Archivio per mese: Maggio, 2012
I successi del visual shopping: su Pinterest acquista 1 utente su 3
/in /da Kamoni
Se c’è qualcuno che ancora non crede alle vendite generate dai social network, inizierà presto a cambiare idea. Oggi vi presentiamo una recente ricerca ad opera di Bizrate Insights, società di ricerca sui comportamenti dei consumatori online, e ben ripresa da Pinterest Italy. Lo studio testimonia che Pinterest, noto social network che fonda la propria attività sulla condivisione di immagini, se utilizzato correttamente può stimolare l’acquisto dei prodotti da parte degli utenti. “Pinterest is not only for window shopping”, questo è il nome della ricerca, di cui è possible scaricare un estratto sul sito ufficiale, che mira a valutare il tipo di legame esistente tra il comportamento d’acquisto dei consumatori e le piattaforme di image sharing.
In particolare, lo studio si collega alle necessità sempre maggiori dei retailers di scoprire strategie valide per manipolare la leva dell’engagement, e dunque portare così sempre più i consumatori all’acquisto. Se questo può essere un obiettivo più difficoltoso con social network che si basano esclusivamente sulle parole, come Twitter, o con piattaforme ibride come Facebook, in cui lo step di acquisto sembra ancora lontano, con Pinterest non tutto è perduto, soprattutto per quelle aziende che possono sfruttare ampiamente la “bellezza” o l’attrattività del proprio brand o prodotto.
La ricerca di Bizrate Insights: i dati
Agli intervistati è stata posta la seguente domanda: “Ha mai acquistato un prodotto o un articolo dopo averne vista l’immagine su una community di image sharing (come Pinterest)?”. Ecco come hanno risposto:

Vediamo di analizzare i dati ottenuti dalla ricerca:
- il 32% ha risposto che ha acquistato
- il 37% ha risposto che non ha acquistato, aggiungendo però che ha visto cose che vorrebbe comprare
- il 31% ha risposto di non aver visto cose che vorrebbe comprare
Scomponendo i dati nel dettaglio notiamo che: di quel 32% che ha affermato di aver effettuato un acquisto, il 26% lo ha fatto cliccando sull’immagine trovata sul social network, che lo ha rimbalzato direttamente al sito del venditore. Solo il 6% ha dovuto aprire una nuova pagina per accedere al sito di e-commerce, poichè l’immagine non si collegava direttamente al sito.
Un altro dato di rilievo riguarda il 37% di intervistati che non ha effettuato un acquisto, ma che ha visto cose che vorrebbe acquistare. Di questi, il 27% dichiara di non aver avuto tempo per comprare i prodotti. Se il tempo è la variabile che incide maggiormente sul mancato acquisto, occorre pertanto perseguire una strategia di riduzione al minimo del tempo e dei click necessari per raggiungere l’articolo desiderato – o il sito del venditore – e catturare il più possibile l’attenzione dell’utente con prezzi e call-to-action bene in evidenza.
La ricerca di Bizrate dimostra dunque come il “visual shopping”, se perseguito rispettando i tradizionali canoni di usabilità, può essere redditizio. Utilizziamo questi dati per migliorare sempre più la nostra strategia social per prodotti che necessitano fortemente di un richiamo visivo, e il gioco è fatto. La componente visuale è da sempre fondamentale per convincere il consumatore ad acquistare un prodotto, e se associata a una call-to-action immediata e di facile comprensione otterrà i giusti risultati, accorciando gli step necessari a raggiungere il tanto desiderato “carrello”.
Mobile Shopping: a caccia del nuovo acquisto con l'aiuto del 3G [Case Study]
/in Apps, Mobile Trends /da Francesco PiccoloUna recente ricerca Nielsen sulle abitudini Mobile degli americani rivela che il 79% di essi si affida al Mobile per fare shopping. Si tratta di un trend che inizialmente lascia molto perplessi. Io stesso ho pensato: com’è possibile che quasi otto individui su dieci (specialmente le donne per le quali lo shopping è, notoriamente, puro divertimento) rinunci a fare spese dal vivo, provare in prima persona i prodotti, condividere con gli amici il momento di un grande acquisto, specie in tempi come questi?
La verità è che il Mobile Shopping non è solo l’acquisto di merce via App o 3G: c’è molto di più dietro. Commentiamo insieme i dati Nielsen per comprendere meglio questo fenomeno che, seguendo la scia delle tendenze, dovrebbe aumentare a breve anche qui in Italia.
Mobile Shopping: come funziona
La maggior parte delle persone vive una vita intera pensando che lo shopping sia l’acquisto di articoli più o meno utili, e la cosa non causa loro particolari problemi.
Chi vive di marketing, però, sa bene che lo shopping è principalmente “un’attività ricreativa di natura psicologica” (Robert Prus) e prevede vari stadi: la caccia alla preda, il giro tra gli scaffali di vari negozi, il confronto con amici, parenti e personal influencers, l’attimo prima dell’acquisto, la felice conclusione, l’acquisto, la sensazione di possesso (nel caso di acquisti importanti).
Il Mobile può coinvolgere tutto il processo dello shopping, compreso, talvolta e non sempre, l’acquisto.
Il Momento Zero della verità, un attimo prima
Quasi 10 anni fa Procter e Gamble diede un termine al primo attimo in cui un consumatore incontra sugli scaffali il prodotto che lo accompagnerà per molto tempo: il First Moment Of Truth. Google ed il processo tecnologico hanno fatto si che i consumatori avessero la possibilità di approfondire le informazioni su un prodotto anche lontano dai grandi centri commerciali, attraverso videorecensioni, pareri di altri acquirenti, gruppi di acquisto, associazioni di consumatori.
Il mobile accentua e accelera questo Momento Zero, poichè egli può reperire informazioni in qualsiasi momento, anche in associazione ad altri prodotti che ha appena trovato dal vivo, per confrontarne le caratteristiche. La seguente slide mostra gli utilizzi preferiti del Mobile Related Shopping.

