Il tradimento del VC: da "company builder" a "money manager"

Il VC “company builder” appare essere un fake! In realtà i venture capitalist, tradizionali attori nel mercato del capitale di rischio per l’investimento seed ed early-stage, sarebbero dei “money manager”.

Questa denuncia proviene dalla Kauffman Foundation, il più grande Ente di ricerca imprenditoriale nel mercato USA, che ha pubblicato pochi giorni fa un report, “We have met the Enemy…and he is us”, che denuncia il fallimento dell’apparentemente consolidato modello di investimento dei venture capitalist.

Il principale canale di investimento per i business nascenti inceppa gli ingranaggi del suo “processo produttivo” e fa acqua nella mission che naturalmente lo dovrebbe guidare: contribuire alla crescita di una nuova impresa, aiutandola nel miglioramento delle performance e nel raggiungimento di obiettivi di risultato.

Una bomba esplosa in un contesto imprenditoriale sempre più fertile

Be passionate about having an impact on the world: be entrepreneur!

Potrebbe essere questo il claim di una campagna che promuova l’attività imprenditoriale in un contesto privo di barriere geografiche, culturali ed istituzionali. Un claim che potenzi un vento che spira aria buona: quello di una generazione Y che si sta dimostrando essere la più imprenditoriale di sempre.

Chi lo dice? Jeff Cornwall, Direttore del Centre of Entrepreneurship di Nashville, (leggi l’articolo su “USA Today” qui), ma sulla base dei dati pubblicati nel report 2012 sempre dalla Kauffman.

Sembrerebbe che il 29.4% degli imprenditori USA ha un età tra i 20 ed i 34 anni; 160.000 startup sono state lanciate nel 2011 mensilmente, ma l’aspirazione al lancio di un nuovo business riscontrata da indagini effettuate sarebbe ancora più alta.

Essere imprenditore diventerebbe uno stile di vita ed un fattore fondamentale per il passaggio dalla semplice aspirazione alla creazione di un business potrebbe essere facilitato, dichiara un portavoce della Kauffman, dalla presenza di un mentor da cui apprendere il know-how imprenditoriale per poi lanciarsi sul mercato con le proprie gambe.

In USA proliferano i programmi di formazione pro-imprenditorialità. Giovani laureati vengono invitati a partecipare a programmi di training per lo sviluppo di nuovi business.
Harvard, Stanford, Yale, e le Università di Miami, Colorado, e Massachussets stanno adottando una “strategia push”, con una sempre maggiore offerta formativa per dare nuova linfa ad una alternativa concreta alla scarsa occupazione: mettersi in proprio (per un approfondimento sul tema leggi qui).

L’accesso al capitale resta sempre l’ostacolo maggiore, ed è qui che vengono, appunto, le dolenti note!

Il fallimento del VC model

Più imprenditori pronti a partire sul mercato, meno investitori in grado di affiancare l’impresa in un percorso che realmente conduca al successo?

La Kauffman nel rapporto editato il 7 maggio scorso ha evidenziato come l’investimento in capitale di rischio si stia dimostrando “fallimentare” nel raggiungimento dell’obiettivo di generare alti ritorni. In realtà, spiega il report, ci sarebbe un’ errata allocazione del capitale.

Il problema risiederebbe nel modello di guadagno dei VC. Questi non verrebbero “pagati” per produrre risultati, quindi performance elevate, e ritorni che eccedano il valore di mercato della company-backed, bensì riceverebbero una management fee pari al 2% del capitale investito ed un 20% per la partecipazione agli utili (noto come “2 and 20”).

Questo meccanismo porta ad una cronica disallocazione del capitale, in quanto si tenderebbe ad investire in fondi più grandi (per gli utili “certi” generati dalla management fee), a prescindere dai ritorni generati dall’investimento, che dovrebbe essere l’obiettivo primario a guidare la logica d’investimento dell’investor.

Alla luce dei vacillamenti che il modello del VC mostra sulla base di dati e statistiche che monitorano ben 88 fondi di VC della Fondazione, occorrerebbe rivedere il meccanismo di finanziamento, per correggerne le defaillance in vista di obiettivi di risultato e non di “volume”.

La Kauffman ha già ridotto della metà il numero di fondi VC con cui lavora, interrompendo le relazioni anche con società tra i “top performer”, in quanto restie a modificare il meccanismo di compensazione adottato.

