Cat-Avengers uniti: quando il supereroe è un gatto!

gatti stanno diventando dei veri e propri supereroi di internet: migliaia di immagini di teneri felini e video virali popolano Google immagini, Instagram e YouTube. Non c’è da meravigliarsi allora se le opere dell’illustratrice californiana Jenny Parks hanno spopolato, in quanto non sono riguardano il felino sopracitato ma è reinterpretato in versione supereroe.

Jenny Parks non è nuova a queste trasformazioni, infatti era già nota al mondo internettiano grazie al lavoro “Doctor Mew“, trasposizione felina dei personaggi della famosa serie di fantascienza “Doctor Who“. Questa volta invece si è cimentata con personaggi del calibro di Hulk, Loki, Thor, Iron Man, Batman ovviamente come ogni supereroe che si rispetti anche questi super-gatti hanno i loro nomi di battaglia, ma andiamone a scoprire alcuni.

 

Hulkitty

 

 

Captain Catmerica

 

 

Iron Cat

 

 

Thor

 

 

Lokitty

 

 

The fur rises

 

Con "Solo" il bucato per i single non è più un problema!

Con "Solo" il bucato per i single non è più un problema!

Con "Solo" il bucato per i single non è più un problema!

Single, confessatelo, quante volte in preda alle ansie del bucato avete sognato una lavatrice che oltre a pulire smacchiasse accuratamente colli e polsini di camicie? Oppure riuscisse a rinfrescare, profumare e facilitare la piega dei vestiti? Beh, da oggi sappiate che il vostro sogno è realtà.

Le rogne da “bella lavanderina” sono finite perché Chanhee Han ha inventato “Solo“, la lavatrice tutto fare dal design futuristico.

Con "Solo" il bucato per i single non è più un problema!
A vederla non sembra di certo un elettrodomestico: Solo si attacca alla parete, si compone di un piccolo oblò e di un ripiano. Diversamente da tutte le lavatrici in commercio, l’invenzione di Han è compatta, non è quindi ingombrante e consente di caricare o togliere i vestiti facilmente, senza doversi abbassare. Una volta lindi, i panni possono essere posti subito sul ripiano e qui, grazie alla piastra scaldata, piegati e stirati facilmente.

Con "Solo" il bucato per i single non è più un problema!
L’elettrodomestico è assolutamente rivoluzionario considerando che una parte del suo ripiano è appositamente dedicata al difficile lavaggio di colletti e polsini: Solo, sotto i vostri occhi, provvede a rimuovere le macchie più ostinate e gli aloni che, notoriamente, si concentrano proprio in questi punti dei vestiti.

Il non plus ultra si raggiunge con la funzione “Shirt-shower”: posizionando sotto al ripiano una cruccia con un capo, l’innovativa lavatrice emette un vapore che profuma e “rinfresca” l’indumento, una soluzione ottima per chi ha spesso poco tempo da dedicare alla lavanderia.

Volete vedere Solo in azione? In attesa di placare le paturnie del bucato … godetevi il video che presenta l’invenzione di Han!

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Basta scimmie al cinema ed in tv: lo spot shock della PETA

“Nessun animale è stato maltrattato nella realizzazione di questo filmato”
Quante volte abbiamo letto questo tipo di comunicazione in uno spot tv o nei titoli di coda di un film ?

Un messaggio rassicurante, di quelli auto-assolutori rivolto tanto alla produzione di quei video tanto a noi che li abbiamo appena guardati con quel senso perverso di divertimento nel vedere un animale selvatico scimmiottare i comportamenti umani.

Lo leggiamo sempre con sollievo, ma abbiamo davvero idea di cosa sia vivere da soggetto di scena ?
Ma, soprattutto, è davvero così necessario nell’industria dell’intrattenimento che vi sia la presenza di un animale di qualsivoglia taglia?

La PETA in questo spot shock dal titolo piuttosto eloquente “98% Human” ci offre la prospettiva di vita (o sarebbe meglio definirla di schiavitù) dei nostri cugini di DNA, proponendoci questa riflessione grazie al lavoro della BBDO :

Se avete provato la sensazione di un cazzotto nello stomaco, beh sappiate che non siete soli, chi vi scrive ha provato il medesimo sentimento alla visione di questo video. Come vedremo però, esso non è solo da considerarsi un atto d’accusa rispetto alla pratica tribale dell’uso delle scimmie nei media, ma è anche e soprattutto la soluzione stessa all’interrogativo che viene lanciato.

La voce che avete sentito è quella del premio Oscar Adrien Brody che si è tuffato anima e corpo in questo progetto ed ha rilasciato ad AdWeek la seguente dichiarazione :

…il tema di fondo è che non possiamo più tollerare lo sfruttamento che esiste in questo mondo. I grandi primati non sono certo un’eccezione. Sono esseri estremamente sensibili, intelligenti ed emozionali. E’ davvero triste constatare coma siano ancora comunemente usati in tv ed al cinema, nonostante si sia a conoscenza di come soffrano dietro le quinte. La recitazione dovrebbe essere lasciata agli attori, agli esseri umani che sono capaci di compiere scelte in tal senso.

