Il personal guerrilla marketing di Claudio Nader: scrivere il CV su Facebook [CASE STUDY]

“Certe volte, le idee sono davvero in grado di battere la crisi”: questo è, in breve,  il  Claudio Nader-pensiero. 

Claudio è un ragazzo bolognese di 28 anni, che proprio grazie ad un’idea originale è riuscito nell’impresa di dare la svolta decisiva alla sua carriera. Come tanti di noi, anche Claudio si è trovato a fare i conti con uno scenario lavorativo desolante; per questo è volato all’estero, precisamente a Londra, in cerca di quel qualcosa in più che il nostro Paese non riusciva ad offrirgli.

Il problema è sempre lo stesso, ma può sembrare quasi insormontabile: come farsi notare?  Usare la testa, e la creatività, spesso è una soluzione. Ed ecco l’idea: perchè non pubblicare il suo Curriculum su Facebook, gestendo le impostazioni della privacy? Il sito di Zuckerberg vanta oggi circa 600 milioni di utenti, 22 dei quali sono italiani: una buona possibilità di uscire dall’ombra!

Nader realizza così il suo Facebook CV che, neanche a dirlo, nel giro di due mesi fa il giro del Web -e del mondo- tra tradizionali interviste, post, retweets: Inghilterra, Russia, Romania, America, Brasile, India….

 

E, come in ogni storia che si rispetti, il lieto fine (o inizio?) : Claudio ora lavora come Social Media Assistant e content editor in una grande agenzia di…Milano!

Se anche voi voleste provare a seguire il suo percorso, sul suo sito www.claudionader.com potrete trovare un tutorial in cui spiega come realizzare il Facebook CV.

Ma lasciamo la parola a lui, perchè ci racconti la sua esperienza.

Ci spieghi com’è nata la tua idea?

E’ nata per cercare di accendere una luce sul mio curriculum e per dare una dimostrazione diretta delle mie competenze come “media planner”. Dal guerrilla allo street marketing per le vie di Londra fino alle azioni su YouTube, Twitter o Facebook non sapevo bene che cosa volevo fare, quindi ho fatto due più due e ho concentrato l’attenzione sui due punti centrali della mia condizione di quel momento:

– un curriculum da far vedere

– un interesse preciso verso il mondo della comunicazione.

Facebook era il punto caldo della “comunicazione” e il nuovo profilo era il punto caldo di FB (ma non ancora usato da tutti) e il mio curriculum era il protagonista di questa storia.

Poi, in un suo status, il mio amico Alex si è lamentato del fatto che FB gli aveva affibbiato il nuovo profilo anche se a lui non piaceva, quindi quello era il momento in cui più di 600 milioni di persone si trovavano ad avere la stessa, identica, cosa in tutto il mondo. Ho pensato che una differenza del genere, con uno scopo così diverso, su 600 milioni di profili “solo” creativi o meno, non sarebbe di certo passata inosservata.

Quando hai iniziato ad avere i primi feedback dopo aver messo il tuo CV su Facebook?

Facebook è un servizio ad uso privato (pur considerando i contorni sfumati di questa affermazione), quindi è ovvio che nessuno viene a vedere il tuo profilo se non c’è qualcosa che lo porta fino a lì. Ecco perché i feedback sono arrivati quando io ho dato il via alla comunicazione.

Ho segnalato l’idea ad alcuni siti e blog per accendere l’attenzione e dopo un paio di settimane è uscito il primo articolo (in India, mi pare), poi un altro e un altro ancora, così è cresciuta la curiosità autonomamente.

Il profilo è stato poi inserito al top dei 12 profili Facebook più belli del mondo da Oddee e da altri siti, è stato citato come esempio per trovare lavoro sul Guardian e su Exame, uno dei magazine più seguiti in Brasile, e in diversi altri siti con intento simile, soprattutto rivolti a studenti di università americane e inglesi. Poi l’israeliano JobMob, che ha un seguito mondiale, l’italiano Spot & Web, MioJob di Repubblica, il francese Mode(s) D’emploi e altri ancora.

Oltre alle tante condivisioni ‘social’ partite dai vari articoli, molte persone mi hanno scritto da tantissimi paesi, chiedendomi a volte l’amicizia su FB e tanti mi hanno chiesto come rifarlo, per questo a un certo punto ho scritto un vero e proprio tutorial e sono uscite varie “versioni” diverse di questa idea.

Il tuo è un percorso controcorrente: invece che tentare la carriera all’estero, dove peraltro già vivevi, hai deciso di tornare in Italia. Come mai questa scelta?

Ero andato all’estero perché ero esausto dell’Italia. Destinazione: Londra. Pensando di fare il barista e basta, che infatti è quello che stavo facendo.

