Mobile strategy: come portare un'app nelle tasche di tutti [HOW TO]

Il 12 e 13 ottobre si è tenuta a Napoli, nella bellissima location di Castel dell’ovo, “La battaglia delle idee”. Anche noi della redazione mobile, rappresentati da Francesco PiccoloMarco Garofalo (coautori di questo post), abbiamo voluto dare il nostro apporto presentando uno speech con il quale spiegare (in 15 minuti!) come riuscire a creare un’app virale di successo per un’azienda o un brand che vogliano investire nel Mobile marketing .

Ecco i contenuti del nostro speech, speriamo possano tornarvi utili.

#Perché è importante per un’azienda sviluppare un’app?

La domanda è sicuramente la prima che balena spontaneamente nella mente di ognuno di noi. Effettivamente una singola risposta non esiste… ce ne sono molte di più! I fattori in gioco sono infatti molteplici e di varia natura. Per capire meglio il senso di quanto affermato in precedenza facciamo una piccola divagazione numerica .

  • Il numero di smartphone venduti nei vari paesi è in continua crescita e l’Italia primeggia con 15 milioni di possessori.
  • Lo smartphone è il secondo strumento più utilizzato per accedere a internet dopo il PC di casa.
  • Come è evidente dal grafico, l’accesso a internet avviene per il 31% circa degli utenti da smartphone, secondo solo al PC di casa. Entro il 2015 la situazione si ribalterà completamente: secondo Morgan Stanley, infatti, in quell’anno il mobile web supererà il desktop web (via @Gigaom)

I dati visti in precedenza fanno capire il numero di smartphone venduti è sempre in continua crescita e sottolineano come il mercato delle Applicazioni mobile sia un mercato assolutamente appetibile per un’azienda, essendo capace di poter generare nuovi potenziali clienti. Ma veniamo dunque al nocciolo della questione: perché un brand dovrebbe avere una propria app?

Il primo motivo è creare brand awareness, ma ovviamente non è l’unico.  Vediamo quali sono gli altri:

  • Aumentare retention, fedeltà e affezione al marchio.
  • Differenziarsi dai concorrenti sia anticipando coloro i quali non ne hanno ancora una, sia battendo coloro i quali ne hanno già una creando un’app unica nel suo genere.
  • Il mobile è personale: migliora la brand experience del cliente agevolando una comunicazione 1 to 1 con l’Azienda, senza dover ricorrere necessariamente ad altri mezzi come mailing list.
  • Mobile addiction: il 92 % dei possessori di smartphone non trascorre una giornata tipo senza utilizzarlo almeno una volta.
  • Aumento del valore del Brand: dà al brand un’immagine “tecnologicamente avanzata” e innovativa. Avere la propria applicazione è indice di un’azienda dinamica, sempre attenta all’evoluzione della tecnologia e al passo con i tempi, valori che aumentano di molto l’autorità del Brand Aziendale.
  • Always on, everywhere Il mobile vince perché è dominante la logica del sempre connesso, ovunque tu sia.  Unendo lo spazio con il tempo consente di innescare diversi meccanismi, come ad esempio campagne di marketing location-based o m-couponing.
  • Mobile Shopping: Come vi abbiamo già raccontato in passato, le app mobile fungono anche da canale supplementare di vendita in almeno due sensi: potrete offrire dei contenuti premium acquistabili all’interno dell’applicazione stessa o usare l’app come mezzo per l’e-commerce dei vostri articoli.

#Come creare un’app e renderla app-etibile.