Il VC certamente non chiuderà i battenti, ma si sta lavorando per rivedere il meccanismo di allocazione del capitale, le metriche di misurazione delle performance, e per garantire trasparenza, soprattutto nel rispetto di chi domanda capitale per contribuire a far crescere il mercato.

(Una consultazione approfondita delle statistiche e delle valutazioni effettuate è possibile scaricando il report originale della Kauffman Foundation qui)

Mobile Commerce & Connected Device: sui Tablet si vende di più!

Il 77% della popolazione mondiale usa un dispositivo mobile. Niente di meno! Sono cifre globali, numeri da mercato mobile.
Lo stesso mercato che ha visto, nel primo quadrimestre 2011, uno storico sorpasso delle vendite device su quelle PC.

E che vedrà presto, si parla al massimo di un paio d’anni, il crossover tra gli accessi a internet da desktop/laptop e le connessioni da device. Che diventano così connected device: cellulari, smartphone e tablet che stanno facendo invecchiare in fretta schede SIM e reti cellulari.

Mobile life

Ma non raccontiamo nulla di nuovo.
“In the future I’ll see one computer on every desk and one in every home” diceva Bill Gates nel 1975. Qualche anno più tardi, esploso il mercato dei cellulari tra i beni di largo consumo, Steve Jobs ha risposto a quell’ubiqua visione a suon di iPod, iPhone e iPad, scatenando tra i competitor una vera e propria corsa all’orlo delle tasche in cui infilare un device confezionato ad hoc per sprigionare le esperienze digitali.

Oggi viviamo una sorta di storia d’amore con i nostri dispositivi, sempre a portata di mano, sempre accesi, sempre connessi.
Quanto spesso il primo e l’ultimo gesto della giornata è fatto di touch? C’è un desiderio continuo di stimoli e immediatezza, di contenuti aggiornati e accessibili… sedersi a far nulla è una rarità.

Ci sediamo, piuttosto, per navigare, informarci, condividere, acquistare. Per i brand diventa imperativo integrare l’ottimizzazione per i device alle strategie di vendita e diventare così player protagonisti del mobile commerce.

Avere appeal, creare engagement, intrecciare creatività e connessioni per offrire esperienze che diluiscono il confine offline-online.

Casa, lavoro, mobilità: a ciascun momento il suo device

Fare shopping direttamente sul proprio dispositivo è ormai un’abitudine e i ritmi della giornata così come l’ambiente circostante hanno pesi specifici e ruoli determinati nelle fasi dell’esperienza d’acquisto.

Quando siamo a casa, in un’atmosfera distesa, sono i tablet a farci scoprire, valutare e comprare prodotti o servizi rintracciati spesso per caso, navigando, chattando; acquisti tipicamente emozionali.

Mentre in ufficio siamo più razionali, tra obiettivi e scadenze abbiamo appena il tempo per acquistare ciò che abbiamo messo in agenda (o per pagare le bollette!) e non possiamo permetterci le distrazioni tipiche da iPad; compriamo col PC e ci affidiamo all’iPhone per individuare quello che ci serve.

E quando ci spostiamo? Siamo nel regno degli smartphone: il processo di acquisto dev’essere funzionale ai movimenti, siamo liberi di curiosare tra ciò che più ci interessa ma con un occhio sul traffico e almeno una borsa nell’altra mano.


(Fonte: Econsultancy)

Che cosa ci suggerisce questa mappa?
Prendiamo in considerazione le differenze di utilizzo tra smartphone e tablet per scoprire dove sono le opportunità più interessanti.

Tablet: full experience

Abbiamo individuato come prevalentemente casalingo ed emozionale l’uso dei tablet:

casual browsing e buying;
– accessibilità e godibilità di media content;
“dual screening” ovvero la pratica di utilizzare un tablet mentre si guarda la TV;
condivisione del dispositivo con i familiari;
comunicazioni più coinvolgenti con amici e colleghi.

Una user experience così forte influisce ovviamente sullo stile di acquisto: i possessori di tablet convertono forte e spendono di più!

Considerando l’iPad come riferimento, sul mercato UK (uno dei più floridi in ambito mobile) si parla di tassi di conversione del 3,82% (1,9% desktop) e valori medi d’ordine pari a 69 sterline (65 sterline desktop) – fonte: Affiliate Window (contiene PDF).

