Da luglio i domini .it potranno avere l'accento!

Il Registro .it cambia le sue regole: i domini .it varcano i confini dell’Unione europea e mettono l’accento!

Da luglio i domini .it potranno avere l'accento!

L’11 luglio è la data della svolta: i domini italiani potranno essere registrati con l’accento e caratteri non latini (Idn). E non soltanto dai 27 paesi dell’Unione Europea, ma anche da tutti i Paesi dello Spazio economico europeo (See), compresi Islanda, Norvegia e Liechtenstein, oltre che dallo stato Vaticano, dalla Repubblica di San Marino e dalla Svizzera.

Da luglio i domini .it potranno avere l'accento!

Perché questa è la seconda novità: il .it riesce così ad andare oltre l’Unione europea, acquista più internazionalità e abbatte le barriere virtuali della Rete.

Per scaricare l’aggiornamento del Regolamento (versione 6.2) cliccate su questo link.

Per un video informativo sugli Idn e su cosa cambia, cliccare qui.

Pronti per registrare caffè.it, città.it e altri domini del genere? 🙂

10 assurde limitazioni di marketing alle Olimpiadi

L’articolo che state per leggere è tradotto dall’originale “10 Utterly Absurd Olympics Marketing Restrictions” pubblicato sul sito Business Insider.

La commissione sulle pratiche pubblicitarie londinesi ha rivelato, poche settimane fa, quali saranno le pratiche legali per gestire il settore pubblicitario durante le Olimpiadi di Londra 2012.

Un rappresentante LOCOG ha comunicato che: “La materia legale a riguardo è assai ampia e, pertanto, qualsiasi campagna a tema ‘olimpico’ potrebbe violare la legge. Anche se non fa riferimento esplicito ai Giochi”.

Alla domanda sulla pubblicità indiretta, che non menziona esplicitamente le Olimpiadi, il LOCOG ha spiegato, “il London Olympics Association Right è redatto in maniera molto dettagliata così che, qualsiasi rappresentazione che crei un’associazione tra un brand o un’azienda con i Giochi, è considerato contro la legge “.

Zona a esclusione di brand

Nominata come “zona a esclusione di brand” , LOCOG ha creato i vari spazi dove la pubblicità, in qualsiasi forma, diventa oltraggio alla legge.
Il vero problema è che la “zona a esclusione di brand” è enorme, determinata geograficamente quanto l’area Olimpica .
Non solo la pubblicità in quanto tale è proibita, anche le fotografie sono limate al minimo e solamente ai commercianti autorizzati è permesso vendere i prodotti autorizzati, in ultimo, si accettano pagamenti solo in carta Visa.

Eliminare i loghi dai servizi pubblici

Un recente report del “the Guardian” indica che ogni logo affiso ai servizi igienici verrà coperto con del nastro, purchè non si tratti di marchi di imprese che provano a lanciare sul mercato dei prodotti competitor, bensì servizi igienici installati prima delle Olimpiadi.

Gli atleti che usano Twitter rischiano la medaglia d’oro

Gli atleti e le altre figure professionali accreditate, non sono autorizzate a promuovere qualsiasi brand di prodotto o servizio all’interno di siti, blog o profili tweet, nè tantomeno su tutte le piattaforme di social media.Tutto deve essere conforme al IOC’s Social Media, Blogging and Internet Guidelines for the 2012 OlympicsNon è inoltre possibile caricare foto su Instagram, nè sfruttare la propria immagine personale(in quanto testimonial) senza l’approvazione della Commissione Esecutiva del CIO. Utilizzare uno dei simboli olimpici in qualsiasi blog / social media è penalmente perseguibile. Per gli atleti il rischio è l’espulsione dalle gare.

Quindi sì, ringraziando Nike in un tweet si potrebbe rischiare la perdita dell’oro.


Twitter ha infatti accettato di lavorare con LOCOG per disincentivare le imprese non ufficialmente sponsor, di acquistare pubblicità tramite hash tag. Quindi “bevanda #Gatorade @ london2012″ è illegale”

Inoltre Twitter ha iniziato a rimuovere una valanga di account non autorizzati connessi alle Olimpiadi. La settimana scorsa, Twitter ha rimosso più gruppi di protesta per l’utilizzo del logo modificato delle Olimpiadi.

Come controllare le azioni di guerrilla marketing?