Lo scopo principale dello sviluppo di un’app deve essere quello di offrire ai vostri clienti una value proposition reale e un servizio unico ed efficiente. altrimenti la sua creazione potrebbe addirittura risultare controproducente per l’azienda. Vediamo dunque cosa fare prima di creare un’app:

  • Valutarne l’utilità: come già anticipato lo sviluppo di un’ apps per il mondo mobile deve essere eseguita pensando al bene degli utenti.
  • Prendere in considerazione i punti di forza e di debolezza di tutte le piattaforme mobile per le quali si sta creando l’applicazione e concentrarsi nello sviluppo solo su quelli potenzialmente realmente attrattivi.
  • Elaborare un piano di release e di price drop: il lancio di un’app deve prevedere un piano di release con molti aggiornamenti dell’app e periodi nei quali la stessa viene offerta a un prezzo scontato (vale ovviamente solo per le app premium). Come per i siti infatti anche le app hanno bisogno di essere indicizzate e queste strategie di lancio hanno proprio la funzione di non farla scomparire dai motori di ricerca dei vari app store.
  • Testare opportunamente l’app prima del lancio definitivo con beta tester: un’app appena lanciata associata al vostro brand ma inutilizzabile potrebbe arrecare un grosso danno al vostro business e alla vostra immagine.
  • Creare un sito web o un blog dedicato: sapere che vi è un ulteriore elemento di confronto con l’azienda stessa genera sicurezza nell’utente.

Vediamo adesso quali sono quegli elementi fondamentali da curare poiché maggiormente incidenti sul successo di un app:

  • un nome e un icona attraenti, coerenti e che ne descrivono la mission (eye-catching). Entrambi devono essere facilmente memorizzabili e riconducibili al vostro brand.
  •  un concept semplice e immediatamente comprensibile e un design curato e funzionale. Una buona interfaccia utente (colori, tema, skin etc…) deve essere infatti coerente con l‘emotional feeling che il brand vuole trasmettere.
  • È descritta bene in tutte le sue funzionalità nell’app store e con le giuste parole chiave.  Scegliete i migliori screenshot da includere nella scheda di presentazione e magari realizzate anche una video guida.
  • Ha un buon rating da parte degli utenti negli App store: app ben valutate generano infatti un effetto “buzz marketing”.
  • È unica, utile e aggiornata costantemente.

#Come posizionare la propria App

Di recente, Google Play ha superato i 25 miliardi di download, mentre nel 2011 gli utenti Apple hanno speso ben 22 miliardi in contenuti. Saper emergere in questo mare di opportunità è fondamentale per chi decide di lanciare la propria brand/personal app. Non è facile trovare dei valori aggiunti che vadano bene per tutti i casi, ma abbiamo individuato tre determinanti fondamentali che un’App non può non possedere. un’applicazione deve:

  • Rispondere ai bisogni latenti del target di riferimento;
  • Creare valore aggiunto per l’user, distinguendosi da ciò che c’è già;
  • Stabilire un legame profondo con la brand philosophy.

iPasta - Barilla

In questo la brand App di Barilla, iPasta, ha fatto scuola: legare al Brand tanti utili strumenti, come il timer, il dosaspaghetti o la ricerca di ricette per regione ed ingredienti è stata una mossa vincente.

#Sapersi rAPPortare

Nel Mobile Marketing, proprio come nel social, il buzz ha un valore fondamentale. Un’infografica del centro media DOXA ci riporta le 4 tipologie più diffuse di mobile user:

Mobile Surfer 2011 by Doxa

Per targetizzare al meglio la propria App bisogna tener presente anche le caratteristiche dei vari market: in sintesi:

  • Google Play soffre un po’ per la frammentazione dei device sui quali è installato Android, ma in compenso è il market con più app disponibili, e proprio per questo la “qualità percepita accettabile” dagli utenti è più bassa che negli altri market rivali;
  • iTunes ha il grande vantaggio di riferirsi a pochissimi device (iPhone, iPad e, in netta minoranza, iPod) dello stesso produttore, e di conseguenza la compatibilità delle App è maggiore che per gli altri market. Anche qui c’è un gran numero di App, ma, visto l’alto prezzo di acquisto dei device, i consumatori richiedono un’alta qualità (ed il controllo preventivo di Apple è più severo);
  • App+Games, il Windows Market, si pone a metà tra i due, sebbene abbia un pubblico più ristretto. Esistono infatti diversi device che montano l’OS di Windows, ma ad eccezione di marche come Samsung e degli HTC, la maggior parte dei modelli è Nokia. Il market non ha tante App come per i market rivali, ma la qualità accettabile dagli utenti è molto alta (perchè Windows Phone sale sul podio al posto di Blackberry, ed il suo pubblico è costituito da studenti e businessmen).