Ma c’è da considerare un altro fattore determinante, al di là del dispositivo in sè: il possessore di un tablet è generalmente distinto da un profilo alto spendente, con redditi medio-alti e poca sensibilità ai prezzi. Ovviamente la presenza sul mercato di alternative più economiche rispetto all’iPad diluirà pian piano questo effetto, ma ad oggi i tablet user rappresentano l’opportunità più rilevante per marketer e online retailer.

E gli smartphone?

Vengono trasportati ovunque e questo richiede funzionalità e interfacce più semplici e intuitive.
Per consentire un’esperienza di acquisto user friendly una piattaforma di ecommerce va ottimizzata per adattarsi ai piccoli schermi; oppure declinata in un’applicazione.

Il fattore location (geolocalizzazione, check-in, deals) ha molta più rilevanza rispetto all’esperienza di acquisto su tablet.
Mobilità significa immediatezza, ma anche user experience più contenuta. Quindi acquisti più rapidi e importi meno significativi.

(Fonte: Econsultancy)

User experience come strategia

Se i possessori di device sono così tanti e così attivi, è il momento per i brand di realizzare soluzioni di mobile commerce adeguate, mettendo al centro delle strategie le esperienze di acquisto in tutte le varianti analizzate.

Esiste già una scuola di accorgimenti da prevedere per costruire pagine web e app funzionali (formattazione dei testi, spaziature tra voci di menu e link, distribuzione dei contenuti, HTML5 vs. Flash) mentre analizzando dati, traffici e tassi di conversione è possibile individuare nicchie e trend in cui liberare creatività e innovazione – testando si impara 🙂

Le persone amano navigare e comperare direttamente dagli smartphone e dai tablet e soprattutto questi ultimi sono da concepire come il prolungamento essenziale di negozi e store online.
Siamo tutti già pronti a cercare e comprare i nostri prodotti preferiti sui dispositivi mobili.
E i brand, sono pronti a vendere?

100.000 luci galleggianti a energia solare per il Tokyo Hotaru 2012

Il 5 e 6 maggio scorso si è tenuto a Tokyo il suggestivo Tokyo Hotaru Festval 2012, il Festival delle Lucciole.

Nel XVIII secolo, quando Tokyo si chiamava ancora Edo ed era governata dallo shogun, gli abitanti delle città sulle rive del Sumida amavano trascorrere le serate estive alla ricerca delle lucciole, che popolavano le zone in prossimità delle  acque del fiume, all’epoca incontaminate e trasparenti.

Per ricreare la magia dei secoli passati, durante la serata conclusiva del Festival Panasonic ha distribuito ai presenti 100.000 luci a led, del diametro di circa 8 centimetri e formate da una cellula fotovoltaica, una batteria ricaricabile a energia solare e una sfera appunto a  LED, che sono state liberate nelle acque del fiume per far rivivere lo spettacolo delle lucciole, tanto care al popolo giapponese e ormai introvabili in una città come Tokyo.

Le sfere, che a fine serata sono state recuperate con delle reti, sono state chiamate Inoriboshi, stella che prega, e sono state progettate per illuminarsi al contatto con l’acqua. Ecco qualche immagine dello spettacolo, chiamato Hikari no Simphony, Sinfonia di luci.

 

L'iPad e la custodia a prova di Suv!

L'iPad e la custodia a prova di Suv!

Ci piacciono tanto i gadget tecnologici ma amiamo anche essere sicuri che restino protetti, senza graffi e più simili possibile a come apparivano quando li abbiamo acquistati.
Per questo immediatamente dopo che abbiamo comprato un iPod o uno smartphone andiamo in cerca di tutti gli accessori irrinunciabili, la custodia in primis.

L'iPad e la custodia a prova di Suv!

Per tutti i possessori di iPad è arrivata una custodia talmente resistente da proteggerlo addirittura da un SUV , con tanto di passaggio con la ruota a schiacciarlo sull’asfalto.
La casa produttrice della Hammerhead Capo Hard Case per iPad ha invitato infatti un utente a testarne l’efficacia, e ha fornito al contributor di Wired James Floyd Kelly un iPad per l’esperimento.

L'iPad e la custodia a prova di Suv!

L’idea per questo crash test fuori dagli schemi è venuta dalla casa madre dopo che era arrivata la segnalazione di un utente entusiasta: aveva lasciato sul tetto della macchina il suo iPad che appena partito aveva fatto un bel volo fino all’asfalto, ma grazie alla custodia non è andato in frantumi.
Ok, il case non risultava più come nuovo, ma l’iPad era salvo e l’utente estremamente soddisfatto.

