Magnum e la Pleasure hunt Across The Internet: una caccia al tesoro creativa

L’agenzia svedese Lowe Brindfors ha ideato un’eccezionale campagna digital per il lancio del nuovo gelato Magnum “Temptation Hazelnut”.

La campagna dal titolo “Pleasure Hunt” (Caccia al piacere) è completamente realizzata in flash, ed ha come protagonista una bellissima ragazza alla ricerca di bon bon. Concepito come un vero Advergame, il sito permette agli utenti di comandare la ragazza attraverso la tastiera e di muoversi all’interno della rete. Il tempo e i punti accumulati, in base ai bon bon conquistati, sono sempre in evidenza in alto a destra.

La ragazza esplora il sito di YouTube, quello di Dove beauty products, alcuni siti di viaggio, destinazioni lussuose, prodotti di elettronica, siti di vestiti e tanti altri. Una vera e propria operazione di co branding che evidenzia il forte potere di coinvolgimento di Flash,  anche se in questo momento il web sembra preferire sempre più l’HTML5.

Alla fine del gioco la ragazza trova finalmente il nuovo gelato, il Magnum Temptation Hazelnut con bon bon, e vengono calcolati i punti del giocatore che può condividere il suo risultato su Facebook e sfidare i propri amici.

Per iniziare ad esplorare anche voi la rete alla ricerca dei bon bon cliccate qui.

Patrizia Pepe, dal Crisis Management l'opportunità per ripartire [INTERVISTA]

Vogliamo chiarire che non era nostra intenzione aggredire il vostro Brand. Di fatto, le persone che si sono occupate del post non si sentivano toccate dal dibattito che ne è scaturito, e guardando la foto hanno pensato semplicemente che fosse davvero un bel vestito.

Abbiamo così cercato di esporre nella maniera più neutrale possibile i fatti, riassumibili in una gestione a nostro avviso infelice dei commenti, definiti in prima istanza “provocazioni inutili”. Siamo convinti che nel marketing un momento di crisi possa trasformarsi in un’opportunità e quindi, perché no, in un successo.

Tutti hanno raccontato di questa storia. Ci dite come è andata “dalla vostra parte dello schermo”? Come sono stati accolti i tweet e i commenti su Facebook? Avete elaborato una strategia collettiva per la gestione? Chi se n’è occupato?

Noi, come Ufficio Comunicazione, abbiamo sempre gestito internamente i Social Media. Non abbiamo mai delegato la gestione delle community ad un’agenzia esterna. Questo fino a qualche giorno fa è stato un punto di forza e ci ha permesso di far crescere molto il Blog e la pagina Facebook. Riteniamo che solo dall’interno si possa essere in grado di fornire veramente l’esperienza del Brand, mettendosi in relazione diretta con i Fan.

Qui però risiedono forse anche le ragioni degli errori fatti in quei giorni: un eccesso di orgoglio che ci ha fatto reagire in quel modo alle osservazioni ricevute.

Il colmo è che proprio in quei giorni stavamo iniziando a pianificare la nostra presenza su Twitter, luogo che conoscevamo poco e che fino a quel momento avevamo più che altro presidiato.

Sicuramente questa mancanza, unitamente alle altre cose, ha amplificato la crisi.

A tal proposito siamo rimasti stupiti di come alcuni abbiano chiesto sommariamente il licenziamento dei Community Manager. A tal proposito vogliamo chiarire che l’azienda è unita e compatta. Questa lezione servirà come apprendimento importante per continuare a fare il nostro lavoro ancora meglio di prima.

Il botta e risposta fra voi e il “popolo del web” è andato avanti per un paio di giorni e vi fa sicuramente onore il fatto che abbiate risposto indistintamente a tutti, dimostrando di ascoltare chiunque avesse deciso di entrare nel dibattito. Alcuni hanno parlato di una vostra strategia per incrementare la visibilità dell’azienda. Al netto della dietrologia, molti si chiedono il perché di un batti e ribatti fino alle ore piccole. Una reazione strategica o spontanea?

La reazione è stata assolutamente spontanea, fin troppo, questo è evidente!

Circa il rispondere a tutti, è sempre stato la nostra filosofia.

Nessuna dietrologia o strategia di comunicazione per incrementare la visibilità dell’azienda.

Avete avuto dei riscontri “quantitativi” in termini di follower/fan persi e guadagnati durante questa vicenda?

I follower su Twitter sono cresciuti di circa 150 unità.