Poi però stando là è tornata la voglia di fare cose e quindi ho pensato di provare a farle.

Sono nati contatti locali grazie a questa idea ma poi magari sarebbe servito ancora un po’ di tempo, quindi ho colto l’occasione di collaborare come web e social media assistant in un’agenzia che mi ha trovato grazie a questa mossa. Era quello che speravo e che volevo, quindi perché avrei dovuto rifiutarlo?

Come vedi la situazione per i giovani in cerca di lavoro nel nostro Paese? Che consiglio daresti loro?

Beh, a costo di farlo sembrare un controsenso, io consiglierei di andare all’estero, non si sa mai cosa può accadere!

E poi, consiglio davvero di cercare di ottenere l’attenzione che si vuole, perché a volte ci si può riuscire.

Che dire? Grazie davvero Claudio, a nome di noi Ninja: questa sferzata di ottimismo e speranza  non può che farci bene!

Come caricare i video su YouTube [SPECIALE WEBBY AWARDS]

Ricordate i film americani degli anni 50? La casina con il giaridinetto, la mogliettina perfetta, provetta donna di casa, il marito che lavora in qualche agenzia, il capo che chiama a casa nei momenti più improbi. Questa è l’ambientazione scelta dall’agenzia creativa The Ant Farm per la loro ricetta per caricare i video su YouTube.

In un clima alla Pleasantville, la mogliettina perfetta, nel suo svolazzante abitino blu, si muove con grazia nella pulitissima cucina dando istruzioni per l’operazione di caricamento come se stesse leggendo la ricetta per preaparare la torta di mele. Originale, divente e retrò: la tecnologia del nuovo secolo che ci fa rivivere il mito della Fridge Mama e le atmosfere dei film americani della metà del secolo scorso.

Facebook pagherà gli utenti per la fruizione degli ads

Facebook offre 1 credit (ossia 10 cents) a quegli utenti che vedranno interamente uno spot video postato sul social network.

L”idea è quella di incentivare la fruizione delle campagne advertising sfruttando la fidelity dell’utente a Facebook e alle social app che quotidianamente utilizza.

Mark Zuckerberg e il suo staff, con questa mossa, puntano ad aumentare l’appeal verso quelle aziende che vorrebbero investire su pubblicità on line ma che non hanno sufficienti garanzie sull’efficacia: andando infatti a offrire una sorta di “ricompensa” al pubblico, si rende più probabile un’alta fruizione con conseguente maggior successo della campagna.

Il sistema è stato ideato insieme a Trialpay, la società che ha sviluppato Dealspot (la piattaforma che veicola le campagne ads nelle app di Facebook): un sistema che è già utilizzato nel mondo dei giochi marchiati Zynga (Cityville e Farmville) e Crowdstar, applicazioni che ovviamente possono contare su un vasto numero di utenti.

Ma come verranno elargiti i fantomatici denari agli utenti più pazienti? Attraverso il meccanismo del Credits, ossia la “moneta” interna di Facebook. Una valuta che viene accreditata sull’account e che, ad esempio, aiuta l’utente di giochi on line, permettendogli l’acquisto di oggetti utili al proseguo del videogame. Oggi i crediti possono essere acquistati on line con carta di credito: con 1 dollaro se ne acquistano 10, ma il prezzo scende se l’acquisto è massivo: con 400 dollari se ne acquistano 4.720.  Con questo sistema del “premio”, se un utente guarderà integralmente un video promozionale o utilizzerà un’app brandizzata, potrà riceverne gratuitamente e accumularli.

Come nel caso di Second Life, dove la moneta interna era il Linden Dollar, anche per Facebook il processo di fidelizzazione a un sistema fatto essenzialmente di contenuti comporta lo sviluppo di nuove forme di gestione dell’advertising, che arrivano addirittura ad elargire per guardare, in una sorta di pay per view al contrario.

L’obiettivo di questa azione, che mira ad incentivare l’utilizzo di questo particolare conio virtuale, è arrivare a far acquistare beni durevoli anche attraverso i Credits di Facebook: un po’ come sta accadendo in 5 città americane (Atlanta, Austin, Dallas, San Diego e San Francisco) dove sono già attivi i nuovi Facebook Deals,(quelli “à la Groupon per intenderci),che sfruttano la piattaforma di geolocalizzazione Facebook Place e permettono di condividere con gli amici gli sconti che si ottengono in determinati punti vendita attraverso la notifica del check-in: lo shopping online, infatti, in queste cinque città è possibile attraverso la piattaforma non solo con pagamento attraverso carta di credito ma anche, appunto, con i Credits.

Social Times Pro ha stimato in un report recentemente pubblicato che a partire dal prossimo luglio, quando questo sistema verrà messo a regime ed effettivamente la moneta zuckerberghiana diverrà utile anche per prodotti veri e propri, che il volume d’affari potrebbe raggiungere i 600 milioni di dollari entro un anno.

