Stampare in 3D è possibile con Be your own souvenir

Be your own souvenir: la stampa in 3D di sé stessiAvevamo già sentito parlare della stampante 3D e dei suoi possibili utilizzi nel campo dell’imprenditoria ed eravamo rimasti sbalorditi dalla possibilità di dare vita a progetti in tre dimensioni. Con “Be your own souvenir” BlablabLAB, laboratorio di interaction design, ha voluto fare di più: la sua installazione sulla Rambla di Barcellona per due week-end di Gennaio ha coinvolto e fatto divertire migliaia di persone, che sono tornate a casa con un ricordo materiale dell’esperienza vissuta: il souvenir di se stessi.

L’installazione consiste in grossi pannelli dotati di tre scanner che catturano l’immagine a 360° della persona che vi si posiziona davanti, su un apposito piedistallo. Una volta scelta la “posa” che si preferisce viene il bello: attraverso la tecnologia OpenKinect, la stessa utilizzata dalla Xbox 360, l’immagine viene elaborata e inviata alla stampante 3D che, in pochi istanti, crea un piccolo soldatino di plastica sulla base della silhouette rilevata.

Moltissime persone hanno partecipato, diventando performers dell’installazione e divertendosi provando le pose più disparate. Il coinvolgimento è il punto forte del successo del progetto di BlablabLAB, apprezzato soprattutto dai turisti che al posto della solita foto-ricordo hanno potuto esibire un personalissimo souvenir!

JoinPad e Augmented XP: il video report

La prima scommessa di questo post è parlare di Realtà Aumentata senza scomodare per la milionesima volta l’avveniristico “Minority report”. La seconda è spiegare che le peculiarità della Realtà Aumentata non sono un’esclusiva al servizio delle ammalianti aziende di marketing e advertising, ma un generatore di servizi applicabili a qualsiasi necessità di mercato, inclusa la non sempre seducente attività industriale.

Mettetevi nei panni, anzi negli occhiali, di un tecnico che debba occuparsi di manutenzione, ordinaria o straordinaria che sia, su un dispositivo di nuova produzione, di cui non ha dimestichezza. A chilometri di distanza dalla sede del produttore/rivenditore di riferimento. Magari su una struttura mobile o in spazi estremamente ridotti, comunque sia in un ambiente in cui non sia possibile usare gli arti in maniera agevole a causa della necessità di mantenere l’equilibrio o semplicemente di utilizzare strumenti e attrezzi ingombranti. Forse non avremo lo scenario ideale di un cult sci-fi, ma quantomeno le basi per un paio d’ore di thriller ad alta tensione.

E’ qui che JoinPad, la prima Augmented Reality Farm italiana, sviluppa Augmented eXPerience, il prodotto ideato e realizzato per Screen Service Broadcasting Technologies, in grado di assistere il personale tecnico del settore broadcast/teletrasmissioni durante le operazioni di manutenzione: dall’installazione di sistemi di trasmissione, sistemi di antenne, ponti a microonde, singole apparecchiature per il broadcasting (amplificatori, eccitatori, ecc.) alla manutenzione generica.

Presentato in anteprima mondiale al NAB Show di Las Vegas, Augmented XP utilizza come unità di elaborazione e controllo il nuovo computer indossabile BR20XX di Eurotech. Un prodotto innovativo e un concept applicabile a qualsiasi realtà industriale (e non) che necessiti di apprendimento diretto di informazioni e autonomia dei movimenti. A prova di acrobazie della controfigura di Tom Cruise. Accidenti.

Ma se la prima scommessa è persa, che ne dite della seconda?

Sfilata delle idee: la tappa milanese di ItaliaCamp [EVENTO]

Sfilata delle idee: la tappa milanese di ItaliaCamp [EVENTO]Idee in passerella per l’ultima tappa del progetto ItaliaCamp e del concorso La tua idea per il Paese.
L’impresa , cominciata ad ottobre, sta per volgere al termine, portando con sè le idee raccolte nei barcamp di Roma Lecce Bruxelles ed ora, Milano. L’appuntamento è per sabato 7 maggio presso l’Area 56 di via Savona 56.