Vedere per credere: James Floyd Kelly è andato nel giardino di casa sua per eseguire il suo test scrupolosamente.
Nel video che ha girato si vede come questa custodia portentosa possa resistere davvero ad un grosso truck che gli passa sopra e quanto entusiasmo e approvazione il tester ha espresso alla fine dell’esperimento.

Il risultato è davvero brillante: il device è salvo e la custodia ha solo qualche graffio.
Il case e l’iPad che hanno fatto da cavia sono stati rispediti indietro per “accertamenti”, e chissà a quali nuovi stress verranno sottoposti.

Il prezzo? È in vendita per meno di 40$ dollari qui, ma non c’è bisogno di ripetere l’esperimento.

Bing: risultati di ricerca social-oriented

Solitamente se pensiamo ai motori di ricerca ci viene subito in mente Google, tanto che in inglese spesso è utilizzato come sinonimo per la ricerca su internet.

Dopo Google, tra i principali motori di ricerca troviamo Bing che recentemente ha annunciato l’introduzione di un nuovo modo di ricerca progettato per agire e interagire con amici e opinion leader, senza compromettere l’esperienza di ricerca di base.

Da alcune ricerche condotte dallo staff di Bing è infatti emerso che prima di prendere una qualunque decisione, facile o difficile che sia, il 90% delle persone chiede consiglio a un amico o comunque ad altri utenti che ritengono affidabili ed esperti in materia.

Quello che Bing cerca ora di fare è di fornire risultati di ricerca che comprendano anche i contributi proventienti dalle reti sociali. Il nuovo Bing introduce una nuova architettura del motore di ricerca con un nuovo design a tre colonne, con l’intento di offrire un servizio di informazione che comprenda informazioni provenienti dal web senza interferire nella ricerca di base. Obiettivo in casa Microsoft è quello di offrire agli utenti un servizio completo: trovare le informazioni rilevanti in maniera facile e immediata, poter agire e compiere azioni e contemporaneamente interagire con altri utenti attraverso i vari social media.

Il corpo principale del nuovo design, sistemato a sinistra, sarà concentrato sui risultati della ricerca. L’algoritmo è stato modificato per assicurare agli utenti output sempre migliori.

La colonna centrale – la Snapshot – offre informazioni e servizi come mappe, prenotazioni di ristoranti e recensioni relative alla ricerca, in modo da poter più velocemente compiere un’azione. Se ad esempio si sta ricercando un hotel in una determinata città, questa colonna offrirà recensioni sui migliori hotel con la possibilità di prenotare e una mappa del posto.

Ma la rivoluzione annunciata da Bing riguarda la colonna Slidebar (a destra), che dovrebbe assicurare interazioni con i social. Sia che si tratti di effettuare un acquisto, decidere una destinazione di vacanza, la scelta di un ristorante, o di capire quale film vedere questo fine settimana, il nuovo Bing si concentra sul portare gli amici, esperti e appassionati nell’esperienza di ricerca attraverso un apposita barra laterale che permette di interagire su social network come Facebook, Twitter, Foursquare, LinkedIn e Google Plus.

La Slidebar apparirà come parte di ogni query ma rimarrà a destra, consentendo ai ricercatori di decidere quando,  come e se interagire con essa.

Sarà possibile inviare una domanda per ottenere aiuto dagli amici su Facebook : Bing suggerirà sulla Slidebar gli amici su Facebook che più probabilmente conosconono l’argomento della ricerca sulla base dei loro like e le informazioni del loro profilo Facebook o le foto che hanno condiviso, in modo da poterli includere nei risultati e ottenere maggiori informazioni semplicemente postando loro una domanda.

Sempre in questa Slidebar Bing aiuterà l’utente a trovare persone che sono influenti sull’argomento che si sta cercando, sulla base di quello che queste persone hanno pubblicamente postato su blog o anche su Twitter, Foursquare, Quorum, LinkedIn, Google Plus e di verificare rapidamente che cosa hanno da dire sull’argomento ricercato.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ySwn_1o8zfs’]

Nei prossimi giorni il nuovo Bing sarà disponibile per gli utenti negli Stati Uniti e nelle prossime settimane sarà sperimentato anche sugli smartphone.

