EcoGadgets Glastonbury: ricarica il tuo device a suon di musica!

Si è da poco concluso il Festival di Glastonbury e i fortunati che sono stati sotto la grande piramide, il main stage del Festival, saranno tornati a casa con tanti ricordi, molti conservati sul proprio device. In un post precedente vi avevamo preparato all’evento consigliandovi le apps più utili per gli amanti dei festival e suggerendovi l’utilissima guida su app di Glastonbury.

Ora vi segnaliamo un’altra novità, degna dei geek più dinamici, quelli che si avventurano con i propri devices anche nelle situazioni estreme, come il resistere ore avvinghiati alle transenne in attesa dei propri idoli sul palco! Siamo sicuri che quei geeks fortunati che si sono trovati a Glastonbury avranno notato queste curiosità di cui ora vi parleremo e probabilmente avranno pensato di sfruttarle per il prossimo festival che hanno in programma di seguire.

Orange Uk, autrice anche dell’app Glastonbury 2011, in collaborazione con la nota società Gotwind specializzata in energia rinnovabile e design ecosostenibile, ha ideato una serie di ecogadget, clothing inclusi, per la 13esima edizione di Glastonbury. Noi Ninja non potevamo che apprezzare questa scelta che sposa sia il nostro senso del rispetto per l’ambiente che il nostro amore per il tech e il mobile! Ecco i gadgets che ci hanno divertito e interessato di più, a partire dalla maglietta che si ricarica a suon di musica!

Charge Sound T-Shirt

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La t-shirt ha un una pellicola piezoelettrica visibile sul davanti che capta le onde sonore e li trasforma in energia che infine va a una batteria. La maglietta ha poi una tasca con all’interno il cavo che dalla battera porta a diversi connettori jack intercambiabili per alimentare cellulare, i-Pod o altro. Con livelli sonori di circa 80 dB, il suono di ricarica Orange generare fino a 6 ore watt (W / ora) di energia che è sufficiente a caricare due telefoni cellulari standard o uno smartphone. Pensate ai volumi esagerati di un concerto quanta carica (intendiamo elettrica ;)) possono dare! La pellicola piezoelettrica  e la tasca con gli spinotti sono completamente rimovibili, così da poter tranquillamente lavare la maglietta.

Stivali di gomma termoelettrica

Gli amanti dei festival lo sanno: un bel paio di stivali di gomma fanno sempre comodo, soprattutto se sotto il palco, causa pioggia improvvisa, si è creata una palude di fango! Ricordate le immagini di Woodstock ’69 con tutti quegli hippies che scivolano sul fango? Beh, forse non tutti gradiscono sporcarsi e questi stivali oltre ad evitarlo, tengono in carica il tuo iPhone. Pensate che il Time li ha inseriti nella lista delle 50 migliori invenzioni del 2010! Dentro la suola ci sono delle termopili inserite fra due cialde di ceramica: quando sul lato superiore della cialda di ceramica si applica il calore del piede e su quello inferiore il freddo della terra, si genera elettricità che dalle termopile attraverso un processo chiamato “seedback”. Poi l’elettricità carica una batteria di riserva che a sua volt andrà a ricaricare il vostro device. Qualche dubbio: sarà comodo e sicuro tenere uno smartphone o un iPod a caricare in una tasca dello stivale? Al momento ci vogliono 12 ore di camminata per caricare lo stivale, ma in un festival di sicuro le occasioni per muoversi non mancano!

Tenda Solar Concept

Ai festival spesso si fa i conti con molte scomodità: il maltempo, i bagni impraticabili e con file insostenibili, il campeggio in tende piccole, troppo calde di giorno e troppo fredde la sera. C’è chi trova tutto ciò in fondo divertente, c’è chi invece rimpiange i comfort: per questi ultimi Orange ha pensato una tenda speciale, che sfrutta l’energia solare per assicurare comodità e molto altro. E’ un progetto che va avanti già da due edizioni precedenti di Glastonbury: una tenda che ha una serie di pannelli fotovoltaici che catturano la luce solare e la trasformano in energia elettrica. A cosa ti serve l’energia elettrica oltre a lampada, phon da viaggio e per caricare il cellulare o la macchina fotografica? Semplice: per caricare il tuo GPS e un sistema di connessione Wi-Fi! In poche parole la tenda ha un sistema di geolocalizzazione: se non ti ricordi più dove si trova o col buio non la vedi, ti basta mandare un sms e lei si accende! Come se non bastasse, la tenda, sotto una certa soglia di temperatura, si riscalda automaticamente!

