Levissima rinfresca Milano e lancia una campagna digital

Levissima è da sempre un brand che punta principalmente sulla purezza del prodotto legata alle sue sorgenti nelle Alpi Centrali, in un’area incontaminata ai margini occidentali del Parco Naturale dello Stelvio, e all’incredibile tecnologia degli stabilimenti in cui l’acqua viene imbottigliata.

Tutti noi ricordiamo il famoso claim “Altissima-Purissima-Levissima” per anni al centro di molte campagne tv e stampa. Gli anni sono passati e la domanda sorge spontanea: come declinare il concetto di purezza attraverso una campagna digital?

A rispondere con creatività è l’agenzia Lowe Pirella Fronzoni che con il widget “The Wild Purity Button” è riuscita a portare la purezza nelle nostre vite digitali.

Una volta inserito il pulsante tra i PREFERITI occorre semplicemente cliccarci su per immergersi nello spettacolo incredibile delle Alpi, con i suoi ghiacciai e i suoi laghi, che rendono l’esperienza online unica. Ecco come appaiono laRepubblica.it, Facebook o Google  dopo aver attivato il widget:

Ma non è finita qui, la campagna prevede un’esperienza Levissima anche offline dove questa volta è la freschezza la protagonista indiscussa.

In un’afosa giornata di Giugno a Milano sono stati piazzati in alcuni punti della città dei frigoriferi pieni di Levissima formato PET. I passanti incuriositi che aprivano il frigo per prendere una bottiglietta d’acqua minerale ricevevano anche una piacevole spruzzata di neve unita a una ventata d’aria fresca. Ecco il video dell’azione:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ff8lzt5zLoo&feature=plcp’]

La campagna, a nostro parere perfettamente integrata,  non finisce qui e promette nuove e “rigeneranti sorprese” seguendo la pagina Facebook di Levissima e il nuovo sito istituzionale.

Credits:

Agency: Lowe Pirella Fronzoni
Creative Director: Laura Sordi
Art Director: Matteo Milaneschi
Copywriter: Andrea Fogar, Marta Policastri
Developer: Mattia Paiano, Francesco Pandolfi
Digital Strategist: Valerio Rufo

Facebook: in arrivo un nuovo calendario per gli eventi


Facebook torna ad apportare delle novità alla feature degli eventi. Secondo quanto riporta All Facebook, dopo aver permesso agli utenti di poter esportare gli eventi su un proprio calendario e dopo aver permesso agli organizzatori di un evento di ricevere delle notifiche quando un utente declina un invito, ora introduce una nuova modalità di visualizzazione: il calendario.

Effettivamente, ad oggi, visualizzare gli eventi in una lista o un elenco non era proprio comodo, ma presto potremo visualizzarli in un pratico calendario che renderà più facile memorizzare tutti i propri appuntamenti, le ricorrenze e i compleanni degli amici.

L’ingegnere Bob Baldwin, padre del, ha descritto così la novità in una nota sulla pagina dedicata agli ingegneri di Facebook:

“[..] recentemente, alcuni di noi credevano che avrebbe dovuto esserci un modo migliore per far vedere agli utenti i compleanni dei loro amici con qualche giorno di anticipo e di pianificare i weekend [..] Alcuni di noi hanno creato un gruppo su Facebook denominato Social Calendar Dreamers, per creare una discussione su come migliorare la visualizzazione degli eventi. Durante l’hackathon successivo, gli ingegneri che si occupano degli eventi, delle foto, dei messaggi e altri team hanno lavorato per tutta la notte per costruire un modo migliore di visualizzare gli eventi. Entro le 6 del mattino, abbiamo ottenuto un prototipo funzionante”.

Con la nuova visualizzazione degli eventi in formato calendario, sarà più facile tenere d’occhio i compleanni degli amici, invitare altri utenti, rispondere agli inviti e visualizzare tutti gli eventi senza dover cambiare pagina. Niente di più pratico e immediato di un calendario multifunzionale!

Per passare dalla lista al calendario, basterà cliccare sugli appositi pulsanti in alto a destra della dashboard degli eventi.  Se non trovate il nuovo pulsante non disperate, pochi giorni e sarà disponibile a tutti.

La strategia di Facebook sembra andare verso l’integrazione e la convergenza dei servizi ‘modello Google’: e voi, cosa ne pensate? Utilizzerete il calendario?

Come sfruttare il potenziale di Facebook per le aziende. La parola a Lorenzo Viscanti [INTERVISTA]

Si sa, settembre è il mese in cui si ritorna a scuola, in cui l’accoppiata lettino & ombrellone inizia a diventare un vago ricordo, in cui ci si siede al solito banco ma con un’insolita voglia di reinventarsi.