Il grafo allegato rappresenta il livello di connettività tra i soggetti che, a diverso titolo, hanno prodotto tweet nel periodo più caldo.

Dalle nostre verifiche è emerso che gli account fanno per lo più riferimento ad una community di appassionati dei Social Media che, essendo molto densa ed interconnessa, ha contribuito all’effetto propagazione.

Possiamo anche affermare che la pagina Facebook e il WWW non abbiano risentito particolarmente della vicenda.

Infine:

– Alcuni video su YouTube hanno avuto risultati migliori di quanto atteso.

– I download dell’applicazione iPhone sono stati in linea alle aspettative.

Avete rilasciato un comunicato dove dite “di non voler essere Social dando opinioni banali e scontate.” Cos’è essere “Social” per voi?

Chiaramente non pensiamo che essere Social significhi insultare la gente, ma neppure accettare gli insulti e come tutti stiamo cercando la nostra strada.

Allo stesso modo non pensiamo sia tale fare comunicati stampa neutrali ed asettici.

Per noi significa essere spontanei e aperti, ascoltare i fan e cercare di supportarli nelle loro richieste. Questo rimanendo fedeli a noi stessi e alle nostre convinzioni, in particolare sugli argomenti che ci riguardano.

Fino ad ora lo abbiamo fatto creando iniziative per coinvolgere la community. Ad esempio tramite eventi dedicati ai Fan e favorendo la pubblicazione di aggiornamenti di status e foto (cosa talvolta preclusa su altre pagine dei Brand).

Proprio oggi abbiamo pubblicato un articolo (link: http://inside.patriziapepe.com/it/2011/patrizia-sei-tu) in cui riportiamo le foto che alcune Fan hanno inserito spontaneamente su Facebook.

Qualcuno ha parlato di “buonismo” nel social media marketing, il che ci ha fatto sorridere perché “il cliente ha sempre ragione” è un corollario vecchio come il mondo. Abbiamo pensato subito all’atteggiamento che hanno i grandi colossi americani in casi del genere, in cui sono pronti immediatamente a chiedere scusa. Ci ha colpito molto la frase che avete scritto: “Adesso, a mentre fredda, vogliamo scusarci dei toni e dei modi: abbiamo fatto lo stesso identico errore che leggevamo negli altri!”, che ci è parsa come un “abbiamo sbagliato noi e avete sbagliato voi”. Volete chiarirla?

Avreste preferito un comunicato stampa asettico?

Noi abbiamo chiesto scusa per i modi e i toni, nati dall’orgoglio e dalla frustrazione di vedere certe affermazioni ed associazioni che non ci appartengono.

L’errore che abbiamo letto negli altri è quello di generalizzare, provocare e offendere il lavoro fatto da altre persone.

E noi purtroppo abbiamo fatto lo stesso con le utenti coinvolte e con chi ha partecipato alla discussione successiva, in particolare su Twitter.

Rimaniamo convinti che così come le aziende dovrebbero rispettare ed ascoltare i loro interlocutori, anche questi dovrebbero rispettare le aziende, che sono fatte di persone, che fanno il loro lavoro al meglio, tutti i giorni, soprattutto quando ci sono in gioco i principi e i valori.

Avete scritto: “Patrizia Pepe è un Brand che ha sempre saputo evolversi, costantemente imparando sia dagli errori che dai successi. Vogliamo farlo anche in questo caso e vi assicuriamo che stiamo già pianificando delle iniziative concrete”. Quali sono le iniziative concrete a cui fate riferimento?

Molti ci hanno consigliato di spegnere tutto, chiudendo la nostra presenza sui Social. La nostra prima azione concreta invece è stata quella di decidere di aprirci ulteriormente. Fino ad ora abbiamo avuto modo di imparare moltissimo e vogliamo continuare a farlo.

In questo senso abbiamo pianificato degli interventi in termini strategici, tecnologici e organizzativi.

Dal punto di vista interno, stiamo rivedendo i processi di gestione della Community, di escalation e gestione delle crisi.

Stiamo anche facendo ulteriori analisi tecniche, in particolare circa l’evoluzione della faccenda su Twitter e Facebook. A breve diffonderemo questi dati sperando siano utili anche ad altri: una sorta di crisi opensource insomma. Su questo argomento presto coinvolgeremo alcuni degli utenti con cui abbiamo interagito in questi ultimi giorni.

Infine stiamo organizzando alcune nuove iniziative sulla nostra community e su questo vi terremo informati molto volentieri.