Per comprendere perchè la targettizzazione è tanto importante, possiamo rifarci ad una simpatica immagine di qualche anno fa:

L’utente, nella scelta di un prodotto, predilige uno stile di vita, una filosofia ed un modo di fare. Si tratta di una regola di base del Marketing che non dobbiamo dare per scontata quando si parla di Mobile App. L’App assorbirà dunque parte dell’identità dell’OS e del potenziale device tra le mani dell’utente.

#Promuovere l’App

Delle app che approdano nel market, quante vengono effettivamente scaricate, quante pagate e quante vengono disinstallate? Le brand app non devono solo finire in tasca degli utenti: devono rimanerci per un periodo considerevole di tempo!

Esistono 3 modalità per le quali il creatore di un’App può ricavare un guadagno:

  • Free with ADV: l’App, proposta gratis, ha dei margini minimi di guadagno sui click dei banner pubblicitari da parte degli utenti, ma allo stesso tempo ha un potenziale massimo perchè azzera le brriere economiche per gli utilizzatori. E’ il modello più utilizzato per le Games App;
  • Freemium: è una scommessa sull’intelligenza e l’utilità dell’App: migliore è il servizio che essa fornisce, maggiori saranno le possibilità che gli utenti acquistino le funzioni a pagamento (a patto che queste ultime abbiano un’utilità valida; qui conta molto l’equilibrio tra validità dell’App e utilità dei contenuti premium);
  • Pay per Play: questo modello, opposto al free with ADV, ha dei margini ristretti, ma guadagni immediati all’acquisto dell’App.

Un dato sorprendente è dato da come veniamo a conoscenza di una nuova App:

Come trovare un App

Nella stragrande maggioranza dei casi, una nuova App si scopre attraverso consigli di amici/familiari o attraverso una ricerca autonoma. Questo avvalora la nostra tesi secondo la quale le App sono espressione del proprio stile di vita: gli utenti si confrontano sulle proprie App, cercano quelle che meglio si adattano al loro essere attraverso una ricerca attiva. Accade più spesso che l’occhio cada sull’App, piuttosto che la voce dell’App raggiunga l’orecchio del vostro target!

E’ per questo che, nel creare un’App, bisogna prendere tutti gli accorgimenti del caso, nel tentativo di raggiungere la fetta più ampia possibile di utenti. I nostri consigli sono:

  • Costruire un minisito per l’App, un’ancora sicura su cui pubblicare notizie ed aggiornamenti;
  • Indicizzare al meglio le App nel Market, la vetrina più importante per la vostra App;
  • Utilizzare in modo mirato i Social Network, canali di confronto interpersonale tra gli utenti;
  • Contattare Blogger e testate specializzate;
  • Utilizzare l’advertising in settori correlati;
  • Utilizzare free code (spesso distribuiti dalle testate specializzate) o predisporre dei periodi in cui l’app è scaricabile gratis da un numero limitato di utenti;
  • Effettuare Bundling misto: proporre un’app in un pacchetto di altre app.

Mobile, lo specchio della realtà

Il Mobile dimostra quotidianamente il proprio potenziale: gli utenti cercano i locali su Tripadvisor, scattano istantanee con Instagram, confrontano i prezzi della benzina, non pagano gli SMS utilizzando WhatsApp. Si tratta di un mondo in cui nulla può essere dato per scontato, e per dimostrarlo alla nostra platea abbiamo utilizzato un escamotage molto banale: abbiamo scattato una foto live dell’evento, l’abbiamo caricata su Instagram e l’abbiamo inserita tra le slide, mettendo il pubblico di fronte a sè stesso.

E’ con questa immagine e un messaggio che vogliamo chiudere questo post: il Mobile ha potenzialità infinite ed orizzonti ancora inesplorati. Se avete un’App da proporre, fatevi avanti!

