App of the Week: The Pool, la rivoluzione dei tablet…su tablet

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Vuoi sapere come stanno andando i tablet? O come fare una pubblicità su questo innovativo device che ha cambiato le nostre abitudini? Adesso è possibile, con The Pool: The Lane Tablet!

Un’app interattiva, con dati basati su 14 mesi di test che hanno raccolto 20 milioni di utenti, The Pool: The Lane Tablet rivela il trend delle pratiche e dell’utilizzo dei tablet, che sono destinati a dominare gran parte della scena informatica futura. Il 2015, secondo recenti studi, sarà l’anno in cui i tablet sorpasseranno i computer, sia desktop che portatili, per acquisti ed utilizzo.

L’obiettivo di The Pool è quello di mostrare come il mondo dei tablet si sta evolvendo ed i migliori modi di fare pubblicità su questo dispositivo che ormai fa parte della nostra vita quotidiana.

L’app rappresenta graficamente il report dell’agenzia di New York Melcher Media: una serie di bellissime infografiche, interattive e non, completano l’applicazione e permettono di esplorare il modo in cui la gente sta usando i dispositivi mobili, ed esplorare in prima persona esempi di annunci pubblicitari di successo. Inoltre, The Pool ti da la possibilità di condividerle con amici e colleghi di lavoro.

Un’app utilissima per tutti, per la tua azienda, i tuoi clienti e per tutto ciò che concerne l’ambiente dei tablet, il marketing che gli gira intorno ed i migliori successi pubblicitari. The Pool è un’app divertente, che raccoglie interviste fatte ai leader del settore pubblicitario dei tablet.

Inoltre, mostra dati continuamente aggiornati sul mercato dei tablet, suddivisi in tabelle con una navigazione davvero facile e veloce. I dati riportati non sono altro che il frutto di indagini e studi fatti sulla pubblicità e sul corretto modo in cui dovrebbe muoversi nel mondo dei tablet per portare a risultati concreti di successo commerciale.

The Pool è un’app disegnata per Android su Google Play e per iPad sull’App Store.

 

 

Startup 2013, l'agenda degli eventi imperdibili

La ripresa della crescita economica globale è più che mai affidata ai progetti innovativi in grado di svecchiare processi e sistemi produttivi, attraverso una  necessaria “digitalizzazione” delle idee e delle risorse.
Fare startup non significa isolarsi nella validità della propria idea, ma si configura come un processo di confronto e contaminazione reciproca tra ideatori, finanziatori e incubatori sociali.
Per questo, sempre più importanti e numerose sono le occasioni di incontro tra le realtà nascenti e non a caso molti grandi brand incoraggiano e promuovono eventi dedicati allo start up business.

Di seguito l’agenda degli appuntamenti italiani e internazionali imperdibili per startup del 2013.

Wind business Factor

Competition 2013: Febbraio-Dicembre

Anche quest’anno Wind promuove il proprio contest rivolto a imprese e idee progettuali innovative che valorizzino il know-how italiano, con una serie di eventi organizzati in Selection, Training e Performance.

http://www.windbusinessfactor.it/

Brainstorming Lounge

Bologna, mercoledì 10 aprile 2013

Dopo il successo degli eventi sperimentali a Bologna del 2010 e del 2011, Brainstorming Lounge è diventato un programma stabile dell’Istituto Italiano Imprenditorialità, proponendo quest’anno un ciclo di cinque eventi da Aprile a Ottobre.
Per le startup ricordiamo l’appuntamento del 10 Aprile “Startup&People”.

http://blounge0413.eventbrite.com/

Startup Weekend in H-Farm

Venezia, 19-20-21 aprile 2013

Dal 19 al 21 aprile l’evento itinerante di Startup Weekend farà tappa a Venezia in H-Farm con tre giorni dedicati alla presentazione di idee business.

http://venice.startupweekend.org/

Next Berlin 2013

Berlino, 23-24 aprile 2013

Next Berlin, uno degli eventi di riferimento per l’Europa del digitale, in collaborazione con Deutsche Telekom, è alla ricerca delle startup europee più promettenti del 2013.