Facebook’s goal is to drive a rich ecosystem around credits on multiple fronts” ha dichiarato Justin Smith, fra i fondatori di Inside Network: sembra proprio che l’obiettivo sia a portata di mano.

Tecnologia e ambiente: produrre materiale edile dai rifiuti

Nasce una nuova tecnologia tutta italiana per trasformare i rifiuti stradali in materiale per l’edilizia. Dopo infiniti dibattiti sull’annoso problema dei rifiuti – che in Italia assume i connotati di una vera e propria emergenza – è arrivata l’ora in cui la tecnologia sviluppata dai migliori ricercatori “made in Italy” potrà restituire alle nostre città un aspetto gradevole e una nuova opportunità di sviluppo economico.

E’ la Ecocentro Tecnologie Ambientali, azienda bergamasca del Gruppo Esposito, a consentire il trattamento e il recupero di una frazione superiore al 70% dei rifiuti che, quotidianamente, si depositano lungo le strade delle nostre città.

Praticamente tutto quell’accumulo di polvere, sabbia, terriccio, carta, plastica, lattine e monete che vediamo giornalmente ai bordi delle strade e che vanno ad incrementare i quantitativi di immondizia che le amministrazioni locali si trovano – spesso con difficoltà – a dover smaltire adeguatamente.

Ora questi rifiuti potranno essere  trasformati in  sabbia, ghiaino e ghiaietto utilizzabili come materiali edili.

Il cuore della tecnologia degli impianti si compone di un complesso di strutture adatte al recupero e al riciclaggio dei rifiuti stradali ed è coperta da brevetto europeo a norma ISO 9001 e dalla qualificazione all’esecuzione di lavori pubblici (SOA).

La Lombardia e la Toscana sono state tra le prime regioni a smoversi: tra pochi giorni entrerà in funzione il nuovo impianto di Como (che va a sommarsi alle altre strutture già realizzate nelle due Regioni) e ci sono già accordi per implementare ulteriori nuovi impianti anche in Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

A noi ninja resta solo un interrogativo: quando potremo vedere finalmente le nostre strade pulite anche nelle altre regioni?

Green Design Projects: 3 esempi creativi di sostenibilità ambientale.

Il green design, anche conosciuto come sustainable design, eco design o environmental design, teorizza la progettazione di un prodotto o di un sistema socio/economico nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo. L’obiettivo del design sostenibile è creare luoghi, beni e servizi attraverso una progettazione attenta alle tematiche ambientali, riducendo quindi l’uso di risorse non rinnovabili e cercando di limitare gli effetti negativi della produzione industriale sull’ambiente.

Principi del green design

    Materiali sostenibili: materiali non tossici, riciclati o riciclabili, realizzati secondo processi produttivi che utilizzano energie alternative;

    Risparmio energetico: utilizzo di prodotti che consumano meno energia;

    Qualità e durabilità: una maggiore resistenza all’usura ed un funzionamento ottimale garantisce una riduzione dell’impatto dei rifiuti prodotti;

    Design e riciclo: un progetto che prevede un secondo utilizzo dell’oggetto prodotto come materiale;

    Biomimetica: studio consapevole dei processi biologici e biomeccanici della natura. Tutti i sistemi naturali funzionano secondo cicli chiusi in quanto non esiste il concetto di rifiuto; inoltre si fondano su interdipendenza, interconnesione e cooperazione – processi che sono alla base dei sistemi viventi – funzionano ad energia solare e rispettano e moltiplicano la diversità.

Il green design è il risultato di un processo integrato tra architettura, design e urbanistica, dalla progettazione di oggetti di uso quotidiano alla realizzazione di aree urbane; trova quindi applicazione in diversi settori quali: architettura, design urbano, ingegneria, graphic design, industrial design, interior design e fashion design.
Vi mostriamo ora alcuni esempi di green design nei diversi ambiti applicativi.

Urban Design

Il Lilypad Project ideato dall’architetto Vincent Callebaut, potrebbe essere uno dei progetti più complessi e lungimiranti di green design mai concepito. Ogni complesso è strutturato per essere una città autosufficiente, ed è alimentato da una combinazione di energia termica, solare, eolica e idroelettrica. Il disegno tridimensionale crea colline, valli, spazi ricreativi, commerciali e residenziali dando loro un’organica organizzazione che li rende in qualche modo credibili come luoghi in cui gli esseri umani potrebbero vivere vite intere. Parliamo quindi di un city concept in grado di ospitare 50.000 abitanti, con una laguna centrale di acqua dolce (raccolta dalla depurazione della pioggia) che è catalizzatore della biodiversità di flora e fauna. L’obiettivo è creare un’armoniosa coesistenza della coppia uomonatura, per esplorare così nuovi modi di vivere.

