Scalado: due app per fotografare oltre lo spazio-tempo

Scalado - due app per fotografare oltre lo spazio-tempo

Scalado (a world leader in the mobile imaging industry, with a long history of developing innovative platform-independent imaging solutions) ha appena presentato due app che manipolando lo spazio-tempo promettono miracoli.

Remove – come da nome – vi permette di rimuovere dalla scena tutte le persone in movimento che sono passate davanti al vostro obiettivo.

Rewind vi lascia selezionare l’espressione migliore dei volti di quanti in posa nelle vostre foto.

Affascinante, vero? Il trucco è presto svelato. Il software dietro a Remove  non  si occupa semplicemente di scattare una “foto”, ma compone la scena con una serie di scatti multipli da cui trarre tutti i dati necessari per poter garantire le successive manipolazioni (rimozione automatica o manuale che sia).

Struttura del tutto simile per Rewind: dagli scatti multipli è possibile selezionare gli elementi “migliori” per comporre la foto di gruppo perfetta.

Dove si possono scaricare? Niente da fare. Pare che i due software verranno resi disponibili entro i prossimi 12 mesi per i fortunati possessori di non meglio specificati device mobili (cosa del tutto plausibile se si considera la potenza di calcolo necessaria per questo tipo di processamento).

Avete tutto il tempo per diventare dei fotografi provetti! 🙂

Ubuntu per Android, adesso è finalmente realtà [BREAKING NEWS]

La notizia circolava già da tempo sulla rete Web ma da poche ore è arrivata l’ufficialità. Canonical Ltd, la società che si occupa del finanziamento e dello sviluppo del progetto Ubuntu, ha annunciato poche ore fa tramite il proprio sito ufficiale la piattaforma Ubuntu per Android, una fusione del sistema operativo di Google su un architettura Linux. Il progetto fondamentalmente consiste nell’installare una versione Ubuntu con architettura ARM ,  su uno smartphone  con Android: una volta collegato il device al PC tramite un cavo HDMI verrà visualizzata sul monitor l’interfaccia Unity che ci consentirà di usare il nostro smartphone – e dunue tutte le sue applicazioni, rubrica e telefono – come se fosse un vero Personal Computer.

Le funzionalità del software sono state annunciate solo oggi, eppure Canonical ha già postato una hands-on video di Ubuntu su Android attraverso il proprio canale YouTube:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=AyeFcldavTk&feature=youtu.be’]

 

Il progetto è ancora allo stato embrionale e presenta notevoli limitazioni: anzitutto Canonical non rilascerà Ubuntu per android al publico. In secondo luogo gli smartphone dovranno avere almeno un processore dual-core o 512 MB di RAM. Infine Ubuntu funzionerà su un hardware ARM per cui i programmi creati per x86 non gireranno immediatamente. Canonical ci spiegherà nel dettaglio tutte le potenzialità di Ubuntu for Android la settimana prossima in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, dunque non ci resta che aspettare per avere tutti gli approfondimenti sull’argomento.

5 strumenti per il personal branding online

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “5 Tools For Managing Your Personal Brand Online” di Amber Mac pubblicato su Fastcompany.com

L’arte di vendere se stessi come qualsiasi altro prodotto commerciale sta vivendo la sua età dell’oro. Sempre più spesso si parla di questo fenomeno, sempre più individui di tutte le età si appropriano di fette di web per accrescere la loro notorietà, promuovere le loro capacità dimostrando con creatività e non convenzionalità cosa sono capaci di fare.

Altri invece, che hanno già raggiunto la notorietà, seminano per raccogliere i frutti delle generazioni successive. Beyoncè e Jay-Z hanno recentemente presentato una domanda presso lo US Patent and Trademark Office per tutelare il nome della figlia Blu Ivy Carter, probabile primo passo per instaurare il neonato brand personale.

La vita in rete può risultare molto redditizia, può aprire opportunità sul fronte lavoro e partecipando attivamente alla vita sui social si può costantemente essere aggiornati sulle proprie aree di competenza, quello che farà la differenza sarà l’esperienza e la creatività, se hai avuto successo sul fronte personal branding, è probabile che tu ti sia affermato come un esperto.