Quello della presenza dei primati nell’entertainment è un problema tanto più grande di quello che possiamo immaginare. Al di là dell’aspetto culturale su quale sia lo scopo nel vedere una scimmia dimenarsi nelle situazioni più strane per il nostro stupido ludibrio, è importante sapere che dietro uno o due anni di “attività” di una scimmia vi è una vera e propria vita d’inferno.

Queste creature vengono strappate al proprio habitat naturale e alla famiglia ancora in tenera età e sfruttate sino ai 5 anni, una fase nella quale sono carine alla vista di noi umani. Sopportano maltrattamenti di ogni genere sino a quando, verso i 6 anni vengono dismesse in uno zoo, perché non sono più così belle per potersi esibire e diventano abbastanza forti e pericolose da potersi ribellare a coloro che le accudiscono.

Ma ciò che ci preme davvero sottolineare di questa iniziativa è che nella sua duplicità non solo ci obbliga a prendere coscienza dei maltrattamenti sui primati, ma nella sua realizzazione offre un’alternativa di produzione tanto sofisticata quanto risolutiva.

Come abbiamo potuto leggere in chiusura di filmato, nessuna scimmia è stata utilizzata nella produzione, eppure il risultato in termini di verosimiglianza è di assoluto rilievo. La qualità del CGI è garantita da nuove tecniche digitali messe a punto dallo studio d’animazione The Mill, un feedback di conoscenze e competenze che da oggi in poi potranno essere a disposizione delle compagnie di produzione al fine di utilizzare scimmie virtuali in luogo di quelle reali.

La denuncia quindi sfocia in una soluzione visivamente credibile, non ci resta quindi che segnalarvi questa bella iniziativa e ricordate : Be Smart, feel like an Ape !!!

Il Cannes Lions premia Lee Clow con il St. Mark Award

Il 60 °Cannes Lions International Festival of Creativity, conferisce ai più grandi e prestigiosi creativi del mondo, il premio annuale che celebra l’eccellenza creativa della pubblicità e della comunicazione.

Il 2013 vede vincitore del Lion of St. Mark Award Lee Clow, presidente della TBWA Media Arts Lab e Direttore del Media Arts, TBWA Worldwide.

“Lee è un’icona creativa, una fonte di ispirazione oltre che genio a raccontare storie di marca in maniera abile – e non da ultimo un vero surfista californiano! Rimanendo fedele alle sue idee e alle sue convinzioni, ha unito il suo approccio al lavoro, regalando al mondo della pubblicità e della comunicazione alcune delle più grandi campagne mai realizzate.” Commenta Terry Savage, presidente del Lions Festival.

Commentando il premio, Lee Clow dice: “Sono stato a Cannes molte volte, ho vinto diversi premi, ma questo è speciale. Che onore. Già solo essere in compagnia di John e Dan mi rende orgoglioso “.

Lee Clow ha fatto pubblicità per più di 40 anni. Ha iniziato a ChiatDay a Los Angeles, quando c’erano solo 10 persone e 2 conti. Preferisce pensare al settore come Media Arts: parole, immagini e storie che raccontano al posto marchi.

Le sue idee più belle?

Apple – 1984

Indimenticabile la campagna per Apple ‘1984 ‘ per lanciare quello che fu uno dei più celebri Macintosh della storia.

Energizer

E’ opera sua l’iconico coniglio Energizer capace di rendere pienamente il senso di quello che deve essere un prodotto capace di dare energia.

Adidas – Impossible is nothing

E come dimenticare l’ormai celebre “Impossible is nothing” per celebrare il mondo dello sport per Adidas?

Per Lee un buon lavoro è tale quando si riesce a farsi guardare dalle persone.

“Penso che sia giusto lasciarsi emozionare dai marchi. Possono farti ridere o piangere, sorprenderti o rassicurarti, istigare alla curiosità o ispirare fiducia. Ma devono farsi guardare. “

Lee continua a trovare il business divertimento e impegno e crede che siamo solo all’inizio di uno dei momenti più emozionante che il business “pubblicità” abbia mai visto. Mentre il mondo discute delle sfide per il mercato con il futuro multimediale, egli ritiene che si stia avviando la più grande opportunità per le menti creative dalla prima rivoluzione creativa dagl’ anni 1960.

Lee ritiene che

“Oggi tutto può essere considerata media. Internet ha cambiato il modo in cui le persone interagiscono con le marche. Se ti piace una marca, è possibile cercarla, seguirla, criticarla pubblicamente. Quindi, tutto ciò che un marchio deve raccontare è la sua storia, in maniera dirompente e abile. Poi sarà la gente a decidere se a piace o meno. “

Lee Clow sarà premiato a Cannes con il St. Mark Award, Sabato 22 giugno. Precedenti destinatari del premio sono Dan Wieden (2012) e Sir John Hegarty (2011).

Il Leone che rapprensenta il St. Mark Award è ispirato agli originali Leoni di Piazza San Marco a Venezia, sede del primo Festival nel 1954 di cui poi Cannes è diventata sede ufficiale e permanente dal 1984.

Neve, spiaggia e musica nei migliori annunci stampa della settimana

Ecco l’appuntamento settimanale con la nostra rubrica sui migliori annunci stampa della settimana. Una selezione delle campagne diffuse negli ultimi giorni e che si sono distinte per ironia, creatività e novità.