E’ per questo motivo che, dopo la calura estiva e le tanto meritate vacanze, Ninja Academy sarà pronta per tornare alla ribalta e farvi rimettere in gioco con la sua offerta formativa che, dallo scorso anno, comprende anche la modalità corsi online.

Il primo dei numerosi corsi previsti per il nuovo anno sarà quello in Facebook Marketing, un percorso formativo di 10 ore completamente online in compagnia di Lorenzo Viscanti, esperto di web e media sociali nonché co-fondatore di Mikamai.

Content Strategy, Facebook Ads, Facebook Analytics, saranno solo alcune delle tematiche trattate durante le lezioni, webinar di 2 ore in cui i partecipanti avranno accesso ad un’aula virtuale e potranno ascoltare la voce del docente visionando in contemporanea il materiale proposto tramite slide.

Facebook, il re di tutti i social network, è considerato il più incredibile strumento di marketing e di passaparola mai esistito. Sapete che Nike l’ha addirittura definito il “nuovo prime time”?  Ma non è sufficiente utilizzarlo come passatempo: oggi aziende ed organizzazioni possono decidere di sfruttare appieno il suo potenziale a seconda delle esigenze del proprio business.

E’ per questo che, grazie all’aiuto di Lorenzo, impareremo come e perché progettare applicazioni fruibili sul social network di Mark Zuckerberg e come usufruire di questo efficiente mezzo per vendere e/o generare traffico sui siti web.

Per scoprire il programma completo e procedere con l’iscrizione CLICCATE QUI ma invito voi tutti a leggere questa interessante chiacchierata con il nostro relatore per avere una prima visione su ciò che potreste imparare a partire da settembre.

Ciao Lorenzo! Dal 17 al 28 settembre sarà tempo del Corso Online in Facebook Marketing. Cosa devono aspettarsi i partecipanti?

Un corso innovativo e pratico, ricco di racconti di casi di successo nell’uso di Facebook per le aziende. La presenza sul social network più diffuso è ormai un dato di fatto per moltissime realtà, sono meno invece quelle che riescono a generare direttamente lead e vendite tramite i contenuti diffusi sul social network.

Parleremo di una serie di case history vincenti, grazie anche alla partecipazione di alcune persone che hanno avuto un ruolo diretto nel determinare strategie di successo. Ci sarà poi l’occasione per impegnarsi in un’esercitazione per costruire assieme una strategia che funzioni, il tutto mettendo al centro l’ingrediente principale: i contenuti.

Puoi anticipare alcune delle case history che verranno trattate durante il corso?

Un’azienda che ha saputo affrontare bene la sfida dello storytelling su Facebook è uno dei marchi più conosciuti e amati dal pubblico: Ikea ha infatti capito come raccontare i propri prodotti al pubblico, generando una partecipazione sul social network che è senz’altro un caso unico. Analizzeremo nel dettaglio la strategia del brand svedese, per capire come lavorare in maniera efficace con i contenuti su Facebook.

Parleremo poi di Blomming, una delle startup più promettenti d’Italia, che ha lanciato un marketplace, accessibile via Facebook, per tutti coloro che vogliono vendere gli oggetti che realizzano, dalla moda al design. Blomming, un servizio che divide la propria anima tra la tecnologia e i contenuti, permette di scoprire prodotti nuovi che altrimenti non potremmo conoscere ed apprezzare.

Durante il corso si parlerà di strategie di comunicazione ma anche di advertising. Qual è il tuo punto di vista sulla pubblicità in Facebook?

Facebook è un’unione tra earned media e paid media. Da una parte ci sono i contenuti che le aziende pubblicano raccontando i loro prodotti, che devono essere pensati in modo da colpire l’utente e diventare contagiosi, ovvero virali, per diffondersi in maniera naturale sui social network (earned media). Dall’altro una serie di strategie a pagamento (paid media) che servono a creare una base di utenti e fan e a portare alla loro attenzione i contenuti e i prodotti più interessanti.

Senza buoni contenuti è difficile emergere su Facebook, ma la pubblicità è estremamente efficace per sostenerne la diffusione. In particolare, le nuove forme di pubblicità introdotte da Facebook, che permettono di mettere in evidenza alcuni contenuti, stanno funzionando molto bene.

A chi è rivolto il corso?

Sicuramente chi si trova a dover gestire la presenza di un brand o di un prodotto all’interno di Facebook, definendo la strategia di comunicazione, potrà confrontarsi con alcuni dei casi più interessanti. In particolare, dedicheremo molto spazio ad analizzare casi di successo in cui Facebook è stato usato direttamente per sostenere le vendite e i lead e quindi portare risultati misurabili alle aziende. Durante le lezioni alcuni dei protagonisti di queste strategie di successo ci racconteranno come hanno ideato le loro strategie.