Secondo quanto riporta SimplyZesty, Microsoft spera che questi cambiamenti convincano sempre più persone ad iniziare a utilizzare Bing. Infatti la società perde quasi $ 1 miliardo di euro a trimestre nella divisione online, in gran parte dovuto ai deludenti risultati di Bing.

Ricordiamoci dell’Infanzia, la campagna continua su LinkedIn

Martedì vi abbiamo parlato della campagna virale “Ricordiamoci dell’Infanzia” di Save the children passata in soli 2 giorni e mezzo da 0 a oltre 60,000 visualizzazioni su YouTube.

Il video ci raccontava di un bambino, alter ego del Presidente del Consiglio che intervenendo ad una conferenza di Mario Monti diceva:

«Sono Mario, ti ricordi quando eri me?Quante speranze e quanti sogni avevi. Lo sai che oggi molti bambini quei sogni potrebbero non realizzarli mai?»

E il claim finale del video recitava: “Oggi in Italia un bambino su quattro è a rischio povertà. Chiediamo al governo di intervenire subito.”

La campagna di enorme impatto, non fa altro che comunicare una dura realtà: 1 minore su 4 oggi, pari al 22,6% dei bambini che sono nel nostro paese, è a rischio povertà, vive cioè in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli ciò di cui avrebbe bisogno per un sano e pieno sviluppo psichico, fisico, intellettuale e sociale. [Save the Children]

Oggi però vi parliamo dell’altro lato della campagna. Da qualche giorno infatti sono comparsi su LinkedIn dei profili molto particolari di alcuni ragazzini, di sicuro non il target usuale del social network professionale.

Sara PriviteraFlavio De AngelisPietro Martinelli sono i tre profili collegati alla campagna “Ricordiamoci dell’Infanzia“.

 

Per vedere i profili completi basta andare su LinkedIn o cliccare sui nomi collegati ai link (sopra, in rosso).

Vi ricordo che sul sito ufficiale della campagna è possibile leggere il MANIFESTO, aderire caricando una propria foto da bambini e lasciare un proprio commento. Piú voti ci saranno tanto piú grande sará la frase all’interno dell’agenda che Save the children consegnerà a Mario Monti.

La campagna sarà declinata oltre che su YouTube e LinkedIn anche su stampa, affissioni, banner, sito, radio ed evento.

Credits:

Agenzia: Grey, Milano
Art director: Gaetano Cerrato
Copy: Luca Pedrani
Direttori creativi Associati: Francesco Fallisi e Simona Angioni
Sviluppo Web: Beppe Bizzarro
Direttore Creativo Esecutivo: Roberto Greco
Account Supervisor: Elisa Rizzuto

General Motors dice addio ai Facebook Ads

News about the Facebook IPO outside NASDAQ in Times Square, New York. (Seth Wenig / Associated Press / May 15, 2012)

Giganti dai piedi d’argilla. Verrebbe da definirla così la notizia secondo cui la General Motors ha deciso di ritirare tutto il comparto pubblicitario su Facebook, nonostante un investimento iniziale di circa 10 milioni di dollari.

Ciò che desta sospetti è innanzitutto la tempistica con cui questa decisione sia stata presa, vista la concomitanza con le previsioni al ribasso rispetto all’offerta pubblica iniziale che il social media ha fornito agli investitori nel quotarsi in borsa.

Ma se il timing può suscitare il ragionevole dubbio sul rapporto causa-effetto di questi due eventi (le borse reagiscono sempre male al solo vociferarsi di un mancato investimento in una società quotata, e GM è un’azienda che muove il mercato come poche), ciò che ci interessa analizzare sono le possibili ragioni e sviluppi che una scelta del genere può innescare in un settore in fase di sviluppo come il marketing sui social media.

La General Motors ha motivato il suo disimpegno rispetto all’Adv su Facebook avendo riscontrato la mancanza di un significativo incremento della clientela rispetto agli investimenti già effettuati. Ha tenuto però a precisare il successo della pagina ufficiale GMC sul social network e il positivo impatto sulla fidelizzazione degli utenti, come tenere assieme dunque questi due aspetti in un’analisi più articolata?

Quello che ci dice la GM è che in effetti la sua presenza su Facebook sia da ritenersi una esperienza positiva e sulla quale investire in termini di qualità di servizio e rapporto diretto con l’utenza, ciò nonostante dati alla mano lo stesso medium potrebbe non essere il mezzo più adatto per pubblicizzare il brand. Una considerazione non di poco conto visto che altri grandi società potrebbero concordare in tal senso ed operare in termini di disimpegno economico, con un effetto domino dai sicuri effetti nefasti per Zuckerberg e soci.