A parte la creazione di contenuti accattivanti e creativi , una strategia di personal branding dovrebbe includere anche un piano di attività per raggiungere gli obiettivi quotidiani. Considerare intervalli brevi durante le normali attività in modo da poter gestire i diversi account online. Questo potrebbe significare che bisogna essere presenti su siti di social networking ogni paio d’ore per 15 minuti alla volta, o forse più, a seconda dell’importanza che si attribuisce ad una piattaforma.

Una volta che si è messo da parte il tempo di gestione dei vari account, ci sono alcuni strumenti fondamentali che si dovrebbero utilizzare per mantenere una presenza ottimale sul web. Qui ci sono cinque strumenti per aiutarvi a rimanere sempre in pista:

1. Namecheck

Questo strumento gratuito è prezioso per neofiti di personal branding ed esperti. Con un semplice clic, inserisci il tuo nome utente nella casella di ricerca per scoprire se tale nome è registrato in più siti di social media. Il servizio setaccia automaticamente attraverso 12 dei migliori siti di social per vedere se il nome è già stato preso o disponibile. E’ una buona idea quella di registrare il vostro nome su siti che non sono ancora molto popolari, perché nel caso in cui queste piattaforme aumentino di popolarità nei mesi a venire , il vostro nome sarà già registrato e protetto.

2. Squarespace

E’ un servizio di gestione di siti, blog e pagine personali, gratuito e semplice da utilizzare. E’ disponibile anche per Android e iOS. Con questo strumento in pochi minuti si caricano i propri contenuti in rete ed il gioco è fatto.

3. HootSuite

Come abbiamo detto in precedenza, ognuno di noi ha più account su diverse piattaforme: questo strumento permette di gestire fino a 5 account social contemporaneamente offrendo un’interfaccia semplice e una forte usabilità.

Ci sono attualmente tre milioni di persone che utilizzano questo servizio, una bella indicazione che il servizio funziona.

4. Rapportive

Se volete portare i vostri social network nel vostro account Gmail, questo strumento può aiutarvi. Una volta installato, questo add-on sarà in grado di monitorare ciò che i vostri contatti e-mail stanno facendo attraverso Facebook, LinkedIn e Twitter, e anche vedere le loro foto del profilo. Inoltre, Rapportive rende facile il collegamento con loro, direttamente dal vostro in-box! Per esempio, se una nuovo collega di lavoro vi manda una e-mail, la barra laterale includerà i loro profili online e vi permetterà di seguirli su Twitter e altri servizi. Se non siete utenti Gmail, Xobni è uno strumento con funzionalità simili che funziona su più piattaforme, anche Outlook.

5. YouTube

Non c’è forse modo migliore per promuovere il proprio brand personale che con un video. Tuttavia questa tende ad essere la strada che le persone evitano perché necessita di molto tempo, impegno e per le signore, del trucco! Nonostante ciò, la creazione di breve How-To e video informativi può aiutare a costruire la propria immagine di “esperto” su un particolare argomento. La chiave è mantenere le clip brevi e dolci ed usare la forza dei vari social network per la distribuzione. Sono frequenti i casi in cui i protagonisti del tubo sono diventati fenomeni crossmediali , Clio Make-up è l’ultimo cronologicamente, da semplici how-to a inserimento nei palinsesti del canale televisivo Real Time.

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Da Lady Gaga a Justin Bieber, tanti VIP investono in startup

Se nel vostro immaginario divi hollywoodiani e celebrità sono sempre sui red carpet, è arrivato il momento di cambiare idea.

E’ infatti nata una mania tutta nuova nel mondo dei VIP ultramilionari, ovvero quella di investire parte dei propri guadagni in startup.
Sportivi, cantanti, attori: tutti in corsa, quasi per gioco, per investire nel prossimo social network di turno o nella prossima applicazione che terrà incollati milioni di utenti al proprio smartphone.

Ultimo tra i tanti è l’attore e popstar americano Justin Timbertlake, che ha investito lo scorso autunno con la Specific Media in MySpace, in forte declino con la
nascita di Facebook ed altre piattaforme più innovative di condivisione musicale.

