Ombrello con ventilatore: ecco a voi Fanbrella!

Come dire, due piccioni con una fava! Una anticipazione dell’estate ci era arrivata grazie alla collana ad aria condizionata. Stavolta tocca ad un ombrello.

Fanbrella è proprio questo: ti ripara dal sole ed in più, grazie ad un ventilatore incorporato, ti rinfresca anche.

Un pulsante sul fondo della maniglia attiva una ventola silenziosa a tre pale, che ruota fino a 650 giri/minuto. La copertura dell’ombrello è in grado di riparare dal 99% circa dei raggi UV. Funziona con 6 pile di tipo AA, che permettono circa sei ore di autonomia.

Il costo? 80 dollari, circa 60 euro.

Outsourcing e startup /1: esploriamone i vantaggi e i rischi.

Outsourcing e startup: esploriamo i vantaggi e i rischi dell'esternalizzazioneCon quest’articolo iniziamo un viaggio nel mondo dell’outsourcing in particolare dal punto di vista delle startup. Il tema ci interessa in modo particolare perchè sempre di più la scelta di esternalizzare alcune funzioni non riguarda più solo le grandi società, ma anche le piccole e medie imprese e le startup.

A questo proposito Seth Godin, autore di diversi libri molto conosciuti tra gli startupper, ci conferma quest’evidenza attraverso il concetto di “Small Is the New Big”. In pratica egli spiega come le startup di successo sposino sempre più frequentemente la filosofia del “grow fast” e riescano spesso ad essere più efficienti, agili e flessibili delle grandi imprese anche grazie all’esternalizzazione.

Come sempre prima di prendere decisioni ad alto rischio è indispensabile conoscere bene a cosa si va incontro e come limitare al minimo la possibilità di sbagliare. Questo è il senso e lo scopo principale di questa serie di articoli.

Quattro buoni motivi per scegliere l’outsourcing

Per iniziare vediamo quali sono le quattro motivazioni principali che spingono le imprese a esternalizzare alcune delle competenze della propria impresa analizzando ognuno di questi aspetti.

#1 Taglio dei costi

Da sempre è stata la motivazione principale per cui le aziende hanno scelto l’outsourcing. Questo perchè consente di modificare la struttura dei costi aziendali scaricando l’ammontare dei costi fissi a favore dei costi variabili. Spesso infatti la scelta di mantenere in casa tutte le funzioni aziendali porta le imprese a dover utilizzare molte risorse per l’apprendimento di competenze che in fin dei conti hanno poco a che fare con il proprio core business. Ciò ha principalmente due effetti: un aumento del prezzo dei propri prodotti/servizi al cliente finale e un incremento notevole dei tempi necessari perchè l’azienda cresca e raggiunga il successo.

#2 Necessità di trovare risorse con competenze molto specifiche

Se è vero che le imprese hanno bisogno di risorse molto esperte per rimanere competitive, non bisogna sottovalutare il fatto che la società e il mercato mutano in modo molto più veloce e radicale rispetto al passato. Di conseguenza ogni impresa ha bisogno di lavorare con persone che siano continuamente aggiornate sugli ultimi trend del mercato, sulle tecnologie più in voga del momento e sulle strategie più attuali per ottimizzare i processi delle imprese. Affidarsi a dei professionisti esterni è in molti casi la garanzia che ciò accada.

#3 Necessità di trovare i migliori esperti sul mercato

In un mercato sempre più globale e competitivo anche nei settori più innovativi è difficile fare la differenza e sviluppare un vantaggio rispetto alla concorrenza. Per questo motivo le aziende hanno bisogno di trovare i migliori esperti che ci sono sul mercato e l’outsourcing consente loro di non essere legati a tempi e luoghi ben definiti. Grazie ad esso le aziende hanno la certezza che le risorse ingaggiate non avranno bisogno di essere formate dal punto di vista tecnico e hanno accumulato negli anni esperienze e competenze in settori molto specifici. Per questo motivo è interesse di tutti coloro che offrono servizi alle imprese costruirsi negli anni una buona reputazione e sviluppare con attenzione la propria professionalità e autorevolezza. D’altra parte per un’azienda assumere una persona molto esperta inciderebbe molto sui costi fissi.

#4 Necessità di essere flessibili

La flessibilità è diventata oggi una condizione che le imprese non possono più permettersi di ignorare, soprattutto quelle più piccole e che fanno fatica ad emergere. Dal punto di vista dei professionisti ciò comporta dover adeguarsi a contratti di lavoro legati a compiti e obiettivi molto specifici e tempistiche non sempre adeguate. Le imprese da’altra parte devono essere pronte a riorganizzarsi velocemente e spesso ciò non è possibile. In modo particolare le grandi imprese sono spesso caratterizzate da una grande rigidità e una sviluppata inerzia al cambiamento. Le piccole società invece temono che affidarsi a dei professionisti esterni abbia dei costi troppo elevati e non si possa perdere il pieno controllo del proprio business. Per entrambi l’outsourcing è senza dubbio l’unica risposta possibile.