Ora vi chiederete dove trovare questi gadget: purtroppo sono progetti ancora in fase di sperimentazione, testati in occasione del festival. Noi abbiamo comunque voluto farveli conoscere perché crediamo importante dare spazio all’innovazione e alla ricerca sulle energie rinnovabili. Speriamo arrivino presto in commercio e a prezzi accessibili!

Spreaker si internazionalizza: le nuove strategie di Social Media Marketing [INTERVISTA]

Vi ricordate Spreaker? Ne avevamo parlato qualche tempo fa nel post di presentazione Spreaker, la social web radio che dà la parola a tutti!

A poco più di un anno dall’avvio dei lavori, questa interessante start-up italiana sembra veramente bruciare tutte le tappe: da qualche mese ha infatti avviato importanti processi di internazionalizzazione, riuscendo anche a entrare nel mercato USA.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Tonia Maffeo, community manager di Spreaker. Ne è nato un bel colloquio sul presente di questo progetto e le sulle sue potenzialità future.

Ciao Tonia, parlaci un po’ dei progetti di internazionalizzazione di Spreaker.

Quando è nato il progetto, poco più di un anno fa, le intenzioni future del nostro team erano già quelle di entrare nel mercato americano e di internazionalizzarci, sia in termini di sviluppo del prodotto che di comunicazione. Francesco Baschieri, CEO di Spreaker, è stato e si trova tutt’ora negli Stati Uniti con l’obiettivo di capire le possibilità di allargare gli orizzonti del progetto e cercare capitali da affiancare ai soci di Italian Angels for Growth e Tailoradio. Tra poco, inoltre, apriremo un ufficio in Sud America con alcuni corrispondenti. Cerchiamo di sfruttare al massimo le nostra leva strategica, il fatto cioè di dare spazio a contenuti radiofonici user generated, le cui statistiche danno in rapida ascesa grazie anche alla capacità di interessare diverse nicchie di mercato, non considerate dal modello radiofonico tradizionale.

Spreaker è un progetto internet e che comunica soprattutto attraverso il web 2.0. Avete cambiato qualcosa a livello di strategie sui social media?

I social media sono da sempre strumenti fondamentali per permettere lo sviluppo di Spreaker e della sua community. Abbiamo deciso quindi di usarli anche per entrare nei mercati esteri, per esempio attraverso un’intensa operazione di digital pr insieme a diversi web influencers stranieri che hanno cominciato a farci conoscere con articoli su blog, tweet, etc. Visti i risultati positivi, stiamo cercando di fare diventare questa attività una routine.

Per quanto invece riguarda la specifica gestione dei social media per comunicare e fidelizzare gli amici sparsi nel mondo, abbiamo operato su più fronti. Prima azione è stata l’aggiunta delle versioni del sito web e delle mail di benvenuto in lingua Inglese e Spagnola, le altre due lingue più parlate da chi ci segue e utilizza Spreaker. abbiamo poi deciso di utilizzare esclusivamente l’Inglese per comunicare su Facebook, il blogTwitter e YouTube. In generale, inoltre, se agli inizi eravamo orientati e maggiormente interessati a utilizzare le diverse piattaforme per parlare del progetto Spreaker, oggi le utilizziamo soprattutto per promuovere i contenuti prodotti dagli utenti, tutti di grande qualità e relativi a tematiche differenti e a volte di nicchia. Particolare è a proposito l’account Twitter, utilizzato non solo per pubblicare e divulgare contenuti, ma da poco tempo anche per offrire un servizio innovativo di social CRM.

Multilingua e multimedialità: immagino che le nuove strategie abbiano cambiato il modo di gestire la community.