E allora perché aspettare? Entro il 10 settembre potrete acquistare il corso ad un prezzo ridotto grazie allo sconto early booking: 199 € anziché 249 €. E imparare a progettare un’accurata social media strategy, a impostare una campagna e a creare un accattivante storytelling sul social network più popolare, diventando anche voi dei piccoli grandi Ninja.

Knowledge for change.
Vi aspettiamo!

Francesco Lanza: Troll? No, Giullare Digitale! [INTERVISTA]

Qualche settimana fa vi abbiamo ricordato il caso del commento rimosso dalla brand page di Barbara D’Urso nel post RTL 102.5, Barbara D’Urso e la censura su Facebook. Ricordate? Era quello del famoso “negoziatore”, impersonato dall’allora sconosciuto Francesco Lanza.

Bene, a quell’impresa che ha fatto il giro di Facebook ne sono seguite molte altre, che hanno colpito non soltanto la nota conduttrice Mediaset ma anche politici, attori e cantanti. Francesco Lanza ha visto incrementare la sua popolarità di “guastatore” nelle discussioni più disparate, sia su Facebook che su Twitter (dove si muove con l’account @bedrosian), diventando un vero e proprio opinion leader di riferimento.

Sul suo blog, Volare è Potare, potrete trovare anche un piccolo sunto delle sue imprese più recenti, anche se l’aggiornamento sarebbe da farsi quotidianamente e c’è già chi invoca l’apertura di una pagina fan dedicata.

Se fossimo in un castello del medioevo, Francesco Lanza non potrebbe che essere un giullare, in questo caso digitale, a tutti gli effetti: uomo di cultura che decide di canzonare i potenti di turno allo scopo di farli scendere dal piedistallo su cui gli stessi fan li collocano. Un troll buono, si dirà, che utilizza al meglio le possibilità dei social network mostrandone le grandi potenzialità comunicative per veicolare contenuti che rasentano l’autorialità pura, considerando l’argutezza e la proprietà di linguaggi sviluppata in essi.

Lo abbiamo intervistato, e il risultato è ovviamente molto interessante!

Ciao Francesco! Ci racconti qualcosa di te?

Ciao Francesco. Innanzitutto permettimi di farti i complimenti per il tuo nome: è bellissimo 😆

Io sono nessuno, e questa è la forza che cerco di avere. Ho 35 anni e sono un appassionato di lettura e di scrittura, prima lettura e poi scrittura, un ordine che molto spesso gli autori italiani – emergenti e non – invertono.

Ho fatto studi classici ma lavoro come informatico da quindici anni, come tanti della mia generazione ho visto nascere internet e ho osservato con curiosità le sue evoluzioni, sia dello strato  sotterraneo che di quello più emerso.

Ho pubblicato qualcosa, sì. Ho scritto per il teatro e ho fatto copywriting per le radio e per il web, ho fatto anche editing, ho spesso aiutato amici videomaker con idee e revisioni, ma la scrittura non voglio che diventi il modo in cui mi pago le rate del mutuo: non sarei più libero di scorrazzare come e quando voglio.

Lavorativamente gratto il fondo come molti della mia generazione, cercando di portare a casa la mesata. Per vivere, faccio l’informatico. Per sopravvivere, scrivo. Tutto qui.

Sei diventato “famoso” dopo il famoso commento nella pagina fan di Barbara D’Urso: un effetto che consideri “prevedibile”?

Mi considererò famoso quando mia madre, che non conosce Internet, mi sgriderà per quello che faccio online. Fino ad allora si può parlare di una piccola onda nata da un sorriso.

Ancora oggi molti mi chiedono di quel commento, amici di amici e anche gente appena conosciuta. Mi fa piacere, anche se penso di aver scritto cose migliori, e fortunatamente chi è entrato in contatto con me dopo quell’exploit mi ha fatto i complimenti anche per altro. Non prevedevo certo una eco così ampia, ma devo dire che l’ho costuito perché venisse voglia di condividerlo, o almeno mi sono detto: proviamoci.

Ci sono più motivazioni dietro il successo di quel commento. Una è sicuramente tecnica: l’ho ragionato perché fosse non volgare, non gretto, chiaro, bilanciato, riconoscibile e con l’effetto che in quel momento desideravo – il comico. Il lavoro che fa un artigiano della scrittura: far intuire una storia dietro poche righe e stimolare il lettore.

Ci sono molti che si riferiscono a me come “Il Negoziatore”, anche se io sono il primo a odiare i tormentoni e sto attento a non ripetermi mai, perché il negoziatore è un personaggio riconoscibile, ti rimanda ai film di azione, a situazioni critiche, estreme. La rottura della cornice “comica” crea il primo effetto che fa sorridere, fa pensare “ma chi è questo pazzo?” e fa cliccare su “Condividi”.