Quattro aspetti di cui tenere conto nell’outsourcing

Sebbene i vantaggi dell’outsourcing siano piuttosto evidenti è indispensabile essere consapevoli che esso non garantisca in modo assoluto il successo di un’impresa e che si possa andare incontro ad alcuni rischi. Vediamo quali sono i principali.

Aspetti da considerare nell'outsourcing

#1 Gli esperti possono in alcuni casi aver bisogno di una lunga fase di briefing

Non è detto che i freelance a cui si affida l’impresa siano preparati adeguatamente rispetto al mercato in cui essa opera sebbene queste persone abbiano competenze tecniche e esperienze sul campo molto sviluppate. In questi casi l’impresa avrà solo due possibilità: cercare a lungo un consulente che abbia sia competenze specifiche sul mercato in cui opera sia una professionalità e una competenza tecnica molto sviluppata o accontentarsi di un buon professionista a cui dare il tempo di apprendere le specificità del mercato in cui andrà ad operare. In entrambi i casi può succedere che ci voglia molto tempo prima di raggiungere uno stato di efficienza e di massima produttività.

#2 Se si ha a che fare con partner d’oltreoceano bisogna tenere in conto le differenze culturali

In molti casi il professionista giusto a cui l’impresa affiderà parte delle proprie attività sarà localizzato lontano dalla sede in cui essa si trova. Da una parte si tratta di uno dei vantaggi che l’outsourcing offre, in particolare grazie alle nuove tecnologie e a internet. Dall’altra bisogna tenere in conto che ogni paese e ogni persona è influenzata dal background culturale in cui è cresciuta. Può succedere a volte che questo crei dei problemi nella gestione operativa delle attività perchè non c’è piena sintonia e compatibilità per quanto riguarda i metodi, gli strumenti utilizzati e i valori a cui ci si ispira anche nella vita professionale.

#3 Utilizzo di diversi mezzi e stili di comunicazione

Anche dal punto di vista della comunicazione interna, stili e abitudini diverse possono essere un problema. Ogni realtà e ogni persona cercherà probabilmente di spingere l’altra parte verso un allineamento per quanto riguarda sia gli strumenti da utilizzare per comunicare che la gestione deilla comunicazione interna tra chi lavora su obiettivi comuni. Il rischio anche in questo caso sta nel rallentare o limitare l’efficienza dei processi di un’impresa.

#4 Difficoltà ad accettare che alcuni colleghi non siano in ufficio con te

Non sempre le imprese e coloro che lavorano all’interno riescono a comprendere ed accettare del tutto che un proprio college possa lavorare a distanza. La capacità di un’impresa sta in questi casi nel gestire nel migliore dei modi possibili gli eventuali conflitti e le incomprensioni che possono emergere tra coloro che sono all’interno o coloro che lavorano da freelance.

Nei prossimi articoli vedremo come sfruttare al meglio i vantaggi illustrati oggi e come difendersi dagli eventuali rischi in cui un’impresa può incorrere.

Stay tuned! 😉


Logo Twago (small)

twago è la piattaforma europea d’intermediazione online per servizi in outsourcing, in grado di mettere in contatto aziende con fornitori di servizi.
I servizi offerti spaziano dalla programmazione, al graphic e web design fino a servizi alle aziende. I fornitori di servizi iscritti nella piattaforma sono sia freelance che aziende di ogni dimensione.

Il concetto è semplice: i Clienti pubblicano progetti (o lavori) su twago. I Fornitori iscritti inviano le proprie offerte, ed il Cliente seleziona il Fornitore che meglio risponde alle sue necessità.
twago offre inoltre un sistema di pagamento sicuro (acconto di garanzia “Escrow”) grazie al quale ogni pagamento tra le parti è protetto e accreditato al destinatario solo a conferma di entrambe le parti; si tratta della prima piattaforma in Europa ad offrire un sistema di pagamento cifrato di questo genere.

L’azienda è nata e ha sede in Germania (Berlino) ed è attiva in Italia dal marzo 2010 con un sito tutto italiano.

Starbucks celebra l’Earth Day e presenta la strategia green per il 2015

Nelle ultime settimane è stato reso noto che Starbucks ha sorpassato nella classifica della catene di ristoranti americane alcuni colossi come Burger King e Wendy’s.