Eccole:

Forever Fresh Almost di LG

Forse questa non è adattissima al clima che si stata abbattendo su tutti noi in questo periodo però ha un potere comunicativo davvero forte, tale che anche le mucche prediligano zone fredde per i loro pascoli!
Questa creatività con questo soggetto è solo una dei 3 soggetti che compongono la campagna di LG, gli altri soggetti sono altrettanto ironici è ovviamente inadatti ad un clima artico.
La campagna mira ha dare un chiaro messaggio circa i propri prodotti.

Advertising Agency: Grey, Dhaka, Bangladesh
Creative Director: Javed Akter Suman
Art Director / Typographer: Mahbub Alam Mahi
Copywriter: Anam Biswas
Photographer: Shutterstock
Digital Imaging: Abdullah Al Mamum

Tiananmen Square happens every day on our beaches

Ora passiamo ad un paesaggio decisamente più caldo, ma non tanto roseo. Solitamente Corona Beer per le pubblicità sceglie sempre spiagge paradisiache e scenari da sogno, questa volta invece ha scelto di schierarsi dalla parte della natura, in particolare delle tartarughe riproponendo una delle immagini storiche più important della modernità: piazza Tiananmen.

Advertising Agency: JWT, Madrid, Spain
Executive Creative Director: Jaime Chavarri
Creative Directors: Alberto Quirantes, Santiago Elena, Ivan de Dios
Art Director: Néstor Santana
Copywriter: Carolina Piñeiro

Ideasmusik app Tap it, get it. 15 million streaming songs.

Ideasmusik è un’APP sudamericana per l’ascolto di musica, ha deciso di lanciare questa campagna per promuoversi utilizzando alcune delle icone musicali più importanti dei nostri tempi e sopratutto di diversi generi. In questa che vi abbiamo presentato avete Bob Marley alla portata di dito ma le altre creatività hanno come soggetto i Kiss o Amy Winehouse.

Advertising Agency: Circus, Lima, Peru
Executive Creative Director / Creative Director: Juan Carlos Gomez de la Torre
Art Director: Carlos Tapia Cabanillas
Copywriter: Fabrizio Tapia Schiaffino
Account Director: Jose Espinosa
Agency Producer: Giuliana Garcia
Photographer: Sandro Aguilar / Latinstock
Illustrators: Carlos Luna Gonzales, Cristian Moran

HotWheels: Luxe

L’occhio presente nell’immagine non ci fa capire subito quale sia il senso di questa creatività. Guardando meglio si può notare che si tratta di un occhio adulto, circondato da qualche ruga con delle sopracciglia non da ragazzo e quindi la spiegazione è semplice: è l’occhio invidioso del padre! Il padre è affascinato dalla macchina giocattolo del figlio, sgrana l’occhio proprio come quando va in concessionaria.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather Paris
Chief Creative Officer: Chris Garbutt
Executive Creative Director: Cedric Gueret
Executive Creative Director: Kurt Novack
Copywriter: Antoine Gauquelin
Copywriter: Bruno Bicalho Carvalhaes
Art Director: Bruno Bicalho Carvalhaes

Jesus

Continuano le copertine Unhipster di GQ, questa in particolare annuncia il ritorno di Gesù. Si tratta della terza copertina che decidono di pubblicare in questo stile, frasi ad effetto colori forti su un fondo neutro. Di sicuro impatto queste frasi, ciniche fredde e per certi tratti ironiche.

Advertising agency: Lew’Lara
Title of Press: Jesus
Client: GQ Magazine Brazil
Product/Service: Institucional
Chief Creative Officer: Manir Fadel
Executive Creative Director: Mariana Sá
Creative Director: Cesar Herszkowicz
Copywriter: Manir Fadel, Igor Cabó,
Art Director: Ary Nogueira

Math Melodies, l'app per bambini ipovedenti che insegna la matematica

 

Ormai le parole “smartphone” e “tablet” sono sulla bocca di tutti. Se mi guardo intorno in metropolitana ormai è un brulicare di persone che viaggiano a testa bassa perennemente con gli occhi sul display dei loro ultimi ritrovati tecnologici intenti ad aggiornare il profilo facebook, stalkare qualche bella ragazza, leggere le ultime news, fare check-in, giocare a Ruzzle o a Candy Crush Saga e chi più ne ha ne metta tanto che qualcuno a New York ha addirittura ironizzato sulla cosa ( vedi qui ).

Pochi però sanno che tali operazioni che noi normalmente facciamo senza nemmeno rendercene conto alle volte possono essere fatte da persone con disabilità di vario genere tra cui anche quelle non vedenti ed ipovedenti. Sembra assurda come cosa visto che ormai gli smartphone non sono altro che una superficie liscia da toccare e gli occhi sembrano essere lo strumento principale per interagire con loro ma esistono software ed applicazioni che sopperiscono a tale mancanza.

Prima tra tutte c’è la funzionalità Voice Over di Apple presente su tutti i suoi iPhone e iPad e la sua rivale TalkBack di Samsung presente su tutti i suoi dispositivi mobili, poi c’è l’assistente personale Siri e la rivale S-Voice per arrivare infine a vere e proprie app che permettono alle persone con disabilità visive di interagire con i dispositivi mobili fino ad arrivare ad insegnare concetti e materie intere.