Per i curiosi ecco le nostre slide:

Gerarchia delle informazioni

Email marketing: la gerarchia delle informazioni

Un nuovo appuntamento con l’ottimizzazione degli elementi dell’email nella rubrica di ContactLab: questo nuovo approfondimento sull’email marketing stavolta si concentra sulla gerarchia delle informazioni.

Una questione di sguardo

Ad un primo colpo d’occhio dovranno essere subito evidenti gli elementi principali dell’email. Perché? Per facilitare la lettura, rendere comprensibile il messaggio e dare chiara evidenza all’azione che vuoi indurre, tramite le call to action. Ricorda che un internauta decide in pochi secondi se e dove cliccare!

La lunghezza

Un primo elemento da considerare è la lunghezza: credi davvero che collocare la call to action alla fine di un’email sia sempre la soluzione ideale? Non se l’utente è costretto a ‘scrollare’ per arrivare fino in fondo. Il consiglio è quello di rendere la comunicazione compatta, scegliere un layout che abbia una lunghezza ragionevole e in cui le azioni da compiere siano chiaramente identificabili, fin dal primo sguardo.

La razionalizzazione

Se nella tua email ci sono vari elementi, prevedi di anticipare il messaggio complessivo in un riassunto visibile nella prima parte. Hai tante news o offerte da presentare? Pensa ad un menu a cui ancorare le varie sezioni della newsletter.

Utilizza inoltre moduli cromatici per differenziare le diverse aree e struttura la comunicazione sviluppando dei contenuti organizzati in box. La proporzione tra immagini e testo dev’essere studiata nell’ottica di mantenere un buon equilibrio, dal punto di vista del layout e della fruizione del messaggio.

Immagina di sezionare ogni aspetto nella composizione dell’email e mettiti dalla parte del fruitore: leggeresti un testo troppo lungo? O guarderesti un’email con sole immagini?

Questo è il trucco! Ogni volta che realizzi un’email, pensa a come comunicare in modo sintetico, sfruttando anche le logiche del copywriting.

Gerarchia delle informazioni: keyword

Facebook e job search: due mondi inconciliabili?

Mai come negli ultimi anni appare evidente il ruolo sempre più importante dei social network nell’attività di recruitment di un’azienda. Basti pensare al successo sempre più significativo di LinkedIn o di altre comunità di job search (anche se poco diffuse nel nostro paese), o dare un’occhiata al report italiano fatto da Adecco sul social recruiting.

Quando si parla di Facebook e ricerca di lavoro, però, è importante fugare ogni dubbio: è difficile, se non impossibile, utilizzare Facebook per trovare un nuovo lavoro. Anzi, a volte il social network lo fa perdere: basta leggere i casi storici di Kimberley o Nathalie, per esempio. Ovviamente al netto delle nostre conoscenze virtuali e personali che, proprio grazie a Facebook, possono darci notizia di un processo di selezione per un posto di nostro interesse o ingaggiarci direttamente. Si parla, comunque, di casi sporadici e fortemente legati al tipo di utilizzo che ognuno di noi fa del social network, sul quale molti preferiscono non aggiungere nessun contatto legato alla propria cerchia professionale.

Facebook è uno strumento di interazione personale, nato per mantenere vivi i contatti con persone distanti, per conoscere nuove persone o per comunicare con facilità con i propri amici più intimi. In generale non viene visto – né dagli utenti né dalle aziende – come uno strumento di ricerca, ma piuttosto come uno strumento di condivisione di parti (accuratamente selezionate) della propria vita privata.

E questo, nonostante l’esistenza di un buon numero di applicazioni destinate al mondo del lavoro, tra cui la più famosa è BranchOut. Applicazioni che vengono però viste con diffidenza dagli utenti per diversi motivi: anzitutto la mancanza di privacy. Il problema, che tocca da vicino Facebook in generale, si pone in quanto è necessario iscriversi in maniera automatica tramite connessione al proprio profilo, autorizzando l’applicazione a pubblicare sulla nostra bacheca e ad utilizzare i nostri dati personali. In secondo luogo, c’è una scarsa suddivisione tra il proprio profilo professionale e quello personale. In particolare, viene riproposto, seppure in chiave professionale, il nostro profilo principale con annesse amicizie.