http://nextberlin.eu/

TheNextWeb 2013

Amsterdam, 25-26 aprile 2013

Per gli scenari digitali del mondo arriva l’ottava edizione di The Next Web Conference, che lo scorso anno ha coinvolto oltre 30.000 spettatori in streaming.

http://thenextweb.com/conference/europe/

Tech Crunc Disrupt

New York, 27 aprile – 1 maggio 2013

Tra gli eventi più attesi, il TC Disrupt, quest’anno a New York dopo la tappa del 2012 a San Francisco.

http://techcrunch.com/events/

Creative Camp

Milano, 21-24 maggio 2013

Per sviluppare il networking fra giovani creativi, professionisti, imprese, istituzioni locali, università e centri di ricerca, anche la Lombardia propone la sua competizione a colpi di multimedia, moda e design dei servizi.

http://www.itsastart.it

Web summit

Dublino, 30-31 ottobre 2013

Sempre dedicata agli startupper, all’importante manifestazione irlandese tra gli ospiti ci sono i protagonisti della scena tecnologia mondiale come Skype, Mozilla, Pinterest a Aol.

http://dublin.websummit.net/

Start Cup Puglia 2013

Puglia, settembre 2013

Ancora per premiare le migliori iniziative imprenditoriali innovative, l’ ARTI della Regione Puglia promuove una competizione per categorie: Life Science, ICT-Social Innovation, Agrifood-Cleantech, Industial.

http://www.startcup.puglia.it

Instagram: come pianificare e realizzare un photo contest [PARTE 2]

Eccoci con la seconda parte della checklist targata NinjaMarketing per realizzare un contest su Instagram. Nella prima parte abbiamo cercato di capire come pianificare la vostra campagna sulla piattaforma di photo sharing, ora – invece – ci concentreremo soprattutto sulla fase di lancio, di misurazione e di ascolto. Andremo, inoltre, a dare uno sguardo agli strumenti che il web mette a disposizione.

8. Annuncio e promozione del contest

Oltre a pubblicare su Instagram alcune immagini che pre-annunciano il contest, è necessario utilizzare in modo strategico i canali di comunicazione a disposizione. Un esempio? Il lancio del photo contest Instagram per il lancio della Ford Fiesta, con la campagna #Fiestagram!

Pubblicizzare in modo adeguato il contest attraverso una campagna di article marketing, l’individuazione e il coinvolgimento degli influencer (qualche incentivo è la strada giusta per invogliarli a parlare del contest!) e con una mirata condivisione dei contenuti della campagna sui canali social.

9. Integrazione con Pinterest (e altri social)

Pinterest ed Instagram hanno molto in comune: l’immagine e l’immediatezza sono i loro tratti fondamentali. Perchè allora non sfruttarli per la vostra campagna creando delle board specifiche per il contest su Pinterest?

Si otterrebbe infatti una maggiore viralità e visibilità per il concorso e per il vostro brand, oltre ad avere più condivisioni. Pinterest grazie al suo impatto altamente visuale può essere facilmente integrato nella vostra strategia per il contest.


Per rendere la vostra campagna ancora più coinvolgente e creare buzz intorno alla vostra iniziativa l’integrazione con i social (oltre a Pinterest) è fondamentale.

La creazione di una gallery per le immagini caricate dagli utenti – come abbiamo già accennato – e la condivisione delle foto dei followers attraverso i diversi canali a disposizione fa sì che percepiscano questa azione come una ‘risposta’ da parte del brand e una ricompensa per la loro partecipazione al contest.

10. Utilizzare l’API Instagram per dare una home al contest

Altro suggerimento per incrementare la partecipazione al contest è quello di creare una tab su Facebook (e la landing page sul vostro sito) che ospiti una gallery con tutte le foto che partecipano in modo che gli utenti possano guardare anche quello che pubblicano gli altri partecipanti.

Realizzare un feed unico per le foto caricate dai partecipanti e quelle caricate dal profilo del brand è semplice: basta utilizzare l’API che Instagram mette a disposizione o un’applicazione di servizi terzi – ce ne sono diversi offerti da Statigram, Nitrogram e l’italianissimo Followgram. La semplicità del feed permette, inoltre, la condivisione dei contenuti anche su altri social, aumentando la portata del contest e il traffico verso il vostro sito.