Da dicembre il numero di iscritti è iniziato inesorabilmente a salire, raggiungendo quota un milione di nuovi utenti, come annunciato pochi giorni fa.

Frutto di un innovativo -e neanche tanto- player musicale, permette di ascoltare diverse webradio, con selezioni scelte automaticamente dal sito in base agli interessi degli stessi utenti, oltre che sfruttando l’immenso database musicale messo in piedi sin dalla sua nascita nei primi anni Duemila.
In più è possibile registrarsi con gli account di Facebook, ascoltare le anteprime delle canzoni presenti e caricarle sul sito direttamente dalle pagine di ricerca di Google.

La star americana ha recentemente investito anche in altre startups, quali Dekko, piattaforma di photosharing, e Stipple, un noto servizio di photo-tagging.

Ma a beneficiare degli investimenti sulle startups ci sono tante altre star.
Leonardo Di Caprio e Lance Armstrong, ex ciclista vincitore di diversi Tour de France,
hanno contribuito per la piattaforma isrealiana Mobli, che sfrutta socialmente la condivisione di foto e video.
L’attore americano, famoso per il film Titanic, è addirittura diventato marketing consultant dell’azienda.

Maggiormente noto l’investimento di Bono Vox, che con la sua società Elevation Partners aveva acquisito nel 2009 l’1,5% di Facebook per una cifra di 130 milioni di sterline, e, stando al prossimo ingresso in borsa della società di Zuckerberg, potrebbe valere almeno quattro volte
tanto.


Il re degli investimenti però è Ashton Kutcher: vanta decine di finanziamenti, com’è possibile notare dal suo profilo su CruchBase, tra le quali spiccano fra tutte
AirBnb, Foursquare, Flipboard e Path.
In molte di esse svolge anche il ruolo di advisor.

Lo scorso gennaio anche la regina del pop Lady Gaga ha virato verso la rotta fortunata
degli investimenti: assieme all’ excecutive di Google, Eric Schmidt, è diventata azionista di maggioranza di BackPlane, un network online ideato dal suo manager
Troy Carter.

Alla lista aggiungiamo anche Justin Bieber, che come scritto tempo fa, avrebbe tra le idee quella di investire in tech startups d’intrattenimento,
come Zynga, azienda produttrice di giochi come FarmVille, CityVille o Mafia Wars.

Il restante mondo della musica però non sta a guardare: Kanye West, famoso rapper americano, ha invesito 7,5 milioni di dollari nella startup Turntable.fm, che vanta ad oggi quasi un milione di utenti e altrettanti brani condivisi ogni giorno.

Jay-Z ha invece puntato sulla compagnia di tecnlogia wireless Duracell Powermat, mentre Jessica Alba ha deciso di investire nella eco-friendly Honest, una linea di
prodotti ecocompatibili ideata per i bambini e per la casa.

Selena Gomez ha fatto lo stesso, con l’applicazione mobile Postcard on the run.
Infine Kim Kardashian, co-fondatrice di Shoedazzle, servizio che consente per 39,95 dollari al mese di condividere i propri interessi su moda e stile e provare 30 giorni merce come scarpe, vestiti o accessori prima di decidere se acquistarli o meno.

Il contagio da investimento è iniziato, con vantaggi su entrambi i fronti: da un lato chi investe potrebbe vedere moltiplicati i propri sforzi, dall’altro le startup hanno a disposizione dei ventures capital che fornirebbero loro non solo finanziamenti, ma anche visibilità mediatica.

Apple addicted, le manie dei fan della mela [VIRAL VIDEO]

Norman Thavaud è una star francese di YouTube, seguitissimo oltralpe. Il suo ultimo ‘lavoro’ è “Les Apples Addicted“, un monologo comico di cinque minuti che prende di mira gli amanti della Mela e la loro devozione. Eh sì, perché punto focale del video è dimostrare che Apple, per i suoi fan, non è una semplice marca, ma una vera e propria religione.