Ma come mai l’adv su Facebook sembra “non funzionare“?

La risposta che viene fornita punta sulle modalità di fruizione del social network. Facebook, così come Twitter, sta spostando la sua massa di utenti dai dispositivi fissi a quelli mobili e così come è strutturato al momento fornisce un basso numero di news sponsorizzate nei suoi feeds, così come l’interfaccia grafica riesce ad ospitare poca pubblicità.

Sembra quindi che i social network, volendo usare una metafora di tipo automobilistico, abbiano il problema di come scaricare a terra tutti i cavalli di cui dispongono. Lo straordinario bacino di utenza (in costante aumento per altro) cui potrebbero attingere per la pubblicità delle aziende stride con il modo in cui gli utenti si interfacciano con quei media, e gli stessi strateghi del marketing non sanno come intercettare nella giusta maniera un mercato di tali proporzioni.

Se questa però sia solo una empasse momentanea o una tendenza a medio/lungo termine che porterà altre compagnie oltre alla General Motors all’abbandono dell’advertising sui social media non è dato saperlo. Gli inserzionisti potrebbero accettare di buon grado che quel tipo di target non sia di facile accesso. Così come, considerato che Facebook è Facebook, potrebbero doversene fare una ragione ed adattare le loro linee strategiche anche quando queste dovessero inizialmente dimostrarsi perdenti.

Le autopsie ludiche di Jason Freeny [INTERVISTA]

Arte, design e anatomia. Tre parole chiave che definiscono il lavoro di Jason Freeny, brillante designer americano. La sue specialità è esplorare in modo sapiente la linea che separa il genio dalla follia, tenendosi perfettamente in equilibrio sul bordo. Nei suoi lavori non si trova mai una nota stonata o una sbavatura. Autopsie ludiche, colorate e di design, perfette in ogni minimo dettaglio.

Jason ha fatto suo il concetto delle scatole cinesi, esplorando l’interno di pupazzi e icone del nostro tempo particolarmente significative. I giocattoli intesi come feticci dell’era moderna, scelti per forma, scenograficità e clamore mediatico.  Il suo modus operandi è davvero molto semplice: prende un omino lego, un palloncino oppure il proprio pupazzo preferito, lo scompone e sottopone all’autopsia.

I suoi non sono banali giocattoli reinventati per noia, ma vere e proprie opere d’arte. Capolavori che uniscono design, un’insospettabile abilità scultorea e notevoli conoscenze di anatomia. Tra i suoi pazienti non ci sono solo bambole qualunque, ma figurano anche vittime illustri tra cui Hello Kitty, Super Mario, Nemo e persino Topolino.

Non pensate nemmeno per un momento che tutto questo sia semplice, oppure scontato. In ognuna delle sue creazioni, Jason mette impegno, pazienza ed moltissime nozioni – talvolta anche anatomiche. Tra un’autopsia ed i lavori per la sua prossima mostra a Los Angeles, Jason ha trovato anche il tempo per rispondere a qualche domanda per noi.

Quali esperienze, studi o altre circostanze ti hanno portato a realizzare le tue creazioni?

Ho studiato Industrial Design al Pratt Institute di Brooklyn, New York. Mio padre era pittore, scultore e professore alla University of Maryland. Quando ero ragazzo sono praticamente sempre stato circondato dall’arte.

Qual è l’idea alla base del tuo concept?

Mi piace creare oggetti e creazioni che vorrei per me stesso, il fatto che poi piacciano anche ad altri è un bonus, un incentivo. Prendi gli Anatomical Toys, li ho creati perché adoro esplorare l’interessante sistema scheletrico che si materializza quando dissezioni un personaggio.

Quali abilità sono necessarie per fare il tuo lavoro?

Scolpire, essere capace di visualizzare prima le cose nella tua testa, nozioni e libri di anatomia, molta pazienza e una mente aperta e priva di pregiudizi..

 

Alcune persone hanno definito i tuoi lavori Anatomical Toys, cosa ne pensi?

Adoro tutti i modi in cui le persone si riferiscono a me.

Perchè hai scelto proprio i giocattoli?