 

Product Design

Traendo ispirazione dalla metamorfosi di una farfalla, il designer Sherly Gunawan, laureato in product design presso Lasalle College of the Arts di Singapore, ha progettato un innovativo purificatore d’aria che rinfresca l’ambiente attraverso la vegetazione naturale. Considerando il fatto che l’aria interna può essere più gravemente inquinata rispetto all’aria esterna, il GreenAir è un purificatore d’aria interna che cresce piante viventi per l’aria fresca.
GreenAir dispone di una ventola interna per spingere l’aria nella zona delle radici, utilizzando il pannello solare come fonte di energia. In tal modo una maggiore quantità di agenti inquinanti può essere purificata in un tempo più breve. Ha anche un sistema di auto-irrigazione, utilizzando filo di nylon come l’estensione della radice. Così, le piante possono assorbire l’acqua in base alle esigenze. La fioriera è realizzata in materiale biodegradabile, e quando la pianta arriva a piena crescita si può trasferire direttamente al suolo dove troverà le sostanze nutritive.

 

Graphic Design

Pawel Nolbert ha realizzato le grafiche per la campagna di Eco By Cosentino, azienda spagnola leader mondiale nella progettazione, produzione e distribuzione di superfici per l’ambiente cucina e bagno. Il gruppo basa il proprio sviluppo sull’espansione internazionale e un innovativo programma di ricerca che utilizza le più avanzate tecnologie nell’ottenimento di nuovi materiali. Eco By Cosentino è una superficie composta almeno per il 75% da materiali riciclati (vetro, specchio, porcellana, piastrelle e ceneri vetrificate) derivanti da prodotti finiti o da processi produttivi.

Inoltre il gruppo Cosentino ha ottenuto la Environmental Product Declaration. L’obiettivo di questo progetto era quello di effettuare un’analisi ambientale di Eco by Cosentino® con lo scopo di ridurne l’impatto ambientale associato, prestando maggiore attenzione a limitare le emissioni di gas serra, all’efficienza delle materie prime, al consumo di energia e alla riduzione della quantità di rifiuti prodotti.

Skype: dopo Facebook e Google, la spunterà Microsoft? [BREAKING NEWS]


Si decide in queste ore il futuro di Skype, l’operatore di telefonia su IP più famoso del mondo. Se pochi giorni fa l’agenzia Reuters riferiva che sia Big G che il social network di Mark Zuckerberg avrebbero avviato delle trattative parallele per l’acquisizione o la costituzione di una joint venture, dopo la decisione di Skype di congelare il proprio progetto di IPO (Initial Public Offering), ora non solo in lizza per assumere il controllo del servizio di video web conferencing ci sarebbe anche Microsoft, ma quest’ultima sembra addirittura il concorrente più accreditato a chiudere l’accordo. Secondo il Wall Street Journal, Microsoft starebbe per acquisire Skype per una cifra che va dai 7 agli 8 miliardi di dollari.

Se fosse vero, si tratterebbe della mossa più decisa compiuta dalla società di Redmond nell’ambito della convergenza tra comunicazioni, informazione e intrattenimento, che si inserirebbe in una strategia ben più ampia di rilancio del settore voice e mobile, come testimoniato dal lancio di Windows Azure Toolkits per iOS, Android e Windows Phone, e dall’accordo stipulato con Nokia per dar vita a una combinazione di asset complementari all’interno dell’ecosistema Windows Phone.

Quella di Skype sarebbe la più grande acquisizione nei trentasei anni di storia di Microsoft, i cui profitti derivano ancora in larga parte dal sistema operativo Windows e dal pacchetto software Office. L’accordo permetterebbe di rafforzarsi nel mercato business, in concorrenza con i due grandi rivali Cisco e Google, di sostenere le prossime versioni di Windows Mobile e di lavorare in stretto contatto con i carrier telefonici (tutti interessati ad accordi operativi con Skype in vista del passaggio alle reti LTE). Per Facebook invece, si aprirebbe la possibilità di offrire nuove funzionalità agli utenti, trattenendoli all’interno delle proprie pagine, monopolizzando il sistema di comunicazione all’interno della rete. La struttura di Skype è interessante anche per Google, che potrebbe integrarne i servizi con Gmail e Google Voice.

Tutti gli interessati hanno risposto con un “No comment” alle notizie riguardanti le trattative. Un’alleanza di carattere industriale appare però come l’unica possibilità di crescita per l’operatore di telefonia, la cui redditività, nonostante i 124 milioni di contatti al mese, è limitata a causa della gratuità dei servizi e della mancanza di format pubblicitari adeguati.