Fornire al contest un unico feed apporta molti benefici tra cui:

aumento dell’awareness e del reach della campagna
incremento delle condivisioni e degli impression
– fornisce ai follower un branded enviroment dove stare

11. Spargere la voce e dare tempo

Non siate ansiosi se la partecipazione al concorso all’inizio risulta bassa: ogni cosa ha i suoi tempi. Date il tempo al concorso di farsi conoscere, sia attraverso la promozione pianificata sia attraverso il passaparola e la condivisione degli utenti e, soprattutto, di chi partecipa. La facilità dello scatta, carica e vinci è una leva molto convincente e ha una carica virale molto forte se ben utilizzata.

 

Ogni giorno potreste pubblicare sul vostro profilo la foto del giorno: chi partecipa adora vedere le proprie foto pubblicizzate e questo incrementerebbe la diffusione su base giornaliera del vostro concorso, oltre ad attirare su di voi le simpatie dei fan 😉

12.Coinvolgere il pubblico

Il coinvolgimento di chi vi segue è un’azione che permette la sicura riuscita del contest. Gli strumenti per un’efficace call to action sono assai limitati per una piattaforma come Instagram, come invece accade per altri social.

Una chiamata alle armi per i follower può essere creata in molti modi:
condividere le fotografie uploadate dai vostri follower attraverso i diversi account social
commentare le foto inserite e seguire gli utenti che vi seguono è sicuramente più gratificante che ricevere un anonimo e standard ‘grazie per aver partecipato!’.

13. Partecipare

ll brand deve essere costantemente attivo su Instagram, pubblicando foto divertenti ed interessanti, per segnalare agli utenti la propria presenza. Prima di lanciare un contest, infatti, è fondamentale avere una community che vi segua.

La frequenza dei post e la condivisione delle foto su altri social come Facebook o Twitter – per fare solo degli esempi – rendono l’applicazione molto più familiare a chi vi segue.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=MqsASN1CXTE’]

Una strategia ben collaudata è quella utilizzata da GE per il suo ‘The Next GE Instagramer’ che ha prima dato ai suoi followers ‘piccoli assaggi’ del brand – con foto degli impianti, del personale, ecc. – e poi ha dato il via al contest vero e proprio.

14. Misurare

L’importanza di misurare costantemente gli effetti della propria campagna è innegabile. Per monitorare il proprio contest ci sono differenti strumenti a disposizione. Diamogli un’occhiata nel dettaglio:

  • Statigram: con questa piattaforma, quando si decide di organizzare un contest, si può impostare una landing page alla campagna per la promozione (a 360°) e utilizzare uno strumento di monitoraggio con un esteso sistema di metriche. E’ possibile, inoltre, tenere sotto controllo il flusso di foto caricate tramite i tag e annunciare il vincitore direttamente dal sito. Date un’occhiata al set di strumenti a disposizione!
  • Nitrogram: monitora in maniera efficace gli account Instagram utilizzando gli hashtag correlati al vostro business. Gli strumenti che mette a disposizione sono focalizzati all’analisi dei follower del vostro/vostri account in modo da tenere bene in chiaro come il pubblico impegna i contenuti del brand. Qui il plan di pricing completo che mostra nel dettaglio i servizi offerti dalla piattaforma.
  • Followgram: la vanity URL tutta italiana apre le porte alle aziende con i suoi brand account condivisibile e linkabile dove tenere traccia della contest campaign attraverso metriche e venues. La piattaforma permette di modificare l’account per renderlo più accattivante agli occhi dei follower e di creare delle fotogallery divisibili per temi in modo da far vivere all’utente un’esperienza altamente friendly!

15. E quando il concorso è terminato?

Una volta che il contest è chiuso e il vincitore è stato annunciato, lasciamo perdere tutto? Assolutamente no!

E’ importante continuare a mantenere attivo l’account Instagram con contenuti leggeri e divertenti che riguardino il brand e la vita aziendale, i nuovi prodotti/servizi aumentando il reach della vostra impresa.