Norman passa sotto la lente tutte le manie dei devoti di iMac, iPad, iPhone e famiglia, ricavandone quadretti ironici e forse nemmeno tanto esagerati. Un esempio? Il design dei prodotti di Cupertino è talmente curato che anche il packaging diventa una reliquia da esporre in salotto. Gli Apple user si sforzano nel trovare motivazioni razionali che ne giustifichino l’ennesimo spropositato acquisto, disprezzano chi usa Windows e Android, parlano di fatti privati con Siri in mezzo alla gente.

Il concept non è certo nuovo: gli utenti Apple negli ultimi tempi sono oggetto di tante campagne ironiche e video che ne sottolineano la fedeltà maniacale e irriducibile verso i prodotti creati da Steve Jobs. Vi ricordate ad esempio la campagna di Samsung per il lancio del Galaxy S II?

L’eterno conflitto continua dunque a fare proseliti, non solo tra i consumatori, ma anche tra chi fa marketing, o personal branding, in questo caso. Difficile non aspettarsi questi numeri (più di 3 milioni di views) quando si mettono in campo questi argomenti, non credete?

Rope Swing o Freedom? Scegli il tuo volo [VIRAL VIDEO]

Nel 1958 un giovane Domenico Modugno cantava la canzone Nel blu dipinto di blu, un grande successo il cui testo evocava il desiderio insito in ogni uomo: quello di volare. Come simbolo di libertà, di spensieratezza e di emozione. Proprio questo desiderio si trova in due video popolarissimi sul web negli ultimi giorni.

Il primo è “World’s Largest Rope Swing” del regista e stuntman Devin Graham. Nel video assistiamo ai volteggi di giovani Spiderman che si lanciano, con una corda a mo’ di altalena, dal Corona Arch nell’Arches National Park a Moab, Utah. L’acrobazia viene ripresa anche in soggettiva, per mostrarci in prima persona l’emozione del più grande lancio dalla corda. Il video è schizzato sin da subito in cima alla hit dei video più visti su Youtube grazie alle immagine coinvolgenti ed adrenaliniche, al panorama unico dell’Arches National Park e alla colonna sonora Up and Away dei Can’t Stop Won’t Stop.

Il secondo filmato affronta la tematica del volo con un punto di vista più poetico e spirituale. In “Experience Freedom” si vive l’emozione del volo libero attraverso il lancio con il paracadute e la tuta alare (progettata dal celebre Patrick de Gayardon).  Il video ha delle immagini spettacolari ed entusiasmanti sottolineate da un montaggio emozionale arricchito da rallenty.

Il desiderio di libertà e la voglia di provare forti emozioni sono alla base di entrambi i filmati, affrontati tuttavia con due stili differenti: il volo rock e adrenalinico dell’altalena appesi ad un filo da una parte, dall’altra parte quello poetico ed elegante del volo senza limiti e barriere. Ad ognuno il suo stile…

Dan Bergeron: la guerriglia che cambia il volto alla street art

Dan Bergeron (aka Fauxreel) è un fotografo di fama internazionale, autore di numerose copertine di riviste famose e con una lista clienti che comprende brand del calibro di Nike e Adidas. É anche noto per le sue manipolazioni di cartelloni stradali, trasformati all’occorrenza in uno scherzo o  semplicemente in un’opera d’arte.

Le sue tattiche di guerriglia hanno contribuito a cambiare il volto della street art, rendendola più accessibile e coinvolgente.


Queste immagini sono tratte da Face of the City, progetto in cui interpreta l’identità delle città giustapponendo il fascino abrasivo trovato sulle superfici di alcuni muri con la familiarità delle caratteristiche del volto umano.

Coca Cola Zero e la campagna di video puzzle su Facebook

 

Un nuovo spot della Coca Cola, ma come fare per portarlo dalla tv alla rete e avere successo? Ce lo spiega un bell’articolo di Simply Zesty: la pubblicità della Coca Cola Zero fa parte della campagna “Open Your Mind” e l’intento del brand era quello di ottenere più view possibili e incrementare il numero dei fan.

L’ingrediente principale per raggiungere tali obiettivi all’interno di una campagna “Open Mind” non può che essere un’ idea creativa, qualcosa che faccia interessare il pubblico e anche divertirlo. Ecco allora l’idea di portare il video all’interno della fan page Coca Cola su Facebook e trasformarlo in un gioco di video puzzle.