La giornata si aprirà con il saluto del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Il programma, arricchito dalla collaborazione di più di sessanta università nazionali ed internazionali, prevede la partecipazione di autorevoli protagonisti del mondo delle istituzioni della cultura e delle imprese del nostro Paese. Sono stati invitati a partecipare tra gli altri: Mario Boselli, Pier Luigi Celli,Antonio Mastrapasqua, Alessandro Profumo, Giovanni Puglisi, Beniamino Quintieri.

On top

Protagoniste indiscusse saranno comunque le idee dei partecipanti, che saranno allestite come delle vere e proprie passerelle di alta moda. I partecipanti avranno cinque minuti per “far sfilare” la propria idea mentre gli altri barcamper della sessione potranno, a conclusione di ogni presentazione, avviare un dibattito sulle varie proposte presentate.
Il valore delle passerelle ItaliaCamp dipenderà, dunque, dal “peso” delle proprie idee.

Il backstage

Insignito del Premio di Alta Rappresentanza da parte del Presidente della Repubblica Napolitano, il progetto intende dare avvio ad un processo d’innovazione sociale con cui sperimentare un nuovo modello di coinvolgimento e partecipazione della società civile italiana.

L’intento e di raccogliere nel corso di ognuna delle quattro tappe le migliori dieci idee e realizzarle concretamente avviando un processo di democratizzazione e condivisione dell’innovazione.

A conclusione di tutti i BarCamp, le quaranta idee finaliste saranno presentate al Comitato Strategico del progetto, che decreterà le dieci idee vincitrici, da realizzare nel corso dei mesi successivi. Lo sviluppo delle dieci idee sara affidato ad appositi gruppi di progetto definiti “Italia Units”, composti dai soggetti ritenuti più idonei a facilitare la realizzazione delle Idee e dai potenziali soggetti finanziatori e/o investitori interessati alle idee medesime.

Tra le dieci Idee finaliste: sei idee saranno selezionate secondo criteri di concretezza e sostenibilità economica e sociale. Quattro idee riceveranno una “menzione speciale” per la trasversalità rispetto alle aree di interesse.

NEOS

Il tema e “NEOS”, (N)ord, (E)st, (O)vest, (S)ud acronimo con cui dare avvio alla ricerca del “nuovo” mediante un processo di integrazione condivisione di progettualità individuali e collettive che coinvolgano le persone e consegnino alla collettività benefici tangibili e concreti.

Sono previste 8 passerelle: Lavoro e impresa – Economia, finanza e mercati – Energia e ambiente- Cultura e sociale – Ricerca e Scienza – Tecnologia – Infrastrutture-Politica, Istituzioni e Pubblica Amministrazione.

Sabato fai sfilare la tua idea!

Luca e Paolo, maestri del 2.0 nella web comedy Vodafone

2.0? Per Vodafone diventa il nostro "pane quotidiano" Ricordate lo slogan tormentone della Vodafone “ Tutto intorno a te” ?
Beh sembra che tacitamente la filosofia aziendale della multinazionale non sia mai sparita.
Infatti è partita una web comedy, una sit-com a episodi tutta per il web in cui sembra che le parole d’ordine siano “SUPERARE IL DIGITAL DIVIDE” !

La campagna è ambientata nella “Panetteria Maiello” dove riconosciamo due insoliti commessi Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. Le due iene tentano di dare spiegazioni per facilitare l’uso delle nuove tecnologie a clienti poco aggiornati in materia di 2.0.

La campagna Vodafone si articola in 12 episodi diffusi sulle pagine ufficiali dell’azienda di Facebook, Youtube, Twitter e sul Vodafone Lab .

Con una frase esemplificativa i due improbabili commessi  evidenziano la veloce e continua evoluzione dell’ hi-tech  e la presenza incombente di quest’ultimo nelle nostre vite : “La gente oggi non ha più bisogno di pane ma di tecnologia”. Chi di noi avrebbe il coraggio di smentire?