L’azienda, fondata nel 1971 a Seattle, ha mostrato negli anni una grande trasparenza sui temi legati alla Corporate Social Responsability, definiti in maniera chiara nei suoi Report annuali (oramai pubblicati da 10 anni).

Quest’anno, in occasione dell’Earth Day, Starbucks ha ideato un’originale iniziativa per mostrare il forte impegno dell’azienda nel diminuire il più possibile il suo impatto ambientale. Il 22 Aprile chiunque comprasse una travel mug (tazza da viaggio-riutilizzabile) all’interno di uno store Starbucks, otteneva in regalo un caffè o un tè.

L’iniziativa è stata promossa da questo video, diffuso tramite Facebook e il sito ufficiale, che mostra migliaia di newyorkesi che effettuano il passaggio da monouso a tazza riutilizzabile attraverso un’artistica azione di ambient marketing.

L’impegno dell’azienda nel ridurre l’impatto ambientale non è però iniziato con quest’azione. Già dal 1985 Starbucks ha iniziato ad offrire degli sconti ai suoi clienti disposti a passare ad una tazza da viaggio riutilizzabile. E negli anni successivi si è impegnata attivamente istituendo il suo programma “Starbucks Shared Planet”.

Il programma in particolare si articola nei seguenti obiettivi da raggiungere entro il 2015:

Caffè & Agricoltori

– Assicurare la provenienza del 100% del caffè attraverso sistemi di certificazione quali C.A.F.E. Practices o Fairtrade.
– Investire negli agricoltori e nelle loro comunità incrementando i loro presiti a 20 milioni.
– Migliorare l’accesso degli agricoltori ai mercati del carbonio,aiutandoli a generare reddito e proteggendo l’ambiente.

Coinvolgimento della Comunità

– Mobilitare i nostri impiegati e i nostri clienti per farli contribuire per oltre 1 milione di ore a servizi per la comunità.
– Impegnare oltre 50,000 giovani per innovare e intraprendere azioni nelle loro comunità.

Riciclo e tazze riutilizzabili

– Sviluppare soluzioni per il riciclaggio completo per la nostra carta e per la plastica.
– Implementare il riciclaggio front-of-store nei nostri negozi di proprietà.
– Servire il 25 per cento delle bevande distribuite nei nostri negozi in tazze/bicchieri riutilizzabili.

Energia & Acqua

– Ridurre il consumo energetico del 25% nei nostri negozi di proprietà.
– Utilizzare energia rinnovabile pari al 50% dell’energia elettrica totale utilizzata nei nostri negozi di proprietà.
– Ridurre il consumo d’acqua del 25% nei nostri negozi di proprietà.

Green Bulding

– A partire da Dicembre 2010 costruire tutti i nuovi store con materiali riutilizzati, al fine di ottenere la LEED Certification. Il primo store completamente certificato è quello di Seattle, che si può esplorare virtualmente quì.

Molti degli obiettivi precedentemente fissati sono invece già stati raggiunti: la riduzione dell’energia utilizzata è stata nel 2010 del 3,3% rispetto al 2008, anche grazie all’introduzione di lampade a ridotto consumo; l’acquisto di elettricità da fonti rinnovabili è arrivato al 58%; per l’acqua addirittura c’è stato un decremento del 22% rispetto al 2008; l’obiettivo della diffusione e dell’uso di tazze riutilizzabili è invece stato solo dell’1,8% nel 2010.

Per quanto riguarda i “servizi per la comunità” si è svolto in Aprile il Global Month of Service, che ha toccato diverse città come Londra, New York, Shanghai,Seattle e Toronto. Il progetto basato sull’idea di un “buon vicinato” raccoglie volontari e impiegati al fine di realizzare diverse attività nel proprio quartiere: ridipingere mura, realizzare giardini pubblici, sistemare strade adiacenti a scuole etc.

Con una media di 700 tra volontari e impiegati per città, l’evento ha raccolto un grande successo.

BlackBerry PlayBook: RIM presenta il business tablet

Esattamente 20 giorni fa (il 19 Aprile 2011) ha fatto il suo esordio in USA e Canada il BlackBerry PlayBook. Il tablet da 7 pollici sviluppato per l’utenza business, e non, che sta facendo molto parlare di se, sia nel bene che nel male. Ed elencandone di seguito le caratteristiche tecniche più salienti, saremo in grado di risalire infine all’origine di tali voci.

 

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Intanto diremo che i prezzi disponibili sono: 499 $ per il 16 GB, 599 $ per il 32GB, e 699 $ per il 64GB.  Quindi identici ai prezzi nordamericani per iPad 2 “Wi-Fi only”.

Aguzzando lo sguardo Ninja, abbiamo notato però qualcosa che non poteva, e non doveva, passare inosservato ai nostri attenti occhi di cacciatori sul web.