Math Melodies: un progetto made in Italy su Indiegogo

E’ proprio su questo campo infatti che voglio parlarvi di una piccola realtà italiana Everyware Technologies che si sta muovendo per creare applicazioni dedicate ai non vedenti e agli ipovedenti e che ha da poco lanciato una campagna su Indiegogo [la trovate qui] per cercare di recuperare i fondi necessari per dar vita ad un’app dedicata.

 

Tutto nasce quando un amico mi contatta dicendomi che ha trovato su Indiegogo (l’alterego meno famoso ed europeo di Kickstarter) una start-up italiana, che chiede un piccolo finanziamento per creare un’applicazione dedicata ai bambini che soffrono di disabilità visive.

A quel punto atterro sul sito Indiegogo e cerco il progetto che intanto ho appreso chiamarsi appunto Math Melodies. Essendo io un fautore del concetto “meglio immagini o video al posto di mille righe da leggere” cerco subito il video di spiegazione e dopo averlo fatto partire rimango piacevolmente sorpreso del prototipo che questi ragazzi sono riusciti a costruire: un vero e proprio libro digitale che insegna i principi della matematica attraverso il gioco e la musica ai bambini che fino ad oggi hanno imparato gli stessi concetti attraverso un anonimo e triste libro in braille.

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Funzionamento

Dal sito ufficiale dell’app leggiamo:

“Questa app conterrà vari esercizi che i bambini possono svolgere scorrendo il dito su un tablet e ricevendo un riscontro sonoro e vocale. Grazie a questo metodo i bambini possono comprendere la struttura bidimensionale dell’esercizio che è difficile da immaginare con altri programmi di matematica per computer tradizionali. Gli studenti con disabilità visive di ogni età hanno necessità di strumenti d’ausilio allo studio della matematica, ma crediamo che un buon inizio sia essenziale. Per questa ragione Math Melodies si rivolge agli studenti dei primi tre anni della scuola primaria con esercizi quali operazioni aritmetiche, esercizi di conteggio, operazioni di confronto, ecc.”

Ci sono veri e propri esercizi distinti in categorie e per difficoltà crescente: dalle operazioni in colonna alle divisioni passando per addizioni, moltiplicazioni, conteggi e via dicendo. L’interfaccia è semplice, animata, ricca di suoni (come deve essere) e molto facile da usare proprio perché indirizzata ad un pubblico di bambini con disabilità.

Il team di EveryWare Technologies del resto è composto da sviluppatori esperti in fatto di app e già in passato ha progettato applicazioni per non vedenti, come TypeinBraille e iMove: Sergio Mascetti, Cristian Bernareggi e Andrea Gerino, ecco il nome di questi ragazzi, che per sviluppare l’app Math Melodies hanno bisogno di 15mila euro. La donazione ovviamente non è l’unico modo per contribuire: anche la condivisione del loro progetto. sui principali social network è un gesto più che gradito!

Il futuro della Scuola è l’Edutainment

Ormai ho un’età avanzata quindi non posso essere preso come campione significativo ma vi assicuro che l’applicazione è divertente da usare e allo stesso tempo fa tornare in mente concetti matematici nascosti in qualche cassetto della mente rimasto chiuso per anni e anni.

Non è detto poi che possa essere preso come esempio e come campione per un progetto più ampio indirizzato verso la scuola italiana e verso nuovi metodi di insegnamento che stimolino i bambini ad imparare giocando. La dimensione ludica è ormai una chiave fondamentale per favorire l’apprendimento dei più piccoli e le nuove tecnologie touchscreen sono ancora più interessanti sotto questo aspetto. In Italia gli esempi di esperimenti del genere a favore dei bambini, soprattutto di quelli con maggiori difficoltà, non mancano: vi avevamo parlato a proposito di EdiTouch, il tablet per bambini dislessici che ad oggi ha anche ottenuto la sponsorizzazione di Vodafone.

Siamo sicuri che in futuro avremo altri esempi da raccontarvi: intanto date un’occhiata a Math Melodies e magari anche una mano 😉

Twoorty: la strada per il nuovo social network [INTERVISTA]

Twoorty sign

NinjaMarketing si era già interessata di Twoorty a novembre attraverso un ottimo articolo di Alessia Di Raimondo che attestava come le cose fossero in continua evoluzione nel social network tutto italiano, frutto della passione di Carlo Crudele e Alice Cimini, e che ora affronta un periodo di profonda risistematizzazione.

È da tempo che li osserviamo, incuriositi dall’ambizione e dalla costanza del loro lavoro; e , aggiungiamo, da come questo social sia differente da quelli che nel tempo abbiamo osservato e usato.

Facciamo un breve riepilogo sullo status quo dei social network, che avevamo inserito in questo articolo. Al punto 1) avevamo detto: nessun social è un megafono. E aggiungiamo: grazie al cielo. Diciamo anzi che, cambiando metafora, potremmo paragonare Facebook a una festa privata in cui conosciamo amici di amici e con loro scambiamo opinioni, Twitter allo Speaker’s Corner di Hyde Park in cui parliamo e chi vuole ci ascolta – o ascoltiamo chi abbiam deciso di ascoltare; LinkedIn a una sorta di ufficio di collocamento; Tumblr a un cinema di cui non conosciamo le proiezioni ma solo i registi, e dei loro gusti ci fidiamo.