Il calcio sul tavolo da biliardo con Budweiser [VIRAL VIDEO]

Quante volte vi siete trovati a dover scegliere tra la partita serale a calcetto e una birra fredda al pub con gli amici? Se pensate che conciliare la passione calcistica con quella per la vita notturna sia impossibile, Budweiser vi offre la soluzione: il Poolball. Basta il più grande tavolo da biliardo della storia, lungo ben 7 metri (o se preferiamo il più corto campo di calcio), 6 piccole porte bianche al posto delle tradizionali buche, 15 palloni e che il gioco cominci! Le regole sono quelle tradizionali del biliardo; la fantasia e le mosse strategiche anche. Il colpo finora più apprezzato è l’“effetto mocassino”, ma non ci sono limitazioni allo stile e alle giocate!
E quando siete stanchi e assettati, sotto il tavolo trovate un frigorifero pieno di birre Budweiser ghiacciate!
Il gioco è talmente appassionante che ogni sera sono più di 280 i giocatori che si sfidano sul tavolo da gioco verde, tanto che gli incotri sono diventati veri e propri momenti di spettacolo, ripresi e trasmessi dai broadcaster FoxSport e ESPN.
Quindi triangolo, 15 palloni e calcio d’inizio: diventate anche voi campioni di Poolball!

IKEA 365: uno spot al giorno, 365 spot all'anno

Come mostrare che IKEA è molto di più che una libreria Billy o un tavolino Lack?

Ikea Olanda ha avuto un’idea: mostrare che i prodotti di uso quotidiano Ikea, giorno dopo giorno, portano felicità a chi li usa.

A partire dal settembre 2010, Ikea ha lanciato una nuova campagna TV che prevede uno spot al giorno per un intero anno. Ogni edizione di IKEA 365 è del tutto unica e focalizzata su un prodotto diverso. Viene mandata in onda per un solo giorno, rafforzando l’idea di versatilità del marchio Ikea.

Il tono è decisamente umoristico, ogni spot inizia con la frase “Oggi da Ikea” e termina con il payoff “Everyday Different”. Il concept quotidiano permette così di evidenziare periodi speciali come quello natalizio o di dare più visibilità a campagne promozionali particolari.

Per rendere questo progetto possibile, Ikea ha messo in piedi un team produttivo fisso che arriva a produrre sino a 15 spot al giorno, anche grazie ad avanzati sistemi di produzione e fotografia televisiva.

Pare che il progetto abbia dato ottimi risultati, facendo segnare per la catena di arredamento svedese un più 4% di clientela a fronte di un meno 4% nel settore mobiliero nello stesso periodo.

Nico de Jong, marketing manager di Ikea Paesi Bassi, ha commentato: “Ikea è molto versatile, molto più di quanto si pensi. La vita in casa di ogni giorno anche. Con questa campagna si mostra in un modo unico come Ikea si adatta alla vita quotidiana dei nostri clienti.”

Fonte: Cream

Cambiare il mondo con i videogiochi? Si può. Parola di Jane McGonigal

Meet the Media Guru questa volta l’ha fatta grossa, in senso positivo ovviamente! Martedì 3 maggio, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano ha infatti ospitato Jane McGonigal, guru e game designer internazionale: uno di quegli eventi della digital culture da annoverare tra i più importanti di quest’anno.

Games-addicted a parte, chiunque davanti ad un’esclamazione quale “I videogames possono migliorare la nostra vita e riuscire a cambiare il mondo in cui viviamo” storcerebbe il naso, guarderebbe il vicino alzando il sopracciglio o scoppierebbe in una risata travolgente. Lei lo sa, ma sa anche come traghettarci dall’altra parte, dalla parte di quelli che la pensano esattamente come lei, o per lo meno sa come provarci.

Perché, dopo che stai a sentirla parlare per un’ora, è impossibile che qualcosa in te non si sia smosso. Personalmente parlando, ho sempre “condannato” i gamers, quasi mi sembrassero apatici, ossessionati, disillusi e asociali. L’opinione di tanti è che il gaming sia una perdita di tempo, poiché ciò che conta veramente è la vita reale, non quella fittizia. Il punto sta tutto nel riuscire a guardare ai videogiochi in un’ottica diversa, più open-minded e più social. Perché di social games si vuol parlare.