Tutti si possono relazionare con i giocattoli. Permettono di tornare con la mente alla tua infanzia, ma allo stesso tempo hanno qualcosa di davvero surreale. La giustapposizione di giocattoli e anatomia umana è strana, ma piacevole.

Come scegli i soggetti delle tue creazioni?

Scelgo i personaggi in base alla loro popolarità ed alla loro forma. Forme bizzarre possono creare scheletri più bizzarri.

Quale è la tua creazione più rappresentativa?

Immagino si tratti di 20″ Kewpie doll dissection; è stata creata riempiendo un pupazzo con schiuma di poliuretano.

Fiat vi augura buone vacanze in sicurezza [VIRAL VIDEO]

Fiat ha diffuso qualche settimana fa la sua ultima campagna sociale per la guida sicura, che partendo dal Brasile ha fatto il giro del mondo. Il video, forte di un concept fresco e ironico, ha quasi raggiunto i 3 milioni di views su YouTube.

Partiamo dall’idea chiave che si snoda lungo l’intera campagna, sia nello spot che nell’annuncio stampa: la superficie superiore di una lattina (inquadrata dall’alto, con la stessa prospettiva di chi ne impugna una per berla) diventa in un “piccolo schermo” dove vediamo una ragazzina in sella alla sua bici, che scompare una volta alzata la linguetta di metallo.

Il parallelismo simbolico che si crea con il pericolo di mettersi alla guida ubriachi è immediato, rafforzato da una didascalia altrettanto elementare che accompagna i due momenti: “Ora la vedi. Ora no“.

La differenza rispetto alla maggior parte delle campagne a sfondo sociale che vediamo è grande, soprattutto nella scelta dei toni, optando poi per una grafica accattivante e un utilizzo diverso degli effetti video.

La campagna è stata diffusa in tempo per la festività del primo maggio, ma funziona bene come ‘memo’ anche per le prossime vacanze estive, no?

EuroViral Festival: Per ingannare l'attesa arriva il contest! [EVENTO]

Cosa succede agli inizi di Settembre?

Chi ha risposto “comincia la vendemmia” sappia che non è la risposta esatta!

Dal 6 e all’8 Settembre a Burgas (e non si tratta di un vigneto francese, ma della quarta città per dimensioni della Bulgaria!), andrà in scena l’attesissimo Euroviral Festival, ovvero il Festival della Creatività Virale!

Ora, fino a settembre c’è ancora un bel po’ di tempo, lo sappiamo, ma per ingannare l’attesa abbiamo tutto il tempo per partecipare ad un simpatico e gratuito contest!

Vi sentite viral? Siete abbastanza creativi? Vi definireste la macchia nera su un lenzuolo bianco?!

 

Perfetto sono 30+1 le categorie in cui si confronteranno videomakers, musicisti, cantanti, web designer, esperti di marketing, brand manager, dilettanti, professionisti o semplici appassionati.

Non ci sono limitazioni alla libertà d’espressione, chiaramente però ogni opera deve avere le caratteristiche di “Originalità e qualità”, “Look&Feel” relative più alla natura delle immagini utilizzate che ai virtuosismi tecnicistici, “Riconoscimento del valore e della rilevanza sociale”, in pratica vi vogliamo virali ma con un grande senso etico (qui tutto il regolamento).

Per i dettagli dei premi, che includono la partecipazione e l’entrata gratuita all’evento e anche qualche soldino, rimandiamo alla pagina FB dedicata al “CONTEST 4 EUROVIRAL AD“.

Alcune piccole precisazioni, però, sono d’obbligo. Intanto c’è tempo fino al 31 maggio per caricare i clip (senza costi) secondo le modalità che sono spiegate qui, e in più ricordatevi che i clip amatoriali possono essere iscritti alla competition in tre categorie differenti…ci sono più possibilità di vincere dunque!

Quindi, dal 1 maggio al 1 giugno, si ha l’opportunità di caricare sulla vostra pagina fb o sul vostro canale Youtube un video promozionale che non superi la durata di un minuto e che contenga uno dei loghi ufficiali del festival che trovate qui.

Il link del video dovrà poi essere postato sulla bacheca del festival e attendere il responso degli utenti che decreterà qual è il video che meglio esprime il senso virale della creatività che l’Eurofestival celebra!

Per il momento è davvero tutto, in bocca al lupo, aspettiamo di vedere le vostre viral opere nel podio dei grandi!