Instagram può essere una porta dalla quale i follower per poi accedere ai diversi canali aziendali (che vanno specificati nella descrizione del vostro profilo!) e aumentare la portata della vostra audience.

E ora, cosa aspettate a cavalcare l’onda del momento e provare anche voi a lanciare il vostro contest?

Coworking: nuovi modelli di vita e lavoro al ToolBox Festival

Coworking: nuovi modelli di vita e lavoro al ToolBox Festival

Il ToolBox Festival è nato per celebrare il terzo compleanno di ToolBox, incubatore torinese per startuppers, professionisti e freelance, nato con l’obiettivo di offrire postazioni di lavoro e luoghi di condivisione.

Lo scorso 6 aprile presso la sede del laboratorio, in Via Agostino da Montefeltro, si è svolta la rassegna dedicata ai nuovi modelli di stili di vita, consumo e lavoro. La manifestazione ha ospitato circa trenta tra incontri, presentazioni e workshop. Denominatori comuni sono stati i concetti di Sharing, Making e Coworking.
Nonostante le temperature decisamente poco primaverili, startupper, designer, esperti di social media e freelance si sono riuniti per dare voce alle proprie iniziative all’insegna della condivisione.

Coworking: nuovi modelli di vita e lavoro al ToolBox Festival

Condividere è utile, social e smart

Sharing come Economy. E’ il caso di WeToom, blog che aggrega le esperienze di consumatori collaborativi, che ha proposto tre esempi di smart consumers: AirB&B (piattaforma di couch-surfing), BlablaCar (social di car sharing) e Starteed (portale di crowdfunding).

Sharing come Social. Lino Garbellini e Alessandro Veroli parlano di Twitter: dalle sue origini nel 2006, ai suoi utilizzi per il marketing e l’informazione. Interessante anche il progetto di job Sharing della TweetBox di Yogen Italia, piccola camera oscura per registrare tweet in un video di 10 secondi.

Sharing come Consumo intelligente: è la proposta di Contiamoci, social network che collauda e condivide le buone abitudini da adottare per tenere uno stile di vita che rispetti l’ambiente e il bene comune.

L’obiettivo di queste e molte altre realtà emergenti è creare una Massa critica digitale e “analogica” di utenti/persone consapevoli dei propri comportamenti e del proprio stile di vita.

Coworking: nuovi modelli di vita e lavoro al ToolBox Festival

Do It Yourself: le soddisfazioni del fai-da-te digitale e open source

Accanto alle pratiche di sharing, si colloca il Making, illustrato dalla mostra “Quanto sei maker” curata da Massimo Potì (in arte Mapo). Declinata in dieci oggetti chiave, l’installazione rappresenta la figura del maker come colui o colei che non butta niente, riutilizza e ripara tutto, anche quelle tazze sbeccate apparentemente inutilizzabili.

Capostipite del Making è il FabLab, bottega di artigianato digitale che si occupa di realizzare manufatti stampati in 3D e oggetti tagliati con laser-cut. Il tutto con software opensource. Il FabLab, in occasione del Festival, ha tenuto un workshop sulla realizzazione di ciondoli elettronici, un incontro sul come fabbricare un germogliatore per avere verdura fresca in casa e una presentazione sul funzionamento di Arduino, il sempre più noto microcontrollore programmabile.

Coworking: nuovi modelli di vita e lavoro al ToolBox Festival

Coworking: il lavoro autonomo in uno spazio condiviso

Chi lavora in Coworking solitamente segue progetti professionali indipendenti e condivide con gli altri professionisti “soltanto” i luoghi adibiti al lavoro: open space, sale riunioni e le aree relax. Toolbox è l’esempio torinese; a Milano troviamo WorkOn e Ellequadra, per citarne alcuni, a Roma c’è Cowo360, a Napoli si trova il Business Office 55 e RiotStudio. Centinaia di professionisti di diversa estrazione, hanno trovato nel coworking un modello di lavoro efficace perché in grado di valorizzare le competenze individuali e allo stesso tempo di fornire stimoli creativi e intellettuali, con esiti spesso inediti e fruttuosi.