Jane McGonigal costituisce davvero l’esempio perfetto, e di cui si necessita, per sfatare il mito che vuole le donne contrarie, refrattarie e lontane dal gaming. Tutto ciò che racconta viene spiegato con estrema passione, riuscendo a catapultarti sulla stessa linea d’onda delle sue sensazioni. Il suo discorso comincia con un dato piuttosto sbalorditivo: passiamo ben 3 miliardi di ore a settimana (sì, avete capito bene) giocando online. Con la stessa quantità di ore, si potrebbero creare tre Wikipedia a settimana!

Questo ci dimostra quanto potenziale abbiano i videogiochi: passare il nostro tempo giocando risulta, inaspettatamente, ciò che di più produttivo possiamo fare. Secondo Jane McGonigal, i famosi 3 miliardi di ore che gli appassionati di videogames trascorrono davanti allo schermo, sarebbero pochi rispetto a quelli che in realtà dovrebbero essere: ben 21 miliardi.

Lo so, lo so che state ancora storcendo il naso, ma se vi dicessi che giocare produce un sacco di emozioni positive, quali curiosità e gratitudine? E se aggiungessi che giocando insieme a qualcuno, la relazione con quest’ultimo risulterà solidificata e rafforzata? Ancora non vi basta? Jane aggiunge altri due punti a favore del gaming: passare il nostro tempo giocando sviluppa anche le dimensioni legate allo scopo e al conseguimento: il meaning e l’accomplishment ci spingono ad essere concentrati e determinati. Durante il gioco riconosciamo infatti di avere uno scopo ben preciso poiché ci troviamo davanti ad un ostacolo da superare che, una volta oltrepassato, farà prevalere la soddisfazione di aver portato a termine la nostra missione, come racconta anche nel suo libro, uscito in Italia lunedì, dal titolo “La Realtà in Gioco“.

Un incontro, quello con Jane McGonigal, interattivo e divertente. Abbiamo sperimentato il “Massive Multiplayers Thumb-Wrestling”, gioco che, in italiano, è meglio conosciuto come “la battaglia dei pollici”, arrivando probabilmente a battere il record europeo: più di 150 partecipanti. Questa parentesi giocosa per stabilire come un semplice gioco, in questo caso assolutamente non digitale, possa racchiudere in 5 minuti tutti e quattro i punti precedenti: positività, relazioni, scopo, conseguimento. Come segreto ci ha rivelato che tenendoci tutti per mano (il vero segreto è far durare la stretta di mano per almeno 6 secondi!) avevamo sprigionato in tutta la sala grandissime quantità di ossitocina, responsabile della capacità di empatia con gli altri e di un atteggiamento cordiale e disponibile verso chi ci sta accanto.

Gli ostacoli e gli obiettivi del gaming risultano particolarmente avvincenti proprio perché sono volontari: siamo noi che decidiamo di metterci nella posizione di affrontare una sfida. Di conseguenza, quando li superiamo o li conseguiamo ci ritroviamo in uno stato di euforia ed eccitazione, ci sentiamo soddisfatti e appagati. E’ qui che entra in gioco il fattore eustress, ovvero lo stress positivo. “The opposite of play isn’t work: it’s depression”, ci spiega Jane, aggiungendo che i giochi riescono ad attivare ben 10 emozioni positive:

1. gioia 2. sollievo, 3. amore, 4. sorpresa, 5. orgoglio, 6. curiosità, 7. eccitazione, 8. meraviglia, 9. appagamento, 10. creatività.

Dunque, essere felici ci rende, per forza di cose, persone di successo: i gamers spesso ottengono ottimi voti a scuola, maggior popolarità, supporto da parte della società, promozioni sul lavoro, etc.

Tutto sta, però, in una piccola e semplice formula chiamata “The 3:1 Ratio”. A cosa si riferisce? Jane McGonigal ci stupisce ancora raccontandoci che, lavorando a stretto contatto con alcuni ricercatori, questi avrebbero scoperto che per ogni emozione negativa, per compensare, avremmo bisogno di provare tre emozioni positive. Inutile negare la reazione a catena: le emozioni sono contagiose, siano esse positive che negative. Quindi, se è vero che noi riusciamo a contagiare almeno 6 persone che ci stanno accanto, questo vuol dire che anche queste faranno altrettanto arrivando quindi a 36, 216 e così via.