Shopper impertinenti: visitare un concorrente nella casa dell’altro
Grazie al Mobile, possiamo fare ricerche sui nostri potenziali acquisti ovunque ci troviamo, anche in un altro negozio, come se al Momento Zero si fosse aggiunto lo “Spazio Zero della verità”! In questo senso, paradossalmente, a causa del Mobile diventa fondamentale valorizzare i propri spazi, il proprio punto vendita: siccome non esistono porte e muri virtuali, bisogna coinvolgere il consumatore, trattenendolo piacevolmente nel mondo reale e nel 3G.
A riprova di questo, ecco una slide in cui si mostra la percentuale di utilizzo dei Mobile Devices nei negozi. I punti vendita che presuppongono acquisti più onerosi (o più geek, nel caso dei negozi di elettronica) sono posti in cui si utilizza di più il Mobile Device. Non solo: la slide dimostra come, a seconda dei punti vendita, con lo smartphone si adottino comportamenti diversi, come scaricare un coupon o leggere le review!

Pagamenti Mobile: un portafoglio Wi-Fi
I consumatori americani si mostrano ormai meno diffidenti nei confronti della moneta mobile: sebbene gli androidiani siano un po’ più indecisi dai loro compagni della Apple, nella media il 58% degli utenti dimostra anche un minimo interesse ai pagamenti mobile (il 34% di essi è molto interessato o impaziente che ciò diventi di uso comune).
Acquisti da App in aumento
Parlando della fase cruciale dello Shopping, l’acquisto, possiamo dirvi che 1 consumatore su 4 ha utilizzato l’App di uno tra questi importanti retailer: Amazon, Best Buy, WallMart, eBay, Target. Se aggiungiamo gli utenti Mobile a quelli Internet based, comprendiamo come più della metà del campione ha fatto almeno le prime fasi dello shopping senza necessariamente entrare nei negozi: si tratta di un aspetto da non sottovalutare per i principali retailer italiani (quasi tutti i più importanti hanno già provveduto alla loro app).
La differenza di genere per retailer confermano i luoghi comuni sempre confermati dalle rilevazioni di massa: mentre eBay ed Amazon hanno una presenza neutra, Best Buy (elettronica) è preferito dagli uomini, Target (abbigliamenti ed accessori) dalle donne!
Shopping al quadrato: più Local, più Mobile
Proprio come nel tempo hanno fatto i pc, i Mobile devices accentuano il confronto tra le persone, e quindi tra l’acquirente ed i propri influencer (che sia il sito o l’app di recensioni, l’amico fidato o la persona famosa su twitter), rendendo lo shopping più selettivo e frenetico, perchè non ci sono spazi che delimitano un posto dall’altro (posso ad esempio controllare le offerte del negozio accanto a quello in cui mi trovo).
Come ottimizzare questa situazione di alta competitività? Sicuramente, sarebbe d’aiuto adattarsi: affermare la propria presenza e trattenere i clienti nel mondo reale dal vivo, fornirci di una retail App dalla quale trasparisca la brand identity nel virtuale.
Ben Casnocha e Luigi de Magistris discutono di startupper e futuro
/in /da Kiyoshi
E’ successo tutto Venerdì 11 maggio, presso la Stazione marittima di Napoli. Ben Casnocha, insieme al sindaco Luigi de Magistris, il direttore di donnamoderna.com Daniela Cerrato, Felice Balsamo, Marco Esposito, il console americano Donald Moore e Alex Giordano hanno affrontato tematiche di fondamentale importanza che riguardano i giovani e il cambiamento, ve lo dico in una sola parola… Futuro.