Chi la spunterà tra i tre giganti del Web? La risposta potrebbe arrivare nelle prossime ore.

UPDATE
Microsoft l’ha spuntata: è dell’ultima ora la notizia che il colosso di Redmond ha acquistato Skype per 8 miliardi di dollari, più altri 500 milioni per farsi carico dei debiti della compagnia, battendo la concorrenza di Google e Facebook, che negli ultimi giorni avevano avviato trattative parallele per acquisire il controllo del servizio di telefonia VoIP.

125 anni di Coca-Cola: i 10 spot più belli di tutti i tempi

125 anni e scoppia di salute. Nell’ultima classifica delle bibite più vendute stilata da Beverage Digest, Coca-Cola è in testa due volte. Mentre il prodotto di punta rimane stabile in cima, infatti, Diet Coke ha definitivamente superato Pepsi, andando ad occupare stabilmente la seconda piazza. Nell’ultimo anno il marchio ha fatto registrare una crescita del volume di vendita del 6% con un incremento di oltre il 18% dei ricavi. La guerra delle cola è ufficialmente finita. E c’è un solo vincitore.

Adesso, a sentire le ultime dichiarazioni dei massimi vertici aziendali, l’obiettivo è raddoppiare le vendite nel giro di dieci anni. Possibile? Joe Tripodi – Chief Commercial Offer Coca-Cola – sembra convinto. E spiega come sulle pagine di Advertising Age.

1) Conquistando un pubblico sempre più teen, attraverso una comunicazione articolata su nuovi canali.

Si tratta, in buona sostanza, di una decisiva apertura nei confronti della Rete. Per un brand così, un brand che si trova a gestire un’immagine unica e secolare, non è stato facile aprirsi da subito all’anarchico mondo dei network. I pirotecnici video “Coca + Mentos” apparsi su Youtube, ad esempio, sono stati visti con preoccupazione da parte di molti dirigenti prima che ne venisse colta la formidabile efficacia viral. E la stessa presenza su Facebook ha visto il marchio impegnato per qualche tempo in uno sterile contenzioso legale circa la paternità e la gestione della pagina (una vicenda poi brillantemente superata: ad oggi quella Coca-Cola è al primo posto tra le pagine dei brand, con oltre 20 milioni di fans).

2) Continuando ad invadere il mondo.

Dopo aver sponsorizzato le ultime Olimpiadi di Pechino, Coca-Cola sembra aver ulteriormente rafforzato la propria fiducia in una comunicazione sempre più globale. Per i prossimi anni sono previste riduzioni degli investimenti relativi alle campagne locali, per far spazio a grandi operazioni internazionali. E’ così che si spiega tra l’altro la sostituzione del pay-off “Coke Side of Life” col più recente e riconoscibile “Open Happiness”.

E si tratta soltanto degli ultimi due passi di una storia che parte da lontano. Molto lontano. Già nel 1911 Coca-Cola investiva in comunicazione 1 milione di dollari (oggi, quasi 3 miliardi). E’ stato in assoluto uno dei primissimi brand ad intuire il potere del marketing, il primo a ingaggiare celebrità e atleti come testimonial per le proprie campagne, a sfruttare l’efficacia del merchandising e dei coupon, a ideare e costruire un marchio globale e senza confini. Per non parlare degli straordinari spot che hanno profondamente influenzato l’immaginario collettivo ed il mondo stesso dell’advertising. Ne riproponiamo qui 10, tra i migliori di sempre: 10 pezzi di una lunga e straordinaria brand-history.

1) 1931 – “Santa Claus”
Illustrator: Huddon Sundblom
L’ad executive Archie Lee commissionò all’inizio degli anni ’30 il disegno di un nuovo Santa Claus al grande grafico Huddon Sundblom. Fu così che nacque il nostro Babbo Natale: tutto rosso.

 

2) 1963 – “Beach”
Campaign: “Things Go Better With Coke”
Agency: McCann Erickson
La campagna fu testata presso un campione di pubblico molto giovane e piacque subito moltissimo. Rappresentò una pietra miliare soprattutto per l’innovativo utilizzo della musica pop.

3) 1971 – “Hilltop”
Campaign: “It’s the Real Thing”
Agency: McCann Erickson
Un gruppo di giovani si raduna su una collina italiana e canta una canzone di pace. Un inno arrivato fino alle ultime generazioni.

4) 1979 – “Mean Joe Green”
Campaign: “Have a Coke and Smile”
Agency: McCann Erickson
Questo spot col campione dei Pittsburgh Steelers ed il piccolo Tommy Okon ebbe così tanto successo che qualcuno pensò di trarne perfino uno film per la tv. Nell’ultimo giorno di riprese Green butto giù, un ciak dopo l’altro, ben 18 bottiglie di Coca-Cola.