Nel soffermarci appunto sulla versione italiana del sito ufficiale per PlayBook (compresa la BlackBerry fan page Facebook) ne è risultato evidente come il team italiano, che gestisce il tutto, sia rimasto “leggermente” indietro (per modo di dire) al team nordamericano BlackBerry. Infatti in bella mostra all’interno della home page del prodotto campeggia il vecchio video di paragone (del 15 novembre 2010) nei confronti dell’iPad 1!

Video che, si, faceva una volta la sua bella figura, ma decisamente oramai inattuale..

Forse alla squadra italiana di casa RIM stanno fingendo di non sapere che già da un pò esiste sul mercato l’iPad 2, che vanta un chip dual-core A5 (2 volte più veloce) ed una grafica (fino a 9x più veloce) rispetto al modello precedente?… Sembra proprio di si..

Semplice disattenzione? Non la potremmo definire come tale, visto il palese e clamoroso autogoal d’immagine e di credibilità che automaticamente ne emerge, inequivocabile, dell’intero team BlackBerry nei confronti del pubblico italiano, che non deve essere certamente fuorviato da vecchi video! Pubblico italiano che presenta un’unica evidente colpa: Non vede l’ora di sapere, finalmente, una data certa d’uscita per il nostro Paese (forse Giugno?), al di là delle presunte vendite corporate.

Ma passiamo pure oltre a questa “svista” (ingiustificata ed ingiustificabile) tutta italiana nella strategia di web media marketing.

Elogi sul PlayBook (attuali punti di forza):

  • I suoi 7 pollici ne garantiscono una sicura praticità di trasporto, in piena mobilità.
  • Presenta una fotocamera posteriore di 5 megapixel (invece iPad 2 una da 0.92 megapixel, forse l’unica nota dolente del device di Cupertino) ed un’anteriore di 3 megapixel, (ma sprovviste di flash come la concorrenza), con la possibilità di girare video in HD 1080p.
  • Utilizza un processore 1GHz dual-core Cortex-A9, provvisto di chip TI OMAP 4430, abbinato ad 1 GB di RAM.

  • Si caratterizza per il performante “Multitasking ninja” (come RIM stessa lo definisce in questo social-sondaggio)  🙂

  • Presenta il supporto nativo allo standard web Html 5 e alla tecnologia Adobe Flash Player 10.1, ad Adobe Mobile AIR e Java.
  • Si avvantaggia di porte micro USB e micro HDMI.
  • Si distingue per l’ottima qualità del sistema audio in abbinamento alla piena compatibilità con i formati di riproduzione video più diffusi.
  • E’ disponibile la possibilità di scaricamento del client SharePlus Office Mobile (sia nella versione lite gratuita che in quella completa a pagamento).
  • Inoltre, aggiornando l’OS QNX alla versione 1.0.3 (già possibile dal 2 Maggio) si può avere la Video Chat (indispensabile per poter video chiamare gli altri PlayBook tramite Wi-Fi). Poi la possibilità di aggiungere i preferiti all’interno del browser di navigazione. E tramite l’App World si sono resi disponibili per essere scaricati anche il BlackBerry Messenger (per la condivisione delle foto, aggiornamenti dello stato, apertura delle finestre chat) da utilizzare insieme all’app BlackBerry Bridge, grazie alla quale si potranno sincronizzare (via bluetooth) i documenti del proprio smarthphone Blackberry, visualizzarli sul display del PlayBook, modificarli e trasferirli ancora una volta sullo smartphone. Infine, ma non meno importante, la presenza dell’applicazione ufficiale di Facebook, (App che ancora aspetta di essere sviluppata per iPad).

 

Critiche sul PlayBook (attuali punti di debolezza):

  • La disponibilità della connessione dati solo tramite Wi-Fi, o altrimenti wireless tramite Bluetooth (utilizzando l’app BlackBerry Bridge, ma solo con smartphone del marchio RIM).  Ed in un Paese come il nostro, in cui la diffusione del Wi-Fi pubblico stenta a decollare, bisogna ammettere che è quasi del tutto inutile l’uso del PlayBook in mobilità. Non per caso troviamo l’Italia classificata, in un articolo dello scorso mese de”Il Sole 24 Ore“, al vergognoso 14° posto al mondo, dopo la stessa Hong-Kong, come presenza di hotspot Wi-Fi.
  • La mancanza di un client email nativo e del PIM (Personal Information Management): Davvero qualcosa di inconcepibile per gli amanti del brand BlackBerry! Applicazioni che solo in questi ultimi giorni sono state annunciate di essere state sviluppate e che saranno rese disponibili per questa estate.
  • la mancanza dell’emulatore nativo per le apps Android come da tempo era stato annunciato, (l’attuale sistema operativo QNX presenta evidenti limiti, sopratutto se paragonato all’App Store). La mancata uscita dell’emulatore aveva lasciato scettici in molti; sennonché RIM ha dimostrato finalmente, sempre nei giorni scorsi, di testarne la presenza (l’emulatore prende il nome di Android App Player) al recente “BlackBerry World conference” del 3-5 Maggio. Sarà quindi disponibile entro questa estate 2011? Vedremo, ma quasi certamente non sarà Android 3.0 Honeycomb (l’OS di Google sviluppato apposta per i tablet), scelta quanto mai discutibile!