Sicuramente: a parte la necessità di utilizzare nuove tecnologie e tool specifici come Get Satisfaction per monitorare ed ascoltare gli utenti, c’è anche la necessità di conoscere più lingue e più culture, perché abbiamo lasciato ampia possibilità alle persone di rispondere nel linguaggio che conoscono meglio. L’utilizzo dell’inglese è legato alla volontà di non limitarci e di voler inviare un messaggio di coesione alla comunità che ci segue. Ma siamo pronti a rispondere in Italiano, Spagnolo, Portoghese, per esempio!

Quali sono state invece le novità per quanto riguarda la web radio? Avete introdotto delle innovazioni?

Nell’ultimo periodo abbiamo concentrato gli sforzi sul miglioramento dell’esperienza dell’utente, che ha un ruolo naturalmente centrale nel progetto perché è reso protagonista. Abbiamo puntato ancora una volta sui meccanismi social per aggiungere una serie di tool che rendono la fruizione di contenuti più semplice e aumentano l’interazione. Gli utenti possono per esempio diventare follower di un programma o di un altro utente, seguendo costantemente quello che fa grazie anche alla home page personalizzata. In questo modo è possibile entrare in contatto facilmente con il creatore di un particolare contenuto, una possibilità molto interessante soprattutto per quanto riguarda le nicchie. Nascono così micro-community e possibilità di co-produrre programmi bellissimi.

I vostri progetti futuri?

In generale, l’obiettivo è di espanderci sempre più: saranno gli utenti a dirci fin dove possiamo spingerci. Per sua natura Spreaker è un progetto molto legato al mondo delle nuove tecnologie: alcuni progetti interessanti sono allora lo sviluppo recente di app per iPhone/iPad/iPod e, tra pochissimo, anche per Android. Grazie ad esse Spreaker si integra con il mobile e potrà diffondersi, speriamo, ancora di più, andando incontro alla possibilità di creare e fruire di contenuti radio in qualsiasi momento e ovunque.

Infine, il 30 Giugno Spreaker sarà a Buenos Aires in qualità di media partner del Social Media Day promosso da Mashable, dove parteciperemo anche con una presentazione del progetto. Tanti impegni insomma, siamo soddisfatti!

Ti ringraziamo per la disponibilità, in bocca al lupo al team di Spreaker!

Grazie a voi, crepi! Ne approfitto ancora per invitare chi può il 30 Giugno ed a seguirci numerosi, sia come ascoltatori che come protagonisti!

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Il manuale dell'innovazione sociale al prezzo di un tweet [HOW TO]

Il manuale dell'innovazione sociale al prezzo di un tweet

Il manuale dell'innovazione sociale al prezzo di un tweet [HOW TO]Si sente parlare sempre più spesso di innovazione sociale. In questi anni infatti la crisi e i numerosi cambiamenti tecnologici hanno favorito l’emergere di nuovi paradigmi e modalità di interazione tra le persone con lo scopo di trovare soluzioni concrete ai problemi che tutti noi ci troviamo ad affrontare quotidianamente.

Per noi della sezione startup quello dell’innovazione sociale è un tema molto importante perché fin dall’inizio abbiamo sposato un approccio che mette in risalto il valore che le imprese cercano di offrire ai loro clienti e i bisogni concreti e specifici che vanno a soddisfare.

Per questo motivo vogliamo fare una CALL TO ACTION particolare rivolta a tutti i progetti imprenditoriali sviluppati sul territorio italiano che hanno nella propria vision la risoluzione alla grandi sfide che la crisi ci ha posto, a partire dalla sostenibilità economica e ambientale fino ad arrivare a temi più complessi come quello del lavoro o dell’educazione.

Chiunque ci volesse raccontare il proprio progetto può scriverci all’indirizzo startup@ninjamarketing.it oppure mandarci un tweet su ninja_startup.

Il progetto del “LIBRO BIANCO SULL’INNOVAZIONE SOCIALE“, scaricabile con un tweet, sarà la nostra stella cometa e ci guiderà nell’analisi delle startup che vorrete presentarci. Prima di spiegarvi più nel dettaglio di cosa si tratta ecco come viene l’open book viene presentato dagli stessi autori:

Questo non è un libro ideologico, non è un manifesto. Compilato dal think tank del governo inglese NESTA (National Endowment for Science Technology and the Arts), un ente governativo che per molto tempo ha avuto come compito stimolare la creatività dell’economia inglese. Si propone di offrire piuttosto una sorta di catalogo di strumenti e pratiche che possono essere utilizzati. Inoltre, di ideologie c’è poco bisogno, sappiamo già cos’è che non va e cos’è che vogliamo, è quindi di strumenti che abbiamo bisogno.