È proprio questo orientamento al gusto ad affiancare in qualche modo Tumblr a Twoorty. Twoorty è proprio come una mostra. Ci andiamo, vediamo i quadri, esprimiamo le nostre preferenze – e sappiamo che, se non a quei quadri, almeno all’arte chi incontreremo è interessato. Analizziamolo ora in maniera più chiara, prima di affidarci alle parole di Carlo Crudele. 

I pro

  • L’orientamento alla conoscenza: ciò che aggrega gli utenti di Twoorty non è strettamente il fatto che ci si conosca, quanto che si condividano gli stessi interessi. Questo si rivela utile dal punto di vista delle amicizie e da quello lavorativo: sarò portato a interagire con persone che condividono materialmente con me interessi in letteratura, arte, musica, cinema, cucina…Questo orientamento, ci tengo a dirlo, è reale e non di collezioneTwoorty chiede competenze, le confronta, ci lavora. Non domanda se vi piace Max Gazzè o Roth ma ve ne parla, vi spinge a commentare, vi consente di taggare persone che volete tirare in ballo nella discussione – come fanno Twitter e Facebook – per poi discuterne con loro.
  • Le scale di gradimento: il like di Facebook viene qui configurato con una scala di piacere (da uno a tre cuori), di non piacere (il dislike che tanto ha fatto discutere e qui inserito con un cuore rotto) e di spam (per evitare contenuti fuorvianti). Gli stessi contributors – chiunque lo è in quanto inserisce elementi nel social – hanno una scala di valutazione che giudica l’interesse reale che i loro interventi ha suscitato.
  • L’aggregazione dei feed: tramite uno strumento recentemente inserito, che il post della nostra amica Ninja aveva precorso, basta l’inserimento di un codice nei post sul blog e questi vengono inseriti in automatico nel profilo Twoorty. Questo significa per esempio che il mio blog personale, che tratta di letteratura e corsi di scrittura, viene inserito post per post su Twoorty rendendo possibile a chi mi segue di collegarsi sul social e di leggere l’intero mio intervento, avendo in più una scansione per argomento dei post stessi.
  • Le possibilità lavorative: se Facebook significa ora urlare in piazza, qui si condividono interessi reali. Informazioni pregnanti. Avete provato a cercare lavoro chiedendo su Facebook? Su Twitter? Perfino su LinkedIn, che a quello è dedicato? Qui posso verificare le reali competenze, parlare con le persone che possono essere virtualmente interessate a un progetto comune, affinare le mie ricerche.
  • Niente spam: pare un sogno. Non ci sono spam, troll, flames. Sembra tornato il regno della netiquette – quello in cui ancora si citava ogni venti minuti la netiquette.

I contro

  • La piattaforma tecnologica: ci sono da risolvere ancora alcuni piccoli problemi di usabilità. È indispensabile introdurre il salvataggio automatico, aumentare la dimensione delle font del commento, studiare le funzioni più interessanti degli altri social per verificarne l’incorporabilità. Piccoli passi da effettuare, ma che vanno effettuati.
  • Il livello ancora limitato di users: 8.000 utenti, 400 blogger, un migliaio di attività. Twoorty sta per compiere il suo primo anno e si percepisce ancora il divario rispetto agli altri social.

 

E ora, parliamone con Carlo Crudele – nella foto con la cofondatrice Alice Cimini.

Crudele e Cimini

La prima domanda è: come avete fatto?

Abbiamo avuto un’idea, originariamente un po’ distante dal Twoorty odierno, e abbiamo incontrato un piccolo imprenditore che in mente aveva qualcosa di simile. Ci siamo messi insieme, abbiamo studiato una via di mezzo, l’abbiamo realizzata. La prima versione era molto più orientata agli esercenti, quella attuale è molto più social, quella che uscirà di qui a breve andrà a ridefinire una volta di più la filosofia alla base di Twoorty.

Ciò che definisce i social credo che sia una forte idea che sta alla base e condiziona, in seguito, tutto: dalla grafica alla struttura, alla policy, agli sviluppi. Qual è l’idea che sta alla base di Twoorty?

L’idea è che tante persone hanno degli interessi in comune e non lo sanno, o non si conoscono. E che attraverso quegli interessi in comune potrebbero progettare amicizie, idee lavorative e/o di business. Twoorty le fa incontrare, rimuovendo ogni ostacolo proprio dei social precedenti (cerchie, amici, followers…). Su Twoorty è il contenuto a unire le persone, non un comune amico. E il bello arriverà con la prossima versione, dove gli interessi diverranno sempre più “micro” e granulari, con l’aggiunta di una “tagbox” e di un algoritmo che aiuterà l’utente a categorizzare, regolare e calibrare le proprie passioni del momento.

La formula che avete utilizzato per promuovere la formula è knowmmunity.

Sì, la community della conoscenza condivisa. Un neologismo che sta mietendo consensi, per fortuna…

Perché le persone dovrebbero voler condividere le loro conoscenze? Ossia: voi unite le passioni delle persone, ma qui si tratta di un sistema push e non pull. Un sistema in cui le persone sarebbero tentate di inserire informazioni e non solo consultarle. Penso che un ottimo sistema sia stato l’inserimento di una sorta di aggregatori feed, che spingono gli utenti a contribuire anche quando inseriscono i loro interventi sui blog. Ci vuoi dire però dal vostro punto di vista come avete pensato a questo, e se lo avete vissuto come un problema?