 

In definitiva il BlackBerry Playbook presenta un hardware di prima qualità, dalle prestazioni eccellenti. Ma il flop commerciale in Nord America è stato evidente (vedesi l’imbarazzante assenza di fila, nel giorno del debutto, davanti agli store di Toronto). E non si è riusciti a far uscire il prodotto nemmeno in concomitanza dell’iPad 2, sancendo attualmente un distacco abissale (sia commercialmente parlando) che come realistica mancanza  di applicazioni (in cui si sta cercando di rimediare, di settimana in settimana).

Il microscopico store della BlackBerry (in numeri di apps) si presenta attualmente ad anni luce dall’App Store, aspettando di rimpolpare le fila del PlayBook  con l’Android Market, grazie al suo emulatore.

C’è da chiedersi perché la RIM ha avuto infine tutta questa dannata fretta nel far uscire il PlayBook (sapendo che fosse ancora immaturo). La battaglia con l’iPad 2 è stata persa in partenza. Un prodotto così evidentemente incompleto sul piano software, non poteva pretendere di fare miracoli.

E dove va a finire la fantomatica “super praticità” del Playbook grazie ai suoi 7 pollici?  Se poi per collegarci, in assenza di Wi-Fi, dobbiamo usare come modem uno smartphone (per forza di cose sempre BlackBerry).

E se si è voluti puntare ad un migliore mobile experience, visto le dimensioni ridotte rispetto all’iPad, perché si stanno accavallando rumors  di una maggiorata versione da 10 pollici per l’autunno?

Una cosa è certa agli italiani converrà aspettare ancora una volta, e quantomeno aspettare una possibile versione 3G/4G del PlayBook, sempre se vogliate davvero usare il tablet di RIM in piena mobilità.

 

Qui di seguito, potete trovare le utili apps di cui abbiamo parlato prima:

Vieni gratis al corso in "Green Marketing" con John Grant: progetta il tuo Green Manifesto!

Et voilà, il Ninja Candy si tinge di verde, anzi verdissimo! ….Come perché? 😯

Non fate i finti disinteressati, lo sappiamo che ogni notte, prima di andare a nanna, pensate solo ad una cosa.. Ma no! Che avete capito? Intendiamo il corso in “Green Marketing” che si terrà a Milano martedì 24 maggio, organizzato da Ninja Academy e LifeGate! ^^’

Tutte le direttive per scoprire il programma completo e procedere con le iscrizioni le abbiamo già date QUI ma, giusto per rinfrescarvi la memoria, ci teniamo a sottolineare, ancora una volta, che l’occasione è ghiottissima!

Non solo si parlerà di tematiche attualissime e necessarie quali il Green e la sostenibilità, non solo capiremo come vivere il Green in modo proattivo sia come stile di vita che come politica d’impresa, non solo scopriremo come usare i social media per creare una community attorno ad iniziative di stampo sostenibile, ma tutte queste nozioni verranno fornite da uno dei massimi esperti, nonché guru internazionali del settore: nientepopòdimenoche John Grant, che, al corso, vi regalerà il suo bestseller “Green Marketing, il Manifesto“.

E’ proprio da qui che partiamo per spiegarvi il Ninja Candy riguardante questo corso super innovativo: dal suo libro che – come sostiene Alberto Mattiacci, “è uno strumento di grande utilità pratica e culturale che pensa (e parla) al futuro“.

Se tematiche quali il Green e la sostenibilità rappresentano la grande, immensa sfida che la nostra generazione deve e dovrà affrontare, perché non iniziare dalle piccole cose, creando, per esempio, voi stessi il vostro Green Manifesto? E perché non dimostrare quali piccoli grandi gesti siete in grado di compiere per salvare il nostro caro e bel pianeta?

 

 

Seguite le istruzioni e, chissà, potreste essere proprio voi ad aggiudicarvi il Ninja Candy! 😉

1. Stilate una serie di punti che andranno a definire il vostro “Green Manifesto”: dovranno essere spunti, iniziative, concetti, idee Green da rispettare e far rispettare. Ovviamente potete scriverlo, oppure disegnarlo, rapparlo, mimarlo, etc. Ricordate che, più sarete creativi e più possibilità avrete di vincere l’ingresso omaggio!