 

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con Simona Melani, autrice dell’articolo “Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su Facebook“.

Jet Pack ad acqua: vola più in alto con Jetlev [VIRAL VIDEO]

E’ il sogno di molti poter oltrepassare il traffico cittadino sorvolando le strade muniti di un pratico zainetto jet pack, ma forse per questo dovremo aspettare ancora un po’ visto i prezzi elevati del Martin Jetpack di cui ci aveva parlato il nostro ninja Simone Cinelli.

La Jetlev tuttavia sta producendo qualcosa che si avvicina molto al nostro sogno: uno zaino a propulsione che funziona in acqua, e per promuoverlo ha preparato questo video sul suo funzionamento davvero d’effetto.

Qui il sito ufficiale di Jetlev

Evolution of Mobile con Vodafone [VIRAL VIDEO]

E’ interamente realizzato con una hand camera e con vari modelli di telefonini (se così possiamo ancora chiamarli), vecchi e nuovi, dipinti con vernice bianca, il video con cui Vodafone ci fa vivere l’evoluzione del mondo mobile.
Le proiezioni 3D e le musiche evocano le varie “epoche mobile”: dal Motorola Brick ai moderni smartphone HTC, i giochi di colori e luci e le melodie scelte ad hoc ci riportano inequivocabilmente alla mente momenti del passato che tutti abbiamo più o meno vissuto. Il video si chiude con un piccolo Android che sbuca dal fondo nero: breve comparsa che, tuttavia, è tutta un programma!
Alla fine del video la domanda sorge spontanea..what next???

G-Spot: il mouse con il punto g

Vi avevamo detto che non c’era limite alla fantasia. In effetti, anche stavolta si sono superati.
Il designer ucraino Andy Kurovets ha realizzato il concept G-spot, ovvero il mouse a forma di vagina (si, proprio così) con annesso punto g.

I particolari sono proprio realistici: grandi e piccole labbra, passando per la rotellina dello scroll collocata, neanche a dirlo, proprio in corrispondenza del clitoride.
Dal punto g di questo mouse si può accedere ai preferiti ed alle e-mail.

Ora, non dilunghiamoci sull’esistenza (e posizione) effettiva del punto g ma poniamo due spunti di riflessione “intensi”:
perché ha dato proprio quella forma al mouse?
– voi, eventualmente fosse prodotto, lo comprereste?
– quanti click serviranno per mandare in estasi il mouse?

A voi! 😀

Fare foto con iPhone: i mille usi della iCamera [TRENDS]

iPhoto

“L’iPhone è la fotocamera numero uno al mondo”. E’ il titolo dell’infografica di oggi firmata GeekaPhone, che ci dà i numeri giusti per comprendere il fenomeno sempre più diffuso dell’iPhoneografia: l’utilizzo dei device Apple per lo scatto di foto più e meno professionali (abbiamo già parlato di iPhoneografia in questo articolo). Diamo insieme un’occhiata all’infografica:

iPhone is the world's first Camera

  • Dal ’94 ad oggi, le vendite dei mobile camera devices della Apple sono cresciute del 325%, mentre i principali competitor fotografici subiscono un calo (Canon e Nikon hanno rispettivamente subito un calo del 25% e 40%). Apple ha investito nello sviluppo dell’iPhone circa 150 milioni di dollari;
  • Come abbiamo anticipato nell’articolo precedente sull’iPhoneografia, secondo le statistiche di Flickr l’iPhone è il device più utilizzato per scattare foto (se si somma l’utilizzo di iPhone 3 e iPhone 4, il primato è valido ancora oggi); iPhone conta infatti 45 milioni di foto hostate su Flickr;
  • Per svolgere separatamente tutte le funzioni dell’iPhone mantenendo inalterata la qualità, ci vorrebbero circa 1000$ in più rispetto a quanto ci vuole per comprare un iPhone da 32 gb
  • Il melafonino non ha certo una resa migliore delle reflex, ma è adatto in ogni situazione. E’ questo che lo rende imbattibile nell’utilizzo. Inoltre, con più di 15000 foto a disposizione in 16 gigabyte, avrete modo di sbizzarrirvi.
  • Esistono oltre 6000 applicazioni per la fotografia su iTunes; non tralasciate l’app per le foto panoramiche o quella per potenziare lo stabilizzatore!

La qualità delle fotocamere professionali è indubbia ed indispensabile, soprattutto in determinate situazioni ma avere a portata di tasca un device per scattare e modificare foto di qualità ovunque ed in qualsiasi momento è un vantaggio incredibile!