La giornata è stata intensa ed è volata via tra caffè solidali, mele appena colte e workshop di green action. Insomma lo sharing non è solo l’ultima moda del momento, ma fa bene e serve. La condivisione è senza dubbio un arricchimento: se non economico, sicuramente personale perché prima che digitali, siamo tutti esseri umani.

Vinci l'ebook di ‘A lezione dai Mad Men. Come evolve la pubblicità’ [GIVEAWAY]


Dopo il grande successo del primo giveaway targato Ninja, siamo pronti a replicarci e a fare un altro regalo ai nostri lettori per dimostravi il nostro affetto!
Questa volta in palio ci sono, rullo di tamburi, 5 copie dell’ebook ‘A lezione dai Mad Men. Come evolve la pubblicità, di Adele Savarese e Emma Gabriele.

Il libro, edito dal Sole24Ore, è un’immersione nel passato della pubblicità e una prospettiva del suo percorso fino a oggi, raccontata attraverso la serie televisiva Mad Men.
Un libro colmo di riferimenti e citazioni, oltre alla prefazione scritta dalla leggenda dell’advertising mondiale Jacques Séguéla (vicepresidente e Chief Creative Officer Euro RSCG) e alle interviste a sette Mad Men italiani: Massimo Guastini, Alessandro Orlandi, Francesco Emiliani, Roberto Maraggia, Francesca De Luca, Alex Brunori, Pasquale Diaferia.

Come partecipare?
– Diventa fan della pagina Facebook di Ninja Marketing (se non lo sei già!)
– Sulla nostra pagina su Facebook verrà pubblicata la copertina del libro. Non dovrai far altro che commentare sotto l’immagine rispondendo a questa domanda: Cosa chiederesti o cosa diresti a Don Draper oggi?

Il contest durerà tre giorni e i 5 commenti migliori vinceranno le copie dell’ebook.

Tutto ciò di cui avete bisogno è la vostra creatività e lasciare un commento che renda Mr. Draper fiero di voi!

 

Funziona il social recruiting in Italia? [INFOGRAFICA]

Il social recruiting piace di più ai responsabili delle Risorse Umane che ai candidati in cerca di lavoro. E’ questo uno degli interessanti risultati dell’indagine condotta, per il terzo anno consecutivo, da Adecco (Agenzia per il Lavoro leader in Italia e nel mondo nella gestione delle risorse umane), in collaborazione con Ivana Pais Docente di Sociologia Economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Un po’ più scontato è invece un altro risultato: il fatto che, per trovare lavoro, sia necessario integrare le relazioni online con quelle offline. In questo modo si acquisisce quello che è definito: “capitale sociale integrato”. Le relazioni online consentono infatti non solo di costruire nuove relazioni con persone di status superiore, ma anche incrementare la frequenza e la stabilità dei rapporti esistenti, approfondire la conoscenza reciproca e intercettare più facilmente informazioni su offerte di lavoro disponibili.

Ma vediamo meglio in dettaglio i risultati.

Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati Linkedin rimane il canale privilegiato per la ricerca di nuovi profili da parte dei responsabili HR, seguito da Facebook e da Twitter. Per i candidati la ricerca di lavoro in rete avviene invece prevalentemente attraverso i siti di lavoro, le App, Facebook.

Anche rispetto all’efficacia le valutazioni divergono: i selezionatori apprezzano principalmente Linkedin, seguito dai siti di matching, mentre per i candidati le preferenze sono invertite.

Per quanto riguarda le motivazioni che spingono ad utilizzare gli strumenti online per cercare lavoro, i responsabili delle Risorse Umane guardano principalmente alla possibilità di allargare il bacino dei candidati e verificare la completezza e solidità dei curriculum vitae ricevuti. Il 14% dei selezionatori utilizza inoltre i canali online per informarsi sulle relazioni professionali del candidato.

Per chi è in cerca di una occupazione il primo motivo di utilizzo della rete risiede invece nella possibilità di trovare un maggior numero di offerte seguito dall’opportunità di dare maggiore visibilità al proprio curriculum vitae.

Se invece viene valutata l’efficacia di tali strumenti, afferma di essere soddisfatto del ricorso al social recruiting la metà dei responsabili delle Risorse Umane e solo un quarto dei candidati.