Il problema subentra col il contenimento delle attività di guerrilla marketing, non sarà certo semplice contenere fiumi di persone che, potenzialmente, potrebbero attirare a sè l’attenzione con gesti eclettici e anticonformisti. In tal caso si prevede un livello di controllo molto elevato da parte della polizia; la quale ha il diritto di entrare in qualsiasi locale in cui si ipotizza potenziale materiale pubblicitario non autorizzato.

L’ordine è “rimuovere, distruggere, nascondere o cancellare qualsiasi violazione alla legge” . I trasgressori possono essere arrestati e multati fino a £ 20.000.

Via gli sponsor dagli stadi

Nel 2005, l’impresa di fotocamere Giapponesi Ricoh Company ha accettato di pagare più di $10 milioni per esporre il suo sponsor al nuovo stadio Coventry City FC (il contratto vincola l’affissione per 10 anni). Ma Ricoh non è uno sponsor delle Olimpiadi per cui il logo sarà coperto o rimosso poichè l’intera struttura sarà riconosciuta come la città del Coventry Stadium durante le Olimpiadi.

Zero maxiaffissioni

Per spazio pubblicitario, nella circoscritta zona Olimpionica, si intendono anche le Maxi Affissioni su strutture urbane. Nessun palazzo, bus o cantiere proporrà alternative pubblicitarie alle loro facciate.

Ma allora, quali brand saranno pubblicizzati?

Ma chi sono i brand autorizzati e nominabili ai prossimi Giochi Olimpici?
British Airways, Heathrow, Acer netbook, Panasonic, General Electric, Samsung, Procter&Gamble, Duracell, Heineken, Adidas, BMW, Holiday Inn, Ticketmaster, Mc Donald’s, UPS.

E questi sono alcuni, ma la domanda è, con tutto lo spazio che si è venuto a creare, per le forti limitazioni legali, non si rischia di cadere nella banalità limitando quella creatività guerrigliera che emerge quando bisogna sgomitare tra concorrenti?

Al tempo, e a voi, la parola.

Pinterest Marketing: 7 consigli per una strategia efficace

Avete mai utilizzato Pinterest per promuovere un brand o un prodotto? Un recente studio di SteelHouse dimostra che gli utenti più propensi all’acquisto sono il doppio su questo social network rispetto a quelli su Facebook.

Tuttavia, molti si chiedono ancora come possono sfruttare le capacità della piattaforma per promuovere il proprio brand. Ecco allora sette utili consigli, riportati da Social Media Examiner: speriamo vi siano di aiuto nella pianificazione della social media strategy! 🙂

1. Utilizzate infografiche

Un primo approccio per promuoversi su Pinterest riguarda le infografiche. Esse catturano l’attenzione degli utenti e vengono spesso pinnate e ripinnate all’interno, specie quelle che riportano informazioni utili e/o che hanno una buona grafica. Altri fattori estetici su cui focalizzarsi per questo tipo di contenuti riguardano il colore e la lunghezza dell’immagine: dalle due infografiche “How to Get More Pins and Repins on Pinterest” e “How do colors affect purchases?” , rispettivamente di DanZarella e KissMetrics, emerge proprio che colori e lunghezza sono fattori assolutamente da non trascurare se si vuole che i propri contenuti siano ripinnati e acquistino visibilità sul social network.

2. Utilizzate ebook, guide e white paper

Sono tra i contenuti più efficaci all’interno di una content strategy. Spesso, in effetti, gli utenti in rete sono alla ricerca di documenti da poter scaricare, così si rivolgono a quei blog popolari che offrono contenuti di qualità. Per rendere questo tipo di materiale più appetibile al popolo di Pinterest create una cover con un’ immagine di forte impatto.

Se il documento che offrite – magari sul vostro blog aziendale – presenta contenuti interessanti e ha una buona copertina, sarà pronto per essere pinnato.

3. Attirate i fan nelle conversazioni

I social media – e Pinterst non fa eccezione! – non devono essere mai un canale di commercializzazione diretta di un prodotto, ma strumenti per sviluppare legami più stretti con i propri pubblici. Obiettivo di una campagna di social media marketing deve essere quello di coinvolgere i fan costruendo relazioni. Il fine di questo tipo di strategia è quello di convertire i fan o follower in potenziali clienti.