E voi per chi tifate? Reflex o iPhone? 😀

Airbnb, il marketplace per le case vacanze tra social e mobile

“Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo”, diceva Lazoi, un filosofo cinese, e in effetti, indifferentemente da quanto sarà distante il luogo che visiteremo, il primo passo, spesso, è proprio quello di cercare un alloggio.

Tanti i modi per farlo e tante le preferenze espresse dai viaggiatori:  c’è chi cerca l’albergo di lusso in centro, chi preferisce un ambiente più familiare, chi cerca ospitalità presso amici e chi, invece, parte all’avventura, ma non solo. Molto spesso, la ricerca di un posto dove stare corre sul web e lo testimoniano siti come Booking.com o il più originale Couchsurfing che, figlio della sharing economy, ha dato vita ad un vero e proprio stile di viaggio.

In questa offerta ampia e diversificata si va ad inserire AirBnb, un marketplace per la ricerca di alloggi “non convenzionali” in tutto il Mondo, nato dalle menti di alcuni giovani studenti che hanno iniziato ad offrire per primi la loro ospitalità nel 2007, offrendo cosi un’esperienza di viaggio del tutto diversa e davvero autentica. Siete curiosi? Vi basti pensare che su AirBnb è possibile prenotare alloggi unici, dal divano ad un’intera isola.

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Facebook studio, la miniera d'oro delle migliori campagne su Facebook

C’è da dire che non manca la fantasia ai ragazzi di Mark Zuckerberg. Con una mossa a dir poco autoreferenziale, il più grande social network del web lancia il primo laboratorio per mettere in mostra la propria creatività in ambito social advertising… su Facebook.

Si chiama Facebook Studio, una vetrina dove ognuno può, è proprio il caso di dirlo, condividere il proprio lavoro. Tutto qui? No, ovvio, perché che studio di advertising sarebbe senza un award?

Poche regole, basate sul gradimento del pubblico che sarà misurato, guarda un po’, attraverso i “like”:

Tutte le campagne eccetto le “new entry” iniziano nella Gallery. Le “new entry” che hanno un alto standard e in più ricevono un considerevole numero di Like sono promosse nello Spotlight. Tutti i lavori nello Spotlight saranno giudicati da un panel, che decide a chi assegnare i premi. In sintesi, un grande lavoro e i like portano allo Spotlight, che porta ad essere giudicati… e ai premi!

(Originale in inglese: All accepted entries begin in the Gallery.
Entries that meet a high standard in addition to receiving a substantial number of Likes are promoted to the Spotlight.
All work in the Spotlight is reviewed by a judging panel, which decides awards.
So to summarize, Great work and Likes lead to the Spotlight, which leads to judging… and awards!)

Per ora nella gallery d’apertura ci sono nomi decisamente importanti del panorama industriale mondiale: BMW, Coca Cola, Ritani e molti altri. Per ogni campagna viene riportata la storia della creatività, l’agenzia che ha sviluppato l’idea creativa, le performance, oltre che gli obiettivi, il target di riferimento e la lingua della stessa campagna.

“Facebook Studio è il luogo per imparare, condividere il tuo lavoro e trovare ispirazione (in inglese: Facebook Studio is a place to learn, share your work, and find inspiration)” recita l’incipit della nota a piè di pagina che racconta cosa sia Facebook Studio: niente da dire, per i creativi di tutto il mondo sarà certamente uno spazio interessante.

Purtroppo, se si sbircia fra le creatività in lingua italiana, non se ne trova per ora neanche una… Chissà che la prima non venga da qualche lettore di Ninja Marketing!

Facebook: H&M lancia la campagna social "I wear, I care" contro l'AIDS

H&M si dmostra sempre più sensibile ai temi sociali. Dopo le numerose collezioni dedicate ai temi dell’ambiente e all’utilizzo di materiali riciclati e naturali, il colosso del low cost vuole sensibilizzare i suoi clienti sul tema dell’AIDS e della sua diffusione. In collaborazione con Designer Against AIDS, il brand vuole informare sui rischi del sesso non protetto attraverso un linguaggio ricco di elementi pop. E che non può prescindere dall’utilizzo dei social network. Parte così su Facebook e Twitter (hashtag: #FashionAgainstAids) la campagna “I wear, I care“.