5) 1986 – “Max Headroom”
Campaign: “Catch the Wave”
Agency: McCann Erickson
Un personaggio computerizzato realizzato a Londra da Rocky Morton e Annabel Jankel e destinato inizialmente ad un videoclip. La Coca-Cola lo sceglie come testimonial per una nuova formulazione della bibita, destinata ai giovanissimi.

6) 1993 –  “Northern Lights”
Campaign: “Always Coca-Cola”
Agency: Creative Artists Agency
Spot realizzato con sofisticate tecniche d’animazione in oltre 12 settimane di produzione.
Il soggetto: orsi polari che si godono l’aurora boreale sorseggiando Coca-Cola.

7) 2006 – “Videogame”
Campaign: “The Coke Side of Life”
Agency: Wieden & Kennedy
Cosa succede a mettere un po’ di Coca-Cola nel mondo ultra-violento di un celebre videogioco?

8 ) 2007 – “Happiness Factory”
Campaign: “The Coke Side of Life”
Agency: Wieden & Kennedy
Il fantastico viaggio di una bottiglia di Coca-Cola dal distributore al consumatore.

9) 2008 – “It’s Mine”
Campaign: “The Coke Side of Life”
Agency: Wieden & Kennedy
Stewie Griffin e Underdog si contendono una bottiglia di Coca-Cola, tutti in versione balloon.
Tra i due litiganti, guardate un po’ chi gode.

10) 2010 – “Happiness Machine”
Campaign: “Open Happiness”
Agency: Definition 6
Un distributore davvero magico. Coca-Cola dona sorprese e felicità.

SOS Fauna: cosa provano gli animali in gabbia [VIRAL VIDEO]

Una moda che sta spopolando negli ultimi anni è quella di tenere in casa, in piccole gabbie, animali selvatici: scimmiette morbide, buffi orsini che sembrano peluche, rettili: tutti animali utilizzati per abbellire salotti animaliér o da mostrare agli amici come cimeli di viaggi esotici.

Questa “moda”, oltre ad aver alimentato il mercato nero della compravendita di animali esotici, ha un impatto devastante sugli animali che, abituati a vivere in ambienti liberi, selvatici e incontaminati si ritrovano, da un giorno all’altro, a vivere in spazi minuscoli. Una cosa che farebbe impazzire chiunque, una condizione di vita che non possiamo comprendere se non provandola in prima persona.

L’iniziativa dell’ONG SOS Fauna ha lo scopo di far provare alle persone cosa provano quegli animali, brutalmente catturati e ingabbiati, portati a forza in ambienti decisamente non adatti a loro. Gli ignari protagonisti del video sono stati ripresi dentro un ascensore bloccato e in balia di non usuali movimenti; le reazioni parlano da sole: panico, terrore, la sensazione che il respiro venga meno, di essere inermi in balia degli eventi.

Tutto questo per pochi minuti passati in un ascensore; proviamo a pensare a quegli animali costretti a passare quello che rimane della loro esistenza in queste condizioni . Vale la pena, per una moda, rovinare l’esistenza di un essere vivente?

La mia impresa online.it: Google e co. per la creazione gratis del tuo sito internet

I nomi di chi partecipa a questo nuovo progetto campeggiano in alto a destra della pagina web: Paginegialle.it, Google, Register.it e Poste italiane unite per la crescita del business di chi, nel 2011, non ha ancora un sito web per la propria impresa.

Se pensiamo alle imprese big, è difficile che questi si “accontentino” di un sito che nasce da un progetto del genere. Ma pensiamo alla piccola-media impresa che non ha mai pensato di accedere alle molteplici opportunità che il web offre. E in questo caso un progetto del genere potrebbe apportare un inizio per la “discesa in campo” di chi, magari, in campo non sarebbe sceso mica. Ricordiamo che il 90% delle imprese italiane è una PMI, e che molte sono state colpite dalla crisi finanziaria.

Il servizio offerto da La mia impresa online fa particolarmente gola. Il pacchetto, gratuito per un anno, include il dominio, il servizio di hosting e la piattaforma. Inoltre, un coupon personalizzato del valore di 100euro per la propria pubblicità su Google, la possibilità di avviare l’e-commerce gratis per i primi 3 mesi  (successivamente il costo sarà di 67,5 euro a trimestre) e assistenza telefonica e formazione gratuita.

Dopo il primo anno è possibile decidere di cambiare hosting in maniera gratuita o continuare a pagamento. Il quel caso, mantenere l’hosting e la piattaforma avrà un costo di 229 euro annui.

Il progetto prevede anche una guida che possa aiutare il nuovo imprenditore in rete nei primi passi e un numero verde a disposizione.