Un modo per costruire questo tipo di relazioni in Pinterest è quello di postare immagini accompagnate da domande alle quali i vostri fan saranno invitati a rispondere;  si innescheranno così conversazioni e  dialoghi tra voi e chi vi segue o anche tra gli utenti stessi.  Solo così li potrete guidare verso la vendita finale.

4. Esponete i prodotti

Pinterest si dimostra una piattaforma molto valida per mettere in vetrina i propri prodotti. Ricordando ancora che i social media non sono un canale di vendita diretta, su Pinterest si possono creare delle board dove inserire i propri prodotti o immagini di impiego degli stessi, o ancora miniature che attraverso un link conducano al sito aziendale.

General Electric, ad esempio, ha su Pinterest una board, chiamata “Badass Machines”, in cui pubblica i più grandi macchinari prodotti dal brand; queste immagini hanno un grande successo in termini di ripin e visibilità perchè gli utenti rimangono impressionati dalla maestosità e dalla grande produttività del marchio.

5. Mostrate il back office

Un modo per coinvolgere gli utenti può essere quello di mostrare loro un po’ di quello che succede dietro le mura aziendali: questa ‘apertura’ rende le aziende più reali, più umane e più sociali. Mostrando i propri uffici all’esterno, gli utenti capiscono che chi lavora in quelle aziende sono persone vere e questo li incoraggia a instaurare una relazione con il brand.

Dare spazio a questo tipo di contenuti su Pinterest è quindi una buona idea: una board dedicata alle immagini aziendali “non convenzionali” della cultura dentro l’ufficio renderà il brand molto più vicino e interessante.

6. Pinnate immagini rilevanti

Uno dei modi migliori per promuovere un brand è quello di utilizzare immagini pertinenti come quelle legate al settore di appartenenza del proprio business. Un recente studio su Facebook dimostra che la pubblicazione di immagini rilevanti sui profili aziendali porta a molte condivisioni. Quindi, perché non seguire lo stesso principio su Pinterest? Intel ad esempio ha una board chiamata “Geek Chic” in cui pinna immagini particolari sul mondo della tecnologia; la pubblicazione di immagini per un determinato settore aiuterà gli utenti ad associare sempre più spesso quel settore con il vostro brand.

7. Servite la Community

Sui social media gli utenti apprezzano i brand che servono la community con opere benefiche e donazioni di vario genere. Un consiglio è quindi quello di raccontare con le immagini il vostro impegno in attività fuori dal contesto commerciale/marketing. L’impegno di un’azienda nel sociale permette agli utenti di capire quali sono i suoi valori.

Conclusioni

Questi sono solo alcuni consigli su come usare efficientemente Pinterest; sicuramente ci sono tanti altri modi di utlizzare questa piattaforma per il vostro business, ma questo dipende soprattutto dal tipo di prodotto che si commercializza. L’ultimo consiglio è quindi quello di studiare bene la vostra offerta per trovare modi creativi per promuovere le vostre attività su Pinterest seguendo i sette punti descritti. Voi che ne dite?

La Notte Stellata di Vincent Van Dominogh [VIDEO]

Notte stellata” è stato creato da Van Gogh nel lontano 1889, ma grazie al suo fascino eterno pare rivivere un nuovo momento di gloria oggi, nell’era dei social media. Dopo il lavoro di Petro Vrellis, un’altra rivisitazione moderna del dipinto si sta facendo largo in rete, questa volta sotto forma di un domino realizzato da FlippyCat.

Un lavoro davvero minuzioso e un esercizio di pazienza notevole, manipolando 7067 pezzi incastrati uno dietro l’altro che, alla messa in moto della reazione a catena, cadono riflettendo quasi il movimento di una pennellata.

FlippyCat si è cimentato anche nella riproposizione de “La Gioconda”. Quale sarà il prossimo?

Revolution Mosaic, l'app che fotografa una generazione [INTERVISTA]

Ogni giorno milioni di foto vengono scattate in ogni parte del mondo, migliaia ormai sono scattate dai nostri smartphone: la maggior parte di queste finiscono subito sui social network, condivise in pochi secondi e visibili per tutti.

Un’intera generazione è collegata in qualche modo da queste foto: da questa riflessione la startup canadese Barrel Man Apps Inc. ha pensato di creare un’applicazione che riunisse 360mila foto di utenti diversi in un unico mosaico “generazionale”: Revolution Mosaic.