Come funziona

I fan, infatti, oltre a contribuire al fundraising acquistando gli items della collezione (il 25% degli importi viene devoluto in favore di iniziative contro l’HIV) possono metterci la faccia creando una vera e propria catena umana attraverso l’applicazione Facebook. Scegliete la foto direttamente dal vostro album delle foto profilo, un outfit tra quelli proposti e unitevi alla catena per sensibilizzare i vostri amici sull’utilizzo del condom. L’inziativa partita oggi, 19 aprile, ha raggiunto moltissimi utenti in poche ore.

I testimonial

H&M ha coinvolto anche alcuni artisti nella promozione dell’iniziativa: si tratta di Keri Hilson, Sky Ferreira, Pen Bagdley, Akon, Ginnifer Goodwin, Selma Blair, Nikki Reed, Shiloh Fernandez, Greg Krelenstez, Leigh Lezark e Geordon Nicol, che hanno realizzato il video della campagnae delle brevi clip singole.

Start Green, la comunicazione sostenibile per startup… al verde!

Che le startup nascano al verde è un fatto acquisito, che tuttavia non scalfisce minimamente il tipico entusiasmo di imprenditori pronti a tutto, finanche all’ascetismo.

Tuttavia anche se l’energia positiva che permea ogni startup manda alle stelle il morale e il coinvolgimento, spesso si tende a volare basso quando si prospettano possibili investimenti relativi alla comunicazione.

Ciò è dovuto in parte alla nomea di speculatori assetati di guadagni che le agenzie sembrano non essere in grado di scrollarsi di dosso, in parte a un fenomeno più ampio, si potrebbe quasi dire di portata culturale, che ha visto la metamorfosi del design da atto creativo intriso di prestigio, esclusività e autorialità a mera commodity che rasenta l’automatismo.
Ciò ha portato a notevoli scossoni e smottamenti nel settore, dalla proliferazione di siti di design crowdsourcing all’attuale trend che vede gruppi multidisciplinari di professionisti abbandonare il nido un tempo sicuro dell’agenzia per riunirsi in piccoli commando creativi dall’approccio al mercato decisamente più sostenibile.

In generale comunque sembra che la reazione spontanea del mondo startup di fronte a problematiche inerenti la comunicazione aziendale (lavorare sul brand, dotarlo di un’identità visiva, studiare un sistema d’immagine che ne permei tutte le espressioni) sia una generale ritrosia legata soprattutto al timore del salasso.

Nel variegato cosmo della comunicazione si stanno però facendo strada soluzioni alternative che talvolta applicano formule davvero peculiari: Start Green ne è un esempio, vediamo come funziona.

Start Green è un programma che indice una competizione destinata alle startup; in palio c’è un pacchetto di assistenza completa per l’immagine aziendale e la comunicazione, che si dipana in un persorso triennale.

Dal comunicato stampa:

Start Green premia la migliore proposta con un percorso di tre anni, formato da tre pacchetti annuali di comunicazione, ognuno dei quali contenente un progetto per la realizzazione di materiale di comunicazione ben definito e dettagliato. In questi tre anni verranno realizzati per la migliore start-up in circolazione logo, stationery package, dominio e sito html di presentazione, studio della brochure, company book, catalogo generale e gadget design.

L’iniziativa è accessibile tramite un concorso che premia la migliore startup e il migliore business plan. Attualmente la selezione per il 2011 è in corso fino al primo maggio, è possibile candidarsi qui.

Il modello economico rinuncia al compenso tradizionale in favore di una compartecipazione – in percentuale variabile nel corso dei tre anni – ai ricavi dell’impresa cliente. Cosa interessante è che se la startup non ottiene guadagni, Start Green rinuncia alle sue quote.

Dalle FAQ del sito:

Noi ci guadagniamo solo se realizzate dei ricavi. Se ne avrete, ve ne chiederemo una percentuale.
Se non ricavate nulla, non verremo a chiedervi nulla.

Il tutto è ispirato a sani principi di ecosostenibilità, che a detta degli ideatori saranno rigorosamente applicati alla produzione.

Iniziative come Start Green sono un segnale importante dal mondo del design e della comunicazione, una modalità nuova di porsi nei confronti del mercato delle startup; un vero e proprio incentivo perché queste ultime possano dare la giusta importanza alla propria immagine, strumento più che mai strategico in un ambito in cui l’identità e la distintività sono il primo passo verso il successo di pubblico.

Ci auguriamo di veder fiorire più iniziative come questa, per stringere sempre più il legame che vede il design come braccio destro dell’innovazione.