In questo modo gli utenti mentre guardano lo spot sono chiamati a risolvere il puzzle fatto di pezzi del video stessoPer risolvere il puzzle nel più breve tempo possibile e aggiudicarsi uno dei premi messi in palio diventa essenziale vedere lo spot più volte e quindi ad essere più esposti al brand.

In due settimane decine di centinaia di utenti hanno visto lo spot e decine di migliaia di persone hanno giocato con il puzzle e lo hanno condiviso con i propri contatti su Facebook. Qualche numero? In media ogni utente ha visto circa 23 volte lo spot e il numero dei fan della pagina è raddoppiato.

Impressionante vero?

Ecco il video della campagna.

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"Tornate su Facebook": i Twitteri italiani sono diventati snob?

Da ieri sta spopolando fra i trending topic di Twitter un hashtag particolare: #tornatesufacebook. Come si può facilmente intuire, una sorta di “invito” a quegli user considerati troppo poco adatti a utilizzare questo fantastico strumento, a tornare in un social network più… semplice.

Il dibattito è ancora vivo, nonostante la giornata si preannunci satura di argomenti importanti e topic altrettanto interessanti.

Perché ci è sembrato utile fare un focus su questo hashtag? Per via dello spirito con cui gli utenti di Twitter si sono avvicinati a quegli utenti meno scafati e magari più giovani d’età, che non capiscono quali siano le differenze sostanziali fra i due social network più importanti. Fra i vari tweet lanciati, infatti, notiamo alcuni “inviti” non propriamente simpatici, e altri riferimenti a un latente quanto esibito “snobismo”. Ecco una piccola carrellata, realizzata fra gli ultimi post che abbiamo trovato:

Insulti, ma anche chi si chiede che senso abbia parlare male di chi si avvicina a Twitter senza saperlo usare. Si potrebbe dire: “Tutti siamo stati newbies“, ok. Ma è anche vero che gli user di questo social network, a dispetto di quelli di Facebook che si sta sempre più affermando come insieme di community che aggregano contenuti di genere diverso, hanno ben presente il ruolo sempre più centrale che sta assumendo Twitter nella libera circolazione delle informazioni.

Oggi per capire l’umore del pubblico non si misurano il numero di pagine fan aperte per commentare un dato fatto, ma gli hashtag pubblicati in TimeLine, e questo i Twitteri lo sanno. Per questo l’invasione frutto di una millantata “tendenza” di molti user che utilizzano Twitter come fosse Facebook, ossia per cercare contatti sociali e non un dibattito orientato a determinati argomenti ritenuti di alto profilo e di importanza rivelante, viene ritenuta dannosa dalla comunità; quasi una sorta di intralcio alla dinamica sociale basata sul microblogging.

Facebook per sua natura è diverso da Twitter, non migliore o peggiore. Ritenerlo per “bimbiminkia” (citiamo da uno dei tanti tweet lanciati all’attacco dei presunti “invasori”) è da considerarsi fuorviante e sbagliato perché ne riduce la capacità aggregatrice, oltre che le possibilità in termini di comunicazione e di engagement. Può piacere di più twittare velocemente che condividere album fotografici e soffermarsi a commentarli con i componenti della propria Rete sociale: ma ciò che è evidente, è che i gesti che si compiono sono sostanzialmente diversi, così come le dinamiche che si creano.

Poi, certo: sui social network di utenti con intenzioni “fastidiose” se ne trovano molti. Ma dove non se ne trovano? Se su Facebook basta non concedere l’amicizia, su Twitter basta non followarlo. Eliminando il collegamento, l’utente fastidioso semplicemente smette di esistere.

Voi come la pensate? Siete per “tornare su Facebook” o per lasciare libera circolazione degli user in tutta la social sfera?

5 modi per migliorare il Click-through rate nella SERP

Questo post è una libera traduzione dell’articolo “5 Ways to Improve Your Click-Through Rates” di Evan Fishkin pubblicato su Inc.

Slingshot SEO  ha recentemente condotto uno studio approfondito per determinare il CTR medio ci si può aspettare per le pagine posizionate nelle prime 10 pagine della SERP di Google e Bing.