Gli autori dell’open book sull’innovazione sociale

Sono principalmente due gli attori che hanno contribuito alla realizzazione dell’open book: Societing.org e NESTA (National Enowment for Science Tecnology and the Arts). Conosciamoli meglio.

Societing.org è un progetto che raccoglie un gruppo di ricercatori, attivisti, manager e studiosi accomunati da un unico obiettivo: trovare soluzioni sostenibili sia dal punto di vista sociale che economico ai problemi causati dalla crisi attuale. Per raggiungere questo obiettivo questo gruppo di persone sfrutta al massimo sia le nuove tecnologie che i nuovi paradigmi che sempre di più caratterizzano la nostra epoca, tra cui appunto i concetti di innovazione sociale e social enterprise.

Sull’altro versante troviamo NESTA, un organismo indipendente che ha come missione quella di rendere il Regno Unito un luogo in cui l’innovazione viene messa al primo posto nella scala dei valori. Questa entità opera senza alcun contributo dei cittadini dal punto di vista finanziario e vive principalmente di donazioni spontanee.

Sostanzialmente NESTA svolge tre compiti: investe in startup innovative, offre informazioni sulle varie norme e leggi da rispettare e porta avanti iniziative e programmi finalizzati alla risoluzione delle grandi sfide che il futuro ci pone. Tutto ciò collaborando e creando sinergie con i politici, la società civile, gli educatori, gli investitori e ovviamente chiunque altro si occupi di innovazione.

La struttura dell’open book sull’innovazione sociale

L’obiettivo di questo paragrafo non è certamente quello di esplorare tutti i concetti presenti nell’open book (PIU’ DI 500!!), ma di incuriosirvi e farvi comprendere i motivi per cui vale la pena di dare un’occhiata a questa pubblicazione. L’open book è suddiviso in tre sezioni: processi e metodi dell’innovazione, le istituzioni chiave che favoriscono l’innovazione e infine le condizioni indispensabili per far sì che essa si concretizzi in ogni settore dell’economia e della società. Vediamo nel concreto cosa troverete in ognuna di esse.

#1 I PROCESSI DELLA INNOVAZIONE SOCIALE

In questa sezione vengono illustrati i processi attraverso i quali si concretizzano i progetti di innovazione sociale. In particolare il concetto chiave attorno al quale si sviluppa è la necessità di partire dalle idee e i suggerimenti di coloro che effettivamente andranno a usufruire del servizio che viene creato.

Molto spesso in questa sezione sezione abbiamo stressato l’importanza del feedback e dell’iterazione continua nei processi di sviluppo di una startup. Quasi sempre l’idea iniziale con cui nasce il progetto viene totalmente stravolta durante la sua evoluzione sfruttando la forza e l’energia degli utenti, proprio perché si può parlare di innovazione sociale solo ed esclusivamente quando le persone e i problemi che esse devono affrontare vengono messe al centro dei processi di sviluppo.

#2 CONNETTERE PERSONE, IDEE E RISORSE

Anche su questo punto (chi è nostro abituale lettore lo sa) abbiamo concentrato grande attenzione sia attraverso How To per affrontare in modo più consapevole lo sviluppo della propria startup sia attraverso l’intervento degli attori che in questi ultimi anni si stanno facendo in quattro per far sì che anche il nostro paese riscopra la voglia e la capacità di fare innovazione sociale.

In questa sezione dell’open book vengono illustrati in modo sintetico e chiaro tutte le istituzioni chiave che contribuiscono a questo processo e di come queste stanno agendo per connettere nel modo migliore le idee con le applicazione di esse nella vita delle persone.

#3 MODI PER SUPPORTARE L’INNOVAZIONE SOCIALE

In quest’ultima sezione invece viene fatto un focus particolare sulle condizioni necessarie e sufficiente perché l’innovazione sociale possa diventare veramente parte integrante dello sviluppo del nostro paese e non solo. Il concetto principale che viene espresso è che è necessario sforzarsi di trovare e migliorare la sinergia tra il settore pubblico, l’economia sussidiaria della società civile, il settore privato e le famiglie (sicuramente ancora una colonna portante della nostra società.