Prima dell’incontro con le istituzioni sopra citate ho personalmente seguito Vulcanicamente, lo spazio ideato e realizzato dal Comune di Napoli col finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico, completamente dedicato allo start–up di imprese innovative con elevato potenziale commerciale. Seguendo Vulcanicamente ho avvertito tanta voglia di fare, un gran bel movimento di idee e tanta forza, nonostante la paura del domani. Una paura che trova soluzione nell’accettazione del cambiamento ed è quello di cui hanno discusso Ben Casnocha e i già sopra citati.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris giudica fondamentale il ruolo della rete nell’amministrazione pubblica, nella ferma convinzione che possa rendere la città più funzionale e pronta ad accogliere in futuro una grande sfida: collegare la rete all’economia e Napoli.

Sulla scia del discorso del sindaco De Magistris, interviene anche Felice Balsamo che parla di condivisione delle informazioni grazie alla rete. Un elemento fondamentale per la risoluzione dei problemi di una metropoli caotica come Napoli. Felice Balsamo parla di condivisione comune di tutti quei dati che per anni sono stati erroneamente considerati di proprietà della sola Amministrazione e mira a condividere con la cittadinanza qualsiasi tipo di problema o difficoltà, allo scopo di ridurre i tempi e migliorare la qualità degli interventi.
A Napoli la rete non vuole banalmente connettere bensì creare Economia e Sviluppo. La connettività è lo strumento per raggiungere ciò. Le domande in aula, dirette al giovane Casnocha, si sono mosse sulle minori opportunità che un Giovane Italiano ha rispetto a un Giovane Americano.
Lo start-upper Californiano ha argomentato:
La cultura ha un impatto fortissimo nel generare opportunità e preferisco parlare di network piuttosto che di networking perchè nel secondo caso è un dare per avere, governato da dinamiche pretestuose. Diverso è per la prima prima accezione, prettamente centrata alla collaborazione e cooperazione. Tutto ciò perchè i network si basano su principi etici e sono quindi più longevi.