Questi aspetti, però, rendono Facebook uno strumento cruciale di selezione lato azienda. Come conferma un sondaggio Career Builder, infatti, il 37% dei datori di lavoro cerca i profili Facebook dei propri candidati. E non deve sorprendere che tale ricerca spesso non sia effettuata per individuare elementi ‘di pregio’, già esposti dal proprio curriculum vitae, bensì per individuare validi motivi per cui un candidato non è adatto a quel tipo di lavoro.

Proprio per questo motivo si pone una questione ulteriore, ossia come “difendere” la nostra sfera personale condivisa su Facebook per far sì che non ci danneggi sotto l’aspetto professionale, generando quindi una corretta separazione dei due aspetti. In questo senso, Facebook ci viene incontro fornendoci strumenti di base come la personalizzazione delle opzioni sulla privacy, che ci permettono di scegliere cosa voler rendere pubblico o meno, fino a poter scomparire totalmente dai motori di ricerca.

Ovviamente, questo tipo di discorso non vuole demonizzare tutti i social network quali strumenti di job searching: anzi LinkedIn, e persino Twitter possono essere strumenti potenti ed efficaci, da cui andrebbe tenuto separato Facebook. Non solo perché è difficile su di esso mantenere costantemente un profilo professionale, ma anche perché è difficile controllare sempre ciò che viene pubblicato dai nostri amici e che potrebbe riguardarci.

In conclusione, va fatta una precisazione importante relativamente al contesto lavorativo in cui dobbiamo muoverci. Chi lavora con i nuovi/social media, infatti, deve necessariamente avere un’approfondita conoscenza del mezzo. Essere assenti o introvabili può apparire come una forte contraddizione. In questo caso va fatto uno sforzo ulteriore sulla cura dei contenuti pubblicati, che non risulta neanche troppo complesso per chi lavora e sa padroneggiare perfettamente lo strumento e le opzioni per la privacy.

E voi cosa ne pensate? Avete esperienze di job searching su Facebook? Fatecelo sapere nei commenti! Quanto a noi, presto vi diremo cosa NON fare sul social network per conservare il vostro lavoro… soprattutto dopo le ultime dichiarazioni del Ministro 😉

Dal keynote Apple arriva la quarta generazione iPad e l'iPad Mini

Per la prima volta nella storia di Apple, un keynote in in streaming online per tutti, direttamente dalla platea del California Theather a San Jose  (California) ai desktop dei nostri pcsul sito Apple.com o su Apple Tv.

Ed ecco che dopo una lunga presentazione dei nuovi Macbook Pro e iMac, sale sul palco Tim Cook e inizia il discorso che sembra preannunciare la presentazione del tanto atteso nuovo device mobile Apple: l’iPad Mini.

Due settimane fa abbiamo saputo che sono stati venduti in tutto 100 milioni di iPad -dice Cook – 100 milioni in due anni e mezzo. una cosa senza precedenti!”

Ma “ogni giorno arriva un nuovo tablet della concorrenza“, eppure il primato resta di Apple: 91% del traffico web utilizzato da iPad, 9% utilizzato dagli altri.

Perché? Secondo Cook, le motivazioni derivano dai punti forti del tablet Apple come flessibilità, touch, schermo, portabilità, apps, batteria ma non solo: l’iPad è uno degli strumenti tech che è stato subito adottato dalle scuole.

Ma Apple non si ferma qui: ecco che sale Philip Schiller sul palco per annunciare quello che Cook definisce qualcosa di veramente “cool”!

Ed ecco la quarta generazione di iPad!

Eggià, prima di arrivare al nuovo iPad Mini, ecco una nuova generazione di iPad ed ecco di seguito le sue caratteris

fonte @Gizmodo

Ma a sorpresa tra le mani di Schiller compare  quello che tutti stanno aspettando: l’iPad Mini!

fonte @Gizmodo

Un design totalmente innovativo per la generazione dei tablet Apple, che come mostrato da lle immagni, consente all’iPad Mini di stare su un unica mano.