Click-through rate è il tasso utilizzato per misurare l’efficacia e le performance di una campagna pubblicitaria sul web. Tipicamente il CTR è calcolato dividendo il numero di visite a un sito web per il numero di ricerche per una specifica parola chiave:

CTR EXACT = (numero di visite) / (numero di ricerche)

Per quanto concerne Google: nello studio condotto da Slingshot SEO , il numero di visite è stato ottenuto da Google Analytics mentre il numero di ricerche su Google è stato ottenuto dallo strumento “parole chiave” di Google Adwords.

Per quanto riguarda Bing:Il numero di ricerche è stato ottenuto dallo strumento Bing Intelligenza Advertising ed ovviamente il numero di visite sempre da Google Analytics.

Per generare un modello accurato, Slingshot SEO ha analizzato il comportamento degli utenti, oltre 170.000 visitatori e di circa 624 non-branded keyword. Di queste, 324 sono state utilizzate nello studio Google e 300 nello studio Bing. Il set di campioni proveniva da una banca dati di oltre 10.000 keyword scelte sulla base di criteri rigorosi e su un posizionamento (ranking nella SERP) stabile nel tempo.

Di seguito è riportato un grafico che mostra i vari andamenti del CTR in base al posizionamento organico sia per Bing che per Google.

 

I risultati ottenuti rispecchiano quello che potevamo aspettarci: su Google avremo in media un CTR più elevato a parità di posizionamento rispetto a Bing.

Avere un CTR più alto non vuol dire per forza, nel caso in analisi, un maggior numero di conversioni, ma solamente un numero maggiori di visitatori. Questo è già un buon inizio ma dopodichè si dovrà lavorare sulla persuasione e sulla grafica del proprio sito web per trasformare questi visitatori in clienti.

Quali sono i consigli che possiamo trarre da questa analisi per migliorare il CTR del nostro sito web?

1) Ottimizza il tuo sito lato SEOAlto Rankings = Alto CTR .I dati relativi al CTR in relazione alla posizione della SERP dimostrano ancora una volta l’importanza di ottimizzare lato SEO di un sito web. Con un CTR medio del 18,20 % per la posizione 1 e l’1,04 % per la posizione 10 possiamo notare come tale differenza risulti essere “pazzesca” e  potrà produrre, (ovviamente dipenderà dalle keyword e dal numero medio di ricerche mensili) il 1.650 % di traffico in più (e di conseguenza maggiori vendite e conversioni).

2) Domina Google! E’ una frase vecchia, risentita e risaputa ma sempre molto valida: domina Google e automaticamente aumenterai il CTR come dimostra lo studio condotto.

3)  Non ignorare gli Snippets. Gli Snippets (“frammenti”) sono ormai utilizzati dai principali motori di ricerca per fornire maggiori informazioni all’utente. .Gli snippets migliorano sensibilmente il CTR, per tale motivo è necessario utilizzare i microdati (microformati o RDF) per istruire i motori di ricerca.

Queste informazioni non incidono sull’aspetto dei contenuti nelle tue pagine ma consentono a Google di comprendere e presentare meglio le informazioni provenienti dalla tua pagina.

4) Migliora l’usabilità del tuo sito web: un sito web deve essere come una casa, accogliente e con tutto il necessario. E’ fondamentale far trovare al visitatore quello che cerca nel minor tempo possibile. Studiamo l’usabilità del nostro sito web e cerchiamo di capire con strumenti di eye tracking quali siano le possibili migliorie.

5) Ottimizza le tue landing page: se lo scopo del tuo sito web è vendere o comunque effettuare conversioni, è scontato ma fondamentale, ottimizzare le pagine o i banner che produrrano la conversione da visitatore a cliente. Non tralasciamo questo particolare.

In definitiva la ricerca mette in risalto un dato ovvio e noto direi da decenni.. .ma da non sottovalutare: migliore è il posizionamento nella serp, migliore sarà il nostro CTR: quindi avremo più visite al nostro sito web. Da qui in avanti saranno le nostre capacità di marketing e di persuasione che dovranno convincere il visitatore a trasformarsi in nostro cliente.