Daniela Cerrato parla del cambiamento come un processo fondamentale per la crescita, spostarsi, decidere di abbandonare il porto sicuro per affrontare le sfide della vita è la chiave di volta per non soffrire il cambiamento ma viverlo. Purtroppo, i giovani Italiani vedono lo spostamento in maniera dicotomica (parto e mollo tutto o resto e subisco) senza sfruttare le opportunità che derivano dall’esperienza per il cambiamento. La frustrazione delle nuove generazioni è relativa alla volontà di tenere sempre tutto sotto controllo senza prevedere l’imprevisto.
Quella capacità tanto utile che oggi ci chiede di piegarci senza spezzarci, quell’atteggiamento fondamentale per proagire e non solo reagire. La psicologia da sempre la riconosce come “resilienza”.
Scopre un lecca lecca anti-singhiozzo, tredicenne ne fa una startup
/in /da ShunsukeHa solo 13 anni, ma sembra aver trovato la formula “magica” al problema dei singhiozzi. Dopo aver cercato in rete per quasi due anni miriadi di soluzioni per il singhiozzo, Mallory Kievman, studentessa del Connecticut, pare aver creato un lecca-lecca anti-singhiozzo, realizzato a base di aceto di sidro di mele mescolato allo zucchero.
Si chiamano Hiccupops e Mallory ha proposto il brevetto del suo prodotto, tanto da studiarne un vero e proprio business che potrebbe rendere più facile la vita della gente affetta dal grave problema dei singhiozzi, che spesso colpisce i malati di cancro dopo la chemioterapia. Lei stessa, circa due anni fa, era stata colpita infatti da violenti singhiozzi che le rendevano difficile la vita.
Collaborando con dei ricercatori universitari del MBA, istituto del Connecticut, ha formato dunque la start-up che potrebbe cambiare la sua vita, sia economicamente che dal punto di vista salutare. Infatti, andando sul sito di presentazione di Hiccupops, la stessa ragazzina è presentata al pubblico come CEO e ideatrice del prodotto.
“Attiva una serie di nervi nella vostra gola e nella bocca che sono responsabili dell’arco riflesso del singhiozzo. Fondamentalmente sovra-stimola i nervi e cancella il messaggio del singhiozzo» – avrebbe detto la Kievman in un’intervista rilasciata al New York Times.
Il primo a credere nel suo progetto imprenditoriale è stato Danny Briere, founder di StartupCT. Dopo aver visionato il suo progetto al Connecticut Innovation Convention, evento dove ragazzi di tutto lo stato presentano idee e prototipi, ha deciso di inglobare nel suo incubatore anche la piccola startup di Mallory.
Ma ora le soddisfazioni non mancano: la partecipazione all’evento di networking Xcellr8 Innovation Cell e la presenza, con altri esponenti di Startup America , alla classica scampanellata di inizio contrattazioni alla Borsa di New York. Per il futuro Mallory sogna di diventare medico, espandere il suo business e portare le potenzialità del prodotto fino al punto di dare sollievo a chi soffre gravemente di questi problemi. Un ottimo esempio di imprenditorialità nata da un’esigenza vissuta sulla propria pelle.
Storytelling e nuove forme di narrazione: "Jurors" sbarca a Parigi
/in /da Francesco Gavatorta
Una serie pensata per televisione e web, con cui interagire grazie allo smartphone: potrebbe essere questa una breve description del progetto Jurors, ideato dal gruppo di creativi dell’agenzia bolognese G-Com.
Una vera e propria forma di storytelling transmediale, che sposa l’esigenza di interazione dell’utente con la necessità del contenuto di performarsi a media differenti per essere fruito in modalità sempre nuove.
Per la sua natura altamente innovativa, Jurors è stato selezionato per il Cross Video Days di Parigi, un importante evento dedicato (come recita anche il claim) all’incontro fra contenuto e tecnologia. In questa sede, gli ideatori della serie (Alex Perrone, Antonio Vicaretti e Diego “Moja” Perrone) avranno l’opportunità di di presentare il proprio lavoro di fronte a commissioners europei tra cui Orange, Zodiak Active, France Télévision, YouTube e Canal+ e, chissà, veder lanciato il loro prodotto su scala europea.

A prescindere dal risultato finale, ci sentiamo di complimentarci con i ragazzi di G-Com , oltre che per l’intuizione di muovere la narrazione fra televisione e web, in particolare per l’idea di valorizzare l’aspetto “dialogico” con l’utente del prodotto seriale, andando a immaginare lo spazio dedicato all’interazione ottimizzato per i device mobili. Questo aspetto non è da sottovalutare, considerando che sempre più il traffico di Internet si sta spostando su strumenti come gli smartphone e i tablet: una scelta, quella compiuta da Perrone&Co. che ci sembra, in questo senso, altamente lungimirante.
Il Cross Media Days si terrà a Parigi il 12 e 13 giugno: in bocca al lupo, ragazzi!
Lynx lancia la prima pubblicità "invisibile"
/in /da Martina Coppola
Lynx (AXE) ha sempre sorpreso con le sue campagne altamente innovative ma questa volta ha superato ogni aspettativa!
Per il lancio del nuovo prodotto Anarchy in Australia, Lynx ha ideato la prima “campagna invisibile” del mondo utilizzando schermi a cristalli liquidi che possono essere guardati solo attraverso degli occhiali “speciali”.
Immaginate una casa completamente “in anarchia” abitata da coppiette e che l’unico modo per sbirciare cosa accade sia indossare un paio di occhiali; questo è ciò che ha inscenato Lynx installando i suoi schermi dietro alle finestre di un’abitazione ed invitando alcuni passanti a curiosare…
Agenzia: Soap Creative
IKEA e la strategia per la crescita in tempo di crisi
/in /da Mirko Ferrari
Il gigante svedese dell’arredamento non brilla solo per la sua eccellente presenza sui social network e per le sua produzione ininterrotta di idee originali, ma si distingue anche per gli ottimi risultati economici conseguiti in piena recessione.
Infatti nonostante il mercato immobiliare abbia rallentato nettamente e nonostante negli ultimi anni i prezzi delle materie prime siano stati in continuo aumento, IKEA è riuscita a incrementare le vendite e a migliorare la sua quota di mercato.

