendo ha ideato un percorso di Shopping Training in collaborazione con le fashion blogger Alessia Milanese, Sweetbeauty1990, Cheryl Pandemonium, Alicelikeaudrey, La Sbii e Simylicious.

Lo scopo del gioco è mettere alla prova il proprio gusto per la moda: le utenti sono impegnate a gestire un negozio in cui entrano clienti con preferenze diverse.

L’obiettivo è quindi abbinare correttamente l’abbigliamento e gli accessori ad ogni cliente, in base alla sua personalità, utilizzando circa 12.000 articoli disponibili di brand diversi tra cui scegliere.
Man mano che la soddisfazione dei clienti aumenta, si sbloccano nuove zone della città e nuovi settori, come i Parrucchieri e lo Studio Fotografico, e anche altri brand e nuovi arredamenti d’interni, per conferire alla boutique un look sempre più esclusivo.

Così, per diffondere il senso dello stile, le fashion blogger selezionate hanno postato sui loro profili social alcune pillole di stile ispirate al gioco, e anche le utenti hanno partecipato attivamente, postando foto con outfit creati nel gioco o dal vivo, e pubblicandole poi con gli hashtag #newstyleboutique e #academy.

Per un mese le principali vlogger e blogger di moda italiana sono diventate delle personal shopper virtuali per le utenti, utilizzando le collezioni dei principali brand riportate all’interno del gioco.

L’iniziativa si è conclusa con l’incontro dal vivo, di fronte il negozio Accessorize di via Torino, e un pomeriggio di shopping insieme alle esperte di moda e make-up italiane più famose della rete.

Una settimana in Uber a San Francisco, il diario di Cristina [ULTIMO GIORNO]

(…segue) Terzo giorno di training, non mi sembra ancora possibile di essere qui!

Questa giornata si apre all’insegna di altre lezioni tecniche, ma anche degli ultime modifiche alla presentazione che ci hanno detto di preparare.
Siamo stati divisi in gruppo e io sono con Daemon, Janine, Alex e Femke.
Faremo un progetto “prototipo” su un nuovo servizio di Uber che potremmo eventualmente sviluppare in futuro.

Il nostro progetto si chiama UBER FRESH ma non posso svelarvi altri dettagli.

Sono un po’ agitata per la presentazione in inglese davanti a tutta l’azienda, ma va meglio del previsto e mi rilasso.
Alla fine della serata si aprono le danze: open bar per festeggiare la scena tech di San Francisco!
Qualcuno parte, qualcuno resta, con qualcuno ci saranno altri momenti di amicizia e divertimento, con qualche altro sarà impossibile rivedersi a breve.

Ciò che resta di questa splendida settimana in California e di questi tre giorni di training è la meraviglia di capire che in altri posti del mondo l’attitudine sul lavoro fa la differenza.

La semplicità con cui è possibile incontrarsi, parlarsi, spiegarsi, creare qualcosa insieme o almeno provarci piuttosto che chiudersi dietro a dei secchi “no grazie” che non lasciano spazio al progresso.
Mi sento una privilegiata a essere una delle due persone che cureranno Uber a Roma anche quando i launchers internazionali andranno via.
E’ un’azienda meravigliosa, un’azienda che offre la possibilità di dare il meglio, ma non è in nessun modo indulgente con chi invece offre solo il peggio o si accontenta di risultati scarsi.

E’ un’azienda che va a 100 km/h, ma non vi preoccupate, a guidare ci pensa un driver professionista! 🙂