E io ti rispondo con un’altra domanda: perché le persone dovrebbero condividere le loro foto su Facebook? Eppure lo fanno. Perché qui l’utilità è ludica, e anche un po’ guardona, mentre da noi è persino più forte, in primis perché si costruisce un'”intelligenza collettiva” (io ho suggerito stamattina l’ascolto di Gotye, tu hai dato l’indirizzo Spotify del suo Making Mirrors), in secondo luogo perché se ho bisogno di un socio per un progetto, ma anche solo di un amico con cui non parlare del tempo, Twoorty può aiutarti a trovare la persona giusta.

L’aggregatore è stata una mossa perfetta nell’ottica di perseguire la nostra idea: quanti blogger non famosi sono esperti nel loro campo ma non riescono a raggiungere la loro platea potenziale? E pensa non solo ai blogger, ma anche ai giornali online, alle testate specializzate…

Non viviamo in un’epoca in cui le persone hanno un sacco di voglia di parlare del tempo e non di quanto le appassiona?

È vero, Twoorty è una community più difficile di Facebook. Ma solo all’inizio, ne sono convinto. La gente sta abbandonando Facebook perché non ne può più di vedere le foto di cosa ha mangiato il suo 1.000esimo contatto. Lentamente, ma sta riferendosi (anche) ad ambiti e piattaforme più settoriali. Noi puntiamo sul fatto che Facebook sia il social “di partenza”, la base d’asta, ma che si possa fare di meglio.

Quali saranno i vostri prossimi passi?

Entro l’estate arriverà una nuova versione che stravolgerà Twoorty, rendendolo più potente e “intelligente”.

In primis, utenti, blogger e testate raggiungeranno con le loro notizie e informazioni la loro platea di riferimento (quindi: giornalismo “alto” e giornalismo “dal basso”, per un’informazione targetizzata e completa). Inoltre, tag e interessi sempre più granulari garantiranno all’utente di avere davvero le informazioni di cui ha bisogno: insomma, se a te interessa solo il mondo Apple, cercheremo di non mandarti news su tutta la tecnologia, o di dare maggiore rilevanza alla “Mela” rispetto al resto di quell’ambito. E ancora, ci sarà la possibilità di avere vari e diversificati strumenti di coworking, visto che gli interessi in comune, come ti dicevo, su Twoorty sono la base di partenza per poi costruire qualcosa di “solido”, di reale, tra gli utenti.

Il tutto con un occhio a grafica e usability, ovviamente, che rimane il nostro obiettivo primario, visto che Twoorty è un mondo ed è prioritario renderlo facilmente “esplorabile” all’utente.

Un’ultima domanda. Se avessi un’attività perché dovrei essere presente su Twoorty?

Per la stessa ragione per cui sei presente su Twitter, dove l’autopromozione non paga ma l’informazione utile di settore sì. A differenza di Twitter, però, non hai limiti di caratteri e soprattutto non hai “recinti”: se un’azienda sa promuoversi con intelligenza su Twoorty, il suo messaggio arriva dritto a tutti gli interessati, senza confini. E così anche viceversa: se c’è un buon “candidato” lì fuori, con Twoorty l’azienda lo vede subito, ne nota il talento (anche grazie al rating individuale) e magari se lo accaparra.

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One [INFOGRAFICA]

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Grazie al visual artist filippino Ralph Cifra (autore dell’infografica), cari Ninja cogliamo l’occasione per ritornare a parlare di PlayStation 4 e Xbox One.

Una battaglia tecnologica che ha già messo l’una contro l’altra queste due attese console “next generation” di Sony e Microsoft.

La prima conferenza stampa ufficiale

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Sony precede di ben 3 mesi Microsoft, ma a differenza di quest’ultima si limita a presentare nello specifico solo il Joypad e le caratteristiche tecniche generiche.

Design della Console

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Rimane ancora il mistero assoluto sul design della nuova PlayStation 4, per aumentare l’attesa Sony ha rilasciato 10 giorni fa questo video su YouTube che ha già accumulato quasi 7 milioni di visualizzazioni.

I due Joypad

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Si è cercato di mantenere la tradizione estetica, ma entrambi i Joypad vengono riaggiornati.
Tra i due il più innovativo e interessante sembra proprio essere quello della PS4. Il DUALSHOCK 4: touchpad anterioretasto “share“, casse e microfoni integratiLed Light Bar, rilevamento della posizione di gioco.
Potete notarlo da soli, guardando il seguente video (sottotitolato in italiano):

Lettore Ottico

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Finalmente anche Microsoft adotta il lettore Blu-Ray, a differenza della “vecchia” Xbox 360.

La RAM

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

PS3: 256 MB GDDR3 (+ 256 MB di RAM XDR) –> PS4: 8 GB GDDR5.
Xbox 360:  512 MB GDDR3 –> Xbox One: 8 GB DDR3.

E’ evidentissimo il salto di qualità generazionale con le precedenti console (tutt’ora presenti sul mercato).
Allo stesso tempo notiamo come Sony, non solo abbia colmato il gap con la sua diretta concorrente, ma addirittura si presenti con una frequenza più performante sui banchi di memoria.

I Processori

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

CPU con 8 Core per entrambe le console di questa nuova generazione!

Memoria d’Archiviazione

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Ancora non dichiarata la capienza del disco interno d’archiviazione per PS4.