Spero di avervi incuriosito e invogliato a scaricare l’open book sull’innovazione sociale gratuitamente! L’unica cosa che viene chiesto in cambio è un tweet per diffondere l’iniziativa!

Aspetto con ansia di ascoltare i vostri progetti!

What do you love? Google per la ricerca che vi sta a cuore

What do you love? Cosa ami? È questa la domanda che Google rivolge a tutti i milioni di utenti in giro per la rete.
Il nuovo servizio disponibile al sito www.wdyl.com, permette di effettuare un’unica ricerca fra tutti i prodotti offerti da Google.

L’ultima trovata di Big G, presenta un solo campo dove inserire la parola da cercare ed un cuoricino sul quale cliccare per avviare la ricerca, suddividendo i vari risultati in una serie di box.

Ad esempio se cercate le parole Ninja Marketing, visualizzerete diversi contenuti tra cui: le immagini di Image Search, le foto di Picasa, i libri di Books, i Trend, i risultati di Google Maps, i post di Blogger, i video di Youtube e tutti gli altri servizi fino alle traduzioni di Google Translate.

L’ultimo servizio Google sembra dunque offrire un modo rapido e semplice per reperire il maggior numero di informazioni possibili intorno a un certo tema (che “ci sta a cuore”, è il caso di dirlo!) attraverso tutta la sua gamma di servizi: che sia un modo per mostrare cosa può offrire? 😉

L'advertising budget dei top 200 inserzionisti [INFOGRAFICA]

Avere successo per un brand è una cosa fondamentale e marketing e pubblicità sono i mezzi per arrivare a tale scopo: ecco come i brand di primo ordine investono i loro dollari.

A Stoccolma la Street Illusion di Erik Johansson [VIRAL VIDEO]

Immaginate di trovarvi sul ciglio di un burrone, nel bel mezzo di una delle piazze più note d’Europa. Quali sensazioni provereste? Questo video raccoglie le prime reazioni alla Street Illusion ideata dal fotografo svedese Erik Johansson e collocata nel bel mezzo di Sergels torg, la piazza più centrale di Stoccolma, dal 7 al 12 giugno di quest’anno. Nel mezzo della piazza è stata collocata la riproduzione fotografica di un baratro roccioso: come se il suolo si fosse in qualche modo squarciato.

Attraversando la piazza e prestando un po’ di attenzione, ci si ritroverebbe a camminare nel mezzo del vuoto. Le reazioni dei passanti (turisti, ma anche e soprattutto cittadini) sono molto diverse: alcune persone nemmeno si accorgono del “vuoto simulato” sotto i loro piedi. Qualcuno si spaventa, altri si improvvisano equilibristi sul ciglio del burrone, dando vita a performance divertenti e spettacolari, riprese e immortalate dal terrazzo che si affaccia sopra la piazza.

Il messaggio del giovane fotografo, che con le sue fotomanipolazioni ha stupito il mondo, è forse proprio questo: “Mind yous step!”, facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi! Spesso siamo talmente assorti nei nostri pensieri e presi dalla frenetica routine quotidiana, da dimenticare che viviamo in un mondo fatto di particolari strabilianti, piccole cose che possono rendere speciale e originale anche le giornate che sembrano più noiose.

Supor, l'ambient con la padella gigante

Supor, produttore cinese di utensili da cucina, vuole comunicare la sua ultima innovazione facendosi sostenitrice di una grande causa: ridurre i fumi generati dalle stufe durante la cottura.

L’agenzia Leo Burnett da spazio all’immaginazione con una campagna di ambient marketing: una padella gigante emersa al vertice dell’ “emanatore” di fumo per eccellenza: il camino industriale.

Il riferimento al marchio e la sponsorizzazione del prodotto sono state veicolate grazie allo slogan di supporto alla campagna: “Supor, stufe che non fumano“.

Trovato qui.

10 idee per il marketing location-based



Come spiega dettagliatamente Econsultancy, l’attuale crescita della vendita di smartphone continua a fornire ai brand la possibilità di studiare nuove opportunità di comunicazione basate sull’effettiva collocazione del proprio target.