Ogni utente che ha scaricato l’app, dopo aver scattato la foto, la condivide con gli altri su Revolution Mosaic e guarda appunto il mosaico prender vita: al raggiungimento di 360mila foto, una verrà scelta tra tutte per diventare l’immagine principale del mosaico. Ovviamente saranno i possessori di Revolution Mosaic a votare la foto più rappresentativa della generazione mobile!

In Italia il venture incubator 99 Fahrenheit ha pensato di investire su questa startup e sul loro progetto. Noi abbiamo incontrato Stefano Lieto, Managing Partner di 99F, per chiedergli di cosa si tratta Revolution Mosaic, di 99 Fahrenheit e delle sue scommesse sul digitale a 360 gradi, fino al loro ultimo investimento, Newsgrape.

99 Fahrenheit è un venture incubator che punta sulle startup basate sull’innovazione e la tecnologia. La scommessa di cui parliamo oggi è quella con l’app Revolution Mosaic. Di cosa si tratta?

La gente vuole essere parte di qualcosa di grande, e la condivisione di foto su Facebook, Twitter, e Instagram ha dimostrato questo trend.

Quel senso di connessione sociale di cui noi tutti abbiamo bisogno si manifesta attraverso l’unione di un fenomeno chiamato iPhoneografia ed un algoritmo che crea immagini formandole dall’unione di migliaia di foto. In due parole: Revolution Mosaic.

 L’iPhoneografia è un trend ormai confermato anche dal successo di social app come Instagram: Revolution Mosaic vuole forse essere l’istantanea di una generazione?

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=YTHFs-uuugs’]

Perché no! Essere parte di una immagine iconica che durerà per sempre negli App Store, su Internet o su manifesti in tutto il mondo. Far si che da ogni mosaico emerga la nostra foto, scatenando dinamiche virali di voting e sharing. L’essenza delle nuove generazioni.

Quali occasioni e quali strategie di marketing possono nascere con Revolution Mosaic per i brands?

Questa è un app che si presta molto a dinamiche di marketing digitale. Da iniziative di teasing volte a rivelare l’immagine di un nuovo prodotto da lanciare, ad iniziative di brand recognition dove si tende ad associare la vita dei propri fan ai valore del brand, fino ad arrivare a fenomeni socioculturali quali campagne elettorali ed eventi planetari (Earth Day, Giornata Mondiale dell’acqua, ecc.)

Tutte hanno un comun denominatore: rendere l’utente protagonista della propria iniziativa.

Tempo fa si è molto parlato di Color, la social app da 41 milioni di dollari, basata anche quella sul photosharing. Non si rischia che questo mercato sia troppo saturo?

Il rischio c’è sempre. Però lo considero un rischio positivo per coloro i quali fruiscono quotidianamente di pane e applicazioni. Meglio avere l’imbarazzo della scelta. Gli utenti non subiscono più passivamente le proposte del mercato. Sono essi stessi a decretarne il successo.

Parliamo ora di 99 Fahrenheit: siete un incubatore di imprese di Milano, ma con lo sguardo rivolto anche oltreoceano.

L’approccio è quello proprio del Venture Incubator (o incubatore aziendale) il cui obiettivo è portare le sue startup (che noi figuriamo come le uova) da una fase embrionale ad uno stato di maturazione ritenuto necessario per operare come un’azienda e “camminare con le proprie zampe”.

99° Fahrenheit rappresenta la temperatura d’incubazione attraverso la quale le uova schiudono ed è questo che noi offriamo. Proprio come avviene con Mamma Chioccia che cova le proprie uova grazie all’energia della temperatura che coincide con 99° fahrenheit, il momento della schiusa è il risultato di quel calore e di quella cura  che permette ai pulcini di vedere la luce.

Siamo operativi su due sedi, Milano e Londra ma 99F è italianissima.

Intanto qui in Italia le iniziative nel settore della tecnologia Mobile si fanno sempre più spazio nel mondo del marketing. Sapete dirci qualche trend in questo ambito che ancora in Italia non è stato esplorato?

Di progetti ne valutiamo tanti ma un occhio di riguardo al mobile è d’obbligo.

La Mobile Economy sta crescendo anche nel nostro Paese, oltre ad una sempre più capillare diffusione di smartphone, è cresciuto del +52% il mercato del mobile internet, continua imperterrito quello del mobile content e app ed è destinato a crescere anche quello dell’advertising (+50%).