Poi c’è stata la questione che il commento sia stato cancellato, quando sono stati lasciati commenti – precedenti – che erano davvero insultanti. Questo ha creato una discussione, nella quale mi sono guardato bene dall’intervenire, dove si sono spese anche parole troppo grosse (censura), quando in realtà è stato solo un errore di avventata leggerezza da parte dello staff. Parliamoci chiaro: la D’Urso non ha censurato nessuno. Un tizio del suo staff che cura la pagina avrà cancellato il commento perché non sapeva cosa fare, ma l’onda era già partita. E’ stato sfortunato.

Poi da lì si sono creati i fenomeni più curiosi, per esempio ho letto in giro anche molta gente che gridava al “fake”, alcuni addirittura dicevano che non fossi reale io stesso: la cosa ha fatto ridere un sacco i miei amici, ma certo non entusiasmerebbe il mio direttore di banca 😆

Le tue imprese stanno facendo scuola: hai quasi sdoganato la figura del Troll, rendendolo un elemento non di disturbo delle community altrui ma di valorizzazione del dissenso, che assume forme ironiche, divertenti, formalmente eleganti. Qual è la tua idea in merito?

Farei una distinzione: per anni abbiamo chiamato “troll” quei personaggi che arrivavano nei forum a fare polemica gratuita, fino a che la discussione non sfociava in un delirio di insulti, minacce, il thread veniva chiuso, alcuni “bannati” (banditi! si dice banditi!) e via dicendo. Ma quella era una guerra tra poveri.

C’è un termine perfetto per chi prende in giro gli usi dei Grandi, dei Potenti per far sorridere i suoi “pari”, e magari farli anche pensare tra una risata e l’altra: giullare. Un termine che ha una storia letteraria, dietro, che dovrebbe essere studiata da chi voglia fare satira.

Non ho inventato niente – ci mancherebbe. Ho solo rielaborato quello che succede da quando l’uomo sa ridere: riportare sulla terra chi è su un piedistallo. Succede giornalmente anche su twitter, dove i VIP twittanti ricevono risposte dei tipi più svariati. Solo che l’insulto fine a se stesso, non serve a nulla. Alimenta solo il – finto – vittimismo della persona colpita. Invece la presa in giro che mette a nudo, quella perfetta, quella che fa sbottare il lettore in una risata segue vie diverse.

Il commento al latino maccheronico di Formigoni, anche quello ha fatto un giro molto ampio e mi ha consegnato centinaia di contatti. Anche molti professori di latino, che mi hanno ringraziato per aver messo i puntini sulle “i”. Un commento comico che nascondeva una critica politica.

Oggi poi si vede come moltissimi VIP si stizziscano e reagiscano in maniera scomposta, ma anche loro dovrebbero studiare un po’ di storia: durante il trionfo, ai generali romani veniva ricordato sempre “sei un mortale”, e i suoi legionari potevano prenderlo in giro e ridere di lui. E’ una questione di scaramanzia: uomini troppo potenti rendono gli dei troppo invidiosi.

Poi i politici e i VIP (ma anche le grosse aziende) devono imparare una cosa una volta per tutte: Internet non è la televisione, attraverso la quale spargono il loro verbo a una platea passiva. Internet è una bestia che ti risponde.

Hai mai pensato di aprire una brand page a tuo nome, dove convogliare tutti i tuoi ottimi contenuti?

Per ora ho il mio profilo facebook, nel quale faccio convogliare i contenuti del mio blog (e viceversa, qualche volta). Ho un account Twitter, dove leggo molto più di quanto non scriva.

Una brand page, sinceramente, sarebbe troppo. Non sono che un giullare, pretendere di diventare un “brand” mi farebbe sentire snaturato.

In generale, hai dimostrato come sui social network un utente che generi un contenuto “di risposta” a un altro creato prima, possa  assumere più importanza. Concordi con questa lettura?

Dipende dalla risposta, direi. Ho letto risposte bellissime in giro, sia comiche che serie. Ma è il senso della discussione: alla fine i contenuti che hanno valore emergono, non importa se siano “solo” una risposta o se siano il contenuto padre. Per questo vale sempre la pena fermarsi a ragionare, prima di rispondere, anche solo due secondi e chiedersi: sto aggiungendo qualcosa?

Abbiamo visto che hai riproposto un gruppo Facebook fondato tempo addietro, molto… ludico. A parte questo, quali altre imprese stai preparando? Hai degli obiettivi precisi nel tuo mirino di “troll buono”?

