5 motivi per restare (felicemente) su Facebook

5 motivi per restare su Facebook imparando a usare il mezzo. Si parla di amicizie, di contatti, di agenda e di marketing.

Happy FB

Ed eccoci alla terza puntata del nostro giro sui social network. Ricordiamo che nella prima parte abbiamo spiegato perché molti amici andrebbero scremati dalla nostra cerchia di amicizie su Facebook (parte 1|parte 2), nella seconda perché noi stessi dovremmo cancellare il nostro account con l’anno nuovo; qui spiegheremo, invece, perché restare. Come, cioè, far diventare virtuosa la nostra permanenza su Facebook. Con qualche consiglio.

Innanzitutto, però, devo mantenere una promessa, ossia spiegare il significato di questa sezione. L’avevamo chiamata “The dark side of Inspiration Point”, con un nome volutamente oscuro. Inspiration Point, qualcuno di voi l’ha colto, è il parco nel quale si rintanano le coppie di giovani di Happy Days per giurarsi eterno amore e… altro. La parte più oscura perché sprovvista di illuminazione (serie 7, puntata 16) si chiama “The Alamo” e il significato del nome è facile da intuire: come a Fort Alamo ci si prepara, come dire, all’assalto finale!

Intitolando questa sezione quindi alla parte più scura del parco abbiamo voluto evocare non solo i rischi dell’uso di Internet e dei social network, ma anche le grandi opportunità loro connesse. Rischi e opportunità che derivano da una consapevolezza di quanto si sta utilizzando.

Ecco, ora, perché restare!

1) Perché ci mantiene in contatto

Inutile dirlo, forse: i social network ci mantengono a stretto contatto con persone che normalmente, anche per motivi economici – economia di tempo e di pecunia -, non sentiremmo. Immaginate di inviare un mms per ogni status, ogni tweet, ogni aggiornamento Tumblr a ognuno dei vostri contatti: temo che il CEO della vostra compagnia telefonica di riferimento vi chiamerebbe personalmente per ringraziarvi.

Non solo: l’mms ha un carattere personale, mentre status, tweet e aggiornamenti sono messaggi collettivi. Non richiedono quindi che un piccolo sforzo per tenersi in contatto con tante persone.

Suggerimento: capiamo la natura del canale.

Nessuno dei social network è un megafono, perché quando parlate al megafono schiacciate un tasto e chiunque, anche chi non dovesse o volesse sentire, sente… Quindi l’uso corretto deriva da una corretta comprensione.

  • Su Facebook schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, indipendentemente dal fatto che lo vogliano o meno.
  • Su Google+ schiacciate il tasto e sentono le persone che voi avete autorizzato a sentire, eventualmente differenziate per cerchie.
  • Su Twitter schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire.
  • Su Tumblr schiacciate il tasto e sentono le persone che vi vogliono sentire oltreché le persone interessate a quel messaggio, indipendentemente dall’emittente.

2) Perché ci suggerisce contatti

Una volta esistevano le inserzioni sulle riviste e si diventava amici di penna. Chi non ricorda le avventure di Charlie Brown con i suoi fogli imbrattati d’inchiostro e di messaggi confusi?

Solo che le inserzioni erano indipendenti dai nostri già-amici e si legavano, magari, al contesto della rivista stessa: su Be bop a lula sapevi di trovare una certa audience, su Il Mucchio un’altra, su Il corrierino dei piccoli un’altra ancora. E richiedevano tempo: tempo per andare a comprare la carta da lettere giusta, tempo per scrivere la lettera, tempo per comprare il francobollo e spedire, tempo per attendere, tempo per ricevere un’eventuale risposta. E via così.

Ora è tutto molto più liquido e semplice – occhio: non ho detto migliore, solo più semplice e liquido.

Il contesto si avvicina molto più al party, dove si ha modo di conoscere persone solo perché amiche di persone. E senza essere presentati, in virtù della [amicizia] di cui parlavamo nello scorso articolo. Così possiamo allargare la nostra schiera di contatti. E questo, come suggerisce Fortunata Piselli in Reti. L’analisi di network nelle scienze sociali (Donzelli 2001), incrementa le nostre possibilità di trovare lavoro, ulteriori contatti, informazioni, conoscenza, amici, amori: insomma, crea opportunità.

Suggerimento: il contatto è come una monetina.

Fate come si faceva una volta col denaro: mettetelo sotto i denti per sentire se di valore o meno. Presentatevi alla persona prima di aggiungere il contatto stesso. Le darete valore e vi darete valore.