Sicuramente oggi il trend pende verso il social e la condivisione, a seguire mobilità e viaggio, poi utility, ed infine giochi, intrattenimento, e news.

Sono convinto che utilizzeremo sempre di più i nostri smartphone per soddisfare fabbisogni del nostro quotidiano, ad esempio effettuando acquisti in movimento (m-commerce), pagando al supermercato tramite tecnologie integrate di mobile payment (NFC) o sfruttando sistemi di pagamento basati su conto telefonico.

Il nostro smartphone diventerà un vero e proprio portafoglio, con carte di credito, codice fiscale, patente.

Insomma, il futuro è sempre più mobile.

Chiudiamo l’intervista chiedendovi di parlarci dell’altro progetto che avete “incubato” recentemente e che, seppur non trattandosi del settore Mobile, ci sembra comunque interessante far conoscere ai nostri lettori: Newsgrape.

Newsgrape è un assoluta novità. Ne sentiremo parlare nei prossimi anni.

Si tratta di un “online news and literary platform” che connette readers e writers, newspapers e bloggers.

Con Newsgrape, se sono un blogger, uno scrittore, un giornalista indipendente, non devo preoccuparmi di promuovere I miei articoli sul web e di collezionare iscritti per far si che aumenti la mia visibilità della mia pagina. Entrando a far parte di Newsgrape entro a far parte di un mondo di news, scrittori e lettori, “all in one”.

Mi ritroverò a leggere l’articolo di un blogger accanto a quello del New York Times, attingendo alle informazioni di cui ho bisogno, filtrando minuziosamente le keywords, ottenendo dunque ciò che realmente mi interessa. Non esisterà dunque una discriminazione della fonte dovuta a logiche dei motori di ricerca.

Leo Fasbender e Felix Häusler, fondatori di Newsgrape (fonte@Die Presse)

L’aspetto peculiare sul quale un gruppo di studenti viennesi ha basato il concept di Newsgrape è la libertà di espressione ed il trattamento equo dell’opera dell’ingegno, del lavoro creativo, della proprietà intellettuale dei suoi utenti, oltre alla rigorosa protezione dei dati personali.

Bene, la nostra intervista si conclude qui. E voi cosa ne pensate? Sarà un’app a dare un volto alla nuova Generazione Mobile?

Social CRM: il 70% dei fan viene ignorato dalle aziende

Il web è fatto di interazione, dialogo e reciprocità, anche per le aziende nei confronti dei proprio consumatori attuali e potenziali: quante volte abbiamo sentito questo ritornello?

La realtà, stando ai dati di Social Bakers, sembra invece di altro tipo: le imprese, in effetti, si impegnerebbero molto poco nella gestione efficace del customer care 2.0, tanto che il 70% arriverebbe addirittura a ignorare le comunicazioni/domande dei fan! Secondo lo stesso Social Bakers ci sarebbero anche altri problemi, come le risposte che arrivano ma con molto ritardo. Il tutto porta poi ad effetti sul ROI molto negativi… che non si dica poi che i social media non servono a nulla! 🙂

Quali sarebbero, in particolare, i settori più reattivi nel feedback ai fan?

Non dare ascolto ai fan porterebbe a un minore engagement, che in ultima analisi andrebbe a impattare sull’acquisto reale dell’offerta dei brand. Per non parlare poi delle mancate occasioni per migliorare l’efficacia del product development!

E le vostre marche preferite, come sono sul web? Devoted o anti-social?

Loghi calcio: il pallone rivisitato dall'estro dei designer

Quante cose si possono fare con un pallone da calcio! Oltre alla sua funzione principale, quella di giocarci, è stato fonte di ispirazione primaria per loghi sportivi, non ultimo quello degli Europei 2012. La sua perfetta forma sferica ha stimolato la fantasia dei designer nel creare immagini d’impatto, friendly ed incitanti.

Insomma il pallone da calcio è stato rivisitato in tutte le salse, per incontri sportivi, associazioni, brand e quant’altro. Qui sotto abbiamo scelto di elencarne i più simpatici e creativi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cowbird, un luogo per storyteller digitali

Cowbird é l’ultima opera per il web di Jonathan Harris, artista digitale che ha fatto già parlare di sé per altre opere come We feel fine e I want you to want me.