E’ uno dei miei tanti “giochi” online. Mi piace ironizzare con gli strumenti che ci vengono dati. Alcuni miei amici mi prendono anche in giro perché ogni tanto mi viene un’idea, apro un gruppo o una pagina, poi la lascio lì.

Ti dirò: curo molto la parte di scrittura, ma pochissimo quella di pianificazione. Ogni tanto creo delle “serie”, come gli aforismi venuti male, o le Top Five, o gli Haiku d’amore, tutte cose che navigando il mio blog e il mio profilo Facebook si possono ritrovare, ma in generale cerco di non rimanere all’interno di un canone riconoscibile o prevedibile. Attenzione: è più difficile, così. I tormentoni, nel comico, hanno successo proprio perché la ripetitività è rassicurante e crea aggregazione, fa gruppo.

Come “giullare” navigo spesso nelle bacheche dei politici e dei vip, perché ti danno delle sponde fantastiche e lo fanno con un’ingenuità che fa tenerezza, quindi sto sempre in agguato. Nessuno è al sicuro. Ma come artigiano comico ogni giorno cerco di divertirmi e di divertire sulle cose più disparate, tenendo a mente una frase bellissima di George Carlin sul mestiere del comico: “Il comico è quello che ti ricorda cose che sai già, ma delle quali ti sei scordato di ridere la prima volta che ti sono capitate”.

Grazie mille, Francesco!

Grazie a te, Francesco! Mamma, se mai arriverai a leggere queste righe, sappi che non ho preso nessuna caramella di droga 😀

A scuola con il Professor Google: i corsi di Search Strategy

Ora che anche i nonni si muovono bene con Google sembra impensabile un mondo senza i risultati del motore di ricerca più usato al mondo.
Google è un’estensione digitale della nostra curiosità ma effettivamente le informazioni che otteniamo con una query non sono nulla al confronto delle potenzialità di questo media.

A scuola con il Professor Google – I corsi di Search Strategy

Per questo il gigante di Mountain View ha pensato di intraprendre alcune inizative per insegnarci a esprimerci al meglio nelle nostre ricerche.

Power Searching with google” è il progetto dei sei differenti corsi da 50 minuti che ci mostreranno le search strategies perfette e l’utilizzo di vari tool di Google, tra cui Google Groups, Google+ e Hangouts.

A scuola con il Professor Google – I corsi di Search Strategy

Le lezioni verranno tenute da Dan Russell, Google Senior Research Scientist , una sorta di stregone della search experience.

Ecco cosa ha raccontato a Mashable: ” Questi corsi sono aperti a chiunque, dai beginners a quelli che conoscono già alcuni trucchi. Ad esempio, puoi usare il search box come una calcolatrice o creare un filtro delle immagini per colori. Lo scopo di questo corso è quello di aiutare le persone a scoprire nuove tecniche per la search, per trovare quello che cercano in modo più veloce, a prescindere del modo in cui sanno già usare lo strumento di ricerca.”

A scuola con il Professor Google – I corsi di Search Strategy

Per tutti quelli che finiranno il corso è previsto perfino un attestato da ricevere sulla propria e-mail, ciò testimonia quanto Google ci tenga a promuovere quest’iniziativa e quanto la prenda sul serio.
Russel è soddisfatto del numero di iscrizioni raggiunte ma spera in un ulteriore successo dei corsi on line, che costituiranno un vero social environment alla base di una ricca esperienza formativa.

A scuola con il Professor Google – I corsi di Search Strategy

La trasparenza di Google rispetto al funzionamento dei propri strumenti di search è abbastanza nota: giusto un paio di settimane fa abbiamo avuto in regalo “SEO for startups in under 10 minutes” un bel video dedicato agli startuppers che muovo in primi passi nella SEO.

Google ci offre occasioni imperdibili di apprendimento, e quando il maestro è di questo livello è un piacere tornare sui banchi di scuola anche se solo digitali.

Moda e tecnologia danno spettacolo, il connubio vincente Sorbier-Intel

Una collaborazione che unisce tecnologia e moda quella che nasce dall’incontro tra Frank Sorbier, stilista di alta moda Francese, e Intel la più grande azienda globale produttrice di microprocessori. In passerella, l’abito, diventa una tela per proiettare spettacolari e dinamiche forme e figure. Zero Sfilate, zero modelle. Potremmo definirlo il primo esperimento di projection mapping su abiti. L’innovazione tecnologica, dalla sponda dell’alta moda, è uno strumento di design.

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I rivenditori iniziano a sperimentare questo tipo di tecnologia nel retail design. Sfruttare effetti di questo tipo per mostrare abiti in vetrina in continuo e dinamico movimento sembra essere la nuova frontiera del retail e della brand experience. Ad entusiasmare è sempre l’interazione che potrebbe coinvolgere i consumatori con i brand di moda. Non a caso lo stilista descrive la sua collezione  “un ponte tra il passato, il presente e ciò che il futuro potrebbe essere”.