Schermi Secondari

Battaglia tra console: PlayStation 4 contro Xbox One

Grande vantaggio per PS4: Poter utilizzare PS Vita come controller remoto dei prossimi giochi.

Per ulteriori comparazioni tra le due console potete consultare l’infografica completa nel post di Mashable.

Non resta quindi che aspettare pazientemente le ultime novità all’E3 2013 di Los Angeles.

samsung

Samsung Galaxy S4 Mini: in un video l'anteprima [BREAKING NEWS]

Finalmente Samsung ha rivelato ufficialmente le caratteristiche del nuovo Samsung Galaxy S4 Mini: di questo device si parla ormai da mesi, ma soltanto ora ne abbiamo la certezza! E diciamo che con questo smartphone, le dimensioni non saranno più un problema per la casa sudcoreana.

Già, quante volte avete sentito i fan Apple scherzare sulle dimensioni di Galaxy s4, troppo esagerate per uno smartphone? Con 4,3 pollici adesso le stesse caratteristiche dell’S4 staranno finalmente sul palmo della vostra mano e in tasca!

La notizia arriva inoltre subito dopo la rivelazione di JimDarlymple su The Loop, uno dei “ben informati” sulle notizie da casa Apple, che al prossimo WWDC 2013 non c’è da aspettarsi nessun nuovo iPhone o iPad. Un punto per Android e un autogul per Apple, insomma!

Ma la notizia più fresca è quella che ora è possibile vedere in un video promo dell’operatore 3 UK un’anteprima del prodotto. Eccolo qui:

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Scheda tecnica

Ed ora veniamo alle caratteristiche con un piccolo confronto col “fratello” più grande:

Display

Entrambi i Galaxy s4 sono equipaggiati con la tecnologia Super AMOLED ma con diagonale e risoluzione diversa:il Galaxy S4 ha uno schermo da 5 pollici (croce e delizia) con una risoluzione di 1920 x 1080 pixel contro i 4.3 pollici con 960 x 540 pixel del fratello minore.

Processore

Il Samsung Galaxy S4 ha un processore Qualcomm Snapdragon 600 Quad Core da 1.9 Ghz e 2 GB di memoria RAM (tranne in Asia dove trovate anche vla versione con il processore Exynos 5 Octa da 1.6 GHz); il Mini ha la CPU Snapdragon 400 Dual Core da 1.7 Ghz e 1.5 GB di memoria RAM del Galaxy S4 Mini e 8 GB di memoria interna espandibile tramite microSD fino a 64 GB. E’ comunque presumibile che solo GB  saranno realmente utilizzabile dall’utente.

Fotocamera

Abituati ai 13 MegaPixel del Galaxy S4 forse gli 8 MegaPixel del Galaxy S4 Mini vi lasceranno un po’ delusi, soprattutto perché ormai si parla di smartphone di ultimissima generazione…

Connettività

Entrambi i Galaxy S4 hanno: Bluetooh 4.0, Wifi, NFC e LTE. Non è escluso però che il Samsung Galaxy S4 Mini possa essere venduto in diverse varianti, cioè senza il supporto a LTE ma con tecnologia Dual SIM.

Sistema Operativo

Per quel che riguarda il software, entrambi hanno il sistema operativo Android versione 4.2.2 Jelly Bean. Ma il Mini, per motivi di memoria, non offrirà l’esperienza completa e per molti apsetti divertente a cui ci ha abituato l’S4: ad esempio non avrà le features per il riconoscimento ottico, come lo Smart Scroll che permette di scorrere elenchi o le pagine Web con il movimento degli occhi e Smart Pause, che interrompe la riproduzione di un video se l’utente distoglie lo sguardo dallo schermo.

Ultima puntata di "Nei tuoi panni", ma le lezioni di business non finiscono qui

Un mese fa presentavamo l’innovativo format Findomestic del “docureality”, l’iniziativa di comunicazione che ha portato il reality in azienda e attraverso il quale abbiamo appreso, nel corso dei vari episodi, tante preziose lezioni di business. Dalla tecnica della vendita alla creazione dello slogan perfetto, passando per l’analisi dei clienti target per diversi prodotti, siamo arrivati a comprendere anche l’importanza di un buon servizio clienti per garantire fino al 95% di successo delle relazioni commerciali che nascono con l’azienda.

Il tutto è stato realizzato all’interno di un gioco intelligente ed estremamente interessante che aveva uno scopo preciso, quello di catturare l’attenzione del cliente attraverso uno scambio di ruoli ed di empatia, iniziato con queste parole: “In Findomestic ci mettiamo ogni giorno nei tuoi panni. Per dimostrarlo, abbiamo messo te nei nostri: 7 giorni, 18 consulenti, 3 giudici, 6 clienti. Un solo vincitore”“.
Vincitore che finalmente scopriamo con l’ultima puntata della serie, una puntata speciale visto che sono presenti anche il Direttore Generale, Laurent David, e l’amministratore delegato, Chiaffredo Salomone, che oltre a tirare le somme, accennano ad una evoluzione del progetto…

Finisce così la serie web tv di Findomestic, anche se, come accennavamo anche prima, è evidente che il cammino di “Nei Tuoi Panni” non termina esattamente qui, perché dall’eredità raccolta con questo grande lavoro, oggi Findomestic conquista nuovi stimoli e intende rielaborarli per offrirli prossimamente ai suoi clienti. Staremo a vedere in che modo.