A prima vista si potrebbe dire di trovarsi davanti all’ennesimo social network, ma bastano pochi secondi per capire che Cowbird è altro, è un ambiente narrativo che raccoglie storie da tutto il mondo e le restituisce solo a chi ha veramente voglia di ascoltarle e di leggerle, a chi riconosce il tempo del racconto e dell’ascolto, con le sue pause e i suoi iati.

Cowbird è una comunità di oltre 7000 iscritti, tra cui scrittori e fotografi, dal design pulito ed elegante, in cui sono raccontate storie ed esperienze personali attraverso testi, fotografie, audio. Non c’è spazio per l’istantaneità e per la velocità, in qualche modo è l’anti-social network, come siamo abituati forse a conoscerli e a consumarli.

Ogni storia si apre con una foto a tutto schermo accompagnata da una storia della lunghezza che si desidera. L’esperienza è arricchita dalla possibilità di taggare la storia in molti modi, per luogo, per personaggi protagonisti, per data, per parole chiave.

I metadati sono poi organizzati in modo da visualizzare facilmente quante altre storie sono legate a quella in particolare, in modo da rendere accessibili anche altri racconti.

Tra le mie preferite: Thank you Taliban, la storia di un reporter che chiede alla sua compagna di sposarlo sul tetto di un tank in Afghanistan dopo essere sfuggito ad un agguato mortale.

Due le novità più interessanti, la funzione dello “sprout” e le saghe, esperimenti di narrazione collettiva su uno stesso tema.

Nel primo caso si tratta di creare letteralmente un germoglio, un’ispirazione per altre storie, uno spunto per costruire altre narrazioni per associazioni di idee, emozioni, esperienze.

Le saghe sono invece un bell’esperimento di creazione partecipata, esempi di racconto a più voci di un unico evento, come quella su Occupy con oltre 600 testimonianze o quella inaugurata il giorno di S. Valentino a proposito del primo amore.

Un’altra curiosità è la possibilità di ricercare storie tramite il tasto serendipity, quindi abbandonarsi al caso, lasciarsi guidare alla ricerca di qualcosa di non cercato ed imprevisto, per imbattersi in una piccola perla di un diario intimo.

Harris ha dichiarato che con questo progetto vuole costruire una public library of the human experience. E’ impietoso con i social network come Twitter e Facebook, che definisce in qualche modo responsabili di una certa comunicazione fastfood, al contrario di Cowbird, che vorrebbe soul food.

Su questo punto Harris esagera, senza i precursori contro cui si scaglia forse Cowbird non esisterebbe. Non è solo una questione di sovrapproduzione di informazione quanto anche di iperconsumo dell’informazione stessa, di cui siamo comunque corresponsabili.

Quattro le parole chiave di cui cerca di rovesciare il paradigma, cultura usa e getta, auto-promozione, compressione e curatela, trasformandoli rispettivamente in “vera comunicazione, auto-riflessione, durata prolungata e creazione autentica”.

Il suo scopo non è costruire un nuovo Facebook (a proposito si entra nel network solo tramite invito), ma mettere insieme una comunità di “cantastorie” che attingano a quanto di buono circola sulla rete in questo periodo, ovvero il giornalismo partecipativo, blogger che scrivono contenuti di qualità, comunità di fotografi, artisti o chiunque documenti ciò che lo circonda con profondità, attribuendo valore e significati a parole, immagini, narrazioni.

La dichiarazione d’intenti si riscontra anche nella descrizione che Harris fa della sua creatura degna di un bestiario contemporaneo, uno strano animale mezzo uccello e mezza mucca, veloce e agile come il primo, allo stesso tempo stabile e lento come la seconda. Applicata questa metafora al mondo contemporaneo della comunicazione, gli uccelli sono internet e le mucche le forme di narrazione tradizionale. Cowbird prova ad unire questi due estremi dando vita ad un nuovo modo di raccontare, coniugando la sacralità e la lentezza della mucca, alla gioia e alla voglia di giocare degli uccelli.

Ancora, cowbird è anche un uccellino nordamericano, il molotro, conosciuto per i suoi continui spostamenti e per usare i nidi degli altri nel deporre le uova. “Noi siamo il nido per le tue storie”- scrive Cowbird-”depositale qui e noi ce ne prenderemo cura”.