2. Insieme al manifesto, dimostrateci che le vostre non sono solo parole “al vento” e che, per quanto possano essere Green – essendo eoliche, hanno bisogno di essere accompagnate dai fatti! :mrgreen: Documentate quindi uno o più punti che avete messo in atto o avete fatto mettere in atto. Anche qui vale tutto: foto, video, etc.

3. All’interno del materiale, fate riferimento al corso Ninja Academy in “Green Marketing”

4. Diventate fan di Ninja Academy su Facebook!

5. Postate tutto sulla nostra bacheca: per non disperdere il materiale, vi consigliamo di accorpare manifesto e dimostrazione (per esempio: mostrateci il manifesto in un video e fate seguire, sempre all’interno dello stesso, la dimostrazione).

6. Invitate amici, colleghi, parenti – insomma, vere e proprie carovane umane, a cliccare “mi piace” sotto il vostro contenuto. Attenzione perché valgono solo i “like” sulla bacheca di Ninja Academy!

7. Scrivete una mail a info [@] ninjacademy.it ricordandovi di linkare, o comunque segnalarci, il vostro contenuto, lasciando un recapito telefonico, per contattarvi in caso di vincita.

I tre contenuti che riceveranno più “mi piace” arriveranno dritti al podio e, secondo l’insindacabile giudizio dell’esimia Ninja Juria di Kwalitàil migliore si aggiudicherà l’ingresso omaggio per seguire la giornata di corso in “Green Marketing”martedì 24 maggio a Milano, con, appunto, uno dei massimi esperti del settore: John Grant! Con “il migliore” intendiamo colui o colei che esprimerà al massimo la sua creatività, la sua originalità e il suo entusiasmo!

Per ricaricare di energia (solare, mi raccomando) i vostri neuroni e farvi venire in mente l’idea più genialmente Green del pianeta, avete tempo fino a martedì 17 maggio: go go go!

Volete l’esempio che lo stesso John Grant cita all’inizio del suo libro? Il video in questione è “Proper Education” di Erick Prydz e ve lo mostriamo qui sotto. I ragazzi che vedrete potrebbero sembrarvi, a primo impatto, dei teppistelli, ma, in realtà, stanno cercando di contribuire alla salvezza del nostro pianeta. Curioso no? Check it out:

Se invece siete degli inguaribili pigroni o non ce la fate proprio ad aspettare e volete assicurarvi il posto, potete dare un’occhiata al post con tutte le informazioni a riguardo, o alla landing page del corso per scaricarvi il programma completo, oppure potete direttamente procedere con l’iscrizione.

Fino al 15 maggio con la modalità Early Booking potete iscrivervi ad un costo inferiore rispetto al prezzo pieno del corso. Ricordate che, sempre all’interno del post, potete visionare gli sconti dedicati alle iscrizioni di gruppo!

Avviso a tutti i Guerrieri Ninja, che hanno già partecipato ad uno o più corsi Ninja Academy: lo sapete, vero, che avete diritto a 40 € di sconto per ogni grado raggiunto, fino ad un massimo accumulabile di 160 €? 😛

Per qualsiasi altra informazione potete contattare le super maestre Ila & Franzina a questo indirizzo mail: info [@] ninjacademy.it o telefonare allo 02 899 26 128.

Non ci resta nient’altro da dire se non:

Save your planet. Be (a Green) Ninja!

Google Chrome Dear Sophie: il nuovo spot emozionale

Gioca sulle emozioni più profonde il nuovo spot di Google Chrome.

Un padre, la sua bambina, il loro percorso insieme: la nascita, le prime tenere foto, l’arrivo di un fratellino, i compleanni, i disegni, la scuola di danza, i video…tutto ordinatamente registrato e commentato grazie al browser di Google.

Grande spazio ai sentimenti dunque, nel tentativo di umanizzare il brand…attenzione però all’effetto Grande Fratello (o Padre, in questo caso), potrebbe risultare vagamente inquietante! 😉

Eppela, un altro passo avanti per il crowdfunding italiano.

Image credit: http://www.flickr.com/photos/heydanielle

C’è una parola che negli ultimi tempi ricorre sempre più spesso nelle conversazioni tra startuppers; un’espressione che viene da oltreoceano proprio come tante altre in questo settore, e che minaccia di scalzare il classico sempreverde “venture capital”.

