LinkedIn: dieci suggerimenti per sfruttarlo al meglio

LinkedIn, con i suoi 4 milioni di utenti italiani, è il social network professionale per eccellenza.
Creare un profilo su LinkedIn può essere utile non solo a chi cerca lavoro nel breve periodo, ma è uno strumento che va coltivato durante tutta la propria vita professionale. Tuttavia, la maggior parte degli utenti non sfruttano questo strumento al meglio.

Vediamo dunque cosa consiglia Luca Conti (aka @pandemia) per sfruttare tutte le funzionalità di LinkedIn, in 10 suggerimenti presentati durante SMAU Milano e tratti dalla sua recente pubblicazione Lavoro e Carriera con LinkedIn.

1) Aggiornamento

È importante condividere contenuti informativi almeno una volta al giorno per dimostrare di essere un utente attivo.

2) Applicazioni

LinkedIn consente di collegare il proprio profilo con i servizi in cui si sono pubblicati contenuti professionali quali ad esempio SlideShare, il blog di WordPress e Box per la pubblicazione di file.

3) Risposte

Funzionalità ispirata a Yahoo! Answare consente di far conoscere le proprie competenze in specifiche aree tematiche. Ogni sezione archivia le domande e le risposte che sono ricercabili e dunque possono portare persone sul vostro profilo anche molto tempo aver scritto il proprio contributo.
È infine possibile vedere chi è il massimo esperto dell’area, ovvero la persona più attiva e le cui risposte sono state valutate come più efficaci dagli altri utenti.

4) Competenze

Consente di fare ricerche per identificare partner o collaboratori con specifiche competenze. Alcune competenze sono corredate da una voce di Wikipedia che ne spiega il significato. È inoltre possibile vedere competenze correlate. Questa funzionalità esplicita perciò le skills che ogni professionista dovrebbe avere per essere veramente esperto in un determinato ambito.

È possibile visualizzare le statistiche che indicano se la specifica competenza è in crescita o in diminuzione rispetto all’anno precedente, anche in modo comparato rispetto a competenze correlate.

5) Eventi

È un’area di LinkedIn ancora poco utilizzata. Tuttavia è molto utile per vedere chi parteciperà ad un evento e sapere in anticipo chi puó essere interessante conoscere.

6) Aziende

Considerando che esistono al momento più di 2 milioni di pagine aziendali, sicuramente questo è uno strumento utile alle aziende per comunicare le attività, i prodotti, ma soprattutto le opportunità di lavoro nell’azienda, attraverso la sezione “carriera”.

È possibile seguire le aziende per avere i loro aggiornamenti ed entrare in contatto con soggetti che possono essere interessanti per il vostro lavoro.

7) Gruppi

Sono uno strumento di networking, in quanto consentono di incontrare nuove persone e farvi conoscere. È possibile inserire fino a 50 gruppi ma non è consigliabile raggiungere quel numero. Piuttosto è opportuno selezionare quelli che sono più affini alle vostre competenze e che sono più attivi. In questi gruppi non bisogna poi limitarsi ad iscriversi ma è opportuno partecipare alle discussioni.

8 ) Segnalazioni o Recommendation

Sono importanti anche perché LinkedIn considera il profilo completo solo se vi sono un numero minimo di segnalazioni. Ma piuttosto che chiedere segnalazioni a pioggia, sarebbe più indicato fare segnalazioni sincere a 4, 5 persone ogni settimana. In questo modo le persone segnalate si sentiranno in obbligo di ricambiare. In secondo luogo la vostra segnalazione sarà visibile nel profilo della persona a cui l’avete fatta e quindi, se appare sincera ed originale, anche voi avrete visibilità.

9) Competenze / skills & expertice

È una sezione aggiunta di recente che consente di descrivere le proprie competenze attraverso una serie di parole chiave.

Quando vengono effettuate ricerche per parole chiave, il vostro profilo comparirà tra i primi risultati se tale parola chiave è presente anche nel contenuto del vostro profilo.

10) Profilo personale

Gli elementi principali sono il Job Title (120 caratteri) e il Riepilogo (2.000 caratteri). In particolare il Job Title è presente a fianco al nome in tutte le attività che si svolgono su LinkedIn. In automatico LinkedIn inserisce l’ultima posizione aggiornata nel profilo, che però non esprime compiutamente le qualità e le competenze del professionista. Per questo è sempre opportuno modificarlo per sfruttare al meglio i pochi caratteri a disposizione.