L’abito su cui avviene la performance è indossato dalla principessa protagonista di una storia, narrata live in passerella. L’intera narrazione avverrà nell’immobilismo dei modelli ma nel movimento delle forme.

Il finale presenta pezzi provenienti dalle collezioni passate Sorbier, praticamente un promemoria senza tempo. Si fonde tecnologia, alta moda e fantasia.

Da un cuore che batte nasce un abito rosso sangue per poi trasformarsi in un miraggio di farfalle svolazzanti. Sfilata, performance o tripudio della tecnologia, definire i confini svilirebbe l’unicità del risultato.

AppCampus supporta lo sviluppo di app per Windows Phone [TREND]

C’è un nuovo mercato emergente, di particolare interesse per tutti gli startupper che lavorano nell’ambito del mobile. E’ quello delle app per Windows Mobile.

Dall’alleanza Nokia – Microsoft, di cui si è diffusamente parlato nel nostro blog, è emerso un terzo polo dell’interattività mobile, che si affianca ai grandi colossi iOS e Android. Trattandosi di un nuovo mercato, la sfida è quella di riuscire a sviluppare applicazioni che, piuttosto che configurarsi come un semplice porting, sappiano sfruttare tutte le potenzialità innovative di Windows Phone.

Per stimolare questo processo, le due grandi aziende hanno datto vita ad AppCampus un programma di sostegno allo sviluppo di applicazioni per l’ecosistema Windows Mobile. Ho così intervistato Paolo Borella, Coach nel programma di accelerazione finlandese Startup Sauna, e direttore del programma gestito dall’università finalndese Aalto University.

Com’è nato AppCampus?

“AppCampus è un programma gestito dalla finlandese Aalto University e ha l’obiettivo di stimolare la creazione di applicazioni e di ditte che possano creare innovazione, ricerca e imprenditorialità attorno all’ecosistema Windows Mobile.”

“La Finlandia è un hub per il mobile development, non solo come risultati ma anche come efficienza nella produzione, ricerca e innovazione.
In questo contesto da tempo Microsoft e Nokia stanno lavorando assieme per sviluppare un ecosistema attorno a Windows Phone.

Entrambi hanno investito 9 milioni di Euro a cui si aggiunge Aalto University che ha contribuito con altri 3 milioni di Euro in termini di facility e competenze. Quindi abbiamo 18 milioni di Euro per finanziare sia coloro che già sviluppano per Windows Mobile, per aiutarli a fare passi in avanti, sia coloro che ancora non sviluppano per Windows Mobile per aiutarli ad avvicinarsi a queste nuove opportunità ed utilizzarle per creare prodotti veramente innovativi e di qualità.”

Come offre il programma?

“I nostri servizi supportano il team prima, durante e dopo lo sviluppo. Innanzitutto il programma mette a disposizione degli award che vanno dai 20 ai 70 mila Euro. Vengono dati 20 mila Euro per coloro che sviluppano applicazioni stand alone. Il finanziamento però aumenta se c’è la necessità di sviluppare cloud activities, API, … Quindi teniamo conto del livello di innovazione e della complessità del progetto. Essendo un award non è un investimento e quindi non prendiamo equity.”

“Oltre al finanziamento, mettiamo a disposizione servizi di formazione e coaching. Abbiamo un portafoglio di attività che vanno da lecture con uno speaker a programmi di accelerazione finalizzati allo sviluppo prodotto da diversi punti di vista (architettura, design, coding…). Offriamo quindi l’aiuto necessario ad assicurare la qualità e avere un processo di software development di tipo professionale.”

“Inoltre offriamo l’opportunità (ma non l’obbligo) di trasferirsi ad Helsinki dove dall’autunno verrà messo a disposizione un ufficio di coworking space di 1.000 mq. Infine diamo l’opportunità di avere visibilità e supporto marketing nei marketplace Nokia e Microsoft.”

“L’unico vero vincolo per avere accesso a questi servizi, oltre al rispetto dei criteri di qualità, è di fare il lancio per primi per Windows Phone e di promettere l’esclusività per i primi 6 mesi. Dopo 6 mesi non abbiamo problemi se lanciano anche in altre piattaforme mobile.”

 

Come avviene il processo di selezione?

“Chiunque nel mondo più fare l’application online. Quindi avviene uno screening process di 4 settimane alla fine del quale si dà un feedback. La valutazione dipende dall’innovatività ma anche dal portfolio dei proponenti, dalla collocazione geografica e dal tipo di applicazione. Ogni settimana le più promettenti sono sottoposte allo steering board. Le proposte che ricevono l’approvazione della maggioranza dei membri vengono contattate per verificare il loro execution plan.”