Intanto però abbiamo voluto che per quest’ultima puntata fossero i giudici del reality a fare le considerazioni finali sull’esperienza appena conclusa. Abbiamo imparato a conoscerli già tutti durante gli scorsi episodi, ma ecco come Alessandro Benedetti, Gianluca Drudi e Silvia Vieri si sono espressi sul tutto il percorso di “Nei Tuoi Panni“.

Quali sono stati i fattori principali che hanno condizionato i tuoi giudizi verso i concorrenti durante tutte le prove condotte nel reality?

A.B.: “La capacità di al tempo stesso di mettersi nei nostri panni e in quelli del cliente, quale che fosse la prova”.

G.D.: “Prima di tutto una premessa , giudicare i clienti è stata un’esperienza realmente appassionante.
I fattori principali che hanno guidato il mio giudizio e che ha fatto discutere, a volte, anche noi giudici sono stati la creatività , la capacità di comunicazione ma soprattutto la voglia di mettersi nei nostri panni e pensare alle offerte come facciamo noi ogni giorno , mettendo il cliente al centro”.

S.V.: “Soprattutto la capacità di “mettersi nei nostri panni” non dismettendo i propri. In Findomestic, circondati da colleghi e troupe, nel clima di eccezionalità che ha caratterizzato i giorni passati insieme, i Clienti hanno dovuto fare uno sforzo per mantenersi tali, pur cercando di mettersi dall’altra parte. Ho dato valore a chi è riuscito meglio a portare le proprie esigenze con coraggio e voglia di comunicare e trovare una soluzione insieme”.

L’obiettivo del format proposto era quello di far mettere i clienti nei panni dei consulenti: in quali prove ritieni che questo sia emerso maggiormente e perché?

A.B.: “Le prove vertevano su varie attività, quelle di marketing, ma anche la vendita e il post vendita. Credo che la prova del recupero credito sia stata quella che maggiormente li ha ingaggiati, anche perché credendo di parlare con veri clienti erano pienamente nella parte. Anche in quella difficile circostanza però sono stati capaci di affrontare la prova con lo spirito giusto”.

G.D.: “Sicuramente lato prodotto nella prova di creazione del prestito personale e nella conseguente prova di vendita.
Tutti i clienti hanno lavorato con un obiettivo , quello di soddisfare esigenze dando soluzioni di credito, qualcuno è andato anche oltre con proposte innovative, insomma quello che i nostri consulenti hanno nel DNA quando lavorano sui prodotti.
“The last butnot the least” la prova recupero crediti , proprio questa prova ha trasmesso l’importanza della relazione in tutti i momenti di vita del rapporto con il cliente”.

S.V.: “Nelle prove di costruzione dell’offerta Prestito Personale e nella prova Recupero. Nella prima c’era il sogno e nello stesso tempo lo stupore di scoprirlo fattibile, nella seconda c’era da sporcarsi le mani e fronteggiare situazioni difficili. Cielo e terra, se la sono cavata egregiamente! Bravi!”

Invertiamo di nuovo i ruoli e per un attimo mettiti nei panni del concorrente: in quale prova ritieni sarebbero emerse le tue migliori qualità rispetto agli obiettivi del reality e in che cosa, invece, avresti eventualmente peccato?

A.B.: “Occupandomi di marketing la mia risposta deve essere ovvia: le prove sull’offerta. La mia peggiore performance avrebbe potuto essere…nessuna! un po’ di autostima via…”

G.D.: “Sicuramente sarei stato bravo in tutto … a parte gli scherzi fossi stato io un concorrente “cliente” non credo sarei riuscito ad essere così performante come hanno dimostrato di essere tutti e 6 ognuno con il proprio modo di essere, quindi complimenti a tutti loro”.

S.V.: “Mantengo la capacità di mettermi in gioco, con curiosità, sono competitiva e mi piacciono le prove a solo. Se non lo facessi di mestiere, direi che la prova della costruzione dell’offerta Prestito sarebbe stata perfetta per me! Al contrario, mi sarei un po’ persa nella prova della Carta: scegliere la modalità fine mese o revolving sulla base della tipologia di acquisto… lo faccio d’impulso con la consapevolezza di quanto ho sul conto! ma talvolta con criteri che sembrano poco razionali per chi mi vive accanto! Provate a chiederlo al mio compagno!”

Io personalmente ho trovato la serie “Nei Tuoi Panni” davvero creativa e stimolante.
Sin dalla prima puntata sulla quale ci siamo soffermati, non a caso ho voluto insistere sulla realizzazione di questo particolare format come esempio di nuova comunicazione d’impresa per parlare dei valori della trasparenza e dell’integrità, costruendo di volta in volta un parallelo tra le prove e gli obiettivi del gioco e le lezioni di business che chiunque poteva trarre a prescindere dal contesto particolare in cui ci siamo trovati con Findomestic. Quindi, punto di vista marketing a parte, mi piace poter proporre questo lavoro all’interno di esperienze e casi studio che possano risultare utili alle imprese italiane e mi auguro lo siano davvero per tutti noi.

Lascio a voi le altre considerazioni in merito sulla proposta di Findomestic.