Altrettanto importante è la foto, che deve essere sempre presente per dare un’idea professionale di sè. Può essere anche sfruttata per avere visibilità: LinkedIn infatti notifica alla propria rete quando si cambia foto, quindi è opportunto cambiarla periodicamente, anche alternandone due diverse.

Esistono dei profili premium a pagamento utili per coloro che lavorano nella selezione del personale, per i commerciali e per chi cerca lavoro in tempi rapidi.

È invece sconsigliato il profilo business generico perché mette a disposizione funzionalità non così utili, come ad esempio l’accesso a filtri di ricerca avanzati, che consente di inviare “in mail” anche a persone con cui non si hanno relazioni dirette.

Per la gestione del proprio personal branding online, tuttavia, non è sufficiente avere un buon profilo LinekedIn, ma è necessario essere attivi in molti altri canali, quali Twitter e SlideShare ad esempio.
In questo modo il risultato delle ricerche su Google con il vostro nome porteranno a contenuti professionali da voi creati, su cui avrete il controllo.

Come incrementare le vendite grazie al SEM [INTERVISTA]

Abbiamo già conosciuto Angelo Laudati nel precedente articolo in cui abbiamo parlato di SEO (Search Engine Optimization), ora invece parleremo di un’altra importatissima tecnica,  il SEM (Search Engine Marketing). Ringraziamo ancora Angelo per i suoi utili consigli.

Angelo, puoi spiegarci cosa si intende per SEM? Quanto può essere utile alle imprese?

Il SEM (Search Engine Marketing) dà la possibilità di acquistare un posizionamento sui motori di ricerca o su altri siti previo pagamento. Questa è sicuramente una strategia di breve/medio termine sulla quale un’azienda può pensare di investire.
Un servizio che permette di fare SEM, il più famoso di tutti, è sicuramente Google AdWords, infatti attraverso questo strumento è possibile comprare delle parole chiave e far apparire il proprio annuncio sul motore di ricerca Google e su tutta la sua rete (Maps, Youtube, Rete di ricerca e display).
Adwords è un’asta di parole chiave e permette a chiunque di comprare alcune keyword e di pagarle quanto si vuole. Più si intende pagare, più è facile apparire nelle prime posizioni. Meno si spende, più l’annuncio sarà visualizzato nelle posizioni basse o a destra della ricerca.

Grazie alle tecniche del SEM, con un buon investimento, si possono sorpassare anche quei concorrenti che fanno del SEO ottimale, semplicemente comprando le prime posizioni e ricevendo molte visite e di conseguenza, molti acquisti per il prodotto/servizio che si vende.

Ovviamente questa è una soluzione da intendersi a breve/medio periodo, perché comunque è una tecnica che costa, e non bisogna dimenticare che una volta terminato il budget non apparirà più l’annuncio e conseguentemente il nostro annuncio non sarà più cliccabile.

Ricollegandomi al mio precedente interventosul SEO, posso dirti che è bene considerare il SEO e il SEM come due facce della stessa medaglia; il primo è utile per raggiungere obiettivi di lungo termine e l’altro invece per posizionamenti di breve periodo o per raggiungere velocemente degli obiettivi.

Come incrementare le vendite grazie al SEM [INTERVISTA]

Qualche consiglio per costruire un’efficace strategia SEM?

Per chi volesse fare SEM, è fondamentale collegare l’account di Google Analytics con quello di AdWords, perchè così facendo è possibile monitorare quali parole chiave funzionano di più e quali annunci portano più risultati.

In questo modo è possibile focalizzarsi sulle parole chiave più profittevoli senza sprecare il budget per altre parole che invece non danno risultati, riducendo di conseguenza il CPC (Cost Per Click) ed aumentando il Click-throught Rate, in poche parole si spende di meno per essere visti e cliccati di più!

Come incrementare le vendite grazie al SEM [INTERVISTA]

Cosa ne pensi dei servizi di advertising di Facebook?

Facebook ads è abbastanza recente rispetto ad Adwords ed è tutto un mondo ancora da esplorare e valutare per bene. Secondo me è utile per annunci con una rilevanza più emozionale.
Personalmente mi sono trovato meglio con AdWords rispetto a Facebook Ads. Quest’ultimo infatti, secondo me, può funzionare bene solo in determinati settori, quelli con particolare engagement, coinvolgimento e viralità.