La chance di offrire prodotti, offerte e servizi sulla base della posizione geografica dell’utente ha spinto brand e agenzie a sviluppare negli ultimi anni un’ampia gamma di strategie di comunicazione, una varietà strutturata principalmente su due grandi idee di marketing: il cosidetto “push marketing” che sfrutta invasivamente bluetooth o SMS alerts per segnalare al consumatore la presenza di un determinato negozio (o prodotto) in una determinata zona e, dall’altra parte, il più efficace “pull marketing”.

Rientrano nelle strategie di “pull marketing” quelle modalità di promozione che insistono principalmente sugli aspetti informativi della comunicazione commerciale, fornendo agli utenti indicazioni utili su location e servizi a partire dall’individuazione della sua posizione.
Vediamone di 10, di maggior successo:

Mobile apps

Le applicazioni sviluppate ad hoc rappresentano ovviamente il primo strumento di una comunicazione efficace su base geografica. Inoltre gli utenti dotati di smartphone costituiscono il target più interessato ai servizi offerti dal marketing location-based (il 63% dei possessori di iPhone li usa almeno una volta a settimana). Servizi offerti: info sul negozio più vicino, promozione offerte, possibilità di prenotare un prodotto in anticipo. Esempio: Argos app.

Mobile search

I motori di ricerca volano sugli smartphone. Soltanto nel 2010 la ricerca di informazioni sul web tramite dispositivo mobile è cresciuta del 247%, e nonostante il dato rappresenti soltanto il 3% dell’intera mole di ricerca svolta sul web nello stesso anno, il trend è sicuramente interessante e da tenere d’occhio. La differenza la fanno ancora le modalità di indicizzazione e le SEO strategies. Si tratta di un terreno in cui piccole imprese e grandi brand possono ancora giocarsela alla pari.

Mobile Adwords

Studiare le parole-chiave usate sui motori di ricerca da chi naviga, individuarne la posizione e inviargli tramite Google della pubblicità mirata su base territoriale. I Google AdWords di ultima generazione permettono inoltre la possibilità della call-options: piuttosto che collegare l’utente al sito (che potrebbe non essere ottimizzato per smartphone) gli si offre la telefonata diretta al negozio o all’azienda di interesse.

Foursquare

Il più celebre dei social network location-based. Viene usato principalmente tramite apps per smartphone. Gli utenti condividono le loro posizioni attraverso un sistema di check-in con ricompensa: più volte dichiari di trovarti in un determinato luogo, più crediti (“badges”) guadagni rispetto a quello stesso posto. Le possibilità di business sono ovviamente infinite: sempre più esercenti spingono gli utenti a segnalare su Foursquare il loro check-in nel proprio negozio, offrendo in cambio sconti e promozioni. Una grande campagna analoga è stata recentemente portata avanti (con enorme successo) da Starbucks negli Stati Uniti.

Facebook Deals

Presentato in Inghilterra lo scorso Gennaio, Facebook Deals rappresenta la risposta a Foursquare dell’azienda di Palo Alto. Se dovesse aver successo presso gli iscritti, sarebbero potenzialmente seicento milioni gli utenti a comunicare spontaneamente la loro posizione nel mondo.

Directory apps e mobile sites

Applicazioni come Yelp e Qype Radar contengono banche dati con dettagli e giudizi degli utenti su luoghi di ritrovo, negozi e ristoranti: una fonte di risorse assai utile per chi cerca notizie tramite cellulare, magari mentre è in viaggio. Per i gestori delle attività c’è la possibilità di assicurarsi una presenza in questi elenchi e spingere i clienti a pubblicare commenti (meglio se positivi ovviamente: nulla funziona di più delle recensioni positive di altri clienti).

Google Places

Dal momento che molti smartphone vengono venduti con Google Maps preinstallato, è naturale constatare come per molti rappresenti lo strumento principale per informarsi su strade e percorsi. Lungo le stesse strade, Google Maps segnala però anche le attività commerciali: si tratta di uno spazio di visibilità attualmente irrinunciabile per i brand che aspirano ad un’efficace e soddisfacente presenza negli spazi virtuali.