Insieme a Jane e alle ricerche condotte dal suo team, scopriamo inoltre che chi gioca vive in media dieci anni in più grazie a caratteristiche quali la curiosità, l’ottimismo, la determinazione e la collaborazione. E se i global gamers sono ormai 800 milioni in tutto il mondo, ciò vuol dire positività e longevità per quasi 1/6 della popolazione mondiale!

Tipica espressione dettata dall’eustress (stress positivo) durante una sessione di gaming

Si sa, dopo le nozioni teoriche c’è sempre bisogno di un po’ di pratica. Ecco che Jane ci svela alcuni social games interessanti disponibili online. Se siete delle desperate housewives non ci sarà niente di meglio che ricompensarvi con Chore Wars: le vostre missioni saranno le faccende di casa! Ogni volta che finirete di lavare i piatti, di fare il letto, di spolverare le mensole o lavare per terra avrete raggiunto il vostro obiettivo e guadagnerete punti. Ovviamente parlatene a compagni e mariti, non si sa mai. Magari, con vostro stupore annesso, si ritroveranno così appassionati che non vedranno l’ora di tornare a casa per metterla a nuovo!

Probabilmente, però, la più grande creazione di Jane McGonigal rimane Evoke: uscito un anno fa, il gioco ha raggiunto i 19,000 players ed è ancora disponibile in rete. Anche qui ognuno ha una missione: rendere il mondo un luogo migliore. Consapevoli dell’aiuto che il nostro pianeta necessita, il giocatore può decidere il problema che gli sta maggiormente a cuore ed “evocarlo“. Ogni volta che farà qualcosa a favore di quel problema, lo mostrerà alla community grazie all’upload di foto e video. Un social game decisamente nobile, di cui potete ammirare il trailer su Vimeo.

L’incontro termina con la presentazione, da parte di Jane, di uno dei game designer più vicini a noi, in senso territoriale. Viene infatti chiamato sul palco il creatore del progetto Critical City, anch’esso espressione di divertimento, ma anche collaborazione e condivisione per la città di Milano. Ci racconta, a nostra sorpresa, dell’esperimento in corso: era infatti stato chiesto ad alcune persone di scrivere su un bigliettino tre siti che avessero cambiato, in qualche modo, la loro vita. Successivamente, avrebbero dovuto mettere il bigliettino in un ovetto colorato e lasciarlo in giro per la città, nei posti più disparati. Il mormorio è iniziato quando ci è stato riferito che alcuni ovetti erano presenti in sala!

Qui trovate la lecture (con traduzione in italiano) dell’intero incontro.

Capite ora l’interattività, capite ora come Jane sia riuscita a farci quasi venir voglia di progettare noi stessi un gioco che possa davvero migliorarci e cambiare il mondo attorno a noi. E’ solo unendo le forze, solo mettendo insieme lo spirito di collaborazione con la condivisione, così presente nel nuovo mondo digitale, che anche attraverso un’esperienza ludica, anche attraverso questo fenomeno chiamato gamification, possiamo davvero essere in grado di apportare cambiamenti positivi a tutto ciò che ci circonda.

 

“If you have a problem, and you can’t solve it alone, evoke it.”

Scopriti Ninja! (dal 5 maggio su Ninja Marketing!)

Scopriti Ninja

 

Libera il tuo spirito Ninja!

 

Inizia una nuova rubrica tutta illustrata. Seguiremo passo passo la nascita di un nuovo piccolo ninja nel clan Ninja Marketing!

Come i Ninja, guerrieri spirituali che accrescevano la propria forza attraverso l’utilizzo di formule e simboli magici, riscopriremo il potere e la magia di ciò che è sconosciuto ai più, agendo sempre nel rispetto della Legge Universale.

Tratto da Filosofia su Ninja Marketing.

Stay Tuned!

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