Deniz Caglar, Marco Kesteloo, e Art Kleiner hanno intervistato per Strategy+Business il Global Business Controller di IKEA Ian Worling per scoprire i segreti della strategia che ha permesso alla multinazionale Svedese di resistere alla crisi e di uscirne perfino rafforzata.
La cultura di IKEA e la sua ossessione per i costi
Prima di passare alla strategia vera e propria è bene soffermarsi sulla cultura aziendale di IKEA, in quanto, dall’intervista a Worling, emerge ancora una volta quanto l’ossessione per la riduzione dei costi e la lotta a sprechi e inefficienze siano la bussola perenne che guida le decisioni aziendali e qualsiasi strategia messa in atto.
Nella sua autobiografia The Testament of a Furniture Dealer, Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA, affermava che “sprecare le risorse è un peccato mortale per IKEA. Soluzioni dispendiose ad ogni tipo di problema sono di solito il frutto della mediocrità. Non abbiamo rispetto per una soluzione fino a quando non sappiamo quanto costa”.

E in effetti questa cultura maniacale pregna tutta l’azienda, dai dirigenti fino ai designer che devono concepire anche il packaging dei prodotti in maniera tale da far risiedere tutti i pezzi da assemblare nel minor spazio possibile. Perfino una differenza di pochi millimetri può avere grossi impatti sui costi perché influisce sul numero di prodotti che è possibile trasportare in uno stesso container.
I 4 punti della strategia IKEA
Partendo dal presupposto che non sarebbe stato sufficiente licenziare un po’ del personale e tagliare qualche investimento per ridurre i costi variabili, IKEA ha deciso di intervenire con cambiamenti strutturali mettendo in atto una strategia articolata in 4 punti:
1. Riduzione dei costi operativi: IKEA ha tagliato su tutti quegli aspetti del business non direttamente percebibili dai clienti a cominciare da viaggi in classe economy per tutti i suoi dipendenti insieme a pernottamenti in hotel a basso costo e ad uffici dallo stile molto sobrio.
2. Aumento dei volumi: per rendere i costi di produzione ancora più bassi si è puntato ad aumentare i clienti e le vendite, passando innanzitutto per l’apertura di ulteriori punti vendita e per il miglioramento di quelli già esistenti.
3. Miglioramento della supply chain: IKEA si è avvantaggiata del fatto che quasi tutto il suo processo si svolge in house, esercitando quindi un controllo diretto su tutti gli elementi della catena del valore, dai designer alle fabbriche, fino allo stoccaggio che sono stati integrati nel modo più efficiente.
4. Formazione e crescita del personale: dal momento che IKEA fa di tutto per mantenere la sua struttura snella e reattiva, sono stati forniti a tutti i dipendenti gli strumenti per prendere decisioni il più possibile direttamente nei negozi o nelle fabbriche, permettendo un allineamento tra la strategia dettata dalla casa madre e le azioni messe in campo per esercitarla a livello locale.
Anche IKEA in realtà è stata colpita dalla crisi
Per quanto IKEA risulti tra le aziende che meglio hanno affrontato la crisi internazionale, non va dimenticato che nel 2009, quando la crisi ha cominciato a intaccare le vendite dell’azienda, la dirigenza ha reagito subito tagliando circa 5.000 posti di lavoro a livello mondiale.
Questa decisione si è resa necessaria in quanto il crollo del mercato immobiliare ha inciso pesantemente sul principale target di clientela di IKEA e cioè giovani famiglie che devono arredare una nuova casa.

Per chiudere, un’intervista a Andres Dalhvig, ex CEO di IKEA, che espone le difficoltà e l’impegno richiesto per armonizzare la presenza aziendale in tanti paesi e continenti, molto spesso estremamente diversi tra loro per gusti e potere d’acquisto della popolazione.
Pebble, l'orologio e-ink che gestisce il tuo smartphone
/in Digital, Technology /da Shimozuku
Abbiamo bisogno di device sempre più portatili e, in certi momenti, anche uno smartphone diventa difficile da gestire, ma nessuno vuole i microcellulari alla Futurama di Matt Groening.
L’oggetto in questione è molto user friendly. È Pebble, l’orologio personalizzabile a schermo e-ink che permette di controllare a distanza il proprio smartphone via Bluetooth. Questo tipo di schermo permette una perfetta leggibilità alla luce del sole, al contrario dei display retroilluminati.