Se nell’opinione comune infatti si tende a considerare il capitale di rischio come l’unica strada possibile per dare vita al proprio sogno d’impresa partendo da zero, oggi sempre più persone con idee e voglia di fare decidono di rompere ogni tabù e arricchire il vocabolario con un’espressione nuova e carica di speranze: crowdfunding.

Molte sono infatti le iniziative che, anche in Italia, puntano a individuare modalità alternative per permettere alle startup di raccogliere i primi, vitali fondi. Il crowdfunding è appunto una di queste, e il suo principio di funzionamento è davvero semplice: coloro che hanno un’idea da realizzare si rivolgono direttamente ai potenziali destinatari del progetto finale, e li coinvolgono nella raccolta fondi. Ogni partecipante ha così la possibilità di contribuire con un apporto anche minimo a un’opera di più ampio respiro. La piattaforma, che fornisce la cornice entro cui si attua questo scambio virtuoso, in genere trattiene per il proprio sostentamento una percentuale del capitale raccolto.

Seguendo questa scia, da pochi giorni in Italia è attiva una nuova realtà di Crowdfunding: si chiama Eppela, e si pone nel modo più trasparente e genuino: usando la sua stessa piattaforma per finanziarsi! Avete capito bene, Eppela è il primo progetto ad inaugurare la raccolta fondi, e conta già più di € 1000 raccolti (su una quota target di € 12.000) per 23 utenti finanziatori.

Ma come funziona nel dettaglio un sistema di questo tipo? Vediamone gli step principali:

– Si imposta una cifra obiettivo da raggiungere;
– Si presenta il progetto alla comunità attraverso una scheda completa di video esplicativo;
– Si attende la conclusione del periodo di tempo disponibile e si valuta il risultato.

A questo punto se il finanziamento ha raggiunto (o superato) gli obiettivi il progetto incassa i fondi e procede secondo il piano condiviso con i micro-investitori; se invece ciò non si verifica, il denaro viene semplicemente restituito.
Una delle cose più divertenti ideate da Eppela è il meccanismo di reward che premia l’investitore a seconda di quanto generosa è la somma versata. In altre parole a versamenti più cospicui corrispondono ricompense direttamente proporzionali: per € 2 posso ottenere una spilletta, come per € 2000 l’apparizione in uno spot TV!

Eppela ha una connotazione creativo/umanistica, e punta a far decollare (o meglio “saltare” dal sogno alla realtà, per riprendere la metafora scelta dall’iniziativa) progetti negli ambiti Public&noprofit, Art&entertainment (arte, letteratura, teatro, danza, musica, cinema, fumetto) e Lifestyle&technology (design, tecnologia, food, moda).

I più diffidenti storceranno il naso di fronte a un modello che corre il forte rischio di entrare nella categoria del “too good to be true” (troppo bello per essere vero), ma è bene sapere che in USA, la land of opportunities per eccellenza, il crowdfunding ha portato alla luce iniziative come l’anti-Facebook Diaspora, progetto nato sulla piattaforma Kickstarter.

Personalmente, ritengo che la riflessione su forme alternative di finanziamento sia uno sforzo necessario da parte della comunità startupper, soprattutto alla luce di due necessarie prese di coscienza: la crescita e la prosperità di una startup sono fortemente vincolate anche al contesto socio-economico di provenienza; non tutte le startup hanno i requisiti per sopportare un finanziamento di venture capital.
Per questo motivo, anche se con un metodo simile non si potrà certo ambire a finanziare una million-dollar-company, d’altro canto centinaia di piccole e brillanti idee potranno trovare terreno fertile per diventare realtà. Proprio a questo servono iniziative come Eppela, piccoli grandi passi verso un futuro in cui l’innovazione potrà affermarsi ogni giorno, partendo dal basso e in piena libertà.

5 motivi per amare il gattino virale Simon's Cat [CASE STUDY]

Non bisogna essere una gattara pazza per amare il simpatico e irriverente gattino della serie “Simon’s Cat”.
Fenomeno nato in rete è diventato un vero e proprio must tra i viral video su YouTube.
Dopo il successo avuto su internet Simon’s cat ha messo lo zampino ed è proprio il caso di dirlo su una serie di prodotti come libri illustrati, applicazione per iPhone , fumetti e gadget!

L’autore Simon Tofield è un illustratore inglese proprietario di quattro gatti ed è forse proprio questo che gli permettere di conoscere così bene tutti i vezzi e difetti dei i nostri amici a quattro zampe.

Quante volte il nostro gatto ha mangiato i cavi del computer, ahimè ne so qualcosa, preso il nostro posto sul divano, ci ha svegliato di domenica mattina quando volevamo dormire di più sempre con quel passo felpato ed un musetto che ci fa perdonare ogni loro pasticcio.