Di certo non possiamo rimproverare a Harris di non aver dedicato tempo e amore al progetto. Ci sono voluti più di due anni, un periodo quasi di eremitaggio trascorso tra l’Islanda, l’Oregon, il New Mexico, il Vermont e la California, e circa 145.000 righe di codice tra PHP, Javascript e CSS.

Un’ultima nota: la comunità italiana di Cowbird è ancora piccola anche se in crescita. Fatevi invitare, diventate anche voi cantastorie.

7 gadget per usare il vostro iPad in cucina!

Dopo le appetitose foto degli iPhone fritti torniamo di nuovo in cucina, stavolta alla ricerca degli accessori per iPad che ogni cuoco o aspirante tale dovrebbe tenere a portata di mano.

Consultate App e e-book per sperimentare ricette? Vi perdete nei forum per risolvere imprevisti culinari?
L’uso di tech gadget in cucina comporta dei rischi “tecnici” (liquidi e oggetti taglienti, alte temperature e cadute a sorpresa)  ma per coloro che non possono separarsi dal tablet nemmeno vicino ai fornelli, ecco alcune proposte molto allettanti,

1. Belkin Kitchen Cabinet Mount

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Il cavalletto da armadio della Belkin è l’ideale per le mini-cucine già affollate e non occupa spazio sui piani di lavoro. Attenzione nell’avvicinarsi all’anta e allo scontro con barattoli e pentole. Circa 50 dollari!

2. PadTab Wall Mount for iPad

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Per attaccare il tuo iPad sui muri della cucina o sul tuo frigorifero, anche con  un piccolo budget a disposizione. Una chicca: il kit prevede due sostegni, a soli 19,99$.

3. Belkin Chef Stand + Stylus

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Per tutti i disordinati in cucina Belkin propone anche una penna e una base molto solida in gomma, che possono essere lavate facilmente. Per i tanto creativi quanto pasticcioni. Prezzo? 40 dollari!

4. Joseph Joseph CookBook Compact Folding Bookstand

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Se non vuoi rinunciare ai libri di ricette e passi dalla carta all’Ipad, allora non puoi fare a meno di questo curatissimo leggio. Perfetto anche per i musicisti, si chiude come un libro per occupare il minimo spazio. Disponibile a 30 dollari.

5. Belkin Fridge Mount for iPad 2

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Una soluzione molto elegante e poco ingombrante, per chi vuole avere all’altezza degli occhi il suo iPad. Si attacca e stacca facilmente con dei magneti, al prezzo di 40 dollari.

6. STEELIE Tabletop Kit

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

La Steelie propone un accessorio dal design minimale: l’iPad è in equilibrio sul tavolo e può essere girato per avere il migliore angolo visuale, in completa sicurezza. Un po’ caro a 65$ ma è veramente il piedistallo che ogni iPad merita.

7. iPad Chef Sleeves

Gadget iPad per cuochi tech: 7 proposte per voi!

Ecco la custodia che tutti vorremmo, e non solo in cucina! Se sei abituato ai pasticci e hai paura di sporcare il tuo iPad, puoi stare tranquillo con la Chef Sleeves: uno strato trasparente lo proteggerà da schizzi e versamenti di ingredienti.

La vera magia è che il touchscreen continua a funzionare tranquillamente, anche con uova e farina sopra.  Per meno di 20$ sono disponibili 25 pellicole riusabili.

Irrinunciabili.

Hyundai progetta un'auto a prova di zombie

Dopo il successo della trasposizione televisiva, la serie horror a fumetti The Walking Dead si prepara a celebrare il suo 100esimo numero con una speciale collaborazione con Hyundai.

Robert Kirkman, creatore della serie, ha trasformato una normale Elantra Coupé in una macchina a prova di zombie rendendola veicolo ufficiale per sfuggire ad un’invasione di non-morti.

La  Hyundai Elantra Coupe Zombie Survival Edition è caratterizzata da un aratro con punte nella parte anteriore, finestre blindate, pneumatici chiodati e un portello sul tetto da utilizzare per sparare agli zombie.

Nel video, Kirkman descrive la sua idea dell’auto anti-zombie.

Purtroppo per gli appassionati, naturalmente questo modello non entrerà mai in commercio, ma Hyundai ne sta costruendo un prototipo per metterlo in mostra al prossimo San Diego Comic-Con International.