Wi-fi ads

Milioni di utenti si collegano alla rete tramite gli hotspots di tutto il mondo: negli aeroporti, nei fast-food, nelle piazze. Sulla base della rete wi-fi utilizzata è oggi possibile inviare inserzioni collegate direttamente alla natura commerciale dell’hotspot. Diciamo che vi collegate da un McDonald: come per magia, ecco il banner di un dietologo.

Voucher apps

Gigantesche vetrine piene di sconti, a completa disposizione degli utenti e strutturate localmente. Lanciate su Android e Iphone nel Gennaio del 2010, le rispettive applicazioni sono state scaricate da oltre un milione di utenti. I software sfruttano il sistema GPS per individuare la posizione di chi naviga e offrirgli la promozione dietro l’angolo. Tra i brand è già partita la gara a chi ne trova di più. Di app e di clienti.

Contenuti locali

La declinazione su base locali dei contenuti riguarda anche blog e siti web. 
Così come già avviene sui social network, offrire contenuti su base geografica accresce automaticamente la rilevanza delle informazioni. Inoltre si permette al pubblico di isolare più facilmente le notizie di interesse semplificando, al contempo, l’indicizzazione dei post sui motori di ricerca. Le pagine di Majestic Wine, ad esempio, offrono segnalazioni sul mondo del vino e sugli eventi ad esso collegati secondo una precisa ed efficace divisione per aree. Un buon esempio di sito web location-based a cui rifarsi.

Projection mapping: gli esempi più cool

Trasformare una superficie in uno schermo dinamico?

Con il 3D Projection mapping si può!

La tecnica prevede la realizzazione di una mappatura dell’edificio o degli oggetti sui quali si vuole proiettare. Grazie a questa preventiva scansione dell’edificio è possibile realizzare una perfetta corrispondenza tra gli spigoli o le forme dello stesso con le linee e le immagini della proiezione. Si realizza un vestito che calza a pennello!

Questo modo alternativo e costoso di fare pubblicità permette però ottimi risultati nella free media coverage (ovvero la copertura sui media dovuta a immagini e video che il pubblico realizza e che immette poi sul web creando ottime opportunità di buzz e viral) oltre che un’efficace pubblicità; in ultimo un incremento della brand equity.

In Italia questa tecnica non è molto diffusa. Noi però siamo convinti che se venisse adeguatamente sfruttata, potrebbe avere  incredibile successo avendo noi a disposizione un inestimabile patrimonio storico/culturale/achitettonico.

Di seguito vi proponiamo gli esempi più cool di projection mapping. Buona visione!


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ghoNUShY-9k

http://www.youtube.com/watch?v=sM-uyhv6Dec&feature=player_embedded

Social media: la nuova moda della moda

Le sfilate di Milano Moda Uomo primavera/estate 2012 hanno dato conferma di una tendenza già in atto. Non parliamo di denim, seta o giacche destrutturate: la tendenza è molto più immateriale ma ha permesso ai marchi del lusso di non andare a fondo in questo periodo di crisi, aumentando il loro pubblico e rafforzando ulteriormente la brand image.

Parliamo, ovviamente,  della “social media mania”: tutti i marchi di abbigliamento, dal luxury al fast fashion si muovono sui social media – in maniera più o meno corretta. Perché se la moda, un tempo, era esclusiva, elitaria e passava solo dalle riviste patinate, adesso corre veloce sul web. E i clienti sono, prima di tutto fan e ambasciatori dello stile  e della filosofia di un brand.

E così, durante l’ultima settimana della moda, Burberry ha permesso ai suoi fan non solo di commentare la sfilata trasmessa in streaming, ma anche di acquistare i capi indossati dai modelli in passerella con una stagione di anticipo (ottima strategia anti-fake), Dolce & Gabbana hanno twittato instancabilmente dal backstage, Gucci ha trasmesso in esclusiva per i fan che hanno visto la sfilata in streaming un messaggio del direttore creativo Frida Giannini alla fine dello show. Oltre ad aver inviato via mail ai fan un e-ticket con tanto di posto a sedere (virtuale) per assistere alla sfilata – Gucci Connect e-vent è il nome dell’applicazione creata ad hoc per lo streaming.

Ovviamente, i social media “non funzionano” per magia. Ecco 3 storie che dimostrano cosa funziona e cosa no nel magico connubio fashion brand e social media.