Con Adwords è possibile pubblicare i propri annunci non solo sul motore di ricerca Google ma anche su tanti altri siti oppure anche su  YouTube (con le pubblicità prima e dopo il video, detti pre-roll, mid-roll e post-roll).
Anche Twitter sta lanciando un suo spazio dedicato all’advertising. Esistono infatti i Promoted-Tweets, cioè i tweet sponsorizzati, ma in Italia non li vedo molto utilizzati.

Come incrementare le vendite grazie al SEM [INTERVISTA]

Può essere utile la costruzione di una landing page ad hoc per una campagna SEM?

Per il SEM la costruzione di una landing page è importantissima! Se ho bisogno di portare delle persone all’acquisto, dopo aver creato un annuncio è necessario far si che al click dell’utente  sull’advertising, segua il reindirizzato in una pagina web costruita ad hoc per la promozione. E’ bene che l’utente trovi subito quello che cerca e la landing page è utilissima a questo scopo. Dirottare l’utente sull’home page e lasciare che sia lui stesso a cercare tra i meandri del sito l’oggetto di interesse, equivale a perderlo nella maggior parte dei casi.
Una landing page invece è più mirata, limita il senso di dispersione che si prova in fase di ricerca e può portare a più conversioni, quindi più acquisti.

Come incrementare le vendite grazie al SEM [INTERVISTA]

Secondo te per la gestione della campagna SEM è meglio rivolgersi ad una figura esterna oppure interna all’azienda?

Dipende molto dal settore di riferimento. Ci sono alcuni settori molto specializzati che hanno bisogno di persone esperte di web marketing che vivono la quotidianità dell’azienda, e quindi è meglio acquisire queste risorse internamente perché conoscono bene il mercato e la terminologia più adatta da utilizzare.

In settori più generalisti e meno complessi, è invece possibile rivolgersi ad un consulente esterno. Ovviamente un altro fattore decisionale riguarda sicuramente il costo di questa scelta.

Denny’s, la catena di ristorazione lancia un menu Hobbit

Fan della Terra di Mezzo unitevi! Se anche voi amate fare due colazioni e ben sette pasti al giorno come gli Hobbit sarete i benvenuti nella catena di ristoranti Denny’s USA che, in edizione limitata dal 6 novembre fino a gennaio 2013, offrirà un menù dedicato al mondo fantasy di J.R.R. Tolkien. Il 14 dicembre infatti, uscirà il nuovo e attesissimo film del regista Peter Jackson “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”, in Italia dal 13 dicembre, primo di quella che diventerà una trilogia.

Il menù in edizione limitata comprende ben 11 tipi di colazioni, pranzi e cene. Potete comodamente decidere se mangiare una ”Shire sausage” (salsiccia della Contea), un “Gandalf’s Gobble Melt”(una specie di toast con patatine fritte), mentre per i veri fan non c’è cosa migliore che un “Hobbit Hole Breakfast” ovvero un assaggio di tutte le prelibatezze del menù.

In accordo con la produzione, la catena Denny’s, rappresentata dall’agenzia Gotham, ha deciso di lanciare una campagna basata sull’imminente uscita del film. La prima mossa consta nella realizzazione di una geniale campagna teaser che sfrutta cartelloni, spot tv, banner con scritte esclusivamente in elfico (una delle tante lingue inventate da Tolkien nei suoi libri) che recitano “La Terra di Mezzo sta arrivando nei ristoranti americani!”. Solo dopo una settimana le scritte vengono completate con la traduzione inglese per far capire il messaggio anche a chi non è un fan sfegatato degli Hobbit!

Non finisce qua, per quanto riguarda l’in-store marketing si è deciso di distribuire delle speciali Hobbit-card da collezione, 12 in totale, insieme a dei coupon della catena di ristorazione. Per rafforzare ulteriormente il legame con l’uscita del nuovo film di Jackson si è anche deciso di aggiungere dei QR code, sulla cartellonistica e sul packaging di Denny’s, collegati a vari contenuti esclusivi come video, giochi online e speciali dietro le quinte del film.

E da noi? ci sono ancora poche notizie su eventuali partnership, ma possiamo consolarci preparandoci da soli del buonissimo “pan di via” elfico con questa utile ricetta 🙂

Un nuovo Business per Amazon: vendere i propri utenti!

Un nuovo Business per Amazon: vendere i propri utenti!