Con linee semplici e grande umorismo Simon’s cat illustra il mondo dei proprietari di ogni gattino riuscendo a strappare un sorriso sulla faccia anche a chi i gatti proprio non li sopporta!

I Film

“Felino adorabile, ma totalmente anarchico, disposto a qualsiasi cosa pur di essere nutrito” è la descrizione che viene fatta del simpatico micetto che le fa passare di tutti i colori al povero Simon omonimo dell’autore Simon Tofield!
Qui in basso l’ultimo successo virale con oltre 2000000 di visualizzazioni .

Simon’s Cat in ‘Purrfect Pitch’

Simon’s cat è diventato una app musicale nonché un gioco per iPhone, è possibile comporre i propri brani, salvarli per poi vedere come il gattino li canta per noi .
Il gioco permette di destreggiarsi in una serie di sfide a cui il micetto ci sottopone.
Potrete trovare qui il link per scaricare l’applicazione per iPhone.

Comic strip

Simon’s cat è diventato una striscia a fumetti, un appuntamento fisso nel Daily Mirror la testata nazionale del Regno Unito.
Tranquilli, se perdete qualche numero è possibile rivedere le strisce sul sito ufficiale del Daily Mirror nella sezione dedicata a Simon’s cat insieme ai video e le interviste.

I Libri

“Premiato in tutto il mondo, ora lo stile spumeggiante e lo humour irresistibile di Simon Tofield diventano un libro”. 240 Pagine di divertimento puro e nella propria lingua, anche se non credo ci sia molto da leggere ;)!

Simon’s Sister’s Dog

Proprio non vi piacciono i gatti? Detto fatto il cane della sorella di Simon accontenterà gli amanti del miglior amico dell’uomo. Simon’s Sister’s Dog è nato dopo il 2008 quando la Royal Society per la Prevenzione della Crudeltà verso gli Animali (RSCPA) ha chiesto a Simon di contribuire alla consapevolezza per il crescente problema dell’obesità degli animale domestici. Il video illustra la cattiva abitudine di rimpinzare i nostri amici pelosi senza pensare alla loro salute e le dannose conseguenze.

Noi vi auguriamo buona visione e intanto vi lasciamo con la video intervista a Simon Tofield .

Adoro Simon’s cat!!! e voi?

Tastiera wireless arrotolabile: ecco a voi freeKEY

Flessibile ed anche resistente all’acqua. Non penserete mai ad una tastiera con queste caratteristiche. Ed invece esiste, realizzata dall’azienda Scosche (vi ricordate che un po’ di tempo fa vi avevamo segnalato quella della Verbatim ripiegabile?).

Si chiama freeKEY ed è una tastiera arrotolabile collegabile tramite Bluetooth ai nostri iPad, iPhone e Mac. Ha una batteria interna che si ricarica via USB e viene fornita con un cavo che si arrotola automaticamente (il che la rende molto compatta). Ci sono i led che segnalano il livello di carica, il tasto di connessione per l’abbinamento con dispositivi Bluetooth e l’interruttore.

Costo? 59,99$ sul sito del produttore.

Pippa Middleton Ass Appreciation Society: il lato B delle nozze reali

Del matrimonio reale si è detto tutto, si è parlato della commovente cerimonia, dei tanto agognati festeggiamenti, degli invitati eleganti, del look very cool della Regina Madre. Ma un ulteriore fondamentale dettaglio non è passato inosservato agli attenti sguardi dei ninja.

Dopo le nozze, è nata una nuova meme-star virale. Ha conquistato le pagine del gossip, le attenzioni dei paparazzi, i servizi alla Vita in diretta. Lei è Pippa Middleton.

La cognatina di William, Philippa aka Pippa, oltre a godere di un diminutivo invidiabile, durante le celebrazioni ha dimostrato di essere una ragazza piena di risorse e qualità da sangue blu. Molte delle quali indubbiamente nascoste, ma una di certo ben visibile, il suo lato B, attentamente trasmesso e commentato in mondovisione.

I bookmakers già piazzano scommesse sulla presenza o meno di biancheria intima sotto il vestito da cerimonia, mentre sul web fioccano commenti piccanti. Ma in Inghilterra c’è chi ha davvero preso la questione sul serio. Per rendere omaggio al generoso dono della natura, è stata istituita la Pippa Middleton Ass Appreciation Society, neonata associazione anglosassone che persegue i propri nobili scopi commercializzando t-shirt e gadget in onore del reale fondoschiena.

Per meno di 15 sterline i fan potranno sfoggiare con orgoglio una strabiliante maglietta con “If only Pippa were a Stripper” oppure “Pippa Ass Fana caratteri cubitali sul petto. Nel vostro ninja-guardaroba non potrà esserci nulla di più fashion!