L’efficacia dei siti di social network dipende però dal capitale sociale pregresso dei candidati. Infatti il 50% di chi ha trovato lavoro attraverso questo strumento dispone di una rete sociale ricca vs 27% di chi ha trovato lavoro tramite i Centri per l’impiego e 30% delle Agenzie per il lavoro, ma anche 33% di chi si è rivolto alle reti sociali offline (amici e famiglia).

Piena sintonia si riscontra invece sull’importanza della digital reputation. Sia candidati che selezionatori mostrano grande attenzione alla “identità online”: il 70% delle persone verifica le informazioni personali che circolano online “googlando” il proprio nome così come il 77% dei recruiter inserisce il nominativo di un candidato su un motore di ricerca per raccogliere maggiori elementi di valutazione.

Proprio a questo proposito i responsabili delle Risorse Umane hanno dichiarato che nel 12% dei casi si sono trovati ad escludere dei candidati per le informazioni che hanno reperito in rete.

Un fenomeno degno di nota è la richiesta da parte dei selezionatori di accedere al profilo Facebook tramite la password del candidato, pratica confermata dall’1% dei candidati e dal 5% dei selezionatori.


Questi dunque i risultati della ricerca sul social recruiting svolta da Adecco per il terzo anno consecutivo. E’ già possibile quindi identificare un trend di cambiamento, come afferma Silvia Zanella, Marketing & Communication Manager di Adecco Italia:

“Sicuramente il fenomeno è più maturo rispetto alla prima edizione: le persone sono più attente alla salvaguardia della propria reputazione e le aziende hanno fatto passi da gigante nell’ambito del social recruiting, superando scetticismi e vere e proprie paure. Permangono naturalmente delle differenze a seconda della dimensione dell’organizzazione e della provenienza geografica, senza contare che è naturalmente mutato anche il mercato di riferimento. La contrazione nelle offerte di lavoro disponibili, ad esempio, ha fatto registrare nella survey di quest’anno una sorta di scoraggiamento che finora era stato rilevato solo off line.”

Email marketing design: 8 tips per disegnare mail efficaci

Stai progettando una campagna di email marketing? Forse non hai pensato che hai solo 3-5 secondi per convincere il destinatario che la tua email contiene contenuti interessanti e vale la pena di essere letta.

Il design della tua mail, per avere qualche chance di non essere cestinata, deve essere curato nei minimi dettagli, se vuoi raggiungere il tuo scopo. Ecco qualche consiglio utile per creare una mail che non sia solo visivamente accattivante, ma soprattutto efficace:

Metti le informazioni importanti all’inizio

Le tue mail devono essere scritte in modo da catturare l’attenzione fin da subito: le informazioni più rilevanti(e la call to action!) devono trovarsi entro 250 pixel dal margine superiore. Hai molti contenuti ugualmente importanti e non sai a quale dare la priorità? Puoi riassumerli in poche righe e collegarli, tramite degli anchor links alla parte della mail dove gli utenti possono avere maggiori informazioni.

Font e colori: non lasciarli al caso

Coordina il font e i colori del template della mail ai colori del logo e del sito web aziendale: tutto fa branding e aumenta la riconoscibilità del tuo marchio.

Tieni conto delle dimensioni dello schermo

Con la diffusione di smartphone e tablet, le mail vengono sempre più spesso lette da dispositivi diversi dal computer, e secondo BlueHornet, il 70% degli utenti cancellano le mail che non sono visualizzate correttamente dal cellulare.

Nel disegnare la mail perfetta, tieni conto di queste informazioni e cerca di testarla su diversi supporti e con diverse risoluzioni.

 

Keep it simple

Non strafare: riempire la mail di immagini, informazioni e link potrebbe non portare al risultato sperato, confondendo l’occhio (e la testa) del potenziale cliente. Considera che molti servizi mail non mostrano le immagini a meno che l’utente non lo accetti, per cui ricorda di non essere troppo creativo inserendo informazioni importanti ”nascoste” nelle foto. Evita di usare JavaScript: molti servizi di posta elettronica lo rimuovono per ragioni di sicurezza.