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “Amazon’s Next Big Business Is Selling You” di Marcus Wohlsen pubblicato su wired.com

Facebook sa chi sono i tuoi amici, Google sa cosa ti interessa, Amazon sa quello compri, inoltre può fare delle buone previsioni di ciò che acquisterai successivamente.
Se tu fossi un inserzionista, cosa ti interesserebbe conoscere del tuo target?
Quali sono le cose più importanti da sapere per vendere un prodotto su internet?
Tra le più grandi imprese del web che hanno costruito la loro fortuna grazie alla capacità di indirizzare gli annunci pubblicitari su un pubblico più mirato, ne spicca una in particolare seduta su un tesoro di dati che solo da poco sta iniziando a sfruttare: Amazon.

“L’opportunità è enorme”

Sulla scia delle parole di Marcus Pratt, direttore tecnologico dell’agenzia pubblicitaria digitale Mediasmith di San Francisco, possiamo dire che “con la grande quantità dati sui suoi utenti, Amazon è l’unica azienda in grado di far incontrare gli inserzionisti direttamente con i potenziali clienti.”
In una recente nota agli investitori, gli analisti di Baird Equity Research hanno stimato che quest’anno Amazon potrebbe generare da 500 milioni a 1 miliardo di dollari in ricavi pubblicitari. Di certo queste cifre non sono paragonabili alle decine di miliardi di dollari che ogni anno Google ricava dagli annunci, ma per una società come Amazon, la cui attività principale non è la concessione di spazi pubblicitari, bensì la vendita di beni materiali, sicuramente un miliardo di dollari è ben lontano dal non valere niente!

L’adv business di Amazon

Un nuovo Business per Amazon: vendere i propri utenti!

In un’intervista con Ad Age, Lisa Utzschneider, Global VP Advertising Sales di Amazon, ha descritto l’adv business di Amazon non tanto come un generatore di soldi in sé, ma come una valida possibilità per la società di abbassare i suoi prezzi. Utzschneider ci provoca poi con una domanda: “Se pensassimo ad Amazon come due mondi diversi, dove in uno sono presenti gli annunci e prezzi risultato più bassi, mentre nell’altro non ci sono annunci e prezzi sono irrimediabilmente più alti, quale sceglieremmo? ”
Il vantaggio di non basare il proprio business solo sull’advertising
Gli annunci hanno il potenziale per far alzare ancora di più l’asticella di Amazon. I siti della società sono visti da oltre 100 milioni di persone diverse ogni mese solo negli Stati Uniti!
Questo fa si che Amazon rientri nella lista dei siti più visitati secondo la classifica di comScore, posizionandosi al sesto posto dopo Google, Microsoft, Yahoo, Facebook e AOL. Questi cinque players basano il loro modello di business interamente sull’advertising, ma Amazon no, e ora sta iniziando a trarre vantaggio da questa opportunità.

Una piattaforma dal lato della domanda

Una rilevazione di comScore mostra che le tariffe per gli annunci su Amazon non hanno ancora raggiunto il livello medio di quelle imposte dagli altri concorrenti sul web. Questo può far pensare che la società stia ancora cercando di trovare la strategia più adatta alla sua idea di adv business. Alcuni inserizionisti spiegano di non essere ancora grandi sostenitori degli annunci su Amazon, poiché sostengono che la policy sull’advertising imponga eccessive restrizioni. Questi inserzionisti avranno poco da lamentarsi poiché, usando il gergo della pubblicità online, Amazon ha creato una “piattaforma dal lato della domanda”, o DSP (demand-site platform). In sostanza, la DSP consente di pubblicare il proprio annuncio sul web, andando a colpire uno specifico target identificato a priori, in base alle sue caratteristiche ed esigenze.

Un nuovo Business per Amazon: vendere i propri utenti!

Amazon Adv è solo all’inizio ma già preoccupa i competitors

Amazon stessa attraverso un comunicato spiega: “La nostra piattaforma pubblicitaria consente agli inserzionisti di raggiungere gli utenti attivi su Amazon e aiuta i clienti a trovare rapidamente informazioni utili sui prodotti che desiderano acquistare”.

Un così valido DSP, costruito grazie all’enorme quantità di dati di qualità in possesso da Amazon, cambia il panorama competitivo. Riprendendo le parole di Jay Habegger, CEO di OwnerIQ  “il vincitore nel gioco dei media è quello che riesce ad identificare meglio un utente, legandolo all’offerta sponsorizzata dall’inserzionista”. Amazon sembra orientato a modificare lo scenario della pubblicità online. Sarà in grado di sfruttare al meglio questa grande opportunità di business?