3) Perché ci permette contatti altrimenti impossibili

Recentemente ho messo in piedi un’antologia gratuita in ebook, la Nottola XMas Gift, contattando nove autori, un illustratore, un’attrice. Io ho fatto da decimo autore e curatore. In 20 giorni ho unito gli scrittori, collazionato le collaborazioni, li ho sentiti più volte, mi sono informato sull’andamento dei lavori, ho inviato loro l’opera, mi son fatto dare ulteriori informazioni e le autorizzazioni del caso. Il tutto tramite Facebook. Ed è una delle cose mirabili che si possono fare coi social network.

D’accordo, molti di loro già li conoscevo; ma alcuni li conoscevo proprio perché li avevo contattati via Facebook.

Suggerimento: il fatto che una persona sia lontana, o un’autorità nel proprio settore, ha un significato.

Quel significato va valorizzato. Quindi se rifiuta il contatto va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra; se lo accetta va ringraziata, perché probabilmente ha ricevuto in giornata dodici domande uguali alla vostra, e la vostra – per qualche motivo – ha apprezzato e autorizzato.

4) Perché tiene un’agenda eventi

Diversi giornali online hanno provato a tenere un’agenda eventi, ma niente: nulla funziona meglio del passaparola. E tra [amici] il passaparola diventa furente.

Perché ognuno tende a dare visibilità a ciò che fa, e quindi restare in contatto con l’agenda del proprio teatro, sapere cosa c’è al cinema, non dimenticare l’ordine del GAS, essere in tempo con la presentazione del libro dell’amico son tutte cose che diventano organizzate e con un recall automatico – assieme agli auguri da fare all’amico di turno. Roba di lusso, soprattutto per chi è in confusione come il sottoscritto…

Suggerimento: questa è una delle funzioni più controverse di FB, come dicevo al punto 7 dei motivi per cui essere cancellati dagli amici di Facebook.

Perché sarete invitati a eventi interessanti come all’incontro del circolo di collezionisti di francobolli di Roccacannuccia. Prendetevi quindi due minuti al giorno per vagliare gli eventi, ricontrollarli, cancellare gli inviti che non vi interessano – e eventualmente impedire a qualche sistematico spammer di inviarne di nuovi. Vi darà il bene di questa funzione, limitandone al massimo i danni. 

5) Perché è un fenomenale veicolo di marketing

Guerrilla marketing. Viral marketing. Ideavirus. Sono tutti termini che io detesto dal profondo del cuore (come non mi piacciono gli U2:  ma questo è un altro discorso). (Però gli U2 da quanti anni non mettono su un disco decente? Parliamone). (Che diamine).

Dicevamo. Li detesto dal profondo del cuore, perché 99 volte su 100 chi ne parla (anche in libri specialistici) non sa cosa siano, né li sa davvero promuovere. Un esempiuccio? Prendete un testo di marketing su Internet di, chessò, dieci anni fa. Cinque, anche. Guardate i case studies di aziende di successo. Nove volte su dieci, a meno che non si parli di Yahoo! o Amazon (una si sta rinnovando ora tramite una dirigente scippata a Google, l’altro sta avendo qualche piccolo problema di immagine), quelle aziende sono fallite.

Detto questo, promuovere la propria attività sui social network si può. E non si dovranno pagare tasse per le insegne, tasse per occupazione di suolo pubblico, eventuali multe, spese tipografiche per la vetrina…

Suggerimento: la pagina FB (o Twitter, o Tumblr) della vostra attività è una pagina social che richiede una complessità d’uso crescente in virtù della consapevolezza del mezzo che si usa.

Su FaceBook un aggiornamento di status ogni due giorni basta, su Twitter non è sufficiente un tweet al giorno; su Tumblr è richiesta una navigazione che presuppone che si passi almeno mezz’ora al giorno sul pezzo. Quindi fate affidamento a un’agenzia per le vostre pagine.

Mi incuriosisce sempre il fatto che le attività siano disposte a pagare 200 € per il pieghevole della sagra del merluzzo impanato e non spendano 500 € per una propria vetrina su FB. Magari con commercio elettronico integrato. Solo che, come dire, siamo in tempi di crisi.

E in tempo di crisi preferite spendere 200 € per un pezzo di carta che troverete per terra o 500 € per qualcosa che la gente – se gestito bene – verrà a cercare? Io non avrei dubbi. Ma a me, del resto, non piacciono nemmeno gli U2…