 

Ma ecco il video di presentazione delle caratteristiche del nuovo iPad Mini:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Fo37BlBCFfk’]

Ecco i prezzi a confronto delle diverse generazione di iPad e del nuovo iPad Mini:

Preordine a partire dal 26 ottobre.

LG e gli schermi così realistici da fare paura! [VIRAL VIDEO]

Avete presente l’espressione “bello da far paura”? LG UK l’ha portata in vita creando un video in stile real life che i suoi protagonisti non dimenticheranno presto! “So Real It’s Scary” è l’ultima trovata dell’azienda leader nell’elettronica di consumo in collaborazione con SuperHeroes, agenzia di Amsterdam.

Per promuovere i monitor IPS LG (acronimo di In Plane Switching) i creatori hanno sostituito il pavimento di un ascensore con nove schermi che, al momento opportuno, si sono animati creando un’illusione ottica terrificante per i malcapitati passeggeri che hanno avuto la (s)fortuna di di testare con mano (e piedi, e occhi!) la qualità degli schermi.

Pochi secondi dopo essere saliti sull’elevatore, infatti, i pannelli venivano azionati mettendo in moto un’animazione che dava a chi era all’interno l’impressione che le mattonelle sotto di loro stessero precitando, aprendo un vortice all’interno del vano.

Non c’è dubbio che queste persone saranno testimonial più che credibili della qualità dell’immagine di questi supporti che la casa madre pubblicizza come eccezionali “da ogni angolazione” di visione.

LG si dimostra ancora una volta in grado di creare video originali e dall’effetto sorpresa assicurato. Vi ricordate di “Clever thief steals 42 inchs TV“, il filmato fake che sembrava una registrazione delle telecamere di sicurezza di un negozio di elettronica?

Credits:

Advertising Agency: SuperHeroes, Amsterdam, Netherlands
Filmproduction: De Filmwinkel
Creative Directors: Rogier Vijverberg, Rene Klinkhamer
Film Director: Jasper Bazuin
Art Director: Silje Lian
Producer: Severien Jansen
Editor & Post production: Fred Huergo
LG: Remko Klaversteijn, Waldi Weisz Blanchetta

Google #devfest dai sapori siciliani: il resoconto dell'evento

Tutto esaurito lo scorso weekend a Sant’Agata di Militello, località in provincia di Messina, dove si è tenuto il Google Developer Fest Sicilia 2012. Noi ahimè non eravamo presenti, ma Serena Tudisco, social media specialist e blogger, ha avuto orecchie, occhi e tweet anche per noi e ci ha fatto un resoconto completo.

Muniti di pass e t-shirt GDG, ricevuti all’ingresso, i developer provenienti da tutta la Sicilia per questa due-giornate tra google addicted hanno prima ascoltato e poi interagito anche via hangout con Mountain View.
Google era ben rappresentata da Van Riper, Global GDG Community Manager e Claudio Cherubino , ingegnere catanese ormai da anni negli USA, che ha raccontato gli ultimi segreti di “Google Drive”.
Dal vivo, invece, si è continuato ad approfondire con i tanti speech susseguitisi, compreso quello di Antonella Blasetti, manager del GDG di Roma.

Oltre alla voglia della platea di imparare qualcosa di nuovo, non è mancato il desiderio tangibile di condividere con tutti le proprie conoscenze, tanto da sfidarsi nel contest che ha traghettato la #devfest alla domenica, prendendo ispirazione da un bando indetto dalle Nazioni Unite dedicato al dialogo interculturale.
Ad avere la meglio è stata Opinion Hunt, un’app capace di analizzare grazie ad un algoritmo dedicato il “sentimento”nella rete; tema in crescita con molteplici possibili utilizzi.