Ora, graficamente c’è la possibilità di ritrovarsi in copia con una azienda che vende prosciutti mentre io vendo scarpe cinesi, in quanto i modelli grafici sono comunque limitati. Ma insomma, per chi non aveva nemmeno il progetto di entrare in internet è comunque una buona, e non vuol dire ottimale, occasione per provarci. Di sicuro, però, è abbastanza economico per una prima volta.

Nella sezione storie di successo del sito è possibile visualizzare diversi video, che spiegano alla luce di uno studio della Boston Consulting Group, Fattore internet, come il web abbia avuto un ruolo chiave per l’economia italiana.

Non resta quindi che attendere e vedere quanti saranno i nuovi domini registrati e come saranno i nuovi siti creati con Lamiaimpresaonline.it!

Responsabilità ed innovazione: intervista al Direttore Marketing di Renault Italia

Intervista a Luciano Ciabatti - Header

L’automobile non è un semplice mezzo di locomozione: è un modo di pensare la mobilità ed il mondo che ci circonda. Design, prestazioni, consumi ed emozioni confluiscono in un unico oggetto in modo da renderlo unico. Intorno all’Automotive, dunque, ruota un intero mondo di valori aggiunti che non si possono quantificare, ma che tuttavia sono determinanti per l’acquisto di un prodotto dai costi così impegnativi. È anche per questo che l’Automotive è uno dei settori che investono di più in Marketing e Comunicazione, creando le strategie più innovative per la promozione dei propri prodotti.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare in esclusiva Luciano Ciabatti, Direttore Marketing di Renault Italia, per comprendere meglio la Branding Strategy di Renault, una delle aziende leader nel settore.

Caro Luciano, buongiorno!
Buongiorno a voi.

Il vostro slogan istituzionale è “Renault, drive the Change”. Cosa significa per voi identificarvi nel cambiamento?
Il cambiamento, ma forse sarebbe meglio parlare di innovazione, è nel DNA di Renault.  La storia della nostra marca è fatta di auto che hanno segnato il cambiamento: in un mondo di auto con il “baule”, la prima due volumi fu la R16; la prima auto coni i paraurti integrati, li chiamavamo “fascioni” all’epoca, fu la R5; il primo monovolume fu l’Espace. Potrei citarne molte altre, Kangoo e Scénic in testa, ma  è fondamentale capire che per noi la cosa più importante non è innovare per stabilire un primato, ma farlo per creare nuove opportunità, stili di vita migliori e poi rendere l’innovazione accessibili a tutti.

Allo scorso salone di Ginevra è stata presentata la prima linea di autoveicoli elettrici Z.E. (Zero Emissioni) di Renault, ora disponibili per la prenotazione. Complimenti! Avete mantenuto le promesse  che avete fatto in passato. Adesso come vi immaginate il futuro prossimo dell’automobile?
Facile: elettrico. Sappiamo bene che questo passaggio non sarà banale, ma noi siamo convinti che ci sia bisogno di rivedere profondamente il rapporto con l’automobile.  L’auto ha rappresentato l’innovazione più importante del XX secolo e ha plasmato il nostro modo di vivere: abbiamo costruito città e plasmato modi di vivere intorno alle automobili. Ma oggi è giunto il momento che siano le auto ad adattarsi al pianeta.  Da qui nasce il nostro impegno verso le zero emissioni, un programma molto serio fatto di  quattro veicoli elettrici tutti commercializzati entro la metà del prossimo anno, adatti a coprire tutti i target e proposti a prezzi vicinissimi a quelli delle auto tradizionali. Uno di questi, Twizy, al di la del fatto che sia elettrico, ha la vocazione di cambiare il concetto di mobilità urbana.

L’iAd progettato per il lancio della Renault Twizy è stato il primo iAd diffuso in Italia. Con questa mossa Renault conferma la sua politica di innovazione e leadership anche nel campo della comunicazione. Qual è stato il vantaggio competitivo di una scelta del genere?
Come ho già detto, l’innovazione è alla base della strategia di Renault, e questo vale anche in comunicazione. Essere tra i primi a sperimentare nuovi modi per comunicare il brand e i prodotti Renault è già di per sé un grosso vantaggio: significa conoscere meglio i nuovi canali a disposizione, saper cogliere la direzione in cui l’advertising si muove e, soprattutto, raggiungere i consumatori nei territori che gli sono più congeniali, sui device e le applicazioni che adoperano ogni giorno. Se Twizy si propone come nuovo concetto di mobilità, è lecito aspettarsi che sia anche il primo prodotto a oltrepassare certe barriere, a sperimentare nuovi canali, ed è questa un’altra delle ragioni della nostra scelta.