“I criteri di selezione innanzitutto escludono il semplice porting. Vautiamo invece positivamente il fatto di sfruttare le potenzialità e le API sia della piattaforma sia dell’hardware. Poi diamo molta importanza all’aspetto di design e usabilità, oltre che alla qualità tecnica del prodotto. Infine preferiamo le applicazioni che, piuttosto che rivolgersi solo ad una nicchia, abbiano la potenzialità di raggiungere grandi mercati globali.”

“Un ultimo elemento rilevante è che per il momento non siamo autorizzati a supportare Windows 8 e Tablet perché non sono ancora state annunciate ufficialmente le specifiche. Quindi per chi è interessato si consiglia di proporre qualcosa Windows Phone 7 e poi eventualmente fare l’upgrade per Windows 8.”

“I progetti selezionati ricevono quindi il 30% del grant quando il prototipo passa i criteri di qualità. Il rimanente 70% è erogato quando l’applicazione è disponibile nel marketplace. Nei 6 mesi successivi viene fatto un follow up per verificare i successi in termini di volumi e revenew e, nel caso in cui si decida di collaborare, per valutare la possibilità di aiutare la commercializzazione e stimolare l’adozione da parte degli utenti.”

Il programma, che ha la durata di 3 anni, è stato lanciato ad aprile e ad oggi abbiamo ricevuto 700 submission da più di 50 nazioni. Dall’Italia abbiamo ricevuto solo 4 application. Quindi il mio messaggio vorrebbe essere questo: se c’è qualche italiano interessato, faccia l’application online!”

Sita Sing the Blues, un film in Creative Commons

I hereby give Sita Sings the Blues to you. [ . . . ] Please distribute, copy, share, archive, and show Sita Sings the Blues. From the shared culture it came, and back into the shared culture it goes.[Nina Paley 2009]

Questa dichiarazione racchiude tutto il senso del lavoro che Nina Paley, artista e regista americana, persegue da diversi anni, esattamente dal 2008, quando presentò al pubblico di tutto il mondo, ovvero sulla rete,  questo film di animazione in 2D che prendeva corpo dal suo vissuto.

Nina vive con il suo compagno e un gatto in un bell’appartamento a  San Francisco, quando un giorno  viene offerto al marito un lavoro a Trivandrum, India. Dopo qualche mese di lontananza Nina decide di raggiungerlo, consapevole del rischio che la distanza comporta per la loro relazione. Una volta in India si rende conto che la relazione è compromessa. Tornata negli Stati Uniti si trasferisce a New York, cambia appartamento e gatto e, cerca conforto tra le parole del Ramayana, uno dei più grandi poemi epici e testo sacro della cultura induista.

Come spesso accade, i momenti di crisi diventano una benedizione, per dirla con Einstein, e l’angoscia per la perdita dell’amore la spingono verso una spirale creativa che darà vita al film.

La trama ripercorre i momenti principali del Ramayana, la storia del principe Rama e della moglie Sita,  ripudiata più volte, e usa gli archetipi hindu per costruire un parallelismo simpatetico con le vicende personali della regista, che descrive il suo film come un “racconto sulla verità, sulla giustizia e il grido di una donna per un trattamento egualitario”.

A rendere immediatamente empatico questo film ci pensano molti ingredienti:  le animazioni che richiamano lo stile dei manoscritti indiani accompagnate dal teatro delle ombre, forma di narrazione  e di intrattenimento spettacolare usata proprio per narrare episodi epici; la disperata Sita, Betty- Boop bollywoodiana che affida le sue parole al repertorio e alla voce di Annette Hanshaw, cantante jazz degli anni Venti; infine gli insert in stile comic-strip della vita della regista. Il tutto “speziato” in un universo sonoro che parte dalla musica tradizionale indiana, passa per il jazz e approda ai remix degni di una compilation del Buddha Bar.