Lo spazio dedicato alla Community ha visto alternarsi sul palco molte startup, incubatori e aziende già avviate che ruotano anche intorno al mondo Google, utilizzando magari le loro app.
I partecipanti hanno avuto l’occasione di “sfruttare” i social media concretamente. Si è pensato, infatti, di creare una lista su Twitter dove inserirli (“GDG Siciliani”) per aiutarli a non perdersi di vista a riflettori spenti ed avere, allo stesso tempo, una platea interessata ai contenuti generati.

Su Google Plus, invece, grande spazio alle immagini: confermando la presenza all’evento si è avuta la possibilità di condividere tutte le fotografie sulla pagina dell’evento, attivando “party mode” dal proprio smartphone!
Protagonisti indiscussi delle due giornate sul palco e nel dietro le quinte anche i tre GDG manager siciliani, Francesco Passantino, Andrea Cannella e Salvino Fidacaro, instancabili sia nel fervore dei preparativi della devfest che durante l’evento.

Per concludere con entusiasmo l’evento, Alfredo Morresi, googler, Developer Relations Program Manager arrivato da Milano, ha ricordato a tutti che chiunque può realizzare la #devfest, stimolando davvero la mente fervida degli sviluppatori pronti ad incontrarsi ancora una volta!

Diffondere il verbo Google, insomma, è l’invito che mette la ciliegina finale sulla torta dai sapori siciliani.

Motori: il Festival dell'intelligenza collettiva a Roma

Motori: il Festival dell'intelligenza collettiva a Roma

Terza edizione del Festival dell’Intelligenza Collettiva, iniziativa promossa ed organizzata da CNA Giovani Imprenditori. CNA NeXT è un insieme di eventi in giro per l’Italia, organizzati dai giovani di CNA sia a livello nazionale che territoriale, per incontrare persone che possano ispirare, stimolare, raccontare.

Motori: il Festival dell'intelligenza collettiva a Roma

A Roma, il 26-27 ottobre, al Teatro Palladium (Piazza Bartolomeo Romano, 8 ) si discuterà di MOTORI: di ricerca, di conoscenza, di innovazione, di cultura, di sviluppo, elementi che da sempre caratterizzano il mondo delle micro-piccole e medie imprese.

Piccoli motori molto potenti grazie all’intelligenza collettiva.

Il modello della prossima rivoluzione industriale sarà quello della manifattura distribuita sostenuta dalle dinamiche collaborative dell’Open Innovation, scambio e condivisione di saperi, know-how e strumenti.

Il nostro Alex Giordano (direttore scientifico del terzo Festival dell’Intelligenza Collettiva) parlerà di questa rivoluzione insieme ad ospiti illustri, quali i Ministri Profumo e Passera, Adam Ardvisson, Derrick De Kerckhove, Bruce Sterling, Ted Polhemus e tanti altri.

Inoltre si parlerà di Societing, di sinergie, di nuovi modi di fare impresa, di tendenze economiche e di futuro, perché come recita il claim della rassegna: “il futuro non è più quello di una volta”.

Motori: il Festival dell'intelligenza collettiva a Roma

“La sfida di MOTORI è quella della ridefinizione del ruolo dell’artigiano in chiave innovativa nel contesto socio-economico contemporaneo. Nuovo artigiano è colui che lavora in contesti innovativi ma anche e soprattutto chi lavora con modalità innovativa.

Collaborazione, condivisione, etica del networking sono i valori che il nuovo artigiano deve interiorizzare e mettere in pratica per potersi candidare ad essere parte di un necessario processo di cambiamento atteso nel nostro Paese”.

“Sarà proprio dall’artigianato che partirà quel necessario processo di cambiamento tanto atteso nel nostro Paese”.

La partecipazione è assolutamente gratuita ed è aperta a tutti, basta registrarsi a questo link: http://cnanext2012.eventbrite.it/.

Il programma invece è consultabile a questa pagina. Vi aspettiamo!

UPDATE: L’evento sarà trasmesso in diretta “a rete unificata”, venerdì 26 ottobre dalle ore 14.45 e sabato 27 ottobre dalle ore 10 su Cnanext.it, Cna.it, Altratv.tv e sulle web tv, blog, videoblog e media locali digitali del network.
In live streaming anche sui grandi network editoriali. #cnanext2012 l’hashtag per twittare in diretta.
Tutti gli aggiornamenti sulla pagina Facebook dell’evento.