Sfruttare il potenziale dei canali social

Dolce & Gabbana sono l’esempio a livello mondiale di come i social media vanno utilizzati nel m0ndo della moda (e non solo). Più di 3 milioni di fan su Facebook, un blogzine Swide –  che contribuisce alla narrazione dello stile del marchio e al rafforzamento del brand nell’immaginario del brand. E ancora profilo Twitter, Tumblr, Instagram, canale YouTube. Il brand ha da poco lanciato su Facebook il tab “Follow us” che racchiude tutti i profili social e i canali Dolce&Gabbana ufficiali.

Ma non è solo una questione di quantità: il brand è stato precursore del “dietro le quinte delle sfilate”, organizza eventi che vengono raccontati minuto per minuto dallo staff attraverso tweet e fotografie, intrattiene relazioni con celebrities “amiche” del brand. Ma, cosa più importante di tutte, Stefano Gabbana in persona risponde ai tweet dei suoi follower abbattendo la distanza tra lusso e pubblico di massa.

Il prodotto e i contenuti

La maggioranza delle persone segue un brand sui social network semplicemente perché “ama il brand” (abbiamo già trattato di questo argomento nel post “5 consigli per i fashion brand su Facebook“). Ma come ogni amore che si rispetti, ha bisogno di essere alimentato. Incentrare la strategia sul prodotto e sui contenuti si rivela senza dubbio un’arma vincente: i fan vogliono sapere di più, vogliono contenuti originali, vogliono sentirsi “insider”. E vogliono partecipare. Ottima, in questo senso, l’iniziativa di Tommy Hilfiger che invita i fan a postare sul wall di Facebook il loro prep-style.

Ma non sempre tutto va bene. E di solito succede quando si va sui social per moda. Questa è la triste storia di Robert C. Duffy, presidente del brand Marc Jacobs. Mr Duffy ha aperto qualche mese fa il suo profilo Twitter, annunciato in pompa magna sull’homepage ufficiale del brand. I suoi tweet erano un mix di fatti personali, fotografie di Marc Jacobs al lavoro e perplessità sull’utilizzo di Twitter stesso. Insomma, una linea poco chiara. Il disastro avviene quando Mr Duffy decide di comunicare al mondo che è appena sceso da un aereo dell’America Airlines e di avere ricevuto un trattamento un po’ rude da parte del personale a bordo “as usual, you know”. In breve tempo scoppia la rivolta degli utenti, Duffy si scusa e chiude il profilo, dicendosi impreparato a gestirlo. Il profilo è stato riaperto da poco, ma è sostanzialmente inutilizzato. Un paio di mesi fa, ecco spuntare @MarcJacobsIntl, ovvero il profilo ufficiale dell’azienda, incentrato proprio su prodotto e contenuti.

Il valore della conversazione

Non sempre è facile. Ed è un errore molto comune tra i brand “minori” o tra i giovani emergenti. Che spesso hanno la bacheca invasa di complimenti e manifestazioni di entusiasmo lasciate cadere nel vuoto (perché palesemente nessuno gestisce la pagina). Molti utenti, infatti, pensano che proprio perché si tratta di un brand minore sia molto più facile stabilire un dialogo ed entrare in contatto con il designer, anche solo per manifestare apprezzamento. È il caso della pagina Facebook del giovane e talentuoso stilista Marco De Vincenzo, che ha dei fan molto poco considerati.

Basti considerare l’entusiastica pubblicità a costo zero che potrebbero fare gli utenti ai quali si è data importanza anche con un semplice grazie, e metterla a confronto con quello che possono causare invece, un centinaio di fan abbandonati a loro stessi. E capire che è molto meglio dedicare loro qualche minuto della giornata.

Nel caso di brand più grandi, invece, la bacheca di Facebook – quando è aperta – è usata anche come customer care. Ed è ancora più importante saper rispondere bene, tempestivamente e in maniera non troppo ingessata – insomma, niente linguaggi da “azienda leader”, sì ad una comunicazione più friendly. Del resto, grazie agli Insight di Facebook è possibile vedere i dati demografici suddivisi per sesso e per età dei propri fan, un ottimo tool per capire “con chi abbiamo a che fare”.