È capace di controllare iPhone e smartphone che adottano il sistema operativo Android. Le sue capacità sono infinite, in quanto riesce a sincronizzare tutte le funzioni dei cellulari di ultima generazione (che non sono poche).
È possibile ricevere notifiche, messaggi e tweet, utilizzare le applicazioni “sportive” come contapassi, cronometro e contachilometri (se collegato a una bicicletta), gestire iTunes e altre applicazioni musicali. Pebble, inoltre, mostra le chiamate in arrivo e – ovviamente – l’orario.

Le caratteristiche di questo gadget multiuso superano le aspettative di qualsiasi regista di 007. Pebble dispone di accelerometro, vibrazione, microprocessore ARM, Bluetooth 2.1+EDR e, grazie ai bassi consumi dello schermo e-ink, può essere ricaricato sporadicamente, garantendo una performance che supera i sette giorni.
Guarda Pebble in azione:
Pebble, al momento, esiste solo su Kickstarter, la piattaforma dedicata alla raccolta di finanziamenti per progetti creativi. Il progetto sembra avere molta credibilità e ha raggiunto la soglia minima di finanziamento con 35 giorni d’anticipo. Attualmente il progetto, a 29 giorni dalla fine delle donazioni, ha ricevuto quasi 5.290.000 dollari.
Il prezzo di vendita oscillerebbe intorno ai 115 dollari. Abbinereste un Pebble al vostro smartphone o preferite lasciarlo ancora da solo nella sua perfezione?
Photobomber alla Torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]
/in /da Katsumi![Photobomber alla torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]](http://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/05/photobomber_torre_pisa_viral_5.jpg)
Chi ha visitato la Torre di Pisa sicuramente ricorderà i turisti in pose buffe studiate per dare l’illusione di reggere la famosa torre pendente, per avere un simpatico foto-ricordo di uno dei simboli dell’Italia.
Il blogger rumeno Darius Groza, ha portato scompiglio in Piazza dei Miracoli con un simpatico diversivo: ha riportato il gesto dei turisti in posa al suo significato originale, ossia un invito a battere le mani!
Abbiamo contattato il simpatico Darius (entusiasta per l’interessamento dei blog italiani!) per fargli qualche domanda:
Com è nata questa simpatica idea, che sta ormai facendo il giro del mondo?
Mi trovavo a Pisa, e quel giorno, insieme ai miei colleghi, stavo visitando la famosa Torre pendente. Osservavo tutte queste persone con le mani in aria, che cercavano di mettersi in posa per uno scatto simpatico da mostrare ad amici e parenti. Vista dall’esterno la scena era davvero ridicola! Così ho pensato di decontestualizzare quel gesto, che sembrava un vero e proprio invito a “battere il cinque”!
![Photobomber alla torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]](http://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/05/photobomber_torre_pisa_viral_1.jpg)
Qual è stata solitamente le reazione delle persone?
In genere le persone erano divertite e un pò imbarazzate, alcune confuse per il mio gesto inaspettato. I passanti ridevano e ci indicavano, contribuendo a catalizzare l’attenzione su ciò che stavo facendo.
![Photobomber alla torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]](http://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/05/photobomber_torre_pisa_viral_3.jpg)
Cosa ne pensano i tuoi amici del tuo inatteso successo?
I miei amici sono rimasti alquanto sorpresi dal fatto che il video sia diventato, in poco tempo, un viral. Penso che la ricetta perfetta per diventare popolari sia proprio questa: divertimento innocente, una località famosa, un pizzico di umorismo.
![Photobomber alla torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]](http://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/05/photobomber_torre_pisa_viral_4.jpg)
Come mai ti trovavi a Pisa? Vacanza? Lavoro?
Mi trovavo in Italia insieme ai miei colleghi per un’attività di team building, organizzata dall’agenzia pubblicitaria per la quale lavoro.
Cosa ti ha colpito di più dell’Italia?
Assolutamente…il cibo!!!
![Photobomber alla torre di Pisa: ed è subito viral [INTERVISTA]](http://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/05/photobomber_torre_pisa_viral_2.jpg)
Quella di Dario è stata sicuramente un’idea contagiosa: un gesto semplice, ma in grado di rompere di schemi, portando una situazione “banale” alla dimensione del gioco, e in grado di generare un misto di straniamento e divertimento nei turisti, un pò gli stessi meccanismi alla base dei flash mob.






