Tutti i portali e le web tv che vorranno aderire embeddando il player della diretta sul proprio portale, potranno richiedere il codice via mail a info[@]altratv.tv

Le ultime novità da Pinterest

Nei giorni scorsi, come riporta The Next Web, Pinterest ha annunciato due importanti novità, blocco utenti e impostazioni delle notifiche via email.. Se per il momento non vi siete accorti di nulla e non avete visto alcuna notifica a riguardo, è solo perché il social network le introdurrà gradualmente nella versione web, mentre per la versione mobile bisognerà aspettare ancora un po’.

1.Blocco e segnalazioni di utenti

Pinterest ha spiegato che l’abilitazione a bloccare gli utenti servirà per “mantenere la community nel rispetto reciproco”.

La funzionalità di blocco degli utenti era fino ad ora tra le prime delle richieste di funzioni e idee fatte dagli utenti, che sono stati così accontentati. Ovviamente questa richiesta, una volta accolta, è stata prontamente rimossa dall’elenco.

Per utilizzare la nuova feature, basta scegliere l’utente che si vuole bloccare e cliccare sulla bandierina a destra e poi su “blocca”. In questo modo sia voi che l’altro utente non potrete seguire le rispettive boards, farvi like… e ovviamente seguirvi! Insomma, l’effetto è su entrambi i profili.

Dallo stesso menù a tendina per bloccare, potrete inoltre segnalare l’utente agli amministratori: questa funzione estende quella già presente per quanto riguardava la segnalazione di singoli pin e board.

2. Impostazioni notifiche email

Ricevere le notifiche via email è di grande utilità, ma troppo spesso non riusciamo a ricevere quelle di cui abbiamo davvero bisogno, come quelle sulle board di gruppo. Anche a questo Pinterest ha finalmente rimediato, introducendo la notifica tra le impostazioni.

Allora cosa ne pensate di queste piccole novità? Le userete? 🙂

App of the Week: Myk Art, l'app per collezionisti d'arte

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Quante opere avete nella vostra collezione? Quante per ogni artista? Quante dipinti, sculture, serigrafie, fotografie o libri d’artista? Dove sono custodite? Avete tutti i documenti per tutelarne il valore? Pensate sia un lavoro da veri professionisti?

Sicuramente sì ma anche voi potete farlo, e meglio, con MyKollektion Art.

Il primo step consiste nel creare un tuo account personale, con e-mail e password. Questo passo è importante per tutelare la tua privacy. A questo punto, puoi cominciare a catalogare le tue opere nelle diverse categorie indicate: Quadri, Sculture, Fotografie, Serigrafie o Libri.

Inoltre, l’app ti dà la possibilità di inserire tutte le foto utili per descrivere l’opera: foto d’insieme, dettagli, firma, difetti, timbri galleria, telaio etc. Inseriti i campi puoi salvare la scheda e procedere con la schedatura di tutte le opere in tuo possesso.

Tenendo costantemente aggiornata la tua galleria, potrai ottenere informazioni utili e sorprendenti su ogni opera da te catalogata, come il valore che finora hai investito e la rivalutazione economica dell’intera collezione (il “Tesoro”).

E non ti preoccupare se non sei riuscito a reperire tutte le informazioni sulle opere d’arte che possiedi, potrai riempire i campi vuoti in un secondo momento o non appena sarai riuscito a recuperarle.

MyK Art mette a disposizione la possibilità di condividere con amici o altri collezionisti una o più opere d’arte grazie ad una semplice e-mail. Inoltre, potrai conservare le schede ricevute da altri collezionisti che usano l’app e che potresti voler acquistare o scambiare.

L’app è disponibile su Apple Store (iPhone, iPad e iPod Touch) a 4,99 €.


 

 

Myk App è disponibile anche in versione free

 

 

Esiste, infine, MyK Art Comics al prezzo di 0,79 €, pensata per i collezionisti di fumetti.