7 appartamenti dei telefilm famosi nei quali vorresti abitare

Telefilm addicted riunitevi! Siete cresciuti a pane e telefilm e avete sempre desiderato passare i vostri pomeriggi a Central Park o in qualche ufficio a Wall Street? Bene, sarete felici di sapere che da oggi potete farlo! Attualmente sono disponibili molti appartamenti di telefilm famosi: da quelli di Friends a quello di Carrie Bradshaw di Sex and the City e indovinate un pò? Ce ne sono per tutti i gusti perché possono essere sia comprati che affittati!

#1. L’appartamento di John Madden a New York City NYC – 3.9 milioni di $

Appartamento di 2,000 metri quadrati con due camere da letto. La precedente proprietaria era Gilda Radner e il palazzo è lo stesso dove visse e morì John Lennon!

#2. L’appartamento di Carrie di Sex and the City – 9.85 milioni di $

L’appartamento di Carrie Bradshaw fa parte di un complesso di 4 piani con ben 5 camere da letto.

#3. L’appartamento di Liz Lemon della serie 30 Rock – 2,000 -3,500 $ al mese

#4. L’appartamento di Will e Grace – 155 Riverside Drive – 2,500 – 5,000 $ al mese

Due camere da letto e due bagni, per la cronaca.

#5. L’appartamento di Monica Geller di Friends – da 3,000 a 5,000 $ al mese

#6. L’appartamento di Don Draper di Mad Men – 769,000 $

#7. L’appartamento di Jerry Seinfeld – 574,550 $

Dalla pianta alla padella, passando per il web: gli e-commerce "a chilometro zero" [TREND]

Non è la prima volta che ve ne parliamo. In un momento di crescente attenzione del consumatore alle tematiche della sicurezza alimentare e di maggiore consapevolezza riguardo i benefici, sia in termini nutritivi che di gusto, di una “spesa a chilometro zero”, assistiamo alla nascita di diversi business che offrono la possibilità di avvicinare i piccoli produttori ai palati più attenti e raffinati tramite i loro innovativi e-commerce.

Chissà quanti di noi anche nelle grandi città, ricordando i sapori della cucina tradizionale della nonna, hanno provato ad improvvisarsi agricoltore, tentando con scarsi risultati di coltivare qualche pomodoro fresco o al limite una piantina di basilico per ottenere un pesto veloce (e non dite di no, avete presente il grande boom degli orti “fai-da-te” in città?).
Spesso i risultati però sono pessimi sia per una questione di spazio che di tempo e conoscenze, ma per chi non vuole rinunciare ad avere cibi sempre freschi e genuini la soluzione arriva ancora una volta dal web. Noi ve ne proponiamo una breve rassegna.

Il ritorno all’agricoltura: un’idea contagiosa

Le idee contagiose si diffondono ed è facile imbattersi in siti che con una grafica ammiccante ed una forte attitudine social presentano la loro offerta di frutta e verdura di stagione ma anche di carni, uova e insaccati provenienti da piccole produzioni locali. Possiamo personalizzare la spesa a seconda dei nostri stili alimentari e del fabbisogno familiare.

Ricorderete il caso di jenuino, per esempio.
Ma la distribuzione avviene in tempi brevi ed è molto curata anche nel caso di zolle.it, considerando la particolarità per cui la tratta urbana delle consegne su Roma avviene addirittura in bicicletta per preservare la catena del freddo.

Spesso per aderire a questi servizi la formula offerta è quella dell’abbonamento senza costi di disattivazione, ma è possibile anche acquistare senza abbonarsi pagando i costi di spedizione come nel caso di cortilia.it. Chi invece ha scarsa fantasia tra i fornelli troverà in idinner.it uno straordinario alleato per preparare cene ad effetto per sorprendere amici e colleghi.

Uno dei limiti a questo innovativo sistema di distribuzione è sicuramente la scarsa copertura sul territorio nazionale, anche se si stanno diffondendo servizi simili in parecchie aree metropolitane e non, qualche esempio è biokistl.it in Alto Adige e cornale.it nel cuneese.