Ma a rendere questo film un “dono” prezioso per il cinema è lo spirito che lo ha prodotto e l’idea che lo sottende, quella di una free culture, libera dai limiti del copyright. Il film è rilasciato con una licenza Creative Commons Attribution Share-Alike 3.0,  è visionabile dal sito, si può decidere di acquistarne una copia in DVD, la colonna sonora o del merchandise. L’artista, dopo quattro anni di vita del film, può oggi testimoniare che una parte del pubblico on line  ha poi acquistato una copia in DVD, il cui 50% degli introiti va direttamente all’artista. L’altra metà va a Questioncopyright.org, un’organizzazione no-profit americana che si batte per l’accesso senza restrizioni  ai contenuti culturali. [per approfondire si legga quest’articolo sul sito del Tribeca e la pagina Wikipedia del film]

Nell’opera di Nina Paley convergono tutte le istanze che attraversano la produzione dei contenuti culturali del nostro tempo, dove sempre più artisti stanno ri-disegnando gli scenari della creazione e della circolazione. L’economia del dono non è un processo univoco, il pubblico gioca un ruolo fondamentale nella diffusione dei contenuti in cui si riconosce, li segnala e li condivide con altri. Gli artisti come Nina Paley credono nella generosità del pubblico, non temono che distribuire il proprio lavoro su internet escluda o comprometta l’uscita in sala del film, anzi la rete diventa un canale complementare e ne rafforza la distribuzione.  E’ esattamente l’opposto di ciò che dichiara l’industria dei media tradizionali.

Nina e Sita non lottano solo per la parità dei diritti delle donne. La sfida è più ampia e riguarda la libertà di creare e di esprimersi, unita alla possibilità di raggiungere vaste porzioni di pubblico.

The old business model of coercion and extortion is failing. New models are emerging, and I’m happy to be part of that” scrive Nina sul suo sito.

Trolley Pantone: il vero creativo si riconosce anche in vacanza!

Grafici, creativi e amanti del design, dove andrete in vacanza quest’anno? Qualsiasi meta abbiate scelto, ecco il trolley che fa per voi: i coloratissimi modelli firmati Pantone Universe

Secondo il sito Freshness, i trolley sono disponibili in 15 colori, e per il momento sembra siano disponibili solo sull’e-shop giapponese  Zozo ma ci auguriamo arrivino presto anche in Italia!

Turismo eco sostenibile: la nuova frontiera del lusso

Piscina Hotel Castello di Casole

Il turismo di lusso che sia anche eco sostenibile? Significa essere immersi nella natura ma senza rinunciare a nessuna comodità.  E molti resort stanno seguendo questo filone, con risultati da sogno.
In Italia, un esempio è l’Hotel Castello di Casole, nel cuore della Toscana. “Innamorarsi della vita di campagna, unendo relax, divertimento e comfort”  deve essere quello che ha ispirato la Timber Resorts, proprietaria della struttura.

Un castello del 10° secolo immerso in 4.200 acri di verde, uliveti e vigneti. Pernottare in una delle 41 suite o in una delle cascine e godere delle degustazioni proposte, della SPA, del centro sportivo e delle piscine.

Volando a Singapore, troviamo un altro paradiso, affacciato sul mare ma circondato dalla foresta tropicale di Sentosa: l’Equarius Hotel & Beach Villas.

Parte integrante del Resorts World Sentosa, è ideale per gli amanti della natura ma non solo, infatti oltre ad essere comodo per poter fare escursioni nella natura permette di usufruire facilmente delle attrazioni dell’isola.

Molto particolare è il ristorante, grazie alle volte del soffitto costruite come se si fosse effettivamente dentro alla foresta e ai menù del noto chef Sam Leong.

Le camere e le ville a disposizione degli ospiti sono state arredate secondo elevati standard di lusso ed eleganza, scegliendo ad esempio biancheria in cotone egiziano e cuscini in piuma d’oca.

Panorama Tierra Patagonia Hotel

Le proposte del centro e sud America sono estremamente particolari anche per il design che caratterizza le strutture e le camere, per il modo in cui l’uomo si è inserito nella natura quasi in punta di piedi.

Hotel Tierra Patagonia e Hotel EndemicoUna nuova apertura per la catena Tierra è quella nei pressi del Lago Sarmiento, all’interno del Torres del Paine National Park. Si chiama Tierra Patagonia Hotel ed è nato anche con l’obiettivo di contribuire alle opere di riforestazione della zona.

La mission eco-sostenibile si nota anche nella progettazione della struttura e nell’organizzazione degli spazi: costruito in modo da non disturbare l’ambiente che lo ospita, con l’utilizzo di materiali naturali autoctoni. Un’ottima base per conoscere la Patagonia cilena e per potersi rilassare, tra un bicchiere di vino tipico e la SPA.

L’Hotel Endemico, progettato dallo studio Gracia di San Diego per Grupo Habita, vede le sue 20 stanze distribuite in 100 ettari in Messico, nella Guadalupe Valley dell’Ensenada National Park. Ogni suite è completamente separata dalle altre, si affaccia sul parco e, nonostante le dimensioni minime, ha tutti i comfort di un hotel di lusso.

Vacanza nella natura non solo, quindi, come sinonimo di zaino in spalla e lusso non più solo come sinonimo di sprechi e sfarzo. Finalmente natura e lusso trovano spazio negli stessi spazi!