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Oltre all’iAd avete sviluppato anche Z.E. Plug Quest, una app che permette di cercare e richiedere i punti di ricarica per la batteria dell’automobile. Come abbiamo visto nelle scorse settimane, questa non è l’unica brand app di Renault. Qual è per voi il ruolo di una brand app all’interno di un piano di marketing e promozione?
Il mondo delle applicazioni mobile offre grandi opportunità per un brand che abbia voglia di coinvolgere i consumatori: sia nel partecipare attivamente alla costruzione di un futuro “zero emissioni” (come per l’app PlugQuest che avete citato), sia nel trasmettere i valori propri di Renault, come il piacere di guida (ad esempio l’applicazione RS Monitor), la voglia di rinnovarsi e innovare, la volontà di costruire una mobilità moderna, semplice e aperta a tutti. In virtù di queste considerazioni la realizzazione di una app a supporto o promozione di un prodotto o brand Renault, non può che inserirsi in maniera quasi naturale tra le opportunità di comunicazione a disposizione.

L’automotive e il mobile viaggiano bene insieme: entrambi sono prolungamenti e protesi tecnologiche per aumentare il nostro movimento, la velocità e le connessioni verso luoghi e contenuti lontani; i due mondi sembrano integrarsi sempre di più, a tutti i livelli. Quali sono i valori che il brand Renault condivide con la Mobile Life Experience?
È una considerazione assolutamente condivisibile, quella che vede mobile e mobilità come mondi vicini, non solo etimologicamente: i dispositivi mobili aprono nuove frontiere nell’interazione tra utenti, nel marketing e nel modo in cui possiamo interagire con l’ambiente che ci circonda; Renault intende sostenere, esplorare e condividere queste nuove opportunità. Siamo online con un portale interamente pensato e realizzato per il mobile – http://m.renault.it/ – e lavoriamo costantemente per poter offrire il meglio delle nuove tecnologie di geo-localizzazione e per poter garantire a tutti gli utenti e ai nostri clienti un’esperienza del brand a 360°,  attraverso le tante possibilità offerte dai nuovi dispositivi.

Proprio non possiamo resistere: cosa bolle nella pentola di Renault per il 2012?
Tantissime novità! Per Renault… ma anche per Dacia. Il marchio che simbolizza di più il low cost intelligente non può che appropriarsi di tutti gli strumenti digitali. Abbiamo già iniziato con la vendita in esclusiva su Facebook di modelli assolutamente esclusivi, creati appositamente per chi segue la FanPage Dacia.Ma non ci fermeremo a questo e abbiamo tantissimi breakthrough in tasca! Abbiamo anche sperimentato con successo diverse forme di Live Streaming quest’anno, in occasione del lancio della serie limitata Renault Yahoo attraverso la realizzazione di concerti in diretta sulle piattaforme Yahoo, Renault e Facebook.Mentre per il concorso Twizy for all dedicato a  tutti gli studenti  universitari siamo riusciti a condividere la nostra sfida per il futuro con studenti collegati  in tutta l’Italia attraverso la diretta Facebook. Il prossimo appuntamento è proprio il 12 maggio! E rinnoveremo ovviamente queste esperienze nell’ambito del lancio della nostra gamma Z.E.

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(Conferenza all’Università di Torino di Andrea Baracco, direttore Immagine e Comunicazione di Renault, per “Twizy for All”)

Caro Luciano, l’intervista è terminata: grazie per la disponibilità che ha dedicato agli amici di Ninja Marketing! Prima di salutarci vogliamo fare un gioco con te: ti chiediamo di mettere in ordine di importanza i seguenti concetti. Corporate Social Responsability, Design, Meccanica, Comunicazione, Brand Strategy, Innovazione, Customer Care.
Non è facile mettere fare una graduatoria di concetti come questi, tutti fondamentali per vincere la partita del mercato. In realtà, un’azienda deve costruire un percorso logico attorno ai propri valori fondamentali e secondo la nostra filosofia l’ordine è semplice:

  • Corporate Social Responsability, perché è da li che nasce la nostra filosofia della mobilità sostenibile;
  • Innovazione, per anticipare il mercato ed aprire nuove strade;
  • Meccanica e Design per tradurre l’innovazione in prodotti;
  • Customer Care, perché una volta che hai il prodotto in mano devi saper trattare i tuoi clienti in maniera esemplare;
  • poi Brand Strategy e Comunicazione che anche se chiudono il ciclo sono fondamentali: per esaltare quanto di buono hai saputo costruire o per salvarti quando qualcosa non è riuscita perfettamente.

Grazie a quest’intervista riusciamo a comprendere l’importanza di un’azione di marketing completa e consapevole, anche per un settore come l’Automotive. Non ci resta che girare a voi lettori l’intervista, chiedendovi cosa ne pensate, ringraziando ancora Luciano e tutto lo staff pubbliche relazioni di Renault 🙂