C’è infine chi ha saputo interpretare l’esigenza di una cucina più tradizionale in modo diverso come ad esempio ha fatto la community di newgusto.it, dove chi si registra può decidere se farlo come “cuoco” o “ospite” e a sua volta offrire così le sue specialità culinarie o proporsi come degustatore. Tramite questo servizio non solo è possibile trasformare in ristorante la propria casa, ma anche ottenere visibilità e feedback per un cuoco professionista in cerca di fama.

I vantaggi di un sistema che si basa su una distribuzione accorciata sono innumerevoli e non riguardano soltanto le caratteristiche organolettiche degli alimenti.
La GDO lo ha già capito e propone sempre più insistentemente spazi espositivi ai produttori locali con i quali è entrata in contatto. I risparmi in termini di sostenibilità riguardano il trasporto per lo spostamento delle merci e la valorizzazione del lavoro dei piccoli produttori artigianali che spesso sanno tutelare l’ambiente e le biodiversità meglio delle grandi imprese di trasformazione alimentare.

Di case history ve ne abbiamo già proposte molte in questi mesi, dalla lavorazione artigianale del caffè a quella della canapa e, con la rassegna che vi abbiamo presentato oggi, ci auguriamo di avervi definitivamente convinto dell’esistenza di un trend di mercato molto significativo per il tessuto economico italiano, quello dell’agroalimentare, nel quale vale sicuramente la pena investire e r-innovare le imprese. Cosa ne pensate?

Che tipo di amici abbiamo davvero su Facebook?

"David Woolley/Photodisc/Thinkstock"

Analizzando i profili Facebook di un campione di studenti dell’Università di Los Angeles, i ricercatori hanno ottenuto, in media, queste percentuali:

  • 27% di conoscenti (amici di amici, persone che vivono nel nostro condominio, persone conosciute occasionalmente in un meeting o in una festa, persone conosciute in un viaggio o incontrati una sola volta);
  • 24% di “amici di attività” (compagni di classe attuali, compagni di squadra nello sport, persone con cui ci si vede per coltivare un hobby comune, confraternite studentesche, membri dello stesso club, colleghi di lavoro);
  • 21% di amici stretti (il mio miglior amico, amici stretti, attuali partner, membri della famiglia, compagni di stanza al college);
  • 18% di amici di lunga data (amici di infanzia, amici delle scuole precedenti, ex fidanzati/e);
  • 4% di sconosciuti;
  • 2% di amici online (persone mai viste realmente, associazioni, organizzazioni e band musicali);
  • 4% di persone su cui non è stata data una risposta

Molti conoscenti, pochi amici veri

Tale distribuzione conferma l’ipotesi dei ricercatori secondo la quale i “veri amici” (cioè gli amici stretti e quelli di lunga data) rappresentano una percentuale minoritaria (39%) rispetto al totale delle amicizie.

Facebook infatti facilita reti sociali larghe e impersonali, dove le relazioni superficiali (conoscenti, amici di attività) sono la maggioranza delle amicizie.

I contatti, dopo una certa cifra, sono composti quasi esclusivamente da relazioni superficiali: più il network di amici è grande più si stanno aggiungendo sconosciuti e gli amici stretti diventano la percentuale più bassa. Nonostante questo il numero di amici stretti su Facebook sembra essere maggiore di quello che una persona indicherebbe nella realtà: la media degli amici delle persone analizzate in questa ricerca è 440, quindi gli amici stretti sono circa 80…se chiedete a una persona per strada quanti amici stretti ha non dirà mai un numero così alto.

"Digital Vision/Thinkstock"

Un diverso modo di considerare l’amicizia?

Secondo gli studiosi questo accade perché sui social il concetto di amicizia stretta è trasformato in un sentimento che implica meno intimità rispetto ai rapporti offline (pensiamo anche al grande di utilizzo del simbolo <3).

I ricercatori affermano che il potere di mettere in mostra se stessi e le proprie relazioni sul social network può permettere ai giovani adulti di focalizzarsi sulla costruzione di identità personale e sociale attraverso il contatto con un audience (come se fossero su un palcoscenico) ; sostengono infatti che la performance per un pubblico (quale Facebook rappresenta) sia un elemento importante per lo sviluppo di una identità e per l’autoaffermazione, due bisogni molto presenti nella fase di vita dei giovani adulti.