6 consigli sul SEO per le imprese [INTERVISTA]

Angelo Laudati ha una passione per l’informatica che si porta dietro fin da bambino, iniziando già in tenera età ad interessarsi al mondo del computer, cominciando ad usare il DOS a 5 anni, ora ne ha 28 e la passione per il web non si è mai spenta. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui approfittando della sua professionalità e competenza essendo un consulente SEO, SEM e Social Media, oltre che un web marketing specialist.

Cosa significa SEO e quanto è importante per le imprese?

Quando si parla di SEO (Search Engine Optimization) si intende l’utilizzo di tecniche specifiche che aiutano a posizionare il proprio sito web tra le prime posizioni sui diversi motori di ricerca, principalmente Google. Il SEO deve essere considerato l’obiettivo a lungo termine al quale un’azienda deve tendere. Questo significa che  l’azienda può risultare tra i primi posti sui motori di ricerca in corrispondenza delle parole chiave sulle quali ha deciso di focalizzarsi.

Il SEO determina il posizionamento organico, che Google attribuisce automaticamente alla pagina web, qualora la ritenesse rilevante ed attinente alle parole chiave scelte, per questo è  fondamentale un attento studio delle keywords e dei competitor. La rilevanza per Google è cambiata molto in questi anni, si è passati dall’analisi del Pagerank e dei backlink, fino ai recenti algortimi (il Panda e il Penguin Update) che invece premiamo soprattutto la qualità dei contenuti, della serie: Content is the King!


6 consigli sul SEO per le imprese [INTERVISTA]

I social media possono aiutare nel posizionamento sui motori di ricerca?

Assoltamente si! I social network sono considerati sempre più rilevanti per i motori di ricerca. Ad esempio quando si cercano delle notizie in rete in tempo reale, capita sempre più spesso che Facebook e Twitter e Google Plus appaiano come primi risultati della ricerca.

Le notizie viaggiano molto più velocemente  sui social media rispetto alle testate tradizionali, e questo viene sicuramente premiato in termini di posizionamento.

Un altro punto a favore dei social media sono i pulsanti di condivisione che possono attribuire ad un link una grande potenza virale.

6 consigli sul SEO per le imprese [INTERVISTA]

Come vedi l’evoluzione del SEO nei prossimi tempi?

Le tecniche SEO, a mio avviso, saranno sempre più focalizzate sui contenuti. Sono convito che con il web 3.0 Google diventerà un motore semantico. Sarà in grado di dare un senso logico a cosa c’è scritto sulle pagine web, effettuando un’analisi più approfondita rispetto alla lettura delle semplici keywords. In questo modo riuscirà a dare maggiore rilevanza ai contenuti, quasi come se fosse un cervello umano.

6 consigli sul SEO per le imprese [INTERVISTA]

 

Quali sono i must da seguire per un buon posizionamento sui motori di ricerca?

#1 Inserire l’azienda su Google Maps
Se si sta promuovendo un’azienda che ha uno o più punti vendita fisici sul territorio è importante inserire i riferimeni (es. strada, telefono e orario di apertura) anche su Google Maps. Questo è fondamentale per le aziende locali ma anche per realtà multinazionali che operano dislocate sul territorio.

#2 Creare una business page su Google Plus
Google Plus è il social network di Google, vien da sè che in ottica di posizionamento è sicuramente importante costruire una pagina aziendale all’interno di esso.

#3 Contenuti SEO Oriented
Come già accennato precedentemente gli algoritmi di Google premiano la qualità dei contenuti e soprattutto la loro attinenza e rilevanza con le keywords. Scrivere contenuti in ottica SEO aiuta il posizionamento organico e la rilevanza per Google.

#4 Presenziare tutti gli altri social network
Oltre a Google Plus è utile creare un profilo aziendale anche sugli altri social network dove si desidera apparire, penso ad esempio a Facebook, Twitter o Foursquare, sicuramente questo può determinare dei vantaggi sul fronte SEO.
Non è importante essere presenti su tutti i social network: in base al target di riferimento è giusto scegliere gli strumenti giusti e saper comunicare bene. Prima di sbarcare sui social network è importante organizzare una social media strategy per affrontare le criticità e i flussi che ne seguiranno.

#5 Creazione di una sitemap
Una sitemap è, per i motori di ricerca una mappa che elenca in modo gerarchico tutte le pagine di un sito web. Oltre ad agevolare la navigazione dell’utente all’interno del sito, è ben vista in ottica di posizionamento sui motori di ricerca ed io la consiglio sempre!

#6 Iscrizione alle open directory
Con questa tecnica, a mio avviso, non si ha un grandissimo riscontro, ma sicuramente può essere utile. In diverse guide è considerato un must, io posso dire che è sicuramente una carta in più da giocare e verificare nel tempo.

 

Le tendenze green a tavola

Mens sana in corpore sano” si potrebbe trasformare in “Tavola sana per un mondo sostenibile“. La tendenza infatti che si sta delineando nelle abitudini culinarie è quella di prestare maggiore attenzione alla qualità e alla provenienza di ciò che si mangia. Aumenta la consapevolezza che le scelte al supermercato influenzano non solo la nostra salute  ma anche quella del mondo che ci circonda, e ci si comporta di conseguenza.

Prende piede, ad esempio, la cultura del km zero, ossia il preferire produzioni locali. Si trovano, così, sempre più di frequente agricoltori ed allevatori che aprono un piccolo negozio in casa, colonnine di latte in alcune piazze, mercati settimanali con prodotti locali e gruppi d’acquisto locali.

Ma quali sono i vantaggi di questo tipo di commercio? In primis, la riduzione della filiera commerciale, passando direttamente dal produttore al consumatore, permette una netta riduzione dei costi di vendita. Viene, poi, quasi eliminato il fattore trasporto, che in particolare in Italia, viene fatto su strada, permettendo una diminuzione di gas serra emessi dai camion. Infine, la presenza nel mercato solo di alimenti di stagione, freschi e garantiti direttamente dall’agricoltore: si riscoprono sapori a volte dimenticati e si consente al nostro corpo di variare regolarmente i piatti in tavola, seguendo il ciclo della natura.

Legato al filone km zero, c’è il consumo dei alimenti biologici, per la cui produzione non vengono utilizzati fitofarmaci. Il suolo e, di conseguenza, l’acqua non vengono impregnati di sostanze chimiche inquinanti ma, soprattutto, la qualità dei prodotto finale è migliore. Secondo uno studio di Legambiente, ad esempio, la frutta e la verdura bio contengono una maggiore concentrazione di sostanze nutritive ed antiossidanti; altri studi evidenziano, inoltre, che la carne biologica è meno calorica, per l’inferiore quantità di grassi, ed è più gustosa, data la presenza di tale grasso a livello intramuscolare.  E nonostante il costo sia maggiore rispetto a quello di una spesa “convenzionale”, cresce il numero di persone che sono disposte a pagare di più pur di avere maggiore qualità.

Non meno importanti sono i dati relativi alla crescita del numero di vegetariani che scelgono di togliere la carne anche sulla base delle ricerche che mettono in evidenza quanta CO2 venga emessa e quanta acqua venga utilizzata per la produzione di tale alimento! Ecco alcuni dati che permettono di contestualizzare tale tipo scelta:

  • la quantità di carne che una persona mangia ogni giorno è superiore rispetto a quella necessaria (i dati si attestano a circa 80 grammi al giorno consigliati per un apporto corretto di proteine contro i più di 250 grammi che vengono consumati di media);
  • un chilogrammo di carne di manzo è responsabile dell’emissione in atmosfera della stessa CO2 che emette una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l’energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt;
  • di acqua pro capite al giorno è la quantità che viene usata per produrre cibo che mangiamo, in particolare per la produzione di un chilogrammo di carne rossa allevata in allevamenti intensivi vengono utilizzati 15.400 litri d’acqua.

Dalle stesse considerazioni dei vegetariani, poi c’è anche chi ha scelto di intraprendere la strada del compromesso, scegliendo di ridurre al minimo la carne consumata e prediligendo solo tagli di qualità prodotti in allevamenti non intensivi.  Tale scelta è definita “flexitarian” o “semi-vegetariana”. Sostanzialmente non ci si priva di una grigliata in compagnia o di un panino al volo ma lo si limita a poche occasioni.

L’attenzione all’ambiente che ci circonda non è solo evitare gli sprechi o fare la raccolta differenziata ma è soprattutto consumare conoscendo ciò che si acquista; vediamo per altro che le strade sono molteplici ed ognuno può scegliere quella più adatta alla propria quotidianità. Anche in cucina!